Benevento, scippatore 85enne fugge in triciclo
BENEVENTO - Lui e lei, 33 anni di differenza, un furto con destrezza. Sembrerebbero gli ingredienti della «breve storia triste» riassunta in tante veline delle forze dell’ordine: anziana indifesa finisce nel mirino del malvivente. E invece a Benevento la realtà supera l’immaginazione e rovescia i ruoli. Perché i protagonisti della vicenda - sorprendente, più che triste - sono un uomo di 85 anni con qualche difficoltà motoria (si sposta preferibilmente su un triciclo elettrico) nei panni del «cattivo», e una donna di 52 anni in quelli della vittima.
È stato infatti identificato l’autore del furto di un portafogli avvenuto lunedì poco prima delle 16, nella tabaccheria di fronte alla chiesa di Santa Sofia. I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Benevento, hanno raccolto elementi di colpevolezza - in particolare attraverso riprese video - a carico di un pensionato beneventano. E nel corso di una perquisizione domiciliare nell’abitazione, hanno ritrovato il portafogli con i mille 1000 euro appartenenti alla vittima, che poco prima aveva prelevato il denaro presso uno sportello bancomat.
L’anziano, C.M. è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Benevento per furto aggravato con destrezza. La vittima, probabilmente, si sta ancora riprendendo dalla sorpresa.
Morale della storia: bene le iniziative delle forze dell’ordine per mettere in guardia i meno giovani dai raggiri dei truffatori; ora però quel messaggio va integrato: mai dare per scontato che chi appare inoffensivo - o insospettabile - lo sia davvero.
Sfila il portafoglio a una donna scippatore 85enne fugge in triciclo | Il Mattino
Roma, dj olandese aggredito dai finti centurioni al Colosseo: «Devi pagare». E lui posta il video su Facebook
di Veronica Cursi
«Devi pagare». «Per riprenderci devi darci dei soldi». Il finto centurione non usa mezzi termini. «Cost money, deficente, levati dal ca...». E volano insulti, spintoni, parolacce. Siamo sotto al Colosseo, in mezzo a milioni di persone che ogni giorno affollano quest'area. Un turista olandese, Psyko Punkz, famoso dj internazionale in viaggio a Roma, sta riprendendo con la telecamera la sua gita all'Anfiteatro Flavio. Ma il video che ne verrà fuori sarà l'ennesimo brutto biglietto da visita per la Capitale.
«Ciao ragazzi, ecco i "gladiatori" a Roma», dice dj Punkz nel suo reportage della Città Eterna, mentre si avvicina a cinque antichi romani che si trovano lì per le foto ricordo con i turisti. Un'attrazione, questa, che gli costerà caro.
«Non puoi riprenderci, devi pagare», lo avvisa subito uno di loro con tono minaccioso. E prova a strappargli la telecamera di mano. L'entusiasmo della gità romana passa subito. «Cosa? Io posso riprendere quello che voglio», risponde incredulo il dj. Non può immaginare che al Colosseo, meraviglia di Roma, nonostante ordinanze, sgomberi, inchieste e arresti, i padroni sono ancora loro, i i protagonisti del racket che si muovono come titolari di uno dei monumenti più famosi del mondo.
«Dai ragazzi», insiste il dj. Ma non c'è niente da fare. I finti centurioni insistono: «Cost money, deficente». E volano ancora insulti e parolacce. A quel punto il dj è costretto ad allontanarsi, non prima di salutare i suoi followers: «A quei tempi a Roma c'erano alcuni centurioni che volevano soldi - scherza - ma sono rimasti fregati». Una brutto siparietto che finisce dritto dritto sul profilo Facebook di Punkz, seguito da più di 300 mila persone. E Roma, ancora una volta, finisce sulla bocca del mondo per il suo inarginabile degrado.
I PRECEDENTI
Non è la prima volta che i finti soldati finiscono al centro della cronaca per liti e aggressioni nei confronti dei turisti. Vicende che fannno il giro del mondo e rovinano l'immagine di una città già ampiamente sporcata da quei truffatori. A settembre del 2015 una troupe della tv romena Kanal D fu aggredita fuori all'Anfiteatro Flavio. Finché uno dei centurioni, dopo aver mostrato i genitali alla telecamera, non strappò il portafoglio dalle mani di un giornalista, che riuscì a farselo ridare solo dopo una lunga contrattazione.
E la cosa incredibile è come questi individui possano agire indisturbati in quella che dovrebbe essere l'area più tutelata, presidiata, protetta e controllata della città. Una situazione a cui non si riesce a dare un freno. E dire che l'amministrazione comunale negli anni passati ci provò: a luglio del 2016 furono sgomberati dal Colosseo poi, dopo 5 mesi, scaduta l'ordinanza tornarono a fare affari. E tornarono anche le irregolarità, ovviamente, visto che attorno al Colosseo l'economia è spesso frutto di racket e abusivismo. Violenza, evasione fiscale, aggressioni, estorsioni, racket: l'elenco è lungo. Ad ottobre la procura aprì un'inchiesta su questa lobby dei finti soldati: in tre furono indagati. Ma poi, come succede troppo spesso, passata la bufera tutto è tornato come prima. E i centurioni sono di nuovo lì con le loro spade di plastica, le corazze di finto acciaio e i loro sorrisi sornioni. Pronti a spillare soldi agli ignari turisti.
Roma, dj olandese aggredito dai finti centurioni al Colosseo: «Devi pagare». E lui posta il video su Facebook
Francavilla, cittadinanza onoraria ai figli di immigati nati in Italia
Il sindaco del Comune di Francavilla Fontana (Brindisi), Maurizio Bruno (Pd), ha deciso di concedere la cittadinanza onoraria a tutti i minorenni, figli di immigrati residenti in città, che sono nati in Italia. La possibilità sarà comunicata alle famiglie attraverso una lettera: «Sono 16 in tutto - spiega Bruno - che ho firmato di mio pugno e inviato ad altrettante coppie di immigrati, genitori di 21 bambini minorenni nati e residenti nella nostra città. Si tratta, va precisato, di un gesto simbolico, ma che ha anche una sua valenza ufficiale poiché previsto dall’articolo 7 del regolamento per il conferimento della cittadinanza onoraria e della civica benemerenza, approvato all’unanimità dal Consiglio comunale».
Francavilla, cittadinanza onoraria ai figli di immigati nati in Italia - La Gazzetta del Mezzogiorno
"Truccava gli F24 e truffava i clienti", commercialista arrestata a Ragusa
RAGUSA. Una commercialista di 45 anni, V.P, titolare di uno studio professionale a Ragusa è stata arrestata dalla Guardia di finanza con l'accusa di aver presentato tra il 2011 e il 2015 oltre 500 modelli F/24 irregolari per un ammontare complessivo di circa 255.000 euro di crediti d'imposta inesistenti, appropriandosene ai dai danni dei suoi clienti.
La donna si era trasferita da tempo in Germania ma è stata arrestata durante una visita ad alcuni parenti a Ragusa. Alla professionista sono stati ritirati i documenti di riconoscimento validi per l'espatrio in attesa di essere sentita dal giudice. I reati contestati vanno dall' appropriazione indebita alla truffa aggravata ed all'esercizio abusivo della professione.
"Truccava gli F24 e truffava i clienti", commercialista arrestata a Ragusa - Giornale di Sicilia
Pizzo a negozianti Bari
«Tassa sovranità ai clan»
BARI - Avrebbero imposto il pizzo ai commercianti del quartiere Libertà di Bari, definendolo «tassa di sovranità», per almeno due anni - dal 2014 al 2016 - facendosi consegnare dai 600 euro mensili ai 2mila euro nel periodo natalizio. Per i reati, a vario titolo contestati, di estorsione continuata in concorso e furto continuato in concorso con l’aggravante del metodo mafioso, la Squadra Mobile della Questura di Bari ha arrestato, su disposizione della locale Dda, cinque pregiudicati ritenuti vicini al clan Strisciuglio.
Le indagini, iniziate nell’ottobre 2016, hanno documentato 3 episodi di estorsioni commessi ai danni di altrettanti negozi di generi alimentari. Le richieste estorsive sarebbero consistite in somme di denaro, «un contributo per gli amici detenuti" dicevano gli indagati, e prodotti alimentari. Alle richieste di denaro sarebbero seguite minacce di ritorsioni in caso di mancati pagamenti, anche ai danni dei familiari dei commercianti. In un caso, quando una delle vittime si sarebbe rifiutata di pagare per difficoltà economiche, il clan lo avrebbe punito con un furto nel suo negozio.
Pizzo a negozianti Bari «Tassa sovranità ai clan» - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli, assenteismo all'ospedale "Loreto Mare": 94 indagati, 55 arresti
Sono 94 le persone indagate all'ospedale Loreto Mare di Napoli nel blitz anti-assenteismo fatto dai carabinieri del Nas: 55 sono ai domiciliari
Enrica Iacono
Blitz anti-assenteismo all'ospedale Loreto Mare di Napoli da parte di carabinieri del Nas: sono 94 gli indagati mentre 55 sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.
Tra questi vi sono un neurologo, un ginecologo, 9 tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, 6 impiegati amministrativi, 9 tecnici manutentori e 11 operatori sociosanitari. L'indagine dei Nas è durata due anni con ore e ore di filmati e intercettazioni e oltre 500 servizi di osservazione e pedinamento per dimostrare migliaia di episodi di assenteismo.
Le telecamere piazzate all'interno dell'ospedale dai carabinieri hanno immortalato i comportamenti illeciti da cui sono conseguiti i provvedimenti restrittivi per truffa ai danni di ente pubblico e falsa attestazione di presenza richiesti della procura di Napoli.
Venivano timbrati infatti una serie di badge da persone che facevano risultare ingresso e presenza nell'ospedale di colleghi assenti e impegnati in faccende private lontane dal posto di lavoro. Un medico che risultava presente in ospedale se ne andava invece in taxi a giocare a tennis, a sbrigare incombenze di carattere privato oppure a fare compere in gioielleria.
I controlli sul posto hanno fatto emergere anche l'assenza di dipendenti dell'Ufficio rilevazioni presenze e assenze, ovvero di coloro che avrebbero dovuto assicurare i controlli per il rispetto delle clausole contrattuali: ad esempio, è stato documentato come un dipendente di questo ufficio che aveva il compito di controllare i colleghi, in orario di servizio facesse anche lo chef in una struttura alberghiera del Nolano.
Tra gli indagati compaiono 2 operatori socio sanitari che avevano la disponibilità di 20 badge da "strisciare" quotidianamente a seconda dei turni di servizio dei colleghi da coprire grazie anche a continui contatti telefonici, di regola sms.
Tre degli indagati, inoltre, prestavano la loro opera presso due centri privati o per clienti privati. In due casi, almeno secondo quanto accertato dai militari dell'Arma, dal 2009 e per tutto il 2015, percependo oltre 125mila euro il primo e oltre 126mila euro il secondo. Nel terzo caso, mettendosi in tasca oltre 33mila euro, ma l'arco temporale è relativo solo al 2015. Il gip Pietro Carola ha disposto un sequestro per l'equivalente delle somme.
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Un giro d'affari da due milioni di euro Napoli, sgominata banda del 'cavallo di ritorno': 47 arresti
Un'organizzazione dedita ai furti di autovetture è stata sgominata dai carabinieri a Napoli. Quarantasette le persone arrestate all'alba dai militari in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione seriale di furti, rapine, ricettazioni ed estorsioni con il metodo del cosiddetto 'cavallo di ritorno'. Dopo i furti messi a segno in diversi quartieri di Napoli, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni componenti dell'organizzazione si mettevano in contatto con i proprietari delle auto chiedendo delle somme di denaro per la restituzione delle vetture. L'organizzazione aveva la base operativa nel quartiere di Scampia, con un giro di affari finora stimato di circa due milioni di euro.
Napoli, sgominata banda del 'cavallo di ritorno: 47 arresti - Rai News
PALERMO
Spese illegittime, condannati ex amministratori Istituto sordi
PALERMO. La sezione giurisdizionale della Corte dei conti ha condannato sette ex amministratori a risarcire all'Istituto dei Sordi di Palermo 450 mila euro di danno erariale e 300 mila di danno all'immagine.
La sentenza (53/2017) riguarda Giacomo Maria Sgroi, ex presidente, che dovrà versare circa 115 mila euro, Davide Salvatore Cutrona, che ricopriva l'incarico di direttore amministrativo, con la condanna più pesante (448 mila euro), Maurizio Tarallo, direttore generale (81 mila euro), Vito Inghilleri, segretario (9.500 euro) e tre componenti del consiglio di amministrazione: Antonino Gioiosa (40 mila euro), Alfredo Riccardo Oneto (27 mila euro) e Ciro Sucato (32 mila euro).
La gran parte del danno erariale riguarda «la sottoscrizione di mandati di pagamento per spese estranee ai fini istituzionali dell'istituto o prive di documentazione giustificativa oppure per il pagamento di compensi non dovuti».
Nel mirino della Corte dei conti anche un rimborso di 2.500 ad Antonino Gioiosa per «avere portato alcuni audiolesi a consumare una pizza». Spesa bollata come illegittima perchè, secondo il collegio giudicante, «in disparte la circostanza che il rapporto affettivo personale con gli audiolesi non puo' essere alimentato con denaro pubblico, appare paradossale che il costo di una pizza con alcuni audiolesi possa essere stato di 2.500 euro».
Spese illegittime, condannati ex amministratori Istituto sordi - Giornale di Sicilia
Disabili, scoppia il caso Sicilia: numeri gonfiati e assistenza ai morti
In Sicilia anche i morti finora hanno beneficiato dell'assistenza h24. L'incredibile scoperta emerge da un rapporto che l'Asp di Palermo ha consegnato al governatore Rosario Crocetta che ha chiesto alle aziende sanitarie di verificare i dati dei tabulati sul numero dei disabili gravissimi in possesso dell'assessorato regionale alla Famiglia, di cui ha preso la delega dopo le dimissioni di Gianluca Miccichè, compilati sulla base delle informazioni fornite dai 55 distretti socio-sanitari e dai comuni dell'isola.
Nel distretto di Misilmeri, che aveva più disabili dell'intero Piemonte, sulla base dei dati dell'assessorato viene fuori che in realtà i disabili gravissimi non sono 110 ma 47 e che 15 persone, inserite negli elenchi dai comuni, sono decedute. L'Asp dunque conferma i sospetti di anomalie e numeri gonfiati.
Anche nell'elenco fornito dal distretto socio-sanitario di Partinico all'assessorato alla Famiglia ci sono morti per i quali finora è stata prevista l'assistenza h24: sono 14 in totale. A Misilmeri e a Partinico l'informativa dell'Asp al governatore Crocetta, consultata dall'Ansa, rivela che i dati trasmessi dai due distretti socio-sanitari all'assessorato alla Famiglia sono falsi e gonfiati.
Se a Misilmeri i disabili gravissimi reali sono 47 e non 110, a Partinico sono 56 e non 151. Ciò significa che l'assistenza h24 andava data a 103 persone e non a 261; non solo a Misilmeri «tutti i pazienti (110) sono titolari di invalidità civile al 100% con accompagnamento e dello status di portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104».
Disabili, scoppia il caso Sicilia: numeri gonfiati e assistenza ai morti
Dicono che "Non conta il codice genetico, conta il luogo dove nasci e cresci!"
"Ho ucciso mio padre": lo trovano a mani alzate. Un colpo di prova prima di quello fatale
Gli ha sparato al viso con una vecchia doppietta del babbo. L'ultima lite scatenata dagli apprezzamenti di Ciriello sulla madre.
Arezzo, 27 febbraio - Ha aspettato i carabinieri a mani alzate, nel cortile della villetta, in apparenza una vecchia casa colonica ristrutturata, in cui aveva appena ucciso il padre, Raffaelo Ciriello. Giacomo, il figlio di 19 anni, ha sparato con la doppietta del babbo. Argomento sempre il solito, i contrasti fra padre e figlio sulla madre, da cui Raffaele, 51 anni, fabbro, si era separato qualche anno fa. Il babbo avrebbe espresso degli apprezzamenti non proprio di elogio nei confronti della signora.
All'interno della villetta è andato a cercare la doppietta, di cui sapeva dove fosse conservata, l'ha imbracciata, l'ha caricata con due cartucce da caccia. Poi è uscito e, in assenza del babbo, ha esploso un primo colpo di prova verso la campagna. Esplodendo il secondo al ritorno del padre, forse uscito per andare al bar.
Il padre si è affacciato sulla loggia di ingresso e a quel punto il figlio ha tirato il grilletto a bruciapelo, con un colpo che ha devastato il volto di Ciriello. I carabinieri hanno trovato traccia di materiale cerebrale ben dentro la casa. Poi la telefonata ai carabinieri: venitemi a prendere, ho ucciso mio padre.
"Ho ucciso mio padre": lo trovano a mani alzate. Un colpo di prova prima di quello fatale - Cronaca
Diffusione del cognome Ciriello - Mappe dei Cognomi Italiani




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