Ogni tanto do un'occhiata a questa lista: https://en.wikipedia.org/wiki/List_o...es_by_GDP_(PPP)
A metà degli anni '80 l'Italia era al 5° posto mondiale, ora è al 15°. Il fallimento si avvicina.


Ogni tanto do un'occhiata a questa lista: https://en.wikipedia.org/wiki/List_o...es_by_GDP_(PPP)
A metà degli anni '80 l'Italia era al 5° posto mondiale, ora è al 15°. Il fallimento si avvicina.


Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .


molto più interessante quella pro capite rapportata al potere d'acquisto, che è poi quello che conta ... si viaggia attorno al 30° posto superati da "colossi" del calibro di Guinea Equatoriale, Islanda, Irlanda, Malta, ecc...
https://en.wikipedia.org/wiki/List_o...PP)_per_capita


Boldrini e Boschi ai funerali di un mafioso? Fermo, l'ombra della mafia nigeriana su Emmanuel
Secondo un'informativa, alle esequie dell'immigrato morto in seguito a una rissa hanno partecipato esponenti del gruppo malavitoso Black Axe. Il presidente della Camera e il ministro potrebbero aver inconsapevolmente omaggiato un membro dell'organizzazione
di Marco Dozio
- 28 Novembre 2016 alle 21:25
Boschi e Boldrini ai funerali del nigeriano. Foto Ansa
Il presidente della Camera Laura Boldrini e il ministro Maria Elena Boschi avrebbero partecipato ai funerali di un presunto mafioso. Accanto ad altri mafiosi, che hanno reso onore all’affiliato sfoggiando i simboli dell’organizzazione criminale. L’ipotesi è che il 36enne Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano morto a Fermo in seguito a una rissa, fosse un membro della mafia nigerianaBlack Axe.
È un’informativa della polizia, contenuta nel fascicolo del pm, a segnalare che alle esequie del luglio scorso hanno partecipato esponenti della Black Axe, riconoscibili per la scelta di indossare abiti neri corredati da un visibile fazzoletto rosso o da una bandana del medesimo colore. Presenza che certificherebbe l’appartenenza di Emmanuel all’associazione di stampo mafioso. Per gli investigatori saremmo di fronte a “Un gruppo molto vendicativo”. Motivo per il quale ora si teme per l’incolumità di Andrea Mancini, il 39enne fermano indagato per l’omicidio preterintenzionale dell’immigrato.
Black Axe presenta le caratteristiche del crimine organizzato ed è specializzata nella tratta di essere umani oltre che nel traffico di droga. Il legale della famiglia di Emmanuel ha smentito qualsiasi affiliazione fornendo un'interpretazione diversa della "fascia rossa", indicata come simbolo della Nigeria e non come segno distintivo della mafia nigeriana. Mentre gli avvocati di Mancini parlano di "svolta importante nella vicenda". Boldrini e Boschi potrebbero dunque aver inconsapevolmente omaggiato un mafioso, morto in seguito a una rissa da strada sulla quale si farà chiarezza nel corso del processo. E non in seguito a una (presunta) deliberata e violenta aggressione di matrice razzista da parte di Mancini. Versione iniziale, poi smontata dalle ricostruzioni fattuali e dalle testimonianze, che aveva fatto gridare all’allarme xenofobia con conseguente mobilitazione della terza carica dello Stato e del più rappresentativo ministro renziano. In prima fila al funerale di un presunto mafioso, ma rumorosamente assenti alle esequie degli italiani trucidati dai terroristi islamici a Dacca.
Boldrini e Boschi ai funerali di un mafioso? Fermo, l'ombra della mafia nigeriana su Emmanuel - Il Populista
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Mentre infuria(va) la polemica sul Leader Maximo, in Italia…
Di Big Jack , il 29 novembre 2016 14 Comment
Eh, sì, ancora una volta divisi fra Guelfi e Ghibellini, perdiamo di vista quanto sta succedendo in queste ore nel Paese con la Costituzione più Bella del Mondo (così bella che il Nostro di Firenze la vuole cambiare a colpi di referendum e maggioranze notturne).I polli di Renzo… o i polli di Renzi?
Mentre ieri ero fermo in coda sulla strada del ritorno a casa, reduce da un pieno di gasolio a 94 centesimi al litro (è aumentato, una settimana fa era a 91 centesimi!), scorrevano sul telefonino i titoli delle news del mio feeder, ed ho pensato che di fronte allo sfacelo nostrano, riusciamo comunque a dividerci su argomenti e fatti che non ci riguardano direttamente.
Ovvero, il nostro peso in politica estera è attualmente piuttosto basso, più basso del già basso di sempre, ma riusciamo a dividerci sui fatti di casa altrui, e a non unirci sulle miserie di casa nostra.
Così, voglio darvi qualche spunto di riflessione su come siamo messi.
- Allora, l’Italia, che nonostante il suo enorme debito pubblico è il terzo/quarto contribuente del bilancio europeo, non riesce a spendere i fondi europei che le competono, fondamentalmente per “questione di demos”; un’operazione che riesce invece benissimo alla Polonia, che è il primo beneficiario in assoluto dei fondi europei, con i quali ad esempio rinnovano autostrade, ponti, aereoporti, ferrovie, etc. ed anche parco autobus, sempre più spesso EURO6, mentre noi riusciamo a comprare gli autobus della Polonia usati, con diversi anni alle spalle e centinaia di migliaia di km già percorsi. FANTASTICO!!
Se la Campania ora si compra gli autobus scartati della Polonia - IlGiornale.it- Siccome siamo bianchi, sporchi, cattivi e razzisti, e per giunta cristiani (OVVOVE!!!), e la Psicopolizia del Pensiero sospetta che noi Ignoranti simpatizziamo per Putin e Trump, dal 1° gennaio 2017 arriveranno a Roma altre 8.000 Nuove Risorse, per rieducarci al paradiso multietnico socialista, magari con grande gioia della nostra Presidente della Camera, sì, proprio lei, che ha pubblicato gli insulti che ha ricevuto sulla sua pagina Facebook: costo dell’operazione accoglienza, 103 milioni di euro, una bazzeccola, per noi che siamo un paese ricco, grande contributore del bilancio europeo, che si prende gli autobus usati della Polonia, pagandoli per giunta, dopo che questa se li è presi anche con i nostri soldi. ALLEGRIA! ANNO NUOVO, RISORSE NUOVE!!
In arrivo altri 8mila profughi nella Capitale - IlGiornale.it- Abbiamo evocato Roma, e per par condicio non potevamo dimenticare Milano, dal momento che la ex capitale morale non se la passa già ora molto meglio. Pare invece che se la passino meglio, a leggere il giornale, i fortunati assunti per chiamata diretta dal sindaco; scrive il Giornale: «Ma se Sala non potrà essere ricordato come un sindaco capace di gestire l’emergenza immigrazione, sarà difficile dimenticare i suoi sprechi. A fine ottobre, con le ultime 55 nuove assunzioni effettuate dal primo cittadino e dai suoi assessori, i costi per lo staff della giunta Sala hanno superato quelli di Giuliano Pisapia. Si tratta di personalità che hanno già lavorato con Sala e che sono state assunte con incarichi fiduciari a tempo determinato per chiamata diretta. Uno staff che alle casse del Comune di Milano costa ben 2,8 milioni l’anno.» Mentre piovono avvisi di garanzia su ogni nomina fatta da sindaci M5S, non ho trovato alcuna notizia relativa ad indagini della magistratura su queste chiamate dirette con incarichi fiduciari. Voi cosa ne pensate? Io penso male, sono complottista, ormai.
Milano in balia della violenza paga il conto ai profughi - IlGiornale.it- Nel Paese con la Costituzione più Bella del Mondo, soggetta a referendum, non c’è pace per i vivi, ma neanche per i morti, e soprattutto per i loro eredi. In questi giorni il PD con i suoi uomini dentro le istituzioni e le commissioni, sta cercando di racimolare soldi ovunque, nonostante che il Nostro di Firenze voglia passare alla storia come quello che le tasse le ha abbassate. Ricorderete il tentativo di putch fiscale fallito di accorpamento Ici e Tasi, ora la discussione sulla riforma della tanatoprassi ed il settore delle pompe funebri, è un’occasione golosa per cercare di proporre l’iva al 10% ad un settore che finora ne è stato esente, oltre ad un eventuale obolo di 30 euro a funerale. Certo che quello dei morti a Pannolonia è un mercato in piena espansione, un’altra occasione ghiotta per far cassa, questa volta sui morti e sui loro eredi. Eh, beh, le Nuove Risorse, il Bonus Cultura ai 18enni, l’aumento agli statali, l’aumento delle pensioni, tutta roba che costa ma che fa cadere la penna sulla casella “si” al prossimo referendum, e poi si fa grande conto sulla memoria da 5KB del Popolo che non C’è.
https://www.forexinfo.it/tassa-funerali-iva-senato- Voi, Popolo che non C’è di Evasori Fiscali, che usate i kontanti (OVVOVEEE!!!) per finanziare Al Qaeda, Al Nusra, Daesh e la Jihad Islamica, avrete avuto l’idea di evadere il fisco e di sottrarvi alla tassazione per ospitare degnamente le Nuove Risorse come si deve, meglio se in alberghi rivieraschi e cibo certificato halal. Magari nascondendo il frutto dei vostri sudati risparmi della vostra evasione fiscale all’interno di cassette sicurezza, senza neppure rendervi conto del ruolo ormai istituzionalizzato dei banksters di sostituto d’imposta. Pensavate che il Big Brother si fosse dimenticato di voi? Pensavate di averla fatta franca? Ecco, questa notizia fa proprio per voi; preparatevi a dover giustificare la provenienza dei vostri risparmi, la Bestia Famelica deve nutrire molti parassiti col vostro sangue.
Contanti in cassette di sicurezza, prelievo al 35% - Il Sole 24 ORE
Cosa vi devo dire…. sì, per me la vita quassù al freddo è dura, non ci sono pasti gratis, mi devo alzare presto la mattina per guadagnarmi il pane quotidiano, c’è il mercato, una concorrenza darwiniana (OVVOVISSIMO!!!! si propone che chi pronunci la parola “Darwin” sia paragonato a chi pronuncia la parola “negro” e quindi rinviato a giudizio per direttissima secondo i rigori della Legge Mancino!)… ecco, sì… vi devo chiedere scusa per avere interrotto le vostre liti sul Leader Maximo… sì, continuate pure se avete voglia… che tanto lui dalla sua tomba ci ha già mandato tutti affanculo che se era per gente come noi una “rivolucion cubana” non ci sarebbe mai stata… scusate, eh, con tutto il rispetto, ma così mi sono tolto un sassolino dalla scarpa anche io… Continuate pure a votare tranquillamente PD, che prima o poi Matteo gli 80 euro li da anche a voi…Una rivoluzione in Italia?? Questa è proprio la più grossa di tutte!
Un altro giro di rhum, Raul!
Mentre infuria(va) la polemica sul Leader Maximo, in Italia... - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Uccise un connazionale fuori da una discoteca a Campi: è evaso dai domiciliari
Genova - È evaso dagli arresti domiciliari ed è irreperibile Steven Ronald Guerrero Anchundia, giovane di nazionalità ecuadoriana di 22 anni condannato a 22 anni e 6 mesi per l’omicidio del connazionale Pablo Francisco Trivino ucciso nel 2014 con una coltellata fuori da una discoteca nella zona di Campi, nel ponente genovese, durante una rissa. Il pm Giuseppe Longo aveva chiesto la misura del carcere dopo la condanna, ma la Corte d’Assise aveva respinto e lasciato il giovane ai domiciliari e senza braccialetto elettronico. Anchundia, difeso dagli avvocati Giuseppe Pugliese e Rachele De Stefanis, è scappato venerdì scorso ma se ne è avuta conferma soltanto oggi.
I fatti risalgono al novembre 2014 quando un gruppo di giovani aveva iniziato a litigare all’interno del locale Las Vegas di Genova Campi poi il litigio, trasformatosi in rissa, è proseguito all’esterno dove il primo a finire a terra colpito a morte da una coltellata è stato Trivino. Nei confronti di Anchundia è stato diramato un ordine di cattura e le ricerche sono estese a tutto il territorio nazionale.
Successe a genova campi - Uccise un connazionale fuori da una discoteca a Campi: è evaso dai domiciliari | Liguria | Genova | Il Secolo XIX
Reati in calo a Milano. Ah sì?
di Rino Cammilleri
Io, che abito a Milano, dormo più tranquillo ora che il ministro ha detto che «Milano è una città sicura, più di tante altre in Italia». Pensate, i reati sono calati «del 7% negli ultimi tre anni». Sarà, ma è anche vero che perfino le previsioni del tempo hanno dovuto aggiungere la temperatura «percepita» accanto a quella ufficiale. Infatti, alla gente non interessa se ci sono 25 gradi ma l’umidità la fa sudare e soffocare come con 35.
A Milano avvengono 250 furti al giorno, di cui quaranta di sole auto. I reati sono in calo? Ma, dite, come fate a contare quelli che la gente neanche denuncia, tanto è inutile? Io stesso ho subito due furti, uno in casa e uno dell’auto. Li ho debitamente denunciati ma mi sono ritrovato vittima di due farse, una con i carabinieri, l’altra con la polizia. Il maltolto? Seeeh! Mai più visto né sentito. Sono stato anche rapinato a mano armata dell’orologio. L’hanno acciuffato praticamente in flagrante perché li ho chiamati subito, ma c’è stata farsa anche qui. Le prime due le ho raccontate su queste colonne e non è il caso di ripeterle. Ma la terza no, e allora ecco.
Era una notta buia e non tempestosa ma nevicava eccome. Alle due mi ricordo che ho lasciato l’auto parcheggiata in una via in cui quella notte verrà effettuato il lavaggio strade. Che, in un paese ipersindacalizzato come quello in cui ho la disgrazia di vivere significa che lavano anche se nevica. In pigiama, mi copro alla meglio e vado a spostare la macchina. Al rientro mi trovo davanti uno in bicicletta che mi spiana la pistola sul muso. Lo convinco che non ho nulla, gli mostro il pigiama. Ma nel gesticolare vede l’orologio al polso e vuole quello. Glielo do e lui scappa in bici. Giro l’angolo, tiro fuori il cellulare e chiamo il 113. Risponde una voce femminile. Dico tutto, correte, è in bici. Domanda dall’altro capo del filo: «Di che colore è la bici?». Risposta: «Signorina, sono le tre di notte e nevica, quante bici crede che ci siano in giro in via tal dei tali?». Aspetto sotto casa e arriva la volante. L’hanno preso. Mi restituiscono l’orologio. Rotto e inservibile. Il reo è nella gazzella. «Ma come, me lo portate qui a fargli vedere dove abito? E se, quando esce, si vendica?». Già, perché non si sa nemmeno se ci entra, quello, in galera. Imbarazzo dei militi, che comunque elogio per la celerità. Due ore di verbali. E meno male che mia moglie, visto il mio ritardo, non ha fatto squillare il mio telefono mentre cercavo di convincere il rapinatore che ne ero privo.
Ma queste sono sciocchezze, non si tratta certo di stupri o omicidi. Epperò, tre furti da quando abito a Milano. Mia moglie, che ci abita da più di me, ne somma altri tre più uno scippo. Quando al bar raccontavo del furto dell’auto, un avventore disse: «Di che si lamenta, a me ne hanno rubate due». Il che significa, al di là delle statistiche «in calo», che ha ragione Trilussa. Alzi la mano il milanese che non è stato vittima di reati. E questa sarebbe la città «più sicura di tante altre». Chissà come sono le altre. Naturalmente (l’ho già scritto qui ma voglio ripeterlo), quando al ministro rubano la bici si scomodano i Ris e le teste di cuoio. Quando un magistrato è vittima di furto in casa arriva la Scientifica. Quando si presenta il comune cittadino, risate in faccia. La sua auto? Seeeeh! L’ha bell’e rivista! Non sa che a Milano ne rubano quaranta al giorno? Giustamente, le forze dell’ordine non possono coprire tutto, né far arrivare Barry Allen col kit in valigetta quaranta volte al giorno (o 250 considerando tutti i tipi di involo).
Lo so, lo so. E so anche che la legge è uguale per tutti ma alcuni sono più uguali degli altri. Le statistiche? Leggiamole in faccia al padre la cui figlia è stata stuprata nell’androne mentre tornava da scuola, alla vecchietta sbattuta in terra per strapparle la collanina, al disgraziato che aveva una sola auto e solo l’assicurazione casko.
Reati in calo a Milano. Ah sì?
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A cosa si arriva per condizionare il referendum:
Referendum, perché il Sì serve a Renzi per salvare Mps (e tutte le altre banche) - Il Fatto Quotidiano
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Lo sceriffo di Nottingham
Con il governo Renzi lo Stato centrale continua la rapina, soprattutto al Nord: nel 2015 i quattro quinti delle nostre tasse sono finiti a Roma. E i territori virtuosi rischiano di essere azzoppati definitivamente dalla riforma. Un altro buon motivo per votare No
di Gianluca Veneziani
La tendenza all’accentramento che rischia di essere confermata con la vittoria del Sì e la revisione del Titolo V sull’autonomia delle Regioni è già in atto, ahinoi, a livello fiscale. Una dinamica per cui lo Stato si appropria dei soldi dei territori, in particolare del Nord, e li trattiene, senza restituire quanto ha preso in termini di servizi al cittadino. Alcuni lo chiamano residuo fiscale, altri rapina di Stato.
Il processo è ancora in corso, come confermano gli ultimi dati della Cgia di Mestre, secondo cui continuiamo a versare quasi l’80% delle tasse (per l’esattezza, il 78,8%) allo Stato centrale, sebbene Regioni ed enti locali si trovino a gestire oltre il 53% della spesa pubblica (e il dato è in crescita: nel 2012, ad esempio, versavamo il 77% delle tasse allo Stato). Questa sproporzione colpisce soprattutto alcune Regioni come il Veneto, che vanta ogni anno un residuo fiscale pari a quasi 20 miliardi: in sostanza, un terzo dei soldi versati a Roma non torneranno mai più ai veneti per affrontare le spese necessarie (a partire dai costi della Sanità, che pure là funziona…).
A ciò si aggiungono altri squilibri, a partire dal taglio netto dei trasferimenti dello Stato centrale agli enti locali (dal 2010 al 2015 ridottisi di circa 12 miliardi) fino all’impossibilità di spendere adeguatamente quei soldi, a causa degli assurdi vincoli del patto di stabilità. In sintesi, lo Stato prende i quattro-quinti delle tasse senza lasciarle nei territori, non restituisce quei soldi e, se pure li restituisce, impedisce di spenderli. E alcuni lo chiamano federalismo fiscale…
Queste storture peraltro si inquadrano in uno scenario in cui le tasse non sono affatto diminuite, come recita la retorica renziana, ma al contrario aumentate. Anche qui i dati di due istituti giungono a supporto: sia la Cgia che l’Istat dimostrano che nel 2015 la Pa ha incassato, tra tasse e imposte, la bellezza di 712,1 miliardi di euro, in sostanza dieci miliardi in più rispetto all’anno precedente, e 9 miliardi in più rispetto al 2012, quando c’era Monti (l’aumento diventa addirittura di 31 miliardi rispetto ai 681 miliardi dell’ultimo anno di governo Berlusconi).
Un crescita continua del potere centrale e della sua fame di soldi che rischiava di essere confermata anche in termini di apparato. La riforma Madia della Pa, due giorni fa bocciata dalla Consulta, non riduceva la burocrazia, ma ne accentrava soltanto le funzioni. E infatti il vero vincitore della contesa, più che la Corte Costituzionale, è la Regione Veneto che aveva fatto ricorso, denunciando il vergognoso “centralismo sanitario” per cui i dirigenti sarebbero stati nominati direttamente dello Stato e non più dalle Regioni.
Ma a fronte di questa sconfitta, Renzi ha comunque pigiato il piede sull’acceleratore del centralismo, assicurando che – con la revisione del titolo V – il potere dei territori verrà finalmente azzoppato. No, con la riforma costituzionale, non nascerà uno Stato totalitario o una tirannia del premier. Ma si rafforzerà, in termini di potere e tasse, lo Stato Leviatano. E questo ci può bastare a scegliere il No.
Lo sceriffo di Nottingham - L'intraprendente | L'intraprendente
Al Paese che produce serve un No
Al contrario di quello che dice la propaganda renziana, con la riforma il sistema istituzionale sarà più lento, farraginoso e costoso. E a pagarne il prezzo saranno anzitutto gli artigiani e i piccoli imprenditori che costituiscono l'ossatura produttiva del Paese...
È davvero imbarazzante chiamare “costituenti” gli estensori della pessima riforma costituzionale che domenica affronterà la sfida delle urne. In termini generali, lo scenario – per la verità molto preoccupante – è stato messo bene a fuoco dai principali e più accreditati istituti di ricerca. Oggi, il prodotto interno lordo – cioè il fatturato del Paese – è pari a quello del 1999. Davanti a noi abbiamo ancora un decennio di sofferenze e disagi, malesseri e rancori, prima di raggiungere i livelli di Pil del 2007, ultimo anno a saldo positivo precedente la crisi attuale. Questa è la prospettiva da qui al 2025. Anche solo pensare una riforma costituzionale così male assemblata, poi imporla al Parlamento a colpi di fiducia e proporla al Paese con il referendum è un atto di autentica irresponsabilità istituzionale.
La riforma costituzionale è incoerente e piena di contraddizioni. E non migliorerà il funzionamento delle istituzioni. Al contrario, le farà funzionare peggio. Il rischio che il sistema grippi e vada in blocco – con tutte le conseguenze del caso, soprattutto sul debito pubblico – è davvero molto elevato. A farne le spese saranno soprattutto gli artigiani e i piccoli imprenditori. Vediamo perché.
Il bicameralismo paritario non viene affatto superato. Anzi, rimangono 16 materie di competenza bicamerale paritaria che renderanno il nuovo Senato titolare di un forte potere di veto nei confronti dell’attività legislativa della Camera dei deputati. Non solo, ma il Senato ha la possibilità di impugnare – per emendarle – tutte le leggi approvate dalla Camera, qualora ne facciano richiesta, nei primi dieci giorni, almeno un terzo dei senatori. Se dovesse accendersi un conflitto fra Camera e Senato, saranno i due presidenti a risolverlo, prima di rivolgersi alla corte costituzionale. In attesa della sentenza, il sistema si blocca: invece di essere più veloce, agile, moderno e poco costoso – come ostenta la propaganda renziana – sarà più lento, farraginoso e costoso. Poiché i costi si abbatteranno dritti sul debito pubblico e, di conseguenza, sulla testa dei cittadini, degli artigiani e dei piccoli imprenditori, che costituiscono l’ossatura del sistema economico e produttivo del Nord e che sono già fortemente provati dalla crisi.
Che dire poi delle dieci procedure legislative previste al posto delle attuali due procedure costituzionalizzate? La corte costituzionale – sempre lei – impazzirà a disciplinarle tutte. E vogliamo parlare della composizione del nuovo Senato? Senza mandato imperativo – unico strumento utile per fare davvero funzionare un’assemblea in cui dovrebbero essere rappresentati e tutelati gli interessi territoriali – non funzionerà. Chi viene oggi eletto alla Camera o al Senato, nel momento in cui entra nell’emiciclo – per effetto dell’articolo 67 – deve sbarazzarsi degli interessi particolari che l’hanno portato lì e abbracciare, nella sua qualità di legislatore, l’interesse generale del Paese. Ma quelli territoriali sono interessi particolari: i futuri senatori – se sciaguratamente dovesse passare la riforma costituzionale – dovranno fare gli interessi dello Stato di Roma, non già quelli delle regioni da cui provengono e in nome e per conto delle quali siedono lì.
Un’ultima considerazione sul – presunto – conflitto tra lo Stato e le Regioni e le materie di competenza concorrente. Con la riforma del 2001, sono state inserite le materie di legislazione concorrente. In tre lustri il Parlamento non ha mai emanato le norme attuative per disciplinare le prerogative dello Stato e quelle delle Regioni. Con oltre mille e cinquecento ricorsi, ci ha pensato la Corte costituzionale a regolamentare le singole materie: perciò, oggi il conflitto sulle materie di competenza concorrente è davvero esiguo. Con la riforma, la revoca delle competenze concorrenti fra Stato e Regioni è solo parziale. Con il risultato che non vengono superati i conflitti ma riaperti. Prendiamo – per esempio – il tema, così sentito perché importante, della Sanità. Allo Stato rimarrà una funzione legislativa generale e di indirizzo, alle Regioni la programmazione e l’organizzazione. Si abbassa il confine della competenza, a vantaggio dello Stato centrale. Ma la concorrenza non scompare. Prepariamoci dunque ad altri quindici anni e mille e cinquecento ricorsi in corte costituzionale, che bloccheranno il sistema, i cui costi esploderanno, rigonfiando a dismisura il deficit della finanza pubblica. Fermo restando che non è corretto – anzi è miope – trattare quelle realtà in cui il regionalismo ha funzionato e che sono più virtuose dello Stato centrale come quelle in cui non ha funzionato e che gravano sulla spesa pubblica.
Insomma, tali e tante sono le contraddizioni interne a questa pessima riforma costituzionale che le criticità rischiano di bloccare il sistema e di far esplodere i costi. Altro che risparmi. Per questa ragione – più tecnica che politica – la scelta più responsabile che può compiere il cittadino-elettore è quella di rispondere con un bel “no”, deciso e consapevole, alla riforma costituzionale, senza lasciarsi sedurre dall’ingannevole quesito che cela infinite insidie. Per dire ai costituenti del 2016 – nella realtà un manipolo di dilettanti allo sbaraglio – che le riforme devono essere fatte con serietà e competenza, serve un “no”.
Al Paese che produce serve un No - L'intraprendente | L'intraprendente
Italiani vogliono intimidirvi, non permettetelo.
Perchè votare no il 4 dicembre? Ormai le argomentazioni le conoscete ed è superfluo ripetersi. Ve ne propongo un’altra, da una diversa prospettiva: bisogna votare NO perché questo referendum è nato vecchio, è diventato improvvisamente antistorico, se si considera quel che sta succedendo in Europa e in Occidente dal giugno scorso.
Io lo definisco un miracolo. Improvvisamente i popoli si stanno risvegliando e iniziano a opporsi a un processo di continua sottrazione della sovranità nazionale, che viene condotto dal crollo dell’Unione sovietica con molta abilità e sempre dissimulando le intenzioni finali.
In economia ha preso le forme di una globalizzazione che ha incentivato la creazione di oligopoli di grandi multinazionali, i cui effetti sono negativi oltre che pericolosi.
In politica si manifesta nella continua delega di poteri alle istituzioni sovranazionali, attraverso meccanismo opachi, ma presentati dalla stampa mainstream e dalla maggior parte dei politici come ineluttabili e, naturalmente. fonte di progresso.
Quelle istituzioni si chiamano Ocse, Fmi, Banca mondiale e naturalmente Unione europea, Banca centrale europea, Corte Costituzionale europea, che hanno di fatto eroso continuamente le competenze e i diritti dei singoli Stati e dunque dei singoli cittadini. L’introduzione dell’euro ha avuto tra gli effetti più evidenti quello di sottrarre la gestione del debito pubblico nazionale ai singoli Paesi, trasformandola in una straordinaria forma di condizionamento politico, economico e sociale. Perché quandi non controlli più la moneta, non controlli più nemmeno il debito pubblico: sono i creditori a dettare le condizioni ed è la Banca centrale europea a determinare la tua “salvezza”, come la chiamano con sottile perfidia. Guardate cos’è successo alla Grecia, che è stata strapazzata, umiliata, ridotta a pelle ed ossa e privata di ogni ragionevole speranza in futuro migliore. Osservate il declino dell’Italia, che – come ogni Paese dell’area euro – non può più decidere la politica fiscale, né quella economica, imprigionato, com’è, dai vincoli europei.
I risultati li conoscete: la piccola industria muore, la disoccupazione aumenta, il commercio langue, l’età della pensione aumenta sempre di più, le tasse salgono a livelli insostenibili, lo stato sociale diminuisce; però aumentano le norme sovranazionali, le regole, i divieti, le imposizioni. E naturalmente un’immigrazione incontrollata che, in quanto tale, è fonte di tensioni e di ingiustizie.
L’ élite transnazionale, che di fatto ha governato i nostri destini, lega le mani, i piedi ai governi, li zavorra.
Tu popolo, sei esangue, ma ti viene chiesto di donare altro sangue; in un ciclo che sembra non aver mai fine. Perché aumentano la povertà e la criminalità, mentre i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare; mentre il debito pubblico, per quanti sforzi si faccia, non cala mai.
Lo scopo finale è chiaro: far implodere gli Stati nazionali e delegare ogni potere a quegli stessi organismi internazionali, magari attraverso la creazione degli Stati Uniti d’Europa dove i singoli popoli non conterebbero più nulla.
I premier che si sono succeduti in Italia negli ultimi anni sono funzionali a questo disegno: Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi. Confesso: ero pessimista sul futuro dell’Europa. Ma poi, lo scorso giugno, qualcosa è cambiato.
I britannici hanno detto basta, sebbene avessero in teoria molto da perdere perché la loro economia era tra le migliori al mondo e perché all’interno dell’Unione europea – oltre a tenere la sterlina – avevano il diritto di sottrarsi a diversi vincoli. Quando c’è stato il referendum le élite hanno cercato di terrorizzarli in ogni modo. Non è servito. I britannici hanno voluto riprendersi la libertà e preservare i valori fondanti della loro democrazia, della loro identità nazionale e hanno votato per la Brexit.
Anche gli americani si sono ribellati a un processo economico che ha provocato un continuo impoverimento della classe media e alla rottura del patto sociale con le élite, incapace di autocritica e di discernimento. Anche loro sono stati sottoposti a una campagna martellante da parte dei media e alla minaccia di uno tsunami finanziario, ma non si sono lasciati spaventare e hanno eletto Trump, che era il candidato più temuto dall’establishment transanazionale.
Un’onda si è alzata, portentosa e inaspettata. Un’onda che potrebbe diventare travolgente il 4 dicembre se gli italiani voteranno no e se gli austriaci eleggeranno presidente il candidato della destra Hofer, inviando un altro segnale di netta rottura all’establishment di Bruxelles.
Ma come, dirà qualcuno, questa è una riforma che consente all’Italia di cambiare, di diventare più efficiente… Sicuri? quali riforme? E con quali scopi? Renzi vuole pieni poteri per poter realizzare ancor più rapidamente l’agenda delle élite globaliste e, dunque, per spogliare ancor di più l’Italia. E non lasciatevi ingannare dall’Economist che improvvisamente lo abbandona e invita a votare No. L’Economist forse ha capito che il premier è bruciato o forse mette semplicemente le mani avanti, avendo già pronta la soluzione alternativa: un altro governo tecnico. Grazie. Ma abbiamo già dato.
E non lasciatevi ingannare dai titoli terroristici sullo spread che torna a salire e da quelli del Financial Times secondo cui se il referendum venisse bocciato, otto banche fallirebbero; come se ci fosse un nesso casuale tra il dissesto degli istituti e il voto popolare. Se le banche devono fallire, falliranno comunque, statene certi. Questa è propaganda, come quella per il sì che occupa ogni spazio pubblico, soprattutto, martellando senza tregua gli italiani, con logiche da regime autoritario.
Cercano di condizionarvi. Cercano di intimidirvi. Non permettetelo.
Italiani vogliono intimidirvi, non permettetelo. Fate come britannici e americani: votate NO | Informare per Resistere
Referendum. Le curiose ragioni del “Sì”
di Paolo Deotto
Tra pochi giorni si andrà a votare per il referendum e i dotti (che ovviamente sono per il “Sì”), quei sapienti che in genere forniscono le loro inappellabili sentenze con quell’aria di vaga superiorità, condita da benevolo compatimento per il popolo bruto, sparano le loro ultime cartucce. Ma si direbbe che abbiano le polveri bagnate.
Ero a cena da amici, qualche sera fa, e mi sono dovuto sorbire una conferenza, tra antipasto, primo, secondo e contorno, da parte appunto di un dotto che, essendo uomo di sinistra, ha un reddito che io posso solo immaginare, un’auto che io posso solo guardare (sospirando) su Quattroruote e un abbonamento a Repubblica.
Il dotto, stimato professionista, ha spiegato ai padroni di casa e a me (rappresentante a pieno diritto del popolo bruto) che chi vuole votare “No” ha paura del progresso, che l’Italia ha bisogno di cambiare, che “ora o mai più”, che se vincesse il “No” ci sarebbe una catastrofe economico-finanziaria e infine che chi vuole votare “No” è comunque un populista.
Io mi trovavo in imbarazzo: essendo ospite, non mi sembrava il caso, per rispetto ai padroni di casa, di aprire una discussione con il loro amico, personaggio assai autorevole. Del resto c’è sempre un limite di sopportabilità e quindi a un certo punto mi sono deciso (eravamo arrivati al caffè, perché la conferenza del dotto non aveva avuto il pregio della sinteticità) a obiettare che lui, il dotto, non aveva parlato dei contenuti della legge di riforma, ma si era limitato a sparare a zero contro i sostenitori del “No”. E mi sono permesso di aggiungere: “Naturalmente lei ha letto il testo della legge”.
Il dotto mi ha guardato con la considerazione che si può riservare a un deficiente un po’ cretino e si è limitato a dirmi: “Sig. Deotto, non è questo il punto!”.
Confesso che mi stavano scappando i cavalli. Ma come, discutiamo di una legge e diciamo che il contenuto della legge “non è il punto”? Però, frenato dal timore di essere sgarbato con i padroni di casa, mi sono limitato a dire: “Non vedo il nesso tra un vittoria del ‘No’ e il disastro economico che lei prevede in tal caso”.
“Lei non lo vede? Beh, lo vedrà, lo vedrà, caro mio. Non si scordi che l’Europa ci guarda!”.
Cosa potevo fare? Spiegargli che non me ne frega niente dell’Europa che ci guarda e che io volevo parlare di contenuti? Per fortuna la serata volgeva al termine e ci siamo congedati dai padroni di casa.
Di recente ho sentito un altro brillante argomento per sostenere il “Sì”. Eccolo: se vince il “No”, Renzi viene (finalmente) mandato a scopare il mare. Ergo, si va ad elezioni. Però alle elezioni rischiano di vincere i grillini e allora, per evitare i grillini al governo, bisogna votare “Sì”. Come dire: di fronte all’inevitabile incognita rappresentata dalle elezioni, scegliamo di tenerci l’unica sicurezza che abbiamo, ossia il peggior governo della storia repubblicana.
Inutile dire che anche chi sostiene questa brillante argomentazione si guarda bene dal discutere i contenuti della legge. Insomma, “non è questo il punto”, come mi disse il dotto in quell’infausta serata.
Curiosità: questa argomentazione aggrovigliata l’ho sentita da persone aderenti a Comunione e Liberazione. Naturalmente non sono in grado di dire se questa sia la posizione “ufficiale” di CL, ma non credo. CL si è già espressa (si fa per dire) con un volantino per la cui interpretazione servirebbe la consulenza di un team di psichiatri e di fattucchiere (vedi a questo proposito l’articolo “Referendum costituzionale, note a margine di un volantino inutile” – di Marco Manfredini). Non mi stupirebbe però che, al di là del volantino criptico, essendo CL per, purtroppo, consolidata abitudine, sempre con il Potere, ora si faccia circolare questa ragione per il “Sì”, potendosi sempre rifugiare dietro il fatto che la posizione “ufficiale” è quella espressa nel volantino, di cui comunque nessuno ha capito nulla.
Curiosità num.2: le stesse cose le ha dette un’altra mente illuminata, Gad Lerner. E’ un caso? Chi lo sa? E, detto inter nos, che ce ne frega?
Insomma, torniamo al punto di partenza: ma qualcuno l’ha letta questa proposta di riforma costituzionale?
Io faccio parte di quei pochi infelici che l’hanno letta e mi limito qui a riassumere, senza un ordine preciso, alcune delle molteplici ragioni per votare “No”.
E’ una riforma pasticciata, scritta con quel pressapochismo che ha indignato anche costituzionalisti non necessariamente “di destra” o “di sinistra”, ma ancora dotati di cultura giuridica;
E’ una riforma che assassina le autonomie regionali e uno dei disastri maggiori si vedrà in campo sanitario. Con l’affascinante argomentazione di “dare a tutti i cittadini lo stesso livello di servizio”, i residenti in Lombardia, in Toscana, in Veneto, insomma nelle regioni in cui i servizi funzionano, avranno il privilegio di scendere agli standard calabro-pugliesi. Oppure il brillante duo Matteo Renzi – Maria Etruria Boschi ci deve spiegare come faranno a tirar su il disastro sanitario di alcune regioni. Se ci sarà egualitarismo, potrà essere solo portando tutti al livello più basso. E lo stesso dicasi per il settore scolastico;
E’ una riforma che assassina il diritto del popolo di scegliersi i rappresentanti: dopo aver abolito (si fa per dire) le Province, sostituendole con gli organismi metropolitani, i cui membri sono nominati da lorsignori, ora è il turno del Senato, che sarà pure nominato da lorsignori. A quando i Comuni? Vogliamo tornare ai Podestà?
E’ una riforma che ci lega in modo definitivo, mani e piedi, alla UE, l’adesione alla quale viene di fatto recepita nelle norme costituzionali, visto che si parla di “attuazione delle direttive europee”, senza neanche adombrare la possibilità di discuterle;
E’ quindi una riforma che affossa definitivamente quel poco che restava di sovranità nazionale.
Ho detto: “alcune” ragioni. Ce ne sono tante altre, di cui una non certo secondaria: vogliamo fidarci a occhi chiusi di una riforma proposta dal governo che ha introdotto il frocio-matrimonio in Italia?
Insomma, cosa fare il 4 dicembre lo sappiamo bene: votare NO.
Referendum. Le curiose ragioni del ?Sì? ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana
KYENGE: “VOTARE SI PER AVVICINARE ITALIA AD AFRICA”
In una intervista con una televisione francese, Kyenge spiega nella sua madrelingua cosa è in gioco con il referendum in Italia: votare SI per avvicinare l’Italia e l’Europa all’Africa cambiando l’approccio.
Kyenge: ?Votare SI per avvicinare Italia ad Africa? | VoxNews
REFERENDUM, FRATELLI MUSULMANI INVITANO A VOTARE SI: “IN CAMBIO AVREMO 8 PER MILLE”
Renzi sta per firmare l’accordo con l’UCOII, l’associazione islamica che fa capo all’Arabia Saudita e al Qatar: il braccio armato dei Fratelli Musulmani in Italia. Evidentemente i rolex hanno fatto il loro dovere.
Ovviamente, quando parliamo di Rolex dovete pensare a qualcosa di più ampio. Eccitati per l’accordo in divenire, gli estremisti islamici festeggiano sul web. E invitano tutti gli estremisti islamici a votare SI al prossimo referendum. Una sorta di voto di scambio con l’Italia in vendita. Ergo, il voto per il referendum è anche un voto contro l’8 per mille agli islamici. Chi vota SI, vota a favore dell’islamizzazione dell’Italia.
REFERENDUM, FRATELLI MUSULMANI INVITANO A VOTARE SI: ?IN CAMBIO AVREMO 8 PER MILLE? | VoxNews
Prodi cambia idea e vota SI. Dietro pressioni forti?
di Ruben Razzante
Giocando sulle parole ci si potrebbe chiedere: cui prodest l’endorsement di Prodi? I commentatori politici si interrogano sui possibili effetti ma anche sulle ragioni del sorprendente coming out dell’ex presidente del Consiglio, che, dopo aver sussurrato per mesi il suo “no” alla riforma Boschi, e dopo aver mandato avanti i suoi fedelissimi, ora cambia idea e si schiera con il “si”. Lo fa con tutta una serie di distinguo e di critiche alle modifiche della Costituzione oggetto del referendum del 4 dicembre, ma la sostanza è che voterà “si”, dopo aver lasciato intendere per mesi che avrebbe votato “no” e dopo essersi trincerato dietro frasi di circostanza (“Ormai sono un libero cittadino, non occorre che dichiari il mio voto”, “Mi occupo sempre più di politica estera e non di politica interna”).
Nel fronte del “no” le dichiarazioni di Prodi sono state accolte con freddezza e delusione. I bersaniani gli ricordano che a votare “si” domenica prossima saranno molti dei 101 franchi tiratori che lo impallinarono nella corsa al Quirinale. D’altra parte c’è anche da dire che lui è quasi sempre stato dall’altra parte della barricata rispetto a Berlusconi e D’Alema, entrambi alfieri del “no”.
Ma dietro questa svolta prodiana s’intravvedono nitidamente alcune ragioni tattiche e opportunistiche. Il richiamo delle cancellerie europee, con le quali Prodi intrattiene rapporti consolidati, potrebbe aver giocato un ruolo rilevante. L’influenza di amici come Arturo Parisi o Graziano Delrio potrebbe averlo indotto a rompere gli indugi. E poi, last but not least, l’ambizione del professore di risultare determinante nell’eventuale vittoria del “si” per poter giocare un ruolo da protagonista nel dopo-voto, magari sul fronte dei rapporti tra maggioranza e minoranza dem.
Pare che alcuni prodiani in privato si siano sfogati giudicando inopportuno l’endorsement del loro leader di riferimento. Il diretto interessato lo ha motivato con la necessità di condurre comunque in porto una riforma, sia pure perfettibile e debole, in coerenza con la sua storia personale.
Ma la verità è che la storia personale di Romano Prodi dice anche altro: ministro dell’industria già nel quarto governo Andreotti (1978), ha attraversato le fasi più incandescenti della storia della Prima Repubblica compiendo anche scelte chiacchierate e discutibili, soprattutto quando guidò l’Iri, il colosso delle partecipazioni statali. Senza dimenticare il suo coinvolgimento nel caso Cirio o nel caso delle consulenze Nomisma, o nella vicenda della seduta spiritica sul caso Moro, o, ancora, negli scandali Telekom Serbia o nelle voci di suoi presunti rapporti con il Kgb. Tutte vicende, sia ben chiaro, dalle quali Prodi è uscito senza condanne, ma che pure hanno gettato ombre sul suo operato di politico.
Ecco perché la sua conversione al “si” in vista del voto di domenica prossima non fa che consolidare l’idea che da quella parte si siano coagulati gli esponenti dell'establishment (non si dimentichi il ruolo decisivo pro-Renzi da parte dell’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, vera cerniera tra la prima e la seconda Repubblica), interessati a salvare l’attuale quadro politico per ragioni non sempre limpide e lineari.
Prodi cambia idea e vota SI. Dietro pressioni forti?
L'11 ottobre del 2002 Renato Altissimo compare come testimone al processo SME. Racconta che nel 1986 aveva detto a Romano Prodi, allora presidente dell'IRI, che alcuni svizzeri erano interessati all'acquisto della SME. Ma Prodi gli aveva risposto che non se ne parlava. La Sme era un colosso dell'alimentazione da mille miliardi di vecchie lire e non si vedeva all'orizzonte nessuna privatizzazione. Dopo qualche tempo, però, la SME venne svenduta a Carlo De Benedetti per meno della metà, e cioè per 497 miliardi. Allora Altissimo chiese conto a Prodi della vendita. "Perché Romano? Perché hai venduto una cosa che valeva mille ad appena quattrocentonovantasette?"
Risposta di Romano Prodi, agli atti nei verbali della deposizione di
Altissimo al Processo SME:
"Perché Carlo De Benedetti ha un taglio sul pisello che tu non hai."
"Come? Scusa puoi ripetere?"
"Perché Carlo De Benedetti ha un taglio sul pisello che tu non hai."
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La percentuale del 20% abbondante dei votanti alle ore 12 è una percentuale da paura.
Putìn fino al Marocco sempre più vicino.
L'itaglia unita ha fatto il suo tempo.
Non per nulla ho intitolato: la Libia: un'opportunità per la Padania?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

