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  1. #2641
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    ho paura che invece è quello che succederà a noi padani, dato che il debito (tra nuove mancette pre-elettorali, assistenzialismo di routine e "emergenze" migranti) esploderà ancora di più e i soliti ciula "saranno chiamati" a rispondere
    Non siamo più abituati a combattere è questo il problema .Il male parte dall'avere accettato gli itagliani tra noi , ci siamo autocastrati .
    Colpa pure della cultura del lavoro che porta a ragionare per schemi e rende incapaci di vedere il futuro .In famiglia i miei credono ancora alla pensione per la mia generazione ,tirano fuori frasi "stai attendo a quello che pensa la gente " .
    Cosa vuoi che me ne freghi ? Vivo in mezzo a dei cattocomunisti senza essere dei loro . Se si cade in disgrazia , credere che conti l'essersi conformati ti salvi o conti qualcosa , se non sei dei loro ,è da folli .
    Che popolo di beoti sono i padani .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #2642
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Nord e Sud, scopri le differenze
    lindipendenzanuova.com/nord-e-sud-scopri-le-differenze/

    di ROMANO BRACALINI – Non occorreva quel disastro ferroviario in Puglia per capire come la burocrazia meridionale,con annessi servizi essenziali quali le ferrovie, sia incapace di gestire un paese moderno. Del resto non avremmo l’amministrazione pubblica più scalcinata d’Europa se la maggioranza di essa non provenisse dalle province meridionali.
    Fu nel primo ventennio dell’unità, con la riforma Cerboni del 1877, che la famelica burocrazia meridionale, con i favori dei partiti della Sinistra storica, andata al potere l’anno prima, diede l’assalto agli organi dello stato sostituendo gradualmente l’onesta burocrazia subalpina; e da quel momento non ci fu più limite al clientelismo e alla corruzione.
    Lo scrittore lombardo Carlo Dossi testimonia che nei ministeri romani si rubava di tutto: dalla cancelleria agli orologi a pendolo. A oltre un secolo e mezzo dall’unità, su un fatto si può concordare: che l’Italia così com’è non può durare.
    Il Nord gallo-cisalpino è stanco di sovvenzionare un Sud inconcludente e passivo, che consuma più di quanto produce e dilapida i capitali in un quadro impressionante di corruzione e degrado. Interessi contrapposti tendono fortemente alla rottura dell’unità. Giovanni Sartori, con la consueta franchezza e onestà, ha scritto sul Corriere della Sera: “L’Italia è sempre stata divisa tra un Nord più ricco e pulito e un Sud clientelare e povero”.
    Dal Sud proviene la maggioranza dei prefetti, dei magistrati, dei questori e dei questurini, carabinieri, militari di carriera; ed è il Nord a finanziare i mediocri servizi che essi rendono alla comunità. Secondo una indagine Lapolis-Demos-Limes il 60,8 per cento degli abitanti del Nord ritiene che il Mezzogiorno sia “un peso per lo sviluppo del paese” e la metà degli abitanti della penisola ritiene che “l’Italia non sarà mai una Nazione unita perché ci sono troppe diversità economiche e culturali”. Tutte ragioni, che insieme alla debolezza del carattere e allo spirito di divisione, ereditati dai secoli, hanno impedito un’idea comune di Italia, mentre, al contrario, cresce, al Centro-Nord, il senso di appartenenza territoriale.
    Due Italie contrapposte e uno stato, specie al Sud, quasi inesistente in cui predominano le camorre, le mafie e le clientele sostituite alla sovranità della legge.
    Un paese per metà europeo e per metà levantino, dove non funziona nulla (treni, poste, burocrazia).
    Se l’Italia è tra i paesi dell’Europa occidentale ad avere la più alta quota di immigrati stranieri (in gran parte irregolari), la ragione non è nelle prospettive offerte, che restano limitate, ma nell’incapacità dello Stato ad amministrare un simile fenomeno in caotica e costante crescita senza regole: ed è questo un altro motivo di disaffezione e di polemica per una vasta opinione che al Nord spera nel federalismo politico ma non abbandona l’idea della secessione.
    E tuttavia il divario crescente equivale già a una forma di secessione mascherata.Ma non è tanto il divario economico e morale che preoccupa i centralisti unitari quanto la tenuta dell’unità ad ogni costo.
    Qualche tempo fa su Repubblica,Eugenio Scalfari, di cui non sono un mistero le idee vetero-nazionaliste e lo spirito imperiale e razzista manifestato-lui calabrese-durante il fascismo,avvalorando il timore che il federalismo (tradotto in “localismo”, come si trattasse della stessa cosa) manderebbe in frantumi l’Italia, ha titolato il suo sermone domenicale: “Ma l’unità del Paese è soltanto un ricordo”.
    Sta di fatto che almeno la metà della popolazione del Centro-Nord non ritiene l’unità un valore assoluto. Ed è stato l’imbroglio unitario,con la coscienza della debolezza politica e statale che è derivata-specie tra gli ammolliti figli di Ausonia – a resuscitare nel paese nostalgie e rimpianti e da ultimo, specie al Nord, un crescente rifiuto, nel quadro della più grave crisi di identità di tutta la storia unitaria.
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    Nord e Sud, scopri le differenze | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #2643
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Prima o poi nekri e terrons arriveranno a disputarsi le poche risorse rimaste , allora qualcuno riderà .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #2644
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Tra le poche risorse rimaste ci sono le nostre figlie e nipoti.
    C'è poco da ridere, purtroppo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2645
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Trenitalia stangata dall'Antitrust: 5 milioni per avere “nascosto” i treni economici sui sistemi di prenotazione
    Trenitalia stangata dall'Antitrust: 5 milioni per avere “nascosto” i treni economici sui sistemi di prenotazione
    di Gi. Fr.
    Maxi multa da parte dell'Antitrust a Trenitalia: la società dovrà pagare 5 milioni di euro per pratica commerciale scorretta, dato che «esclude dai propri sistemi di prenotazione alcune soluzioni con i treni regionali». L'Autortità ha anche deciso per Trenitalia «l'obbligo di informare i consumatori».
    In pratica, a seguito di denuncia dell'associazione dei consumatori, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha accertato che Trenitalia "nasconde" agli utenti che si collegano al sito internet della società per acquistare un biglietto, l'elenco dei treni regionali che pure operano sulle tratte richieste, proponendo solo Frecce o al limite gli Intercity (più costosi dei regionali anche se in genere viaggiano alla stessa velocità o poco meno). Stessa cosa accade a chi fa la stessa ricerca tramite le emettitrici self-service di stazione e la App Trenitalia per smartphone e tablet.
    E nemmeno a dire che la cosa capita raramente. L'omissione - ha accertato l'Antitrust - è sistematica e riguarda «numerose soluzioni con treni regionali (generalmente più economiche), pur trattandosi di alternative sostituibili a quelle invece mostrate, alterando in questo modo la scelta del consumatore». In particolare, spiega l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, «la soluzione di viaggio che prevede un cambio e l'utilizzo di treni regionali non è mai inclusa nei risultati di ricerca e non è altrimenti rintracciabile (se non attraverso la specifica ricerca con l'opzione 'Regionalì sul sito internet), laddove la partenza sia in prossimità di una soluzione che utilizza Frecce e Intercity (l'unica invece sempre mostrata) anche solo di pochi minuti più veloce». Trenitalia, aggiunge l'Antitrust, «non ha in alcun modo informato i consumatori in merito a tale importante limitazione, ma ha anzi utilizzato, sul sito aziendale, la denominazione ingannevole 'tutti i trenì». L'Autorità ha ritenuto «tale pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo e ha irrogato a Trenitalia S.p.a. una sanzione di 5 milioni di euro, pari al massimo edittale».
    Trenitalia, stangata dell'Antitrust: 5 milioni per avere ?nascosto? treni economici su sistemi prenotazione

    Gruppo Espresso, indagine a Roma sugli stati di crisi “falsi”
    Il fascicolo aperto sulla base di un’inchiesta dell’Inps: la società avrebbe incassato provvidenze a cui non aveva diritto
    di Luciano Cerasa
    Il gruppo editoriale L’Espresso entra nel mirino della Procura di Roma. Il sostituto procuratore Francesco Dall’Olio ha aperto un fascicolo per verificare la correttezza delle attività che hanno permesso alle società del gruppo della famiglia De Benedetti di accedere alle provvidenze statali e alle facilitazioni contributive previste dal riconoscimento dello “stato di crisi” nel settore dell’editoria tra il 2012 e il 2015: in questi giorni i finanzieri del Gruppo investigativo sulla criminalità economica e finanziaria del Nucleo di polizia tributaria di Roma stanno acquisendo documentazione e riscontri testimoniali. L’indagine nasce da un’inchiesta interna avviata dall’Inps rivelata, a partire dall’agosto scorso, dai servizi del Fatto.
    Questi i fatti. È maggio del 2016 quando sulla posta elettronica del presidente dell’Inps, Tito Boeri, arriva una segnalazione, per la prima volta debitamente firmata, che denuncia gravi irregolarità nell’accesso alla Cassa integrazione guadagni e ai prepensionamenti del Gruppo Espresso. Dopo una prima verifica positiva, le direzioni competenti dell’Inps cominciano a cercare i primi riscontri che confluiscono in una lettera di segnalazione al ministero del Lavoro, firmata dall’ex direttore generale dell’Inps, poi rimosso dopo un lungo braccio di ferro con il presidente Boeri, Massimo Cioffi.
    La comunicazione parte solo dopo i primi articoli del Fatto che ne anticipavano l’esistenza e i contenuti. Nella lettera che aveva come oggetto “Segnalazioni su irregolarità inerenti a Cigs autorizzata a società Manzoni Spa” si delineava un quadro inquietante: organici aziendali gonfiati pochi mesi prima della dichiarazione dello stato di crisi e personale spostato da una società all’altra per attingere a piene mani alla Cassa integrazione e attivare contratti di solidarietà. E ancora: dirigenti demansionati sulla carta a poligrafici per poterli prepensionare, in qualche caso anche senza l’età giusta.
    In occasione di due operazioni di ristrutturazione l’azienda avrebbe chiesto il riconoscimento di esuberi ma assumendo altro personale poco prima, anche dall’esterno del gruppo. Nella segnalazione Cioffi riportava anche i nominativi di 7 dirigenti trasformati in “quadro” per essere messi in acquiescenza anticipata: secondo gli accertamenti delle direzioni dell’Inps i nuovi lavoratori “assunti” non sarebbero neppure usciti dalle aziende di origine.
    Tra il 2012 e il 2015 sono stati concessi per decreto al gruppo editoriale L’Espresso e alla Manzoni Spa 187 prepensionamenti di poligrafici e 69 di giornalisti, tutti a carico dello Stato e degli istituti di previdenza di appartenenza (Inps e Inpgi), mentre per altri 554 lavoratori sono stati attivati contratti di solidarietà. Il danno che avrebbe subito il solo Inps sarebbe stato quantificato intorno ai 30 milioni di euro.
    Secondo le ricostruzioni fatte finora, già a partire dal 2012 la direzione Inps del Lazio, guidata dall’attuale direttrice generale Gabriella Di Michele, era stata sollecitata più volte dagli organi di vigilanza a verificare le denunce anonime sull’utilizzo indebito della Cig e sul coinvolgimento di funzionari Inps. Nel 2014 la stessa direzione regionale affermava ancora che nulla era emerso di irregolare.
    L’associazione dei consumatori, Adusbef ha presentato esposti alla Procura per presunti, analoghi comportamenti del gruppo Sole 24 Ore. Le ispezioni successive avviate dall’Ispettorato nazionale del lavoro avrebbero, a quanto si apprende, ampliato la portata dei presunti illeciti che, se confermati dalla Procura, per essere attuati avrebbero dovuto comportare il coinvolgimento di funzionari del ministero, dell’Inps e delle associazioni di categoria, datoriali e sindacali.
    Gruppo Espresso, indagine a Roma sugli stati di crisi ?falsi? - Il Fatto Quotidiano



    Gay, islamici e buonisti. Ecco chi controllerà il web
    La lista di associazioni scelte dal ministro Andrea Orlando dovrebbe vigilare contro gli "hater" del web. Diventando così degli sceriffi della Rete
    Rachele Nenzi
    Un elenco di associazioni che diventeranno sceriffi del web. A consegnare la stelletta a onlus di gay, rom e via dicendo è stato il ministero della Giustizia, che ha dato loro l'incarico di scovare i cosiddetti "hater" della Rete.
    L'obiettivo? Sanzionare, denunciare, espellere dai social network quali Facebook, Twitter e via dicendo.
    "A livello nazionale -diceva il ministro Andrea Orlando - abbiamo avviato un tavolo di lavoro con le organizzazioni non governative per stimolare la nascita di un soggetto, non pubblico e non statale che, in alleanza con le piattaforme, possa costruire efficaci contronarrative rispetto alla propaganda d' odio".
    La lista delle Ong che dovrebbero fungere da nuovi sceriffi sono molteplici, in totale 51. Ci sono Amnesty international, l'Unione forense per la tutela dei diritti umani, la Comunità Sant' Egidio, l'Unione delle comunità islamiche italiane, la Confederazione islamica italiana, la Comunità religiosa islamica italiana, il Centro islamico culturale d' Italia. Ma non è tutto. Non potevano mancare ovviamente le associazioni gay: Arcigay, Arcilesbica, Rete Lenford, circolo Mario Mieli, associazione Gaynet, circolo Pink di Verona. Tra le altre spunta però anche l' Associazione 21 luglio, una associazione nata per far rispettare i diritti dei rom. E che tanto si spende per dire che i nomadi vogliono integrarsi.
    Gay, islamici e buonisti. Ecco chi controllerà il web - IlGiornale.it

  6. #2646
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Indagati Carabinieri accusati di violenza da due studentesse americane - Toscana - ANSA.it

    Carabinieri chiamati ed intervenuti per sedare disordini fuori da un locale.
    Sembra la più cinica delle barzellette.
    Pare sia realtà.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2647
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Boldrini: "Parlamenti forti sono antidoto contro populismo"

    Forse sarebbe il caso di ricordare a madama che i parlamenti sono composti dai rappresentanti eletti da quei popoli.
    E che di forti bastavano quelli sovietici.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2648
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Indagati Carabinieri accusati di violenza da due studentesse americane - Toscana - ANSA.it

    Carabinieri chiamati ed intervenuti per sedare disordini fuori da un locale.
    Sembra la più cinica delle barzellette.
    Pare sia realtà.
    Non stento a crederlo, mai piaciuti i carramba, non posso dimenticare che durante la prima guerra erano loro a fucilare i "disertori"...

    ps: cmq la notizia cade a fagiuolo in vista della pagliacciata del generale Pappalardo (ex generale dei carabinieri) a Roma lunedì prossimo...

  9. #2649
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    I pulotti sono anche peggio.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #2650
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Tra le poche risorse rimaste ci sono le nostre figlie e nipoti.
    C'è poco da ridere, purtroppo.
    Ma qualcuno riderà , non sarò io ma chi la maggioranza ha riverito , mai attaccato o voluto contrastare .le colpe dei padri ricadranno sui figli .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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