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Discussione: Terries

  1. #411
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    Predefinito Re: Terryes

    Crac della Divina Provvidenza, dieci arresti in Puglia

    Puglia. Tre in carcere e sette ai domiciliari, per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta nel fallimento delle case di cura

    <img src="/webimages/img_395x275/2014/3/15/55b89164a8d185fedd0ae74d51f7d486.jpg" alt="Guardia di Finanza (ANSA)"/> Guardia di Finanza
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #412
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    Predefinito Re: Terryes

    Truffa all'Inps per un milione, quasi 500 falsi braccianti

    Puglia.Operazione dei Cc. Erano finti agricoltori a pagare imprenditori


    E basta!
    La forca!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #413
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    Predefinito Re: Terryes

    A 90 anni palpa il seno di una 79enne: a giudizio turista napoletano per violenza
    RIMINI - A quasi 92 anni è imputato di violenza sessuale su una 79enne. Ieri in tribunale a Rimini, davanti al collegio si è tenuta l'udienza. Il fatti risalgono all'estate del 2013, quando l'anziano ne aveva 89 di anni. Secondo la denuncia della donna molestata sessualmente, una turista di Reggio Emilia di 79 anni, l'uomo di Napoli e anch'egli in vacanza a Rimini, l'aveva fermata sul lungomare verso le 10.30 del mattino con la scusa di un'indicazione su una farmacia.
    La donna aveva risposto dando le indicazioni richieste, ma l'anziano aveva attaccato bottone con una serie di complimenti, proponendosi come possibile marito dell'anziana alla quale non avrebbe fatto mancare nulla. La donna aveva tentato di allontanare il 91enne che invece le aveva preso a stringerle i polsi per trattenerla, agguantando poi con forza una seno della malcapitata. Liberandosi con uno spintone, la donna era riuscita ad individuare l'hotel dove alloggiava il napoletano e, dopo essersi fatta medicare in pronto soccorso per un ematoma al seno sinistro, aveva sporto denuncia per violenza sessuale.
    A 90 anni palpa il seno di una 79enne: a giudizio turista napoletano per violenza

    Napoli choc. Incinta all'ottavo mese, il marito la prende a calci e pugni sul pancione
    di Melina Chiapparino
    Calci e pugni sul pancione della moglie per costringerla a star zitta. L'ennesimo episodio che vede le donne vittime di violenza è accaduto alle 18.30 in piazza Carlo III dove una 21enne napoletana, all'ottavo mese di gravidanza, è stata percossa dal marito che l'ha buttata a terra ferendola ripetutamente. I due coniugi, oramai separati in casa da mesi, stavano attraversando la piazza insieme all'altra loro figlioletta quando il 24enne ha cercato di trattenere la piccola per portarla via con sè.
    A quel punto la donna, terrorizzata dall'idea che il marito potesse portarle via la figlia ha cominciato ad urlare innescando la reazione violenta dell'aggressore che immediatamente l'ha strattonata facendola cadere a terra. L'uomo ha cominciato a colpire la 21enne con calci e pugni soprattutto sopra il pancione ed in pochi istanti alcuni passanti sono intervenuti per salvare la vittima. Tra le urla e il pianto della piccola figlioletta, l'uomo è fuggito mentre le persone accorse in aiuto hanno allertato il 118 e la polizia.
    Napoli choc. Incinta all'ottavo mese, il marito la prende a calci e pugni sul pancione

    La Guardia Costiera individua 22 scarichi abusivi a mare lungo il Miglio d'Oro
    ERCOLANO - Ventidue scarichi abusivi, tra cui opere di contenimento di reflui e rifiuti liquidi che finivano direttamente in mare, sono stati individuati dagli uomini della Guardia Costiera di Torre del Greco lungo il litorale del Miglio d'Oro. L'attività condotta vicino ad abitazioni e insediamenti produttivi ha portato alla denuncia di venticinque persone.
    A Ercolano in due fabbricati sono state rinvenute vasche destinate alla raccolta di reflui e l'apertura di scarichi di acque reflue domestiche che, privi di trattamento, finivano nell'alveo principale di bonifica e, attraverso di esso, in mare. Lungo lo stesso tratto cittadino, costeggiante l'alveo principale di bonifica, è stato sottoposto ad accertamenti un terzo fabbricato: gli uomini della Guardia Costiera hanno individuato scarichi abusivi e strutture di contenimento di rifiuti liquidi, realizzate senza autorizzazioni che lasciavano finire senza trattamento i reflui lì stoccati lungo il canale tombato. Ai proprietari delle abitazioni e degli esercizi commerciali, sottoposti al controllo, sono state elevate sanzioni per un importo complessivo di oltre 50mila euro.
    A Torre del Greco a seguito di accertamenti eseguiti in un impianto di depurazione sono stati elevati a carico del gestore due verbali amministrativi, rispettivamente per apertura ed effettuazione non autorizzata di scarico e per il superamento dei limiti tabellari previsti dal testo unico ambientale.
    La Guardia Costiera individua 22 scarichi abusivi a mare lungo il Miglio d'Oro

    Melito. Crisi rifiuti, marciapiedi e strade diventano discariche: è allarme salute
    di Giovanni Mauriello
    Non accenna a diminuire la crisi dei rifiuti a Melito, nonostante l'ordinanza del sindaco, che impone alla nuova ditta la rimozione della spazzatura, con ogni mezzo e personale.
    La cittadina è allo stremo, per l'agitazione dei dipendenti della Multiservizi, società in liquidazione ed il passaggio di cantiere del servizio igienico-ambientale. Si teme per la salute della popolazione. I sindacati hanno scritto al prefetto, chiedendo la procedura del cosiddetto raffreddamento, per il mancato rispetto degli accordi salariali, a discapito dei circa sessanta dipendenti.
    Le strade ed i marciapiedi, intanto, sono diventate discariche. Chiusa l'isola ecologica di via Madrid, vicino al Comune ed alla caserma dei carabinieri. Il perimetro della struttura è un letamaio; scaricati luridi materassi, mobili in disuso, materiali di scarto edile, igienici, frigoriferi, gomme e tanta spazzatura. In via Lavinaio cumuli di rifiuti sono stati dati alle fiamme da ignoti.
    Melito. Crisi rifiuti, marciapiedi e strade diventano discariche: è allarme salute



    Mercogliano. Vigile urbano rubava Gratta e vinci: condannato
    Il vigile urbano 50enne di Mercogliano, R.V. le sue iniziali, è stato condannato ad un anno di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 2mila euro in favore del titolare del tabacchi dal quale ha rubato, a più riprese, interi blocchetti di gratta e vinci.
    Ad incastrare il 50enne sono state le telecamere a circuito chiuso installate in gran segreto dopo i ripetuti ammanchi iniziati nel marzo scorso: l’arresto è scattato pochi giorni fa, il 5 giugno, dopo che le immagini hanno mostrato, nella generale incredulità, il ladro in azione con la divisa da agente di polizia municipale.
    Il pubblico ministero onorario Carmela Angiuoni ha chiesto una condanna a 3 anni di reclusione e al pagamento di una multa di 500 euro, sottolineando la gravità del fatto che ad aver commesso il reato era stato un vigile urbano in servizio.
    Mercogliano. Vigile urbano rubava Gratta e vinci: condannato

    Caserta, centinaia di auto con contrassegni per disabili falsi: il parcheggio lo pagano in pochi
    di Claudio Coluzzi
    CASERTA - In città su ogni tre auto parcheggiate sulle strisce blu una ha il contrassegno disabili e non paga. Decine di furbi evitano di sborsare 2 euro all'ora e nessuno controlla.
    Alcuni contrassegni sono palesemente contraffatti, finanche delle fotocopie a colori. In molti altri casi a guidare vetture anche sportive e potenti sono persone che certamente non hanno handicap motori o visivi.
    Una situazione che sta assumendo contorni macroscopici nell'indifferenza generale. In particolare nella zona della stazione ferroviaria quasi tutte le auto (lasciate per l'intera giornata da chi prende il treno) hanno il contrassegno per disabili e non pagano il ticket.
    Caserta, centinaia di auto con contrassegni per disabili falsi: il parcheggio lo pagano in pochi

    Prestanome al Nord per far pagare meno gli automobilisti della Campania: 21 denunciati
    Un ampio giro di truffe, ai danni di una assicurazione, è stato scoperto dalla polizia di Verbania, che ha denunciato 21 persone.
    A capo della maxi truffa un siciliano di 58 anni residente a Novara, ex assicuratore, che utilizzava un prestanome al Nord per assicurare automobilisti di Napoli e di altre città della Campania. In alcuni casi gli assicurati risparmiavano circa la metà di quello che avrebbero dovuto pagare. Oltre al siciliano, sono stati denunciati i dieci prestanome e i dieci intestatari delle auto: i titolari di un veicolo infatti intestavano l'assicurazione proprio ai prestanome. Le persone denunciate sono accusate a vario titolo di truffa in concorso e falso in scrittura privata. L'inchiesta è partita in seguito alla denuncia di un concessionario d'auto di Verbania.
    Prestanome al Nord per far pagare meno gli automobilisti della Campania: 21 denunciati

    In campagna elettorale aveva criticato l'auto blu: sindaco filmato mentre la usa
    di Patrizia Capuano
    MONTE DI PROCIDA - Gaffe della nuova amministrazione: il neosindaco di Monte di Procida Giuseppe Pugliese, della lista Svoltiamo Insieme, durante i comizi elettorali tenuti prima delle amministrative del 31 maggio, ha aspramente criticato l'auto blu del Comune, dal valore di 30mila euro, considerandola uno spreco per un paese di pochi chilometri quadrati. Ha annunciato così di venderla riservandone i fondi agli studenti.
    “Taglieremo le spese inutili, l’auto blu comunale costata quasi 30mila euro in un paese di 3,4 Km quadrati mi pare un’eresia – aveva annunciato – Il sindaco deve rimanere qui nel circondario, è impensabile avere un’auto blu comunale. Noi la venderemo e daremo i soldi agli studenti”.
    Questa la promessa. Progetto forse non accantonato, ma nel frattempo comunque la utilizza. Cosa che non è passata inosservata al gruppo consiliare di opposizione F@reFuturo del candidato sindaco Rocco Assante: in risposta la minoranza ha diffuso un video in cui si susseguono le immagini del comizio, con i riferimenti al veicolo istituzionale, e le riprese con il sindaco Pugliese che, a Napoli, entra nella vettura guidata dall’autista. In sottofondo note e parole dalla canzone "Ancora tu" di Lucio Battisti: "Ma non dovevamo vederci più...". Il video in rete è diventato virale.
    In campagna elettorale aveva criticato l'auto blu: sindaco filmato mentre la usa | Video



    1. I GIORNALI PARTENOPEI E PARTE-AVARIATI STRAVOLGONO COMPLETAMENTE LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE CHE CONFERMA IL PLAGIO, DA PARTE DI ROBERTO SAVIANO, DI ALCUNI ARTICOLI DI “CRONACHE DI NAPOLI” E “CRONACHE DI CASERTA” NEL LIBRO “GOMORRA”
    2. I GIUDICI HANNO RESPINTO 6 PUNTI SU 7 DEL RICORSO DELLO SCRITTORE EPPURE “REPUBBLICA”, “MATTINO” E “CORRIERE DEL MEZZOGIORNO” TITOLANO SULL’UNICO PUNTO ACCOLTO (SULLA QUANTIFICAZIONE DEL DANNO) LASCIANDO IMMAGINARE TUTT'ALTRA STORIA
    3. E VISTO CHE IL WEB NON HA L’ANELLO AL NASO, PARTE SUBITO LA CANEA IN RETE. MA DAL PROFILO FACEBOOK DI SAVIANO SPARISCE QUALUNQUE COMMENTO NON ALLINEATO E UNA MANINA PROVVEDE A CANCELLARE I LINK CHE RIPORTANO ALLA SENTENZA INTEGRALE…
    Carlo Tarallo per Dagospia
    E ora che si fa? Un brivido ieri pomeriggio ha percorso la schiena dei direttori del Mattino, di Repubblica Napoli e del Corriere del Mezzogiorno. La Cassazione ha respinto (tranne che in un punto, quello sulla quantificazione del danno) il ricorso di Roberto Saviano contro la sentenza di appello sul plagio di alcuni articoli di “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”nel best seller “Gomorra”.
    Dagospia lancia in anteprima la notizia, altri siti successivamente la riprendono e pubblicano la sentenza integrale della Corte. Un secco 6-1: basta leggere le carte. Sei punti del ricorso di Saviano respinti, uno solo accolto.
    Ma come si fa a scriverlo? Come si può offuscare l’immagine di San Roberto così impunemente? Tanto più in piena campagna promozionale della seconda serie della fiction “Gomorra”? Semplice: non si può. E che ti combinano repubblichini, corrieristi e mattinieri? Pubblicano solo il punto del ricorso accolto da Saviano! Solo quello: gli altri… spariscono. Il titolo diventa “Accolto il ricorso di Saviano” e tutti contenti. Un po’ come se la vostra squadra del cuore perdesse una partita 6 a 1, ma le tv mostrassero solo il gol della bandiera. Quasi tutti contenti, in verità.
    Perché ora esistono i social network, esiste il web, e così da questa mattina i titoli di Mattino, Repubblica Napoli e Corriere del Mezzogiorno sono oggetto di dibattito (e tanta ironia). Dal profilo facebook ufficiale di Roberto sparisce qualunque commento non allineato e vengono cancellati i link con la sentenza integrale.



    Zuccarelli: «Rischio infiltrazioni negli ospedali del centro storico»
    di Marisa La Penna
    L'allarme arriva da Bruno Zuccarelli, ex presidente dell'Ordine dei Medici e attuale segretario dell'Aanao, il sindacato dei medici ospedalieri. Nei nosocomi del centro storico ci possono essere infiltrazioni dei clan. In una nota Zuccarelli scrive: «L’indagine che ha portato all’arresto della cosidetta “paranza dei bimbi” rappresenta un colpo importante al cuore della malavita, che da anni strangola i quartieri popolari di Napoli. Ora però sarebbe opportuno approfondire quali legami esistono tra la camorra e gli ospedali del centro storico. Siamo certi che questi soggetti non tengano sotto scacco alcuni nosocomi del centro storico?».
    «E’ sin troppo evidente che a Napoli – prosegue Zuccarelli - strutture quali l’Ascalesi, il San Giovanni Bosco e il Vecchio Pellegrini siano dislocate in “zone calde” e quindi soffrano di un processo di “osmosi” che rischia di portare all’interno personaggi dubbi, se non addirittura veri e propri affiliati a qualche clan. Sappiamo che alcuni ospedali del centro storico sono stati utilizzati dalla camorra per organizzare summit, ma anche per custodire armi e droga ed evitare controlli da parte delle forze dell’ordine. Mi chiedo quale sia la situazione attuale. Questa zona grigia non può essere tollerata e ritengo che ora ci siano i presupposti per stanare eventuali “invasioni di campo”.
    Non dimentichiamo – conclude Zuccarelli – che i servizi agli ospedali rappresentano un importante bacino d’impiego per le organizzazioni del malaffare e il rischio di ingerenze e infiltrazioni è sempre alto. Non più tardi di qualche settimana fa abbiamo letto delle minacce e delle aggressioni che hanno portato i vertici del Cardarelli a prendere posizioni forti. Nel luglio scorso il direttore del dipartimento acquisizioni beni e servizi di quell’ospedale rischiò il linciaggio e scoprimmo che nel tempo gli erano state indirizzate lettere anonime di minacce molto esplicite. Se questa è la situazione di un ospedale del Vomero, mi chiedo quale possa essere la realtà di nosocomi meno centrali».
    A preoccupare il segretario regionale dell’Anaao sono anche le continue aggressioni e intimidazioni nei confronti del personale medico, episodi da condannare che sono anche campanelli d’allarme che non possono essere ignorati. Altrimenti il rischio è di lasciare che altre «paranze» non meno pericolose usino gli ospedali come roccaforti.
    Zuccarelli: «Rischio infiltrazioni negli ospedali del centro storico»

    Brianza, inseguimento e sparatoria
    CC feriscono e fermano due pregiudicati
    Dopo un lungo inseguimento da Ceriano Laghetto attraverso diversi paesi della Brianza, i carabinieri hanno fermato a Cesano Maderno due uomini a bordo di una Smart, speronando la loro auto.
    I due, entrambi pregiudicati di origini calabresi, sono scesi dall'auto e hanno puntato una pistola contro gli uomini dell'Arma, che però hanno aperto il fuoco. Uno dei due uomini è stato colpito all'anca, l'altro alle gambe; entrambi sono stati fermati.
    Brianza, inseguimento e sparatoria - Tgcom24

    ABUSIVI, VENITE A ME! LA GIUNTA CROCETTA RIPESCA LA SANATORIA E SBLOCCA TRENTAMILA RICHIESTE DI CONDONO EDILIZIO - COINCIDENZA: LA DECISIONE ARRIVA POCO PRIMA DEI BALLOTTAGGI…
    Spiega un dossier Legambiente che la Sicilia, con 63.089 case abusive costruite dal 1994 al 2003 copre da sola un sesto dell’intero panorama (362.676) dell’edilizia illegale italiana esplosa in quel decennio - Un’abitazione su tre “non è occupata” e quindi si potrebbe abbattere…
    Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”
    «Abusivi! In cabina elettorale ricordatevi di noi!» Un appello così spudorato no, non si son sognati di farlo. Ci mancherebbe. Ma il messaggio della giunta Crocetta col ripescaggio della sanatoria del 2003, è chiarissimo. Tanto più che è stato lanciato poche ore prima dei ballottaggi per le Comunali siciliane.
    Dice ora il governatore, che si era presentato come portatore di una stagione di rinnovamento, che lui non sapeva, che le malizie sulla coincidenza con le elezioni sono immotivate, che ha fatto tutto l’assessore Maurizio Croce, che in fondo si tratta d’un passaggio tecnico perché come spiega la circolare la scelta «è legata alla necessità di non soccombere davanti ai contenziosi».
    Vari abusivi che avevano costruito in aree soggette a vincolo «non assoluto» di inedificabilità, come quelle a rischio idrogeologico o sottoposte a tutela paesaggistica, avevano infatti già vinto ricorsi al Consiglio di Giustizia Amministrativa, che nell’isola ha il ruolo del Consiglio di Stato.
    Il tutto perché in quel lontano 2003 il parlamentino regionale recepì solo i termini di presentazione delle domande della sanatoria nazionale e non la norma nel suo insieme: temeva fosse di manica più stretta rispetto a quella locale. Una «dimenticanza» che spalancò la porta alle richieste di condono anche per abusi altrimenti impossibili da condonare. Richieste rimaste per anni sospese nel vuoto. Col risultato che ora, come ieri denunciavano in coro gli ambientalisti, da Legambiente alla Federazione dei verdi, i comuni sarebbero costretti a riesaminare trentamila domande. Una follia.
    La giunta Crocetta (anche se si dovrebbe parlare di «giunte» dato che il governatore è rimasto lo stesso ma di assessori ne ha cambiati trentatré!) ci aveva in realtà già provato, tra mille polemiche, a recuperare il condono, con una circolare dell’allora assessore Mariella Lo Bello. Circolare poi revocata esattamente un anno fa, tra gli applausi degli stessi ambientalisti, dalla nuova responsabile del Territorio Maria Rita Sgarlata, lei stessa successivamente scaricata per la famosa «piscina abusiva» che poi si sarebbe rivelata, stando alle inchieste, una forzatura un po’ «bufalesca».
    Il deputato regionale del Pd Anthony Barbagallo, che si presenta come «il volto nuovo della politica siciliana» (andiamo bene…), esulta per lo sblocco del condono. Consentirà, dice, «il rilascio della concessione edilizia in sanatoria in tutte le zone sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa, con un duplice vantaggio: da un lato si consente ai cittadini di regolarizzare la loro posizione, dall’altro si consente all’erario di incassare quanto dovuto a titolo di risarcimento».
    Il tutto a poche ore, come dicevamo, dai ballottaggi in zone diciamo così «sensibili». «Fra le zone più colpite dell’abusivismo», scriveva ieri Emanuele Lauria, c’è ad esempio l’area fra Milazzo e Barcellona dove «i duelli elettorali coinvolgono anche il Pdr, ovvero il partito di Croce», cioè l’assessore che ha firmato la circolare. Non solo: «fra le zone a più alto tasso di violazioni urbanistiche c’è Gela, la città di Crocetta, dove il candidato del Pd, Angelo Fasulo, si gioca la partita con il grillino Domenico Messinese».
    Cosa sia Gela lo spiega Giorgio Galli nel libro «Petrolio e Complotto italiano» scritto due anni dopo il condono: «è stata a lungo il regno della mafia» ed è «la capitale italiana del mattone selvaggio: su 77 mila abitanti, 17 mila sono le richieste di sanatoria e l’80% della periferia è fuori legge».
    Di più: il recupero da parte del centrosinistra isolano della vecchia sanatoria arriva a ridosso (coincidenza bis…) della sfida del procuratore Ignazio Fonzo agli amministratori agrigentini («mandate le ruspe o procedo per omissione di atti d’ufficio») che da decenni non eseguono gli abbattimenti decisi da sentenze definitive di circa 600 edifici abusivi nell’area di tutela accanto alla Valle dei Templi.
    Al di là del fatto che l’erario non ha mai incassato «quanto dovuto a titolo di risarcimento», perché come ha dimostrato lo studioso Paolo Berdini sommando tutti i condoni edilizi «per incassare in totale poco più di 15 miliardi di euro d’oggi, lo Stato ha dovuto spenderne poi in oneri d’urbanizzazione 45», cioè il triplo, vale la pena di ricordare quale è la situazione isolana.
    Spiega un dossier Legambiente che la Sicilia, con 63.089 case abusive costruite dal 1994 al 2003, cioè tra il primo e il secondo condono, copre da sola un sesto dell’intero panorama (362.676) dell’edilizia illegale italiana esplosa in quel decennio. Spiega ancora che un’abitazione su tre «non è occupata e quindi rientra tra le cosiddette “seconde case”» che si potrebbero abbattere senza lacrime di senzatetto. Eppure sapete quante ne hanno abbattute, negli anni? Lo 0,3% di quelle colpite dall’ordine di demolizione. Lo zero virgola tre.
    Dice tutto, del resto, il risultato della «sanatoria delle sanatorie» varata da Totò Cuffaro. L’autocertificazione offerta ai 400 mila siciliani colpevoli di abusi edilizi, i quali dopo aver pagato la 1ª rata del condono per fermare le inchieste e le ruspe avevano lasciato per anni ammuffire le pratiche nella certezza che nessuno li avrebbe disturbati, fu accolta così: 1,1% di adesioni a Palermo, 0,37% a Messina, 0,037% a Catania…





    Civiltà terronica......

    Napoli. Baby esercito arrestato a Forcella, passanti feriti nei raid: «Visto? Le pistole funzionano»
    di Leandro Del Gaudio
    Da queste parti puoi morire solo perché qualcuno deciso di provare la pistola o di allenare la mira. Puoi morire solo perché non offri una sigaretta o perché finisci in mezzo a uno di quei caroselli armati contro case e palazzi, portoni e saracinesche, dove abitano i nemici, quelli che devono essere cacciati via da Napoli. Puoi morire, o essere ferito gravemente, mentre cammini per i fatti tuoi e il tuo sacrificio serve a impedire un blitz della polizia, a distogliere l'attenzione, magari a stoppare sul nascere arresti e sequestri.
    Oltre mille e seicento pagine per ripercorrere la storia dell'ultima faida di camorra a Forcella, per riscrivere quanto avvenuto tra il 2013 e il 2015, con l'avvento di un nuovo gruppo di giovanissimi. Li chiamano «la paranza dei bimbi», sono nati tra il 1995 e il 1999, in alcuni casi non hanno compiuto neppure 18 anni. Sono i Giuliano di terza generazione, nati e cresciuti all'indomani del pentimento dei boss storcici di vico Zite, i fratelli Luigi (Lovegino), Salvatore ('o montone), Raffaele ('o zui), Guglielmo ('o stuorto) e il defunto Carmine ('o lione), solo per rinfrescare la memoria. Agiscono in pieno centro storico cittadino, secondo quanto emerge dalla misura cautelare firmata dal gip Dario Gallo.
    Due anni di indagine, sotto il coordinamento del capo del pool anticamorra Filippo Beatrice, per dare un senso a quella girandola di morti ammazzati, feriti, episodi di puro terrore metropolitano. Decisiva una cimice piazzata in una casa di via dei Carbonari, primo atto di una inchiesta che oggi decapita i vertici del sodalizio «Amirante-Brunetti-Giuliano-Sibillo». Sono loro - i bimbi, per dirla con lo sfogo di una donna puntualmente intercettato - a cacciare quelli dei Mazzarella-Del Prete, un tempo alleati storici dei Giuliano, reduci da una fusione dinastica dettata dal matrimonio tra Michele Mazzarella e Marianna, figlia di Luigi, antico re di Forcella. Inchiesta su quattro omicidi, almeno cinque tentati omicidi, ma anche sulla gestione di racket e droga in un pezzo di Napoli. Una scia di sangue lunga due anni, c'è un episodio che va raccontato per prima.
    È il ferimento di un cittadino indiano, si chiama Sumon Mia, che viene colpito al torace senza un motivo. O meglio, grazie alla ricostruzione della Mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli, una spiegazione c'è. E riguarda una delle accuse mosse a carico di Antonio Giuliano (classe 1988, figlio di Luigi e Carmela De Rosa, fratello dell'assassino di Annalisa Durante), e Cristiano Giuliano (classe 1993, figlio di Ciro e di Elena Bastone), che avrebbero colpito il cittadino indiano - è il 31 dicembre del 2013 - solo «per provare l'efficienza e la micidialità offensiva dell'arma in loro possesso». Sembra la peggiore fiction sulla Napoli dei camorristi e invece è un passaggio delle indagini condotte dai pm Francesco De Falco, Enrica Parascandolo e dal pm della Procura nazionale Maria Vittoria De Simone.
    E non è finita. Ci sono altri passaggi pulp, come la sorte toccata a Maurizio Lutricuso, il 10 febbraio del 2014, ucciso nel corso di una rissa all'esterno di una discoteca di Pozzuoli. Banale il motivo che ha spinto i killer a premere il grilletto, che avrebbero «punito» la vittima dopo avere detto no a una richiesta banale, quella di una sigaretta. È l'accusa mossa a carico di Vincenzo Costagliola, classe 1991, ma anche dei fratelli Pasquale ed Emanule Sibillo, rispettivamente del 1991 e del 1995, assieme a Salvatore Imparato, ancora minorenne all'epoca dell'agguato. Lutricuso viene ucciso perché aveva «malmenato in modo plateale Costagliola», si legge nell'ordine di cattura. Aveva osato rifiutare una sigaretta a quelli dei Giuliano.
    Ma nella vita della «paranza dei bimbi» ci sono momenti in cui occorre improvvisare, magari per cogliere in contropiede gli uomini della Mobile ed evitare l'arresto dei capi. È la sorte toccata a uno sventurato cittadino, un passante, si chiama Pietro F. che viene ferito nei pressi di Forcella per creare allarme, per distogliere l'attenzione della polizia, per impedire il blitz in un terraneo. È il 29 giugno del 2013, quando la Mobile sta per sventare un summit, tanto da rendere necessario un colpo di testa: è così che si decide di ferire uno qualunque, un modo da far saltare il banco, per impedire arresti e denunce.
    Napoli. Baby esercito arrestato a Forcella, passanti feriti nei raid: «Visto? Le pistole funzionano»


  4. #414
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    Predefinito Re: Terryes

    Camorra: arrestato reggente clan Cuccaro - Campania - ANSA.it


    Preso in casa cognato, gente in strada tenta di sottrarlo ai carabinieri


  5. #415
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    Predefinito Re: Terryes

    Come fa il PD con De Luca.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #416
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    Predefinito Re: Terryes

    Si è ciò che si vive.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #417
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #418
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    Predefinito Re: Terryes

    Diciottenne napoletano prende la patente: ritirata dalla polizia dopo 12 ore per droga
    ​BRESCIA - Si è visto ritirare la patente che aveva conseguito 12 ore prima. Protagonista un 18enne di origini napoletane fermato nella notte dalla Polizia locale di Montichiari, nel Bresciano. Il neo patentato è risultato positivo alle sostanze stupefacenti e gli agenti gli hanno sospeso la patente.
    Diciottenne napoletano prende la patente: ritirata dalla polizia dopo 12 ore per droga

    Rischiano di perdere il volo e scendono sulla pista ​per fermare l'aereo
    È accaduto all'aeroporto internazionale di Malta. La coppia, originaria della provincia di Lecce, ha trascorso la notte in cella
    Anita Sciarra
    Volevano a tutti i costi prendere l'aereo prenotato che, quando sono arrivati in aereoporto, stava per decollare.
    Il gate oramai chiuso non li ha fatti demordere, anzi.
    Matteo Clementi, 26 anni, ed Enrica Apollonio, 23, originari della provincia di Lecce, hanno pensato bene di forzare una porta anti-incendio e di correre all'aperto, sulla pista, sbracciandosi in modo che il pilota li vedesse e li facesse salire. Sì, proprio come si fa con l'autobus.
    È accaduto ieri all'aeroporto internazionale di Malta. Peccato che il gigantesco Boeing 737 della Ryanair avesse già motori accesi e scale rimosse. Proprio nel momento in cui la coppia rischiava di essere risucchiata nei due reattori, è finita in manette e ha ricevuto una multa di 2.329 euro.
    Rischiano di perdere il volo e scendono sulla pista ?per fermare l'aereo - IlGiornale.it

    Battipaglia. Riunione di condominio scoppia la rissa, due feriti
    di ​Paolo Panaro
    Battipaglia. Aggredisce due vicini di casa durante la riunione di condominio e li minaccia di morte con un coltello. Un operaio, 49enne battipagliese, è stato denunciato a piede libero dai carabinieri mercoledì sera dopo una furibonda lite avvenuta in un palazzo in via Gonzaga mentre si svolgeva una riunione condominiale.
    Le due persone ferite, due uomini di 53 e 49 anni battipagliesi, sono stati accompagnati in ospedale dove gli hanno medicato le ferite e sono stati giudicati entrambi guaribili in sei giorni. Tutto è accaduto in pochi minuti mercoledì sera durante una riunione condominiale. L’aggressore si è scagliato violentemente contro i due vicini dopo un’accesa discussione perché non valeva che si effettuassero alcuni lavori di manutenzione allo stabile. Prima sono volate parolacce e ingiurie poi la situazione è degenerata e l’operaio si è scagliato contro i due uomini colpendoli con calci e pugni senza fermarsi.
    Gli altri condomini che partecipavano alla riunione hanno tentato di riportare la calma provando a separare i protagonisti della lite, ma senza riuscirci. Poi, sono stati allertati i carabinieri che si sono precipitati al condominio di via Gonzaga e sono riusciti a riportare la calma. I feriti sono stati accompagnati in ospedale mentre l’aggressore è stato interrogato in caserma.
    Battipaglia. Riunione di condominio scoppia la rissa, due feriti

    Ha un infarto e muore, i parenti picchiano dottoressa e infermieri del 118
    di Melina Chiapparino
    NAPOLI - Sono giunti a sirene spiegate ed all'arrivo dell'ambulanza l'equipaggio del 118 ha trovato una folla di parenti e familiari in preda alla rabbia, pronti ad aggredirli. Due infermieri ed un medico donna, colpiti da calci e pugni la scorsa notte, erano stati costretti a marciare in controsenso con l'ambulanza a causa delle auto parcheggiate che ostruivano salita Tarsia, luogo dell'intervento avvenuto dopo la chiamata alle 23.30 da parte della centrale operativa.
    «Quando siamo arrivati dopo la gimkana tra i vicoli siamo stati spinti dalla folla sino a dentro la casa dove giaceva disteso l'uomo che alcuni colleghi tentavano di rianimare - spiegano i sanitari feriti - anche noi abbiamo proseguito con le manovre salvavita ma dopo un quarto d'ora è stato inevitabile constatare il decesso ed in quel momento familiari e conoscenti si sono scatenati».
    L'equipaggio aggredito giungeva alla palazzina come ausilio ad un primo intervento, prestato da un'ambulanza non medicalizzata proveniente dalla stazione Incurabili, ma dai primi istanti i sanitari avevano allertato la Polizia intuendo il clima teso e gli animi esasperati di decine di persone scese in strada.
    «Dopo insulti, parolacce e minacce un uomo robusto ha colpito la dottoressa in servizio, io ed un secondo infermiere abbiamo cercato di farle da scudo attutendo i colpi ma la folla si inferociva sempre più e siamo stati percossi fino all'arrivo di tre volanti della polizia» racconta uno dei feriti, ricostruendo la colluttazione durata pochi minuti dal momento che, appena giunti sul posto, i camici bianchi avevano allertato il 113.
    Per l'uomo soccorso, un 51enne napoletano probabilmente stroncato da un infarto, è stato predisposto il sequestro della salma anche perché alcuni familiari hanno minacciato denunce a carico del 118 intervenuto- secondo i parenti - in ritardo.
    Ha un infarto e muore, i parenti picchiano dottoressa e infermieri del 118

    Salerno. Morto dopo il ricovero, i familiari accusano: «Massimo è morto di stenti»
    di Antonio Vuolo
    MONTECORICE. Mamma Franca sfoglia l’album di famiglia come se stesse ancora accarezzando suo figlio Massimiliano. «Non doveva finire così», bisbiglia la sorella Adele. In casa, in una traversina di via Marina Nuova che dà sulla piazza di Agnone, ci sono anche il fratello Gianfranco e papà Alfonso. Raccontano cos’è accaduto a Massimiliano, tra dubbi e paure. Dal giorno del ricovero nel centro di igiene mentale a Sant’Arsenio alla telefonata con cui gli comunicano il decesso. Si può racchiudere in questi dodici giorni la tragedia di Massimiliano Malzone, il 39enne pescatore di Agnone Cilento deceduto durante il ricovero per il trattamento sanitario obbligatorio nel centro specializzato del Vallo di Diano. Era la terza volta. Era già accaduto nel 2010 e nel 2013. «Ma non era uno squilibrato, aveva solo questi piccoli momenti di annebbiamento», sottolineano i familiari. Ora, però, vogliono conoscere la verità. «Vogliamo sapere cos’è accaduto e se qualcuno ha sbagliato deve pagare», premettono.
    Da queste parti la vicenda di Mastrogiovanni, il professore di Castelnuovo Cilento deceduto nell’agosto del 2009 all’interno del reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo, è ben impressa nella memoria. La loro paura è che si possa essere di fronte a un caso simile, seppure svoltosi con modalità diverse. «Nel giorno del decesso - racconta la sorella - ho parlato con un dottore e mio fratello stava bene. Dopo tre ore, invece, ci chiamano per annunciare il decesso. A mio fratello hanno fatto una terapia da cavallo. Vi sembra normale? Ho la netta sensazione che stesse già male prima. Queste cose non devono succedere più». Sarà pure una casualità, ma si tratta di uno dei medici già coinvolti nel processo, condannato in primo grado per la morte di Mastrogiovanni.
    Salerno. Morto dopo il ricovero, i familiari accusano: «Massimo è morto di stenti»

    Mare sporco, Pozzuoli dichiara guerra a Napoli: «Non vigilano sugli scarichi abusivi»
    di Elisabetta Froncillo
    POZZUOLI - «Siamo stanchi di subire le inerzie del Comune di Napoli». A dirlo è l'assessore all'Ambiente di Pozzuoli, Franco Cammino, dopo l'ennesimo episodio di inquinamento marino. Nella tarda mattinata di domenica un'ampia macchia marrone è comparsa nel tratto di mare compreso tra Bagnoli e Pozzuoli, in località La Pietra.
    Una chiazza dall'odore nauseabondo che ha messo in fuga i bagnanti e che lascia immaginare la presenza di uno scarico fognario direttamente collegato al mare. Qualche giorno prima era stata la Regione ad annunciare l'eccellenza delle acque nello specchio marino in questione.
    Lo scarico de La Pietra fa parte dell'impianto depurativo del comune napoletano e già in passato ha creato problemi di inquinamento nella stessa area. Diverse le sollecitazioni del Comune di Pozzuoli per far chiudere lo scarico. Ma da Napoli hanno più volte fatto sapere di essere in attesa di un finanziamento da parte della Regione, fino ad oggi non ancora pervenuto. Nuovamente il comune flegreo si vede costretto a diffidare l'ente partenopeo.
    Solleciti anche sul versante di Cuma, dove le acque sono state definite buone dall'Arpac per la balneabilità, eccetto all'altezza del collettore di Cuma. Ad inquinare non è il depuratore, come hanno dimostrato le relazioni dei tecnici, bensì i diversi alvei provenienti dai comuni limitrofi, come Giugliano, Villaricca ed alcuni quartieri napoletani, che raccolgono le acque di tutti gli scarichi abusivi, senza filtraggio dei rifiuti trasportati, scaricandoli direttamente in mare.
    Mare sporco, Pozzuoli dichiara guerra a Napoli: «Non vigilano sugli scarichi abusivi»

    Spedizione punitiva dopo una lite: si indaga sul raid al rione Amicizia
    di Melina Chiapparino
    Sono stati colpiti da coltellate profonde e inferte con estrema violenza mentre, come ogni sera, si intrattenevano nel Rione Amicizia. Le vittime dell’aggressione avvenuta lunedì, poco prima delle 23.30, sono tre giovanissimi: E.V. di 17 anni, G.M. di 19 anni e C.F. di 20 anni che, a differenza degli altri, rischia la vita a causa delle gravi lesioni all’addome e al pancreas per le quali è stato operato ed è in prognosi riservata. I ragazzi si trovavano tra gli isolati 6 e 7 del Rione Amicizia, in zona Capodichino, poco distanti dalla chiesa di San Giovanni Bosco quando sono stati accoltellati da un gruppo di coetanei a bordo di scooter, secondo quanto hanno raccontato le vittime alla polizia.
    Su cosa e come sia accaduto prima dell’arrivo dei tre amici in ospedale sono in corso indagini serrate da parte della polizia. Sicuramente l’aggressione è stata feroce, a giudicare dalle gravi ferite provocate ai giovani che, lunedì sera, sono giunti con i propri mezzi in ospedale. Si sospetta che ci fosse stata una lite nei giorni precedenti all'aggressione.
    Spedizione punitiva dopo una lite: si indaga sul raid al rione Amicizia

    “Mazzetta per riconoscere l’invalidità”: fermato un medico
    di Ignazio Marchese
    BAGHERIA. Gli agenti del commissariato di Bagheria hanno fermato Domenica Randazzo, specialista in pediatria, medico membro della commissione invalidi civili, dopo che avrebbe intascato una mazzetta da mille euro. Il medico nominato dal tribunale di Termini Imerese per rivedere una pratica respinta dall’Inps sarebbe stato colto in flagrante.
    L’operazione è nata dopo la denuncia presentata da un invalido al quale il medico avrebbe chiesto la somma di denaro per dare corso alla pratica. Gli agenti dopo la consegna del denaro hanno fatto irruzione nello studio a Termini e hanno trovato i soldi che erano stati prima fotocopiati. Indagini sono in corso per verificare se il medico aveva seguito altre pratiche.
    ?Mazzetta per riconoscere l?invalidità?: fermato un medico - Giornale di Sicilia

    Portici. Denaro e cellulari da imprenditore edile, arrestati due carabinieri
    Due carabinieri sono stati arrestati con l'accusa di aver percepito denaro e telefoni cellulari da un imprenditore edile di Portici, in cambio della mancata sanzione pecuniaria per inosservanza delle norme in materia di sicurezza in un cantiere della zona. Con loro è stato arrestato il titolare di un negozio di informatica e telefonia cellulare di Portici.
    I due militari, un maresciallo capo ed un brigadiere capo, in servizio a Portici, sono stati trasferiti agli arresti domiciliari dai loro colleghi del Comando Provinciale di Napoli e della Compagnia di Torre del Greco.
    Secondo quanto emerso dalle indagini l'imprenditore edile, convocato in caserma dopo l'effettuazione di controlli sulla sicurezza in un cantiere, avrebbe versato 1200 euro ai due militari. Successivamente - tramite il titolare del negozio di elettronica, zio dell' imprenditore edile - i due carabinieri avrebbero convinto l'imprenditore a consegnargli due telefoni cellulari per un valore complessivo di circa 1000 euro.
    Il maresciallo capo e il brigadiere capo sono stati sospesi dall'impiego in via precauzionale. Per entrambi è stata formulata l'accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità.
    Portici. Denaro e cellulari da imprenditore edile, arrestati due carabinieri

    Avellino. Unione studenti: non bocciate chi ha copiato alla Maturità
    L’Unione degli studenti di Avellino sulla propria pagina Facebook ha scritto ieri «No alla bocciatura». Il caso dei due allievi del «Colletta» scoperti a copiare all’esame di Maturità la traduzione dal latino, ha scosso l’ambiente scolastico. Per i due che sono stati sospesi e rischiano l’anno, si profila una decisione del tribunale amministrativo a cui si sono rivolti i genitori.
    E interviene Raffaele Guarino, rappresentante dell’Uds in provincia. «Il problema non è tanto che degli alunni abbiano utilizzato dei cellulari all’esame di Stato, ma il problema è che questi alunni, nonostante i loro studi, le capacità e le conoscenze da loro acquisite, siano stati spinti per timore, per mancanza di fiducia in loro stessi a “confrontare” la loro versione con quella di un sito internet. Al di là della questione che questi giovani studenti abbiano violato una regola, bisogna chiedersi cosa li abbia spinti a fare ciò».
    Avellino. Unione studenti: non bocciate chi ha copiato alla Maturità

    Assessore di Pisapia parcheggia sul posto dei disabili
    La foto che incastra l'assessore Maria Carmela Rozza. A denunciarlo su Facebook il capogruppo della Lega in Zona 2 Samuele Piscina
    Claudio Cartaldo
    Un'altra panda di sinistra in sosta vietata. Dopo l'auto rossa di Ignazio Marino che ha fatto discutere a lungo sui suoi parcheggi illeciti e le multe collezionate, ecco che anche nella giunta di Pisapia a Milano la storia si ripete.
    L'assessore Maria Carmela Rozza, infatti, è stata pizzicata in divieto di sosta su un posteggio riservato ai disabili.
    La denuncia viene dal capogruppo della Lega Nord in Zona 2, Samuele Piscina: "Il parcheggio dei disabili è sacro: l’assessore Rozza chieda scusa o si dimetta". Giovedì 18 giugno, infatti, Piscina ha visto la Panda dell'assessore ai Lavori pubblici del Comune di Milano ferma sulle strisce gialle del posteggio disabili e ha fatto una foto all'auto. A quanto pare, l'autista della Rozza, non trovando altro modo di fermare la macchina di fronte al Consiglio di zona 2, "ha stazionato per tutta la durata delle commissioni consiliari" sulle strisce gialle. "Un atteggiamento incivile, vergognoso, arrogante e assolutamente irrispettoso nei confronti dei portatori di handicap - dice Piscina - soprattutto se a farlo è un rappresentante dell’amministrazione che dovrebbe dare l’esempio e invece giornalmente è impegnato a tartassare i milanesi di multe proprio sulla sosta". Il leghista poi invoca che l'assessore "chieda immediatamente scusa a tutti i diversamente abili e ai milanesi e doni il corrispettivo della multa a un’associazione che si occupa dei meno fortunati, oppure si dimetta".
    Da parte dell'assessore non sono ancora pervenuti commenti, né scuse. A rispondere al leghista è stata una nota di Palazzo Marino che l'auto è una di quelle messe a disposizione del Comune di Milano e che la violazione, dunque, è da attribuire all'autista.
    Eppure, da quella Panda ferma sulle strisce dei disabili la Rozza è scesa. Poteva quantomeno chiedere al suo autista di rimuovere tempestivamente la macchina. Che invece è rimasta ferma lì per tutta la durata della riunione.
    Assessore di Pisapia parcheggia sul posto dei disabili - IlGiornale.it



    Dossier choc dei revisori: «Il bilancio di Napoli Servizi non è veritiero»
    Bocciato il documento per l’esercizio 2014: «Non è stato redatto con chiarezza e non rappresenta correttamente situazione finanziaria e risultati economici»
    di Paolo Grassi
    Un vero e proprio terremoto contabile a cui potrebbe far seguito uno sciame politico ancora più devastante non solo per la Napoli Servizi, epicentro della vicenda, ma anche — a ricasco — per l’intera amministrazione comunale. Ossia il socio unico della struttura che gestisce, in regime di house providing, il patrimonio immobiliare e urbano del Municipio, dismissione compresa, oltre che i servizi di pronto intervento stradale con asfalto. In parole povere, la riparazione delle buche.
    La relazione
    Il collegio sindacale della società per azioni, presieduto da Gianluca Battaglia e composto da Loris Landriani e Liliana Speranza, ha consegnato ieri al Comune la relazione al bilancio d’esercizio chiuso il 31 dicembre scorso.
    «Chiare inefficienze»
    Nella relazione si parla di una «chiara e manifesta inefficienza gestionale, soprattutto in riferimento agli obiettivi della mission aziendale del processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare: nell’esercizio 2014, a dispetto di quanto previsto nella convenzione stipulata a febbraio 2014 con il Comune di Napoli, nessuna unità immobiliare è stata venduta».
    «La bocciatura»
    «A giudizio di questo collegio — è scritto a pagina 9 del testo — il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2014, così come redatto dall’amministratore unico (Domenico Allocca, ndr), non è conforme alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione; esso pertanto non è stato redatto con chiarezza e non rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato economico della Napoli Servizi spa per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2014».
    I conti in rosso
    Ma come si è chiuso il bilancio 2014 della Napoli Servizi? Sempre nella relazione del collegio dei revisori è riportato un passaggio dell’amministratore unico (che si rivolge al Comune): «Signor socio, il presente bilancio evidenzia una perdita d’esercizio pari ad euro (6.112.710). Tale risultato, pesantemente negativo, è maturato esclusivamente per la cancellazione, nel corrente bilancio, di poste creditorie verso l’ente controllante, relative ad esercizi precedenti, e che quest’anno sono state espressamente indicate come inesigibili con nota prot. N. 258693 del 24.03.2015 da parte del Comune di Napoli (Direzione Patrimonio)».
    «Attenzione» al premio
    Il collegio dei revisori, ancora, «nel ribadire il proprio parere negativo al bilancio 2014, attenziona il socio unico Comune di Napoli» anche su un altro aspetto: «L’assemblea dei soci del 10 marzo 2015 ha deliberato l’attribuzione a favore dell’amministratore unico della indennità di risultato fino ad un massimo del 100% dell’attuale compenso».
    Altri soldi per le buche
    La giunta comunale, ieri, ha approvato, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture Mario Calabrese l’affidamento a Napoli Servizi del Piano della sicurezza stradale e degli interventi di messa in sicurezza delle strade, finanziato con un importo complessivo di 1,5 milioni di euro.
    Sedici anni di storia
    Costituita nel 1999 come società del Comune di Napoli preposta alla stabilizzazione occupazionale di lavoratori socialmente utili, la Napoli Servizi è oggi una delle aziende multiutility più imponenti del Mezzogiorno. Opera, con le sue attività di facility management, su circa 530 cantieri ogni giorno, tra i quali uffici, sedi istituzionali, teatri, musei, parchi, cimiteri, monumenti e chiese e gestisce, inoltre, i circa 60.000 immobili facenti parti del patrimonio del Comune di Napoli.
    Dossier choc dei revisori: «Il bilancio di Napoli Servizi non è veritiero» - CorrieredelMezzogiorno.it

    Oddio, torna la Cassa del Mezzogiorno
    Il ministro Delrio lancia la Grande Officina per il Sud: un misto tra pseudo-grandi opere e cattedrali nel deserto, a suon di assistenzialismo per recuperare i voti perduti. E meno male che Renzi doveva #cambiareverso...
    di Gianluca Veneziani
    Quella che 65 anni fa fu chiamata la Cassa del Mezzogiorno, si trasformò presto in una Cassa da Morto: per il bilancio statale, il quale – gravato da una spesa annua di circa 100 miliardi di lire, per sostenere il Sud "sfortunato" – si ritrovò presto sfasciato, andando incontro a quello che Gian Antonio Stella in un libro sul tema ha definito Lo Spreco.
    Quella storia, fatta di paternalismo, opere incompiute e fondi utilizzati male o finiti nelle mani della criminalità organizzata, sembrava essere stata definitivamente archiviata, dopo la soppressione della Casmez (questo l’abbreviativo della Cassa) nel 1984 e l’eliminazione dell’ente che ne aveva preso il posto, l’Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno (AgenSud).
    E invece ecco che il governo Renzi, quello che doveva mettere in soffitta Prima e Seconda Repubblica a vantaggio di una Repubblica 2.0, riesuma quell’antico progetto, riproponendolo sotto il nome di Grande Officina per il Sud. In un’intervista a Repubblica, il ministro Delrio, fedelissimo del premier, ha spiegato in cosa si articolerà questo grande, nuovo, ennesimo investimento per far ripartire il Sud. Si tratta perlopiù di azioni infrastrutturali, di grandi opere, di mega-cantieri su strade, ferrovie, porti: 4,3 miliardi per creare la linea ferroviaria Napoli-Bari-Taranto, 2,5 miliardi all’Anas per la manutenzione stradale, e poi stanziamenti imprecisati per elettrificare la Salerno-Reggio Calabria e favorire un suo «primo completamento» (e qui c’è veramente da ridere, perché di “primi completamenti” dell’autostrada più sfasciata d’Italia si parla almeno da vent’anni); e poi apertura della stazione dell’alta velocità di Afragola in Campania e interventi mirati per migliorare il sistema portuale in tutto il Mezzogiorno; nonché la riproposizione del vecchio modello delle “cattedrali nel deserto”, che Delrio deve considerare virtuoso, tanto da elogiare «le più grandi industrie italiane come la Fiat di Melfi e l’Ilva di Taranto oltre ai cantieri navali di Castellammare di Stabia».
    Siamo alle solite. Il nuovo corposo impiego di denari per il Sud è viziato dagli stessi tre mali storici della Cassa del Mezzogiorno: incremento a dismisura della spese pubblica, con un aggravio notevole sul bilancio, che garantisce servizi senza produrre ricchezza; offerta di contratti di lavoro a tempo, limitati al progetto da ultimare e al cantiere da chiudere, senza un vero tentativo di affrontare l’emergenza disoccupazione; riproposizione di un modello di assistenzialismo dall’alto.
    Non si tratta soltanto di una strategia economica ormai superata e già rivelatasi improduttiva per il Meridione; né soltanto di una soluzione tampone, forse funzionale a recuperare un po’ di voti dispersi dal Pd nell’ultima tornata elettorale; ma anche di una logica politica antiquata, che risale alla Prima Repubblica, alla Dc, e cozza con l’immagine di nuovismo proposta da Renzi.
    L’ennesima dimostrazione che la rottamazione del premier non è che un riciclo di slogan e di azioni già sentiti e già visti. E che Renzi non è il cambiamento né sarà la rivoluzione liberale, ma – proprio come chi lo ha preceduto - è Stato.
    Oddio, torna la Cassa del Mezzogiorno | L'intraprendente


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    Predefinito Re: Terryes

    Rubano l'energia al fratello, denunciati marito e moglie
    CASERTA - Rubano l'energia al vicino, coppia denunciata. La Polizia ha denunciato B.R., 39 enne e la moglie I. G., 37 enne di Marcianise, per furto aggravato di energia elettrica. Gli agenti del commissariato di Marcianise, nel corso di un servizio di controllo del territorio sono intervenuti in uno stabile dove era stato segnalato il furto di energia elettrica.
    Giunti sul posto, i poliziotti hanno constatato un allaccio abusivo, poi confermato dai tecnici, all’ interno di un palazzo di proprietà di due fratelli. La vittima del furto si era accorta che il fratello e la cognata che occupano il primo piano dello stabile, avevano artatamente manomesso il suo contatore su cui avevano creato, mediante un cavo, un allaccio abusivo, per ridurre o addirittura evitare di pagare l’energia elettrica.
    Per i due coniugi è scattata la denuncia per furto aggravato alla competente Autorità giudiziaria.
    Rubano l'energia al fratello, denunciati marito e moglie

    Similia similibus......

    «Sos da Giugliano, siamo invasi dalle blatte. A chi dobbiamo rivolgerci?»
    Gentile redazione, sono Vincenzo Esposito, un giovane assistente sociale, e abito a Giugliano. Volevo sottoporvi un problema che sta diventando un vero è proprio dramma per tutti noi abitanti del parco G.B. Futura soprattutto della stecca C/2. Siamo invasi da migliaia di blatte: le troviamo ovunque, persino negli appartamenti.
    Questi insetti repellenti e soprattutto portatori di infezioni stanno rendendo la nostra vita invivibile, generando veri e propri esaurimenti nervosi. Abbiamo contattato più volte l'amministratore del parco, che puntualmente manda il secondino a ripulire superficialmente i tombini, senza alcun risultato. Vogliate cortesemente aiutarci in questa odissea senza fine, indicandoci uffici preposti alla prevenzione e alla sicurezza cittadina.
    Vincenzo Esposito
    «Sos da Giugliano, siamo invasi dalle blatte. A chi dobbiamo rivolgerci?» | Video

    Napoli. Offre caffè a due turisti, ma c'è il sonnifero e li rapina: arrestato
    La scorsa notte i poliziotti delle volanti dei commissariati Vasto-Arenaccia, Poggioreale e Vicaria-Mercato hanno arrestato il 40enne pregiudicato Luigi Esposito, di Ponticelli, ritenuto responsabile di rapina aggravata ai danni di una coppia di turisti giapponesi conosciuta vicino la stazione ferroviaria di piazza Garibaldi.
    Il 40enne era riuscito ad avvicinare la coppia e ad offrire loro un caffè nel quale aveva versato un potente ansiolitico ad effetto soporifero. L’uomo, un 33enne, aveva accettato l’offerta ed era rimasto stordito mentre la compagna 35enne lo aveva rifiutato. Esposito a questo punto l’ha aggredita ed iniziato a strattonarla per tirarle via il marsupio. La turista giapponese ha quindi provato ad opporgli resistenza, ma dopo alcuni violenti tentativi il rapinatore è riuscito a scaraventarla al suolo e ad impossessarsi del marsupio. I poliziotti hanno però visto l’aggressione e insieme ai militari dell’Esercito in servizio di vigilanza alla stazione hanno inseguito il rapinatore che si è rapidamente diretto verso Corso Novara.
    Nel frattempo sono arrivate altre volanti che hanno circondato l’area e braccato Esposito sino a circondarlo e bloccarlo mentre provava a nascondersi accovacciato dietro alcune autovetture all’interno di un cortile. La vittima della rapina, dopo avere indicato in Esposito l’autore ed aver ricevuto il marsupio ed aver costatato che non mancava nulla, ha condotto i poliziotti all’interno della stazione ove giaceva privo di sensi il suo compagno. I due turisti sono stati immediatamente condotti all’Ospedale Loreto nuovo dove i sanitari hanno prestato ad entrambi soccorso. Alla donna sono state riscontrate e medicate contusioni varie giudicate guaribili in 10 giorni. All’uomo è stata invece diagnosticata un’intossicazione da uso non volontario di benzodiazepine con prognosi di 7 giorni.
    Luigi Esposito, già noto per i suoi precedenti e per essere stato arrestato nel luglio del 2012 per una rapina aggravata dall’uso di sostanza narcotizzante, è stato pertanto perquisito e trovato in possesso di un flaconcino di Minias, un noto ansiolitico. I poliziotti lo hanno pertanto arrestato e subito condotto al carcere di Poggioreale.
    Napoli. Offre caffè a due turisti, ma c'è il sonnifero e li rapina: arrestato

    Blitz dei carabinieri, arrestati tre napoletani in fuga con i ripetitori radio e tv rubati
    di Paola Florio
    FISCIANO - Rocambolesco inseguimento nelle prime ore di questa mattina. I carabinieri della compagnia di Mercato San Severino hanno intercettato in località Vignadonica un'auto, con tre persone a bordo, che sarebbe fuggita alla vista dei militari.
    Dopo alcuni chilometri i tre uomini, provenienti dal Napoletano, sono stati fermati e arrestati. Nella vettura, infatti, sono stati ritrovati diversi moduli per ripetitori provento di furto.
    Blitz dei carabinieri, arrestati tre napoletani in fuga con i ripetitori radio e tv rubati

    Indagati a Bari due titolari di un bar
    sono accusati di averlo incendiato per incassare l'assicurazione
    BARI – La polizia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e contestuale avviso di garanzia, emesso dalla Procura della Repubblica di Bari, nei confronti dei due titolari del bar 'Nero perla cafe”, ritenuti responsabili, in concorso tra loro e con altra persona non identificata, dell’incendio volontario del locale situato nel quartiere Libertà del capoluogo per truffare l’assicurazione. L'incendio, scoppiato nella notte del 30 dicembre dello scorso anno, causò l’esplosione delle serrande e delle vetrate.
    Le indagini, avviate dalla Squadra mobile, hanno accertato che il movente era da attribuire alla riscossione di cospicui premi assicurativi. I titolari del bar, due fratelli di 32 e di 30 anni, quest’ultimo con precedenti di polizia, infatti avevano stipulato nei mesi precedenti due polizze con due differenti compagnie assicurative. Una in particolare era stata stipulata nel 2014, nonostante il bar fosse attivo già dal 2011. Le investigazioni, inoltre, hanno, altresì, documentato i rapporti dei due fratelli con soggetti appartenenti ai clan Mercante e Di Cosola, che potrebbero essere stati direttamente coinvolti nell’organizzazione dell’incendio.
    Fiamme al bar per incassare l'assicurazione: indagati a Bari | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli, in tangenziale per 1350 volte senza pagare: donna condannata ad un anno di reclusione
    Ha percorso la tangenziale di Napoli per 1350 volte senza mai pagare il pedaggio, utilizzando le corsie riservate ai possessori del Telepass. È stata però scoperta e condannata ad un anno di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali e di quanto non versato, oltre alle spese di accertamento. Protagonista della vicenda una donna.
    I ripetuti illeciti sono stati accertati grazie al sistema di ripresa delle fotocamere poste al servizio delle piste di accesso sia di giorno che di notte.
    Napoli, in tangenziale per 1350 volte senza pagare: donna condannata ad un anno di reclusione

    PALERMO
    Lo scorso 10 giugno a 15 anni ha messo a segno una rapina in una farmacia di Corso Calatafimi a Palermo. A volto coperto il ragazzo del quartiere Zisa insieme ad un complice è riuscito a portare via 1500 euro.
    A svolgere le indagini ed eseguire il provvedimento di Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emesso dal Tribunale per i Minorenni di Palermo, i poliziotti della sezione “Criminalità diffusa” della locale Squadra Mobile. Gli agenti della polizia sono riusciti a rintracciare il minore grazie alle immagini degli esercizi commerciali che si trovavano in Corso Calatafimi. Sono in corso le indagini per risalire al complice.
    I due in farmacia erano entrati indossando il passamontagna. Senza troppi giri di parole, dopo avere agilmente scavalcato la lunga fila di clienti e pure un bancone, al grido di “rammi tutti i picciuli”, era riuscito ad ottenere l’intero incasso dell’esercizio.
    I due si erano guadagnati la fuga, uscendo velocemente dall’esercizio commerciale, spintonando i numerosi clienti, uno dei quali accusava un malore per la paura suscitata dal gesto delittuoso.
    Proprio su questa seconda fase, quella della fuga, si è efficacemente appuntata l’attenzione dei Falchi della locale Squadra Mobile. Gli agenti, dopo aver ritenuto che nessun elemento utile alle indagini potesse esser tratto dal filmato della rapina girato dalle telecamere interne della farmacia, hanno esaminato le immagini girate dalle telecamere di pertinenza di esercizi limitrofi.
    E’ così emerso che una telecamera piazzata lungo un tratto del percorso di fuga dei malviventi, aveva immortalato il volto di uno dei due rapinatori, già privo del passamontagna. Il solo volto del quindicenne nulla, però, ha detto agli agenti circa la sua identità, in ragione dello stato di incensuratezza del giovane.
    A rendere possibile l’identificazione e l’arresto del minore, in effetti, è stata la profonda conoscenza del territorio da parte dei Falchi: gli agenti hanno esaminato i circuiti malavitosi e devianti della zona ove è ubicata la farmacia e di quelle limitrofe e sono così giunti al minorenne.
    Nel corso di un’accurata perquisizione domiciliare, a casa del giovane, peraltro, sono stati rinvenuti i pantaloni indossati nel corso della rapina, caratterizzati da vistose e stravaganti stampe di orologi, gli stessi pantaloni indossati dal fuggitivo inquadrato in viso dalla telecamera.
    A 15 anni rapina una farmacia a Palermo: il video che riprende il baby-ladro - Giornale di Sicilia

    Maxirisse sul lungomare di Pozzuoli, due sorelle a capo della gang. E il padre le difende: «Hanno ragione»
    di Nello Mazzone
    POZZUOLI - Due sorelle di 15 e 17 anni di Castel Volturno hanno guidato la spedizione punitiva contro una comitiva di studenti di Pozzuoli, dando vita alla maxirissa con contusi e feriti scoppiata due settimane fa nel cuore della movida flegrea, sul lungomare di via Napoli. È quanto hanno ricostruito gli agenti della polizia municipale, che indagano anche sulla furibonda lite dello scorso sabato notte che ha coinvolto due bande di studenti.
    «Siamo venute da Castel Volturno con i nostri compagni di scuola per rompere la testa a quei bastardi di Pozzuoli», hanno ammesso candidamente le due sorelle ai poliziotti municipali e quando il comandante dei caschi bianchi, Carlo Pubblico, ha convocato il loro papà per l’affido, l’uomo è apparso mezzo brillo: ha dato ragione alle figlie e le ha spalleggiate, dicendo che avrebbe portato lui a termine la spedizione punitiva contro quei ragazzini puteolani.
    Scazzottate, pestaggi e coltellate. Tutto nel giro di pochi minuti. Appuntamenti organizzati sui social network nei gruppi «chiusi» di Facebook, ai quali possono accedere solo chi è autorizzato, con tanto di orario e luogo fissato per lo scontro finale. Il filo rosso della violenza gratuita lega i due fatti di cronaca, che hanno trasformato il lungomare intitolato alla memoria di Sandro Pertini in un Far-West del sabato sera. «Due settimane fa ci chiamarono poco prima di mezzanotte i residenti di via Napoli e ci informarono che si stava scatenando una violenta lite tra due bande di giovanissimi – racconta il comandante della polizia locale, Carlo Pubblico – Quando intervennero le pattuglie, i giovani si erano già dileguati ma riuscimmo a fermare e identificare due ragazzine, di 15 e 17 anni sorelle tra di loro. Le portammo al comando per riconsegnarle ai loro genitori e quando venne il loro papà, che non solo prese le loro difese ma aggiunse che avrebbe provveduto lui in persona a portare a compimento il raid».
    Maxirisse sul lungomare di Pozzuoli, due sorelle a capo della gang. E il padre le difende: «Hanno ragione»

    Benzinaio ucciso, il killer ha confessato
    "Gli ho sparato per il pieno troppo caro"
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. Per due giorni quel delitto è stato un vero e proprio rompicapo: un benzinaio raggiunto da un colpo di pistola alle spalle, sparato da un uomo di circa 60 anni, dopo avere rifornito di carburante una Fiat Uno. Un delitto plateale avvenuto sabato pomeriggio in Piazza Lolli, a due passi dalla centralissima via Dante. La vittima, Nicola Lombardo, 44 anni, sposato e con due figli, era morta subito dopo il ricovero in ospedale.
    Inizialmente gli inquirenti avevano pensato a un tentativo di rapina finito nel sangue, ma la dinamica dell'agguato aveva suscitato più d'una perplessità lasciando spazio alle ipotesi più disparate. Fino alla svolta avvenuta ieri sera, con il fermo di un sospettato condotto in Questura e messo sotto torchio dagli investigatori della squadra mobile. Quando l'uomo ha capito di essere stato ormai scoperto è crollato e ha confessato tutto con una motivazione che ha lasciato allibito il magistrato che lo stava interrogando: «Ho sparato al benzinaio dopo avere litigato con lui sul prezzo del pieno».
    Benzinaio ucciso, il killer ha confessato: "Pieno troppo caro". Trovata l'arma del delitto - Video - Giornale di Sicilia

    Il ministero dell'Economia contesta all'Università di Bari l'erogazione di 35 milioni tra integrativi e premi
    BARI – Il ministero dell’Economia e finanze ha contestato all’Università di Bari l’erogazione indebita di risorse al personale (premi e integrativi vari) per 35 milioni di euro (20 per la progressione 'orizzontalè dei dipendenti, 15 per quella 'verticalè di tecnici amministrativi a elevata professionalità) nel periodo 2004-2013. La nota ministeriale è indirizzata anche alla Procura regionale della Corte dei conti per gli atti di sua competenza.
    "Emerge che la spesa erogata in eccesso rispetto al limite legittimo – scrive la Ragioneria di Stato, secondo il quotidiano - ha assunto proporzioni di eccezionale gravità tanto da far ritenere allo stato impraticabile un’ipotesi di recupero".
    Il Mef critica inoltre l’immissione nei ruoli di 285 unità di personale ad elevata professionalità ma in assenza di indicazioni contrattuali che consentissero di adeguare il fondo previsto per sole 45 unità.
    Nel 2010 – ricorda il giornale – l'ateneo barese chiuse il bilancio con un buco di 52 mln.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Bufera sulla Regione Calabria: scoppia «Rimborsopoli»
    di Roberto Galullo
    Nulla di nuovo sotto il sole, cambiano solo le ipotesi di accusa nei confronti di politici calabresi.
    La Gdf di Reggio Calabria (operazione Erga Omnes) ha eseguito otto ordinanze cautelari personali nei confronti di consiglieri regionali della nona consiliatura della Regione Calabria per i reati di peculato e falso e ha sequestrato beni per 2,5 milioni ai danni di 27 indagati. Tre politici sono finiti ai domiciliari, mentre per cinque c'è il divieto di dimora.
    In particolare, le indagini, effettuate anche a mezzo intercettazioni telefoniche e accertamenti bancari, hanno consentito di individuare diverse discrasie tra le movimentazioni ed i saldi in conto corrente dei Gruppi Consiliari Regionali degli anni 2010/2011/2012 e quanto documentato mediante le presentazioni del rendiconto”annuale”, celando il corretto impiego istituzionale per cui i fondi pubblici erano stati destinati. In alcuni casi è stata riscontrata anche la presentazione di una doppia documentazione di spese al fine di ottenere dalla regione un doppio rimborso.
    «L'operazione di oggi – ha spiegato il procuratore capo di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho che più tardi sarà in conferenza stampa per i dettagli – riguarda i contributi regionali per le spese istituzionali, che nel caso di alcuni gruppi sono risultati utilizzati per spese meramente personali».
    Nelle indagini dei mesi scorsi (il primo blitz della Gdf è del 5 dicembre 2013) era emerso che nei bilanci di quasi tutti i gruppi del consiglio regionale della Calabria sarebbe rientrato di tutto: dai detersivi ai “Gratta e vinci”, dalle cartelle esattoriali ai viaggi all'estero e ai tablet. Secondo quanto accertato dalla Gdf i soldi pubblici, ufficialmente destinati a finanziare le spese istituzionali delle singole formazioni politiche, dal 2010 al 2012 sarebbero serviti per pagare consumazioni al bar, cene conviviali, telefoni cellulari, tablet, gite alle terme e soggiorni in albergo di persone che con la Regione Calabria nulla avevano a che fare. Con i soldi del Consiglio e dei gruppi consiliari sarebbero stati pagati anche benzina, consulenze, affitti, collaborazioni, cene, gioielli, fiori, tasse, viaggi e taxi, batterie, ventilatori, ipad, telefonini, ricariche cellulari, spesa familiari, set di valigie.
    Calabria, scoppia «Rimborsopoli». Tre arresti, indagati giunta e presidente del consiglio regionale - Il Sole 24 ORE

    Sicilia, truffa sul servizio antincendio
    Sequestri da 12 milioni per 4 società
    L’Ati ha attestato di avere la disponibilità di personale di volo e tecnico in realtà inesistente e ha dichiarato di poter effettivamente impiegare due elicotteri bimotore che, invece, erano già impegnati in altri servizi presso diverse Regioni italiane
    PALERMO. Truffa nell'appalto del servizio antincendio in Sicilia. Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, al termine di una complessa indagine è riuscito a svelare una colossale truffa ai danni dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente nell’affidamento e svolgimento del servizio di antincendio boschivo della Regione Siciliana. I finanzieri stanno eseguendo, su tutto il territorio nazionale, una vasta serie di sequestri nei confronti degli amministratori pro tempore delle società Heliwest s.r.l., Elifriulia s.r.l., Elitellina s.r.l. ed Elimediterranea s.p.a., resisi responsabili dei reati di truffa aggravata a danno dello Stato, falsità in atto pubblico, turbata libertà degli incanti, inadempimenti di contratti di pubbliche forniture.
    L’attività investigativa ha in primis permesso di accertare la fraudolenta aggiudicazione dell’appalto concernente il servizio antincendio alle suddette quattro società, riunitesi in un’Associazione Temporanea di Imprese (Ati). Infatti, l’Ati ha attestato di avere la disponibilità di personale di volo e tecnico in realtà inesistente e ha dichiarato di poter effettivamente impiegare due elicotteri bimotore che, invece, erano già impegnati in altri servizi presso diverse Regioni italiane. Tale dichiarazione è risultata determinante per la partecipazione alla gara e, quindi, per la sua aggiudicazione, considerato che l’Ati in questione è risultata l’unica partecipante alla stessa, in ragione dei requisiti particolarmente stringenti richiesti ad hoc dal relativo bando. In questo modo, le società coinvolte hanno potuto assicurarsi un appalto milionario a tutto danno delle casse regionali, atteso che, in virtù della assenza di altre offerte, l’aggiudicazione è avvenuta con un ribasso irrisorio dello 0,84%.
    Ma i comportamenti truffaldini hanno pure riguardato la materiale esecuzione del servizio, comportando ripetuti inadempimenti del contratto d’appalto. Non avendo, difatti, un’adeguata disponibilità di tecnici e piloti, diversamente da quanto dichiarato in sede di gara, l’Ati ha dovuto falsificare la rendicontazione dei turni di servizio svolti dal personale. Più nel dettaglio, è stata fatta fittiziamente figurare la presenza di addetti al servizio antincendio presso le nove basi dislocate in Sicilia che, in realtà, risultavano fruire presso altre Regioni italiane di turni di riposo, con la conseguenza che il dispositivo di intervento veniva di fatto occultamente assicurato dai pochi tecnici e piloti realmente presenti, costretti perciò a garantire più ore di presenza al lavoro di quelle dovute, in dispregio alle disposizioni emanate dall’Enac in materia di “limiti di volo”.
    La mancanza di tecnici si è, peraltro, negativamente riflessa sul regolare utilizzo dei velivoli, in quanto non ha reso possibile la prevista effettuazione delle manutenzioni giornaliere, determinando talvolta l’impossibilità di impiegare gli elicotteri a disposizione. Circostanze queste nelle quali, per non incorrere nelle onerose penali previste in caso di indisponibilità degli elicotteri, gli indagati si sono resi responsabili di ulteriori gravi comportamenti fraudolenti culminati, in caso di richiesta di intervento, nella simulazione di improvvise avarie che avrebbero costretto gli aeromobili, prontamente levatisi in volo, a rientrare alla base.
    Truffa sul servizio antincendio, sequestri da 12 milioni - Giornale di Sicilia

    Civiltà terronica: oltre la più macabra immaginazione....

    Truffa dell'estinto, esumazioni sprint per liberare i loculi
    di Petronilla Carillo
    Violazione di sepolcro, vilipendio, truffa ed estorsione: indagate otto persone. Si tratta di imprenditori del settore funebre e dei legali rappresentanti delle Confraternite di Montecorvino Rovella: si erano «inventati» un sistema abbastanza «macabro» per guadagnare denaro a danno dei parenti dei defunti e di nuovi affiliati. In pratica procedevano con le esumazioni prima dei termini previsti dalla legge, avendo trovato un macabro sistema per accelerare la decomposizone della salma. E i guadagni non mancavano. Anzi. Si conterebbero numeri da capogiro, se si considera che per ciascuna violazione (e la procura ne avrebbe contate 327 in quattro anni) riuscivano ad intascare migliaia di euro. Soldi immediati, rispetto a quelli che avrebbero intascato quindici anni dopo: e il giro di esumazioni avveniva con ritmo frequente.
    Truffa dell'estinto, esumazioni sprint per liberare i loculi


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    Predefinito Re: Terryes

    Troppo caldo per salire sul bus, due ragazze rubano una Panda per andare a Camerota
    Ieri pomeriggio i Carabinieri della Stazione di Centola-Palinuro, unitamente ai militari della Stazione di Pisciotta, hanno tratto in arresto due 19enni, residenti a Roma, e denunciato una 17enne di Frosinone, responsabili del reato di furto aggravato in concorso.
    Le giovani, che si trovavano a lavorare presso una struttura ricettiva della zona, nel primo pomeriggio di ieri hanno deciso di raggiungere alcuni amici a Marina di Camerota.
    Ma, essendo sprovviste di un’auto, ed essendo troppo caldo per salire su un mezzo pubblico, hanno pensato bene di rubare una Fiat Panda a Pisciotta e dirigersi verso Camerota. Il proprietario dell’auto, non trovando più il mezzo, ha allertato immediatamente il 112. L’auto è stata intercettata dai Carabinieri sulla strada che da Pisciotta porta a Palinuro, ma le tre donne a bordo, viste le auto dell’Arma, hanno abbandonato la macchina è hanno proseguito la fuga a piedi per le campagne circostanti. I Carabinieri hanno raggiunto le fuggiasche, bloccandole e conducendole in caserma.
    Troppo caldo per salire sul bus, ragazze rubano auto per andare dagli amici | Il Mattino

    Ladri di pomodori pelati scoperti dai carabinieri
    finiscono ai domiciliari
    BARLETTA - C'erano una volta i ladri di biciclette, ora si è passati a "ladri di pelati". E' quanto accaduto a Barletta dove i Carabinieri della locale Compagnia hanno scoperto ed arrestato un 31enne e un 23enne di Andria, ritenuti responsabili di furto di confezioni di pomodori pelati sottratti da un tir in sosta.
    L'altra notte i militari di una “gazzella” radiomobile, in transito su via Trani, hanno notato un’Audi A3 con due individui a bordo e vistosamente carica. Insospettitisi, i carabinieri hanno fermato il veicolo e a seguito d’ispezione hanno rinvenuto 35 confezioni, da 24 barattoli ciascuna, di pomodori pelati, nonché 4 confezioni, da 24 tubetti ciascuna, di concentrato di pomodoro, della stessa marca. La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire ulteriori 11 confezioni da 24 barattoli di pelati identici agli altri già rinvenuti.
    Gli immediati accertamenti hanno permesso di appurare che quanto rinvenuto altro non era che il provento di un furto commesso poco prima ai danni di un tir in sosta, poco distante dal luogo in cui i erano stati fermati.
    Ladri di pomodori pelati scoperti dai carabinieri finiscono ai domiciliari | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Arrestato a Firenze rapinatore di Rolex in trasferta da Napoli
    Armato di pistola arrivava a Firenze da Napoli per mettere a segno rapine, portando via alle vittime orologi Rolex del valore di decine di migliaia di euro. Questa l'accusa per la quale un uomo di 38 anni, napoletano, è stato arrestato dalla polizia in esecuzione di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Firenze.
    È accusato di tre rapine avvenute a Firenze tra aprile e maggio scorsi. Gli agenti della squadra mobile lo hanno rintracciato ieri mentre prendeva il sole in una spiaggia di Napoli. Una volta arrivato a Firenze con mezzi propri, il 38enne si muoveva a bordo di scooter rubati. È ritenuto responsabile di una rapina avvenuta il 16 aprile nella zona di Porta Romana, quando uno uomo fu avvicinato mentre parcheggiava il suo scooter in garage, costretto a stendersi a terra sotto la minaccia della pistola e derubato del Rolex; di un colpo analogo, messo a segno il 30 dello stesso mese in via Dolfi; e di una rapina in ad un agente immobiliare, che il 22 maggio scorso fu minacciato con una pistola all'interno del suo negozio, in Lungarno delle Grazie, e costretto a consegnare l'orologio.
    Arrestato a Firenze rapinatore di Rolex in trasferta da Napoli | Il Mattino

    Villaricca. Cibo contraffatto, la frode è servita: prosciutti polacchi venduti come «Parma»
    di Ferdinando Bocchetti
    Prosciutto polacco venduto come prosciutto di Parma. I carabinieri della stazione di Villaricca hanno scoperto un laboratorio clandestino interrato, dove prosciutti provenienti dalla Polonia venivano dissossati ed etichettati con marchi di prosciutti italiani, tra cui quello del Consorzio prosciutto di Parma.
    Due i denunciati: un 52 enne e un 54 enne di Villaricca, per frode alimentare, esercizio abusivo di vendita all'ingrosso di prodotti alimentari, violazione delle norme amministrative e sanitarie che disciplinano la somministrazione al pubblico di alimenti. I militari dell'Arma, coadiuvati dagli ispettori dell'Asl Napoli nord 2, hanno sequestrato tutte le attrezzature utilizzate per la manipolazione del prodotto importato dall'estero. Sequestrati anche i locali, tutti in pessime condizioni igieniche, dove avvenivano le operazioni di etichettatura e manipolazione del prosciutto.
    Cibo, la frode è servita: prosciutti polacchi venduti come «Parma» | Video | Il Mattino



    Bari, arrestato maresciallo GdF tentata concussione ai danni del marito della Maurodinoia
    BARI - Arrestato questa mattina da uomini della Digos e del Gico di Bari il maresciallo della Guardia di Finanza Gerardo Leone, accusato di tentata concussione e rivelazione di segreti d'ufficio. Il sottufficiale è stato posto ai domiciliari dando esecuzione ad una misura cautelare emessa dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno.
    Le accuse sono mosse all'uomo in seguito alla denuncia di Alessandro Cataldo, marito di Anita Maurodinoia già vicepresidente del consiglio della Provincia di Bari, che avrebbe subito un tentativo di concussione.
    Secondo l'accusa Gerardo Leone nel corso di vari colloqui intrattenuti e registrati con Alessandro Cataldo lo aveva ripetutamente informato sulle vicende relative ad un procedimento penale che coinvolgeva lo stesso e la moglie ed aveva manifestato la disponibilità ad "addomesticare", alcune informative indirizzate alla Procura della Repubblica, così da "insabbiare" l’indagine. In cambio del favore Leone avrebbe chiesto il versamento di una somma di denaro anche variata nel tempo, prima 10mila, poi 40mila euro. Oltre alla richiesta di denaro Leone avrebbe chiesto un aiuto per far assumere la figlia.
    Bari arrestato maresciallo GdF l'accusa: tentata concussione e rivelazione di segreti d'ufficio | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Frattura al femore, a 86enne operano la gamba sbagliata
    BOSCOTRECASE - Si ricovera in ospedale per una frattura al femore alla gamba sinistra, ma viene operato per errore alla gamba destra. Le figlie di un uomo di 86 anni, originario di Sassari, denunciano l'errore dei medici dell'ospedale Sant'Anna di Boscotrecase. Le donne sono entrambe medico e, all'uscita dalla sala operatoria del padre, hanno guardato la ferita alla sua gamba scoprendo l'errore dei medici. Nel reparto si sono sentite le loro urla: «Avete sbagliato gamba».
    Immediatamente sono accorsi i medici del reparto di Chirurgia ortopedica e l'anziano è finito di nuovo sotto i ferri, questa volta operato all'arto fratturato. «Mio padre - racconta la figlia più piccola del paziente, l'avvocato Valentina Stara - è caduto giovedì scorso in casa riportando la frattura del femore sinistro. Lo abbiamo subito portato in ospedale. Qui il personale sanitario ha predisposto tutto per l'intervento che è iniziato questa mattina alle ore 11,45. Doveva essere un intervento di routine, senza particolari difficoltà. Invece hanno commesso questo gravissimo errore che denunceremo alle autorità giudiziarie».
    Il chirurgo che ha commesso l'errore si è scusato con la famiglia: «sono scuse che io non accetto, ora mio padre si sta svegliando dall'anestesia, è ancora frastornato e non sa nemmeno che cosa gli è successo - aggiunge la donna - ma immaginate che cosa significa ora per lui dover fare una fisioterapia non ad un arto, bensì a due».
    Frattura al femore, a 86enne operano la gamba sbagliata | Il Mattino

    Incubo malattie infettive, il sindaco Napoli vieta l'acquisto di cozze e vongole dagli ambulanti
    SALERNO - Nuova ordinanza comunale per la prevenzione delle malattie infettive: dall'epatite A al tifo e al paratifo.
    Considerato che il consumo indiscriminato di cozze, vongole, lupini, cuori, capesante, cannolicchi, tartufi di mare, telline ed altro può essere causa di una possibile recrudescenza delle malattie infettive, il sindaco Vincenzo Napoli invita i cittadini ad acquistare i frutti di mare esclusivamente dai rivenditori autorizzati e a non consumarli crudi: la cottura deve essere completa per l’inattivazione dei microrganismi patogeni.
    Incubo malattie infettive, sindaco vieta l'acquisto di cozze dagli ambulanti | Il Mattino

    Scandalo rifiuti, a Napoli tassa evasa da un contribuente su due
    La tassa sulla monnezza, che oggi si chiama Tari, è il primo bubbone. Vale 232 milioni ma ne vengono incassati solo 127 perché la media della riscossione si attesta sul 55%. In termini finanziari Palazzo San Giacomo ci va a perdere la bellezza di 105 milioni.
    L’altra spina nel fianco è la riscossione delle multe, a bilancio sono segnati 80 milioni, la realtà racconta di incassi di 17 milioni con una evasione del 79% e una perdita secca di 63 milioni. Il Collegio dei Revisori dei conti nel licenziare il rendiconto di bilancio 2014 invita l’amministrazione a rimpinguare l’organico addetto al contrasto all’elusione.
    Un serpente che si mangia la coda. Napoli è ente in predissesto. Ma quanti sono i contribuenti napoletani? E perché non si riesce a far pagare il giusto a tutti? Il trucco dei furbi che non pagano o pagano tasse ridotte sta tutto nel non dichiarare la loro reale posizione finanziaria. I contribuenti napoletani, coloro che hanno il «ruolo» sono 488.516 però ben 161.843 dichiarano di avere un reddito non superiore ai 10mila euro l’anno.
    Scandalo rifiuti, a Napoli tassa evasa da un contribuente su due | Il Mattino

    Bagno di folla a Sorrento per la presentazione del libro dell’ex comandante Schettino
    Da una strage, quella della Costa Concordia fino al “successo”, con la pubblicazione di un libro: è stato un vero e proprio bagno di folla quello che a Sorrento ha travolto l’ex comandante Francesco Schettino, in occasione della presentazione del libro “La verità sommersa”, che ha firmato per i presenti.
    Schettino è stato condannato 16 anni in primo grado per la strage dell’Isola del Giglio che è costata la vita a 32 persone.
    Bagno di folla a Sorrento per la presentazione del libro dell'ex comandante Schettino - Social Channel



    Scooter, coca e pistola facile: è la camorra 2.0 dei nuovi capi giovani e spavaldi
    di Giuseppe Crimaldi
    Vivono pericolosamente la notte, e la notte è il loro regno. Si muovono in gruppo, a bordo di scooter senza mai indossare il casco, tirati a lucido con il taglio di capelli alla moda e l'ultimo tatuaggio sulla pelle che odora ancora di balsamo a buon mercato spalmato sulla pelle per accelerare la cicatrice. Spavaldi al punto da sfidare sempre la sorte, quasi si trattasse di un gioco d'azzardo, di una roulette in cui il pallino bianco continua a girare senza mai fermarsi nella corsa della ruota. Hanno già conosciuto gli effetti delle droghe, e il grammo di coca non manca mai nelle tasche dei jeans.
    In molti girano con un'arma addosso, e sempre più spesso non è più il coltello a scatto ma una pistola. Eccoli i nuovi protagonisti di quell'inferno in cui sembrano essere sprofondati interi quartieri del centro storico di Napoli: da Forcella ai Decumani, dalla Sanità al Borgo Sant'Antonio Abate, e fin su ai vicoli dei Quartieri spagnoli o del Pallonetto.
    Qualcuno, in Procura, li indica ormai come i «camorristi bambini»: negli atti di una recente inchiesta della Direzione distrettuale antimafia il loro profilo criminale emerge in maniera lucida e inquietante.
    Si parla di Forcella, ma il criterio è drammaticamente valido e applicabile per qualunque altra zona della città minimamente infestata da clan in rotta che cedono il passo alle cosiddette nuove leve, che poi altro non sono che bande di delinquenti comuni che si sono messe in testa di fare il grande salto di qualità. Niente a che fare con i tradizionali clan - proprio a cominciare dal paragone tra i «vecchi» e i «nuovi» Giuliano - ma alla fine per loro, quel che conta è avvicinarsi a quell'oscuro oggetto nero del desiderio per riuscire a fiutarne l'odore inebriante. Bande di cani sciolti che prima o poi davvero finiremo per chiamare «baby camorristi».
    L'esempio più inquietante di questa nuova generazione di protagonisti criminali è quel «Tore 'o maligno» - il minorenne di Forcella che poco dopo aver ammazzato a colpi di pistola all'esterno di una discoteca di Pozzuoli il 24enne Maurizio Lutrucuso che si era «permesso» di mettergli le mani addosso così commentava l'episodio, ignaro di essere intercettato da una microspia messagli in casa dai carabinieri: «Uagliù, gli ho dato "sette botte" in petto...».
    Quanti altri giovanissimi come Tore 'o maligno popolano le notti di Napoli? Tanti, troppi. Provate a uscire di casa e a passare un paio d'ore in una delle tanti notti della città continuamente in bilico tra la vita e la morte. Percorretele, certe zone, augurandovi di non trovarvi mai al centro di questo nulla malefico popolato da ombre giovani che vi scivolano intorno veloci e gelide come fantasmi. Torniamo all'indagine dei pm Woodcock e De Falco sui nuovi «ras» di Forcella: su 77 indagati scopriamo che oltre la metà sono giovani, e non mancano gli under 18 che però sanno già come si riscuote il pizzo, come si fa «ragionare» chi non vuole pagare la rata del racket, o come si usa una pistola calibro 9.
    La chiamano pure "Camorra 2.0": una sorta di reload criminale costruito sulle ceneri dei vecchi modelli criminali e affidato a giovani in erba. Ragazzi cresciuti male, imbevuti negli insegnamenti di cattivi maestri e con falsi modelli senza che però nessuno - a cominciare dai presìdi classici: famiglia, scuola, servizi sociali o magari anche il più semplice degli oratori - lanciasse il minimo allarme. Accorgersi della loro ingombrante presenza adesso non sarà inutile, anche se è sicuramente troppo tardi.
    Scooter, coca e pistola facile: è la camorra 2.0 dei nuovi capi giovani | Il Mattino

    Crocetta verso la sfiducia. Arrestato il suo medico per la truffa sui lifting
    Giuseppe Alberto Falci
    Un «lifting agli addominali» per il presidente Rosario Crocetta. Questa l'intenzione. Con i soldi del servizio sanitario. Nelle 136 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare della procura di Palermo, che vedono come protagonista il primario di chirurgia plastica dell'ospedale Villa Sofia, Matteo Tutino, c'è anche il nome del governatore siciliano.
    Il medico di Rosario Crocetta (e anche di Antonio Ingroia) è in manette. Tutta la dolentissima e tragica storia di Sicilia, nell'attuale stagione del governatore arcobaleno, si sfascia nella corsia di un chirurgo plastico. Vero e proprio viceré di una vera e propria Buttanissima Sicilia (per dirla con il titolo del libro di Pietrangelo Buttafuoco). Che in queste ore rischia di essere l'ennesima emergenza di Matteo Renzi, dopo la Campania di De Luca, il Piemonte di Sergio Chiamparino, la Calabria di Mario Oliverio, e la Capitale guidata da Ignazio Marino.
    Proprio ieri un deputato regionale di fede renziana come Fabrizio Ferrandelli, ha deciso di presentare una mozione di sfiducia a Crocetta: «A ottobre – ha detto – bisogna dare la possibilità di scegliere un nuovo presidente del Pd che sia in sintonia con la maggioranza degli elettori». Nel frattempo è al culmine lo scontro col sottosegretario e proconsole di Renzi in Sicilia Davide Faraone. E adesso l'inchiesta di Palermo - coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e diretta dal pm Luca Battinieri - indebolisce ancor di più Crocetta perché ad essere colpito è Matteo Tutino, un uomo del cerchio magico del governatore siciliano. Accuse pesanti che vanno dalla truffa al peculato fino a giungere all'abuso di ufficio e al falso. Che costringono Crocetta a difendersi: «Con lui non c'entro nulla, uno si rivolge a un medico perché è bravo, buono e religioso».
    In particolare finiscono sotto la lente di ingrandimento degli investigatori numerosi interventi che Tutino avrebbe fatto passare per essenziali operazioni chirurgiche e che invece sarebbero stati veri e propri interventi di chirurgia estetica. Il direttore di chirurgia plastica di Villa Sofia, Tutino, avrebbe sottoposto diversi pazienti «a visite/consulenze di medicina estetica ossia a prestazioni non erogabili presso strutture del servizio sanitario pubblico in quanto non ricomprese nel Lea». «Che facciamo? Il naso!», domanda Tutino ad un paziente. Risposta: «No, il naso, no». «A me piacerebbe ridefinire l'ovale». Nessun problema allora tranquillizza il medico personale di Crocetta. Ecco in soccorso le «cellule staminali». In sostanza Villa Sofia si sarebbe trasformata in una sorta di industria del corpo: rifacimenti di nasi, aumenti o riduzioni del seno, o altro genere di interventi di abbellimenti di alcune parti del corpo impensabili ma che vanno di moda soprattutto tra gli omosessuali, facendoli passare come altre operazioni, che rispondessero al comandamento di Tutino: «Ti faccio il corpo veramente bello!».
    Ma c'è di più. Dall'ordinanza, a pagina 53, come si evince dalle dichiarazioni del medico Antonio Iacono, in servizio dal 1991 a Villa Sofia, risulta anche «che il presidente Crocetta era stato inserito dal Tutino per un intervento in ospedale di lifting addominale...si sarebbe dovuto fare di domenica». E per farlo a spesa della sanità pubblica, ecco il trucco: «Si sarebbe dovuto inserire in una cartella “diagnosi di obesità” allo scopo di farlo apparire come funzionale». Per dovere di cronaca, poi non se ne fece nulla. Perché Iacono, intuendo il pericolo e il rischio dell'illecito, segnalò ai vertici della struttura «la pericolosità della cosa e i problemi che ne sarebbero potuti scaturire».
    In questa cornice la Sicilia si avvicina sempre più al voto anticipato. Nei giorni scorsi due assessori hanno lasciato la giunta di Crocetta. Ma, soprattutto, c'è il tentativo dell'esecutivo di Matteo Renzi di lasciare al suo destino il governatore. Anche perché, temono a Palazzo Chigi, «la Sicilia è la Grecia d'Italia». E proprio come la Grecia la ex Magna Grecia rischia il default, visto che sono stati inseriti in bilancio 350 milioni che dovrebbero arrivare da Roma ma che Roma - lo ha annunciato lo stesso Faraone – forse non darà, visto che le riforme sono rimaste al palo. Lo scontro tra Crocetta e il sottosegretario all'Istruzione è al top: «Usa lo stesso linguaggio dei Lima e dei Ciancimino, andrebbe denunciato», strepita Crocetta. Ma la realtà è che il Pd vuol sfiduciare il governatore siciliano per impedire che «alle prossime elezioni vincano i grillini».
    Crocetta verso la sfiducia. Arrestato il suo medico per la truffa sui lifting - IlGiornale.it



    Sicilia, la Grecia in casa. Ma nessuno indice un referendum
    di GIULIO ARRIGHINI
    “Una situazione di grave emergenza” dei conti pubblici regionali. E’ quanto viene segnalato nel giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione siciliana pronunciato dalle Sezione Riunite della Corte dei Conti per la Regione siciliana, in riferimento all’esercizio fonanziario 2014. “Un progressivo deteriormento dei conti – si afferma ancora – nonché un durevole peggioramento della situazione finanziaria che rendono improcrastinabile l’esigenza di predisporre un concreto programma di rientro del deficit ormai strutturale e consolidato in modo da realizzare un effettivo e credibile risanamento”. Secondo la magistratura contabile “non si è provveduto a dare corso alle severe scelte strategiche pianificate con il Dpef 2014-2017″. La Corte, pertanto, segnala “l’esigenza che lo stato dei conti pubblici venga sottoposto a controlli da parte del governo centrale. A tal fine è necessario un piano triennale di rientro per il ripristino strutturale dell’equilibrio di bilancio in un intesa tra lo Stato e la Regione”.
    Ecco, la cronaca parla da sola. E ci racconta di come un paese lontano dalla nostra storia e dalla nostra economia, non sia ancora riuscito, nonostante lo statuto speciale, a fare da sè. Però i politici siciliani, davanti ad una moneta unica che fa la differenza e davanti a conti di straordinaria gravità, non hanno mai pensato di chiedere un referendum. Certo, nessuno dirà mai loro che non arriveranno aiuti pubblici e salvataggi romani attraverso leggi di bilancio come insegna Roma Capitale. Quindi, forti della loro “autonomia”, continuano a perseverare sulla strada dello statalismo travestito da autonomia che sostiene amministratori che non sanno far quadrare i bilanci. Nessuno griderà loro in faccia che è ora che imparino ad amministrare se stessi. Si passa per razzisti. Ma se i cittadini potessero indire un referendum per liberarsi da questa classe politica insipiente, come andrebbe a finire?
    Ed ora il dettaglio dai magistrati contabili.
    Al 31 dicembre 2014 il debito residuo complessivo della Regione siciliana è pari a 5,5 miliardi di euro di cui 5,3 miliardi a proprio carico e la restante parte (208) rimborsata dalla Stato. Il dato è emerso nel corso della presentazione del rendiconto generale della Corte dei conti della Regione siciliana a Palazzo Steri, alla presenza del Governatore Rosario Crocetta, dell’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, del sottosegretario Davide Faraone, del vicepresidente del Consiglio di presidenza della Corte di Conti Enrico La Loggia, e di altre autorità civili e militari.
    Il giudizio dei magistrati contabili è, ancora una volta, molto severo nei confronti della Regione. “Lo stock del debito si attesta su un livello superiore rispetto a quello del 2013 – dicono i giudici della Corte dei conti – registrando un trend crescente del 3,05 per cento”. La Regione ha fatto ricorso a due anticipazioni di liquidità per complessivi 900 milioni di euro concesse dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. “L’onerosità della situazione debitoria della Regione si percepisce con ancora maggiore evidenza – dicono i giudici nel rendiconto generale – se si considera che, entro il 2015, allo stock del debito già contrattato si aggiungerà la prevista sottoscrizione di un ulteriore prestito, pari a ,7 miliardi di euro. Per effetto di questa operazione l’importo complessivo dell’onere restitutorio dell’amministrazione regionale ammonterà a circa 7,9 miliardi di euro”.
    Per i magistrati contabili “particolarmente preoccupante appare il livello assunto dal debito pro capite che, dai 1.028 euro dell’anno precedente, nel 2014 raggiunge i 1.040 euro”. I giudici non risparmiano ulteriori critiche alla Regione: “Va segnalato – dicono – che nonostante i ripetuti rilievi delle sezioni riunite, non è stato predisposto in bilancio alcun fondo di riserva finalizzato a limitare l’impatto degli esborsi futuri per i flussi differenziali”. E ancora, occhi puntati sul personale delle società partecipate: “ammontano a oltre 272 milioni di euro”.
    Non solo. Rilievi vengono espressi anche sulla “sedimentata criticità del sistema delle società pubbliche regionali. E’ emerso come le stesse siano state utilizzate non già come soluzione efficiente per il migliore proseguimento di scopi pubblici ma piuttosto come strumento elusivo di divieti e vincoli legislativi”.
    Debiti siciliani, li ripianano gli altri gratis | L'Indipendenza Nuova


 

 
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