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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Dramma ai Quartieri Spagnoli: moglie gelosa stacca un dito all'amante del marito
    Dramma della gelosia ai Quartieri Spagnoli di Napoli. La storia è questa: lui è un commerciante della zona, sposato. L'amante è una parente della moglie. Quest'ultima, nei giorni scorsi, scopre il tradimento e si reca sotto casa dell'amante per dirgliene di tutti i colori.
    Succede che nella serata di oggi le due si sono incontrate per strada, nel cuore dei Quartieri, ed è scoppiata una colluttazione. Diverse persone sono intervenute a separarle; le donne se le davano di santa ragione e si strappavano a vicenda i capelli.
    Finché non è accaduto l'imponderabile: a un certo punto, l'amante ha puntato un dito contro la moglie tradita. Quest'ultima, in preda a un incontenibile raptus di rabbia, si è avventata contro il dito mordendolo con una ferocia così inaudita da staccarglielo e farlo cadere a terra.
    Sul posto è intervenuta un'ambulanza e la polizia. La donna ferita è stata portata urgentemente in ospedale, dove si è cercato di riattaccarle la falange. Un intero quartiere è rimasto sotto choc. Qualcuno, però, ha trovato il tempo per giocare numeri al lotto riferiti alla storia.
    Dramma ai Quartieri Spagnoli: moglie gelosa stacca un dito all'amante del marito | Il Mattino

    Napoli. Babygang prende a sassate il bus.
    di Paolo Barbuto
    Il bus della linea 158 che collega Napoli a Cercola, infila un viale trafficato. Sullo sfondo c'è un gruppo di bambini che dribble le automobili che precedono il mezzo.
    Poi all'improvviso scatta il raid: sassi scagliati con violenza contro i vetri del bus. Chi riprende la scena, forse lo stesso autista, urla e minaccia i bambini: ora vi ho ripreso e vi denuncio.
    Scene di ordinaria follia metropolitana a Napoli per chi guida un autobus. La vicenda è raccontata da Adolfo Vallini, sindacalista della Usb che ha postato il video sulla sua pagina Facebook. "Basta con la politica degli annunci, servono risposte concrete. Bisogna garantire l'incolumità di lavoratori e utenti sui mezzi pubblici - scrive Vallini - Ben vengano i vigili in "affitto" sui bus potrebbero intervenire anche sulla viabilità, multando le auto in sosta vietata sulle fermate e in doppia fila, evitando che il bus invada, pericolosamente, l'opposta corsia di marcia. In questo modo aumenterebbe la velocità commerciale dei mezzi, di conseguenza, diminuirebbero i tempi di attesa alle fermate".
    Babygang prende a sassate il bus. L'autista filma il raid |Guarda il video | Il Mattino

    Vanno in hotel e scappano senza pagare: denunciati 11 napoletani
    In 11 hanno soggiornato in un albergo di Magliano Alpi durante la fiera di Vicoforte, nel cuneese, e sono scappati senza pagare il conto. I truffatori, un'allegra compagnia proveniente dal napoletano, si sono presentati all'albergatore come turisti in gita per visitare la sagra monregalese.
    Per quattro giorni hanno dormito e mangiato nell'hotel. Ma la mattina del check out la brutta sorpresa: tutte le camere erano vuote e la comitiva era sparita senza pagare il conto di oltre duemila euro. L'albergatore si è rivolto ai carabinieri che sono riusciti a identificare i truffatori: si tratta di una banda di «campanellari», dediti alla ormai nota truffa delle tre campanelle, composta da soggetti originari del napoletano tra i 23 e i 70 anni.
    Hanno precedenti per gioco d'azzardo e mancati pagamenti nelle strutture alberghiere tanto da essere destinatari di fogli di Via da vari paesi dove erano stati proprio per inscenare la truffa delle campanelle durante sagre e fiere. I componenti del gruppo, tra cui una ragazza di origine ucraina di anni 30 che serviva da esca per le vittime, sono stati denunciati per insolvenza fraudolenta.
    Vanno in hotel e scappano senza pagare: denunciati 11 napoletani | Il Mattino

    Centri massaggi a 'luci rosse', prof universitario a capo di un giro di prostituzione
    (AGI) - Brindisi, 16 set. - Centri benessere e massaggi come specchietto per le allodole. La Squadra Mobile di Brindisi ha sgominato un'associazione a delinquere dedita allo sfruttamento, all'induzione e al favoreggiamento della prostituzione di giovani ragazze cinesi guidata da un professore universitario dell'Ateneo di Salerno. L'operazione, denominata 'Peonia Rossa' dal nome di uno dei centri massaggi nei quali le ragazze erano costrette ad esercitare l'attivita' di meretricio ha portato all'arresto di dieci persone.
    Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, le straniere venivano costrette a prostituirsi con violenze e minacce e, in alcuni casi, sarebbe stata paventata dagli organizzatori dell'attivita' criminale anche la possibilita' di ritorsioni nei confronti di parenti rimasti in Cina. Il giro d'affari calcolato dagli investigatori si aggira intorno ai 150.000 euro al mese.
    Centri massaggi a 'luci rosse', prof universitario a capo di un giro di prostituzione

    Napoli, donna a caccia di abiti usati nel cassonetto di Posillipo
    di Cristina Cennamo
    NAPOLI - A caccia di vestiti a Posillipo, ma stavolta non è una trend addicted. Del resto, una donna che s’infila nel cassonetto dei vestiti usati in pieno giorno non poteva certo passare inosservata, soprattutto se il tutto accadeva poco dopo i giardinetti di piazza Salvatore di Giacomo, andando verso piazza San Luigi, ed in pieno orario di rientro. A dispetto dei numerosi automobilisti che senza sosta si fermavano ad immortalarla, la donna ha proseguito la sua ricerca senza imbarazzo.
    Napoli, donna a caccia di abiti usati nel cassonetto di Posillipo|Guarda | Il Mattino



    Bari, ennessima figuraccia
    si fermano altri 2 bus nuovi
    BARI - Ieri è stato un «caso», ma oggi il copione si è ripetuto con il raddoppio. Non è un battesimo felice per i 12 bus nuovi a metano dell'Amtab, azienda dei trasporti di Bari alle prese con il problema del parco mezzo vetusto oltre al sospettod i una regìa occulta di presunti sabotaggi su cui indaga la Procura. Fatto sta che, dopo il caso del bus che si è fermato ieri a causa di un interruttore e di una scarsa confidenza degli autisti con i mezzi nuovi, questa mattina in centro è andato in onda il solito quadretto. A fermarsi, però, sono stati due mezzi dell'azienda dei trasporti, uno dei qualisi è inchiodato proprio davanti alla Camera di commercio.
    Ancora coincidenze? O conseguenza di decisioni frettolose? O ancora: di... pigrizia del personale. Risultato: passeggeri inferociti e disagi per i cittadini in attesa alle fermate.
    Bari, ennessima figuraccia si fermano altri 2 bus nuovi | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli. Turista giapponese accoltellato in piazza: «Perché non ho offerto una sigaretta»
    di Melina Chiapparino
    Un turista giapponese è stato accoltellato alla schiena questa notte mentre stava rientando nel proprio hotel. Il 30enne, Kenji Nishio, si trovava a piazza Mancini e stava fumando una sigaretta quando è stato avvicinato da due uomini che lo hanno aggredito. Lo straniero è stato strattonato e colpito con un fendente alla schiena, accasciandosi a terra mentre i due aggressori scappavano a piedi in direzione di via Rossarol.
    Il turista ha dichiarato ai carabinieri, che indagano sull'episodio, di essere stato ferito perchè non aveva offerto la sigearetta che i due uomini gli avevano richiesto.
    Turista giapponese accoltellato in piazza: «Perché non ho offerto una sigaretta» | Il Mattino

    Lauro. Pistola nascosta sotto il monumento che ricorda la strage di Bologna
    Pistola nascosta sotto il monumento che ricorda la strage di Bologna in piazza a Lauro. Pronta per essere usata in un agguato o nascosta momentaneamente per evitare controlli? E' quanto dovranno accertare i carabinieri di Baiano. Sono stati i miitari della stazione di Lauro a trovare la scacciacani. Modificata con canna d'acciaio e predisposta per il silenziatore, dotata di munizioni, è stata rinvenuta nel corso di un controllo. L'arma era in un involucro nascosto sotto alcune pietre davanti al monumento. Ben lubrificata, poteva funzionare perfettamente.
    Il monumento in piazza trasformato in un nascondiglio per le armi | Il Mattino

    Battipaglia. Finge il furto dell’auto e intasca 20mila euro: denunciato
    di Paolo Panaro
    Battipaglia. Truffa una compagnia assicurativa percependo un indennizzo di 20.000 euro e viene denunciato dai carabinieri. Un agente di commercio, 48enne battipagliese, sei mesi fa ha denunciato ai carabinieri il furto della sua auto, un’Audi A6, ed ha ottenuto da una compagnia assicurativa il risarcimento di ventimila euro.
    Ma ieri mattina i carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretti dal maggiore Giuseppe Costa, hanno ritrovato l’auto ed hanno scoperto che non era mai stata rubata. I militari hanno intercettato l’auto, che risultava rubata, nella zona industriale di Battipaglia, condotta da un conoscente del proprietario. I carabinieri hanno scoperto subito che si trattava di una truffa messa a segno per ottenere il denaro dall’assicurazione. L’Audi, infatti, risultava essere stata rubata sei mesi fa a Battipaglia invece era ancora in circolazione e per lo più anche senza copertura assicurativa. L’auto è stata posta sotto sequestro mentre il proprietario del veicolo è stato subito ed identificato e denunciato per truffa e falso. Dell’episodio è stata informata anche la compagnia assicurativa truffata che potrà avviare un’azione legale contro il proprietario dell’auto.
    Al momento i carabinieri stanno vagliando la posizione del conducente dell’auto, che risultava rubata, che quando è stato fermato dai militari è caduto dalle nuvole sostenendo di non essere a conoscenza della truffa e che tanto meno sapeva che il veicolo risultava rubato. Il conducente potrebbe essere un complice dell’agente di commercio che ha messo a segno la truffa: ai carabinieri ha detto di aver acquistato l’auto, ma era sprovvisto del passaggio di proprietà.
    L’agente di commercio è stato condotto in caserma dai carabinieri ed è stato interrogato e in un primo momento ha sostenuto che l’auto era stata rubata. Poi, i carabinieri gli hanno comunicato che l’auto era stata recuperata e a quel punto schiacciato dall’evidenza dei fatti ha confessato di aver escogitato la truffa.
    Finge il furto dell’auto e intasca 20mila euro: 48enne finisce nei guai | Il Mattino

    Affidano il figlio ai medici, muore in ospedale per un'influenza
    La febbre, il ricovero in rianimazione, il coma e poi il decesso. Si indaga su un nuovo caso di malasanità in Sicilia
    Adriano Palazzolo
    Sembrava una banale influenza, ma per un 13enne la febbre si è rivelata fatale. È morto in ospedale un giovane siciliano, dopo il ricovero di sei giorni nel reparto di rianimazione dell'Umbero I, a Enna, senza che ai familiari sia stata comunicata una diagnosi.
    È quanto sostenuto dalla denuncia presentata questa mattina alla Procura della Repubblica. Martedì scorso era sotto le cure dei genitori, a casa, quando Calogero Tropea - questo il nome del ragazzo - è stato trasportato in ambulanza in ospedale, perché la temperatura corporea continuava ad aumentare ed erano sopravvenute le convulsioni.
    Il giorno dopo il ricovero del figlio in rianimazione solo a fini precauzionali, i genitori sarebbero venuti a sapere da un'infermiera che il ragazzo era entrato in coma.
    Ieri, invece, un'ora prima della morte del ragazzo, alla madre e al padre era stato detto che dalle analisi risultava che i valori si erano normalizzati, mentre intorno alle 19.30 ai due è stato comunicato il decesso del figlio.
    Il legale che sta assistendo i genitori ha chiesto al magistrato il sequestro della cartella clinica e della documentazione ospedaliera, sottolineando come in sei giorni di ricovero nessuna diagnosi è stata data alla famiglia.
    Affidano il figlio ai medici, muore in ospedale per un'influenza - IlGiornale.it

    Campania, un ragazzo su quattro non sa leggere
    In Campania più di un adolescente su tre non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica e uno su 4 in lettura. Il 72% degli alunni di 15 anni frequenta scuole con infrastrutture insufficienti a garantire la qualità dell'apprendimento.
    Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto «Illuminiamo il futuro 2030 - Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa», realizzato da Save the Children. A supporto dei bambini e adolescenti in condizioni di deprivazione socio-culturale, Save the Children ha aperto tredici Punti Luce in 8 regioni, di cui 2 a Napoli nei quartieri Sanità e Barra che finora hanno coinvolto rispettivamente 190 e 250 minori in attività culturali, sportive, creative, ludiche.
    La povertà educativa, cioè la mancanza delle competenze necessarie per uno sviluppo adeguato e per farsi strada nella vita, è una mina innescata sul futuro di migliaia di bambini e adolescenti campani. Più di 1 quindicenne su 3 è sotto la soglia minima di competenze in matematica e 1 su 4 in lettura, percentuale che fra gli adolescenti del Sud che vivono in famiglie più svantaggiate raggiunge rispettivamente il 44,2% e il 34,5%.
    Campania, un ragazzo su quattro non sa leggere | Il Mattino

    Napoli, l'escalation silenziosa dei killer: 25 raid in pochi mesi
    di Leandro Del Gaudio
    Non era certo la prima volta, lì tra vicoli e piazze del rione Sanità. Anzi. Domenica mattina, la storia si è ripetuta in modo (quasi) seriale, con una sola differenza rispetto agli altri episodi: questa volta, siamo al sei settembre scorso, c'è stato il morto, questa volta è stato ucciso il minorenne Gennaro Cesarano.
    Ma ad andare indietro con il calendario, la scena era solo il replay sanguinario di qualcosa di già visto. È uno degli aspetti su cui riflettono polizia e carabinieri, alle prese con il giallo della morte del ragazzino della Sanità. Basta un rapido calcolo, per capire cosa è accaduto nel rione Sanità negli ultimi mesi: da settembre del 2013 al luglio del 2015, ci sono state 25 segnalazioni di spari in luogo pubblico rimasti senza colpevoli. Fascicoli contro ignoti, una sequenza di raid e regolamenti di conti, che non comprende omicidi e ferimenti che pure sono stati consumati nella zona in cui viveva Gennaro Cesarano.
    Una escalation che ha provocato terrore, che ha suscitato allarme solo tra le tante persone che abitano nella Sanità, ma che ha suscitato ben poca attenzione in seno all'opinione pubblica cittadina. Venticinque raid, con matrici, moventi e responsabilità differenti, in uno scenario criminale cambiato decine di volte in relazione ad arresti e pentimenti, condanne e scarcerazioni che hanno segnato gli equilibri camorristici del posto. Ma in cosa consistono le scene da far west di questi mesi? Cosa ha spinto pistoleri di ogni tipo a sventagliare decine di colpi con il rischio di ammazzare qualcuno?
    C'è un po' di tutto a leggere mattinali di polizia e carabinieri: ci sono i colpi di pistola contro la saracinesca di un negozio di parrucchiere, ma anche contro il portone dell'edificio in cui abita il boss Salvatore Savarese; poi ci sono i colpi contro un bar, contro una pizzeria, ma anche pallottole refertate in piazza San Vincenzo alla Sanità, proprio a pochi metri dal luogo in cui è stato ammazzato domenica mattina Gennaro Cesarano. Agguati seriali, sempre con la stessa modalità: arrivano in sella a moto o a scooter potenti e scattanti, svuotano il caricatore e poi lasciano la zona. Una liturgia, per chi abita tra via Capodimonte e piazza Cavour, episodi che a stento hanno strappato uno spazio minimo sui giornali cittadini. Segno di assuefazione, di abitudine alle logiche da far west.
    Napoli, l'escalation silenziosa dei killer: 25 raid in pochi mesi | Il Mattino

    Napoli, flop del corteo anticlan. Sfilano solo in 50, vince la paura. Applausi alle nozze di un parente del boss
    Giuseppe Crimaldi
    Flop a Soccavo della marcia per la legalità e in ribellione all'assedio dei clan che sparano e impongono il coprifuoco. Presenti a sfilare in via Epomeo circa 50 persone o poco più.
    E il paradosso è che a poca distanza dalla marcia ci sono stati applausi per un corteo nuziale: con lo sposo parente di un boss.
    Napoli, flop del corteo anticlan. Sfilano solo in 50, vince la paura. Applausi alle nozze di un parente del boss | Commenta | Il Mattino

    Renzi concede 100 miliardi al Sud. E si dimentica le imprese
    di Giovanni Torelli
    È il metodo chiagne e fotte. Loro piangono, si lagnano e il premier, mosso a pietà o solo per non sentire più i lamenti, li accontenta. Un po’ come fanno i papà coi bambini capricciosi.
    Così babbo Renzi, per non dover più sopportare le richieste lacrimevoli dei vari esponenti del meridionalismo piagnone, da Emiliano a Crocetta a De Magistris, ha dovuto accontentarli e, fingendo di redarguirli al suon di «Basta piagnistei», ha promesso loro lo sblocco di 12 miliardi di contributi europei.
    Renzi vuole erogarli al più presto, per iniettare un po’ di moneta nelle casse svuotate del Mezzogiorno (svuotate per colpa di chi dovrebbe amministrare quegli stessi soldi, ovviamente). Ma non basta, perché il ministro dello Sviluppo Guidi – che pure non è una paladina dello statalismo – ha garantito un piano straordinario per il Sud da almeno 80 miliardi per i prossimi quindici anni; un piano che potrebbe arrivare addirittura a 11 miliardi all’anno per i prossimi 9 anni. Insomma, un affarone da 100 miliardi.
    A cosa verrà destinata tutta questa marea di soldi pubblici? Lo spiega la Guidi: alle infrastrutture. In pratica, denari su denari saranno investiti per costruire aeroporti, ferrovie, porti, per potenziare linee stradali, per puntare sull’alta velocità. È quello che la Guidi e il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio hanno definito un «Piano Marshall», un progetto di investimenti pesanti a lungo termine.
    Ma, scusate, non sono bastati i piani straordinari della Cassa del Mezzogiorno, le erogazioni a pioggia di soldi dello Stato, la realizzazione di cattedrali nel deserto, l’investimento in grandi impianti, isolati come funghi, all’interno di un tessuto produttivo inesistente? Non è bastata la lezione di mezzo secolo di storia per capire che quel modello non funziona per rilanciare il Sud? Che quel sistema produce solo parassitismo, inerzia e nuovi piagnistei, favorisce l’assuefazione, accresce l’insoddisfazione e mortifica l’imprenditorialità, la logica del far da soli, l’inventiva e l’intraprendenza?
    No, né Renzi né gli altri membri del governo se sono accorti. E infatti propongono nuovi contributi dall’alto, altri mega impianti, ennesima presenza massiccia dello Stato. Poi ti rendi conto che, allo stesso tempo, le imprese italiane aspettano ancora 18 miliardi di crediti dallo Stato, soldi già stanziati ma mai effettivamente erogati. Sono i famosi debiti della Pubblica amministrazione verso imprenditori e fornitori, che Renzi aveva promesso di liquidare entro il 21 settembre dello scorso anno, giorno di San Matteo, salvo farsi a piedi tutta la scarpinata da Firenze al santuario di Monte Senario. Sono passati più di dieci mesi e non solo quei soldi sono stati erogati, ma Renzi non si è neppure fatto la scarpinata di espiazione. Intanto, oltre a quei denari, le aziende nostrane ne aspettano almeno altri 14, stando alle stime di Bankitalia, che quantifica in 70 miliardi il debito complessivo della macchina statale nei confronti delle imprese.
    18 miliardi ancora da assegnare, 14 da mettere ancora in cantiere, mentre le aziende falliscono, gli imprenditori sono costretti a chiudere, impossibilitati a pagare sia le tasse (ché, lo Stato verso le imprese non è indulgente come verso se stesso), che i propri dipendenti e fornitori. Sarebbe bello se un giorno Renzi si svegliasse e decidesse di destinare i circa 18 miliardi residui del Fondo di sviluppo e coesione 2007-2013 (destinati quasi interamente al Mezzogiorno) a ripianare tutti i debiti con le imprese (sì, anche quelle meridionali). Sarebbe un messaggio dirompente: anziché continuare a iniettare denaro pubblico per mega infrastrutture che semmai migliorano i servizi ma non agevolano la crescita, restituisco il dovuto alle aziende creditrici e così permetto loro di sopravvivere, di tener botta agli strascichi della crisi e di tornare competitive; e faccio di più: destino gli 80 o 100 miliardi di cui parla il ministro Guidi alla detassazione delle imprese, alla defiscalizzazione per l’apertura di start up e per nuove assunzioni, finanzio i progetti più creativi e innovativi, aiutando tutto il Paese a farcela da solo, senza più la mano pesante dello Stato.
    Renzi concede 100 miliardi al Sud. E si dimentica le imprese | L'intraprendente

  2. #452
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    Predefinito Re: Terryes

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #453
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio

    Quando si parla di affinità nel sentire mica sono pregiudizi.

  4. #454
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #455
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, lite tra donne finisce a coltellate: due arresti
    Una lite tra donne è finita a coltellate a Ponticelli, quartiere della zona orientale di Napoli. In due, una 54enne e la figlia 34enne, sono state arrestate dai carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli per lesioni aggravate dopo essere state bloccate su via Decio Mure immediatamente dopo che, al culmine di una lite per futili motivi familiari, avevano aggredito con un coltello una 37enne. Il coltello è stato trovato dai carabinieri nei pressi del luogo dell'aggressione ed è stato sequestrato. Le arrestate sono state portate nel carcere di Pozzuoli.
    Napoli, lite tra donne finisce a coltellate: due arresti | Il Mattino

    «Voglio il posto fisso», aggredisce il sindaco in Comune. Arrestato 57enne: agguato annunciato su Fb
    In mattinata aveva aggredito e preso a schiaffi, all'interno del Municipio di Caivano, il sindaco Simone Monopoli, perché voleva un posto di lavoro fisso. L'uomo che ha aggredito il sindaco - Monopoli ha riportato un trauma contusivo facciale, prognosi 6 giorni - è stato arrestato dai carabinieri di Caivano. Ora l'uomo è ai domiciliari, in attesa del giudizio per direttissima.
    «Voglio il posto fisso», aggredisce il sindaco in Comune: arrestato 57enne | Il Mattino

    Torre del Greco, si ferisce tagliando la legna e denuncia un falso incidente
    di Teresa Iacomino
    TORRE DEL GRECO. Quando a fine luglio si era presentato al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli, aveva raccontato di essere stato investito da un pirata della strada che non si era fermato nemmeno per prestargli le cure del caso dopo l'incidente.
    Un episodio di cronaca che però, una volta che la cartella clinica è finita all'attenzione degli agenti di polizia del commissariato di via Sedivola, guidato dal primo dirigente Davide Della Cioppa, non ha trovato alcun riscontro. Lungo la strada indicata al momento delle medicazioni alla gamba sinistra non erano state trovate tracce e nessuno, nella parte alta della città del corallo, ricordava di quell'episodio.
    Omertà? Niente affatto: l'avvocato irpino di 56 anni protagonista della storia si è semplicemente inventato tutto, nel tentativo di trasformare un incidente domestico in un grave sinistro utile a truffare il fondo vittime della strada.
    A smascherare l'intenzione del legale avellinese l'attenta valutazione investigativa fatta dai poliziotti torresi. Che nell'indagare sul caso hanno scoperto che lo stesso avvocato tre giorni prima l'assistenza richiesta al Cardarelli, era stato all'ospedale Rummo di Benevento. Era il 27 luglio quando il 56enne si era fatto medicare per le gravi ferite riportate alla gamba sinistra (la stessa uscita malconcia dal presunto incidente stradale avvenuto a Torre del Greco).
    Stavolta con una versione diversa: si era ferito - ha raccontato - mentre tagliava in casa la legna con un flex. Una manovra errata e l'aggeggio gli aveva provocato un profondo taglio, che si era fatto medicare al pronto soccorso.
    Il tempo di raccontare quanto accaduto, redigere la prima parte della cartella clinica e l'uomo - secondo quanto ricostruito dalla polizia - aveva fatto perdere le proprie tracce. Gli agenti sono convinti che proprio in quel momento aveva iniziato ad architettare il progetto per provare a recuperare dei soldi dall'incidente domestico.
    Il 30 luglio l'arrivo al pronto soccorso del nosocomio napoletano: al Cardarelli tutta un'altra versione. «Un pirata della strada mi ha centrato in pieno con la sua auto, lasciandolo ferito a terra». Ieri la ricostruzione di quanto accaduto. Da ennesima vittima delle arterie nel Napoletano a denunciato a piede libero con l'accusa di truffa. Sarà sempre la giustizia a occuparsi del suo caso.
    Si ferisce tagliando la legna e denuncia un falso incidente | Il Mattino

    Carciofi, funghi, cipolline e olive, sequestrate a Bari 35 tonnellate di conserve con muffe e insetti
    BARI – I carabinieri del Nas di Bari, nel corso di controlli presso un’industria conserviera della provincia, hanno sequestrato circa 35 tonnellate di conserve alimentari in salamoia (carciofi, giardiniera, funghi, cipolline e olive) in pessimo stato di conservazione.
    Gli alimenti erano in un cortile esposti alle intemperie e alle elevate temperature estive, contenuti in fusti di plastica ed erano infetti da muffe, parassiti e insetti.
    Sono state altresì riscontrate carenze igieniche e strutturali all’interno dello stabilimento che sono state tempestivamente segnalate all’autorità sanitaria per l’adozione dei provvedimenti di competenza.
    Carciofi, funghi, cipolline e olive sequestrate a Bari 35 tonnellate di conserve alimentari in salamoia | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    I vigili fermano tassista abusivo senza patente su auto rubata all'aeroporto
    Nell’ambito della lotta agli abusi ed alle irregolarità ai danni dei turisti da parte di tassisti e noleggiatori non autorizzati all'aeroporto di Capodichino, personale della uni Aeroportuale della Polizia Municipale, durante i controlli al Codice della Strada fermava un auto a noleggio sprovvista di regolare autorizzazione.
    Il personale riscontrava che il conducente, tale R.G. 69enne, residente a Grumo Nevano, era sprovvisto non solo della regolare autorizzazione per il trasporto a noleggio ma anche della prescritta patente di guida perché già precedentemente ritirata.
    Gli agenti, insospettiti dallo strano comportamento del trasgressore, contattavano la Centrale Operativa della Polizia Municipale che, da ulteriori controlli, confermava che il veicolo fermato risultava essere oggetto di furto e che lo stesso conducente annoverava numerosi precedenti penali tra cui l’obbligo di firma presso i carabinieri di Grumo Nevano.
    I vigili fermano tassista abusivo senza patente su auto rubata all'aeroporto | Il Mattino

    Fiera, tutti col bus
    ma nessuno paga il biglietto
    di Francesco Petruzzelli
    BARI - Precisi e puntuali come un orologio svizzero. Pronti a scroccare il servizio di trasporto pubblico locale. «Portoghesi» in azione anche in occasione della Fiera del Levante di Bari. Quelli che, pur di raggiungere la Campionaria a bordo dei bus e delle corse speciali, hanno deciso di non munirsi di regolare tagliando di viaggio.
    Diversi i casi segnalati nelle ultime ore, soprattutto ai capolinea di piazza Moro, Palaflorio e di Pane e Pomodoro dove, con frequenze ravvicinate, viene garantito il servizio speciale con corse dirette e veloci che scoraggiano quindi l’utilizzo delle auto.
    Tra le scuse accampate dai furbetti del tagliando quella di un’insolita promozione fieristica: più di un passeggero è rimasto sorpreso dalla tariffa ordinaria di un euro sostenendo che «durante la Fiera i bus sono gratuiti».
    Non è affato vero: i biglietti devono essere regolarmente obliterati sia nel caso delle corse speciali, sia per i bus navetta dei «park & ride» (che anzi danno diritto a un sconto di un euro e cinquanta centesimi sul costo dell’ingresso della Fiera), sia per i sistemi dei «park & bus» (auto nei parcheggi e navette di collegamento con l’ingresso Orientale).
    Ma in queste ore non si spengono comunque le polemiche sui dodici bus nuovi che, nei primi due giorni di servizio, hanno subito registrato delle anomalie. Tre i casi accertati tra venerdì e sabato e sempre per le stesse cause: i sensori troppi sofisticati, ora per il serbatoio del metano, ora per le porte, ora per la mancanza del telerilevamento.
    Tutti alla Fiera in autobus ma nessuno paga il biglietto | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Manifesti con "cosa nostra" per il figlio del pregiudicato, la questura ordina di rimuoverli
    Nei cartelloni 6x3 si dà l'annuncio del battesimo del figlio di un pregiudicato vicino al clan Laudani
    di NATALE BRUNO
    CATANIA - Il questore di Catania Marcello Cardona con una propria ordinanza ha stabilito la rimozione dei manifesti 6x3 affissi in alcuni impianti abusivi in cui veniva dato l'annuncio del battesimo di un bambino che nella foto viene mostrato con la coppola in testa. Il bimbo che si chiama Antonio è figlio del pregiudicato Francesco Rapisarda, detto Ciccio Ninfa, residente a Giarre e ritenuto dagli investigatori vicino al clan Laudani, indagato in passato per associazione mafiosa.
    Due manifesti sono stati già individuati a Macchia di Giarre e a Riposto, ma stando alle indiscrezioni ce ne dovrebbero essere altri, lungo le strade della provincia di Catania ed in particolare a San Giorgio, quartiere alla periferian sud di Catania. Nel manifesto del battesimo, la cui festa è stata prevista per domani, sarebbero stati invitati volti noti della televisione italiana da Andrea Azzurra di “The Voice”, ad Angela di “Uomini e Donne”, a Claudio Tropea da “Io Canto” e per finire una sfilza di cantanti neomelodici, da Luigi Di Pino a Dany Diamante e Gianni Narcy.
    La questura fa sapere che oltre alla decisione di coprire i manifesti, domani sarà effettuata una precisa vigilanza sullo svolgimento della festa privata. La foto del piccolo Antonio Felice fa capolino con la coppola in testa sul 6x3, poco accanto l’annuncio firmato dai genitori, (“per la gioia di papà Francesco e mamma Alice” si legge). “Battesimo di Antonio Felice Rapisarda. Questa creatura meravigliosa è…cosa nostra”.
    Manifesti con "cosa nostra" per il figlio del pregiudicato, la famiglia annulla la festa - Repubblica.it



    Sesso per concedere mutuo: sospeso direttore filiale banca
    S.D., direttore della filiale di Reggio Calabria avrebbe fatto delle avances a una donna di 43 anni con la promessa di concederle un mutuo
    Rachele Nenzi
    "Vuoi che la tua richiesta di mutuo vada a buon fine? E allora dovrai essere carina con me...".
    È più o meno questo il senso della richiesta che una donna di 43 anni si sarebbe vista rivolgere da S.D., direttore della filiale di Reggio Calabria di un importante istituto di credito e che a causa del suo comportamento è stato sospeso per due mesi.
    A denunciare le esplicite avances sessuali indirizzatele in cambio della concessione di un mutuo è stata la stessa donna che, dopo avere rifiutato lo "scambio", si è immediatamente rivolta al Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di finanza, raccontando ogni cosa e presentando una regolare denuncia.
    E così il tentativo naufragato di singolare "do ut des" è costato al funzionario di banca la misura interdittiva del divieto temporaneo ad esercitare le attività professionali connesse all’esercizio del credito ed alla sua posizione di direttore di filiale.
    Sesso per concedere mutuo: sospeso direttore filiale banca - IlGiornale.it

    Violenze e riti magici a Matera
    a processo setta «Mago Sal»
    Il gup di Potenza ha rinviato a giudizio sette persone – tra le quali Salvatore Maraglino, il sedicente il "Mago Sal" che operava a Matera – accusate a vario titolo di associazione per delinquere, truffa, estorsione, violenze sessuali, e induzione alla prostituzione: la prima udienza si svolgerà il 12 gennaio 2016.
    La vicenda si riferisce a fatti accaduti tra il 2007 e il 2013, quando nell’ambito dell’operazione "Agates" la Polizia arrestò sette persone: il "mago" è accusato di aver messo in piedi una vera e propria setta – che in molti casi ha coinvolto anche le vittime – per effettuare riti magici, che includevano pratiche sessuali, inscenando artifizi e raggiri per la vendita di pozioni miracolose e per estorcere prestazioni sessuali. Uno degli imputati, giudicato con rito abbreviato, è stato condannato a una pena di due anni e otto mesi.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    Pomigliano, devastato il cimitero: decine di tombe distrutte e fioriere sparite
    di Pino Neri
    Stamattina dunque cittadini in lacrime accanto ai poveri resti dei familiari, resti sfregiati in nottata da un terribile raid dei ladri di infissi e suppellettili in metallo. Per asportare la fioriere in ottone e in rame, fissate con dei bulloni sulle coperture di marmo delle tombe, i criminali hanno usato il martello. Risultato: decine di tombe sono state praticamente distrutte. Su una cappella, la cappella Sgammato, c'è uno dei segni il segno più visibile e raccapriccianti di questa brutalità. Qui i resti di alcuni componenti della famiglia sono rimasti completamente scoperti. Ossa e teschi sono ben visibili perchè la copertura di marmo della nicchia è stata spaccata ed è precipitata a terra.
    Devastato il cimitero: decine di tombe distrutte e fioriere sparite| FOTO CHOC | Il Mattino

    Bari, docente accusata di truffa
    BARI – Il Consorzio Banche di Credito Cooperativo Res di Bari è responsabile civile nel processo in cui è imputata Caterina Coco, ex docente di materie finanziarie all’Università di Bari, accusata di decine di truffe per complessivi 5 milioni di euro ai danni di decine di risparmiatori. Il Consorzio, del quale la professoressa Coco era direttore, potrebbe essere chiamato a risarcire le vittime dei raggiri.
    Nel processo che si sta celebrando dinanzi al Tribunale monocratico di Bari sono costituti parti civili 31 risparmiatori e il Codacons. L’ex docente risponde di truffa aggravata, falso ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria per aver intascato milioni di euro con la promessa di investimenti redditizi in titoli bancari, spacciandosi per promotore finanziario senza averne l’abilitazione e truffando così decine di risparmiatori.
    Avrebbe cioè lasciato intendere che il Consorzio, che non è un istituto di credito, si occupava di collocare prodotti finanziari.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Casalesi per imporre il racket spaventavano le vittime con un coccodrillo
    di Viviana Lanza
    La zona industriale di Marcianise come fonte di enorme ricchezza per le attività economiche impiantate, il noleggio e la gestione delle apparecchiature da intrattenimento (slot machine, bingo e videopoker) come monopolio e grande fonte di reddito e poi gli affari di sempre, dalla droga alle estorsioni, il racket sul caffè, l'usura, gli appalti e il gioco d'azzardo. Così gli uomini del clan Russo erano riusciti ad accreditarsi come la principale espressione dei Casalesi. «Su Santa Maria stiamo già noi, diglielo» è il messaggio che il capo affida a un suo uomo di fiducia perché scoraggi sul nascere l'iniziativa in zona di un imprenditore nel settore dei videopoker a patto che non passi per la camorra.
    Le indagini condotte dai pm della Dda dell'aggiunto Giuseppe Borrelli e della Dia del capocentro Giuseppe Linares hanno svelato come il clan aveva condizionato la concorrenza nel mercato dell'intrattenimento e avesse esteso il suo monopolio non solo nella provincia casertana ma anche tra quella di Napoli e Salerno. In 460 pagine è racchiusa la storia più recente della camorra imprenditrice casalese, dei suoi soci manager, dei prestanome e dei favoreggiatori. Una storia ricostruita anche attraverso intercettazioni telefoniche e ricordi di collaboratori di giustizia. Non senza scontrarsi con il muro dei silenzi dettati dalla paura.
    E per il racket c'è una nota di colore nel grigiore delle collusioni, delle complicità acquisite per interesse o facendo ricorso al più classico dei metodi mafiosi, ovvero la violenza. Riguarda il soprannome di un affiliato ai casalesi. Lo chiamavano "Coccodrillo" perché era solito convocare le vittime di estorsioni e spaventarle mostrando loro un coccodrillo in carne ed ossa.
    I Casalesi per imporre il racket spaventavano le vittime con un coccodrillo | Video | Il Mattino

    E' un confronto assurdo: i polacchi, in quanto slavi, sono aryo-caucasici. Il confronto, comunque perso in partenza, poteva essere eventualmente imbastito con i marocchini, i congolesi, i lesothiani, o, meglio ancora, con i papuasi, i sentilenesi, i totobiegosodi.....

    L'impietoso confronto tra Polonia e Calabria
    Rzeszów e Crotone: due città con aeroporti finanziati dalla Ue. Il primo ha fatto decollare un’intera area. L’altro è andato in fallimento
    DI FEDERICA BIANCHI
    Cosa hanno in comune Crotone, la città affacciata sullo Ionio, e Rzeszów (pronuncia: Gesciof), il capoluogo della più meridionale delle regioni polacche, l’una incastonata tra i boschi selvaggi della Sila e un mare antico, l’altra annegata tra alberi di mele e capanni di paglia?
    Innanzitutto condividono un passato di profonda miseria che le ha spopolate, rendendole aeree di emigrazione verso il più ricco nord, gli Usa e l’Inghilterra (dove, tra gli immigrati europei, polacchi e italiani sono i più numerosi). Le regioni in cui si trovano, Subcarpazia e Calabria, sono abitate da due milioni di anime e caratterizzate da arretratezza diffusa. Poi, tutte e due le cittadine hanno avuto un breve e intenso passato industriale, l’una con gli stabilimenti chimici di Pertusola Sud e Montedison nell’epoca d’oro degli anni Settanta, l’altra con le fabbriche di aerei che per decenni hanno servito gli interessi militari dell’Unione sovietica. Oggi entrambe offrono grandi potenzialità turistiche, l’una con il lago più grande della Polonia e una foresta di sapore medioevale, l’altra con una costa che per bellezza rivaleggia con quelle della Sardegna. Infine, si trovano a un’ora e mezza di auto da un grande aeroporto nazionale (rispettivamente Cracovia e Lamezia Terme) ma hanno ipotecato le proprie speranze di riscatto economico e sociale al locale aeroporto. Con la benedizione (e i fondi strutturali) della Ue e gli aerei di Ryan Air.
    CHI SPENDE BENE, CHI INVECE SPRECA
    Purtroppo le similitudini si fermano qui. Dopo anni di grigio declino, negli ultimi quindici Rzeszów e il suo aeroporto hanno attuato un programma di rinascita fenomenale, sfruttando ogni centesimo messo a disposizione dall’Unione europea (la Polonia è entrata nella Ue nel 2004: nel settennio 2007-2013 ha ricevuto e investito 67,3 miliardi di euro, diventando il maggiore fruitore di fondi dell’Unione). Crotone, invece, priva di idee e di coraggio, ha sprecato gli ultimi 20 anni - una generazione - a inseguire alternativamente il sogno industriale perduto e un mosaico di interessi locali che hanno beneficiato la posizione politica e il portafoglio di pochi a discapito di una collettività sempre più povera e apatica, in una regione, la Calabria, che a fine dicembre dovrà restituire oltre 600 milioni di euro comunitari che non è riuscita a spendere nei tempi dovuti.
    MENO TASSE, PIÙ SALUTE PUBBLICA
    Ma andiamo per gradi e incontriamo Tadeusz Ferenc, il primo cittadino di Rzeszów al secondo mandato, eletto con il 77 per cento dei consensi in una città passata in pochi anni da 140 a 180 mila abitanti. Ci riceve nel municipio sull’antica piazza centrale, completamente ristrutturata, attorniato dal vicesindaco, dall’assessore all’educazione, dalla dirigente responsabile dei fondi europei (il comune ha 30 persone formate dal governo centrale che si dedicano solo a seguire le pratiche di Bruxelles) e dal responsabile marketing che per l’occasione fa anche da traduttore. «Grazie all’Europa il numero dei nostri investimenti è salito del 60 per cento dal 2004 al 2015», racconta sorridendo: «La maggior parte sono stati in infrastrutture, ma non solo. Anche salute pubblica, cultura e turismo, al punto che in questi anni abbiamo attratto 35mila cittadini in più e siamo stati votati la terza città più vivibile della Polonia».
    Nel giro di un decennio, grazie ai fondi europei e alla volontà indomita di un sindaco 75enne, ex dirigente comunista, il budget cittadino è passato da 85 a 318 milioni di euro, di poco inferiore a quello di tutta la regione della Subcarpazia. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,5 per cento e il numero degli studenti per abitante è il più alto dell’intera Unione europea, avendo superato persino quello della vicina e ben più celebre Cracovia. Il segreto del successo? Ferenc guarda dritto negli occhi: «Quando nel 2003 la tedesca MTU decise di produrre motori per aerei nel nostro territorio ci imponemmo di non lasciarla più andare via. Così aprimmo una “zona economica speciale”, a tassazione ridotta, e decidemmo di investire in tutto ciò che avrebbe reso più confortevole la vita dei nuovi arrivati: migliorammo le scuole, potenziammo il turismo, inaugurammo stadi e luoghi di ricreazione. Quando arrivò l’americana Heli-one per aprire una fabbrica le chiedemmo di che tipo di personale aveva bisogno: poi potenziammo la nostra Università di ingegneria aeronautica».
    Oggi questa cittadina nel mezzo di quella che storicamente è definita dagli stessi polacchi “la Polonia di classe B” sta recuperando la sua vecchia fama di centro industriale aeronautico europeo, con aziende del calibro della canadese Pratt&Witney, della francese Safran ma anche delle italiane Avio e AgustaWestland. «Eravamo partiti con 15 aziende e ora siamo oltre le 150», commenta Andrei Ripka, portavoce dell’Aviation Valley: «Ma senza la determinazione del sindaco, lo sviluppo dell’aeroporto e l’Università tecnologica di Rzeszów non avremmo mai avuto lo stesso successo».
    QUI INVECE SI DEVE GIOCARE LA SCHEDINA
    L’appuntamento era alle 90 del mattino. Alle 10 il sindaco Peppino Vallone ancora non si è affacciato in municipio. Forse è il caso di una telefonata. È passato in ospedale per accertamenti. Ci sentiamo più tardi. Alle 12:15 torniamo in municipio. «Lo vede come abbiamo riqualificato il centro storico?» Mah: dei 24 milioni ottenuti dalla regione Calabria (cofinanziata dalla Ue) il Comune è riuscito a spenderne 17 in lavori pubblici pur avendo ottenuto una proroga di due anni che scade a fine anno.
    «E noi siamo la città calabra che li ha usati di più», sottolinea. Invece dei 23 milioni destinati alla riqualificazione urbana solo 11 sono stati utilizzati per il centro storico. Il problema? La regione Calabria. «Se la convenzione con la regione che ci garantisce i fondi e senza cui non possiamo fare bandi di lavoro è stata firmata nel 2010, la prima erogazione avvenuta nel 2011 e i lavori iniziati nel 2012, come facciamo a finire per il 2013?» Di anticipare i soldi non se ne parla: «Quando i sindaci diventeranno bravi a giocare alle schedine allora avremo i soldi del co-finanziamento», dice il sindaco di quello che con un budget di circa 50 milioni di euro, 11 milioni in stipendi, è il capoluogo della provincia più povera d’Italia.
    Ma il ritardo della regione nell’erogazione dei fondi per motivi spesso più politici che burocratici non è l’unico fattore che ne blocca l’utilizzo. Non aiutano nemmeno le sentenze dei tribunali amministrativi regionali. «L’assegnazione di un progetto superiore a un milione di euro è sempre seguita da un ricorso che spesso interrompe i lavori», spiega Elisabetta Dominijanni dell’ufficio di urbanistica, «e capita che il Consiglio di Stato, a dispetto delle sentenze favorevoli di primo grado, pur non dandoci torto per la scelta della ditta, consenta comunque all’esclusa dall’appalto di subentrare nell’ultima fase dei lavori. Risultato: il lavoro non lo finirà nessuno e noi dovremo restituire i soldi». Ma a non dare la giusta importanza a fondi in altri luoghi considerati vitali è soprattutto l’assenza di una volontà reale di sviluppo dell’area crotonese, al di là di piani strategici dai contorni vaghissimi pubblicizzati sotto elezioni e poi chiusi per sempre nei cassetti comunali.
    CRAC IN AEROPORTO
    Tra le buone intenzioni c’è il piano per l’aeroporto Sant’Anna di Crotone, il terzo scalo di una regione con solo 2 milioni di persone, dopo Lamezia Terme e Reggio. Dal 15 aprile scorso l’aerostazione è ufficialmente fallita ma il tribunale ne ha prorogato la gestione per altri sei mesi nel tentativo di trovare un socio privato che possa subentrare agli azionisti pubblici (Camera di Commercio, Provincia, Regione, comune di Crotone) che ne hanno causato di fatto il fallimento. Dopo il crac del 2009, il capitale sociale dell’aeroporto di 120 mila euro avrebbe dovuto essere portato a un milione di euro, superiore all’allora posizione debitoria, come premessa dell’attuazione di un piano di rilancio che prevedeva 31 milioni di euro in lavori finanziati dall’Unione europea. Di questi milioni tra il 2000 e il 2013 solo 4,7 sono stati spesi per l’ammodernamento dell’aerostazione: la Regione non ha mai approvato la convenzione che avrebbe permesso di allungare la pista di decollo e provvedere ad opere esterne essenziali come una pensilina per la pioggia.
    Al contrario, la Camera di commercio decise di uscire dalla compagine sociale (il suo presidente, anche presidente del Cda dell’aeroporto, fu denunciato per appropriazione indebita di 200mila euro) e di vendere una parte della sue azioni a un gruppo di imprenditori locali determinati a mettere le mani sulla struttura con un versamento di soli 290 mila euro, subordinato alla ricapitalizzazione complessiva. Ma anche Regione e Provincia si tirarono indietro: come se quell’aeroporto non lo volesse davvero nessuno, non gli imprenditori locali, non la politica regionale. Così fu costretto a chiudere. Inevitabile che la commissione della Corte europea dei revisori, che ha esaminato l’efficacia dei soldi spesi, scriva in una mail a “l’Espresso”: «Nel caso di Crotone non abbiamo visto nessun piano a lungo termine, nessuna analisi del bacino di utenza o previsioni sostenibili; nessuna evidenza di un impatto positivo sull’economia regionale ma solo un aeroporto incapace di sostenersi da solo e bisognoso di interventi continui».
    SE L’ORGOGLIO PREVALE SUL TIFO DI PARTITO
    Intanto a Rzeszów accade esattamente il contrario. In circa 10 anni l’aeroporto investe 18,6 milioni di fondi Ue e cambia volto. La vecchia torre di controllo, ancora in piedi, pare la torretta del perimetro di una vecchia prigione accanto alla struttura moderna. Le due piste si preparano ad ospitare un volo intercontinentale. Lufthansa vi atterra tre volte al giorno da Francoforte con carichi di parenti e amici in visita e manager di ritorno da un viaggio di affari. Era un aeroporto di paese.
    Oggi è a quota 600 mila passeggeri e se arriverà nel giro di 5 anni a 800mila potrà addirittura vantare un bilancio in pareggio al netto degli ammortamenti per circa 30 milioni di euro di investimenti. Anche Rzeszów ha due azionisti pubblici, la regione e la società di gestione dell’aeroporto di Varsavia. Ma è gestito secondo logiche commerciali, non politiche.
    Ad affiancare il Cda è un consiglio di 4 membri tecnici che decidono sugli investimenti poi affidati al direttore generale. E sebbene anche qui la politica regionale intervenga - il governatore di destra non vuole nel “suo” Cda un comunista come il sindaco di Rzeszów - nessuno si sogna di bloccare lo sviluppo dell’aeroporto, che poi è un tutt’uno con quello della regione. Troppo forte l’orgoglio di avere finalmente preso un aereo che sta allontanando un’intera regione dall’assistenzialismo comunista e dalla disperata povertà di soli vent’anni fa.
    L'impietoso confronto tra Polonia e Calabria

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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Rubano martellino e rompono vetri dell'autobus: denunciati 5 minorenni
    I carabinieri della Compagnia di Poggioreale e della Stazione di Ponticelli hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli 5 minori ritenuti responsabili di furto, danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio in concorso.
    I fatti risalgono all’11 settembre scorso, quando i militari intervennero a seguito del danneggiamento di un autobus della Anm, linea 195, in servizio nel quartiere di Ponticelli. In quella circostanza il conducente del veicolo fu costretto a interrompere il servizio di trasporto pubblico a causa di atti vandalici da parte di un gruppo di ragazzi che, impossessandosi del martello frangivetro (portato via da un altro autobus in sosta al capolinea a Ponticelli), ruppero il parabrezza e il vetro della porta centrale. A seguito di indagini (anche attraverso la visualizzazione di immagini prese dalle telecamere di sorveglianza) e l’acquisizione di informazioni, i militari hanno identificato i presunti responsabili. Si tratta di 5 minorenni (un 16enne, due 14enni e due 13enni), tutti studenti incensurati provenienti dalla stessa zona. Gli esiti dell’indagine sono stati riferiti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli.
    Rubano martellino e rompono vetri autobus: denunciati 5 minorenni. Sono tutti studenti incensurati | Foto | Il Mattino

    Potenza, incendia l’auto del rivale
    ma sbaglia: era di un altro
    POTENZA - Al culmine del suo delirio di gelosia per la donna che lo aveva lasciato ha deciso di dare alle fiamme l’auto di colui che aveva individuato come il suo rivale. Un atto esacrabile, aggravato dal fatto che ha commesso un piccolo errore: l’automobile incendiata, infatti, non era del rivale, ma di un’altra persona che con quella vicenda «rosa-nera»- non aveva nulla a che fare. Di questi e altri fatti, ora, rischia di rispondere a processo (ieri si è tenuta l’udienza preliminare) un 45enne di Filiano, comparso davanti al Gup Amerigo Palma con l’accusa di stalking.
    La vicenda, nei suo tratti essenziali, ha la triste connotazione di tante vicende si stalking. La fine di quella storia proprio non gli andava giù. E, come in molti casi succede, ha iniziato a tempestare la sua amata con telefonate ed sms chiedendole insistentemente di tornare con lui. Un comportamento ricorrente, nel breve periodo, che diventa patologico se prolungato ma lui è andato man mano oltre in una escalation di delirio. Secondo le accuse avrebbe quindi iniziato a tenere sott’occhio gli spostamenti della sua ex e del suo nuovo compagno. Lo avrebbe fatto direttamente e anche tramite altre persone controllando i movimenti dei due e appostandosi anche nelle vicinanze dei luoghi di lavoro.
    Già qui una situazione decisamente non bella con una serie di molestie e minacce alla sua ex compagna e al suo nuovo cavaliere che non solo non hanno prodotto l’auspicato riavvicinamento, ma che hanno finito col produrre nella donna e nel suo compagno un perdurante e grave statod i ansia.
    Ma l’episodio più grave è quello che si sarebbe verificato il 27 ottobre del 2013 a Rionero in Vulture. Il 45enne filianese avrebbe preso di mira l’autovettura che aveva visto essere condotta dal suo «rivale» in amore. Così appiccava le fiamme al mezzo causando un incendio che lo avrebbe pesantemente danneggiato. E qui, in un atto già di per sè senza un minimo di razionalità, l’ulteriore scherzo del destino: quella vettura, infatti, non era nemmeno dell’uomo a cui intendeva fare uno sgarbo, perchè se lui la utilizzava in quel momento, in realtà era di un’altra persona che glie l’aveva concessa in uso. Motivo per il quale a processo non avrà tra le parti lese solo i due nuovi innamorati ma anche una terza persona che, suo malgrado, si è trovata invischiata in questa vicenda.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it



    Caffè con la corrente elettrica rubata: 15mila euro di energia sottratta
    CERCOLA. Caffè corretto a zero consumi ma ai danni della comunità: furto di energia elettrica per un valore di circa 15mila euro in un bar al Corso Domenico Riccardi. Arrestato il titolare S. P., 32enne incensurato di Cercola con l‘accusa di furto aggravato. Il sistema oramai collaudato andava avanti da diversi mesi – stante l’accertamento effettuato ieri sera dai carabinieri giunti, infine, sul posto insieme ai tecnici dell’azienda erogatrice di energia elettrica (Enel).
    Il titolare del bar dopo aver rimosso i sigilli apposti dalla ditta aveva alterato il sistema interno del contatore, una illecita e illegale manomissione che gli aveva consentito fino a oggi una drastica riduzione dei consumi di energia elettrica all’interno del suo bar: fino al 90 per un ammontare stimato di 15mila euro circa. Il blitz, dunque, dopo una serie di anomalie registrate nel sistema dei consumi nell’esercizio commerciale lungo il corso Riccardi è scattato ieri sera da parte dei carabinieri dell’aliquota radiomobile della compagnia di Torre del Greco unitamente al personale specializzato dell’Enel. In manette S. P. che dovrà rispondere di furto aggravato. Disposta la misura cautelare ai domiciliari in attesa del rito direttissimo.
    Caffè con la corrente elettrica rubata: 15mila euro di energia sottratta | Il Mattino

    FURTO AGGRAVATO
    Rubava transenne col nipotino di 11 anni, nei guai operaio di Caltanissetta
    di Vincenzo Falci
    CALTANISSETTA. È per avere rubato di notte transenne del Comune, con il nipotino di 11 anni sul furgone, che scatta l’accusa a suo carico. È un operaio trentanovenne, Gabriele G. (assistito dall’avvocato Massimiliano Bellini) poi sorpreso da una pattuglia di polizia nel bel mezzo della sua azione. Questa, almeno, la tesi degli inquirenti a carico del presunto ladro che si ritrova adesso sul groppone l’ipotesi di furto aggravato. È a un anno e mezzo fa che risale la movimenta storia che adesso lo ha cacciato nei guai.
    A metà febbraio è stato intercettato da una pattuglia della sezione Volanti mentre si trovava nella zona compresa tra via Xiboli e via Santo Spirito. Lì, all’altezza di un noto locale notturno, durante un servizio di controllo del territorio gli agenti hanno notato un furgone bianco parcheggiato a poca distanza dal locale.
    La situazione è subito apparsa sospetta, anche perché quel Fiat «Ducato» - che poi s’è scoperto avere pure l’assicurazione falsificata - aveva il portellone posteriore semi aperto. E alle dieci di sera, in quella zona, quel contesto ai poliziotti è sembrato più che equivoco. Da li a poco i dubbi si sono fatti certezza. Perché appena superato il furgone – la pattuglia proveniva dalla direzione opposta – i poliziotti si sono accorti che un uomo, dentro il camioncino stesso, stava sistemando una transenna di metallo.
    Rubava transenne col nipotino di 11 anni, nei guai operaio di Caltanissetta - Giornale di Sicilia

    Incontri hard, il record di Battipaglia: una casa a luci rosse in ogni quartiere
    di Paolo Panaro
    Le vie del sesso a pagamento portano a Battipaglia. Annunci hard su internet e case d'appuntamento, almeno quattro, sparse in tutta la città. Le prestazioni sessuali partono da 50 euro ma possono superare anche i 100 euro. Non solo il litorale battipagliese pullula di prostitute, le donne pronte a vendere il loro corpo sono presenti in ogni quartiere di Battipaglia.
    Tempo fa i carabinieri hanno scoperto una casa d'appuntamenti alla periferia della città a Santa Lucia a ridosso della provinciale che conduce in litoranea. A Taverna, nel rione Serroni, a Belvedere e anche in pieno centro si trovano le case hard che oltre dai battipagliesi sarebbero frequentate anche da uomini che provengono dall'intera provincia di Salerno, da altre zone della Campania e anche dalla Basilicata.
    Incontri hard, il record di Battipaglia: una casa a luci rosse in ogni quartiere | Il Mattino

    Scandalo mense scolastiche, il catalogo degli orrori nel piatto dei bimbi: dalle rotelle al dente
    Un dente nel piatto. Pasta e ceci mal confezionati, riso galleggiante in acqua, pomodori cinesi fatti passare per prodotti di qualità, parmigiano grattugiato senza etichettatura e data di scadenza, carne congelata e conservata non sempre nel rispetto delle norme, cibo scongelato e in qualche caso ricongelato. Anche questo finiva nei menu dei piccoli delle scuole materne e elementari.
    Nel migliore dei casi le portate venivano distribuite fuori orario e arrivavano sui banchi degli alunni scotte o immangiabili. Ci sono stati casi in cui i genitori si sono lamentati, come accaduto alla mensa di una materna di Casalnuovo, casi in cui i piccoli hanno accusato fastidi e casi in cui poteva andare anche peggio. Il 19 marzo 2013 alla scuola Tigli di Casalnuovo in uno dei piatti della mensa scolastica viene trovato un dente umano, sembra essere il pezzo di una protesi. La direzione scolastica segnala l’incidente alla ditta dei Summa, poco dopo i gestori della mensa sono al telefono per contattare il loro amico ispettore dell’Asl per capire come muoversi. Ipotizzano un sabotaggio da parte di qualche concorrente e si preparano a farsi trovare in regola all’ispezione che l’amico prontamente e tempestivamente annuncia. Ai dipendenti vengono fatte indossare le mascherine, i locali vengono tirati a nuovo. «Hanno trovato una sala operatoria» commenteranno poi, soddisfatti del buon esito dell’ispezione in cucina e in azienda che, a parere degli inquirenti,non fu accurata come quella dei Nas che, per una pura coincidenza, seguì di poche ore quella dell’Asl, rilevando anomalie ma in relazione a questioni burocratiche.
    Scandalo mense scolastiche, il catalogo degli orrori nel piatto dei bimbi: dalle rotelle al dente | Il Mattino

    Portici. Ladro di ricordi al cimitero, rubati peluches, ricordi e biglietti
    di Michele Ippolito
    Portici. «Ladri! Non si rubano gli oggetti funerari! Vergognatevi». Qualche visitatore esasperato ha scritto a penna ed affisso su un muro del cimitero un foglietto con questa frase, simbolo di una vergogna che continua da fin troppo tempo. Non sono una novità, infatti, nel camposanto cittadino le sparizioni di ricordi lasciati dai parenti dei defunti e non solo di quelli. Nel cimitero di via dei Cipressi, al confine con Ercolano, sparisce veramente di tutto dalle tombe, perfino gli oggettini di poco valore vengono razziati senza ritegno.
    In un luogo dolore, dove si piangono i propri cari, si aggiunge così il dolore per lo sfregio: un giocattolo lasciato sulla tomba di un bambino, un vecchio ricordo che si era deciso di appoggiare sulla lapide di un fratello portati via senza un perchè. Denunce alle forze dell’ordine non ce ne sono, anche perché si tratta, perlopiù, di sparizioni di oggetti di scarso valore economico anche se di grande valore effettivo; ma le proteste da parte della cittadinanza verso il Comune e verso la società che gestisce il cimitero si moltiplicano. C’è chi lamenta la scomparsa di una cornice di argento e chi di rosari da pochi centesimi; chi non ha più trovato dei vasi portafiori del valore di qualche euro e chi ha visto scomparire crocefissi in metallo lasciati, con grande pietà, sulla tomba della madre o del padre. C’è anche chi denuncia la rottura di catenacci di cappelle private, da cui vengono poi asportati tutti gli oggetti presenti.
    Eppure, nel non lontanissimo dicembre del 2010, il Comune annunciò l’installazione di un sistema di videosorveglianza all´interno del cimitero “per prevenire eventuali furti e intrusioni di estranei” con dieci telecamere ad alta definizione capaci di monitorare 24 ore su 24 l´intera area in via dei Cipressi.” Con malcelato l’orgoglio l’ente di via Campitelli si vantava del fatto che, inoltre, il sistema sarebbe stato «collegato ad una centralina di controllo negli uffici amministrativi del cimitero» con il fine di «evitare furti: in passato, infatti, ignoti si sono introdotti all´interno del locali cimiteriali portando via fioriere e contenitori di metallo destinati alla fusione o alla rivendita attraverso canali illegali». Non era tutto: «gli occhi delle telecamere – spiegava una nota del Comune - saranno puntati anche sui bidoni per la raccolta differenziata dislocati nei diversi punti per controllare che nei contenitori finiscano correttamente le frazioni di organico e di indifferenziato». Non sono passati neppure cinque anni ed oggi quel sistema di videosorveglianza, come conferma l’assessore al ramo Stefano Meo, non funziona. Anzi, il Comune ha già appaltato la realizzazione di un apparato nuovo di zecca: i lavori potrebbero partire già il mese prossimo.
    Ladro di ricordi al cimitero, rubati peluches, ricordi e biglietti | Il Mattino

    Addetto alla metro dorme a lavoro, sospeso
    di Giovanna Di Giorgio
    SALERNO - Una fotografia. Una delle tante scattate con uno smartphone. Così, un po’ per gioco, magari per farla girare tra i propri contatti e riderci sopra. Un’istantanea, però, che si è tramutata in quattro giorni di sospensione dal lavoro per un dipendente di Salerno Mobilità. Quattro giorni di stop, con tanto di retribuzione sospesa, decisa dai vertici della società che, a quanto pare, non hanno preso bene la posa in cui il lavoratore è stato beccato: sdraiato su una sedia, nel gabbiotto della stazione metro Arechi, a dormire, placido, in pieno orario lavorativo. Diurno, per di più.
    La fotografia sarebbe stata scattata da un utente della metropolitana. Forse un habitué del servizio oppure, chissà, un avventore non consuetudinario. Fatto sta che, nell’uno o nell’altro caso, lo spettacolo che la persona si sarebbe trovato di fronte gli avrebbe fatto cacciare immediatamente il cellulare dalla tasca, o dalla borsa, impostare il telefono a mo’ di macchina fotografica e fermare, con un tocco dell’indice, il quadretto paratosi incredibilmente di fronte. Un click. Forse due o addirittura tre, essendosi probabilmente l’inconsueta e poco edificante visione prolungata per un po’ di tempo. La scena era troppo ghiotta per non essere immediatamente immortalata e condivisa con gli amici. Perché quell’uomo che, con addosso tanto di divisa azzurra della Salerno Mobilità, anziché stare vigile e all’erta nella control room della stazione Arechi del metrò, stava invece sonnecchiando di un sonnellino così sereno da non accorgersi neppure di essere stato colto in flagrante. Il tutto, per di più, in piena mattinata, senza neppure l’attenuante di quel buio che, a volte, può far calare la palpebra per qualche minuto.
    Addetto alla metro dorme a lavoro, sospeso | Il Mattino

    Miss Italia, ancora una gaffe: “Un personaggio della storia italiana che ammiro? Michael Jordan”
    MATTIA MONDO
    Diciamo non è proprio cominciato nel migliore dei modi il regno da Miss Italia di Alice Sabatini. Dopo aver raccontato che avrebbe voluto vivere durante gli anni più tragici della Seconda Guerra Mondiale “tanto sò donna e non avrei fatto il militare”, adesso incappa in una nuova gaffe.
    Valerio Staffelli, inviato di Striscia, le ha infatti consegnato il tanto “ambito” Tapiro d’Oro. La Sabatini ha provato ad arrampicarsi sugli specchi, giustificando il motivo delle sue affermazioni, ma quando le è stato chiesto “quale personaggio della storia italiana vorresti essere” dopo qualche esitazione ha risposto: “Michael Jordan”.
    Che dire… è proprio necessario fare delle domande alle concorrenti di Miss Italia?
    Miss Italia, ancora una gaffe: ?Un personaggio della storia italiana che ammiro? Michael Jordan? | Mattinonline



    Spending review made in Rai: sette giornalisti a New York per seguire il viaggio di Renzi
    Per la visita presidenziale nella Grande Mela mobilitati Tg1, Tg2, Tg3, RaiNews 24 e Radio Rai. Oltre, ovviamente, alle due corrispondenti dalla città...
    Ivan Francese
    Che a Matteo Renzi piacessero le carovane in grande stile l'avevamo capito quando si era presentato alla Festa dell'Unità con 24 auto e due moto.
    Ad averlo capito, però, evidentemente, dev'essere stata anche mamma Rai, che per la trasferta del premier a New York (in parziale concomitanza con la visita papale) ha pensato bene di schierare la bellezza di sette giornalisti, più i relativi operatori. Un dispiegamento da Istituto Luce: a seguire il viaggio del presidente del Consiglio sono presenti Tg1, Tg2, Tg3, RaiNews24 e Giornale Radio Rai. Più Giovanna Botteri e Tiziana Ferrario, già corrispondenti dalla Grande Mela.
    In Rai si sono giustificati - di fronte a quello che appare come un vero e proprio schiaffo in faccia a ogni tentativo di spending review - spiegando che i giornalisti già presenti a New York dovevano seguire il viaggio del Santo Padre e che quindi non ci sarebbero state altre persone disponibili per accompagnare Renzi. D'accordo, ma era proprio necessario mobilitare un giornalista, con relativa troupe, per ogni testata?
    Già a novembre le cinque testate Rai avevano seguito il premier a Brisbane, in Australia, per il G20. La scelta della Rai suscitò le proteste dello stesso Renzi. Che però non valsero ad impedire che la scena si ripetesse in Israele, questa estate, per la visita alla Knesset.
    E ora, dopo le nomine dei nuovi vertici, arriva il tris (o, come direbbero i puristi, il ter). Con buona pace di Renzi, che in campagna elettorale prometteva una Rai più snella e meno occupata a seguire i politici.
    Spending review made in Rai: sette giornalisti a New York per seguire il viaggio di Renzi - IlGiornale.it

    Muore dopo otto interventi in due mesi: 54 medici indagati a Bari
    La Procura di Bari ha aperto un'inchiesta sulla morte di un 24enne. Il ragazzo, che ha subito otto interventi chirurgici, è stato ricoverato per più di due mesi in cinque reparti di due diversi ospedali, fino alla morte. Ora i pm indagano su 54 medici dell'ospedale di Altamura e del Policlinico di Bari per omicidio colposo. Si attende l'autopsia.
    Muore dopo otto interventi in due mesi: 54 medici indagati a Bari - Tgcom24

    Avellino, si fingeva disabile ma era un ladro seriale: inseguito e arrestato
    Gli Agenti della Sezione Volanti di Avellino hanno tratto in arresto in flagranza di reato un pregiudicato 32enne di Mazara del Vallo, residente a Calabritto, responsabile di furto aggravato e continuato, ricettazione e resistenza a Pubblico Ufficiale.
    L’arresto è avvenuto nel pomeriggio di ieri, allorquando a seguito di segnalazione telefonica pervenuta al 113, sono state diramate le ricerche di un giovane il quale, nonostante apparisse claudicante in quanto sostenuto da una stampella, era stato notato mentre compiva un furto su un’autovettura parcheggiata in una strada periferica della città. Immediatamente sono scattate le ricerche dell’uomo, che di lì a poco è stato rintracciato in prossimità di Via Volpe, intento ad aggirarsi, con molta circospezione, tra i veicoli in sosta. Questi, sicuro di non essere notato e di poter portare a buon fine un altro “colpo”, ha depositato a terra una zaino per poi estrarre arnesi idonei all’effrazione. Il tutto è stato notato dagli operatori di Polizia che prontamente sono intervenuti per bloccare il malfattore che, nel tentativo estremo di darsi alla fuga, ha lanciato all’indirizzo degli operatori di Polizia la stampella, palesando nella circostanza un perfetto e funzionale stato fisico, ma non sufficiente ad evitarne la cattura, avvenuta dopo una breve colluttazione.
    Condotto in Questura si è accertato che lo stesso era altresì destinatario della misura di prevenzione della libertà controllata. All’interno dello zaino sequestrato sono stati trovati oltre a numerosi attrezzi atti allo scasso, alcune paia di occhiali di noti stilisti, un personal computer, un orologio tipo Rolex, un navigatore satellitare ed alcune banconote di diverso taglio, il tutto provento di precedenti furti compiuti nell’arco della stessa giornata in zone cittadine diverse.
    Si fingeva disabile ma era un ladro seriale: inseguito e arrestato | Il Mattino

    Sale: in Italia il consumo dipende (anche) da benessere e istruzione. Se ne usa di più al Sud che al Nord.
    di Ruggiero Corcella
    Il consumo di sale nella popolazione italiana adulta è significativamente maggiore nelle regioni del Sud in confronto a quelle settentrionali e centrali. In particolare in Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata il consumo medio si attesta oltre gli 11 grammi al giorno contro valori inferiori ai 10 grammi in tutte le altre regioni. Questa differenza sarebbe attribuibile alle diseguaglianze di ordine socioeconomico e di istruzione tra le diverse aree geografiche del nostro Paese. Lo evidenzia uno studio pubblicato oggi sul British Journal of Medicine e realizzato nell’ambito del Programma MINISAL-GIRCS, una ricerca a livello nazionale sul consumo di sodio e potassio nella popolazione generale adulta italiana. L’evidenza scientifica disponibile sugli effetti negativi che il consumo eccessivo di sale ha sulla salute è indiscutibile, soprattutto riguardo al rischio di malattie cardio e cerebrovascolari.
    «Questo studio ci fornisce indicatori importanti per la costruzione di strategie mirate di informazione e prevenzione delle malattie cardiovascolari — afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità — e va nella direzione auspicata dall’Organizzazione mondiale della sanità che indica proprio nella riduzione del consumo di sale alimentare uno degli obiettivi prioritari di queste strategie». Lo studio pubblicato sul British Medical Journal, nato da un team di cui fanno parte anche i ricercatori dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare dell’ISS, indica in particolare che le persone occupate in lavori manuali presentano un consumo di sale decisamente maggiore di coloro che sono impegnati in ruoli amministrativi e manageriali. Altrettanto si può affermare, in relazione al grado di istruzione, per coloro che hanno conseguito soltanto il diploma di scuola primaria rispetto ai possessori di un diploma di scuola secondaria o di un titolo universitario. A livello di popolazione sono molto significative, perché si traducono in differenze nei valori della pressione arteriosa e nella tendenza allo sviluppo di ipertensione che conducono a variazioni importanti dei livelli di rischio cardiovascolare. Un consumo di sale oltre i 5 grammi al giorno è stato associato a un rischio di ictus superiore del 23%.
    I risultati hanno mostrato appunto che i residenti nelle regioni del Sud Italia (in particolare, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia) presentano un consumo di sale stimato superiore in media a 11 grammi al giorno, significativamente superiore a quello della maggior parte delle regioni del Nord e Centro Italia. È stata rilevata una correlazione tra livello di occupazione ed eliminazione urinaria di sodio (maggiore consumo di sale per coloro che svolgono lavori manuali) e tra eliminazione di sodio e livello di istruzione (maggiore consumo di sale per coloro che presentano un minore livello di istruzione).
    Sale: in Italia il consumo dipende (anche) da benessere e istruzione - Corriere.it

    Gomorra 2 a Scampia «Non c'importa dell'immagine, ci danno i soldi»
    di Oscar De Simone
    Tensione a Scampia in occasione del primo ciak delle riprese di Gomorra 2, la serie. Il presidente della municipalità, Angelo Pisani, si è presentato in strada con alcuni consiglieri municipali per bloccare, anche se solo simbolicamente, le riprese: «Sono immagini che fanno male al territorio, Scampia non è solo quella che viene rappresentata», ha detto.
    L'iniziativa di Pisani è stata contrastata da molti abitanti della strada dove si girava la scena, via Gobetti: «Non ci importa dell'immagine di Scampia, quelli del cinema ci danno i soldi per fare le comparse e noi badiamo solo a quelli».
    Gomorra 2 a Scampia «Non c'importa dell'immagine, ci danno i soldi» | Video | Il Mattino

    Oggi ci tocca stare con Rosy Bindi
    Lo sappiamo: è il tipo umano vivente del "cattocomunista". Però la reazione alle sue parole sulla camorra come «elemento costitutivo di Napoli» è liberticida e ipocrita. Non solo ha il diritto di dirlo, ma ha ragione...
    di Corrado Ocone
    Mai avrei immaginato di dover prendere le difese di Rosy Bindi, ma oggi non posso non farlo. Lo so: Bindi è quasi l’idealtipo vivente del cattocomunista saccente e spocchioso, il sinolo dei più atavici mali italiani (dal giustizialismo al corporativismo), del politico attaccato alla poltrona e che è pronto a tutto pur di restare in sella. Eppure, non mi piace il modo in cui le sue dichiarazioni sulla camorra come “elemento costitutivo” di Napoli sono state accolte. Non mi piace né nel metodo né nel merito.
    Dal primo punto di vista, abbiamo assistito alle solite reazioni italiche, scomposte e censorie, verso tutto quanto non è politicamente corretto, verso ciò che scalfisce la correttezza certificata dalle centrali del potere politico e culturale. Una correttezza che quasi sempre ha finito per creare una sorta di realtà parallela fondata sulla dissimulazione e sulla menzogna. È questo il caso, e veniamo al merito, delle dichiarazioni di ieri di Bindi in Prefettura.
    Può un politico, un uomo di buon senso, persino uno storico, negare che nella costituzione della città di Napoli ci sia e non da oggi quel potere illegale e criminale che chiamiamo camorra? Che se si vuol capire la città, oltre le immagini oleografiche, bisogna studiare sociologicamente quei mille nessi e quella mentalità che tengono in vita il mostro?
    Certo, dire certe cose significa uscire dalla retorica della legalità, della città sana in mano ad una piccola banda di criminali. Significa non nascondere la testa sotto la sabbia. Significa scalfire anche le rendite di posizione degli esponenti della “Napoli democratica, antifascista e contro tutte le mafie”. Farlo è non solo un errore, ma è anche immorale. Non si può infatti combattere una realtà di fatto se non la si definisce precisamente, se non la si considera nella sua reale dimensione. Se non si prende atto delle mille connessioni che la camorra ha nella società napoletana: fra i cittadini comuni così come fra la classe politica, con la quale costituisce un sinolo quasi inscindibile (oggi se non hai l’assenso di un clan non puoi nemmeno candidarti alle elezioni circoscrizionali).
    Quanto poi al controllo di ampia parte del territorio da parte della criminalità, che Renzi è arrivato addirittura a negare, mi chiedo: ma sono stati lor signori, in primis il presidente del consiglio, in quel vasto hinterland napoletano che è in sostanza una sola grande città che va da Caserta alla costiera amalfitana? Io ci sono stato e ho visto coi miei occhi. Posso assicurarvi che persino le strade, in certi rioni, sono presidiate e monitorate (persino con telecamere) da affiliati ai clan, con le forze dell’ordine costrette a venire a compromessi o a chiudere gli occhi. Non potrà iniziare nemmeno un processo collettivo di responsabilizzazione se non si ha il coraggio di dire certe cose, di esercitare quella scomodo arte che i greci chiamavano parresia e che noi potremmo definire “onestà intellettuale“.
    Oggi ci tocca stare con Rosy Bindi | L'intraprendente

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    Predefinito Re: Terryes

    Evade dai domiciliari per la voglia di una bistecca
    Il desiderio di una gustosa chianina al sangue è costato l'arresto a Tommaso Donnarumma, evaso dagli arresti domiciliari cui era ristretto pur di concedersi una bistecca al ristorante.
    L'uomo, 44 anni, già noto alle forze dell'ordine, è stato avvistato da una pattuglia di carabinieri in un
    locale di Pozzuoli. A riconoscerlo sono stati i militari della locale compagnia che lo hanno sorpreso a tavola intento a mangiare.
    I militari si sono avvicinati all'uomo - cercando di non destare allarme tra gli altri clienti - e gli hanno chiesto di seguirli per domandargli se fossero stati revocati gli arresti domiciliari. Al silenzio dell'uomo i militari hanno chiamato la centrale scoprendo che il provvedimento era ancora in atto.
    A questo punto i carabinieri hanno ammanettato Donnarumma per evasione dagli arresti domiciliari. L'arrestato ha commentato: «Per la voglia di mangiare una bella bistecca...».
    Evade dai domiciliari per la voglia di una bistecca | Il Mattino

    Picchia il padre e lo minaccia con un coltello per farsi dare 5 euro: bloccato dai carabinieri
    CASERTA - Picchia il padre, poi lo minaccia con un coltello per farsi consegnare 5 euro: arrestato dai carabinieri. E' successo a Casapesenna, dove i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Casal di Principe hanno arrestato, in flagranza di reato per maltrattamenti in famiglia e rapina G.G., venticinque anni. Il giovane si è reso responsabile di continui maltrattamenti contro il padre convivente, culminate nel corso della notte, con una rapina ai danni dell'uomo al quale il ragazzo ha sottratto 5 euro dopo averlo minacciato con un coltello.
    Picchia il padre e lo minaccia con un coltello per 5 euro | Il Mattino

    SIMULAZIONE DI REATO
    Finge di essere stato rapinato: denunciato un tabaccaio palermitano
    di Ignazio Marchese
    PALERMO Un tabaccaio palermitano è stato denunciato dagli agenti della polizia di Stato per simulazione di reato e procurato allarme. Il commerciante che ha l’esercizio nella zona di viale Strasburgo ieri alle 8 di mattina ha chiamato il 113 denunciando di avere subito una violenta rapina. Secondo quanto riferito ai poliziotti un uomo che indossava il casco armato di pistola lo avrebbero bloccato vicino casa e portato la somma di settemila euro che stava per andare a depositare ai monopoli di Stato per rifornirsi di sigarette.
    Dopo una lunga giornata di indagini gli agenti avrebbero scoperto che il racconto era falso. La presunta vittima è stata ascoltata dagli poliziotti che avrebbero notato più di una contraddizione nel suo racconto. Alla fine il tabaccaio è crollato e ha raccontato agli agenti che non era in possesso dei settemila euro e che avrebbe simulato la rapina per ottenere la somma dall’assicurazione necessaria per rifornirsi delle stecche di sigarette.
    Finge di essere stato rapinato: denunciato un tabaccaio palermitano - Giornale di Sicilia

    Mercatello, donna fa pestare
    il fratello per l'eredità contesa
    di Petronilla Carillo
    Questioni ereditarie e il desiderio di vendetta nei confronti del fratello, sono costate ad una donna di Salerno prima un divieto di avvicinamento all’uomo e, ieri, anche il rinvio a processo. Pesanti i capi di imputazione a carico di Amalia Salsano (difesa dall’avvocato Damiano Balestrieri): tentata estorsione, lesioni aggravate e violenza aggravata nei confronti del fratello e del nipote (entrambi difesi dall’avvocato Massimo Ancarola).
    La donna è accusata di aver «commissionato» il pestaggio del fratello in due occasioni: una è accaduta in strada, l’altra nei pressi del luogo dove la vittima lavora. La prima volta l’uomo fu avvicinato da un giovane incappucciato a Mercatello, dove entrambi vivono, che lo aggredì con pugni; nel secondo, mentre aveva il portabagagli della propria auto aperto, fu spinto e gli fu chiuso lo sportello in testa.
    All’origine del contendere una divisione di beni da parte dei genitori quando il padre era ancora in vita: all’uomo sarebbe toccato un appartamento, dove tutt’ora vive con la madre malata e la sua famiglia; alla donna dei soldi. Con l’aggravarsi delle condizioni di salute della madre, la sorella avrebbe iniziato ad avanzare nuove pretese ritenendo che le spartizioni non erano state eque. Di qui i litigi violenti con il fratello e la minaccia di far picchiare anche il nipote.
    Donna fa pestare il fratello per due volte: tutta colpa dell'eredità contesa | Il Mattino

    Carte di credito clonate a Palermo, un ex della Gesip a capo del clan
    di Marco Vaccarella
    PALERMO. Per i sodali era «il papà». Per tutti gli altri, Vincenzo De Lisi è un 49enne come tanti, residente ad Altarello e impiegato dell’ex Gesip, partecipata del Comune chiusa per fallimento. Secondo la ricostruzione della procura, l’uomo sarebbe stato il leader carismatico della banda di truffatori delle carte di credito clonate in giro per il mondo. Un personaggio da rispettare, di cui avere timore. O almeno questo si legge nelle pagine del provvedimento — firmato dal procuratore Francesco Lo Voi e dal sostituto Siro De Flammineis — che due giorni fa ha portato al fermo di 24 persone accusate di ricettazione, riciclaggio e utilizzo indebito di codici di carte di pagamento.
    L’organizzazione falsificava i codici cifrati delle tessere magnetiche di ignare vittime per intascare i soldi. Da Singapore agli Emirati Arabi, fino a Hong Kong. Il raggiro si basava su noleggi di auto con società fittizie. La gente pagava un servizio inesistente. Tre milioni di euro i proventi della truffa.
    Carte di credito clonate a Palermo, un ex della Gesip a capo del clan - Giornale di Sicilia

    Brindisi, senza certificati da 30 anni all'ospedale
    i 10 piani di... insicurezza
    di Antonio Portolano
    BRINDISI - Impianto all’«anno zero» nell’ospedale Perrino. È il caso della questione del certificato antincendio sollevata da La Gazzetta nel lontano aprile 2013 ma che ancora pare lontana dall’essere risolta e della dotazione antincendio ai vari piani dell’«ospedale di eccellenza».
    Gap gravi, per i quali all’epoca, qualche politico - anzichè occuparsi della questione in senso costruttivo per trovare soluzioni adeguate - preferì scaricare la colpa sui giornalisti, definendoli irresponsabili solo perchè avevano sollevato un problema. Dal 2013 ad oggi nonostante l’encomiabile lavoro svolto dall’attuale dirigenza il problema resta da risolvere. Ecco, ad esempio come si presenta la situazione percorrendo la «Scala B» dal decimo al primo piano: assoluta assenza di manichette e idranti in caso di incendio. Dieci piani di... insicurezza in un ospedale di eccellenza.
    Perfino il decimo piano che ospita il reparto di Pediatria ne risulta sprovvisto. Nonostante la presenza di diverse vie di fuga e scale anti incendio, il certificato di prevenzione incendi, che pure - per lo meno a parole - l’ex direttore generale assicurò si sarebbe adoperata per ottenerlo. Tuttavia l’attestazione obbligatoria per legge dal 1982 - non solo per attività pubbliche ma anche per quelle private - non sarebbe mai stata rilasciata perché non sarebbe mai stata inoltrata una richiesta ufficiale per conseguirla. E questo non da oggi, o dal 2013 ma sin dall’apertura della struttura ospedaliera d’eccellenza del territorio.
    Assenti idranti, manichette certificazione i 10 piani di... insicurezza del «Perrino» | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Salerno. Somministrano farmaco sbagliato, la paziente muore: il pm chiede un anno per tre medici
    di Petronilla Carillo
    SALERNO - Un anno di pena per tre medici accusati della morte di una paziente. La vittima è Giovanna Castagna deceduta, secondo l’accusa, per una cura inadeguata. Precisamente un farmaco che non era adatto alla paziente. Quattro i medici sotto accusa. Si tratta di Antonio Casciello, Francesco Lionetti e Michele Gugliemi della clinica Tortorella di Salerno e Oreste Arcucci dell’Istituto di ricerca diagnostica e nucleare di Napoli. Il pm Francesco Rotondo ha però chiesto l’assoluzione per Lionetti. Nel corso del procedimento, dopo l’audizione del perito Garattini (era il mese di ottobre del 29013) vi è stata anche una contestazione supplettiva: omissione del consenso informato alla paziente relativamente alla somministrazione di un farmaco. Ieri mattina la requisitoria del pm e la richeista di pena, poi le discussioni degli avvocati. L’avvocato Stefania Forlani, parte civile del processo per conto del marito della donna, il penalista Dario Incutti, ha chiesto anche un risarcimento danni di oltre 570mila euro e una provvisionale di 300mila euro.
    Farmaco sbagliato, la paziente muore: il pm chiede un anno per tre medici | Il Mattino

    Napoli. La denuncia: saracinesche sfasciate dalle baby gang per gioco
    "Il nuovo gioco delle baby gang napoletane - accusano il consigliere regionale di Davvero Verdi Francesco Emilio Borrelli e Gianni Simioli della radiazza - è quello di sfasciare le saracinesche dei negozi in città. Corrono a tutta velocità dando dei fortissimi calci contro gli ingressi dei locali per distruggerli o danneggiarli. Ne abbiamo ripresi all'opera alcuni l'altra notte nell'indifferenza dei cittadini e della polizia municipale che pure abbiamo allertato. Purtroppo questi ragazzini sono fuori controllo e con genitori spesso pregiudicati che li lasciano stare per strada anche a orari impensabili per persone della loro età. A nostro avviso pur essendo molto giovani vanno trattati come delinquenti comuni. E' l'unico modo per fermarli".
    La denuncia: saracinesche sfasciate dalle baby gang per gioco | Video | Il Mattino

    A Salerno infermieri al mare invece di lavorare
    Le indagini hanno appurato che i dipendenti, dopo aver marcato il cartellino, o dopo averlo fatto marcare da colleghi ai quali, poi, spesso ricambiavano il medesimo favore, si dedicavano ad attività personali
    SALERNO. Risultavano al loro posto in ospedale, invece si recavano a fare la spesa, dal parrucchiere, a giocare a carte e addirittura a passeggio in riva al mare, nella vicina Vietri sul Mare. Ricoprono tutti un ruolo delicato nell'Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno i dieci dipendenti assenteisti a cui oggi la Guardia di Finanza ha notificato altrettante sospensioni dal servizio della durata di un anno.
    Gli indagati coinvolti nell'operazione "Just in time", che ha consentito di fare luce su un articolato sistema di assenteismo, sono una caposala, quattro infermieri, due tecnici specializzati disinfettori e tre operatori sanitari, residenti nei comuni di Salerno, Mercato San Severino e Nocera Inferiore. Operavano nei reparti di Oncologia, Medicina Nucleare e alla Torre Cardiologica. Le indagini hanno appurato che i dipendenti, dopo aver marcato il cartellino, o dopo averlo fatto marcare da colleghi ai quali, poi, spesso ricambiavano il medesimo favore, si dedicavano ad attività personali.
    Le ipotesi di reato sono quelle di truffa ai danni dello Stato e false attestazioni o certificazioni nell'utilizzo del badge da parte di dipendenti pubblici previsto dalla cosiddetta Legge Brunetta. "Le indagini - ha spiegato il procuratore Corrado Lembo - sono state avviate nel dicembre 2014. Accanto ai dieci indagati - rimarca Lembo - abbiamo individuato una rete di inosservanze ripetute. Abbiamo scoperto ben 850 persone che hanno avuto, più o meno, la stessa condotta. Sono convinto che non basti un controllo con il marcatempo per arginare questi fenomeni. Anche la posizione di questi soggetti è stata pertanto rimessa da parte della polizia giudiziaria al giudizio di questo Ufficio".
    A Salerno infermieri al mare invece di lavorare - Giornale di Sicilia

    Campania: frodi per ottenere appalti per le mense scolastiche. 11 arresti
    Appalti truccati per le mense scolastiche e posti di lavoro già assegnati scoperti in Campania in queste ore. Già 11 le persone arrestate ma le indagini proseguono per individuare eventuali altre persone coinvolte
    Appalti truccati per le mense scolastiche in Campania. È questa l’ultima scoperta degli uomini dei carabinieri che in queste ore hanno eseguito ben 11 arresti nel Napoletano.
    Secondo quanto è emerso dalle indagini, infatti, gli arrestati sarebbero coinvolti a vario titolo in un’associazione a delinquere fatta di frodi e corruzioni di varo tipo per ottenere appalti per la fornitura di pasti per le scuole di Avellino, Napoli e Salerno.
    Secondo quanto ricostruito dagli investigatori che si sono occupati del caso pare che gli arrestati avessero ottenuto, tramite corruzioni e tangenti, la promessa di posti di lavoro per parenti ed amici da amministratori e dirigenti scolastici nonchè anche vari appalto per la fornitura dei pasti nelle scuole di molte province campane.
    Per via dei loro traffici illeciti, quindi, molte altre ditte concorrenti regolarmente in gara sarebbero state escluse a loro favore. Una vicenda che sta facendo molto discutere in queste ore e che sta facendo scattare una serie di controlli a tappeto per verificare la vastità di questa organizzazione e tutti gli istituti coinvolti.
    I reati ipotizzati al momento, oltre all’associazione a delinquere, vanno dalla corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, falsità ideologico e frode in pubbliche forniture fino ad arrivare a quelle di estorsione e truffa aggravata.
    Le indagini intanto proseguono per stabilire con esattezza le tecniche utilizzate per riuscire ad assicurarsi gli appalti nelle varie scuole ma alche per riuscire a strappare a chi di dovere la promessa di posti di lavoro per amici e familiari.
    Non si tratta, purtroppo, del primo caso del genere. In passato più volte sono emerse storie di questo tipo. Non resta, quindi, che attendere ulteriori controlli che potranno fornirci maggiori dettagli su questa incredibile vicenda.
    Campania: frodi per ottenere appalti per le mense scolastiche. 11 arresti

    «A Casal di Principe appalti gestiti dalla camorra anche quando c'erano i commissari prefettizi»
    di Mary Liguori
    CASERTA - «Il Comune di Casal di Principe era talmente gestito dal clan che abbiamo potuto controllare gli appalti anche nel momento in cui il municipio era commissariato e dopo che è diventato sindaco Renato Natale, avversario del clan, come è noto»: parola di Nicola Panaro, dichiarazioni choc quelle messe a verbale dal pentito, i cui racconti sono le linee «guida» dell'inchiesta «Doma», che due giorni fa ha portato all'arresto di 39 persone e all'emissione di 5 divieti di dimora oltre che al sequestro di beni per dieci milioni di euro. Il gruppo colpito è quello dei Russo, originario di Casal di Principe, ma operativo a Gricignano e ad Aversa, in principio, per poi estendere il proprio predominio con l'imposizione delle slot machine in tutto l'Agroaversano e in molte altre regioni d'Italia.
    Pesantissime le dichiarazioni di Panaro, secondo il quale né la gestione prefettizia del Comune, tantomeno l'inserimento di un sindaco fortemente incline alla lotta alla camorra, ha fermato l'influenza dei Casalesi nel controllo degli appalti pubblici.
    «I funzionari amministrativi del comune di Casal di Principe collusi con il nostro clan, tra cui Vincenzo Schiavone, detto Cenzino 'o comunale, e Giacomo Letizia erano “persone a disposizione del clan” da sempre, ed i rapporti con loro, dopo la cattura di Francesco Schiavone Sandokan, sono stati gestiti nel tempo da Giuseppe Russo e poi da Corrado Russo, prima che subentrassimo nuovamente, insieme a loro, noi Schiavone, in particolare oltre a me, Nicola». «Invece, - si legge ancora negli atti - per quanto riguarda Nicola Di Caterino, costui era diretta espressione dei Russo, che lo avevano messo là per tenere in mano l'ufficio tecnico comunale». Rapporti tali da non temere di «farla sotto il naso» a chi gestiva il comune per conto della prefettura e a chi si era messo apertamente contro i clan. Da un lato lo Stato faceva sentire la sua presenza, dall'altro i Casalesi non mollavano la presa, continuando a reggere le sorti degli affidamenti dei lavori pubblici. Un paradosso.
    Ma di colletti bianchi al soldo del cartello criminale parlano anche le intercettazioni. Una fra tutte, quella registrata il 17 febbraio del 2011 nello studio di Ernesto Capasso (tra gli arrestati). Per il gip, l'imprenditore e colletto bianco è a disposizione della cosca dei Russo anche come interfaccia con esponenti politici. Nel dialogo indicativo di tale condizione, un imprenditore si presenta da Capasso e gli chiede un intervento «politico» presso il deputato Nicola Cosentino allo scopo di conseguire la nomina quale responsabile del ciclo integrato della depurazione delle acque della Regione Campania, quale sostituto dell'ingegnere Generoso Schiavone, pochi giorni prima colpito da un provvedimento cautelare, del suo vice, l'ingegnere Pasquale Fontana, il quale avrebbe dovuto avallare, in tempi brevissimi, due appalti di consistente importo da assegnare con la procedura della "somma urgenza.
    Funzionari amici dunque, ma non solo. Sempre il pentito Panaro, in tempi più recenti, ha ricostruito il tipo di rapporto che si era andato a creare tra i camorristi e gli imprenditori. Questi ultimi non sono solo estorti, non sono solo vittime: quelle che hanno intrecciato con la malavita sono relazioni pericolose e convenienti, piuttosto, alleanze stipulate per fini affaristici. Come dire: stare dalla parte dei forti, anche se "forti" sta per camorristi, a volte conviene. È stato così per l'arcinota vicenda del «Caffè Orientale», per la cui torrefazione i Russo entrarono in società con i titolari del marchio, ed ha continuato ad essere così per le slot machine: il clan imponeva il caffè, poi le macchinette mangiasoldi, e di ciò giovavano i Casalesi, ma anche gli imprenditori che prima le forniture di caffè, poi i videopoker, andavano ad installarle perché i clienti erano "assicurati" dalle minacce degli sgherri dei Russo. L'inchiesta "Doma" evidenzia ancora una volta, semmai ve ne fosse bisogno, il grado di penetrazione dei Casalesi spa nel tessuto imprenditoriale, politico e amministrativo dell'Agroaversano, che viene ad essere anche un trampolino di lancio per business che raggiungono molte altre zone d'Italia.
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    Omicidio alla Sanità con video choc: la Cassazione annulla l'ergastolo per Apice
    NAPOLI - La prima sezione della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna al'ergastolo nei confronti di Costanzo Apice al processo per l'omicidio di Mariano Bacio Terracino, ucciso l'11 maggio 2009 al Rione Sanità a Napoli. La sequenza del delitto, avvenuto all'uscita di un bar, fu ripresa dalle telecamere della videosorveglianza.
    La Cassazione ha accolto le richieste dell'avvocato Claudio Davino, difensore di Apice. Nei confronti di Apice dovrà essere celebrato un nuovo processo di appello (l'annullamento è stato disposto con rinvio davanti a una diversa sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli). Sia in primo grado sia in appello Apice era stato condannato al massimo della pena.
    Nel suo ricorso l'avvocato Davino aveva sostenuto l'inattendibilità dei collaboratori di giustizia ed evidenziato la circostanze che la difesa aveva potuto visionare solo alcuni fotogrammi, selezionati dalla polizia, e non l'intero video.
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Falso dentista esercita in un basso: denunciato e «studio» sequestrato
    Gli agenti della Polizia di Stato hanno denunciato a Napoli M.L.R., 44enne napoletano per esercizio abusivo della professione medico-dentistica. I poliziotti, a seguito di indagini, sono intervenuti poco dopo le 15 di ieri pomeriggio in via Rosaroll dove, in un sotterraneo posto nel cortile dell'immobile, era esercitata l'attività abusiva di dentista.
    Gli agenti sono entrati nel cortile e hanno bussato alla porta che è stata aperta da una signora in attesa di essere ricevuta dal dentista. I poliziotti sono entrati nello studio dell'uomo che stava visitando una paziente stesa sulla poltrona odontoiatrica; l'uomo è stato riconosciuto dagli agenti che lo avevano già denunciato nel settembre del 2012 per lo stesso reato.
    Il falso dentista non è stato in grado di esibire ai poliziotti alcuna autorizzazione amministrativa, sanitaria, titolo professionale o altro che abilitasse alla professione medica. Lo studio medico è stato sottoposto a sequestro.
    Falso dentista esercita in un basso: denunciato e «studio» sequestrato | Il Mattino

    Napoli, tre 17enni picchiano una ragazzina per rubarle lo smartphone
    In tre aggrediscono verbalmente, minacciano e infine rapinano una minore, costringendola a consegnare il suo smartphone. Tre 17enni sono stati arrestati per una rapina commessa lo scorso 19 settembre a piazzale Tecchio, nel quartiere Fuorigrotta a Napoli.
    I tre 17enni sono stati individuati dai carabinieri della stazione di Pianura attraverso immagini estratte dai sistemi di videosorveglianza della zona, venendo poi identificati grazie al riconoscimento fotografico effettuato con l'utilizzo del sistema informatico «Weblase» in uso all'arma dei carabinieri.
    Dopo le indagini il gip presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, su richiesta della Procura, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare con permanenza in casa, eseguita oggi dai Carabinieri di Pianura.
    Napoli, tre 17enni picchiano una ragazzina per rubarle lo smartphone | Il Mattino

    Falsi incidenti per truffare le assicurazioni, in ventisei a processo nell'Agro nocerino
    di Nicola Sorrentino
    L’ennesimo filone investigativo sui falsi incidenti nell'Agro nocerino sarnese porta ad un rinvio a giudizio per ben 26 persone. Lo ha disposto il gup del tribunale di Nocera Inferiore Paolo Valiante, in merito a due distinti procedimenti legati dalle truffe alle compagnie assicurative. Nel mirino, dei sinistri mai avvenuti ma denunciati per ottenere indennità e risarcimento per i danni ricevuti. I quali, come da prassi, erano gonfiati o spesso neanche erano stati registarti. Il 23 gennaio e il 21 febbraio compariranno davanti al collegio giudicante i vari imputati, alcuni dei quali coinvolti in entrambi i filoni. Diverse le posizioni attenzionate, con al centro un singolo indagato, già coinvolto in filoni investigativi simili. Era lui che si occupava di reperire i protagonisti dei finti incidenti, avviando poi l’iter che serviva ad ottenere il pagamento dei danni.
    Spesso, anche i testimoni venivano creati al momento, con la complicità di carrozzieri, medici e avvocati. Tutti con un obiettivo: ottenere quanti più soldi possibili da sinistri che in più casi erano impossibili da dimostrare. Per entrambi i procedimenti, a far scattare le indagini sono state le denunce delle compagnie assicurative.
    Falsi incidenti per truffare assicurazioni, in ventisei a processo | Il Mattino

    All’ospedale di Salerno 800 indagati per truffa. Shopping e parrucchiere durante gli orari di lavoro
    All’ospedale di Salerno scoppia un altro scandalo. Infermieri, caposala e sindacalisti beccati a fare shopping durante l’orario di lavoro.
    I numeri sono gradi. Si parla di 800 indagati, ma per il momento nell’ordinanza del gip di Salerno, Sergio De Luca sono solo in 1o gli infermieri del Ruggi d’Aragona sospesi dal lavoro per un anno.
    Un’inchiesta, questa del pm Francesco Rotondo, concentratasi in 100 giorni e fatta di pedinamenti, appostamenti e riprese video filmate dalla guardia di finanza di Salerno.
    Per scoprire quello che il gip ha definito un “consolidato sistema di elusione dei sistemi automatici di controllo dell’orario di lavoro, nel quale gli odierni indagati hanno dimostrato di essere pienamente inseriti, sia come diretti beneficiari della frode e sia come abituali concorrenti materiali“.
    All’ospedale di Salerno c’è chi è accusato di aver timbrato il badge del collega, mentre questi si allontanava dal posto di lavoro con la propria auto.
    O chi imputato di essersi intrattenuto un po’ troppo al bar.
    Ma c’è anche chi è ritenuto responsabile di aver fatto ritorno a casa o di essere andato alla guardia di finanza a presentare un esposto.
    Le infermiere del Ruggi avrebbero invece preferito più fare shopping che tornare a casa e qualcuna di loro ne avrebbe approfittato anche per fare un salto dal parrucchiere.
    Una caposala sarebbe stata beccata a fare una passeggiata sulla spiaggia di Vietri, dopo aver mangiato un gelato e prima di fare la spesa.
    Tra gli uomini, invece, c’è chi avrebbe sfruttato l’orario di lavoro per fare una scommessa al punto Snai e una partita a carte con gli amici al bar.
    All'ospedale di Salerno 800 dipendenti indagati per truffa. Shopping e parrucchiere durante gli orari di lavoro

    Nei tombini di Salerno trenta tonnellate di rifiuti, allarme allagamenti
    Salerno, rischio allagamenti in città: è emergenza per la bonifica delle 6mila caditoie urbane prima dell’arrivo delle piogge autunnali. Potrebbe sembrare all’apparenza un problema di ordinaria manutenzione e di facile soluzione, ma in realtà la situazione della rete fognaria di Salerno è ad alto rischio.
    Già perchè dopo il periodo estivo, i più comunemente noti tombini sono praticamente otturati dai residui di scolo delle acque piovane e non. L’allarme sul pericolo reale di possibili allagamenti in occasione di precipitazioni atmosferiche abbondanti lo ha lanciato ieri mattina la commissione Urbanistica, presieduta dal consigliere Mimmo Galdi.
    Nei tombini trenta tonnellate di rifiuti, con la pioggia è allarme allagamenti | Il Mattino

    Gita all'Oktoberfest con tentato furto: tre giovani di Angri arrestati in Germania
    ANGRI - Tre ragazzi di Angri arrestati in Germania per un tentato furto all'Oktoberfest. Sarebbero stati sorpresi a rubare durante lo svolgimento della famosa kermesse di Monaco di Baviera i tre amici, età compresa tra i 25 ed i 30 anni, tutti residenti ad Angri. Sembra che i tre, persone insospettabili, appartenenti a famiglie stimate di Angri, fossero partiti all'inizio della settimana per partecipare alla più grande fiera della birra al mondo, contando sull'ospitalità di un conoscente, titolare di un bar a Monaco di Baviera.
    Da circa tre giorni i genitori dei ragazzi non avevano più notizie di loro. Né un messaggio, né una telefonata. Un silenzio che aveva alimentato paure nei familiari, inducendoli a temere il peggio.
    Solo ieri, grazie proprio alla persona che ospitava i tre amici in Germania, i genitori hanno potuto conoscere la verità. I ragazzi angresi si troverebbero attualmente in stato d'arresto, trattenuti negli uffici delle forze dell'ordine di Monaco di Baviera.
    Gita all'Oktoberfest con tentato furto: tre campani arrestati in Germania | Il Mattino

    Napoli, la strada con il record di infrazioni? 87 volte contromano in 30 minuti
    Con ogni probabilità a Napoli è la strada dei record in materia di infrazioni al codice della strada. Via Francesco Saverio Correra, per chi la conosce e la pratica abitualmente in auto o in moto, è l'arteria che da Salvator Rosa taglia in due il Cavone per confluire in piazza Dante. Strada trafficatissima a ogni ora del giorno e della notte. Ed è anche il luogo in cui l'indicazione "senso unico" è stata definitivamente cancellata dagli obblighi di chi non dovrebbe percorrerla contromano.
    Abbiamo provato a contare il numero di ciclomotori che sfrecciano in senso vietato. In soli 30 minuti ne abbiamo contati 87: basterà fare una media sulle 24 ore per farsi un'idea di quanti mezzi circolano dunque in spregio a ogni norma del codice stradale.
    Via Correra è una strada stretta e ripida che per chi la percorre nel regolare senso di marcia: e l'incrociare scooter contromano (sui quali - almeno in due casi su tre - viaggiano centauri che non indossano il casco) implica rischi e pericoli evidenti. Controlli sottozero: la strada è una delle tante enclave abbandonate al degrado e all'illegalità imperante.
    Napoli, la strada con il record di infrazioni? 87 volte contromano in 30 minuti | Il Mattino

    Aversa, rissa tra parcheggiatori abusivi: danneggiate diverse vetture
    AVERSA - Rissa tra parcheggiatori abusivi con feriti e danni alle vetture parcheggiate alcune dei quali hanno visto la carrozzeria ammaccata e i vetri andare in frantumi. Teatro di quello che è un episodio annunziato in considerazione dell’oramai dilagante ed incontrastato fenomeno dei parcheggiatori abusivi, il parcheggio di via Alfonso d’Aragona, a pochi passi dal tribunale aversano di Napoli Nord. A metà della mattinata di ieri, quattro o cinque parcheggiatori abusivi sono venuti alle mani nel corso di una discussione sorta per la contesa del posto da gestire. Dalle parole si è passati alle mani e, successivamente, ha fatto la sua comparsa anche qualche crick d’auto. Ad agire, secondo alcuni testimoni, giovani italiani, quasi certamente provenienti dalle vicine «case popolari», ossia il quartiere Ina Casa, poco distante dal luogo teatro della lite. Incuranti dei presenti, i contendenti se le sono date dI santa ragione procurandosi vistose ferite sanguinanti.
    Rissa tra parcheggiatori abusivi: danneggiate diverse vetture | Il Mattino

    Brindisi, 65enne morta al Perrino
    dopo ricovero per frattura al polso
    11 indagati tra medici e infermieri
    BRINDISI- Undici persone fra medici e infermieri sono indagate a Brindisi nell'ambito di un'inchiesta aperta dal pm Valeria Farina Valaori sulla morte di Ada Ines Fanelli, una donna di 65 anni di San Pancrazio Salentino (Brindisi) che era stata ricoverata la scorsa settimana all'ospedale Perrino di Brindisi per una frattura ad un polso.
    Il pm ha disposto l'autopsia: il conferimento dell'incarico è fissato per lunedì prossimo. Per quanto ricostruito dagli investigatori, il 17 settembre scorso la donna è stata trasportata al Pronto Soccorso in seguito ad un incidente domestico. Il 22 settembre la morte, nel reparto di geriatria del nosocomio brindisino. I familiari hanno presentato un esposto chiedendo che sia fatta chiarezza su quanto accaduto per verificare se vi sia stata responsabilità per negligenza o imperizia da parte del personale sanitario intervenuto. Secondo i parenti della vittima, alla donna era stato diagnosticato un trauma ad un polso ed era stata dimessa. La mattina dopo era stata però riaccompagnata in ospedale, dove le era stata riscontrata una frattura. Il pm ha disposto anche il sequestro delle cartelle cliniche.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Statali: tanti e vecchi
    Impariamo dalla Svizzera
    di Robi Ronza
    Secondo una ricerca di cui il Corriere della Sera ha dato ieri notizia, fra i tre milioni e duecentomila dipendenti statali italiani sono oggi soltanto 100 mila quelli che hanno meno di trent’anni. Se poi – osserviamo per parte nostra - si escludessero dal conteggio i militari, la cui età media (37 anni e mezzo) è inevitabilmente bassa, la presenza di giovani nei ranghi dell’amministrazione dello Stato risulterebbe ancora più esigua. Il fenomeno specifico si presta a varie osservazioni, ma in effetti non è la sostanza del problema bensì soltanto una sua conseguenza.
    La prima domanda che ci si deve infatti fare è un’altra, ovvero: come mai abbiamo in Italia tre milioni e duecentomila statali? Che cosa mai ce ne facciamo? Si tratta di un esercito (si fa per dire) il cui organico, tanto per fare un paragone, risulta superiore anche a quello, 2.825.000 uomini e donne, che basta alle forze armate americane per far sventolare la bandiera a stelle e strisce, e eventualmente rovesciare bombe in testa a qualcuno, in ogni angolo del globo.
    Per definizione gli statali hanno per lo più funzioni amministrative, non produttive né tanto meno commerciali. La stima precisa di quanto siano più numerosi del necessario implica analisi complesse, ma una valutazione in sintesi è alla portata di chiunque fosse già in grado d’intendere e di volere venti - trent’anni fa. Basta fare un confronto fra quanta gente si vedeva allora in qualsiasi ufficio di imprese private allora e quanta se ne vede adesso; e rispettivamente quanta se ne vedeva e se ne vede negli uffici pubblici. Il confronto è lampante dappertutto, ma giunge al culmine nel caso di ministeri romani. Tanto più entrando in quelli principali, storici, come il ministero degli Esteri o quello dell’Istruzione, sembra di entrare in un film degli anni ’50, ma spesso anche degli anni ’30. All’inizio ci si sente piacevolmente ringiovanire, ma poi spesso si ha l’impressione, talvolta preoccupante, di reincarnarsi nel proprio padre se non nel proprio nonno.
    Non avendo il coraggio di affrontare il problema sul lato dell’organizzazione del lavoro, e prima ancora sul lato del diritto amministrativo, ormai da diversi decenni il ceto politico tenta di risolverlo prendendo il cane per la coda, ossia con il blocco dei concorsi pubblici e dei contratti. In questo modo all’inefficienza del sistema si aggiunge per soprammercato pure l’invecchiamento del personale.
    Siccome è vero che senza un’amministrazione statale efficiente chi governa non può fare niente di serio, una sua autentica riforma generale dovrebbe essere il primo e principale obiettivo di un governo che pretenda di essere riformatore. Siccome però si tratta di un’impresa tanto ardua quanto politicamente ingrata nessuno ci ha finora provato.
    Con il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà, come diceva quel tale, immaginiamoci che presto si decida di porre mano a una tale riforma. Se ciò fosse c’è subito un’altra cosa da temere: che ci si affidi ancora all’«accademia» dei baroni del diritto pubblico italiano ossia ai presunti esperti che ci hanno portato dove siamo adesso, e in particolare ai baroni del diritto amministrativo, ovvero ai padri dell’attuale groviglio inestricabile di leggi e regolamenti. Non sarà possibile ignorarli ma occorre imboccare ben altre strade, in primo luogo quella del diritto pubblico di tradizione germanica uno dei cui frutti, la legislazione federale elvetica, è tutta quanta accessibile anche in lingua italiana. E così pure la sua prassi amministrativa sia a livello federale e sia a livello cantonale grazie ai due cantoni in tutto o in parte di lingua italiana.
    Statali: tanti e vecchi Impariamo dalla Svizzera

    Droga in provincia di Napoli: spacciatori e vedette sulle mappe di Google
    di Dario Sautto
    Boscoreale. Un quartiere super controllato, con vedette in punti strategici e pusher pronti alla vendita di droga. Così il rione Piano Napoli di Boscoreale appariva fino a qualche giorno fa su Google Street View, il portale che permette di passeggiare in maniera virtuale in tutto il mondo, anche negli scavi di Pompei, e negli Stati Uniti addirittura all'interno dei centri commerciali.
    Le immagini sono state aggiornate da poco, ma in precedenza il quartiere di edilizia popolare di via Settetermini – nel Comune di Boscoreale, a poche centinaia di metri da Torre Annunziata – sul web era semplicemente una piazza di spaccio di stupefacenti, attiva chiaramente anche in pieno giorno. Lo hanno dimostrato le inchieste della magistratura che hanno smantellato il cartello criminale guidato dall'attuale pentito Franco Casillo e dagli Aquino-Annunziata: il Piano Napoli era un droga-shop attivo su turni, 24 ore su 24, con un'organizzazione piramidale ben definita.
    Un quartiere bunker. La Google-car, però, si è tranquillamente addentrata nel labirinto di stradine, tra le palazzine del rione costruito in gran fretta dopo il sisma dell'80 per accogliere i terremotati di Napoli. E la sua telecamera ha catturato frame eloquenti. Accedendo dal lato nord del quartiere, tra gli alberi spunta uno dei pusher in attesa dei clienti: camicia chiara e pantaloncini di jeans, è appoggiato ad un muretto, nei pressi di una rampa di scale del perimetro del quartiere. Guarda, curioso, quell'auto: non è un cliente, non si avvicina, fa finta di nulla. Basta proseguire nel giro, ed ecco che la Google-car viene addirittura seguita. C'è una giovane vedetta in scooter, senza casco. Pantaloni bianchi e t-shirt blu, il ragazzino «accompagna» con lo sguardo l'auto per alcune decine di metri, scruta la telecamera montata sul tettuccio, cerca di capire se si tratta delle «guardie» o di un visitatore innocuo.
    Dopo qualche frame, scompare: forse ha capito che si tratta solo del motore di ricerca più diffuso al mondo, il logo Google era abbastanza visibile sulla vettura. Le indagini delle forze dell'ordine e i racconti di molti pentiti hanno dimostrato che nel giro dello spaccio, al Piano Napoli, si entra da bambini. Tra gli 8 e i 12 anni si comincia a fare le vedette, fino ai 14-15 i ragazzini vengono utilizzati per spostare droga senza essere notati, e poi si entra ancora minorenni nello spaccio vero e proprio.
    I «grandi», intanto, fanno i conti, pagano gli stipendi, gestiscono i grossi quantitativi di droga, distribuiscono le dosi ai pusher di strada, hanno le armi per difendersi. Si guadagna dai 150 euro in su a settimana per coprire un turno di «lavoro», con i bonus per chi vendeva più droga. Hashish, marijuana, cocaina, crack, ma anche pasticche e «amnèsia»: al Piano Napoli si trova praticamente di tutto, tanto da meritare l'appellativo di Scampia del Vesuviano.
    Ma il giro sulla Google-car prosegue. Si svolta a sinistra, poi a destra, e ancora a sinistra. Ecco che l'automobile è nel cuore del quartiere, costeggia a destra e a sinistra le palazzine rosse, tra cancellate, piccoli locali e catenacci. C'è gente al balcone che osserva, persone sedute lungo i muretti, qualcuno forse attende il «carico».
    Ad un incrocio ecco il gruppo più folto. Si tratta di tre pusher, vestiti di nero, che hanno avvistato la vettura e le vanno incontro. I pochi fotogrammi spiegano come gli spacciatori si avvicinino alla vettura e poi capiscono che non è un cliente, bensì un innocuo visitatore «curioso».
    Il racconto virtuale al Piano Napoli finisce pochi clic dopo con il solito venditore abusivo di cozze: anche lui è protagonista fisso del rione.
    Droga in provincia di Napoli: spacciatori e vedette su Google maps | Guarda | Il Mattino

    Il vizietto del Ponte
    La riproposta alfaniana di creare un'«infrastruttura ferroviaria» sullo Stretto concentra in sé tutti i mali italici, nient'affatto cancellati da Renzi: dall'intervento invasivo dello Stato, all'assistenzialismo cronico verso il Sud, fino al tribalismo di alcuni partiti (leggi Ncd)
    di Gianluca Veneziani
    In questa brutta storia, che pure pare avveniristica e fiabesca, sono riassunti tutti i mali italici. C’è lo statalismo cronico del nostro Paese, che preferisce investire risorse nelle grandi opere pubbliche, in costruzioni faraoniche, in cattedrali nel deserto, anziché favorire, con una svolta veramente liberale, la piccola e media impresa, detassandola e sostenendo le start up. C’è l’altrettanto irrisolto assistenzialismo nei confronti del Sud, l’erogazione di fondi a pioggia al malato incurabile, la promessa di grandi doni per tenerne a freno le lamentele e allo stesso tempo per non guarirlo mai davvero. E poi c’è il becero scambio di favori politici: tu mi prometti la Grande Opera, e io in cambio ti assicuro il sostegno incondizionato all’esecutivo, ché ora non mi basta più la Poltrona, ma voglio pure il Ponte. E c’è il localismo se non addirittura il tribalismo di alcuni partiti che vivono solo dei voti che raccattano nei loro feudi elettorali, come Ncd, che ha come bacini privilegiati (vista l’origine geografica del suo leader Alfano e di altri suoi colonnelli), Sicilia e Calabria, e allora là deve “promettere” “investire” e “dare lavoro” per attingere in cambio consensi. Per non parlare poi della mancata considerazione dei danni ecologici e dell’opportunità strategica, dei rischi di infiltrazioni mafiose, dei costi inaccettabili (già 300 milioni sono stati spesi senza costruire nulla) e della scarsa coerenza logica di un ponte ferroviario che dovrebbe completare una linea ferroviaria scassata e ridotta all’osso come quella calabrese. Ennesima dimostrazione dell’abitudine tutta italica di badare allo Straordinario, mentre l’Ordinario va a ramengo.
    Ecco, un concentrato di tutti questi mali atavici sta nella mozione di Ncd approvata ieri alla Camera, col sostegno del sottosegretario alle Infrastrutture del Pd Umberto Del Basso De Caro, e finalizzata a riaprire la pratica del Ponte sullo Stretto tra Messina e Reggio Calabria. Stavolta sotto una nuova veste: quella di «infrastruttura ferroviaria».
    È davvero clamoroso che il ministro dell’Interno esulti a tal proposito, nella veste più di siciliano e di leader di Ncd che di figura istituzionale, parlandone come di «#altrosuccesso per il #Sud», di «Mezzogiorno che riparte», di «tema importantissimo e di grande e possibile ricaduta per la nostra isola». Ma come, da siciliano e da esponente democristiano, il ministro non si è accorto che un cinquantennio di Politiche per il Sud, di Casse per il Mezzogiorno, di mega-impianti e super-infrastrutture hanno prodotto solo parassitismo, indolenza e disoccupazione cronica, creando vincoli di dipendenza (dal clientelismo all’affiliazione) tra il cittadino e chi quei soldi li gestiva, cioè la politica o la criminalità organizzata?
    Il Ponte sullo Stretto è l’ennesimo regalo dato dallo Stato al Sud. Serve ai politici locali, agli sfaccendati, ai malavitosi, ai parassiti per passione e vocazione.
    Simbolicamente, d’altronde, è un modo per avvicinare la Sicilia allo Stivale, per rendere il nostro Paese un po’ più siciliano, per “sicilianizzare” l’Italia, con tutto il retaggio della sua abitudine all’indolenza e all’abuso della mangiatoia di Stato.
    Più mostruoso di Scilla e Cariddi, oggi, è il Ponte che vorrebbe collegarle.
    Il vizietto del Ponte | L'intraprendente


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    Predefinito Re: Terryes

    Similes cum similibus.....

    Sesso con un cane tra le vie di Palermo
    Andrea Riva
    Un uomo di 50 anni di Palermo è finito a processo per aver fatto sesso con un cane per le vie della città. Come scrive Livesicilia, l'uomo avrebbe abusato del cane "in pieno giorno, in una strada residenziale qual è la via Liguria".
    Il caso è scoppiato grazie a una signora che, affacciata al balcone, ha visto l'uomo bloccare il cane per il collare e costringerlo a partecipare ad atti sessuali fin troppo spinti per essere raccontati nei particolari. Fino a quando i proprietari dell’animale non hanno iniziato a temere il peggio. Volevano salvaguardare l’incolumità del cane e anche delle persone non potendo escludere che l’uomo potesse decidere di soddisfare in altra maniera le sue pulsioni sessuali.
    Sesso con un cane tra le vie di Palermo - IlGiornale.it

    Similes cum similibus.....

    Si accoda all'auto davanti e per 160 volte non paga il Telepass: denunciato
    CASERTA - La Polizia Stradale di Caserta ha denunciato un italiano di 48 anni, originario di Napoli, e un marocchino residente a Chieti, con l'accusa di aver truffato per quasi 17mila euro Autostrade per l'Italia. Secondo quanto accertato dai poliziotti, i due, fermati agli svincoli di Caserta Nord e Palma Campania, riuscivano ad eludere il pagamento del pedaggio all'uscita telepass dei caselli accodandosi ad un altro veicolo e superando così la sbarra prima che si abbassasse. Il 48enne napoletano, è emerso, a bordo della sua Nissan Micra con targa polacca, è transitato per 163 volte nelle piste telepass di Roma Sud, Napoli e Nola senza mai versare il pedaggio per un debito di 14mila euro, il marocchino, con la sua Fiat Multipla, ha accertato la Polstrada, ha compiuto 171 transiti eludendo il pedaggio per un importo di 3.000 euro. [Il terrone ha stracciato il marocchino!]
    Si accoda all'auto davanti e per 160 volte non paga il Telepass: denunciato | Il Mattino

    Vigili teroni.......poco vigili!

    Inchiesta per assenteismo a Palermo, sotto esame i tabulati dei vigili urbani indagati
    PALERMO
    Si partirà dai tabulati telefonici: esaminando le celle agganciate sarà possibile indagare sugli spostamenti e sui tempi dell'assenza dal lavoro degli 84, tra vigili urbani e dipendenti della ex partecipata comunale Coime, finiti sotto inchiesta per assenteismo.
    L'analisi dei dati telefonici è stata delegata dalla Procura di Palermo alla polizia municipale che ha segnalato la presunta truffa ai pm. Secondo quanto viene fuori dall'informativa del comando dei vigili e dalle immagini delle videocamere acquisite decine di caschi bianchi avrebbero finto di essere in ufficio grazie alla complicità di colleghi che strisciavano il badge al loro posto. Oltre 400 le posizioni da controllare. Per 84 persone si è proceduto all'iscrizione nel registro degli indagati perché le finte presenze erano talmente numerose da far sospettare a una prassi consolidata. Al momento i pm titolari dell'inchiesta, Francesco Del Bene e Daniela Varone, non hanno intenzione di interrogare nessuno degli indagati.
    Assenteismo a Palermo, sotto esame i tabulati dei vigili indagati - Giornale di Sicilia

    Maternità terronica panteganica.....

    Napoli. San Giovanni Bosco, chiude la maternità per bonifica del reparto
    Da martedì prossimo il reparto di Ostetricia e Ginecologia del San Giovanni Bosco chiude i battenti per lavori improcrastinabli di bonifica. La decisione è stata adottata dal direttore sanitario Vito Rago che ha inviato alla centrale operativa del 118 una nota in cui avvisa che da oggi non si dovrà dirottare sull’ospedale di via Doganelli donne in procinto di partorire.
    Fino a martedì il reparto funzionerà regolarmente, ma le pazienti che verranno dimesse con i loro neonati non verranno rimpiazzate con nuovi ricoveri.
    Anticipare i lavori di ristrutturazione del reparto è stata la conseguenza, presumibilmente, di una telefonata notturna al 113. Una degente ha sollecitato l’intervento della polizia per denunciare sporcizia nel reparto.
    Qualche settimana fa era stato diffuso dal web un filmino che ritraeva un topo al San Giovanni Bosco. Da allora è scaturita una vera e propria psicosi da ratto nell’utenza che quotidianamente affolla l’ospedale.
    Trappole per topi nei corridoi: chiusa la Ginecologia del San Giovanni Bosco| Foto | Il Mattino



    Libero mercato terronico....

    Napoli. Minacciano col coltello i negozianti: «Non aprite, ci fate concorrenza»
    Non volevano tangenti in nome di qualche clan ma impedire l'apertura di un nuovo negozio che, per loro, avrebbe rappresentato un concorrente. E così hanno prima hanno danneggiato tre furgoni del titolare, poi hanno iniziato a minacciare, anche armati di coltello, i dipendenti che stavano facendo volantinaggio. Arrestate tre persone, a Napoli, per estorsione; denunciato anche un 17enne.
    Ieri pomeriggio i militari in borghese della Compagnia di Bagnoli hanno messo in atto un servizio di osservazione a distanza posizionandosi nei pressi del centro di prossima apertura. Alcuni dipendenti hanno iniziato a spostarsi per distribuire volantini promozionali. I carabinieri li hanno seguiti fino ad assistere, in via Diocleziano, alla scena in cui quattro persone si sono avvicinate ai dipendenti e, minacciandoli con un coltello, hanno loro intimato di smettere con la distribuzione.
    I carabinieri li hanno bloccati e hanno ricostruito tutti i passaggi con frasi e appuntamenti utili a definire la chiara attività estorsiva in atto. La sorpresa è stata scoprire che non si trattava di emissari di gruppi camorristici ma di persone legate ad altri esercizi commerciali della stessa catena di distribuzione situati in altre aree cittadine.
    Minacciano col coltello i negozianti: «Non aprite, ci fate concorrenza» | Il Mattino

    Caserta, arrestati tre poliziotti: “Scorta a Gigi D’Alessio con auto di servizio e sesso con prostitute in commissariato”
    Indagati in un'inchiesta della Dia di Napoli insieme ad altre 13 persone, sono anche accusati di aver coperto lo spaccio di droga a Marcianese. Secondo gli inquirenti uno di loro faceva parte di una delle presunte organizzazioni criminali coinvolte
    di F. Q.
    Scorte a Gigi D’Alessio con auto di servizio e sesso in commissariato con delle prostitute. Queste alcune delle accuse fatte dalla Polizia di Stato di Caserta a tre colleghi, arrestati con altre 13 persone, in un’inchiesta dove vengono contestati anche i reati di associazione per delinquere, spaccio di droga, usura, truffa, corruzione, concussione e abuso di ufficio.
    I tre poliziotti sono accusati di peculato per aver scortato il cantante napoletano alla presentazione di un cd, a una sala bingo e in discoteca, utilizzando auto di servizio. Inoltre, secondo le indagini della squadra mobile di Caserta coordinate dalla direzione distrettuale Antimafia di Napoli, i tre hanno avuto prestazioni sessuali con prostitute sia all’interno del commissariato di Marcianese (Caserta), sia all’interno di auto di pattuglia.
    La Dia ha ricostruito la due presunte organizzazioni criminali attive nel Casertano che venivano gestite da Donato Bucciero, presunto affiliato al clan camorristico Belforte, e da Giuseppe Liberato. Come base logistica dello spaccio veniva utilizzato un negozio sportivo di Marcianese.
    Uno dei tre poliziotti era parte integrante dell’organizzazione: si occupava di consegnare le dosi di cocaina ai clienti, recuperare i crediti che poi versava sul suo conto corrente e riscuotere gli assegni delle presunte attività usuraie di Bucciero.
    In altre occasioni, con gli altri due colleghi hanno evitato di indagare sulle attività criminali dei due gruppi in cambio di denaro. Dovranno quindi difendersi dalle accuse di corruzione, abbandono del posto di lavoro, falso ideologico, truffa e rivelazioni di notizie coperte da segreto d’ufficio.
    Caserta, arrestati tre poliziotti: "Scorta a Gigi D'Alessio con auto di servizio e sesso con prostitute in commissariato" - Il Fatto Quotidiano

    Mediava tra estorsori-vittime
    indagato consigliere a Veglie
    PORTO CESAREO (LECCE) – Un consigliere comunale, in carica a Veglie (Lecce) tra i banchi della minoranza di centrodestra, Giuseppe Landolfo, di 30 anni, è indagato nell’ambito di indagini riguardanti presunte estorsioni compiute ai danni di imprenditori da due persone che sono state poi arrestate. Il consigliere comunale, che dovrà rispondere di favoreggiamento, avrebbe svolto un ruolo da mediatore tra gli estorsori e le vittime, tutti di sua conoscenza, perchè la trattativa andasse a buon fine.
    Nell’ambito delle indagini i carabinieri della compagnia di Campi Salentina, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, hanno arrestato Leonardo Fasiello, 42 anni di Avetrana e Gabriele Salvatore Ingusci, 35 enne di Nardò, entrambi con precedenti penali, che dovranno rispondere di tentata estorsione e ricettazione in concorso aggravato. I due avrebbero messo in atto un tentativo di cavallo di ritorno nei confronti di tre fratelli imprenditori, proprietari di un'azienda agricola di Porto Cesareo dove nel gennaio scorso erano state rubate alcune attrezzature agricole di valore. I tre imprenditori avrebbero dovuto pagare 2mila euro per ottenerne la restituzione ma invece di pagare hanno preferito denunciare il tentativo ai carabinieri che nel corso delle indagini, sulla base di registrazioni di conversazioni, hanno verificato il coinvolgimento del consigliere comunale.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    PALERMO
    Funzionario del Fisco condannato per tangenti: dovrà risarcire 134 mila euro
    PALERMO. La sezione giurisdizionale d'Appello della Corte dei Conti ha condannato Umberto Giambertone a risarcire 134 mila euro all'Agenzia delle Entrate per danno all'immagine. Giambertone, ex impiegato presso l'Ufficio di Palermo 2, era stato condannato per corruzione a 4 anni e 4 mesi nell'ambito di un'indagine su numerosi sgravi fiscali illeciti e successivamente condannato dalla Corte dei conti a pagare 50 mila euro per il danno all'immagine causato al Fisco.
    Sia Giambertone che la Procura generale della Corte dei conti avevano presentato ricorso in appello: il primo sostenendo la prescrizione del danno, i magistrati affermando che l'entità del risarcimento andava aumentato a 134 mila euro poichè i giudici di primo grado non avrebbero adeguatamente valutato la particolare gravità delle condotte delittuose tenute dal Giambertone che avrebbe incassato cospicue tangenti per sgravare indebitamente numerose partite fiscali sino a a causare un danno all'erario di circa 750 mila euro. Tesi sposata dai giudici di appello che hanno aumentato le somme da pagare a 134 mila euro, oltre alle spese di giudizio.
    Tangenti, funzionario Fisco dovrà risarcire 134 mila euro - Giornale di Sicilia

    Tangenti e frodi per la refezione scolastica in Campania: 11 ordinanze di custodia cautelare
    Cibi scaduti e pomodori cinesi ai bimbi
    Napoli
    Intendevano etichettare confezioni di pomodori provenienti dalla Cina per farle falsamente risultare come prodotte in Italia: è una delle circostanze emerse nell'ambito dell'inchiesta sulle mense scolastiche in Campania che ha portato, all'alba, all'esecuzione di un'ordinanza cautelare con 11 arresti (sei in carcere e cinque ai domiciliari), tre divieti di dimora e tre obblighi di presentazione alla Polizia giudiziaria.
    Il cibo. Dalle indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto Alfonso D'Avino, è emerso che il cibo servito nelle mense scolastiche al centro dell'inchiesta era di scadente qualità (in alcuni casi scongelato e ricongelato). È capitato talvolta che i bambini si sono sentiti male dopo aver pranzato in mensa a scuola.
    Gli indagati. L'ex vicesindaco di Maiori (Salerno), tre dirigenti e un dipendente dei Comuni di Solofra (Avellino), Montoro Inferiore (Avellino) e Sant'Agnello (Napoli), nonché un tecnico della prevenzione della Asl Napoli 2, figurano tra i 17 indagati nell'inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli. L'indagine, coordinata dalla Procura di Napoli da luglio 2012 a oggi, ha consentito di documentare l'esistenza di un'associazione delinquenziale facente capo a un gruppo di imprenditori, attivi prevalentemente nel settore della refezione scolastica che, mediante l'intervento di politici e dirigenti comunali locali, ottenevano l'aggiudicazione di appalti pubblici per le forniture dei pasti nelle mense di scuole nei comuni di Casalnuovo e Sant'Agnello in provincia di Napoli, Montoro Inferiore e Solofra in provincia di Avellino, Maiori e Padula in provincia di Salerno.
    Il sistema. Il sodalizio si serviva di referenti territoriali, prevalentemente donne, che, forti dei rapporti vantati con alcuni membri delle diverse commissioni di gara, veicolavano agli stessi informazioni negative, talvolta non veritiere, sul conto delle ditte concorrenti che venivano fatte oggetto di una vera e propria attività di «dossieraggio» al fine di determinarne l'esclusione dalla gara.
    L'operazione dei carabinieri è scattata all'alba nel Napoletano. Le persone coinvolte sono accusate di aver fatto parte, a vario titolo, di una presunta associazione per delinquere, che in maniera irregolare, corruzione, frodi, e la promessa di posti di lavoro, ha ottenuto appalti per la fornitura di pasti in scuole delle province di Napoli, Avellino e Salerno. Svolte anche perquisizioni.
    Le gare. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, grazie all'intervento di amministratori e dirigenti pubblici e con la complicità di altre persone, il gruppo otteneva l'aggiudicazione di appalti per la fornitura di pasti in scuole delle province di Napoli, Avellino e Salerno, determinando l'esclusione dalle gare delle ditte concorrenti, anche con la promessa di posti di lavoro per parenti e amici.
    Refezione scolastica in Campania, 11 arresti. ​Ai bimbi cibi scaduti e pomodori cinesi | Il Mattino

    Regione, la carica dei «trombati»
    Pronta la legge per i portaborse
    di Massimiliano Scagliarini
    BARI - Ogni gruppo avrà a disposizione un budget pari a 52mila euro lordi per ciascun consigliere. Sono i soldi con cui, a partire dal mese prossimo, il Consiglio regionale potrà dotarsi del personale di supporto che sostituisce i cosiddetti «missionari». Ieri l’Ufficio di presidenza ha depositato la proposta di legge che lunedì verrà esaminata nelle commissioni e il giorno successivo verrà votata in Aula. E tra i nuovi «portaborse», a quanto pare, potrebbero esserci anche molti trombati.
    L’idea alla base della legge è che i singoli gruppi stipuleranno contratti di diritto privato con i prescelti. Che potranno essere dipendenti regionali (in quel caso andranno in distacco), dipendenti di altri enti pubblici (in comando), o anche esterni, senza nemmeno il divieto a chiamare parenti e affini fino al quarto grado contenuto nella prima bozza circolata in estate. Nulla vieta, a meno di complicazioni con il decreto Anticorruzione, di reclutare anche ex consiglieri regionali.
    Potrebbe avvenire, ad esempio, per due ex Forza Italia, il tarantino Pietro Lospinuso e il salentino Luigi Mazzei. Quest’ultimo, ex capo di gabinetto alla Provincia di Lecce, parrebbe destinato al gruppo Udc. Ma, a quanto pare, sono molti gli ex consiglieri che aspirano a tornare come collaboratore dei gruppi. Lo stesso Pino Lonigro di «Noi a Sinistra», che dopo il ricorso al Tar di Mino Borraccino potrebbe perdere il seggio, prima dell’elezione pareva destinato a un ruolo di collaboratore delle segreterie dei gruppi di via Capruzzi.
    Rispetto alla prima bozza, il budget per ciascun consigliere è stato ricalcolato: ai 43mila euro lordi tabellari spettanti a un funzionario D6 sono infatti stati aggiunti gli accessori (180 ore di straordinario e 90 buoni pasto) che portano il totale a 52mila euro. Questo però è solo un parametro per calcolare il budget, perché poi ogni singolo gruppo potrà regolarsi come meglio crede. Il gruppo Pd, il più grande, avrà un budget annuale di 676mila euro lordi. Un gruppo di tre consiglieri avrà 106mila euro, e potrà prendere ad esempio tre funzionari da 50mila euro, oppure fare tre contratti di collaborazione da 37.500 euro o anche - magari - un’assunzione da 100mila euro e due consulenze da 25mila euro l’una.
    La legge prevede che l’elenco degli assunti, e le relative cifre, dovranno essere pubblicate sul sito della Regione. Resta da capire perché sia stata eliminata la norma anti-parentopoli presente nella prima bozza.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it


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    Predefinito Re: Terryes

    Kabobo terronico....

    Foggia, protesta armato di ascia: bloccato dai medici
    FOGGIA - Momenti di tensione l’altra mattina in un reparto degli ospedali riuniti dove il figlio di un paziente avrebbe dato in escandescenze, tentando di estrarre anche un’ascia da un borsone prima d’essere bloccato dagli stessi medici e personale infermieristico, tant’è che quando la pattuglia della Questura è giunta sul posto la situazione era tornata alla calma: il foggiano è stato identificato e denunciato a piede libero per minacce e possesso di oggetti atti a offendere, un’ascia che è stata sequestrata.
    Foggia, protesta armato di un'ascia bloccato dai medici dell'ospedale | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    BAGHERIA
    Rubano telefono da una cabina pubblica, maresciallo li scopre
    PALERMO. Scassinano una vecchia cabina telefonica e rubano circa 20 euro in monete, beccati e inseguiti da un maresciallo in borghese sono stati arrestati. L’evento, per quanto surreale possa apparire, è accaduto nella notte dell’8 ottobre scorso, quando i carabinieri di Ficarazzi hanno tratto in arresto per furto aggravato in concorso e possesso ingiustificato di chiavi e grimaldelli alterati, due cittadini flavesi, Davide Napoli, 31 anni e Salvatore Sciortino, di 29, entrambi già noti alle Forze dell’ordine per i numerosi precedenti penali.
    I due, nella notte fra l'8 e il 9 ottobre scorso, con un piede di porco hanno scassinato l’apparato telefonico di una cabina Telecom , in via Papa Giovanni XXIII a Bagheria, poi caricata su un'auto, una Lancia Y di proprietà di Salvatore Sciortino.
    In realtà, i due non avevano fatto i conti con un maresciallo della Compagnia di Bagheria che, libero dal servizio, dopo averli avvistati, li ha inseguiti, avvisando e dando indicazioni ai colleghi di Ficarazzi. Giunti all’altezza di Corso Umberto I, i due, che alla vista dei militari hanno tentato la fuga, sono stati prontamente bloccati.
    Durante la perquisizione dell'auto e dei due fermati, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato circa 20 euro in monete, alcune chiavi e grimaldelli, ma non il telefono pubblico, di cui i ladri si erano disfatti dopo averne asportato il contenuto.
    Il telefono pubblico è stato successivamente rinvenuto a breve distanza dal luogo del furto a Bagheria, in via Mattarella.
    Rubano telefono da una cabina pubblica, maresciallo li scopre - Giornale di Sicilia

    Le dolci vecchiette napulitane....

    Usura in Campania, donna esattrice a 85 anni: famiglia finisce in manette
    Esattrice a 85 anni per una famiglia di usurai. È quanto scoperto dai Carabinieri della stazione di Maddaloni che, coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 3 persone e all'applicazione della misura dell'obbligo di firma nei confronti di altro indagato, tutti ritenuti responsabili di usura in concorso.
    L'indagine ha permesso di far luce sulle condotte illecite poste in essere da un intero nucleo familiare di Maddaloni, in cui la madre, di 85anni, fungeva da esattrice.
    Usura in Campania, donna esattrice a 85 anni: famiglia in manette | Video | Il Mattino

    Gli curano un dolore alla gamba poi lo dimettono dall'ospedale
    muore in casa 25enne di Novoli
    NOVOLI (LECCE) – Un giovane di 25 anni di Novoli, Emanuele Levante, è stato trovato privo di vita questa mattina nella sua abitazione a Novoli. Ieri si era recato per una visita al Pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce per un dolore ad una gamba che durava da tre giorni. Il medico di turno, dopo averlo visitato in codice verde, gli aveva somministrato un antidolorifico, dimettendolo.
    Il giovane questa mattina si è svegliato, ha fatto colazione per poi rimettersi a letto. Ad accorgersi della tragedia è stato il padre del giovane, che ha riferito di averlo sentito rantolare per poi vederlo, una volta entrato nella stanza, riverso privo di sensi. Trasportato in ambulanza da personale del 118, il giovane è arrivato al Vito Fazzi in arresto cardiaco. A nulla è valso il lungo tentativo dei medici di rianimarlo.
    La famiglia del 25enne ha presentato una denuncia ai carabinieri e il pm di turno, Maria Vallefuoco, ha aperto un fascicolo d’inchiesta con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Nei prossimi giorni il magistrato affiderà l’incarico per l’autopsia.
    Dimesso dal pronto soccorso dopo cura per dolore a una gamba muore in casa 25enne di Novoli | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Marconia, per 5 anni
    ha rubato energia elettrica
    di FILIPPO MELE
    MARCONIA (PZ) - Agenti del Commissariato di Pisticci hanno scoperto l’enne - simo “colpo grosso” ai danni dell’Enel. Il proprietario di una abitazione avrebbe “scroccato” energia elettrica per circa 28mila euro distribuiti negli ultimi 5 anni. L’indebito furto, l’ultimo della serie, è stato accertato dalla Polizia di Stato a seguito di una ispezione condotta con l’intervento operativo di tecnici Enel.
    La notizia di una probabile manomissione della rete elettrica era arrivata al personale del Commissariato. Da qui le operazioni di verifica che non sono risultate semplici. I tecnici hanno dovuto scavare all’interno di un muro lungo il perimetro della casa. Ed hanno scoperto che il cavo erogatore era stato reciso e collegato ad uno abusivo con cui veniva alimentata illegalmente un’abitazione privata con deposito con diversi utensili all’interno, tra cui una saldatrice e un grosso scaldabagno.
    Ulteriori accertamenti hanno permesso di stimare in circa 28mila euro il valore dell’energia elettrica sottratta in 5 anni dal proprietario. Informato dei fatti, il pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Matera ha disposto a carico del soggetto ritenuto responsabile la misura restrittiva degli arresti domiciliari per furto aggravato di energia elettrica commesso in flagranza di reato.
    Il caso scoperto a Marconia è solo l’ultimo di quelli già individuati dagli agenti della Polstrada di Pisticci, coordinati dal commissario capo Gianni Albano. Tra gli altri ricordiamo quello del 2 giugno scorso quando furono posti ai domiciliari i titolari di due aziende agricole di Pisticci e di Craco. Al primo fu contestato un furto di corrente dal 2010 in poi di circa 117 mila euro. Al secondo fu addebitata una sottrazione pari a 12mila euro. Il 9 dicembre 2014, ancora, sempre da agenti del Commissariato pisticcese, furono arrestati altri tre soggetti proprio di Marconia, tutti accusati di furto aggravato di energia elettrica.
    Gli operatori, in quest’ultimo caso, controllarono i locali di un’abitazione con annessa officina meccanica. All’arrivo dei poliziotti, nonostante la presenza di operai al lavoro e malgrado la casa adiacente e l’annesso giardino fossero diffusamente illuminati, il contatore elettrico registrava consumi zero. I tecnici dell’Enel accertarono un collegamento abusivo alla rete che consentiva di alimentare abitazione ed officina senza alcun costo.
    Marconia, per 5 anni ha rubato energia elettrica | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Assenteismo a Palermo, 84 indagati tra vigili e dipendenti del Coime
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. Sono 84 gli agenti della polizia municipale del comando di via Dogali a Palermo e i dipendenti del Coime, il Coordinamento interventi di manutenzione edile del Comune, finiti in una inchiesta «antiassenteismo» della procura di Palermo. L'inchiesta è coordinata dai pm Daniela Varone e Francesco Del Bene. Sono invece 420 le posizioni dei vigili urbani che dovranno essere vagliate dalla procura.
    L'inchiesta è partita dalla segnalazione di un vigile urbano che aveva visto un solo dipendente del Coime passare dieci badge sotto l'apposito lettore all'ingresso del Comando. La segnalazione è arrivata al capo dei vigili Vincenzo Messina che insieme ai dirigenti è andato in procura.
    LE INDAGINI. Le telecamere su ordine della procura di Palermo sono state installate il 19 dicembre del 2012 e sono state smontate il 31 gennaio del 2013. In questo lasso di tempo gli agenti del comando di via Dogali, incaricati delle indagini, hanno rilevato quattro livelli di timbrature anomale. Il primo quello relativo all’utilizzo del codice 46 o 47 per entrare in servizio al Comando in orario diverso da quello previsto. Il secondo livello di irregolarità riguarda le timbrature doppie. Sono stati ripresi dalle telecamere agenti che timbravano oltre che per se stessi anche per altri colleghi. In questo modo anche se uno dei due era fuori risultava regolarmente in servizio. Il terzo livello riguarda le timbrature multiple. Un solo impiegato di uno stesso ufficio timbrava anche per i colleghi. L’elenco di questi uffici al momento è top secret. Ma secondo gli investigatori sono diversi gli uffici coinvolti nella truffa. L’ultimo livello è quello delle timbrature multiple ed eterogenee da parte di personale non appartenente al comando ma appartenenti al Coime e all’ufficio segnaletiche.
    Assenteismo a Palermo, 84 indagati tra vigili e dipendenti del Coime - Giornale di Sicilia

    Esame avvocato
    nipote candidata e zio commissario
    GIOVANNI LONGO
    BARI - La nipote candidata. Lo zio in commissione. Nulla di penalmente rilevante. Ma quella che appare una evidente incompatibilità, sancita dallo stesso bando, rappresenta, almeno in termini d’immagine, un’altra tegola sull’esame d’avvocato edizione 2014-2015. La candidata era tra i banchi della Fiera del Levante, insieme a centinaia di aspiranti avvocati, mentre suo zio (un magistrato in pensione), fratello di suo padre, faceva parte della Commissione. Già l’anno prima si era verificata la stessa situazione, nonostante l’incompatibilità per i parenti sino al quarto grado.
    Ma non finisce qui. Perché dagli atti interni alla Commissione d’esame che la «Gazzetta» ha potuto consultare, risulta che per entrambe le prove, il commissario ha fornito per le comunicazioni interne, un indirizzo di posta elettronica con il nome e cognome della nipote candidata. Questo non vuole dire che le comunicazioni interne fossero lette dalla candidata, sia chiaro, ma, all’interno della Commissione, la circostanza non è sfuggita.
    Tutte vicende che non sarebbero finite nel fascicolo aperto dalla Procura di Bari per fare luce sui presunti aiuti che alcuni candidati (tra loro non figura la candidata che aveva suo zio in commissione) avrebbero ricevuto. Sul fronte penale (ribadiamo zio commissario e nipote candidata non risultano coinvolti), l’estate che volge al termine, è stata di grande lavoro per i Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Bari. I telefonini del cancelliere della Corte di appello Giacomo Santamaria e della dirigente dell’Università di Bari Tina Laquale, indagati dalla Procura di Bari, iniziano a «parlare». Tracce delle prove scritte inviate via WhatsApp. Elaborati redatti in uno studio legale e poi consegnati a mano. Tecnologia e tradizione vanno a braccetto. L’inchiesta sui presunti «aiutini» che almeno una decina di candidati all’ultimo esame d’avvocato avrebbero ricevuto, si arricchisce di nuovi particolari.
    Santamaria e Laquale, ricordiamo, erano stati sorpresi durante la terza prova d’esame mentre nel quartiere fieristico si passavano di mano un plico contenente lo svolgimento del tema assegnato: la redazione di un atto giudiziario. Nella busta, pure un biglietto con nomi e destinatari. Dall’accertamento tecnico irripetibile disposto dal pm Luciana Silvestris, che coordina le indagini, sono giunte altre indicazioni utili per capire quali sarebbero state le modalità utilizzate per truccare la prova. Nel padiglione della Fiera del Levante ci sarebbe stato chi ha fotografato le tracce per poi inviare le foto all’esterno. Tramite WhatsApp. In uno studio legale, almeno Laquale, una sua stretta parente e un professionista avrebbero avuto il compito, codici alla mano, di scrivere gli elaborati. Da consegnare poi a domicilio. Nel mirino il ruolo che l’avvocato avrebbe avuto nella vicenda. Laquale si sarebbe messa in ferie proprio in concomitanza con la tre giorni di metà dicembre.
    Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono: tentato abuso d’ufficio, violazione di una vecchia legge del 1925 sullo svolgimento degli esami di Stato per l’abilitazione all’esercizio delle professioni, e corruzione. Gli inquirenti sono al lavoro per capire se la presunta «collaborazione» rientrasse «solo» in un sistema più ampio di scambi di favori o se, come sospettano, fosse stata retribuita. Ovvero soldi in cambio di una prova impeccabile per superare l’esame.
    Esame avvocato a Bari la nipote candidata e lo zio commissario | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napule è tutto nu suonno, e ‘a sape tutto ‘o munno(cit.)

    Napoli capitale del rumore: terza città più fracassona al mondo
    Non solo smog. C'è un altro nemico invisibile che incombe sulle città: è l'inquinamento acustico. L'Italia è al secondo posto dopo gli Stati Uniti nella classifica dei Paesi più «assordati».
    Con Napoli che, dopo New York e Los Angeles, sale sul podio delle città più rumorose. È quanto emerge dai dati contenuti nel Consensus Paper 'Coping with noise', frutto di un tavolo di lavoro multidisciplinare che ha valutato e integrato con una revisione della letteratura scientifica i risultati di un'indagine Gfk Eurisko, promossa da Amplifon e condotta su 8.800 persone di 11 Paesi: Italia, Usa, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Belgio, Spagna, Australia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Germania.
    Considerando il numero di rumori sgradevoli, la frequenza e la durata dell'esposizione, è stato calcolato un 'Indice di esposizione al rumore' (Exposure Noise Pollution Index, Enpi). Se in media il 28% della popolazione risulta esposto a un eccesso di decibel (Enpi alto o medio-alto), prendendo in esame gli abitanti che lamentano il maggior livello di rumore (Enpi alto) gli esperti hanno stabilito che i Paese più assordati risultano gli Stati Uniti (16%) e l'Italia (10%), seguiti da Francia, Gran Bratagna e Portogallo (7%). Chiude la classifica la silenziosa e 'compassata' Germania (2%).
    Le città più rumorose sono New York (36%) e Los Angeles (24%), seguite da Napoli (15%).
    Napoli capitale del rumore: è la terza città più «fracassona» al mondo | Il Mattino

    Scorta a D'Alessio, nuove accuse agli agenti. E spunta il falso autografo in cambio di un mutuo
    CASERTA - La scorta abusiva, la mancanza di dolo per Gigi D’Alessio e gli elementi per blindare tre delle accuse che ormai da quattro giorni tengono in prigione i poliziotti del commissariato di Marcianise arrestati nell’operazione anticrimine della Mobile di Caserta. La procura depositerà al Riesame il lungo verbale redatto venerdì al Centro direzionale di Napoli quando il cantante e la compagna, Anna Tatangelo, sono stati ascoltati dal sostituto procuratore della Dda, Luigi Landolfi, sulla storia della macchina della polizia usata come «apripista» per consentire all’artista di arrivare in tempo, evitando il traffico, a un evento per la presentazione di un suo cd, nel dicembre del 2013, al Fnac a Napoli.
    Le dichiarazioni dell'artista, e quelle del suo manager, contengono nuovi spunti d'accusa e appesantiscono la già difficile posizione dei tre poliziotti finiti in cella.
    Un falso autografo in cambio di un mutuo. Non ha rilevanza penale la storia che la procura ricostruisce attraverso le intercettazioni a margine dell’ordinanza che tre giorni fa ha portato all’arresto di 13 presunti spacciatori e di tre poliziotti, ma è indicativa di uno scenario quantomeno discutibile che attesta da un lato le frequentazioni anomale del poliziotto Alessandro Albano e, dall’altro, i rapporti d’amicizia che legano quest’ultimo al nipote di Gigi D’Alessio.
    Il dialogo risale all’11 dicembre 2013, la sera stessa in cui è collocato l’episodio della «scorta» abusiva al cantante.
    Albano, scrive il gip, qualche giorno prima ha chiesto a Roberto Trombetta, detto «il professore», fratello di un affiliato ai Belforte e di recente condannato a sua volta per un tentativo di estorsione, di intercedere presso un’agenzia di sua conoscenza per far ottenere un mutuo al nipote del cantante e per l’acquisto di uno pneumatico per il suo fuoristrada. Trombetta, a sua volta, ha chiesto all’ispettore Albano di far visionare al cantante il video promozionale di una sua conoscente e un cd autografato dal famoso cantante: questo è quanto emerge dal dialogo intercettato. «Ce l’ho il numero del ’professore’, ho provato a chiamarlo, ma il cellulare sta spento. Allora domani chiamalo tu, io vado a comprare due cd e ce la faccio io la firma (del cantante Gigi D’Alessio, specifica il gip), però domani vedi», dice il nipote di D’Alessio. «Domani mattina lo chiamo», gli assicura Albano. «Ok - risponde l’altro - allora io vado prima in banca firmare la carta del mutuo e poi vengo allo Studio, grazie, grazie».
    Scorta a D'Alessio, nuove accuse agli agenti. E spunta falso autografo in cambio di mutuo | Il Mattino

    Circum, rubate anche le porte delle stazioni: ecco la terra di nessuno
    di Francesco Gravetti
    Pomigliano. Spariscono anche le porte dalle stazioni Circum, dove l’allarme per gli atti delinquenziali ha raggiunto ormai livelli elevatissimi. L’Eav, la società che oltre alla Circum ingloba Sepsa e Metrocampania, sta correndo ai ripari avviando un piano sicurezza che nel prossimo futuro dovrebbe portare a risultati concreti, con l’impiego di maggior personale delle forze dell’ordine e controlli più intensi.
    Nel frattempo, però, si susseguono i furti, soprattutto sulle stazioni «impresenziate», cioè quelle prive di bigliettai e gestori. Gli ultimi episodi riguardano le stazioni di Pratola Ponte, Alfa Lancia 2 e Alfa Lancia 4 (le due fermate create appositamente per gli operai dell’Alfa di Pomigliano), sulla linea Nola–Baiano e su quella di Acerra. Qualcuno ha infatti, fatto sparire le porte e i cancelli dalla tre stazioni. Nel caso di Pratola Ponte si tratta addirittura del cancello principale, quello che introduce all’intero impianto, mentre per le due fermate Lancia si tratta delle porte che stanno davanti alle pensiline, quelle che introducono ai binari. Il furto a Pratola Ponte è avvenuto qualche giorno fa, quello alle stazioni dell’Alfa è più recente: in entrambi i casi i malviventi hanno agito probabilmente di notte, ma non è affatto escluso che il raid sia avvenuto alla luce del sole.
    Ogni giorno i viaggiatori devono farsi spazio tra la spazzatura, salire scale alle quali mancano i gradini, sperare di non incontrare il tossico di turno.
    A quelli sulle stazioni, poi, si aggiungono i furti lungo le tratte. Il più evidente è il trafugamento delle batterie che servono ad assicurare il funzionamento della segnaletica lungo le linee durante la corsa dei treni. Le batterie vengono messe in funzione quando la corrente elettrica ha cali di tensione: hanno, dunque, uno scopo indispensabile per garantire una corsa senza intoppi.
    Qualche giorno fa sono state trafugate quelle posizionate tra Pomigliano e Vittorio Veneto: il personale Circum è dovuto tornare alla segnaletica manuale. Peraltro, le batterie costano quasi ventimila euro: un danno ingente, dunque, per le già asfittiche casse dell’Eav, dove è attivo da tempo anche un sistema di videosorveglianza piuttosto imponente: 24 stazioni, tra cui 3 impresenziati, sono attrezzate con citofoni di emergenza che mettono l’utilizzatore in contatto diretto con il centro operativo sicurezza. 68 stazioni, invece, sono dotate di telecamere, che ci sono anche su quasi tutti i treni.
    Ma è la microdelinquenza a preoccupare di più: gesti di teppismo che spesso sfuggono all’occhio elettronico della telecamere. Restano un pericolo anche i borseggiatori: l’avviso registrato «be ware pickpockets” (attenzione ai borseggiatori) viene ripetuto in continuazione nella stazione di piazza Garibaldi e in quelle dei luoghi turistici come in costiera sorrentina.
    Circum, rubate anche le porte delle stazioni: ecco la terra di nessuno | Il Mattino

    Da Napoli a Firenze per truffare anziani, arrestati due falsi avvocati: sospettati 30 colpi
    Da Napoli a Firenze per 'assalire' in casa anziani soli, anche di 90 anni di età, e truffarli di denaro e gioielli fingendosi avvocati: alle vittime dicevano che avrebbero risolto improvvise 'grane' capitate ai figli, arresti o incidenti stradali. Ma per pagare le prime spese, o addirittura una specie di cauzione per uscire dal carcere (sistema che in Italia non esiste), chiedevano soldi 'cash', alcune migliaia di euro per volta. Tutte storie inventate di un metodo di truffa collaudato per cui la squadra mobile di Firenze ha arrestato Giovanni Barone, 25 anni, e Nunzio Kevin Gallo, 23. Entrambi sono di Napoli e organizzavano trasferte di due-tre giorni nel capoluogo toscano finalizzate a selezionare le vittime, agganciarle in casa e portare via i loro averi con finti pretesti e dicendo di essere avvocati pronti a risolvere i problemi.
    La polizia sospetta a carico di Barone e Gallo una trentina di truffe, tra quelle tentate e quelle andate a segno dalla fine del 2014 ad ora. Al momento sono stati arrestati per le ultime di ieri, in zona Coverciano: tre truffe tentate (in un caso un'anziana ha chiamato un poliziotto suo conoscente dopo che uno sconosciuto l'ha invitata presso un ufficio postale) e una truffa riuscita in cui hanno portato via 2.900 euro ad un'altra anziana. Gli investigatori della polizia ormai li avevano individuati e, pedinandoli, ieri li hanno bloccati con il denaro in auto sull'A1. Per arrivare a loro è servita un'attività investigativa durata mesi, che non si fermerà con questi due arresti perché altre 'batterie' di truffatori sono in azione a Firenze con le stesse tecniche dirette agli anziani.
    «Questa è gente preparata senza scrupoli e che si approfitta della solitudine degli anziani, specie di quelli che vivono soli - ha spiegato il questore Raffaele Micillo in una conferenza stampa - Rinnovo l'invito a non dare soldi a nessuno, a non dare notizie della famiglia, a non credere alla loro baggianate. Sono truffe fatte a una fascia debole della popolazione. Le vittime, data l'età, cadono in uno stato di grave prostrazione e mortificazione, persino si vergognano con familiari e parenti per esser caduti nel tranello». Secondo gli investigatori, i due falsi avvocati si sarebbero procurati notizie sugli anziani (casa, numero telefonico, indirizzo) sia informandosi nel quartiere dove abitano, sia acquistando sui canali clandestini di Internet (il cosiddetto 'black market') indirizzari ed elenchi che vengono usati per preparare le truffe.
    Da Napoli a Firenze per truffare anziani, arrestati due falsi avvocati | Il Mattino



    Vota Franz Josef
    Il bambino si chiama Ruben. Il prossimo si chiamerà Truffen...

    Napoli, Ruben il bambino con due mamme, registrato all'anagrafe con i cognomi delle due donne - Repubblica.it

    Enzo Erra e la memoria revisionata delle quattro giornate di Napoli nel 1943
    Marco Petrelli
    “I pochi morti tra i “resistenti” e tra i militari germanici dimostrano la marginalità degli scontri a Napoli nel quadro generale della guerra*”. Le parole di Fabrizio Carloni, storico e giornalista del Roma, sui "moti" napoletani del settembre 1943, dipingono una realtà molto diversa da quella tramandata dalla storiografia post bellica. Diversa anche dall’iconografia cinematografica degli anni Sessanta, che con le Quattro giornate di Napoli di Nanni Loy propone al pubblico una vicenda umana, dal forte connotato popolare (e operaio), nel quale la guerra ai tedeschi invasori si mescola ad un desiderio di riscatto, sociale e politico. Interpretazioni? Forse, ma a settantadue anni di distanza il mito del prodromo resistenziale alle falde del Vesuvio potrebbe incrinarsi.
    Settembre ’43 “Negli scontri che si verificarono – spiega Carloni – a Napoli tra l’otto settembre ed il primo ottobre 1943, si devono identificare due fasi: la prima, immediata, costituita dalla resistenza opposta da pochi militari, soprattutto Carabinieri Reali, ai tedeschi incattiviti dall’uscita dell’Italia dall’alleanza e con la necessità di garantire le retrovie del fronte di Salerno; la seconda, finale, concretizzatasi nell’attacco ai magazzini del Regio Esercito, della Regia Marina, dei vari comandi militari ed agli Ospedali Militari cui partecipò la folla dei vicoli. La Resistenza al Vomero, al Museo, al Ponte della Sanità fu costituita da una rete slegata di episodi secondari”.
    La testimonianza. Ciò che racconta lo storico è stato affrontato anche da Enzo Erra, politico e scrittore che, in Napoli – Le Quattro giornate che non ci furono (Longanesi, 1993), ha fornito un quadro meno eroico e, davvero, più "popolare" dei moti del ’43 in città. E proprio da quel popolo in fermento, arriva ad esempio per Carloni una testimonianza che suffraga le sue ricerche, quella della signora Titina Addabo, allora giovanissima: “La molla che spingeva gli assalitori era la fame; ben lubrificata dalla consapevolezza del fatto che gli americani e gli inglesi erano arrivati alla Ferrovia (piazza Garibaldi) e che i tedeschi stessero, in ritirata, a Melito (Comune a nord di Napoli e sulla strada per Roma, nda)”.
    Ma, allora, le famose Quattro giornate sono realtà, o un capitolo di Storia ancora da analizzare? Secondo Carloni "la battaglia di Varsavia** dell’agosto-ottobre 1944, con decine di migliaia di caduti tra le parti coinvolte e la distruzione della città, fu una rivolta degna di passare alla Storia. I marinai dell’università e di Piazza Borsa, i civili fatti fuori a Giugliano in Campania ed a Marano, furono vittime della rabbia dei tedeschi inferociti per il tradimento di Badoglio e dei Savoia”.
    Fame, misera, disperazione ed inevitabili conflitti a fuoco, isolati, con le truppe germaniche, quando si cerca di rubare viveri in un magazzino: questa l’immagine più vicina alla realtà dei fatti… di quel lontano settembre 1943.
    *Circa 150 civili e 140 militari. Perdite tedesche, circa 90 uomini.
    **Polacchi uccisi: 15 mila. Perdite tedesche, circa 10 mila. In un’altra rivolta, quella del 1943, si contarono oltre 13 mila vittime fra i civili di Varsavia.
    Storia. Enzo Erra e la memoria revisionata delle quattro giornate di Napoli nel 1943 | Barbadillo


 

 
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