



a ridaje.
non mi puoi paragonare l'avere vitto e alloggio sul posto di lavoro rispetto alla somma di spese incomprimibili (che poi incomprimibili non sono mai. perchè posso andare a condividere per mia scelta un appartamento, ad esempio)
altrimenti torniamo al sistema dei buoni pasto delle miniere appalachiane degli anni 30:
ti do vitto e alloggio e buoni spesa da spendere nel mio emporio.
eh.... vita!




vivevano in dormitori comuni, da 4 o 8 o 16 posti, a seconda della qualifica...diciamo che gli operai di livello più basso, tipo i riggers, vivevano in quelli da 16 posti. ovviamente con aria condizionata.
avevano una mensa, e sale comuni con la TV, giornali etc.
secondo te un rigger, e cioè uno sterratore, in Pakistan dove vive? e in quali condizioni?
lo sai che la prima cosa che ho fatto appena arrivato là è stata imparare l'alfabeto arabo per controllare che i nomi sui visti fossero effettivamente quelli da noi richiesti (avevamo nel periodo di picco 5.000 persone in cantiere sotto nostri visti), in modo da evitare che i P.R.O potessero lucrare inserendo qualche persona non richiesta da noi, farmi firmare il visto e rivenderlo all'interessato per 3.000 dollari?
ho detto 3.000 dollari.....quasi un anno di stipendio...quello era il valore di un visto di lavoro sul mercato nero.
secondo te come mai?
Qu'ils mangent de la brioche.


Cmq la cosa di pigliare un locale o un foresto e pagarlo una miseria rispetto ai nostri standard, è una pratica comune a molte compagnie multinazionali.
In Kazakhstan ero pagato 5-6 volte un mio equivalente di mansione kazako.
Non parliamo poi degli elettricisti indiani, (assunti in massa dall'equivalente dell'ENI del governo di Astana) 800$ / mese per vivere in camere da 4-6, 12 ore di lavoro al giorno per 2 mesi di fila, poi pausa di 3 giorni a terra, poi altri 2 mesi. Eppure facevano la fila per essere lì.
Anche per quanto riguarda la disciplina, noi potevamo permetrerci di infrangere qualche regola senza che nessuno ci rompesse le palle. Indiani e kazaki, a casa alla prima stronzata.
"Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"


Il tuo problema è che tu non valuti il vitto e l'alloggio come componente della retribuzione, probabilmente perchè non composto da sterco del demonio. Fai il conto di quanto costerebbe un monolocale a Dubai ed il vitto a Dubai ed ottieni il salario netto della tata, che probabilmente è molto superiore all'omologa italiana.
Ultima modifica di Immanuel; 30-07-13 alle 00:02
I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.


è il principio degli scafisti, eh.
siccome è disposto a pagare 3000 dollari per venire in italia è giusto dargli 20 euro al giorno per raccogliere pomodori.... che tanto in africa viveva peggio.
mi chiedo perchè in italia siamo così imbecilli da non fare lo stesso.
(ps. dormitori da 16 sul posto di lavoro. e non dubito che i vostri standard fossero migliori di quelli dei cantieri di altre ditte, specie locali)
resta il fatto che a mio avviso mantenere i lavoratori a quelle condizioni (di fatto legati 24h al posto di lavoro) sia ASSOLUTAMENTE sfruttamento
non a caso in occidente tale pratica è vietata.
non oso chiederti quanto valutavate la forza lavoro a livello di commessa.






guarda che anche i dipendenti italiani (tolti quelli che avevano nel contratto la possibilità di portarsi la famiglia, con relativo appartamento in città) vivevano in "case-container" nelle immediate vicinanze del cantiere, veh...io stesso l'ho fatto per mesi, prima di sposarmi. l'unica differenza è che erano camere singole con bagno in camera...ma anche noi lavoravamo 6 giorni su 7 (ufficialmente, in pratica spesso 7 su 7 perchè là è festivo il venerdì, che però in Italia è lavorativo....per cui....)
Qu'ils mangent de la brioche.