
Originariamente Scritto da
FLenzi
Facciamo contento il signor banderas, mettiamo anche una classifica americana:
Quest’anno l’Italia occupa il terzo posto per l’efficienza del sistema sanitario nella classifica mondiale stilata da Bloomberg, la multinazionale dei mass media con sede a New York.Con un balzo dalla sesta posizione dello scorso anno, il nostro Paese si colloca tra i primi in Europa e terzo al mondo dopo Singapore e Hong Kong, per il livello di salute, in base a dati incrociati provenienti da OMS, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Mentre gli USA si attestano primi in classifica per gli altissimi costi delle spese sanitarie, con un’aspettativa di vita intorno ai 78,7 anni, invece l’Italia è uno dei Paesi che spende meno e ha un’aspettativa di vita di 82,9 anni. Tra i parametri considerati da Bloomberg ci sono, infatti, l’aspettativa di vita, il costo del sistema sanitario in percentuale sul Pil, la variazione del costo della sanità pro-capite e l’inflazione. Significative le posizioni occupate da Paesi come il Giappone (al quarto posto), l’Australia (al sesto posto), la Francia (all’ottavo posto), la Germania (al ventitreesimo posto) e la Russia, fanalino di coda dei 51 Paesi considerati.Non è una novità il fatto che il personale medico e paramedico formatosi nel nostro Paese sia molto quotato all’estero, tanto che un professionista italiano non fatica ad essere assunto in altri stati. Anche il Rapporto annuale 2014 dell’Istat registra «l’aumento costante della sopravvivenza e la sostanziale stabilità delle persone affette da cronicità gravi», anche se «destano preoccupazione gli evidenti segnali di riduzione delle spese sanitarie pubbliche e le difficoltà dimostrate dalle famiglie a far fronte con risorse proprie alle cure sanitarie».
Nel 2013 le persone che si sono dichiarate in buona salute risultano il 70,4% della popolazione, a fronte del 69,3% del 2009. Si rileva anche una diminuzione dei tassi di ospedalizzazione per patologie specifiche: un indicatore che conferma un ulteriore progresso nell’efficienza sanitaria globale. «La riduzione più elevata dei tassi di ospedalizzazione tra il 2006 e il 2012 ha riguardato il diabete non controllato (da 33,6 per 100.000 abitanti a 18,2); seguito dai ricoveri per asma nell’adulto (da 15,2 a 8,6) e per patologie correlate all’alcol (da 56,2 a 34,8).» (Rapporto annuale 2014 Istat).Soddisfazioni per il Belpaese che tra l’altro diventa cosi dopo essere deriso in tutto il mondo uno dei paesi nel mondo. Il paesaggio eritreo è suggestivoLa speranza di vita è aumentata anche grazie ai progressi nel campo dell’analisi precoce di patologie degenerative: l’Italia appare quindi tra i Paesi più longevi al mondo. La diminuzione della mortalità per malattie circolatorie e tumori ha attestato il livello di speranza di vita a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anno per le donne. Ma anche i riscontri positivi dell’Istat devono fare i conti con la crisi: dal 2012 la povertà assoluta cresce e si annida in ogni angolo del Paese. Di conseguenza aumenta il rischio di sviluppo di patologie croniche (attualmente il 15% della popolazione): particolarmente esposti risultano i meno abbienti, soprattutto pensionati (indipendentemente dal lavoro svolto), casalinghe e disoccupati. Crescono i casi di depressione e di ludopatia. «Oltre la metà della popolazione ultra-sessantacinquenne soffre di patologie croniche gravi», quali diabete, tumori, Alzheimer e demenze senili. Più invalidanti risultano le patologie che colpiscono le donne, perché più soggette a osteoporosi, artrosi e artriti. La proiezione dei dati al 2024 fa supporre l’insorgenza di malattie croniche gravi in una fetta di popolazione pari al 20% circa: una situazione che aumenterà sicuramente l’incidenza dei costi sanitari e che rischia di vanificare gli sforzi delle Regioni in direzione di un’amministrazione virtuosa (le Asl in pareggio di bilancio ormai sono sempre più numerose). E si fa incandescente il dibattito tra Stato e Regioni in materia di risorse. Le difficoltà economiche costringono sempre più persone (attualmente l’11,1% della popolazione) a rinunciare alle prestazioni sanitarie: in generale, le donne risultano le più penalizzate e in particolar modo nelle isole. Ancora più diffusa è la rinuncia alle cure odontoiatriche (circa il 14,3%), che hanno raggiunto ormai costi proibitivi. D’altra parte un’ampia gamma di cure odontoiatriche è esclusa dai livelli essenziali di assistenza (LEA) per cui è prevista una copertura da parte del sistema nazionale. Inoltre i tempi di attesa per visite specialistiche presso le aziende sanitarie pubbliche crescono a dismisura, mentre si accorciano quelli del post-operatorio, con eventuali rischi per la salute del paziente. Analogo pericolo è rappresentato dalla soppressione di reparti o di interi ospedali considerati minori, ma d’importanza fondamentale per molti centri e comunità montane. Ancora molto carente appare lo stanziamento di fondi nel settore della ricerca.
L’Italia è anche uno dei Paesi con indice di vecchiaia tra i più alti al mondo e con un bassissimo impegno economico per gli stanziamenti destinati alle famiglie e alla disabilità.Le persone con malattie allergiche tra i 10 e i 59 anni sono aumentate in modo considerevole, così come la dipendenza dal fumo nelle ragazzine tra i 14 e i 19 anni.Nella seduta dello scorso 16 ottobre la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il Piano Nazionale Malattie Rare 2013-2016.Per quanto riguarda la medicina alternativa, il nostro Paese ha guardato per anni con diffidenza alle pratiche mediche “non ortodosse”, ma recentemente la FISA (Federazione italiana delle società di agopuntura) ha ottenuto l’inserimento dell’agopuntura nei LEA regionali per il trattamento di patologie dolorose croniche ed ha auspicato la messa a punto di un protocollo rivolto anche ai pazienti affetti da malattie oncologiche.Grandi passi si sono fatti anche nella direzione della terapia del dolore che, pur con forte ritardo, attualmente risulta diffusa in modo capillare e prevede la costituzione di un COSD (Comitato ospedale senza dolore) all’interno dell’organigramma delle strutture sanitarie italiane.Dal 2009 è attivo, presso l’ospedale di Padova, il Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere, che si concentra sulla diagnosi precoce e punta il dito sul fatto che l’ottica della scienza medica occidentale è condizionata dall’aver preso come riferimento esclusivamente il giovane uomo adulto per la maggioranza delle patologie, a eccezione dell’osteoporosi, in quanto più diffusa nella donna: secondo la presidente, la dottoressa Giovannella Baggio, la ricerca dovrebbe approfondire e considerare le variabili uomo/donna in merito ai sintomi e ai fattori di rischio, soprattutto nel settore delle malattie cardiovascolari.Anche le iniziative “collaterali” alla medicina, volte ad alleviare la sofferenza, si moltiplicano, come la terapia del sorriso sull’onda del celebre film Patch Adams, la pet-therapy ovvero l’interazione tra il paziente e un animale (principalmente cani, gatti, cavalli e delfini) e, più recentemente, l’iniziativa “Parole di cuore”, che a Torino, Milano e Cuneo ha riprodotto, tra i bambini ricoverati nei reparti oncologici, l’esperienza dei laboratori di poesia (los talleres de poesía) avviati in Nicaragua dal poeta Ernesto Cardenal con bambini affetti da cancro.Alla Conferenza sulla salute nel Mediterraneo, tenutasi a Roma il 27 e 28 ottobre, si sono fissate le linee guida per arginare ed affrontare l’epidemia di Ebola e si è decisa l’adozione di varie misure per far fronte al diffondersi della resistenza a farmaci antimicrobici in tutti i Paesi dell’area: l’avvio di campagne educative per i cittadini, la collaborazione nella ricerca e nel monitoraggio del fenomeno non solo nell’uomo, ma anche negli animali e negli alimenti. Un auspicio che si regge anche sulla condivisione della dieta mediterranea, proclamata patrimonio culturale immateriale dell’Umanità perché considerata dal Comitato internazionale Unesco (riunito a Nairobi il 16 novembre 2010) uno stile di vita che, oltre a caratterizzare paesaggi e tradizioni, promuove l’interazione sociale e sicuramente rappresenta un validissimo scudo contro la diffusione dell’obesità, del diabete e di patologie collegate.