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Discussione: Terra padana

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    Il lariosauro, il "mostro di Loch Ness" d'Insubria
    di Maria Vittoria Sala
    Il mostro di Loch Ness ha un cugino in Insubria: si chiama lariosauro e se venite sul lago di Como, prestate bene attenzione perché potreste avvistarlo. Il lariosauro appartiene ad un gruppo di rettili marini vissuti nel periodo Triassico. Classificato come appartenente alla famiglia dei Notosauri, era un predatore lungo circa un metro che cacciava prevalentemente in ambiente acquatico. Resti appartenenti al lariosauro sono stati ritrovati in numerose nazioni, dall’Europa all’Estremo Oriente, ma le due località che fino ad ora hanno dato il numero più consistente di individui in uno stato di notevole integrità sono, però, i giacimenti di Perledo-Varenna (LC) e del Monte San Giorgio (Valceresio e Canton Ticino).
    La prima segnalazione della presenza di fossili di vertebrati a Perledo si deve al paleontologo milanese Giuseppe Balsamo Crivelli, che nel 1839 pubblica sulla rivista “Politecnico di Milano” un articolo in cui si dà notizia, caso unico in Italia fino a quel momento, del ritrovamento “sopra Varenna, sul Lago di Como” di un rettile e di due pesci fossili. Egli non dà alcun nome scientifico al nuovo rettile: è Giulio Curioni nel 1847 a battezzarlo lariosaurus balsami, nome che significa “sauro del Lario dedicato a Balsamo”.
    Nel corso delle attività di cava nel calcare nero di Perledo-Varenna vengono alla luce nuovi esemplari, il più completo dei quali fu rinvenuto nel 1877. Questo esemplare viene venduto per 1.000 lire al Museo di Monaco di Baviera e viene illustrato dal grande paleontologo tedesco Karl Von Zittel, nel 1887, nel suo celebre “Manuale di Paleontologia”.
    La meccanizzazione del taglio della pietra a partire dagli anni '20 del secolo scorso e la cessazione definitiva dei lavori di cava nel secondo dopoguerra, hanno comportato la fine dei ritrovamenti fossili di Perledo.
    Nel 1946 un mostro appare nelle acque del Lago di Como e la sua immagine subito ricorda il rettile ritrovato qualche decennio prima nelle cave di Perledo. I giornali dell’epoca riportano con scalpore la notizia dell’avvistamento, coinvolgendo per giorni l’attenzione dell’opinione pubblica. Da questa storia prende spunto tutta una serie di leggende che hanno visto il lariosauro protagonista in fantastici avvistamenti nel Lago lariano, tra cui un racconto di Giovanni Galli in cui il protagonista, Panàn - operaio e partigiano del cotonificio Cantoni di Bellano (LC) - incontra il mostro nel lago e con esso rimane coinvolto in un’epica lotta.
    Anche la musica si è occupata di questo mito e il cantautore Davide Van De Sfroos nel 1999 gli ha dedicato una canzone intitolata “El mustru”.
    Attualmente, esemplari fossili del lariosauro delle Grigne sono presenti al Museo di Storia Naturale di Lecco, nonché nelle collezioni dei Musei di Milano, Roma, Francoforte e Monaco di Baviera.
    Il lariosauro, il "mostro di Loch Ness" d'Insubria - La Bissa de l'Insubria









    Parlumm mea de barbera,
    nel buceer gh'è la dencéra
    che la riid senza di me
    e sun ché cun l'infermiera
    setaa giò sö na cadréga
    che la viàggia de par lee
    e anca el suu nel curiduur me paar piö lüü,
    el vöör parlàmm
    dumandi al laagh, da la finestra,
    se'l se regorda chi è che sun
    per questa geent che vee a truvamm cun scià i
    biscott sun piö nagott
    dumanda ai pèss, dumanda ai sàss,
    che luur la sànn quel che ho vedüü
    Perchè adess g'ho sö el pigiama
    ma regordes che una volta
    seri el re di pescaduu,
    ho vedüü sguaràss el laagh,
    ho vedüü quatàss el cieel
    e la loena burlà giò,
    l'era faa cumè un'anguila,
    l'era gross cume un batèll
    e'l majava tücc i stell,
    una bissa incatramata,
    cun la buca sbaratada
    e cui öcc dell'oltrummuund...
    un mustru, ma l'era mea el film de l'uratori
    un mustru, vegnüü'n de un teemp che l'era piö el sò
    ho vedüü el mustru, ho vedüü el mustru...
    E i m'hann truvaa luungh e tiraa
    cunt i öcc de indemuniaa
    e che parlavi de par me
    Vardii el re di pescaduu,
    stravacaa in so la sua barca,
    che'l se sbatt cumè un cagnott!”
    m'hann dii che el mustru l'era el diabete
    per mea dimm che seri màtt
    quand che passavi me salüdaven,
    quand se giràvi sentirvi riid
    vegniven tücc a crumpà el pèss
    per ghignà un zicc o per cumpatìmm
    gnanca i fiöö m'hann mai credüü
    e seri el re di rembambii
    Adess g'ho sö el pigiama ma sun che sura un puntiil
    a specià che'l solta fö,
    sunn piee de medesèn,
    me parlen tücc de arterio,
    ma sun che per fala fö,
    te speci setaa giò cun in man dumà una frosna
    e sun propi mea stremii,
    facch vede a'sti tòcc de merda se te seet deent
    in del laagh
    o nel coo de un rembambii...
    un mustru, senza i me occ el ghe sariss mai staa.


    GIORGIO CASTIGLIONI
    ZOOLOGIA E DINTORNI TRA ITALIA E SVIZZERA
    Oggi parliamo di animali di confine e intendiamo la parola "confine" in due sensi: il confine geografico tra Italia e Svizzera, ma anche quello tra la scienza e la leggenda.
    Il lariosauro, che ha ispirato la tesi di Sofia e Chiara, attraversa entrambi questi confini. Attraversa quello tra Italia e Svizzera perché ci sono stati ritrovamenti di lariosauri in entrambi i paesi (e poi in altri ancora). Attraversa il confine tra scienza e leggenda perché il lariosauro è un rettile realmente esistito nel triassico, ma è anche il nome dato al presunto mostro del lago.
    Cominciamo con il lariosauro della scienza. Nell'immagine qui sotto vediamo un modello della testa di questo rettile, realizzato da Giancarlo Colombo, appassionato studioso del lariosauro.



    Testa di Lariosaurus balsami
    (modello di Giancarlo Colombo)


    "Lariosauro" significa "rettile del lago di Como". Questo non va inteso come "rettile che viveva nel (o nei pressi del) lago di Como": a quei tempi il lago di Como neppure c'era e questa zona era coperta dal mare. Va letto invece come "rettile i cui resti fossili sono stati trovati presso il lago di Como".
    Il primo ritrovamento di fossili di lariosauro (o almeno il primo conosciuto alla scienza) ha infatti avuto luogo a Perledo, dalle parti di Varenna, sul lago di Como. Ne parlò il naturalista Giuseppe Balsamo Crivelli in un suo articolo al quale unì un disegno del fossile. Non diede un nome all'animale, perché riteneva che prima bisognasse essere sicuri che si trattasse davvero di una specie ancora sconosciuta. Qualche anno più tardi un altro naturalista, Giulio Curioni, stabilì che si trattava certamente di una nuova specie e la chiamò Lariosaurus balsami (del significato di Lariosaurus abbiamo già detto, balsami è un omaggio a Balsamo Crivelli). Nello stesso articolo Curioni descriveva anche un altro esemplare che attribuì ad una nuova specie. La chiamò Macromirosaurus plinij. Poi però lo stesso Curioni si rese conto che si trattava di un altro esemplare di Lariosaurus balsami.
    Sono stati trovati esemplari del genere Lariosaurus anche in Svizzera, come il cucciolo trovato in Val Mara che vediamo raffigurato qui sotto:



    Fossile di Lariosaurus trovato in Val Mara (Svizzera)
    (da "L'Ordine", 6 dicembre 1973, p.6)


    Passiamo ora nel campo della leggenda. "Lariosauro" è anche il nome dato al mostro del lago inventato dal "Corriere comasco" nel novembre del 1946. Ci sono poi state altre notizie su presunti mostri lacustri lariani. Nel 1954 il quotidiano "L'Ordine" proponeva questo titolo: "Visto ad Argegno uno strano animale nelle acque del lago?" Il giornale dava una descrizione molto vaga, ma si è potuto saperne di più chiedendo (sia pure a distanza di parecchi anni) alla persona che lo aveva visto: muso arrotondato, parte posteriore come quella di un maiale, zampe da anatra, coda, lunghezza totale tra gli 80 e i 90 centimetri. Vista questa descrizione, possiamo tentare di passare dal campo della leggenda a quella della scienza. Dire che la parte posteriore era "come quella di un maiale" indicava che non era stretta come nei pesci, ma più ampia. "Zampe da anatra" possiamo leggerlo come "zampe palmate". La descrizione va benissimo per un animale esistente: la lontra. Nel 1954 le lontre erano presenti sul lago di Como (ora, purtroppo, non ci sono più). Non si sa di stanziamenti ad Argegno, ma la lontra è un animale dotato di grandi capacità di movimento. Quindi, se era presente in un altro punto del lago, poteva comunque raggiungere Argegno.
    Ho raccontato la storia del lariosauro a una classe della scuola elementare di Moltrasio e uno scolaro e sua mamma mi hanno riferito che la nonna raccontava che, ai tempi della seconda guerra mondiale, quando le donne erano a lavare i panni al lago, ad Argegno, si era visto uno strano animale con la testa da cavallo. Anche il cugino della nonna - e qui siamo negli anni '80, sempre ad Argegno - diceva di aver visto un animale con la testa da cavallo, interamente ricoperto di squame. Vedendo la testa vicino ad un palo del molo e la coda vicino ad un altro aveva valutato che fosse lungo sui cinque o sei metri. Aveva anche fatto un disegno e mi hanno promesso che se riusciranno ad averlo me lo faranno vedere. Così magari si potrà tentare di dare una spiegazione a questo avvistamento che, esposto così, sembra più nel campo della leggenda che in quello della scienza.
    Su un sito sono apparse le foto di un "mostro", simile alla classica raffigurazione del mostro del Loch Ness, nelle acque di Dervio. Sono attribuite a un certo "Luigi da Colico" e datate "Sabato 30 Marzo", senza indicare l'anno. L'ultimo 30 marzo caduto di sabato è stato nel 2002. Si dice che doveva essere lungo "almeno 12 metri". "Non si tratta apparentemente di un trucco fotografico", dice il sito, ma in realtà ha tutta l'aria di esserlo. Comunque sono carine e visto che oggi si parla di zoologia "e dintorni" anche queste foto meritano un posto.
    Ci sono notizie su "mostri" anche in altri laghi italiani e svizzeri. Ne citiamo solo qualcuna come esempio.
    Il lago Maggiore attraversa anche lui la frontiera perché, come è noto, per la maggior parte della sua estensione è in territorio italiano, ma la parte più settentrionale è in territorio svizzero. Proprio nella parte svizzera, dove il Ticino entra nel lago, si dice che nel 1934 sia stato visto uno strano animale dalla testa di cavallo. Come si vede, è una descrizione che torna spesso. Chissà: magari se in futuro qualcuno vedrà un cervo o un animale affine entrato nelle acque del lago, poi la stampa dirà che si tratta del noto mostro dalla testa di cavallo, già tante volte avvistato in passato.
    Nel 1965, per il lago di Garda, si parlò addirittura di un plesiosauro o di un dinosauro. Erano scesi anche i sub a vedere, ma ovviamente non era saltato fuori nulla.
    Nel 1976 torniamo in Svizzera: lago di Lucerna. Avvistamento di un mostro tipo "Nessie" (il nomignolo dato al mostro del Loch Ness).
    Nel 2003, ancora nella parte svizzera del lago Maggiore, uno studioso di animali misteriosi svizzero disse di aver visto qualcosa che sembrava un tronco, ma pareva animato. Uno potrebbe dire che se sembrava un tronco è perché era un tronco e se pareva animato era perché era mosso dalle onde. Invece che un tronco poteva essere un insieme di frammenti vegetali uniti a formare una scia (qualcuno l'avrà già visto anche nel nostro lago). Trattandosi di corpi che restano vicini, ma sono separati, seguono il movimento in modo più fluido e quindi possono ancor più sembrare un corpo animato.
    Possiamo trovare qualcosa di più concreto spostandoci al lago di Orta. In questo laghetto c'è un'isola e sull'isola una basilica. Nella sacrestia della basilica, appesa al soffitto, c'è una vertebra di drago.



    La "vertebra del drago" dell'isola di Orta


    La vertebra c'è davvero: l'ho vista io stesso e (come vedete qui sopra) l'ho anche fotografata. Naturalmente uno potrebbe avere qualche dubbio sul fatto che sia davvero di un drago. In effetti, con ogni probabilità si tratta della vertebra fossile di un cetaceo. Detto in modo molto rozzo (mi perdoneranno i naturalisti), la vertebra di un "nonno" delle balene.
    Qualcuno potrà comunque rimanere perplesso e si chiederà cosa ci fa una vertebra fossile in una chiesa. Nei tempi passati, però, non era così strano che si appendesse nelle chiese quello che oggi ci aspetteremmo di trovare piuttosto in un museo di storia naturale. Per esempio, venivano appesi al soffitto i coccorilli - ovviamente imbalsamati. Ce n'era uno anche in una chiesa di Como, Santa Marta. Ce ne sono ancora in diverse chiese, tra le quali un santuario di Rapallo.



    Il coccodrillo del santuario di Rapallo (foto famiglia Castiglioni)


    Ce n'era uno pure al Sacro Monte di Varese. Questo non si è conservato bene come quello di Rapallo (o, per fare un altro esempio, quello di Ponte Nossa). Quel che resta è stato messo in una teca conservata nel museo del Sacro Monte.
    Il coccodrillo del Sacro Monte ci offre l'occasione di raccontare un'altra storia che sta ai confini tra l'Italia e la Svizzera e tra la scienza e la leggenda. Al Sacro Monte andavano in pellegrinaggio gli abitanti di diversi paesi. Tra questi c'era la località svizzera di Breno. La loro processione verso il Sacro Monte varcava quindi il confine italo-svizzero. La tradizione racconta che c'era una bestiaccia che dava fastidio al bestiame di Breno e che gli abitanti, liberatisi di quella presenza, ne avrebbero portato le spoglie al Sacro Monte. Si tratterebbe del coccodrillo. Ovviamente che ci fosse un coccodrillo a recare danno alle bestie di Breno non è molto plausibile.



    Quel che resta del coccodrillo del Sacro Monte
    (foto di Bernardino Croci Maspoli)


    Carlo Amoretti, naturalista vissuto tra '700 e '800, aveva elaborato una diversa ipotesi, non più credibile peraltro. Girando per i paesi dell'Alto Lario aveva sentito raccontare che nei monti intorno al lago di Como vivevano dei "lucertoni", come scriveva lui, ovvero dei lucertoloni, dei grossi sauri. Alcuni dicevano che avessero quattro zampe (come la maggior parte dei sauri), altri che ne avessero solo due. Amoretti aveva anche sentito dire che uno di questi animali sarebbe stato ucciso a Moscia, una località svizzera, da un priore. Si era convinto che esistessero davvero.
    Di animali descritti come lucertoloni o serpenti con due o quattro corte zampette si parla anche in altre zone dell'arco alpino e anche un leggenadario rettile della Sadegna, lo scultone, è stato descritto in questo modo. Gli studiosi di animali miteriosi usano in genere il nome tatzelwurm che significa "serpente con le zampette" (Wurm in tedesco è il verme, ma nel linguaggio popolare indica anche in generale qualunque animale che striscia). Una pubblicazione svizzera ("Alpenrosen") del 1841 mostrava il disegno di uno stollenwurm che è raffigurato come un serpente con due corte zampette (ha solo quelle anteriori).
    Ad Amoretti era stato anche detto che questi lucertoloni succhiavano il latte alle mucche. Le storie su rettili che amano il latte sono molto diffuse anche se zoologicamente infondate. Amoretti aveva allora proposto questa ricostruzione. L'animale di Breno sarebbe stato uno di questi lucertoloni, che infatidiva le mucche succhiando loro il latte. Gli abitanti avevano fatto un voto alla Madonna perché li liberasse dalla bestiaccia, pensando di portarne poi al Sacro Monte, come un ex voto, il corpo. Per qualche motivo, poi, tolto di torno l'animale, non erano risuciti ad avere a disposizione il corpo e allora si erano procurati un coccodrillo e avevano portato questo al posto del lucertolone al santuario. Questa ipotesi, come abbiamo detto, non è davvero molto plausibile.
    Per sostenere la sua tesi che esistessero davvero questi lucertoloni, Amoretti citava anche un naturalista svizzero, Johann Jakob Scheuchzer, che aveva incluso in una sua opera una "storia dei draghi svizzeri", con alcune figure. Uno dei "draghi" raffigurati ha l'aspetto di un serpente con delle piccole zampette, quattro in questo caso (se ne vedono tre, ma si può supporre che una di quelle posteriori sia coperta dal corpo). Tra gli altri "draghi" di Scheuchzer si può ricordare anche il serpente volante del monte Pilato: una leggenda ben ricordata ancor oggi.



    Draghi svizzeri
    (da Johann Jakob Scheuchzer, Ouresifoites Helveticus,
    Lugduni Batavorum : Van der Aa, 1923)

    Varchiamo quindi per l'ultima volta in questo mio intervento il confine tra Italia e Svizzera e portiamoci a Peglio (da non confondere con Pellio Intelvi). Nella chiesa di Sant'Eusebio e Vittore c'è un dipinto del Fiammenghino nel quale compare un essere raffigurato con le fauci spalancate. Uno studioso di arte, in un articolo, si è chiesto se questa creatura non possa essere stata ispirata dalle leggende sul lariosauro. La risposta che io darei è no perché la storia del lariosauro come mostro lacustre comincia nel 1946. Il lariosauro inteso come rettile del triassico è certo ben più antico, ma, come abbiamo detto, divenne noto solo nel XIX secolo. A nessuno dei due, quindi, poteva richiamarsi il Fiammenghino, vissuto molto tempo prima. Nello stesso dipinto, però, poco più in là, c'è una presenza interessante: un serpente alato con dei denti che non sfigurerebbero di fronte a quelli di un lariosauro.







    Conchobar mac Nessa, nonno di CùChulainn, il più grande eroe della mitologia celtica irlandese


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    Predefinito Re: Terra padana

    Trieste Libera, oltre 3000 persone manifestano per la propria indipendenza
    «We, the people of the free territory of Trieste». È lo striscione, rosso con scritta bianca, che ha aperto il corteo del movimento Tlt, Territorio Libero di Trieste, che si rifà al Trattato di pace di Parigi del 15 settembre 1947 di cui oggi cade il 66.o anniversario. L’atto sancì l’istituzione del Territorio Libero, area secondo il Tlt occupata dall’Italia.
    Il corteo, cui prendono parte anche varie organizzazioni slovene sia i rappresentanti della Liga veneta, è partito da piazza della Libertà e si è concluso in piazza della Borsa. Secondo i dati forniti dalla Questura i partecipanti sono 3500, un numero decisamente importante. Non ci sono stati disordini: a sorvegliare la fiumana un imponente cordone di forze dell’ordine, che però non anno avuto bisogno di effettuare interventi.
    Sull’altro fronte, si è svolta di mattina la manifestazione organizzata dal Comitato Pro Patria con l’adesione di Pli, Psi, Un’Altra Gioventù, associazioni culturali riconducibili al mondo della destra, associazioni degli esuli. Circa 250 persone(secondo i dati forniti dalla Questura) si sono ritrovate in largo Bonifacio per poi arrivare fino alla chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo.
    Trieste Libera, oltre 3000 persone manifestano per la propria indipendenza | L'Indipendenza






    CoLoR44: iniziativa per tutti i lombardi e non di una parte politica
    Di fronte alla notizia che Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda, ha dichiarato che quest’ultima, come già altre formazioni, è risoluta nell’appoggio all’iniziativa referendaria di CoLoR44 e in particolare avrebbe deciso di invitare gli eletti nei comuni a presentare la mozione referendaria (cfr. “Salvini: La Lega Lombarda appoggia Color44″, Lindipendenza.com), il Comitato di cittadini lombardi promotore dell’iniziativa intende chiarire alcuni punti.
    1. Color44 è una realtà del tutto apartitica, autonoma da ogni formazione o movimento, che ha un solo obiettivo: l’indizione di un referendum per l’indipendenza della Lombardia. Il Comitato accoglie con favore l’adesione della Lega lombarda, nella consapevolezza che ciò implichi anche l’accantonamento di un progetto macroregionale, mai delineato nei suoi contorni reali e lontano dalla sensibilità politica dei cittadini lombardi.
    2. Appreso con soddisfazione che anche la Lega lombarda intende ora perseguire questo obiettivo, il Comitato rimane comunque persuaso del fatto che occorra allargare il consenso. Se si vuole vincere la battaglia è indispensabile che il sostegno venga anche da altre formazioni politiche (com’è successo al Consiglio provinciale di Brescia, dove il voto di consiglieri di rappresentanti del PdL, di Indipendenza Lombarda e di Fratelli d’Italia ha portato all’approvazione della mozione referendaria).
    3. Color44 propone un processo referendario che, attraverso il peso politico della raccolta firme dei cittadini e quello delle votazioni dei consigli comunali e provinciali riesca ad esercitare pressione sul Consiglio regionale e sul Presidente. Per mezzo delle istituzioni regionali si dovrà indire un referendum per l’indipendenza della nostra regione. Il che vuol dire che chi è sinceramente determinato a ottenere il voto deve impegnarsi a costruire un ampio consenso all’interno delle istituzioni regionali.
    4. Adesso che nella Regione Veneto è forte il dibattito sul progetto dell’autodeterminazione – e il nostro Comitato si ispira direttamente a quell’esperienza – e in un momento nel quale di referendum indipendentisti si parla anche in altre realtà (dal Tirolo a Trieste), Color44 chiede alla Lombardia di prendere una posizione chiara, in sintonia con quanto sta accadendo nel Veneto guidato da Luca Zaia.
    5. Anche nella fase dell’approvazione della mozione nei consigli comunali e provinciali, a giudizio di Color44 il processo va gestito con attenzione e cura, compiendo ogni passo al momento giusto, affinché la mozione sia portata in votazione solo in presenza di una ragionevole possibilità di successo. Ci pare anche opportuno, soprattutto, che il voto sia accompagnato da un’azione di promozione dell’iniziativa referendaria, tale da far comprendere ai cittadini il carattere autenticamente democratico della questione. E, lo ribadiamo, Color44 rimane esterno a qualunque partito, collaterale a nulla che non siano i cittadini lombardi e la loro legittima aspirazione a non essere più gli schiavi fiscali dell’Italia. Solitamente i consiglieri si muovono con questo spirito (coinvolgendo altre forze, evitando di presentare il testo quando non ci sono vere possibilità di successo, parlando ai cittadini di diversa collocazione partitica) e questa deve essere la regola generale.
    In generale, il sostegno della Lega Lombarda è un primo e importante successo, in particolare dopo le molte resistenze venute dal mondo politico lombardo nel suo insieme, ma questa decisione produrrà ben poco se la maggioranza guidata da Roberto Maroni continuerà a mostrarsi sorda alla richiesta dei cittadini lombardi di poter decidere democraticamente del proprio futuro.
    CoLoR44



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    Predefinito Re: Terra padana

    3000 su 207000 bisogna ascoltare la maggioranza non c'è verso....

  4. #4
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    Predefinito Re: Terra padana

    Citazione Originariamente Scritto da mirkevicius Visualizza Messaggio
    3000 su 207000 bisogna ascoltare la maggioranza non c'è verso....
    ... come quando hanno fatto l'italia.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Re: Terra padana

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    ... come quando hanno fatto l'italia.
    Un errore si può rimediare con un altro errore? secondo me no........prima si istruisce il popolo e poi............

  6. #6
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    Predefinito Re: Terra padana

    Citazione Originariamente Scritto da largodipalazzo Visualizza Messaggio
    Un errore si può rimediare con un altro errore? secondo me no........prima si istruisce il popolo e poi............
    Il mio popolo è già fin troppo "istruito". Occorrerebbe che aprisse gli occhi e pensasse un po' meno a lavorare.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #7
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    Predefinito Re: Terra padana

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Il mio popolo è già fin troppo "istruito". Occorrerebbe che aprisse gli occhi e pensasse un po' meno a lavorare.
    Dipende da chi, e come è stato istruito

  8. #8
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    Predefinito Re: Terra padana

    Citazione Originariamente Scritto da largodipalazzo Visualizza Messaggio
    Dipende da chi, e come è stato istruito
    Infatti.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #9
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    Predefinito Re: Terra padana

    Citazione Originariamente Scritto da mirkevicius Visualizza Messaggio
    3000 su 207000 bisogna ascoltare la maggioranza non c'è verso....

    però adesso cominciano a palesarsi mentre prima no, è un segno dei tempi vedrai che altri prenderanno coraggio.



  10. #10
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    Predefinito Re: Terra padana

    L'architetto Gilberto Oneto per Dumera
    L'architetto, giornalista e scrittore Gilberto Oneto, scrive un appello perchè a Dumera, borgo medioevale frazione di Oggebbio, sul lago Maggiore, non venga costruita la contestata antenna di telefonia alta 32 metri.
    Gilberto Oneto
    Nell’ormai lontanissimo 1958, Sylvia Crowe – una dei più grandi paesaggisti del Novecento – pubblicava un libro-caposaldo dell’architettura del paesaggio, The Landscape of Power. Il testo – il cui titolo giocava sui molteplici significati di “power” – si occupava dell’inserimento nel territorio di tutti gli aggeggi collegati alla produzione di energia: dighe e centrali ma, soprattutto, linee elettriche, tralicci e antenne. Assieme a considerazioni e informazioni di ordine tecnico e scientifico, schemi di analisi di intervento e indicazioni operative, Crowe esprimeva alcuni principi, che 55 anni fa erano quasi rivoluzionari e innovativi, ma che oggi dovrebbero (ma in molti posti evidentemente non lo sono) essere largamente acquisiti.
    Alcuni di essi vengono a fagiolo nel caso del “traliccione” di Dumera. Spesso si opera cercando di minimizzare i costi ma si commette l’errore (che può essere un inganno) di ignorare quelli nascosti, che non sono evidenti nel progetto ma che saltano fuori quando l’opera è realizzata, a volte anni e generazioni dopo.
    Il paesaggio è un bene economico tanto quanto il sistema produttivo o la rete commerciale, anzi lo è di più perché ha effetti con durata temporale molto maggiore. Un paesaggio “sano” è anche bello e un bel paesaggio è sicuramente “sano”. Un paesaggio “sano e bello” vale molto di più di un paesaggio “malato e brutto” si in termini di valutazioni immobiliari che di rendite turistiche, ma è inestimabilmente migliore nel produrre alte qualità di vita.
    Quanto vale in termini sociali, di gradevolezza estetica, di “dolcezza di vita”, di effetti
    sulla salute psicologica e fisica, di armonia e identità comunitaria un bel posto? Viviamo in una porzione di mondo che ha ricevuto un trattamento particolare dal Buon Dio e dalla Natura, su cui hanno speso energie, affetti e intelligenza generazioni laboriose (“l’immenso deposito di fatiche” di cui parlava Carlo Cattaneo), dove paesaggio naturale e antropico hanno conosciuto altissimi livelli di compenetrazione e si sono reciprocamente arricchiti. Oggi non dobbiamo neppure sforzarci troppo per migliorarli: è sufficiente conservarli con cura. La loro organicità permette trasformazioni funzionali all’interno di un delicato e collaudato sistema di “regolarità”. Viverci dentro con discrezione e rispetto significa viverci bene: basta tenervi lontane tutte le strampalatezze di progettisti che non hanno mai letto Sylvia Crowe. Infilare un catenaccio (dal locale cadanài) metallico a Dumera e come mettersi a piantare chiodi in una esposizione di cristalli.
    Uno dei pochi primati internazionali detenuti dall’Italia riguarda il numero di telefonini pro capite. Un altro – assai più commendevole – riguardava la bellezza del paesaggio. Il “traliccione” deve essere conficcato in zona perché i telefonini sono necessari? Sull’ambiente si può fare (quasi) tutto purché lo si faccia bene. In questo caso si cerchi la collocazione più adatta (e cioè la meno dannosa) sulla base di una seria analisi del territorio e non solo in virtù di convenienza, facilità o – peggio - disponibilità del terreno.
    Tutto il paesaggio è sacro: in troppe parti i cristalli sono purtroppo già stati frantumati, ma dove non lo sono, si deve entrare con attenzione e in punta di piedi.
    L'architetto Gilberto Oneto per Dumera



    Lombardia Indipendenza per la secessione dei catalani. “Vogliamo anche noi”
    BRESCIA -
    L’11 settembre scorso una delegazione di Pro Lombardia Indipendenza ha partecipato a Barcellona alla “Via Catalana”, una manifestazione organizzata da un’associazione trasversale a tutti i partiti catalani indipendentisti (l’Assemblea Nazionale Catalana): scopo era quello di dimostrare la chiara e ferma volontà della società catalana di ottenere l’indipendenza dallo stato spagnolo. Mentre l’anno scorso un milione e mezzo di catalani manifestavano a Barcellona per reclamare l’indipendenza, quest’anno l’Anc ha coordinato 1,6 milioni di persone che hanno formato una immensa e pacifica catena umana di 400 chilometri lungo quasi tutta la costa affacciata sul Mediterraneo: un successo e una prova di forza straordinari, di cui hanno parlato i mezzi di informazione di tutto il mondo.
    Come indipendentisti lombardi – si legge in una nota – abbiamo deciso di portare il nostro sostegno e la nostra solidarietà a un popolo che condivide con noi l’aspirazione alla libertà e siamo rimasti stupefatti dall’amicizia e dalla simpatia che, per le vie di Barcellona, i catalani ci hanno manifestato. Abbiamo constatato che la Catalogna reclama l’indipendenza in quanto nazione che ha peculiari caratteristiche storiche, culturali ed economiche e riteniamo che anche la Lombardia abbia gli stessi presupposti per reclamare l’indipendenza dallo stato italiano. Infatti, la Catalogna perse la sovranità nel 1714 a causa della guerra di conquista che il re castigliano Filippo V di Borbone le aveva mosso. Anche la Lombardia fu annessa al futuro regno d’Italia nel 1859 come merce di scambio tra Austria, Francia e regno di Sardegna, senza che i lombardi potessero liberamente autodeterminarsi.
    La Catalogna ha una propria lingua che, dopo la caduta del franchismo, è stata salvata a dispetto di numerosi tentativi di soppressione e di ridimensionamento (anche recenti). Anche la Lombardia ha una propria lingua – continua la nota – ma, nonostante sia riconosciuta dall’Unesco e faccia parte del ceppo delle lingue gallo-romanze, viene considerata erroneamente un dialetto dell’italiano e non gode di alcun riconoscimento giuridico e alcuna tutela (neppure da parte della leghista regione Lombardia).
    La Catalogna e la Lombardia sono tra le regioni più industrializzate d’Europa e subiscono da parte di Spagna e Italia una vera e propria spoliazione fiscale, dimostrata dai dati sul residuo fiscale (la differenza tra le tasse pagate e ciò che lo Stato restituisce sotto forma di servizi, prestazioni e investimenti): quello catalano è pari a 17 miliardi di euro, mentre quello lombardo è di addirittura 56 miliardi. Soldi che lo Stato preleva “legalmente” dalle nostre tasche e che non tornano più indietro.
    La prevalenza dell’opzione indipendentista è ormai maggioritaria in Catalogna ed è stata sancita anche dal punto di vista istituzionale nelle elezioni regionali dell’anno scorso quando i partiti dichiaratamente indipendentisti hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi alla Generalitat: sarà grazie a questa storica maggioranza se l’anno prossimo (a distanza di 300 anni dalla perdita della sua sovranità) la Catalogna sarà chiamata a votare per l’indipendenza tramite il democratico ricorso a referendum, seguendo così la via già tracciata dalla Scozia.
    Purtroppo questa prospettiva in Lombardia è molto lontana dal realizzarsi, dopo che i lombardi per oltre due decenni sono stati turlupinati da movimenti autonomisti e federalisti (non indipendentisti) che hanno perseguito la via del compromesso con lo Stato italiano (autonomia, federalismo, devolution e macroregione), movimenti che non hanno saputo o voluto realizzare neppure un briciolo di ciò che avevano promesso. Pro Lombardia Indipendenza è nata proprio per proporre ai lombardi l’opzione indipendentista e, come dimostra l’indipendentismo catalano, questa opzione potrà diventare realtà solo se noi lo vorremo. Come scrisse Antoni Gaudì – conclude la nota – “senza l’indipendenza non è possibile creare in Catalogna una politica giusta, onesta e rigenerata”. Noi crediamo che anche per la Lombardia l’unica via di salvezza sia l’indipendenza.
    BRESCIA - Lombardia Indipendenza per la secessione dei catalani. "Vogliamo anche noi" | L'Eco delle Valli

 

 
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