
Originariamente Scritto da
fiume sand creek
Anni fa accettai l'incarico di seguire una famiglia con gravi problemi depressivi originati dalle condizioni di una loro figlia.
La ragazza era affetta da varie patologie congenite che fin da bambina ne limitarono i movimenti fino a troncarli del tutto.
Quando la conobbi era bloccata a letto da vari anni, soffriva di dolori atroci vanamente combattuti da antidolorifici ai quali il suo metabolismo si era ormai assuefatto, ma uno dei medici che la seguivano mi disse che non potevano aumentare le dosi o alterare la terapia senza mettere a rischio la sua stessa vita.
le piaghe le torturavano la schiena ed i glutei, la madre a volte cercava di modificare la sua posizione, ma non sempre ci riusciva.
Povera donna, stava ore ed ore a pregare (era cattolica osservante) ma evidentemente il suo Dio aveva altri impegni ai quali badare.
Aveva sempre un sorriso per sua figlia mentre le teneva la mano con una delicatezza indescrivibile, ma poi, quando il figlio le dava il cambio accanto alla sorella sofferente, scendeva in cortile a sfogare tutte le lacrime che accumulava dentro senza farsi sentire dalla figlia.
Non ho parole per descrivere i singhiozzi che accompagnavano ogni istante di silenzio della ragazza, le sue parole stentate, l'aura di sofferenza che sembrava circondarla.
Se esiste un inferno era in quel luogo, steso in quel letto, dentro quel corpo devastato.
Il padre non parlava molto, ma dietro i suoi silenzi urlavano mille domande senza risposta, sembrava che ripetesse sempre gli stessi gesti, gli stessi movimenti, gli stessi atti, come a voler confermare una vita dove ogni giorno è uguale all'altro, come un eterno presente senza futuro.
Ma il momento più atroce è stato quando in un momento di sofferenza più profondo degli altri la ragazza ha chiesto alla madre ivi presente per quale motivo l'avesse fatta nascere.
La madre le parlò della sacralità della vita, dei figli visti come un dono divino, dell'immenso amore che ella nutriva nei suoi confronti e dei misteriosi disegni di nostro signore Gesù cristo (usò queste parole).
Ma a vivere l'inferno in quel letto era quella povera ragazza, non la madre, il padre o i fratelli, a combattere istante dopo istante con il dolore era lei, e quello che per altri era sacro per lei era solo una condanna immeritata.
Si può usare qualsiasi parola, dogma o convinzione, nessuna di loro è in grado di lenire un solo istante delle incalcolabili sofferenze che quella povera ragazza pativa istante dopo istante.
Ho dovuto riconoscere a me stesso che era un compito improbo che non ero in grado di affrontare.
Ho salutato la famiglia augurandole tutto il bene possibile.
Non ho più voluto nemmeno passare in quella zona.