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Discussione: Terries

  1. #311
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #312
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    Predefinito Re: Terryes

    in monete da un euro. una nave piena.

  3. #313
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    Predefinito Re: Terryes

    In cantina 23 milioni di euro falsi, arrestati padre e figlio

    <img src="/webimages/img_210x145/2014/12/16/8e63091ceb114ebade8d79424c49ed2a.jpg" alt=" (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Campania.C'erano circa 23 milioni di euro falsi, l'occorrente per stampare banconote da 50 e 100 euro e anche materiale per riprodurre le etichette di una nota marca di champagne nella cantina di Casalnuovo (Napoli) scoperta dai carabinieri.

    Stavano per uscire a fare la spesa.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #314
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    Predefinito Re: Terryes

    I teroni si menano......per contendersi un panettone!

    Mesagne, botte da orbi per panettone scontato
    Ieri ad Auchan intervento dei vigilanti per sedare gli animi tra due clienti
    MESAGNE
    Botte da orbi, ieri pomeriggio all’Auchan di Mesagne, per accaparrarsi gli ultimi panettoni rimasti ad un prezzo scontatissimo. Sono intervenuti i vigilanti in servizio nel centro commerciale per sedare gli animi e riportare la calma. In tempi di crisi, accade anche questo: che pur di risparmiare qualche euro sul dolce tipico natalizio si possa venire alle mani. Il centro commerciale mesagnese era affollato di gente impegnata a fare gli acquisti natalizi. Per di più - essendo domenica - il supermercato era davvero stracolmo di gente.
    I panettoni, che ieri Auchan ha deciso di vendere ad un prezzo conveniente, sono andati letteralmente a ruba. Alcuni ne hanno acquistato perfino dieci pezzi. I problemi sono cominciati quando tra gli scaffali sono rimasti gli ultimi panettoni in offerta. Due uomini di mezza età, prima si sono insultati e poi sono venuti alle mani pur di accaparrarsi il dolce tipico natalizio.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Due terone si menano per contendersi le "grazie" di un trafficante di droga...

    Moglie e amante dell'imputato si incontrano in aula: maxi rissa in tribunale
    di Carmen Fusco
    Nola - Si accapiglia con l'amante del marito mentre i giudici lo processano per associazione a delinquere legata al traffico di stupefacenti. É accaduto in un'aula del tribunale di Nola e poi la rissa è proseguita anche fuori, a piazza Giordano Bruno.
    Sotto la statua del filosofo, a pochi metri dal palazzo di giustizia le due donne del pregiudicato se le sono date di santa ragione. Una maxi rissa che ha coinvolto anche altre tre persone: la sorella ed il cognato della moglie tradita ed un parente dell'amante. Tutti di Casalnuovo.
    Scene di ordinaria gelosia. Parolacce ed insulti. Improperi volati durante l'udienza penale a carico dell'uomo per reati finalizzati al traffico di droga. Nell'aula di giustizia, dove si stava celebrando l'udienza dibattimentale, era già seduta la moglie, accompagnata dai due familiari. Poi è arrivata l'altra, in compagnia di un parente molto stretto.
    La donna si è voltata, l'ha vista e le è salito il sangue agli occhi. «Questa viene perfino qui» sembra abbia detto furiosa la moglie alle persone che erano con lei. Una sfida insopportabile, un'onta troppo grande. La moglie tradita così ha subito reagito, incurante del posto in cui si trovava, contro la sua rivale apostrofandola con una serie incredibile di appellativi poco carini.
    Inevitabile la reazione, altrettanto forbita dell'altra donna. Il gruppo è stato allontanato ed il dibattimento è proseguito, così come l'alterco. Il classico "ti aspetto fuori" è diventato molto più di una minaccia. Schiaffi, calci, pugni. E le immancabili tirate di capelli. Tre donne e due uomini.
    Solo l'arrivo di una pattuglia dei carabinieri della stazione di Carbonara di Nola ha sedato la rissa. I militari coordinati dal maggiore Michele Capurso, comandante della compagnia di Nola, hanno separato le rivali in amore e i loro sostenitori, bloccandoli.
    Uno di loro, l'uomo arrivato in tribunale in compagnia dell'amante del pregiudicato ha avuto la peggio: accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, per lui i medici si sono pronunciati con una prognosi di 2 giorni.
    Cerotti e manette per tutti oltre che un processo per direttissima da celebrare nelle prossime ore. Per il pregiudicato, sua moglie e la sua amante un destino che si incrocia ancora una volta.
    Moglie e amante dell'imputato si incontrano in aula: maxi rissa in tribunale



    Fidanzatini terronici: due cuori e una rapina....

    Caserta. Fidanzati rapinano gioielleria: la polizia li aspetta fuori dal negozio e li arresta
    CASERTA - Rapinano una gioielleria del centro in via San Carlo, ma vengono bloccati dalla polizia della Questura di Caserta. Un uomo e una donna sono stati identificati come gli autori della rapina avvenuta qualche ora fa nel cuore della città della Reggia. A dare l'allarme alla polizia il titolare della gioielleria «San Carlo» che ha telefonato al 113.
    In piazza Matteotti gli agenti hanno individuato la donna corrispondente alle descrizioni fornite dalla vittima, che l'ha poi anche riconosciuta. La donna aveva un grosso borsone e la pistola utilizzata per intimidire la titolare della gioielleria a consegnare il contenuto della cassaforte. Individuato anche il complice della donna, anch’esso riconosciuto dalla vittima, per i tratti somatici e l'abbigliamento griffato. La refurtiva è stata riconsegnata alla titolare della gioielleria
    I due arrestati, Raffaele Capone classe '87 e Anna Savastano classe '90 sono finiti in cella a disposizione dell'autorità giudiziaria.
    Caserta. Fidanzati rapinano gioielleria: la polizia li aspetta fuori dal negozio e li arresta

    Piccoli Schettino crescono: il traghetto tampona....la banchina!

    Traghetto urta banchina del porto di Napoli: sospesi i collegamenti con le Eolie
    Napoli - Il traghetto «Laurana» della Compagnia delle Isole ha urtato la banchina nel porto di Napoli (senza conseguenze per i viaggiatori) e ha sospeso la corsa di linea con le Eolie e Milazzo. Nelle isole, soprattutto Stromboli e Panarea - scattano le proteste anche perchè si avvicina il periodo festivo.
    Traghetto urta banchina del porto di Napoli: sospesi i collegamenti con le Eolie



    Così il Comune di Roma, in rosso, premiava i suoi dirigenti
    Duecentonove manager su 212 ricevevano incentivi: Marino stanzia 4 milioni nel 2014. L'ex ad di Eur Spa, Mancini, ha intascato un bonus di 63mila euro
    Emanuela Fontana
    Roma - Per la procura, Roma è un Comune infiltrato, imbottito di corrotti, di malaffare e di pericolosi contatti con la mafia. Ma per il Campidoglio, fino alla tempesta della grande inchiesta sul Mondo di mezzo di appalti e mazzette, era il regno dei premiati.
    Piovevano centinaia, migliaia di euro, per tutti. Non di tredicesime, ma di premi di risultato, che la «Relazione sulla performance» del Comune, l'ultima disponibile del 2013, «validata dall'organismo indipendente di valutazione il 23 settembre 2014», proclamava raggiunto con lode in molti settori, con punte superiori al 90%.
    L'amministrazione condotta da Ignazio Marino ha stanziato per il 2014 oltre 4 milioni di euro di premi risultato per dirigenti e funzionari. Per l'esattezza 2 milioni, 800mila 14 euro destinati ai dirigenti e un milione 250mila euro ai funzionari. Per i primi la liquidazione dei premi non è ancora stata avviata, mentre per i secondi è in corso. Ecco la beffa: con le tasse gli italiani hanno premiato una gestione dell'amministrazione che ora i magistrati definiscono quasi mafiosa. In base alle tabelle con i compensi di ciascun dirigente nel 2013, solo tre su 212, pecore nere, non hanno ricevuto premi. Duecentonove dirigenti premiati su 212 è una media altissima, da amministrazione marziana: alcuni hanno percepito una retribuzione maggiorata di quasi 30mila euro, in un caso si è superata quota 55mila euro. Mai, però, come uno dei record-men dei premiati, che tra l'altro è anche uno degli arrestati dell'inchiesta Mafia Capitale: l'ex ad di Eur Spa Riccardo Mancini ha ricevuto dalla partecipata del Comune lo scorso anno un bonus di risultato di 63mila euro.
    Nella lista dei gratificati del Comune compaiono altri dirigenti coinvolti nelle indagini. Come Italo Walter Politano, solo indagato, ma comunque dimessosi dal ruolo di responsabile della Trasparenza. Ha ricevuto un premio di 19.244 euro. Il suo stipendio nel 2013, tra premio, retribuzione tabellare e di posizione è stato di 132.341 euro.
    Come tutti i Comuni, anche Roma ha un settore delegato alla «misurazione e valutazione della performance». Fa capo al macro-settore Trasparenza, da cui si è appunto chiamato fuori il responsabile, come detto. E quest'ufficio ha steso una «Relazione sulla performance» che per il 2013 presenta risultati strabilianti. Il settore «Igiene urbana, decoro e manutenzione», quello più vicino alla municipalizzata Ama, ha ottenuto un punteggio fantastico: 95% dei risultati conseguiti. Nove e mezzo, quasi la perfezione.
    Uno dei settori più coinvolti dall'inchiesta Mafia Capitale è stato quello legato all'accoglienza degli immigrati e alla gestione dei campi rom. Era su questo terreno che sguazzava il mondo delle cooperative, con appalti milionari, in testa la «29 giugno» di Salvatore Buzzi: obbiettivi raggiunti al 92,3%, certifica la «Relazione sulla Performance». Anche il comparto Manutenzione del territorio e ambiente, che gestisce il verde pubblico (altro punto di contatto con gli affari di Buzzi e dell'ex Nar Carminati) è stato promosso a pieni voti: l'82,5% degli obbiettivi prefissati sono stati conseguiti. Ai Lavori Pubblici, la fucina degli appalti, neanche a dirlo un voto di performance del 91,3%.
    Il sistema dei «controlli interni» viene definito di buon livello: «a regime» il controllo sulla «regolarità amministrativa e contabile», «attivo ma in fase di perfezionamento» quello sulle società partecipate. Nell'introduzione della «Relazione sulla Performance 2013», si sottolineano gli sforzi del Comune per perseguire la trasparenza amministrativa e per dare battaglia alla corruzione grazie al «Programma Triennale della trasparenza e della legalità», al fine di promuovere, si legge, «la legalità e lo sviluppo della cultura dell'integrità». Da notare come la stessa relazione sottolinei che tra i requisiti per ottenere i premi vi è senza dubbio «l'osservanza delle disposizioni in materia di trasparenza e di legalità». E così sono arrivati regali per quattro milioni.
    Così il Comune in rosso premiava i suoi dirigenti: altra beffa per i romani - IlGiornale.it



    E' come scegliere tra la merda e la cacca....

    Leopoldo Mastelloni choc: «Mi sento romano, Napoli è tutta malfamata»
    Parole non certo benevole quelle dell'artista Lopoldo Mastelloni a Radio 24. L'attore napoletano ha usato toni forti nei confronti di Napoli, la sua città, nella trasmissione ‘La Zanzara’, condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo.
    «Mi sento romano, Napoli è tutta malfamata, sono contro i diritti agli omosessuali - ha tuonato Mastelloni - non ci sono zone più pericolose di altre. E’ un percorso di guerra più duro che in altre città. Inoltre sarebbe per me impossibile tornare a viverci in quanto non esiste lì una vita artistica internazionale». Recentemente, Mastelloni è stato vittima di alcuni furti nella sua abitazione a Chiaia.
    Leopoldo Mastelloni choc: «Mi sento romano, Napoli è tutta malfamata»



    Terronia intraprendente.....

    Vendeva la figlia dodicenne all'orco: madre-mostro condannata a quattro anni
    di Viviana De Vita
    Costringeva la figlia appena 12enne a prostituirsi «vendendola» ad un suo amico sessantenne per pochi spiccioli e qualche regalino. Quattro anni di reclusione per M.C. la 39enne di Matierno finita in manette nel novembre dello scorso anno in esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Vincenzo Di Florio. Il verdetto è stato pronunciato ieri dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Salerno (presidente Gabriella Passaro, a latere Fabio Zunica e Marilena Albarano)all’esito del processo di primo grado. Già condannato, alla stessa pena, l’uomo, un imprenditore di Sarno che abusava della ragazzina.
    Vendeva la figlia dodicenne all'orco: madre-mostro condannata a quattro anni

    Napoli. Finge di aver subito rapina e sotterra i soldi al cimitero: denunciato camionista
    NAPOLI - Ha denunciato di aver subito il furto della somma di denaro che aveva a bordo dell'autocarro della sua ditta mentre si era appartato con una prostituta.
    Poi ha nascosto il denaro - circa 16mila euro - nella tomba di famiglia e successivamente ritenendo il nascondiglio non più sicuro ha sotterrato le banconote. Ma i poliziotti hanno nutrito dubbi sul suo racconto e lo hanno pedinato fino ad avere la certezza che la storia era stata completamente inventata.
    Così un uomo di 35 anni, dipendente di una società che si occupa di fiere e grandi eventi, è stato denunciato per simulazione di reato ed appropriazione indebita. Tutto ha avuto inizio quando l'uomo si è presentato al commissariato di polizia di Pianura, raccontando di essere stato vittima di una rapina nella giornata di venerdì mentre, al rientro da Milano, stava percorrendo la Strada Pomigliano Villa-Literno. Poi ha precisato che la rapina era avvenuta in Afragola, allorquando si era appartato con una prostituta, per poi crollare sotto le domande incessanti degli agenti.
    Pedinando il 35enne, i poliziotti hanno notato che in più occasioni, nella giornata di ieri, si era recato al cimitero presso la tomba di famiglia, per poi raggiungere un appezzamento di terreno dove aveva nascosto il denaro. L'intera somma di denaro è stata recuperata dalla Polizia.
    Napoli. Finge di aver subito rapina e sotterra i soldi al cimitero: denunciato camionista



    Regione, arriva il voto e l'assunzione «diretta»
    MASSIMILIANO SCAGLIARINI
    BARI - La legislatura sta per finire, le elezioni si avvicinano. La parola magica di questi mesi è stabilizzazione: dopo quella che la Regione ha votato per i 350 funzionari degli assessorati, tocca (come previsto) agli enti collegati. Il primo regalo di Natale è stato consegnato ieri a 23 cosiddetti precari del Teatro Pubblico Pugliese, che tra qualche mese otterranno il posto a tempo indeterminato. Senza alcun concorso. Presto farà lo stesso la Apulia Film Commission, e via via tutti gli altri.
    Ieri l’assemblea del Tpp, di cui è socio di maggioranza la Regione, con la (non casuale) assenza del Comune di Bari e un solo voto contrario, ha approvato la modifica della pianta organica del consorzio. È l’atto propedeutico in base a cui il consiglio di amministrazione presieduto da Carmelo Grassi potrà stabilizzare 23 dipendenti: quelli che hanno superato i tre anni di contratto a tempo determinato e che, in base a una interpretazione del decreto Poletti (il Tpp è stato considerato soggetto privato) avrebbero maturato il diritto all’assunzione definitiva.
    Si tratta di personale selezionato senza concorso, con procedure solo apparentemente pubbliche: una lista di idonei, formata sulla base dei curriculum, da cui il consorzio ha scelto chi voleva. Gli elenchi dovrebbero essere su Internet, ma il Tpp continua a ignorare l’obbligo di trasparenza che ne prevede la pubblicazione in una apposita sezione del sito web. I 23 dipendenti si occupano soprattutto dei progetti finanziati con fondi europei (Puglia Sound, Teatri Abitati, Internazionalizzazione, Medimex), che erano esauriti: i loro contratti scadevano infatti prima di Natale. A fine novembre la giunta regionale ha rifinanziato i progetti fino a metà 2016, attingendo non dai fondi europei (la programmazione 2014-2020 non è partita) bensì dal Fondo sviluppo e coesione (gli ex Fas). E nonostante i fondi siano temporanei scattano le assunzioni definitive, che costeranno circa 800mila euro l’anno.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    Truffa coop Onlus
    sequestrati da Gdf beni per 800mila euro
    BARI - Un sequestro preventivo d’urgenza per 800mila euro è stato eseguito dalla guardia di finanza nei confronti di società cooperative Onlus con sede a Bari e operanti in diverse regioni italiane, impegnate nell’assistenza domiciliare ad anziani.
    Le società, Domus Concordia, stando alle indagini coordinate dalla Procura di Bari, avrebbero attestato falsamente il possesso del requisito della disoccupazione per assumere, a tempo indeterminato, 41 dipendenti con le mansioni di operatori socio-sanitari e operai grazie a 1,7 milioni di euro di contributi pubblici 'Por Puglia 2007-2013 – bando dote occupazionale, la metà dei quali già percepiti. Otto le persone indagate con l’accusa di truffa aggravata.
    I lavoratori, hanno accertato i finanzieri, erano dipendenti di un’altra società facente capo allo stesso gruppo e trasferiti formalmente alla cooperativa beneficiaria del contributo pubblico "al solo fine – è detto in una nota della Procura – di legittimare la percezione della dote occupazionale".
    Truffa operatori Onlus sequestrati da Gdf beni per 800mila euro | La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    A Niu Iocche il sindaco terone, molto casualmente, è apprezzato dai negri e non dai bianchi.
    Poi non si capisce perchè suo figlio venga definito "mulatto": dove sarebbe la mescolanza razziale?



    NEW YORK SI É GIÀ STANCATA DI DE BLASIO - IL SINDACO PAISÀ SCARICATO DAI BIANCHI (E DAI POLIZIOTTI) DOPO GLI SCONTRI RAZZIALI - LA SUA POPOLARITÀ É SCESA AL 49%
    Secondo i sondaggi il consenso per il sindaco è salito dal 65 al 71% tra i neri, mentre è sceso dal 36 al 34% fra i bianchi - Senza contare che alcuni agenti sono furiosi nei confronti del sindaco per la dichiarazione in cui ha detto che fin da bambino aveva insegnato a Dante, suo figlio mulatto, a guardarsi dai poliziotti....
    Paolo Mastrolilli per “la Stampa”
    Le dispute razziali stanno avendo anche l’effetto collaterale di affondare il sindaco di New York Bill de Blasio, almeno fra gli elettori bianchi. Lo dimostra un sondaggio realizzato prima ancora delle proteste scoppiate per la decisione del Grand Jury di Staten Island di non incriminare l’agente responsabile della morte di Eric Garner, che quindi fotografa una situazione forse adesso ancora più compromessa.
    In base a questo rilevamento della Quinnipiac University, a un anno dalla sua elezione la popolarità complessiva di de Blasio è scesa al 49%, quindi sotto la soglia critica della metà dei cittadini. Andando a guardare le cifre nel dettaglio, però, si scopre una realtà molto precisa. Rispetto all’ultimo sondaggio, condotto ad agosto, il consenso per il sindaco è salito dal 65 al 71% tra i neri, mentre è sceso dal 36 al 34% fra i bianchi.
    Se la distribuzione razziale della popolarità di de Blasio era questa prima dell’ultima ondata di proteste, è logico aspettarsi che nel frattempo le differenze fra i vari gruppi siano diventate anche più acute.
    Dopo la decisione su Garner il sindaco ha cercato di tenere una linea prudente, criticando la scelta del Grand Jury senza alienare la polizia. Ci è riuscito solo in parte, però, e alcuni agenti sono furiosi per la dichiarazione in cui ha detto che fin da bambino aveva insegnato a Dante, suo figlio mulatto, a guardarsi dai poliziotti.


  5. #315
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    Predefinito Re: Terryes

    Commando assalta un carico di Nutella a Santa Maria di Licodia
    di Orazio Caruso
    SANTA MARIA DI LICODIA. Un commando di quattro banditi, con il viso coperto da passamontagna, ha sequestrato e rapinato un autotrasportatore a Santa Maria di Licodia, liberato nel quartiere catanese di San Giorgio. Il veicolo trasportava prodotti della Ferrero, quintali di confezioni di dolciumi e cioccolati; un bancale di barattoli di Nutella. L’assalto è avvenuto intorno alle 20 di venerdì, sulla Provinciale 160.
    Una vettura di grossa cilindrata ha tagliato la strada ad un Iveco Daily, diritto all’abitazione del conducente, un sessantottenne di Santa Maria di Licdia. Per dare l’allarme il rapinato ha dovuto chiamare la polizia da un locale, essendo stato derubato del cellulare. l’Iveco Daily è stato rinvento dai carabinieri nella zona di Gelso Bianco. Recuperati i dolciumi e i soldi: mancava solo il bancale con i barattoli di Nutella.
    Commando assalta un carico di Nutella a Santa Maria di Licodia - Giornale di Sicilia



    Sequestrati 500 chili di bombe carta: i botti nascosti accanto alle bombole di gas
    Oltre mezza tonnellata di bombe carta artigianali, le cosiddette «cipolle», sono state trovate la scorsa notte dai carabinieri di Melito in un deposito nel centro cittadino. Entrati nei locali al piano terra di una palazzina, all'interno di sacchi di plastica i militari dell'Arma hanno trovato 45mila pezzi artigianali, stoccati incoscientemente accanto a bombole di gas per uso domestico.
    Sul posto sono intervenuti gli artificieri antisabotaggio dell'Arma, che hanno provveduto a recuperare il quantitativo micidiale di ordigni ritenuti molto pericolosi e instabili proprio perché spesso confezionati da mani inesperte con polveri piriche e materiali non idonei. Sono in corso indagini volte ad individuare il responsabile dello stoccaggio del materiale che ha messo a rischio l'incolumità degli abitanti del luogo.
    Sequestrati 500 chili di bombe carta: i botti nascosti accanto alle bombole di gas | Foto

    Esami da avvocato col trucco
    Sorpresi a passare tracce
    Figlia di giudici con cellulare
    LUCA NATILE
    BARI - La banda degli otto aspiranti azzeccagarbugli. Il piano per superare brillantemente la terza prova scritta dell’esame per l'iscrizione nell’albo degli avvocati presso la sede di Corte di appello di Bari, era semplice e ben congegnato. Fase uno: fare uscire dalla maxiaula d’esame, quartiere fieristico, attraverso una delle «sentinelle» deputate a vigilare sul regolare svolgimento della prova, la traccia proposta ai candidati che avevano 7 ore a disposizione, come tempo complessivo per la redazione di un atto giudiziario. Fase due: far giungere il quesito d’esame, attraverso una staffetta alla «mente», ovvero all’esperto che avrebbe sviluppato il tema e redatto l’atto a tempo di record. Fase tre, la più rischiosa: far entrare la risposta al quesito e distribuirla tra gli otto furbetti che avevano ideato, pianificato e preso parte al «complotto».
    Tutto è sembrato andare per il verso giusto fino al momento in cui la sentinella, un dipendente della Corte di appello di Bari e la staffetta, una funzionaria dell’Università degli Studi di Bari, si sono incontrati per la consegna finale. Quando la busta con dentro l’atto è passato di mano, sono saltati fuori i carabinieri del Nucleo investigativo che stavano controllando la donna sin dall’inizio della sessione d’esame. I due sono trasaliti, balbettando. Nella busta i carabinieri hanno trovato un bigliettino con i nomi di cinque esaminandi. Una manna piovuta dal cielo che avrebbe fatto la felicità anche di altri tre candidati sotto esame.
    Il segretario e la donna che gli ha consegnato il plico sono indagati a piede libero per truffa e per la violazione della legge sugli esami di abilitazione professionale, che prevede la condanna da tre mesi a un anno di reclusione per chi copia. Una informativa con il racconto dettagliato di quanto fin qui accertato è finita ieri mattina, sul tavolo del pm Eugenia Pontassuglia. I militari sono sulle tracce dell’esperto che ha scritto l’atto.
    Erano 1.500 i dottori in legge che stavano sostenendo una prova che ora potrebbe essere annullata. Lo svolgimento dell’esame è stato turbato da un episodio che si è verificato nel corso della prima giornata. Tre aspiranti avvocatesse (una è figlia di due magistrati), sono entrate nell’aula tirandosi dietro il telefono cellulare che durante la prova hanno cercato di utilizzare dopo essersi rifugiate in bagno. Quando si sono rese conto che sarebbero state scoperte, sono tornate in aula. Pochi minuti dopo il presidente della commissione d’esame ha comunicato il ritrovamento in bagno dei due apparecchi ma solo una delle due candidate si è fatta avanti, subito espulsa. L’altra è rimasta in silenzio ma è stata identifica.
    Passano busta all'esame di avvocato: due denunce | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Il solito padano fesso che compra da un terone....

    Compra una Vespa su internet, ma era stata rubata nel 1987 a Castelbuono
    di Luigi Ansaloni
    L'uomo, del Vicentino, è stato segnalato dalle autorità per ricettazione
    castelbuono, online, truffa, vespa, Vicenza, Palermo, Cronaca
    VICENZA. Aveva comprato una Vespa d’epoca, un oggetto da sempre desiderato dagli appassionati delle due ruote, in uno dei tanti siti online di compravendita. Lui, vicentino, non vedeva l’ora di guidare il suo gioiellino, ma alla fine della storia ha avuto una brutta, bruttissima sorpresa. E con pesanti conseguenze: quella Vespa era stata rubata qualcosa come 27 anni fa a Castelbuono. E per l’uomo, M.P., 41 anni, di Sovizzo, oltre al danno, economico e non, ecco la beffa: l’uomo, infatti è stato denunciato per ricettazione. Secondo quanto riferiscono i carabinieri, l'uomo si è recato in caserma per denunciare lo smarrimento del certificato di conformità del mezzo.
    I militari a questo punto iniziano una serie di controlli incrociati, visto che il caso quantomeno singolare: consultando il database, i carabinieri hanno però scoperto che la Vespa era stata sottratta a Castelbuono, nelle Madonie, nell’ormai lontanissimo 1987, qualcosa come ventisette anni fa. A questo punto ai militari non è rimasto altro da fare che comunicare all’incredulo quarantunenne la scoperta, e denunciarlo a loro volta per ricettazione, visto che ufficialmente, nonostante sia passato così tanto tempo, la moto risultava ancora rubata. Una brutta avventura insomma per l'uomo di Vicenza, che sognava di viaggiare a bordo di una Vespa e invece dovrà far fronte ad un'accusa di ricettazione.
    Compra una Vespa su internet, ma era stata rubata nel 1987 a Castelbuono - Giornale di Sicilia

    Mafia Capitale e accoglienza ai migranti, inchiesta anche in altri centri siciliani
    di Gaetano Scariolo
    L’indagine è ai primi passi: verranno controllate due strutture. In una telefonata intercettata si fa riferimento a Melilli
    SIRACUSA. L’inchiesta «Mafia Capitale» si allarga a Siracusa. Il fascicolo che porta la firma del capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone, è finito sul tavolo dei magistrati siciliani, che hanno aperto un’inchiesta focalizzata su due centri di accoglienza.
    Il primo è quello di Melilli, gestito da Eriches 29, un consorzio di cooperative, costola del gruppo cooperativo «29 giugno» nell’orbita di Salvatore Buzzi, uno dei personaggi principali dello scandalo romano, indicato come il braccio destro di Carminati. Il secondo è quello di Priolo, in contrada Mostringiano, affidato all’associazione onlus Papa Francesco. La curiosità degli inquirenti è stata «solleticata» dalle conversazioni al telefono tra Luca Odevaine, componente del Tavolo per i rifugiati, ed una sua collaboratrice, che avrebbero discusso della struttura di Melilli.
    Mafia Capitale e accoglienza ai migranti, inchiesta anche in altri centri siciliani - Giornale di Sicilia

    Medico Asl con doppio lavoro
    Gdf sequestra 40mila euro
    ARCHIVIO - Visite a nero in ospedale, sospeso cardiologo incastrato da «Striscia»
    BARI - Aveva firmato con l’A.S.L. di Bari un contratto di “esclusività” impegnandosi a non esercitare la libera professione se non all’interno dell’azienda ospedaliera di appartenenza (c.d. regime intramoenia) oppure, all’esterno, rispettando determinate condizioni imposte dalla legge (c.d. intramoenia allargata), godendo, per questo, delle indennità incentivanti previste per i dirigenti sanitari pubblici.
    In realtà, attraverso complesse e minuziose indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Trani, durante le quali sono stati sentiti in atti ben 150 pazienti, le Fiamme Gialle di Molfetta (BA) hanno smascherato il dipendente pubblico “infedele” che, con una partita IVA attiva da più di dieci anni (la cui comunicazione era stata omessa all’A.S.L. di appartenenza), esercitava, di fatto, attività in regime di “extramoenia”, visitando centinaia di pazienti presso il suo studio privato di Molfetta.
    Nello specifico, è stato accertato che il medico, oltre ad usufruire indebitamente dei cospicui benefici economici previsti per gli “esclusivisti”, aveva effettuato visite “private” anche nei periodi in cui risultava assente dall’ospedale per malattia o corsi di aggiornamento, incassando le parcelle dai suoi clienti, con un ingiusto profitto a danno del S.S.N..
    Al termine delle indagini, il professionista è stato denunciato per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e falsità ideologica. Inoltre, il P.M. inquirente, condividendo il quadro accusatorio delineato dai finanzieri di Molfetta, chiedeva ed otteneva dal gip del Tribunale di Trani il sequestro preventivo “per equivalente” dell’importo di circa 40 mila euro, pari alle indennità indebitamente riscosse, già eseguito su alcuni c/c bancari nella sua disponibilità.
    La posizione del dirigente pubblico è stata segnalata anche alla Corte dei Conti di Bari per gli eventuali profili di responsabilità contabile e amministrativa in termini di “danno erariale”.
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    Appalto pilotato a assunzioni
    arrestato sindaco di Trani
    'Sistema politico-affaristico'
    Chiesta interdizione altri indagati
    uno è dirigente a Comune di Bari
    Quel rogo punitivo per i tanti voti
    e la gara vinta dall'azienda siciliana
    TRANI – "Qui comandiamo noi, si fa quello che diciamo noi". Non usavano certo la diplomazia per pilotare gli appalti e per imporre assunzioni nelle società comunali i sei componenti del comitato politico-affaristico arrestati stamattina dalla Digos di Bari su disposizione della magistratura tranese. Gli appalti venivano pilotati in cambio di richieste di denaro (dai 5.000 ai 10.000 euro) e posti di lavoro. Le assunzioni nelle società comunali erano invece imposte per sistemare anche amici e parenti dei consiglieri di opposizione e per guadagnarsi il loro appoggio incondizionato in Consiglio comunale. Se qualcuno, poi, faceva opposizione, spuntava subito la minaccia dei licenziamento o il mancato rinnovo del contratto a termine.
    A capo del comitato politico-affaristico – secondo l’accusa - c'era il sindaco di Trani, Luigi Nicola Riserbato, finito agli arresti assieme ad altre cinque persone. Oltre a Riserbato, eletto nel 2009 consigliere provinciale della Bat con la 'Puglia prima di tutto', il partito fondato all’ex ministro Raffaele Fitto, ai domiciliari è finito il funzionario comunale Edoardo Savoiardo.
    Pesanti le accuse contestate a vario titolo: associazione per delinquere, concussione, corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.
    Le indagini del pm di Trani, Michele Ruggiero, ruotano attorno ad un appalto di oltre due milioni di euro per la vigilanza degli immobili comunali aggiudicato nel 2013 – secondo l'accusa – in modo illecito alla società palermitana Sicurcenter. Dopo che era stata bandita la gara, secondo alcuni testimoni, cominciarono le richieste di danaro a varie ditte che avevano manifestato interesse al bando. Dagli accertamenti sarebbe invece poi emersa l’esistenza di un vasto sistema corruttivo che vedrebbe coinvolti politici, dirigenti e amministratori del Comune di Trani.
    Gli arresti – ha detto il procuratore Carlo Maria Capristo - costituiscono "una prima e urgente risposta ad un diffuso e insidioso sistema di condizionamenti e interferenze illeciti nella gestione di appalti e, più in generale, della cosa pubblica nel Comune di Trani", organizzato da un "comitato politico affaristico che comandava in città".
    Secondo Capristo, il sistema di illegalità ha pervaso "la vita politica della amministrazione cittadina". Venivano imposte assunzioni – ha spiegato il magistrato – presso società operanti per il Comune in base a logiche clientelari di scambio o asservimento ad una specifica parte politica, dietro la minaccia di ritorsioni; veniva sollecitato il pagamento di tangenti in cambio di aggiudicazioni; la dialettica politica era governata da intimidazioni, ritorsioni e minacce di licenziamenti; le gare dei pubblici appalti erano pilotate. Oltre ai sei arrestati, vi sono sei indagati a piede libero. Per quattro di essi – i componenti della commissione aggiudicatrice degli appalti – la procura ha chiesto al gip l'interdizione dai pubblici uffici. Si tratta dell’ex segretario comunale Pasquale Mazzone, dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico Claudio Laricchia (ora in forza al Comune di Bari), della poliziotta municipale Elsa Coppola.
    Il clan delle mazzette arrestato sindaco di Trani | La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    Napoletano ruba 10 mila euro ad un anziano a Trani: arrestato
    Lo scorso 28 ottobre è entrato con una scusa nell'abitazione di un anziano di Trani, sostenendo di essere amico del figlio il quale lo avrebbe incaricato di rivolgersi al proprio padre per il pagamento di un telefono cellulare da lui acquistato per la somma di 3.000 euro. Per rendere credibile la messinscena, ha anche chiamato al telefono un complice, facendo credere all’anziano signore di essersi messo in contatto con il figlio. La vittima, un uomo di 65 anni, ha ceduto alle insistenze del truffatore e si è recato in camera da letto, prelevando dal comò una busta al cui interno erano custoditi 10.000 euro.
    A quel punto il truffatore, individuato in Carmine Ottaviano, 45 anni, di Napoli, con precedenti di polizia, ha strappato i soldi dalle mani dell’anziano e, dopo avergli dato uno spintone, è fuggito, insieme al complice che lo attendeva fuori dall'abitazione.
    La Polizia di Stato, nei giorni scorsi, ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Ottaviano, ritenuto responsabile del reato di rapina pluriaggravata. L’uomo è stato rintracciato a Napoli da agenti del Commissariato di Trani, unitamente ai colleghi della Squadra Mobile della Questura campana.
    Da alcuni accertamenti è emerso che i due complici si siano spostati insieme, verosimilmente per compiere altre truffe, in diverse zone d’Italia in quanto le auto a bordo delle quali viaggiavano sono state segnalate in altre città.
    Napoletano ruba 10 mila euro ad un anziano a Trani: arrestato



    Derubava i bambini malati di tumore: si era preso pure i videogiochi
    di Luca Ingegneri
    PADOVA - Furti odiosi ai danni di bambini malati e indifesi. Sono una decina gli episodi contestati a Vito Calia, 44enne di origini baresi, residente ad Este. Un ladro incallito con la consolidata abitudine di fare razzie all’interno degli ospedali. Tra maggio 2011 e settembre 2012 avrebbe colpito ripetutamente nel reparto di Oncologia pediatrica e all’Istituto Oncologico Veneto, prendendo di mira i bambini ricoverati e i loro genitori. In un’occasione avrebbe cercato di colpire un infermiere all’addome con la punta dell’ombrello minacciandolo di morte. Calia avrebbe fatto sparire soldi, computer portatili e iphone, arrivando a rubare persino il videogioco Nintendo di un piccolo ammalato di tumore.
    Davanti al giudice dell’udienza preliminare Margherita Brunello si è costituito parte civile per conto dello Iov l’avvocato Luca Motta. L’Istituto Oncologico Veneto chiede un risarcimento di 20mila euro. Calia, assistito dall’avvocato Cesare Vanzetti, deve rispondere di due tentate rapine e di otto furti. In due circostanze, il 6 e il 22 maggio 2011, era stato colto sul fatto mentre rubava un marsupio in Chirurgia pediatrica e frugava dentro l’armadietto di un paziente nel reparto di Radioterapia degenze.
    Derubava i bambini malati di tumore: si era preso pure i videogiochi



    Napoletano contro i napoletani in radio: «Ecco che fine devono fare», polemiche a fiumi
    Dopo le discusse dichiarazioni di Leopoldo Mastelloni su Napoli, ancora polemiche su una puntata della trasmissione radiofonica "La zanzara". Tutto scaturisce da una telefonata da tale Angelo da Lucca, napoletano, autotrasportatore, a Radio 24. “Mi vergogno di essere napoletano – ha detto duramente ai conduttori Cruciani e Peranzo – per me i napoletani andrebbero messi nei forni crematori o nei termovalorizzatori”. Nonostante i due conduttori abbiano tentato di stigmatizzare e di farlo riflettere, l'ascoltatore ha insistito: "Che sto dicendo di male?".
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  6. #316
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    Predefinito Re: Terryes

    Ogni tanto una qualche bella notizia.
    Oggi una gran bella giornata.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #317
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    Predefinito Re: Terryes

    L'America e l'ossessione per la ricerca dell'identità
    Nella terra delle opportunità tutti sfoggiano le proprie radici però sacrificano la lingua d'origine al totem dell'unità nazionale
    Paolo Guzzanti
    «Voressimo sapere se voi siete o nun siete americano» chiedono a un nativo (un «selvaggio») nella Scoperta dell'America gli uomini di Colombo appena sbarcati. E il «selvaggio», perplesso, risponde che lui lì c'è nato ma che ignora il nome del luogo e non sa spiegare bene nemmeno chi è. Allora il narratore popolano, creato dal poeta romanesco Cesare Pascarella, con compatimento esclama: «Ma lo vedi s'in che modo procedevano? Te basti di' che lì c'erano nati, in America, e neanche lo sapevano».
    In quel dialogo comico fra l'europeo e l'americano c'è secondo me qualcosa di permanente. Gli americani non sanno molto della propria identità (salvo una vaga idea sull'origine dei nonni o dei bisnonni) e se lo chiedono con ossessività. Hanno un'idea pan-anglofona della loro lingua nel mondo (come fanno del resto anche i francesi con la loro) e gli è difficile pensare che sul pianeta si parli e si pensi in altri idiomi che non siano l'inglese, il loro inglese (quello britannico è accolto con sospetto ex coloniale). I figli di giovani coppie italiane nelle cui case si parla italiano e che conosco bene, rifiutano a scuola o per strada la lingua delle origini perché hanno bisogno di integrazione in un Paese che tutela questo sentimento come un bene primario.
    I giornali popolari si sono sbizzarriti a cercare uomini e donne che facciano da archetipo americano, seguendo una ricetta da cocktail etnico con il giusto dosaggio di sangue nativo, anglosassone, africano, francese (metà degli attuali Stati Uniti era francese fino a Napoleone che la vendette al presidente Jefferson per fare cassa), irlandese, scozzese e messicano con un tocco orientale cino-coreano e giapponese.
    Noi italiani abbiamo da centocinquanta anni il nostro problema a definire la nostra identità, se mai ce ne fosse una, figurarsi nel Paese che ha scelto di chiamare gli immigrati a popolare da ogni parte del mondo i suoi dieci milioni di chilometri quadrati, ma filtrati dalle «per quote» annuali: tanti italiani, tanti polacchi e così via, con una separazione fra italiani del Nord e del Sud, accettati in diverse quantità: Rudolph Giuliani, il leggendario sindaco che ha ripulito New York e affrontato l'undici settembre del 2001, è di origine ligure: i suoi nonni emigrarono quando soltanto a liguri, piemontesi e lombardi era permesso approdare ad Ellis Island, l'isola dello smistamento degli immigrati.[Chissà come mai....]
    Samuel Huntington (famoso per il suo libro sullo scontro delle civiltà) ha scritto nel 2005 un saggio, pubblicato in Italia da Garzanti, intitolato Who are we? The challenges to America's national identity: chi siamo noi? Le sfide che pone l'identità nazionale americana. Sulle maggiori riviste americane e nelle librerie la questione dell'identità rimbalza irrequieta. Di conseguenza cresce l'avidità con cui ognuno cerca se stesso nelle storie comuni. Il culto per la guerra civile americana, che si svolse negli stessi anni in cui si concludeva l'unità di Italia ne è una prova come ne è una prova la celebrazione del nemico vinto (monumenti al generale Lee e agli sconfitti confederati) e l'uso di quei particolari luoghi che sono i memorial - il più struggente è quello della guerra del Vietnam - visitati ogni giorno da migliaia di americani. Gli americani visitano i loro cimiteri di guerra all'estero, vengono ogni anno ad Anzio e Salerno, e poi in Normandia, sulle Ardenne, in Germania e cercano in Europa - the old country , il vecchio paese - le loro storie per costruire la propria.
    Ma lo strumento d'indagine più importante per rispondere al «chi siamo» americano è il cinema e più ancora le grandi serie televisive in cui le etnie e le origini culturali dei personaggi sono calcolate col bilancino: tanti neri, tanti bianchi, poi gli orientali e quelli di cognome italiano e uno scrupoloso equilibrio etnico fra buoni e cattivi, fra guardie e ladri. Oppure questo genere cinematografico ultrapopolare affronta la questione razziale prendendola frontalmente, come nel famoso The Wire (la comunità criminale nera illustrata come in un testo di sociologia) o nella divertente Blackish («quasi neri», o nerastri) in cui una famiglia afroamericana di successo appartenenti all'alta middle class borghese si rende conto di scimmiottare un po' troppo i bianchi del quartiere, sicché i figli imbarazzano i genitori. Ne nascono conflitti identitari paradossali. Per esempio il fatto che soltanto agli afroamericani sia concesso di chiamare se stessi e solo di fronte ai propri simili «negro», un aggettivo proscritto e proibito ai bianchi.
    Anche la vita e le imprese degli italiani malavitosi sono affrontate come una questione delle radici comuni, trattata perfino un certo orgoglio. Quando gli americani leggono Il Padrino di Mario Puzo, non ci vedono l'estraneità dei siciliani di Cosa Nostra, ma li incuriosisce quel segmento del loro Dna che trasformano in cinema per lo più televisivo. È quel che accade nella famosa serie televisiva dei Sopranos, discendenti di camorristi napoletani che vivono a Jersey City. Il protagonista Tony Soprano, interpretato da un iperrealistico James Gandolfini (morto d'infarto in un albergo romano dopo avere mangiato e bevuto più dell'umanamente possibile) è anche un americano che crede nella Costituzione e in tutti i suoi emendamenti, ma che ha l'abitudine di fare letteralmente a polpette i cadaveri delle sue vittime nel retrobottega di una macelleria. Quando gli affari della droga lo portano a Napoli con la sua banda (the crew, il suo equipaggio) trova insopportabile il disordine e la microdelinquenza partenopea e vuole sapere perché in Italia non si rispettino legge e ordine. Contro questa saga in Italia c'è stata un'insurrezione di sdegnati che hanno visto nei Sopranos un insulto al nostro Paese. Pochi capivano che quel prodotto della letteratura cinematografica recensito su tutte le pagine culturali del mondo non parlava degli italiani, ma degli americani.[parlava dei terroni americani....]
    L'America e l'ossessione per la ricerca dell'identità - IlGiornale.it

    1. E LA GUERRA RAZZIALE ARRIVÒ DALLA PERIFERIA DI FERGUSON AL CUORE DI NEW YORK: POLIZIOTTI CONTRO IL SINDACO DE BLASIO, CHE HA “LE MANI SPORCHE DI SANGUE” - 2. GLI ADDEBITANO L’UCCISIONE DEI DUE AGENTI DA PARTE DI UN NERO CHE VOLEVA VENDICARE MICHAEL BROWN E GARNER. DE BLASIO HA DETTO CHE SUO FIGLIO DI COLORE HA “PAURA” DEGLI AGENTI - 3. GIULIANI PUNTA IL DITO CONTRO OBAMA: “È RESPONSABILE DELLA PROPAGANDA CONTRO I POLIZIOTTI CHE VA AVANTI DA MESI. HA ALIMENTATO L’ODIO E PERMESSO GLI ATTENTATI” - 4. ANCHE L’EX GOVERNATORE PATAKI ACCUSA DE BLASIO DI AVERE DATO IN PASTO GLI AGENTI AI CRIMINALI, SCHIERANDOSI CON I DIMOSTRANTI DI NEW YORK CHE INVITAVANO A “NON SPARARE” - 5. AI FUNERALI DI IERI, GLI “SBIRRI” HANNO VOLTATO OSTENTATAMENTE LE SPALLE AL SINDACO -
    Candele e fiori. Sono centinaia i messaggi di cordoglio lasciati dai cittadini sul luogo della sparatoria, a Brooklyn, dove ieri due poliziotti sono stati assassinati a sangue freddo. La citta' di New York e' sotto shock e stasera e' prevista una veglia funebre. "Non riusciamo ancora a crederci", ha detto un passante. "I poliziotti dovrebbero essere considerati eroi, non bersagli da far fuori", ha detto un altro. In zona continuano ad affluire persone quasi senza sosta
    Il dipartimento della Polizia di New York ha rafforzato le misure di sicurezza per gli agenti chiedendo loro di indossare sempre i giubbotti anti proiettili e di evitare, al momento, di pattugliare zone non assegnate. La misura avviene il giorno dopo l'uccisione a sangue freddo di due poliziotti a Brooklyn.
    Giuliani dà la colpa dell'uccisione di due poliziotti alla "propaganda" contro la polizia di cui, sostiene, "il presidente Barack Obama ha una parte di responsabilità". "Abbiamo avuto mesi di propaganda, a partire dal presidente, che tutti dovrebbero odiare i poliziotti", ha detto Giuliani. L'ex sindaco si riferiva alle manifestazioni contro la brutalità della polizia nei casi di Ferguson e New York. Secondo Giuliani, quelle proteste, unite alle critiche delle tattiche della polizia e del sistema giudiziario, hanno contribuito a creare il clima che ha portato all'assassinio dei due poliziotti.
    2. “DE BLASIO CI HA TRADITO RIDATECI RUDY GIULIANI”
    Maurizio Molinari per “la Stampa”
    Al 917 North Broadway di Massapequa, Long Island, c’è il «Cafè Gondola» di Joe Bonura dove la domenica mattina gran parte degli avventori sono agenti della polizia di New York, pensionati o in servizio, con famigliari al seguito.
    Parlare con loro dell’omicidio commesso da Ismaayil Brinsley, significa ripercorrere il rapporto fra la metropoli e il New York Police Department, dall’età d’oro di Rudy Giuliani alle tensioni con Bill De Blasio.
    Andy, 60 anni, è un veterano con il figlio anch’esso in divisa, e non ha esitazioni: «Sono due omicidi di cui porta la responsabilità il sindaco De Blasio perché ha voltato le spalle agli agenti, con Giuliani sarebbe stata tutt’altra storia». Il riferimento è all’ex sindaco repubblicano che «scelse di sporcarsi le mani e ci disse di togliere dalla circolazione chi lo meritava, proteggendoci» aggiunge Andy, ricordando la genesi della dottrina delle «Finestre rotte» che vide a metà degli Anni Novanta Giuliani applicare la teoria formulata nel 1982 da James Wilson e George Kelling in base alla quale arrestando chi commette microreati - dai graffiti sulla metro ai vetri rotti - si riesce ad abbassare nel medio periodo il tasso di crimini più gravi.
    Giuliani affidò nel 1994 al «commissioner» William Bratton la gestione della «tolleranza zero» che Howard Safir e Bernard Kerik continuarono, fino al 2001, con metodi tali da sollevare accuse di razzismo da parte delle comunità afroamericane e ispaniche. Il risultato fu il recupero di interi quartieri, a cominciare da Manhattan dove Lower East Side, Times Square e Upper West Side vennero «ripuliti da gang, prostitute e spacciatori» ricorda Andy, ponendo le basi per il boom immobiliare che continua da oltre venti anni.
    «La responsabilità è di De Blasio che sta chiuso in ufficio, non vuole grane, non si preoccupa della sicurezza dei cittadini e consiglia perfino al figlio di non fidarsi di noi». Senza contare che dopo l’episodio di Eric Garner - l’afroamericano strozzato da alcuni agenti - «non ha frenato chi ci ha linciato pubblicamente».
    «New York ha bisogno di un nuovo sindaco come all’America serve un nuovo presidente» commenta Andy, nel consenso corale dei colleghi seduti fra i tavoli del Gondola, spiegando che «ad accomunare Obama e De Blasio è il pregiudizio a favore dei neri, per loro ogni nero morto è un atto di razzismo mentre i bianchi morti sono solo delle vittime».
    La rabbia contro il sindaco si è espressa sabato con il gesto di protesta nei corridoi del Woodhull Hospital, quando dozzine di agenti si sono girati verso il muro, dandogli le spalle mentre passava, al fine di rendere evidente il disappunto per «aver scelto di non sostenerci come tutti i predecessori hanno fatto» concordano Mike e Andy.
    Mike tiene in particolare a ricordare Michael Bloomberg, alla guida della città dal 2002 al 2013, perché la scelta di applicare la legge «Stop and Frisk» - fermare e perquisire - nei confronti di ogni sospetto viene considerata dagli agenti uno dei rimedi più efficaci, riusciti a garantire la sicurezza dall’indomani dell’11 settembre nonché nuovi recuperi urbani, a cominciare da Harlem.
    Contestata dai democratici perché consente di fermare un individuo solo sulla base di sospetti, accusata dall’Unione delle libertà civili di «violare la Costituzione» e portata in tribunale dalle comunità afroamericane, «Stop and Frisk» è stata difesa a spada tratta da Bloomberg, estendendo la «tolleranza zero» alla prevenzione dei reati. Fu proprio questo uno dei terreni su cui De Blasio, in campagna elettorale, criticò aspramente Bloomberg, affrettandosi a voltare pagine una volta eletto.
    «La differenza fra i due sindaci è che Bloomberg, pur essendo ricco, considerava ogni agente come un familiare, aiutandolo a lavorare per i cittadini - conclude Andy, che ha servito sotto di lui - mentre De Blasio ci tratta come degli estranei, dei violenti». Da qui l’interrogativo su come De Blasio riuscirà a tenere in pugno la città, in presenza di uno scontento senza precedenti fra le 34.450 divise blu.



    Il sindaco Masaniello e sinistrorso è all'origine della mancata difesa degli agenti
    Gian Micalessin
    La Grande Mela è servita. Prigioniera dei sensi di colpa per essere ricca e agiata, ma anche tremendamente elitaria ed esclusiva, s'è scelta non un sindaco, ma un presepe del libertarismo radical chic. Lui italiano e di sinistra. Lei orgogliosamente afro-americana con un glorioso passato da pasionaria lesbo-rivoluzionaria nera. Il tutto condito da due rampolli mezzosangue frutto del matrimonio. Ma la svolta di una New York affidata alla gestione dell'italo democratico Bill de Blasio e rappresentata da quella famiglia meticcia ha prodotto il peggiore dei risultati. In questo guazzabuglio politico razziale quel che fa più danni non è il sangue afro americano della signora Chirlaine, bensì la vocazione tipicamente italo-sinistrorsa del sindaco Bill De Blasio di non rispettare gli obblighi istituzionali, di nutrire poco rispetto per le divise e di personalizzare situazioni che andrebbero gestite con il massimo distacco ed il più grande equilibrio. Di fronte ad una questione razziale montante, di fronte ad una polizia sotto accusa per eccessi imputabili, eventualmente, a singoli agenti Bill De Blasio ha scelto di comportarsi come il peggior Masaniello italiota. Dopo il proscioglimento dell'agente sospettato di aver tirato il collo al cittadino di colore Eric Gardner il sindaco di New York ha deciso di schierarsi apertamente dalla parte dei dimostranti anti polizia. Raccontando di aver detto al figlio Dante «Sei un ragazzo nero, - per strada stai attento alla polizia» ha delegittimato l'intero New York Police Department. Rendendo pubblico quel brandello di dialogo familiare ha fatto capire a tutta la cittadinanza che il sindaco non dubita soltanto del comportamento di qualche mela marcia, ma dell'intera istituzione da cui dipende il mantenimento della legge e dell'ordine nella sua metropoli.
    Subito dopo, però, è riuscito a far anche di peggio. Agendo da controfigura di un leader della peggior sinistra nostrana ha non solo ignorato le richieste di dialogo rivoltegli dai sindacati del «New York Police Department», ma ha addirittura preferito accettare un incontro segreto con gli animatori delle della proteste anti polizia. Le indiscrezioni di stampa sull'incontro del 17 dicembre con i responsabili della Lega della Giustiza, animatrice delle dimostrazioni per la morte di Eric Gardner, sono probabilmente l'autentica goccia che ha fatto traboccare il vaso, il vero motivo per cui ieri, dopo l'uccisione dei loro due colleghi, i poliziotti hanno deciso di voltare le spalle ad un sindaco palesemente estraneo ed ostile. Le sue condotte, ispirate ai peggiori pregiudizi della sinistra radical chic nostrana, sono all'origine della delegittimizzazione e della mancata difesa di un corpo di polizia considerato potenzialmente colpevole solo per indossare una divisa.
    Il sindaco Masaniello e sinistrorso è all'origine della mancata difesa degli agenti - IlGiornale.it



    Botti killer, sequestrata a Napoli una bomba a forma di «Babà»
    Botti a forma di babà, nel Napoletano. Li hanno sequestrati, a Mugnano di Napoli, i carabinieri che, in un'abitazione, hanno trovato tre quintali di botti. Arrestato Angelo Ceparano, 61 anni, già noto alle forze dell'ordine.
    Le bombe artigianali erano sparse in varie stanze del casa, in via Aldo Moro, in pieno centro abitato. Sul posto sono stati fatti intervenire gli artificieri antisabotaggio del comando provinciale di Napoli che hanno provveduto alla catalogazione e al trasporto in sicurezza del materiale pericoloso in mezzo al quale spiccano bombe carta di fabbricazione artigianale a forma del dolce tipico napoletano.
    Botti killer, sequestrata a Napoli una bomba a forma di «Babà»



    Pestato a sangue in centro a Bari
    Sballo senza controlli
    NICOLA PEPE
    BARI - Pestato a sangue dal branco, a colpi di casco, sedia, calci e pugni. Vittima della brutale aggressione, il giorno della vigilia di Natale, un giovane finito nel mirino di un gruppo di giovani ubriachi in piano centro a Bari. Teatro dell'episodio, il centralissmo corso Vittorio Emanuele, nel cuore del capoluogo, in una giornata dove si sono svolti due veri e propri rave party a partire dalla mattina nel totale dispregio delle regole e senza che nessuno controllasse. L'episodio è avvenuto intorno alle 19, all'angolo tra corso Vittorio Emanuele e piazza Chiurlia.
    Il giovane aggredito, che era in compagnia di una ragazza, pare sia intervenuto in difesa della donna importunata da un gruppo di ragazzi che avevano traascorso il pomeriggo davanti a uno dei due locali del corso trasformati in discoteche all'aperto (con vendita di alcolici a gogò per minorenni). Ad un tratto, il ragzzo è stato circondato: prima sono volati spintoni, poi schiaffi, poi uno del branco ha preso una sedia l'ha rotta sul pavimento stradale e ha iniziato a picchiare selvaggiamente il ragzzo insieme ad altri quattro complici.
    Ci sono stati attimi di panico: tra le urla di alcune ragazze, il pestaggio è avvenuto sotto gli occhi di decine di persone senza che nessuno intervenisse. Il giovane è stato abbandonato, privo di sensi e in un lago di sangue, nei pressi di una panchina. La Polizia - arrivata dopo 20 minuti a causa del cambio turno - ha raccolto le testimonianze di alcuni amici della vittima, mentre il personale del 118 ha soccorso il giovane immersi in un lago di sangue. Il ragazzo aveva il volto tumefatto e presentava tagli in varie parti alte del corpo.
    L'aggressione è avvenuta proprio davanti a una delle telecamere di sorveglianza del Comune posizionate all'angolo tra corso Vittorio Emanuele e piazza Chiurlia: auspicando che l'occhio elettronico funzionasse, o meglio che registrasse, agli investigatori potrebbe bastare esaminare i filmati per risaire agli autori della brutale aggressione.
    Dicevamo della festa senza regole. A partire dalla mattina della vigilia, proprio su corso Vittorio Emanuele, due locali hanno installato un vero e proprio impianto di discoteca all'esterno catalizzando decine di migliaia di giovani e coinvolgendoli in una vero e proprio rave party all'aperto in cui sono stati dispensati ettolitri di alcol soprattutto a minorenni. Un vero e proprio sballo in barba alle più elementari regole - visto che tutto si è svolto a poche decine di metri dal Comune e dalla Prefettura - che non ha visto il benchè minimo controllo.
    Pestato a sangue in centro a Bari Sballo senza controlli | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Pregiudicato con berretto di Babbo Natale aggredisce sconosciuta in via XX Settembre
    Genova - La polizia di Stato, a San Silvestro, ha arrestato un italiano [terrone] di 31 anni che, senza motivo, ha aggredito con violenza una giovane passante sconosciuta.
    L’uomo, la mattina dell’ultimo giorno dell’anno, si aggirava in via XX Settembre con indosso un berretto di Babbo Natale confondendosi tra le persone che affollavano la strada.
    Poi, improvvisamente, si è fermato davanti ad una giovane sconosciuta che stava camminando in direzione opposta e, senza alcun motivo, l’ha colpita con un violento schiaffo al viso, talmente forte da farla cadere a terra, sotto gli occhi sbigottiti dei passanti che l’hanno subito rialzata e hanno chiamato la Polizia.
    Immediatamente una volante è giunta sul posto e gli agenti, dopo aver accertato che le condizioni della giovane non erano gravi, hanno ricercato l’aggressore che nel frattempo si stava allontanando in direzione Brignole.
    Dopo averlo rintracciato poco distante, gli agenti hanno esortato l’uomo a fermarsi e lui, in tutta risposta ha reagito con violenza spintonandoli e colpendoli con pugni in varie parti del corpo, causando ad entrambi lesioni. Con non poca fatica sono riusciti a bloccare l’omone alto circa 2 metri che è stato accompagnato in Questura per l’identificazione.
    Dopo i dovuti accertamenti i poliziotti hanno appurato che si trattava di un 31enne italiano, nato in Sicilia e residente a Genova, con numerosi precedenti di polizia per ricettazione, minacce, ingiurie, furto e spaccio di sostanza stupefacente. L’uomo è stato arrestato per il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale e portato nel carcere di Marassi.
    La sua giovane vittima, un’imperiese di 20 anni, dopo essere stata medicata dai sanitari dell’ospedale Galliera, è stata accompagnata dai poliziotti a casa.
    Pregiudicato con berretto di Babbo Natale aggredisce sconosciuta in via XX Settembre | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    Palermo, viadotto inaugurato il 23 dicembre crolla a Capodanno.
    Era stato inaugurato alla vigilia di Natale, ma il viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento è crollato a Capodanno.
    L'Anas parla di «un anomalo cedimento del piano viabile in corrispondenza del rilevato retrostante della spalla del viadotto».
    Metà carreggiata è sprofondata e la restante presenta una profonda spaccatura. Per fortuna nessun veicolo transitava quando è avvenuto il collasso dell'arteria. L'Anas ha dunque deciso di chiudere al traffico la strada statale 121 tra il chilometro 226 e il chilometro 227 nei pressi di Mezzojuso.


    Scavi di Pompei "illuminati" (ma soltanto dalle lucciole)
    La cultura va in ferie e l'Italia fa una figuraccia internazionale: a Pompei gli scavi chiusi anche il primo dell'anno. Ma le lucciole non mancano...
    Nino Materi
    Pompei in love. Beh, più che in «love», in «puttan tour». Il boom risale ai tempi di Sodoma e Gomorra. Ma anche oggi dalle parti degli archeologici lupanari ferve l'attività. Benvenuti nella zona dei porno-scavi. Dove i turisti a Natale e Capodanno sono rimasti fuori dai cancelli (per spiegazioni sulla chiusura chiedere al ministro Franceschini), mentre lucciole e clienti rinverdivano i fasti delle antiche domus dove il sesso mercenario ha sempre tirato alla grande.
    Nell'antichità - narrano i testi proibiti dell'epoca - la prostituta numero uno si chiamava Myrtis; la quale Myrtis pare fosse tanto brava che un cliente, soddisfattissimo della prestazione ricevuta, la gratificò con una targa-ricordo con su scritto «Bene fellas» (dove ogni riferimento ai piaceri della fellatio era puramente voluto). Oggi tra via Plinio e via Roma, cioè l'area urbana che divide la Pompei incenerita dal Vesuvio dalla Pompei arroventata dalle marchette a luci rosse, la degna erede di Myrtis si chiama Poppeo ed è un trans di Posillipo con la nona di reggiseno. Anche lei nelle notti di Natale, Santo Stefano e San Silvestro ha santificato le feste, offrendo un po' di conforto e calore umano (molto calore umano) ai viandanti che si aggiravano dalle parti di Porta Marittima, uno degli ingressi off limits degli scavi pompeiani: i più famosi al mondo, ma pure i più disgraziati. Tanto disgraziati che qui, lo scorso 28 settembre, i carabinieri sorpresero una lucciola brasilina in dolce compagnia con un cliente, teneramente appartati all'interno di una delle domus storiche, visitate ogni giorni («Ma non a Natale e Capodanno», almeno secondo la stravagante tesi del ministro Franceschini) da turisti provenienti da tutto il mondo.
    Dettagliato il verbale stilato dai carabinieri intervenuti per interrompere il «congresso carnale» in atto fra gli scavi: «In data 28 settembre la suddetta coppia, dopo aver eluso il sistema di videosorveglianza, veniva sorpresa in atteggiamenti inequivocabili all'interno di un'antica domus. L'uomo, con precedenti per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, aveva i pantaloni abbassati. Lei, in abiti molto succinti, si è giustificata sostenendo di “aver scavalcato il muro perché doveva fare pipì“». Il tutto a poca distanza dalla celebre Villa Misteri. Ma qui non è certo un mistero per nessuno che la strada da cui la coppia si era furtivamente introdotta è ad alta frequentazione di scambisti, prostitute e trans.
    A confermare il fenomeno sono le 140 contravvenzioni in 15 giorni, tutte per «esercizio del meretricio nei luoghi pubblici», elevate lo scorso novembre anche nell'area del sito archeologico. «La violazione commessa dalle lucciole trasgredisce l'ordinanza sindacale che vieta la prostituzione e l'adescamento in luoghi pubblici. L'importo totale per le violazioni accertate ammonta a 69.500 euro». A questo punto ogni commento sarebbe superfluo.
    Il paradosso di un Paese che lascia fuori dagli scavi i turisti, ma consente che l'area archeologica sia un bordello a cielo aperto, è sotto gli occhi di tutti. Compresi quelli stranieri.
    Come testimonia Antonio Irlando, dell'Osservatorio Patrimonio Culturale, che ieri mattina ha passato alcune ore davanti agli ingressi degli scavi archeologici di Pompei: «Decine di pullman pieni di turisti, perlopiù asiatici, delusi per avere trovato gli scavi archeologici di Pompei chiusi, qualche selfie davanti ai cancelli sbarrati, niente servizi igienici a disposizione dei visitatori “mancati“, e solo una bancarella di souvenir aperta».
    Alcuni turisti l'hanno presa con filosofia: hanno acquistato qualche oggettino, hanno usato l'unico bagno disponibile, quello dell'unico vigile urbano presente che lo ha messo subito a disposizione dei turisti, un selfie davanti i cancelli sbarrati e poi via, alla volta della Penisola sorrentina.
    «Ho notato anche parecchie auto private e taxi - dice ancora Irlando, che è anche assessore ai Beni Culturali del Comune di Torre Annunziata - con a bordo persone fermamente intenzionate a visitare gli scavi per Capodanno. Ho visto sui loro volti la delusione. Alla fine un dietrofront, senza neppure consumare un panino, visto che i bar erano tutti chiusi».
    Sulla vicenda si attende il commento del soprintendente locale, professor Osanna. Nell'alto dei cieli...
    Scavi di Pompei "illuminati" (ma soltanto dalle lucciole) - IlGiornale.it

    Bari, bus senza autisti, tutti malati a fine anno
    Decaro: vendo l'Amtab
    Il precedente a Capodanno di 4 anni fa
    E l'accordo sulle ferie che nessuno tocca
    BARI – "Uno schiaffo ai cittadini, un tradimento intollerabile": il sindaco di Bari, Antonio Decaro, è infuriato con i dipendenti dell’Amtab, l’azienda di trasporto pubblico urbano del Comune, che la notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio ha registrato 109 assenze su 417 unità, il 26%.
    Dopo aver ricevuto i dati sulle assenze delle municipalizzate a Capodanno, Decaro si rivolge ai dipendenti dell’Amtab in un video minacciando la privatizzazione dell’azienda e spiegando che il prossimo 31 dicembre potrebbero trovarsi a dover discutere "con il padrone, piuttosto che con l’amministrazione comunale".
    Proprio con gli "utili dell’Amgas", spiega il primo cittadino "abbiamo potuto ricapitalizzare l’azienda di trasporto pubblico: lo scorso 22 dicembre il consiglio comunale ha generosamente approvato il piano che prevede un investimento di circa dieci milioni di euro per il risanamento dell’azienda".
    Ma la "risposta", stigmatizza il sindaco, "è stata 109 assenti: 70 per malattia, 9 per donazione di sangue, 6 permessi sindacali, 24 assenze al momento ancora arbitrarie, senza contare le assenze per la legge 104 che non sono computate nelle 109 totali". Da parte dei dipendenti, per Decaro, c'è stato un "atteggiamento irrispettoso e ingiustificabile" che, qualora continuasse, "mi vedrà costretto a vendere l’Amtab a privati, dando ragione a quelli che da anni mi chiedono di farlo per migliorare il servizio".
    Intanto, il problema dell'altro giorno rappresenta un film già visto: quattro anni fa accadde la stessa cosa: oltre 100 autisti diedero forfait, non uscirono 47 bus ma purtroppo non accadde nulla. Idem per quanto succede sistematicamente nei mesi di luglio e agosto. In questo caso, gli autisti si assentano per ferie per tre settimane di fila, grazie a un accordo blindato che nessuno è riuscito a modificare in tutti questi anni e in barba a una legge del 2003 che fissa l'obbligo della consecutività delle ferie a due settimane. Con l'aggravante che ora ci sono norme più stringenti per le assunzioni a tempo e gli straordinari non possono superare un certo tetto. Risultato: a pagare è sempre la collettività.
    Notte di San silvestro Malato un autista di autobus su quattro | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Rapina fiscale? Un maxischermo sul Pirellone
    di Claudio Franco
    Una delle notizie che ci ha accompagnato verso il 2015 è quella, recentissima, degli sprechi di denaro pubblico avvenuti quest’anno in Sicilia e, più in generale, nelle regioni meridionali.
    Si parla di spese per i dipendenti che superano i 575 milioni di euro, oltre 115 euro a testa per ogni contribuente. Un’enormità specialmente se confrontata con i migliori della classe: il Trentino - Alto Adige, con la sua tanto criticata “specialità” costa ai cittadini appena 7 euro all’anno. E non parliamo della Regione Lombardia (come AdnKronos, che si è dimenticata di noi), che ci costa appena 6 euro l’anno.
    Ad ogni modo, non ci sarebbe nessun problema se ogni Regione si pagasse coi propri soldi le spese che affronta, specialmente se riguardano i dipendenti. Peccato che questo non accada…
    La Lombardia, in particolare, in base ad un recente studio del suo Istituto di statistica, Eupolis, avrebbe regalato allo Stato ben 47 miliardi di Euro nel solo 2013, 3 corpose “finanziarie” insomma. Si tratta del sempre più noto “residuo fiscale”, tema che, grazie all’opera di gruppi e studiosi, finora isolati, si sta lentamente diffondendo anche tra le forze politiche e nella popolazione.
    Un esempio è la proposta di Massimiliano Romeo di installare un contatore gigante del residuo fiscale lombardo sui palazzi regionali, per ricordare ai passanti, cittadini e non, turisti e contribuenti, la condizione di disparità fiscale che la nostra Regione si trova ad affrontare, un “unicum” nel panorama europeo e mondiale.
    In attesa di ammirare la rapina a cui siamo giornalmente sottoposti, ho ritenuto doveroso fare alcune domande a Romeo.
    Consigliere Romeo, l’ordine del giorno per l’allestimento di un maxischermo con il contatore del residuo fiscale lombardo è stato approvato dal Consiglio Regionale. Vuole farci un commento nel merito?
    L'ordine del giorno è stato approvato e quindi il maxischermo con il contatore sul residuo fiscale si metterà. E' importante perché dobbiamo far capire alla popolazione che lo Stato deruba i cittadini lombardi di 47 miliardi di euro l'anno. E' giusto essere solidali con le altre Regioni ma 47 miliardi sono un vero e proprio furto!
    Perché è importante parlare del residuo fiscale? La popolazione, secondo lei, ne è al corrente?
    Le tasse noi le paghiamo perché in cambio lo Stato ci deve dare i servizi. Il residuo fiscale è la differenza tra quanto i cittadini versano di tasse allo Stato e quanto ricevono in cambio in termini di servizi pubblici. Molte Regioni in Italia ottengono dallo Stato più servizi rispetto alle tasse che pagano mentre al Nord è il contrario; questo è ingiusto, soprattutto se pensiamo alle proporzioni che troviamo in Lombardia.
    I cittadini lombardi non conoscono per nulla questi dati e quindi è giusto informarli a dovere. Il maxischermo è un inizio perché dobbiamo, come Regione, bombardare di notizie i lombardi, finora in perenne sonno, e anziché ottenere maggiore autonomia, finiremo per perdere anche la poca che abbiamo.
    C’è stata convergenza delle forze politiche? Ha rilevato sorpresa (e sorprese) rispetto al tema del residuo fiscale?
    E’ stato votato a maggioranza perché Pd e Patto civico hanno votato contro e questo conferma che il partito democratico lombardo è succube delle logiche romane e non gli importa nulla dei lombardi.
    Rapina fiscale? Un maxischermo sul Pirellone - LaBissa.com



    A Napoli 200 spazzini si danno malati
    Motivo? "Colpa del gelo e dell'età avanzata"
    Angelo Scarano
    Non c'è solo il caso di Roma. L'assenteismo per la notte di Capodanno si è registrato anche a Napoli.
    E ha riguardato gli spazzini. Infatti, come riporta il Mattino, 200 dipendenti di Asìa, l'Azienda speciale per la raccolta dei rifiuti, si sono dati malati. Motivo? "Colpa del gelo e dell’età avanzata”. E così nelle strade partenopee sono rimasti cumuli di rifiuti, in città e in periferia.
    A Napoli 200 spazzini si danno malati - IlGiornale.it



    1.L’ASSENTEISMO NON È SOLO UN PROBLEMA ROMANO. SECONDO GLI ULTIMI DATI DELL’INPS, NEL 2013 SONO ANDATE IN FUMO LA BELLEZZA DI 108 MILIONI DI GIORNATE DI LAVORO. - 2. CASUALMENTE CI SI AMMALA PIÙ NEL PUBBLICO: IN MEDIA, FERIE COMPRESE, LE ASSENZE DAL LAVORO TOCCANO IL 20% NEGLI UFFICI PUBBLICI E SOLO IL 13% IN QUELLI PRIVATI - 3. A GUARDARE LA RIPARTIZIONE GEOGRAFICA, CLIMA PIÙ INSALUBRE AL CENTRO-SUD: CI SI AMMALA MOLTO PIÙ AL CENTRO (0,725 GIORNI PER DIPENDENTE) E AL SUD (0,607), CHE NEL NORD-EST (0,386) E NEL NORD-OVEST (0,403). IL FREDDO E LA NEBBIA FANNO BENE?
    1.”In malattia per cento milioni di giorni all’anno”
    Paolo Baroni per “La Stampa”
    Solo a causa delle malattie in un anno, il 2013, l’ultimo censito dall’Inps, vanno in fumo oltre 108 milioni di giornate di lavoro: 77,6 nel settore privato e 30,8 nel settore pubblico, dove si registra un totale di 4.838.767 «eventi». In pratica l’altro anno ognuno dei 3 milioni e trecento mila travet si è ammalato una volta e mezzo nel giro di 12 mesi. In media, ferie comprese, le assenze dal lavoro toccano il 20% nel settore pubblico ed il 13 in quello privato.
    Ma le motivazioni, come insegna la vicenda dei vigili romani, non si limitano alle sole malattie, ci sono infatti permessi di vario tipo ed i giorni concessi dalla legge 104 per l’assistenza ai disabili. Un «danno», per la pubblica amministrazione, che qualche anno fa, quando Brunetta lanciò la sua crociata contro i «fannulloni», venne stimato in 6,5 miliardi di euro l’ anno.?
    L’ultimo monitoraggio della Funzione pubblica, che però si ferma ad agosto 2014, calcola che su 4705 amministrazioni prese in esame, in media ogni dipendente si è assentato per 0,558 giorni per cause di malattia (con ministeri e agenzie fiscali che arrivano a 0,987 e le università che si fermano a 0,218). Con picchi particolarmente alti al ministero della Giustizia (1,827 giorni/dipendente) e alla Difesa (1,218). Per lo più si tratta sempre di malattie di breve durata: gli eventi che comportano assenze superiori ai 10 i giorni, infatti, pesano appena per 0,023 giorni per ogni dipendente.
    Gli «altri motivi», ovvero le varie tipologie di permesso, pesano molto di più: la media per dipendente è infatti pari a 1,001 giornate perse al mese (1,804 nelle comunità montane e 1,739 nelle università). A livello regionale ci si ammala molto di più al centro (0,725 giorni/dipendenti) ed al Sud (0,607) che nel Nord est (0,386) e nel Nord Ovest (0,403).
    La pubblicità dei dati, dettagliati per tipologia di amministrazione e territori, in effetti, è lo strumento più efficace per contrastare questi fenomeni. Per legge tutto è infatti on line e pubblico: basta accedere ai vari siti e cercare il link «amministrazione trasparente». E così facendo, ad esempio, si scopre che al Comune di Roma (nel terzo trimestre 2014) i tassi di assenza, ferie comprese, oscillano tra il 25 ed un pericoloso 42%, con una quota che spesso supera il 10% tra malattie e permessi. Quanto ai vigili urbani già a fine 2013 facevano segnare picchi significativi di malattia (7,4% il gruppo di Montemario), di permessi legge 104 (3,01% al Tuscolano) e di permessi «vari» (5,95% al Prenestino).
    2. “Febbre di lunedì e cappuccino al bar.?Tutti i trucchi per disertare l’ufficio”
    Mattia Feltri per “La Stampa”
    Un anno fa centoventisei dipendenti della Rap - la nettezza urbana di Palermo - scontarono il debito con gli acciacchi stagionali fra Natale e Capodanno. L’epidemico evento fu aggravato dall’infittirsi dell’attività sindacale proprio nei giorni compresi fra cenone e cenone, così la città, già di per sé non un esempio mondiale di raccolta e riciclo, si ritrovò sommersa da rifiuti ordinari e straordinari. L’interesse della Procura, su invito del Comune, ha portato all’ipotesi che i permessi sindacali e i certificati medici fossero falsi: semplicemente gli impegni lavorativi contrastavano con quelli conviviali, e si cercò un rimedio.
    Però non si deve giungere all’affrettata conclusione che i dipendenti pubblici si arrangino con italiana fantasia soltanto sotto le feste: al distretto socio sanitario di Catanzaro Lido, novantacinque assunti su centoventi erano dediti ai fatti loro, indipendentemente dal calendario. Lì si era registrato un altro caso piuttosto bizzarro: la macchinetta elettronica destinata a rilevare le presenze si guastava con frequenza persino superiore a quella con cui si guasta la salute dei lavoratori; nel 2013 i carabinieri si fecero venire un dubbio e saltò fuori che medici, infermieri, dirigenti e amministrativi (una vasta rappresentanza della società civile) timbravano il cartellino e poi andavano al supermercato o dal barbiere.
    Di notizie del genere se ne trovano a decine ogni anno. Chiunque si sia imbattuto una volta nella vita nel lavoro delle Iene (l’ultima pochi mesi fa) conosce quei bei servizi con telecamera nascosta in cui si vede l’impiegato entrare in ufficio e uscirne trenta secondi dopo per l’appuntamento col cappuccino. Al teatro Bellini di Catania avevano escogitato un sistema leggermente diverso: si facevano pagare come straordinari le ore di permesso sindacale (2013).
    Tutti sanno che non c’è bisogno della cronaca per misurare l’attaccamento al dovere del travet italiano: bastano le statistiche. All’Ama (la nettezza urbana di Roma) gli assunti sono circa settemila e ottocento; in media ne stanno a casa mille al giorno, chi in malattia, chi in ferie, chi in permesso. In particolare ogni santa mattina otto dipendenti dell’Ama su cento crollano sotto il peso di febbri, influenze e derivati. Sull’effettiva presenza degli altri seimila e otto non si sa, vista la tecnica del timbra-ed-esci.
    Poi c’è l’altra tecnica, quella del timbra oggi per me che io timbro domani per te: è conosciuta anche come tecnica Fantozzi, che timbrava per tutti i colleghi stesi al sole del tetto della megaditta. Alcuni lavoratori socialmente utili di Manfredonia si facevano timbrare dai parenti l’ingresso a scuola e poi uno andava a vendere fichi d’India, un altro faceva il fabbro, un altro ancora lavorava in pescheria col figlio.

    Ultima modifica di Erlembaldo; 07-01-15 alle 01:43

  8. #318
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    Predefinito Re: Terryes

    Persino la morte della "voce bianca" razzista napulitana è riuscita a dare uno spaccato delle capacità casiniste e becere di quella gente e di quella città.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #319
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #320
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Persino la morte della "voce bianca" razzista napulitana è riuscita a dare uno spaccato delle capacità casiniste e becere di quella gente e di quella città.
    Voce da castrato.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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