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Discussione: Terries

  1. #151
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    Predefinito Re: Terryes

    Crocetta spasima per Gennarino 'a carogna

  2. #152
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    Predefinito Re: Terryes

    Il sindaco di Agrigento canta le virtù del Sud in milanese.
    di Enrico Reardo
    Marco Zambuto è sconosciuto al Nord ma a breve sarà molto più noto. Merito di un video elettorale girato in questi giorni in cui, dal tavolino di una nota pasticceria di Palermo, lancia un appello ai settentrionali a non cedere alla propaganda della Lega e visitare il Sud.
    Il messaggio elettorale – ideato dall’agenzia di comunicazione Klaus Davi – è divertente, e va detto. Sentire un meridionale doc che prova, con pessimi risultati, a parlare in dialetto milanese è un’operazione scaltra. Zambuto poteva scegliere di parlare benissimo in italiano, tanto più che lui si candida alle Europee nella circoscrizione insulare (Sicilia e Sardegna) in cui, evidentemente, il milanese lo conoscono in ben pochi. Del resto Zambuto non è nuovo a questi messaggi: tempo fa ne fece uno con sottotitoli cinesi, in cui invitava gli amici dagli occhi a mandorla ad «invadere», turisticamente parlando, il Sud.
    Piuttosto sono i contenuti che funzionano poco. Nei 75 secondi di filmato, infatti, Zambuto non fa altro che riciclare il repertorio di cliché meridionalista classico: persone più buone, cibo stupendo e così via. Un po’ la versione moderata di quello che disse la Signora Franca Ciampi che – addirittura – fece le lodi della gente del Sud «più buona e intelligente». Il sindaco di Agrigento non lo dice esplicitamente ma lo sottintende. E non è un caso che, alla fine del video, esorti a non credere «a tutt’i bàll de la Lega che vorrebbe un’Italia tagliata in dù»: come se l’autonomia o l’indipendenza del Nord fossero una minaccia alle supposte qualità umane e culinarie dei meridionali....
    Chiudiamo da dove eravamo partiti. Zambuto è sconosciuto al Nord ma in Sicilia è una vera celebrità. Classe ’73 è nel consiglio comunale di Agrigento da quando aveva vent’anni, eletto con la Democrazia cristiana. Poi, nella sua lunga carriera politica, ha cambiato la bellezza di sei partiti. Nel 2007 è stato eletto con la coalizione di centrosinistra: eppure dopo appena un anno di governo, nel 2008, è passato al PdL cambiando l’intera giunta. Poi è tornato indietro ricandidandosi, nel 2012, col centrosinistra nell’Udc. Nel 2013, a seguito della vittoria di Renzi, è approdato al Pd.
    Se non ne parlasse male ci sarebbe da pensare che con questo video in milanese intenda passare alla Lega…
    Il sindaco di Agrigento canta le virtù del Sud in milanese. Simpatico, ma? | L'intraprendente

    Deliri sinistri – Per Emiliano Milano disonora l’Italia
    di Enrico Reardo
    Ad inaugurare la galleria dei deliri sinistrorsi inizia il sindaco di Bari, Michele Emiliano. L’ormai ex sindaco di Bari – si va al voto quest’anno e Emiliano è candidato alle europee neppure come capolista, dove il Pd ha messo le quote rosa – ha tuonato, da Twitter, tutto il suo disgusto per l’inchiesta sull’Esposizione universale: «Expo Milano sporca l’immagine dell’Italia nel mondo. Altri arresti stamattina dopo quelli di qualche settimana fa. Adesso basta. Si fermi tutto».
    Insomma per Emiliano il Nord è d’ostacolo alla buona immagine del Belpaese. Forse, usando lo stesso metro di giudizio di Emiliano, avrebbe più senso fermare la storica Fiera del Levante che, nonostante i copiosi finanziamenti statali e un buco milionario (oggetto di inchiesta), continua a proseguire indefessa, senza del resto attrarre un centesimo dei visitatori (stranieri e non) previsti per Expo.
    Poi bisognerebbe ricordargli che la sua bella Puglia sopravvive grazie ai soldi del Nord visto che, se andiamo a vedere le statistiche del residuo fiscale, troviamo che riceve da Roma ogni anno 12,5 miliardi di euro in più di quelli che paga. Lombardia e Veneto, al contrario, danno una settantina di miliardi in più di quel che ricevono. Forse – come si suol dire dalle nostre parti – ci vorrebbe un po’ più di rispetto per il piatto in cui si mangia.
    Infine c’è anche un altro detto, stavolta evangelico, che Emiliano dovrebbe rispettare di più: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Emiliano si scandalizza per le inchieste, fa il giustizialista al pari del collega Pisapia, ma anche lui proprio immacolato non è. Come riporta La Repubblica nel 2012 il suo Comune di Bari è stato al centro di un’inchiesta per una discussa convenzione e una variante edilizia, che ha destinato 200 appartamenti – invece che alle forze dell’ordine che dovevano combattere il crimine – ai vip della città: consiglieri comunali, medici, avvocati, figli di magistrati. Case costruite su suoli non residenziali con contributi statali.
    Da garantisti (veri) pensiamo che Emiliano e il suo Comune siano innocenti fino a prova contraria. Proprio per questo ci aspetteremmo lo stesso atteggiamento anche da Emiliano nei confronti degli imputati di Expo.
    Deliri sinistri/2 ? Per Emiliano Milano disonora l?Italia | L'intraprendente



    Mazzette sul tribunale
    In cella dirigente e politico
    «Ecco il sistema Foggia»
    Appalti e «interessi»: chiesto rinvio a giudizio del sindaco di Brindisi
    FOGGIA – Gli agenti della Squadra Mobile di Foggia hanno arrestato per concussione e tentata concussione un dirigente del Comune di Foggia, Fernando Biagini, di 52 anni, un consigliere comunale, Massimo Laccetti, di 43 anni, eletto in una lista civica, e un imprenditore, Adriano Bruno, di 46 anni. Biagini e Laccetti sono in carcere, Bruno è ai domiciliari.
    Biagini è dirigente del settore Lavori pubblici e del Suap (Sportello unico per le attività produttive) del Comune di Foggia. Agli arrestati è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica.
    Secondo l’accusa, i tre arrestati, con ruoli differenti - Biagini nelle sue funzioni di dirigente comunale e gli altri due quali intermediari – avrebbero costretto un imprenditore edile locale (che è stato anche vittima di intimidazioni, comunque non contestate nel provvedimento) a versare una tangente di 80mila euro in contanti per chiudere il contratto per la realizzazione di un immobile da adibire a sede di uffici giudiziari. La tangente sarebbe stata pagata in tre tranche di 50mila euro, cinquemila euro e 25mila euro.
    Lo stesso imprenditore sarebbe stato vittima di un tentativo di concussione. I tre arrestati, in questo caso, avrebbero cercato di costringerlo a pagare 20mila euro in contanti per sbloccare un’istanza presentata dall’imprenditore per ottenere l'autorizzazione a realizzare parcheggi in un’area comunale adiacente all’immobile destinato ad uffici giudiziari.
    In particolare, la «Coim» di Lello Zammarano - imprenditore che ha denunciato - ha stipulato il 3 febbraio scorso un contratto col Comune di quasi 800mila euro all’anno, per il fitto del palazzo di piazza Padre Pio da adibire a succursale del Palazzo di Giustizia, ampliamento resosi necessario dopo che il tribunale lucerino è stato soppresso nel settembre scorso e accorpato a quel lo foggiano, diventato uno dei più grandi d’Italia. La commissione comunale nel novembre 2013 diede parere favorevole al contratto di fitto, ma Biagini - contestano pm e squadra mobile - avrebbe fatto sapere a Zammarano che non avrebbe stipulato il contratto se non avesse ricevuto la tangente. Il costruttore sarebbe stato quindi costretto a pagare 80mila euro in tre tranche da 50mila, 25mila e 5mila euro, consegnate a Bruno che poi le avrebbe date a Biagini, che avrebbe spartito con Laccetti.
    Gli accertamenti sono scattati dopo l’individuazione di un immobile da adibire a sede di uffici giudiziari in Foggia, scelto con avviso pubblico. Sin dall’ottobre del 2013 erano emersi elementi che facevano ritenere che un imprenditore, proprietario dell’immobile in questione, potesse essere vittima di concussione da parte di pubblici ufficiali e altri soggetti interessati alla vicenda. Gli investigatori hanno acquisito dichiarazioni di persone informate sui fatti e intercettazioni ambientali di conversazioni tra Biagini e Laccetti.
    Foggia, arrestati per concussione dirigente e consigliere del Comune | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Alitalia esce dalla finestra, Roma fa rientrare i debiti dalla porta
    di Gianluca Veneziani
    Le mamme lo dicevano sempre: stai attento alle cattive compagnie. Sembrano però non aver sentito il saggio consiglio materno i responsabili di Alitalia che, per ripianare i debiti enormi che gravano sull’azienda, stanno pensando di creare una bad company, cioè una cattiva compagnia che si appioppi tutto il marcio nascosto nelle casse. Così, mentre gli arabi di Etihad si pappano la parte sana di Alitalia, gli azionisti italiani creano una società ad hoc, con il compito di accogliere – e, chissà, un giorno anche di smaltire – quanto c’è di cattivo. Lo sporco e lo scarto è corposo e consistente. Negli ultimi 6 anni, da quando è stato avviato un piano di risanamento, la compagnia di bandiera ha perso un altro miliardo di euro, circa 500mila euro al giorno.
    Ora, la domanda che si pone spontanea è: chi si accollerà quel fardello di debiti, chi si prenderà tutta la parte nociva della compagnia e, soprattutto, chi si sacrificherà alla causa al punto da ricolmare pian piano quel buco nero? La risposta possibile, che non vorremmo mai dare, è: i contribuenti italiani.
    L’idea assassina degli attuali soci della compagnia – i capitani coraggiosi, sì, ma a spese degli altri – è quella di prendersi tutto il carico di debiti, sistemarlo in un angolino e dire a Poste Italiane – uno dei principali azionisti del gruppo: be’, ora te la vedi tu a buttare via la spazzatura, ché, quando arrivano gli arabi, dobbiamo far trovare la casa bella pulita.
    Le Poste così ci rifileranno il pacco (leggi anche: Follia statalista: per salvare un’azienda son pronti a sfasciarne due). «Caro contribuente», ci scriveranno in una lettera privata, «dato che tu tieni molto alla patria, alla bandiera e alla nostra compagnia (con le nostre missive ti facciamo compagnia, no?), bene, anche se non sei un passeggero abituale di Alitalia e anche se non mandi mai una lettera via Posta o via aerea, ti chiediamo un aiutino: dacci un pezzo del tuo stipendio, un 5×1000 o anche di più, e vedrai che nel giro di un paio d’anni noi non saremo più indebitati e tu sarai uno dei nostri eroi (poi, per ricompensa, nel volo ti daremo anche un bicchiere di spremuta e una busta di salatini, che non ti diamo più da tempo, ché sta la crisi)».
    Ecco fatto, il debito verrà occultato, spalmato e infine fatto sparire con un gioco di prestigio. E la scoperta sconvolgente, alla fine del trucco, sarà che la bad company siamo noi, io e te, caro lettore; noi che dovremo dare i nostri denari allo Stato italiano, come in tempo di guerra, e privarci dei nostri ori perché ce lo chiede Alitalia, o ciò che ne resta.
    Adesso capiamo dove stava la fregatura. Tutti, noi in primis, ad esultare per l’arrivo degli arabi, tutti a dire «arrivano gli sceicchi» e a urlare «viva viva, con il petrolio che hanno negli Emirati, non ci faranno pagare più nemmeno il carburante per gli aeroplani»; tutti contenti, pronti a gioire per questa Alirabia e invece… Gli altri si prendono la ciambella e a noi resta il buco (di bilancio, s’intende).
    Allora non bastano a rassicurarci le parole del ministro Lupi che, forse esausto dalle bad company nel suo governo, ha tuonato: «Il tema della bad company non è accettabile e non è da noi condiviso». Qualcuno, sto carico di debiti, se lo dovrà pur accollare. E quello stesso qualcuno farà forse come facevano sempre le mamme, quando non avevano voglia di pulire a terra e buttavano la polvere sotto il letto per non farla vedere all’ospite. Poi i figli se la ritrovavano nel naso e sul cuscino quando andavano a dormire. Fu quella la prima forma di bad bed company, cattiva compagnia sotto il letto.
    Arrivano gli arabi, mamma, con caftano e sandali, a portarci linfa dal deserto. Ma la sabbia e la polvere ce li teniamo noi....
    Alitalia esce dalla finestra, Roma fa rientrare i debiti dalla porta | L'intraprendente



    A Genny ‘a carogna serve una cura thatcheriana
    di Federica Dato
    Cosa c’entra Genny ‘a carogna con la Thatcher o la Prima Repubblica? Apparentemente niente. Alla sintesi pratica: ci fosse Margaret non ci sarebbe Genny; Genny c’è perché viviamo in un regime conservativo che ha fatto sì dalla Prima Repubblica in poi nulla cambiasse.
    Perché in questo Paese assetato di riforme, l’immobilismo e il terrore di scontentare qualcuno (specie un mercato milionario) ha vinto e vince su tutto. Filippo Raciti, l’ispettore capo della Polizia morto perché gli ultras catanesi avevano deciso che una partita valeva la messa a ferro e fuoco della città, non è bastato. Lui che è una delle vittime da spalti. I moniti, i feriti, il clima di terrore da curva evidentemente non è stato fin qui sufficiente a far dire allo Stato che forse, ora, è tempo di finirla con i ricatti di nugoli di violenti.
    Ci fosse la Lady di ferro no, non andrebbe così perché lei che di scontentare non ebbe paura (e non raccontateci che in Italia le resistenze sarebbero superiori, andate a guardare un po’ le foto dei minatori che volevano darle fuoco), ad un certo punto, decise che degli hooligans era stanca. Così, al pari delle altre faccende in cui mise le mani, rivoltò il mondo pallonaro anglosassone. Punto primo: modifica della legislazione penale. Era il 1985e nasceva lo Sporting Events Act, che limitava l’acquisto e il consumo di bevande alcoliche negli stadi e nei treni e nei bus speciali per i tifosi. L’anno successivo fu quello del Public Order Act, con cui i magistrati poterono bandire i soggetti violenti dagli stadi con obbligo di firma in caserma. Per inciso, da qui in poi, turbare la quiete pubblica da quelle parti si fa reato. Tre anni dopo, dopo un “incidente” che provocò la morte di 96 persone e un inchiesta approfondita del sistema, fece capolino il Football Spectators Act: nasce un servizio di intelligence anti-hoooligans, vieta ai condannati per disordini legati alle partite di parteciparvi anche oltre i confini inglesi ed esibire la carta di identità è un obbligo. Gli stadi furono modificati completamente, strutturalmente, le responsabilità dei club aumentate (senza certificati di sicurezza non ti iscrivi ai campionati, tra le altre cose).
    Il modello inglese ha cambiato una faccia del calcio. Quel modello nasce da una linea squisitamente politica che è quella con cui la Lady di ferro ha salvato, ribaltato, fatto crescere il Regno Unito. In Italia se vuoi ristrutturare uno stadio è verosimile che oltre ai permessi, alle contrapposizioni, alle resistenze di certi enti locali, finisce che c’è da vedersela pure con il sindacato degli addetti alla sicurezza.
    A Genny ‘a carogna, che ha il potere di stabilire se si gioca la partita o no, a lui come a chi non ne ha ridimensionato il potere, serve la cura di Margaret. E no, poi non si scherza più.
    A Genny ?a carogna serve una cura thatcheriana | L'intraprendente



    Napoli: anziana scippata e trascinata a terra
    Le drammatiche immagini mostrano uno scippo avvenuto a San Giorgio a Cremano. Due scippatori in scooter, per afferrare la borsa di una donna di 68 anni, trascinano l'anziana a terra per una decina di metri, poi scappano.



    Ma c'era bisogno di vedere "Gomorra" per sapere cosa sono Napoli e i napoletani?

    Scolaresca annulla la gita a Napoli dopo aver visto "Gomorra" su Sky
    Da Bolzano dovevano trascorrere sei giorni a Chiaiano. I genitori: "hanno la scorta?"
    La storia l'ha raccontata il quotidiano napoletano "Il mattino". E' quella di quaranta ragazzi delle scuole superiori di Bolzano che avrebbero dovuto trascorrere sei giorni, a partire il 19 maggio, sul terreno confiscato al clan Polverino della camorra a Chiaiano, ora presidio di Libera. Dovevano.
    Perchè ieri mattina è giunta la telefonata che annunciava la disdetta improvvisa del campo-scuola dopo che i genitori dei ragazzi avevano assistito alla prima puntata della fiction Gomorra, andata in onda martedì sera su Sky: "Ci hanno chiesto se ai ragazzi fosse stata assicurata una scorta", ha spiegato a Il Mattino uno degli organizzatori del presidio anticamorra.
    Scolaresca annulla la gita a Napoli dopo aver visto "Gomorra" su Sky - Libero Quotidiano




  3. #153
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    Predefinito Re: Terryes

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #154
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    Predefinito Re: Terryes

    Ecco i dati ISTAT sulla lettura in Italia
    Diffusi dall'ISTAT i dati dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana”, che rileva ogni anno informazioni sulla lettura di libri nel tempo libero, sul profilo dei lettori e sulla dotazione delle biblioteche domestiche: tutte brutte notizie, e nessuna sorpresa. Il campione ISTAT comprende 19 mila famiglie, per un totale di 48 mila individui. Per maggiori informazioni si veda l’appendice metodologica disponibile sul sito Istat.it
    Il 45,1% della popolazione di 6 anni e più (oltre 25 milioni e 300 mila persone) dichiara di aver letto almeno un libro. La quota più alta di lettori si riscontra tra la popolazione di 11-17 anni (oltre il 58%), con un picco tra gli 11 e i 14 anni (64,7%), e decresce all’aumentare dell’età. Già a partire dai 35 anni la quota di lettori scende sotto il 50%, per diminuire drasticamente dai 65 anni in poi e raggiungere il valore più basso tra la popolazione di 75 anni e più (22,8%).
    Il titolo di studio influisce fortemente sui livelli di lettura: si va da un massimo dell’80,6% tra i laureati a un minimo del 28,4% tra chi possiede la licenza elementare o nessun titolo di studio. Se poi si tiene conto della condizione professionale, livelli di lettura superiori alla media si evidenziano, per le persone di 15 anni e più, tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (62,7%), studenti (65,2%), direttivi quadri e impiegati (68,1%). Al contrario, i più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai (30,6%), i ritirati dal lavoro (33,2%) e le casalinghe (35,9%).
    A livello territoriale, le quote più alte di lettori di libri si registrano al Nord, dove quasi il 52% della popolazione di 6 anni e più ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, e al Centro (48%). Nel Sud e nelle Isole, invece, la quota di lettori scende rispettivamente al 34,2% e al 35,4%. Esiste, inoltre, una significativa variabilità regionale nei livelli di lettura: se Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia fanno registrare livelli di lettura superiori al 56%, Marche, Umbria e tutte le regioni del Mezzogiorno si attestano al di sotto della media nazionale. In particolare, agli ultimi posti si collocano Calabria (34,3%), Puglia (33,1%), Campania (32,9%) e Sicilia (31,5%).
    Ecco i dati ISTAT sulla lettura in Italia | Mangialibri

    Da pacemaker a pey smecker: l’errore sulla ricetta
    Un medico di Partinico, in provincia di Palermo, ha firmato una ricetta medica che presenta un grave abbaglio. L'impegnativa recita "Si richiede controllo pey smecker, paziente portatore pey smecker". Risulta chiaro l’errore di inglese: il medico ha storpiato per due volte la parola 'pacemaker', sostituendolo con 'pey smecker', in riferimento al dispositivo impiantato in pazienti con insufficienza cardiaca. La ricetta, contrassegnata con il timbro del distretto ospedaliero di zona, ha fatto il giro del web ed è diventata virale sui social network. Persino i Nas si sono interessati alla vicenda e hanno avviato dei controlli per verificare l'autenticità della ricetta.
    Da pacemaker a pey smecker: l’errore sulla ricetta - 1 di 1 - Palermo - Repubblica.it



    Tagli alle auto blu: bene Nord e Roma ma il Sud "resiste"
    La scure del governo non sembra avere effetti sul Mezzogiorno per la diminuzione delle macchine statali
    Lo status symbol per eccellenza della "casta", l'auto blu, è in forte calo a Nord, e in parte anche a Roma. A resistere, però, secondo i dati del ministero degli Affari Regionali è il Mezzogiorno. In 14 mesi ne sono state tagliate 900 in tutta Italia ma se prendiamo due regioni come Campania e Sicilia scopriamo che solo qui ci sono ancora 1.286 macchine di rappresentanza per i burocrati.
    A registrare i dati è il Formez, il centro servizi per l'ammodernamento delle P.A., che registra tutte le auto pubbliche sul territorio. E qui spuntano le disuguaglianze tra Nord e Sud. Mentre in Settentrione su 100 auto pubbliche quelle ad uso esclusivo, le auto blu per intenderci, non superano le 5; nel Mezzogiorno la situazione diventa a tratti imbarazzante.
    Ogni 100 macchine a disposizione della pubblica amministrazione tra le 22 e le 26 vetture nelle aree più a sud del Paese sono a disposizione degli alti burocrati.
    I casi Campania e Sicilia - Se prendiamo in considerazione le regioni più popolose scopriamo che in Sicilia ci sono 769 auto blu e 517 in Campania, numeri molto alti paragonate alle 460 macchine pubbliche esclusive a disposizione in Lombardia.
    Tagli alle auto blu: bene Nord e Roma ma il Sud "resiste" a Renzi - Tgcom24

    1. ECCO CHI SONO E SOPRATTUTTO CHI SI CREDONO DI ESSERE GLI ULTRÀ DEL NAPOLI - 2. “LA CAMORRA CI PROTEGGE NEL LAVORO, CI PROTEGGE PURE PER LA NOSTRA VITA ALLO STADIO. COSÌ SE QUALCUNO DI NOI SBAGLIA E MAGARI ALLO STADIO FA NA’ FESSERIA, TIPO CA TIRA FUORI NU’ COLTELLO E VIENE ARRESTATO, IL SISTEMA PAGA PURE L’AVVOCATO. NOI SIAMO ABITUATI COSÌ, DIVISI PER QUARTIERI E PER SISTEMA” - 3. “NOI NON PAGHIAMO PER ENTRARE AL SAN PAOLO. NIENTE BIGLIETTO E NIENTE TESSERA DEL TIFOSO. NON PERCHÉ VULIMMO RISPARMIÀ SOLDI MA PERCHÉ TANTI DI NOI SONO SCHEDATI DALLA POLIZIA E QUINDI NON POSSIAMO DARE I NOMI PER I BIGLIETTI” - 3. “IL VERO ULTRÀ NAPOLETANO ENTRA ALLO STADIO GRATIS, GRAZIE A UN FAVORE DI QUALCUNO ALL’INGRESSO OPPURE SCAVALCANDO I CANCELLI. IL VERO ULTRÀ NON PRENDE NEPPURE IL DENARO DAL CLUB PER SCENOGRAFIE O TRASFERTE. SIMMU TUTTI IN CARNE E TATUATI. QUELLI CHE VEDETE MAGROLINI, SO’ SCUGNIZZI CONSUMATI DALL’EROINA” -
    Grazia Longo per "la Stampa"
    Parcheggiatori abusivi, «magghiari» che commerciano in calzini o T-shirt, venditori di «pacchi» tipo gli I-phone a 12 euro che funzionano solo 5 minuti, giusto il tempo che si esaurisca il microchip. Gli ultrà si arrangiano con 700 euro al mese, ma non rinunciano alla birra, alle canne e, soprattutto, al Napoli.
    Che amano incondizionatamente e sopra ogni cosa. La loro fede, poi, si nutre di odio viscerale verso le altre squadre. Roma e Juventus in testa. Ragazzi - il mondo ultrà non è declinato al femminile - che scandiscono le loro giornate in base ai turni del Napoli. Tra anticipi, posticipi e partite di Coppa, gli unici giorni liberi - salvo eccezioni - sono il martedì, il giovedì e il venerdì.
    Liberi si fa per dire: quando la loro squadra non gioca, gli ultrà hanno tempo per mogli, figli o fidanzate soltanto se non c'è un incontro con il resto del gruppo. La settimana è troppo corta per comprendere il tifo al San Paolo, la sua preparazione e l'organizzazione delle trasferte.
    Il martedì e il giovedì si commentano i risultati dei match disputati, il venerdì o la domenica si consumano i riti propiziatori alla partita. In piazze divenute l'altare del tifo ultrà, quasi tutte nel centro storico, ma anche con il tam tam sui social network, soprattutto Facebook. La passione ultrà è un distillato di orgoglio e di dipendenza.
    «'Na malatia» esordisce Domenico, Mimmo, 39 anni, una moglie e dei figli che mantiene con un banchetto di frutta e verdura al mercato rionale nella periferia degradata di Secondigliano. Da 23 anni appartiene ai Vecchi Lyons, uno dei gruppi storici della curva A del San Paolo. La curva «del vero ultrà, da non confondersi con i tifosi che vanno in quella B. Chille sono femminelle confronto a noi. L'ultrà non è nu' tifoso, è l'anima del Napoli».
    L'ultrà «schifa la Roma perché fino a quando eravamo deboli eravamo gemellati, poi quando è arrivato Maradona nell'84 e pure lo scudetto, nell''87, è iniziata la guerra. Senza contare il vaffa... di Salvatore Bagni alla curva sud dei romanisti».
    Mimmo, giovedì pomeriggio, si offre di accompagnarci con la sua auto alla piazzetta di Largo Proprio di Arianello, alle spalle di via ai Tribunali, punto di ritrovo degli ultrà. Salendo sulla Peugeot mezza scassata, il primo gesto, in automatico, è quello di allacciare la cintura di sicurezza. Ma Mimmo subito frena: «Signò, se vi mettite a cintura quelli ci sgamano subito e non ci parlano».
    Niente cintura quindi e niente «accento del Nord, perché i giornalisti già so' considerati infami, se sono del Nord è peggio ancora». Mimmo racconta della sua adesione ai Vecchi Lyons: «Noi leoni, come tutti gli altri ultrà non paghiamo per entrare al San Paolo. Niente biglietto e niente tessera del tifoso. Non perché vulimmo risparmià soldi ma perché tanti di noi sono schedati dalla polizia e quindi non possiamo dare i nomi».
    Il vero ultrà napoletano «entra allo stadio gratis, grazie a un favore di qualcuno all'ingresso oppure scavalcando i cancelli». Il vero ultrà non prende neppure il denaro dal club per scenografie o trasferte. «Ci muoviamo autonomamente, con le macchine o le moto e gli striscioni ce li paghiamo noi. Perché noi non vogliamo essere controllati e vogliamo gli slogan che piacciono a noi. Quindi ci arrotoliamo lo striscione intorno al corpo, sotto i maglioni, così se qualche steward o poliziotto ci vuole perquisire non se ne accorge».
    L'arrivo dietro via ai Tribunali non è proprio agilissimo. Vecchi Lyons mescolati ai Fedayn stanno discutendo su come infiltrarsi al match Roma-Juventus di oggi pomeriggio. La presenza di una giornalista non è tanto gradita, meglio rimanere in disparte e farsi raccontare i dettagli da Mimmo.
    «Una cosa però ve la diciamo - dice uno con un anellino a entrambe le orecchie, sneakers e cintura Giorgio Armani chiaramente contraffatti -, domenica vogliamo vendicare Ciro ma pure gli vogliamo portare rispetto perché sta ancora in ospedale e quindi se botte voleranno, sarà distante dall'Olimpico». Poi viene deciso di «cercare di entrare dentro lo stadio per fare capire che con noi non si scherza».
    Sempre nel centro storico, in piazza Bellini, il venerdì si danno appuntamento gli ultrà «più potenti e più rispettati, i mitici Mastiffs» guidati proprio da Genny 'a carogna. Molti di loro abitano a Forcella, regno incontrastato di Genny. Uno di questi è Salvatore, Totò «per un certo tempo Totò 'u criminale, ma mo' ho messo la testa a posto e non tengo più guai con la legge».
    Oggi Totò ha un impiego. Ma non fraintendete, non è un posto fisso. «Sono parcheggiatore abusivo, a 26 anni è un impiego che rende. Ci campiamo in tre: io, mia moglie e una bambina di 2 anni». Totò si stupisce della nostra domanda a proposito dell'assenza di extracomunitari tra i parcheggiatori abusivi. «Per carità! Nun esiste proprio! Siamo solo noi è per questo dobbiamo ringraziare il sistema». E che cos'è il sistema? «'A camorra, ecco cos'è. Ci protegge nel lavoro, ci protegge pure per la nostra vita allo stadio. Così se qualcuno di noi sbaglia e magari allo stadio fa na' fesseria, tipo ca tira fuori nu' coltello e viene arrestato, il sistema paga pure l'avvocato. Noi siamo abituati così, divisi per quartieri e per sistema. Ogni quartiere ha il suo».
    L'ultrà Mastiffs (mastini) domina gli altri gruppi e va fiero della sua forza. «Simmu tutti in carne e tatuati - spiega Totò -. Quelli che vedete magrolini, so' scugnizzi consumati dall'eroina». L'ultrà Mastiffs sa essere generoso: «Signò mo' vi porto a mangiare la pizza fritta più buona di Napoli, alla friggitoria del Presidente».
    Che in realtà si chiama «Da Gaetano», ma che per tutti è nota con l'altro nome da quando l'ex presidente degli Usa Bill Clinton si fermò nel vicolo a gustare «crocchè e pizza fritta. Le vedete? Le foto stanno ancora là, appese all'ingresso». L'ultrà Mastiffs se lavora cerca di finire per le 4 del pomeriggio, se è disoccupato dorme fino alle 4 del pomeriggio e poi tutti in piazza Bellini o a seguire la squadra.



    Napoli, blitz in Comune: 14 arresti per assenteismo.
    Figuravano regolarmente al lavoro ma in realtà erano altrove: per questo motivo quattordici persone, di cui undici dipendenti del Comune di Napoli, sono stati arrestati con l’accusa di assenteismo. Dalle indagini è emerso che durante il periodo di osservazione alcune delle persone sulle quali erano in corso indagini non avrebbero mai preso servizio
    di Redazione
    Figuravano regolarmente al lavoro ma in realtà non vi avevano mai messo piede: per questo motivo quattordici persone, di cui undici dipendenti del Comune di Napoli, sono stati arrestati con l’accusa di assenteismo. Nel mirino dell’inchiesta, coordinata dal pm della Procura partenopea Giancarlo Novelli e scattata dopo una denuncia di ‘Striscia la Notizia’, non solo gli assenteisti, ma anche i professionisti della timbratura, complici che si prestavano a passare il badge sotto il lettore ottico delle presenze per conto del collega assente. Truffa e violazione della legge Brunetta, quella antifannulloni, le accuse contestate.
    Il blitz è scattato in mattinata. Oltre ai dipendenti del Comune di Napoli sono stati arrestati un dipendente di una società partecipata del Comune e un soggetto estraneo alla Pubblica Amministrazione che, secondo gli investigatori, avevano il compito di provvedere alla timbratura dei cartellini del personale assente. Quest’ultimo, in particolare, sarebbe stato filmato mentre nel giro di un mese per oltre 400 volte timbrava in luogo di decine di dipendenti del servizio fognature. I dipendenti comunali sono stati bloccati dagli agenti della polizia municipale nelle loro abitazioni al termine di un’inchiesta che andava avanti da tempo e che si è avvalsa anche di pedinamenti, controlli e riscontri sul posto.
    Dalle indagini è emerso che durante il periodo di osservazione alcune delle persone sulle quali erano in corso indagini non avrebbero mai preso servizio. Sembra che la giornata tipo dei “professionisti del badge” fosse abbastanza ordinaria: sveglia alle 7, un passaggio in piazza Cavour, e quindi la solita routine col badge passato tante volte sotto il lettore quanto erano i colleghi da coprire nell’ufficio comunale distaccato.


  5. #155
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Ecco i dati ISTAT sulla lettura in Italia
    Diffusi dall'ISTAT i dati dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana”, che rileva ogni anno informazioni sulla lettura di libri nel tempo libero, sul profilo dei lettori e sulla dotazione delle biblioteche domestiche: tutte brutte notizie, e nessuna sorpresa. Il campione ISTAT comprende 19 mila famiglie, per un totale di 48 mila individui. Per maggiori informazioni si veda l’appendice metodologica disponibile sul sito Istat.it
    Il 45,1% della popolazione di 6 anni e più (oltre 25 milioni e 300 mila persone) dichiara di aver letto almeno un libro. La quota più alta di lettori si riscontra tra la popolazione di 11-17 anni (oltre il 58%), con un picco tra gli 11 e i 14 anni (64,7%), e decresce all’aumentare dell’età. Già a partire dai 35 anni la quota di lettori scende sotto il 50%, per diminuire drasticamente dai 65 anni in poi e raggiungere il valore più basso tra la popolazione di 75 anni e più (22,8%).
    Il titolo di studio influisce fortemente sui livelli di lettura: si va da un massimo dell’80,6% tra i laureati a un minimo del 28,4% tra chi possiede la licenza elementare o nessun titolo di studio. Se poi si tiene conto della condizione professionale, livelli di lettura superiori alla media si evidenziano, per le persone di 15 anni e più, tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (62,7%), studenti (65,2%), direttivi quadri e impiegati (68,1%). Al contrario, i più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai (30,6%), i ritirati dal lavoro (33,2%) e le casalinghe (35,9%).
    A livello territoriale, le quote più alte di lettori di libri si registrano al Nord, dove quasi il 52% della popolazione di 6 anni e più ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, e al Centro (48%). Nel Sud e nelle Isole, invece, la quota di lettori scende rispettivamente al 34,2% e al 35,4%. Esiste, inoltre, una significativa variabilità regionale nei livelli di lettura: se Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia fanno registrare livelli di lettura superiori al 56%, Marche, Umbria e tutte le regioni del Mezzogiorno si attestano al di sotto della media nazionale. In particolare, agli ultimi posti si collocano Calabria (34,3%), Puglia (33,1%), Campania (32,9%) e Sicilia (31,5%).
    Ecco i dati ISTAT sulla lettura in Italia | Mangialibri

    Da pacemaker a pey smecker: l’errore sulla ricetta
    Un medico di Partinico, in provincia di Palermo, ha firmato una ricetta medica che presenta un grave abbaglio. L'impegnativa recita "Si richiede controllo pey smecker, paziente portatore pey smecker". Risulta chiaro l’errore di inglese: il medico ha storpiato per due volte la parola 'pacemaker', sostituendolo con 'pey smecker', in riferimento al dispositivo impiantato in pazienti con insufficienza cardiaca. La ricetta, contrassegnata con il timbro del distretto ospedaliero di zona, ha fatto il giro del web ed è diventata virale sui social network. Persino i Nas si sono interessati alla vicenda e hanno avviato dei controlli per verificare l'autenticità della ricetta.
    Da pacemaker a pey smecker: l’errore sulla ricetta - 1 di 1 - Palermo - Repubblica.it



    Tagli alle auto blu: bene Nord e Roma ma il Sud "resiste"
    La scure del governo non sembra avere effetti sul Mezzogiorno per la diminuzione delle macchine statali
    Lo status symbol per eccellenza della "casta", l'auto blu, è in forte calo a Nord, e in parte anche a Roma. A resistere, però, secondo i dati del ministero degli Affari Regionali è il Mezzogiorno. In 14 mesi ne sono state tagliate 900 in tutta Italia ma se prendiamo due regioni come Campania e Sicilia scopriamo che solo qui ci sono ancora 1.286 macchine di rappresentanza per i burocrati.
    A registrare i dati è il Formez, il centro servizi per l'ammodernamento delle P.A., che registra tutte le auto pubbliche sul territorio. E qui spuntano le disuguaglianze tra Nord e Sud. Mentre in Settentrione su 100 auto pubbliche quelle ad uso esclusivo, le auto blu per intenderci, non superano le 5; nel Mezzogiorno la situazione diventa a tratti imbarazzante.
    Ogni 100 macchine a disposizione della pubblica amministrazione tra le 22 e le 26 vetture nelle aree più a sud del Paese sono a disposizione degli alti burocrati.
    I casi Campania e Sicilia - Se prendiamo in considerazione le regioni più popolose scopriamo che in Sicilia ci sono 769 auto blu e 517 in Campania, numeri molto alti paragonate alle 460 macchine pubbliche esclusive a disposizione in Lombardia.
    Tagli alle auto blu: bene Nord e Roma ma il Sud "resiste" a Renzi - Tgcom24

    1. ECCO CHI SONO E SOPRATTUTTO CHI SI CREDONO DI ESSERE GLI ULTRÀ DEL NAPOLI - 2. “LA CAMORRA CI PROTEGGE NEL LAVORO, CI PROTEGGE PURE PER LA NOSTRA VITA ALLO STADIO. COSÌ SE QUALCUNO DI NOI SBAGLIA E MAGARI ALLO STADIO FA NA’ FESSERIA, TIPO CA TIRA FUORI NU’ COLTELLO E VIENE ARRESTATO, IL SISTEMA PAGA PURE L’AVVOCATO. NOI SIAMO ABITUATI COSÌ, DIVISI PER QUARTIERI E PER SISTEMA” - 3. “NOI NON PAGHIAMO PER ENTRARE AL SAN PAOLO. NIENTE BIGLIETTO E NIENTE TESSERA DEL TIFOSO. NON PERCHÉ VULIMMO RISPARMIÀ SOLDI MA PERCHÉ TANTI DI NOI SONO SCHEDATI DALLA POLIZIA E QUINDI NON POSSIAMO DARE I NOMI PER I BIGLIETTI” - 3. “IL VERO ULTRÀ NAPOLETANO ENTRA ALLO STADIO GRATIS, GRAZIE A UN FAVORE DI QUALCUNO ALL’INGRESSO OPPURE SCAVALCANDO I CANCELLI. IL VERO ULTRÀ NON PRENDE NEPPURE IL DENARO DAL CLUB PER SCENOGRAFIE O TRASFERTE. SIMMU TUTTI IN CARNE E TATUATI. QUELLI CHE VEDETE MAGROLINI, SO’ SCUGNIZZI CONSUMATI DALL’EROINA” -
    Grazia Longo per "la Stampa"
    Parcheggiatori abusivi, «magghiari» che commerciano in calzini o T-shirt, venditori di «pacchi» tipo gli I-phone a 12 euro che funzionano solo 5 minuti, giusto il tempo che si esaurisca il microchip. Gli ultrà si arrangiano con 700 euro al mese, ma non rinunciano alla birra, alle canne e, soprattutto, al Napoli.
    Che amano incondizionatamente e sopra ogni cosa. La loro fede, poi, si nutre di odio viscerale verso le altre squadre. Roma e Juventus in testa. Ragazzi - il mondo ultrà non è declinato al femminile - che scandiscono le loro giornate in base ai turni del Napoli. Tra anticipi, posticipi e partite di Coppa, gli unici giorni liberi - salvo eccezioni - sono il martedì, il giovedì e il venerdì.
    Liberi si fa per dire: quando la loro squadra non gioca, gli ultrà hanno tempo per mogli, figli o fidanzate soltanto se non c'è un incontro con il resto del gruppo. La settimana è troppo corta per comprendere il tifo al San Paolo, la sua preparazione e l'organizzazione delle trasferte.
    Il martedì e il giovedì si commentano i risultati dei match disputati, il venerdì o la domenica si consumano i riti propiziatori alla partita. In piazze divenute l'altare del tifo ultrà, quasi tutte nel centro storico, ma anche con il tam tam sui social network, soprattutto Facebook. La passione ultrà è un distillato di orgoglio e di dipendenza.
    «'Na malatia» esordisce Domenico, Mimmo, 39 anni, una moglie e dei figli che mantiene con un banchetto di frutta e verdura al mercato rionale nella periferia degradata di Secondigliano. Da 23 anni appartiene ai Vecchi Lyons, uno dei gruppi storici della curva A del San Paolo. La curva «del vero ultrà, da non confondersi con i tifosi che vanno in quella B. Chille sono femminelle confronto a noi. L'ultrà non è nu' tifoso, è l'anima del Napoli».
    L'ultrà «schifa la Roma perché fino a quando eravamo deboli eravamo gemellati, poi quando è arrivato Maradona nell'84 e pure lo scudetto, nell''87, è iniziata la guerra. Senza contare il vaffa... di Salvatore Bagni alla curva sud dei romanisti».
    Mimmo, giovedì pomeriggio, si offre di accompagnarci con la sua auto alla piazzetta di Largo Proprio di Arianello, alle spalle di via ai Tribunali, punto di ritrovo degli ultrà. Salendo sulla Peugeot mezza scassata, il primo gesto, in automatico, è quello di allacciare la cintura di sicurezza. Ma Mimmo subito frena: «Signò, se vi mettite a cintura quelli ci sgamano subito e non ci parlano».
    Niente cintura quindi e niente «accento del Nord, perché i giornalisti già so' considerati infami, se sono del Nord è peggio ancora». Mimmo racconta della sua adesione ai Vecchi Lyons: «Noi leoni, come tutti gli altri ultrà non paghiamo per entrare al San Paolo. Niente biglietto e niente tessera del tifoso. Non perché vulimmo risparmià soldi ma perché tanti di noi sono schedati dalla polizia e quindi non possiamo dare i nomi».
    Il vero ultrà napoletano «entra allo stadio gratis, grazie a un favore di qualcuno all'ingresso oppure scavalcando i cancelli». Il vero ultrà non prende neppure il denaro dal club per scenografie o trasferte. «Ci muoviamo autonomamente, con le macchine o le moto e gli striscioni ce li paghiamo noi. Perché noi non vogliamo essere controllati e vogliamo gli slogan che piacciono a noi. Quindi ci arrotoliamo lo striscione intorno al corpo, sotto i maglioni, così se qualche steward o poliziotto ci vuole perquisire non se ne accorge».
    L'arrivo dietro via ai Tribunali non è proprio agilissimo. Vecchi Lyons mescolati ai Fedayn stanno discutendo su come infiltrarsi al match Roma-Juventus di oggi pomeriggio. La presenza di una giornalista non è tanto gradita, meglio rimanere in disparte e farsi raccontare i dettagli da Mimmo.
    «Una cosa però ve la diciamo - dice uno con un anellino a entrambe le orecchie, sneakers e cintura Giorgio Armani chiaramente contraffatti -, domenica vogliamo vendicare Ciro ma pure gli vogliamo portare rispetto perché sta ancora in ospedale e quindi se botte voleranno, sarà distante dall'Olimpico». Poi viene deciso di «cercare di entrare dentro lo stadio per fare capire che con noi non si scherza».
    Sempre nel centro storico, in piazza Bellini, il venerdì si danno appuntamento gli ultrà «più potenti e più rispettati, i mitici Mastiffs» guidati proprio da Genny 'a carogna. Molti di loro abitano a Forcella, regno incontrastato di Genny. Uno di questi è Salvatore, Totò «per un certo tempo Totò 'u criminale, ma mo' ho messo la testa a posto e non tengo più guai con la legge».
    Oggi Totò ha un impiego. Ma non fraintendete, non è un posto fisso. «Sono parcheggiatore abusivo, a 26 anni è un impiego che rende. Ci campiamo in tre: io, mia moglie e una bambina di 2 anni». Totò si stupisce della nostra domanda a proposito dell'assenza di extracomunitari tra i parcheggiatori abusivi. «Per carità! Nun esiste proprio! Siamo solo noi è per questo dobbiamo ringraziare il sistema». E che cos'è il sistema? «'A camorra, ecco cos'è. Ci protegge nel lavoro, ci protegge pure per la nostra vita allo stadio. Così se qualcuno di noi sbaglia e magari allo stadio fa na' fesseria, tipo ca tira fuori nu' coltello e viene arrestato, il sistema paga pure l'avvocato. Noi siamo abituati così, divisi per quartieri e per sistema. Ogni quartiere ha il suo».
    L'ultrà Mastiffs (mastini) domina gli altri gruppi e va fiero della sua forza. «Simmu tutti in carne e tatuati - spiega Totò -. Quelli che vedete magrolini, so' scugnizzi consumati dall'eroina». L'ultrà Mastiffs sa essere generoso: «Signò mo' vi porto a mangiare la pizza fritta più buona di Napoli, alla friggitoria del Presidente».
    Che in realtà si chiama «Da Gaetano», ma che per tutti è nota con l'altro nome da quando l'ex presidente degli Usa Bill Clinton si fermò nel vicolo a gustare «crocchè e pizza fritta. Le vedete? Le foto stanno ancora là, appese all'ingresso». L'ultrà Mastiffs se lavora cerca di finire per le 4 del pomeriggio, se è disoccupato dorme fino alle 4 del pomeriggio e poi tutti in piazza Bellini o a seguire la squadra.



    Napoli, blitz in Comune: 14 arresti per assenteismo.
    Figuravano regolarmente al lavoro ma in realtà erano altrove: per questo motivo quattordici persone, di cui undici dipendenti del Comune di Napoli, sono stati arrestati con l’accusa di assenteismo. Dalle indagini è emerso che durante il periodo di osservazione alcune delle persone sulle quali erano in corso indagini non avrebbero mai preso servizio
    di Redazione
    Figuravano regolarmente al lavoro ma in realtà non vi avevano mai messo piede: per questo motivo quattordici persone, di cui undici dipendenti del Comune di Napoli, sono stati arrestati con l’accusa di assenteismo. Nel mirino dell’inchiesta, coordinata dal pm della Procura partenopea Giancarlo Novelli e scattata dopo una denuncia di ‘Striscia la Notizia’, non solo gli assenteisti, ma anche i professionisti della timbratura, complici che si prestavano a passare il badge sotto il lettore ottico delle presenze per conto del collega assente. Truffa e violazione della legge Brunetta, quella antifannulloni, le accuse contestate.
    Il blitz è scattato in mattinata. Oltre ai dipendenti del Comune di Napoli sono stati arrestati un dipendente di una società partecipata del Comune e un soggetto estraneo alla Pubblica Amministrazione che, secondo gli investigatori, avevano il compito di provvedere alla timbratura dei cartellini del personale assente. Quest’ultimo, in particolare, sarebbe stato filmato mentre nel giro di un mese per oltre 400 volte timbrava in luogo di decine di dipendenti del servizio fognature. I dipendenti comunali sono stati bloccati dagli agenti della polizia municipale nelle loro abitazioni al termine di un’inchiesta che andava avanti da tempo e che si è avvalsa anche di pedinamenti, controlli e riscontri sul posto.
    Dalle indagini è emerso che durante il periodo di osservazione alcune delle persone sulle quali erano in corso indagini non avrebbero mai preso servizio. Sembra che la giornata tipo dei “professionisti del badge” fosse abbastanza ordinaria: sveglia alle 7, un passaggio in piazza Cavour, e quindi la solita routine col badge passato tante volte sotto il lettore quanto erano i colleghi da coprire nell’ufficio comunale distaccato.

    Chisti accà hanno inquinato scuole e università della polentonia. Nonostante tutto le differenze permangono.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #156
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    Predefinito Re: Terryes

    zempe cchiù fievoli. (non so come si dice in terronico "fievole", forse "debolillo" ?)

  7. #157
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    Predefinito Re: Terryes

    Europee: Renzi a Napoli, piazza canta inno di Mameli

    E ci mancherebbe!
    Purtroppo ancora una volta il Sud ed i suoi lerci interessi a spese nostre saranno determinanti nel dare la mano a chi garantisce loro di continuare a derubarci.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #158
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Europee: Renzi a Napoli, piazza canta inno di Mameli

    E ci mancherebbe!
    Purtroppo ancora una volta il Sud ed i suoi lerci interessi a spese nostre saranno determinanti nel dare la mano a chi garantisce loro di continuare a derubarci.
    Non si riesce ad uscire da questo, perché si è perso il senso dell'identità, delle incolmabili differenze fra noi e loro.Metti pure che la classe politica del nord, nostri compresi sono dei plebei, per me.E plebeo non morde plebeo.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #159
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    Predefinito Re: Terryes

    Tutti arrivati comunque con pullman organizzati, giusto per contrastare una volta le piazze piene di Grillo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #160
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    Predefinito Re: Terryes

    Concussione, arrestato presidente Consiglio Campania

    CRONACHE | Paolo Romano, Nuovo Centro Destra, accusato di aver fatto pressioni per far nominare il direttore sanitario e amministrativo dell'Asl di Caserta.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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