Stacca l'acqua all'utente abusivo, aggredito con il piccone
di Paolo Panaro
Battipaglia. Dipendente dell’Asis aggredito mentre distacca dalla rete idrica alcune abitazioni collegate abusivamente. L’episodio nel pomeriggio di martedì scorso, a Serroni Alto, zona residenziale di Battipaglia.
Due operai dell’Asis, l’azienda che gestisce l’erogazione dell’acqua, stavano lavorando per distaccare dalla rete idrica una decina di abitazioni, per la maggior parte villette collegate abusivamente. Uno dei dipendenti, all’improvviso, è stato picchiato con calci e pugni dal proprietario di una delle case che dovevano essere scollegate dalla rete idrica.
Stacca l'acqua all'utente abusivo, aggredito con il piccone | Il Mattino
Scafati. Si contendono la stessa donna, lite a colpi di coltello: un arresto
di Daniela Faiella
Accoltellato durante una lite per una donna contesa. Un uomo, 58 anni, è giunto nel tardo pomeriggio di ieri all’ospedale di Scafati con una ferita da arma da taglio all’altezza del torace. Una storia di vecchia data che avrebbe preso le mosse da un tradimento, alimentando nel tempo rancori e minacce, fino a degenerare ieri pomeriggio, poco dopo le 17, nell’ennesimo violento scontro tra i due contendenti. Il 54enne, accecato dall’ira, ha affrontato per l’ennesima volta il suo rivale scagliandosi contro di lui con un coltello e colpendolo all’altezza del torace.
Si contendono la stessa donna, lite a colpi di coltello: un arresto | Il Mattino
Benevento. Parcheggiatore ucciso, identificato l'aggressore: lite per la spartizione della piazza
I carabinieri hanno fatto luce sulle cause del decesso di Francesco Ciervo (nella foto), il pensionato di 69 anni di Sant'Agata de' Goti (Benevento), che nel primo pomeriggio di sabato è deceduto nell'ospedale di Caserta, dove si trovava ricoverato dalla sera di giovedì per una ferita alla testa.
I militari hanno chiarito che il malcapitato è stato vittima di un'aggressione, legata ad una questione relativa alla spartizione della piazza dell'ex campo sportivo dove svolgeva l'attività di parcheggiatore, al termine della quale Ciervo è stato colpito violentemente e spinto per terra, finendo per battere la testa e procurandosi una grossa ferita. I carabinieri hanno identificato aggressore e testimoni, due giovani del posto, la cui posizione è ora al vaglio della magistratura sannita. Attesi gli esiti dell'autopsia che si terrà nelle prossime ore.
Parcheggiatore ucciso, la svolta: il movente è la spartizione della piazza | Il Mattino
Napoli. Litigio prima del delitto: il meccanico incensurato ucciso per uno schiaffo
di Giuseppe Crimaldi
Punito per aver commesso un errore che la camorra non perdona. Corrono lungo questa direttrice principale le tre ipotesi investigative battute in queste ore dagli uomini della Squadra mobile di Napoli sull'omicidio del giovane Luigi Galletta. Il meccanico 22enne assassinato due giorni fa con tre colpi al cuore da un killer ancora sconosciuto in via Carbonara era incensurato: mai nessuna ombra si era addensata su di lui e tantomeno sulla sua famiglia, composta da lavoratori, gente perbene che non ha mai avuto problemi con la giustizia.
Tentare di decifrare quest'ultimo delitto appare insomma assai complicato. Lo è, a maggior ragione, se si considera che i vincoli legati al clima di omertà e di paura che regnano ormai nei quartieri del centro storico - teatro della faida di Forcella - spingono eventuali testimoni oculari a non offrire collaborazione agli inquirenti.
A ventiquattr'ore da questo ennesimo omicidio che insanguina le strade di Napoli si può partire da un solo punto fermo: l'esclusione di un errore di persona. Chi ha sparato a Galletta - sottolineano gli investigatori - lo ha fatto con il chiaro intento di uccidere. E allora occorre far diradare le nebbie che sembrano avvolgere la personalità di questo ragazzo poco più che ventenne, che si guadagnava da vivere onestamente facendo l'operaio in un'officina meccanica, per cercare di arrivare ad una verità ancora nascosta.
Voci di marciapiede - ora anche acquisite dalla Squadra mobile diretta da Fausto Lamparelli - raccontano di un sinistro presagio che avrebbe anticipato l'uccisione del ragazzo: nella mattinata di venerdì Galletta litigò con due persone, parole grosse che in breve infiammarono il diverbio facendolo anche degenerare. Oltre a un insultò volò, pare, anche un ceffone assestato al meccanico da uno dei suoi due interlocutori. Chi erano queste persone? E per quale motivo avevano avvicinato il 22enne in strada, davanti ad altre persone? Forse la chiave del delitto consumatosi poi nel pomeriggio della stessa giornata potrebbe nascondersi tra le pieghe di quell'incontro. Partendo quindi da uno sgarro.
Litigio prima del delitto: il meccanico incensurato ucciso per uno schiaffo | Il Mattino
Goletta Verde boccia il mare della Campania: nella metà dei casi è «fortemente inquinato»
Su trentuno punti monitorati lungo le coste della Campania, 14 presentano un carico batterico elevato e per 13 di questi il giudizio è di “fortemente inquinato”. Nel mirino finiscono ancora una volta foci di fiumi, canali e scarichi che mettono a rischio non solo la qualità delle acque di balneazione, ma la stessa salute dei cittadini.
È questo in sintesi l’esito del monitoraggio effettuato in Campania da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane - realizzata anche grazie al contributo del Coou, Consorzio obbligatorio degli oli usati - presentato questa mattina a Napoli, presso la sede della Capitaneria di Porto.
«In Campania ancora una volta emerge l’esigenza di assicurare un’azione istituzionale coordinata e coerente per tutelare il mare e le aree costiere, nonché le importantissime risorse ambientali, sociali ed economiche ad esse connesse – dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente - Le criticità evidenziate dal nostro monitoraggio sul fronte della depurazione non sono certamente nuove e gli stessi dati Istat (aggiornamento al 2012) evidenziano come la quota di carichi inquinanti civili trattati in questa regione è pari a meno del 60%».
Goletta Verde boccia il mare della Campania | Il Mattino
Torre Annunziata, rifiuti sversati nella foce del Sarno. È caccia al colpevole
TORRE ANNUNZIATA. Rifiuti di ogni genere sono finiti nel fiume Sarno, precisamente alla foce. Bottiglie e buste di plastica galleggiano da alcune ore nel corso d'acqua, già martoriato e considerato il più inquinato d'Europa. Sul posto, le capitanerie di porto di Torre Annunziata e di Castellammare di Stabia, coordinate rispettivamente dai comandanti Valerio Massimo Acanfora e Savino Ricco, e i vigili urbani del comandante Antonio Virno per tamponare il problema. In questo momento i militaro del mare stanno installando alcune griglie alla foce del Sarno, per evitare che i rifiuti finiscano in mare a causa delle correnti. Nelle prossime ore il caso sarà denunciato alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che potrebbe dare il via alle indagini, per scoprire i colpevoli di questo scempio ambientale.
Rifiuti sversati nella foce del fiume Sarno. È caccia al colpevole | Foto | Il Mattino
Agrigento, è caos rifiuti: stop al conferimento nei cassonetti
AGRIGENTO. Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ha firmato un'ordinanza che vieta il conferimento dei rifiuti nei cassonetti a partire da questa sera, per gravi problemi igienico-sanitari. Da giorni infatti ad Agrigento è in atto lo sciopero degli addetti alla raccolta dei rifiuti e la città è invasa dalle immondizie. Agrigento è nuovamente nelle foto e nei fimlati delle migliaia di turisti che passeggiano nella Valle dei Templi, in via Atenea e a San Leone, respirando l’aria nauseabonda della spazzatura e immortalano e diffondo le immagini della città. I cassonetti sono ormai stracolmi e i rifiuti hanno invaso i marciapiedi e fra poco le strade. E quel che è peggio, è che la soluzione a tutto questo non è dietro l’angolo.
Da sabato mattina, tutti gli operatori ecologici impegnati nel servizio di pulizia della città, incrociano le braccia per protesta contro i tagli del capitolato d’appalto del bando rifiuti e che metterebbe alla porta poco meno di 30 di loro. Una protesta destinata a durare visto che il Comune ha fatto sapere di non avere intenzione di mettere mano al portafoglio per salvare i posti di lavoro. «Non siamo e non saremo mai disponibili - ha ribadito l’assessore ambientalista Mimmo Fontana - ad aggiungere un solo centesimo per una Gara che ha già avuto un esito».
Agrigento, è caos rifiuti: stop al conferimento nei cassonetti - Giornale di Sicilia
La mail | «Vergognosa sporcizia e degrado all'Ufficio Passaporti di Napoli»
Gentile Mattino,
ieri mi sono recato all'Ufficio Passaporti della Questura e ho trovato all'ingresso una situazione vergognosa. Potete vederlo dalle immagini che allego. E' mai possibile che si raggiunga questo degrado?
La mail | «Vergognosa sporcizia e degrado all'Ufficio Passaporti di Napoli» | Il Mattino
Accade a Napoli. Vuoi un lavoro?: «No, grazie, ad agosto sono in vacanza»
Giovanni De Vivo, orfano di entrambi i genitori, condivide con la sorella Valentina la gestione dell’eredità di papà Ferdinando e mamma Giovanna: loro hanno lavorato duro per costruire il marchio di abbigliamento Exact e realizzare una decina di negozi, oggi i figli con orgoglio cercano di non perdere la strada del successo. L’ultima eredità è il bar di piazza Municipio. Buongiorno Giovanni. Si rende conto che la storia dei posti di lavoro rifiutati sembra irreale?
«Se non fosse stata una storia irreale non avrei chiesto, con forza, che venisse raccontata», parte come un treno il giovane imprenditore. «Dunque, in questo locale ci sarebbe bisogno di altro personale. Almeno dieci figure professionali per i vari tipi di attività, dalla gelateria alla pasticceria alla cucina perché qui facciamo tutto in casa abbiamo anche forni e cucine per la preparazione di dolci e cibo. Pensavamo che qui fuori ci sarebbe stata una fila di persone pronte a lavorare invece, per adesso, sono arrivati solo giovani che non avevano nessuna voglia di sacrificarsi e se la sono filata».
La storia continua a sembrare paradossale. Non è possibile pensare che al giorno d’oggi c’è ancora qualcuno che può permettersi di rifiutare un lavoro. Giovanni De Vivo spiega che la ricerca di personale è iniziata con una inserzione su un sito specializzato: sono arrivate più di cento adesioni e la prima scrematura, basata sui curriculum, ha portato i candidati a quaranta. La maggior parte di questi ultimi non s’è nemmeno presentata al colloquio, gli altri sono andati via senza più dare notizia.
Ovviamente sorge un dubbio che si materializza sotto forma di parole dirette: evidentemente proponete un lavoro assurdo e un guadagno irrisorio, ecco perché la gente scappa. Giovanni non se la prende e, anzi, sorride: «No, no, qui facciamo tutto in regola. Contratto nazionale di lavoro, due mesi a tempo determinato, in prova; poi quasi tutti passano a tempo indeterminato. All’inizio si guadagna il minimo contrattuale, intorno agli 800 euro. I nostri turni non superano le nove ore. E le ore in più, quando ce ne sono, vengono retribuite come straordinario.
Accade a Napoli. Vuoi un lavoro?: «No, grazie, ad agosto sono in vacanza» | Il Mattino
Soldi in cambio di forniture: ospedali napoletani nel mirino, 90 indagati. Anche medici
di Leandro Del Gaudio
Novanta indagati, decine di episodi di corruzione, decine di appalti sospetti, al termine dell'ultimo atto di accusa nei confronti della sanità campana. Inchiesta che ha scavato nei principali ospedali di Napoli, c'è l'ipotesi che un gruppo di professionisti abbia corrotto funzionari pubblici per ottenere il monopolio della commercializzazione di medicinali. Al centro delle indagini, in particolare una decina di nomi che avrebbe strappato a colpi di regali la leadership nel settore di anestesia e rianimazione. Inchiesta condotta dal pool mani pulite del procuratore aggiunto Alfonso D'Avino e dal pm antimazzette Graziella Arlomede, non mancano elementi curiosi: oltre ai soldi cash, sarebbero stati usati a mo' di mazzette anche forniture di salumi, televisori e cellulari, finanche viaggi a Torino per la ostensione della sacra sindone, oltre alla sponsorizzazione di un convegno.
Ma partiamo dal livello associativo. Sotto inchiesta l'imprenditore Elio Scognamiglio, titolare di una ditta omonima, ritenuto capo e promotore di una sorta di struttura occulta in grado di raggiungere primari e capisala, dirigenti e impiegati di tutti i principali ospedali napoletani; sotto accusa anche il suo responsabile commerciale, Giuseppe Apice; gli agenti commerciali Fiore Fucci, Monica Galluccio, Michele Zoppi; i dipendenti Marino e Balestrieri, Occhini e Simeoli; ma anche Andrea Marini e Marco Palumbo della Unicare (azienda fornitrice di presidi ospedalieri); Luciano Forino e Monica Alessandrini della Policare, azienda fornitrice di presidi ospedalieri. E non è tutto: avvisi di chiusa inchiesta sono stati indirizzati anche nei confronti di alcuni dipendenti dell'ufficio provveditorato dell'asl Napoli uno, vale a dire Alfonso De Rosa, Nunzio Turro, Baldassarre Maione (i primi due indicati come organizzatori, l'altro come partecipe della presunta associazione, ndr) che avrebbero ricoperto un ruolo strategico: avrebbero svolto il ruolo di addetti all'istruttoria delle procedure d'acquisto, tanto da fornire «informazioni riservate» e condizionando le singole gare.
Stando alla ricostruzione degli inquirenti, De Rosa deve difendersi anche dall'accusa di aver redatto ordini per forniture mai disposte. Ma ci sono anche altri esponenti della pubblica amministrazione a finire sotto il cono d'ombra delle indagini. È il caso di Gaetano Iorio, dipendente Asl Napoli uno, addetto all'ufficio liquidazioni, ritenuto responsabile di «non aver evidenziato macroscopiche incongruenze nell'ambito dell'attività di controllo delle fatture, determinandone la liquidazione senza alcuna attività di controllo».
Ipotesi associativa anche per alcuni medici. Oltre all'ipotesi associativa, la Procura batte anche altre ipotesi di reato, tra cui truffa, corruzione, falso e turbativa d'asta.
Soldi in cambio di forniture: ospedali napoletani nel mirino, 90 indagati. Anche medici | Il Mattino
Renzi regala altri 500 milioni alla Sicilia
Dopo aver mandato solo 2 milioni al Veneto schiacciato dalla rapina fiscale e dal tornado, Matteo per ammorbidire Crocetta gli spedisce mezzo miliardo. Così, come se tutti i soldi che inviamo laggiù (malspesi) non bastassero
di Federica Dato
Ora, Crocetta sta attraversando un peridio difficile. Col Governo, perlomeno per questioni di facciata, s’è acceso un minimo di tensione, per parafrasare. Sempre Crocetta, dice che da governatore della Regione Sicilia non si dimette, manco a cannonate, figurati ad inviti formali. Hanno un po’ litigato, Metteo e Rosario. Ma han trovato il modo di far pace.
La Trinacria al momento ha un buco di bilancio spaventoso. Nel bilancio di previsione, per non farsi mancare nulla, aveva anche messo in conto 300 milioni che poi, a tasse riscosse, non sono arrivati. Miscela il tutto e ottieni l’ultimo schiaffo ai territori produttivi, accompagnato dagli ossequi degli spreconi e di chi grazie a questi mangia. E fu così che il Governo Renzi decide di mandare 500 milioni a Palermo. Sarà che la Regione si deve sviluppare e che tutti i miliardi che le mandiamo non bastano, la cosa la commenta il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone (che ve lo diciamo a fare, un Piddì): “Un’operazione richiesta da tempo per completare la pulizia del bilancio regionale, eliminando quasi 6 miliardi di euro di partite attive difficilmente esigibili. Un provvedimento che consente alla Sicilia di rimettere in sesto i bilanci e far ripartire gli investimenti”, ha detto al Giornale di Sicilia.
Ora, per dire, in Veneto (dal residuo fiscale da 20 miliardi – venti miliardi – l’anno) è passato giusto un tornado che ha messo in ginocchio la Riviera del Brenta. Lì i danni ancora si contano, su per giù si può dire che si tratti di milioni di euro, tanti milioni. Cosa fa il Governo Renzi di fronte a una Regione che paga 20 miliardi di tasse che non vede tornare in servizi ma che spedisce ai Crocetta d’Italia? Beh, Renzi gliene manda due di milioni, per risollevarsi da un terremoto. Roba da prenderlo a scarpate in faccia, Renzi e i suoi due milioni.
Ma resisti, ti dici che è un oltraggio ma che forse stringerà la cinghia in generale. E ti dici male, malissimo, perché arriva il salva Sicilia. Senza nessuna motivazione comprensibile: 200 milioni come riconoscimento delle mancate entrate Irpef, riscosse dallo Stato anziché dalla Regione; 100 milioni collegati all’attuazione dell’art. 37 dello Statuto che riguarda l’attribuzione delle quote Irpef alla regione da parte delle imprese con impianti in Sicilia; 150 milioni (300 per il 2016 e il 2017) derivanti dalla possibilità di spalmare in 7 anni anziché in 3 il disavanzo globale maturato a fine 2014. E poi tra i 50 e i 100 milioni (dettagli) legati a questioni ai costi sanitari. Faraone si vanta, pure: tutto “grazie al Pd e alle forze di maggioranza che sostengono il governo Renzi”. Parliamo di una Regione che vive di Stato, parassitaria e statalista in modo innegabile.
Buchi colossali, servizi zero, milioni di euro spediti laggiù e spesi male, nessun progresso in termini di produttività, un Governatore che ha cambiato 34 assessori in due anni. E noi mandiamo 2 milioni al Veneto devastato e 500 milioni lì. La chiamano equità di Stato.
Renzi regala altri 500 milioni alla Sicilia | L'intraprendente
Ecco la verità sui 400 miliardi già investiti sul Sud disastrato
Il Mezzogiorno resta il "malato d'Europa". Cresce meno di Romania, Bulgaria e Grecia nonostante i soldi ricevuti
Gian Maria De Francesco
Adesso arrivano gli americani. Il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, ha annunciato a Repubblica la necessità di «un piano da 70-80 miliardi di euro, una sorta di “Piano Marshall” che partirà proprio dalle infrastrutture» per creare posti di lavoro e rilanciare il Meridione, diventato da un giorno all'altro il centro di gravità per il premier Matteo Renzi, intristitosi dopo la pubblicazione del rapporto Svimez.
È una cifra ingente che altre aree del Paese possono solo sognare. Ma la domanda da porsi, in primo luogo, è un'altra. Ce n'è veramente bisogno? Dal 1951 al 2013 le Regioni meridionali hanno ricevuto circa 430 miliardi di interventi straordinari destinati a finanziare la spesa in conto capitale, cioè gli investimenti, le infrastrutture. In particolare, 390 miliardi sono relativi al periodo 1951-2009, mentre negli altri 4 anni i fondi europei e il cofinanziamento dello Stato dovrebbero aver raggiunto almeno i 45 miliardi di impegni totali.
Ora bisognerebbe chiedersi chi sia il responsabile di questo fallimento. Ha fallito la Cassa per il Mezzogiorno con i suoi interventi mirati ma inutili (le famose cattedrali nel deserto come l'Italsider di Taranto e di Bagnoli, l'Alfasud di Pomigliano, il petrolchimico di Gela e la Fiat di Termini Imerese). Ha fallito la legge 488 del 1992 che, dopo la chiusura della Cassa, ha garantito i microfinanziamenti a pioggia per qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Hanno fallito i fondi europei che le Regioni spesso non sono state in grado di spendere o hanno impiegato per iniziative di dubbia efficacia come i famigerati corsi di formazione.
Insomma, se un flusso costante di una decina di miliardi di euro all'anno destinati agli investimenti, ha prodotto il 20,5% di disoccupazione totale e il 56% di disoccupazione giovanile, qualche dubbio sull'efficacia di un nuovo piano da 70-80 miliardi è legittimo, al di là degli effetti negativi della riprogrammazione dei Fondi Fas, decisa nel 2008.
Anche perché c'è un altro lato della medaglia. Il residuo fiscale del Sud è negativo per 30 miliardi circa, cioè riceve dai contribuenti del resto d'Italia più di quanto riesca a finanziarsi. Dei 100 miliardi che devolve il Nord, 70 miliardi se li pappa lo Stato centrale.
Il problema, forse, è la spesa corrente improduttiva. Se si guardano i dati dei Comuni si nota che Palermo (714 euro per cittadino), Bari, Catania e Messina sono le città che ricevono maggiori contributi pubblici (da Stato, Regioni, ecc.) pro capite. Sono 33 anni che i forestali della Regione Calabria ottengono che i loro stipendi siano pagati per oltre 100 milioni dalla legge di bilancio nazionale. Fanno oltre 3,5 miliardi di euro. Il Mezzogiorno resta il «malato d'Europa» come diceva dieci anni fa Nicola Rossi. Cresce meno di Romania e Bulgaria, persino della Grecia nonostante tutto il fiume di denaro che ha ricevuto. Per altro, il piano preannunciato dal ministro Guidi va in direzione opposta a quelle che erano le convinzioni del professor Roberto Perotti, oggi consulente di Renzi, un tempo favorevole alla rinuncia ai fondi europei (che vanno cofinanziati dallo Stato) in favore di una riduzione generalizzata delle tasse. Ma, si sa, i tempi cambiano.
Ecco la verità sui 400 miliardi già investiti sul Sud disastrato - IlGiornale.it








Rispondi Citando






Arnaldo Ferrari Nasi


