
Originariamente Scritto da
Giò
In media i segretari del Partito Nazionale Fascista rimanevano in carica non più di un anno. L'unica eccezione, fino ad allora, era stato il caso di Augusto Turati, in carica dal 30 marzo 1926 all'8 ottobre 1930. Achille Starace fu in carica per troppo tempo e, per un posto come quello di segretario del PNF, che col tempo assumeva sempre di più un ruolo decisivo nel processo di fascistizzazione e nazionalizzazione delle masse, sarebbe stato meglio un cambio della guardia. La spinta propulsiva dell'organizzazione staraciana, favorita anche dal raggiungimento, con la vittoria in Abissinia, dell'apice del consenso per il regime e dell'entusiasmo verso Mussolini, si era esaurita per una questione prima che politica fisiologica. Il tempo fece quindi emergere i limiti - i grossi limiti - della personalità di Starace in maniera sempre più evidente. Però, anche in tal caso, la domanda che va posta è: colpa di Starace? E Mussolini non se n'era accorto?
A monte però c'era un problema di fondo: l'educazione militare, civica e patriottica della gioventù era, in linea di principio, ottima. La sua concreta ed effettiva applicazione fu invece difettosa perché univa in sé due cose che andavano assolutamente evitate: un'eccessiva invasività nella vita del singolo alla quale si univa un pressapochismo ed un ridicolo macchiettismo che inficiavano gli sforzi tesi ad una reale fascistizzazione delle giovani masse popolari e che rivelavano l'inadeguatezza di una parte consistente di chi era chiamato ad attuarla.
Col tempo, come documentato da De Felice tramite il riferimento ai rapporti di Bocchini a Mussolini, le iniziative di Starace, che il Duce aveva personalmente avallato, avevano effetti controproducenti e provocavano un clima di crescente insofferenza ed irritazione verso quelle che venivano viste come intrusioni indebite dello Stato e del partito nella vita dei singoli individui.
Mussolini avrebbe dovuto accorgersene per tempo (e invece, secondo me, se ne accorse troppo tardi e, oltre tutto, solo perché il genero Ciano, con insistenza, aveva tramato in modo da far fuori Starace) e sostituire il segretario o quanto meno impartirgli direttive differenti. Il suo viaggio del 1937 a Monaco, come testimoniato anche da Filippo Anfuso, fece crescere in Mussolini la volontà di "prussianizzare" l'Italia e di imprimere una svolta al regime, esigenza che si sentì soprattutto a partire dal 1938. Se l'esigenza di dare nuova linfa ad un regime era reale e sentita da moltissimi all'interno del partito, soprattutto tra i giovani, a maggior ragione bisogna rilevare come la risposta che Mussolini cercò di dare non fosse esattamente impeccabile e l'affidarsi al logoro Starace rappresentò un errore che fece mutare la natura del consenso di gran parte degli italiani verso Mussolini: da un consenso attivo, reale e sentito ad uno per lo più passivo e quasi rassegnato. Questo, nella fase tra il 1936 e il 1940, non significa che non vi fosse più un consenso attivo, serio e convinto verso il Duce e verso il Fascismo (ma io tenderei a distinguere il consenso per Mussolini dall'adesione 'ideologica' al Fascismo perché, come detto più volte, gli Italiani secondo me furono più mussoliniani che fascisti) in alcuni strati del paese, ma che se prima il consenso per il regime vedeva un'innegabile ascesa, da quel momento, dopo una fase di assestamento (1936-1937), subiva un'affievolimento.
Ovviamente, quest'attenuazione non va relazionata esclusivamente agli errori che può aver commesso in buona fede Starace (errori sui quali pesa, torno a ripeterlo, la responsabilità del Duce) nella gestione del PNF, ma anche ad altri diversi fatti di allora, come l'approvazione delle leggi razziali e la politica dell'Asse, che, indipendentemente dal giudizio che si ha su di essi (il mio, pur essendo critico, rifiuta le letture banali e semplicistiche, della serie "er duscie ha fatto bene fino al 1938 poi è impazzito, ha fatto le leggi razziali e ha fatto la guerra con hitttttler", antifascismo e ignoranza allo stato brado), non trovarono l'entusiasmo degli Italiani.