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  1. #2651
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Allarme degli oncologi italiani: "I nostri reparti sono intasati dai clandestini" - Il Populista

    Ustia, ci sono arrivati!

    Basta recarsi al pronto soccorso, uno qualunque, o avere bisogno di un ricovero per conoscere questa triste realtà.
    Da anni.
    Sempre prima i cuculi.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #2652
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Da anni.
    Oltre a pagare pure per loro, ci dobbiamo mettere dietro nella coda.
    Come da sempre con i terroni.
    Ma ricordati che l'ospedale oggi come oggi è meglio evitarlo...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #2653
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Da anni.
    Oltre a pagare pure per loro, ci dobbiamo mettere dietro nella coda.
    Come da sempre con i terroni.
    Ma ricordati che l'ospedale oggi come oggi è meglio evitarlo...
    Ed in futuro sarà anche peggio .
    Parte che , visto gli esiti su di me della medicina ufficiale , forse non è del tutto un male .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #2654
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Pizzarotti il borbonico
    Adesso nel centro di Parma ci sono le fioriere anti terrorismo, ma non si capisce come potrebbero bloccare eventuali furgoni coranisti
    Parma è città borbonica, in senso stretto (durante il Ducato, fra Sette e Ottocento), in senso lato (cfr. alcune accezioni di alcuni vocabolari) e ora anche in senso caricaturale. Pizzarotti ha preso una decisione degna di un sovrano borbonico parodizzato dalla malevola storiografia piemontese: ha dato ordine di “fare ammuina”. Ossia di fare confusione per fingere una potenza che non c’è.
    L’ammuina, l’agitarsi a vuoto nella speranza che il nemico ci caschi e si spaventi, al tempo del re Ferdinando si vuole fosse compito della marina militare mentre al tempo del sindaco Federico è compito delle fioriere comunali. Piazzate in Strada Farini e in Strada Cavour a dichiarato scopo antiterroristico e però giustamente distanziate per non impedire il passaggio dei camion delle consegne e dei rifiuti. Le suddette fioriere non si capisce come potrebbero bloccare eventuali furgoni coranisti (anch’essi muniti di sterzo, anch’essi più stretti dei varchi per i mezzi autorizzati), non si capisce se devono essere interpretate come un altro insulto all’intelligenza del contribuente oppure come l’inconscio ritorno a una buffa tradizione di inefficienza dinastica. Al lettore la sentenza.
    Pizzarotti il borbonico - Il Foglio

    Fare soldi. I segreti del Codice Appalti
    di Antonio Amorosi
    Doveva essere una rivoluzione portata dal Pd, dal duo Graziano Delrio-Matteo Renzi. E lo è. Ecco il Nuovo Codice degli appalti, i quasi 220 articoli più commi, sovra e sottocommi che raccoglie contratti e appalti pubblici in Italia. Prima è arrivato lo schiaffo a Raffaele Cantone, ridimensionando i poteri dell’Anac, l’Anticorruzione, che doveva intervenire per macroscopiche irregolarità senza aspettare le lungaggini della giustizia e adesso non può più farlo, poi i ritardi nella firma del presidente Mattarella, e infine la versione corretta. Il Codice dopo 966 emendamenti parlamentari più quelli degli ordini professionali, degli enti giurisprudenziali e pubblici coinvolti, dovrebbe andare in Gazzetta ufficiale a ore, se non ci sono altre integrazioni del governo all’ultimo minuto. Ecco i nodi più spinosi.
    1) Il dedalo. La buona prassi richiede, e ancor di più per una materia così a rischio di corruzione e manipolazione, che le norme siano poche, chiare, non in contraddizione tra loro, poco interpretabili e non scritte in un linguaggio cripto-ottocentesco. Ma qui vale il contrario. I redattori sono riusciti a scrivere anche periodi lunghi 27 righe senza mettere mai un punto. E’ un labirinto in cui l’interpretazione la fa da padrona.
    2) Come si fa? Boh! Gli articoli dal 21 al 27 si occupano di come si fa l’opera pubblica (pianificazione, programmazione e progettazione). Ci si aspetterebbe poi una descrizione precisa dell’iter realizzativo dell’opera. Non c’è niente. In più per molte parti si viene rimandati ad altre linee guida o a decreti attuativi che definiranno le azioni da compiere per rendere efficace il Codice. Aiuto!
    3) La responsabilità solidale. Il principio per cui se il dipendente di una ditta in subappalto non viene pagato dal datore di lavoro può rivalersi sull’impresa iniziale che ha subappaltato. La Cgil ha minacciato un referendum se il governo non la introduceva. Il governo Pd lo ha fatto (art. 50 e 53), ma nei limiti in cui il subappaltatore fa accedere ai propri dati contabili l’impresa da cui ha ricevuto i lavori, consentendole così di esercitare un potere di controllo. Comunque la pensiate sulla responsabilità solidale, il principio resta un’opzione. Se per un motivo tecnico, e si trova sempre, chi esegue il lavoro non fa avere la documentazione all’appaltatore la responsabilità non esiste. Nel caso di conflitti, liti tra le parti, segretezza e simili neanche a parlarne. Ma intanto la Cgil fa finta di crederci.
    4) Per le manutenzioni che ci frega del progetto esecutivo!? L’esecuzione dei lavori di manutenzione di un’opera può prescindere dalla redazione e approvazione del progetto esecutivo della stessa. Fa eccezione se la manutenzione riguarda il rinnovo o nella sostituzione di parti strutturali dell’opera. Ma anche le manutenzioni che non sono di parti strutturali di un’opera possono ammontare a cifre copiose. La decisione è incomprensibile.
    5) Cosa non si fa per gli amici. Per gli appalti di un valore inferiore ai 40000 euro (art. 93) «è facoltà» delle stazioni appaltanti non richiedere alcuna garanzia nella realizzazione dell’opera. Saranno le pubbliche amministrazioni a valutare, caso per caso, se richiedere o meno la garanzia fideiussoria alle imprese che realizzano i lavori. La discrezionalità potrebbe essere tale da far si che all’impresa «amica», vicina alla maggioranza che amministra il Comune o l’ente, non si chieda nulla. All’impresa comune o «nemica» si chieda ogni cosa, mettendo ogni tipo di bastone fra le ruote.
    6) Non ci interessa chi realizza l’opera. Viene eliminato l’obbligo per l’appaltatore di indicare una terna di subappaltatori, al momento della presentazione dell’offerta. Col nuovo Codice sarà la stazione appaltante, di volta in volta, a stabilire se l’anticipazione dei nomi dei subappaltatori sia necessaria oppure no. Anche qui la discrezionalità è massima.
    7) Le varianti in corso d’opera fanno fare i soldi. Le varianti sono il classico sistema utilizzato per far lievitare i prezzi di un’opera. Si vince l’appalto con una cifra iniziale ma poi durante i lavori accadono tanti eventi imprevisti. Ci sono casi in cui il prezzo dell’opera, per milioni di euro, è lievitato di 4 volte il valore iniziale. Le varianti sono valide, spiega il Codice (articolo 188), solo se non superano il 10 per cento del valore del contratto (appalti di servizi) oppure il 15 per cento (lavori vivi). Le cose, però, cambiano per appalti pubblici di importo pari o superiori alla soglia comunitaria. La soglia comunitaria massima di ogni opera è di 5,2 milioni di euro. Sono ammesse le varianti in corso d’opera il cui valore ecceda il 10 per cento. Inizialmente, se le cose non quadravano, doveva controllare l’Anac e dare un responso entro 30 giorni ma ora, con lo stop a Cantone, è previsto che l’Anac intervenga tramite contraddittorio. Con poco personale e senza la possibilità di sanzionare come nella prima versione del Codice (cioè senza aspettare i giudici) quali potranno essere i risultati?
    8) Paghiamo sempre noi. Ecco la nuova versione del project financing all’italiana. Il project financing è un sistema di realizzazione delle opere nato nella cultura anglosassone. L’ente pubblico non ha il denaro per realizzarle? Lo fa il privato che ne gestirà l’attività per anni facendosene pagare l’utilizzo. Nella vulgata italiana il project financing però non è mai stato così. Ha sempre pagato il pubblico. Lo Stato (o l’ente pubblico) prestava garanzie di copertura alle banche che anticipavano la liquidità. Si è solo finto che lo facesse il privato. Ma viste le ruberie riscontrate negli anni si era corso ai ripari. La formulazione iniziale del Codice prevedeva che il contributo pubblico non superasse il 30 per cento del valore complessivo dell’opera. Il governo ora lo porta al 49 per cento. Siamo punto e a capo. Basta poi qualche variante in corso d’opera e il gioco è fatto.
    9) La legalità è un optional. I requisiti di rating delle imprese, che contiene l’affidabilità e la mancanza di condanne, non sarà più obbligatorio ma volontario. Premierà i «migliori» in gara, valutando la capacità di rispettare tempi e costi di esecuzione, oltre alla vocazione al contenzioso nei precedenti contratti.
    10) E’ l’emergenza bellezza! In caso di terremoti, calamità e motivi straordinari gravi, si potrà, come sempre, aggirare tutte le norme del Codice (art. 163). E anche per violazioni palesi, i relativi controlli da parte della pubblica amministrazione appaltante saranno effettuati solo a cose fatte entro 60 giorni dalla conclusione del contratto. Solo a quel punto ci si potrà rifare sulle imprese nel caso abbiano violato le norme.
    Fare soldi. I segreti del Codice Appalti « www.agerecontra.it

  5. #2655
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2656
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    è sempre stato così ... l'unica cosa che è cambiata che prima (dopo il "fatidico" giorno) si scatenavano le crisi di governo ...

  7. #2657
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    è sempre stato così ... l'unica cosa che è cambiata che prima (dopo il "fatidico" giorno) si scatenavano le crisi di governo ...
    L'idagliano è incapace di cambiare .In questo è unico .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #2658
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    L'idagliano è incapace di cambiare .In questo è unico .
    E come potrebbero cambiare quando si ritengono i migliori del mondo.

  9. #2659
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta



    Invece lo sanno bene. Lo sanno e conoscono il buonismo imperante in europa, quindi i cavilli giuridici, sanno che anche grazie agli avvocati sono pronti a difenderli come tutte le altre organizzazioni umanitarie e affini.

    I discorsi della signora sono basati sulla poca considerazione verso di loro e sulla poca conoscenza. Così facendo si crea un buonismo maggiore il quale porta ancora maggiormente a perseverare sulla propria strada, tanto non vi è colpa perché non vi è conoscenza. Loro se la ridono perché conoscono bene cosa fanno.

  10. #2660
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L'ignoranza della legge non è ammessa!
    Nè tanto meno quindi una giustificazione.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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