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Discussione: Terries

  1. #441
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    Predefinito Re: Terryes

    Stacca l'acqua all'utente abusivo, aggredito con il piccone
    di Paolo Panaro
    Battipaglia. Dipendente dell’Asis aggredito mentre distacca dalla rete idrica alcune abitazioni collegate abusivamente. L’episodio nel pomeriggio di martedì scorso, a Serroni Alto, zona residenziale di Battipaglia.
    Due operai dell’Asis, l’azienda che gestisce l’erogazione dell’acqua, stavano lavorando per distaccare dalla rete idrica una decina di abitazioni, per la maggior parte villette collegate abusivamente. Uno dei dipendenti, all’improvviso, è stato picchiato con calci e pugni dal proprietario di una delle case che dovevano essere scollegate dalla rete idrica.
    Stacca l'acqua all'utente abusivo, aggredito con il piccone | Il Mattino

    Scafati. Si contendono la stessa donna, lite a colpi di coltello: un arresto
    di Daniela Faiella
    Accoltellato durante una lite per una donna contesa. Un uomo, 58 anni, è giunto nel tardo pomeriggio di ieri all’ospedale di Scafati con una ferita da arma da taglio all’altezza del torace. Una storia di vecchia data che avrebbe preso le mosse da un tradimento, alimentando nel tempo rancori e minacce, fino a degenerare ieri pomeriggio, poco dopo le 17, nell’ennesimo violento scontro tra i due contendenti. Il 54enne, accecato dall’ira, ha affrontato per l’ennesima volta il suo rivale scagliandosi contro di lui con un coltello e colpendolo all’altezza del torace.
    Si contendono la stessa donna, lite a colpi di coltello: un arresto | Il Mattino

    Benevento. Parcheggiatore ucciso, identificato l'aggressore: lite per la spartizione della piazza
    ​I carabinieri hanno fatto luce sulle cause del decesso di Francesco Ciervo (nella foto), il pensionato di 69 anni di Sant'Agata de' Goti (Benevento), che nel primo pomeriggio di sabato è deceduto nell'ospedale di Caserta, dove si trovava ricoverato dalla sera di giovedì per una ferita alla testa.
    I militari hanno chiarito che il malcapitato è stato vittima di un'aggressione, legata ad una questione relativa alla spartizione della piazza dell'ex campo sportivo dove svolgeva l'attività di parcheggiatore, al termine della quale Ciervo è stato colpito violentemente e spinto per terra, finendo per battere la testa e procurandosi una grossa ferita. I carabinieri hanno identificato aggressore e testimoni, due giovani del posto, la cui posizione è ora al vaglio della magistratura sannita. Attesi gli esiti dell'autopsia che si terrà nelle prossime ore.
    Parcheggiatore ucciso, la svolta: il movente è la spartizione della piazza | Il Mattino

    Napoli. Litigio prima del delitto: il meccanico incensurato ucciso per uno schiaffo
    di Giuseppe Crimaldi
    Punito per aver commesso un errore che la camorra non perdona. Corrono lungo questa direttrice principale le tre ipotesi investigative battute in queste ore dagli uomini della Squadra mobile di Napoli sull'omicidio del giovane Luigi Galletta. Il meccanico 22enne assassinato due giorni fa con tre colpi al cuore da un killer ancora sconosciuto in via Carbonara era incensurato: mai nessuna ombra si era addensata su di lui e tantomeno sulla sua famiglia, composta da lavoratori, gente perbene che non ha mai avuto problemi con la giustizia.
    Tentare di decifrare quest'ultimo delitto appare insomma assai complicato. Lo è, a maggior ragione, se si considera che i vincoli legati al clima di omertà e di paura che regnano ormai nei quartieri del centro storico - teatro della faida di Forcella - spingono eventuali testimoni oculari a non offrire collaborazione agli inquirenti.
    A ventiquattr'ore da questo ennesimo omicidio che insanguina le strade di Napoli si può partire da un solo punto fermo: l'esclusione di un errore di persona. Chi ha sparato a Galletta - sottolineano gli investigatori - lo ha fatto con il chiaro intento di uccidere. E allora occorre far diradare le nebbie che sembrano avvolgere la personalità di questo ragazzo poco più che ventenne, che si guadagnava da vivere onestamente facendo l'operaio in un'officina meccanica, per cercare di arrivare ad una verità ancora nascosta.
    Voci di marciapiede - ora anche acquisite dalla Squadra mobile diretta da Fausto Lamparelli - raccontano di un sinistro presagio che avrebbe anticipato l'uccisione del ragazzo: nella mattinata di venerdì Galletta litigò con due persone, parole grosse che in breve infiammarono il diverbio facendolo anche degenerare. Oltre a un insultò volò, pare, anche un ceffone assestato al meccanico da uno dei suoi due interlocutori. Chi erano queste persone? E per quale motivo avevano avvicinato il 22enne in strada, davanti ad altre persone? Forse la chiave del delitto consumatosi poi nel pomeriggio della stessa giornata potrebbe nascondersi tra le pieghe di quell'incontro. Partendo quindi da uno sgarro.
    Litigio prima del delitto: il meccanico incensurato ucciso per uno schiaffo | Il Mattino

    Goletta Verde boccia il mare della Campania: nella metà dei casi è «fortemente inquinato»
    Su trentuno punti monitorati lungo le coste della Campania, 14 presentano un carico batterico elevato e per 13 di questi il giudizio è di “fortemente inquinato”. Nel mirino finiscono ancora una volta foci di fiumi, canali e scarichi che mettono a rischio non solo la qualità delle acque di balneazione, ma la stessa salute dei cittadini.
    È questo in sintesi l’esito del monitoraggio effettuato in Campania da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane - realizzata anche grazie al contributo del Coou, Consorzio obbligatorio degli oli usati - presentato questa mattina a Napoli, presso la sede della Capitaneria di Porto.
    «In Campania ancora una volta emerge l’esigenza di assicurare un’azione istituzionale coordinata e coerente per tutelare il mare e le aree costiere, nonché le importantissime risorse ambientali, sociali ed economiche ad esse connesse – dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente - Le criticità evidenziate dal nostro monitoraggio sul fronte della depurazione non sono certamente nuove e gli stessi dati Istat (aggiornamento al 2012) evidenziano come la quota di carichi inquinanti civili trattati in questa regione è pari a meno del 60%».
    Goletta Verde boccia il mare della Campania | Il Mattino

    Torre Annunziata, rifiuti sversati nella foce del Sarno. È caccia al colpevole
    TORRE ANNUNZIATA. Rifiuti di ogni genere sono finiti nel fiume Sarno, precisamente alla foce. Bottiglie e buste di plastica galleggiano da alcune ore nel corso d'acqua, già martoriato e considerato il più inquinato d'Europa. Sul posto, le capitanerie di porto di Torre Annunziata e di Castellammare di Stabia, coordinate rispettivamente dai comandanti Valerio Massimo Acanfora e Savino Ricco, e i vigili urbani del comandante Antonio Virno per tamponare il problema. In questo momento i militaro del mare stanno installando alcune griglie alla foce del Sarno, per evitare che i rifiuti finiscano in mare a causa delle correnti. Nelle prossime ore il caso sarà denunciato alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che potrebbe dare il via alle indagini, per scoprire i colpevoli di questo scempio ambientale.
    Rifiuti sversati nella foce del fiume Sarno. È caccia al colpevole | Foto | Il Mattino



    Agrigento, è caos rifiuti: stop al conferimento nei cassonetti
    AGRIGENTO. Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ha firmato un'ordinanza che vieta il conferimento dei rifiuti nei cassonetti a partire da questa sera, per gravi problemi igienico-sanitari. Da giorni infatti ad Agrigento è in atto lo sciopero degli addetti alla raccolta dei rifiuti e la città è invasa dalle immondizie. Agrigento è nuovamente nelle foto e nei fimlati delle migliaia di turisti che passeggiano nella Valle dei Templi, in via Atenea e a San Leone, respirando l’aria nauseabonda della spazzatura e immortalano e diffondo le immagini della città. I cassonetti sono ormai stracolmi e i rifiuti hanno invaso i marciapiedi e fra poco le strade. E quel che è peggio, è che la soluzione a tutto questo non è dietro l’angolo.
    Da sabato mattina, tutti gli operatori ecologici impegnati nel servizio di pulizia della città, incrociano le braccia per protesta contro i tagli del capitolato d’appalto del bando rifiuti e che metterebbe alla porta poco meno di 30 di loro. Una protesta destinata a durare visto che il Comune ha fatto sapere di non avere intenzione di mettere mano al portafoglio per salvare i posti di lavoro. «Non siamo e non saremo mai disponibili - ha ribadito l’assessore ambientalista Mimmo Fontana - ad aggiungere un solo centesimo per una Gara che ha già avuto un esito».
    Agrigento, è caos rifiuti: stop al conferimento nei cassonetti - Giornale di Sicilia

    La mail | «Vergognosa sporcizia e degrado all'Ufficio Passaporti di Napoli»
    Gentile Mattino,
    ieri mi sono recato all'Ufficio Passaporti della Questura e ho trovato all'ingresso una situazione vergognosa. Potete vederlo dalle immagini che allego. E' mai possibile che si raggiunga questo degrado?
    La mail | «Vergognosa sporcizia e degrado all'Ufficio Passaporti di Napoli» | Il Mattino







    Accade a Napoli. Vuoi un lavoro?: «No, grazie, ad agosto sono in vacanza»
    Giovanni De Vivo, orfano di entrambi i genitori, condivide con la sorella Valentina la gestione dell’eredità di papà Ferdinando e mamma Giovanna: loro hanno lavorato duro per costruire il marchio di abbigliamento Exact e realizzare una decina di negozi, oggi i figli con orgoglio cercano di non perdere la strada del successo. L’ultima eredità è il bar di piazza Municipio. Buongiorno Giovanni. Si rende conto che la storia dei posti di lavoro rifiutati sembra irreale?
    «Se non fosse stata una storia irreale non avrei chiesto, con forza, che venisse raccontata», parte come un treno il giovane imprenditore. «Dunque, in questo locale ci sarebbe bisogno di altro personale. Almeno dieci figure professionali per i vari tipi di attività, dalla gelateria alla pasticceria alla cucina perché qui facciamo tutto in casa abbiamo anche forni e cucine per la preparazione di dolci e cibo. Pensavamo che qui fuori ci sarebbe stata una fila di persone pronte a lavorare invece, per adesso, sono arrivati solo giovani che non avevano nessuna voglia di sacrificarsi e se la sono filata».
    La storia continua a sembrare paradossale. Non è possibile pensare che al giorno d’oggi c’è ancora qualcuno che può permettersi di rifiutare un lavoro. Giovanni De Vivo spiega che la ricerca di personale è iniziata con una inserzione su un sito specializzato: sono arrivate più di cento adesioni e la prima scrematura, basata sui curriculum, ha portato i candidati a quaranta. La maggior parte di questi ultimi non s’è nemmeno presentata al colloquio, gli altri sono andati via senza più dare notizia.
    Ovviamente sorge un dubbio che si materializza sotto forma di parole dirette: evidentemente proponete un lavoro assurdo e un guadagno irrisorio, ecco perché la gente scappa. Giovanni non se la prende e, anzi, sorride: «No, no, qui facciamo tutto in regola. Contratto nazionale di lavoro, due mesi a tempo determinato, in prova; poi quasi tutti passano a tempo indeterminato. All’inizio si guadagna il minimo contrattuale, intorno agli 800 euro. I nostri turni non superano le nove ore. E le ore in più, quando ce ne sono, vengono retribuite come straordinario.
    Accade a Napoli. Vuoi un lavoro?: «No, grazie, ad agosto sono in vacanza» | Il Mattino

    Soldi in cambio di forniture: ospedali napoletani nel mirino, 90 indagati. Anche medici
    di Leandro Del Gaudio
    Novanta indagati, decine di episodi di corruzione, decine di appalti sospetti, al termine dell'ultimo atto di accusa nei confronti della sanità campana. Inchiesta che ha scavato nei principali ospedali di Napoli, c'è l'ipotesi che un gruppo di professionisti abbia corrotto funzionari pubblici per ottenere il monopolio della commercializzazione di medicinali. Al centro delle indagini, in particolare una decina di nomi che avrebbe strappato a colpi di regali la leadership nel settore di anestesia e rianimazione. Inchiesta condotta dal pool mani pulite del procuratore aggiunto Alfonso D'Avino e dal pm antimazzette Graziella Arlomede, non mancano elementi curiosi: oltre ai soldi cash, sarebbero stati usati a mo' di mazzette anche forniture di salumi, televisori e cellulari, finanche viaggi a Torino per la ostensione della sacra sindone, oltre alla sponsorizzazione di un convegno.
    Ma partiamo dal livello associativo. Sotto inchiesta l'imprenditore Elio Scognamiglio, titolare di una ditta omonima, ritenuto capo e promotore di una sorta di struttura occulta in grado di raggiungere primari e capisala, dirigenti e impiegati di tutti i principali ospedali napoletani; sotto accusa anche il suo responsabile commerciale, Giuseppe Apice; gli agenti commerciali Fiore Fucci, Monica Galluccio, Michele Zoppi; i dipendenti Marino e Balestrieri, Occhini e Simeoli; ma anche Andrea Marini e Marco Palumbo della Unicare (azienda fornitrice di presidi ospedalieri); Luciano Forino e Monica Alessandrini della Policare, azienda fornitrice di presidi ospedalieri. E non è tutto: avvisi di chiusa inchiesta sono stati indirizzati anche nei confronti di alcuni dipendenti dell'ufficio provveditorato dell'asl Napoli uno, vale a dire Alfonso De Rosa, Nunzio Turro, Baldassarre Maione (i primi due indicati come organizzatori, l'altro come partecipe della presunta associazione, ndr) che avrebbero ricoperto un ruolo strategico: avrebbero svolto il ruolo di addetti all'istruttoria delle procedure d'acquisto, tanto da fornire «informazioni riservate» e condizionando le singole gare.
    Stando alla ricostruzione degli inquirenti, De Rosa deve difendersi anche dall'accusa di aver redatto ordini per forniture mai disposte. Ma ci sono anche altri esponenti della pubblica amministrazione a finire sotto il cono d'ombra delle indagini. È il caso di Gaetano Iorio, dipendente Asl Napoli uno, addetto all'ufficio liquidazioni, ritenuto responsabile di «non aver evidenziato macroscopiche incongruenze nell'ambito dell'attività di controllo delle fatture, determinandone la liquidazione senza alcuna attività di controllo».
    Ipotesi associativa anche per alcuni medici. Oltre all'ipotesi associativa, la Procura batte anche altre ipotesi di reato, tra cui truffa, corruzione, falso e turbativa d'asta.
    Soldi in cambio di forniture: ospedali napoletani nel mirino, 90 indagati. Anche medici | Il Mattino

    Renzi regala altri 500 milioni alla Sicilia
    Dopo aver mandato solo 2 milioni al Veneto schiacciato dalla rapina fiscale e dal tornado, Matteo per ammorbidire Crocetta gli spedisce mezzo miliardo. Così, come se tutti i soldi che inviamo laggiù (malspesi) non bastassero
    di Federica Dato
    Ora, Crocetta sta attraversando un peridio difficile. Col Governo, perlomeno per questioni di facciata, s’è acceso un minimo di tensione, per parafrasare. Sempre Crocetta, dice che da governatore della Regione Sicilia non si dimette, manco a cannonate, figurati ad inviti formali. Hanno un po’ litigato, Metteo e Rosario. Ma han trovato il modo di far pace.
    La Trinacria al momento ha un buco di bilancio spaventoso. Nel bilancio di previsione, per non farsi mancare nulla, aveva anche messo in conto 300 milioni che poi, a tasse riscosse, non sono arrivati. Miscela il tutto e ottieni l’ultimo schiaffo ai territori produttivi, accompagnato dagli ossequi degli spreconi e di chi grazie a questi mangia. E fu così che il Governo Renzi decide di mandare 500 milioni a Palermo. Sarà che la Regione si deve sviluppare e che tutti i miliardi che le mandiamo non bastano, la cosa la commenta il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone (che ve lo diciamo a fare, un Piddì): “Un’operazione richiesta da tempo per completare la pulizia del bilancio regionale, eliminando quasi 6 miliardi di euro di partite attive difficilmente esigibili. Un provvedimento che consente alla Sicilia di rimettere in sesto i bilanci e far ripartire gli investimenti”, ha detto al Giornale di Sicilia.
    Ora, per dire, in Veneto (dal residuo fiscale da 20 miliardi – venti miliardi – l’anno) è passato giusto un tornado che ha messo in ginocchio la Riviera del Brenta. Lì i danni ancora si contano, su per giù si può dire che si tratti di milioni di euro, tanti milioni. Cosa fa il Governo Renzi di fronte a una Regione che paga 20 miliardi di tasse che non vede tornare in servizi ma che spedisce ai Crocetta d’Italia? Beh, Renzi gliene manda due di milioni, per risollevarsi da un terremoto. Roba da prenderlo a scarpate in faccia, Renzi e i suoi due milioni.
    Ma resisti, ti dici che è un oltraggio ma che forse stringerà la cinghia in generale. E ti dici male, malissimo, perché arriva il salva Sicilia. Senza nessuna motivazione comprensibile: 200 milioni come riconoscimento delle mancate entrate Irpef, riscosse dallo Stato anziché dalla Regione; 100 milioni collegati all’attuazione dell’art. 37 dello Statuto che riguarda l’attribuzione delle quote Irpef alla regione da parte delle imprese con impianti in Sicilia; 150 milioni (300 per il 2016 e il 2017) derivanti dalla possibilità di spalmare in 7 anni anziché in 3 il disavanzo globale maturato a fine 2014. E poi tra i 50 e i 100 milioni (dettagli) legati a questioni ai costi sanitari. Faraone si vanta, pure: tutto “grazie al Pd e alle forze di maggioranza che sostengono il governo Renzi”. Parliamo di una Regione che vive di Stato, parassitaria e statalista in modo innegabile.
    Buchi colossali, servizi zero, milioni di euro spediti laggiù e spesi male, nessun progresso in termini di produttività, un Governatore che ha cambiato 34 assessori in due anni. E noi mandiamo 2 milioni al Veneto devastato e 500 milioni lì. La chiamano equità di Stato.
    Renzi regala altri 500 milioni alla Sicilia | L'intraprendente

    Ecco la verità sui 400 miliardi già investiti sul Sud disastrato
    Il Mezzogiorno resta il "malato d'Europa". Cresce meno di Romania, Bulgaria e Grecia nonostante i soldi ricevuti
    Gian Maria De Francesco
    Adesso arrivano gli americani. Il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, ha annunciato a Repubblica la necessità di «un piano da 70-80 miliardi di euro, una sorta di “Piano Marshall” che partirà proprio dalle infrastrutture» per creare posti di lavoro e rilanciare il Meridione, diventato da un giorno all'altro il centro di gravità per il premier Matteo Renzi, intristitosi dopo la pubblicazione del rapporto Svimez.
    È una cifra ingente che altre aree del Paese possono solo sognare. Ma la domanda da porsi, in primo luogo, è un'altra. Ce n'è veramente bisogno? Dal 1951 al 2013 le Regioni meridionali hanno ricevuto circa 430 miliardi di interventi straordinari destinati a finanziare la spesa in conto capitale, cioè gli investimenti, le infrastrutture. In particolare, 390 miliardi sono relativi al periodo 1951-2009, mentre negli altri 4 anni i fondi europei e il cofinanziamento dello Stato dovrebbero aver raggiunto almeno i 45 miliardi di impegni totali.
    Ora bisognerebbe chiedersi chi sia il responsabile di questo fallimento. Ha fallito la Cassa per il Mezzogiorno con i suoi interventi mirati ma inutili (le famose cattedrali nel deserto come l'Italsider di Taranto e di Bagnoli, l'Alfasud di Pomigliano, il petrolchimico di Gela e la Fiat di Termini Imerese). Ha fallito la legge 488 del 1992 che, dopo la chiusura della Cassa, ha garantito i microfinanziamenti a pioggia per qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Hanno fallito i fondi europei che le Regioni spesso non sono state in grado di spendere o hanno impiegato per iniziative di dubbia efficacia come i famigerati corsi di formazione.
    Insomma, se un flusso costante di una decina di miliardi di euro all'anno destinati agli investimenti, ha prodotto il 20,5% di disoccupazione totale e il 56% di disoccupazione giovanile, qualche dubbio sull'efficacia di un nuovo piano da 70-80 miliardi è legittimo, al di là degli effetti negativi della riprogrammazione dei Fondi Fas, decisa nel 2008.
    Anche perché c'è un altro lato della medaglia. Il residuo fiscale del Sud è negativo per 30 miliardi circa, cioè riceve dai contribuenti del resto d'Italia più di quanto riesca a finanziarsi. Dei 100 miliardi che devolve il Nord, 70 miliardi se li pappa lo Stato centrale.
    Il problema, forse, è la spesa corrente improduttiva. Se si guardano i dati dei Comuni si nota che Palermo (714 euro per cittadino), Bari, Catania e Messina sono le città che ricevono maggiori contributi pubblici (da Stato, Regioni, ecc.) pro capite. Sono 33 anni che i forestali della Regione Calabria ottengono che i loro stipendi siano pagati per oltre 100 milioni dalla legge di bilancio nazionale. Fanno oltre 3,5 miliardi di euro. Il Mezzogiorno resta il «malato d'Europa» come diceva dieci anni fa Nicola Rossi. Cresce meno di Romania e Bulgaria, persino della Grecia nonostante tutto il fiume di denaro che ha ricevuto. Per altro, il piano preannunciato dal ministro Guidi va in direzione opposta a quelle che erano le convinzioni del professor Roberto Perotti, oggi consulente di Renzi, un tempo favorevole alla rinuncia ai fondi europei (che vanno cofinanziati dallo Stato) in favore di una riduzione generalizzata delle tasse. Ma, si sa, i tempi cambiano.
    Ecco la verità sui 400 miliardi già investiti sul Sud disastrato - IlGiornale.it

  2. #442
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    Predefinito Re: Terryes

    Primopiano



    Coppia aggredita da cinghiali, lui muore, lei ferita

    Sicilia.Un uomo e una donna in vacanza a Cefalù (Palermo) sono stati aggrediti dai cinghiali. L'uomo è morto, la donna si trova in gravissime condizioni in ospedale

    L'ISIS è tra noi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #443
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #444
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    Predefinito Re: Terryes

    Vuole fare donazione di 2 milioni di euro all'ospedale. Ma l'attesa lo snerva e va via

    ITALIA | E' successo a Ragusa. Giuseppe Giuffré è stato lasciato lì, mentre il manager era troppo impegnato. Per ora, inutili le scuse.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #445
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    Predefinito Re: Terryes

    Il patto Stato-Mafia, da Garibaldi a Chinnici | L'Indipendenza Nuova

    Il patto Stato-Mafia, da Garibaldi a Chinnici

    1 Sep 2015 · 0 Commenti

    Il termine Mafia pare che sia stato associato per la prima volta a un gruppo di delinquenti nel 1863, allorché fu rappresentata con grande successo un’opera teatrale intitolata “I mafiusi di la Vicaria”.
    La vicenda, ambientata nel carcere di Palermo (la Vicaria, appunto), aveva come protagonisti alcuni criminali, che dopo essersi macchiati di vari delitti si pentono( uguale a oggi).
    Il termine fu utilizzato anche nel 1865, dal marchese Filippo Antonio Gualterio, prefetto di Palermo, in un rapporto sulla situazione politica del capoluogo siciliano, inviato al ministero degli Interni. La grafia usata era
    Maffia diversa da quella che poi si impose nell’uso, e designava chiunque si opponesse al nuovo Stato nazionale;
    Giordano Bruno Guerri, ricorda nel suo libro “Il sangue del sud” che il Gualterio affermò, in una delle sue opere:<< il popolo che abitava l’Italia meridionale (ex Regno delle Due Sicilie) era separato dal progresso non per motivi storici ma “per diversità razziale”
    In Sicilia,nel maggio del 1860, allo sbarco di Garibaldi, accorsero in aiuto dei garibaldini i famosi “picciotti” e i più capi-mafia dell’epoca come Giuseppe Coppola di Erice i fratelli Sant’Anna di Alcamo, i Miceli di Monreale, Santo Mele e Giovanni Corrao. Quest’ultimo, diverrà generale garibaldino e che verrà ucciso 3 anni dopo nell’agosto del 1863 in un agguato.

    Lo storico Giuseppe Carlo Marino, nel suo libro ”Storia della mafia”,racconta l’impresa di Garibaldi e come sia stato determinante la presenza e l’aiuto dei mafiosi in Sicilia, poichè senza di loro, l’eroe dei due mondi non avrebbe potuto assolutamente avanzare. Come, del resto, sarebbe incorso in grandi difficoltà logistiche se, quando giunto Napoli, nel settembre del 1860, non avesse avuto l’aiuto determinante dei camorristi che, schierandosi apertamente al suo fianco, gli assicurarono il mantenimento dell’ordine pubblico con i loro capi Tore de Crescenzo , Michele “o chiazziere” e tanti altri.
    Un aiuto determinante da parte dei mafiosi (cosa potevano fare, quale impresa eroica potevano compiere 1000 “giubbette rosse”?) che,oggi, piaccia o non ai risorgimentalisti, ci fanno capire che la malavita diede, per sua convenienza, un fortissimo contributo all’Unità d’Italia. Un vergognoso e riprovevole contributo, ignorato dai libri di scuola e dalla storiografia ufficiale come, d’altronde, tutta la storia del Risorgimento.
    Una testimonianza la dà l’italo-americano originario di Castellammare del Golfo (paese conosciuto per la forte repressione del 1862 e la fucilazione di Angelina Romano), Giuseppe Bonanno, conosciuto come Joe Bananas, che nel suo libro autobiografico “Uomo d’onore”, a cura di Sergio Lalli, a proposito della storia della sua famiglia, a pagina 35 del libro in questione, così testualmente descrive l’apporto dato dalla mafia all’impresa garibaldina. “Mi raccontava mio nonno che quando Garibaldi venne in Sicilia gli uomini della nostra ‘tradizione’ si schierarono con le camicie rosse perché erano funzionali ai nostri obbiettivi e ai nostri interessi”.
    Con l’Unità d’Italia, quindi, e con il contributo delle “Giubbette Rosse” la mafia, tenuta a distanza e soffocata dai Borbone nell’italia pre-unitaria, esce allo scoperto, legittimandosi a tutti gli effetti. Da quel momento diverrà una piovra dai tentacoli lunghissimi, che invaderà l’intero stivale….
    Di questa trasformazione della mafia, dall’Italia pre e post unitaria, ne era convinto il giudice Rocco Chinnici, il fondatore del pool antimafia di cui allora fecero parte Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello. In un convegno a Grottaferrata nel 1978, organizzato dal Consiglio Superiore della magistratura ebbe testualmente a pronunciarsi: “Riprendendo le fila del nostro discorso prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, non era mai esistita in Sicilia”.
    Ed ancora in un intervista:“La mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione di risorse con la sua tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza. La mafia stessa è un modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una complicità, un riscontro, un’alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere”. Distrutto il potere, distrutta la mafia?!
    (fonti utilizzate per l’articolo: “Il sangue del sud” di G.B. Guerri, Linksicilia giornale on -line, “I mafiusi della Vicaria” opera in atti anno 1863, “La camorra” di Marc Monnier, La camorra e le sue storie di Gigi di fiore, “Origini della mafia in sicilia” di Percorsi di storia locale alcuni brani tratti dalle interviste del giudice Chinnici)
    (brano a cura del Movimento di Insorgenza Civile)


    - See more at: Il patto Stato-Mafia, da Garibaldi a Chinnici | L'Indipendenza Nuova

  6. #446
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    Predefinito Re: Terryes

    Cominelli: Stato, uno privato di un bene pubblico | L'Indipendenza Nuova

    Cominelli: al Sud serve uno Stato commissariato

    1 Sep 2015 · 0 Commenti
    di GIOVANNI COMINELLI*
    Il governo ha stanziato circa 100 miliardi di euro, di cui 54 del Fondo di coesione e gli altri di provenienza Ue, per invertire il sottosviluppo «greco» del Sud. Si tratta di una vecchia illusione. La Cassa del Mezzogiorno ha convogliato verso il Sud, dal 1950 al 1984, un fiume di centomila miliardi, che sono andati a perdersi in autostrade mai finite, in edilizia popolare atroce, in cavalcavia verso il nulla, in industrie-cattedrali nel deserto, in distruzione del territorio, in clientele e mafie, in un deserto civile e produttivo. Beninteso non tutto, non tutti.

    Ma molto spesso la retorica del bene che c’è, anche al Sud, impedisce di vedere il male che prevale. Il Sud è la nostra (Magna) Grecia. E come la Grecia è stata commissariata dalla «troika», così l’Italia dovrebbe commissariare la propria Grecia interna. Chi si deve «commissariare»? La società civile? La società civile meridionale conosce da sempre una divisione tra élites, talora illuministico-liberali, e un popolo che oscilla tra ribellismo anarchico e rassegnazione/complicità con i poteri forti, tra cui la mafia, la camorra e la ’ndrangheta. Classi dirigenti e popolo sono comunque alleati nel considerare lo Stato di tutti come una carcassa da scarnificare, come opportunità di uso privato di risorse pubbliche. Dovunque esista un ramo dell’amministrazione statale, lì c’è l’uso privato di bene pubblico. L’autonomismo siciliano è la massima proiezione ideologica e istituzionale di questa filosofia. Non importa quanti dirigenti regionali si paghino, quante società pubbliche si istituiscano: tanto è lo Stato nazionale che salda i debiti. Ultimo episodio è quello dei 500 milioni stanziati per salvare Crocetta dal default. Finchè lo Stato nazionale finanzia, la società civile non ha interesse ad assumersi responsabilità, a premiare il merito, a punire il crimine. Tuttavia, non la si può commissariare; si può solo lasciarla a se stessa, inchiodarla alle proprie responsabilità. Sarebbe la via federale: spendi solo ciò che produci, lo Stato federale ti aiuta solo se rispetti degli standard. Sarebbe il modello tedesco dei Länder. Commissariare la politica? Neppure questo funziona, perché nessun partito è in grado di farlo con il proprio Sud. Le catene del consenso locale sono per i partiti più forti dell’interesse pubblico e nazionale.
    D’altronde, la politica è solo la carta assorbente della società civile che c’è. E se provassimo con lo Stato? La società italiana è percorso dalla minutissima rete di vasi sanguigni dello Stato: i ministeri, la scuola, l’università, la sanità, la magistratura, le prefetture, le forze dell’ordine, le Regioni, i Comuni, le società pubbliche… Con due funzioni: dare lavoro a qualche milione di persone e fare da scheletro, che sostiene il funzionamento della società civile. Questo è il governo reale dell’Italia, ancorchè non eletto da nessuno. Ora, mentre nello statalismo europeo lo Stato impone un’etica pubblica alla società civile, nello statalismo all’italiana, retto dal formalismo stringente di leggi, regolamenti e circolari, non c’è etica pubblica. Lo Stato è parassitato da una società civile frammentata in corporazioni, clan, poteri criminali e da una politica debole, subalterna e spesso vigliacca. Ora, è questo Stato amministrativo che la politica democratica e il governo devono commissariare severamente, senza indulgenze e perdoni, introducendo il principio di responsabilità, di accountability, di merito, di repressione. La riforma Madia va molto timidamente in quella direzione. Ma, più che le leggi, servono atti della politica e dei vertici delle amministrazioni, qui e subito. Occorre un neo-centralismo severo, che elimini i centri autonomi di spesa, gli statuti speciali e che introduca standard nazionali, che licenzi i dirigenti incapaci, i funzionari infedeli, i dipendenti fannulloni. Certo, il federalismo era la soluzione ideale. Ma, a quanto pare, è stato solo una luminosa stella cadente.
    (dall’Eco di Bergamo)


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  7. #447
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    Predefinito Re: Terryes

    Troppo Stato, l'Italia è "gonfia" | L&#039;Indipendenza Nuova

    Burocrazia: abita al Sud, e vota a sinistra

    1 Sep 2015 · 0 Commenti
    di ARNALDO FERRARI NASI
    Quando chiediamo ad un italiano se nella propria famiglia ci sia qualche impiegato pubblico o parapubblico, il 33% risponde di sì [1]. In Italia il lavoro statale occupa quattro milioni di addetti, il 14% del lavoro totale, mentre le famiglie con almeno un lavoratore sono quindici milioni. Considerando che la domanda si riferiva anche ai dipendenti parapubblici, il dato pare del tutto affidabile. Si tratta di persone residenti al Sud in misura pressoché doppia rispetto al Nord. Rispetto alla media nazionale, sono più rappresentate le fasce di istruzione mediobasse o anche quelle più alte. In altre parole, vi si possono trovare più persone con la licenza elementare o con la laurea. Sono in grande maggioranza persone che dichiarano essere di sinistra, in particolar modo elettori del Partito Democratico.
    Ciò che risulta interessante è che quando a costoro viene chiesto se ritengano che i dipendenti pubblici o parapubblici siano un numero adeguato ai bisogni dello Stato, tre su quattro rispondono che sono di più di quanto servano [2]. Un numero così alto di dipendenti pubblici, però, non migliora i servizi pubblici: l’84% dei cittadini ritiene che la PA in Italia funzioni male o abbastanza male. Non è lo stesso in Germania o nel Regno Unito, dove la quota scende al 25% ed al 44% [3]. Ovvero, l’Italia è un paese in cui la burocrazia è “gonfia”.

    Passiamo al secondo fattore: la corruzione. Transparency International, l’ONG mondialmente riconosciuta che pubblica ogni anno un dettagliato indice sul livello di corruzione percepita delle nazioni, ci colloca al secondo posto in Europa tra i paesi più corrotti. Prima di noi solo la Romania ed a seguire, Grecia, Bulgaria, Croazia, Slovacchia. I migliori risultano invece essere, nell’ordine: Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, Svizzera [4]. Si può scendere nei particolari ed è interessante farlo nell’alveo di un confronto con i paesi più simili al nostro nelle proporzioni geografiche e demografiche. Ad esempio, se ad un italiano si chiede se nella propria vita quotidiana viene in qualche modo colpito, coinvolto, dal fenomeno della corruzione, risponderà affermativamente per il 42%. Un tedesco od un francese lo farà al 6%, una differenza significativa. Probabilmente perché in Italia il 49% è molto convinto del fatto che la corruzione faccia parte degli affari, mentre la media UE è del 26%, battiamo persino la Grecia (43%) [5]. Il risultato di tutto questo fa dire al 58% dei nostri connazionali che nel proprio Paese la corruzione sia un fenomeno “molto diffuso”. Non è la stessa cosa per gli altri: tedeschi al 16%, francesi al 19%, inglesi al 26% e media europea al 35%. Considerati tutti i nuovi membri dell’Est, dove la corruzione è molto alta.

    Risultato non dissimile quando viene chiesto se questo fenomeno sia aumentato o diminuito, rispetto ai tre anni precedenti. Per il 45% degli italiani la corruzione risulta molto aumentata, percezione che hanno solo il 15% dei tedeschi ed il 20% dei francesi. Qui la Spagna “ci batte”: 63%. Questo confronto europeo e gli altri dati presentati, sembrano quindi dirci ancora una volta, come diretta sia la relazione tra burocrazia, corruzione e crescita economica. Un apparato statale elefantiaco, che non funziona, in un Paese in cui il fenomeno corruttivo appare virulento, accomuna le nazioni in cui negli ultimi tre anni la crescita economica è stata negativa: Italia e Spagna. Dove questo non accade, o accade solo in parte, i dati economici sono decisamente positivi. Crescita costante negli ultimi anni per e Regno Unito e Germania, che hanno chiuso il 2014, rispettivamente, con un tasso del 2,8% e del +1,6%.

    Il problema dell’eccessiva pesantezza dello Stato che si ripercuote nella vita economica del Paese viene sempre più spesso sottolineato dai cittadini italiani. Un italiano su quattro ritiene che vi sia un eccesso di capacità invasiva dello Stato sulla popolazione – 33% [6]. Il dato è aumentato di venticinque punti percentuali rispetto alla stessa rilevazione del 2011 ed è da notare come si riscontrino forti accentuazioni nelle regioni con Pil più alto e nella fascia di popolazione che ha maggiore incidenza produttiva, quella dei 35-55enni. A livello politico è importante rilevare come il dato sia praticamente raddoppiato tra coloro che non votano: una buona indicazione per il recupero del drop out elettorale, fenomeno che affligge fortemente oggi l’area del centrodestra più che del centrosinistra.

    Elevando il livello di astrazione della relazione burocrazia-corruzione-crescita economica, occorre ricordare che che la metà degli italiani si sente “di poter fare di più”, rispetto a qualcosa che di continuo glielo impedisca. Anche in questo caso si passa dal 32% del 2011 al 48% dell’ultima rilevazione. Ed è nel Sud, più che altrove, si vorrebbero liberare quelle energie inespresse che oggi si sentono in qualche modo impedite a fuoriuscire. In questo caso il dato è comune alla maggior parte dei partiti ed è, dunque, principalmente un problema sociogeografico.

    Meno lacci e più trasparenza, quindi, per un’Italia non antistatalista (il 48% non è contrario dell’intervento dello Stato in economia) ma certamente favorevole a delimitare i campi di intervento del settore pubblico. Meno lacci e più trasparenza, quindi, per un’Italia che “vuol fare di più”.
    (da http://www.logos-rivista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=515%3 Aburocrazia-corruzione-e-crescita-economica-a-ferrari-nasi&catid=56%3Acategoria-slide)

    Arnaldo Ferrari Nasi
    sociologo e analista politico
    professore a contratto di analisi della pubblica opinione
    membro della Società Italiana di Scienza Politica





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  8. #448
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    Predefinito Re: Terryes

    Rubano 29 chili di Nutella da supermercato, denunciati tre napoletani
    Talmente golosi di Nutella da rubarne 29 chilogrammi. Protagonisti, tre napoletani fermati questa mattina all'uscita di un supermercato di Sarzana mentre tentavano di allontanarsi con 29 confezioni da un chilogrammo ciascuna della famosa crema alle nocciole. I tre uomini, due di 45 anni e uno di 28 anni, sono stati bloccati dai carabinieri del Nucleo Radiomobile, e denunciati per furto aggravato. Tutta la refurtiva è stata riconsegnata all'ipermercato.
    Rubano 29 chili di Nutella da supermercato, denunciati tre napoletani | Il Mattino

    Follia a Baiano, stacca la testa a una gallina per minacciare la vicina
    I Carabinieri della Compagnia di Baiano hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino un 40enne della zona, per i reati di minaccia aggravata e uccisione di animale.
    In particolare i militari della Stazione di Baiano congiuntamente a quelli del N.O.RM. - Aliquota Radiomobile, nel corso di specifica attività di controllo del territorio, hanno individuato il pregiudicato che pochi istanti prima, per motivi personali, in piena escandescenza, prima è uscito per strada ed ha danneggiato una cabina elettrica ed in seguito, si è procurato una gallina recandosi davanti all’abitazione di una di casa. Postosi davanti al cancello d’ ingresso, mentre minacciava di morte, senza alcun motivo, la donna residente in quella casa, con le mani, con un gesto rapido, ha staccato la testa della gallina, gettandola nella proprietà della signora, ed in seguito ha appeso il rimanente cadavere dell’ animale al cancello.
    I carabinieri intervenuti nell’ immediatezza hanno proceduto a effettuare i primi accertamenti e, subito dopo, sono riuscito a risalire all’identità del responsabile dell’ atto criminale, che è stato denunciato alla competente Autorità giudiziaria.
    Follia in Campania, stacca la testa a una gallina per minacciare la vicina | Il Mattino

    Deve scontare 10 mesi ai domiciliari, era in vacanza a Capri
    SAN GIORGIO A CREMANO - È stato rintracciato sull'isola di Capri G. T., 53 anni, destinatario di una condanna a dieci mesi agli arresti domiciliari. Gli agenti del commissariato di San Giorgio a Cremano si sono recati nella sua abitazione, nel comune vesuviano, per dare esecuzione all'ordine del Tribunale di Sorveglianza di Napoli della detenzione ai domiciliari. Ma dopo aver accertato che Tarallo in realtà si trovava a Capri, in collaborazione con colleghi del locale commissariato, lo hanno rintracciato in un'abitazione dell'isola.
    Deve scontare 10 mesi ai domiciliari, era in vacanza a Capri | Il Mattino

    Prostituzione, un affare di famiglia
    padre e 2 figli di Viggianello arrestati
    di Pino Perciante
    VIGGIANELLO - Prostituzione a gestione familiare, tre arresti e un locale notturno sequestrato a Laino Borgo. Un padre 57enne e due figli di 33 e 25 anni, una vera azienda familiare della prostituzione quella scoperta e «chiusa» dai carabinieri. I tre, componenti di una famiglia di Viggianello, sono finiti in manette con l’accusa di concorso in sfruttamento della prostituzione. I carabinieri hanno eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Castrovillari, su richiesta della Procura. In manette sono finiti Vincenzo Santoianni e i suoi due figli, Egidio e Giuseppe.
    La loro attività, il cui nome «Insomnia» già di per se ne evoca la peculiarità, ruotava intorno ad un night club alla periferia di Laino. Secondo l’accusa i clienti entravano per ballare e per bere drink, ma nei cinque privè ricavati dietro una parete in cartongesso potevano ottenere «prestazioni extra» da parte delle ragazze che ci lavoravano. Quando i carabinieri sono piombati nel locale per eseguire i provvedimenti disposti dal giudice, la scena è sembrata inequivocabile: le ballerine come mamma le ha fatte e una ventina di clienti in attesa. Per avere «un servizio extra» si poteva arrivare a spendere da 50 a 150 euro. Soldi che poi le giovani donne avrebbero intascato solo in parte, perché una percentuale era per i gestori del locale notturno. Il blitz è scattato nella notte tra sabato e domenica.
    Le donne erano assunte come collaboratrici del locale ma, seconda l’accusa contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare, fornivano prestazioni sessuali all’interno dei privè. Tra una lap dance e l’altra le ballerine, ragazze quasi tutte rumene, andavano anche oltre: facevano lo spogliarello, si toglievano il reggiseno e a volte anche le mutandine e si strusciavano sui clienti con toccamenti vari. I gestori del locale avrebbero organizzato incontri intimi tra le ragazze e qualche cliente danaroso anche in auto fuori dal night club o in alberghi della zona per un prezzo medio di 150 euro a prestazione.
    Le prestazioni erano pagate direttamente alla cassa del locale notturno che era gestito dai tre arrestati (in particolare da Vincenzo Santoianni) insieme a quattro collaboratori denunciati in stato di libertà. Al momento dell’irruzione dei militari, nel locale (monitorato da un fitto sistema di telecamere) vi erano sette donne, tutte rumene ad eccezione di una nigeriana. Vincenzo Santoianni che aveva già l’obbligo di dimora (un anno fa era stato arrestato con l’accusa di estorsione aggravata) è stato portato nel carcere di Sala Consilina, mentre i due figli in quello di Castrovillari.
    Clienti del night club, che era aperto dal 2013 ed ora è stato sequestrato, erano numerosi uomini residenti nella zona o in transito per motivi di lavoro. La struttura si trova in una zona abbastanza strategica vicino alla Salerno – Reggio Calabria.
    Sfruttano prostitute 3 arrestati nel Potentino | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Biscia all'ingresso e scarafaggi in sala operatoria: allarme all'ospedale Ruggi
    Allarme animali al Ruggi. A segnalarlo, contestualmente al ritrovamento di un serpente sulle scale d’ingresso, sono direttamente alcuni pazienti e operatori della struttura ospedaliera, che puntano il dito contro il loro via vai incontrollato all’interno e all’esterno dei padiglioni.
    La scorsa settimana, inoltre, era stata denunciata anche la presenza di scarafaggi nel reparto di Neurochirurgia, per il quale si è resa necessaria una disinfestazione degli ambienti all’interno dello stesso.
    Già in passato, più volte, era stata posta l’attenzione sullo stazionamento dei piccioni, che per niente si lasciano intimorire dalla gente e si introducono senza alcun problema fin dentro ai corridoi.
    Biscia all'ingresso e scarafaggi in sala operatoria: allarme in ospedale | Il Mattino

    Pesce scaduto, multe per oltre 70 mila euro tra Palermo, Agrigento e Trapani
    di Ignazio Marchese
    L'operazione, denominata "Nettuno", è stata condotta anche a Trapani, Mazara del Vallo, Porto Empedocle e Gela. Oltre alla denuncia penale per il pesce scaduto è scattata una multa da
    PALERMO. Sei ristoratori denunciati, tra Palermo e provincia perché stavano cucinando piatti a base di pesce con calamari e gamberetti scaduti anche di un mese e mezzo.
    Altri sono stati multati perché avevano dimenticato l’asterisco nel menù che segnala ai clienti che il pesce che stanno mangiando è surgelato e non fresco. Sono questi i numeri della operazione della Guardia Costiera di Palermo, Trapani, Mazara del Vallo, Porto Empedocle e Gela nel corso dell'operazione "Nettuno".
    Nel corso dei controlli sono emersi tutti comportamenti da parte dei ristorati che avrebbero creato un danno ai consumatori, I controlli in questi giorni di intenso afflusso di turisti in città dunque stati eseguiti in ristoranti tipici, trattorie, osterie, agriturismo e stabilimenti balneari, sia ad ora di pranzo che di cena, per verificare la freschezza e la genuinità dei prodotti offerti al pubblico. Pizzicati almeno tre ristoranti anche rinomati nel centro storico del capoluogo siciliano e in tre comuni della provincia.
    In particolare è stata posta particolare attenzione nelle località di Monreale e San Martino delle Scale ove ben 4 ristoranti non sono risultati in regola con le norme sulla rintracciabilità dei prodotti ittici. Oltre la denuncia penale per il pesce scaduto è scattata una multa da 3166 euro. Emesse in totale 50 sanzioni amministrative, per 73.030 euro. Ben 35 mila di queste multe sono a Palermo. Complessivamente sono stati sequestrati 273 chili di pesce.
    Pesce scaduto, multe per oltre 70 mila euro tra Palermo, Agrigento e Trapani - Giornale di Sicilia

    Cilentana della vergogna: i lavori appena terminati mostrano già le prime crepe
    di Antonio Vuolo
    Lavori terminati da poche settimane e l'asfalto già presenta delle crepe. È clamoroso quanto sta accadendo lungo la strada provinciale 430 Cilentana, nel tratto tra Agropoli Sud e Prignano Cilento. Questa volta a finire nuovamente sotto i riflettori non è il viadotto, ma il tratto sottostante la discarica di Gorgo che è stato oggetto di un intervento da oltre un milione di euro per il ripristino del manto stradale. Ma qualcosa non va, come dimostra la foto. Già si sono aperte crepe nell'asfalto. Irregolarità planoaltimetriche e di sagoma erano già state riscontrate in fase di verifica dei lavori.
    Cilentana della vergogna: i lavori appena terminati mostrano già le crepe | Il Mattino

    «Sospetti sui guasti ai bus»
    Decaro va dal procuratore
    di LUCA NATILE
    BARI - Alla vigilia di Ferragosto, il palazzo di via Nazariantz, sede della Procura, è quasi deserto. Il sindaco Antonio Decaro arriva poco dopo mezzogiorno. Sotto il braccio un grosso fascicolo. Dentro ci sono sunti, note, relazioni e copie di articoli di stampa che documentano un numero inquietante e comunque troppo alto di guasti meccanici e cedimenti strutturali che hanno colpito negli ultimi mesi gli autobus dell’Amtab. Un «santo rosario» che si compone di un numero non meglio precisato di «misteri dolorosi».
    Come quella giornata nera a fine aprile in cui 52 mezzi rimasero ai box in officina per guasti vari. Come l’autobus della linea 19 che, sbarcati gli ultimi passeggeri a Enziteto, in viaggio verso il capolinea mercoledì scorso ha perso una delle ruote posteriori mentre era in corsa. L'autista si è visto superare da uno dei suoi pneumatici. Come la corriera, anche questa della linea 19, che a fine giugno ha versato gasolio sull’asfalto di Piazza Moro, rendendolo scivoloso e provocando la caduta di una nonnina, finita in ospedale. Come il mistero doloroso dell’autobus della linea 12 che lo scorso 19 giugno in via Giovine è stato distrutto dal fuoco sul lungomare.
    E come non citare il mistero del pannello pubblicitario posto al di sopra dei sedili dell’autobus della linea 53 che il 27 giugno (mese funestato da una sequela di fatti negativi da guinness dei primati) si è improvvisamente staccato, finendo sulla testa di una passeggera? E potremmo andare avanti pescando dal libro nero dell’Amtab ancora per molto. Una situazione ormai cronica per l'azienda di trasporto urbano a causa di un parco mezzi obsoleto e con oltre 25 anni di anzianità.
    A recitare le dolorose litanie dell’Amtab, al cospetto del Procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, ieri mattina è stato Antonio Decaro, che ha ricostruito il calvario della municipalizzata, manifestando tutta la sua preoccupazione per una concatenazione di eventi che sollevano più di un dubbio sul fatto che dietro questa serie infinita di guasti ci possa essere unicamente il destino cinico e baro. In diversi casi, le macchine finite in avaria erano state ispezionate, controllate, revisionate secondo le procedure e il modello di gestione, organizzazione e controllo del parco veicoli.
    «Quando un cerchione fissato non da uno ma da ben dieci bulloni si sfila, quando un pannello che dovrebbe essere saldamente ancorato alla parete improvvisamente e senza causa apparente si stacca qualche domanda bisogna pure porsela» ha detto Decaro uscendo dall’ufficio del capo della Procura dopo un’ora e mezzo di colloquio.
    «Sono stato assalito dal dubbio e dal timore che dietro tutti questi eventi, possa esserci una precisa strategia di sabotaggio. Guasti ce ne sono sempre stati - ha aggiunto - ma da qualche tempo il loro numero pare essere improvvisamente aumentato nonostante l’attività di manutenzione non si sia mai fermata. Da figlio di ferroviere mi ricordo che mio padre mi diceva sempre che delle Ferrovie non bisogna mai parlare male. Non posso fare a meno di osservare che i guasti che si verificano all’Amtab vengono subito “documentati”, quasi si cercasse una eco mediatica. Per questa ragione ho creduto opportuno e necessario investire di quanto sta accadendo l’organo giudiziario. Il procuratore Volpe ha ascoltato con attenzione quello che avevo da dire e mi ha promesso che ogni attenzione verrà dedicata al caso. La prossima settimana depositerò un esposto denuncia e un dossier».
    Decaro e l'Amtab «Sospetti sui guasti ai bus» e va dal procuratore | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Guerra di camorra, doppio omicidio: uccisi un 30enne a Ponticelli e un minorenne alla Sanità
    Riesplode feroce la guerra di camorra a Napoli. Tra ieri sera e stanotte due agguati mortali portati a segno, uno a Ponticelli e uno alla Sanità. Su entrambi gli episodi indaga la polizia.
    Il primo raid mortale poco dopo le 20 in via De Meis, all'indirizzo di Antonio Simonetti, 30 anni, piccoli precedenti penali. Mentre sta uscendo dal negozio della sorella, l'uomo viene colpito da cinque proiettili al torace e alla testa sparati da due giovani in scooter. Trasportato a Villa Betania, arriva già cadavere in ospedale.
    Alle 4.50 il secondo omicidio. Stavolta la vittima è un minorenne, il diciassettenne Gennaro Cesarano, colpito in piazza Sanità - davanti alla chiesa di San Vincenzo - da un solo proiettile fatale, entrato dalla schiena o dallo sterno (le indagini sulla dinamica sono ancora in corso). Trasportato al Vecchio Pellegrini da un soccorritore, il giovane è giunto cadavere in ospedale. Tra le ipotesi, quella che il diciassettenne sia stato colpito a morte accidentalmente, da un proiettile esploso durante un raid per le strade. Sul selciato la polizia ha rinvenuto 18 bossoli di diverso calibro.
    Guerra di camorra, doppio omicidio: uccisi un 30enne a Ponticelli e un minorenne alla Sanità | Il Mattino

    Rubati 2,5 km di cavi di rame danno di centomila euro
    per le Ferrovie
    BARI – Centomila euro di danni e 2,5 chilometri circa di cavi di rame rubati: è il bilancio dell’ennesimo furto messo a segno ai danni delle Ferrovie. Lo rende noto la stessa azienda.
    La notte scorsa sconosciuti hanno preso di mira la tratta ferroviaria che collega Adelfia a Casamassima, nel barese. I malfattori, per compiere il furto, hanno danneggiato le strutture ferroviarie e la circolazione dei treni ha subito notevoli ritardi. E’ la terza volta in meno di una settimana che le Ferrovie subiscono un furto di questo tipo.
    Rubati 2,5 km di cavi di rame danno di centomila euro per le Ferrovie Sud Est | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Comune Bari, «volano» le spese per gli incarichi
    FRANCESCO PETRUZZELLI
    BARI - Figure altamente tecniche e specializzate. Che offrono assistenza nell’ambito di progetti e investimenti – come opere pubbliche, piani strategici, direzione dei lavori, prestazioni di consulenze – ma che ogni anno assorbono una buona fetta della spesa. Perché se il Comune in casa propria non ha ad esempio un geologo, un ingegnere civile o il responsabile della sicurezza di un determinato cantiere o di un determinato collaudo, deve necessariamente rivolgersi al di là delle proprie mura. Queste figure compongono il variegato mondo delle consulenze e degli incarichi professionali esterni, pagine e pagine di curricula e di compensi che affollano i provvedimenti e le determine dirigenziali della pubblica amministrazione.
    UN ESERCITO - Per capire quanto costa questo parallelo organigramma, occasionale e temporaneo, del Comune di Bari basta spulciare qualche dato offerto da ‘soldipubblici.gov’, il portale del governo che da dicembre scorso fa le pulci agli enti locali elencando mese per mese le spese sostenute, dal materiale di cancelleria sino all’ultimo pieno di benzina, con i soldi dei contribuenti.E a Palazzo di Città qualche dato balza subito agli occhi: nei primi sette mesi del 2015 per consulenze e incarichi professionali esterni è stata raggiunta la cifra di 327mila, quasi quanto i 329mila euro spesi nell’arco dell’intero 2014.
    LITIGARE, CHE PASSIONE - Il portale analizza anche gli incarichi legali esterni per liti, sinistri e contenziosi: sino allo scorso 30 luglio il Comune ha speso oltre un milione e 500mila euro, più del doppio rispetto ai complessivi 675mila euro dell’anno precedente. Un dato con una doppia chiave di lettura: aumento dei contenziosi o contenziosi di una certa importanza e, quindi, di un certo valore professionale. Le consulenze esterne riguardano anche l’assistenza informatica e la manutenzione software con i suoi 2 milioni di euro (sempre al 30 luglio scorso) rispetto ai 2,6 milioni del 2014. Per l’acquisizione o realizzazione di software invece la spesa ha toccato quota 503mila euro, ancora lontana rispetto agli 805mila euro dell’annualità precedente. Le consulenze delle aziende partecipate.
    Anche qui non si fa a meno degli incarichi professionali, spesso pagati a vuoto. Qualche esempio? incarichi creativi L’Amtab sino a qualche mese fa – poi ha deciso di farne a meno – pagava 50mila euro (iva esclusa) all’anno per il direttore di esercizio dei filobus sulla tratta Ceglie-Carbonara-Bari. In pratica per un servizio di trasporto fantasma che latita in città da circa 25 anni. Per l’Amiu invece la parte più consistente degli incarichi riguarda l’ambito legale. Avvocati esterni che difendono l’azienda di igiene urbana nelle vertenze di lavoro. Ma non mancano nemmeno gli incarichi di «disegnatore esperto per la realizzazione di tavole inerenti i servizi nella città di Bari» (consulenza ormai chiusa) e di «redazione piano annuale di contenimento degli infestanti» (attività ancora aperta).
    Alla Multiservizi oltre ai legali, non sono mancati consulenti fiscali, docenti per i corsi di formazione e professionisti per «l’aggiornamento sistema qualità» e per «la fase di start up di manutenzione dei palazzi di giustizia» (quest’ultimo incarico da 4mila euro).
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    La copertura: fruttivendoli ambulanti. Sgominata gang napoletana che terrorizzava la Toscana
    di Marco Di Caterino
    AFRAGOLA - Ufficialmente erano venditori di frutta e verdura in Toscana. Ma realizzavano oltre mille euro al giorno, con furti in casa, scippi, rapine, spaccio di banconote false, e trasporto sull'asse Napoli - Grosseto di grandi quantità di droga. Dopo una caccia all'uomo durata più di quattro mesi, i carabinieri hanno arrestato tutti i componenti della banda di malviventi, della provincia di Napoli, che da marzo e fino a luglio, hanno seminato il terrore a Gavorrano, Massa Marittima, Roccastrada e Follonica, in provincia di Grosseto.
    In manette C.V. 29 anni, e R.V. , 30 anni, di Afragola, ma da anni residenti in Toscana. Insieme a questi due soggetti, i carabinieri di Massa Marittima, con i colleghi di Casoria e di Castello di Cisterna, hanno arrestato G.I., 20 anni e G.A., 37 anni, di Pomigliano d'Arco. I militari hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, per concorso in rapina e furti, disposta dal gip del Tribunale di Grosseto, su richiesta del pm.
    Nel corso dell'operazione i militari coadiuvati dai carabinieri del nucleo unità cinofili di Pisa, hanno eseguito 12 perquisizioni nelle abitazioni di altrettanti indagati, tutti residenti nella provincia a nord di Napoli.
    Gli inquirenti hanno accertato che gli arrestati, utilizzando come copertura l'attività di venditori ambulanti di frutta e verdura a bordo di furgoni, riuscivano ad individuare le vittime, soprattutto anziani, che dopo aver acquistato pomodori e verdura, erano seguiti, bloccati e derubati con violenze fisiche e minacce di morte.
    Con la stessa odiosa tecnica, riuscivano ad individuare gli anziani che vivevano da soli, spesso seguiti fin sotto le abitazioni, dove poi nelle ore notturne, gli ambulanti si trasformavano in violenti ladri di appartamento, arrivando a minacciare le vittime con armi da sparo e coltelli. Il bottino dei colpi, anche tre al giorno, veniva rivenduto all'istante presso i compro oro della zona.
    La copertura: fruttivendoli ambulanti . Sgominata gang napoletana che terrorizzava la Toscana | Il Mattino

  9. #449
    SOVRANISTA ISRAELIANO
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    Predefinito Re: Terryes

    guardate i Casamonica in diretta nel salottino di Vespa!

    ...

    uno spettacolo
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  10. #450
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Terryes

    Rissa tra fidanzati sul treno per gelosia: convoglio costretto a bloccarsi
    Un violento litigio sul treno Trieste-Venezia tra fidanzati campani ha fatto bloccare il convoglio giovedì alle 18.30 alla stazione di San Donà per mezz'ora.
    La polizia ferroviaria è stata informata dal personale di bordo, dopo che i passeggeri sono intervenuti per placare le ire della coppia che se la stava dando di santa ragione sembra per ragioni di gelosia.
    Il treno, come detto è rimasto bloccato per mezz'ora alla stazione di San Donà. I passeggeri del vagone dopo averli invitati a calmarsi, hanno iniziato a spazientirsi per il ritardo. Quando la coppia è tornata a sedersi, dopo vari pugni e ceffoni, il treno è ripartito. Ma a Mestre la coppia è stata fermata dalla polizia che li ha identificati e denunciati per interruzione di pubblico servizio.
    Rissa tra fidanzati sul treno per gelosia: convoglio costretto a bloccarsi

    Pompei, scempio negli Scavi: rubinetti dozzinali su fontane di 2000 anni fa
    POMPEI - Le fontane pubbliche con i relativi rubinetti degli Scavi di Pompei diventano oggetto di una nuova polemica, questa volta sollevata su Facebook dove sono state postate le foto di mascheroni antichi sui quali, almeno da un decennio, sono stati installati rubinetti moderni ai quali attingono i turisti che visitano per ore il parco archeologico nella Valle del Vesuvio, spesso sotto un sole cocente. Quei 'pomelli' che bisognava pigiare con forza - talvolta prendere a pugni - per far sgorgare acqua dalle fontane antiche, a rischio di distruggere i mascheroni in pietra, sono stati già oggetto nel tempo di varie denunce.
    Pompei, scempio negli Scavi: rubinetti dozzinali su fontane di 2000 anni fa | Il Mattino



    Napoli, la «truffa delle moto» impazza ai caselli della Tangenziale
    di Ugo Cundari
    Napoli. Dopo i trenini – l’auto di chi non vuole pagare il pedaggio che si accoda a chi l’ha pagato e passa impunemente – arriva una nuova truffa operata sulla Tangenziale di Napoli.
    Un «metodo» che può essere messo in pratica solo dai motociclisti, poiché bisogna mettersi di lato a chi paga il pedaggio con la carta, appena si alza la sbarra sfrecciare al posto dell’ignaro automobilista che, mentre ritira la carta non ha neanche il tempo di capire cosa stia succedendo.
    Oltre al danno di dover pagare di nuovo, per l’automobilista c’è anche la beffa. Infatti le telecamere del casello si accendono solo in caso di flagrante infrazione, dunque la targa del «ladro di pedaggio» non viene ripresa, perché, tecnicamente, lui passa dopo che il pedaggio è stato regolarmente pagato. Se non ha la prontezza di rilevare il numero di targa, all'ignaro automobilista non resta nulla da fare.
    Napoli, la «truffa delle moto» impazza ai caselli della Tangenziale | Il Mattino

    Due auto cappottate a Palermo in poche ore: traffico in tilt
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. Due auto cappottate a Palermo in poche ore. Una alla Cala, la seconda in via Serradifalco. Nella strada che costeggia il mare una Citroën con a bordo due persone si è ribaltata. L'automobilista ha perso il controllo del mezzo a causa dell'asfalto bagnato.
    Tanta paura e qualche ammaccatura anche per l'incidente in via Serradifalco. L'impatto tra una Hyundai Atos e una Fiat Idea è avvenuto alle prime luci dell'alba, poco prima delle 6, all'incrocio con via Alfredo Casella. Uno scontro violento. Sul posto, oltre agli operatori del 118. In entrambi gli incidenti ad indagare gli agenti della sezione infortunistica della polizia municipale.
    Due auto cappottate a Palermo in poche ore: traffico in tilt - Giornale di Sicilia



    La polizia interviene per una lite ma scopre un furto di energia
    CASERTA - Intervenuta a Pescopagano, località vicina a Mondragone, in un appartamento per una lite, la polizia scopre che gli inquilini erano allacciati abusivamente alla rete elettrica. La Polizia di Stato ha denunciato A.R.A.,37enne, ghanese, per furto aggravato. Gli agenti del Commissariato di P.S. di Castel Volturno, impegnati in un servizio di controllo del territorio, su disposizione della Sala Operativa, durante il pomeriggio sono intervenuti a Mondragone, località Pescopagano, ove era stata segnalata una lite all’interno di un’abitazione.
    Giunti immediatamente sul posto i poliziotti si sono trovati davanti ad una coppia di extracomunitari che litigavano furiosamente per futili motivi. Riportata la calma tra i due ed accertatisi della riconciliazione, i poliziotti si accingevano a lasciare l’ appartamento, ma nel percorrere il corridoio hanno notato che il contatore dell’ energia elettrica non era funzionante mentre le luci dell’abitazione erano accese.
    Insospettiti gli agenti, con l’ausilio di personale Enel fatto intervenire sul posto, hanno accertato che l’abitazione su due piani, di cui il ghanese era locatario, veniva alimentata fraudolentemente di energia elettrica attraverso un cavo abusivo collegato ad una cassetta esterna.
    La polizia interviene per una lite ma scopre un furto di energia | Il Mattino

    Napoli, gli forano la ruota dell'auto e rubano il borsello ad un anziano
    Hanno dapprima forato la ruota dell'auto di un anziano di 87 anni che si stava recando in farmacia, poi hanno prelevato dalla vettura il borsello dell'uomo contenente 200 euro.
    Il fatto, avvenuto in via della Metamorfosi, a Napoli, è stato notato da una pattuglia dei carabinieri che intervenuti hanno bloccato i due presunti responsabili: si tratta di due fratelli, di 39 e 35 anni, che ora sono ai domiciliari. Alla vista dei carabinieri i due hanno tentato di disfarsi della refurtiva, venendo bloccati. Il maltolto recuperato e restituito all'avente diritto.
    Gli forano la ruota dell'auto e poi rubano il borsello ad un anziano | Il Mattino

    Giugliano: bambino ferito all'occhio. «Proiettile vagante»
    di Cristina Liguori
    Giugliano. Tragedia sfiorata in via Sorbe Rosse a Giugliano. Un bambino di soli 9 anni è stato ferito da una scheggia di una pallottola vagante esplosa a molti metri di distanza. Il bambino ha riportato una frattura allo zigomo e qualche graffio all’occhio, ed è attualmente ricoverato al Santobono e dovrà sottoporsi ad un intervento chirurgico. Per fortuna nulla di grave.
    Secondo una prima ricostruzione il bambino si trovava sul balcone di casa quando è stato colpito. Il particolare reso dai genitori è la distanza di qualche secondo tra le urla del piccolo e il rumore del vetro infranto dal colpo esploso, poi ritrovato ai piedi del bambino. E’ probabile che il piccolo sia stato sfiorato prima da una scheggia del proiettile il quale, a sua volta, ha poi, dopo una frazione di secondo, infranto il vetro. Immediata la corsa al Moscati di Aversa dove i medici hanno prestato i primi soccorsi per poi chiedere il trasferimento a Napoli.
    Bambino di 9 anni in ospedale: «Ferito da un proiettile vagante» | Il Mattino

    Treni fermi a Palermo, due ragazzini giocavano in galleria
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. Due ragazzini hanno provocato la sospensione del traffico ferroviario per una mezz'ora nella zona da piazza Giachery alla stazione Notarbartolo. Una donna, come dicono dalle Ferrovie dello Stato, aveva segnalato la presenza dei due minorenni che si aggiravano nella galleria di Imperatore Federico.
    Il primo treno che era in transito a velocità ridotta li ha notati e ha passato la segnalazione alla polizia. Gli agenti sono arrivati nei pressi della linea ferrata e li hanno fatti uscire. Il traffico poco dopo è ripreso regolarmente.
    Treni fermi a Palermo, due ragazzini giocavano in galleria - Giornale di Sicilia

    Blitz in un'ex scuola: trovate armi in un carro religioso e munizioni
    Napoli - Armi in un carro da spalla raffigurante un'immagine religiosa e munizioni nel cortile esterno di una ex scuola. È quanto trovato dagli agenti della Polizia di Stato nel corso dell'operazione di controllo all'interno del Rione Traiano, nella zona occidentale di Napoli.
    Gli agenti del Commissariato San Paolo sono intervenuti in una scuola in disuso in via Marco Aurelio: giunti sul posto, i poliziotti hanno quindi trovato, nell'area esterna di pertinenza alla ex scuola, sotto una struttura a forma di capanna coperta da un telo, un carro da spalla raffigurante un immagine religiosa.
    All'interno dello stesso, gli agenti hanno rinvenuto in due borsoni nascosti sotto una pedana: una pistola beretta calibro 7,65 presumibilmente con matricola abrasa completa di caricatore con 10 cartucce e colpo in canna; una pistola a tamburo calibro 6 presumibilmente matricola abrasa; un silenziatore; un bisturi; tre paia di forbici; una bilancia di precisione; una macchina automatica per sottovuoto; due mestoli da cucina e una confezione di lubrificante per armi.
    Blitz in un'ex scuola: trovate armi in un carro religioso e munizioni| Foto e Video | Il Mattino

    Napoli, rubati i corni di rinoceronte dello zoologico per il mercato nero degli afrodisiaci
    Furto al museo zoologico di via Mezzocannone a Napoli. Nella notte sono stati sottratti una decina di corni di rinoceronte, senza dubbio destinati al mercato nero degli afrodisiaci. Si tratta di reperti antichi, uno dei quali alto più di un metro.
    La polvere del corno di rinoceronte gode fama di essere un potentissimo stimolante. Nonostante il fatto non sia vero la fama lo fa smerciare a prezzi ben più alti della cocaina. I corni rubati l'altra notte sono stimati diverse centinaia di migliaia di euro interi, polverizzati ancora di più. La speranza, si potrebbe dire, non ha prezzo: i furti nei musei sono quindi frequentissimi. Sul colpo Indagano i carabinieri.
    Mercato nero afrodisiaci, rubati corni di rinoceronte dal museo zoologico | Il Mattino

    Napoli. Ristruttura casa durante orario di lavoro, denunciato dipendente del Comune
    Un dipendente del Comune di Napoli è stato denunciato all'autorità giudiziaria e segnalato agli uffici competenti dell'amministrazione comunale in quanto sorpreso lontano dal posto di lavoro pur risultando in servizio.
    Nell'ambito delle attività di controllo finalizzate al contrasto del fenomeno dell'assenteismo dei dipendenti pubblici, svolte dalla polizia municipale su indicazione dell'amministrazione comunale, questa mattina personale dell'unità operativa investigativa centrale ha sorpreso il dipendente dell'ufficio fognature, B.P. di 65 anni, assegnato all'ufficio presente in villa comunale che, pur risultando regolarmente in servizio, si era allontanato dal luogo di lavoro per recarsi presso la casa della figlia, dove era impegnato a svolgere lavori di ristrutturazione dell'appartamento.
    L'intervento è scaturito da una denuncia in cui si descriveva il continuo allontanamento dal posto di lavoro del dipendente comunale.
    Ristruttura casa della figlia in orario di lavoro, denunciato dipendente del Comune | Il Mattino

    Pusher falsario: spacciava cocaina e come resto piazzava euro falsi
    di Marco Di Caterino
    Casavatore. Doppio spaccio. Piazzava dosi di cocaina, e col resto per l’acquisto della droga spacciava anche banconote da cinquanta euro falsificate. Le manette sono scattate per Massimo Silvestre, 32 anni, di Casavatore, già noto alle forze dell’ordine. Il doppio spacciatore è stato arrestato in via E.A. Mario, dai carabinieri della locale caserma, subito dopo aver ceduto una dose di cocaina, ad un tossicodipendente, che nelle fasi dell’arresto del pusher ha pensato bene di darsela a gambe ed evitare così la segnalazione al Prefetto.
    Nel corso della perquisizione personale del pusher, i militari gli hanno sequestrato alcune dosi di cocaina e 200 euro in banconote da cinquanta abilmente falsificate. Sequestrato anche il suo telefono cellulare con il quale, come hanno accertato i carabinieri, lo spacciatore contattata i suoi clienti a cui dava appuntamento per la cessione della cocaina, per l’acquisto della quale dava come resto le banconote taroccate.
    Pusher falsario: spacciava cocaina e come resto piazzava euro falsi | Il Mattino

    Prata, botte da orbi in piazza: coinvolti due consiglieri comunali
    PRATA PRINCIPATO ULTRA - Botte da orbi tra due consiglieri comunali a Prata Principato Ultra, in provincia di Avellino. Ad avere la peggio il consigliere di minoranza Mario Canna che sostiene (con circostanziata denuncia ai carabinieri) di essere stato aggredito a bastonate dal consigliere Giacomo Donadio (20 giorni di prognosi, una costola fratturata, commozione cerebrale). All’aggressione ha fatto seguito un programmato consiglio comunale in cui invano il capogruppo della minoranza Bruno Petruzziello ha chiesto fosse espressa solidarietà dall’amministrazione. Il sindaco Gaetano Tenneriello, esecrando l’accaduto si è però limitato a sostenere che si trattasse di una vicenda privata senza nessuna connotazione politica.
    Consiglieri comunali si picchiano in piazza, costola fratturata con bastonata | Il Mattino

    La fluorescina nel wc di casa: la traccia gialla becca gli inquinatori del mare
    La polizia municipale, dopo le ultime emergenze ambientali scatenate anche dal maltempo e dalla commistione fra scarichi fognari e acque bianche, corre ai ripari con un espediente inaggirabile.
    Per i pirati delle acque bianche sembra finito il tempo del'impunità. Il segreto si chiama fluorescina, passa per gli scarichi del wc di casa e denuncia inesorabilmente chi imbratta il mare con i suoi scarichi fecali. Il suo uso, fino ad ora, era destinato a tracciare le perdite d'acqua. Ora traccerà le perdite di materiale fecale.
    L’ultimo caso riguarda un condominio in via Cavone, a Piano di Sorrento. Qui, ispezionando la zona tra via Ponte Orazio e corso Italia, la polizia municipale ha accertato che la colonna fecale dell’edificio era collegata proprio alla condotta dell’acqua piovana.
    Decisivo è stato, come si diceva, l’utilizzo dei coloranti che hanno consentito ai vigili urbani e alla Gori di risalire all’origine dello scarico irregolare. Una bustina versata in un wc e la traccia fosoforescente nelle acque del mare ha denunciato l'abuso.
    Il sindaco Giovanni Ruggiero ha ordinato all’amministratore del condominio di interrompere immediatamente lo scarico e di eseguire i lavori necessari perché i liquami vengano correttamente incanalati nella fogna nera.
    A Sorrento, infine, i vigili urbani hanno verificato che i reflui di un parco in via Rota venivano convogliati nella condotta dell’acqua piovana.
    La fluorescina nel wc: il mare si colora e l'inquinatore è beccato | Il Mattino

    Napoli. Certificati senza verifiche per le patenti: 5 medici nei guai
    Rilasciavano certificazioni mediche senza aver effettuato le verifiche delle condizioni di idoneità previste dalla legge: si tratta di cinque medici individuati dalla polizia di Stato di Napoli, che oggi sono stati destinatari di misure cautelari per aver rilasciato certificazioni in maniera fraudolenta.
    L'indagine è partita nella primavera dello scorso anno, quando il personale del distaccamento della polizia stradale di Nola, ha accertato che cinque medici, operanti in strutture pubbliche come l'Asl o i comandi delle forze armate, emettevano certificazioni mediche attestando l'avvenuta verifica delle condizioni di idoneità per il rinnovo delle patenti di guida senza, però, aver effettuato i dovuti controlli.
    Le false certificazioni risultavano anche nei casi di rilascio di patenti di guida per i veicoli pesanti, senza che fosse effettuata alcuna verifica sulle reali condizioni psico-fisiche dei titolari. In molteplici casi i sanitari hanno attestato falsamente l'idoneità anche in presenza di patologie inabilitanti che avrebbero almeno imposto delle prescrizioni da apporre sui documenti di guida.
    Certificati senza verifiche per il rilascio delle patenti: 5 medici nei guai | Il Mattino

    Blogger aggredito in strada da uomo armato di pistola: «Amo Napoli, ma ora voglio fuggire»
    Il noto blogger politico e fotografo napoletano Francesco Bassini ha raccontato su Facebook di un tentativo di rapina (con aggressione) subito in città.
    «Io vivo a Napoli, la mia città - ha scritto stasera Bassini sulla sua pagina Fb -. E’ il posto che più amo e che amerò per sempre.
    Abito in pieno centro, a due passi dal Museo archeologico più importante del mondo.
    Sono le otto di sera e sono chiuso in casa da ieri pomeriggio a far cose che diano un concreto significato alla mia quasi inutile esistenza.
    Non ho la necessità di uscire. La mia vicina ha rimediato alle mie basiche esigenze: pane e sigarette. Ma all’improvviso, mi sovviene la voglia di scendere solo per fare quattro passi.
    M’infilo un jeans, le Nike e non tolgo nemmeno la t-shirt con su stampatoTopolino (pagina storica del mio diario tessile: Orlando, 1994) che ho messo sù ieri pomeriggio quando sono rientrato a casa.
    Esco dal portone e costeggio quel marciapiede che sento casa mia: la pizzeria di Salvatore, il Bar di Lello, la farmacia dei fratelli Di Donna.
    Quasi all’angolo con Via Stella, un tizio mi si para davanti (nemmeno mi accorgo da dove sia spuntato fuori)… Mi mette una mano in petto e guardandosi intorno quasi mi sussurra: “portafoglio e cellulare, fà ambress’…”
    Lo guardo, il mio olfatto percepisce il suo odore sgradevole e dalle sue pupille comprendo che è strafatto di chissà quale droga.
    “Guagliò, a stò giro ti è andata male. Addosso, ho solo le chiavi di casa…” gli rispondo io, accennando un mezzo sorriso di compassione.
    Ma forse è quel mio mezzo sorriso che lo spinge a sbattermi con un pugno in petto sul marciapiede, a sfilare la sua mano dietro la schiena ed a tirar fuori una pistola che m’infila fra la bocca e il naso.
    “portafoglio e cellulare, ‘o t’acirre mò mò…”
    Ora punta i suoi occhi dentro i miei, incurante di chi ci passa vicino e del fatto che al polso ho un orologio che per lui è solo plastica, ma che gli garantirebbe denaro per sballarsi almeno fino a domani. Anch’io lo guardo negli occhi, e l’adrenalina mi schizza fino a farmi diventare il più impavido dei cuor di leoni: “Azz, tien’ pure ‘a pistola? E sparami allora. Famm’ verè quant’ si ‘omm…”
    Continuo a non distogliere il mio sguardo dai suoi occhi. Ho paura, ho una fottutissima paura ma non posso distogliere i miei occhi dai suoi. Se lo faccio, magari questo davvero mi pianta una pallottola fra la bocca e il naso, cazzo!
    Con la coda dell’occhio, vedo la gente che ci passa vicino: indifferente, quasi che il momento di terrore che sto vivendo sia solo una semplice pittoresca oleografia della mia città.
    “Emmò fà l’omm’: spara, che aspetti?”
    Scelgo di sfidarlo, mi vesto dei panni di quello che non ha paura. Magari riesco a disorientarlo costringendolo a lasciarmi andare.
    Lui mi guarda, con i suoi occhi senza luce. Ora ho davvero paura. Basta un click nel suo cervello per fargli premere il grilletto della pistola (è vera, la riconosco dal freddo della canna che mi preme fra la bocca e il naso).
    Poi, all’improvviso, la canna della pistola si sposta e con il manico della stessa il tipo mi colpisce sulla guancia tirandosi su da me scivolando via da me come se nulla fosse accaduto.
    Rimango solo, frastornato e dolorante, rotolandomi su quel marciapiede che credevo fosse casa mia. Il dolore fisico ora sopravanza la paura. Ho male alla guancia ma tocca rialzarmi e trascinarmi fino a casa (sono appena centro metri, cazzo).
    Mi guardo intorno ed osservo i passanti che mi guardano senza avvicinarmi, anche solo per aiutarmi a tenermi in piedi, manco fossi un appestato, quello che tutto sommato se avesse cacciato “portafoglio e cellulare” non avrebbe avuto problemi.
    Io vivo a Napoli, la mia città, è il posto che più amo e che amerò per sempre. Ma stasera, più che mai, sento l’esigenza di fuggire lontano da qui».
    Blogger aggredito da uomo armato di pistola: «Amo Napoli, ma voglio fuggire» | Il Mattino

    E non è colpa della Merkel
    Questa foto, che ha fatto il giro del web, racconta di una Roma che, a furia di sprechi e inefficienze, è diventata la Grande Monnezza. E di un Paese in declino per responsabilità sue, non di altri...
    di Corrado Ocone
    romaAltro che Grande Bellezza, Roma è diventata la Grande Monnezza. Ove quest’ultimo termine è da intendere in un significo letterale e metaforico al tempo stesso. La comparazione iconografica qui pubblicata documenta con la forza delle immagini hanno l’ aspetto reale della questione. Roma è letteralmente invasa da immondizia. La raccolta dei rifiuti in genere, figuriamoci quella differenziata, funziona poco e male. L’Ama, la municipalizzata a cui è affidato il compito della pulizia per le strade, è un carrozzone inefficiente e con i conti drammaticamente in rosso che è servito negli anni a chi ha amministrato la città per piazzare famigli e clientes e non per gestire il servizio con un minimo di razionalità economica e di programmazione. I soldi dei contribuenti sono stati sperperati senza riuscire a garantire nemmeno il minimo indispensabile.
    Ma quello che accade attorno alla raccolta dei rifiuti accade ovunque nell’amministrazione capitolina: nella gestione dei trasporti pubblici, nella sanità, nella sicurezza stradale, persino nella manutenzione ordinaria di strade, fognature, patrimonio storico-artistico. La città è ormai in agonia e il problema è tutto politico. Con gli anni si è creato un mostro, il Comune, che divora soldi che ormai servono alla macchina quasi solo per automantenersi: un sistema di sovietismo comunale che, cresciuto a dismisura, ora è praticamente immobile. Roma non è oggi semplicemente malgovernata: non è proprio è governata. Suona perciò come una sfida e una provocazione il fare del sindaco nei confronti dei cittadini, che non sono a loro volta esenti da colpe (se non altro per essersi adattati alla situazione con sciatteria e cinismo menefreghista). Marino, nelle sue uscite pubbliche, non parla mai infatti dei veri problemi di Roma ma gioca le sue battaglie o sulla sua “onestà” o su temi del tutto irrilevanti, come il registro delle unioni civili fra gay, se rapportati alla situazione di sfascio e di degrado della città. Così come è provocatorio continuare non solo a non prendere atto che un’azienda come l’Atac, la municipalizzata dei trasporti, è tecnicamente fallita, ma anche a chiedere con una faccia di corno che i privati entrino in essa ma conservando la gestione e il controllo al Comune.
    Ancora più provocatorio è però l’atteggiamento di Renzi e del governo che, per meschini calcoli elettoralistici e miopia politica di fatto, tiene in vita artificialmente un corpo esanime come quello dell’amministrazione di una città che è sotto gli occhi del mondo e che con la sua attuale situazione compromette irrimediabilmente l’immagine stessa del nostro Paese. E dà le concreta misura della pochezza delle nostre classi dirigenti, l’usurpazione perpetrata ogni giorno a carico della popolazione. Altro che “tutta colpa di Merkel”! Qui la colpa è dei tanti sindaci alla Marino e di un “sindaco d’ Italia” come Renzi che fa politica con la monnezza e sulla monnezza ormai naviga egli stesso. E altro che “onestà” del sindaco di Roma: quasi come se la partita si giocasse sul terreno morale (che è veramente una potente arma di “distrazione di massa”) e non su quello politico e quasi come se l’irresponsabilità e l’incapacità di Marino non sia essa sì una forma estrema di disonestà. Disonestà politica.
    E non è colpa della Merkel | L'intraprendente


    Dopo i temporali, la differenza (enorme) tra Veneto e Calabria
    di Gianluca Veneziani
    Mentre il maltempo impazza in Italia, sono bastati alcuni acquazzoni a dare una plastica (e liquida) dimostrazione della differenza tra Nord e Sud d’Italia, in particolare tra Veneto e Calabria. Se in Cadore la pioggia si è subito mescolata al sudore di cittadini e imprenditori che si sono rimboccati le maniche per ripulire e iniziare a ricostruire, a Rossano e Corigliano Calabro la pioggia si è confusa con le lacrime dei piagnistei e delle lamentele, al suon di «Ci avete lasciati soli!» e «Piove, governo ladro!».
    Mentre nella Riviera del Brenta, dopo il tornado dello scorso 8 luglio, la situazione è già quasi tornata alla normalità grazie allo sforzo encomiabile della gente, nonostante i danni pari a circa 100 milioni, e mentre nei paesi del Cadore, a fronte di una frana ancora sospesa, la risposta delle amministrazioni è stata esemplare con la messa in sicurezza dell’area a rischio, già all’indomani della bomba d’acqua che aveva fatto tre morti, a Rossano Calabro il coro unanime di cittadini, gestori dei locali e amministratori è stato: «Nessuno ci ha dato una mano, lo Stato ci ha abbandonati, prima con i mancati controlli sul territorio, dopo non mandandoci i soccorsi». Il sottinteso è che non vogliono essere abbandonati soprattutto adesso che si tratterà di avere soldi, “a pioggia” è il caso di dire, per ricostruire.
    Nessuno però si è interrogato sulle responsabilità di queste sciagure, chiedendosi di chi sia la colpa se le case – come accaduto a Rossano – sono costruire nei letti dei fiumi e se i fondi destinati a prevenire i dissesti idrogeologici finiscono in chissà quali ramificazioni e rivoli sotterranei, spesso in canali non proprio trasparenti, per non dire “sporchi”. È sempre colpa dello Stato che ci abbandona (e che pure, sia chiaro, ha le sue responsabilità, come la scelta scellerata dei condoni edilizi)? È sempre colpa dello Stato che non ci accudisce come fossimo infanti bisognosi delle cure, delle attenzioni, delle coccole e della paghetta di papà? O forse è anche responsabilità dei cittadini (e dei politici locali, s’intende) che assistono inerti e spesso conniventi allo scempio del territorio, che sono buoni a invocare lo Stato in caso di emergenza ma che per il resto del tempo preferiscono appellarsi al para-Stato di natura criminale (vedi la ‘ndrangheta), e che, dopo la sciagura, non scendono nelle piazze e nelle strade a dimostrare la loro buona volontà, a dare il buon esempio, spalando e ripulendo il fango, ma incrociano le braccia e aspettano, piangendo nel frattempo per dare più forza al lamento?
    È appunto la cultura del piagnisteo, che attesta il doppio stato anagrafico del Sud. Da un lato l’infantilismo cronico, la convinzione di essere in una situazione di minorità, di dipendenza dallo Stato, da cui la licenza di piangere – come i bambini – se non si riceve abbastanza, se si viene trascurati, se non si viene “allattati” e foraggiati a sufficienza: il pianto come richiesta e denuncia di malesseri, come domanda e protesta. Dall’altro lato, c’è invece la senilità depressa, il contegno funebre di chi piange il “morto”, sentendosi partecipe della sua sorte e destinato alla stessa fine. È il lamento delle anziane prefiche, il coro del cordoglio di chi, vestito in gramaglie per dare più peso al proprio lutto, si dispera sul Sud malato e moribondo, gli si avvicina al capezzale, assiste alla sua estrema unzione e ne stringe la cassa da morto chiamata Cassa del Mezzogiorno; e al contempo piange se stesso, prossimo a quell’epilogo, incapace di reagire, morto insieme al paese e al territorio dove vive.
    Come estremo rigurgito e sussulto di vita, c’è soltanto un appello ai vertici, a chi ci governa, alle istituzioni senza volto e alla macchina statale, a intervenire, a fare subito, a darci una mano, tirandoci fuori dal fango e insieme porgendoci l’elemosina. È il grido «Fate presto!», apparso sulla prima pagina de Il Mattino all’indomani del terremoto dell’Irpinia, la logica dell’«armiamoci e pagate», l’attesa oziosa, e un po’ fatalista, con cui prima si assiste impassibili alla tragedia e poi si aspettano gli aiuti.
    Lo Stato, certo, poi alla fine paga: e infatti il ministro dell’Ambiente Galletti ha subito promesso circa 240 milioni di investimenti (tra cantieri e interventi straordinari) per risollevare la Calabria colpita (ricordiamo che ai paesi della Riviera del Brenta, invece, erano stati accordati appena 2 milioni, nonostante lo stato di calamità).
    Dopo i temporali, la differenza (enorme) tra Veneto e Calabria | L'intraprendente

 

 
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