Ma non è la squadra dei terroni?


Ma non è la squadra dei terroni?
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rissa al cimitero di Scafati, necroforo aggredito da padre e figlio
di Daniela Faiella e Nicola Sposato
Botte da orbi ieri mattina al cimitero di Scafati. Sarebbe stata una vera e propria aggressione quella subìta da un necroforo, dipendente Acse, finito in ospedale con un lieve trauma cranico. Le forze dell’ordine stanno ancora cercando di ricostruire i fatti, ma secondo il racconto della vittima, G.C. 55 anni, sarebbero stati in due a aggredirlo e a picchiarlo, padre e figlio, titolari di una ditta della zona per la lavorazione di marmi. I due, poi identificati dagli agenti della polizia municipale, avrebbero raggiunto il dipendente Acse nella stanza del custode, all’ingresso del cimitero, per poi malmenarlo brutalmente.
L’aggressione è stata, a quanto si racconta, l’epilogo di una discussione avvenuta tra i loculi, poco prima, tra il necroforo ed un terzo soggetto, un uomo di circa 50 anni, anche lui parente dei due titolari della ditta di marmi.
Rissa al cimitero di Scafati, necroforo aggredito da padre e figlio
«Votatemi, vi offro birre e gelati»: le strane proposte dei candidati in Campania
Di promesse agli elettori, i policanti italiani, ne hanno sempre fatte a bizzeffe. Ma questo proprio ci mancava.
"Votatemi, vi offro 300 birre": una proposta seria, perché la politica dovrebbe essere cosa seria. Lo slogan etilico è stato lanciato da una candidata alla Regione Campania nella lista di Forza Italia, Imma Orilio: promette Heineken a tutti i suoi elettori.
Molta fantasia anche dal suo collega Nino Navas, candidato di Forza Italia al consiglio comunale di Caivano che, invece, vuole offrire ai suoi elettori un coupon per gustare un Winner Tako, il gustosissimo gelato dell'Algida.
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Adescava bambine su Fb inviando video porno
denunciato 38enne barese
BARI – Avrebbe adescato bambine su Facebook inviando video in cui si spogliava e masturbava. Un 38enne di un paese della provincia di Bari è stato denunciato a piede libero dalla Polizia Postale che, su disposizione della magistratura, ha eseguito una perquisizione domiciliare sequestrando il suo computer. L’indagine, coordinata dal pm di Bari Simona Filoni, è iniziata alcune settimane fa dopo la denuncia fatta da alcuni genitori.
Cinque le vittime accertate fino a questo momento, di età compresa fra i 10 e i 14 anni. All’uomo la Procura contesta per il momento il reato di adescamento di minori. Nei prossimi giorni sarà eseguito un accertamento irripetibile sul pc per verificare l’eventuale presenza di materiale pedopornografico.
Adescava bambine su Fb inviando video porno denunciato 38enne barese | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
«Pazienti spogliate all'ospedale Perrino per visite... collettive»
BRINDISI - Costrette a delicate visite in condizioni quanto meno discutibili. Lo denuncia una paziente affetta da tromboflebite, che ha scritto una lettera di protesta al direttore generale della Asl, a quello sanitario del Perrino e al primario del reparto.
«La visita mi era stata fissata per le 9.30 e io sono arrivata all'ambulatorio alle 9.15 - è scritto nella lettera -, trovando già in attesa due persone, di cui un'anziana signora che era in ospedale dalle 7.30 e a cui era stata fissata la visita di controllo per le 8. Verso le 9.45 l'infermiera ci ha avvisati che avrebbe chiamato il medico, non appena fossero arrivati tutti i pazienti prenotati per il controllo e che era mal costume di alcuni pazienti non essere puntuali».
«Sorpresa già da queste affermazioni - scrive la signora -, ho pensato che certo il medico non avrebbe potuto visitarci tutti assieme. Alle 10, quando la sala d'attesa si era riempita di pazienti, è arrivato il medico e l'infermiera, valutando che eravamo più donne a dover essere visitate, ci ha chiesto di accomodarci in una stanza, dove, con mio stupore, avremmo dovuto stenderci una accanto all'altra su dei lettini coperti da teli verdi, spogliarci e attendere che venisse il medico a visitarci. Tale “procedura” era già nota, poiché probabilmente di prassi, ad alcune pazienti presenti, che mi hanno messo al corrente delle modalità della "visita collettiva". Sorpresa, indignata e mortificata da questa situazione mi sono opposta essendo venute meno le basilari norme igienico - sanitarie e di privacy».
«Mi è stato proposto un paravento per schermarmi ma, non essendo il mio problema dovuto ad un eccessivo pudore, ho atteso che il medico finisse le visite agli uomini (queste fatte singolarmente in un'altra stanza) e prima che entrasse nella stanza delle donne, dove tutte erano in attesa da circa un'ora, spogliate e posizionate una accanto all'altra, ho comunicato al medico che rifiutavo di essere visitata e che volevo dargli le mie motivazioni in privato - ha aggiunto la paziente nella sua lettera -. Ho ricevuto un netto rifiuto e quando ho detto che non sarei entrata in quella stanza "lager" ha ribadito che era un'offesa per le pazienti che erano lì dentro e che avrei dovuto rivolgermi alla Direzione Sanitaria. Mi sono recata poi in Direzione Sanitaria esponendo le mie perplessità e la necessità di trovare un medico referente, oramai privatamente, con il quale interfacciarmi per il prosieguo della terapia».
Visite... «collettive» all'ospedale Perrino «Privacy pari a zero» | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Cani e bestie...
Follia a Castellabate: i loro cani litigano, lui estrae un coltello e colpisce la padrona e l'animale
di Antonio Vuolo
Serata di follia ieri a San Marco di Castellabate. Una signora del posto, G.F. di 64 anni, è rimasta ferita con un coltello insieme al suo cane. Immediato l'intervento dei sanitari del Saut di Castellabate e dei carabinieri della locale stazione. Secondo una prima ricostruzione, la 64enne stava passeggiando con il suo meticcio di taglia media, quando ha incontrato un suo conoscente con al seguito un altro cane di piccola taglia. Tra i due quadrupedi è iniziata una lite ed il proprietario del cane di piccola taglia ha estratto un coltello colpendo più volte il cane della signora. Nella concitazione, un fendente ha colpito la mano della signora che è riuscita a rifugiarsi nella sua casa per dare l'allarme. La signora è stata medicata al Saut, mentre il cane trasportato presso un veterinario per le cure del caso. L'aggressore è stato individuato.
Follia a Castellabate: i loro cani litigano, lui estrae un coltello e colpisce la padrona e l'animale
Furti di carte d'identità dai comuni, arresti in Campania e in Puglia
L'operazione è stat denominata 'Bingo', e parte da un furto nel comune di Gallipoli nel 2014. Il gruppo aveva base a Melito di Napoli
Lecce, 15 maggio 2015 - I Carabinieri dei comandi provinciali di Lecce, Napoli e Caserta hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di 20 persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al furto di armi e documenti d'identità presso gli uffici Anagrafe e di Polizia locale, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione, contrabbando di sigarette ed altro.
L'operazione é stata chiamata 'Bingo'. I provvedimenti vengono eseguiti nei comuni di Melito, Giugliano in Campania, Napoli. Santa Maria Capua Vetere, Teverola, Frignano, questi ultimi tre nel Caseratano. Sono a firma del gip di Lecce Simona Panzera su richiesta del sostituto procuratore Guglielmo Cataldi della direzione Antimafia di Lecce.
Le indagini avviate a seguito di un furto perpetrato a Gallipoli, nel sud Salento, nel luglio 2014, quando vennero rubate 12 pistole, 200 cartucce e 1050 carte d'identità, e nell'agosto successivo al comune di Parabita, dove vennero rubate altre 350 carte d'identità, hanno permesso di fare luce su numerosi episodi analoghi, almeno dieci quelli accertati, e di documentare anche contatti con esponenti della criminalità organizzata campana. Gli indagati fanno parte di un gruppo criminale, con base a Melito di Napoli, operante nel Sud Italia, specializzato nei furti di documenti d'identità presso gli uffici comunali. Molti dei documenti d'identitá rubati, sono stati ritrovati in possesso a cittadini siriani, albanesi, palestinesi, iraniani ed afghani fermati in Italia ed in varie nazioni europee.
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Salerno. Mazzette in neurochirurgia, quattro indagati all'ospedale Ruggi d'Aragona
SALERNO - Svolta nell'inchiesta sull'azienda ospedaliera universitaria Ruggi d'Aragona. Quattro persone sono stati raggiunti da un avviso di garanzia per un giro di tangenti per gli interventi di neurochirurgia. L’inchiesta - scrive il quotidiano La Città - è nata dalla denuncia presentata dal figlio di una paziente, sottoposta a Salerno a un intervento alla testa e poi deceduta. Secondo il familiare quell’operazione chirurgica era stata preceduta dal versamento di tremila euro, chiesti dal primario per accelerare i tempi e consentire alla donna di scavalcare la lista d’attesa.
Salerno. Mazzette in neurochirurgia, quattro indagati all'ospedale Ruggi d'Aragona
MESSINA
Timbrava al Comune e andava a fare l’edicolante
Finisce ai domiciliari per truffa il 48enne Salvatore De Domenico, autista in servizio a Palazzo Zanca. Timbrava il cartellino e andava a piazza Cairoli nella rivendita della moglie.
Messina - Per circa un mese, ad ottobre, è stato “monitorato” dai carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria ed è saltato fuori che quasi ogni giorno, dopo aver timbrato il cartellino a Palazzo Zanca, intorno alle 10 saliva sulla Fiat Marea di servizio, e se ne andava a piazza Cairoli, parcheggiava con tanto di contrassegno del Comune forse per non beccarsi la multa e poi... entrava nell’edicola gestita dalla moglie e dava una mano alla categoria vendendo giornali e riviste. Tutto questo, secondo le “statistiche” stilate dai carabinieri della Pg sempre nel mese di ottobre, fino alle 12,30 circa, quando poi risaliva in macchina e tornava al Comune per iniziare... a lavorare. E che faceva? Era addetto tra l’altro alla consegna dei comunicati stampa del Comune alle varie testate giornalistiche cittadine, alle varie istituzioni, alle forze dell’ordine, al tribunale. Insomma, rimaneva sempre nel ramo. Adesso l’uomo si trova agli arresti domiciliari.
Timbrava al Comune e andava a fare l?edicolante - GazzettaDelSud
L’obesità tra i bambini, sono i maschi i più colpiti. Un rapporto Unicef – Istat svela il problema
In Italia è la fascia d’età tra gli 11 e i 17 anni a soffrire di più di disturbi del comportamento alimentare. Con più casi al Sud e in famiglie meno istruite
L’obesità è un disturbo legato agli stili di vita odierni che sembra non avere dei cali di incidenza nelle ultime decadi. L’essere sedentari e l’abitudine a un alimentazione scorretta apportano danni gravissimi a soggetti nell’età dello sviluppo, poiché possono causare modifiche permanenti nell’organismo lungo tutta la vita dell’individuo.
In Italia sono i bambini maschi ad esserne più soggetti, con percentuali del 30%, rispetto a un indice del 23% nelle femmine. In una ricerca congiunta, Unicef e Istat mostrano i risultati di un fenomeno sempre più presente tra i bambini: l’obesità. Sono le regioni meridionali a presentare il numero maggiore di soggetti obesi, con un 34% a fronte di un 22% al Nord e un 24% al Centro. Alti valori di incidenza del fenomeno si osservano anche in quelle famiglie dove l’attività motoria è poco o per nulla praticata, oppure dove sono presenti basse risorse economiche e livelli di istruzione dei genitori meno elevati.
L?obesità tra i bambini, sono i maschi i più colpiti. Un rapporto Unicef ? Istat svela il problema - Centro Meteo Italiano
Le mamme.......sò piezz e' core!
Uccide la madre e si fa tatuare "Ti amo mamma"
Un diciassettenne è stato arrestato stamani dalla squadra mobile di Cosenza con l'accusa di avere ucciso, il primo aprile scorso, la madre di 53 anni, insegnante di musica. In un primo momento la morte era stata attribuita ad un incidente ma le successive indagini hanno portato ad accertare che la donna è stata strangolata.
La donna era stata trovata riversa ai piedi delle scale che conducono alla villetta dove abitava con marito e due figli. Dall'autopsia, però, sono emersi segni di strangolamento. Visto che sulla porta d'ingresso dell'abitazione e sulle finestre non c'erano segni di effrazione e che il diciassettenne era l'unica persona in casa al momento della morte, i sospetti si sono indirizzati sul giovane.
Il ragazzo nei giorni scorsi è stato sentito dai magistrati della Procura dei minorenni di Catanzaro ai quali avrebbe detto di avere spinto dalle scale la mamma perchè lo sgridava. Una tesi, tuttavia, non creduta dai magistrati che gli contestano l'omicidio volontario. Il giovane è stato portato nel carcere minorile di Catanzaro.
Una settimana dopo la morte della donna, il ragazzo si era fatto tatuare sul braccio la frase «Nemmeno la morte ci potrà separare, ti amo mamma».
Uccide la madre e si fa tatuare "Ti amo mamma", 17enne arrestato a Cosenza - Giornale di Sicilia
Nuovo scippo romano al Veneto, i fondi per l'agricoltura dirottati al Sud
La denuncia dell'assessore regionale Manzato: «In questo Paese l’efficienza è una colpa»
«Questo è un Paese dove l’efficienza è una colpa, che si paga a milioni di euro, usati per premiare gli inefficienti. Non è colpa mia se l’efficienza sta al Nord e l’inefficienza al Sud». L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato usa parole dure sull’iniziativa di spostare, mediante un tecnicismo contabile, dalle Regioni del Nord a quelle del Centro Sud parte del cofinanziamento statale per le politiche di sviluppo rurale sostenute dalla Comunità Europea per il periodo 2014-2020.
«In pratica - spiega Manzato - per mantenere l’inefficienza altrui il Veneto si troverebbe nelle condizioni di dover reperire, da un bilancio già falcidiato dallo Stato, circa 15 milioni l’anno per evitare penalizzazioni alle nostre aziende agricole». Significa che la quota a carico del Veneto per attuare seriamente il prossimo Piano di Sviluppo Rurale (Psr) dovrebbe passare dagli attuali 16 milioni di euro l’anno ad oltre 30 milioni annui, un sovrappiù che semplicemente non c’è.
Dipendenti pubblici corrotti, quasi sei miliardi di danno erariale
di Stefania Giuffrè
Oltre 13 mila i lavoratori della pubblica amministrazione indagati anche per sprechi e truffe. Il primato va alla Calabria
Oltre tredicimila dipendenti infedeli, accusati di reati e illeciti amministrativi. Sprechi, truffe, consulenze inutili, corruzione e appalti truccati che costano alle casse dello Stato oltre 5 miliardi e 700 milioni di euro, secondo gli accertamenti effettuati da Guardia di Finanza e Corte dei Conti fra il 1° gennaio 2013 e il 30 settembre 2014. A tanto ammonta infatti il danno erariale causato da diversi tipi di violazioni.
Il numero più consistente è quello dei danni derivanti da frodi al bilancio nazionale e dell'Unione europea: 3.228 casi in tutto, aumentati fra il 2013 e il 2014, che i dipendenti ritenuti responsabili sono chiamati a risarcire con oltre 730 milioni di euro.
Un numero inferiore di casi quelli del settore sanità che però provocano una vera e propria voragine nei conti pubblici: oltre un miliardo e 280 milioni i danni accertati, 1.176 segnalazioni in tutto, 434 solo nei nove mesi del 2014.
In alcuni casi situazioni eclatanti come i doppi pagamenti effettuati per dodici anni (fra il 2000 e il 2012) dall'Asl di Napoli, ammanchi contestati per 32 milioni. E ancora documenti contabili per 560 milioni di euro trovati abbandonati in uno scantinato, documenti mai contabilizzati né controllati.
Di truffa sono accusati invece diversi medici: c'è quello che effettuava visite private pur risultando in servizio in una struttura pubblica o quello che percepiva l'indennità di esclusiva mentre invece gestiva una onlus anche durante l'orario di lavoro, solo per citare alcuni casi. Ma ci sono anche gli elenchi non aggiornati (che permettono ai medici di base di continuare ad incassare, inconsapevolmente, i compensi) o le prestazioni erogate a cittadini che non ne avevano diritto.
Dipendenti pubblici corrotti, quasi sei miliardi di danno erariale - Giornale di Sicilia


Elisoccorso si perde e atterra in campo, dov'è policlinico?
Puglia.Un elicottero del 118 proveniente da Catanzaro si è perso ed è atterrato in un campo abbandonato
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Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Rissa per i panni stesi, nell'Agro nocerino si è rischiata la tragedia come a Secondigliano
di Nicola Sorrentino
Degli indumenti appena stesi bagnano un’auto che transita al di sotto di quel balcone: scoppia la rissa tra due vicini di casa a Sant'Egidio del Monte Albino. L’episodio è avvenuto il giorno prima dei fatti di Secondigliano, quando un infermiere ha dato di matto sparando e uccidendo quattro persone, per poi ferirne altre sei. La dinamica dei fatti registrati nel comune dell'Agro nocerino presenta, tuttavia, alcune inquietanti analogie con la strage di Secondigliano. Tutto si sarebbe svolto di mattina, dopo le 10.
Un uomo, rincasando, si sarebbe accorto dell’acqua che gocciolava da un balcone e che sarebbe poi finita sulla sua auto. A quel punto, avrebbe inveito nei riguardi di una donna, impegnata nelle pulizie domestiche all’esterno dell'abitazione.
Sarebbero volate parole forti, tanto da attirare la curiosità del padrone di casa che, giunto anch’egli all’esterno del balcone, si sarebbe rivolto verso quell’uomo che nel frattempo continuava ad inveire nei riguardi della donna. Il clima si è infuocato, e uno dei due uomini avrebbe minacciato l’altro, tanto da costringerlo a scendere al piano terra e ad affrontarlo. I due sarebbero venuti alle mani, sarebbe comparsa anche una mazza. Nello specifico, il manico di una scopa.
Sull’episodio stanno indagando i carabinieri di Pagani, che hanno sequestrato l’oggetto in legno utilizzato durante l’aggressione e valutando il racconto dei protagonisti. Per fortuna, l’episodio non ha avuto l’esito tragico di quello registrato, il giorno dopo, a Napoli.
Rissa per i panni stesi, nell'Agro nocerino si è rischiata la tragedia come a Secondigliano
Falso circolo non dichiara 500mila euro
FERRANDINA (Matera) – Un falso circolo ricreativo di Ferrandina (Matera) – che ha sottratto a tassazione oltre mezzo milione di euro – è stato segnalato agli uffici finanziari dalla Guardia di Finanza per l’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi dal 2010 al 2013.
La segnalazione è arrivata al termine di accertamenti durante i quali è stata "acclarata la finalità lucrativa" del circolo, trasformato – nonostante l’insegna – in un vero e proprio bar. Nel circolo, alimenti e bevande avevano "un ricarico medio dell’80 per cento rispetto al prezzo di acquisto" e non è emersa traccia di assemblee dei soci (che non erano gli unici ad entrare) e dei relativi verbali.
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Bacoli. Senza assicurazione, non si ferma all'alt dei carabinieri: scontro con tre feriti
di Patrizia Capuano
BACOLI. Fermato dai carabinieri ad un posto di controllo in via Giulio Cesare, nella frazione Fusaro, non si ferma all’alt ma prosegue la sua folle corsa a bordo di una Fiat Punto. Un 44enne residente a Monte di Procida, B.D.F., è stato arrestato dai militari per resistenze a pubblico ufficiale e lesioni colpose. L’uomo, inseguito poi da una pattuglia, si è scontrato sulla opposta corsia con una Ford Fiesta. A bordo, una 19enne alla guida e sua madre di 58 anni.
Dopo il violento impatto, sul posto è giunta un'ambulanza del 118 che ha trasportato le due donne e l'uomo al pronto soccorso del Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Qui i sanitari hanno riscontrato per la donna più anziana una frattura dell’omero sinistro guaribile in 35 giorni. La 19enne ha riportato invece un trauma contusivo dell’emitorace sinistro e del ginocchio destro, algia al gomito e alla spalla. Ferito anche il 44enne, nello scontro con la Ford Fiesta ha riportato una frattura del setto nasale e una lesione costale con prognosi di 15 giorni.
Bacoli. Senza assicurazione, non si ferma all'alt dei carabinieri: scontro con tre feriti
Caserta, camionista simula rapine per rubare l'incasso: denunciato
Ha denunciato di essere stato vittima di due rapine a distanza di cinque giorni, ma era solo uno stratagemma per impossessarsi dei soldi da consegnare al proprio datore di lavoro. Protagonista della vicenda un camionista casertano di 54 anni, che la Polizia Stradale ha denunciato insieme a due suoi complici napoletani di 59 e 38 anni.
Gli investigatori guidati da Angelo Consoli hanno scoperto della doppia simulazione dopo la seconda denuncia di rapina presentata qualche giorno fa dal camionista, che ha riferito di essere stato sequestrato da tre malviventi mentre percorreva alla guida di un autoarticolato intestato ad una società dell'agro nocerino-sarnese il tratto laziale dell'A1 e di essere stato rilasciato nei pressi dell'uscita autostradale A1 di Caianello, dopo che i banditi gli avevano sottratto il mezzo e 10mila euro incassati con la consegna della merce.
I poliziotti si sono subito insospettiti vista la precedente denuncia di pochi giorni prima e hanno scoperto che si trattava di un falso architettato per impadronirsi dei soldi incassati con la consegna della merce. Il camionista ha poi ammesso le proprie responsabilità.
Caserta, camionista simula rapine per rubare l'incasso: denunciato
Pizzo per i Vanella Grassi: prima chiedono 100mila euro, poi fanno sconto a 50mila
I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno arrestato in flagranza di estorsione aggravata dal metodo mafioso Daniele Granata, 27 anni, e sottoposto a fermo per lo stesso reato Massimo Iair, 45 anni. Entrambi già noti alle forze dell'ordine sono ritenuti dai carabinieri affiliati al gruppo camorristico della 'Vanella Grassi' operante per il controllo degli affari illeciti a Secondigliano, Scampia e San Pietro a Patierno.
I militari hanno accertato che avevano più volte avvicinato un commerciante 42enne di Secondigliano e con minacce per la sua incolumità fisica e quella dei familiari (lasciando intendere anche sicure ritorsioni sull'attività commerciale) avevano cercato di imporgli il pagamento di 100.000 euro di pizzo, richiesta che poi era 'scesa' a 50.000. Granata, che si era presentato nel negozio della vittima a ritirare un 'acconto' di 15.000 euro, è stato bloccato subito dopo la consegna venendo trovato in possesso del denaro contante. Iair, sul conto del quale era stata accertata la piena partecipazione all'attività estorsiva e all'organizzazione del 'prelievo', è stato rintracciato e sottoposto a fermo dopo serrate ricerche: era all'interno di un bar nel rione Berlingieri. Entrambi sono stati portati nel centro penitenziario di Secondigliano.
Pizzo per i Vanella Grassi: prima chiedono 100mila euro, poi fanno sconto a 50mila
La denuncia di Striscia: "Un mattatoio abusivo in un pilone della Palermo-Messina"
All'interno del pilone, cavo perché possa essere effettuata la manutenzione, c'erano resti di animali, una brandina, qualche macete
Mario Valenza
Il pilone di un viadotto usato come mattatoio. A farne la scoperta è stata Stefania Petyx, l'inviata di Striscia la Notizia che da qualche settimana si sta occupando dei problemi strutturali delle autostrade siciliane.
Queta volta l'inviata si è ritrovata nei pressi di Caronia sull'autostrada Palermo-Messina. In uno dei viadotti di quel tratto, alla base del pilone è stato ritrovato un vero e proprio mattatoio.
All'interno del pilone, cavo perché possa essere effettuata la manutenzione, c'erano resti di animali, una brandina, qualche macete e prese elttriche per "rubare" la corrente. Insomma un vero e proprio mattatoio abusivo su cui adesso le autorità stanno indagando.
La denuncia di Striscia: "Un mattatoio abusivo in un pilone della Palermo-Messina" - IlGiornale.it
LA SCUOLA FIFONA – ''IL FOGLIO'': “LE RIVOLTE PRETESTUOSE CONTRO I TEST INVALSI SONO LA FOTOGRAFIA DI UNA SOCIETÀ REFRATTARIA AL GIUDIZIO E ALLA VALUTAZIONE”
Maurizio Crippa: “Siamo di fronte a un sistema che si pretende ingiudicabile se non da se stesso. Un sistema che rifiuta di sottoporsi a verifica per la paura di far scoprire che la scuola A nella regione B è diversa dalla C nella regione D”…
NON SONO CROCETTE. I TEST INVALSI MISURANO LA SCUOLA, COSÌ QUALCUNO HA FIFA
Maurizio Crippa per “il Foglio”
Mamme che tengono a casa i bambini perché ci sarà “una tracciabilità nel tempo delle prove dei nostri figli”. Cobas in sciopero contro “lo strumento base su cui cammina la riforma”, dimenticando però che si fanno dal 2007. Prof che fanno “sciopero di mansione”, tuttora vanamente in dubbio se rientrino nei loro compiti di lavoro o no (risposta: sì).
La rivolta dei masanielli contro i test Invalsi è uno di quegli spettacoli che inducono inevitabilmente alla polemica, al corsivo. Ma poiché lo spazio è poco e i (mis)fatti si spiegano da sé, si dirà solo l’essenziale.
Quelle pretestuose rivolte sono la fotografia di una società – che è la scuola, ma non solo – refrattaria al giudizio, alla valutazione. A concepirsi in termini di merito, di capacità di evoluzione e di miglioramento. Un sistema in cui gli elementi frenanti sono solidali l’uno con l’altro. E’ più utile provare a spiegare perché i test Invalsi, buoni o cattivi che siano, non sono inutili e vanno fatti.
Come pure vanno fatti i test Pisa (Programme for international student assessment) – quelli sì dedicati a misurare gli studenti – lanciati nel 2000 dall’Ocse per valutare l’apprendimento in matematica, scienze e capacità di lettura dei ragazzi di 15 anni in tutto il mondo. Anche quelli vengono contestati, forse perché (ancora nel 2012) il punteggio degli studenti italiani è stato di 485, sotto la media Ocse (494).[per colpa degli studenti teroni....]
Il tema centrale è questo. La valutabilità, o meno, di un sistema nel suo complesso. Che si tratti dei risultati scolastici degli studenti (Pisa) o dell’efficacia didattica, come è lo scopo degli Invalsi.
Creare concorrenza tra le scuole (e tra gli studenti) per molti è ancora un tabù, ma nessuno più nega che una scuola “che funziona” sia meglio di una abbandonata al caso, o a se stessa. E per avvicinarsi a un modello che funzioni c’è bisogno (anche, è il minimo) di standard di misurazione da cui partire. L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (un nome che uccide di burocrazia, e vorrà dire qualcosa) è da sempre criticato, con i suoi test, soprattutto perché i risultati non avrebbero efficacia comparativa: diverse le realtà sociali e geografiche, diversi i metodi di insegnamento.
Da noi c’è solo un sistema che si pretende ingiudicabile se non da se stesso (“l’autovalutazione” è un mostro che sta rientrando nella “Buona scuola”). Che rifiuta di sottoporsi a verifica per la paura di (far) scoprire che la scuola A nella regione B è diversa dalla C nella regione D. Quando l’ex ministro Carrozza suggerì di estendere alle università il test Invalsi, fu accusata di voler “imporre un particolare modello di scuola escludente, incapace di valorizzare le differenti intelligenze”. Spiegare che non è così, direbbe Dante, “è duro calle”.
Sassi contro il treno Napoli-Caserta, passeggero ferito dal finestrino rotto
Il passeggero di un treno regionale è stato colpito da un sasso lanciato da persone sconosciute vicino Acerra, in provincia di Napoli ed è rimasto ferito in maniera non grave. Il passeggero è stato soccorso dai sanitari del 118 all'arrivo del treno a Caserta. Lo si apprende da fonti di Trenitalia. Il fatto è avvenuto intorno alle 20 sulla linea Napoli-Caserta.
Il treno preso di mira è il regionale 2302 Napoli-Campobasso, contro il quale sono stati lanciati alcuni sassi che hanno causato la rottura del vetro di un finestrino. Il treno è ripartito da Caserta con un ritardo di venti minuti.
Sassi contro il treno Napoli-Caserta, passeggero ferito dal finestrino rotto
"Niente lenzuola", all'ospedale di Canicattì le portano i pazienti
di Gioacchino Moncado
CANICATTI'. Disagi, disservizi, carenze e potenziali situazioni di pericolo che preoccupano personale sanitario e pazienti. L'ospedale torna al centro delle polemiche dopo quelle della settimana scorsa relative alle difficoltà presenti all'interno del Pronto Soccorso, stracolmo di degenti in attesa di ricovero sistemati nei locali dell'astanteria.
Da qualche giorno a scatenare le proteste dei pazienti sono le condizioni che si registrano all'interno dei vari reparti ed in particolare le difficoltà da parte dell'ospedale a garantire a tutti i malati che si trovano ricoverati la biancheria necessaria per il periodo di degenza. In altre parole, il disservizio che è stato denunciato dai cittadini riguarda la mancanza di lenzuola che costringe la maggior parte dei pazienti ricoverati a portarsi la biancheria da casa per far fronte a questa inadempienza della struttura sanitaria. Girando nei vari reparti questa situazione è confermata dalla presenza nelle stanze di letti con lenzuola di svariati modelli, tutti chiaramente non facenti parte della classica dotazione ospedaliera ma di proprietà dei pazienti.
"Niente lenzuola", all'ospedale di Canicattì le portano i pazienti - Giornale di Sicilia
Pisa. Rapine in banca per fare viaggi, condannati tre fratelli napoletani
A chiamarla «Family Bank» furono gli stessi carabinieri del nucleo investigativo che condussero l'operazione che portò all'arresto di tre fratelli napoletani accusati di sei rapine, di cui tre solo tentate, ad altrettante banche del Pisano. Stamani il tribunale di Pisa ha condannato, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, Valerio e Alessandro Dell'Aquila a sei anni e 8 mesi, mentre il terzo fratello, Fabio, dovrà scontare una pena di 4 anni di reclusione.
I tre rapinatori, campani di origine ma da molti anni residente a Rosignano Solvay (Livorno), misero a segno i colpi nello spazio di pochi mesi riuscendo a raccogliere un bottino complessivo di circa 50 mila euro: i soldi però non furono mai ritrovati perché secondo gli inquirenti furono spesi in viaggi di lusso - tra le altre mete anche Disneyland - compiuti dai banditi insieme alle loro compagne.
Pisa. Rapine in banca per fare viaggi, condannati tre fratelli napoletani | Video e foto
Puglia, quel fiume di soldi alle agenzie della cultura
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Undici milioni di fondi europei. Un milione e tre prelevato dal fondo di riserva. Un altro milione e ottocentomila euro di contributi ordinari, stanziati ma non ancora distribuiti. Il totale fa poco meno di 15 milioni di euro: 14,5 milioni, per l’esattezza, che negli ultimi quattro mesi la Regione ha riversato sul sistema della cultura e del turismo. Cioè, soprattutto, sulle agenzie Apulia Film Commission e Pugliapromozione. Sono i soldi destinati al sostegno di un comparto che, negli ultimi 10 anni, ha creato molto, speso molto e molto ha fatto discutere.
E ora, con i progetti europei in via di conclusione ed i fondi ormai tutti impegnati, un blitz della giunta regionale ha messo le mani nelle tasche dei cittadini: la settimana scorsa, su proposta dell’assessore Silvia Godelli, la Regione ha prelevato 800mila euro dal fondo di riserva per le spese impreviste (e azzerato altri 4 capitoli) per trasferire altri 1.050.000 euro alla Film Commission. Motivo? Garantire la prosecuzione del progetto D’Autore, quello che finanzia le sale in cui si proiettano film di qualità. Un progetto europeo concluso il 30 aprile, che in tre anni ha già assorbito 3,1 milioni di euro.
Una settimana prima, sempre su proposta della Godelli, la giunta aveva prelevato altri 350mila euro destinandoli a Pugliapromozione «al fine di evitare l’interruzione delle attività di promozione e di comunicazione turistica per il secondo semestre 2015 ed inizio 2016». Il fatto è che non c’è alcun nuovo bando per D’Autore. Solo un pezzo di carta su carta intestata della giunta regionale. Che, ad oggi, serve solo a garantire la prosecuzione dei contratti a termine.
E i soldi per D’Autore? Bisogna capire se esiste un dirigente disposto a rischiare la pensione per mettere la firma sotto un trasferimento di fondi che di urgente ed imprevisto (la fine del progetto D’Autore era stata fissata già nel 2012...) ha abbastanza poco.
Per la cultura, l’operazione è stata chirurgica: sono stati eliminati i fondi per l’adeguamento alle norme di sicurezza di cinema e teatri, ed i risparmi sono stati spalmati su tutte le attività «immateriali», dove la valutazione dei progetti è più discrezionale. Ed ecco dunque 1,4 milioni per l’Apulia Film Fund, 1,5 milioni per la «valorizzazione delle eccellenze della rete dei festival»: «potenziare e valorizzare le eccellenze territoriali di offerta di spettacolo dal vivo, anche in chiave di promozione turistica del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico regionale».
E ancora 1.512.000 a Pugliapromozione per il «potenziamento della fruizione delle ricchezze territoriali e all’incremento dell’attrattività della Puglia, anche in relazione ai target di visitatori turistici, alla diversificazione dei prodotti turistici regionali ed all’allargamento della stagione turistica». Poi: 450.000 per cineporti di Puglia, 1.600.000 euro per due anni di Puglia Sounds Live, 2.830.000 euro per due anni di Puglia Sounds - Focus internazionali, 1.200.000 euro per l’inter nazionalizzazione dellla ricerca teatrale e coreutica.
E tutto questo senza voler considerare ad esempio i soldi per il Bifest (un milione: tutti gli affidamenti sono stati effettuati a trattativa diretta) o per il Medimex (450mila euro), che erano stati stanziati a fine 2014.
Detto per inciso, la Film Commission costa alla Regione (cioè a tutti noi) 1 milione di euro l’anno in spese di funzionamento, 630mila euro il Tpp, 3.800.000 euro PugliaPromozione che però ha assorbito le ex Agenzie del turismo. E, sempre per inciso, la Regione eroga ogni anno altri 1,8 milioni di euro di contributi agli organizzatori tramite il cosiddetto Fusr, il Fondo unico dello spettacolo regionale: siamo a maggio, quindici giorni prima delle elezioni, l’elenco dei beneficiari dei contributi è noto ma non ci sono ancora le cifre, che negli scorsi anni venivano stabilite in aprile.
Ma è interessante guardare un po’ più in profondita. Nell’elenco dei beneficiari dei contributi ufficiali, quelli del Fusr, dove ci sono festival, rassegne, spettacoli teatrali, stagioni concertistiche, tutte voci già ampiamente coperte tramite le agenzie con i fondi europei, ci sono anche i cinema, molti dei quali sono gli stessi che ricevono i contributi del progetto D’Autore. E da almeno tre anni nell’elenco del Fusr figura la sala di Carmelo Grassi, brindisino, presidente del Teatro Pubblico Pugliese nonché dell’Agis, l’associazione degli imprenditori dello spettacolo. Sempre Grassi nel 2014 ha incassato, tramite Apulia Film Commission, 40mila euro di contributi D’Autore per la sua sala cinematografica. Nessuno ha mai ritenuto che Grassi sia in conflitto di interesse: con gli occhi controlla, con una mano prende, con un’altra distribuisce. Tanto che 20 giorni prima di andar via, la giunta ha deciso di utilizzare i soldi delle tasse dei cittadini per non far inceppare questo meccanismo.
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Riscossione Sicilia, esercito di incarichi esterni: a libro paga ci sono ben 886 avvocati
PALERMO. Dopo il caso degli 800 presunti evasori, scoppia lo scandalo dei 500 avvocati arruolati da Riscossione Sicilia. È una pentola a pressione la società regionale chiamata a incassare le somme che l'Agenzia delle Entrate individua dopo i propri accertamenti.
Ieri il presidente di Riscossione, Antonio Fiumefreddo, ha sollevato il problema degli avvocati pagati dalla società: sette anni fa erano 200, quasi 500 tre anni fa, ora sono addirittura 886. Un esercito di avvocati ai quali la società affida incarichi. «È un numero esorbitante - dice Fiumefreddo - Neppure il presidente Obama ne ha tanti. Inoltre paghiamo 500 mila euro al mese di affitti».
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Cori razzisti e disagi morali: Juventus condannata a risarcire un tifoso del Napoli
La Juventus è stata condannata a risarcire per inadempimento contrattuale e «danni patrimoniali e disagi morali» un tifoso del Napoli per gli episodi accaduti durante la gara Juventus-Napoli del 10 novembre 2013 allo 'Juventus Stadium' di Torino. Lo ha stabilito il Giudice di Pace di Torre Annunziata Francesco Buonocore. Il club bianconero dovrà risarcire l' avvocato Giovanni De Angelis, di Castellammare di Stabia con 305 euro di danno patrimoniale (costo del biglietto della partita, viaggio in treno e pernottamento a Torino), più mille euro di danno esistenziale, oltre alle spese legali di giudizio in primo e secondo grado. In totale, oltre 3 mila euro. La sentenza del giudice di Pace aveva dato ragione al tifoso azzurro, ma la Juventus aveva fatto ricorso in appello al Tribunale di Torre Annunziata, che ha confermato la sentenza di primo grado.
L'avvocato De Angelis, che ha curato personalmente la causa, aveva lamentato i cori offensivi contro Napoli ed i napoletani provenienti dai settori dei tifosi bianconeri, che comportarono anche sanzioni da parte della giustizia sportiva. Il tifoso del Napoli venne costretto ad abbandonare in anticipo lo stadio, prima della conclusione della gara «in conseguenza di una situazione ambientale avvertita come insopportabile». Ciò ha indotto il giudice di Pace a ravvisare da parte della società juventina una «inadempienza contrattuale per il mancato adempimento dell' obbligo contrattualmente assunto con la vendita del biglietto di accesso allo stadio di contrastare le turbative al godimento dello spettacolo».
I fatti menzionati nella sentenza del Giudice di Pace sono striscioni, cori ed insulti rivolti nello Juventus Stadium all'indirizzo dei tifosi del Napoli con frasi come:«Vesuvio, Lavali» e «uccidete questi bastardi». Il Giudice di Pace scrive nella sentenza che «è stata inoltre provata la circostanza che durante il primo tempo della gara, i tifosi della Juventus esponevano uno striscione che inneggiava alla 'eruzione del Vesuvio e alla morte del Popolo Napoletano' e che tale striscione rimaneva esposto inizialmente al centro della curva e successivamente esposto sul lato inferiore della detta curva, senza che lo stesso venisse rimosso» dagli steward. Il giudice ha considerato colpevole la società torinese in quanto alcuno dei funzionari e dipendenti della «Juventus Fs Spa» addetti alla vigilanza dello stadio si adoperò in qualche modo per evitare o far cessare tali vergognosi comportamenti posti in essere da nutrite frange della tifoseria juventina, omettendo persino di invitare tali tifosi tramite megafono a desistere da tali comportamenti. Questi omessi interventi - scrive il giudice - avrebbero »dato chiaro segno di dissenso e di condanna verso tali comportamenti e soprattutto avrebbe dimostrato la diligenza prescritta dall'art 1176 c.c.».
Cori razzisti e disagi morali: Juventus condannata a risarcire un tifoso del Napoli
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Ultima modifica di Erlembaldo; 23-05-15 alle 00:35


I carabinieri sequestrano dieci tonnellate di cozze «fuorilegge»
I carabinieri sequestrano 10 tonnellate di cozze pericolose che stavano per finire sulle tavole dei consumatori
L'operazione è stata eseguita al molo sovraflutto lato Vigliena, i Carabinieri del Nucleo Navale, in collaborazione con gli ispettori dell’Asl Na1 e le unità subacquee dei vigili del fuoco, hanno scoperto un campo marino utilizzato per l’acquacoltura clandestina di cozze ritenute altamente pericolose per la salute pubblica.
Nonostante la sospensione della possibilità di acquacoltura lungo la fascia costiera napoletana e puteolana, conseguente al recente isolamento del virus dell’epatite a durante l’analisi di campioni di mitili, il personale operante ha rinvenuto 10 tonnellate di cozze pericolose che immesse sul mercato illegale avrebbero fruttato più di 50mila euro. Indagini in corso per identificare i responsabili.
I carabinieri sequestrano dieci tonnellate di cozze «fuorilegge»
GERACI SICULO
“Il Comune cerca arrostitori”: boom di domande, ma è una bufala
PALERMO. La notizia era confezionata con tanti dettagli di contorno: il Comune di Geraci Siculo, un gioiello medievale delle Madonie, cerca giovani "arrostitori" specializzati nelle grigliate di carne locale. Un bando chiedeva un curriculum che documentasse le esperienze fatte ed elencava tutti i titoli richiesti, l'età, la durata dei contratti: due mesi, tra il 15 luglio e il 15 settembre, periodo in cui vengono organizzate, si spiegava ancora, le manifestazioni gastronomiche del Comune.
Tanti giovani, che hanno letto la notizia in vari siti, hanno proposto la propria candidatura. Ma era tutta una bufala, nel senso metaforico. Qualcuno aveva voluto ironizzare sulle sagre diffondendo il falso bando. E il Comune ha dovuto premurarsi a smentire tutto per evitare che gli aspiranti "arrostitori" continuassero a fare la fila.
?Il Comune cerca arrostitori?: boom di domande, ma è una bufala - Giornale di Sicilia
Marano, ladri in azione allo stadio: rubati i cavi elettrici per la seconda volta in un mese
di Ferdinando Bocchetti
Marano. Ladri di rame nuovamente in azione nello stadio comunale di via Falcone. E' il secondo episodio nel giro di quattro settimane. I malviventi, che avevano già preso di mira la struttura sportiva poco meno di un mese fa, sono riusciti a portare via numerosi cavi che servivano ad alimentare l'impianto elettrico.
Il colpo è stato effettuato la notte scorsa. Sul posto i carabinieri della locale tenenza, diretta da Francesco Tessitore, che stanno provvedendo a quantificare il danno. L'impianto comunale, un tempo sede delle gare infrasettimanali del Napoli nonché di prestigiosi meeting di atletica leggera, versa ormai da tempo in condizioni disastrose: l'impianto di illuminazione è off limits e il manto erboso è soltanto un lontano ricordo di quello di qualche anno fa.
Marano, ladri in azione allo stadio: rubati i cavi elettrici per la seconda volta in un mese
Giugliano, compravano biglietti per la Champions con i soldi degli immigrati
I soldi erogati alla onlus di Giugliano per l’assistenza agli immigrati africani sono stati utilizzati anche per l’acquisto di biglietti per la partita Napoli-Chelsea di Champions League
Mario ValenzaIl presidente di un’associazione onlus e la sua compagna sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza nel Napoletano con l’accusa di essersi impossessati di denaro destinato all’assistenza agli immigrati.
Nell’inchiesta della procura di Napoli sono contestati i reati di truffa, peculato e appropriazione indebita. Un’ordinanza di custodia in carcere è stata eseguita nei confronti di Alfonso De Martino, 43 anni, presidente dell’associazione senza scopo di lucro "Un’Ala di Riserva". Gli arresti domiciliari sono stati disposti per la sua compagna, Rosa Carnevale, 43 anni. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e dai pm Raffaello Falcone e Ida Frongillo.
Nell’ordinanza del gip Antonio Cairo si evidenzia che si strumentalizza la assistenza agli immigrati "per l’utile personale e in funzione di un guadagno illecito". Inoltre, sempre dalle indagini, i soldi erogati alla onlus di Giugliano per l’assistenza agli immigrati africani sono stati utilizzati anche per l’acquisto di biglietti per la partita Napoli-Chelsea di Champions League nel 2012. Si tratta di 37 biglietti per complessivi 5.720 euro.
Giugliano, compravano biglietti per la Champions con i soldi degli immigrati - IlGiornale.it
Truffa con i soldi dei migranti, indagato un prete: le indagini puntano sui centri della Caritas
di Petronilla Carillo
TEGGIANO - E' sempre il primo ad arrivare al porto di Salerno quando si tratta di accogliere i migranti. Don Vincenzo Federico, della Caritas diocesa di Teggiano, è ora indagato per peculato nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa dei migranti avviata dalla procura di Napoli e che ha già portato in carcere Alfonso De Martino e Rosa Carnevale. Secondo il provvisorio capo di imputazione, non è contestata la mancata consegna dei ticket money agli immigrati (del valore di 2,50 euro al giorno) ma la spendita dei detti ticket money in schede telefoniche.
La sede Caritas sabato è stata sottoposta a perquisizione da parte dei finanzieri che hanno portato via gli elenchi dei migranti e anche tutta la contabilità.
È «verosimile» che alla Caritas di Teggiano Policastro, in provincia di Salerno, finissero parte dei guadagni illeciti realizzati sugli aiuti ai migranti da parte di Alfonso De Martino, il titolare della associazione onlus «Un'Ala di Riserva» arrestato ieri dalla Guardia di Finanza.
È quanto ipotizzano i magistrati titolari dell'inchiesta - il procuratore aggiunto di Napoli Vincenzo Piscitelli e i pm Raffaello Falcone e Ida Frongillo - che stanno svolgendo accertamenti anche sulle strutture di accoglienza gestite dalla Caritas salernitana.
L'ipotesi investigativa si fonda sul traffico di pocket money (le piccole somme di denaro, 2,5 euro al giorno a ciascun migrante): De Martino si sarebbe impossessato di tali somme acquistando schede telefoniche presso la rivendita di cui è titolare la sua compagna (ben 582.248 pocket money, sottolineano gli inquirenti).
Parte di questi ticket provengono dalle strutture gestite dalla Caritas di Teggiano. Ciò si basa su alcune dichiarazioni rese ai pm dallo stesso De Martino nel gennaio scorso. «Fui io a proporre a Fiore Marotta (collaboratore, spiega ai magistrati, della Caritas di Teggiano riconducibile al responsabile della Caritas Campania don Vincenzo Federico, ndr) di far convergere sulla mia edicola, qualora ne ravvisasse l'esigenza, i ticket che venivano riconosciuti ai loro ospiti in forza del contratto stipulato con la Regione Campania».
Ieri, nell'ambito di questa indagine, la sede della Caritas di Teggiano è stata perquisita dai finanzieri. I responsabili della Caritas risulterebbero indagati per peculato.
Truffa con i soldi dei migranti, indagato un prete: le indagini puntano sui centri della Caritas
Diffusione del cognome FEDERICO - Mappe dei Cognomi Italiani
Muore durante intervento
Il figlio: mi pento di averla fatta operare a Potenza
POTENZA – Ha ripercorso, passo dopo passo, il giorno in cui la madre è morta durante l’intervento per la sostituzione della valvola aortica – avvenuto il 28 maggio 2013 nell’Ospedale San Carlo di Potenza – pensando però, fino a quando il "caso" non è divenuto mediatico, a un errore medico, a una complicanza: ma oggi ho un cruccio, "quello di aver fatto operare mia madre nel capoluogo lucano".
A parlare è Santo Sola, uno dei figli della donna morta nel 2013, nel corso di un’udienza del processo che vede tre medici della struttura sanitaria, il primario di Cardiochirurgia Nicola Marraudino e i cardiochirurghi Michele Cavone e Matteo Galatti, imputati per omicidio colposo e falso.
Sola ha ricordato quella giornata, iniziata poco dopo le ore 8 di mattina, quando ha visto il primario prima che entrasse nel blocco operatorio: le prime notizie dell’intervento arrivano intorno alle ore 10, ma "è un medico a spiegarmi rapidamente che c'era una complicazione, aveva il volto particolarmente affranto, e solo dopo mi hanno detto che era Galatti". Sola riesce a parlare con Marraudino una prima volta alle 13, "e mi ha parlato di una lacerazione al 'ramo anonimò ma non alla vena cava, ma era fiducioso", e poi alle 17.30 "comunicandomi la morte di mia madre, che siamo riusciti a vedere dopo le 18".
A questo punto il figlio della donna morta durante l'intervento confessa un secondo cruccio: "Quando ho visto il corpo ho notato il volto gonfio, ma non l’ho detto, per dimenticanza, in Questura, quando sono stato sentito nel 2014". Fino al quel momento l’uomo era convinto "che il decesso fosse avvenuto in seguito a una vicenda sanitaria", con "un rapporto cordiale mantenuto con il primario, che ho sentito anche prima della testimonianza" (avvenuta il 5 marzo 2014): Marraudino, ha anche spiegato Sola, in un’occasione "mi ha detto che il caso era stato montato per colpire il reparto di Cardiochirurgia". Solo quando "la testata giornalistica che ha pubblicato l’audio mi ha chiamato – ha evidenziato l’uomo – ho capito che la vicenda era diversa".
Muore durante intervento Il figlio: mi pento di averla fatta operare a potenza | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Il Comune si rivolge al ministero e arriva la Romeo Gestioni. Appalti per 3,2 milioni
PIETRO GORLANI
Brescia - Nella rotonda di piazzale Corvi, vicino all’Ospedale Civile, potrebbe nidificare la quaglia. Nelle aiuole spartitraffico tra il casello autostradale di Brescia centro e l’Alfa Acciai si nasconderebbe agevolmente la lepre. I polloni che crescono dai tronchi dei tigli di via Oberdan ostruiscono buona parte dei marciapiedi. E la protesta contro l’«aiuola selvaggia» inizia a serpeggiare sul web, con i cittadini che si chiedono il perché di questa incuria generalizzata.
La gestione nelle mani di Alfredo Romeo
Il perché è presto detto: dall’11 maggio sono cambiati i manutentori del verde pubblico. Per anni affidato ad una dozzina di cooperative di Brescia e provincia è ora passato nelle mani della Romeo Gestioni Spa dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo (Report di Rai 3 gli ha dedicato l’intera puntata del 2 dicembre 2013). Finito in carcere per corruzione, condannato in primo grado e in appello, è stato invece assolto in Cassazione. È suo l’impero che gestisce e cura migliaia di immobili pubblici in tutta Italia (compreso Quirinale e Senato) e che a Brescia ha un appalto con l’Asl. Per la verità la Loggia non è andata a cercarsela. Gli è «capitata». In Comune il 16 aprile è arrivata una lettera del presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, che metteva in guardia dagli appalti affidati negli anni ai soliti noti. Così in Loggia hanno deciso (non a cuor leggero per la verità) di affidarsi allo Stato. Ovvero a Consip, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) che offre a tutti gli enti locali forniture e acquisto di beni e servizi a prezzi che dovrebbero essere concorrenziali. E Romeo Gestioni Spa da anni è una delle principali società alla quale si rivolge Consip.
Aiuole e parchi a società campana È già caos per l’«erba selvaggia» - Corriere.it
E’ NATO UN NUOVO QUOTIDIANO “IL CORRIERE DEL SUD”! - E POI DICONO CHE LA GENTE DEL SUD NON TROVA LAVORO! BASTA ESSERE NAPOLETANI (E VICINI AL PD) CHE AL "CORRIERE DELLA SERA", TI FANNO SUBITO DIRETTORE! – E RENZI MANOVRA PER SALVARE L’UNITA’ CON I BENI DEI DS IN MANO A SPOSETTI
Al “Corriere”, riferiscono voci ben accreditate “è in atto verso i giornalisti del Nord una pulizia etnica già iniziata da De Bortoli-Mieli. Non è possibile – dicono – che tutti i bravi siano nati a Napoli e tutti gli asini a Milano e dintorni”. “Se qualcuno entra oggi al Corriere a chiedere dove sia il Duomo non lo sanno”...
DAGOREPORT
“E poi si lamentano che perdono copie: ci credo bene!”, gira voce a Milano. Lo chiamavano "Corriere della Sera", il giornale liberale della borghesia del Nord. Ma se oggi lo chiamassero "Il Corriere del Sud" non ci sarebbe niente di strano. Oggi il quotidiano di via Solferino, conteso dai poteri marci e ancora tenuto in stallo da Elkann e Bazoli, è un giornale pensato al Sud espressione del Pd. Basta vedere la rivoluzione che si è conclusa.
Cacciato Flebuccio de Bortoli, il “moderato milanese”, è stato costretto a lasciare anche l’ultimo vicedirettore del Nord, Giacomo Schiavi, piacentino e storico capo della Cronaca di Milano. Ora in plancia di comando c’è un direttore, ex Unità, di Frosinone: Luciano Fontana. Che ha nominato due vicedirettori nuovi di pacca: il napoletano Antonio Polito, ex senatore Pd e il fedelissimo Gianpaolo Tucci, anche lui ex Unità e anche lui napoletano. Di Napoli (Salerno) era anche l’ultimo vicedirettore nominato da De Bortoli, Venanzio Postiglione.
Quanto alla vicedirettrice neofemminista Barbara Stefanelli, la famiglia è pugliese. Anche se si scende di gradi, la geografia e la provenienza politica al “Corriere” non cambiano: caporedattore centrale di Napoli, capo dell’economia di Salerno, altri capiredattori tutti del Sud e, nella sede di Roma, o Roma o.... Napoli. Di Milano e del Nord manco l’ombra.
Ma al “Corriere”, riferiscono voci ben accreditate “è in atto verso i giornalisti del Nord una pulizia etnica già iniziata da De Bortoli-Mieli. Non è possibile – dicono – che tutti i bravi siano nati a Napoli e tutti gli asini a Milano e dintorni”. Infatti, anche con Mieli già c’erano alla direzione Pigi Battista (pugliese), Dario Di Vico (pure lui di Frosinone)…
Sono voci che circolano anche nei salotti sotto la Madonnina, tra coloro che hanno sempre acquistato il “Corriere”: “Se qualcuno entra oggi al Corriere a chiedere dove sia il Duomo non lo sanno”.
E se qualcuno torna al "Corriere" dopo essere scappato in altri giornali pur di poter scrivere, anche in questo caso non si tratta di milanesi. E’ il caso del fiorentino (come il premier), Federico Fubini.
Se sei del Nord, insomma, resti nella lista dei sommersi (“siamo umiliati”, dicono dall’interno) e dei non salvati, come i molti bravi giornalisti che con de Bortoli avevano già abbandonato il giornale, da Fabrizio Gatti (quello che entrava travestito nei centri immigrati), al giornalista d’inchiesta Paolo Biondani, all’analista economico Vittorio Malagutti e un’infinità d’altri. Tutti costretti a lasciare Milano verso il Sud.
Napoli. «Qui il parcheggiatore sono io». Finisce a coltellate una lite per un posto da «abusivo»
L'abusivo ha colpito due volte al braccio una giovane donna che voleva prendere il suo posto in strada
Guerra, insulti e coltellate per un posto da parcheggiatore abusivo in via Oberdan. Un uomo colpisce due volte al braccio una giovane donna che aveva provato a sottrargli parte della strada dove lui abitualmente gestiva la sosta abusiva delle auto.
Gli agenti della Polizia hanno arrestato, G.F., 26 anni, accusato di tentata estorsione. L'uomo è stato inoltre denunciato in stato di libertà per minacce gravi, lesioni personali dolose aggravate e possesso ingiustificato di oggetti atti a offendere.
I fatti: l'uomo già da qualche giorno aveva iniziato a minacciare due sorelle, tra l'altro parenti della sua fidanzata, che gestivano la porzione di strada adiacente alla sua.
Dopo varie offese lanciate contro le due donne si era arreso. Ieri - riferisce la Polizia - l'uomo è invece passato dalle minacce ai fatti scatenando una vera e propria rissa nel corso della quale ha tirato fuori dalla tasca un coltello e ha colpito al braccio una delle due parcheggiatrici abusive che è stata accompagnata al Vecchio Pellegrini dove, nel frattempo, erano arrivati anche i poliziotti che, dopo aver interrogato la vittima, si sono messi sulle tracce dell'uomo. G.F. è stato fermato subito dopo: in tasca aveva il coltello ancora sporco del sangue.
Napoli. «Qui il parcheggiatore sono io». Finisce a coltellate una lite per un posto da «abusivo»
Da Napoli a Lodi con un coltello in borsa: in Tribunale a Lodi aggredisce pm. Presentò denuncia per un posto a scuola
Una donna che nascondeva un coltello nella borsetta questa mattina ha cercato di aggredire un pm nel palazzo di Giustizia di Lodi. L'intervento di una funzionaria, del personale di polizia giudiziaria e carabinieri del nucleo operativo ha permesso di bloccarla prima che riuscisse a prendere l'arma. La donna è stata arrestata.
Nel corso della colluttazione per impedire che la donna estraesse il coltello per avventarsi contro il magistrato, un'altra donna di 52 anni è rimasta leggermente ferita ed è stata portata in ospedale. La riparazione del metal detector - è stato spiegato - compete al Comune di Lodi che pero' da tempo lamenta pagamenti arretrati di forti somme dal Ministero della Giustizia.
La donna sembra sia arrivata direttamente da Nola, in provincia di Napoli, portando con sè il coltello, lungo 32 centimetri, da casa. È entrata nel palazzo nel palazzo di Giustizia prima delle 9 e si è diretta nell'anticamera dell'ufficio del magistrato, una Pm donna, con la quale da tempo chiedeva di parlare dopo una denuncia che aveva sporto. E avrebbe colpito con un pugno sulle spalle il magistrato. Da una prima ricostruzione la donna avrebbe prima messo le mani addosso all'assistente del Magistrato e sarebbe poi riuscita a colpire la pm prima di essere bloccata.
La donna arrestata si chiama Rosa Maria Capasso, ha 38 anni: dopo l'arresto, ha detto che era venuta «per uccidere» la pm Alessia Menegazzo. Lo ha rivelato lo stesso magistrato. Non le avrebbero accettato un figlio in una scuola lodigiana. Ecco perché Rosa Maria Capasso avrebbe sporto querela e poi, non avendo ricevuto risposta dalla Giustizia nei tempi brevissimi in cui l'avrebbe voluta, sarebbe arrivata stamattina in tribunale per cercare di uccidere la pm che se ne stava occupando.
Da Napoli a Lodi con un coltello in borsa: in Tribunale a Lodi aggredisce pm. Presentò denuncia per un posto a scuola
Ex affiliato ai clan, racconta
«Si giura sul coltello per entrare»
BARI – A Cosimo Di Cosola, reggente dell’omonimo clan barese, "consegnavo di media non meno di mille, 1500, 2000 euro a settimana". A dichiararlo agli inquirenti della procura Antimafia di Bari è Cosimo Genchi, collaboratore di giustizia del clan Stramaglia.
Le dichiarazioni di Genchi, rese nel marzo scorso, sono state depositate nel processo che si sta celebrando a Bari con rito abbreviato nei confronti di alcuni affiliati ai clan Di Cosola e Stramaglia.
Genchi spiega come venivano "spartiti" i proventi dell’attività di spaccio. "Tra il 2012 e il 2014 – racconta – la droga, con carichi di quasi mille chili, arrivava dall’Albania con i gommoni", sbarcava "a Brindisi" e veniva poi consegnata agli spacciatori. "Quando c'era magari un carico grosso, un guadagno al di là delle solite piazze, tipo Lecce, che guadagnai 5mila euro, – continua il pentito – gli diedi (a Cosimo di Cosola, ndr) subito 2mila euro, a parte quello che gli davo settimana per settimana. Ho saltato qualche settimana quando veramente mi sono trovato in difficoltà. Solo che lui la difficoltà non la capiva, cioè lui capiva solo quello che girava. Lui voleva il suo".
Genchi racconta poi come avvenivano i riti di affiliazione, recitando agli inquirenti la "favella" per ottenere il "grado di camorra": "si mette la punta del coltello sotto la mano di chi sta per essere affiliato e si esegue questa favella, che dice: giuro su questa punta di pugnale di disconoscere madre, padre, fratelli e sorelle fino alla settima generazione, e di dividere centesimo per centesimo e millesimo per millesimo, con un piede nella fossa e l’altro alla catena per dare un forte abbraccio alla galera".
"Ogni grado – spiega ancora il pentito – ha tre fondatori". Per la 'camorra' sono "Conte Ugolino, Fiorentini di Russia e Cavalieri di Spagna", per lo 'sgarrò sono "Minofrio, Misghino e Misgarro". E poi c'è il più alto grado della 'santa' che ha per fondatori "Mazzini, Garibaldi, Lamanna".
Ex affiliato ai clan racconta «Si giura sul coltello per affiliarsi» | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
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questi sono patrioti. altri sono cattolici praticanti. altri pecca fortiter sed crede fortius.


Va al cimitero a Marsala e non trova più la salma del nonno
di Chiara Putaggio
Aveva pagato la concessione per la tomba del parente. Ma le spoglie sono finite nell’ossario
MARSALA. Paga la concessione affinché la tomba del nonno non venga estumulata, ma arriva in cimitero e non la trova più. È la singolare vicenda accaduta pochi giorni fa a Giuseppe Di Girolamo.
«Nel mese di febbraio – spiega – mi sono recato al cimitero comunale di Marsala per la stipula del nuovo contratto, tendente a non far spostare la salma del mio caro nonno Giuseppe Di Girolamo. Un addetto mi faceva accompagnare da due dipendenti con la macchina elettrica sul luogo della tomba per segnare con la vernice rossa un “No” che a loro dire avrebbe garantito che quella salma non sarebbe stata toccata.
Tornato in ufficio, l’addetto mi invitò a ritornare successivamente per la stipula del contratto, lasciando un mio recapito, cosa che il sottoscritto fece il 23 marzo, non prima di fare visita al nonno, trovando tutto a posto.
Il 24 maggio, recatomi al cimitero per la solita visita al nonno e per il ritiro del contratto, venni invitato dall’addetto a fare un sopralluogo presso la via San Giovanni, ove riposavano le spoglie del nonno. Strada facendo mi veniva sussurrato che era successo qualcosa di irreparabile. La salma del nonno era stata smantellata e le spoglie portate nell’ossaio dello stesso cimitero. Senza il mio consenso e nessun segno di riconoscimento, né tantomeno la possibilità di deporre un fiore. Il tutto, con grande disappunto, disgusto, sdegno... rimanendo totalmente scioccato».
Va al cimitero a Marsala e non trova più la salma del nonno - Giornale di Sicilia
Napoli. Tombino senza copertura, bimba di 6 mesi cade dal carrozzino: ricoverata al Santobono
di Melina Chiapparino
Il carrozzino sprofonda in un buco e la bimba di 6 mesi viene sbalzata fuori, cadendo e battendo con la testa a terra. È accaduto intorno alle 11 a Napoli, al Rione Don Guanella, uno dei quartieri dove molte strade e marciapiedi sono sprovvisti della copertura dei tombini e delle caditoie, rubati da chi ne ricicla il materiale.
In uno di questi buchi, con la copertura mancante, si è incastrato il carrozzino della bimba che è stata soccorsa dal 118 e trasferita al Santobono dove al momento sono in corso gli accertamenti nel reparto di Neurochirurgia.
Napoli. Tombino senza copertura, bimba di 6 mesi cade dal carrozzino: ricoverata al Santobono
Cervinara. Va all'appuntamento con l'amante, trova il marito di lei: lo sperona, poi gli spara
Va all'appuntamento con l'amante ma trova il marito di lei, che gli spara contro alcuni colpi di pistola. È accaduto a Cervinara (Avellino).
Il giovane è stato attirato nella trappola dal marito della donna che attraverso la chat utilizzata dai due amanti, gli ha dato appuntamento in una zona isolata del nucleo industriale di Cervinara. L'uomo era accompagnato da altre due persone del posto. C'è stato un inseguimento conclusosi con lo speronamento dell'auto del giovane e l'esplosione da distanza ravvicinata dei colpi. I tre aggressori sono stati identificati e denunciati.
Cervinara. Va all'appuntamento con l'amante, trova il marito di lei: lo sperona, poi gli spara
Salerno. Superalcolici a quindicenni, indagati i gestori di due bar
di Gianluca Sollazzo
Due locali della movida finiscono nei guai per vendite di alcolici ai minorenni. Nel mirino delle indagini condotte dalla Polizia municipale sono birrerie e chupiterie scelte da giovani nel cuore del by night del capoluogo . È allarme per troppi bicchierini di rum e vodka serviti al banco a prezzi stracciati o per birre vendute in bottiglia dopo le 22 nei pressi di piazze simbolo della movida.
A finire nella rete dell’alcol illegale sono giovani di età inferiore a 18 anni, persino di 16 anni e 15 anni. Sul fenomeno preoccupante stanno indagando da due settimane gli agenti diretti dal comandante Anna Bellobuono, che già da un mese e mezzo hanno avviato controlli serrati a tutela del decoro e della civiltà nella realtà dell’intrattenimento del centro storico.
Salerno. Superalcolici a quindicenni, indagati i gestori di due bar
Napoli. Minorenne alla guida dello scooter senza patente investe due carabinieri
Diciassettenne in sella a uno scooter, senza patente, non si ferma all’alt dei carabinieri e li investe.
È accaduto in piazza Aprea, ma poi il ragazzo è stato rintracciato nei pressi della sua abitazione e arrestato con l'accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Sequestrato lo scooter, mentre i due militari feriti nel corso dell'incidente sono stati medicati dai medici dell’ospedale Loreto Mare.
Napoli. Minorenne alla guida dello scooter senza patente investe due carabinieri
Fermato sulla Napoli-Bari: non pagava mai il casello
Aveva migliaia di euro di debiti con la società Autostrade. Un posto di blocco lo ha incastrato. La polizia stradale di Avellino ovest ha fermato un pluripregiudicato avellinese quarantenne, F.M., che era provo di patente di guida e di assicurazione auto. Non solo, dal controllo è emerso che l'uomo risultava insolvente per mancato pagamento dei pedaggi autostradali per migliaia di euro. L'avellinese è stato così denunciato per insolvenza fraudolenta, il veicolo è stato sottoposto a fermo.
Fermato sulla Napoli-Bari: non pagava mai il casello
Prestiti e sesso, maxi truffa da tre milioni
di Viviana De Vita
Proponevano contratti di prestito a tassi agevolati con società finanziarie e banche compiacenti, li facevano firmare dagli ignari clienti, dai quali incassavano direttamente le provvigioni sostenendo che, per concedere il prestito, dovevano affrontare delle spese, ma non elargivano nemmeno un centesimo. Con questo meccanismo avrebbero messo a segno una truffa per circa tre milioni di euro.
Nel mirino della Procura sono finiti cinque promotori finanziari di Salerno, due noti politici, uno della Valle dell’Irno e l’altro dell’Agro nocerino sarnese, ed altre 18 persone tra funzionari di società e di istituti di credito coinvolti nell’affare. Vittime del sistema, piccoli imprenditori e commercianti in difficoltà economica, professionisti e famiglie che avevano necessità di danaro per le cure dei propri familiari.
Prestiti e sesso, maxi truffa da tre milioni
Ruba energia elettrica arrestato candidato al consiglio regionale
BRINDISI – Un candidato al consiglio regionale della Puglia della lista 'L'altra Puglia", Giancarlo Scalone, è stato arrestato e subito dopo rimesso in libertà per un furto di energia elettrica da 4.500 euro. A quanto accertato dai carabinieri sarebbe a lui riconducibile un allaccio abusivo nelle campagne di Ostuni (Brindisi).
I carabinieri sono intervenuti presso una abitazione rurale in contrada Boccadoro per effettuare un controllo per via della presenza di cavi elettrici che fuoriuscivano dall’abitazione.
Insieme ai tecnici Enel gli investigatori hanno verificato la manomissione del contatore elettrico realizzata bruciando i circuiti elettrici del display e del riallaccio abusivo sulla linea esterna, meccanismo che ha consentito – secondo quanto appurato – di sottrarre energia elettrica ai danni dell’Enel nel periodo compreso tra il febbraio 2012 e il maggio 2015 per un totale di 15.000 kw.
Scalone, che milita da anni nelle fila degli ambientalisti e che ora sostiene il candidato governatore alla Regione per L’Altra Puglia, Riccardo Rossi, è stato arrestato, e il pm di turno pur richiedendo la convalida dell’arresto non ha ritenuto di applicare alcuna misura cautelare.
Ruba energia elettrica arrestato candidato al consiglio regionale | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Truffa nuovo porto di Molfetta
Notificata chiusura dell'inchiesta a 48 indagati: c'è anche Azzollini
BARI – La Procura di Trani ha chiuso le indagini sulla maxitruffa da circa 150 milioni di euro legata alla costruzione del nuovo porto di Molfetta. L’atto è stato notificato a 48 indagati (tra i quali cinque società). Tra gli indagati c'è il senatore di Ncd Antonio Azzollini, all’epoca dei fatti contestati sindaco di Molfetta. Agli indagati il procuratore aggiunto di Trani Francesco Giannella e i sostituti Antonio Savasta e Michele Ruggiero contestano, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, falso, abuso d’ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture, rifiuto di atti d’ufficio, violazioni ambientali e paesaggistiche, minaccia a pubblico ufficiale, concussione per induzione.
Secondo l’accusa, Azzollini avrebbe appaltato nel 2007 i lavori per la costruzione della diga foranea e del nuovo porto commerciale per 72 milioni di euro. Costo lievitato poi a 147 milioni per gli interventi di bonifica dei fondali da migliaia di ordigni bellici inesplosi. Gran parte dei finanziamenti pubblici, ritiene la Procura di Bari, sarebbero poi stati distratti dal Comune che li avrebbe utilizzati per far quadrare i conti del bilancio cittadino.
Secondo i magistrati il senatore Azzollini è stato il promotore dell’associazione per delinquere che ha dirottato su Molfetta, e poi distratto, centinaia di milioni di euro di denaro pubblico. Del presunto gruppo criminale avrebbero fatto parte anche Vincenzo Balducci, ex dirigente comunale ai lavori pubblici, e Giorgio Calderoli, procuratore speciale dell’impresa Cmc di Ravenna, capofila dell’Ati che si è aggiudicata i lavori.
Truffa nuovo porto di Molfetta Notificata chiusura inchiesta a 48 indagati: c'è Azzollini | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Truffa immigrati, l'inchiesta si allarga a un'altra onlus
di Leandro Del Gaudio
Non c’era solo l’impegno a tutto campo con la sua creatura preferita - «Un’ala di riserva» - né solo i rapporti con la curia di Teggiano e con le coop collegate. No, nella vita dell’imprenditore Alfonso De Martino (imprenditore nel sociale) c’erano anche altre onlus, altri orizzonti a sfondo umanitario.
Si chiama «E le stelle stanno a guardare» l’ultima cooperativa in cui De Martino aveva messo le mani, azienda in cui l’ex manager avrebbe svolto un ruolo di prima linea tanto da attirare i riflettori della Procura. Inchiesta sull’accoglienza, si arricchisce il fascicolo culminato - nove giorni fa - negli arresti di De Martino e della compagna Rosa Cavaliere.
Accoglienza, emergenza immigrati, ma anche servizio civile con un’attenzione sulle fasce deboli sono il core business dei due imprenditori finiti in manette. In attesa di una udienza dinanzi al Tribunale del Riesame, le indagini puntano ad esplorare tutte le attività dei due soci in affari. Si va dalla gestione dei pocket money - i bonus sociali di due euro e mezzo al giorno che finivano nell’edicola della Cavaliere -, ai contratti assicurati dagli organi centrali (Regione e Prefettura) alle aziende riconducibili allo stesso De Martino. Facce diverse della stessa indagine.
Associazione, falso, corruzione, sono solo alcune delle ipotesi di accusa battute in questi mesi dal pool guidato dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e dai pm Raffaello Falcone e Ida Frongillo. Pochi giorni dopo gli arresti, spuntano nuove piste da battere: come le partecipazioni da amministratore in altre compagini societarie collegate ad onlus e cooperative no profit.
Truffa immigrati, l'inchiesta si allarga a un'altra onlus
Diagnosi e cure sbagliate, otto medici sotto inchiesta
di Petronilla Carillo
Omicidio colposo: sette medici dell’ospedale di Battipaglia e un medico di base di Capaccio indagati. Ieri mattina, dinanzi al gup Donatella Mancini, avrebbe dovuto tenersi l’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm Roberto Penna, poi rinviata al prossimo settembre.
L’accusa è quella di non aver diagnostica ad una donna, morta a 43 anni, un cancro al seno ma di averla operata e curata per altro, garantendole una sopravvivenza a 10 anni. La vittima è Giovanna D’Alessandro, morta il 30 luglio dello scorso anno per metastasi.
Diagnosi e cure sbagliate, otto medici sotto inchiesta
Tv, vince un famoso talent tedesco ma era in una banda che truffava gli anziani
Rischia il titolo Severino Seeger, il cantante tedesco di origini italiane che il 17 maggio scorso ha vinto 500mila euro al "Deutschland Sucht den Superstar"
Federico Nicci
Rischia il titolo Severino Seeger, il cantante tedesco di origini italiane che il 17 maggio scorso ha vinto 500mila euro al Deutschland Sucht den Superstar, il più importante talent tedesco.
Il 28enne, secondo quanto riferisce il sito della Bbc, ha ammesso oggi davanti ai giudici di un tribunale di Francoforte di avere frodato i pensionati. Seeger infatti è accusato di fare parte di una banda che ha truffato diverse persone anziane attraverso le carte di credito. Il cantante si sarebbe spacciato da impiegato di banca con le vittime, molte delle quali donne anziane, per farsi dare le loro carte di credito e i relativi pin. Gli altri membri della banda, tra i quali ci sarebbe anche un cugino di Seeger, avevano in precedenza telefonato ai truffati, spacciandosi per impiegati delle loro banche e avvisandoli della necessità di una verifica tecnica alle loro carte.
Tv, vince un famoso talent tedesco ma era in una banda che truffava gli anziani - IlGiornale.it
Lombroso forever.....
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App sullo smartphone per rispondere ai quiz per la patente: bocciato e denunciato
di Mary Liguori
CASERTA - Bocciato tre volte ai quiz per prendere la patente, ha tentato il tutto per tutto portandosi all'esame lo smartphone e cercando di compilare le risposte con l'aiuto di una sofisticata app. Protagonista del tentativo truffaldino di conseguire l'agognata patente un ragazzo di Latina: il suo sogno si è infranto per la quarta volta, ma alla bocciatura si è aggiunta una denuncia.
A quanto pare, dopo aver sostenuto le prime tre prove nel Lazio, il giovane è stato indirizzato verso una scuola guida del Litorale Domitio e ha tentato di superare l'esame alla sede del dipartimento dei trasporti terrestri di Caserta portando con sé il cellulare con l'applicazione che avrebbe dovuto permettergli di spuntare le risposte giuste.
Il giovane è stato scoperto dopo i controlli degli agenti della polizia stradale (sezione Caserta), in collaborazione con i funzionari della Motorizzazione.
App sullo smartphone per rispondere ai quiz per la patente: bocciato e denunciato
Litiga con la fidanzata e prende a morsi la suocera: arrestato ad Arzano
Al culmine di una lite con la fidanzata ha preso a morsi la suocera. È accaduto ad Arzano dove i carabinieri hanno arrestato un giovane di 26 anni.
L'uomo aveva prima aggredito la fidanzata di 21 anni, alla quale aveva anche sottratto il telefonino, e poi aveva preso a morsi la suocera, una casalinga 43enne, intervenuta a difesa della figlia.
I carabinieri sono intervenuti su richiesta di aiuto al 112 e sono riusciti a bloccare il giovane che ha loro opposto resistenza. Le donne sono entrambe ricorse a cure nell'ospedale di Frattamaggiore dove i sanitari hanno riscontrato alla più giovane un trauma contusivo distorsivo spalla sinistra e un trauma con abrasione contusiva di forma circolare spalla destra e alla madre contusione ed ecchimosi all'avambraccio destro giudicandole guaribili in 7 e 6 giorni.
Litiga con la fidanzata e prende a morsi la suocera: arrestato ad Arzano
Come si dice, "i terryes sono un pochino sfaticati, ma hanno un cuore grande grande.....".
La denuncia: a Palermo i prodotti destinati ai bisognosi finiscono al mercato di Ballarò
di Anna Cane
PALERMO. Sono stati visti in bella mostra sulle bancarelle del mercato Ballarò. I prodotti del Banco Alimentare, destinati alle famiglie bisognose, sono stati messi in vendita da qualcuno che ha pensato di lucrare sulla miseria della povera gente. Buste di latte e pacchi di riso e farina, provenienti dall’Ue, sono stati messi in vendita, a prezzi bassi e allettanti, anziché distribuiti agli indigenti.
Le segnalazioni arrivano da alcune associazioni che operano sul territorio. Sono amareggiati e indignati i volontari che dedicano la loro vita all’assistenza dei bisognosi davanti a scene di truffa simili, poiché a pagarne il prezzo poi sono sempre gli stessi, i più poveri, quelli che già non hanno nulla. E perché, come dicono le associazioni, «se accadono queste cose, se c’è qualcuno che anziché donare i generi di prima necessità a chi ha più bisogno, li mette in vendita allo scopo di lucrarci, sempre meno saranno gli alimenti che spettano alle famiglie».
Alcuni volontari hanno segnalato una serie di anomalie. Come le derrate alimentari che si fermano in quelle di «volontari» che cercano di recuperare magari rimborsi, o in quelle di gente senza scrupoli che cerca di guadagnare su qualcosa che dovrebbe invece servire a sfamare chi non ha un lavoro e non ha niente da mangiare.
La denuncia: a Palermo i prodotti destinati ai bisognosi finiscono al mercato di Ballarò - Giornale di Sicilia
Cilento. Case sul mare da fittare attraverso il sito degli annunci, ma è una truffa: sette denunce
Sette persone ritenute responsabili di truffa. Le hanno denunciate i carabinieri delle stazioni di Marina di Camerota, Centola-Palinuro e San Giovanni a Piro. In seguito alle denunce di alcuni cittadini, i carabinieri hanno appurato che i responsabili della truffa avevano pubblicato sul sito di annunci Subito.it - Annunci gratuiti Case, Auto usate, Moto, Offerte lavoro e annunci Usato, diversi annunci di case da affittare durante il periodo estivo nelle località balneari del Golfo di Policastro. Ma all’arrivo nelle cittadine cilentane, ecco l’amara sorpresa: le case non esistevano. Meravigliose foto di abitazioni fronte mare avevano ingannato gli ignari cittadini che, non appena giunti sul posto, si sono ben presto resi conto che gli indirizzi erano fasulli.
Così sono finiti nei guai due 29enni di Avellino, un 63enne, un 37enne ed un 39enne della provincia di Crotone, un ventenne catanese ed un 34enne della provincia di Cosenza. Per tutti il reato contestato è quello di truffa.
Cilento. Case sul mare da fittare attraverso il sito degli annunci, ma è una truffa: sette denunce
Degrado e denunce
«A Taranto mare da favola ma ambiente da paura»
TARANTO - Festa della Repubblica o del degrado ambientale? Se lo chiede una cittadina dopo il 2 giugno. In quest’occasione, infatti, la donna ha scattato alcune fotografie che documentano l’incuria urbana ad opera dell’amministrazione comunale. Il tutto all’apertura di una stagione estiva che si preannuncia sin d’ora alle prese con i soliti, vecchi problemi. Le immagini si riferiscono a Lido Torretta, isola amministrativa del Comune di Taranto, e ad un raggio di 5 chilometri lungo la costa oltre che alla strada provinciale 122. «Questo degrado - racconta la lettrice alla “Gazzetta” - perdura da mesi nonostante le segnalazioni fatte agli enti preposti, le telefonate e le e-mail».
Le foto evidenziano quello che la lettrice definisce «un ignobile lassismo negli interventi degli amministratori e un deturpamento del territorio grave, oltre che l’assoluta mancanza di sicurezza stradale». La donna ha «immortalato » cassonetti strapieni da settimane, materiale ingombrante che fa da cornice, tombini in ghisa dell’Enel, lungo la strada provinciale, scoperti a causa di furti avvenuti sette mesi fa, cioè da quando la strada è completamente al buio. E ancora, amianto sulla costa a pochi metri dal mare, praticamente a circa 200 metri dai bagnanti; guardrail arrugginiti e appoggiati al bordo stradale; parcheggi selvaggi da entrambi i lati che riducono la carreggiata con difficoltà di camminare; infine, dune inondate da rifiuti e materiale edile.
«Tutto questo - conclude la denuncia - in una zona in cui impera la storica Torre Zozzoli o Sgarrata, un mare cristallino e natura meravigliosa, ma dove evidentemente regna anche la mancanza di senso civico e ambientale di chi lo vive e sfrutta solo nei pochi mesi estivi».
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Omicidio al techno party, fermati due 22enni di Napoli
di Mary Liguori
Delitto al techno party di Castel Morrone, in provincia di Caserta, arriva la svolta investigativa: due ventiduenni di Napoli sono stati fermati dai carabinieri per l'omicidio di Antonio Franzese, il 24enne accoltellato a morte durante la festa.
I due fermati sono Emanuele Romano e Marco Fiorillo, residenti nei quartieri Pendino e San Carlo all'Arena, di Napoli. Attualmente sono in carcere con l'accusa di rissa aggravata e omicidio volontario.
A loro sono arrivati i militari del comando provinciale di Caserta sulla base di una serie di testimonianze, ascoltando anche il fratello della vittima, leggermente ferito nella rissa e ricoverato presso l'ospedale del capoluogo casertano.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i due ragazzi sarebbero gli autori del ferimento mortale del giovane di Frattamaggiore.
Sconcerta la motivazione che, secondo gli investigatori, sarebbe alla base del fatto di sangue: parlano nel comunicato stampa di "futili motivi". Insomma, dietro il delitto potrebbe esserci solo uno sguardo di troppo, ma non si esclude la sussistenza di qualche traffico illegale che ha scatenato la lite, poi degenerata. Omicidio al techno party, fermati due 22enni di Napoli
Proprio come i Rom.....
Avellino, minorenne lava i vetri all'incrocio: denunciata la nonna
Lavava i vetri al semaforo, denunciata la nonna. Nell’ambito di servizi finalizzati al contrasto di fenomeni di accattonaggio, gli agenti della Polizia Municipale di Avellino diretti dal Comandante Col. Michele Arvonio, questa mattina hanno notato la presenza di una minorenne, M. L. le sue iniziali, all’incrocio tra Viale Italia e Via Marconi intenta a lavare i vetri delle auto ferme al semaforo.
I caschi bianchi hanno effettuato i controlli sulla minore che è stata successivamente accompagnata presso il Comando di Polizia Municipale per gli accertamenti del caso che si sono conclusi con una denuncia a carico della nonna che ha la patria potestà sulla ragazzina per il reato di “impiego di minori nell’accattonaggio”. Gli agenti della Polizia municipale hanno inoltre sequestrato un tutto il materiale utilizzato dalla minorenne per lavare i vetri delle auto.
Avellino, minorenne lava i vetri all'incrocio: denunciata la nonna
Ispettore ambientale picchiato dai pirati dei rifiuti: «Lavoriamo tra tensione e paura»
di Oscar De Simone
GIUGLIANO - Aggredito ieri mattina, un ispettore ambientale in via Ripuaria nella zona di Varcaturo. Scenario del fatto, è stata all'isola ecologica itinerante accanto all'ottavo circolo didattico Don Salvatore Vitale, sorvegliata dalle guardie ambientali. "Ieri mattina come al solito ero accanto all'isola itinerante" commenta Pasquale Lellero, "quando sono stato avvicinato da tre persone che volevano versare a tutti i costi rifiuti in questa area. Il mio immediato rifiuto è stato per loro una sorta di affronto. Da subito hanno iniziato ad alzare la voce ed a spingermi. In pochi istanti ho subito una vera aggressione da parte di questi tre personaggi che non hanno esitato a colpirmi anche dietro il collo".
"Spesso mi trovo a dovermi confrontare con persone che tentano di infrangere le regole stabilite" conclude Lellero, "e certamente dopo l'aggressione di ieri la tensione e la paura crescono".
Da qualche settimana ormai, alcune aree del litorale domitio sono interessate da nuovi fenomeni di sversamenti illegali che creano - anche lungo strade principali - veri punti di "raccolta" di rifiuti di ogni genere e dimensione. Anche i roghi - appiccati in ogni ora del giorno e della notte - sembrano essere ripresi in una terra che da troppi anni non conosce tregua.
Ispettore ambientale picchiato dai pirati dei rifiuti: «Lavoriamo tra tensione e paura»
Una provincia da «record»
Brindisi maglia nera per corrente elettrica a scrocco
di ANTONIO PORTOLANO
BRINDISI - Oltre due milioni di euro di corrente elettrica mai pagata e sessanta arresti sin dall’inizio dell’anno per furti di energia elettrica solo da parte dei carabinieri. Con questi numeri e questa tendenza la provincia di Brindisi viaggia verso il primato in Puglia per questa tipologia di reato.
E ieri, a contribuire alla conquista della «maglia nera», i militari dell’Arma hanno proceduto ad altri 5 arresti scoprendo altri furti per oltre 38mila euro di energia rubata. Oltre perchè in uno dei casi ancora non è stata esattamente quantificato l’ammontare esatto del furto. Nel corso degli ultimi due anni - da quando l’Arma in sinergia con Enel hanno dichiarato guerra al fenomeno - in provincia di Brindisi i carabinieri hanno scoperto di tutto e di più. Nel far west degli allacci abusivi non sono finiti solo singoli cittadini costretti dal bisogno. Anzi, nella maggior parte dei casi non era lo stato di povertà a giustificare il latrocinio, anzi.
Dalle attività di ristorazione, alle aziende agricole, dalle stazioni di servizio, a negozi ed attività commerciali di diversa categoria merceologica, da marmerie ad alberghi c’è finito un pò di tutto. Numeri da capogiro quelli tirati fuori nel corso di soli sei mesi dell’anno che superano abbondantemente i risultati raggiunti nel corso del 2014. Ma nonostante i controlli siano sempre più serrati, i rilievi sempre più precisi e puntuali - dal momento che ogni singola perdita di corrente viene monitorata - e si rischi l’arresto, i brindisini non demordono. Facendo lievitare con questo modo di fare i costi della corrente elettrica per tutta la collettività, ne più ne meno che al pari del fenomeno delle truffe per quanto riguarda le assicurazioni dell’auto. E ieri altri cinque, tra Brindisi e provincia.
A BRINDISI - In città i carabinieri della stazione di Brindisi Centro hanno tratto in arresto in flagranza di reato, per furto aggravato di energia elettrica Salvatore Brina, 49 del posto, già sottoposto agli arresti domiciliari. I militari, insieme col personale dell’Enel, hanno accertato che mediante un allaccio abusivo dalla rete pubblica alla propria abitazione, aveva sottratto energia elettrica per circa 5.000 euro e per complessivi 16.000 kw circa. Su disposizione dell'Autorità Giudiziaria, dopo le formalità di rito, Brina è stato rimesso in libertà e ricondotto nella sua abitazione poiché già sottoposto alla misura cautelare dei domiciliare in quanto il 19 maggio scorso venne trovato nelle campagne di Tuturano mentre tentava di rubare un traliccio per trarne materiale ferroso da rivendere al mercato nero.
A FRANCAVILLA FONTANA - Ancora un’azienda agricola mandata avanti da anni con energia elettrica rubata. Due conviventi alimentavano il motore del pozzo artesiano e gli impianti delle serre con energia elettrica rubata. Un bel vantaggio sui concorrenti che invece la bolletta la pagano, e pure salata. I tecnici di Enel distribuzione e i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, hanno scoperto che V. C. di 59 anni e C. L . di 52 anni sono stati arrestati in flagranza di reato, e poi rimessi in libertà secondo una procedura standard adottata in circostanze del genere. La scoperta è avvenuta in contrada Don Giulio, e l’ammontare della bolletta evasa è di 33mila euro.
A CEGLIE MESSAPICA - Arrestati e rimessi in libertà anche R. T. di 69 anni e P. T. di 44 anni, di Ceglie Messapica. Padre e figlio avevano allacciato alla rete pubblica le utenze delle rispettive abitazioni, bypassando i contatori. In questo caso l’ammontare del danno è ancora in via di quantificazione.
Una provincia da «record» Brindisi maglia nera per corrente elettrica a scrocco | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Assunzioni «facili» all'Acquedotto Lucano
sei persone a processo
POTENZA – Il gup di Potenza ha rinviato a giudizio sei persone – tra i quali alcuni dirigenti di Acquedotto Lucano – con l’accusa di abuso d’ufficio, in riferimento a un’inchiesta su una decina di assunzioni nell’ente tra il 2008 e il 2011: la prima udienza si svolgerà il prossimo 12 ottobre.
Il giudice ha rinviato a giudizio il direttore generale di Al, Gerardo Marotta, il direttore del personale dell’epoca, Pasquale Ronga, ed ex componenti del Cda, Mario Venezia, Antonio Anatrone, Domenico Amenta e Antonio Lauria. Il rinvio a giudizio è stato chiesto dai pm Francesco Basentini e Anna Gloria Piccininni. La vicenda risale al 2008 quando, secondo gli investigatori, una decina di persone furono assunte con "chiamata diretta", anche attraverso alcune "segnalazioni" della politica al cda di Acquedotto Lucano.
Assunzioni «facili» all'Acquedotto lucano sei persone a processo | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Civiltà terronica....
23 anni fa una telefonata
«Te l’abbiamo ammazzato»
La moglie: ditemi dove è il corpo
di BIAGIO VALERIO
NARDÒ - Ventitré anni, e ogni anno un pensiero, una telefonata a qualcuno dei suoi tanti amici, un appello caduto nel vuoto. Tanti ne sono trascorsi dal dieci giugno del 1992 quando scompare misteriosamente – e il mistero permane ancora oggi - Antonio "Uccio" Rapanà, all’epoca 53enne. Le ricerche dell’uomo iniziarono “con calma” e solo il ritrovamento della sua Audi 80 completamente bruciata, in contrada Fattizze, nell’Arneo, diede corpo all’ipotesi di una lupara bianca. Oggi la moglie, Lucia Meleti, ritorna a chiedere uno spiraglio di luce, qualche notizia che possa confermare l’atroce ipotesi di un regolamento di conti, di un corpo fatto sparire chissà dove e in che modo.
«Ricordo un particolare di quella terribile giornata - racconta Lucia - quando lui mi disse che andava con un amico ad un appuntamento e che mi sarei dovuta preparare perché verso l’una sarebbe tornato a casa per portarmi al mare. Non l’avrei più rivisto». Il particolare? Uccio era un uomo ordinatissimo, la sua precisione era maniacale. Eppure quel giorno, nella concitazione di rispondere al telefono della camera da letto, poi lo lascia spostato, fuori posto. La signora Lucia ricorda questo momento, minuscolo, di quella giornata e conclude il ragionamento: «Era rimasto sconcertato, scosso».
Chissà, forse Uccio aveva avuto il sentore che era un appuntamento con i sicari che l’avrebbero ammazzato. «I miei figli, soprattutto la femmina che sta in Germania - dice - mi chiede spesso di lanciare un appello, di chiedere a chi sa qualcosa di parlare. Ma nessuno si manifesta, nessuno si avvicina per darci un motivo di consolazione, anche solo l’indicazione di un luogo dove andare a posare un fiore».
L’omertà di un paese in cui qualcuno che sapeva non c’è più, in cui qualcuno sicuramente sa ma non parla per timore di ritorsioni. Rapanà aveva avuto qualche precedente legato al contrabbando. Era andato in carcere giovanissimo ma dopo non era più finito in cella.
Quelli sono gli anni in cui chi si mette di traverso viene freddato, muore per strada, sparisce per sempre. Sta montando l’onda nera della vera mafia organizzata nel Salento. Lucia ha solo il ricordo di una lontana telefonata, di notte: «Te l’abbiamo ammazzato».
Il fratello, Mimino, ricorda gli ispettori di polizia che gli tirano fuori la foto telefax di un uomo ritrovato nella Senna ma non era lui. Poi nulla più: 23 anni di solitudine e di silenzio.
23 anni fa una telefonata «Te l'abbiamo ammazzato» La moglie: ditemi dove è il corpo | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
M-ALITALIA – LA VECCHIA COMPAGNIA DI BANDIERA IN QUARANT’ANNI È COSTATA ALLO STATO 7,4 MILIARDI DI EURO, QUANTO UNA MANOVRA FINANZIARIA – SE SI AGGIUNGONO LE PERDITE A BILANCIO, LE RISORSE BRUCIATE ARRIVANO A 13,5 MILIARDI
L’amministrazione straordinaria, partita alla fine dell’agosto 2008, è partita già zavorrata da 1,6 miliardi di perdite portate a nuovo e di suo ne ha prodotte per un altro miliardo e 300 milioni. L’onere complessivo a tutto il giugno 2014 arriva a quota 4,1 miliardi, secondo i calcoli di Mediobanca.
Paolo Baroni per “la Stampa”
Anche se dal 2008 la vecchia Alitalia di fatto non esiste più, lo Stato, dopo essersi svenato, ancora oggi continua a pagare un conto salatissimo. In 40 anni, stima l’Ufficio studi di Mediobanca che ha analizzato «costi diretti, pubblici e collettivi» generati dalla nostra compagnia di bandiera, ha pesato sulle casse dello Stato per ben 7,4 miliardi di euro ai valori di oggi, bruciando risorse ad una velocità media di 185 milioni di euro l’anno.
Prima e dopo il 2007
Tra il 1974 ed il 2007 la gestione in bonis della società, sempre rimasta nel recinto delle società pubbliche ballando tra Iri, Partecipazioni statali e Tesoro, ha prodotto un onere complessivo pari a 3,3 miliardi di euro. Quindi dal 2007 sino al giugno del 2014 la gestione commissariale ha prodotto altri 4,1 miliardi di oneri. Se a questi si sommano le perdite cumulate direttamente dalla società nei vari bilanci per un totale di 6,1 miliardi si può dire che in 40 anni di gestione pubblica sono state bruciate risorse per ben 13,5 miliardi .
Dal 2008 la compagnia è passata ai capitani coraggiosi di Cai (Colaninno, Toti, le banche), che come è noto non sono riusciti a fare molto meglio dello Stato, e quindi dall’inizio dell’anno è arrivata Ethiad, ed a questo punto ha voltato decisamente pagina. Ma il passato non può essere certo dimenticato. Ed è pesantissimo.
Terribili anni Novanta
Dal 1974 al 2007, ultimo bilancio prima del commissariamento, Alitalia ha accumulato perdite per 4,4 miliardi di euro. Ma è soprattutto negli anni ’90 che le perdite esplodono. Dal 1996 in poi, anno della prima perdita monstre da 625 milioni, il saldo è stato negativo per 3,9 miliardi, con un picco di -907 milioni nel 2001. Dei 34 anni esaminati - segnala Mediobanca - 20 hanno chiuso in deficit, sommando una perdita pari a 5,1 miliardi . Dal 1989 in poi in 15 bilanci su 19 hanno chiuso in perdita netta. La gestione in bonis di Alitalia ha assorbito ben 4,949 miliardi di euro di aumenti di capitale, 245 milioni di contributi e 195 milioni di altri oneri. In totale fanno 5,4 miliardi.
E se il conto netto scende a quota 3,3 è solo perché lo Stato in questo lasso di tempo ha comunque ottenuto dalla società una serie di introiti, soprattutto per effetto del collocamento di titoli e dismissioni varie (971 milioni di euro), cui si aggiungono 862 milioni di imposte pagate dalla società. E i dividendi? Ci sono, ma contribuiscono solo in minima parte al riequilibrio: ammontano ad appena 108 milioni di euro, 242 ai corsi attuali.
L’amministrazione straordinaria, partita alla fine dell’agosto 2008 già zavorrata da 1,6 miliardi di perdite portate a nuovo, di suo ne ha prodotte per un altro miliardo e 300 milioni. L’onere complessivo a tutto il giugno 2014, arriva a quota 4,1 miliardi ed è composto da 300 milioni di prestito ponte erogato dal Mef nel 2008, 300 milioni di emissione zero coupon, 300 milioni di obbligazioni Alitalia in carico al Mef, e 1,2 miliardi di passivo patrimoniale. A queste voci vanno poi aggiunti i 100 milioni investiti dalle Poste in Alitali-Cai, e soprattutto 660 milioni di euro per cigs a zero ore e mobilità tra il 2008 ed il 2015, che corrispondono ai famigerati 7 anni di ammortizzatori sociali garantiti ai 4mila esuberi della vecchia Alitalia.
Ed infine c’è il peso del Fondo speciale trasporto aereo attraverso il quale viene assicurato loro un trattamento pari all’80% della retribuzione originale, anziché i 1089 euro dell’assegno Inps. Il Ftsa costa ben 1,2 miliardi di euro e viene finanziato anche attraverso una sovrattassa di 3 euro sui diritti di imbarco pagati da ogni passeggero italiano. Uno scandalo nello scandalo.
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Nasce a Napoli pizza con acqua di mare
Campania.Maestro pizzaiuolo Vuolo: 'Più leggera, esalta sapore ingredienti'
Gli stronzi galleggiano sempre negli scarichi: sono più leggeri e molto saporiti.
Ultima modifica di ventunsettembre; 09-06-15 alle 11:21
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Che scheur!
Ultima modifica di Eridano; 09-06-15 alle 20:50
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.