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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Marano, maxi rissa tra ragazzi. Botte da orbi prima sull'autobus e poi in strada
    di Ferdinando Bocchetti
    Marano. Uno sguardo di troppo, seguito da qualche parolina non proprio oxofordiana. Poi la rissa, una maxi rissa, iniziata su un autobus dell'Anm e proseguita in strada per svariati minuti. Botte da orbi, insomma, davanti agli occhi increduli di decine di passanti.
    I fatti si sono verificati poco fa sul centralissimo corso Europa di Marano. A fronteggiarsi almeno sei o sette ragazzi, alcuni dei quali residenti a Marano, altri invece ad Afragola. Ad avere la peggio due ragazzi, poco meno che ventenni, non residenti in città. Sul posto sono intervenuti, in seguito ad una segnalazione anonima, i carabinieri della compagnia di Giugliano e i militari dell'Arma della locale tenenza.
    Maxi rissa tra ragazzi. Botte da orbi prima sull'autobus e poi in strada | Il Mattino

    La mail | «Vergogna San Paolo, fiumi di urina dai bagni dei Distinti»
    Caro Mattino,
    Sono un aspirante giornalista sportivo napoletano, questa mattina sono intervenuto alla "Radiazza" di Gianni Simioli poichè ieri ho pubblicato questa foto su fb , fiumi di urina che fuoriescono dai bagni nel settore "Distinti". Una puzza vergognosa e bambini, donne e uomini che per attraversare dovevano fare il guado nel fiume di urina.
    Gianluca Miranda
    La mail | «Vergogna San Paolo, fiumi di urina dai bagni dei Distinti» | Il Mattino



    Napoli. Mitico fiume Sebeto, che brutta fine: diventa discarica abusiva
    Nel letto prosciugato del fiume Sebeto è stata scoperta una discarica abusiva di rifiuti. A condurre l'operazione gli uomini della Guardia di Finanza di Napoli che a Volla hanno posto sotto sequestro un appezzamento di circa 3mila metri quadrati nel quale erano stati stoccati circa 3mila metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi e dove si trovavano anche diversi mezzi meccanici per l’attività di movimentazione del materiale, un impianto di frammentazione e un altro automezzo. Le Fiamme Gialle hanno denunciato quattro persone in concorso e una società per violazione alle normative in materia ambientale.
    Mitico fiume Sebeto, che brutta fine: diventa discarica abusiva | Il Mattino

    Falso CC: paga o arrestiamo tuo figlio
    FOGGIA - Signora, se non paga tremila euro dovremo arrestare suo figlio per l’incidente stradale che ha provocato. «Ma io quei soldi non ce li ho...». E gioielli ce l’ha? Allora li consegni alla persona che ora le mando a casa. Nemmeno di fronte all’insolito «baratto» proposto al telefono dal fantomatico carabiniere - gioielli al posto dei soldi pretesi - l’anziana e terrorizzata foggiana si è insospettita, più forte è stata la paura per il destino del figlio che rischiava di finire in carcere.
    E’ l’ennesima truffa in città, quella denunciata da una ottantaseienne che si è rivolta alla Questura, messa a segno con la scusa del fantomatico arresto di un figlio della vittima da raggirare, a meno che non vengano consegnati soldi o, come in quest’ultimo caso, gioielli.
    Indagini avviate dalle «volanti» che hanno raccolto la denuncia della donna, ma le speranze di identificare il bidonista (chissà se è stata sempre un’unica persona a spacciarsi per assicuratore prima, carabiniere dopo e presentarsi infine a casa della donna) e recuperare la refurtiva: spilla, bracciali, catenina, collier tutti d’oro per un valore non ancora quantificato.
    Tutto è successo tra le 12 e le 13 di lunedì. L’anziana foggiana ha poi raccontato che era nella sua abitazione quando a mezzogiorno ha ricevuto la prima telefonata, di uno sconosciuto che ha detto d’essere un assicuratore della compagnia con cui è assicurato il figlio della donna: l’ha informata che la patente del figlio era scaduta e che doveva rinnovarla per non incorrere in guai nel caso di incidenti. Pochi minuti dopo la donna ha ricevuto una seconda telefonata. Questa volta l’interlocurtore ha detto d’essere un carabiniere, ed ha informato l’anziana che il figlio era stato coinvolto in un incidente stradale per aver tamponato con la propria auto un altro mezzo, e per questo era stato accompagnato in caserma dove rischiava d’essere arrestato. A meno che non venissero versati 3mila euro pronto cassa.
    La telefonata tra il falso carabiniere e l’anziana - ha poi raccontato la vittima - è andata avanti a lungo, perchè la donna ha detto di non avere soldi in casa. Non per questo il truffatore ha desistito, informandosi se la pensionata avesse gioielli e oggetti di valore da consegnare al posto del contante. Detto, fatto: chiusa la telefonata, a casa dell’anziana si è presentato uno sconosciuto spacciatori per un emissario del carabiniere che ha preso in consegna i monili d’oro e si è allontanato. Poco dopo la vittima si è sentita con un familiare, raccontando cosa fosse successo e scoprendo d’essere stata truffata: così è scattata la denuncia in Questura.
    Falso CC: paga o arrestiamo tuo figlio | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli, a 11 anni si prostituiva nella zona della stazione centrale
    A soli 11 anni si prostituiva nella zona adiacente la Stazione centrale di Napoli. A scoprirlo il personale dell'Unità operativa Tutela minori della Polizia municipale di Napoli. Agli agenti il minore ha raccontato di giungere nella zona insieme a due suoi connazionali adolescenti e di rimanere in strada tutto il giorno in attesa di essere adescato da adulti in cerca di prestazioni sessuali particolari consumate in auto.
    Gli agenti hanno condotto in ufficio il ragazzino insieme ai due soggetti con i quali si accompagnava, risultati entrambi con numerosi precedenti penali a carico per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. I genitori del minore, convocati al momento, si sono dichiarati all'oscuro dell'attività del figlio e non hanno saputo fornire spiegazioni sulla conduzione di vita del ragazzo, che risultava passare gran parte della giornata in giro da solo.
    La Procura dei Minori, subito informata, ha tolto il bimbo dal nucleo familiare ritenendolo non idoneo ad esercitare una corretta vigilanza sullo stesso e pertanto il piccolo è stato collocato in una struttura protetta, dove seguirà un apposito percorso di recupero seguito da figure professionali specializzate.
    Napoli, a 11 anni si prostituiva nella zona della stazione centrale | Il Mattino

    Giardiniere comunale a spasso a fare spese arrestato nel Foggiano
    FOGGIA - I carabinieri del Comando provinciale di Foggia hanno arrestato, in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari, un dipendente comunale di San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia, perchè accusato di assenteismo.
    In manette è finito Giovanni Caso, di 63 anni, addetto al verde pubblico che, secondo quanto accertato dai militari, dopo aver firmato il cartellino, si recava nella sua campagna e a fare la spesa nell'orario di servizio. Attraverso numerosi servizi di osservazione e pedinamento, è emerso che nel mese di aprile 2015, Caso più volte si sarebbe allontanato per l'intero orario di servizio dal suo luogo di lavoro.
    sSS | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli. Piscinola, a 16 anni con la pistola e un cellulare rubato. Fermato dai carabinieri in compagnia di un 13enne
    di Giuseppe Crimaldi
    Lui 16 anni, il suo amichetto appena 13. Ventinove anni in due, ma già avviati verso una china pericolosa: a Piscinola, quartiere della periferia nord di Napoli, i carabinieri hanno bloccato due minori scoprendo che il 16enne aveva con sé una pistola scenica (riproduzione perfetta di una calibro 7,65) e un telefonino risultato rubato.
    Il ragazzo è stato notato da una pattuglia dei militari dell'Arma in atteggiamento sospetto lungo via Zuccarini, mentre era in compagnia di un 13enne (non imputabile e quindi solo segnalato al Tribunale per i Minorenni). Entrambi erano nei pressi della stazione della metropolitana di Scampia.
    Nel corso di perquisizione personale il più grande è stato trovato in possesso di una pistola scenica privata del tappo rosso e di un telefonino “Iphone 6” di provenienza illecita. Indagini in corso per capire se la pistola sia servita per mettere a segno la rapina del cellulare.
    Napoli, a 16 anni ha una pistola e cellulare rubato: fermato con un 13enne | Il Mattino

    Bimba morta a Trinitapoli dopo dimissioni da ospedale
    degrado e sospetti di violenza
    TRINITAPOLI (BARLETTA – ANDRIA – TRANI) - Degrado sociale, disagio, tre figli da mantenere e un vivere quotidiano, in un piccolo centro del nord barese, a Trinitapoli, fatto di difficoltà, con una relazione cominciata da alcuni mesi con un nuovo compagno, entrambi senza un lavoro, e tre bambini da mantenere. Ora i bimbi sono però due, perchè una piccola di due anni è morta ieri in casa in circostanze misteriose. È lo scenario in cui stanno indagando i carabinieri e la Procura di Foggia per far luce sul decesso della piccola.
    Domani il pm Rossella Pensa affiderà l’incarico per eseguire l'autopsia sul corpo della bimba. La piccola aveva problemi di salute e assumeva ogni giorno farmaci per un deficit neurologico. Sul corpicino della bimba però sono stati trovati anche lividi e gli investigatori sospettano che sia stata usata violenza, tanto che la Procura di Foggia ha aperto un fascicolo d’inchiesta a carico di ignoti con l’ipotesi di reato di omicidio volontario. Segni e lividi erano presenti anche il 27 ottobre scorso, quando la madre della bimba e il suo convivente portarono la piccola in ospedale, a Barletta e poi a Bari. La bimba aveva una frattura ad un omero. Era caduta dalle scale, dissero ai medici, forse era caduta anche dal letto, comunque era stato un episodio accidentale.
    I medici, però, hanno segnalato la vicenda ai servizi sociali e ai carabinieri, anche se l’allerta non ha evitato che la bimba morisse il giorno dopo le dimissioni dall’ospedale di Bari. Secondo quanto riferito dai carabinieri, i farmaci che la piccola prendeva ogni giorno le sarebbero stati somministrati in modo sbagliato, ma non è certo che questa sia stata la causa del decesso.
    Bimba morta a Trinitapoli dopo dimissioni da ospedale degrado e sospetti di violenza | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Palermo, cadavere trovato in piazza: giallo a Ballarò
    di Ignazio Marchese
    PALERMO. I carabinieri indagano sulla morte di Fortunato Raccuglia, 53 anni, operaio palermitano il cui cadavere è stato trovato la scorsa notte in piazza del Carmine, a Ballarò. Una telefonata alla sala operativa dei carabinieri e del 118 ha avvertito della presenza del cadavere dell'uomo residente in via Perez per strada. La salma è stata trasportata presso l’Istituto di Medicina Legale dove sarà sottoposta ad autopsia per accertare le cause del decesso.
    Palermo, cadavere trovato in piazza: giallo a Ballarò - Giornale di Sicilia

    Esenzioni fasulle dal ticket a Palermo scoperti 51 mila casi: dovranno restituire le somme
    di Monica Diliberti
    PALERMO. Nel 2012, avevano dichiarato un reddito più basso di quello reale per ricevere l'esenzione ticket dall'Azienda sanitaria provinciale di Palermo, ma sono stati «pizzicati». Ora 51.124 «furbetti» tra il capoluogo e la provincia dovranno restituire ciò che non spettava loro.
    E chi ha fatto la stessa cosa nel 2013 può cominciare a non dormire sonni tranquilli: le verifiche stanno procedendo senza sosta ed entro dicembre potrebbero arrivare le lettere dell'Asp per la restituzione dei soldi. Nel 2012, le persone beneficiarie dell'esenzione ticket per reddito erano state 418.841. Un numero consistente, che ha spinto l'Azienda a fare dei controlli. Incrociando informazioni dell'Agenzia delle Entrate, ministero del Lavoro e Inps si è arrivati a scovare oltre 50mila soggetti che, in realtà, non avevano i requisiti giusti.
    Esenzioni fasulle dal ticket a Palermo scoperti 51 mila casi: dovranno restituire le somme - Giornale di Sicilia

    Brindisi, 6 arresti (5 forestali)
    Rifiuti speciali nelle campagne
    in cambio di benzina e ricariche
    BARI – Cinquanta o settanta euro per chiudere un occhio, fino a duemila euro per consentire agli imprenditori edili di fare i propri comodi in materia ambientale: sversare rifiuti speciali, inerti da demolizione, residui di scavi, nelle belle campagne del Salento, alla periferia di Brindisi città. Non solo in cambio di denaro, ma anche di mozzarelle, carciofini, buoni benzina, ricariche telefoniche. Sono alcune delle accuse che hanno portato all’arresto di cinque uomini del Corpo Forestale dello Stato in servizio a Brindisi tra il 2013 e il 2014 e di un imprenditore. Nove in tutto gli indagati.
    I forestali sono anche accusati di avere impiegato in questioni personali diverse ore di lavoro e di avere usato impropriamente il telefono di servizio. E infine, di avere regalato ad amici le cartucce confiscate: "Non le vendo – dice uno degli indagati – faccio un regalo agli amici cacciatori".
    La fotografia del malaffare è stata scattata in un’inchiesta condotta dai carabinieri di Brindisi e coordinata dal pm Milto Stefano De Nozza, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare. In carcere sono finiti Gianfranco Asciano, 41 anni, di Brindisi, in servizio fino a poco tempo fa presso la stazione di Brindisi del comando forestale, e l’imprenditore brindisino Vittorio Greco, di 55 anni. Ai domiciliari sono i forestali Domenico Galati, 40 anni, di Surano (Lecce); Giovanni Bray di 37 anni di Martignano (Lecce); Massimo e Giovanni Rosselli di 41 e 45 anni di Ostuni (Brindisi). Le accuse a vario titolo sono di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e rivelazione di segreto di ufficio, nonchè concorso in abbandono incontrollato di rifiuti, peculato, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato. Secondo gli inquirenti, si trattava di comportamenti ormai consueti, frutto di una "abitudine" in voga tra tutti i forestali in servizio a Brindisi, tranne due.
    A confermarlo ci sono conversazioni intercettate tra gli indagati: "Lui va in divisa, con la macchina di servizio, non si fa problemi" dicono tra loro i colleghi di uno degli indagati. E poi ancora: "C'è un modo di fare che non va bene, di cui è permeato il comando stazione, ci sono abitudini, abitudini vecchie". Loro parlano, i carabinieri ascoltano. La conclusione, da un punto di vista investigativo, è impietosa: "un diffuso sistema di illegalità che ha caratterizzato per anni le funzioni svolte" e che desta "tristezza", ha spiegato il procuratore della Repubblica Marco Dinapoli.
    Rifiuti e mazzette arrestati a Brindisi 5 agenti forestali | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Messina senz'acqua, controlli della finanza sulla vendita in nero
    MESSINA. In relazione all'emergenza idrica che sta ancora interessando la città di Messina e che continua a registrare disagi in alcuni quartieri, i finanzieri del Comando Provinciale, in contatto con la Prefettura, hanno intensificato i controlli finalizzati a prevenire l'insorgere di abusi e di manovre speculative dovute alla delicata situazione. Nei giorni scorsi già diverse persone sono state denunciate perche' scoperte a vendere acqua in nero.
    Messina senz'acqua, controlli della finanza sulla vendita in nero - Giornale di Sicilia

    "Chiese l'assunzione di 7 dirigenti in un ente di formazione", sospesa e indagata la Corsello
    PALERMO. La dirigente generale dell'assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, Anna Rosa Corsello, è stata sospesa per sei mesi dalle funzioni. Il provvedimento del gip del tribunale di Palermo scaturisce dall'iscrizione della dirigente nel registro degli indagati per istigazione alla corruzione. L'indagine è condotta dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo che oggi ha notificato la sospensione alla funzionaria. La misura era stata chiesta dalla Procura della Repubblica. Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Bernardo Petralia, sono state avviate dai finanzieri nei primi mesi del 2015 su una convenzione nel settore della «formazione professionale». Alla dottoressa Corsello viene contestato di avere chiesto al rappresentante dell' ente di formazione Formez l'assunzione di sette dirigenti che non potevano essere presi in carico dalla Regione per il blocco delle assunzioni. I loro nomi erano stati scritti su carta intestata della Regione sequestrata dalla Guardia di Finanza.
    I responsabili dell'Ente hanno collaborato con gli inquirenti, confermando di avere subito le pressioni da parte dell'indagata.
    Corsello indagata, sospesa per 6 mesi dalle funzioni - Giornale di Sicilia

    Banda di rapinatori in azione da Nord a Sud: 23 arresti a Napoli
    Sgominata a Napoli una banda di rapinatori attiva da Nord a Sud. Al centro dell'indagine c'è «un'agguerrita struttura criminale con base a Napoli ritenuta responsabile di alcune dozzine di furti e rapine sull'intero territorio nazionale ed in particolare in Lombardia, Piemonte, Basso Lazio, Campania, Puglia e Calabria».
    Sono ventitre le persone arrestate. Tutti i fermati sono residenti nei quartieri Barra e San Giovanni a Teduccio di Napoli. Altri tre appartenenti alla banda sono attualmente ricercati. In totale le ordinanze di cattura emesse dal gip del Tribunale di Monza sono ventisei.
    Banda di rapinatori in azione da Nord a Sud: 23 arresti a Napoli | Il Mattino

    Napoli, processo al neomelodico: in aula riprodotto un video che esalta il boss
    di Leandro Del Gaudio
    NAPOLI - Quarta sezione penale del Tribinale di Napoli, va di scena 'O Capoclan, il video neomelodico che racconta e giustifica le gesta di uno dei boss del clan Birra. È questo il colpo a sorpresa calato del Pm Pierpaolo Filippelli, titolare dell'inchiesta sulla faida tra i Birra e gli Ascione.
    In aula era presente l'interprete del video si chiama Aniello Imperato, alias Nello Liberti. Deve difendersi dalle accuse del pentito Gerardo Sannino, che puntò l'indice contro "radiocamorra" al servizio della mala di Ercolano.
    Processo al neomelodico: in aula il video che esalta il boss|Guarda | Il Mattino




  2. #472
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    Predefinito Re: Terryes

    «Escrementi di topi su scrivanie degli ambulatori Asl»: la protesta dei lavoratori
    Proteste negli uffici di riabilitazione del distretto sanitario di Nola, dove i dipendenti hanno incrociato le braccia per le «scarse condizioni igieniche» in cui verserebbero i locali amministrativi e gli ambulatori destinati all'utenza.
    Secondo i lavoratori del distretto dell'Asl Napoli 3 sud, posto a poche decine di metri dall'ospedale civile, a far scattare la protesta, stamattina, il ritrovamento sulle scrivanie di escrementi di topi. «Alcuni giorni fa abbiamo scritto alla direzione sanitaria - spiegano i lavoratori - sottolineando le scarse condizioni igienico sanitarie del distretto. Avevamo segnalato che non si può lavorare così in uffici dell'Asl, ma fino ad oggi non abbiamo ricevuto risposte, né è stata messa in campo una derattizzazione: è paradossale che ciò avvenga in un distretto sanitario, dove ci sono ambulatori frequentati dall'utenza. Non si può lavorare così».
    «Escrementi di topi su scrivanie degli ambulatori Asl»: la protesta dei lavoratori | Il Mattino

    Gestione e raccolta dei rifiuti
    a San Giovanni Rotondo
    denunciate tre persone
    SAN GIOVANNI ROTONDO (FOGGIA) – I carabinieri della Compagnia di San Giovanni Rotondo e del Nucleo operativo ecologico di Bari, insieme a personale dello Spesal dell’Asl locale, hanno denunciato i due responsabili della ditta incaricata della raccolta dei rifiuti del comune di San Giovanni Rotondo e un dirigente dello stesso Municipio. I tre sono accusati di aver gestito illecitamente, e su area non idonea, l'attività di raccolta, gestione rifiuti e trattamento delle acque. I carabinieri hanno sequestrato l’intera area, di circa 7.000 metri quadri, destinata allo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani prodotti dall’abitato di San Giovanni Rotondo.
    Durante un controllo i carabinieri hanno accertato che l’area in questione si presentava solo per una piccola parte pavimentata e con tettoia, come previsto dalla normativa ambientale, risultando in gran parte sprovvista di impermeabilizzazione. Sull'area non pavimentata sono stati trovati cassoni colmi di rifiuti differenziati, altri rifiuti speciali della stessa natura, inerti da demolizione stoccati direttamente sul terreno, nonchè vistose chiazze di percolato maleodorante, che fuoriusciva dai mezzi colmi di rifiuti parcheggiati.
    Il legale rappresentante della ditta incaricata per la raccolta dei rifiuti è stato denunciato anche per non aver messo a disposizione dei lavoratori attrezzature idonee ai fini della salute e sicurezza sul luogo di lavoro e non aver adottato misure di prevenzione. I mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti, per quanto accertato dai carabinieri, erano fatiscenti e privi di dispositivi di equipaggiamento necessari per la sicurezza stradale e del personale. Su un mezzo non funzionava il freno di stazionamento, tanto che nel corso del controllo il conducente ha chiesto di potersi fermare in un punto dove fosse presente un marciapiede per appoggiare la ruota sinistra del veicolo sul cordolo e potersi fermare.
    Gestione e raccolta dei rifiuti a San Giovanni Rotondo denunciate tre persone | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Traffico paralizzato e a Palermo il bambino nasce in auto
    di Ignazio Marchese—
    PALERMO. Sì chiama Cesare il neonato venuto al mondo a Palermo partorito nella stessa automobile che stava trasportando la madre in ospedale.
    Patrizia Gennaro, la mamma 25 enne, stava andando all'ospedale Civico, ma il piccolo aveva fretta di nascere e il traffico era paralizzato. Vedendo che il parto era ormai prossimo l'automobile si è fermata in piazza Indipendenza e sono stati chiamati i sanitari del 118. Qui i medici e i sanitari Patrizio Di Gesù, Giacomo Scanio, Francesco Cavallaro e Maurizio La Lia hanno fatto partorire la giovane mamma.
    Traffico paralizzato e a Palermo il bambino nasce in auto - Giornale di Sicilia

    Napoli, violenza sessuale su bimba di tre anni: arrestati i genitori. Ombre sul quartiere: lì morì Fortuna Loffredo, 6 anni
    Cronaca
    Il padre abusava della piccola, la madre stava a guardare senza impedire le violenze: è successo a Caivano, nel cosiddetto Parco Verde, gli stessi palazzoni dove nel corso degli anni si sono verificati almeno tre casi di soprusi a sfondo sessuale contro minorenni.
    di Luisiana Gaita
    Lui abusava della bambina, mentre la madre della piccola stava a guardare senza impedire le violenze. I carabinieri della compagnia di Casoria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Procura di Napoli Nord, nei confronti di un uomo e una donna, conviventi da tempo a Caivano, indagati per i reati di violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia di tre anni. Il gip ha disposto la detenzione in carcere per l’uomo e i domiciliari per la donna. A questo epilogo i carabinieri sono giunti seguendo l’inchiesta sulla morte di Fortuna Loffredo, la bambina di sei anni che perse la vita il 24 giugno 2014 dopo un volo da un palazzo del Parco Verde di Caivano. E sul quartiere si getta un’altra ombra e si torna a parlare di un presunto giro di pedofilia, perché questo è il terzo caso di violenza sessuale su minore, a cui va aggiunta la misteriosa morte di un altro bambino, di appena tre anni. A lanciare un appello è il legale della famiglia di Fortuna, l’avvocato Angelo Pisani: “Proteggete i bambini, fermate questo scempio”.
    LE ACCUSE - Secondo gli investigatori l’uomo finito in manette ha costretto la bambina a subire atti sessuali contro la sua volontà in presenza della madre. La piccola l’avrebbe più volte avvisata del comportamento del padre, non ricevendo alcun aiuto. Alla donna, a conoscenza di quanto accadeva tra le mura di casa, si contesta di non aver mai denunciato il convivente e di non aver fatto nulla per impedire che l’uomo abusasse della figlia. La storia di violenza è stata scoperta dagli investigatori mentre lavoravano a un’altra inchiesta, quella sulla morte di Fortuna Loffredo, trovata agonizzante sul selciato dell’isolato 3 delle palazzine popolati Iacp del Parco Verde. L’autopsia chiarì che la piccola aveva subito per mesi violenze sessuali. Sulla caduta e sulla morte non è mai stata fatta chiarezza. La coppia arrestata vive nello stesso quartiere e frequentava spesso l’edificio dove abitava la famiglia di Fortuna, perché lì vive anche la mamma della donna finita oggi ai domiciliari. Proprio nell’appartamento al piano superiore a quello della bambina precipitata nel vuoto nel 2014.
    UN’ALTRA COPPIA ACCUSATA DI VIOLENZA - Nello stesso palazzo abitava poi un’altra coppia che è stata arrestata nei mesi scorsi con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia di 12 anni. Il padre, di 38 anni, finì in carcere il 27 dicembre 2014, mentre la mamma – che risultò anche lei coinvolta – fu arrestata il 3 aprile in seguito agli accertamenti dei carabinieri di Casoria. Anche in quel caso gli abusi da parte dei due coniugi furono scoperti mentre si investigava sulla morte di Fortuna Loffredo. Secondo fonti investigative fra i tre episodi non c’è alcuna relazione. Eppure questi ultimi arresti contribuiscono a descrivere un contesto di degrado: sono tre i casi di violenza sessuale su minore scoperti nel Comune della provincia di Napoli, tra quello di Fortuna, della dodicenne e di quest’ultima bambina di tre anni. Ma c’è anche un’altra morte ancora avvolta dal mistero. Un anno prima che la bambina di sei anni precipitasse da quel palazzo, morì in circostanze simili il piccolo Antonio, tre anni, fratellino della migliore amica di Fortuna. Precipitò da un balcone della sua abitazione, al settimo piano dell’isolato 3, lo stesso dove abitava la bambina, la sera del 27 aprile 2013.
    Napoli, violenza sessuale su bimba di tre anni: arrestati i genitori. Ombre sul quartiere: lì morì Fortuna Loffredo, 6 anni - Il Fatto Quotidiano

    Sparatoria nel Cremonese
    33enne arrestato a Brindisi
    CREMONA – Un brindisino di 33 anni, Davide Gianfreda, è stato arrestato in base a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Cremona, per concorso in lesioni personali aggravate, minaccia e detenzione illegale e porto abusivo di armi. I fatti sono accaduti a Casalmaggiore (Cremona) il 20 settembre scorso.
    L'arresto è stato eseguito dai carabinieri della compagnia di Brindisi ed è collegato ad una sparatoria di domenica 20 settembre scorso in via Carducci a Casalmaggiore che portò al ferimento di un 23enne, R.S., già coinvolto in vicende di droga, mentre si accingeva a imboccare le scale di un condominio.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Puglia, la criminalità
    uccide i cani da tartufo
    di GIUSEPPE ARMENISE
    BARI - Vere e proprie organizzazioni criminali, che piovono in Puglia dalle regioni dove i controlli sono più stringenti e sono disposte a uccidere pur di guadagnarsi il monopolio del mercato dei tartufi. È quanto accade da qualche tempo nelle aree boscate della regione dove la riforestazione voluta negli anni ‘70 ha portato con sé anche una proliferazione di tartufo anche di una certa qualità tra specie «Bianchetto» nelle zone riforestate a conifere e «Scorzone» in quelle a latifoglie come le querce. Ad attirare l’attenzione della criminalità il volume d’affari che gira intorno al prezioso fungo.
    La settimana scorsa, giusto per avere un termine di riferimento, in Puglia è stato aggiudicato un pezzo da mezzo chilo a duemila euro. E pensare che non siamo nelle Langhe o in Toscana, patrie del tartufo. Qui da noi, il prezzo lo batte il mercato di Policoro. Si parte comunque da una base di 200 o anche 300 euro a chilogrammo in base alla qualità. Maggiore è la pezzatura del singolo tartufo, maggiore è la valutazione sul mercato.
    Quelle che piovono dalla Campania ma ancora di più dal Lazio, dalla zona di Frosinone, sono bande disposte a tutto, anche a eliminare la principale (e indispensabile) «bussola» di qualsiasi tartufaio, ovvero i cani. Cani speciali (il «Lagotto» è il più quotato), con un super olfatto, che a loro volta costituiscono un investimento pesante, perché un esemplare da tartufo costa anche un paio di decine di migliaia di euro. Cani che sono adescati con polpette avvelenate rivestite di maionese o con wurstel ripieni di chiodi che si infiggono nella bocca dei poveri animali, provocandone il soffocamento. È già successo più di una volta.
    I tartufai «legali» protestano e chiedono che siano fatti più controlli per evitare a queste orde criminali di compiere tali efferati delitti. Di controlli abbisogna adesso anche il parco nazionale dell’Alta Murgia che da domani comincerà a ricevere le domande per le autorizzazioni previste dalla nuova legge regionale in materia. I controlli sarebbero necessari a difesa della tutela degli ecosistemi messi a repentaglio dalle modalità poco corrette utilizzate per la raccolta effettuata per la maggior parte con piccole zappe, ma senza mai poi provvedere a ricoprire la fossetta dalla quale si estrae il tartufo.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Droga dal Nord Europa
    arresti nel Brindisino
    Coinvolta nonna 80enne
    BRINDISI – C'è anche una 'nonnina' di 80 anni tra gli indagati per spaccio di ingenti quantitativi di droga proveniente dal Nord Europa e diretta al territorio brindisino. Nella sua abitazione stamane i carabinieri hanno trovato armi, tra cui una mitraglietta Skorpion e un fucile che, per quanto emerso, l'anziana era in grado di smontare: le armi erano nascoste nel materasso del divano letto.
    La misura cautelare è stata disposta nei confronti di 15 persone, ma una è sfuggita alla cattura; in tutto sono 17 gli indagati. Nel corso dell'attività investigativa coordinata dal pm di Brindisi Valeria Farina Valaori sono state sequestrate anche diverse somme in danaro: una in particolare, composta da contanti per 403mila euro, era nascosta in un pollaio.
    Per quanto emerso, lo smistamento di grosse partite di cocaina e hascisc veniva gestita da alcune coppie di Oria, Torchiarolo, Mesagne e Torre Santa Susanna. Veniva utilizzata anche una pressa per la cocaina e una macchinetta conta-soldi per le banconote.
    Nel corso dell'inchiesta, avviata nel marzo scorso, è stato anche appurato che un ragazzino appena 14enne aveva aiutato i familiari a disfarsi della sostanza dopo il primo ingente sequestro di 40 chili di cocaina che risale all'agosto scorso. Numerosi i viaggi verso la Germania e l'Olanda monitorati dai carabinieri che hanno proceduto con intercettazioni telefoniche e ambientali: quattro i sequestri eseguiti durante l'attività investigativa. La cocaina veniva acquistata al prezzo di 36.000 euro al chilo e rivenduta a prezzi anche 20 volte superiori; la droga veniva nascosta nel Salento in muretti a secco per essere poi prelevata dai pusher di zona.
    Droga dal Nord Europa arresti nel Brindisino Donne gestivano il traffico | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Uccisa per uno sgarro e data alle fiamme: padre e figlia fermati per l'omicidio di Sant'Antimo
    Maria Migliore
    di Giuseppe Crimaldi
    È stata uccisa dopo un regolamento di conti legato al mondo della droga. Ammazzata a pistolettate e poi data alle fiamme. Un giallo che è durato qualche ora, risolto poi dalla procura di Napoli nord, guidata dal magistrato Francesco Greco, quando questa mattina è stato trovato il corpo carbonizzato di Maria Migliore, 30 anni, di Atina, in provincia di Frosinone, all'interno di una Fiat Doblò, andata a fuoco nella notte a Sant'Antimo, in via Toriello Separiello, una strada di periferia.
    Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Giugliano e i vigili del fuoco. Dopo aver identificato la vittima e sentito, un pregiudicato originario di Sant'Antimo, i militari hanno scoperto che l'omicidio è maturato per ritorsione nell'ambito di vicende legate allo spaccio di droga. Una partita non pagata o l'allargamento della donna in zone non sue tra le ipotesi più probabili.
    I militari hanno metto in stato di fermi, perché indiziati di delitto, un uomo e sua figlia, accusati di omicidio in concorso tra loro. Il fidanzato di quest'ultima, invece, è stato soltanto denunciato per distruzione di cadavere. Si è appurato che la vittima ieri sera si è recata a casa dell'assassino, F.R., 44 anni, di Sant'Antimo. Poi, l'uomo, insieme alla figlia, M.G.R., 23 anni, si è messo in auto insieme a Maria Migliore. Qui la donna sarebbe stata uccisa. Poi la 23enne ha chiamato il fidanzato, G.G., di 21 anni, per aiutarla a nascondere il cadavere. I tre hanno quindi dato fuoco alla vettura con il cadavere di Maria ancora dentro. Gli interrogatori delle prossime orechiariranno ancora meglio i contorni della vicenda.
    Uccisa per uno sgarro e data alle fiamme: padre e figlia fermati per l'omicidio di Sant'Antimo | Foto | Il Mattino

    Immigrati clandestini in Italia con matrimoni fittizi e documenti falsi: 10 arresti in Campania
    Matrimoni 'fittizi' tra italiani e stranieri per consentire a questi ultimi, dietro pagamento di somme di denaro, la permanenza regolare in Italia. Circa 20 casi sono stati scoperti nell'ambito di un'indagine della Procura di Napoli Nord che ha permesso di disarticolare due sodalizi criminali, uno formato da cittadini ucraini e un altro da italiani, con elementi di collegamento tra loro: entrambi infatti traevano profitto dalla condizione di illegalità di cittadini extracomunitari, provenienti principalmente dall'Iran, dalla Nigeria e dall'Ucraina.
    L'indagine ha portato all'esecuzione, da parte dei Carabinieri della compagnia di Marcianise e della stazione di Gricignano di Aversa di un'ordinanza cautelare emessa nei confronti di 10 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, falsità in atti, truffa aggravata ai danni dello Stato, estorsione e ricettazione. Gli investigatori hanno individuato un gruppo di cittadini ucraini, operanti nel territorio dell'agro aversano, dediti alle estorsioni e alla produzione di documenti falsi finalizzati a consentire la circolazione di autoveicoli italiani radiati dai registri della motorizzazione ai fini dell'esportazione all'estero.
    Le auto venivano munite di targhe e documenti stranieri falsi e potevano così circolare anche in elusione degli obblighi tributari ed assicurativi.
    Le indagini hanno anche permesso di raccogliere elementi circa l'esistenza di un'ulteriore associazione per delinquere, formata da italiani, dedita al favoreggiamento dell'ingresso e della permanenza in Italia di cittadini stranieri. Nello specifico sono stati ricostruiti circa 20 matrimoni «fittizi», celebrati nei comuni di Giugliano in Campania, di Pozzuoli, di Napoli e di Quarto, tra stranieri e italiani. Nel corso dell'attività investigativa è emerso, inoltre, che l'associazione per delinquere composta da cittadini italiani favoriva l'ingresso in Italia di cittadini extracomunitari provenienti dall'Iran, che, prelevati dalla Turchia e muniti di falsi documenti realizzati in Italia, venivano accompagnati nel territorio nazionale.
    Immigrati clandestini in Italia con matrimoni fittizi e documenti falsi: 10 arresti in Campania | Video | Il Mattino

    «Gettonopoli», a Messina indagati
    23 consiglieri comunali su 40
    Per dodici di loro emessa la misura cautelare dell’obbligo di firma. I politici attestavano una falsa partecipazione alle riunioni delle commissioni consiliari
    di Gianluca Rossellini
    MESSINA - Oltre la metà dei consiglieri comunali di Messina, 23 su 40, sono indagati nell’ambito di un’inchiesta ribattezzata «Gettonopoli», sulle false attestazioni di partecipazione alle riunioni consiliari. Sono ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati continuati di truffa aggravata, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d’ufficio.
    La truffa
    Ciascun consigliere comunale è componente di almeno sei commissioni ed ognuno, in teoria, potrebbe raggiungere il massimo di 24 presenze mensili. In realtà i politici tendevano a massimizzare i gettoni di presenza utilizzando vari sotterfugi per comprovare la propria partecipazione alle sedute delle commissioni consiliari permanenti. Nel dicembre del 2013 l’indennità mensile massima è aumentata a 2.184 euro, raggiungibile con un minimo di 39 presenze mensili. Dal dicembre 2013 quasi tutti i consiglieri comunali avevano raggiunto la soglia minima delle 39 presenze sia attraverso le commissioni, sia apponendo la sottoscrizione in sostituzione del capo gruppo, frutto di un preventivo accordo tra delegante e delegato per massimizzare la fruizione dei gettoni di presenza.
    Le indagini
    L’attività della Digos nel mese di novembre e dicembre 2014 e gennaio 2015, ha consentito di accertare una discrasia tra la situazione risultante dai verbali e quella reale. Le indagini hanno confermato che alcuni consiglieri comunali cercavano ad ogni costo di raggiungere il massimo dei gettoni di presenza e che la firma apposta nei verbali di adunanza rappresentava solo un modo per percepire l’indennità.
    Intercettazioni
    Nelle intercettazioni alcuni di loro sottolineano: «Gliel’ho spiegato non si pesa su questo, compare, io lo voglio il coso, devo raggiungere 40 presenze...non va pesato sul gettone di presenza il lavoro, non è il gettone di presenza, non è la commissione, perché nella commissione non fai un c…». Un altro rimarca: «...il gettone diventa un modo per avere l’indennità che ci vuoi fare…me la devi riconoscere… è fatto così ma io la devo avere l’indennità».
    Nel corso delle indagini tra l’altro è emerso che vari consiglieri comunali, in virtù di un mutuo accordo, firmavano in sostituzione di un consigliere dello stesso gruppo o del capo gruppo, senza essere muniti di delega scritta da parte del delegante: «...io spesso e volentieri mi sostituisco con la ...tanto non c’è mai e sostituisco lei perché tanto quella c’è poco, c’è soltanto alle 8 e mezza… Oppure…il Capogruppo quando riesco» . Un altro dice chiaramente: «…io voglio questa c… d’indennità! A me di fare le commissioni non me ne f… niente, io voglio l’indennità…».
    «Gettonopoli», a Messina indagati 23 consiglieri comunali su 40 - CorrieredelMezzogiorno.it

    Lazio, inchiesta sui ticket: 100 milioni rubati
    Un'inchiesta amministrativa sulla sanità del Lazio ha portato allo scandalo dei ticket fantasma. Così operatori dei Cup e aziende sanitarie private frodavano i cittadini e la Regione
    Marco Vassallo
    Molti cittadini infuriati, fatture dei ticket sanitari pagate alla mano, si sono presentati agli sportelli della Regione Lazio. Così è iniziata quella che Carlo Picozza, su La Repubblica, ha definito "Ticketopoli".
    "Milioni di euro intascati a spese del Servizio sanitario regionale e facendo passare i cittadini per evasori. Sono gli elementi di un caso che a Roma e nel resto del Lazio si configura come Ticketopoli. Ingredienti: nome e tessera sanitaria dell'assistito. Al resto, per lucrare sulle esenzioni dal ticket, vere o finte che siano, ci pensa il sistema. Quello criminoso di imprenditori della sanità in convenzione e di qualche operatore infedele dei Cup, i centri pubblici di prenotazione delle prestazioni in ospedali, ambulatori o laboratori Asl. Il meccanismo funzionerebbe così: il cittadino paga di tasca propria una visita o un esame. Per la stessa prestazione, il più delle volte maggiorata e accompagnata da altre mai eseguite, il Servizio sanitario regionale rimborsa per la seconda volta i privati truffaldini che ottengono introiti fino a dieci volte più alti" - prosegue Picozza - "Sarebbero migliaia i casi già accertati" - prosegue l'articolo - "Riempiono decine di faldoni pronti a passare, tra qualche ora, dalla Regione alla procura della Repubblica".
    Sarebbero circa 328mila i casi sospetti. Molti i contribuenti risultati esenti per redditto senza averne il diritto. Si presumo che il gettito, prodotto da un possibile pagamento di queste false esenzioni, potrebbe ammontare a 100 milioni.
    Ma qualcosa di molto grave si nasconde dietro a queste migliaia di prestazione evase. Un meccanismo doloso che va oltre alla volontà dei singoli pazienti. Nomi e cognomi, e come se non bastasse, tessere sanitarie di molti di questi sono stati utilizzati per ottenere guadagni in modo fraudolento. La domanda sorge spontanea, chi avrebbe mai potuto fare tutto ciò? Chi se non cliniche, laboratori e ambulatori privati convenzionati e da operatori dei centri di prenotazione che hanno il compito, in ospedali e Asl, di riscuotere la somma dei ticket. Proprio da queste sono iniziate le indagini, che nel più stretto riserbo hanno rivelato l'astuto e truffaldino meccanismo.
    Il trucco è semplice: il tickert viene ritirato, l'addetto in cassa intasca la somma e storna la fattura. Dopodiché, attribuisce all'ignaro cittadino lo status di "Ticket free", ovvero esente per reddito. Sono caduti sotto osservazione una quindicina dei 2mila addetti nella Regione. Ma tra questi, esiste un'evoluzione, ovviamente più fraudolente. Infatti, la ricognizione amministrativa, ha svelato che alcune cliniche, ambulatori o laboratori convenzionati attribuirebbero al rendiconto da presentare all'Asl altre prestazioni inesistenti oltre a quella davvero eseguita e per cui l'inconsapevole assistito si è presentato. Vi starete in che modo. Semplice, basta apporre sulla certificazione un banael codice (E0) accompagnato da un numero a scelto a piacere tra l'1 e il 4, che indicherrebbe le varie categorie esenti per reddito. Così, è saltato fuori un altro migliaio di casi sotto esame.
    Tutto ciò è solo all'inizio, presto, dopo le verifiche amministrative, inizierà l'indagine penale che interesserà il 2009 e il 2010. Intanto, trapelano alcuni ospedali privati, che secondo le segnalazione dei cittadini si sarebbero macchiati le mani con questa frode: l'Israelitico e centri minori, soprattutto ambulatori, da Panigea a RcR, da Analisys a Marilab.
    Lazio, inchiesta sui ticket: 100 milioni rubati - IlGiornale.it


  3. #473
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    Predefinito Re: Terryes

    MODICA, IN SICILIA IL ?MOVIMENTO PER LA LIBERTÀ? E L?AUTONOMIA SICILIANA - Rischio Calcolato

    A loro l'indipendenza non interessa.
    Chiamali scemi!
    Gli scemi abitano solo sopra una certa linea e fino alle Alpi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #474
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Morso da un topo accanto a un cassonetto
    di Melina Chiapparino
    È stato morso da un topo mentre si accingeva a gettare i rifiuti nei cassonetti. L'episodio è accaduto nel quartiere Ponticelli, dove un 20enne è stato morso da un topo che lo ha ferito alla mano sinistra, balzando fuori da uno dei recipienti destinati al deposito di immondizia. Il giovane, come ogni sera, si era avvicinato ai cassonetti e senza avere il tempo di realizzare cosa stesse accadendo si è ritrovato il ratto addosso ma l'animale non si è limitato a camminargli sul braccio e lo ha aggredito procurandogli diverse escoriazioni sul dorso della mano.
    L'uomo morso dal topo è stato giudicato guaribile con una prognosi di sette giorni e ha avuto bisogno di un particolare protocollo sanitario che, oltre a trattamenti clinici, prevede la segnalazione dell'accaduto al servizio ecologia dell'Asl così come hanno fatto i sanitari del Loreto Mare che lo hanno assistito.
    Morso da un topo accanto a un cassonetto | Il Mattino

    Violenze sessuali su una bimba di soli otto anni, il bruto torna in cella
    di Paolo Panaro
    Violenze sessuali su una bimba di appena otto anni, il bruto torna in cella. Arrestato Salvatore Cardone, 46enne pregiudicato di Montecorvino Rovella. L'arresto è stato eseguito ieri sera dai carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretti dal capitano Erich Fasolino. Il pregiudicato era stato affidato in prova ai servizi sociali del Comune di Montecorvino Rovella dopo la condanna per aver consumato atti sessuali con una minorenne di appena 8 anni nel 2008 ma ha violato il provvedimento. Cardone dopo l'arresto è stato trasferito al carcere di Salerno.
    Violenze sessuali su una bimba di soli otto anni, il bruto torna in cella | Il Mattino



    Portano via gli infissi dall'ex scuola, arrestati dai carabinieri: c'è anche un 15enne
    di Pierluigi Benvenuti
    CASERTA - Si erano introdotti nei locali dell'ex istituto tecnico professionale «Leonardo da Vinci» di Mondragone, nel pieno centro della città di proprietà di una società di San Sebastiano al Vesuvio, abbandonato da tempo. E stavano asportando gli infissi in alluminio ed in pvc da finestre e porte dello stabile. Una quarantina in tutto, provocando un danno per circa quarantamila euro. Sono stati sorpresi però dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Mondragone, impegnati in un servizio di controllo e di prevenzione sul territorio.
    In manette sono finiti Giovanni Pellegrino, ventotto anni, e un minorenne, E. A., di appena quindici anni, entrambi di Mondragone. Il giovane è stato condotto presso la propria abitazione, in attesa della celebrazione del processo con il rito direttissimo. Il ragazzino invece è stato rinchiuso nel carcere minorile di Napoli. L'accusa è, per entrambi, di furto aggravato.
    Quando i carabinieri sono arrivati nel palazzo di via Vittorio Emanuele, i due ladri avevano già sradicato gli infissi dal muro, forse con l'aiuto di un grosso martello da muratore, e avevano sfilato le lastre di vetro per alleggerire il peso della refurtiva, in modo da facilitarne il successivo trasporto. Il danno arrecato ai proprietari dello stabile, che in passato, per alcuni anni, prima della scuola, ha ospitato gli uffici del comune di Mondragone, è stato quantificato come detto in sessantamila euro. Sono stati sequestrati anche gli attrezzi utilizzati dai due, tra cui degli oggetti da effrazione, cacciaviti ed un martello.
    Portano via gli infissi dall'ex scuola, arrestati dai carabinieri: c'è anche un 15enne | Il Mattino

    Castellammare, presi quattro pusher: tra loro un 17enne e un 14enne
    Ci sono anche un 17enne e un 14enne tra i quattro pusher 14enne arrestati dai carabinieri a Castellammare di Stabia, durante controlli nelle piazze di spaccio della città. Arrestato dai militari - per resistenza a pubblico ufficiale - un acquirente di 21 anni, preso al termine di un inseguimento scattato dopo la compravendita di una dose di crack.
    Sequestrate, complessivamente, 65 dosi cocaina, per complessivi 15 grammi, una di crack, 10 grammi di hashish, 2 confezioni di marijuana, per complessivi 5 grammi, e 250 euro in contanti. La droga era custodita in un calzino nascosto in una cassetta per la posta. Due gli spacciatori maggiorenni, che hanno 32 e 24 anni, ora in attesa di essere giudicati con il rito direttissimo, mentre i minorenni sono stati accompagnati nell'istituto penitenziario minorile di Nisida.
    Presi quattro pusher: tra loro un 17enne e un 14enne | Il Mattino

    In provincia di Napoli. Record di immigrati in un appartamento: denunciati i proprietari
    Sono 74 i cittadini bengalesi abitavano in 6 appartamenti fatiscenti privi dei requisiti minimi di salubrità, proprio a causa del numero spropositato di persone rispetto alle dimensioni degli immobili. Le unità abitative erano 'regolarmente' date in affitto ad alcuni stranieri in regola con le norme sull'immigrazione ma questi 'condividevano' le case affittate a loro nome con altri connazionali, tra i quali 39 senza permesso di soggiorno.
    L'hanno scoperto a San Gennaro Vesuviano i carabinieri della locale stazione nel corso di servizi effettuati per contrastare il favoreggiamento della immigrazione clandestina e perseguire le azioni di coloro i quali senza scrupolo approfittano dello stato di difficoltà in cui vivono i clandestini, costringendoli a condizioni di vita o di lavoro estremamente precarie.
    La proprietaria degli immobili e suo padre sono stati denunciati: si tratta di un pensionato 63enne e di sua figlia 43enne, entrambi della zona, che sebbene a conoscenza della situazione di degrado e illegalità - secondo i carabinieri - per fini di lucro avevano consentito l'utilizzo degli edifici favorendo la permanenza illegale dei clandestini sul territorio italiano. I militari hanno richiesto al sindaco l'emissione di una ordinanza di sgombero per ragioni di igiene e sanità. Nello stesso stabile, al piano seminterrato, c'erano attivi due opifici tessili. I titolari, anch'essi bengalesi, sono stati denunciati per furto di energia elettrica essendosi allacciati abusivamente alla rete pubblica di distribuzione.
    Record di immigrati in un appartamento: denunciati i proprietari | Il Mattino

    Rubano identità a donne per false assunzioni
    Coinvolte 12 imprese
    TARANTO – Una truffa realizzata con false assunzioni di donne per usufruire dei fondi europei, nazionali e regionali per incentivare l’occupazione femminile è stata scoperta a Taranto dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Le persone denunciate sono 15, accusate a vario titolo per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità commessa dal privato in atto pubblico nonchè impiego di denaro di provenienza illecita. I militari hanno eseguito un sequestro preventivo "per equivalente", disposto dal Tribunale, di un locale commerciale, altri beni e disponibilità finanziarie del valore complessivo di 846mila euro.
    Nella truffa sarebbero coinvolte 12 imprese, in particolare imprese di pulizia e bar, costituite fittiziamente da soggetti legati da vincoli di parentela o amicizia con l’ideatore del piano e prevalentemente residenti a Taranto. Il truffatore, originario di Statte, ha confessato. L’uomo provvedeva, per ciascuna delle imprese, a formalizzare assunzioni meramente cartolari di circa 130 donne, tra i 30 ed i 45 anni, nonchè a predisporre falsa documentazione per prestazioni di lavoro mai effettuate.
    Le donne, ascoltate dagli investigatori, hanno dichiarato di non aver percepito stipendio, nè di essere a conoscenza delle assunzioni e che i loro dati personali erano stati illecitamente acquisiti ed utilizzati.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli. Si rivolgevano agli usurai per permettersi vestiti griffati e vacanze: le condanne
    di Viviana Lanza
    Quando le indagini dell’Antimafia alzarono il velo sul giro di usura che si sospettava servisse anche a finanziare il potente clan Mazzarella di San Giovanni a Teduccio, si scoprì che tra le vittime c’erano molte casalinghe, non imprenditori in particolari difficoltà economiche ma gente comune che si rivolgeva agli usurai per concedersi abiti griffati, qualche oggetto di lusso, una vacanza a Ischia o la possibilità di un ricevimento con tanti invitati per la comunione del figlio.
    Si rivolgevano a usurai per permettersi vestiti griffati e vacanze: le condanne | Il Mattino

    Selezioni truffaldine sul web per vigilantes
    Tarantino era la mente
    CASTELLANETA (TARANTO) – Insieme ad altre 6 persone, tutte residenti a Roma, già denunciate nel maggio scorso, avrebbe raggirato centinaia di giovani promettendo assunzioni in una società di Guardie Giurate: per questo un 27enne di Castellaneta (Taranto) è stato arrestato e posto ai domiciliari dalla polizia in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Roma per truffa aggravata in concorso.
    L'organizzazione, con sede nella capitale, avvalendosi di una società del settore della sicurezza che a seguito di vicissitudini economiche aveva cessato la sua attività, attraverso inserzioni su internet aveva pubblicizzato l'assunzione di 1000 Guardie Giurate. Nel corso delle finte selezioni, gli ignari candidati, tutti giovani in cerca di prima occupazione, avevano versato alla società la somma di 35 euro per sostenere ad un costo ridotto la visita medica. Visita fasulla, secondo quanto appurato dagli inquirenti, in quanto veniva fatta da un uomo (denunciato anche per esercizio arbitrario della professione) che non era affatto medico pur presentandosi con camice bianco e stetoscopio.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    «Canzoni neomelodiche come pizzini del boss»: in aula il video di Liberti
    di Dario Sautto
    Ercolano. I messaggi del reggente del clan veicolati attraverso una canzone scritta di suo pugno e poi musicata da un neomelodico di fiducia, con tanto di videoclip interpretato da affiliati veri. Realtà mista a fantasia per riportare i messaggi di Vincenzo Oliviero, alias «papa buono», all'epoca dei fatti (2004) reggente del clan Birra-Iacomino insieme con Giacomo Zeno. Con i boss Giovanni Birra e Stefano Zeno in carcere, ai vertici della cosca camorristica ercolanese salì proprio Oliviero, poi morto in carcere.
    La canzone «'O Capoclan» ha ormai più di dieci anni, ma continua a far parlare di sé: tanto che il video è stato proiettato ieri mattina in un'aula del tribunale di Napoli. Era il giorno del processo per istigazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso che vede imputato anche il neomelodico Nello Liberti, al secolo Aniello Imperato, marittimo di professione che come hobby si esibiva a cerimonie e scriveva canzoni. Tra i brani interpretati, quello che ebbe il maggior «successo» è stata proprio la canzone scritta dal boss Oliviero, un camorrista sui generis, che amava la musica e la utilizzava per comunicare con gli affiliati.
    Il «papa buono» era stato anche il fondatore di Radio Ercolano, emittente radiofonica – poi sequestrata nel 2007 – attraverso la quale i boss detenuti riuscivano a mandare messaggi ai gregari in libertà, durante la sanguinosa faida di camorra tra i Birra-Iacomino e gli Ascione-Papale.
    «Canzoni neomelodiche come pizzini del boss»: in aula il video di Liberti | Il Mattino

    Napoli. Sparatoria in strada: 4 uomini armati, terrore tra i passanti
    di Giuseppe Crimaldi
    Sparatoria per le strade del quartiere Capodimonte. Un vero e proprio raid camorristico, quello andato in scena intorno alle 19, in via Sant'Antonio a Capodimonte. Quattro uomini armati di pistole e a bordo di due moto hanno seminato il terrore esplodendo almeno cinque colpi.
    Qualcuno ha dato l'allarme allertando il 113, e sul posto sono giunte le volanti della polizia. Repertati cinque bossoli di pistola calibro 9x21. Non è escluso che i quattro stessero progettando un agguato.
    Napoli. Sparatoria in strada: 4 uomini armati, terrore tra i passanti | Il Mattino

    Assunzioni, spuntano a Lecce
    le pressioni di sindaci e politici
    LECCE - Assunzioni caldeggiate da sindaci e politici. Fra le 150 pagine dell’informativa redatta dai carabinieri del Nucleo investigativo, un intero capitolo è dedicato solo a quest’argomento.
    Sono cinque le persone sentite a verbale dai militari, che hanno indagato sui rapporti di lavoro presso la società partecipata «Progetto ambiente» negli anni in cui era gestita da Gianluigi Rosafio e dalla moglie Tiziana Scarlino.
    Uno di loro avrebbe dichiarato di essere stato assunto su disposizione di Macculi, come ricompensa per il suo impegno nel corso delle competizioni elettorali del 2009, quanto l’ex presidente dell’Ato Le/2 venne eletto e divenne assessore provinciale all’Ambiente. Sarebbe stato direttamente lui a dirgli di portare i documenti per la sua assunzione. Successivamente, però, lo avrebbe fatto licenziare «con l’intercessione di Fernando Bonocuore», poichè non sarebbe stato più dalla loro parte.
    I militari scrivono che anche diversi sindaci dei comuni ricadenti nella zona dell’Aro6 avrebbero fatto pressioni per far ottenere posti di lavoro a persone di fiducia. Fra le carte compaiono i nomi di tre personaggi politici.
    Tutto, però, sarebbe stato deciso solo dopo il placet di Macculi. La Scarlino ha poi raccontato di aver inviato a lui l’elenco delle persone da assumere o con contratto da rinnovare, per poi attendere sue disposizioni. In una circostanza, l’ex presidente dell’Ato l’avrebbe rimproverata, precisando che tutte le assunzioni dovevano «passare da lui» e non sarebbero potute essere adottate d’iniziativa. A detta della donna, nel periodo elettorale le pressioni per nuove assunzioni sarebbero aumentate.
    Agli atti dell’inchiesta c’è anche la testimonianza di un collaboratore di Rosafio, che sarebbe stato convocato da Macculi al Comune di Botrugno. A suo dire, si sarebbero incontrati in un ripostiglio, dove l’allora sindaco gli avrebbe dettato , secondo un ordine di priorità, i nominativi delle persone da assumere nel più breve tempo possibile.
    «L’assunzione avveniva su indicazione di Gianluigi Rosafio - avrebbe dichiarato un’altra persona sentita a sommarie informazioni - il quale mi forniva direttamente i nominativi e la relativa documentazione per poter avviare la pratica. In alcune circostanze ho ritirato personalmente da Silvano Macculi, incontrandolo presso il suo studio dove mi ero portato per consegnare altra documentazione inerente il servizio, non avendolo trovato presso il comune, la fotocopia del documento di riconoscimento ed il modello C1 di persone che lui diceva dovevano essere assunte. Questo è avvenuto solo nell’estate 2009. In altre circostanze mi ha anche chiesto se le persone da lui indicate erano state assunte o meno».
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Così la Sicilia rifiuta le donazioni private per Selinunte
    di Federica Dato
    Va detto che il fatto di amare solo i denari pubblici e perdere (o castrare che dir si voglia) ogni slancio privato è una predisposizione di quasi tutto l’apparato pubblico. Ecco, qui torna da protagonista Rosario Crocetta: metti l’area archeologica di Selinunte, degna di aspirare, come fa, a essere inserita tra i patrimoni dell’umanità, e metti che ci sia un privato, le Cantine Settesoli per la precisione, che si offre di contribuire alla manutenzione della zona. Metti infine che Vito Varano, presidente dell’azienda, già amministratore delegato per l’Italia della multinazionale americana Procter & Gamble, con alle spalle un ruolo anche in Tod’s, Bulgari, Marcolin e Bialetti, stavolta sta fallendo perché da oltre un anno cerca di dare denaro all’area archelogica ma il Palazzo li “rifiuta”.
    Come segnala il Corriere, gli uffici Siciliani hanno “sentenziato che non si può accettare una sponsorizzazione in mancanza di un regolamento regionale sulle sponsorizzazioni che sarà cura della Regione emanare. Quando, non è dato sapere”. Aggiungi al non-senso burocratico che l’area è rimasta fuori dal piano dei finanziamenti regionali e la questione è servita. Settesoli avrebbe voluto versare cinquantamila euro, ma non solo: l’idea era quella di dare vita a un’operazione di fund raising per raggiungere quota mezzo milione di euro, ma quei soldi i restauri difficilmente li vedranno.
    Un agile passaggio di mano in mano e dopo quasi un anno la pratica viene nuovamente bloccata, cambio del direttore generale (come fosse normale che per donare dei soldi uno si debba sottoporre a iter mostruosi). Ecco, il direttore neo insediato Gaetano Pennino spiega che urge passare da una procedura a evidenza pubblica, oppure “Settesoli può ricorrere a una possibilità gentilmente concessa dalla normativa nazionale sulle sponsorizzazioni, ovvero il versamento di una somma «sottosoglia» per accedere a una procedura semplificata. Quant’è la soglia? Quarantamila euro”. La vicenda si conclude mesi dopo, con il “manca il regolamento regionale”. Una beffa nella beffa, considerando che siamo la terra dei regolamenti.
    Non c’è fine all’assurdo. Ma una spiegazione l’accampiamo: alla Regione Sicilia i soldi piacciono solo se arrivano dal residuo fiscale settentrionale, altrimenti…
    Così la Sicilia rifiuta le donazioni private per Selinunte | L'intraprendente

    Sangue raccolto nei secchi, sotterranei lugubri e rifiuti radioattivi: la sanità del Lazio
    Sotterranei lugubri, sporchi, rifiuti radioattivi lasciati in giro, porte sgangherate, bagni inagibili e barboni che dormono al pronto soccorso fra i malati
    Mary Tagliazucchi
    Sotterranei lugubri, sporchi, rifiuti radioattivi lasciati in giro, porte sgangherate, bagni inagibili e barboni che dormono al pronto soccorso fra i malati.
    È questo che hanno mostrato i 120 scatti fotografici choc degli oltre 2.500, realizzati dalla Uil regionale nel corso dell’anno negli ospedali di Roma e Lazio. Una su tutte è quella che raffigura il sangue di un paziente ricoverato all’Ospedale Santo Spirito, raccolto non in una normale sacca ematologica ma in un secchio qualsiasi. Sì, avete letto bene. Questo perché a detta degli operatori, ad agosto avevano finito le sacche del drenaggio.
    Al San Camillo invece sono le camere operatorie adibite a deposito a far riflettere non quanto i pazienti coperti dai giornali al San Giuseppe di Albano-Genzano. E che dire dell’amianto dilagante al Grassi di Ostia. Per non parlare degli angoli di vero degrado del San Giovanni e San Carlo, o dei vetri sporchi del Cto dove i bicchieri vengono usati per le analisi delle urine, al posto dei contenitori sterili.
    http://www.ilgiornale.it/news/sangue...7057.htmlkomov


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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. «Ossiuri in classe», scolari colpiti: la protesta delle mamme
    di Marisa La Penna
    Epidemia di ossiuri tra i bambini della "Umberto I" di piazza Guglielmo Pepe. E' in corso in queste ore una protesta delle mamme degli allievi. Sarebbero almeno una trentina i bambini colpiti dal parassita, che - è bene chiarirlo subito - è una delle infezioni da vermi più comuni.
    Le uova di ossiuri sono diffuse direttamente da persona a persona. Possono anche essere diffuse toccando materiale infetto, cibo o altri oggetti contaminati.
    Un medico della Asl sta spiegando come evitare il contagio e cosa fare nel caso in cui il bambino venga colpito dalla parassitosi.
    «Ossiuri in classe», scolari colpiti: la protesta delle mamme | Il Mattino

    Biglietti falsi per il concerto di Tiziano Ferro, ressa e indagini al Palasele
    di Francesco Faenza
    EBOLI - Sono circa cinquanta le persone che hanno fatto pressioni ai cancelli del Palasele per potere entrare ed assistere al concerto di Tiziano Ferro. Biglietti alla mano, chiedono di entrare. Ma i biglietti risultano falsi. I bagarini all'esterno del Palasele hanno fatto affari d'oro. La guardia di finanza indaga.
    Biglietti falsi per il concerto di Tiziano Ferro, ressa e indagini al Palasele | Il Mattino

    Tassista abusivo, senza assicurazione e licenza beccato con turista a bordo: auto sequestrata e patente ritirata
    Stava trasportando, nel suo taxi, un turista straniero, malgrado fosse sprovvisto di licenza e polizza assicurativa per la vettura: un tassista abusivo è stato scoperto e multato dalla Polizia Turistica sul lungomare di Napoli.
    Le forze dell'ordine gli hanno ritirato la patente e sequestrato la vettura. Il taxi abusivo sembrava regolare, con tanto di scritta sul tettuccio e di tassametro. Controllati e verbalizzati altri taxi adibiti al servizio di piazza che poi sono stati anche segnalati all'ufficio.
    Finto tassista senza licenza e assicurazione: sequestrate auto e patente | Il Mattino

    Ricoverato a Pozzuoli dopo lite con il cugino, al Cardarelli gli trovano conficcato un proiettile in testa
    Alessandro Napolitano
    GIUGLIANO. È arrivato in ospedale ferito alla testa, dopo l'ennesima lite con il cugino. I medici dell'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli hanno creduto inizialmente trattarsi di una lesione provocata da un corpo contundente. Ma soltanto in un secondo momento, trasferito al Cardarelli, si è scoperto che quella ferita era stata provocata da un colpo di pistola. Nel cranio, infatti, gli hanno trovato conficcata un'ogiva.
    È quanto accaduto ad un imprenditore di 29 anni - ora ricoverato in gravi condizioni e in prognosi riservata - dopo un pesante litigio con il cugino di 21 anni, Gaetano Marrandino. Quest'ultimo è stato quindi sottoposto a fermo di polizia con l'accusa di tentato omicidio, nonchè di ricettazione e detenzione abusiva di arma comune da sparo e danneggiamento. Le indagini sono state condotte dal commissariato di Pozzuoli, guidato dal vicequestore Pasquale Toscano.
    Ricoverato dopo lite con il cugino gli trovano un proiettile nella testa | Il Mattino

    Bus Sita perde una ruota, paura per gli studenti a bordo
    di Diletta Turco
    SALERNO - Momenti di panico questo pomeriggio su un autobus della Sita Sud che, dall’università, portava gli studenti a casa. Intorno alla 17, subito dopo l’uscita di Lancusi in direzione Salerno, dal mezzo si è staccata una delle due ruote posteriori. Il conducente si era accorto poco prima del distacco che il mezzo iniziava a tremare, per poi vedere, dal suo specchietto, la ruota che superava il bus stesso scivolando sull’asfalto. Il mezzo della Sita Sud non ha perso l’equilibrio e il conducente è riuscito ad accostare a destra.
    Sceso dal pullman, l’uomo ha rincorso la ruota per qualche centinaio di metri, fermando anche il traffico veicolare. Alcuni automobilisti di passaggio si sono fermati per prestare aiuto e la ruota è stata recuperata. I pendolari (era la linea Fisciano-Battipaglia, via Pontecagnano) hanno atteso a bordo del mezzo l’arrivo di un altro bus che li ha portati a casa.
    Bus Sita perde una ruota, paura per gli studenti a bordo | Il Mattino

    Tutti lo credevano avvocato, ma era un truffatore che raggirava gli anziani
    L'avvocato Molinari era in realtà un sessantenne napoletano, specializzato nelle truffe agli anziani. L'uomo è stato arrestato ieri subito dopo aver commesso l'ennesima truffa a Lucca dalla polizia e dai carabinieri di Livorno in collaborazione con i colleghi di Lucca.
    Agenti e militari livornesi erano infatti sulle sue tracce già, quando l'uomo aveva appena consumato una truffa a Livorno, nella zona Ardenza, riuscendo a portare via a un ignaro cittadino circa 2.700 euro. Il modus operandi era sempre lo stesso, ovvero l'uomo con l'aiuto di un complice contattava le vittime scelte con cura tra donne sole o coppie di anziani con figli adulti e, presentandosi come maresciallo dei carabinieri, affermava nel corso di una telefonata concitata che uno dei figli delle vittime aveva avuto un brutto incidente stradale e che per tirarlo fuori dai guai era necessario sborsare un'ingente somma di denaro in contante. Il sedicente maresciallo concludeva dicendo che avrebbe mandato in casa delle vittime un avvocato a ritirare la somma necessaria a salvare il figlio della vittima.
    Dopo pochi minuti si presentava il falso avvocato Molinari che con l'abilità oratoria del truffatore navigato, riusciva a farsi consegnare dalle vittime, preoccupatissime per la sorte del figlio, tutto il denaro contante o i monili in oro custoditi in casa, per poi dileguarsi velocemente.
    Tutti lo credevano avvocato, ma era un truffatore che raggirava gli anziani | Il Mattino

    Bari, smarrite le carte di un omicidio del '93
    il processo è da rifare
    BARI – Dopo 22 anni è tutto da rifare, perchè mancano i faldoni delle intercettazioni, il processo per l'omicidio di Michele Molfetta, 38enne ucciso per errore durante una rapina a Bitritto il 18 febbraio 1993: l'uomo entrò in un negozio di giocattoli per acquistare un regalo alla figlioletta di 4 anni che portava in braccio. Fu bersaglio di una serie di colpi e anche la bimba rimase ferita.
    Il gup di Bari ha restituito gli atti alla Procura perchè integri il fascicolo con le carte mancanti, con il rischio che il reato si prescriva prima di poter arrivare a sentenza. Del delitto sono accusati il boss pentito Antonio Di Cosola (a cui tempo fa ha rivolto un appello la moglie della vittima) insieme con Antonio Lombardi, Cosimo Di Cosola e altre due persone la cui posizione, peraltro, è stata solo oggi stralciata perchè all’epoca dell’omicidio erano minorenni.
    Nel procedimento per l’uccisione di Molfetta sono contestati anche altri due omicidi, quello di Angelo Di Benedetto (ucciso a Valenzano il 2 giugno 1996) e quello di Michele Scannicchio (ucciso a Carbonara il 21 maggio 1997), oltre a tentati omicidi, ferimenti, porto e detenzione illegale di armi, tra cui anche una bomba a mano di fabbricazione britannica risalente alla seconda guerra mondiale sequestrata a Cassano delle Murge nel febbraio 1998, due rapine aggravate e un sequestro di persona sotto minaccia di un’ascia.
    "Sono cose antipatiche e gravi che non devono accadere". Così il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, ha commentato la vicenda. "La sparizione del fascicolo – ha spiegato Volpe – non è sicuramente un fatto degli ultimi tempi. Del resto siamo in una situazione logistica assolutamente inadeguata, basta girare nei corridoi della Procura – ha detto – per rendersi conto dello stato in cui si trovano i fascicoli".
    Bari, sparito un fascicolo di omidicio di 22 anni fa giudice restituisce gli atti | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    L'allarme: «A Bari paga il pizzo il 60% dei commercianti»
    BARI - «Emergono sempre più spesso giovani criminali di 20 o 19 anni, facce da bambino che hanno alle spalle tantissime rapine». Il Questore Antonio De Iesu lancia l’allarme in Prefettura dinanzi ad una platea composta da addetti ai lavori ma anche da numerosi commercianti.
    Sul «pizzo», il dato nazionale dice che «il 21% dei commercianti italiani è taglieggiato; in Puglia è del 50%, a Bari siamo al 60%. Un dato inquietante, grave», dice senza mezzi termini De Iesu. «Si assiste ad un notevole aumento dei reati predatori, con una netta recrudescenza delle rapine a supermercati e tabaccherie». La considerazione di De Iesu è inquietante: «Sono considerati come bancomat ma per poche centinaia di euro si può uccidere».
    Il questore racconta un episodio. Alcuni mesi fa agenti della polizia si sono appostati per 20 giorni all’esterno di un supermercato che era già stato rapinato. «Avevano già previsto una nuova rapina in quella stessa attività». La rapina si verificò. «I miei uomini ebbero un conflitto a fuoco ed uno dei rapinatori rimase ferito. Siamo rimasti colpiti dalla tracotanza, arroganza e disinvoltura». Poco prima gli stessi rapinatori avevano tentato di fare un colpo in una tabaccheria adiacente. «Spero che siano ancora in galera», sottolinea De Iesu.
    Questore: «A Bari paga il pizzo il 60% dei commercianti» | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Choc a Portici. Muore durante un prelievo di sangue in laboratorio: indaga la polizia
    di Maurizio Capozzo
    PORTICI. È morto mentre si apprestava ad avere un prelievo del sangue per un accertamento di routine. M.A. 70 anni, titolare di un noto negozio di arredamenti nel centro commerciale, ha perso la vita questa mattina all'interno di un laboratorio di analisi convenzionato nel centro cittadino.
    Secondo una prima ricostruzione dei fatti operata dagli agenti del commissariato di polizia di via Salute, diretti dal primo dirigente Claudio Cappellieri, il commerciante, che non aveva problemi di salute conclamati, si era recato nel centro diagnostico per un prelievo.
    Al momento non è chiaro se il prelievo fosse già stato ultimato o fosse ancora in corso, sta di fatto che l'uomo ha avvertito un malore che non gli ha lasciato scampo.
    Il pm ha disposto l'autopsia mentre gli inquirenti hanno proceduto al sequestro della documentazione sanitaria del commerciante.*
    Muore durante un prelievo di sangue in laboratorio: indaga la polizia | Il Mattino

    Gettoni di presenza, altri consiglieri indagati a Messina: ora sono 29 su 40
    Accusati di aver illegittimamente intascato gettoni di presenza nelle commissioni consiliari permanenti
    MESSINA. Salgono a 29 i consiglieri comunali di Messina indagati per aver illegittimamente intascato gettoni di presenza nelle commissioni consiliari permanenti. Il numero rappresenta il 70% dell'assemblea, composta da 40 consiglieri.
    Nell'ordinanza si legge che «la condotta dei consiglieri appare di particolare disvalore se si considera che ha inciso sulle già dissestate casse del Comune, rispetto alle quali i consiglieri coinvolti non hanno avuto alcuna remora, essendo mossi dall'unico intento di intercettare gettoni, in mancanza dell'indennità di funzione. Da ciò traspare una spregiudicatezza e una non comune inclinazione a delinquere di tutti gli indagati».
    Gettoni di presenza, altri consiglieri indagati a Messina: ora sono 29 su 40 - Giornale di Sicilia

    La «Dama Nera» dell’Anas
    «Soldi anche per una gara sui lavori stradali a Potenza»
    ROMA – "Non c'è un imprenditore che non possa dire che non ha pagato per avere l’aggiudicazione di una gara". È l'ammissione fatta da Antonella Accroglianò, la "Dama Nera" dell’Anas ritenuta dalla procura di Roma il capo e promotore indiscusso del giro di tangenti legato agli appalti del gestore della rete stradale e autostradale italiana.
    Interrogata il 3 novembre scorso, la donna ha riconosciuto le proprie responsabilità: "Ammetto – si legge nel verbale redatto davanti ai pm Francesca Loy e Sabina Calabretta – gli addebiti per i fatti indicati nell’ordinanza cautelare". "Il Gruppo Tecnis (al quale è legata una tangente da 150 mila euro, ndr) ha vinto molte gare, con ribassi tante volte pilotati e indotti - dichiara Accroglianò – io trattavo con diverse persone di Tecnis, ma le decisioni venivano prese dal titolare Mimmo Costanzo, mentre l’esecutore era il socio Concetto Bosco. Loro avevano relazioni importanti in Anas, con i vertici".
    "Io so che Tecnis – aggiunge la Dama Nera – è stata supportata anche dall’onorevole Meduri (agli arresti domiciliari ndr) e la Tecnis era molto introdotta in Anas. I soldi di cui si parla nelle telefonate con De Grossi erano per una gara di Potenza, dove De Grossi era il presidente di commissione, gara effettuata a fine dicembre 2014; erano lavori stradali per importi di circa 15 milioni di euro".
    Accroglianò parla poi dei suoi rapporti con l’ex sottosegretario Meduri: "L'ho conosciuto circa una decina di anni fa. Anche la conoscenza tra Meduri e Ciucci (ex presidente Anas, ndr) risale a quegli anni. Un pò perchè eravamo entrambi calabresi Meduri si è appoggiato a me. Preciso però che io non ho mai incontrato imprenditori con Meduri, e con lui non abbiamo mai parlato di soldi. Lui forse incontrava i rappresentanti di Tecnis per suo conto, ma mai con me. Meduri non ha mai saputo che vi erano dazioni di denaro tra me e Tecnis. Il punto di riferimento di Meduri all’Anas era Ciucci. Non ero io".
    Concludendo sull'ex sottosegretario, la dirigente Anas aggiunge: "Non sono a conoscenza se ci siano stati passaggi di denaro tra lui e gli imprenditori di Tecnis, ma lui otteneva dei favori in cambio della sua assidua presenza in Anas, infatti aveva ottenuto la assunzione della nuora nella società Quadrilatero, società partecipata di Anas. Io non ho assistito a consegne di denaro dalla Tecnis, ma so che Meduri aveva procurato un incontro a Costanzo con il ministro Delrio a Palermo e so che si sono incontrati a Palermo".
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Un Mediterraneo di plastica, Campania maglia nera nel dossier di Legambiente
    Un mare magnum di plastica e spazzatura. È questo il destino a cui rischia di andare incontro il Mar Mediterraneo, ecosistema prezioso messo a rischio dal marine litter: i rifiuti galleggianti, quelli adagiati su spiagge e fondali o quelli diventati tanti minuscoli e invisibili frammenti. Tra i casi limite, come dimostrano le tabelle pubblicate sul sito di Legambiente, c'è la costa campana tra Mondragone e Acciaroli dove i dati mostrano una densità record di 75 rifiuti al Kmq.
    Dei 2597 rifiuti galleggianti monitorati da Goletta Verde ben il 95% è costituito da plastica, soprattutto teli (39%) e buste di plastica, intere e frammentante(17%), concentrate soprattutto nel Mar Adriatico (dove se ne contano 5 ogni kmq). Seguono cassette di polistirolo e frammenti (7%), bottiglie di plastica(6%), reti e lenze (5%), stoviglie di plastica (2%).
    Il restante 5% dei rifiuti marini è costituito da carta (54%), legno manufatto (21%), metalli (12%), gomma (6%), tessili (4%) e vetro (3%). Il mare più denso di rifiuti galleggianti è il Tirreno centrale con 51 rifiuti/kmq, seguito dal mar Adriatico meridionale con 34 e Ionio con 33. Inoltre, grazie a un protocollo d'intesa tra Ispra e Legambiente, è stato condotto, nell'estate 2015, anche il primo studio preliminare sulla presenza di microplastiche negli arcipelaghi italiani: sei le isole campionate.
    Il picco massimo è stato registrato a largo dell’isola di Ischia, dove sono state rilevate 528 microparticelle di plastica per 1000 metri cubi di acqua.
    Un Mediterraneo di plastica, Campania maglia nera nel dossier di Legambiente | Il Mattino

    Bitonto, mala scatenata
    terza sparatoria in strada
    ENRICA D'ACCIOO'
    BITONTO (BARI) -Tre ogive per terra, un nuovo drammatico show di malavita in strada. Ieri sera, poco dopo le 22 le pistole hanno sparato ancora, in via Raffaele Gomez, fra la Villa comunale e la Basilica dei Santi Medici (distante circa 50 metri), all'altezza del civico 2 sotto i portici del complesso di case popolari, nota piazza di spaccio e residenza di facce note e meno note della criminalità cittadina.
    I Carabinieri sono giunti dopo la segnalazione di alcuni residenti che hanno riferito di alcuni colpi di pistola. Nel cortile interno, i militari hanno recuperato tre ogive. Nel frattempo sul posto sono arrivati gli uomini del Commissariato di Polizia e subito dopo la Scientifica da Bari e una unità cinofila con cani-poliziotto.
    Le indagini sono partite al buio perché in strada il sistema di pubblica illuminazione era fuori uso, mentre dai balconi decine di famiglie assistevano ai rilievi sul luogo. Emergono intanto nuovi particolari sull'operazione che ha portato all'arresto di Giuseppe Rocco Cassano, 37enne bitontino, sorvegliato speciale, e alla denuncia di diverse altre facce note della criminalità locale. Era in corso un summit, presieduto direttamente dal boss armato, in un terreno incolto poco lontano da uno dei centri nevralgici per le attività criminali cittadine.
    Gli uomini della Polizia di Stato, coordinati dal dirigente Marcello Stefanizzi, hanno infatti interrotto il rendez-vous, in corso in una radura, poco lontana da casa di Cassano. Il 37enne aveva nei pantaloni una mitraglietta K1 Scorpion, di fabbricazione ceca, con relativo munizionamento: un caricatore rifornito di 18 cartucce, calibro 7.65, e un colpo in canna. Insieme a lui, diversi pregiudicati locali, poi denunciati. Cassano, trasferito in carcere a Bari, dovrà rispondere di detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina.
    Il quadro d’indagine ormai è chiaro: gli uomini, originariamente conglobati nel medesimo gruppo criminale «Conte-Cassano» sarebbero ormai in rotta. Di qui, la prima sventagliata di colpi, in via Berlinguer, il 29 luglio, poi la risposta, in via Saracino, il 17 agosto, e la contro-risposta, il giorno successivo, in via Carlo Rosa. Sabato 22 agosto, il primo, massiccio intervento delle forze dell’ordine, con un blitz coordinato dalla Questura, a cui hanno preso parte anche i Carabinieri e i militari della Guardia di finanza. Ma ieri sera ancora spari.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Vigili a Napoli, le pazze scuse per non fare contravvenzioni
    Da chi non può guidare l'auto di servizio (ma quella privata sì) a chi non può stare in mezzo al traffico (ma neppure in ufficio)
    Nino Materi
    Il comandate dei vigili urbani di Napoli non può che chiamarsi Ciro Esposito. Un po' come se il suo omologo di Milano rispondesse al nome di Ambrogio Brambilla.
    Citiamo i dati pubblicati ieri dal Mattino di Napoli che è uscito in prima pagina con il seguente titolo: «I vigili con il certificato per imboscarsi». Il pezzo, firmato da Paolo Barbuto, è uno spasso. Roba da io speriamo che me la cavo (a non far multe...).
    Il lead dell'articolo è tutto un programma: «Napoli è una città difficile, governarla con 1761 vigili è un'impresa; se poi ce ne sono 519 che hanno limitazioni nel lavoro in strada o possono svolgere solo servizio in ufficio, perché glielo ha detto il dottore, beh, allora diventa tutto più difficile. A meno che...». E qui si comincia a ridere: «Nei faldoni del comando sono custoditi certificati medici che sembrano usciti da un film comico. C'è ad esempio, il vigile che può prestare solo servizio interno, senza uscire dalle mura dell'ufficio, però allo stesso tempo può stare solo pochi minuti al giorno davanti al computer e non può nemmeno rispondere al telefono del centralino: quale sarà la patologia che ti vieta di alzare la cornetta?
    C'è, poi, quell'altro vigile al quale è stato prescritto il divieto di sedersi alla guida di un'auto della polizia municipale; qui c'è una sottigliezza perché quel vigile la sua automobile personale può guidarla a piacimento, è proprio quella con la scritta polizia municipale che gli è vietata: che malattia avrà?
    C'è, ancora, quell'altro agente al quale non solo è vietato guidare l'auto dei vigili, ma non può nemmeno viaggiare come passeggero, niente di niente. Si arriva, addirittura, al caso limite del poliziotto municipale al quale viene revocato il permesso di tenere la pistola e per il quale viene chiesto di evitare il contatto con il pubblico: ma una persona con queste caratteristiche può realmente fare il vigile?».
    Ma ora il colonnello Ciro Esposito ha deciso di vederci chiaro. Non solo mettendosi gli occhiali, ma soprattutto disponendo un'ispezione nell'ufficio che scrive i certificati dei vigili. Obiettivo (utopistico?): scoprire se le tante - troppe - «limitazioni» concesse ai suoi agenti sono davvero giustificate o frutto di qualche - diciamo così - «esagerazione».
    Sul punto l'anno scorso Panorama svolse un'inchiesta, rivelando una serie di «anomalie». La conclusione fu: «Napoli, capitale mondiale del traffico stradale piu creativo e caotico. Solo un vigile urbano su 5 è impegnato in strada. Su oltre 2 mila titolari in totale, con uno stipendio in media di 38 mila euro lordi all'anno, quelli veramente attivi sono meno di 400». Colpa anche di un esercito di sindacalisti, di troppi «inidonei al servizio» e di una marea, appunto, di imboscati. Un esempio emblematico. Nella scorsa Pasquetta soltanto in 178 hanno risposto «presente» (idem fecero anche i loro colleghi della Capitale).
    Intanto un dossier sui permessi facili è stato trasmesso alla Procura, la quale - fanno sapere da Palazzo di giustizia - sta «studiando le carte». Nell'attesa che le «carte» finiscano di essere «studiate», Napoli continua a «funzionare» cosi: i vigili non vigilano e nessuno vigila su di loro.
    Dai sindacati c'è da aspettarsi poca collaborazione. Motivo? Nel 2012 un agente, che eanche dirigente della Cisl, non ha mai lavorato nei weekend, e nel 2013 si econcesso solo 3 sabati di servizio. Un suo collega di un'altra sigla, la Diccap, per 2 anni ha terminato la settimana lavorativa il mercoledì: assente dal giovedi al sabato. Che si fa, conciliamo?
    Vigili a Napoli, le pazze scuse per non fare contravvenzioni - IlGiornale.it

    Giletti querelato per aver detto il vero su Napoli
    Massimo Giletti, il conduttore, si può rimproverare tutto tranne che di non sapere fare egregiamente il proprio mestiere di istigatore e aizzatore
    Vittorio Feltri
    In passato ci siamo già occupati dell'Arena, talk show pomeridiano della domenica, in onda su Raiuno, segnalandone pregi e difetti.
    A Massimo Giletti, il conduttore, si può rimproverare tutto tranne che di non sapere fare egregiamente il proprio mestiere di istigatore e aizzatore. Suole svolgere temi scottanti e ciò rende lo studio incandescente, cosicché gli ascolti schizzano in alto con grande soddisfazione dei responsabili dell'ex monopolio. Siamo costretti dagli eventi a riparlare di questo programma, dopo avere seguito l'ultima puntata, la scorsa domenica.
    A un certo punto Giletti, infervoratosi nella discussione sui macroscopici problemi di alcune metropoli italiane, per esempio la lacunosa nettezza urbana, ha espresso un pensiero su Napoli. Questo (cito testualmente): «Iniziate a fare andare avanti la vostra città, e mettetela a posto perché in vari punti è indecorosa, abbandonata a se stessa. Chi esca dalla stazione centrale trova nei dintorni vicoli pieni di rifiuti, e i cittadini onesti sono sempre in attesa che vengano puliti».
    Cosa c'è di strano o di sbagliato in simile affermazione? Nulla. È arcinoto che molte zone di Napoli - specialmente le meno centrali - sono infrequentabili per l'immondizia straripante. Ci fu un periodo, anni orsono, che cataste di schifezze inamovibili con mezzi ordinari avevano costretto l'amministrazione comunale a chiedere lo stato d'emergenza e l'intervento del governo. Si scatenarono polemiche feroci tra politici di diverso orientamento, i quali si accusavano a vicenda di incompetenza, incapacità, menefreghismo: un autentico scaricabarile. Alla fine, una soluzione (cretina) fu trovata. Anziché distruggere il pattume come usa nelle città civili, i cervelloni pubblici decisero di caricarlo su navi e di trasportarlo altrove, spendendo l'ira di dio per pagare inceneritori stranieri, non essendo funzionanti quelli campani.
    Ora non so se nel frattempo sia stato escogitato un modo più intelligente per togliere la sozzeria dalle strade, ma so che Giletti ha ragione da vendere: nei pressi della stazione la situazione è quella da lui sommariamente descritta. Allora mi domando perché il sindaco Luigi De Magistris abbia querelato il conduttore pretendendo un risarcimento di 10 milioni di euro. Risarcimento di che? Incomprensibile. Personalmente, non ho nulla contro De Magistris, ma questi deve spiegare perché, invece, ce l'ha con Giletti, reo di aver raccontato correttamente ciò che ha constatato a Napoli.
    La televisione e i giornali sono lo specchio di quanto accade e non possono essere accusati di alcunché se riproducono fedelmente i fatti. Chi cerca di intimidire i cronisti minacciandoli nel portafogli, commette un sopruso che andrebbe sanzionato dai giudici. In altri Paesi la cosiddetta «lite temeraria» viene punita, qui da noi non si sa nemmeno di che si tratti. Pertanto è una forma di divertimento assai diffusa intentare causa a coloro che per professione riferiscono, tramite i media, ciò di cui sono stati testimoni diretti o di cui hanno a disposizione la documentazione. Nel caso di Giletti, negare che egli sia stato scrupoloso nel sostenere che a Napoli la «monnezza» è una costante del paesaggio, è come dire che il Vesuvio è sparito.
    Giletti querelato per aver detto il vero su Napoli - IlGiornale.it


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    Predefinito Re: Terryes

    Arrestati componenti Commissione Tributi

    Sono accusati di concorso in concussione


    © ANSA(ANSA) - NAPOLI, 2 DIC - Il vicepresidente della Commissione Regionale Tributaria Giuseppe Leone, 74 anni, ed un ex giudice della stessa Commissione, Loris Leone, 81, omonimo del primo, sono stati arrestati dai carabinieri, che hanno eseguito un' ordinanza del gip del Tribunale di Nola su richiesta della Procura. I due sono accusati di concorso in concussione.


    Il 27 ottobre i militari di Castello di Cisterna avevano arrestato in flagranza Giuseppe Leone.

    ​Hic sunt Leones.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: Terryes

    Capri, allarme topi vicino alla «piazzetta»: i residenti chiamano i netturbini
    Allarme dei residenti per la presenza di topi nel centro storico di Capri. Gli abitanti di via Madonna delle Grazie hanno dovuto chiamare questa mattina i servizi di nettezza urbana che hanno inviato sul posto un operatore ecologico dopo che un enorme topo era rimasto incastrato nelle grate di una caditoia per entrare nelle fogne.
    L'episodio ha movimentato questa mattina la quiete del borgo di Sant'Anna, a pochi passi dalla Piazzetta, dove da tempo i residenti chiedono un attento intervento di derattizzazione.
    Nella zona sono presenti enormi contenitori ricolmi di spazzatura a tutte le ore, a pochi passi dalle abitazioni, che attraggono topi, blatte e animali vari, per i quali gli abitanti sollecitano una diversa collocazione. I residenti hanno annunciato che chiederanno nuovamente all'Asl un pronto intervento.
    Capri, allarme topi vicino alla «piazzetta»: i residenti chiamano i netturbini | Il Mattino

    Caivano. Cabine vandalizzate cavi tranciati nella notte: telefoni muti per oltre 800 utenti
    di Lucia Allocca
    Casalnuovo. Nessun collegamento telefonico per oltre 800 utenti tra abitazioni private ed attività commerciali. Nella notte circa 4 cabine posizionate a Casalnuovo lungo il pricipale corso Umberto sono state vandalizzate da ignoti che hanno tranciato i cavi mandando in tilt l'intero sistema. A centinaia, dalle prime ore del mattino, le telefonate giunte al servizio assistenza, ed i tecnici sono all'opera nel tentativo di ripristinare la situazione.
    A pagarne maggiormente le spese, gli esercizi commerciali che effettuano servizi di pagamenti delle bollette on line, che hanno dovuto sospendere l'attività, ed un istituto di credito che questa mattina ha chiuso i battenti fino al ripristino dello stato dei luoghi. Ma al momento nonostante il lavoro degli addetti stia continuando ininterrottamente, ancora non si conosce con esattezza la tempistica del ripristino delle utenze.
    Cabine vandalizzate e cavi tranciati nella notte: telefoni muti per quasi 1000 utenti | Il Mattino

    San Martino Valle Caudina. Intestavano bollette ai defunti: padre e figlio denunciati
    Avevano trovato il modo per evitare di pagare le bollette dell'energia elettrica nel loro locale. Le utenze, infatti, venivano intestate ai genitori deceduti ed una ignaro conoscente. Ma proprio quest'ultimo, subissato da continue richieste di pagamento da parte dell'Enel per un contatore che non aveva mai attivato, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per capire quello che stava succedendo.
    A San Martino Valle Caudina i militari della locale stazione hanno cominciato a indagare. E gli uomini del maresciallo Lonardo, dopo poco tempo, hanno svelato l'arcano. I carabinieri hanno infatti scoperto lo stratagemma escogitato da un 56enne e dal figlio di 31 anni. I due erano riusciti a risparmiare parecchi soldi, fino a quando non sono stati scoperti, dopo la denuncia della vittima del raggiro.
    Intestavano bollette ai defunti: padre e figlio denunciati | Il Mattino

    Napoli. Antiquaria denunciata per ricettazione di opere d'arte rubate a Vietri
    Gli agenti del commissariato «Decumani, hanno denunciato in stato di libertà una 60enne del Quartiere Chiaia ritenuta responsabile del reato di ricettazione di opere d’arte. In mattinata, il titolare di un negozio di Vietri sul Mare (Sa), ha avvisato il 113 di Napoli che, in un esercizio commerciale di piazza Gerolomini erano esposte per la vendita due opere d’arte parte di un furto subìto ad opera di ignoti il 29 novembre.
    I due oggetti, come da riferito nella denuncia redatta subito dopo il furto, erano un tavolino in tipica ceramica vietrese da lui stesso realizzato e firmato e una piastra in ceramica raffigurante con smaltatura in rilievo la Vergine Maria dell’artista F. Raimondi, considerato dagli esperti unico nel suo genere per la tecnica adoperata.
    La titolare del negozio di Napoli, già nota alle forze di polizia per un suo precedente specifico, alla richiesta di spiegazioni da parte dei poliziotti ha affermato di aver acquistato i due oggetti in un mercatino del baratto ma, non avendo alcun attestazione dell’acquisto e non avendo nemmeno annotato le opere nell’apposito registro vidimato, è stata quindi deferita all’Autorità Giudiziaria. Le due opere d’arte sono state pertanto sequestrate e restituite al legittimo proprietario.
    Antiquaria denunciata: nel negozio esponeva opere d'arte rubate | Il Mattino

    Droga, spaccio a "staffetta" da Napoli a Palermo: 7 arresti
    NAPOLI. Una 'staffetta’ dalla Campania alla Sicilia per lo spaccio di droga. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Casal di Principe che insieme ai militari di Napoli, Avellino e Palermo hanno eseguito ordinanze per sette componenti - quattro in carcere e tre ai domiciliari - di una vera e propria associazione specializzata nello spaccio.
    Circa due anni è durata l'indagine, portata avanti attraverso intercettazioni, pedinamenti. È stato così ricostruito che il gruppo aveva radicato una rete di contatti che partiva dall'hinterland partenopeo per estendersi all'agro aversano, ai comuni della provincia di Caserta, di Avellino e in Sicilia.
    La droga proveniente da soggetti operanti a Marano di Napoli (Napoli), giungeva direttamente alla malavita palermitana, attraverso un sistema a «staffetta», ovvero facendo precedere l'autovettura con a bordo il carico, da altri veicoli condotti da complici individuati sia tra i fornitori che tra gli acquirenti, in modo tale da far scattare l'allarme in caso di posti di controllo. Sequestrati diversi quantitativi di hashish.
    Nomi in codice per parlare della droga: «fotografia bianco e nero» per indicare cocaina ed eroina, «pantaloni o magliette» per l'hashish e «lenti bianche» per la cocaina.
    Droga, spaccio a "staffetta" da Napoli a Palermo: 7 arresti - Giornale di Sicilia

    Maxifrode olio scoperta in Puglia, 6 indagati. Utilizzata tecnica del Dna
    Ancora una frode sull'olio. Con una tecnica innovativa del riconoscimento del Dna delle molecole dell'olio, il Corpo forestale dello Stato, su delega della Dda di Bari, ha scoperto tra Brindisi e Bari una maxifrode su 7.000 tonnellate di olio spacciato come "100% italiano", ma in realtà ottenuto mediante la miscelazione di oli presumibilmente extravergini provenienti anche da Paesi extra Ue (Siria, Turchia, Marocco e Tunisia).
    L'olio veniva venduto sul mercato italiano e internazionale (statunitense e giapponese) con la dicitura 100% italiano, configurando così una frode in danno al Made in Italy. Sei le persone indagate per frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. I controlli hanno interessato aziende di Fasano, Grumo Appula e Monopoli e un laboratorio di certificazione.
    Nell'indagine sono coinvolte una decina di aziende pugliesi e il giro d'affari illecito è stimato in decine di milioni di euro.
    Gli investigatori del Nucleo Agroalimentare e Forestale (Naf) di Roma, specializzati nella lotta alle frodi agroalimentari, si sono rivolti all'Istituto di Bioscienze e Biorisorse (Cnr-Ibbr) di Perugia per stabilire l'origine geografica di molte partite di olio extra vergine di oliva etichettato come «100% italiano». Per l'occasione è stata utilizzata la tecnica innovativa del riconoscimento del Dna delle cultivar di olivo presenti nell'olio (analisi molecolare).
    I risultati delle analisi, incrociati con quelli sulla tracciabilità ricavati dai registri informatici, hanno permesso di accertare che migliaia di tonnellate di olio ottenuto mediante la miscelazione di oli presumibilmente extravergini provenienti anche da Paesi extra Unione Europea come Siria, Turchia, Marocco e Tunisia venivano venduti sul mercato nazionale e internazionale (statunitense e giapponese) con la dicitura facoltativa 100% italiano, configurando così una frode.
    Maxifrode olio scoperta in Puglia, 6 indagati. Utilizzata tecnica del Dna

    «Siamo casalesi, non dovete vincere l'appalto». Picchiati due dirigenti di azienda piemontese
    MARCIANISE - "Siamo casalesi, voi ve ne dovete andare". E giù con le botte. Due dirigenti della ditta piemontese che avrebbe dovuto subentrare il primo dicembre nel servizio di gestione delle pulizie in gran parte dell'Asl di Caserta sono stati pestati a sangue e feriti in modo grave.
    L'agguato è avvenuto ieri pomeriggio a Marcianise, a poca distranza dal distretto sanitario. I due - provenienti da Ivrea - sono stati salvati dal pestaggio da alcuni dipendenti locali del distretto: sono finiti in ospedale, sottoposti ad accertamenti. Gli aggressori sono scappati. Sul posto carabinieri e polizia. I due dirigenti avevano appena terminato una riunione nell'ambito della trattativa sindacale per il subentro nell'appalto. L'agguato - secondo i primi accertamenti - potrebbe essere di stampo camorristico.
    «Siamo casalesi, non dovete vincere l'appalto». Picchiati due dirigenti di azienda piemontese | Il Mattino

    Registrata al Gambrinus la richiesta di tangente. Commercialista detective inguaia il giudice
    di Leandro Del Gaudio
    Un appuntamento al Gambrinus registrato dalla parte offesa ha dato inizio alle indagini sulla commissione tributaria. Dopo aver ricevuto una richiesta di incontro, il commercialista Ambrosio Nicolangelo, ha deciso di registrare il colloquio che stava per intrecciare con un sedicente avvocato, che lo aveva contattato in merito a un contenzioso tributario.
    Eccolo il retroscena dell'inchiesta che vede coinvolti il vicepresidente della commissione tributaria regionale Giuseppe Leone (74 anni) e un ex giudice della stessa commissione, vale a dire Loris Leone (solo omonimo del primo) , nei panni di intermediario. Una denuncia che ha messo in moto le indagini dei carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna, coordinato del pm Cristina Amoroso, in forza alla Procura di Nola, guidata da Paolo Mancuso.
    Concorso in concussione è l'accusa mossa ai due indagati, in uno scenario investigativo in cui sono risultate decisive le intercettazioni telefoniche disposte per accertare la coerenza della denuncia presentata dal commercialista. Tutto ha inizio ad ottobre scorso, quando il professionista è impegnato in un contezioso in riferimento ad alcune società di Mercogliano. Viene contattato da un sedicente avvocato - tale avvocato Esposito - che si rivela essere Loris Leone. Appuntamento al Gambrinus, il commercialista si presenta "armato" di registratore. Viene invitato a lasciare il cellulare in auto, ma riesce a registrare con un altro apparecchio. Stando alla ricostruzione investigativa, il sedicente avvocato si presenta con la sua vera identità, ricordando di essere ben inserito ai vertici della commissione tributaria, al punto da poter arrecare un danno alle società rappresentate dallo stesso professionista. Di qui la richiesta di tangente: 15mila euro per i ricorrenti, 3mila euro nelle mani dell'intermediario.
    Registrata al Gambrinus la richiesta di tangente. Commercialista detective inguaia il giudice | Il Mattino

    Sentenze tributarie vendute, i verbali dell'arresto: «Voglio il 5 per cento della torta»
    di Leandro Del Gaudio
    «Io sono stato giudice... io sono stato in diciottesima... in secondo grado... non mi chiamo Esposito... tengo un altro cognome... mi chiamo Leone».
    Ecco, così inizia una richiesta di tangente, secondo la ricostruzione offerta dal giudice per le indagini preliminari Enrico Campoli del Tribunale di Nola. Frasi catturate di nascosto da un professionista che si improvvisa detective e che riesce a dare inizio a un’inchiesta sul presunto mercato delle sentenze dinanzi alla commissione tributaria regionale. Una registrazione ricavata all’esterno del Gambrinus dalla presunta parte offesa dell’inchiesta che vede ai domiciliari Loris e Giuseppe Leone.
    Nella stessa conversazione, c’è anche un riferimento all’ammontare della tangente: «... penso un 5 per cento... le dico subito con molta franchezza... questi vogliono il cinque per cento...», spiega il presunto mediatore Loris Leone, dopo essersi vestito da improbabile avvocato Esposito. È questo l’atto iniziale della trattativa, sul pressing concussivo svelato dalle indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna.
    Un momento decisivo è il 21 novembre scorso, quando i due Leone fissano un appuntamento nella zona dei giardinetti di corso Vittorio Emanuele. Non sono soli, i due colleghi, ma hanno i carabinieri addosso, che registrano ogni singola mossa. Tanto che non passa inosservato un espediente: quello di riporre i cellulari nel cofanetto porta oggetti del ciclomotore usato da Giuseppe Leone. Come a dire, non fidarsi è meglio, anche quando si sta dalla stessa parte e si è soci in affari.
    Parlano e si confrontano, i due, probabilmente mettono a punto la parte conclusiva degli accordi, di fronte ai tentennamenti del commercialista che esita a versare il denaro richiesto. Un clima di attesa, che si risolve appena un paio di giorni dopo l’incontro dei giardinetti tra i due professionisti. Sono le 19,29 del 23 novembre scorso, quando Ambrosio rompe gli indugi e contatta Loris Leone, mostrandosi disponible a incontrarlo, dal momento che aveva reperito i «documenti» richiesti.
    Sentenze tributarie vendute, i verbali dell'arresto: «Voglio il 5% della torta» | Il Mattino

    Il giallo dell'omicidio in Svizzera: arrestati padre e figlio di Ercolano
    di Maurizio Capozzo
    Ercolano - Erano tornati nella loro città natale sperando di sfuggire alle ricerche dell'Interpol. Pasquale e Mirco Ignorato, padre e figlio, accusati dell'omicidio del pensionato di Chiasso, in Svizzera, avvenuto venerdì scorso, sono stati rintracciati dai carabinieri della tenenza guidata da Gianluca Candura. Erano ricercati in tutta Europa dopo la fuga da Chiasso, nel Canton Ticino e dall'altra notte avevano trovato nascondiglio nella roccaforte del clan Ascione, in un palazzo al corso Resina.
    I militari li hanno rintracciati grazie ad una attività di intelligence da manuale, frutto di una fitta ed immediata collaborazione tra gli apparati investigativi dei due Paesi, come hanno avuto modo di sottolineare in una nota congiunta il Ministero pubblico e la Polizia cantonale helvetica.
    Risale a venerdì scorso l'omicidio di Angelo Falconi, un pensionato di 73 anni, con un passato da imprenditore, trovato morto nel garage della sua abitazione nella cittadina a pochi chilometri dal confine italiano.
    L'uomo presentava una serie di ferite procurate, con ogni probabilità, da un bastone e da un'arma da taglio. La polizia svizzera aveva immediatamente circoscritto le ricerche intorno alla famiglia Ignorato, da anni residente nella cittadina del Canton Ticino dove gestiva un'attività commerciale. Secondo le prime indagini, all'origine del gesto ci sarebbero motivi di interesse economico legate a debiti contratti dagli Ignorato con la vittima che gestiva immobili per conto della sua famiglia.
    Poche ore dopo l'omicidio la polizia Svizzera aveva fermato ed arrestato la moglie ed una figlia di Pasquale Ignorato, rilasciando una terza figlia minorenne. Di Pasquale e Mirco si erano subito perse le tracce e mentre l'autorità giudiziaria cantonese lavorava alla emissione del mandato di cattura internazionale, era già partita la richiesta d'aiuto ai colleghi italiani, con il sospetto, poi rivelatosi fondato, che i due avessero trovato rifugio ad Ercolano, loro città natale dalla quale, però, mancavano da anni.
    I militari hanno così attivato immediatamente le ricerche fino ad individuare il probabile nascondiglio dei due in un palazzo del corso Resina, dove abitano parenti di Pasquale Ignorato che nella città degli Scavi ha due fratelli. Una volta avuta la certezza che i due si trovassero all'interno, poco dopo mezzogiorno, è scattata l'irruzione e la cattura dei due che si sono lasciati ammanettare senza alcuna resistenza.
    La notizia della cattura è rimbalzata immediatamente in Svizzera da dove sono state poi attivate a tempo di record le procedure per formalizzare l'arresto. Tramite l'Ufficio federale di Giustizia svizzero ed il nostri ministeri - Giustizia ed Interni - saranno espletate nelle prossime ore le pratiche relative alle richieste d'estradizione. La Svizzera infatti, pur aderendo all'accordo sul mandato di cattura europeo, conserva le procedure di estradizione per i delitti commessi Oltralpe.
    Omicidio in Svizzera, arrestati i due ricercati: sono padre e figlio di Ercolano| Foto | Il Mattino

    Mazzette e favori con rischio ricatti: sotto inchiesta ex comandante carabinieri Capri
    Capri. Il luogotenente dei carabinieri Michele Sansonne, ex comandante della stazione di Capri, coinvolto in un'inchiesta su casi di corruzione a Capri, potrebbe contare su «una pluralità di influenti rapporti istituzionali» ed eserciterebbe un potere «larvatamente ricattatorio» nei confronti dei suoi superiori soprattutto «in ragione di quelli che lui stesso definisce “affettuosi interventi” a loro favore».
    Tali «affettuosi interventi» consisterebbero in favori nei confronti di persone influenti per consistenti sconti per ristoranti, alberghi e ormeggi di barche a Capri che il sottufficiale annotava in una agendina che egli avrebbe definito, parlando con i colleghi, la sua «assicurazione sulla vita».
    I pm parlano di «estrema spregiudicatezza e arroganza costantemente dimostrate nell'esercizio delle funzioni e nel rapportarsi alle gerarchie e all'autorità giudiziaria» e affermano che «desta particolare allarme» la questione dell'agenda, che fu sequestrata al militare durante una perquisizione eseguita dai carabinieri del Noe, in cui si fa riferimento agli «interventi affettuosi in favore di soggetti, o meglio personalità con ruoli istituzionali per il loro soggiorno sull'isola di Capri».
    «Dati sensibili che evidentemente ha annotato - dicono i pm - per avere memoria della cortesia fatta ed al momento opportuno avere una forma di ricambio».
    I magistrati si soffermano poi sul presunto«potere contrattuale» esercitato da Sansonne e ricordano che, malgrado sia indagato per corruzione è stato «accontentato dalle sue gerarchie» e trasferito alla scuola Allievi Marescialli a Firenze «in puntuale accoglimento delle sue richieste». «Orbene, tale inusuale disponibilità da parte del Comando Generale - scrive la procura - non può non essere ragionevolmente collegata all'evidente potere contrattuale che Sansonne è in grado di esercitare nei confronti dei suoi superiori, vuoi per acclarati rapporti di vecchia data, vuoi in ragione di quelli che lui stesso definisce «affettuosi interventi» effettuati in loro favore nella veste di Comandante della stazione carabinieri Capri, isola ricca e costosa. Affettuosità di un tempo che oggi, per la certosina pazienza con cui Sansonne ha annotato per anni contenuto e destinatario assumono, inevitabilmente, una finalità larvatamente ricattatoria della quale le modalità del trasferimento costituiscono prova».
    I magistrati evidenziano il pericolo di inquinamento probatorio. Nella istanza vengono riportate anche testimonianze di alcuni carabinieri in servizio a Capri. I militari affermano in particolare che Sansonne sosteneva di «annotare cortesie a suo dire istituzionali» e di «aver fatto cortesie e favori ad alti ufficiali dei carabinieri, a magistrati, a sottosegretari alla Difesa, nella prospettiva di rendere palesi i favori nel caso in cui gli fosse capitato».
    Capri: «Affettuosi interventi» per superiori e personalità: maresciallo carabinieri sotto inchiesta | Il Mattino

    Vecchioni le «canta» ai siciliani
    Ospite dell'università di Palermo attacca con parole dure vizi degli isolani difficili da negare. Ed è rivolta
    Stefano Zurlodi Stefano Zurlo
    Non è venuto per intonare melodie ma per scaricare invettive. Solo che i siciliani, seduti nell'aula magna della facoltà di Ingegneria di Palermo, non lo sanno. E battono le mani, fiduciosi. Lui li trafigge in contropiede: «La Sicilia è un'isola di merda». Boom. In platea restano allibiti, le facce su accartocciano, le dita inneggianti si chiudono nel pugno rabbioso.
    Roberto Vecchioni, cantautore celeberrimo, milanese che più ambrosiano non si può, non se la cava con un titolo a effetto. No, prima consegna uno spartito di guerra: «Credete che sia venuto qua per sviolinare?», poi motiva e dettaglia descrivendo un quadretto impietoso, mentre la gente si alza e se ne va e sul web già infuria la polemica. «Arrivo in città, spiega l'artista, e praticamente ci sono 400 persone su 200 senza casco». il pubblico lo guarda torvo, lui è già passato alla frustata numero due: «In tutti i posti ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si passa con fatica». Alzi la mano chi non ha visto qualcosa del genere a quelle latitudini e non condivide queste sciabolate. Pare di sentire i barbari con gli elmi e le corna che calpestavano agli inizi del Carroccio il prato di Pontida, ma Vecchioni, il professor Vecchioni, è un intellettuale di sinistra, che sta dalla parte politicamente corretta.
    Non importa. Lui tira dritto, sfida la retorica dei luoghi comuni, dice quel che pensa con la delicatezza di un pugno in faccia: «Questo significa che tu, prosegue inarrestabile rivolgendosi a un ipotetico siciliano medio, non hai capito cosa è il senso dell'esistenza con gli altri». Altro che sfogo, quella di Vecchioni è un'analisi lucida e spietata, lontana dalle cartoline oleografiche, dai convegni intinti nello zucchero a velo dell'ottimismo, dalle convenzioni del galateo istituzionale. «È inutile che ti mascheri dietro il fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta. Sei un'isola di merda». Ecco, le parole incriminate arrivano dopo un crescendo che si potrebbe definire rossiniano. Previste. Logiche. Consequenziali.
    In sala e in rete su scatena la protesta. L'aula si svuota, qualcuno rumoreggia, i volti assumono profili cupi: chi era venuto per un selfie con il mito della canzone, con il poeta di Luci a San Siro, deve battere in ritirata. E i colpi arrivano pure sulle spalle di chi sta lasciando in fretta e furia quel luogo: «Non amo la Sicilia che butta via la sua cultura. Che quando vado a vedere Segesta e Selinunte non c'è nessuno». Ancora una volta la memoria può soccorrere il lettore: alzi la mano chi non ha pensato le stesse cose, vagando fra gli antichi templi puntellati, le chiese abbandonate, i siti archeologici immersi nel silenzio.
    Il graffio diventa un'artigliata: «Dovrei dire che siete la culla della Magna Grecia? Ma la storia antica, la poesia antica, la filosofia antica hanno insegnato a tutto il mondo cosa è l'originalità della vita. Questo in Sicilia non c'è». L'affondo si fa feroce, senza nemmeno un briciolo di diplomazia o di luce in fondo al disastro.
    Dopo un'ora scarsa, l'incontro è finito. Il web si divide: «Ci mancava solo il cantautore che insulta», s'indigna qualcuno. Altri la vedono diversamente e apprezzano il coraggio abrasivo: «Vecchioni ha perfettamente ragione». Il sottosegretario allo sviluppo economico Simona Vicari è tranchant: «Sproloqui contro uno dei fari della civiltà mediterranea».
    Vecchioni le «canta» ai siciliani - IlGiornale.it



    Quest’uomo si candida per trattare in Libia
    «Conosco il Corano e l’arabo, mandatemi lì a negoziare». Dopo i successi siciliani, dal buco di bilancio alla crisi idrica, fino all'apertura dell'ambasciata sicula a Roma e il cambio di 36 assessori, Rosario si propone come salvezza d'Occidente. Sciocco Obama che non c'ha pensato prima...
    di Federica Dato
    Tanto rumore per nulla. L’Isis ci ha sconvolti, preoccupati, terrorizzati. Ha stravolto la nostra quotidianità minandola di piccole grandi paure, trasformandoci in precari tout court. Vogliono venire a prenderci, casa per casa, umiliare l’Occidente, killerarlo, uccidere la nostra civiltà in favore d’un Medioevo pittato rosso sangue. La crisi mediorientale in generale è un cubo di Rubik irrisolvibile. Ma è finita, abbiamo svoltato, abbiamo praticamente vinto. Non sarà facile ma la soluzione, l’arma segreta anti-sgozzatori, è finalmente emersa in tutta la sua grandezza. E gli dobbiamo già molto, perché alzarsi e farsi avanti, proporsi al fine di incarnare la salvezza di milioni di persone è qualcosa di per sé enorme, roba che forse pochi hanno avuto l’onere e l’onore di provare, giusto Churchill e pochi altri. Il nostro lui, l’immane, è Rosario Crocetta.
    Dal profondo Sud si leva, dati i clamorosi e trionfanti successi siciliani, dal buco di bilancio all’aver cambiato 36 assessori in tre anni, fino ai servizi inesistenti e alla rinuncia di finanziamenti privati per la valle archeologica di Selinunte e l’apertura dell’ambasciata siciliana a Roma (con più di 40 dipendenti) e alla crisi idrica di Messina rimasta a secco per una quindicina di giorni, eccolo a offrire al mondo libero i suoi servigi: «Conosco il Corano e l’arabo, mandatemi in Libia a trattare».
    Sì, l’ha detto, così, sprezzante del pericolo e conscio dell’importanza della missione, al Fatto quotidiano: «Io, il nome italiano da spendere nella crisi libica? Figurarsi se pensano a me. Devo dire che conosco l’islam, ho letto e studiato il Corano, parlo l’arabo. Insomma, qualcosa ne so». Qualcosa ne sa, Rosario. Uno spessore pari al solo ricordare a Renzi che «Quei soldi, più di un miliardo, lo Stato ce li de-ve», lui che governa senza un ghello. Ché risolvendo la questione libica darebbe nuova forma ed equilibrio a tutto il Medio Oriente, mettendo un punto, se non definitivo importante, anche ai drammi odierni che si traducono nelle mattanze parigine. «La gente mi vuole bene, mi stima. Sono l’unico rottamatore in attività», uno che rottamerà anche il Califfo a suon di trattative. Non come Di Battista, il grillino dalle molte chiacchiere, lui pure aveva detto «con l’Isis bisogna trattare, sono resistenti». Ecco, però mica aveva detto che ci andava lui, a trattare. Noi ci si era offerti di pagarle il biglietto, preventivamente per evitare gli sprechi data la crisi, un solo andata, ma non ha voluto. E poi Di Battista l’arabo mica lo parla, mica ne saprà «qualcosa» come il Governatore della Sicilia.
    Avvisare la Merkel, Obama, Renzi, Hollande, Putin ed Erdogan. Avvertite l’Africa che tornerà a sorridere e spiegate ai curdi che se loro non hanno un Crocetta non possono farci nulla, altrimenti altro che anni di civili gasati e guerre e Kobane ridotta a macerie. Risolve tutto Rosario da Palermo. Mandiamocelo a trattare, il salvatore.
    Quest'uomo si candida per trattare in Libia - L'intraprendente | L'intraprendente


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    Predefinito Re: Terryes

    Isernia. Sguardo di troppo a una ragazza, scatta la rissa: 7 denunciati
    Uno sguardo di troppo a una ragazza ed è scattata una rissa che ha portato alla denuncia di sette persone. È successo a Cantalupo nel Sannio, in provincia di Isernia.
    Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione e quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Isernia, che hanno denunciato sette persone di età compresa tra i 20 e i 50 anni, che all'interno di un locale notturno, probabilmente per uno sguardo di troppo ad una ragazza che si trovava in compagnia di uno dei 'contendenti', hanno scatenato una rissa nel corso della quale hanno riportato tutti delle lievi contusioni.
    I sette, tre della provincia di Isernia, tre provenienti dalla provincia di Campobasso e uno da quella di Napoli, dovranno rispondere del reato di rissa aggravata.
    Sguardo di troppo a una ragazza, scatta la rissa: 7 denunciati | Il Mattino

    Crollano due palazzine dell'università
    Paura e sgomberi dopo una voragine
    NAPOLI - È crollata l'Università. Le due palazzine della Facoltà di Veterinaria della Federico II si sono letteralmente sbriciolate alle 13.24 di oggi, davanti agli sguardi scioccati di residenti, studenti, cronisti, forze dell'ordine e ricercatori. Nelle tre ore precedenti, tutti avevano osservato i due palazzi della Facoltà di Veterinaria che lentamente si deformavano, le finestre che si sgretolavano e le mura che si spaccavano prima del boato.
    E' successo al centro di Napoli, in via Santa Maria degli Angeli, alle spalle dell'Orto Botanico. Per fortuna non c'è stato nessun ferito. L'area è stata sequestrata, la via è stata chiusa al traffico. Sconvolgimento del popolo accademico presente. In uno scenario post bellico, diversi fra loro hanno perso dati e strumentazioni per la ricerca, finiti in frantumi assieme ai palazzi. Alcuni residenti, diffidati dall'affacciarsi, si sentono «in trappola», anche se nelle ultime ore la zona è stata riaperta almeno al passaggio pedonale.
    Cause. I due edifici polverizzati sono il palazzo della Presidenza universitaria (risalente agli anni '70) e quello del dipartimento di Parassitologia (costruito negli anni '60), che ospitava uffici e laboratori dei ricercatori. Illesi invece il Convento cinquecentesco di Santa Maria degli Angeli e la Casa dello Studente, degli anni '30, attualmente non utilizzata.
    Napoli, crolla la facoltà di Veterinaria: «Abbiamo rischiato grosso»| Foto e video | Il Mattino

    Truffa Ferrovie Sud Est
    chiesto processo per 7
    BARI – La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 7 persone e per la società 'Ferrovie Sud Est e Servizi Automobilistici Srl' in relazione alle truffe per l’acquisto di 52 vagoni (27 nuovi e 25 ristrutturati). Il pm Isabella Ginefra contesta agli imputati il reato di concorso in truffa aggravata transnazionale. I fatti si riferiscono al periodo compreso fra il 2006 e il 2012.
    La prima truffa si riferisce all’acquisto di 27 vagoni nuovi dalla società polacca Pesa, pagati 93 milioni di euro (interamente finanziati dalla Regione Puglia). Secondo la Procura la truffa consisterebbe nell’aver incluso nel costo rimborsato 12 milioni di euro di provvigioni sulle vendite pagati da Pesa alla società Varsa.
    La seconda truffa riguarda l’acquisto dalla società Varsa di altre 25 carrozze, ristrutturate, pagate 22 milioni 500mila euro, il doppio – secondo la Procura – del valore di mercato.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Morta dopo angioplastica in casa di cura Bari
    procura apre inchiesta
    BRINDISI - La procura di Brindisi ha avviato un’inchiesta sulla morte di una donna 71enne di Ostuni (Brindisi) che il 2 dicembre scorso era stata sottoposta a un intervento di angioplastica presso la clinica Santa Maria di Bari. La donna, dimessa il giorno successivo e tornata a casa, è morta poi nella notte fra il 3 e il 4 dicembre per cause da accertare. I famigliari hanno formulato denuncia querela ai carabinieri, assistiti dall’avvocato Giovanni Zaccaria.
    Il pm di turno Valeria Farina Valaori, dopo aver disposto il sequestro delle cartelle cliniche, ha ritenuto necessario procedere con l’autopsia. Si attende di completare l'identificazione dei sanitari che si sono occupati del caso per fissare la data del conferimento dell’incarico al medico legale.
    Muore dopo angioplastica in casa di cura privata Bari | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    A Roma multe cancellate in cambio di mazzette
    Giuseppe Marino
    Dopo essere passato in pochi anni da un miliardo a un miliardo e mezzo di euro, il gettito delle multe ha cominciato a calare: dal 2010 a oggi, dice uno studio appena pubblicato, il ricavato totale della mungitura degli automobilisti è sceso di oltre il 17 per cento, incassando 272,5 milioni di euro in meno, dicono i dati Siope-Istat elaborati dal centro studi Impresa Lavoro. L'Associazione nazionale dei Comuni è corsa a rivendicare la propria innocenza dall'eterna accusa: «I Comuni non utilizzano le multe per fare cassa: ogni campagna volta alla denigrazione delle politiche comunali ancora una volta trova smentita nei dati». In realtà non si capisce perché la diminuzione del gettito smentirebbe i mali del passato: allora, per converso, quando il gettito delle multe aumentava, cioè fino a quattro-cinque anni fa, era la prova che i Comuni facevano cassa sulla pelle degli automobilisti?
    In realtà i dati di Impresa Lavoro vanno letti alla luce di un altro fattore che l'Anci dimentica di citare: negli stessi anni c'è stato un secco calo del traffico, a causa della crisi e delle forme di mobilità alternativa. In media il parco circolante in Italia è diminuito del 6,7 per cento. Con picchi incredibili: a Milano per esempio è sparita dalle strade più di un'automobile su cinque. Eppure Milano resta saldamente in cima alla classifica delle sanzioni comminate: in tre anni, dal 2013 al 2015, nel capoluogo lombardo stilati verbali per oltre 150 milioni di euro: ogni milanese paga in media 139 euro l'anno, ed è difficile credere che siano gli automobilisti più indisciplinati d'Italia. Senza contare che il grosso delle sanzioni si concentra su quattro o cinque infrazioni «facili», in particolare il divieto di sosta, mentre altre categorie di violazioni vengono praticamente ignorate.
    Nella classifica delle città multatrici, Milano è seguita a distanza da Firenze, Bologna, Parma e Torino. A Roma, invece, si chiude spesso un occhio. Ieri la guardia di Finanza è piombata negli uffici di alcuni assessorati del Campidoglio, a conferma che a Roma le multe non sono uguali per tutti. Le fiamme gialle cercavano prove di una prassi che sarebbe stata in voga fino a qualche anno fa: chi aveva gli amici giusti, si faceva cancellare le sanzioni, a volte in cambio di una mazzetta. Alla faccia di chi si affanna in ricorsi e carte da bollo, pare che ai privilegiati bastasse un clic del funzionario giusto per far sparire il verbale. Si parla di milioni di euro di multe cancellate, col record di 600mila euro annullati da un singolo funzionario. I fortunati in questione, in particolare, facevano sparire le contravvenzioni per ingresso abusivo nella Ztl.
    L'inchiesta del pm Francesco Dall'Olio vede nel mirino cinque funzionari attualmente impiegati nei dipartimenti Attività culturali e Sviluppo del Comune. Erano stati tutti trasferiti dall'ufficio contravvenzioni quando l'ex assessore alla Legalità Alfonso Sabella aveva subodorato il fenomeno. Ieri è stato annunciato il licenziamento di 34 dipendenti amministrativi dell'Ama, dopo la condanna in primo grado agli ex vertici della società per la raccolta dei rifiuti, che ha riconosciuto l'esistenza di una Parentopoli a base di assunzioni illegittime.
    A Roma multe cancellate in cambio di mazzette - IlGiornale.it

    Terrore a Napoli, uomo ucciso tra i bimbi che escono da scuola
    di Lucia Allocca e Pino Neri
    CASALNUOVO - Omicidio al Corso Umberto di Casalnuovo, in provincia di Napoli, il tutto a pochi passi dall'ingresso di una scuola. La sparatoria è avvenuta poco prima delle 13: nel mirino dei killer un uomo di cui non si conoscono ancora le generalità. La vittima era a bordo della sua Smart, quando sono arrivati i sicari che hanno esploso diversi colpi di pistola. Inutili i soccorsi dei sanitari del 118. La sparatoria è avvenuta tra la folla proprio mentre i bambini stavano lasciando il plesso scolastico per tornare a casa.
    Terrore a Napoli, uomo ucciso*tra i bimbi che escono da scuola

    Campania, assunzioni di parenti in Consiglio: ora via libera anche a zii e nipoti
    di Fulvio Scarlata
    Parenti, affini, consanguinei: via libera ad un posto alla Regione, o almeno a un gruppo consiliare o a una commissione. Cade, infatti, la norma votata appena due anni fa che impediva distacchi, comandi o contratti con esterni negli uffici politici dell’Ente ai parenti dei consiglieri regionali fino al terzo grado, e il limite viene riportato al massimo ai parenti di secondo grado. «Non capisco perché si decide una norma così delicata senza una discussione in consiglio», dice Luciano Passariello, consigliere di Fdi.
    «I parenti sono come le scarpe: più sono stretti più ti fanno male» rideva di gusto Totò. Non la pensano così a Santa Lucia in cui, nel mezzo dei guai della Regione e della politica regionale, l’ufficio di presidenza ha votato una norma che cancella i limiti precedenti. Dall’ottobre 2013, infatti, per i collaboratori dei gruppi consiliari e delle commissioni «oltre alle condizioni di incompatibilità espressamente stabilite per legge non possono essere comandati o distaccati, né possono essere sottoscritti contratti di tipo privato con persone che abbiano rapporto di parentela o affinità con i consiglieri comunali entro e compreso il terzo grado».
    Insomma porte chiuse non solo a genitori, figli, suoceri, generi e nuore (che rientrano nel primo grado), non solo a nonni, nipoti, fratelli, sorelle e cognati (parentela di secondo grado) ma anche a nipoti, bisnipoti, zii ed eventualmente anche a bisnonni. Una decisione presa dall’ufficio diretto da Paolo Romano. «Adesso invece si riporta il limite al secondo grado - attacca Passariello - Inoltre il consiglio di presidenza agisce autonomamente, senza che il consiglio ne sappia nulla. Nel momento in cui si prende una decisione così importante bisognava discuterne in Consiglio perché così ci si espone a critiche».
    Con la nuova norma votata l’11 novembre scorso, infatti, si decide di «abrogare la precedente delibera che non prevede che possono essere sottoscritti contratti di diritto privato con coloro che abbiano, con i consiglieri regionali della Campania in carica, appartenenti al medesimo gruppo consiliare, rapporti di parentela o affinità entro il secondo grado». «Insomma noi avevamo posto limiti più restrittivi - continua Passariello - e non capisco perché in questo momento si decida una norma di questo genere. La gente non lo apprezza e si disaffeziona ancora di più alla politica. Tra comandi e distacchi da società partecipate e contratti diretti di parenti in consiglio regionale ce ne sono. Io ho mia moglie assunta in una partecipata ma non è giusto che venga in consiglio». In effetti proprio l’assunzione della signora Passariello, Francesca Schettini, un anno fa a Campania Ambiente, la partecipata voluta da Caldoro per racchiudere le aziende regionali in liquidazione, aveva provocato molti malumori.
    Campania, assunzioni di parenti in Consiglio: ora via libera a zii e nipoti | Il Mattino

    "Costruì il suo impero grazie alla mafia", confisca da 10 milioni ad un imprenditore
    di Luigi Ansaloni
    PALERMO. I carabinieri del R.O.S hanno eseguito un decreto di confisca, emesso dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione su richiesta della locale Procura Distrettuale nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Ferrante e del collaboratore di giustizia Francesco Franzese, già reggente della famiglia di Partanna-Mondello.
    Il valore stimato dei beni, in parte già sottoposti a sequestro preventivo da questo Reparto nel corso delle attività investigative condotte tra il 2009 ed 2011, ammonta a circa 10 milioni di euro ed sono costituiti dall’intero capitale sociale e relativo complesso di beni aziendali di due società edili con sede in Palermo, partecipazioni societarie, immobili in Carini (PA) e Palermo, rapporti bancari e polizze vita.
    A Ferrante è stata irrogata pure la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Le indagini hanno accertato che quest’ultimo aveva costruito la propria fortuna economica esclusivamente con l’appoggio di esponenti mafiosi con i quali si era sempre affiancato per ottenerne indubbi vantaggi, incarnando a pieno titolo il profilo dell'imprenditore “colluso” in grado di condizionare negativamente le libertà di mercato e di iniziativa economica.
    E’ stato così riconosciuto il rapporto societario di fatto, emerso nel corso delle indagini, che consentiva a Ferrante, unico titolare formale, di avvalersi del ruolo in Cosa Nostra ricoperto dal socio occulto, Franzese, che lo facilitava nei pagamenti, nel reperimento dei fornitori - a loro volta legati all’organizzazione mafiosa - e nella possibilità di effettuare le opere. Le indagini hanno anche accertato stretti rapporti con le famiglie di Lo Piccolo e Madonia.
    "Costruì il suo impero grazie alla mafia", confisca da 10 milioni ad un imprenditore - Giornale di Sicilia

    Sud Est sull'orlo del crac
    ma oltre 200 dipendenti con un'integrativo d'oro
    BARI - Sono attaccati alla scrivania. O anche al volante del bus e alla cabina di guida del treno. Perché alle Ferrovie Sud-Est, nonostante 311 milioni di debiti, andare in pensione praticamente non conviene: a ben 200 dei 1.300 dipendenti, alla faccia di quanto avviene nella pubblica amministrazione, è stato concesso di rimanere in servizio oltre i termini di legge.
    È uno dei tanti paradossi dell’azienda che il ministero delle Infrastrutture è chiamato oggi a risanare, in fretta, per evitare il fallimento e garantire la mobilità a buona parte del Salento, dove le Sud-Est sono l’unico gestore ferroviario esistente. Ogni anno la società spende 73 milioni in stipendi, di gran lunga la voce di uscita più importante. Ed ha concesso a tappeto, senza curarsi troppo delle conseguenze, il cosiddetto trattenimento in servizio: la possibilità di rimanere al lavoro altri due anni dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione.
    Un giochino che, secondo alcune stime - necessariamente per difetto - costa alle Sud-Est dai 10 ai 12 milioni di euro l’anno. Perché si tratta, come ovvio, di figure professionali che hanno parametri molto alti, e che a stipendi di tutto rispetto sommano straordinari che vengono concessi con grande munificenza. Ma perché rimanere in servizio dopo aver raggiunto la pensione, soprattutto a svolgere lavori usuranti come l’autista (che richiede il superamento di una specifica visita medica)? Perché c’è sempre la speranza di ottenere, in cambio del pensionamento, l’assunzione di un figlio: cosa che da sempre le Sud-Est hanno concesso, in particolare ai sindacalisti.
    Il costo del personale è infatti uno dei punti centrali della relazione che il presidente Andrea Viero ha inviato la scorsa settimana al ministro Graziano Delrio con la richiesta di un immediato sostegno finanziario da parte dell’azionista. Oltre al caso di chi non va in pensione, c’è infatti un munifico contratto integrativo che - pur non essendo applicato alla generalità del personale - garantisce ai dipendenti una serie di fasce retributive, un premio di produttività giornaliero da 2,75 a 3,50, un buono pasto da 8,50. Un meccanismo che garantisce ai lavoratori, in base all’inquadramento, dai 350 ai 1.200 euro netti al mese in più. Nessun altra ferrovia concessa italiana può contare su nulla di simile.
    Ma è con sistemi come questi che l’azienda è arrivata sull’orlo del crac. L’esame della situazione contabile da parte del nuovo cda ha fatto emergere l’azzeramento del fondo per le liquidazioni, che sulla carta vale 33 milioni, oltre che dei 10 milioni del capitale sociale mai reintegrati. I fornitori sono ormai sul piede di guerra, e non ci sono i soldi per arrivare a fine anno perché gli ultimi 22 milioni erogati dalla Regione non basteranno a garantire tutti gli impegni di dicembre. Basti dire che le Sud-Est spendono ogni mese 500mila euro per i carburanti, che ormai devono essere pagati in anticipo perché nessuno è più disposto a fare credito ad un’azienda in queste condizioni.
    Sud Est sull'orlo del crac ma oltre 200 dipendenti con un integrativo d'oro | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Albanesi, calabbresi........stessa faccia, stessa razza......

    Una cellula di ’ndrangheta nel cuore di Venezia
    di Roberto Galullo
    Una cellula di ‘ndrangheta a Marcon, nella città metropolitana di Venezia. Una cellula di Africo, paese di tremila abitanti alle pendici reggine dell'Aspromonte, legata per investigatori e inquirenti alla potente cosca Morabito. Dietro la maschera di una ditta di import-export nel settore alimentare e la copertura di una pizzeria, questa cellula – che aveva collegamenti in Lombardia oltre che con la casa madre dalla quale dipendeva – importava ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America e successivamente la commercializzava, a partire dal Nord Est (in particolare le province di Venezia e Treviso) fino in Lombardia (in particolare le province di Milano e Monza Brianza).
    Dopo un'indagine, durata oltre due anni, della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, il Gico del Nucleo di polizia tributaria di Venezia, con l'apporto della Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell'Interno e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, ha arrestato nove persone. Nel dettaglio dell'operazione – la prima di questa importanza come sottolinea al Sole-24 Ore il generale Alberto Reda, comandante provinciale della Guardia di finanza di Venezia – un calabrese domiciliato a Marcon, elemento di spicco dell'organizzazione, legato alla ‘ndrangheta di Africo, con numerosi precedenti di polizia, tra l'altro, per tentato omicidio, associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione abusiva di armi, grazie alla ditta di import export introduceva enormi quantitativi di droga dall'America centrale e meridionale.
    Lo stupefacente veniva occultato all'interno di container con carichi di copertura costituiti da frutta (banane, ananas) e, una volta giunto a Venezia, distribuito a gruppi di spacciatori. Coinvolto nel narcotraffico anche un sodalizio di origine calabrese nelle province di Milano e Monza Brianza, che alimentava il mercato della cocaina.
    Tra gli arrestati anche due ristoratori di origine albanese che, all'interno del loro locale situato nel centro storico di Venezia, custodivano cocaina e marijuana, pronte per essere spacciate.
    Una cellula di ’ndrangheta nel cuore di Venezia - Il Sole 24 ORE

  9. #479
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    Predefinito Re: Terryes

    Arbore, celebro 50 anni di carriera nel segno Rai

    Spettacolo.Renzo Arbore Day, 13/12 dalle 9.30 a mezzanotte su Rai Storia
    Video

    E dove se no?
    L'america in casa.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #480
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    Predefinito Re: Terryes

    Padre morto da due anni, il figlio medico utilizza ancora il pass per disabili
    di Francesco Faenza
    Il padre disabile è morto da due anni ma il figlio medico utilizzava ancora il tagliando per la sosta riservata. Il medico parcheggiava gratis nel multipiano del comune, accanto all'ospedale.
    Il medico è stato sorpreso dai parcheggiatori. Il titolare del pass è morto da due anni e non era in cura in ospedale, come sosteneva il figlio laureato. Il pass da disabile è stato sequestrato.
    Padre morto da due anni, il figlio medico utilizza ancora il pass per disabili | Il Mattino

    Posteggiatore abusivo arrestato per estorsione a Palermo
    L'intervento degli agenti è stato richiesto da un cittadino a causa delle insistenti richieste di denaro e delle minacce ricevute
    PALERMO. Un posteggiatore abusivo è stato arrestato con l'accusa di estorsione e minacce stamani da una pattuglia della polizia municipale, in piazza Magione, a Palermo. L'intervento degli agenti di via Dogali è stato richiesto da un cittadino a causa delle insistenti richieste di denaro e delle minacce ricevute dal posteggiatore che gli impediva di allontanarsi dall'auto appena posteggiata se non dopo un pagamento.
    Il 15 ottobre un caso simile era accaduto in via Damiani Almeyda. Anche in quel caso il parcheggiatore avrebbe minacciato un automobilista che si era rifiutato di pagare l’euro dopo avere parcheggiato la vettura. Nonostante l’intervento dei poliziotti l'uomo aveva continuato ad inveire contro l’automobilista e a intimare ritorsioni sull’auto.
    E in quegli stessi giorni a Trapani una maxi operazione della polizia municipale aveva bloccato l'attività di quindici posteggiatori. L’operazione fu eseguita in piazzale Ilio mentre era in corso il tradizionale mercatino del giovedì. Un fenomeno che anche a Trapani ha creato allarme sociale perchè in più di una circostanza gli abusivi si sarebbero resi protagonisti - come denunciato dalle associazione Co.Di.Ci e Progetto per Trapani - di aggressioni nei confronti di coloro che non hanno voluto mettere mano al portafogli per assecondare le richieste di denaro.
    Durante il blitz, gli agenti della Municipale - a piazzale Ilio erano presenti il capo dei vigili Biagio De Lio e il vicesindaco Giuseppe Licata - hanno bloccato e multato quindici parcheggiatori abusivi: quattordici sono trapanesi, alcuni dei quali pregiudicati, e un extracomunitario.
    Posteggiatore abusivo arrestato per estorsione a Palermo - Giornale di Sicilia

    PALERMO
    Due anziane non danno la mancia a un diciassettenne e lui le picchia a sangue
    PALERMO. La polizia ha arrestato un ragazzo di 17 anni per tentativo di rapina aggravata nell'abitazione di due anziane sorelle ultraottantenni della Noce a Palermo. Il ragazzo si era offerto, come faceva spesso, di svolgere alcune commissioni per le due donne. In compenso riceveva una piccola mancia.
    Stavolta le due signore avevano detto al ragazzo di tornare l'indomani per avere i soldi. Il giovane allora si è scagliato violentemente contro le due vittime scaraventandole per terra e picchiandole in modo violento, provocando loro la frattura del femore e la perdita di un dente. Poi è fuggito.
    La vicina di casa ha sentito le donne lamentarsi e chiedere aiuto e ha dato l'allarme al 113. I poliziotti della squadra mobile sono riusciti a rintracciarlo a arrestarlo. Le anziane sono state medicate dai sanitari e sono ancora sotto choc. Il giovane verrà ora interrogato dai magistrati.
    Due anziane non danno la mancia a un diciassettenne e lui le picchia a sangue - Giornale di Sicilia

    Napoli. Inviava immagini porno della figlia 13enne a un uomo: arrestati
    Una donna costringeva la figlia 13enne a masturbarsi e inviava poi le immagini a un quarantenne residente a Palermo. La donna, di 44 anni, napoletana è ora agli arresti domiciliari mentre l'uomo è finito in carcere, entrambi con l'accusa di violenza sessuale e detenzione di materiale pedopornografico.
    È questo l'epilogo di una inchiesta della procura di Napoli che ha portato oggi all'emissione di due ordinanze di custodia cautelare. Gli arresti sono stati eseguiti dagli agenti del commissariato di Scampia, della squadra mobile di Napoli e del commissariato Brancaccio di Palermo. Tra gli elementi di accusa, le dichiarazioni della ragazza e l'esito degli accertamenti sul materiale informatico sequestrato dagli inquirenti nelle abitazioni dei due indagati.
    Inviava immagini porno della figlia 13enne a un uomo: arrestati | Il Mattino

    Castellammare, lite tra medici in sala operatoria: carabinieri intervengono a operazione finita
    di Francesco Fusco
    CASTELLAMMARE - Lite in sala operatoria tra un chirurgo e un anestesista dell’ospedale San Leonardo. Per una mancata condivisione di vedute, su argomenti tecnici. Alla fine sono intervenuti i carabinieri, che hanno identificato i due camici bianchi. L’episodio si è verificato poco dopo le 19, quando è iniziato lo “scambio di vedute” così deciso che ha indotto uno dei medici coinvolti a chiamare le forze dell’ordine.
    Fortunatamente quello che è accaduto non ha in alcun modo influenzato la buona riuscita dell’intervento. I carabinieri hanno infatti atteso che l’operazione finisse, prima di intervenire. La notizia della lite tra i due medici ha subito fatto il giro dell’ospedale, lasciando i più increduli. Secondo quanto si apprende, tra i due già da tempo non correva buon sangue.
    Nel caso specifico, tuttavia, la lite sarebbe dovuta a divergenze di vedute circa l’impiego di personale infermieristico nell’intervento chirurgico.
    Medici litigano durante intervento in sala operatoria: arrivano i carabinieri | Il Mattino

    Banda della bistecca svaligia macelleria a Trapani: danni per 13mila euro
    Oltre a bistecche, filetti e salsicce, i malviventi si sono impossessati di alcuni attrezzi da lavoro, comprese due affettatrici. Il titolare ha sporto denuncia alla polizia
    TRAPANI. A Trapani in azione una banda della bistecca: la scorsa notte, nel popolare quartiere di «Villa Rosina», i ladri - dopo aver scardinato la saracinesca d'ingresso - hanno saccheggiato le celle frigorifero di una macelleria riuscendo a portar tutta la carne conservata per un valore di circa tredicimila euro. Oltre a bistecche, filetti e salsicce, i malviventi si sono impossessati di alcuni attrezzi da lavoro, comprese due affettatrici. Il titolare ha sporto denuncia alla polizia.
    Banda della bistecca svaligia macelleria a Trapani: danni per 13mila euro - Giornale di Sicilia

    «Non compri quelle mozzarelle?»
    E fa saltare la pizzeria a Foggia
    FOGGIA - Gli inquirenti l'hanno battezzata «l'estorsione delle mozzarelle» perché il responsabile dell'azione delittuosa pretendeva che acquistassero le mozzarelle per le pizze da un caseificio di suoi amici; quando le vittime si sono rifiutate ha fatto scoppiare una bomba davanti alla loro pizzeria. E scoprirlo sono stati gli agenti della Squadra mobile della questura di Foggia, coordinati dalla locale Procura, che hanno arrestato Luciano Cupo, pregiudicato di 44 anni, ritenuto responsabile di estorsione, detenzione e porto di ordigno esplosivo e danneggiamento.
    Secondo gli investigatori sarebbe stato lui a collocare la bomba che la notte del 1 aprile scorso danneggiò la pizzeria «Mia» di via Guido D'Orso a Foggia. Le indagini degli agenti hanno consentito di appurare che Cupo qualche mese prima aveva minacciato i proprietari del locale imponendo dove acquistare le mozzarelle. Impauriti dalle minacce, i proprietari dell'esercizio commerciale cedettero al ricatto ma solo per qualche settimana, perchè poi cominciarono a rifornirsi di nuovo dal loro abituale rifornitore. Cupo, secondo gli inquirenti, ricominciò a minacciare i proprietari della pizzeria, dicendo loro che avrebbero fatto la fine di altre pizzerie che avevano subito attentati dinamitardi.
    «Ci troviamo di fronte a reati di violenza inaudita - ha dichiarato il procuratore della Repubblica aggiunto Francesca Romana Pirrelli – che incidono pesante nel quotidiano delle persone. Siamo qui per dare la risposta ad un fenomeno che sta dilaniando la città di Foggia e che si palesa con l’uso di esplosivo. Siamo convinti che Luciano Cupo non agisca da solo, però data la gravità dell’evento, abbiamo deciso di agire anche sul singolo ed arrestarlo immediatamente per dare un forte segnale alla città».
    «Cupo è un personaggio già noto per reati contro il patrimonio e stupefacenti ed ora è accusato di estorsione e porto illegale di materiale esplosivo ? ha dichiarato il dirigente della Mobile, Roberto Pititto – ben inserito negli ambienti criminali».
    «Non compri quelle mozzarelle?» E fa saltare la pizzeria a Foggia | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Università, docente sospesa per 9 mesi: nascondeva lavori extra. Il pm: è truffa
    BARI - Su richiesta del dott. Claudio Pinto, della Procura della Repubblica di Bari, il G.I.P. del Tribunale del capoluogo, dott. Sergio Di Paola, ha emesso un’ordinanza di sospensione dai pubblici uffici per nove mesi e disposto il sequestro preventivo di beni immobili per un controvalore di oltre 120.500 euro, nei confronti della prof.ssa Marina Musti - medico del lavoro e titolare della “Cattedra di Medicina Preventiva dei Lavoratori e Psicotecnica” presso l’Università di Bari, nonché direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro presso il Policlinico di Bari - indagata per i reati di truffa aggravata, falso e violenza morale.
    Dalle attività investigative – eseguite anche con perquisizioni locali, acquisizioni di documentazione utile e assunzione di informazioni da persone in grado di riferire - era emerso, infatti, che la prof.ssa Musti, omettendo di comunicare all’Amministrazione di appartenenza l’esercizio di attività professionale privata (quale medico del lavoro) presso importanti gruppi bancari, assicurativi e commerciali, induceva in errore la propria Università, ottenendo – nonostante il contestuale esercizio privato della professione sanitaria non autorizzata – l’indebita corresponsione degli emolumenti stipendiali aggiuntivi previsti per i docenti che optavano per il rapporto lavorativo “a tempo pieno”.
    La frode, continuata per diversi anni (dal 2009 al 2014) ha, così, fruttato emolumenti indebiti per oltre 120.000 euro (al netto delle imposte e dei contributi). Circa 3.000 le “visite” professionali svolte, in modo illegittimo, accertate dagli investigatori.
    Si è, inoltre, riscontrato come la prof.ssa MUSTI, in vari casi, abbia registrato la propria falsa presenza in servizio presso l’Università, alterando documenti pubblici come i “Registri delle attività didattiche” della Facoltà di Medicina e Chirurgia, mentre in realtà era a svolgere le sue private attività professionali. L’attività veniva svolta per conto della società di famiglia - Ergocenter srl con sede in Bari - di cui la docente è risultata socia al 50 %.
    La citata docente è anche indagata per violenza morale nei confronti di una propria collaboratrice dell’Università per varie condotte ingiustificatamente vessatorie: dal demansionamento di funzioni alle indebite pressioni per l’inserimento del proprio nome in pubblicazioni scientifiche alla cui elaborazione e stesura la Musti non aveva fornito alcun contributo fattuale ed intellettuale.
    Oltre che all’interessata, il provvedimento cautelare è stato notificato anche al Policlinico ed all’Università di Bari. Il sequestro è stato operato su un immobile, adibito ad abitazione, di proprietà della predetta docente.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Matera, atleti fantasma per truffare contributi alla Regione: 23 indagati
    MATERA – Ventitrè perquisizioni sono state eseguite stamani a Matera e in provincia dalla Polizia che ha individuato un’associazione per delinquere finalizzata - attraverso falsi nell’ambito delle società di atletica e dei loro tesserati – alla sostituzione di persona, falso ideologico e falso materiale, truffa e frode sportiva.
    Obiettivo della banda – composta da una ventina di persone, tutte denunciate in stato di libertà e della quale sono sospettati di aver fatto parte anche il presidente e il segretario della Fidal di Basilicata – erano i contributi previsti dal fondo di incentivazione alle attività sportive, istituito dalla Regione Basilicata per il triennio 2008-2010. A Matera, di conseguenza, sono nate numerose società: la truffa sarebbe avvenuta in particolare nella specialità della maratona, che ha tanti appassionati.
    I promotori dell’associazione per delinquere avrebbero iscritto alle gare atleti inesistenti - iscritti a società inesistenti e con identità inesistenti - proprio per aumentare la quantità di contributi regionali da incassare. In pratica, dal 2010 sono state organizzate trasferte alle quali far partecipare anche familiari e amici che hanno contribuito alla truffa "facendo risultare anche loro di aver gareggiato". Alle perquisizioni eseguite stamani – nell’ambito dell’operazione che è stata denominata "Ghost runner" – hanno partecipato agenti della Polizia della questura di Matera e del reparto prevenzione crimine Basilicata.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli, la mattanza dei baby pusher: inseguito e ucciso dai killer della Sanità
    di Leandro Del Gaudio
    Ha capito subito che volevano ammazzarlo, gli è bastato guardare negli occhi per una manciata di secondi quello che stava sul sedile posteriore del mezzo che lo ha affiancato. Ha acceso lo scooter ed è scappato, si è ingobbito sul volante, ha provato istintivamente a schivare i colpi, ci è riuscito per una cinquantina di metri. Ma alla fine lo hanno preso. Centrato alla testa (guidava senza casco), travolto a terra dopo aver perso il controllo del ciclomotore.
    Si chiamava Vincenzo Di Napoli, aveva 25 anni, è stato ucciso nei pressi di piazza Tafuri, aveva diversi precedenti, soprattutto per spaccio di droga. Non aveva condanne per fatti di camorra, anche se era stato controllato dalla polizia - accertamenti recenti - mentre era in compagnia di soggetti legati alla cosca dei cosiddetti «capitoni», che oggi fanno capo al presunto boss Carlo Lo Russo.
    Un agguato che fa i conti con uno scenario dinamico. Quello di ieri sera potrebbe essere un delitto da ricondurre alla guerra aperta lo scorso 14 novembre dall’omicidio di Pietro Esposito, boss della Sanità a cui avevano ammazzato un figlio all’inizio dello scorso gennaio. Ormai il quadro appare abbastanza chiaro. C’è una guerra di posizione tra gruppi del rione Sanità e quelli di Miano per il controllo dello smercio di droga: via Vergini e Capodimonte sono le aree contese tra le due cosche.
    Un corridoio naturale per far arrivare la droga nel centro di Napoli e rifornire le altre piazze cittadine. È in questa contrapposizione che due mesi fa sono stati feriti, sempre in via Miano, due presunti esponenti del clan Lo Russo, mentre anche altri episodi criminali vengono passati al setaccio da parte degli inquirenti: lo scorso 18 novembre un 58enne, Vincenzo Allocco, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel quartiere Secondigliano; il 23 ottobre scorso ha invece perso la vita Raffaele Stravato, 39enne, ucciso nel quartiere Marianella, sempre nella zona nord di Napoli.
    Il cadavere fu trovato all’interno del cortile di uno stabile in via dell’Abbondanza. Episodi probabilmente separati gli uni dagli altri, su cui prova a fare chiarezza il pool anticamorra del procuratore aggiunto Filippo Beatrice. Sull’agguato di ieri pomeriggio indaga il pm anticamorra Enrica Parascandolo, che di recente ha chiesto e ottenuto l’applicazione del carcere duro (il cosiddetto regime di 41 bis) nei confronti di alcuni esponenti di vertice della cosca dei «capitoni».
    Chiara la richiesta alla base del provvedimento: esiste uno stretto collegamento tra carcere e territorio, la cosca dei Lo Russo - nonostante arresti e condanne - resta operativa anche negli ultimi tempi. Ora l’attenzione si sposta sull’omicidio del 25enne Vincenzo Di Napoli.
    Un agguato che va ricondotto alla guerra per il controllo della droga, nel tentativo di definire confini tra le zone di competenza dei Lo Russo e quelle riconducibili ai Sequino-Savarese del rione Sanità. In campo la Mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli, fino alla tarda serata di ieri sono stati controllati pregiudicati e soggetti ritenuti in odore di camorra tra rione Sanità e zona di Miano.
    Un tentativo per verificare eventuali assenze improvvise (per evitare la prova dello stub) da parte dei potenziali killer, anche per spingere le indagini dell’ultimo omicidio di camorra in ordine di tempo sulla traccia giusta.
    Mattanza dei baby pusher: inseguito e ucciso dai killer della Sanità| Foto | Il Mattino

    Eav, consulenze inutili e incarichi ad arte: il danno erariale è di 7,6 milioni
    Un danno erariale di 7,6 milioni euro nella gestione dell’Eav è stato accertato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’attività d’indagine delegata dalla Procura generale della Corte dei Conti per la Campania. Otto persone sono state citate in giudizio, tra cui l'ex amministratore unico, Alessandro Rizzardi, l'ex assessore regionale Ennio Cascetta, collaboratore del ministro Delrio, e un altro ex amministratore, Nello Polese.
    Per il Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, agli ordini del colonnello Giovanni Salerno e sotto il coordinamento del pubblico ministero contabile, Marco Catalano, i vertici della holding dei trasporti «hanno depauperato le casse della Regione Campania, affidando numerosi incarichi pluriennali di consulenza professionale rivelatisi inutili, oltre che conferiti in spregio dei più elementari principi di efficacia, trasparenza, economicità e correttezza».
    Un esempio? «Basti pensare al caso di un amministratore unico dell’Eav, già dipendente della medesima società, da cui percepiva una lauta pensione - è l'accusa -: una volta diventato il massimo dirigente dell’Ente, si autoconferiva, per un periodo di ben 8 anni, un incarico di consulenza avente per oggetto, sostanzialmente, gli stessi compiti e mansioni che doveva svolgere nella sua qualità di vertice amministrativo dell’Eav. E ciò, con l’inescusabile avallo dell’assessore ai trasporti dell’epoca (delegato dal presidente della giunta regionale a rappresentare il socio unico Regione Campania) nonché con il colpevole beneplacito del collegio sindacale allora in carica».
    In un altro caso, «si è giunti finanche a reclutare un nuovo direttore generale, giustificando tale assunzione mediante la creazione “ad arte” della vacanza organica nel ruolo, attraverso l’istituzione di una nuova direzione per la pianificazione affidata al direttore generale uscente». Contestato «un danno erariale per circa 350mila euro nei confronti del pro tempore amministratore unico e del collegio sindacale in carica, in conseguenza dell’accertata inutilità della neoistituita alta direzione, in quanto alla stessa venivano affidati compiti che, ai sensi delle vigenti norme statutarie della società, spettavano già all’organo di vertice e al direttore generale».
    Ancora: «Le procedure adottate per “l’assunzione diretta” ed a tempo indeterminato delle citate figure dirigenziali sono risultate in evidente contrasto con le disposizioni in materia di assunzioni di personale previste dalle norme regionali e nazionali vigenti» perché senza selezione pubblica.
    Eav, consulenze inutili: il danno erariale è di 7,6 milioni | Il Mattino

    Crocetta vai a lavorare
    di Federica Dato
    «Credete che sia qua soltanto per sviolinare? No, assolutamente. Arrivo dall’aeroporto, entro in città e praticamente ci sono 400 persone su 200 senza casco e in tutti i posti ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si passa con fatica. Questo significa che tu non hai capito cos’è il senso dell’esistenza con gli altri. Non lo sai, non lo conosci. È inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta, sei un’isola di merda. La mia è una provocazione d’amore», Roberto Vecchioni all’università di Palermo. Inappuntabile, perfetto, preciso, lucido, per questo finito in una bufera di polemiche. La Sicilia è un’isola meravigliosa, oseremmo dire fin una delle più belle del mondo, ma è improduttiva, collusa, immobile, parassitaria, maltrattata, umiliata, sporca e non ha capito cos’è il senso dell’esistenza con gli altri. Quindi ad oggi esser stata baciata dalla natura non basta e sì, Vecchioni (cui il direttore ha dedicato un peana) chiosa che stando così le cose è un’isola di merda. A confermare che il cantautore ha perfettamente ragione è Rosario Crocetta, governatore siculo.
    Lui che alle spalle ha mirabolanti avventure e scelte di governo illuminate (si scherza eh) si mostra semi nudo in spiaggia e accompagna l’immagine con questo commento: “Castel di Tusa, 6 dicembre. Una giornata bellissima, con un tuffo nel mare incontaminato di Castel di Tusa la risposta del presidente Crocetta a quanti parlano male della Sicilia. «La Sicilia è un’isola bellissima, la più bella del mondo e il suo popolo è straordinario. Abbiamo dei problemi, molti dei quali arrivano da passato ma non voglio fare polemica con nessuno. Stiamo superando tutto, il Pil comincia a crescere e ci sono già alcuni piccoli segni di ripresa. La cosa importante è che ci sia un popolo unito, che si batte contro il malaffare e la corruzione per una Sicilia libera. Buon ponte dell’Immacolata a tutti»”. Ora, posto che il successo economico che menziona a noi pare pure fantascienza, che l’occupazione locale rimane a livelli drammatici, le infrastrutture a zero, la qualità degli ospedali pure, il numero di dipendenti pubblici perlomeno imbarazzante, l’efficienza regionale è nulla e la criminalità organizzata campa che è un piacere, la prima cosa che viene da dire al Rosario è: ma perché Governatore non va a lavorare? Davvero, uno che amministra una Regione nel dramma, dov’è normare che una grande città resti senz’acqua per venti giorni, non si fa immortalare al mare. D’altro canto parliamo del Crocetta che ha pensato fosse utile aprire l’ambasciata siciliana a Roma, con quaranta dipendenti, perché giuriamo non riusciamo a spiegarcelo neanche un po’. Ed è la certificazione che Vecchioni non ha sbagliato di una virgola, che c’ha preso appieno: «Questo significa che tu non hai capito cos’è il senso dell’esistenza con gli altri. Non lo sai, non lo conosci. È inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta, sei un’isola di merda». Amen. Non basta il mare incantato, serve un cambio di passo prima di tutto culturare. Serve ritrovare il senso civico, serve che, a partire dal presidente di Regione, non ci si aspetti più i soldi da Roma ma si inizia a produrre ricchezza. Invece la risposta è che il mare di Tusa è bello. Sì, lo è ma mancano i depuratori. Sì lo è ma mancano le infrastrutture per raggiungerlo. Sì lo è ma il costo per servizi inesistenti ormai è insostenibile. Sì lo è ma chi vive in quelle zone non trova anormale l’abusivismo che quelle coste le sfregia. Sì, il mare di Tusa è bello, nonostante i siciliani, caro Crocetta.
    Crocetta vai a lavorare - L'intraprendente | L'intraprendente

    Visione consigliata solo a chi è robusto di stomaco....
    http://www.lintraprendente.it/wp-con...o-Crocetta.jpg

 

 
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