Torre Annunziata. Caccia a «lady truffa»: il denaro svanisce con un gioco di prestigio
Rapina in banca da record olimpico: 10 secondi e via
di Dario Sautto
Torre Annunziata. «Mi scusi, ha sbagliato a darmi il resto». Con una banale frase si consuma la truffa da 15 euro. Una cifra irrisoria, ma che va moltiplicata per decine di vittime ogni giorno e per decine di città ogni mese. Tre Procure sono sulle tracce della truffatrice prestigiatrice: Santa Maria Capua Vetere, Napoli e Torre Annunziata indagano sulla misteriosa donna. Dal Vesuviano al Casertano, sono decine le segnalazioni giunte alle forze dell'ordine negli ultimi due anni, che hanno permesso di preparare un identikit dettagliato della signora e stilare un preciso modus operandi. La truffa ipotizzata è di decine di migliaia di euro, con centinaia di vittime disseminate a cavallo di due province.
Si parte dalla descrizione: circa 55 anni, capelli biondi, carnagione chiara, vestita sempre in modo distinto, cadenza napoletana, ma italiano perfetto. Il copione è sempre lo stesso: la donna entra in un negozio, compra merce per pochi euro, paga con una banconota da 50 euro, ottiene come resto due banconote da 20 e una da 5. Qui scatta la truffa: con un movimento rapidissimo, da prestigiatrice professionista, la donna scambia una delle banconote da 20 con un'altra da 5 euro. «Mi ha dato solo 30 euro di resto», dice al negoziante che non riesce ad accorgersi del movimento quasi impercettibile: prende la banconota da 5 e le consegna un'altra da 20 euro, scusandosi.
Caccia a «lady truffa»: il denaro svanisce con un gioco di prestigio | Il Mattino
La lite tra madre e figlie diventa maxirissa familiare
in sei in ospedale
di Petronilla Carillo
SALERNO - Si sono incontrate per strada, per caso. Ma è stata quella l’occasione per rispolverare vecchi rancori. Rissa tra parenti a Pastena, dov’è andata in scena una violenta rissa tra donne. Sono sei, in totale, le persone coinvolte, tutte accompagnate poi al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno con graffi e contusioni. A prendersi a botte sono state una madre e le sue due figlie: i rapporti tra loro erano tesi da tempo.
Ieri pomeriggio l’epilogo: le due giovani donne erano accompagnate dai loro rispettivi compagni, l’anziana da una nipote. Una parola tira l’altra, la nipote e i due uomini sono intervenuti nella discussione e così quella che era una banale lite tra madre e figlie si è trasformata in una vera e propria rissa. Una volta in ospedale gli agenti della sezione Volanti, agli ordini del vicequestore Rossana Trimarco, hanno dovuto controllare i sei perché non continuassero a litigare.
La lite tra madre e figlie diventa maxirissa familiare: in sei in ospedale | Il Mattino
Terrorizza i passanti con due motoseghe, finisce a processo
ANGRI. Prima cominciò a terrorizzare i passanti con due motoseghe a benzina, poi con un coltello, puntato alla gola di un uomo. Sarà processato per minaccia e lesioni un 57enne di Angri che nel novembre del 2014 seminò senza alcun motivo il panico in pieno centro. La prima vittima fu un passante, al quale l’uomo chiese una sigaretta per poi minacciarlo inspiegabilmente senza alcuna ragione: «Vuoi vedere come vado a prendere la pistola e ti sparo?», disse. Dalla tasca cacciò un coltello a serramanico che puntò alla gola del passante. La follia non finì li. Dopo poco, il 57enne si avviò nei pressi di un’attività commerciale in via Raiola, cominciando ad agitare due motoseghe a benzina. I passanti presenti in quel momento, si allontanarono a gran velocità, terrorizzati.
Il titolare di uno dei negozi ubicati nella strada fu persino inseguito dall’uomo, che brandiva la motosega come in un film dell’orrore. A chi invece urlò di chiamare i carabinieri, l’uomo minacciò: «Non ti muovere che ti taglio la testa, mò vattene dentro». Per poi puntargli l’arma al volto e alla gamba sinistra. Prima di essere arrestato dai carabinieri, riuscì persino a ferire a mani nude un altro passante, al quale contestò pretestuosamente «Di non pagare il grattino del parcheggio». Alla reazione del passante, l’uomo lo colpì con un pugno all’occhio destro. Era stato l’unico ad affrontarlo e a disarmarlo dalla motosega.
Terrorizza i passanti con due motoseghe: finisce a processo | Il Mattino
Giugliano. Viene lasciato dalla fidanzata: la picchia e la violenta con un amico
di Cristina Liguori
GIUGLIANO - Non si rassegna alla fine della loro storia: la picchia, la maltratta, la perseguita ed alla fine la violenta in auto con l'aiuto di un complice. Ad assicurarlo alla giustizia ci pensano i carabinieri della Compagnia di Giugliano guidati dal capitano Antonio De Lise. In manette un 43enne V.M ed il suo complice L.S. 26 anni. I due avevano costretto la vittima, una 29enne di origini bulgare, a salire in auto. Lì la violenza. Il 26enne la tiene ferma mentre lex la palpa dappertutto strappandole anche il reggiseno. La donna ha poi il coraggio di denunciare tutto liberandosi dall'orco definitivamente.
Lasciato dalla fidanzata: la picchia e la violenta con un amico | Il Mattino
Napoli, 15enne accoltellato a pochi passi dal lungomare: «Ferito senza un perché»
NAPOLI - Un ragazzo di 15 anni è giunto ieri sera nell'ospedale Loreto Mare di Napoli con un ferita da taglio una gamba: ai medici e alla Polizia di Stato ha riferito di essere stato colpito da una coltellata inferta da sconosciuti mentre passeggiava con un amico lungo via Chiatamone, nei pressi del lungomare. La vittima ha riferito di essere stato colpito senza ragione: un gruppetto di giovani gli si è avvicinato con la scusa di chiedere delle informazioni e poi, all'improvviso, uno dei ragazzi ha sferrato la coltellata. Il giovane è stato soccorso dal 118, portato in ospedale, medicato e dimesso con una prognosi di 10 giorni. Sull'accaduto sono in corso indagini della Polizia.
Napoli, 15enne accoltellato a pochi passi dal lungomare: «Ferito senza un perché» | Il Mattino
ACIREALE
Abbandona l'ordine religioso, fugge con una volontaria e svuota il conto
ACIREALE. Abbandona il suo ordine religioso, quello dei Camilliani, per fuggire con una donna. Prima, però, svuota le casse del centro di prima accoglienza per poveri ed emarginati «Casa Sollievo di San Camillo» di Acireale del quale è rettore. Protagonista della vicenda un 44enne originario del Palermitano appartenente all'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, che sarebbe fuggito con una volontaria portando con sè 27.900 euro dell'ente di beneficenza.
I religiosi camilliani hanno presentato attraverso il legale, l'avvocato Giampiero Torrisi, una denuncia «per una condotta appropriativa» alla Procura della Repubblica di Catania nei confronti dell'ex religioso, che era anche capo amministratore dell'Istituto Giovanni XXIII di Riposto ed al quale era stata affidata la completa gestione economica della provincia siculo-napoletana dell'Ordine fondato da Camillo De Lellis.
Abbandona l'ordine religioso, fugge con una volontaria e svuota il conto - Giornale di Sicilia
BRINDISI
Farmaci scaduti e frode
arrestati presidente e 3 collaboratori associazione
BRINDISI - Militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Brindisi hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del presidente di un’associazione di volontariato incaricata del servizio di pubblica emergenza-urgenza del 118 di Brindisi e di suoi tre collaboratori.
Sono accusati di peculato, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata perché commessa ai danni di un ente pubblico e tentata somministrazione di medicinali guasti e o imperfetti. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip Tea Verderosa su richiesta del pm inquirente, Milto Stefano De Nozza.
L’inchiesta è stata avviata dopo le denunce presentate nel 2014 da due soccorritori del 118, volontari di una associazione onlus di Fasano che si occupa del servizio di emergenza e urgenza anche a Brindisi. Dalle indagini è emerso che erano in realtà due le società riconducibili alle stesse persone: una cooperativa e una associazione non a scopo di lucro. La prima svolgeva servizio privato anche presso la Centrale Enel, la Enipower e per la struttura riabilitativa San Raffaele di Ceglie Messapica (Brindisi); la seconda invece operava per il 118 della Asl.
Entrambe, la Getras e la Avf, erano presiedute dalla stessa persona e vi sarebbe stata - secondo l’accusa - una «sistematica» distrazione, da parte del presidente dell’associazione e di alcuni collaboratori, di medicinali e presidi medici ospedalieri utilizzati per l'esecuzione del servizio del primo soccorso in strutture private.
In particolare, hanno appurato i finanzieri, coordinati dal pm De Nozza, i farmaci e i presidi utilizzati dal privato sarebbero stati sottratti dalla dotazione delle ambulanze del 118. I rimborsi spese corrisposti dalla Asl per i volontari del servizio pubblico, sarebbero stati usati per pagare i dipendenti della cooperativa. Le ambulanze sostitutive che la onlus avrebbe dovuto tenere a disposizione del servizio di urgenza ed emergenza, erano invece usate per fini di lucro: in una circostanza è stato accertato un trasporto a pagamento di un paziente nel nord Italia. Nel corso dei sequestri sono stati anche ritrovati farmaci scaduti.
Le persone poste ai 'domiciliarì sono i brindisini Raffaele e Dario Turchiarulo, zio e nipote di 58 e 25 anni, Giordano Guber, di 47 e Antonietta Zizzi, di 51 anni, di Fasano (Brindisi).
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Roma, dopo lo sciopero troppi autisti malati
Oggi i trasporti incrociano le braccia. Ma Atac e Codacons denunciano un "boicottaggio"
Chiara Sarra
Lo sciopero dura quattro ore? Le altre me le prendo di malattia. A pensar male si fa peccato, ma dopo la vicenda dei vigili assenteisti durante la notte di Capodanno 2015, Roma si prepara a vivere una nuova bufera dopo lo sciopero dei trasporti di questa mattina per l’alto "assenteismo rilevato" denunciato dall’Atac.
"In coincidenza con la giornata di sciopero di oggi è stato rilevato un notevole aumento dei casi di malattia e di richieste di utilizzo di permessi in particolare sulla linea B della metropolitana dove risultano scoperti il triplo dei turni rispetto alla media", ha comunicato l'azienda dei trasporti romana, "L’azienda si è attivata immediatamente per inviare visite fiscali a domicilio e verificare la legittimità di accesso ai permessi richiesti a al contempo ha inviato tutte le risorse disponibili sul territorio, a cominciare dai dirigenti, a supporto delle attività di esercizio".
"Ciò che sta avvenendo oggi nel settore deitrasporti pubblici della capitale, sembra a tutti gli effetti un boicottaggio del Natale di Roma", aggiunge il Codacons, "È assurdo che nella giornata in cui i musei sono gratuiti e la città è ricca di iniziative culturali, non solo sia stato indetto uno sciopero deltrasporto, ma si registri anche un assenteismo anomalo Se il servizio non riprenderà in modo regolare, ci sarà un danno enorme peri turisti e per i cittadini. Per questo siamo pronti a presentare unadenuncia in Procura, affinché si faccia luce sul ricorso massiccio aipermessi per malattia presentati dai lavoratori, e chiediamo l’interventourgente del Garante per gli scioperi perché adotti le misure del caso".
Roma, dopo lo sciopero troppi autisti malati - IlGiornale.it
Vendevano gioielli falsi agli anziani: denunciati due truffatori
Ercolano - Giravano l'Italia piazzando false pietre preziose e gioielli ad ignari anziani attratti dai prezzi vantaggiosi. In realtà diamanti, rubini e zaffiri si rivelavano pezzi di vetro colorati mentre anelli e bracciali altro non erano che articoli da bigiotteria di scarso valore. In due sono stati denunciati a piede libero, sorpresi dalla polizia locale mentre tentavano di raggiare anziani nel centro della città cui mostravano anche dalsi certificati di autenticità.
A mettere in allerta gli uomini diretti dal comandante Francesco Zenti è stato un anziano residente a piazza Trieste che questa mattina, insospettito per il fare accattivante dei due venditori e l'insistenza nel prospettare sconti vertiginosi per l'acquisto di alcuni anelli, ha allertato una pattuglia dei vigili che si trovava in zona.
I due pregiudicati, destinatari di un recente foglio di via da Frosinone, sono stati denunciati a piede libero per truffa aggravata.
Vendevano gioielli falsi agli anziani: denunciati due truffatori | Il Mattino
False disoccupazioni per truffare lʼInps: 123 denunce nel Lazio
Gli accertamenti sono partiti dopo che è stata notata lʼanomalia di numerosi residenti in altre zone della Regione spintisi fino a Ostia per presentare la domanda di accesso al sussidio
False disoccupazioni per truffare l'Inps: 123 denunce nel Lazio
La guardia di finanza di Roma ha scoperto una truffa all'Inps escogitata da due dipendenti della sede di Ostia. Accedendo al sistema informatico dell'ente, i due impiegati facevano figurare false assunzioni e falsi licenziamenti in modo da poter erogare indennità di disoccupazione. I militari hanno denunciato 123 persone per truffa aggravata ai danni dello Stato.
Gli accertamenti delle Fiamme Gialle sono partiti dopo che è stata notata l'anomalia di numerosi residenti in altre zone della provincia, ma anche a Latina e Frosinone, si erano spinti fino a Ostia per presentare la domanda di accesso al sussidio.
Intere famiglie "disoccupate" - Gran parte dei modelli attestanti i falsi rapporti di lavoro riportavano, quali datori di lavoro, note case cinematografiche rivelatesi del tutto estranee alla vicenda e, in diversi casi, è risultato che i componenti di intere famiglie (mariti, mogli, figli, generi e cugini) erano beneficiari delle prestazioni. Molti, inoltre, coloro che, già impiegati con regolare contratto di lavoro, avevano deciso di arrotondare le loro entrate mensili con il sussidio erogato dall'Inps.
False disoccupazioni per truffare l'Inps: 123 denunce nel Lazio - Tgcom24
Brindisi, tubicino dimenticato nell'addome, 5 medici a processo
I fatti risalgono all’aprile del 2011, quando il 67enne fu ricoverato con gravi sintomi di malnutrizione. I sanitari decisero di sottoporlo a una colecistectomia. Fu dimesso, poi subito ricoverato d’urgenza
BRINDISI - Il gup de Tribunale di Brindisi Tea Verderosa ha rinviato a giudizio cinque medici accusati di omicidio colposo per la morte di un uomo di Francavilla Fontana (Brindisi), Angelo Ciraci, di 67 anni, avvenuta a Bologna dopo due interventi chirurgici compiuti in Puglia e ritenuti non corretti e dopo che, secondo l’accusa, fu dimenticato nell’addome del paziente un tubicino di circa 7-10 centimetri. Gli imputati sono tutti medici dell’ospedale Camberlingo di Francavilla Fontana.
Si tratta di Vincenzo Della Corte, anestesista ed ex sindaco della cittadina del Brindisino, Rocco Montinaro, primario di chirurgia generale, dei chirurghi Alessandro Perrone e Domenico Lamacchia, e di Cosmiana Galizia, anestesista. I fatti risalgono all’aprile del 2011, quando il 67enne fu ricoverato con gravi sintomi di malnutrizione. I sanitari decisero di sottoporlo a una colecistectomia. Fu dimesso, poi subito ricoverato d’urgenza.
«Nell’effettuare un’ulteriore errata diagnosi - ha sostenuto la procura - e nel procedere ad un ulteriore intervento chirurgico inutile» e «non a regola d’arte», «non veniva rimosso al termine dell’operazione, dall’addome del paziente, un corpo tubolare della lunghezza di circa 7-10 centimetri».
Tubicino che "determinava l’insorgere di una peritonite». Il paziente morì nell’ospedale Sant'Orsola di Bologna. I familiari, difesi dagli avvocati Domenico Attanasi e Vincenzo Bianco, presentarono un esposto. L’inchiesta, dapprima avviata a Bologna è stata poi trasmessa a Brindisi per competenza territoriale.
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Aborti senza consenso ed errori agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Ai domiciliari quattro medici
LE FIAMME GIALLE AVREBBERO SCOPERTO UN VERO E PROPRIO SISTEMA DI COPERTURA DEGLI ERRORI MEDICI
Interruzione di gravidanza senza consenso, falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti. Queste le pesanti accuse nei confronti di 11 sanitari, tra medici e infermieri, dei reparti di Ostetricia e Ginecologia, di Neonatologia e di Anestesia del Presidio ospedaliero "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria.
La guardia di finanza ha eseguito 4 arresti ai domiciliari. Altri sei medici e una ostetrica sono stati sospesi dall'esercizio della professione per 12 mesi. Le fiamme gialle avrebbero scoperto un vero e proprio sistema di copertura degli errori medici, condiviso dall'intero apparato sanitario, che sarebbe stato attuato in diverse occasioni per evitare di far incappare i medici nelle maglie della magistratura. In particolare, gli episodi di malasanità accertati hanno riguardano il decesso di due neonati, le lesioni irreversibili ai danni di un altro bimbo, dichiarato invalido al 100%, diversi traumi causati ad una partoriente, il procurato aborto di una donna non consenziente e le lacerazioni di parti intime di altre pazienti.
Aborti senza consenso ed errori agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Ai domiciliari quattro medici | Radio24
"Le abbiamo sfondato la vagina" Orrore nell'ospedale di Reggio Calabria
Risate sugli errori dei colleghi e sul rischio di morte dei pazienti. Dalle indagini sugli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria emerge un quadro inquietante
Rachele Nenzi
Le indagini sugli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria e sui suoi medici ieri hanno portato alle manette quattro ginecologi e all'interdizione altre sette persone.
Dalle intercettazioni emergono alcuni dettagli inquietanti. Alessandro Tripodi, primario facente funzioni, ride al telefono mentre racconta gli errori commessi dai medici, soprattutto contro le pazienti.
Le intercettazioni
Nei nastri, pubblicati oggi da ilDispaccio, quotidiano online calabrese, si sente il dott. Alessandro Tripodi fare "apertamente riferimento alla circostanza che il dott. Timpano, nel corso dell'intervento aveva cagionato alla paziente [Omissis] una perforazione della vescica, analogamente a quanto era accaduto nel caso della paziente denominata [Omissis]".
Tripodi: minchia non sai che è successo, stanotte l'ira di Dio; Manuzio: eh? e di chi?; Tripodi: allora, quella lì, eh, di Timpano, che gli ha sfondato la vagina. Eh, allora, lo sai, ha la vescica aperta, (ride......ride....ride) (...) allora dal drenaggio esce urina .. te la ricordi a [Omissis]? Era oro.....mi ha chiamato Pina Gangemi...dottore vedete se potete venire che qua c'è l'ira di Dio...ride....ride che oggi..........2 litri di urina dal drenaggio (ride).....in pratica...sono andato.... la vescica era aperta....l'hanno suturata in triplice stato.....".
Non c'è solo questo. Parlando con un altro collega, dr.ssa Manuzio, Tripodo dice: "Vadalà (il primario, Ndr) mi ha spiegato e mi ha detto io non lo so che cazzo hanno combinato, perchè l'isterotomia era fatta alta. Poi, dice c'era un buco nella vagina e l'utero in pratica era come se avessero fatto una..inc.le.. per fare un'isterectomia, la stessa cosa (ride) ...... dice non ha capito neanche lui quello che ha fatto..sangue che usciva a fontana da sotto..inc.le..m'immagino a Timpano"
Non solo. Tripodi al telefono ride anche quando a perdere la vita è un bambino, a causa di un parto finito male che sarebbe stato realizzato dal primario, Pasquale Vadalà, e dalla collega Manuzio. "Ehi...- dice alla moglie al telefono - eh niente, gli è morto un bambino quà... a Vadalà e alla Manuzio...omissis... ho chiuso il cellulare apposta, cretina, perché sennò mi chiamava in continuazione Vadalà eh...omissis.. e infatti me ne sono andato subito (ma fuia subutu) (n.d.r. ride)...".
Parlare al telefono degli errori/orrori commessi in sala operatorio sembra una cosa normale, all'ospedale di Reggio Calabria. In chiamata con un'altra collega, Tripodi avrebbe detto: "Si sono messi l'altro giorno a fare un'isterectomia per via vaginale". Risponde la collega: "Eh?". "Gli è rimasto l'utero nella mani", ride Tripodi, "stava morendo la paziente".
Anche il Gip Antonino Laganà è choccato da quanto emerge dai nastri delle intercettazioni: "Si ride letteralmente degli altrui errori medici - si legge nel documento riportato da ilDispaccio - forieri di devastanti conseguenze per le pazienti ignare vittime di tale situazione con ciò delegittimando e di fatto sfiduciando totalmente il singolo medico "preso di mira" e rilevando la drammaticità della situazione medica occorsa".
"Le abbiamo sfondato la vagina" Orrore nell'ospedale di Reggio Calabria - IlGiornale.it
Reggio Calabria, aborti senza consenso: ecco le risate nelle intercettazioni choc dei medici arrestati
di Ilario Filippone
Anche quando è morto il piccolo Domenico, un neonato deceduto per gravi negligenze nella gestione del parto, è scoppiato a ridere. Il primario del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Riuniti, Alessandro Tripodi, se l’è svignata inventando una scusa: ”E’ morto un bambino e io ho spento il cellulare apposta, sennò il collega mi avrebbe chiamato in continuazione ah ah ah”, spiegò, sghignazzando, alla moglie.
Le hanno battezzate le intercettazioni della vergogna, un abisso di miseria in cui sono precipitati in tanti, i dialoghi captati dalla Guardia di Finanza nel corso dell’inchiesta “Mala sanitas”. In manette sono finiti quattro big del nosocomio di Reggio Calabria. Per gli indagati Pasquale Vadalà, ex primario dell’unità operativa finita sotto accusa, e Alessandro Tripodi, nipote del capomafia Giorgio De Stefano, sono stati disposti i domiciliari. Il provvedimento è stato notificato anche ai dottori Daniela Manunzio e Filippo Luigi Saccà. Se qualcosa andava storto in sala parto, secondo gli inquirenti, erano medici pronti a inquinare le cartelle cliniche delle pazienti, per nascondere colpe e pecche. Le indagini sono scattate nel 2010. Investigando su una morte sospetta, i militari delle Fiamme gialle sono riusciti a documentare i numeri dell’orrore: due neonati deceduti per la superficialità dei sanitari, un altro con danni cerebrali permanenti, un drappello di mamme con lesioni all’utero.
“AL COLLEGA GLI E' RIMASTO L'UTERO NELLE MANI, AH AH AH... LA PAZIENTE STAVA MORENDO”
Anche questa frase, sghignazzata dal ginecologo Alessandro Tripodi, è finita nelle intercettazioni disposte dalla procura di Reggio Calabria. La donna, Cornelia Ficara, morirà un anno dopo. Nel ricostruire il suo epilogo, il gip ne ha fissato l’incipit, attribuendo precise colpe ai medici Antonella Musella, Daniela Manunzio e Pasquale Vadalà: «Ai fini dell’individuazione delle responsabilità – scrive il magistrato Antonino Laganà – giova evidenziare, sulla scorta dei dialoghi captati, che le condizioni di salute già precarie della paziente, poi deceduta, si siano notevolmente aggravate in conseguenza di una serie di errori tecnici, commessi nel corso dell’ intervento eseguito dai sanitari reparto di Ostetricia e ginecologia». Lei era stata operata il 26 luglio 2010. Dopo l’intervento, il primario Tripodi si fece un’altra risatina sui colleghi: «Aveva la vescica aperta, le hanno sfondato la vagina».
“SI E' STACCATO IL COLLO DELL'UTERO, USCIVA UNA FONTANA DI SANGUE, AH AH AH..."
Così, il 12 aprile 2010, l’intercettato Alessandro Tripodi commenta l’ennesimo sgorbio medico consumato dai suoi colleghi ai danni di una partoriente. “Immagino il dottor Timpano – sghignazza - ha fatto danni, poi ha concluso l’opera”, e ancora risate a squarciagola. Ridacchia anche l’infermiera: ”Mamma che scempio, povera chi ci capita”. Scrive il gip:«Si ride costantemente degli altrui errori, forieri di devastanti conseguenze per le gestanti, ignare vittime».
”FAGLIELA TRAGICA, HAI CAPITO? DILLE CHE C'E' UN DISTACCO E NON SI PUO' FAR NULLA”
L’elenco delle accuse è lungo: falso ideologico e materiale, soppressione di atti veri e interruzione di gravidanza senza il consenso della donna. Il caso della partoriente Loredana Tripodi è il più eclatante. Il fratello, il ginecologo Alessandro, ha organizzato a tavolino il suo aborto: l’uomo sospettava che il feto presentasse delle patologie cromosomiche, così ha impedito il parto all’insaputa della donna. Ne dà conto il dialogo captato il 16 giugno 2010. Quel giorno, fornì chiare indicazioni al collega, Filippo Saccà, sulla condotta da tenere: ”Fagliela tragica, hai capito? Dille che c’è un distacco e non si può far nulla”, spiegò. In un primo momento, il dottore Filippo Saccà si mostrò contrario:”Ma scherzi? Non esiste, tuo cognato penserà che lo abbiamo ammazzato”, rispose. La conversazione continuò. ”Mia sorella e mio cognato – aggiunse il primario – danno i numeri”. Alla fine, i due decisero di somministrare alla gestante un farmaco per interrompere la gravidanza: “Senza dirle un cazzo, le metto il Cervidil e le spiego che sospendiamo la flebo”. Hanno affermato gli inquirenti: “La strategia concordata dai due sanitari era quella di somministrare, all’insaputa della donna, un farmaco abortivo, per stimolare le contrazioni della gestante ed indurre l’interruzione di gravidanza”. Il primario Tripodi è stato intercettato più volte. Eccolo mentre impartisce nuove disposizioni, per impedire il parto della sorella. “Senza che ti veda nessuno, le metti tre fiale di Sint, cosi si sbriga ad abortire”, disse alla ginecologa Daniela Manunzio.
«Usciva una fontana di sangue, ah ah ah...». Così ridevano i medici arrestati per aborti senza consenso | Il Mattino




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