I moti milanesi del 1898 (la "Protesta dello stomaco") riscuotono maggiore successo. La folla inferocita, riesce a ricacciare indietro il Regio Esercito del generale Bava Beccaris che aveva cannoneggiato i manifestanti inermi, col consenso di Re Umberto I d'Italia, provocando un centinaio di morti. Gli insorti festeggiano: in meno di 60 anni sono riusciti a respingere gli occupanti, prima gli Austriaci di Radetzky e ora l'esercito dei Savoia. I patrioti milanesi assaltano Prefettura e Municipio e nel capoluogo lombardo si costituisce una Comune, simile a quella parigina del 1871, chiamata "Repubblica Ambrosiana", che ha come bandiera uno scudo crociato rosso che viene issato pure sulla Madonnina del Duomo. Viene scritta una Costituzione con la collaborazione di ex federalisti, repubblicani, socialisti, anarchici, cattolici e qualche liberale che provvedono ad occuparsi dei problemi sociali e civili della città.
L'esempio milanese viene ripreso in tutto il Nord Italia come Piacenza, Parma, Modena e Reggio Emilia. I moti insurrezionali si manifestano anche a Torino. Il Governo centrale provvede ad istituire una "Guardia Nazionale" per mettere sotto assedio le città settentrionali ribelli. La Francia guarda con simpatia la Comune di Milano, per la fresca ferita della sua fallita Comune parigina, ed invia sottobanco ai milanesi armi e rifornimenti per indebolire lo Stato italiano post-unitario. I governi di Londra e Berlino invece inviano un telegramma a Roma, in cui si dichiarano pronti a sostenere il Re anche militarmente nell'ipotesi di una guerra civile.




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