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  1. #2751
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    .
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2752
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    IL GIUDICE E IL KILLER DI MONOPOLI
    In nome del reato che non c'è più
    Hai ammazzato uno? Eh, sei un ragazzaccio. Via, per questa volta scriverai alla lavagna cento volte «cosi' non si fa». Ricordate quel che successe a Monopoli, in Puglia, il 2 maggio scorso? Un minorenne aveva spintonato giù da una scogliera sul lungomare un paio di pensionati, Giuseppe Dibello (settantasette anni) e Gesuino Aversa (settantacinque). I due anziani erano finiti in mare (era buio). Il secondo si era salvato a stento riuscendo a guadagnare la riva. L’altro aveva battuto la testa su una roccia ed era morto annegato.
    Omicidio volontario? Parrebbe di si', ma dice la legge che ci vuole il movente. L’omicida non era solo, era con un quindicenne. Che era stato denunciato solo per omissione di soccorso. Si', ma il movente? Non c’è. Una bravata. Che bravi. Poverino, dice il suo avvocato che l’omicida «voleva solo fare uno scherzo, un bagno fuori stagione all’anziano». E che, volete punire uno per uno scherzetto? Si', ma –dirà qualcuno - c’è scappato il morto. E che vuoi che sia, – dice il giudice - chi muore giace e chi vive si dà pace, non vorrai rovinare per sempre un ragazzino… Ma – insiste il qualcuno - quello è morto, e neanche serenamente: s’è spaccato il cranio sugli scogli ed è pure annegato, è una brutta morte. Ma si', quisquiglie & pinzillacchere, direbbe Toto', non sottilizziamo: la legge non deve punire ma recuperare; il morto non si puo' recuperare ma chi l’ha ammazzato si', ergo…
    E poi, non dobbiamo essere senza cuore, l’assassino ha solo diciassette anni. Pensa un po’, qualche mese ancora e sarebbe stato maggiorenne. Certo che il morto è proprio sfortunato, neanche la soddisfazione di vedere (da lassù) il proprio esecutore in galera. Eh, tutti hanno diritto a una seconda chance, anche un quasi adulto che uccise un pensionato e ne feri', pare gravemente, un altro. Il giudice dei minori (quello ha diciassette anni, non diciotto: dura lex sed lex) è stato paterno. Non ha riscontrato, bontà sua, l’omicidio aggravato dai futili motivi («..un bagno fuori stagione…»), non ha redarguito l’imbecille urlandogli in faccia: non lo sai che se butti giù tuo nonno da una scogliera lo ammazzi? No, si è intenerito per la povera creatura che voleva solo far fare «un bagno fuori stagione» a un vecchietto senza neanche assicurarsi che quello sapesse nuotare.
    E gli ha appioppato nientepopodimenoché – udite, udite - tre anni di scuola, sano sport e volontariato. Poi, in un soprassalto di severità, ha aggiunto che in questi tre anni deve avere buoni voti. Se farà cosi', dice il Corsera che «vedrà cancellata definitivamente la sua colpa che altrimenti avrebbe configurato il reato di omicidio e si sarebbe tradotto in una condanna pesante. Viceversa, potrà tornare a una vita normale; libero e senza macchia». E giustizia è fatta.
    Tre anni di scuola. Un calcolo: se quello ha diciassette anni, fa la quarta superiore, dunque due anni sarebbero non di scuola ma di università. A meno che non sia già ripetente, cosa probabile. Insomma, neanche una sberla, neanche un buffetto, neanche una tirata d’orecchi. «O gran pietà dei cavalieri antiqui…», declamava il Tasso: togliete «cavalieri antiqui» e mettete «giudici moderni». O italiani.
    Ora, poiché il caso del tribunale barese non è unico, si possono tirare le somme sulla strategia di fondo (meglio: filosofia) della magistratura nazionale post-sessantottina: omicidi, rapine e stupri sono ormai derubricati a «reati minori»; anzi, non sono neanche più reati, bensi' bravate degne di ogni attenuante specifica e generica, da trattare con la massima indulgenza anche perché cosi' non si intasano le carceri. Queste ultime, invece, devono avere tutto il posto che serve per i reati finanziari, quelli contro il fisco e quelli ideologici: su queste devianze il rigore della legge si abbatterà con tutta la sua possanza anche preventiva, perché lo Stato è Dio e il politicamente corretto è il suo verbo; da che mondo e mondo la lesa maestà divina è stata trattata con la severità massima. Abbiamo detto ideologici? Si'. Se l’omicida di Monopoli avesse perpetrato il suo «scherzo» ahimè funesto indossando una maglietta con su stampata la faccia del Duce gli avrebbero dato l’ergastolo. Dopo avere ingoiato la chiave.
    In nome del reato che non c'è più - La Nuova Bussola Quotidiana

    L’amore tra Bonino e Tabacci fa nascere una nuova figura mitologica: l’accattocomunista
    Eccovi la comunicazione veloce di una scoperta incredibile
    Bonino, Tabacci e Venere.
    È amore improvviso tra la leader radicale e il cattolico progressista. Una storia strappalacrime, che assume, però, più i contorni di una pecionata francamente evitabile. Un’incredibile storia d’amore, Via col senno.
    Una pecionata solidale, anche se, a giudicare dalla crociata civile che toglie il sonno agli italiani, e li fa riscoprire tutti rivoluzionari, quella sui sacchetti biodegradabili per intenderci, un pochino ce la meritiamo.
    Bonino abbraccia Tabacci e succede la magia. Una di quelle antiche. Dal gusto vintage, che ti ricorda che di biodegradabile, in Italia, in realtà non ci sono i sacchetti a 0,01 centesimo al pezzo, ma gli italiani, che si sciolgono nella propria natura. Doppio, triplogiochista, svergognata, immatura, sempre in vendita, che sia un 8 settembre, un vitalizio, o una poltroncella in una delle legislature (future) più incasinate della storia, che rischierà di nascere morente. L’importante è farcela, l’importante è esserci.
    Ma non tutti i mali vengono per nuocere, in quanto da questo Tabaccificio, in cui qualcuno ha fumato, sì, decisamente, e possiamo facilmente immaginare chi abbia portato il fumo, nasce qualcosa. Oltre ad una nuova coalizione politica (l’una salva l’altra; poiché, come è ben noto, Tabacci e il suo movimento, vanno in soccorso della Bonino e della sua +Europa, che non aveva i presupposti necessarie per arrivare a candidatura, scongiurandole il rischio di non poter presentare la lista alle prossime elezioni. Per approfondire per bene), ecco una figura mitologica mai avvistata prima. L’unione satirica tra Tabacci, cattolico progressista (leggasi anche fariseo cacciato dal Tempio da Gesù), ed Emma Bonino, non esattamente allineata fervidamente ai crismi del Vangelo, e un po’ troppo vicina alla pratica dell’aborto, insomma due mondi distanti anni luce che neanche il Nazareno poteva concepire (non il Signore, il patto…), fa nascere una nuova figura mitologica, metà umana, metà poltrona: l’accattocomunista.
    Evolve, quindi, il cattocomunista, nascente dalla Sacra immagine del sinistrato moderno che si fonde con quella del cattolico moderno, tutto progressismo e migranti; in cui Gesù ha, guardacaso, sempre una guancia sola, quella che volge alla tolleranza, all’accoglienza, al superamento di ogni istinto di conservazione, e dell’origine stessa del Credo e della Fede.
    Un cattocomunista innovativo, d’acchitto, forse d’accatto. Che piglia quello che serve, sempre in nome di altissimi valori civili.
    Ora manca solo il battesimo, laico e sacro, dell’accattocomunista. Laico, con l’ingresso tra le fila del Parlamento, e sacro, con il benestare di Papa Francesco, uno che di progressismo se ne intende. Bonino, Tabacci, Bergoglio. Quel nuovo che avanza. Che avanza così tanto, che rischia di andare a male.
    Ci serviva. Oh, sì. Serviva assistere ad un altro incredibile scempio figlio della peggior superificialità politica. Tanto, dimostrare un pizzico di dignità agli italiani, ormai, non interessa più a nessuno. Meglio aprirsi, in fretta, a qualche inciucio, che fra due mesi si vota. Meglio seguire la strada dei Santi laici che ora, guarda caso, si sono chiamati fuori: San Verdini e Sant’Alfano, per citarne solo un paio.
    Della nascita di questo team politico, immaginiamo quanto sia felici i giovani italiani, poi. Quelli di cui sette su dieci non andranno alle urne (La Stampa, ragionando su più dati statistici). Ah, che goduria. Una festa, quella della politica italiana, in cui i nostri ragazzi non sono mai invitati. Senza esempi tangibili, senza riferimenti costruttivi, che possano stimolare il corpo (sociale) morto dall’apatia, dal nichilismo, dall’esterofilia. Non è (sempre) tutta colpa loro.
    E chissà quanto si farà intrigrante questo Tabaccificio, per i milioni di italiani a rischio povertà, per le partite Iva che un figlio se lo possono solo sognare. E quanta garanzia darà ai disoccupati, alla rivalutazione dell’italianità, della cultura di questo Paese.
    C’è chi si caverebbe un occhio per non far candidare Casa Pound, nonostante abbia tutte le carte giuridico/istituzionali per farlo, – al di là di ogni eventuale risultato -, che si ingoierebbe una bottiglia di olio di palma per sciogliere quel movimento, nonostante abbia tutte le carte giuridico/istituzionali per farlo; ma se ti mancano le firme, perché il tuo movimento non desta interesse, come nel caso di +Europa di Emma Bonino, non c’è problema di rappresentanza: ti salva Tabacci.
    E sono baci e abbracci. Sempre in democrazia, s’intende…
    L?amore tra Bonino e Tabacci fa nascere una nuova figura mitologica: l?accattocomunista ? Il blog di Emanuele Ricucci

  3. #2753
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La Carmen che non muore non piace a nessuno tranne che a Nardella. E fa ridere molti
    Non è solo l'interpretazione politically correct che scatena l'ironia dei social. Ci si è messa anche una pistola che fa cilecca
    L'idea del regista Leo Muscato di aprire il Maggio Fiorentino con una Carmen in cui l'eroina di Bizet non muore accoltellata da Don Jose, ma lo uccide a pistolettate non è piaciuta veramente a nessuno se non al sindaco di Firenze, Dario Nardella, che è prontamente stato travolto da una salva di fischi ancora più violenti di quelli partiti dalla platea del teatro.
    Una situazione paradossale, come racconta il Corriere, perché cantanti e musicisti sono stati applauditi con calore, mentre l'allestimento - ambientazione in un campo rom e finale rivisitato - ha creato un'ondata di indignazione che è sconfinata sui social e ha trovato eco sui giornali.
    In scena il fato ci ha messo del suo: la pistola si è inceppata proprio nel momento clou, quando Carmen, sovvertendo il libretto, doveva prendersi una storica rivincita su milioni di volte in cui è finita ammazzata. Così Don Jose è venuto giù morto stecchito da un colpo sparato - quantomeno - con il silenziatore. E le risate del pubblico non hanno mancato di sottolinearlo.
    Dario Nardella

    @DarioNardella
    Come Presidente del @maggiomusicale sostengo la decisione di cambiare il finale di #Carmen, che non muore. Messaggio culturale, sociale ed etico che denuncia la violenza sulle donne, in aumento in Italia.
    Ecco come i giornali hanno commentato la scelta di Muscato sostenuta da Nardella.
    "L’idea che si riescano a modificare le pulsioni degli esseri umani semplicemente cambiando i finali delle opere liriche spalanca scenari affascinanti. Trasportata nel magico mondo di Nardella, d’ora in poi la Tosca, invece di precipitare da Castel Sant’Angelo, si limiterà a planare con il paracadute sopra un convegno della Boldrini. E davvero qualcuno vorrebbe ancora vedere versato il sangue innocente della Butterfly? Che sia lei a sgozzare Pinkerton, imperialista americano senza cuore. Per salvare la vita a Manon Lescaut basterà il reddito di cittadinanza. Quanto alla gelida manina di Mimì, ci andrei cauto con la reiterata richiesta di riscaldarla. Si configura il reato di molestie e l’insospettabile Rodolfo, in combutta con Weinstein e Kevin Spacey, rischia di venire arrestato sul palco dalla Buoncostume Democratica".
    Corriere della Sera
    "Se l'obiettivo è il politicamente corretto, non si capisce perché Carmen, invece di ribaltare il femminicidio, non si sia rivolta all'avvocato Giulia Bongiorno o perlomeno alle Iene (...) Sono temi così per l'arte. Siccome non sappiamo cambiare il presente, cambiamo il passato, soprattutto il più glorioso. E non solo"
    Mattia Feltri - La Stampa
    L'ultimo delirio femminista? Cambiare il finale dell'opera Carmen: lei, stravolgendo la storia e la storia della musica, non deve morire. E così è stato: l'opera di Bizet è stata modificata dal regista Leo Muscato. Il finale, dunque: la pistola di Carmen si inceppa, niente sparo e niente morte. La follia è andata in scena all'Opera di Firenze e ha incassato una ridda di fischi dal pubblico. Ma Dario Nardella, super-renziano e sindaco del capoluogo toscano, si è schierato al fianco del regista, compiacendo tutte le Laura Boldrini d'Italia (...) E vi chiedete ancora perché la sinistra non vince mai alle elezioni?
    Libero
    Pronti a cambiare Giulietta e Romeo per combattere il suicidio, figurarsi nell’Otello per scongiurarne i razzismi ma la vera operazione culturale, sociale ed etica si avrà quando, denunciando la violenza sull’intelligenza, il pur artista Nardella – accompagnato dal suo mentore, Matteo Renzi – avrà meritata assegnazione di ruolo nella celeberrima gag di Carlo Campanini e Walter Chiari dove la battuta è già blasone (nonché password dell’intero Giglio Magico): “Vieni avanti, cretino!”.
    Pietrangelo Buttafuoco - Il Foglio
    https://www.agi.it/spettacolo/teatro...ws/2018-01-09/

    L'INDISCREZIONE CHE CAMBIA TUTTO
    Matteo Renzi, la bomba-banche sul voto. La telefonata registrata di De Benedetti: "Mi ha detto che si fa..."
    "Ho parlato con Matteo Renzi, mi ha detto che passa". Poche parole, quelle di Carlo De Benedetti all'operatore finanziario che cura i suoi investimenti in Borsa. Una telefonata registrata e finita agli atti dell'inchiesta per insider trading, avviata 3 anni fa su segnalazione della Consob: un macigno giudiziario sull'Ingegnere, ma soprattutto, dal punto di vista politico ed elettorale, sul segretario del Pd. È il Corriere della Sera, con Fiorenza Sarzanini, a sparare la nuova bomba-banche: nel gennaio 2015, 4 giorni prima del decreto del governo sulle Popolari (20 gennaio 2015), l'allora premier Renzi avrebbe rassicurato il patron di Repubblica che il provvedimento sulle banche sarebbe passato. E di conseguenza De Benedetti avrebbe dato mandato di comprare azioni delle popolari, "esclusa Popolare Vicenza", per guadagnarci su. La Consob tre anni fa aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli: si parla di 5 milioni di euro investiti con Romed spa, spiega il Corsera, con un guadagno secco di 600mila euro. Ai magistrati, sia Renzi sia De Benedetti avevano negato di essere entrati nel merito della legge sulle popolari. La telefonata tra l'Ingegnere e il suo professionista finanziario però sembra dire altro. Eccola:
    De Benedetti: Sono stato in Banca d' Italia l' altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto.
    Bolengo: Sì, ehm, però adesso stanno andando avanti... comunque non è...
    De Benedetti: Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle Popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi... una o due settimane.
    Bolengo: Questo è molto buono perché c' è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio città di 30 mila abitanti.
    De Benedetti: Quindi volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le Popolari?
    Bolengo: Sì su questo se passa un decreto fatto bene salgono.
    De Benedetti: Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa.
    Bolengo: Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle Popolari. Se vuole glielo faccio studiare, uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa.
    De Benedetti: Togliendo la Popolare di Vicenza.
    Bolengo: Sì.
    Matteo Renzi, la bomba-banche sul voto. La telefonata registrata di De Benedetti: "Mi ha detto che si fa..." - Libero Quotidiano


  4. #2754
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Un’altra campagna USA sulle interferenze russe in Italia. Perché, però, stavolta è intervenuto Putin?

    Di Mauro Bottarelli , il 12 gennaio 2018 0 Comment


    Siamo un Paese straordinario: è servito che emergesse strumentalmente per una guerra interna fra poteri forti ciò che si sapeva dal 2015 e che Giuseppe Vegas, presidente CONSOB, ha ribadito non più tardi di due settimane fa in Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, per far indignare tutti. Parlo del caso di palese insider trading di Carlo De Benedetti rispetto al colloquio con Matteo Renzi nel quale l’allora premier avrebbe confermato al patron di “Repubblica” il via libera alla riforma delle banche popolare. L’Ingegnere ha avvisato il suo broker, acquistato e guadagnato quello che per lui è l’argent de poche: di fatto, come Gordon Gekko con la “Blue Star Airlines” scagionata per il disastro aereo, poca roba ma un qualcosa di fondamentale da un altro punto di vista. Per il personaggio interpretato da Michael Douglas, testare la fedeltà e la capacità di Bud Fox.

    Nel nostro caso, inviare un bel messaggio ai naviganti: signori, occhio ai colpi bassi in campagna elettorale perché, come recita il poco elegante ma molto efficace modo di dire, qui il più pulito ha la rogna. Le regole di ingaggio, insomma. Certo, il fatto che la Procura di Roma dopo aver archiviato tutto, ora stia indagando per fuga di notizie rispetto alla vicenda è farsesco ed esemplificativo del Paese in cui viviamo ma dubito che, in punta di onestà intellettuale, qualcuno non fosse già conscio da anni del fatto che per De Benedetti valga da sempre il teorema del Marchese Del Grillo, ovvero lui è lui e tutti noi non siamo un cazzo. Quindi, scusate ma il mio giramento di coglioni è limitato. Ormai sono assuefatto al potere e ai suoi abusi, non mi inidgno più. Cerco solo i modo più efficace per combatterlo. O, quantomeno, per rendergli difficile la vita.

    C’è però dell’altro che si inserisce in qualche modo in questo contesto di cristallizzazione del capitalismo di relazione nel nostro Paese, ovvero del cordone ombelicale fra capitale, industria e politica. Ed è questo,

    un sondaggio commissionato da “Piazza Pulita”, relativo come vedete alla quantità ridicola di promesse elettorali già messe in campo da tutti – ribadisco, TUTTI – gli schieramenti. L’80% degli interpellati non si fida. Di niente, né dell’abolizione della legge Fornero, né delle tasse universitarie, né del canone RAI. Niente. Chi voterà, quella gente, allora? Anzi, forse è meglio chiedersi se voterà, stante il disincanto: se no o comunque solo in minima parte, dobbiamo attenderci un tasso di astensione pari a quello che ha incoronato Macron all’Eliseo il 4 di marzo? In effetti, alla prova dei fatti, poco importa. A mio avviso, se Silvio Berlusconi ha ceduto così in fretta alla candidatura di Attilio Fontana al posto di Roberto Maroni alla guida della Regione Lombardia, significa che ha già altri piani in testa. Piani che non contemplano la presenza, sempre più ingombrante e chiassosa, di Matteo Salvini.
    Guardate qui che armamentario al riguardo che è stato prodotto ieri,



    roba davvero da Guinness del primati: davvero la Lega è un pericolo tale per l’establishment, a destra come a sinistra, da giustificare una mobilitazione propagandistica degna di miglior causa? E poi, è un caso che nell’intervista al “Foglio” il buon Maroni utilizzi due aggettivi ontologicamente legati alla Russia, stalinista e leninista? Sul giornale di Giuliano Ferrara? Ora, “La Stampa” non merita nemmeno più commenti ma guardate queste tabelle,

    le quali ci mostrano i trend dei tweets negli Stati Uniti lo scorso anno: come noterete ingrandendo, la questione Russiagate ha un picco solo lo scorso novembre, il mese del patetico mea culpa di Facebook e Twitter per i messaggi e le pubblicità più o meno subliminali che il Cremlino avrebbe fatto filtrare e che avrebbero raggiunto nientemeno che 120 milioni di americani prima del voto presidenziale. Altrimenti, l’argomento non ha minimamente investito i flussi. Come gli italiani non credono alle promesse elettorali, gli americani non si sono bevuti la panzana delle interferenze russe, per quanti sforzi siano stati messi in campo da media e politica, non ultima la Commissione guidata da Robert Mueller che non interroga qualcuno da mesi e che ora cerca pateticamente di smuovere Donald Trump, colpendo la figlia con accuse ridicole.

    La propaganda ha talmente raschiato il fondo da non essere più né credibile, né efficace? Può essere. Ma attenti a questo,

    ovvero al fatto che Vladimir Putin questa volta abbia sentito il dovere di intervenire in prima persona per bollare come bufala l’ennesimo report uscito dal Senato USA, parlando a chiare lettere di tentativo di minare le buone relazione fra Italia e Russia. Non Lavrov o il suo portavoce, non l’ufficio stampa del Cremlino: Vladimir Putin in persona. E non di fronte a chissà quale prova schiacciante ma di fronte, forse, al più patetico e risibile dei tentativi di intorbidire le acque messo in campo finora, visto che il report rilanciato da “La Stampa” come fossero le risultanze finali della Commissione Warren è nulla più che un collage di articoli di stampa, tanto che lo stesso “New York Times” lo ha definito “estremamente partigiano”. Il capo del Cremlino si è rotto i coglioni e ha voluto porre il sigillo dell’ufficialità rispetto al diniego russo verso questa offensiva politica di ingerenza USA verso Stati esteri, alla faccia del Russiagate? Oppure c’è davvero qualcosa di più, che certamente non sono i presunti soldi dei servizi segreti russi alla Lega?

    C’è qualcosa che unisce i risultati del sondaggio di “Piazza Pulita”, al netto che al disincanto demoscopico segua poi davvero quello elettorale e non si caschi come al solito nella trappola del dovere di voto e nella logica del “meno peggio” e l’uscita di Vladimir Putin sul nostro Paese e sulle bugie USA? Che un insieme di cose, non ultimo venti anni di governi indegni e la peggior crisi economica dal 1929, stia davvero facendo temere all’establishment, la vera, grande sorpresa, ovvero un popolo italiano che si sveglia come elettore e smette di farsi prendere per il culo? Che ci sia davvero sentore di rivolta non incanalabile, questa volta? Che si tema davvero un risultato tale di M5S e Lega da porre in essere l’imponderabile, ovvero un dialogo fra i due soggetti, in realtà mai escluso a priori da Salvini e invece bollato come mefistofelico dal berlusconiano Maroni nella sua conferenza stampa di commiato? Sarà un caso che sia accaduto questo,

    ovvero che l’unico uomo che conta davvero in Europa poche ore fa, nel pieno del suo viaggio in Italia, abbia dato vita in conferenza stampa a uno sperticato endorsement di Paolo Gentiloni, di fatto benedicendo la sua azione di governo e bypassando con irritualità senza precedenti non solo il voto degli italiani ma anche le prerogative istituzionali, prima quella del presidente della Repubblica, facendo capire che mantenere l’attuale premier al suo posto sarebbe la scelta migliore in tempi di populismi? Rifletteteci, perché se accadesse, saremmo di fronte al cortocircuito di uno status quo che con la sua arma di distrazione di massa, le mitologiche fake news, ha reso possibile ciò che intendeva evitare. Ammesso che veramente lo volesse evitare e non rendere invece inevitabile, come ci insegna il caso di studio Donald Trump. Rifletteteci.

    https://www.rischiocalcolato.it/2018...uto-putin.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2755
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Le impronte digitali
    Alessandro Sallusti
    Premessa. C'era una volta La Stampa, autorevole e prestigioso quotidiano della casata Agnelli. I piemontesi gli avevano affibbiato il soprannome «la busiarda» (la bugiarda), non perché mentisse ai suoi lettori ma perché dava l'impressione di leggere i fatti secondo l'ottica dei suoi padroni, che erano poi i padroni dell'Italia intera.
    Altri tempi, altri uomini. Da qualche tempo La Stampa ha cambiato editore. Non più gli Agnelli ma Carlo De Benedetti, già proprietario della Repubblica, uno spregiudicato finanziere arrestato per tangenti e collezionista di fallimenti imprenditoriali che di recente ha incrementato il suo patrimonio giocando in Borsa una confidenza dell'allora premier Renzi sulla riforma delle banche popolari (cosa per cui è sotto inchiesta).
    Perché questa lunga premessa? Perché La Stampa debenedettiana, ieri, ha aperto la prima pagina con uno scoop: la procura di Milano ha aperto un'inchiesta sul Milan e su Silvio Berlusconi per riciclaggio (la vendita della società al cinese mister Li). Parliamo di una notizia tosta, un ennesimo grave guaio giudiziario per il Cavaliere, per di più in piena campagna elettorale. O meglio, sarebbe stata una notizia tosta se vera.
    Il fatto è che si tratta di una notizia completamente, totalmente, inequivocabilmente falsa, come si legge in un comunicato della Procura di Milano. Un comunicato articolato e categorico, inedito per fermezza e precisione. Non c'è mai stata né c'è in corso alcuna indagine non solo su Silvio Berlusconi ma neppure sulla vendita del Milan. Per ore il sito della Stampa, che dava in grande evidenza la notizia, si rifiuta di pubblicare la smentita, e quando lo fa la chiosa per confermare, con tono imbarazzato, la veridicità di sue due - non meglio precisate - fonti, ovviamente per noi anonime. Probabilmente si tratta del vicino di casa o del portinaio dei giornalisti autori del falso scoop, perché al palazzo di giustizia tutti, ma proprio tutti, cadono dalle nuvole.
    La domanda quindi è: perché La Stampa pubblica un falso di questa proporzione, per di più essendo stata informata in tempo - secondo alcune ricostruzioni - che si trattava di una bufala preconfezionata da qualche manina furba che ha trovato in giornalisti «così così» gli utili idioti del caso? La possibile faziosità e incapacità dei cronisti non è una risposta sufficiente. Una notizia di questo livello per essere pubblicata, per di più con l'evidenza con cui è avvenuto, ha bisogno di ben altri «via libera». Non sappiamo che cosa il direttore Maurizio Molinari e l'editore Carlo De Benedetti si siano detti in quelle ore, certo è che La Stampa si è prestata consapevolmente a fare da strumento a chi avrebbe voluto azzoppare Silvio Berlusconi alla vigilia delle elezioni. Già, ma chi?
    Non lo so, però leggo in queste ore che Carlo De Benedetti, interrogato dai commissari della Consob per i suoi pasticci in Borsa, si vanta di essere il consulente primo di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi; so che De Benedetti in queste ore è furente per essere sulle prime pagine come possibile protagonista di un reato odioso; so che è uscito di matto quando ha sentito Berlusconi dire di lui: «L'hanno beccato con le mani nella marmellata«; so che sta rosicando nel vedere il suo arcinemico Silvio resuscitare e candidarsi a rivincere le elezioni; so che alcuni dei giornalisti e capi della Stampa coinvolti nella bufala sono suoi fedelissimi. Insomma, ne so abbastanza per vedere, pur non essendo un Ris, delle impronte digitali sul falso in questione.
    E ai colleghi che hanno prestato la loro firma a questa inchiesta (uno dei quali, Paolo Colonnello è addirittura il capo del tribunale dell'Ordine che deve giudicare l'etica dei giornalisti lombardi) chiedo: cosa mi succede se io dico che La Stampa non è più un autorevole giornale ma un covo di giornalisti terroristi, e smentito dai fatti mi difendo sostenendo che me l'hanno detto ben due fonti (anonime) e che quindi la notizia è vera? Caro Paolo Colonnello, un caso del genere come lo risolveresti nel tribunale dell'Ordine dei giornalisti da te presieduto? Voi non siete più la simpatica «busiarda», voi pubblicate notizie false, altro che i depistaggi di Putin a favore di Trump, perché voi, sulla carta, dovreste essere giornalisti, financo se l'editore si chiama Carlo De Benedetti.
    Le impronte digitali

    Carlo De Benedetti, dopo Renzi, banche e bufala su Berlusconi la notizia più brutta: rischia la galera
    I guai di Carlo De Benedetti sono solo iniziati. La settimana caldissima dell'Ingegnere (prima la pubblicazione dei verbali alla Consob sulle frequentazioni con Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, poi la bufala sulla "sua" Stampa dell'inchiesta per riciclaggio su Berlusconi e Milan) è solo l'antipasto di quello che accadrà il prossimo 7 febbraio, a Torino. Quel giorno è in programma il giudizio d'Appello del processo sui morti d'amianto alla Olivetti di Ivrea, che ha visto l'Ingegnere già condannato in primo rado a cinque anni di carcere per omicidio colposo plurimo.
    L'accusa, d'altronde, è la più grave di tutte: De Benedetti nulla avrebbe fatto per bonificare dalle polveri di amianto gli impianti in cui morivano gli operai della Olivetti. Per l'Ingegnere è anche svanita una possibile via di fuga, la prescrizione. Troppi, i morti in ballo (7 ufficiali, 85 i sospetti), per far cadere l'oblio su questo processo. Anche se alla sbarra c'è un padrone delle ferriere.
    Carlo De Benedetti, dopo Renzi, banche e bufala su Berlusconi la notizia più brutta: rischia la galera - Libero Quotidiano

  6. #2756
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L’AVVOCATA ISLAMICA SI PRESENTA IN TRIBUNALE A BOLOGNA COSÌ: ‘VI SFIDO’

    https://voxnews.info/2018/01/18/lavv...cosi-vi-sfido/


    Questa sarà l'itaglia del futuro. Provocazioni ad arte senza scuse. Il gusto della provocazione, il quale in realtà nasconde una supremazia neppure celata sulla supremazia islamica.

  7. #2757
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    L’AVVOCATA ISLAMICA SI PRESENTA IN TRIBUNALE A BOLOGNA COSÌ: ‘VI SFIDO’

    https://voxnews.info/2018/01/18/lavv...cosi-vi-sfido/


    Questa sarà l'itaglia del futuro. Provocazioni ad arte senza scuse. Il gusto della provocazione, il quale in realtà nasconde una supremazia neppure celata sulla supremazia islamica.
    Niente proteste e scandalismi, come invece è stato per la razza bianca di Attilio Fontana.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #2758
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    Predefinito Italia Arlecchino: servi di tutti i padroni

    Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole. Il celebre passo biblico dell’Ecclesiaste ronza nella mente osservando le vicende italiane. Il nostro è un popolo di servitori, inutile illudersi. Lo sapevano i grandi del passato, come Dante (“ahi, serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”), Petrarca e Leopardi nelle accorate quanto inutili invocazioni alla Patria;Nicolò Machiavelli dedicò Il Principe al duca Valentino nel tempo in cui la nostra penisola era campo di battaglia e bottino degli eserciti stranieri.

    Purtroppo, la maschera che meglio esprime il carattere nazionale è quella di Arlecchino, l’infido servitore con un costume rattoppato di mille colori, reso celebre da Carlo Goldoni in tante commedie.

    L’Arlecchino contemporaneo ha superato quello della commedia dell’arte: servo di due padroni l’antico, al servizio di qualsiasi signore l’attuale. E’ cronaca recente l’abbraccio tra Gentiloni e Macron. Il giovin signore francese della scuderia Rothschild non ha concesso nulla alle speranze italiote in materia di immigrazione, chiedere conferma ai disgraziati abitanti della città frontaliera di Ventimiglia invasa da orde di africani respinti inflessibilmente dall’ ex terra d’asilo della liberté, fraternité, égalité.

    Monsieur le président ha incassato la presenza militare italiana nel Niger sotto comando transalpino per difendere l’uranio francese, pardon, per bloccare il terrorismo e chiudere le strade dell’immigrazione. In Italia, dove un ottimo amico di Macron, Vincent Bolloré di Vivendi controlla Telecom Italia – cioè le reti di telecomunicazione – è potuto arrivare ad un passo da sfilare a Berlusconi Fininvest/Mediaset e si è avvcinato pericolosamente a Generali, insieme con il gigante assicurativo Axa.

    Lo shopping bancario è in pieno svolgimento, la Banca Nazionale del Lavoro, che fu banca del Tesoro italiano, è di Parisbas, mentre Crédit Agricole è il settimo gruppo bancario della penisola. Enorme è il peso francese nella grande distribuzione (Auchan, Leclerc, Carrefour) e nell’industria alimentare.

    La nostra politica europea si può riassumere in un continuo cedimento agli interessi altrui. Gli eventi della Libia, con la fine di Gheddafi voluta dalla Francia (Total) e dall’Inghilterra furono un attacco diretto alle scelte italiane in materia energetica.

    Sulla sudditanza nostra agli Usa non sarebbe il caso di spendere troppe parole, poiché risulta impressionante che, a oltre settant’anni dalla fine della guerra e a trenta circa dalla cessazione della minaccia comunista, ospitiamo oltre cento basi americane, a nostre spese e con rilevanti pericoli per la salute dei connazionali.

    Dimenticavamo il servilismo antico della sinistra nei confronti della defunta Unione Sovietica, l’americanismo d’accatto di quasi tutti gli altri e la lunga storia di sottomissione non alla Fede Cattolica, ma agli interessi concreti del Vaticano.

    Niente di nuovo sotto il sole. Arlecchini di lungo corso in cerca di livree, convinti della nostra superiore furbizia, siamo a fine corsa. I servi, alla fine, restano tali. Si liquidano con qualche mancia, una pacca sulle spalle e il disprezzo che merita il lustrascarpe non per necessità, ma per vocazione. “O patria mia, vedo le mura e gli archi. E le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri. Ma la gloria non vedo.” Se Leopardi tornasse, non troverebbe più né le mura né le torri: sostituite dagli outlet, vendute in saldo, privatizzate, o chiuse per cessata attività.

    Fonte: Il Pensiero Forte

    https://www.controinformazione.info/...ti-i-padroni/#

  9. #2759
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Lei non è candidata.
    Ancora.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #2760
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    Predefinito Re: Italia Arlecchino: servi di tutti i padroni

    l'itaglia è così SOLO perché NON esiste e NON è mai esistita
    non ci sarà mai un "interesse nazionale" in quanto non c'è la nazione, ma solo uno stato burocratico e fasullo
    senza questo DOGMA non si potrà MAI capire la storia attuale ne quella degli ultimi 200 anni

    tutto il resto è noia (cit.)

 

 
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