
Originariamente Scritto da
DrugoLebowsky
mmm non so ma la tua mi sembra una versione letta su primatonazionale o qcosa di simile.
quel covo di comunisti che e' wikpedia recita cosi':
"Dopo il 25 aprile 1945 fece richiesta per entrare nelle Corti straordinarie di Assise, composte da giuristi volontari (per una durata prevista di sei mesi), istituite il 22 aprile su richiesta degli angloamericani per porre un freno ai processi sommari del dopoguerra contro i fascisti, talora degenerati in veri e propri linciaggi[9].
Dal 1º maggio 1945 fu, giovanissimo, consulente tecnico giuridico del Tribunale d'emergenza di Novara, un tribunale speciale per giudicare i criminali fascisti e i collaborazionisti, poi anche pubblico ministero [10].
Il 15 e 28 giugno 1945, con altri due colleghi, sostenne la pubblica accusa ai processi che vedevano imputati, per «collaborazione con il tedesco invasore» e omicidio plurimo, l'ex prefetto di Novara Enrico Vezzalini e i militi Arturo Missiato, Domenico Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno, Raffaele Infante. Per i sei imputati fu chiesta la condanna a morte, eseguita il 23 settembre 1945.[11]. In un processo successivo (16 luglio 1945), la stessa pena venne comminata per le stesse imputazioni anche nei confronti dell'imputato Giovanni Pompa, con sentenza eseguita il 21 ottobre 1945.[12]
In qualità di pubblico ministero presso queste corti, Scalfaro richiese l'applicazione della condanna capitale nei confronti di Salvatore Zurlo[13]. La condanna tuttavia non fu eseguita a causa dell'accoglimento del ricorso in cassazione proposto dal condannato e suggerito, a quanto sostenne Scalfaro, da lui stesso.[14][15]
Secondo Scalfaro, nella vigenza del codice di guerra, non era stato possibile trovare un appiglio per evitare la richiesta di condanna alla pena capitale[14]. La figlia di Domenico Ricci racconta che Scalfaro conosceva bene la famiglia Ricci, in quanto "abitava nella stessa palazzina al piano di sopra". In merito la stessa dichiarò: «Ho scritto a Scalfaro per sapere se mio padre era colpevole o innocente... Scalfaro una mattina presto mi telefona, un sabato o una domenica, due parole: stia tranquilla perché suo padre dal Paradiso pregherà per lei. Tutto qua... questa è la spiegazione». Scalfaro, a sua volta, dichiarò: «Non ho elementi per rispondere a questa persona. Io l'ho citata più volte quando parlavo di questi temi... non si può mai chiedere a una figlia, che aveva dieci anni allora, di dire: certamente mio padre ha fatto dei delitti gravi».[11]"