Napoli. Dramma ai Quartieri Spagnoli: moglie gelosa stacca un dito all'amante del marito
Dramma della gelosia ai Quartieri Spagnoli di Napoli. La storia è questa: lui è un commerciante della zona, sposato. L'amante è una parente della moglie. Quest'ultima, nei giorni scorsi, scopre il tradimento e si reca sotto casa dell'amante per dirgliene di tutti i colori.
Succede che nella serata di oggi le due si sono incontrate per strada, nel cuore dei Quartieri, ed è scoppiata una colluttazione. Diverse persone sono intervenute a separarle; le donne se le davano di santa ragione e si strappavano a vicenda i capelli.
Finché non è accaduto l'imponderabile: a un certo punto, l'amante ha puntato un dito contro la moglie tradita. Quest'ultima, in preda a un incontenibile raptus di rabbia, si è avventata contro il dito mordendolo con una ferocia così inaudita da staccarglielo e farlo cadere a terra.
Sul posto è intervenuta un'ambulanza e la polizia. La donna ferita è stata portata urgentemente in ospedale, dove si è cercato di riattaccarle la falange. Un intero quartiere è rimasto sotto choc. Qualcuno, però, ha trovato il tempo per giocare numeri al lotto riferiti alla storia.
Dramma ai Quartieri Spagnoli: moglie gelosa stacca un dito all'amante del marito | Il Mattino
Napoli. Babygang prende a sassate il bus.
di Paolo Barbuto
Il bus della linea 158 che collega Napoli a Cercola, infila un viale trafficato. Sullo sfondo c'è un gruppo di bambini che dribble le automobili che precedono il mezzo.
Poi all'improvviso scatta il raid: sassi scagliati con violenza contro i vetri del bus. Chi riprende la scena, forse lo stesso autista, urla e minaccia i bambini: ora vi ho ripreso e vi denuncio.
Scene di ordinaria follia metropolitana a Napoli per chi guida un autobus. La vicenda è raccontata da Adolfo Vallini, sindacalista della Usb che ha postato il video sulla sua pagina Facebook. "Basta con la politica degli annunci, servono risposte concrete. Bisogna garantire l'incolumità di lavoratori e utenti sui mezzi pubblici - scrive Vallini - Ben vengano i vigili in "affitto" sui bus potrebbero intervenire anche sulla viabilità, multando le auto in sosta vietata sulle fermate e in doppia fila, evitando che il bus invada, pericolosamente, l'opposta corsia di marcia. In questo modo aumenterebbe la velocità commerciale dei mezzi, di conseguenza, diminuirebbero i tempi di attesa alle fermate".
Babygang prende a sassate il bus. L'autista filma il raid |Guarda il video | Il Mattino
Vanno in hotel e scappano senza pagare: denunciati 11 napoletani
In 11 hanno soggiornato in un albergo di Magliano Alpi durante la fiera di Vicoforte, nel cuneese, e sono scappati senza pagare il conto. I truffatori, un'allegra compagnia proveniente dal napoletano, si sono presentati all'albergatore come turisti in gita per visitare la sagra monregalese.
Per quattro giorni hanno dormito e mangiato nell'hotel. Ma la mattina del check out la brutta sorpresa: tutte le camere erano vuote e la comitiva era sparita senza pagare il conto di oltre duemila euro. L'albergatore si è rivolto ai carabinieri che sono riusciti a identificare i truffatori: si tratta di una banda di «campanellari», dediti alla ormai nota truffa delle tre campanelle, composta da soggetti originari del napoletano tra i 23 e i 70 anni.
Hanno precedenti per gioco d'azzardo e mancati pagamenti nelle strutture alberghiere tanto da essere destinatari di fogli di Via da vari paesi dove erano stati proprio per inscenare la truffa delle campanelle durante sagre e fiere. I componenti del gruppo, tra cui una ragazza di origine ucraina di anni 30 che serviva da esca per le vittime, sono stati denunciati per insolvenza fraudolenta.
Vanno in hotel e scappano senza pagare: denunciati 11 napoletani | Il Mattino
Centri massaggi a 'luci rosse', prof universitario a capo di un giro di prostituzione
(AGI) - Brindisi, 16 set. - Centri benessere e massaggi come specchietto per le allodole. La Squadra Mobile di Brindisi ha sgominato un'associazione a delinquere dedita allo sfruttamento, all'induzione e al favoreggiamento della prostituzione di giovani ragazze cinesi guidata da un professore universitario dell'Ateneo di Salerno. L'operazione, denominata 'Peonia Rossa' dal nome di uno dei centri massaggi nei quali le ragazze erano costrette ad esercitare l'attivita' di meretricio ha portato all'arresto di dieci persone.
Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, le straniere venivano costrette a prostituirsi con violenze e minacce e, in alcuni casi, sarebbe stata paventata dagli organizzatori dell'attivita' criminale anche la possibilita' di ritorsioni nei confronti di parenti rimasti in Cina. Il giro d'affari calcolato dagli investigatori si aggira intorno ai 150.000 euro al mese.
Centri massaggi a 'luci rosse', prof universitario a capo di un giro di prostituzione
Napoli, donna a caccia di abiti usati nel cassonetto di Posillipo
di Cristina Cennamo
NAPOLI - A caccia di vestiti a Posillipo, ma stavolta non è una trend addicted. Del resto, una donna che s’infila nel cassonetto dei vestiti usati in pieno giorno non poteva certo passare inosservata, soprattutto se il tutto accadeva poco dopo i giardinetti di piazza Salvatore di Giacomo, andando verso piazza San Luigi, ed in pieno orario di rientro. A dispetto dei numerosi automobilisti che senza sosta si fermavano ad immortalarla, la donna ha proseguito la sua ricerca senza imbarazzo.
Napoli, donna a caccia di abiti usati nel cassonetto di Posillipo|Guarda | Il Mattino
Bari, ennessima figuraccia
si fermano altri 2 bus nuovi
BARI - Ieri è stato un «caso», ma oggi il copione si è ripetuto con il raddoppio. Non è un battesimo felice per i 12 bus nuovi a metano dell'Amtab, azienda dei trasporti di Bari alle prese con il problema del parco mezzo vetusto oltre al sospettod i una regìa occulta di presunti sabotaggi su cui indaga la Procura. Fatto sta che, dopo il caso del bus che si è fermato ieri a causa di un interruttore e di una scarsa confidenza degli autisti con i mezzi nuovi, questa mattina in centro è andato in onda il solito quadretto. A fermarsi, però, sono stati due mezzi dell'azienda dei trasporti, uno dei qualisi è inchiodato proprio davanti alla Camera di commercio.
Ancora coincidenze? O conseguenza di decisioni frettolose? O ancora: di... pigrizia del personale. Risultato: passeggeri inferociti e disagi per i cittadini in attesa alle fermate.
Bari, ennessima figuraccia si fermano altri 2 bus nuovi | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Napoli. Turista giapponese accoltellato in piazza: «Perché non ho offerto una sigaretta»
di Melina Chiapparino
Un turista giapponese è stato accoltellato alla schiena questa notte mentre stava rientando nel proprio hotel. Il 30enne, Kenji Nishio, si trovava a piazza Mancini e stava fumando una sigaretta quando è stato avvicinato da due uomini che lo hanno aggredito. Lo straniero è stato strattonato e colpito con un fendente alla schiena, accasciandosi a terra mentre i due aggressori scappavano a piedi in direzione di via Rossarol.
Il turista ha dichiarato ai carabinieri, che indagano sull'episodio, di essere stato ferito perchè non aveva offerto la sigearetta che i due uomini gli avevano richiesto.
Turista giapponese accoltellato in piazza: «Perché non ho offerto una sigaretta» | Il Mattino
Lauro. Pistola nascosta sotto il monumento che ricorda la strage di Bologna
Pistola nascosta sotto il monumento che ricorda la strage di Bologna in piazza a Lauro. Pronta per essere usata in un agguato o nascosta momentaneamente per evitare controlli? E' quanto dovranno accertare i carabinieri di Baiano. Sono stati i miitari della stazione di Lauro a trovare la scacciacani. Modificata con canna d'acciaio e predisposta per il silenziatore, dotata di munizioni, è stata rinvenuta nel corso di un controllo. L'arma era in un involucro nascosto sotto alcune pietre davanti al monumento. Ben lubrificata, poteva funzionare perfettamente.
Il monumento in piazza trasformato in un nascondiglio per le armi | Il Mattino
Battipaglia. Finge il furto dell’auto e intasca 20mila euro: denunciato
di Paolo Panaro
Battipaglia. Truffa una compagnia assicurativa percependo un indennizzo di 20.000 euro e viene denunciato dai carabinieri. Un agente di commercio, 48enne battipagliese, sei mesi fa ha denunciato ai carabinieri il furto della sua auto, un’Audi A6, ed ha ottenuto da una compagnia assicurativa il risarcimento di ventimila euro.
Ma ieri mattina i carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretti dal maggiore Giuseppe Costa, hanno ritrovato l’auto ed hanno scoperto che non era mai stata rubata. I militari hanno intercettato l’auto, che risultava rubata, nella zona industriale di Battipaglia, condotta da un conoscente del proprietario. I carabinieri hanno scoperto subito che si trattava di una truffa messa a segno per ottenere il denaro dall’assicurazione. L’Audi, infatti, risultava essere stata rubata sei mesi fa a Battipaglia invece era ancora in circolazione e per lo più anche senza copertura assicurativa. L’auto è stata posta sotto sequestro mentre il proprietario del veicolo è stato subito ed identificato e denunciato per truffa e falso. Dell’episodio è stata informata anche la compagnia assicurativa truffata che potrà avviare un’azione legale contro il proprietario dell’auto.
Al momento i carabinieri stanno vagliando la posizione del conducente dell’auto, che risultava rubata, che quando è stato fermato dai militari è caduto dalle nuvole sostenendo di non essere a conoscenza della truffa e che tanto meno sapeva che il veicolo risultava rubato. Il conducente potrebbe essere un complice dell’agente di commercio che ha messo a segno la truffa: ai carabinieri ha detto di aver acquistato l’auto, ma era sprovvisto del passaggio di proprietà.
L’agente di commercio è stato condotto in caserma dai carabinieri ed è stato interrogato e in un primo momento ha sostenuto che l’auto era stata rubata. Poi, i carabinieri gli hanno comunicato che l’auto era stata recuperata e a quel punto schiacciato dall’evidenza dei fatti ha confessato di aver escogitato la truffa.
Finge il furto dell’auto e intasca 20mila euro: 48enne finisce nei guai | Il Mattino
Affidano il figlio ai medici, muore in ospedale per un'influenza
La febbre, il ricovero in rianimazione, il coma e poi il decesso. Si indaga su un nuovo caso di malasanità in Sicilia
Adriano Palazzolo
Sembrava una banale influenza, ma per un 13enne la febbre si è rivelata fatale. È morto in ospedale un giovane siciliano, dopo il ricovero di sei giorni nel reparto di rianimazione dell'Umbero I, a Enna, senza che ai familiari sia stata comunicata una diagnosi.
È quanto sostenuto dalla denuncia presentata questa mattina alla Procura della Repubblica. Martedì scorso era sotto le cure dei genitori, a casa, quando Calogero Tropea - questo il nome del ragazzo - è stato trasportato in ambulanza in ospedale, perché la temperatura corporea continuava ad aumentare ed erano sopravvenute le convulsioni.
Il giorno dopo il ricovero del figlio in rianimazione solo a fini precauzionali, i genitori sarebbero venuti a sapere da un'infermiera che il ragazzo era entrato in coma.
Ieri, invece, un'ora prima della morte del ragazzo, alla madre e al padre era stato detto che dalle analisi risultava che i valori si erano normalizzati, mentre intorno alle 19.30 ai due è stato comunicato il decesso del figlio.
Il legale che sta assistendo i genitori ha chiesto al magistrato il sequestro della cartella clinica e della documentazione ospedaliera, sottolineando come in sei giorni di ricovero nessuna diagnosi è stata data alla famiglia.
Affidano il figlio ai medici, muore in ospedale per un'influenza - IlGiornale.it
Campania, un ragazzo su quattro non sa leggere
In Campania più di un adolescente su tre non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica e uno su 4 in lettura. Il 72% degli alunni di 15 anni frequenta scuole con infrastrutture insufficienti a garantire la qualità dell'apprendimento.
Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto «Illuminiamo il futuro 2030 - Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa», realizzato da Save the Children. A supporto dei bambini e adolescenti in condizioni di deprivazione socio-culturale, Save the Children ha aperto tredici Punti Luce in 8 regioni, di cui 2 a Napoli nei quartieri Sanità e Barra che finora hanno coinvolto rispettivamente 190 e 250 minori in attività culturali, sportive, creative, ludiche.
La povertà educativa, cioè la mancanza delle competenze necessarie per uno sviluppo adeguato e per farsi strada nella vita, è una mina innescata sul futuro di migliaia di bambini e adolescenti campani. Più di 1 quindicenne su 3 è sotto la soglia minima di competenze in matematica e 1 su 4 in lettura, percentuale che fra gli adolescenti del Sud che vivono in famiglie più svantaggiate raggiunge rispettivamente il 44,2% e il 34,5%.
Campania, un ragazzo su quattro non sa leggere | Il Mattino
Napoli, l'escalation silenziosa dei killer: 25 raid in pochi mesi
di Leandro Del Gaudio
Non era certo la prima volta, lì tra vicoli e piazze del rione Sanità. Anzi. Domenica mattina, la storia si è ripetuta in modo (quasi) seriale, con una sola differenza rispetto agli altri episodi: questa volta, siamo al sei settembre scorso, c'è stato il morto, questa volta è stato ucciso il minorenne Gennaro Cesarano.
Ma ad andare indietro con il calendario, la scena era solo il replay sanguinario di qualcosa di già visto. È uno degli aspetti su cui riflettono polizia e carabinieri, alle prese con il giallo della morte del ragazzino della Sanità. Basta un rapido calcolo, per capire cosa è accaduto nel rione Sanità negli ultimi mesi: da settembre del 2013 al luglio del 2015, ci sono state 25 segnalazioni di spari in luogo pubblico rimasti senza colpevoli. Fascicoli contro ignoti, una sequenza di raid e regolamenti di conti, che non comprende omicidi e ferimenti che pure sono stati consumati nella zona in cui viveva Gennaro Cesarano.
Una escalation che ha provocato terrore, che ha suscitato allarme solo tra le tante persone che abitano nella Sanità, ma che ha suscitato ben poca attenzione in seno all'opinione pubblica cittadina. Venticinque raid, con matrici, moventi e responsabilità differenti, in uno scenario criminale cambiato decine di volte in relazione ad arresti e pentimenti, condanne e scarcerazioni che hanno segnato gli equilibri camorristici del posto. Ma in cosa consistono le scene da far west di questi mesi? Cosa ha spinto pistoleri di ogni tipo a sventagliare decine di colpi con il rischio di ammazzare qualcuno?
C'è un po' di tutto a leggere mattinali di polizia e carabinieri: ci sono i colpi di pistola contro la saracinesca di un negozio di parrucchiere, ma anche contro il portone dell'edificio in cui abita il boss Salvatore Savarese; poi ci sono i colpi contro un bar, contro una pizzeria, ma anche pallottole refertate in piazza San Vincenzo alla Sanità, proprio a pochi metri dal luogo in cui è stato ammazzato domenica mattina Gennaro Cesarano. Agguati seriali, sempre con la stessa modalità: arrivano in sella a moto o a scooter potenti e scattanti, svuotano il caricatore e poi lasciano la zona. Una liturgia, per chi abita tra via Capodimonte e piazza Cavour, episodi che a stento hanno strappato uno spazio minimo sui giornali cittadini. Segno di assuefazione, di abitudine alle logiche da far west.
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Napoli, flop del corteo anticlan. Sfilano solo in 50, vince la paura. Applausi alle nozze di un parente del boss
Giuseppe Crimaldi
Flop a Soccavo della marcia per la legalità e in ribellione all'assedio dei clan che sparano e impongono il coprifuoco. Presenti a sfilare in via Epomeo circa 50 persone o poco più.
E il paradosso è che a poca distanza dalla marcia ci sono stati applausi per un corteo nuziale: con lo sposo parente di un boss.
Napoli, flop del corteo anticlan. Sfilano solo in 50, vince la paura. Applausi alle nozze di un parente del boss | Commenta | Il Mattino
Renzi concede 100 miliardi al Sud. E si dimentica le imprese
di Giovanni Torelli
È il metodo chiagne e fotte. Loro piangono, si lagnano e il premier, mosso a pietà o solo per non sentire più i lamenti, li accontenta. Un po’ come fanno i papà coi bambini capricciosi.
Così babbo Renzi, per non dover più sopportare le richieste lacrimevoli dei vari esponenti del meridionalismo piagnone, da Emiliano a Crocetta a De Magistris, ha dovuto accontentarli e, fingendo di redarguirli al suon di «Basta piagnistei», ha promesso loro lo sblocco di 12 miliardi di contributi europei.
Renzi vuole erogarli al più presto, per iniettare un po’ di moneta nelle casse svuotate del Mezzogiorno (svuotate per colpa di chi dovrebbe amministrare quegli stessi soldi, ovviamente). Ma non basta, perché il ministro dello Sviluppo Guidi – che pure non è una paladina dello statalismo – ha garantito un piano straordinario per il Sud da almeno 80 miliardi per i prossimi quindici anni; un piano che potrebbe arrivare addirittura a 11 miliardi all’anno per i prossimi 9 anni. Insomma, un affarone da 100 miliardi.
A cosa verrà destinata tutta questa marea di soldi pubblici? Lo spiega la Guidi: alle infrastrutture. In pratica, denari su denari saranno investiti per costruire aeroporti, ferrovie, porti, per potenziare linee stradali, per puntare sull’alta velocità. È quello che la Guidi e il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio hanno definito un «Piano Marshall», un progetto di investimenti pesanti a lungo termine.
Ma, scusate, non sono bastati i piani straordinari della Cassa del Mezzogiorno, le erogazioni a pioggia di soldi dello Stato, la realizzazione di cattedrali nel deserto, l’investimento in grandi impianti, isolati come funghi, all’interno di un tessuto produttivo inesistente? Non è bastata la lezione di mezzo secolo di storia per capire che quel modello non funziona per rilanciare il Sud? Che quel sistema produce solo parassitismo, inerzia e nuovi piagnistei, favorisce l’assuefazione, accresce l’insoddisfazione e mortifica l’imprenditorialità, la logica del far da soli, l’inventiva e l’intraprendenza?
No, né Renzi né gli altri membri del governo se sono accorti. E infatti propongono nuovi contributi dall’alto, altri mega impianti, ennesima presenza massiccia dello Stato. Poi ti rendi conto che, allo stesso tempo, le imprese italiane aspettano ancora 18 miliardi di crediti dallo Stato, soldi già stanziati ma mai effettivamente erogati. Sono i famosi debiti della Pubblica amministrazione verso imprenditori e fornitori, che Renzi aveva promesso di liquidare entro il 21 settembre dello scorso anno, giorno di San Matteo, salvo farsi a piedi tutta la scarpinata da Firenze al santuario di Monte Senario. Sono passati più di dieci mesi e non solo quei soldi sono stati erogati, ma Renzi non si è neppure fatto la scarpinata di espiazione. Intanto, oltre a quei denari, le aziende nostrane ne aspettano almeno altri 14, stando alle stime di Bankitalia, che quantifica in 70 miliardi il debito complessivo della macchina statale nei confronti delle imprese.
18 miliardi ancora da assegnare, 14 da mettere ancora in cantiere, mentre le aziende falliscono, gli imprenditori sono costretti a chiudere, impossibilitati a pagare sia le tasse (ché, lo Stato verso le imprese non è indulgente come verso se stesso), che i propri dipendenti e fornitori. Sarebbe bello se un giorno Renzi si svegliasse e decidesse di destinare i circa 18 miliardi residui del Fondo di sviluppo e coesione 2007-2013 (destinati quasi interamente al Mezzogiorno) a ripianare tutti i debiti con le imprese (sì, anche quelle meridionali). Sarebbe un messaggio dirompente: anziché continuare a iniettare denaro pubblico per mega infrastrutture che semmai migliorano i servizi ma non agevolano la crescita, restituisco il dovuto alle aziende creditrici e così permetto loro di sopravvivere, di tener botta agli strascichi della crisi e di tornare competitive; e faccio di più: destino gli 80 o 100 miliardi di cui parla il ministro Guidi alla detassazione delle imprese, alla defiscalizzazione per l’apertura di start up e per nuove assunzioni, finanzio i progetti più creativi e innovativi, aiutando tutto il Paese a farcela da solo, senza più la mano pesante dello Stato.
Renzi concede 100 miliardi al Sud. E si dimentica le imprese | L'intraprendente





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Quando si parla di affinità nel sentire mica sono pregiudizi.


0 del mattino. Alle 10 il sindaco Peppino Vallone ancora non si è affacciato in municipio. Forse è il caso di una telefonata. È passato in ospedale per accertamenti. Ci sentiamo più tardi. Alle 12:15 torniamo in municipio. «Lo vede come abbiamo riqualificato il centro storico?» Mah: dei 24 milioni ottenuti dalla regione Calabria (cofinanziata dalla Ue) il Comune è riuscito a spenderne 17 in lavori pubblici pur avendo ottenuto una proroga di due anni che scade a fine anno.




