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  1. #2221
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2222
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #2223
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    il nome (schiapparelli) e renzie hanno portato sfiga ...

  4. #2224
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Tante piccole schiappe!
    Il Picio poi mi ha già fatto consumare la palla sinistra.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2225
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    FO
    RINO CAMMILLERI
    Appoggerò ogni iniziativa tesa a intitolare a Dario Fo ogni via, piazza, slargo, giardino, monumento possibili. E’ lui il vero rappresentante dell’Italia. Una sua statua gigantesca accolga, come a Ellis Island, gli immigrati, perché vedano da lontano dove stanno approdando ed esultino.
    FO - Antidoti



    “Mi serve cocaina, è rimasto senza”. “Sì amore”. L’intercettazione che imbarazza il governo
    Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, si trova invischiata suo malgrado in una vicenda davvero poco edificante che riguarda la nipote, Gaia Mogherini, 26 anni, figlia di un fratellastro del ministro. La giovane è tra le 15 persone arrestate lunedì dai Carabinieri che hanno stroncato un giro di cocaina della “Roma bene” che partiva dall’esterno di una discoteca. La ragazza ora è ai domiciliari e avrà modo di riflettere su ciò che ha fatto e sul danno d’immagine che potrebbe arrecare alla zia Federica.
    Le intercettazioni che la riguardano sono davvero inquietanti e lasciano ben pochi dubbi: “”Gaia, me servono ‘na decina de chili di cozze per Andrea che è rimasto senza”. E lei: “Va bene amore”. Per i Carabinieri, le “cozze”, altro non sono che le dosi di cocaina. Insieme alla parente della Mogherini, sono stati arrestati anche il fidanzato Roberto Nicoletti, Manuel Zumpano (figlio di Francesco Zumpano componente della banda della Magliana) e la compagna di quest’ultimo, Deborah De Domincis.
    Gli inquirenti hanno spiegato che Gaia Mogherini era “perfettamente coinvolta nei traffici illeciti del suo compagno Nicoletti”. In base a quanto emerge i responsabili di questo giro di spaccio di droga riuscivano a guadagnare fino a 100mila euro a settimana. I clienti erano tutti facoltosi professionisti: avvocati, commercialisti e imprenditori che vivono in zone extra lusso della capitale come Parioli, via Veneto, via del Corso e viale Manzoni. Nel corso delle indagini durate quasi due anni sono stati sequestrati 27 chili di marijuana e 1 Kg di cocaina trovati nel 2015 all’interno della Mercedes Classe A di proprietà di Deborah De Dominicis. Un altro sequestro importante è arrivato proprio al termine delle perquisizioni effettuate in queste ore: oltre 58 mila euro, di cui 20 mila in contanti.
    "Mi serve cocaina, è rimasto senza". "Sì amore". L'intercettazione che imbarazza il governo - Sostenitori delle Forze dell'Ordine

    La Verità: la cannabis che Renzi vuole legalizzare, aumenta consumi e reati
    Matteo Renzi, tramite il fidatissimo Giachetti, ex radicale oggi renziano di ferro, vuole legalizzare la cannabis. Momentaneamente, in vista del referendum del 4 dicembre, ha chiesto ai suoi di fermarsi, e di lasciare in stallo le leggi etiche, per non provocare ulteriormente i cattolici. Ma è chiaro che, se dovesse vincere il sì, le leggi su cannabis, eutanasia ecc… riprenderebbero il loro corso. E se non fossero approvate in questa legislatura, causa opposizione del Senato, lo saranno nella prossima, in cui il Senato non avrà più alcun ruolo su questi temi.
    Sul quotidiano La Verità, (solo cartaceo, 1 euro a copia), del 27/1/2016, Renzo Puccetti spiega perchè la cannabis legale aumenta consumi e reati:



    Come ti distruggo la scuola: “I voti sono traumatici, a scuola solo giudizi poetici”
    Adriano Scianca
    Mentre l’Europa crea generazioni su generazioni di giovani nevrotici, insicuri, complessati, sbigottiti di fronte a un mondo sempre più duro a cui non sono preparati, le ingegnose menti dei pedagoghi occidentali sanno solo immaginare scuole con “voti poetici” e “momenti del cerchio”. Prendiamo il progetto di Francesca Antonacci e Monica Guerra, ricercatrici dell’università Bicocca di Milano, a cui Repubblica dedica un imperdibile articolo. Pronti a fare un salto nel delirio? Andiamo, allora.
    “Il nostro obiettivo – spiega Francesca Antonacci – è raccogliere le idee innovative sulla scuola, in materia di didattica e di filosofia dell’educazione e tradurle in una sperimentazione concreta. La valutazione numerica, per esempio, rischia di mortificare l’allievo e di far nascere un pericoloso meccanismo, quello che porta il bambino a ‘sentirsi’ quel voto. Dare una valutazione poetica e descrittiva significa rispettare tutto il mondo nascosto e non misurabile che accompagna il percorso di ogni studente. Lo scopo è arrivare a una valutazione reciproca, in cui i bambini si confrontano con gli insegnanti e discutono di quanto hanno imparato”.
    È curioso come più si costruisce un mondo spietato “fuori”, più ci si impegna a rendere la scuola dolce, non traumatica, tanto da eliminare persino un banale momento di valutazione a cui sono sopravvissuti indenni generazioni di studenti. Ma cosa accade quando gli studenti escono da questa realtà ovattata ed entrano nel mondo reale? Probabilmente la risposta è nelle scritte con i gessetti sul selciato di Bruxelles. Ma andiamo avanti.
    “Nella scansione delle attività che abbiamo immaginato noi, la giornata inizia sempre con il momento ‘del cerchio’, in cui ci si raccontano emozioni e stati d’animo. Poi spazio ad attività esperienziali multidisciplinari, laboratori creativo-espressivi, lavori di gruppo ed escursioni nella natura. Il pranzo viene condiviso con i docenti e diventa l’occasione per parlare dei principi di una sana alimentazione. Il tutto suddiviso in un orario settimanale di 30 o 40 ore, in cui venga dato molto spazio anche al gioco”.
    Ancora con questo culto delle “emozioni” che già tanto danno ha fatto. Ma che bisogno hanno i bambini di raccontare i loro stati d’animo, quando non fanno praticamente altro? Ovviamente in questa utopia fricchettona fuori tempo massimo non sono contemplati i compiti a casa. E la tabellina del 7, gli affluenti del Po, la data della scoperta dell’America? Retaggi superati di una scuola insensibile alle emozioni, probabilmente.
    Se tutto questo vi sembra il parto delirante di menti giunte in ritardo per partecipare a qualche comune, vi sbagliate: a Varese, 90 mamme hanno firmato una petizione per dichiararsi interessate al progetto. Continuiamo così, facciamoci del male.
    Come ti distruggo la scuola: "I voti sono traumatici, a scuola solo giudizi poetici" | IL PRIMATO NAZIONALE

    Quella riforma sotto dettatura. Governo in mano a Jp Morgan
    Un dossier della banca d'affari chiedeva modifiche poi finite nel ddl Boschi.
    John Pierpont Morgan è morto nel sonno mentre era in vacanza a Roma il 31 marzo del 1913, all'età di 75 anni. A dicembre di quello stesso anno nasceva la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti.
    C'è chi dice che questi due eventi siano in qualche modo collegati. Soprattutto perché JP Morgan fu molto più potente dei presidenti della Fed. Oggi ritroviamo il colosso da lui creato, che nel 2015 ha registrato 24,4 miliardi utili, nel mezzo di molte partite importanti per il nostro Paese. Dal salvataggio di Mps, di cui peraltro la banca d'affari è stata consulente anche in passato, a quello dell'Ilva passando per la riforma costituzionale al centro del referendum del 4 dicembre.
    Cosa c'entra la riforma - in casa nostra - con Jp Morgan? Ebbene, la Repubblica ha ospitato un confronto ravvicinato fra Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, e l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sostenitore della riforma costituzionale varata da Renzi. Fra le domande, Settis ha ricordato che mentre Napolitano era ancora in carica un accreditato commentatore politico, Marzio Breda, scriveva sul Corriere della Sera (1 aprile 2014) un articolo dal titolo «Da Napolitano un segnale sul percorso delle riforme». In esso, citando una nota del Quirinale, Breda scriveva che «la riforma per il capo dello Stato è importante, anzi improrogabile», e va «associata alla legge elettorale». Ricordando che a questo proposito, sarebbe bastato rileggersi uno studio diffuso da Jp Morgan il 28 maggio 2013 in cui veniva fotografata la crisi economica europea indicando nella «debolezza dei governi rispetto al Parlamento» e nelle «proteste contro ogni cambiamento» alcuni vizi congeniti del sistema italiano». La domanda di Settis è dunque: «Quell'analisi della banca americana può valere, come alcuni vorrebbero, come un argomento per riformare la Costituzione? ». Napolitano non ha risposto.
    Per chi mastica la finanza, non è inusuale che le banche d'affari propongano soluzioni o forniscano scenari ideali per garantire la crescita di una società o anche di un Paese. Ma la mancata risposta di Napolitano fa rumore anche perché va ad aggiungersi ai rapporti sempre più fitti fra gli americani e Palazzo Chigi dove a luglio è stato accolto in pompa magna il numero uno mondiale di Jp Morgan, Jamie Dimon arrivato a Roma per festeggiare i cento anni di attività della banca in Italia. Incontro cui è seguito un articolo apparso sul Sunday Telegraph in merito a una soluzione studiata dalla stessa banca d'affari contattata appunto dal governo italiano per risolvere il nodo dei crediti deteriorati del Monte. In cambio di laute commissioni.
    L'asse Renzi-Jp Morgan - allargato anche a Davide Serra e all'altro advisor in pista sul Monte ovvero la Mediobanca guidata da Alberto Nagel su cui il premier aveva scommesso, perdendo, nel match contro Cairo su Rcs - starebbe irritando i piani alti della Bce ma anche le altre banche d'affari concorrenti. Tanto che lo stesso pesante attacco alle riforme renziane lanciato martedì dal Financial Times (e arrivato a poche ore dall'editoriale di fuoco sulle ingerenze del governo nella vicenda senese firmato da Ferruccio de Bortoli sul Corriere) andrebbe letto in questa chiave.
    Tornando alla storia di John Pierpont Morgan, in pochi sanno che nel 1902 finanziò anche la nascita dell'International Mercantile Marine Company, una compagnia di navigazione che puntava a controllare i trasporti oceanici. La Immc possedeva anche il transatlantico Titanic. Ed è proprio il suo affondamento a segnare la strada verso il fallimento della compagnia.
    Anche i grandi banchieri a volte scommettono sul cavallo sbagliato.
    Quella riforma sotto dettatura. Governo in mano a Jp Morgan - IlGiornale.it


  6. #2226
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Muore in corsia, il risarcimento arriva dopo 30 anni
    Riconosciuti 250mila euro ai familiari di un uomo che morì dopo un intervento chirurgico a Salerno nel 1985. La giustizia ostacolata da lungaggini e fascicoli spariti
    Giovanni Vasso
    Ci hanno messo trent’anni per ottenere un risarcimento per la morte di un familiare a seguito di un intervento chirurgico. Il caso è accaduto a Salerno dove, a distanza di tre decenni dalla scomparsa del paziente, la magistratura ha finalmente disposto che venga corrisposto un indennizzo, da 250mila euro, ai parenti dell’uomo.
    Il caso è stato portato alla luce da Il Mattino che ripercorre le fasi e motivi per i quali una procedura civile s’è trasformata in una lunghissima e interminabile “guerra dei trent’anni”. La vicenda inizia nel 1985, quando il paziente spira pochi giorni dopo aver subito un intervento chirurigico. La famiglia si affida alla giustizia lamentando pratiche improprie nella gestione delle condizioni dell’uomo. Il procedimento penale si conclue otto anni dopo, nel 1993 con condanne e patteggiamenti. Quindi inizia il percorso alla giustizia civile, che comincia cinque anni dopo, nel 1998. Dopo altri nove anni, nel 2007, sembra che la causa sia giunta alla fine ma nel 2009 viene fuori che il fascicolo della stessa causa non si trova più ed è necessario, perciò, ricostituire i documenti spariti dai carteggi ufficiali. Nel 2012 cambia il giudice titolare del procedimento e nel 2014 viene disposta una perizia. Solo adesso è arrivata la decisione: ai familiari spettano, come indennizzo, 250mila euro.
    Il caso salernitano ha del clamoroso ma non è l’unico in Italia dove i tempi della giustizia si sono dilatati a dismisura.
    Muore in corsia, il risarcimento arriva dopo 30 anni - IlGiornale.it


    Quei "maledetti" 500 euro la banconota messa al bando
    Il governo pensa alla voluntary domestica sul contante di grosso taglio, spesso associato a evasori e malavitosi
    Marcello Zacché
    L'ultima idea del governo per fare cassa non è molto conveniente. Sembra che per «ripulire» il contante di incerta provenienza lo Stato potrebbe chiedere un prelievo forfait tra il 15 e il 35% del valore.
    Senza tra l'altro cancellare l'eventuale reato che sta all'origine del tesoretto: questo potrà essere comunque perseguito. Ebbene, questi prezzi sono «fuori mercato»: chi oggi voglia sbarazzarsi delle maledette banconote da 500 euro, che sembrano segnare come appestato chi le estrae dalle tasche (si tengono lì, mai nel portafoglio), sul mercato degli «spalloni» trova prezzi molto migliori. A 460-480 euro (a seconda della quantità) si può trovare chi le compra, cambiandole con tagli più piccoli.
    Ma, provocazioni a parte, questa improvvisa necessità di ripulire i contanti dopo averli messi al bando per anni si presta a una serie di critiche. Quella allo studio del governo si chiama «voluntary domestica», brutta espressione mezza inglese e mezza no per intendere un possibile nuovo condono sulle somme in contanti - detenute in casa o nelle cassette di sicurezza - di cui probabilmente non si è in grado di tracciare la provenienza. Sembra che in Italia ci siano 150 miliardi di banconote nascoste sotto i materassi e ora il governo, alla ricerche di risorse, si accontenterebbe di ricavarne almeno due.
    Naturale che nel mirino ci siano le carte da 500 euro, cosa c'è di più comodo: si pensi che un milione di euro in banconote da 500 pesa 1,6 chili (contro i 10 chili che sarebbe in carte da 100); o che in una borsa per il pc ci stanno comodamente 6 milioni di euro (12mila pezzi da 500).
    Da qualche anno, però, il taglio grosso è finito sotto accusa: chi ce l'ha in tasca rischia di passare non solo da evasore, che pure è un reato penale, ma anche da delinquente ben più pericoloso. E sono fiorite le leggende metropolitane: non si possono spendere, nessuno le accetta; in banca non te le cambiano, né te la fanno versare. E navigando in rete si trova anche qualcuno disperato perché convinto che siano state messe fuori corso. Allora iniziamo da qui: le banconote da 500 sono pienamente in corso legale e lo saranno sempre. Quello che la Bce ha annunciato è che, alla fine del 2018, cesserà per sempre di emetterle. E, piano piano, le ritirerà sostituendole con tagli inferiori.
    Detto questo, chi le ha non deve vergognarsene e può spenderle tranquillamente: gli esercenti non le possono rifiutare, salvo naturalmente avere problemi nel cambiarle. Idem per le banche. L'importante è rispettare i limiti imposti dalle leggi di questi ultimi anni. Che sono essenzialmente due.
    La prima, legge dello Stato introdotta dalla Stabilità dell'anno scorso, è il limite dei 3mila euro per ogni trasferimento o transazione in contanti; la seconda è un provvedimento della Banca d'Italia che pone il limite dei 2.500 euro per versamenti e prelievi effettuati con banconote da 500 e pure 200 euro. Oltre tale soglia la Banca deve segnalare l'operazione all'Uif, l'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, che mette a disposizione delle autorità giudiziarie i database dei clienti segnalati per il sospetto di riciclaggio (nel 2015 le segnalazioni sono state circa 80mila).
    Quindi ora vedremo se la voluntary domestica andrà avanti. In ogni caso speriamo non suoni come una minaccia. Perché chi non ha nulla da nascondere, per il solo fatto di avere qualche banconota viola, merita lo stesso rispetto di chi usa solo il bancomat.
    Quei "maledetti" 500 euro la banconota messa al bando - IlGiornale.it

  7. #2227
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Pressione fiscale reale al 49% | L'Indipendenza Nuova

    Secondo la stima realizzata dall’Ufficio studi della CGIA, sui contribuenti italiani fedeli al fisco grava una pressione fiscale “reale” che per l’anno in corso si attesta al 49 per cento: 6,4 punti in più rispetto a quella ufficiale. Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: “Chi fa impresa, ad esempio, e si trova a subire un aggravio fiscale che sfiora il 50 per cento fa fatica a reggersi in piedi. Sebbene il Governo Renzi abbia previsto nella nuova legge di Bilancio tutta una serie di misure che vanno nella direzione auspicata, il peso delle tasse rimane ancora eccessivo e del tutto ingiustificato rispetto alla qualità e alla quantità dei servizi pubblici erogati”. La CGIA, che da anni fa un monitoraggio attento sull’andamento della pressione fiscale “reale”, è giunta a questo risultato ricordando che il nostro Pil nazionale include anche l’economia non osservata ascrivibile alle attività irregolari che, non essendo conosciute al fisco, almeno in linea teorica non versano né tasse né contributi.Secondo l’Istat, infatti, nel 2014 l’economia non osservata ammontava a 211,3 miliardi di euro (pari al 13 per cento del Pil): di questi, quasi 194,5 miliardi erano attribuibili al sommerso economico e gli altri 16,8 alle attività illegali. In questa nuova metodologia di calcolo, comunque, non viene inclusa tutta l’economia criminale, ma solo quelle attività che si compiono attraverso uno scambio volontario tra soggetti economici (come il traffico di sostanze stupefacenti, la prostituzione e il contrabbando di sigarette). Per gli anni 2015 e 2016 l’Ufficio studi della CGIA ha ipotizzato che il sommerso economico e le attività illegali incidano sul Pil nella stessa misura del 2014 (ultimo anno in cui il dato è disponibile). Ricordando che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive ed il Pil prodotto in un anno, nel 2016, al lordo del bonus Renzi, è destinata a scendere al 42,6 per cento. Tuttavia, se “togliamo” dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico e alle attività illegali che, almeno in linea teorica, non producono nessun gettito per l’Erario, il Pil diminuisce (quindi si “contrae” il denominatore), facendo aumentare il risultato che emerge dal rapporto. Pertanto, la pressione fiscale “reale” che grava su lavoratori dipendenti, sugli autonomi, sui pensionati e sulle imprese che pagano correttamente le tasse è superiore a quella ufficiale di 6,4 punti: infatti, per l’anno in corso è destinata ad attestarsi al 49 per cento. Anche se in calo rispetto agli anni precedenti, il peso complessivo del fisco rimane comunque ad un livello insopportabile. “E’ evidente che con un peso fiscale simile – conclude il segretario della CGIA Renato Mason – sarà difficile trovare lo slancio per ridare fiato all’economia del paese in una fase dove la crescita rimane ancora molto debole e incerta”.
    La CGIA tiene comunque a precisare che la pressione fiscale ufficiale calcolata dall’Istat (per l’anno in corso prevista al 42,6 per cento) rispetta fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall’Eurostat.

  8. #2228
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Peccato che da tempo si parli, nella realtà, di cifre con il 7 come decina...
    Ma l'ufficialità è un'altra cosa.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2229
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se il 49% è la media italiana sicuramente quella settentrionale sarà significativamente più alta

  10. #2230
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta


    CORRUZIONE NEGLI APPALTIDecine di arresti, tra loro anche il figlio di Monorchio


    Cronaca.La 'bustarella' in un VIDEO - Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell'ex ragioniere generale dello Stato. Giuseppe Lunardi, invece, figlio dell'ex ministro dei Trasporti, è indagato a piede libero. Operazione dei Carabinieri di Roma in varie regioni: 21 arresti. In un'altra inchiesta, ma collegata alla prima, 14 ordinanze cautelari per la costruzione del Terzo Valico ferroviario Genova-Milano. Renzi: "Mi auguro un processo equo e rapido"


    Quest'ultima frase mi fa pensare che la notizia starebbe bene nella magistratura criminale.
    Chissà perchè il tutto mi puzza di manovra elettorale.
    Destinata ad una misera fine da bolla di fumo.



    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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