Pagina 53 di 83 PrimaPrima ... 34352535463 ... UltimaUltima
Risultati da 521 a 530 di 829

Discussione: Terries

  1. #521
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Torre Annunziata. Caccia a «lady truffa»: il denaro svanisce con un gioco di prestigio
    Rapina in banca da record olimpico: 10 secondi e via
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata. «Mi scusi, ha sbagliato a darmi il resto». Con una banale frase si consuma la truffa da 15 euro. Una cifra irrisoria, ma che va moltiplicata per decine di vittime ogni giorno e per decine di città ogni mese. Tre Procure sono sulle tracce della truffatrice prestigiatrice: Santa Maria Capua Vetere, Napoli e Torre Annunziata indagano sulla misteriosa donna. Dal Vesuviano al Casertano, sono decine le segnalazioni giunte alle forze dell'ordine negli ultimi due anni, che hanno permesso di preparare un identikit dettagliato della signora e stilare un preciso modus operandi. La truffa ipotizzata è di decine di migliaia di euro, con centinaia di vittime disseminate a cavallo di due province.
    Si parte dalla descrizione: circa 55 anni, capelli biondi, carnagione chiara, vestita sempre in modo distinto, cadenza napoletana, ma italiano perfetto. Il copione è sempre lo stesso: la donna entra in un negozio, compra merce per pochi euro, paga con una banconota da 50 euro, ottiene come resto due banconote da 20 e una da 5. Qui scatta la truffa: con un movimento rapidissimo, da prestigiatrice professionista, la donna scambia una delle banconote da 20 con un'altra da 5 euro. «Mi ha dato solo 30 euro di resto», dice al negoziante che non riesce ad accorgersi del movimento quasi impercettibile: prende la banconota da 5 e le consegna un'altra da 20 euro, scusandosi.
    Caccia a «lady truffa»: il denaro svanisce con un gioco di prestigio | Il Mattino

    La lite tra madre e figlie diventa maxirissa familiare
    in sei in ospedale
    di Petronilla Carillo
    SALERNO - Si sono incontrate per strada, per caso. Ma è stata quella l’occasione per rispolverare vecchi rancori. Rissa tra parenti a Pastena, dov’è andata in scena una violenta rissa tra donne. Sono sei, in totale, le persone coinvolte, tutte accompagnate poi al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno con graffi e contusioni. A prendersi a botte sono state una madre e le sue due figlie: i rapporti tra loro erano tesi da tempo.
    Ieri pomeriggio l’epilogo: le due giovani donne erano accompagnate dai loro rispettivi compagni, l’anziana da una nipote. Una parola tira l’altra, la nipote e i due uomini sono intervenuti nella discussione e così quella che era una banale lite tra madre e figlie si è trasformata in una vera e propria rissa. Una volta in ospedale gli agenti della sezione Volanti, agli ordini del vicequestore Rossana Trimarco, hanno dovuto controllare i sei perché non continuassero a litigare.
    La lite tra madre e figlie diventa maxirissa familiare: in sei in ospedale | Il Mattino

    Terrorizza i passanti con due motoseghe, finisce a processo
    ANGRI. Prima cominciò a terrorizzare i passanti con due motoseghe a benzina, poi con un coltello, puntato alla gola di un uomo. Sarà processato per minaccia e lesioni un 57enne di Angri che nel novembre del 2014 seminò senza alcun motivo il panico in pieno centro. La prima vittima fu un passante, al quale l’uomo chiese una sigaretta per poi minacciarlo inspiegabilmente senza alcuna ragione: «Vuoi vedere come vado a prendere la pistola e ti sparo?», disse. Dalla tasca cacciò un coltello a serramanico che puntò alla gola del passante. La follia non finì li. Dopo poco, il 57enne si avviò nei pressi di un’attività commerciale in via Raiola, cominciando ad agitare due motoseghe a benzina. I passanti presenti in quel momento, si allontanarono a gran velocità, terrorizzati.
    Il titolare di uno dei negozi ubicati nella strada fu persino inseguito dall’uomo, che brandiva la motosega come in un film dell’orrore. A chi invece urlò di chiamare i carabinieri, l’uomo minacciò: «Non ti muovere che ti taglio la testa, mò vattene dentro». Per poi puntargli l’arma al volto e alla gamba sinistra. Prima di essere arrestato dai carabinieri, riuscì persino a ferire a mani nude un altro passante, al quale contestò pretestuosamente «Di non pagare il grattino del parcheggio». Alla reazione del passante, l’uomo lo colpì con un pugno all’occhio destro. Era stato l’unico ad affrontarlo e a disarmarlo dalla motosega.
    Terrorizza i passanti con due motoseghe: finisce a processo | Il Mattino

    Giugliano. Viene lasciato dalla fidanzata: la picchia e la violenta con un amico
    di Cristina Liguori
    GIUGLIANO - Non si rassegna alla fine della loro storia: la picchia, la maltratta, la perseguita ed alla fine la violenta in auto con l'aiuto di un complice. Ad assicurarlo alla giustizia ci pensano i carabinieri della Compagnia di Giugliano guidati dal capitano Antonio De Lise. In manette un 43enne V.M ed il suo complice L.S. 26 anni. I due avevano costretto la vittima, una 29enne di origini bulgare, a salire in auto. Lì la violenza. Il 26enne la tiene ferma mentre lex la palpa dappertutto strappandole anche il reggiseno. La donna ha poi il coraggio di denunciare tutto liberandosi dall'orco definitivamente.
    Lasciato dalla fidanzata: la picchia e la violenta con un amico | Il Mattino

    Napoli, 15enne accoltellato a pochi passi dal lungomare: «Ferito senza un perché»
    NAPOLI - Un ragazzo di 15 anni è giunto ieri sera nell'ospedale Loreto Mare di Napoli con un ferita da taglio una gamba: ai medici e alla Polizia di Stato ha riferito di essere stato colpito da una coltellata inferta da sconosciuti mentre passeggiava con un amico lungo via Chiatamone, nei pressi del lungomare. La vittima ha riferito di essere stato colpito senza ragione: un gruppetto di giovani gli si è avvicinato con la scusa di chiedere delle informazioni e poi, all'improvviso, uno dei ragazzi ha sferrato la coltellata. Il giovane è stato soccorso dal 118, portato in ospedale, medicato e dimesso con una prognosi di 10 giorni. Sull'accaduto sono in corso indagini della Polizia.
    Napoli, 15enne accoltellato a pochi passi dal lungomare: «Ferito senza un perché» | Il Mattino

    ACIREALE
    Abbandona l'ordine religioso, fugge con una volontaria e svuota il conto
    ACIREALE. Abbandona il suo ordine religioso, quello dei Camilliani, per fuggire con una donna. Prima, però, svuota le casse del centro di prima accoglienza per poveri ed emarginati «Casa Sollievo di San Camillo» di Acireale del quale è rettore. Protagonista della vicenda un 44enne originario del Palermitano appartenente all'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, che sarebbe fuggito con una volontaria portando con sè 27.900 euro dell'ente di beneficenza.
    I religiosi camilliani hanno presentato attraverso il legale, l'avvocato Giampiero Torrisi, una denuncia «per una condotta appropriativa» alla Procura della Repubblica di Catania nei confronti dell'ex religioso, che era anche capo amministratore dell'Istituto Giovanni XXIII di Riposto ed al quale era stata affidata la completa gestione economica della provincia siculo-napoletana dell'Ordine fondato da Camillo De Lellis.
    Abbandona l'ordine religioso, fugge con una volontaria e svuota il conto - Giornale di Sicilia

    BRINDISI
    Farmaci scaduti e frode
    arrestati presidente e 3 collaboratori associazione
    BRINDISI - Militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Brindisi hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del presidente di un’associazione di volontariato incaricata del servizio di pubblica emergenza-urgenza del 118 di Brindisi e di suoi tre collaboratori.
    Sono accusati di peculato, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata perché commessa ai danni di un ente pubblico e tentata somministrazione di medicinali guasti e o imperfetti. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip Tea Verderosa su richiesta del pm inquirente, Milto Stefano De Nozza.
    L’inchiesta è stata avviata dopo le denunce presentate nel 2014 da due soccorritori del 118, volontari di una associazione onlus di Fasano che si occupa del servizio di emergenza e urgenza anche a Brindisi. Dalle indagini è emerso che erano in realtà due le società riconducibili alle stesse persone: una cooperativa e una associazione non a scopo di lucro. La prima svolgeva servizio privato anche presso la Centrale Enel, la Enipower e per la struttura riabilitativa San Raffaele di Ceglie Messapica (Brindisi); la seconda invece operava per il 118 della Asl.
    Entrambe, la Getras e la Avf, erano presiedute dalla stessa persona e vi sarebbe stata - secondo l’accusa - una «sistematica» distrazione, da parte del presidente dell’associazione e di alcuni collaboratori, di medicinali e presidi medici ospedalieri utilizzati per l'esecuzione del servizio del primo soccorso in strutture private.
    In particolare, hanno appurato i finanzieri, coordinati dal pm De Nozza, i farmaci e i presidi utilizzati dal privato sarebbero stati sottratti dalla dotazione delle ambulanze del 118. I rimborsi spese corrisposti dalla Asl per i volontari del servizio pubblico, sarebbero stati usati per pagare i dipendenti della cooperativa. Le ambulanze sostitutive che la onlus avrebbe dovuto tenere a disposizione del servizio di urgenza ed emergenza, erano invece usate per fini di lucro: in una circostanza è stato accertato un trasporto a pagamento di un paziente nel nord Italia. Nel corso dei sequestri sono stati anche ritrovati farmaci scaduti.
    Le persone poste ai 'domiciliarì sono i brindisini Raffaele e Dario Turchiarulo, zio e nipote di 58 e 25 anni, Giordano Guber, di 47 e Antonietta Zizzi, di 51 anni, di Fasano (Brindisi).
    Farmaci scaduti e frode arrestati presidente e 3 collaboratori associazione 118 - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Roma, dopo lo sciopero troppi autisti malati
    Oggi i trasporti incrociano le braccia. Ma Atac e Codacons denunciano un "boicottaggio"
    Chiara Sarra
    Lo sciopero dura quattro ore? Le altre me le prendo di malattia. A pensar male si fa peccato, ma dopo la vicenda dei vigili assenteisti durante la notte di Capodanno 2015, Roma si prepara a vivere una nuova bufera dopo lo sciopero dei trasporti di questa mattina per l’alto "assenteismo rilevato" denunciato dall’Atac.
    "In coincidenza con la giornata di sciopero di oggi è stato rilevato un notevole aumento dei casi di malattia e di richieste di utilizzo di permessi in particolare sulla linea B della metropolitana dove risultano scoperti il triplo dei turni rispetto alla media", ha comunicato l'azienda dei trasporti romana, "L’azienda si è attivata immediatamente per inviare visite fiscali a domicilio e verificare la legittimità di accesso ai permessi richiesti a al contempo ha inviato tutte le risorse disponibili sul territorio, a cominciare dai dirigenti, a supporto delle attività di esercizio".
    "Ciò che sta avvenendo oggi nel settore deitrasporti pubblici della capitale, sembra a tutti gli effetti un boicottaggio del Natale di Roma", aggiunge il Codacons, "È assurdo che nella giornata in cui i musei sono gratuiti e la città è ricca di iniziative culturali, non solo sia stato indetto uno sciopero deltrasporto, ma si registri anche un assenteismo anomalo Se il servizio non riprenderà in modo regolare, ci sarà un danno enorme peri turisti e per i cittadini. Per questo siamo pronti a presentare unadenuncia in Procura, affinché si faccia luce sul ricorso massiccio aipermessi per malattia presentati dai lavoratori, e chiediamo l’interventourgente del Garante per gli scioperi perché adotti le misure del caso".
    Roma, dopo lo sciopero troppi autisti malati - IlGiornale.it

    Vendevano gioielli falsi agli anziani: denunciati due truffatori
    Ercolano - Giravano l'Italia piazzando false pietre preziose e gioielli ad ignari anziani attratti dai prezzi vantaggiosi. In realtà diamanti, rubini e zaffiri si rivelavano pezzi di vetro colorati mentre anelli e bracciali altro non erano che articoli da bigiotteria di scarso valore. In due sono stati denunciati a piede libero, sorpresi dalla polizia locale mentre tentavano di raggiare anziani nel centro della città cui mostravano anche dalsi certificati di autenticità.
    A mettere in allerta gli uomini diretti dal comandante Francesco Zenti è stato un anziano residente a piazza Trieste che questa mattina, insospettito per il fare accattivante dei due venditori e l'insistenza nel prospettare sconti vertiginosi per l'acquisto di alcuni anelli, ha allertato una pattuglia dei vigili che si trovava in zona.
    I due pregiudicati, destinatari di un recente foglio di via da Frosinone, sono stati denunciati a piede libero per truffa aggravata.
    Vendevano gioielli falsi agli anziani: denunciati due truffatori | Il Mattino

    False disoccupazioni per truffare lʼInps: 123 denunce nel Lazio
    Gli accertamenti sono partiti dopo che è stata notata lʼanomalia di numerosi residenti in altre zone della Regione spintisi fino a Ostia per presentare la domanda di accesso al sussidio
    False disoccupazioni per truffare l'Inps: 123 denunce nel Lazio
    La guardia di finanza di Roma ha scoperto una truffa all'Inps escogitata da due dipendenti della sede di Ostia. Accedendo al sistema informatico dell'ente, i due impiegati facevano figurare false assunzioni e falsi licenziamenti in modo da poter erogare indennità di disoccupazione. I militari hanno denunciato 123 persone per truffa aggravata ai danni dello Stato.
    Gli accertamenti delle Fiamme Gialle sono partiti dopo che è stata notata l'anomalia di numerosi residenti in altre zone della provincia, ma anche a Latina e Frosinone, si erano spinti fino a Ostia per presentare la domanda di accesso al sussidio.
    Intere famiglie "disoccupate" - Gran parte dei modelli attestanti i falsi rapporti di lavoro riportavano, quali datori di lavoro, note case cinematografiche rivelatesi del tutto estranee alla vicenda e, in diversi casi, è risultato che i componenti di intere famiglie (mariti, mogli, figli, generi e cugini) erano beneficiari delle prestazioni. Molti, inoltre, coloro che, già impiegati con regolare contratto di lavoro, avevano deciso di arrotondare le loro entrate mensili con il sussidio erogato dall'Inps.
    False disoccupazioni per truffare l'Inps: 123 denunce nel Lazio - Tgcom24

    Brindisi, tubicino dimenticato nell'addome, 5 medici a processo
    I fatti risalgono all’aprile del 2011, quando il 67enne fu ricoverato con gravi sintomi di malnutrizione. I sanitari decisero di sottoporlo a una colecistectomia. Fu dimesso, poi subito ricoverato d’urgenza
    BRINDISI - Il gup de Tribunale di Brindisi Tea Verderosa ha rinviato a giudizio cinque medici accusati di omicidio colposo per la morte di un uomo di Francavilla Fontana (Brindisi), Angelo Ciraci, di 67 anni, avvenuta a Bologna dopo due interventi chirurgici compiuti in Puglia e ritenuti non corretti e dopo che, secondo l’accusa, fu dimenticato nell’addome del paziente un tubicino di circa 7-10 centimetri. Gli imputati sono tutti medici dell’ospedale Camberlingo di Francavilla Fontana.
    Si tratta di Vincenzo Della Corte, anestesista ed ex sindaco della cittadina del Brindisino, Rocco Montinaro, primario di chirurgia generale, dei chirurghi Alessandro Perrone e Domenico Lamacchia, e di Cosmiana Galizia, anestesista. I fatti risalgono all’aprile del 2011, quando il 67enne fu ricoverato con gravi sintomi di malnutrizione. I sanitari decisero di sottoporlo a una colecistectomia. Fu dimesso, poi subito ricoverato d’urgenza.
    «Nell’effettuare un’ulteriore errata diagnosi - ha sostenuto la procura - e nel procedere ad un ulteriore intervento chirurgico inutile» e «non a regola d’arte», «non veniva rimosso al termine dell’operazione, dall’addome del paziente, un corpo tubolare della lunghezza di circa 7-10 centimetri».
    Tubicino che "determinava l’insorgere di una peritonite». Il paziente morì nell’ospedale Sant'Orsola di Bologna. I familiari, difesi dagli avvocati Domenico Attanasi e Vincenzo Bianco, presentarono un esposto. L’inchiesta, dapprima avviata a Bologna è stata poi trasmessa a Brindisi per competenza territoriale.
    Brindisi, tubicino dimenticato nell'addome, 5 medici a processo - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Aborti senza consenso ed errori agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Ai domiciliari quattro medici
    LE FIAMME GIALLE AVREBBERO SCOPERTO UN VERO E PROPRIO SISTEMA DI COPERTURA DEGLI ERRORI MEDICI
    Interruzione di gravidanza senza consenso, falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti. Queste le pesanti accuse nei confronti di 11 sanitari, tra medici e infermieri, dei reparti di Ostetricia e Ginecologia, di Neonatologia e di Anestesia del Presidio ospedaliero "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria.
    La guardia di finanza ha eseguito 4 arresti ai domiciliari. Altri sei medici e una ostetrica sono stati sospesi dall'esercizio della professione per 12 mesi. Le fiamme gialle avrebbero scoperto un vero e proprio sistema di copertura degli errori medici, condiviso dall'intero apparato sanitario, che sarebbe stato attuato in diverse occasioni per evitare di far incappare i medici nelle maglie della magistratura. In particolare, gli episodi di malasanità accertati hanno riguardano il decesso di due neonati, le lesioni irreversibili ai danni di un altro bimbo, dichiarato invalido al 100%, diversi traumi causati ad una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente e le lacerazioni di parti intime di altre pazienti.
    Aborti senza consenso ed errori agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Ai domiciliari quattro medici | Radio24

    "Le abbiamo sfondato la vagina" Orrore nell'ospedale di Reggio Calabria
    Risate sugli errori dei colleghi e sul rischio di morte dei pazienti. Dalle indagini sugli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria emerge un quadro inquietante
    Rachele Nenzi
    Le indagini sugli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria e sui suoi medici ieri hanno portato alle manette quattro ginecologi e all'interdizione altre sette persone.
    Dalle intercettazioni emergono alcuni dettagli inquietanti. Alessandro Tripodi, primario facente funzioni, ride al telefono mentre racconta gli errori commessi dai medici, soprattutto contro le pazienti.
    Le intercettazioni
    Nei nastri, pubblicati oggi da ilDispaccio, quotidiano online calabrese, si sente il dott. Alessandro Tripodi fare "apertamente riferimento alla circostanza che il dott. Timpano, nel corso dell'intervento aveva cagionato alla paziente [Omissis] una perforazione della vescica, analogamente a quanto era accaduto nel caso della paziente denominata [Omissis]".
    Tripodi: minchia non sai che è successo, stanotte l'ira di Dio; Manuzio: eh? e di chi?; Tripodi: allora, quella lì, eh, di Timpano, che gli ha sfondato la vagina. Eh, allora, lo sai, ha la vescica aperta, (ride......ride....ride) (...) allora dal drenaggio esce urina .. te la ricordi a [Omissis]? Era oro.....mi ha chiamato Pina Gangemi...dottore vedete se potete venire che qua c'è l'ira di Dio...ride....ride che oggi..........2 litri di urina dal drenaggio (ride).....in pratica...sono andato.... la vescica era aperta....l'hanno suturata in triplice stato.....".
    Non c'è solo questo. Parlando con un altro collega, dr.ssa Manuzio, Tripodo dice: "Vadalà (il primario, Ndr) mi ha spiegato e mi ha detto io non lo so che cazzo hanno combinato, perchè l'isterotomia era fatta alta. Poi, dice c'era un buco nella vagina e l'utero in pratica era come se avessero fatto una..inc.le.. per fare un'isterectomia, la stessa cosa (ride) ...... dice non ha capito neanche lui quello che ha fatto..sangue che usciva a fontana da sotto..inc.le..m'immagino a Timpano"
    Non solo. Tripodi al telefono ride anche quando a perdere la vita è un bambino, a causa di un parto finito male che sarebbe stato realizzato dal primario, Pasquale Vadalà, e dalla collega Manuzio. "Ehi...- dice alla moglie al telefono - eh niente, gli è morto un bambino quà... a Vadalà e alla Manuzio...omissis... ho chiuso il cellulare apposta, cretina, perché sennò mi chiamava in continuazione Vadalà eh...omissis.. e infatti me ne sono andato subito (ma fuia subutu) (n.d.r. ride)...".
    Parlare al telefono degli errori/orrori commessi in sala operatorio sembra una cosa normale, all'ospedale di Reggio Calabria. In chiamata con un'altra collega, Tripodi avrebbe detto: "Si sono messi l'altro giorno a fare un'isterectomia per via vaginale". Risponde la collega: "Eh?". "Gli è rimasto l'utero nella mani", ride Tripodi, "stava morendo la paziente".
    Anche il Gip Antonino Laganà è choccato da quanto emerge dai nastri delle intercettazioni: "Si ride letteralmente degli altrui errori medici - si legge nel documento riportato da ilDispaccio - forieri di devastanti conseguenze per le pazienti ignare vittime di tale situazione con ciò delegittimando e di fatto sfiduciando totalmente il singolo medico "preso di mira" e rilevando la drammaticità della situazione medica occorsa".
    "Le abbiamo sfondato la vagina" Orrore nell'ospedale di Reggio Calabria - IlGiornale.it

    Reggio Calabria, aborti senza consenso: ecco le risate nelle intercettazioni choc dei medici arrestati
    di Ilario Filippone
    Anche quando è morto il piccolo Domenico, un neonato deceduto per gravi negligenze nella gestione del parto, è scoppiato a ridere. Il primario del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Riuniti, Alessandro Tripodi, se l’è svignata inventando una scusa: ”E’ morto un bambino e io ho spento il cellulare apposta, sennò il collega mi avrebbe chiamato in continuazione ah ah ah”, spiegò, sghignazzando, alla moglie.
    Le hanno battezzate le intercettazioni della vergogna, un abisso di miseria in cui sono precipitati in tanti, i dialoghi captati dalla Guardia di Finanza nel corso dell’inchiesta “Mala sanitas”. In manette sono finiti quattro big del nosocomio di Reggio Calabria. Per gli indagati Pasquale Vadalà, ex primario dell’unità operativa finita sotto accusa, e Alessandro Tripodi, nipote del capomafia Giorgio De Stefano, sono stati disposti i domiciliari. Il provvedimento è stato notificato anche ai dottori Daniela Manunzio e Filippo Luigi Saccà. Se qualcosa andava storto in sala parto, secondo gli inquirenti, erano medici pronti a inquinare le cartelle cliniche delle pazienti, per nascondere colpe e pecche. Le indagini sono scattate nel 2010. Investigando su una morte sospetta, i militari delle Fiamme gialle sono riusciti a documentare i numeri dell’orrore: due neonati deceduti per la superficialità dei sanitari, un altro con danni cerebrali permanenti, un drappello di mamme con lesioni all’utero.
    “AL COLLEGA GLI E' RIMASTO L'UTERO NELLE MANI, AH AH AH... LA PAZIENTE STAVA MORENDO”
    Anche questa frase, sghignazzata dal ginecologo Alessandro Tripodi, è finita nelle intercettazioni disposte dalla procura di Reggio Calabria. La donna, Cornelia Ficara, morirà un anno dopo. Nel ricostruire il suo epilogo, il gip ne ha fissato l’incipit, attribuendo precise colpe ai medici Antonella Musella, Daniela Manunzio e Pasquale Vadalà: «Ai fini dell’individuazione delle responsabilità – scrive il magistrato Antonino Laganà – giova evidenziare, sulla scorta dei dialoghi captati, che le condizioni di salute già precarie della paziente, poi deceduta, si siano notevolmente aggravate in conseguenza di una serie di errori tecnici, commessi nel corso dell’ intervento eseguito dai sanitari reparto di Ostetricia e ginecologia». Lei era stata operata il 26 luglio 2010. Dopo l’intervento, il primario Tripodi si fece un’altra risatina sui colleghi: «Aveva la vescica aperta, le hanno sfondato la vagina».
    “SI E' STACCATO IL COLLO DELL'UTERO, USCIVA UNA FONTANA DI SANGUE, AH AH AH..."
    Così, il 12 aprile 2010, l’intercettato Alessandro Tripodi commenta l’ennesimo sgorbio medico consumato dai suoi colleghi ai danni di una partoriente. “Immagino il dottor Timpano – sghignazza - ha fatto danni, poi ha concluso l’opera”, e ancora risate a squarciagola. Ridacchia anche l’infermiera: ”Mamma che scempio, povera chi ci capita”. Scrive il gip:«Si ride costantemente degli altrui errori, forieri di devastanti conseguenze per le gestanti, ignare vittime».
    ”FAGLIELA TRAGICA, HAI CAPITO? DILLE CHE C'E' UN DISTACCO E NON SI PUO' FAR NULLA”
    L’elenco delle accuse è lungo: falso ideologico e materiale, soppressione di atti veri e interruzione di gravidanza senza il consenso della donna. Il caso della partoriente Loredana Tripodi è il più eclatante. Il fratello, il ginecologo Alessandro, ha organizzato a tavolino il suo aborto: l’uomo sospettava che il feto presentasse delle patologie cromosomiche, così ha impedito il parto all’insaputa della donna. Ne dà conto il dialogo captato il 16 giugno 2010. Quel giorno, fornì chiare indicazioni al collega, Filippo Saccà, sulla condotta da tenere: ”Fagliela tragica, hai capito? Dille che c’è un distacco e non si può far nulla”, spiegò. In un primo momento, il dottore Filippo Saccà si mostrò contrario:”Ma scherzi? Non esiste, tuo cognato penserà che lo abbiamo ammazzato”, rispose. La conversazione continuò. ”Mia sorella e mio cognato – aggiunse il primario – danno i numeri”. Alla fine, i due decisero di somministrare alla gestante un farmaco per interrompere la gravidanza: “Senza dirle un cazzo, le metto il Cervidil e le spiego che sospendiamo la flebo”. Hanno affermato gli inquirenti: “La strategia concordata dai due sanitari era quella di somministrare, all’insaputa della donna, un farmaco abortivo, per stimolare le contrazioni della gestante ed indurre l’interruzione di gravidanza”. Il primario Tripodi è stato intercettato più volte. Eccolo mentre impartisce nuove disposizioni, per impedire il parto della sorella. “Senza che ti veda nessuno, le metti tre fiale di Sint, cosi si sbriga ad abortire”, disse alla ginecologa Daniela Manunzio.
    «Usciva una fontana di sangue, ah ah ah...». Così ridevano i medici arrestati per aborti senza consenso | Il Mattino

  2. #522
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,920
     Likes dati
    2,835
     Like avuti
    10,456
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Palermo, folla circonda la polizia e fa fuggire rapinatore

    E' accaduto nel quartiere Kalsa, in centro storico: gli agenti sono stati accerchiati e il bandito si è dato alla fuga. Spari in aria per disperdere la folla

    29 aprile 2016

    Un gruppo di abitanti del quartiere Kalsa, nel centro storico di Palermo, e alcuni commercianti hanno aiutato un rapinatore, inseguito dalla polizia, a scappare. Gli agenti sono stati accerchiati dalla folla e il bandito si è dato alla fuga. Addosso a un complice, fermato invece dagli investigatori, è stata trovata una pistola calibro 7.65 col colpo in canna. Gli agenti per disperdere la folla hanno sparato alcuni colpi in aria

    I due rapinatori stamattina, insieme ad altri due banditi di cui si sono perse le tracce, hanno svaligiato un stand del mercato ortofrutticolo. Erano travestiti da operai della Gesip, una partecipata del Comune. Il bottino della rapina è stato di diecimila euro.

    Il commerciante ha avvertito immediatamente la polizia che è riuscita ad intercettare i quattro rapinatori fuggiti su due moto. Due si sono allontanati verso la periferia orientale di Palermo, gli altri due hanno scelto i vicoli del quartiere Kalsa, antico rione arabo del centro storico. Gli agenti sono riusciti a immobilizzare un rapinatore, l'intervento della folla che ha circondato i poliziotti ha consentito all'altro di scappare.

    Palermo, folla circonda la polizia e fa fuggire rapinatore - Repubblica.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #523
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Cronaca
    Sesso con cane a Palermo, il giudice: "Incapace di intendere e volere"
    di Simona Licandro
    PALERMO La tesi del dottore Maurizio Marguglio non ha convinto il gup Lorenzo Matassa che ha dichiarato incapace di intendere e volere, al momento del reato, l'uomo che l'anno scorso ha fatto sesso con un cane che si trovava in una villetta, in pieno giorno in via Liguria a Palermo.
    La perizia psichiatrica, disposta dal giudice, diceva esattamente il contrario. L'imputato, denunciato dopo essere stato sorpreso con il cane, è un clochard cinquantenne palermitano accusato di atti osceni in luogo pubblico. Allo psichiatra l'uomo ha confermato di aver fatto sesso con il cane dicendo inoltre che non si trattava della prima volta.
    La mente dell'uomo (anche se gli è stata diagnosticata una schizofrenia), secondo il perito del giudice, era lucida e integra quando commise il fatto. Egli stesso ha confessato di nutrire da tempo un amore per i cani che andava oltre le normali coccole, anche se avrebbe preferito andare con le donne, ma la sua condizione di indigenza non glielo consentiva.
    Avendolo ascoltato per due volte in aula, il giudice si è però fatto un’altra idea. Adesso l’imputato dovrà trascorrere due anni in una struttura residenziale sanitaria, dopo potrà essere curato.
    Sesso con cane a Palermo, il giudice: "Incapace di intendere e volere" - Giornale di Sicilia

    Ufficio Ticket Asl di Napoli, picchiato cassiere perché non aveva il resto di 10 euro
    di Melina Chiapparino
    Aggredito perché non aveva il resto in cassa. L'ennesimo episodio di violenza ai danni del personale sanitario è accaduto questa mattina all'interno del Distretto 32 in via Bernardo Quaranta, nel quartiere San Giovanni a Teduccio, allo sportello ticket, dove gli utenti versano i soldi per pagare le varie impegnative Asl.
    L'utente, che doveva pagare 5 euro di ticket per una prestazione ambulatoriale e aveva una banconota da 10 euro, non poteva ricevere resto perché in cassa c'erano solo pochi spicci. Per questo, l'operatore gli aveva chiesto di andare a cambiare la banconota o attendere qualche minuto per ricevere il resto. A quel punto, spazientito è entrato nell'ufficio e ha picchiato il cassiere ed anche altri due operatori che avevano cercato di difenderlo. Tutti sono stati refertati, con prognosi tra i 7 ed i 10 giorni, mentre l'aggressore è stato bloccato dalle forze dell'ordne.
    Ufficio Ticket Asl di Napoli, picchiato cassiere perché non aveva il resto di 10 euro | Il Mattino

    Afragola. Accoltella il cugino per il prezzo di vendita delle fragole
    di Marco Di Caterino
    Afragola. «Fragole rosso sangue». Accoltella il cugino dopo una lite iniziata a Roma e finita nel sangue ad Afragola, perché vendeva le cassette di dui fragole, appunto, a tre euro invece a che cinque nello stesso mercato rionale della capitale. Le manette sono scattate per Luigi Pane, 21 anni, di Afragola, arrestato dagli agenti del commissariato di Afragola, diretto dal vice questore Alfredo Carosella, qualche ora dopo aver ferito gravemente con due fendenti alla pancia, il cugino, Luigi De Rosa, 37 anni, in via Ugo Foscolo. Il ferito, soccorso da alcuni familiari che avevano tentato invano di sedare il litigio, è stato accompagnato, in auto da un parente, all’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore (tuttora con il del pronto soccorso chiuso): i sanitari, valutate le sue condizioni, ne hanno disposto l’immediato trasferimento al San Giovanni Bosco di Napoli, dove Luigi De Rosa è stato sottoposto ad un lungo e difficile intervento chirurgico all’intestino, letteralmente devastato dalle coltellate ricevute. Le sue condizioni sono ancora molto gravi, e la prognosi resta ancora riservata, anche se al momento per i medici non sarebbe in pericolo di vita.
    Il suo aggressore invece, accusato di tentato omicidio e porto ingiustificato di arma da punta e taglio, su disposizione del pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Napoli Nord, è stato rinchiuso nel carcere Giuseppe Salvia-Poggioreale, in attesa dell’udienza di convalida. L’arma, nonostante le accurate ricerche e alcune perquisizioni domiciliari effettuate dagli agenti del commissariato, non è stata ancora trovata. Gli inquirenti nel corso di una rapida indagine hanno ricostruito sia il movente che la dinamica del tentato omicidio, che ha avuto il prologo addirittura a Roma. Sia il ferito che il cugino, insieme ad una pletora di famigliari, lavorano come fruttivendoli nei vari mercati rionali di della capitale. Trasferte che vanno dal lunedì al giovedì. E proprio in quest’ultima settimana, con l’arrivo massiccio delle fragole, venderle subito diventa una priorità per i fruttivendoli, compresi i due cugini, con i banchetti a qualche decina di metri di distanza nello stesso mercatino rionale della capitale. E mentre nel “banchetto” della famiglia Pane, le fragole erano a cinque euro per una “padella”, in quello di Luigi De Rosa venivano offerte a tre. Quel prezzo così stracciato, è stato inteso come un affronto commerciale, ancora più grave perché mosso da un parente così stretto. Inevitabilmente tutto è degenerato in un violento litigio, mai sopito e sfociato alla fine nel sangue.
    «Vendi le fragole a prezzo troppo basso» e accoltella il cugino | Il Mattino

    Torre Annunziata. «Vietato prostituirsi», ecco il segnale per scoraggiare le lucciole
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata. «Vietato prostituirsi» nei pressi del distributore di carburante. Il singolare segnale stradale di divieto, con tanto di lucciola appoggiata ad un palo della luce, è stato affisso oggi in via provinciale Vigne Sant'Antonio, a Torre Annunziata, zona di periferia al confine con Pompei e Boscoreale.
    Proprio da Pompei, infatti, si sono «trasferite» da mesi le prostitute che prima erano presenti ogni sera lungo via Plinio. Dopo i divieti e le forti multe emesse dal Comune mariano, le lucciole si sono trasferite qualche metro più in là, oltrepassando il confine e arrivando in territorio di Torre Annunziata, Comune dove dal 2015 vige lo stesso regolamento con sanzioni salatissime per i trasgressori.
    La sera, proprio l'area del distributore di carburanti è letteralmente affollata di prostitute e clienti che contrattano il prezzo di una prestazione sessuale, il che rallenta addirittura il normale traffico veicolare, secondo alcune segnalazioni giunte alle forze dell'ordine. Ecco, dunque, spiegato il singolare segnale di divieto. Basterà ad allontanare le prostitute?
    «Vietato prostituirsi», ecco il segnale per scoraggiare le lucciole | Il Mattino



    Botte a un “prof” a Catania: educazione 3.0
    A Catania un professore rimprovera una ragazza poco studiosa in classe: lei lo riferisce a casa e mamma e fratello maggiorenne si vendicano picchiando il professore a scuola, durante l’orario delle lezioni.
    Tutto comincia dalle chat di classe su what’s app. L’esigenza di dimostrare che i propri figli siano più fighi e intelligenti dei figli altrui (spesso la gente da buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio) porta genitori di ogni ceto sociale a scaricare sugli unici assenti dalle chat (perché i figli le leggono, eccome se le leggono) le loro frustrazioni.
    Professori che non sanno spiegare, professori con pregiudizi, professori che “non capiscono mio figlio”, professori che “ma non lo sanno che pago anche l’insegnante privato”, professori che “ma come si permettono? Mio figlio ha preso il First!”.
    E i figli leggono le chat, se le passano, emettono sentenze su poveri cristi trent’anni più grandi di loro che prendono insulti dal mondo per qualcosa più di mille euro al mese.
    La Carducci, quella del fattaccio, è una scuola frequentata, in larga misura, da famiglie considerate “bene”. Pensare si tratti di una “scuola d’elite”, considerandolo un fatto positivo, significa non avere chiara la mutazione antropologica delle elite nell’ultimo decennio: ma questo è un discorso troppo lungo.
    La ragazzina, incolpevole, pare abbia un nome da telenovela, con la “y” finale, scelto naturalmente da genitori desiderosi sin dalla nascita di rivendicare figli telegenici, di successo, belli come gli attori e le attrici, pronti a sfondare nel mondo dello spettacolo.
    Botte a un ?prof? a Catania: educazione 3.0 | Informare per Resistere

    Brescia, direttore di unità operativa, ma mai presente: chiesto processo per truffa per rettore dell’Università
    A Sergio Pecorelli è contestata - tra il 2012 e il 2014 - l'assenza immotivata dal reparto di Ostetricia e Ginecologia che dirigeva. Nello stesso periodo era presidente del Cda dell'Aifa, rettore dell'Università di Brescia e professore ordinario
    di Andrea Tornago
    Percepiva un’indennità come direttore dell’unità operativa di Ginecologia e Ostetricia. Ma agli Spedali Civili di Brescia, mentre era rettore universitario e presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, il professor Sergio Pecorelli non si sarebbe quasi mai visto. La procura di Brescia ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa del rettore dell’Università di Brescia, Pecorelli, già indagato per abuso d’ufficio per l’assunzione in università dell’ex segretaria di Mariastella Gelmini e sua collaboratrice all’Aifa, Elisa Gregorini. L’udienza preliminare è fissata per il 24 giugno.
    L’indagine delegata ai carabinieri del Nas e coordinata dal pm Leonardo Lesti, rimasta segreta sino alla fissazione dell’udienza preliminare, riguarda gli anni dal 2012 al 2014 in cui Pecorelli ricopriva nel medesimo tempo il ruolo di professore ordinario, direttore di unità operativa dell’ospedale cittadino, rettore dell’università di Brescia e presidente del cda dell’Aifa, ruolo da cui si è dimesso nel dicembre del 2015 dopo la sospensione decisa dal ministro della Salute per grave “conflitto di interessi”.
    Secondo la difesa del rettore, affidata all’avvocato Stefano Lojacono, l’indennità contestata dalla Procura “non è legata a una determinata quantità di ore trascorse in reparto” ma sarebbe connessa al semplice incarico di direttore di unità operativa, pertanto il professor Pecorelli avrebbe ricevuto i soldi “del tutto legittimamente”. Nel 2014 il rettore Pecorelli, compiuti 70 anni, è stato collocato in pensione come professore ordinario lasciando di conseguenza anche gli incarichi ospedalieri. Ma è rimasto rettore dell’ateneo bresciano – in virtù di una semplice lettera amministrativa – nonostante il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non abbia mai firmato un decreto di proroga dell’incarico. Una questione che ha suscitato polemiche ed esposti alla magistratura e su cui i deputati bresciani del M5s hanno depositato un’interrogazione al ministro Stefania Giannini – rimasta finora senza risposta – chiedendo le dimissioni di rettore.
    La seconda iscrizione nel registro degli indagati del professor Pecorelli arriva mentre il decano dell’università ha già indetto le elezioni per il nuovo rettore di Brescia, che si terranno a giugno 2016. Tra i nove candidati alla successione c’è molta prudenza. Nessuno commenta e nessuno si azzarda a chiedere le dimissioni del rettore ormai plurindagato.
    Brescia, direttore di unità operativa, ma mai presente: chiesto processo per truffa per rettore dell'Università - Il Fatto Quotidiano

    Diffusione del cognome PECORELLI - Mappe dei Cognomi Italiani

    Napoli. Prende l'aviaria in ospedale, è grave
    di Alessandro Napolitano
    È entrata in ospedale per sottoporsi a una cura che le avrebbe dovuto permetterle di aumentare le sue difese immunitarie. E invece, dopo pochi giorni, la terribile scoperta: ha contratto il virus H1N1, meglio conosciuto come quello dell’influenza aviaria. Ora è in gravissime condizioni, in stato di coma, prognosi riservata. Sullo sfondo quello che per i parenti è ben più di un sospetto: il virus lo avrebbe contratto in ospedale, lo stesso nel quale era ricoverato nei giorni precedenti un altro paziente con la stessa influenza. In altre parole, gli ambienti non sarebbero stati «bonificati» come da protocollo.
    Protagonista della vicenda Elena Petti, una donna di 56 anni che abita nel centro storico di Napoli ed è ora ricoverata nel reparto di Rianimazione del Policlinico federiciano. Lo stesso ospedale nel quale aveva deciso di curare la malattia che la affligge dal 2013: una leucemia linfatica. Le sue difese immunitarie sono bassissime, da qui la prenotazione di un ricovero per sottoporsi ad un trattamento speciale che avrebbe innalzato il suo livello di immunoglobuline.
    Nell’ospedale universitario Elena Petti avrebbe dovuto ricoverarsi lo scorso 7 aprile, ma i medici le comunicano che il posto letto non è ancora disponibile. Ad occuparlo - secondo le notizie raccolte dai familiari soltanto dopo la scoperta del virus - un altro paziente colpito dall’H1N1, trattato per questa patologia e successivamente deceduto. Passa quasi una settimana e finalmente, il 13 aprile, Elena Petti può iniziare il trattamento. Ma in quei giorni la donna contrae un’altra influenza, di quelle definite «comuni». Un piccolo intoppo che le porterà anche guai ad un orecchio. Le viene infatti diagnosticata un’otite, curata poi con antibiotici.
    Intanto inizia la sua cura nel reparto di Immunologia. Ma subito qualcosa va storto. Le condizioni della donna peggiorano di ora in ora. I medici decidono di sottoporla a diversi controlli, anche a quello per scoprire la presenza del temutissimo virus. Le viene effettuato un tampone faringeo, i cui risultati daranno esito negativo. Elena Petti, però, sta sempre peggio, tanto che viene trasferita nel reparto di Rianimazione. Ad un settimana dal suo ricovero e visto il precipitare delle sue condizioni, viene effettuato un altro controllo specifico e sempre attraverso un tampone. Questa volta il risultato sarà ben diverso da quello di pochi giorni prima: la 56enne ha contratto l’influenza aviaria.
    Da quel momento cambia la sua vita e quella dei parenti che le stanno vicino. Elena Petti viene indotta in stato di coma farmacologico e isolata. Ma le «voci» circa la presenza di un paziente affetto dallo stesso virus che aveva occupato la stessa stanza non smettono di rincorrersi. I parenti chiedono spiegazioni, cercano di saperne di più. Ma intanto non possono più stare vicino alla donna. Eppure, fino a prima della scoperta della malattia, erano tranquillamente al suo capezzale.
    Napoli. Leucemica contrae l?aviaria nell'immunologia del Policlinico: è in coma | Il Mattino

    «Morta durante intervento» Arrestati 3 medici, anche primario
    POTENZA – Con l’accusa di omicidio colposo in concorso di una donna di 71 anni morta nel 2013 durante un intervento di cardiochirurgia, tre medici dell’ospedale San Carlo di Potenza sono stati arrestati dalla Polizia e sono ai domiciliari. Tra gli arrestati c'è anche il primario del reparto di Cardiochirurgia Nicola Marraudino, di 54 anni, accusato di falso in atto pubblico e falso ideologico in atto pubblico.
    «Morta durante intervento» Arrestati 3 medici, anche primario Cardiochirurgia Operata dopo il decesso Quel medico «sparito» Il gip: omissioni per coprire gli errori
    POTENZA -E' il peggior esempio di malasanità – tra errori, "veleni" e falsificazione di atti - quello che ha letteralmente devastato l’Ospedale San Carlo di Potenza: tre chirurghi, tra i quali il primario del reparto di Cardiochirurgia, sono finiti agli arresti domiciliari per la morte di una paziente, avvenuta nel 2013 durante un intervento, su cui ha indagato per mesi la Procura del capoluogo lucano.
    Il 28 maggio del 2013 Elisa Presti (71 anni) entra in sala operatoria per la sostituzione di una valvola aortica: qualcosa, nel corso dell’operazione, non va come dovrebbe. Comincia così una vicenda i cui contorni, superando l’ambito strettamente sanitario, portano alle misure cautelari per il primario del reparto, Nicola Marraudino, e per altri due medici, Michele Cavone e Matteo Galatti. L’accusa, in concorso, è di omicidio colposo; al primario si contesta anche il falso in atto pubblico.
    Dall’inchiesta, condotta dal pm Anna Gloria Piccininni, è emerso – secondo quanto è stato riferito – che i chirurghi hanno continuato a operare la donna anche dopo averne accertato la morte, in modo da coprire l’errore medico e "archiviare" tutto come un decesso dovuto a complicanze. Si è arrivati anche a modificare il registro della sala operatoria, poichè uno dei tre arrestati non avrebbe dovuto essere presente. Galatti aveva fatto il turno di notte, e doveva riposare. Invece era al tavolo operatorio. Altre discrepanze spuntano anche dal confronto tra i contenuti dello stesso registro con altri atti che normalmente si compilano dopo ogni intervento.
    Dall’inizio del 2014 la Procura – in seguito a un esposto anonimo – ha interrogato decine di persone, acquisendo le cartelle cliniche e i risultati dell’autopsia, depositata il 14 luglio. Fin qui il "filone" sanitario dell’inchiesta. A cui se ne aggiunge uno "mediatico". Fatto di veleni nel reparto di cardiochirurgia e finito in una registrazione inviata alla testata on-line "Basilicata 24". Nell’audio Cavone si sfoga con un collega, ignaro di parlare anche a un microfono acceso, e ben nascosto: descrive l’intervento, tirando in ballo il primario con frasi forti. Dice di aver "lasciato ammazzare deliberatamente una persona" e dalle sue parole traspare un "guerra interna" che da tempo affligge quell'Unità operativa. Un contrasto accertato anche da un report svolto da "luminari" esterni al San Carlo, secondo i quali l’Ospedale potentino ha nettamente migliorato le sue performance, con ottimi risultati per quanto riguarda gli interventi in Cardiochirurgia. Infettato però dagli attriti tra i medici: molti puntano al ruolo di primario, che però non ottengono.
    «Morta durante intervento» Arrestati 3 medici, anche primario Cardiochirurgia Operata dopo il decesso Quel medico «sparito» Il gip: omissioni per coprire gli errori - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    LA SCOPERTA CHOC
    Bari, targa ricordo per i sicari
    BARI - Agenti della Polizia di Stato con personale della Polizia Municipale, hanno rimosso ieri mattina a Modugno, una targa in metallo affissa in modo abusivo in via Piemonte, al quartiere S.Paolo, tra i civici 74 e 76, per ricordare tre pregiudicati uccisi in un agguato. La targa riportava la frase: «In ricordo di Antonio Romito Claudio Fanelli Vitantonio Fiore. Resterete per sempre nei nostri cuori. Gli amici. Bari 19.5.2013».
    Si tratta dei tre uomini che persero la vita, proprio il 19 maggio 2013, in via Piemonte in un agguato a opera di un commando i cui componenti erano armati di un fucile automatico AK 47 Kalasnikov e di una pistola semiautomatica calibro 9 per 21. Un omicidio che rappresentò la risposta all’assassinio di Giacomo Caracciolese, capo dell’omonimo clan, ucciso in via Nizza il precedente 5 aprile. La rimozione della targa è stata eseguita in seguito a un provvedimento emesso dal Sindaco di Modugno su segnalazione della Squadra Mobile della Questura di Bari.
    Furono uccisi a colpi di kalashnikov in pieno giorno, una domenica mattina a pochi passi dalla chiesa dove erano appena finite le celebrazioni per le prime comunioni le vittime del triplice omicidio commesso il 19 maggio 2013 al quartiere San Paolo di Bari e i cui nomi erano sulla targa commemorativa rimossa su disposizione del sindaco di Modugno, l'ex pm Nicola Magrone.
    I pregiudicati Vitantonio Fiore e Antonio Romito e l'incensurato Claudio Fanelli sarebbero stati uccisi, stando alla sentenza di primo grado, non in un agguato mafioso ma per "violazione delle regole d’onore» e «pura vendetta», in risposta ad un altro omicidio, quello del boss Giacomo Caracciolese (ucciso a Bari il 5 aprile 2013).
    Bari, targa ricordo per i sicari Polizia «distrugge» lo scandalo - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Palermo. L'Arcivescovo in bici nel presbiterio della sua Cattedrale
    Palermo. Cattedrale Metropolitana Primaziale della Santa Vergine Maria Assunta
    Nella foto: Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo-Metropolita, Primate della Sicilia, in bicicletta nel presbiterio della sua Cattedrale.
    "Ad perpetuam rei memoriam"
    Ps. A volte viene il dubbio che certi Prelati si inventino queste meraviglie, giusto per il gusto di vedere se poi finiscono pubblicati su blog tipo il nostro...
    MiL - Messainlatino.it: Palermo. L'Arcivescovo in bici nel presbiterio della sua Cattedrale



    Sicilia travolta dai debiti? Crocetta istituisce il reddito di cittadinanza
    L'annuncio del governatore fa sobbalzare la sua stessa maggioranza: "Nella mini finanziaria non è previsto. Non sappiamo di cosa parli"
    Fabrizio De Feo
    E meno male che nell'ultima finanziaria si erano «gettate le basi per un miglioramento e una razionalizzazione economica e finanziaria della nostra regione», almeno a detta della maggioranza di governo. E invece dopo la bocciatura dell'emendamento che avrebbe previsto un tetto agli stipendi dei dirigenti degli enti e delle partecipate della Regione, ora arriva l'annuncio di Rosario Crocetta che - a poco più di un anno dal voto - si dice pronto a puntare sul reddito di cittadinanza.
    «Nella mini finanziaria ci sarà anche la norma sul reddito di cittadinanza», anticipa il presidente della Regione siciliana ai giornalisti. «Insieme a questa norma - dice a palazzo d'Orleans - ci sarà anche la semplificazione amministrativa, che ripresentiamo sistematicamente e viene sempre stralciata. E ritengo debba essere affrontato anche il problema dei beni culturali, non possiamo permetterci un dipartimento che non ha un centesimo e di vedere i nostri siti abbandonati».
    L'annuncio fa sobbalzare la sua stessa maggioranza. «Nella mini finanziaria non c'è alcuna traccia di una norma che preveda il reddito minimo di cittadinanza. Ce ne saremmo accorti. Non so a cosa si riferisca il presidente Crocetta...», dice il presidente della commissione Bilancio dell'Assemblea regionale siciliana, Vincenzo Vinciullo, recentemente balzato alle cronache per le polemiche innescate dalla sua dichiarazione «sulle difficoltà ad arrivare a fine mese» nonostante i circa 11mila euro di retribuzione dei consiglieri regionali. «La commissione Bilancio - dice Vinciullo - non ha mai esaminato questo emendamento o articolo sul reddito minimo. Se arriverà in aula lo prenderemo in considerazione. Ma al momento non ce n'è traccia».
    La Sicilia è da mesi nell'occhio del ciclone per via del buco nero dei suoi conti, arrivato ormai a toccare 7 miliardi, 525 milioni e 547mila euro come stock di debito complessivo contratto dalla Regione con gli istituti di credito. Eppure di reddito di cittadinanza si continua a parlare.
    Sicilia travolta dai debiti? Crocetta istituisce il reddito di cittadinanza - IlGiornale.it


  4. #524
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Casalnuovo. Rissa al bar a colpi di martello
    di Lucia Allocca
    Primo maggio movimentato a Casalnuovo. Maxi rissa a colpi di martello all'interno di un bar di via Crimaldi. Diverse le persone coinvolte e rimaste ferite. Aul posto, oltre ai mezzi di soccorso, presenti decine di uomini dell'arma, agenti della polizia di Stato, ed alcuni uomini del locale comando di polizia municipale impegnati a far defluire il traffico, completamente congestionato dopo che uno dei feriti si è sdraiato al centro della carreggiata per alcuni minuti.
    La dinamica resta ancora da chiarire con esattezza, così come resta pure da chiarire la posizione di tutti i personaggi coinvolti ma già identificati. Tuttavia una prima ricostruzione resa possibile grazie alle testimonianze raccolte sul posto, sembra che il tutto sia scaturito per futili motivi aggravati dallo stato di ebrezza di alcuni dei partecipanti. Un uomo, alquanto alticcio, dopo aver consumato all'interno del bar ha deciso di non pagare il conto suscitando l'immediata reazione dei titolari. Dalle parole si è in poco passati ai fatti a suon di calci pugni e martellate. Il bar è stato in parte danneggiato. Sul posto una folla di curiosi. La situazione si è calmata solo all'arrivo delle forze dell'ordine, che hanno sedato gli animi procedendo ai rilievi del caso.
    Maxirissa al bar a colpi di martello | Il Mattino

    «Riservano» il parcheggio ai clienti delle prostitute: due denunciati a Napoli
    Avevano trasformato un' area nei pressi di via Galileo Ferraris, nella zona orientale di Napoli, a parcheggio per i clienti occasionali della prostitute della zona. Due persone. E.R., 50 anni, e B.G., 24 sono state denunciate dalla Polizia Municipale, che ha sequestrato l' area. Per accedere al parcheggio abusivo si pagava una tariffa oraria di 5 euro. All' interno i due avevano realizzato con teloni in materiale oscurante e reti metalliche 13 box destinati alle auto sottratti alla vista. Gli agenti della Unità Operativa Tutela Minori della Polizia Municipale hanno denunciato i due - che sono stati sorpresi mentre riscuotevano il pagamento da alcuni frequentatori - per favoreggiamento della prostituzione.
    «Riservano» il parcheggio ai clienti delle prostitute: due denunciati a Napoli | Il Mattino

    Loculi e affari a Pagani, denunciato don Flaviano
    di Aldo Padovano
    Pagani. Denunciato don Flaviano Calenda. Questo l’ultimo colpo di scena sulla presunta compravendita di loculi della cappella gentilizia del «Corpo di Cristo» costruita per volontà del parroco all’interno del cimitero di via Leopardi.
    Una denuncia che segue il servizio che Giulio Golia de «Le Iene» realizzò proprio a Pagani nei primi giorni dello scorso mese di marzo, registrando segretamente don Flaviano Calenda durante l’atto di cessione di un loculo dietro pagamento di oltre novemila euro. Un business che, qualora venisse confermato anche dalla magistratura competente, potrebbe superare un milione di euro visti gli oltre 120 loculi presenti nella cappella eretta da don Flaviano Calenda. Nella denuncia presentata alle fiamme gialle nocerine ed inviata per conoscenza anche alla Prefettura, Giorgio si scaglia contro il parroco della chiesa madre del Corpo di Cristo accusandolo di «compravendita illecita di loculi cimiteriali».
    Loculi e affari al cimitero, denunciato don Flaviano | Il Mattino

    Dipendente comunale in permesso per terapie salvavita, ma era in vacanza
    Francesco Curridori
    Chiedeva permessi per terapie "salvavita” ma poi andava in vacanza. Un dipendente del Comune di Roma si è fregato con la proprie mani postando sui social le foto delle sue vacanze.
    A denunciarlo è stata l’anziana madre a cui l’ingrato figlio aveva preso i soldi risparmiati per il funerale e li avevi spesi per sé.
    Come racconta Romatoday le indagini hanno accertato che l'indagato usufruiva dei benefici della Legge "104" che, in realtà, avrebbe dovuto usare per accudire la mamma anche se questa si era trasferita da un'altra figlia. Il dipendente comunale, da quasi dieci anni, usava indebitamente i "permessi retribuiti" previsti per terapie "salvavita", approfittando di un importante intervento chirurgico subito nel 2007. Gli accertamenti medici, però, hanno mostrato che tale operazione non ebbe conseguenze tali da impedire di svolgere il suo lavoro. Attraverso un’analisi dei suoi profili social gli investigatori hanno scoperto che l’uomo non andava a curarsi ma a spassarsela con numerosi viaggi.
    Dipendente comunale in permesso per terapie salvavita, ma era in vacanza - IlGiornale.it

    Scarpe di marca rubate e rivendute a Cutrofiano
    arrestati cinque salentini
    Commissionavano furti in aziende calzaturiere di noti brand nel Fermano e nel Veronese, per poi ricettarle in un famoso negozio del Sud, 'via Montenapoleonè a Cutrofiano (Lecce), sul web e nei mercati rionali, per lo più della Puglia. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando Provinciale di Ascoli Piceno e quelli del Comando provinciale di Lecce hanno recuperato 15 mila paia di scarpe rubate, per un valore di 500 mila euro, e arrestato su ordine dei Gip di Fermo e Lecce cinque persone, indagate per associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di calzature di pregio. Le scarpe erano state rubate in aziende della provincia di Fermo e della provincia di Verona.
    L’operazione 'Easy Shoes', condotta all’alba di oggi da una cinquantina di militari, ha portato anche a numerose perquisizioni in Salento e in alcune località in provincia di Caserta (in collaborazione i Cc di Caserta). Gli accertamenti erano scattati dopo sei furti denunciati nel 2015 da imprese dei distretti calzaturieri fermano e veronese: la Errebi spa e la Brake di Sant'Elpidio a mare, la Gi.ma Fashion Group di Montegranaro, la 'Rodolfo Zengarini srl di Montegranaro, la Elisabet di Monte Urano e la 'Mino Ronzonì srl di Cologna Veneta (Verona).
    Secondo l’accusa, gli indagati facevano base a Cutrofiano (Lecce): una volta avute in consegna le calzature rubate, provvedevano a ricettarle attraverso una serie collaudata di canali commerciali 'pulitì, come esercizi commerciali e mercati rionali. Il presunto capo della banda, Fernando Russo, imprenditore calzaturiero di 55 anni, era stato notato nelle 5 aziende fermane prese di mira qualche giorno prima dei furti: ufficialmente era lì' per trattare l’acquisto di partite di scarpe.
    Scarpe di marca rubate e rivendute a Cutrofiano arrestati cinque salentini - Lecce - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Viaggio alle “Salicelle”, dove lo Stato non c’è e una bambina vale 10 euro
    di Luca Mattiucci
    NAPOLI – Questa è una storia che comincia da lontano nella zona delle “salicelle”. Afragola, a pochi chilometri da Napoli. Il nome arriva da un gruppo ormai scarno di alberi piangenti. Da qui lo Stato è andato via e la gente neppure ricorda da quanto. Le chiamano “le vie della camorra”, ma è solo una zona di guerra come ce n’è tante. Nel 2013, elezioni comunali, l’ordine del boss era chiaro: non ci hanno pagati quindi nessuno voti. E Pasquale Scotto va ascoltato, punto. All’ingresso del quartiere campeggia una scritta: “Attenti a quel che fate, o auto bruciate”. Un quadrato di dieci strade con a guardia i “guaglioni”. Se vuoi entrare devi chiedere il permesso.
    Questo è il quartiere delle mamme-bambine «Quando ci servono i soldi, ci mandano sotto la scala a giocare con gli zii», raccontano con spensieratezza le ragazzine delle “salicelle”. Dieci euro ricevute dalle mani sozze degli «amici di mamma». In quasi tutte le famiglie c’è un minore che è già genitore. A 25 anni molte sono nonne, l’incesto è affare quotidiano e i preti lo ripetono invano: «Finitela di abusare dei vostri figli». Poi seguono le richieste di trasferimento.
    Qui l’unica cosa che conta è essere un soldatino utile per la “strada”. A scuola ci puoi andare solo se non sei valido per il “lavoro”. Nel 2011 in un tentativo di sgombero di tre stabili, le forze dell’ordine furono assediate fino all’alba con lanci di water e divani. Seguirono interrogazioni parlamentari, poi il silenzio. Quello che vogliono i boss. Qui non ci sono rapine. E’ l’ordine che sa di finzione. Chi si vuole salvare prova a diventare muratore al nord.[muratore, certo.....]
    Viaggio alle ?Salicelle?, dove lo Stato non c?è e una bambina vale 10 euroCorriere Sociale | Corriere Sociale

    Regione Sicilia in rosso compra auto blindate
    ​Per chiudere il bilancio di quest'anno, la Regione siciliana ha tagliato 400 mln di spesa e 'congelato' altri 500 milioni tenendo in standby i fondi per precari e Comuni in attesa di definire la trattativa con lo Stato sul trasferimento di entrate fiscali: intanto il governo trova 224.378,92 euro per comprare 2 auto blindate. Si tratta di due Volkswagen modello Passat Variant 2.0 BiTdi BluMotion technology 4 motion del valore di 112.189,46 euro ciascuna, optional compresi.
    I termini dell'acquisto sono contenuti in un decreto, firmato due giorni fa. Il documento non indica chi sarà il beneficiario delle due blindate, né a quale ufficio saranno assegnate.
    Il prezzo di ognuna delle vetture è pari a 89.900 euro, ma il costo lievita per via degli optional richiesti dalla Regione: airbag laterali per sedili posteriori per 348,36 euro oltre Iva e fari anteriori a tecnologia led con luci diurne a 12 led per 910 euro più Iva e 3,951 euro (oltre Iva) per pneumatici fuori uso. "Il prezzo complessivo - si legge nel decreto - per ogni autovettura è di 111.037,44 euro e che occorre sommare a tale importo l'imposta regionale e/o provinciale di trascrizione che è a carico dell'amministrazione, pari a 1.004 euro per ciascuna autovettura".
    Per l'acquisto gli uffici della Regione hanno utilizzato il portale in rete della pubblica amministrazione, tramite convenzione Consip.
    Regione Sicilia in rosso compra auto blindate * | Cronaca*| www.avvenire.it

    Info riservate ai clan, scoperti due CC
    NAPOLI - La camorra pagava mazzette a due carabinieri per avere informazioni riservate anche riguardo a operazioni anticrimine: è quanto ha scoperto il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Napoli. Uno dei carabinieri è stato arrestato, l’altro ha avuto il divieto di dimora. In carcere sono finite anche altre tre persone - ritenute legate a tre gruppi camorristici - mentre per una sesta persona, che ha fatto da intermediario per agevolare il trasferimento di uno dei due carabinieri, il gip di Napoli ha disposto i domiciliari. I tre pregiudicati finiti in cella sono ritenuti contigui ai clan Polverino, Nuvoletta e al gruppo emergente degli Orlando, tutti attivi nella zona di Marano (Napoli), in particolare nel traffico di droga.
    ultimaora - flash news 24 Corriere della Sera

    Melanoma scambiato per neo, 8 medici indagati a Lecce
    Lecce - Avrebbero scambiato un melanoma per un neo innocuo, una 'svista' costata la vita a una donna di 31 anni. Questa l'accusa per otto medici salentini per i quali e' stata disposta l'imputazione coatta dal gip di Lecce, Giovanni Gallo.
    Roberta Filippo, ingegnere 31enne di Scorrano in provincia di Lecce, morì per una grave forma tumorale con metastasi polmonari e ossee il 6 marzo 2011, ma se il melanoma fosse stato diagnosticato in tempo, sostiene il gip, che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Donatina Buffellila, la giovane paziente avrebbe avuto maggiori possibilita' di sopravvivenza o, se non altro, di cura. Sotto accusa ci sono cinque medici dell'ospedale di Scorrano, un anatomo - patologo di un centro medico leccese dove si svolsero le analisi sul neo asportato, un dermatologo e un reumatologo che all'epoca dei fatti era in servizio nell'ospedale di Maglie (Lecce).
    L'inchiesta sul presunto caso di malasanita' venne avviata dopo l'esposto presentato alla Procura di Lecce da parte dei familiari di Roberta Filippo, i quali sostenevano che i medici, all'inizio, non diagnosticarono la reale natura del neo che avrebbe poi determinato l'aggravarsi della malattia e la morte della donna. I primi esami clinici eseguiti nel 2010 sul neo asportato dalla spalla della giovane non avrebbero evidenziato, infatti, alcuna patologia. Ma i medici dell'ospedale di Ancona, dove la paziente successivamente venne ricoverata, scoprirono una grave malattia oncologica e la ricrescita di un neo nel punto in cui era stato asportato quello precedente.
    Ultime Notizie Online | Agenzia Giornalistica Italia | AGI

    Assenteismo al Ruggi, 80mila giornate di presenze false. Nuove verifiche della commissione interna
    di Sabino Russo
    SALERNO - Quasi 80 mila giornate di assenteismo al Ruggi. Per la precisione 79.300. Sono i numeri complessivi delle anomalie presenti sui cartellini del personale dipendente nell’arco temporale che va dal 1 febbraio 2012 al 28 febbraio 2015 registrate a vario titolo dalla commissione di verifica Rilevazione presenze.
    Nel corso del controllo, nello specifico, sono emersi circa 8 mila casi di mancata correzione delle errate/omesse timbrature; 1300 casi di presenza nella stessa giornata di timbrature e giustificativo (ferie, permessi, malattie); 70 mila giornate di assenza non giustificata. Numeri che nello stesso verbale redatto dai componenti della commissione vengono definiti record e che tradotti in soldoni potrebbero voler dire un danno erariale di milioni di euro. I casi di assenteismo rilevati dalla commissione di verifica vanno ben oltre quelli già accertati finora dall’inchiesta Just in time delle fiamme gialle, che nel settembre 2015 fece luce su questo diffuso malcostume, portando all’immediata sospensione di 10 dipendenti e il successivo licenziamento di 7 di loro, facendo balzare l’azienda ospedaliera universitaria di Salerno agli onori della cronaca nazionale. Cinquecento i casi controversi individuati dalle verifiche contabili svolte negli ultimi mesi sulle assegnazioni di straordinari e sul conteggio delle ore di lavoro, oltre che sulle buste paga da parte dei finanzieri.
    Lo scandalo, come è noto, nasce da un accertamento sulla «esagerata presenza di lavoratori in orario di straordinario», partito dalla segnalazione, inoltrata alla direzione generale dell’azienda ospedaliera nel mese di luglio del 2013, dall’Rsu della Cisl Giuseppe Cicalese, in cui si ribadiva all’allora dg Elvira Lenzi un uso eccessivo dello straordinario a carico del personale infermieristico.
    Assenteismo al Ruggi, 80mila giornate di presenze false. Nuove verifiche della commissione interna | Il Mattino

    Vota Franz Josef
    Curiosità dall'Italia: il boss cantautore. Era il capo della Fratellanza Napolitana, chiamata dai giornalisti "la nuova famiglia". Dopo una lunga carriera criminale si pentì, sembra che oggi viva sotto protezione chissà dove risparmiando la sua vita ma non quella di strettissimi familiari che continuarono ad essere ammazzati come strascico delle faide tra le famiglie napoletane. Tuttavia il suo principale nemico Raffaele Cutolo è ancora in cella.
    Il boss canterino studiò composizione con Mogol e si proclamò "padre" del genere "neo melodico", quando gestiva uno studio di registrazione aperto al popolo e dove si formò Gigi d'Alessio. Nel frattempo Nino D'Angelo raggiungeva il successo con la sua prima canzone "A' storia mia (O' scippo)". Il boss cantautore fece causa per avere il suo nome inserito nei titoli di coda del film che portò al successo la sua più famosa canzone e vinse.
    E' regolarmente iscritto alla SIAE. Figlio di un boss contrabbandiere, gestì tutti i traffici del dopoguerra, dalle sigarette alla droga e le estorsioni. Secondo alcune sue dichiarazioni rese pubbliche, il business più redditizio della famigila era quello dei giubbotti contraffatti, con ramificazioni dei magliari in tutto il mondo e nella fattispecie negli USA.
    In una sua intervista, dichiara che a Forcella la gente si dava alle delinquenza perchè non aveva altre possibilità di lavoro. Eppure Napoli fu conquistata solo 6 anni prima del Veneto e del Friuli, dove la gente ugualmente ridotta più volte alla fame, non si è mai data dalla criminalità organizzata.


  5. #525
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,141
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Fuga di studenti dal Sud, in 10 anni 2,5 miliardi tasse al Nord

    Economia.Dati emergono da studio Censis per Confcooperative

    <img src="/webimages/img_395x275/2012/11/6/1ef2ba485b249e098e3eae7c53fecfe9.jpg" alt="Mezzogiorno: fuga di studenti, in 10 anni 2,5 miliardi di tasse al Nord (ANSA)"/> Mezzogiorno: fuga di studenti, in 10 anni 2,5 miliardi di tasse al Nord

    Altro motivo di invasione e cancellazione.
    Voluto ed orchestrato.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #526
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Ospedale san Paolo: distrugge i bagni del pronto soccorso, 36enne arrestato dalla polizia municipale
    di Melina Chiapparino
    Due vigilantes feriti, un poliziotto municipale con il polso rotto ed i bagni del pronto soccorso completamente distrutti. È questo il drammatico bilancio dell'ennesimo episodio di violenza in corsia, verificatosi alle 4.00 del mattino di oggi all'ospedale san Paolo. Un uomo giunto pronto soccorso in evidente stato di ansia, ha aggredito brutalmente chiunque gli chiedesse di pazientare in attesa del proprio turno, seminando il terrore tra i pazienti in attesa del ricovero e mettendo sotto sopra l'area del pronto soccorso. Il 36enne, G.I. napoletano, si è scatenato come una furia scagliandosi contro le due guardie giurate di turno e distruggendo le loro radioline, una di queste è stata scaraventata contro un vetro divisiorio dell'area del Triage. Mentre l'aggressore si scatenava minacciando anche il personale medico sono intervenuti alcuni poliziotti municipali giunti in ospedale per acquisire i referti medici relativi a un incidente e constatando il pericolo, sono intervenuti per bloccare l'energumeno.
    Ospedale San Paolo, distrugge i bagni del pronto soccorso: 36enne arrestato dai poliziotti municipali | Il Mattino

    Lasciata dal fidanzato, trasforma l'ex suocera in escort su Facebook
    ROMA. Il fidanzato la lascia e lei decide di vendicarsi sulla sua ex suocera. Con un falso profilo su Facebook, una giovane trentenne di Roma, C.V., avrebbe creato un falso profilo su Facebook, dal nome di una "lucciola" "Lella, la monella" a cui era stato associato il numero della 70enne, madre dell'ex fidanzato. Con quest'accusa la ragazza è finita sotto processo per stalking.
    A causa del falso profilo sul social network, all'ignara suocera sono arrivate ben 5 mila telefonate, tra chi era alla ricerca di "Lella, la monella" e chi invece lanciava insulti o minacce velate. Un vero inferno per la famiglia.
    La storia risale al 2012, quando C.V. venne lasciata dal suo ex. Da quel momento, la ragazza avrebbe telefonato diverse volte agli ex suoceri per fare in modo che convincessero il figlio a ravvedersi. Vani i tentativi. Così, secondo l'accusa, sarebbe scattato il piano B: la vendetta contro la settantenne.
    All’imputata sono contestati anche l’incendio doloso per aver dato fuoco, secondo la procura, alla macchina del «fu» fidanzato, e il tentato avvelenamento del cane, salvato per miracolo a detta dell’ex fidanzato.
    Lasciata dal fidanzato, trasforma l'ex suocera in escort su Facebook - Giornale di Sicilia

    Gioco erotico estremo, un uomo di Sarno finisce in ospedale: ecco cosa gli è successo
    di Rossella Liguori
    Sarno. Gioco erotico finisce al pronto soccorso: uomo arriva in ospedale con una bottiglia infilata nell’ano. Ieri sera al “Martiri del Villa Malta” è arrivato un uomo, 51 anni, originario di Sarno, ma residente in un altro paese, accompagnato dalla moglie e dai figli, lamentando forti dolori addominali. Visitato dal medico di turno è stato immediatamente sottoposto ad ulteriori esami ed accertamenti. Dalla tac la scoperta: una bottiglia, presumibilmente di quelle contenenti succo di frutta, incastrata nel retto. La coppia non ha potuto fare altro che spiegare l’accaduto. Un gioco erotico estremo, una intimità sfuggita di mano. A quel punto i figli, imbarazzati, sono andati via dal nosocomio. L’uomo è stato poi condotto dal chirurgo di turno all’Umberto I di Nocera Inferiore per una consulenza gastrenterologica e per una rettoscopia a cercare di capire l’esatta posizione del corpo estraneo per procedere alla rimozione attraverso un intervento chirurgico.
    Gioco erotico estremo, un uomo di Sarno finisce in ospedale: ecco cosa gli è successo | Il Mattino

    Defunto sul carro funebre non in regola, bltiz dei carabinieri durante i funerali
    di Rossella Liguori
    Sarno. Defunto trasportato su mezzi irregolari, blitz dei carabinieri durante le esequie, sequestrato il veicolo ed elevata sanzione amministrativa alla ditta di onoranze funebri F.H. I militari della locale stazione, agli ordini del maresciallo Alfredo Costantini, sono arrivati nel pomeriggio di giovedì fuori l’atrio della concattedrale “San Michele Arcangelo” dove era in corso la messa solenne per un defunto. Sotto la lente di ingrandimento i mezzi utilizzati dalla ditta per il trasporto dell’estinto e per corone e cuscini di fiori. Verificati tutti i documenti ed i collaudi del carro funebre e della fioriera, quest’ultima è risultata non in regola con assenza degli atti assicurativi. I militari hanno subito posto il mezzo sotto sequestro con fermo amministrativo. Gli stessi dipendenti della ditta F.H. hanno smontato i fiori ed hanno condotto il veicolo, scortato dai carabinieri, in una rimessa di custodia. Per la ditta anche una sanzione amministrativa di oltre mille euro. I militari hanno subito avviato ulteriori verifiche e pare che il carro funebre avesse il documento assicurativo riportante la data contrassegnata pochi giorni prima.
    Sgomento per i familiari del defunto che, all’uscita della chiesa, dopo la funzione religiosa, non hanno trovato né la fioriera, né i fiori. Già provati per la perdita del congiunto, i parenti increduli hanno chiesto spiegazioni all’impresa funebre cui avevano affidato la gestione dei funerali. Tra l’incredulità dei presenti si è poi avviato il corteo verso il cimitero.
    Defunto sul carro funebre non in regola, blitz dei carabinieri durante i funerali | Il Mattino

    E sull'Asse Mediano spunta un frigo di due metri
    di Vincenzo Ammaliato
    Un frigorifero alto quasi due metri, di colore giallo, modello americano presente sull'Asse mediano. Non è stampato su un cartellone pubblicitario, in offerta in qualche centro commerciale. Ma si trova materialmente sulla strada soprelevata che congiunge la città di Napoli all'area domiziana, abbandonato chissà da chi in un corridoio dell'arterea fra Gugliano e Qualiano. Peraltro, come sia riuscito a finire in quel luogo, molto pericoloso, senza né carreggiata d'emergenza, né area di sosta, è un mistero. Ma qui siamo nel territorio del delirio. E chissà che grazie a una prolunga sia anche collegato alla corrente elettrica e che al suo interno ci siano decine di birre fresche. Insomma, una sorta di bar abusivo dell'Asse Mediano.
    E sull'Asse Mediano spunta un frigo di due metri | Il Mattino



    Ercolano, Capitaneria sequestra una conceria che scarica acque reflue in mare
    Teresa Iacomino
    ERCOLANO. Gli scarichi industriali altamente tossici venivano sversati direttamente in mare senza alcun trattamento preventivo. Con gravissimo danno all’ambiente. La scoperta è stata fatta a Ercolano dagli uomini della Capitaneria di porto di Torre del Greco, che hanno sequestro un insediamento produttivo destinato alla lavorazione e tinteggiatura di pellicce e indumenti di vario genere. L’attività era posta in prossimità dell’alveo di via Quattro Orologi ed era gestito in difformità rispetto alle autorizzazioni ambientali concesse.
    I titolari di quella che dalla Guardia costiera è stata definita una “bomba ecologica” sono stati denunciati alle autorità competenti e sanzionati per omesso trattamento depurativo e scarico dei reflui di natura industriale.
    Capitaneria sequestra una conceria che scarica acque tossiche in mare | Il Mattino

    Baby squillo, ai domiciliari poliziotto a Palermo per induzione alla prostituzione
    Dario Nicolicchia
    PALERMO. E' stato arrestato il poliziotto coinvolto nell'inchiesta della Procura di Palermo sul giro di clienti che avrebbero avuto rapporti sessuali con una ragazza di 16 anni, costretta a prostituirsi dall'ex fidanzato Dario Nicolicchia, detenuto dallo scorso 19 marzo.
    L'arresto dell'assistente capo della polizia in servizio all'ufficio scorte Dario Pandolfini di 49 anni, è stato firmato dal gip Lorenzo Matassa ed eseguito dalla polizia di Stato.
    E' accusato di induzione alla prostituzione minorile. Secondo gli investigatori della squadra mobile, diretta da Rodolfo Ruperti e coordinati dal pm Claudio Camilleri, il poliziotto avrebbe messo in contatto Dario Nicolicchia, ex della baby squillo, con altri due clienti.
    Baby squillo, ai domiciliari poliziotto: "Sapeva che era minore" - Giornale di Sicilia

    Foggia, assenteisti in Comune, 13 arrestati
    Le telecamere dei Carabinieri hanno permesso di individuare i "furbetti del cartellino" che timbravano al posto dei colleghi
    Venti dipendenti del Comune di Foggia hanno ricevuto oggi un ordine di custodia cautelare dai Carabinieri, che indagavano sul fenomeno dell'assenteismo.
    Dei 20 coinvolti, 13 sono sottoposti agli arresti domiciliari e 7 alla sospensione dall'esercizio dei pubblici uffici, per il reato di truffa ai danni dello Stato. I carabinieri hanno filmato dipendenti che, a turno, marcavano i badge di colleghi assenti. Le misure sono state emesse dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica, che ha condiviso una specifica attività d'indagine dei carabinieri nei primi mesi del 2015, per contrastare il fenomeno dell'assenteismo presso gli uffici comunali della città.
    In pratica ogni indagato garantiva, a turno, la presenza degli assenti marcando al loro posto i badge marcatempo, fino a una decina contemporaneamente.
    Foggia, assenteisti in Comune, 13 arrestati - FOTO e VIDEO - Panorama

    Povertà educativa: allarme rosso in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia
    L'ong Save the children, che rilancia oggi 9 maggio la Campagna “Illuminiamo il futuro”, presenta un nuovo Indice che fotografa la situazione dell'educazione nelle regioni italiane: Lombardia, Emilia Romagna e Friuli i territori virtousi.
    Sono la Sicilia e la Campania a detenere il triste primato delle regioni italiane con la maggiore “povertà educativa”, cioè quelle in cui è più scarsa e inadeguata l’offerta di servizi e opportunità educative e formative che consentano ai minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Al secondo posto della classifica in negativo, con un leggero distacco, la Calabria e la Puglia.
    Fanno da contraltare Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, le aree più ricche di offerta formativa ed extracurriculare per i minori. Questo il ritratto in chiaroscuro di un’Italia lontana dai target europei, in cui le opportunità per bambini e adolescenti sono esigue sia a scuola che fuori, come emerge dal rapporto inedito di Save the Children Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo? e dal relativo indice di povertà educativa (IPE) regionale, presentato oggi a Roma in occasione della conferenza di rilancio della Campagna Illuminiamo il Futuro.
    Scarsa l’offerta di servizi all’infanzia (13%), gravissima l’assenza del tempo pieno (non presente nel 68% nelle primarie e all’80% delle secondarie di primo grado) e seriamente insufficiente l’offerta di mense scolastiche (disponibili solo per il 52% degli alunni). Il 59% degli studenti frequenta scuole dotate di infrastrutture insufficienti a garantire l’approfondimento. Ne risentono per primi i risultati ottenuti dai ragazzi: quasi il 20% dei quindicenni non raggiunge la soglia minima di competenze in lettura e il 25% in matematica, con un tasso di dispersione scolastica al 15%, che, sebbene lievemente migliorato negli ultimi anni, è ancora molto lontano dalla soglia massima del 10% fissata dall’Unione Europea per il 2020 e al 5% per il 2030, con profonde differenza tra Nord e Sud e Isole (il Veneto si ferma all’8%, mentre Sardegna e Sicilia si contendono il primo posto con il 24% di ragazzi che lasciano prematuramente la scuola).
    I dati regionali che emergono dall’IPE raccontano un’Italia estremamente frammentata in cui i servizi educativi e le opportunità extrascolastiche si differenziano da territorio a territorio. Se in Italia solo il 13% dei bambini tra gli 0 e i 2 anni riesce ad andare al nido o usufruisce di servizi integrativi, i divari regionali possono diventare baratri: sono infatti 25 punti percentuali a dividere l’Emilia Romagna (la regione del Nord con la più alta presa in carico di bambini 0-2 anni, pari al 27%) dalla Calabria (2%). Anche sulle mense scolastiche la maggior parte delle regioni è molto carente: la Sicilia è la regione con la minore disponibilità del servizio (80%), che vede invece il Piemonte con la migliore performance (solo il 28% non ce l’ha).
    Povertà educativa: allarme rosso in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia (09/05/2016) - Vita.it

    Pugni e schiaffi ai carabinieri: gente del rione Nesima di Catania fa fuggire un sospettato
    I due militari hanno riportato delle escoriazioni. Sul posto sono giunte altre pattuglie che hanno disperso i presenti ed è in corso una caccia all'uomo
    CATANIA. I carabinieri di Catania inseguono una Smart con a bordo una persona che non si ferma per un controllo, la raggiungono in una strada senza sbocco e quando l'autista della vettura tenta di travolgerli per fuggire un militare esplode dei colpi di arma per bloccare il mezzo. Poi lo catturano, nel rione Nesima, vicino al corso Indipendenza, ma quando lo stanno per ammanettare sono assaliti da gente della zona, che toglie letteralmente il sospettato dalle mani degli investigatori, colpiti con schiaffi e pugni, e lo fa fuggire. I due militari hanno riportato delle escoriazioni. Sul posto sono giunte altre pattuglie che hanno disperso i presenti ed è in
    corso una caccia all'uomo.
    L'episodio ricorda, in parte, quanto avvenuto il 29 aprile scorso nel quartiere Kalsa a Palermo: in quel caso agenti della polizia di Stato spararono dei colpi in aria per allontanare la folla che fece fuggire un rapinatore che era stato appena fermato.
    Pugni e schiaffi ai carabinieri: gente del rione Nesima di Catania fa fuggire un sospettato - Giornale di Sicilia

    Offrono loro. Coi nostri soldi
    De Magistris e Crocetta vogliono garantire a napoletani e siciliani il reddito di cittadinanza. Che già è una follia illiberale in sé, ma in questo caso assume i contorni della (tragi)commedia, visto che quelle regioni sono già foraggiate dalle risorse prelevate al Nord...
    di Carlo Lottieri
    L’idea di assicurare a chiunque un reddito garantito è figlia di una cultura intrinsecamente parassitaria. Il motivo è ovvio, dato che versare a tutti – lavorino o no, producano o facciano altro – una sorta di salario implica un sistema ampiamente ridistributivo che fatalmente prende a chi lavora e dà a chi non lavora.
    Oltre a ciò, questa visione è intimamente parassitaria per un’altra ragione: è pensabile solo nel quadro di società opulente, che dopo millenni di povertà e grazie al motore del capitalismo sono riuscite a rendere disponibili enormi quantità di beni e servizi di ogni tipo. Le teorie del basic income, per giunta, si sono sviluppate come organismi che sottraggono linfa vitale soltanto grazie alla ricchezza generata dagli scambi e dalla libera impresa. Anche in questo senso, tale socialismo welfarista ha “parassitato” l’opulenza occidentale nella convinzione che essa sia un dato di fatto acquisito, e non già l’esito di iniziative che possono avere luogo solo entro ben definite condizioni istituzionali. Ogni Paese oggi ricco è una potenziale Argentina, se solo adotta quelle politiche di taglio parassitario.
    Ora che l’idea di garantire soldi a tutti è stata proposta – quasi nello stesso momento – dal presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, e dal sindaco della città di Napoli, Luigi de Magistris, è chiaro che il reddito di cittadinanza sembra proprio perdere ogni maschera. È infatti noto che esiste un flusso costante di soldi dalle aree più produttive verso le aree più povere, tra cui compaiono certamente proprio Napoli e la Sicilia. Questi due politici meridionali, allora, stanno dicendo a chiare lettere che sono pronti a garantire ai propri elettori la possibilità di non lavorare dal momento che possono contare sulla ricchezza di alcune tra le regioni più dinamiche d’Europa e, per giunta, di alcune delle economie a minore evasione fiscale. Le imprese venete, lombarde, emiliane, piemontesi ecc. dovranno insomma essere sempre più tosate, solo per garantire a ogni siciliano e partenopeo la possibilità di un reddito anche in assenza di un lavoro o di entrate di altro tipo.
    Sia chiaro: il reddito di cittadinanza è una follia in sé. Non c’era bisogno di aspettare le proposte elettoralistiche di Crocetta e De Magistris perché ne fosse chiaro il carattere demenziale. Ma la decisione di adottarlo a livello locale, e per giunta in aree che sono beneficiate dalla ridistribuzione territoriale, sembra svelarne la natura più di molti discorsi. Non soltanto sono soldi presi a taluni, le vittime, e dati ad altri, i beneficiari, perché nel caso italiano sono anche e soprattutto soldi presi in alcune regioni del Nord e poi elargiti altrove. Nel criticare la proposta ultra-demagogica di De Magistris, l’imprenditore e candidato sindaco Gianni Lettieri si è chiesto dove mai può pensare di trovare i soldi l’attuale primo cittadino per realizzare un programma tanto costoso. Un tentativo di risposta si può trovare, probabilmente, negli innumerevoli interventi “speciali” che, nel corso degli anni, hanno salvato questa come altre amministrazioni particolarmente senza criterio. Stessa cosa per Crocetta, ovviamente, che di sicuro non intende recuperare le risorse di cui ha bisogno da un’imposizione a carico degli elettori siciliani.
    Al riguardo mi piace ricordare quando – qualche anno fa – trovandomi a San Marino mi imbattei nella proposta avanzata da un partito locale di sinistra, che voleva introdurre anche lì il reddito di cittadinanza, però con queste precisazioni. L’idea non era di trovare i soldi necessari colpendo le imprese, già chiamate a fronteggiare la crisi, ma invece riducendo gli stipendi dei dipendenti pubblici (che hanno comunque il vantaggio di avere un posto fisso). Quel partito proponeva insomma ai sammarinesi di scegliere tra lo status quo o un reddito di cittadinanza finanziato da una minore spesa a beneficio degli statali. È facile per tutti capire come in una giurisdizione indipendente di soli 30 mila abitanti, quale è la repubblica di San Marino, per proporre il reddito universale di cittadinanza si debba anche fare presente dove si troveranno i soldi per finanziare la cosa, mentre in una realtà di 60 milioni di abitanti basata sulla cosiddetta “finanza derivata” si può sempre sperare che alla fine pagherà Pantalone.
    Crocetta e De Magistris, infatti, cercano di sfruttare a loro favore i flussi delle risorse prima tolte ai produttori, poi intercettate dal ceto politico, quindi distribuite in larga misura agli amici e, infine, destinate pure ad acquisire il consenso dei “lazzaroni” (o “lazzari”): nel duplice significato del termine.
    Offrono loro. Coi nostri soldi - L'intraprendente | L'intraprendente


  7. #527
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Ascoli, sniffa un antidolorifico
    Studentessa di 15 anni all'ospedale
    ASCOLI - Cercare lo sballo a tutti i costi, anche quello di mettere a repentaglio la propria vita. È' quanto accaduto ad una giovane studentessa ascolana che lunedì mattina si è sentita male a scuola dopo aver sniffato l'Oki, un noto farmaco antinfiammatorio divenuto negli ultimi tempi uno stupefacente molto utilizzato dai ragazzi. Stando ad alcune indiscrezioni, una studentessa di quindici anni che frequenta la prima classe del liceo biologico Mazzocchi a Pennile di Sotto abbia sniffato due bustine di Oki e poco dopo aver inalato l'antinfiammatorio ha iniziato a sentirsi male. Tanto che i docenti e il dirigente scolastico dell'istituto hanno richiesto l'intervento dell'ambulanza del 118. Sono stati attimi concitati, tanto che per consentire le operazioni di soccorso gli studenti degli altri corsi sono stati fatti rimanere in classe. I sanitari giunti a scuola hanno provveduto a fornire le prime cure alla ragazza per poi caricarla sull'ambulanza e trasferirla al pronto soccorso dell'ospedale Mazzoni dove è stata tenuta sotto costante osservazione per evitare che il farmaco potesse avere ulteriori effetti collaterali.
    Sniffa un antidolorifico a scuola: studentessa di 15 anni all'ospedale | Il Mattino

    Napoli. Offre lavoro a domicilio mediante un volantino, prende soldi e poi sparisce: «Siamo stati truffati»
    di Gennaro Pelliccia
    «Se cerchi un lavoro a tempo indeterminato, semplice, pulito e adatto a tutti, da eseguire in casa propria con un guadagno di 30euro al giorno in meno di 6 ore di lavoro, presentati per un colloquio», ma «n.b. il personale è a numero chiuso». Con questo annuncio, stampato su migliaia di volantini, un uomo di 62 anni, capelli bianchi, residente a Giugliano, avrebbe messo in atto una incredibile truffa consumatasi negli ultimi due mesi a Pianura. Una ottantina circa sono state le vittime del raggiro, provenienti da: Camaldoli, Fuorigrotta, Soccavo, Agnano, Capodimonte, ma anche da comuni limitrofi come Quarto, Pozzuoli, Giugliano.
    Per fare chiarezza diamo un punto di partenza a questa vicenda. Lo fissiamo al sette di marzo scorso, ovvero quando l’uomo in questione prende in fitto un piccolo ufficio in via Nabucco, nel quartiere occidentale di Napoli, collocandoci all’esterno una insegna sospetta: ASPA (acronimo di applicazioni sintetiche per abbigliamento). Lo allestisce alla meglio e, sempre attraverso un volantino, cerca e recluta due giovani, Michele e Anna a cui affida il compito di telefonisti e segretari promettendo loro uno stipendio sicuro di circa 1.100 euro al mese. Certo devono essere «automuniti, con ottima dialettica» specifica l’annuncio. E i ragazzi, in possesso dei requisiti, dopo il colloquio iniziale, vengono assunti, a voce, con la promessa di un contratto stabile appena pronti i documenti necessari.
    I giovani vengono subito spediti in varie zone della città e dell’interland a distribuire i volantini con l’offerta di lavoro. Il giorno dopo prendono possesso delle loro scrivanie e aspettano le telefonate dei candidati per fissare gli appuntamenti in sede. «Per la verità l’azione di volantinaggio ha avuto molto successo – spiega il giovane aspirante segretario Michele – poiché siamo riusciti a fissare molti appuntamenti». Fin qui tutto normale. E l’entusiasmo con cui le persone accorrono sembra fare ben sperare che l’iniziativa possa essere valida. Ma in che cosa consiste questo «lavoro a tempo indeterminato, semplice, pulito e adatto a tutti»? Bisogna ritagliare delle lettere dell’alfabeto da una tessuto in ecopelle e produrne quante più possibile. Ogni 1.000 lettere realizzate sarebbe stato corrisposto un importo di 30 euro, spiegava l’improbabile datore di lavoro che prospettava la possibilità di farne 6.000 a settimana e percepire un compenso di 180 euro, non male. Il tessuto, che forniva lui, poteva essere ritirato in ufficio. E’ allora? Qual è il problema vi domanderete. Eccolo. Per realizzare queste applicazioni occorreva procurasi un kit che consisteva in: 12 fustelle in acciao con manico in ferro (formette per realizzare le lettere), 1 martello di gomma da 1 kg, 1 tagliere in teflon 20x80x3. E chi poteva fornire tale attrezzatura? Ma lui naturalmente ad un prezzo stracciato di 84 euro. «Effettivamente dovendo acquistare il materiale in un negozio specializzato sarebbe costato molto di più», ci spiega Michele che si era documentato.
    Quindi, una volta convinti,gli aspiranti lavoratori consegnavano la somma richiesta, a fronte del rilascio di una ricevuta fasulla. L’individuo aveva anche comunicato che l’inizio dell’attività sarebbe stata «prima e non dopo il 12 maggio».
    L’epilogo si è avuto sabato 7 maggio quando lo pseudo imprenditore non apre l’ufficio. I segretari che lui aveva assunto, non ci vedono chiaro e iniziano a chiamarlo, ma senza avere risposta. «Solo una volta – racconta una vittima – ci ha risposto la moglie che ha negato nella maniera più assoluta che il marito potesse essere lo stesso uomo della truffa delle fustelle. Dopo il telefono è rimasto spento e non abbiamo avuto più notizie di lui».
    Lunedì 9 alcune di persone sentono odore di truffa e fanno intervenire, in via Nabucco, la polizia che raccoglie le testimonianze di tutti. Le vittime, a gruppi, si stanno recando presso il locale commissariato per sporgere formale denuncia contro l’uomo di cui si conoscono l’identità e il luogo di residenza. «Speriamo che questo truffatore possa essere fermato e che ognuno di noi possa recuperare le somme versate», questo l’estremo sfogo di un’altra vittima.
    Napoli. Offre lavoro a domicilio mediante un volantino, prende soldi e poi sparisce: «Siamo stati truffati» | Il Mattino

    Napoli. Garage per moto rubate al posto del mercatino rionale ai Quartieri Spagnoli
    Un garage per motorini rubati è stato scoperto a Napoli dai carabinieri in un edificio del centro costruito nel post-terremoto per ospitare un mercatino rionale mai inaugurato per mancata idoneità della struttura. Le motociclette, quattro e provento di recenti furti, erano parcheggiate al pian terreno della palazzina in vico Tiratoio, nel popoloso quartiere-mercato di Sant'Anna di Palazzo. I carabinieri hanno sequestrato i mezzi e hanno comunicato ai legittimi proprietari l'avvenuto ritrovamento. Lo stato di abbandono della struttura è stato più volte denunciato dai residenti preoccupati anche per il pericolo costituito dall'utilizzazione da parte dei bambini delle stanze dei tre piani, prive di infissi e di balaustre.
    Da tempo al Comune ed alla chiesa Valdese, proprietari della palazzina, si è rivolta l'associazione Tabita Onlus operante nella zona che vorrebbe l'affidamento della palazzina per ristrutturarla e destinarla all'assistenza diurna agli homeless e per attività pomeridiane rivolte ai bambini del quartiere.
    Garage per moto rubate al posto del mercatino rionale ai Quartieri Spagnoli | Il Mattino

    Napoli, baby-rapinatori di supermercati traditi dai loro profili Facebook
    NAPOLI - I carabinieri della compagnia di Napoli Poggioreale hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare (con il collocamento in comunità) emessa dal gip presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, su richiesta della locale Procura per i minorenni, nei confronti di quattro persone (tre minorenni e uno divenuto maggiorenne nel corso dell'indagine) accusati di concorso in rapina aggravata e ricettazione.
    Fondamentale l'indagine sui social network. L'analisi dei profili e delle fotografie postate dagli indagati ha fornito agli accertamenti spunti esplorativi e conferme, che - secondo gli investigatori - hanno rafforzato e consolidato il quadro indiziario. In base a quanto riferito dai carabinieri, sul conto dei quattro indagati sussistono gravi indizi di colpevolezza in merito a sette rapine a mano armata commesse tra marzo e maggio 2015 a discount ubicati a Napoli, quartiere San Giovanni a Teduccio, e nei comuni di Volla, San Giorgio a Cremano e Cercola.
    Durante un servizio di pattuglia in zona Poggioreale, un militare, che aveva visionato qualche giorno prima la sequenza di una rapina ripresa dalle telecamere poste a sorveglianza dell'esercizio, osservando un'area parcheggio di motocicli ha riconosciuto (notando piccoli dettagli come la leva del freno piegata e la sella strappata) lo scooter utilizzato dai malviventi. Da quel momento l'indagine condotta dai carabinieri, sotto il coordinamento dell'autorità giudiziaria, anche con l'ausilio di mezzi tecnici, ha permesso l'identificazione dei quattro e la riconducibilità del gruppo alla commissione seriale di rapine a mano armata.
    Napoli, baby-rapinatori di supermercati traditi dai loro profili Facebook | Il Mattino

    Sarno. Sequestra un pallone ai ragazzi, accoltellato alla schiena
    di Rossella Liguori
    SARNO - Preso a coltellate alla schiena perché, a quanto pare, aveva sequestrato un pallone a dei ragazzi. È accaduto ieri sera al bar del centro commerciale Famyla in via Saltimalti e Sarno. Intorno alle 20.00 un uomo si è presentato all’Aston Caffè per chiedere al titolare, S.G., spiegazioni sul rimprovero al figlio ed ai suoi amici il giorno prima. Il barista, infatti, aveva “sequestrato” il pallone ai ragazzi che infastidivano la clientela, dicendo che lo avrebbe riconsegnato ai genitori. Il papà di uno dei giovani, però, pare averla presa male. Dalla prima ricostruzione fatta dagli investigatori, il genitore avrebbe prima minacciato il titolare dell’esercizio commerciale e poi estratto un coltello colpendolo alla schiena. Ferite profonde tra le scapole che fortunatamente non hanno raggiunto i polmoni. Sul posto le forze dell’ordine e un’ambulanza del 118.
    Sequestra un pallone ai ragazzi, accoltellato alla schiena | Il Mattino

    PEDOFILIA
    "Abusava di bimbe con il consenso della madre", arrestato pensionato a Trapani
    TRAPANI. Un pensionato di 71 anni di Trapani, è stato arrestato dalla polizia, su disposizione del gip, con l'accusa di aver compiuto abusi sessuali su due sorelline di 9 e 11 anni. In manette anche la madre delle vittime, di 38 anni, che sarebbe complice degli abusi.
    Sarebbe stata la donna, infatti, a spingere le bambine ad incontrarsi con l'uomo. Gli abusi sarebbero iniziati 4 anni fa.
    "Abusava di bimbe con il consenso della madre", arrestato pensionato a Trapani - Giornale di Sicilia

    Uccide le due figliolette a coltellate mentre dormono, poi dice: "Sono una brava mamma"
    "Sono una brava mamma, ma se non le posso avere io non le avrà neanche lui". Con queste parole pronunciate in questi giorni davanti la Corte Samira Lupidi, 24enne mamma inglese di origine italiana, ha ammesso di aver ucciso a coltellate le sue due figliolette, una 3 anni e l'altra di un anno e mezzo. Si chiamavano Evelyn e Jasmine.
    Alla base dell'omicidio, spiega nel corso del processo, ci sarebbe il cattivo rapporto con il compagno Carl Weaver, 31 anni. La donna temeva che lui potesse portargliele via. I fatti sono avvenuti lo scorso novembre a Bradford e la donna avrebbe colpito a morte le due bambine mentre dormivano a letto.
    Samira Lupidi fu trasferita in quella zona in una casa famiglia per donne in difficoltà in seguite all'aggressione subita dal compagno dove rimase ferita. E proprio in quella casa è avvenuto il tremendo delitto.
    Litiga col compagno e accoltella le figliolette mentre dormono | Il Mattino

    Terremoto ad Avellino: coop per sistemare parenti e amici e regali alle amanti, sette arresti
    Corruzione e peculato ad Avellino: dopo i furbetti del cartellino, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza eseguono 7 misure cautelari personali a carico di amministratori di società partecipate dal Comune e di cooperative.
    Nelle prime ore della mattinata odierna, la Squadra Mobile della Questura di Avellino, insieme alle Fiamme Gialle, ha eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali a carico di 7 persone: in particolare una misura di arresti domiciliari e 6 divieti di dimora nel Comune di Avellino.
    L’attività, condotta anche con l’ausilio di numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali, è stata indirizzata ad acclarare le condotte corruttive poste in essere da dirigenti e amministratori comunali che gestiscono la “cosa pubblica”. L’indagine si è concentrata sulla gestione dell’Azienda Città Servizi, una società in house interamente partecipata dal Comune di Avellino.
    Sono emersi il coinvolgimento di diversi alti funzionari comunali coinvolti nella gestione di cooperative e associazioni che vengono utilizzate come strumento di distrazione del denaro pubblico. In particolare, l’ACS gestisce diversi servizi d’utilità pubblica affidandoli senza alcuna procedura d’appalto e in totale disprezzo delle regole, a cooperative o associazione gestite da soggetti pregiudicati, in cambio di un ingiustificato consenso popolare e un sostegno elettorale.
    Inoltre, la gestione criminale della “società in house” permette agli amministratori, di distrarre fondi pubblici per le proprie utilità e favorire “amici e/o parenti” Fenomeni di peculato, corruzione, abuso d’ufficio, sono le responsabilità in capo a numerosi amministratori pubblici che, a vario titolo sono coinvolti nella vicenda. Nell’ambito dell’attività investigativa durata circa un anno sono state effettuate anche diverse perquisizioni personali e domiciliari, anche presso Uffici del Comune di Avellino e presso studi di commercialisti. Alle incursioni degli investigatori nel comune di Avellino, i soggetti coinvolti hanno reagito con “disincantato” stupore, come si deduce agevolmente da alcune intercettazioni telefoniche.
    “Amedeo: siamo alla follia pura, so quattro centesimi, dici t’avissi pigliato na “sfaccimma” e tangente, le politiche tariffarie le fai il Comune, i “sordi“ li piglia il Comune, che me ne fotte a me e sti quattro “pirucchi “ ma tu ti rendi conto a che siamo arrivati, questi pare a me, ieri Roma capitale otto poliziotti per prendere quattro documenti, otto poliziotti
    Pino: auhaauhauah (ride )”
    L’atteggiamento sconcertante dei protagonisti della vicenda è confermato dal fatto che anche una volta emessi gli avvisi di garanzia per i reati di corruzione, peculato e abuso d’ufficio, le loro condotte sono rimaste immutate, continuando gli indagati a svolgere le medesime attività illecite.
    Il materiale probatorio acquisito ha permesso di acclarare: la gestione personalistica degli amministratori della società partecipata, l’uso personale ed illegittimo da parte di soggetti esterni di mezzi e strumenti di proprietà del Comune, la gestione falsata dei bilanci, la distrazione di soldi pubblici per privata utilità, favoritismi nelle assunzioni in cambio di rinnovi delle convenzioni in evidente violazione di legge.
    E’ stata sequestrata una mole smisurata di documentazione contabile/amministrativa utile a ricostruire i percorsi contabili necessari per verificare la correttezza delle spese sostenute dall’ACS, tenuto conto che, le risultanze delle attività d’ascolto, non lasciano dubbi sull’anomala gestione delle spese, il più delle volte illegittime , effettuate dall’ACS per importi che si aggirano nell’ordine di diverse centinaia di migliaia di euro.
    L’utilizzo di cooperative, fittiziamente realizzate solo allo scopo di rendere servizi solo parzialmente eseguiti aveva la reale natura di creare “contenitori” ove sistemare amici amanti e parenti; quest’ultime cooperative convenzionate, in palese violazione di legge, dalla società in house del Comune, da diversi anni esercitavano la gestione dei parcheggi su tutto il territorio del comune di Avellino.
    Costituite da soggetti prevalentemente pregiudicati, sono capeggiate da esponenti di spicco criminale e, con l’avvallo dei dirigenti dell’ACS rinnovano le convenzioni e gli accordi in cambio di favori e servigi di assunzioni presso le stesse.
    L’attività d’intercettazioni telefoniche ed ambientali ha evidenziato le collusioni e gli intrecci politici /ammnistrativi tra i funzionari pubblici e gli amministratori delle cooperative.
    In particolare, l’Amministratore Unico, G. A. A., nella qualità di incaricato di pubblico servizio e amministratore unico della predetta Azienda Comunale, compiva negli anni 2014 e 2015, molteplici atti contrari ai suoi doveri d’ufficio/servizio costituiti da illegittimi affidamenti diretti e rinnovi, di forniture di manodopera a tre cooperative sociali di questo capoluogo, ricevendone in cambio la possibilità di indicare i nominativi delle persone da avviare a lavoro.
    Inoltre in tempi diversi, si appropriava ripetutamente di:
    autovetture aziendali e dei relativi costi (spese di carburante, importi per il pagamento di multe al C.d.S.) a carico dell’Ente pubblico, utilizzandole personalmente, per fini privati o affidandole a terzi quale l’amante (che a sua volta li concedeva ai suoi familiari) o altri familiari.
    “L.: la PANDA che hanno questi e proprio nuova, ieri l’hanno lavata, io ieri l’ho tenuta io tutta la giornata…
    Marito: è, però è a benzina.
    L.: l’unica cosa che dissi ad Angioletto che non cammina sulle “sagliute” però o fatto è esse bella pulita cose, una bella macchina.
    Marito: u’..u’..
    L.: diciamo è sistemata pure quando sono venuta da te, infatti la carta mia stava la dentro.
    L.: che la prestò a me per tre giorni
    Marito: e perché non a levi vuoi vedere che a vedono
    L.: e va buo’ mo se la prende il dottore che ne fotte, e buono che la vedono me l’ha prestata a me. Qual è il problema?”
    Un televisore marca SONY 60 pollici, di elevato valore economico, acquistato con la carta di credito collegata alla predetta azienda A.C.S. installandolo presso la propria abitazione e, quindi, utilizzandolo esclusivamente per scopi personali e distogliendo in tal modo il detto apparecchio dalla destinazione d’uso per ragioni del tutto estranee ad esigenze e motivi d'ufficio;
    “A.: la bicicletta gliel’ho fatta usare, la macchina ce l’ho fatta pigliare io, io la televisione a casa me l’ero scordata, la televisione dell’azienda
    Colla.tore: dottò ma io non ho capito ancora una cosa il fatto della televisione mò,
    COLL.trice: noi non sappiamo
    A.: la Sony che stava in ufficio, non era la mia me la portai perché si scassò la mia e poi la feci aggiustare.
    Col.tore: ma l’azienda l’ha comprata??
    A.: è !
    COLL.tore: io non mi ricordo che l’abbiamo comprata, mi ricordo tutto l’incontrario che l’avete portata voi da casa.
    COLL.trice: ma pure io, ma siete sicuro
    A.: Sono sicuro, la comprai io …(inc) con la carta dell’ACS ( Azienda Città Servizi)” ; tre biciclette aziendali a pedalata assistita, , di cui una bicicletta di marca SCOTT, del valore di €.1.516,39, e di due biciclette di marca ATALA, del valore di €.724,05, utilizzando, la prima personalmente per fini privati, ed affidando, le altre due, alla propria amante e ad un dipendente di sua fiducia; distogliendo in tal modo i suddetti mezzi dalla loro destinazione d’uso.
    apparecchi TELEPASS in dotazione ad autovetture dell’azienda; utilizzava e consentiva l’utilizzo a terzi estranei alla società, tra cui il cognato, (di professione avvocato, da egli nominato come difensore di fiducia) per fini esclusivamente personali e privati, appropriandosi, in tal modo, del relativo importo corrisposto in occasione dei passaggi alle barriere autostradali, distogliendo in tal modo i suddetti strumenti dalla loro destinazione d’uso, per ragioni del tutto estranee ad esigenze e motivi d'ufficio.
    una carta di credito collegata ad un conto corrente aziendale; utilizzava e consentiva a terzi estranei alla società, tra cui: a) il cognato in occasione di viaggi di lavoro e per vacanze, pagando alberghi e ristoranti; b) la cognata, che ne approfittava per il pagamento dell’importo di €.851,00 quale premio annuale, della polizza assicurativa relativa al veicolo privato ad egli intestato e in uso; c) a favore dell’amante per acquisti di beni di vario genere ; d) per conto proprio pagando vacanze in note strutture alberghiere, in compagnia dei propri familiari, ed in occasione di “ gite ciclo amatoriali “.
    Sette misure cautelari a carico dell'amministratore della società partecipata dal Comune di Avellino Acs (Azienda città servizi) e di amministratori di cooperative sono in corso di notifica da parte della polizia al termine di un'inchiesta nella quale si ipotizzano i reati di corruzione e peculato. Gli arresti domiciliari sono stati disposti per l'amministratore della Acs, mentre divieti di dimora nel comune di Avellino sono stati decisi per sei amministratori di cooperative. Secondo l'accusa i sette hanno distratto fondi pubblici per proprie utilità e per favorire parenti, amanti e amici. In particolare, con intercettazioni telefoniche e ambientali, la polizia ha scoperto che le cooperative avevano la finalità di creare «contenitori» per sistemare amici e parenti. Le indagini, coordinate dalla Procura di Avellino, sono cominciate nel marzo 2015 e le ordinanze sono state eseguite dalla squadra mobile della Questura di Avellino in collaborazione con la Guardia di Finanza.
    Terremoto ad Avellino: coop per sistemare parenti e amici e regali alle amanti, sette arresti| Video | Il Mattino

    Nola. Truffa su cure a malati terminali, indagato infermiere: «Firmate o vi lascio morire nel dolore»
    Dieci minuti per iniettare medicinali che dovevano essere somministrati nel corso di un' ora, visite domiciliari mai avvenute, altre ridotte a poche manciate di minuti per poter gonfiare i report da consegnare alla Asl Napoli 3 Sud, e ricevere, quindi, il pagamento per cure non effettivamente prestate a malati terminali. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza della Compagnia di Nola, agli ordini del capitano Luca Gelormino che, su ordine della locale Procura, ha notificato un avviso di garanzia ad un infermiere professionale di 60 anni, accusato di truffa al sistema sanitario.
    L'infermiere, in servizio all' Asl di Nola, secondo le testimonianze dei parenti di alcuni pazienti terminali, pur di ottenere le firme sui documenti che attestavano l'avvenuta corretta prestazione, minacciava di lasciare «morire nel dolore» i pazienti a lui affidati. I finanzieri hanno accertato che l'infermiere, specializzato nella terapia del dolore ed incaricato di svolgere assistenza domiciliare a pazienti affetti da gravi patologie, era solito falsificare i documenti relativi alle prestazioni rese, per ottenere le indennità da parte dell'Asl Napoli 3 Sud, attestando cure giornaliere della durata di diverse ore a pazienti che in realtà ricevevano visite della durata di pochi minuti, ed in alcuni casi non erano nemmeno stati assistiti.
    La truffa ai danni dell'Asl - secondo quanto emerso dalle indagini - andava avanti da tempo. Ora le indagini della Guardia di finanza di Nola continuano per accertare se la condotta dell' infermiere abbia portato anche a gravi conseguenze per la salute dei pazienti che avrebbe dovuto curare.
    Truffa su cure a malati terminali, indagato infermiere: «Firmate o vi lascio morire nel dolore» | Il Mattino

  8. #528
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    HIGUAIN CELEBRATO… A MESSA
    Enrico Parolisi
    Gonzalo Higuain celebrato ovunque…anche a messa. La curiosa funzione ecclesiastica si è svolta al Vomero, nella chiesa di San Giovanni Battista, e non è rimasta confinata come aneddoto tra le mura della chiesa. Il video di Vincenzo Varvella è finito su Facebook ed è stato ripreso da Il Desk – Quotidiano Indipendente.
    L’edificio di culto a ridosso del Parco Mascagna si è improvvisato stadio, con i fedeli come tifosi in curva a cantare “Un giorno all’improvviso”.
    La gioia che ha dato ai napoletani l’impresa dell’attaccante argentino, destinato a restare negli anni a venire negli almanacchi calcistici, è stata vissuta all’ombra del Vesuvio come un trofeo vinto, con ostentato orgoglio e come una sorta di riscatto per un secondo posto emozionante e strameritato, ma che resta pur sempre un secondo posto.
    Non c’è spazio, però, in queste ore per il rammarico di non aver soffiato il titolo alla Juventus campione d’Italia, ma solo per la felicità tra i tifosi azzurri. E don Lello, parroco che a detta dei fedeli della sua comunità è “tifosissimo” del Ciuccio, si è lasciato travolgere anche lui dall’entusiasmo. Così, durante la messa, cala il telo bianco e accende il proiettore. Nella chiesa parte un video con protagonista il centravanti azzurro, e ai canti liturgici vengono rimpiazzate le note di “Un giorno all’improvviso / mi innamorai di te”.
    HIGUAIN CELEBRATO... A MESSA - Livenet NewsNetwork

    <a href="https://www.youtube.com/watch?v=EFvi5yKmnh4" target="_blank">

    Vigile urbano e allenatore di basket
    sospeso il capitano assenteista
    di Marco Di Caterino
    CASAVATORE - Un altro scandalo al comune di Casavatore, dove da circa due mesi si è insiediata la commissione di accesso per il voto di scambio amministratori-clan Ferone. La magistratura ha sospeso dal servizio Biagio Fabriani, 57 anni, capitano dellla polizia muncipale, perchè nonostante fosse in servizio, andava ad allenare la squadra di basket A.E.D. Casavatore Basket.
    Una decina gli episodi di assenteismo, contestati al funzionario, finito sotto indagine dei carabinieri della locale caserma, a cui erano giunti diversi esposti anonimi. E ieri, il gip presso il Tribnale di Napoli nord, accogliendo la richiesta della Procurta di Napoli Nord, diretta dal procutarore capo Francesco Grego, ha disposto l'applicazione della misura cautelare della sospensione totale dal servizio, per la durata di quattro mesi. Questi i reati contestati al capitano della municipale: truffa aggravata ed assenza dal servizio dei pubblici dipendenti.
    L'indagine, inziata lo scorso febbraio e conclusa nei primi giorni di maggio, ha consentito di accertare che il funzionario, in modo continuativo e sistematico si allontanava dal suo posto di lavoro, omettendo di far risultare l'assenza dal badge elettronico. E dopo aver tolto la divisa ed indossato la tuta , si recava sul campo di basket per visionare l'allenamento della squadra, in quanto direttore respondabile del team di cestisti. Gli inquirenti hanno anche accertato che il vigile urbano con la passione per il canestro, oltre alla stipendio, percepiva anche compensi per il lavoro straordinario mai effettuato.
    Vigile urbano e allenatore di basket sospeso il capitano assenteista | Il Mattino

    Baby gang vandalizza tram a Napoli, fermati cinque ragazzini
    Cinque minorenni, di età compresa tra i 14 ed i 16 anni, sono stati intercettati dagli agenti dell'unità operativa Tutela minori della Polizia municipale mentre vandalizzavano un tram a Napoli. Gli agenti in servizio in piazza Garibaldi, non lontano dalla Stazione centrale, sono stati richiamati dalle urla dei cinque ragazzini che colpivano violentemente con calci e pugni la vettura ferma al semaforo per poi successivamente tentare di forzare la portiera per salire a bordo. Gli agenti hanno isolato i 5 ragazzini e successivamente li hanno accompagnati presso gli uffici. Tutti i cinque sono stati affidati ai genitori che sono stati informati delle circostanze e diffidati ad adottare maggiore attenzione nella vigilanza sui figli. I minori saranno segnalati alla Procura per i Minorenni ed ai Servizi Sociali.
    Baby gang vandalizza tram a Napoli, fermati cinque ragazzini | Il Mattino

    Napoli. Vandali all'assalto: distrutte 19 fermate Anm
    Atti vandalici gravi ai danni delle fermate dei bus Anm, si va da Posillipo al Vomero, da Pianura a Fuorigrotta. È stata vera e propria escalation di violenza, una serie di azioni mirate a distruggere le fermate degli autobus cittadine, quella che tra 1 e 2 settembre ha polverizzato «diciannove pensiline. Le violenze si sono verificate nelle zone di via Manzoni, al Vomero, a Posillipo, a Fuorigrotta e a Pianura», spiega Adolfo Vallini dell'Unione Sindacale di Base e dipendente Anm.
    Pannelli ridotti in frantumi, come dopo un'esplosione o a seguito di una moltitudine di insensati colpi spranga. Sugli atti vandalici stanno indagando le forze dell'ordine. Forse si è trattato dell'opera di baby gang scalmanate, oppure dello sfogo di qualche folle ubriaco. Si spera che le telecamere di strada o quelle private, messe a sorveglianza di palazzi, parchi e negozi possano fornire indicazioni utili all'identificazione dei colpevoli. Nel 2015, in otto mesi, e cioè prima di queste devastazioni di settembre in cui è stata coinvolta praticamente tutta la zona collinare partenopea, erano state «circa dieci le pensiline distrutte - continua Vallini - Il fenomeno di solito va da Ponticelli a Scampia e non è circoscritto a una singola zona della città. Gli autori di questi atti vandalici ai danni dei bus e delle pensiline dell'Anm, non solo andrebbero denunciati per danneggiamento ma obbligati a risarcire, economicamente, i danni prodotti».
    Nell'attesa di capire le motivazioni di questi diciannove blitz vandalici, dal sindacato informano del fatto che una fermata del bus si può addirittura «rubare», come spesso è successo. A sparire sono specialmente due elementi: le panchine d'attesa per gli utenti o i pali del cartello di fermata, perché sono di un materiale che è particolarmente resistente alla ruggine.
    Vandali all'assalto: distrutte fermate Anm in tutta Napoli | Il Mattino

    Qualiano. Lite per l'eredità. In ospedale moglie, marito, due figlie e nipote: tutti arrestati
    Lite in famiglia per questioni di eredità. 5 arresti. A intervenire i carabinieri della stazione di Qualiano che hanno blocato per rissa e lesioni un 55enne, la moglie e le due figlie di 27 e 18 anni, e il nipote quarantenne.
    Tutti sono finiti all'ospedale: medicati dai medici del “San Giuliano” per lesioni guaribili tra i 4 e i 15 giorni.
    Lite per l'eredità. Botte a moglie, marito, 2 figlie e nipote: tutti arrestati | Il Mattino

    Sgominata banda di truffatori napoletani: con le tre campanelle in autostrada guadagnavano 100mila euro al mese
    C'era una banda organizzata, in grado di incassare anche 100.000 euro al mese, dietro il 'gioco delle tre campanelle' messo in atto da anni davanti all'area di servizio Sillaro della A14, nel Bolognese. Lo ha scoperto la Polizia Stradale che, al termine dell'operazione 'Gamble away' coordinata dal Pm Marco Forte della Procura di Bologna, fra ieri e oggi ha eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere e cinque divieti di dimora nella provincia di Bologna, con accuse che vanno dall'associazione per delinquere al furto, all' estorsione, alla rapina impropria.
    Il fenomeno, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, andava avanti da anni, con almeno 150 persone che hanno fatto denuncia, anche se le vittime sarebbero molte di più. Ogni componente della banda, composta in gran parte da campani, aveva un ruolo: dall'adescatore al sedicente funzionario di banca che fingeva di mettere in guardia sulla truffa, fino alla 'vedetta' che da un cavalcavia lontano alcuni chilometri monitorava l'eventuale arrivo di pattuglie della Polstrada.
    In molti casi, quello che veniva presentato come un gioco era nella migliore delle ipotesi una truffa, che a volte degenerava in estorsioni o rapine. Nel corso dell'indagine, avviata nel settembre 2014, gli investigatori hanno intercettato due degli indagati che ridono del fatto di avere vinto un concorso pubblico nella scuola: «Figuriamoci se vado a fare il bidello per poco più di mille euro al mese», dice uno al complice, confessando che rifiuterà il posto. «Purtroppo in Italia la truffa è un reato che paga, a tutti i livelli», ha commentato il procuratore aggiunto Valter Giovannini in conferenza stampa, aggiungendo che in questo caso «non si tratta però di truffatori simpatici alla Totò, ma di un gruppo di delinquenti in trasferta che guadagnavano sulla pelle della gente».
    In alcuni casi, durante i raggiri le vittime venivano intimorite al punto da essere indotte a prelevare contante al bancomat dell'area di servizio per saldare i presunti debiti di gioco: una circostanza che ha indotto i gestori a rimuovere, a fine 2015, lo sportello automatico presente al Sillaro. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito che, se uno dei componenti dell'organizzazione mancava da una delle trasferte per qualche 'giustificato motivo' (un lutto o un arresto), lui o la sua famiglia percepiva comunque la parte di guadagno che gli sarebbe spettata, secondo un sistema tipico delle associazioni criminali più strutturate. Alla conferenza in questura a Bologna è intervenuta anche una troupe di 'Striscia la notizia' con il mago Casanova, che più volte si è occupato di queste truffe.
    Sgominata banda di truffatori napoletani: con le tre campanelle in autostrada guadagnavano 100mila euro al mese | Il Mattino

    L'embolo.......terronico.

    Uccisa a coltellate: l'ex confessa, 'mi è partito un embolo'
    A Magnago, nel Milanese. La donna colpita con diversi fendenti
    Ha confessato nella notte Arturo Saraceno, il 33 enne arrestato ieri dai carabinieri di Legnano (Milano) per l'omicidio della ex fidanzata Debora Fuso, 25 anni, uccisa a coltellate nella loro casa di Magnago (Milano). "Stavo cenando, lei era qui per un chiarimento, abbiamo litigato per l'ennesima volta e mi é partito un embolo". Queste le parole di Saraceno agli inquirenti, che lo hanno ascoltato per oltre sei ore a Legnano (Milano) una volta dimesso dall'ospedale dove era arrivato con ferite da taglio al petto che si era procurato da solo. Il pm Maria Cardellicchio dovrà ora valutare gli elementi raccolti fino ad ora per eventualmente modificare il capo di accusa. Sempre Procura e carabinieri hanno richiesto test alcolemici e tossicologici su Saraceno, nonostante non vi fossero elementi per pensare che il giovane fosse in stato di alterazione al momento dell'omicidio. La coppia si era lasciata ad aprile, per la quarta volta in sei anni.
    Lite d'amore diventa tragedia, uccide la ex fidanzata - Profondi occhi castani, tanta voglia di vivere, e la passione per il canto in comune con suo padre. E' questo il ritratto di Debora Fuso, 25 anni, stroncata dalla furia dell'ex convivente Arturo Saraceno, 33 anni, che nel pomeriggio di oggi l'ha aggredita a morte con un coltello da cucina, per poi ferirsi al petto con la stessa arma nella casa di Magnago, nel Milanese, dove convivevano fino a qualche settimana fa. Il giovane operaio, è stato arrestato in flagranza per omicidio. Fuori pericolo di vita, è stato dimesso dall' ospedale e portato in caserma, sarà poi accompagnato in carcere a Busto Arsizio (Varese). Erano le 14,30 quando il centralino del 112 ha ricevuto una telefonata da parte di un residente del condominio di via Cardinal Ferrari, dove Debora - studentessa sulla carta d'identità - e Arturo abitavano fino a quando la loro storia durata sei anni è arrivata al termine. I carabinieri di Legnano (Milano) sono accorsi sul posto pensando di dover mettere pace tra due fidanzati litigiosi, invece si sono trovati davanti la scena di un crimine. Debora era riversa sulle scale, priva di vita. Nel tentativo di salvarsi deve aver percorso il corridoio di casa agonizzante per le coltellate ricevute, per poi uscire sul pianerottolo e correre giù per le scale. All'interno Arturo era riverso a terra, con ferite da taglio al petto ma cosciente. Soccorso dai militari è stato trasportato in ospedale a Legnano, dove è arrivato fuori pericolo di vita ed è stato sedato. Le ipotesi avanzate dagli inquirenti, le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore di Busto Arsizio Maria Cardellicchio, propendono per una lite degenerata in aggressione mortale. I due si sarebbero incontrati per un possibile chiarimento dopo la decisione di mettere fine alla loro storia d'amore, ma avrebbero finito per discutere. Forse la decisione di non riprendere la relazione da parte della venticinquenne, ha scatenato la furia di Saraceno che ha impugnato un coltello da cucina e l'ha colpita più volte. Le testimonianze raccolte dai vicini di casa della coppia, parlano di frequenti liti soprattutto negli ultimi mesi, tanto che Debora era andata via di casa per tornare dai suoi genitori a Lonate Pozzolo (Varese). La famiglia della giovane, in stato di shock, ha parlato di un rapporto che in sei anni era stato interrotto e ripreso più volte ma che mai, dai racconti della ragazza, erano emersi episodi di violenza.
    Uccisa a coltellate: l'ex confessa, 'mi è partito un embolo' - Lombardia - ANSA.it

    Diffusione del cognome SARACENO - Mappe dei Cognomi Italiani

    Carabinieri vengono aggrediti durante arresto Così gli amici del fermato lo fanno scappare
    di Enrico Fedocci
    Stavano fermando un uomo che aveva sfondato un posto di blocco e proprio nel momento in cui cercavano di ammanettarlo per caricarlo a bordo dell’auto di servizio e portarlo in caserma, sono stati accerchiati dagli amici del fermato… Ciò è avvenuto 5 giorni fa a Nesima, in provincia di Catania dove i carabinieri sono stati aggrediti. L’uomo – 30 anni circa – è riuscito a fuggire.
    I militari avevano le armi in pugno al momento dell’intervento. Nonostante la minaccia di tanti uomini che li aggredivano fisicamente, sono riusciti a mantenere il sangue freddo affinché quell’episodio di assalto alla pattuglia non avesse un tragico epilogo. Solo grazie alla professionalità dei carabinieri intervenuti che hanno saputo non esacerbare gli animi non c’è scappato il morto.
    Carabinieri vengono aggrediti durante arresto Così gli amici del fermato lo fanno scappare | Cronaca criminale

    Pescara, tangenti: arrestato il numero 2 dell'Agenzia delle Entrate
    Agli arresti domiciliari Giovanni Imparato, il capo del settore legale già sospeso dal servizio avrebbe favorito una società finita sotto accertamento fiscale: la Guardia di Finanza lo incastra mentre riceve una busta piena di soldi
    di Pietro Lambertini
    PESCARA. Arrestato per una tangente di 15 mila euro. Da oggi, Giovanni Imparato, numero due dell’Agenzia delle Entrate pescarese, a capo del settore legale, si trova agli arresti domiciliari. Arrestato anche un commercialista di Formia. Corruzione, è il reato contestato dai finanzieri di Pescara, guidati dal comandante provinciale Francesco Mora. Ex reggente della sede pescarese e vice segretario nazionale del sindacato Confsal-Salfi, Imparato è un personaggio noto negli ambienti economici pescaresi. Intorno alla metà di aprile, dopo le prime perquisizioni della Finanza nel centro operativo di via Rio Sparto, il funzionario era stato sospeso dal servizio con un provvedimento dei vertici regionali dell'Agenzia delle Entrate. L'indagine ruota intorno a presunti favori a una società finita sotto accertamento dell'Agenzia delle Entrate: la Finanza ha un video in cui si vede il passaggio di una busta piena di soldi.
    Secondo le indagini, il funzionario oltre ad aver suggerito al commercialista ed alla società coinvolta le più opportune strategie difensive, avrebbe egli stesso provveduto a scrivere parti delle memorie difensive o comunque atti nell’interesse del contribuente, ponendo in essere un comportamento in palese violazione dei doveri di efficienza, imparzialità e trasparenza che dovrebbero caratterizzare l’attività dei pubblici funzionari, mostrandosi pronto ad asservire la propria funzione agli interessi privati, a danno dell’Erario ed a proprio vantaggio.
    Pescara, tangenti: arrestato il numero 2 dell'Agenzia delle Entrate - Cronaca - il Centro

    Mesagne, dipendenti pubblici risultavano in servizio ma erano al bar o a fare spese
    BRINDISI - Risultavano in servizio ma in realtà - secondo gli investigatori - erano a spasso, entrati in ritardo o usciti in anticipo dall'ufficio per motivi personali, per andare al bar, fare shopping o tornare a casa per delle commissioni. E' quanto emerge da un'inchiesta condotta dai militari della guardia di finanza di Brindisi su due dipendenti della Provincia di Brindisi e uno di un'azienda esterna, tutti in servizio presso il Centro impiego di Mesagne, che sono stati raggiunti da un provvedimento di interdizione dal pubblico ufficio disposto dal gip di Brindisi su richiesta della procura.
    A quanto appurato dagli investigatori i dipendenti si "accordavano" fra loro perché a turno uno strisciasse nella macchina marcatempo anche il badge magnetico degli altri. L'accusa è di truffa aggravata in danno dello Stato, false attestazioni o certificazioni. L'indagine è durata tre mesi, con l'ausilio di telecamere collocate all'ingresso e all'esterno del luogo di lavoro: sarebbero 90 le ore sottratte all'amministrazione pubblica per cui è scattata l'inchiesta e l'allontanamento cautelare dal servizio.
    Mesagne,*dipendenti pubblici risultavano in servizio ma erano al bar o a fare spese - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, emergenza criminalità a Soccavo: tre sparatorie in poche ore: colpi di kalashnikov contro un'abitazione
    Terzo raid in poco più di 12 ore nel quartiere Soccavo a Napoli. Questa mattina intorno alle 6.30 in via Catone, nel Rione Traiano, diversi colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro la porta di un «basso».
    Gli agenti della Polizia di Stato intervenuti sul posto hanno trovato a terra 21 bossoli di kalashnikov, un proiettile inesploso e vari frammenti di ogiva. Sulla porta dell'abitazione, il cui proprietario è un incensurato di 32 anni, sono stati trovati 7 fori. Sono stati danneggiati anche i tubi del gas e dell'acqua; le rispettive aziende di distribuzione hanno provveduto alla chiusura dell'erogazione.
    Altri 21 bossoli di kalashnikov sono stati trovati al Rione Traiano, quartiere di Napoli, dove nei giorni scorsi ci sono stati analoghi raid da parte di sconosciuti.
    Il ritrovamento in via Catone dove la Polizia ha scoperto anche un proiettile inesploso a terra, vari frammenti di ogiva. 7 proiettili sono finiti sulla porta di un basso di un incensurato di 32 anni. Forati i tubi del gas e dell'acqua: sul posto gli addetti delle aziende di distribuzione hanno provveduto a chiudere l'erogazione.
    Napoli, emergenza criminalità a Soccavo: tre sparatorie in poche ore: colpi di kalashnikov contro un'abitazione | Il Mattino

    Campania: 523 primari e 1915 dirigenti in più, reparti fotocopia. Ma sanno farci pagare i loro sprechi
    La Guardia di Finanza di Napoli sta notificando numerosi provvedimenti giudiziari emessi dalla Corte dei Conti di Napoli a dirigenti delle aziende sanitarie, ospedaliere ed universitarie campane per danno erariale. Dovevano controllare, tutti hanno controllato ma se non era per la guardia di Finanza, a tutti andava bene che in un ospedale con un posto letto di nefrologia vi fossero un primario, un viceprimario e tutto lo staff al seguito. Ed è uno dei tanti esempi che orami non ci scandalizzano più.
    Le indagini hanno permesso di riscontrare somme indebitamente spese pari a circa 16 milioni di euro in ragione dell’assegnazione di incarichi di primario e vice primario negli ospedali campani in esubero rispetto a quanto imposto dal governo in tema di “spending review”.
    Tra il 2014 e il 2015 sono stati retribuiti 523 incarichi di primari e pagate 1915 indennità di dirigenza in eccedenza rispetto alla dotazione organica prevista. C’è anche questo dietro i 49 provvedimenti giudiziari – 29 inviti a dedurre e 20 ordini autoritativi – emessi dalla Corte dei Conti di Napoli nei confronti di dirigenti delle aziende sanitarie, ospedaliere ed universitarie per danno erariale. Secondo quanto accertato dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, nonostante il decreto commissariale emesso dalla Regione Campania nel 2014, nei limiti dei parametri definiti dall’intesa Stato-Regioni, in tutte le strutture della Campania – ne esce indenne l’Asl Napoli 1 – non si è mai provveduto all’esigenza di contenimento della spesa generando un disavanzo per le casse della Regione pari a 16 milioni di euro.
    Richieste cautelari finalizzate ad interrompere, immediatamente, il pagamento degli incarichi individuati così da impedire un ulteriore dispendi di risorse: ben 2 milioni di euro al mese. Ha chiesto anche questo la Corte dei Conti di Napoli per mettere fine a sprechi e ad un danno erariale che, in ragione dell’assegnazione di incarichi di primario e di vice primario negli ospedali campani in esubero, ha determinato un danno erariale di circa 16milioni di euro.
    All’ospedale di Nola c’è un primario e uno staff nonostante sia previsto un solo posto letto mentre all’ospedale Cardarelli di Napoli ci sono cinque reparti di medicina – con cinque primari – tre di chirurgia e due di ortopedia: reparti fotocopia. E se alla Federico II ci sono tre reparti di neurochirugia, all’Asl di Avellino risultano 28 dirigenti in più mentre all’Asl Salerno ad essere in eccedenza sono trenta unità operative complesse, il ‘primo posto’, quanto a sprechi spetta all’Asl Napoli 3 Sud – area di Torre del Greco – con ben 132 primari e 254 vice in più. C’è tutto questo dietro i provvedimenti giudiziari notificati dalla Corte dei Conti di Napoli e dietro le indagini condotte dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, diretto dal generale Gianluigi D’Alfonso, con l’ausilio del gruppo di Torre Annunziata, diretto dal colonnello Carmine Virno, e dal reparto di Nola diretto dal capitano Luca Modestino Gelormino. In barba a quanto previsto, e cioè che ci dovrebbe essere un primario ogni 17,5 posti letto, in Campania avveniva tutt’altro. Duplicazioni e in alcuni casi triplicazioni di reparti, anche in strutture che registrano sofferenza di personale.
    Campania: 523 primari e 1915 dirigenti in più, reparti fotocopia. Ma sanno farci pagare i loro sprechi | L'Indipendenza Nuova

    E il Meridione morì non di Pattume, ma di Patti
    di Giovanni Torelli
    All’inizio si chiamava Cassa del Mezzogiorno, poi venne ribattezzata Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno, quindi è stata sostituita a livello comunitario dai Fesr (Fondi europei per lo Sviluppo regionale), infine reintrodotta sul piano nazionale con la Grande Officina per il Sud e i Patti per il Sud. Ma questi sono tutti nomi in codice di uno stesso fenomeno, o se preferite sintomi di una stessa malattia: l’assistenzialismo.
    Ieri Renzi si è recato a Napoli a siglare il primo Patto per il Sud: un accordo straordinario tra il Consiglio dei ministri e la Regione Campania che prevede investimenti a pioggia, in termini di infrastrutture, opere pubbliche, servizi, rilancio turistico e culturale, tutela dell’ambiente e chi più ne ha più ne metta. Chi paga? Per metà l’Europa, con il cosiddetto Fondo Sviluppo e Coesione (che “finalmente” abbiamo sbloccato, gongola Renzi). Per l’altra metà, la macchina pubblica italiana, tra POR, PON e “altre fonti nazionali”. In tutto, fanno 9,5 miliardi, di cui 4,2 sul groppone dei contribuenti italiani.
    Ma che vuoi che sia. Renzi ha già pronti altri 12 Patti per il Sud, da destinare a intere regioni o a città metropolitane e aree sensibili (non ne sono stati sbloccati soltanto due, guarda un po’, quelli per la Puglia e la città di Napoli, entrambe governate da acerrimi nemici di Renzi, quali Emiliano e De Magistris. A conferma che per il premier non contano mica le antipatie personali…).
    Di sicuro, l’altra dozzina di Patti (chiari e amicizia lunga) per il Meridione varranno al premier qualche bella manciata di consensi nei territori beneficiati, sebbene comporteranno un ennesimo sacrificio alle casse pubbliche (leggi alle nostre tasche) e nessun reale vantaggio per il Sud. È da oltre mezzo secolo che si parla di Grandi Piani per il Mezzogiorno, che si stanziano fondi ad hoc per il suo rilancio, che si promettono Mega-Infrastrutture e si realizzano Cattedrali nel deserto. Ma questo gigantismo di promesse, di spese e di costruzioni ha lasciato comunque il Sud in uno stato di nanismo permanente, facendone tallone (e tacco e punta) d’Achille della penisola. Nessun concreto risultato in termini di crescita imprenditoriale, di riduzione della disoccupazione, di progresso economico e tecnologico.
    Per aiutare il Sud, bisognerebbe smettere di aiutarlo. Occorrerebbe piuttosto offrigli gli strumenti per crescere da solo: una riduzione della fiscalità sulle startup, che non gli consenta più di avere alibi per la mancata presenza di un ceto imprenditoriale e non assolva più i giovani dall’urgenza di mettersi in gioco; una formazione culturale, a partire dalla scuola, su cosa significhi fare impresa, senza inseguire piuttosto il sogno del posto fisso nell’apparato pubblico, alla Zalone maniera; un federalismo fiscale vero, che permetta alle Regioni di vivere solo dei soldi dei propri cittadini, amministrandoli con oculatezza ed efficienza, senza più sprechi e senza aspettare che il governo centrale colmi la parte mancante.
    Ecco, finché non si faranno queste cose, ma lo Stato continuerà a iniettare liquidità – con la strategia del dare dolci al diabetico – il Sud non solo non crescerà, ma continuerà a pascersi beato nella sua indolenza. E soprattutto quei soldi non alimenteranno la ripresa economica e lo spirito d’impresa ma, nel migliore dei casi, nutriranno le consorterie politiche che ne faranno mangiatoia per i propri interessi, nel peggiore dei casi stuzzicheranno la fame se non l’ingordigia delle associazioni a delinquere.
    E quasi sempre la parte restante, che potrebbe essere utilizzata per scopi utili, verrà scartata o sprecata. Finirà nella munnezza. E così a Napoli, dove non poté il Pattume, riuscirono i Patti per il Sud.
    E il Meridione morì non di Pattume, ma di Patti - L'intraprendente | L'intraprendente

    Agorà, la frase di Maria Teresa Meli che fa infuriare i napoletani
    "Mi auguro che il Vesuvio si riprenda le case che i napoletani hanno messo là".
    Claudio Torre
    "Mi auguro che il Vesuvio si riprenda le case che i napoletani hanno messo là". Parole e musica di Maria Teresa Meli.
    Ad Agorà, la trasmissione mattutina in onda su Rai 3 si parla di abusivismo edilizio. E nel mirino del servizio mandato in onda c'è un borgo costruito sul litorale di Castel Volturno a Caserta. A questo punto la giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Meli sbotta: "Mi auguro che il Vesuvio si riprenda le case che i napoletani hanno messo là". E successivamente si chiede "perché certe cose avvengono al Sud, mentre in Lombardia cittadini non si comportano così".
    Agorà, la frase di Maria Teresa Meli che fa infuriare i napoletani - IlGiornale.it


  9. #529
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Utenze non pagate, è rissa alla riunione di condominio: 7 arresti a Gela
    GELA. Dalle parole si è passato ai fatti. E quello che all'inizio sembrava un semplice dissidio scaturito, durante una riunione di condominio, da inadempienze nel pagamento di alcune utenze si è trasformato in una vera propria rissa che ha portato a Gela (Caltanissetta) all'arresto di sette persone.
    I carabinieri sono intervenuti in seguito ad una richiesta di aiuto al 112 nel quartiere Fondo Iozza. I militari che sono intervenuti hanno trovato gli inquilini di alcuni appartamenti che si picchiavano selvaggiamente fra di loro.
    Uno di loro è stato colpito con un calcio all'addome e portato al pronto soccorso. Agli arresti domiciliari sono finiti Saverio, Daniele Giovanni, Alessandro, Rosario, e Davide Scilio. E Mounir El Ouazzani insieme a Grazio Fausciana.
    Utenze non pagate, è rissa alla riunione di condominio: 7 arresti a Gela - Giornale di Sicilia

    TUTTI INCENSURATI
    Rubano pali della segnaletica per costruire un gazebo
    tre arresti ad Andria
    ANDRIA, - Sono stati sorpresi mentre sfilavano i pali zincati della segnaletica stradale e per questo sono finiti agli arresti domiciliari, nonostante abbiano tentato di giustificarsi dicendo che quel materiale gli serviva per costruire un gazebo. È accaduto ad Andria, dove i carabinieri hanno arrestato una 59enne, un 51enne e un 44enne, tutti incensurati del posto, con l’accusa di furto aggravato in concorso.
    I tre, accortisi della presenza dei militari, hanno tentato di fuggire nelle campagne circostanti a bordo di un furgone, ma sono stati raggiunti e bloccati dopo un breve inseguimento. Ispezionato il veicolo, i carabinieri hanno trovato nel cassone sette pali, estratti in altre zone, poi individuate per poterli ricollocare al loro posto.
    Rubano pali della segnaletica per costruire un gazebo tre arresti ad Andria - Bat - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Palermo, sequestrate più di 500 chili di frattaglie in cattivo stato
    di Paolo Russo
    PALERMO. Operazione dei veterinari dell’Asp e dei carabinieri del Nas che hanno sequestrato a Palermo 520 chili di frattaglie in cattivo stato di conservazione. La carne (milza polmoni e intestino di bovino e intestino di ovi-caprino) era pronta per essere immessa in commercio.
    Il personale dell’azienda sanitaria provinciale di Palermo ha rinvenuto le frattaglie nel corso di un’operazione congiunta con i Nas condotta questa mattina. Sono stati controllati, tra l’altro, 3 macelli di città e provincia . Per “mancata attuazione delle procedure” sono state irrogate sanzioni per 14 mila euro complessivi.
    In un laboratorio di lavorazione e cottura di frattaglie, con riconoscimento Ce, sono state trovate una tonnellata e mezza di interiora di animali, di cui 5 quintali (in cattivo stato di conservazione) sono state poste sotto sequestro penale e destinate alla distruzione. Tutte le interiora sono state tracciate fino ad arrivare al luogo del mattatoio ed all’animale di provenienza.
    Palermo, sequestrati più di 500 chili di frattaglie in cattivo stato - Giornale di Sicilia

    PALERMO
    Patenti facili, 31 condanne a funzionari Motorizzazione
    PALERMO. Sono state confermate in appello le 31 condanne inflitte in primo grado nei confronti di funzionari della Motorizzazione accusati di intascare mazzette dai titolari delle scuole guida per oliare il meccanismo di rilascio delle patenti.
    La pena più alta per Antonino Nobile, ritenuto il regista del sistema, condannato a 8 anni e nove mesi. Pene più leggere per gli altri 31 imputati, per un totale di quasi mezzo secolo di carcere. L'inchiesta «Easy driver» condotta dal pm Amelia Luise era scattata nel 2011 con l'arresto di 51 persone. Le indagini avevano fatto emergere un sistema di mazzette attestate intorno a cento euro a pratica.
    Patenti facili, 31 condanne a funzionari Motorizzazione - Giornale di Sicilia

    Napoli. Sospetta che l'amico possa derubarlo: dalla lite al tentato omicidio
    Aveva il sospetto che un amico, a sua insaputa, aveva fatto un duplicato delle chiavi del suo appartamento, per derubaro quando non c'era. Alle sue contestazioni all'amico ne è nata una furibonda lite. Accade nel primo pomeriggio, ai Quartieri Spagnoli: il litigio tra due 28enni, da verbale, in un batter d'occhio è degenerata tanto che uno de due, Fabrizio De Gais, non ha esitato ad impugnare un coltello, procurando una profonda ferita al collo a D.V.G.. Considerate le gravi condizioni del ferito, si è reso necessario il ricovero in ospedale. Il tempestivo intervento degli agenti del Commissariato di Polizia “S. Ferdinando”, coordinati dal primo dirigente Maurizio Fiorillo, ha consentito di arrestare De Gais e sequestrare il coltello utilizzato per ferire l’amico, oltre agli abiti indossati ancora intrisi di sangue. I poliziotti hanno arrestato l’accoltellatore perché responsabile del reato di tentato omicidio accompagnandolo conducendolo alla Casa Circondariale Giuseppe Salvia-Poggioreale.
    Lite sfocia nel sangue: 28enne arrestato ai Quartieri Spagnoli | Il Mattino

    Napoletano tenta di rubare le elemosine in un chiesa di Pistoia, arrestato
    Arrestato mentre tenta di rubare le offerte da una chiesa. I carabinieri della stazione di Lamporecchio (Pistoia) sono intervenuti nella chiesa di Santo Stefano, in via Vitoni, su richiesta del parroco che, dalla canonica, mediante il monitor dell'impianto di videosorveglianza, aveva notato la presenza di un individuo che stava armeggiando nella zona delle cassette delle offerte.
    I militari hanno sorpreso un uomo 45enne, residente in provincia di Napoli ma di fatto senza fissa dimora, con alle spalle una nutrita serie di vicissitudini di carattere penale avvenute sia nella regione d'origine che in Toscana, che, ignaro del fatto che le sue mosse erano state notate sebbene nella chiesa non vi fosse nessuno, non ha opposto resistenza.
    Napoletano ruba le elemosine in chiesa, il parroco lo fa arrestare | Il Mattino

    Esamopoli, pm di Bari
    «Da prescrivere i reati su compravendita esami»
    BARI - Tutti prescritti i reati contestati nel processo cosiddetto 'Esamopolì sulla presunta compravendita di esami alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Bari. I fatti si riferiscono al 2005-2006. A più di 6 anni dall’inizio del processo è stata la stessa Procura a chiedere al Tribunale di dichiarare la prescrizione a carico di tutti i 32 imputati e per tutte le accuse, associazione per delinquere, concussione (riqualificata in induzione indebita a dare o promettere utilità), corruzione, falso e rivelazione del segreto d’ufficio. Tra gli imputati per i quali nella prossima udienza del 28 giugno il Tribunale - se accogliesse le richieste di accusa e difese - potrebbe dichiarare la prescrizione, ci sono gli allora docenti di matematica Massimo Del Vecchio e Pasquale Barile, oltre a dipendenti amministrativi dell’università, bidelli, studenti e genitori.
    Secondo la Procura di Bari esisteva un vero e proprio tariffario, con un costo tra i 700 e i 3mila euro per ogni esame superato, per un giro d’affari complessivamente stimato in oltre 50mila euro in 8 mesi. Le indagini, nell’aprile 2009, portarono all’arresto di sei persone e ad altrettanti provvedimenti interdittivi e nel processo l’Università di Bari si è costituita parte civile.
    Dopo la discussione del pm il professor Barile, difeso dall’avvocato Antonio La Scala, si è commosso.
    Esamopoli, pm di Bari «Da prescrivere i reati su compravendita esami» - Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Sequestrati 386 dipinti contraffatti
    BARI - I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari hanno sequestrato 386 dipinti falsamente attribuiti ad artisti quali Schifano, Caffè, Scheggi, Vasarely, Borghese, Alinari, Dorazio e Guidi.
    L’operazione è stata disposta per contrastare il fenomeno «largamente diffuso" - spiega la procura di Bari in una nota - della contraffazione delle opere d’arte. L’indagine ha consentito di accertare il coinvolgimento nell’attività di contraffazione di 35 persone, tutte gravitanti a vario titolo nel modo dell’arte. A 14 di esse è stato contestato anche il reato associativo.
    E’ coinvolto nell’inchiesta il curatore dell’archivio di uno degli artisti in quanto responsabile di aver contraffatto le autentiche che accompagnano le opere d’arte al fine di attestarne l’originalità e per aver variato il loro numero di archiviazione. E’ stato anche individuato il falsario che aveva il compito di riprodurre fedelmente le opere originali.
    Sequestrati 386 dipinti contraffatti 35 coinvolti, individuato il falsario - Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Dipendente del Policlinico vendeva droga a domicilio durante le ore di lavoro
    BARI - I militari del comando provinciale della Guardia di finanza hanno eseguito a Bari un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia finalizzato al sequestro di beni mobili e immobili nei confronti di Domenico Sifanno, di 38 anni, dipendente del policlinico di Bari, tratto in arresto nel 2015 nell’ambito dell’operazione «Take away» per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti che vendeva, consegnando a domicilio i vari quantitativi di droga, anche durante i turni di lavoro. L’uomo è stato condannato per direttissima dal Tribunale di Bari.
    Nei suoi confronti, l’attività conclusa oggi ha previsto il sequestro delle sue disponibilità bancarie, di beni mobili e immobili, per circa 500.000 euro; per gli inquirenti frutto di guadagni illeciti accumulati nel tempo. Un sequestro che scaturisce da indagini svolte nel 2014 e 2015, dagli uomini del Nucleo polizia tributaria di Bari, in relazione al monitoraggio e alla ricostruzione (con telecamere nascoste e intercettazioni audio-video) di numerose cessioni di cocaina a clienti; assuntori abituali e non. Le indagini hanno accertato che la cessione di droga era continuativa e compiuta anche a domicilio: Sifanno, dipendente del Policlinico, spacciava durante le ore di lavoro. L’uomo era addetto alla postazione di sorveglianza del reparto di Otorinolaringoiatria universitaria che abbandonava in modo sistematico.
    Il rilevatore elettronico marcatempo, con riferimento al calcolo degli orari di entrata e uscita, è stato eluso in modo costante da Sifanno che ora dovrà anche rispondere di interruzione di pubblico servizio, falso e truffa aggravata, ai danni dell’ente ospedaliero. Dall’incrocio dei dati acquisiti nel corso delle indagini, i finanzieri hanno annotato che, su circa 100 giornate lavorative, per 90 volte, il pusher si è allontanato dal proprio posto di lavoro, determinando un danno all’ente pubblico, per il disservizio ed economico, pari a circa 4.000 euro per emolumenti corrisposti e per ore di straordinario non dovute; quantificate in circa 221 ore di assenza.
    Dipendente del Policlinico vendeva droga a domicilio durante le ore di lavoro - Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Camorra. Interpretò il boss nel film Gomorra, Terracciano condannato all'ergastolo per duplice omicidio
    Villa Literno. Aveva interpretato il boss del clan dei Casalesi appassionato di belle donne nel film Gomorra, ieri è stato condannato al carcere a vita per aver partecipato all'omicidio di Luigi e Giuseppe Caiazzo, padre e figlio, uccisi nel 1992.
    Si tratta di Bernardino Terracciano, sessantenne di Castelvolturno «arruolato» nel cast del film diretto dal regista Matteo Garrone nel 2008 e ispirato al libro dello scrittore Roberto Saviano. La sentenza è stata emessa ieri dai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presidente Maria Alaja. Luigi e Giuseppe Caiazzo vennero uccisi a Villa Literno, durante la sanguinaria faida tra gli ex cutoliani e il gruppo camorristico emergente di Schiavone, Bidognetti e De Falco. E' stato condannato all'ergastolo, infatti, anche il capoclan Francesco Bidognetti, ergastolano.
    Interpretò il boss nel film Gomorra, condannato all'ergastolo per duplice omicidio | Il Mattino

    Uccise il figlio di due anni sgozzandolo col taglierino
    30 anni al padre omicida
    Dopo un primo annullamento della Cassazione, ecco la decisione della Corte d'Appello
    LECCE - Sgozzò il figlio di soli due anni con un taglierino nella casa di mare. La Corte d’assise d’appello di Taranto ha confermato la condanna a trent’anni di reclusione a Gianpiero Mele, il 29enne originario di Taurisano, accusato dell’omicidio del piccolo Stefano. Il nuovo processo di secondo grado era stato disposto dopo che la Cassazione aveva annullato la sentenza di condanna per un mero rinvio tecnico. I giudici leccesi non avevano adeguatamente motivato la mancata concessione delle attenuanti generiche e l’aggravante dei futili motivi. Nel pomeriggio di ieri, dopo circa tre ore di camera di consiglio, la Corte d’assise d’appello ha confermato: trent’anni di reclusione per il padre assassino.
    Uno dei più feroci e brutali omicidi consumati nel Salento negli ultimi anni risale al 30 giugno del 2010. Il padre di Stefano avrebbe pianificato l’infanticidio nei minimi dettagli. Mele, giovane laureato in Economia e Commercio, acquistò una corda da un negozio di ferramenta nelle immediate vicinanze della sua abitazione alla periferia di Torre San Giovanni, marina di Ugento. Legò il figlio e cercò di impiccarlo per poi tagliargli la gola con un taglierino.
    I carabinieri della Compagnia di Casarano chiusero il cerchio in breve arrestando dopo poche ore il padre assassino. Il movente su un’azione così violenta sarebbe riconducibile alla timore di Mele di essere lasciato dalla moglie con cui il rapporto si era logorato già da tempo. Nel processo di primo grado celebratosi in abbreviato l’ipotesi che il giovane non fosse nelle condizioni di intendere e di volere venne confutata dalla consulenza del Tribunale che stabilì come Mele fosse nel pieno delle proprie capacità al momento del delitto.
    Uccise il figlio di due anni sgozzandolo col taglierino 30 anni al padre omicida - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    JESSIE WHITE, sguardo sull'Italia «indegna»
    GIANPAOLO ROMANATO
    Era inglese, ma fu la patriota più ardente del nostro Risorgimento. Seguace di Mazzini, fra i Mille con Garibaldi, moglie di Alberto Mario, fino al 1870 non c’è stato evento che non l’abbia vista in prima fila. Poi, fatta l’Italia, Jessie White (è di lei che parliamo) cambiò registro e divenne l’instancabile e implacabile cronista dell’infinita povertà che si celava in tutte le periferie del nostro Paese. Sui giornali italiani, ma anche inglesi e americani, si attribuì lo sgradevole incarico di descrivere l’Italia vera, non quella delle favole patriottiche. Molti cercarono di dissuaderla, per non svegliare il cane che dorme, come le ripetevano.
    Ma per la White risvegliare gli italiani dalle loro illusioni era un dovere, come lo era stato pochi anni prima lottare per l’unificazione. Arrivò a dire, lei mazziniana e repubblicana da sempre, che discutere di monarchia, repubblica era perfettamente inutile finché la maggior parte del Paese era condannata «all’ignoranza assoluta e a intollerabile sofferenza».
    La sconvolgente miseria della penisola l’aveva toccata con mano seguendo Garibaldi in Sicilia, in Calabria, in Campania, nell’Agro romano, visitando manicomi, carceri, ricoveri, ospedali, brefotrofi, dove poté entrare grazie ai lasciapassare che ricevette dalle autorità governative dopo la salita al potere della Sinistra, dei cui esponenti (Nicotera, Zanardelli, Crispi) era stata un tempo compagna di lotte. «Nessuno straniero – scrive – immagina quali abissi di miserie e di degradazione esistano in Italia». Veniva dalla sinistra più radicale, ma si trovò alleata di quanti, provenendo dall’estremo opposto, erano giunti alle sue stesse conclusioni. «Per certe questioni – le scrisse Pasquale Villari, esponente della Destra storica e autore nel 1875 delle celebri Lettere meridionali – tutti gli onesti appartengono a un solo partito».
    Era questo il partito di Jessie White, una donna che non ricavò mai nessun vantaggio da ciò che aveva fatto e remò sempre controcorrente. Diciamolo pure: una figura da riscoprire e da indicare oggi ad esempio: non solo per il disinteresse personale, ma soprattutto per l’onestà e la rettitudine con cui operò nell’arco dell’intera vita. La riproponiamo perché Pierluigi Bagatin, già conosciuto per i suoi lavori su Alberto Mario, ha avuto la felice idea di raccogliere per la prima volta in un unico volume le sue cronache sociali, pubblicandole a Treviso, presso Antilia, con un’introduzione (un centinaio di pagine) che è una compiuta biografia.
    La sua prima inchiesta, apparsa prima sul giornale 'Il Pungolo' e poi in volume nel 1877, fu dedicata a Napoli. Perché? Perché 'in nessun paese d’Italia e d’oltralpe la miseria umana giunge al grado assoluto di quella di Napoli'. Per duecento pagine la White squaderna tutti gli orrori dei bassifondi napoletani: dai fondaci alle grotte fetide e buie trasformate in abitazioni, dalle locande ai postriboli, dalla promiscuità (tre quattro persone nello stesso giaciglio, tre quattro famiglie nella stessa stanza senza finestre) all’inimmaginabile sporcizia. E’ una discesa agli inferi che suscita anche oggi pena e vergogna. E non si limita a descrivere quel che vede. Interpreta, spiega, va a fondo. «Quando scendiamo fra i popolani nei quartieri bassi, non si esagera affermando totalmente ignota la nozione del bene e del male».
    Poi andò in Sicilia. Discese nelle miniere di zolfo e denunciò lo scandalo dei carusi, i ragazzini di otto-dieci anni che lavoravano in condizioni disumane nelle miniere, trasportando in superficie, dall’alba al tramonto, sacchi di zolfo pesanti anche il doppio di loro. Piccoli schiavi sui quali si esercitavano violenze di ogni genere, destinati a morte precoce. Su questa vergogna nazionale si sbizzarrirono i grandi scrittori, con le novelle di Verga e Pirandello, ma la White non ha fatto letteratura, ha fatto giornalismo di denuncia, entrando lei stessa nel ventre delle miniere, parlando con quei ragazzi, raccontando come erano ridotti. E questa Sicilia che distruggeva i propri giovani, neppure sapeva valorizzare le ricchezze di cui disponeva.
    Le ultime due grandi inchieste della White qui riprodotte riguardano il sistema penitenziario e l’istituto dei brefotrofi, cioè i ricoveri dell’infanzia abbandonata. Lascia attoniti il dato statistico che ci riferisce: in un anno, alla Santissima Annunziata di Napoli, morirono 853 neonati su 856 ricevuti!
    Oggi per nostra fortuna i brefotrofi non esistono più, ma le carceri ci sono ancora e fa male dover constatare che non sono gran che migliorate, fatte le debite proporzioni, rispetto a ciò che emerge da questa poderosa inchiesta di oltre un secolo fa. La White era inglese e un rimedio ai mali dell’Italia lo vedeva: il voto, il rinnovo della classe politica, il capovolgimento delle maggioranze, il varo di buone leggi. Ma in Italia, osserva, votare non serve: cambia l’apparenza, non la sostanza. Lo sapevano tutti: gli elettori che disertavano le urne e gli eletti che usavano a loro piacimento il mandato ricevuto. Sembra l’Italia di oggi, e invece era l’Italia di fine Ottocento.[E' l'Itaglia di sempre....]
    JESSIE WHITE, sguardo sull'Italia «indegna»* | Cultura*| www.avvenire.it

  10. #530
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,141
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Noe sequestra cave, 250.000 ton. rifiuti

    Campania,sequestrate cave. Coinvolti imprenditori,professionisti


    © ANSA





    (ANSA) - ROMA, 25 MAG - Oltre 250 mila tonnellate di rifiuti smaltiti illecitamente in due cave della Campania: è quanto hanno accertato i carabinieri del Noe, coordinati dalla procura di Napoli, che hanno messo agli arresti domiciliari 14 persone, tra imprenditori e professionisti.
    Gli indagati sono complessivamente 45 e sono accusati, a vario titolo, di aver dato vita a un "consolidato sistema" dedito al traffico illecito di rifiuti attraverso falsi documenti di trasporto e falsi certificati di analisi, ottenendo così un "ingiusto profitto" di alcuni milioni di euro derivante dal risparmio sui costi dovuti per lo smaltimento dei rifiuti presso i siti autorizzati. Nei confronti di quattro persone è stato disposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza. Sequestrate anche le due cave, la San Severino e la Neos di Giugliano in Campania, oltre ai mezzi di diversi ditte, aree di stoccaggio di rifiuti ed impianti.

    Noe sequestra cave, 250.000 ton. rifiuti - Ultima Ora - ANSA.it

    E in un altro posto, sempre in Campania, con i rifiuti, anche tossici, ci facevano mattoni.
    Una domanda: ma dopo il sequestro, cosa accade?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
Pagina 53 di 83 PrimaPrima ... 34352535463 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito