
Originariamente Scritto da
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Era una notte buia e afosa, in quel della città gigliata, e le valchirie entomofaghe, come violiniste di un perverso concerto aereo, zigoggolavano sulle braccia e sulle gambe di Genoveffo Occhioni, giovane non-più-giovane promessa del club degli uomini pigri di Rapa Nui. Genoveffo, dall'età imprecisata e dalla barba ancora più imprecisata, se ne stava mollemente sdraiato sul letto boccheggiante, incoronato da una cuffia più grande dell'amor proprio di Calimero da giovane e alquanto sudevole, tirando manate all'aria con il precipuo scopo di distorcere lo spazio tempo nella speranza che i ditteri fastidiosamente affettuosi che lo circondavano, strabiliati dall'apertura di uno wormhole nella camera da letto, decidessero di esplorare il resto dell'universo.
Il nostro Genoveffo aveva una debolezza: la sera doveva per forza passare in rassegna più di un prodotto cinematografico da asporto per placare le sue brame morfeiche, ovvero per creare nel suo animo quello che nei bar di Harvard più malfamati chiamano sonnecchio giacomone.
Ora, quella sera, per trovare il suo sonnecchio giacomone il nostro Genoveffo aveva scelto all'uopo una solare commedia di corruzione italoamericana, il Serpico, ma ancora prima si era lasciato stregare dalla storia mestruale di tale Carrie, ragazza dai poteri telecinetici, una sana monomania religiosa e la fobia per gli assorbenti interni, nata dal pennino gorgoglioso di tale Stefano Re, scrittore di chiara fama che già il buon Genoveffo aveva apprezzato, in particolare nel parlar di pagliacci poco lacrimosi e molto gacy. Finita, come dicevamo, la sua slusciante carneficina, Carrie aveva lasciato ahimè il buon Genoveffo Occhioni fuori dall'effetto sonnecchio, così il nostro, suo malgrado, scelse di trovare conforto nel marcio poliziesco dal nome rettiliano e dalla condotta rettilinea.
Senonché, come all'improvviso, mentre il barbuto e canemunito Al Pacino si destreggiava nella lotta con le bustarelle, avvenne il fattaccio. E in men che non si dica, Occhioni, giovane promessa del calcio saponato di Rapa Nui, si trovò, nel turbinio dell'assopimento e della tortura zanzaresca, di fronte al Dio del sonno, che, in un balcone affacciato sulle nuvole, giocava a scacchi di formaggio con un tacchino con l'occhio di vetro, e il Morfeo, accigliato, si girò, lisciando la sua barba color pistacchio e disse: <<Per le piume di tutte le oche gravide dell'Empireo, figliolo! Cosa ci fai qui con un mojito all'uvafragola?>>- e solo allora Occhioni capì che i suoi guai erano appena cominciati......
va bene come incipit del libro?
