L'amnistia? E' tabù Se salva il Cavaliere
La sinistra la odia da quando potrebbe essere utile a Silvio Berlusconi
Vittorio Feltri
La sinistra odia l’amnistia anche solo come ipotesi.
Da quando?
Da quando non le serve più e potrebbe invece essere utile a Silvio Berlusconi per liberarsi dalle grane giudiziarie, inclusa l’imminente galera o roba simile: arresti domiciliari e affidamento ai servizi sociali.
L’ostilità dei compagni all’azzeramento di certi reati non è una questione di principio.Figurarsi.
Se c’è qualcuno che in passato ha abusato dei colpi di spugna, questi sono proprio loro, comunisti ed eredi. Nel 1989, con la fattiva complicità dei democristiani di sinistra, essi si adoperarono con grande vigore per approvare una sanatoria che nel giro di cinque minuti cancellò tutte le porcherie commesse dalla nomenclatura rossa: una serie di reati concernenti le organizzazioni legate al Pci e alle cooperative, per non parlare dei rubli piovuti su Botteghe Oscure dall’Urss.
La storia, si sa, viene spesso accantonata, specialmente se fa comodo, ma rimane scritta. Invito a rileggersela tutti coloro che oggi si scandalizzano anche solo all’udire la parola «amnistia». Basta che pigino un tasto su Internet.
Scopriranno che, non paghi della festa del perdono del 1989, i compagni ne organizzarono una seconda nel 1991, buona per depennare altri atti criminali sfuggiti alla misericordia del legislatore due anni prima.
Sono fatti arcinoti a chi, alcuni lustri orsono, si occupava di politica, tranne che al mio amico Gad Lerner,il quale ieri sulla Repubblica si è lanciato in un’intemerata contro coloro che osano pensare alla suddetta amnistia come a una soluzione accettabile dei problemi gravissimi - delle patrie galere, la cui popolazione vive peggio che nei «democratici » gulag tanto amati dai tifosi della dittatura del proletariato.
La proposta di essere clementi, ora, verso i detenuti pigiati nelle celle come sardine in spregio ai più elementari diritti umani, è stata avanzata da Marco Pannella e ha trovato l’appoggio del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, gente al di sopra di ogni sospetto.
Ciò nonostante, fa ribrezzo non solo a Lerner, amico di quel Romano Prodi che dell’amnistia beneficiò per azzerare qualche peccatuccio, ma anche alla massa di sedicenti progressisti ormai asserviti al giustizialismo più vieto, e dimentichi perfino dell’operazione di Palmiro Togliatti tesa a obliterare condanne d’ogni specie emesse per punire delitti perpetrati in «zona» fascista.
Per quale motivo i compagnucci osteggiano l’iniziativa meritoria del leader radicale e dell’ex prefetto cooptata nel governo?
Sentite il loro ragionamento.
È vero che i carcerati subiscono torture criminali nelle prigioni di Stato, talché esso stesso si macchia quotidianamente di intollerabili infamità, tuttavia un’amnistia, sacrosanta onde ripristinare la legalità dietro le sbarre, non è praticabile in quanto finirebbe per favorire il Cavaliere.
Effettivamente un provvedimento del genere, che interessa almeno 30mila carcerati e che solleverebbe la magistratura dall’obbligo di celebrare un milioncino di processi arretrati, mettendola quindi in condizione di lavorare su imputati di maggiore pericolosità sociale, agevolerebbe anche Berlusconi.
Non sia mai. Piuttosto che dare una mano, indirettamente, a costui, è preferibile per gli ex pci sacrificare tutti gli altri disgraziati e lasciarli marcire in topaie impropriamente definite stabilimenti di pena.
Capito, i progressisti illuminati?
Pur di evitare il rischio che l’ex premier rimanga a piede libero, bloccano una legge essenziale per ridare dignità umana a 30mila detenuti trattati colpevolmente dallo Stato quali polli d’allevamento.
Altro che legge ad personam.
Questo è menefreghismo contra personas, migliaia e migliaia, che pagano sulla loro pelle l’infingardaggine di politici dalla coscienza dormiente.
Ciò dimostra che la sinistra non dà peso agli affanni di chi patisce in cella sofferenze supplementari rispetto a quelle previste dal codice; le preme soltanto che Berlusconi sparisca dalla circolazione.
Come e con quali conseguenze per il sistema carcerario più sgangherato del mondo, non le importa.
...
...è BELLISSIMO mi viene il VOMITO...
Il pericolo è che vincano i manettari
Da Mauro a Travaglio a Zagrebelsky c'è chi vuole la galera per Berlusconi. Eppure anche a sinistra in molti non chiedono lo scalpo del Cavaliere
Giuliano Ferrara
Nella coscienza pubblica c'è un'Italia diversa da quella dei republicones, i militanti dell'antiberlusconismo indignato, e dei manettari duri e puri. Solo che fino a ora non ha avuto una voce, o la sua voce è risultata timida.
Faccio qualche nome.
Il professor Giovanni Orsina, cattolico liberale, docente, non sarà contento se la mannaia cadrà sulla testa del reo di frode fiscale, cioè il maggiore contribuente italiano condannato in via definitiva da un giudice che si chiama Esposito e non brilla a quanto pare per impersonalità e imparzialità, se stiamo a certe testimonianze vernacolari dei suoi commensali.
La sua teoria è che Berlusconi è combattuto con assurdo accanimento perché la sinistra e le caste non elette non sopportano l'Italia che egli rappresenta, più ancora che lui.
Piero Ostellino, liberale da una vita, ha avuto tanto coraggio civile da unirsi a noi del Foglio quando facemmo del nostro essere restati in mutande, nudi di fronte alla furia vendicatrice della Boccassini, una bandiera contro i violatori della privacy e i banditori della caccia alle streghe, figuriamoci una soluzione finale contro il centrodestra guidata dalla sentenza Esposito.
Non può piacergli.
Angelo Panebianco spiega da anni le sue ragioni, da gran signore:
i magistrati hanno assunto un prepotere che fa di loro, in modo illiberale, gli arbitri e i signori della politica. Non va bene.
Sergio Romano e Antonio Polito, o Pierluigi Battista e qualche altro, ragionano di politica e giustizia in modo diverso dai manettari semplici e da quelli di risulta, non la dicono né la scrivono come Mauro, Zagrebelsky, Travaglio.
Nessuno di loro, che la pensano ciascuno a suo modo sui rimedi possibili, sottoscriverebbe la cinica sciocchezza dei republicones: la sentenza è legale e dunque legittima, non c'è ombra di sospetto su un eventuale fumus persecutionis, non c'è problema se non quello di applicare il dispositivo integralmente, possibilmente mandando Berlusconi in galera per espiare la sua colpa di diritto comune.
Anche Mario Monti, senatore a vita ed ex presidente del Consiglio, non ha mai partecipato alla festa della forca intorno a Berlusconi.
Luciano Violante da anni dubita che il controllo di legalità, inteso come prepotere della magistratura sulla politica, sia una buona soluzione per la Repubblica.
La sinistra è piena di testimoni, da Renzi a De Gregori, del fatto che vincere con lo scalpo giudiziario di Berlusconi in mano è fonte di imbarazzo, non di gloria.
Lo stesso capo dello Stato può essere criticato per non aver fatto abbastanza di quanto era ed è nei suoi poteri, ma non di aver operato nella direzione del giustizialismo manettaro, via, siamo seri.
I nomi che ho fatto sono nomi che a diverso titolo contano. Hanno influenza in molti ambienti, sono credibili in Parlamento, nelle redazioni dei giornali e delle televisioni, fra i facitori di opinione.
Perché hanno più appeal giochini verbali violenti e retorici del partito degli indignati permanenti? Perché le tifoserie prevalgono su un pubblico civilizzato, disponibile a ragionare, che pure avrebbe in molti di coloro che ho menzionato una rappresentanza non banale?
Credo dipenda dal fatto che Repubblica e il suo gruppo fanno in modo appena dissimulato una guerra civile permanente, trasformano in mostri i nemici, in opportunisti e traditori coloro che alla mostrificazione sono riluttanti, agitano bandiere ideologiche capaci di sostituire, per interessi di gruppo e golosità di copie e di glamour mondano, l'insulto al dialogo («servi!», «venduti!») e una bande déssinée, un fumetto, al racconto delle cose e delle idee.
In poche parole: mettono paura, minacciano ostracismo, e in questo sono campioni.
È un guaio.
Se prevalesse questa Italia indignata e pasticciona, che finge eleganza morale ma esercita solo un pietoso snobismo, non solo la giustizia e la politica ne risentirebbero.
È tutto un clima di civiltà, di pluralismo e di buona educazione istituzionale che sarebbe dissolto nella fog of war, nella nebbiosa e opaca luce di una guerra senza significato e onore.
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...PICCOLI PALASHARPINI CRESCONO...male come i loro padri...
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Io il tuo leader lo darei in mano a questi!
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