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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Insultavano e palpeggiavano la sua fidanzata, lui la difende e viene pestato a sangue
    di Angelo Augusto
    LAMPEDUSA. Aver difeso la propria fidanzata è costato caro ad un giovane militare della guardia costiera in vacanza a Lampedusa, che è stato letteralmente pestato a sangue da almeno quindici pescatori, nessuno dei quali del luogo, che avevano fatto apprezzamenti sulla giovane ed uno di loro l'aveva persino palpeggiata.
    Alla reazione del militare le 15 persone gli si sono avventate addosso e lo hanno pestato. Del resto, considerato che loro erano in 15 ed il militare solo, era difficile che quest'ultimo avesse la meglio. Sul gravissimo episodio indagano i carabinieri della stazione cittadina, i quali sarebbero vicini all' identificazione di tutti e 15 i pescatori che si sono resi autori dell' aggressione.
    Palpeggiavano la fidanzata, lui la difende e viene pestato - Giornale di Sicilia

    Torre Annunziata. Torna la bicicletta «modificata»: arrestato pregiudicato
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata. Guida una bici elettrica «truccata», finisce in manette un sorvegliato speciale. I carabinieri della radiomobile della compagnia di Torre Annunziata, diretti dal capitano Andrea Rapone, hanno arrestato Carlo Vitiello, pregiudicato di 30 anni, sorvegliato speciale e, dunque, obbligato a non guidare.
    Durante i controlli del territorio, i militari dell'Arma hanno fermato proprio Vitiello in corso Vittorio Emanuele III, in pieno centro a Torre Annunziata. L'uomo era in sella ad una bicicletta elettrica a pedalata assistita, risultata modificata, non omologata e praticamente divenuta un ciclomotore. Quanto basta per far scattare le manette per Vitiello, trasferito subito agli arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.
    La bici elettrica modificata è stata sequestrata. Questo particolare motorino è già finito sotto inchiesta negli anni scorsi. L'unico punto vendita si trovava a Pompei e distribuiva la particolare bicicletta – che si può guidare senza patente e senza necessità di una copertura assicurativa – già munita di un sistema che eliminava la pedalata assistita, trasformandola in un vero e proprio scooter, utilizzatissimo proprio dai pregiudicati e dai minorenni di Torre Annunziata.
    Torna la bicicletta «modificata»: arrestato pregiudicato | Il Mattino

    Gemelli napoletani e truffatori seriali
    incastrati dalle telecamere a Ischia
    di Massimo Zivelli
    Una coppia di gemelli omozigoti in vacanza a Ischia e specializzata in truffe ai commercianti del corso è stata sorpresa dalla polizia, grazie alle immagini delle videocamere di sorveglianza. Stefano e Federico, entrambi residenti a Napoli e con precedenti specifici, sono stati dunque individuati grazie ai filmati forniti dai negozianti e denunciati a piede libero per il reato di truffa. Nei loro confronti, da parte degli agenti di Ischia al comando del vicequestore Alberto Mannelli, è stata anche chiesta la misura del foglio di via con validità di tre anni.
    A denunciare la truffa, due noti commercianti di corso Vittorio Colonna. Questi i fatti. Il 28 agosto scorso, i due gemelli truffatori si sono presentati a distanza di un paio di ore, prima in un negozio di souvenirs e poi in una parafarmacia, apparentemente per acquistare prodotti a basso costo utilizzando banconote del valore di 50 e 100 euro, ma in realtà per raggirare in maniera assai scaltra gli addetti alla cassa, al punto di ricevere in resto una cifra superiore a quella alla quale avrebbero avuto diritto. Il tutto, approfittando nel primo caso della scarsa attenzione prestata da una giovane commessa e nel secondo caso da un anziano, che in quel momento stava sostituendo alla cassa il parente proprietario dell’esercizio. Tra passaggi vari di danaro, il bottino racimolato nei due negozi è stato appena di un centinaio di euro.
    Al momento nessuno si è accorto di niente. Ed è stato solo a chiusura di cassa che i titolari si sono accorti dell’ammanco. Una rapida visione dei filmati della video sorveglianza ha consentito loro di provare davanti agli agenti, la tecnica truffaldina messa in atto dai gemelli.
    Gemelli napoletani e truffatori seriali incastrati dalle telecamere a Ischia | Il Mattino

    Napoli. Sei rapine in 2 ore al Vomero
    in manette Bonnie e Clyde
    Napoli - Una coppia di fidanzati di 35 e 31 anni, ritenuta responsabile di avere messo a segno sei rapine ai danni di altrettanti giovani in giro di due ore, lo scorso 4 settembre, nel quartiere «bene» del Vomero, a Napoli, è stata bloccata dai carabinieri. Si tratta di Gianluca Bianco e di Caterina Del Prete, a cui è stato notificato un provvedimento di fermo, poi convalidato dai giudici, per rapine aggravate.
    Con un pretesto, secondo le indagini, avvicinavano le vittime, per lo più giovani, e, sotto la minaccia di un coltello, le «ripulivano» di smartphone, denaro, oggetti preziosi e, in un'occasione, anche di uno scooter. L'uomo li minacciava e la donna si appropriava degli oggetti. I due sono stati incastrati grazie alle descrizioni fornite dalle vittime e alle immagini del sistemi di videosorveglianza. Un'altra coppia, un uomo di 39 anni e una donna di 41, amici di «Bonnie e Clyde», è stata denunciata per favoreggiamento: nel loro box auto è stata trovata parte della refurtiva.
    Sei rapine in due ore al Vomero in manette Bonnie e Clyde napoletani | Il Mattino



    Napoli. Turista spagnola in ospedale, morsa dalle zecche nella stanza del suo albergo
    di Melina Chiapparino
    Una turista spagnola è stata ricoverata in ospedale a causa di numerose punture di zecche riportate su tutto il corpo. La straniera, 40enne e originaria di Malaga, ha riscontrato un'abbondante presenza degli insetti mordaci all'interno della sua stanza d'albergo nel quartiere Vicaria e dopo alcune ore che alloggiava ha cominciato a sentirsi male. La turista, infatti, è stata completamente ricoperta dai morsi che le hanno provocato non solo prurito ma anche forti dolori articolari e giramenti di testa, per cui la donna è stata sottoposta ad una profilassi specifica oltre che alla somministrazione di medicinali per attutire il gonfiore distribuito sugli arti, sul tronco e al collo. La 40enne aveva in programma una permanenza di una decina di giorni in città per questo motivo aveva scelto un piccolo albergo vicino il centro storico e a due passi dalle metropolitane, ignara che la stanza d'albergo potesse presentare condizioni igieniche a rischio per la sua salute.
    Turista spagnola in ospedale morsa dalle zecche in albergo | Il Mattino

    MALATTIE INFETTIVE
    Ospedale Civico: in netto aumento i casi di sifilide e Hiv a Palermo, ricompare anche la tubercolosi
    di Paola Pizzo
    PALERMO. I tempi cambiano, la società anche. E le malattie infettive che sembravano quasi un ricordo, almeno ai più, tornano. Riportando un davvero poco rassicurante segno positivo davanti al numero di nuovi casi registrati tra il 2013 e il 2015: +150% di ammalati di sifilide, +40% di diagnosi di Hiv. E si ripresenta anche la tubercolosi polmonare.
    Dati che pesano, questi, e che arrivano direttamente dall'Arnas Civico, sulla base di uno screening dei pazienti che si sono rivolti all'ambulatorio di Malattie infettive, per i casi di sifilide e Hiv, e più in generale all'azienda ospedaliera per altre patologie virali. Al punto che ad ottobre verrà inaugurato il nuovo padiglione Malattie infettive, isolato rispetto agli altri e con una capienza iniziale di 16 posti letto.
    Ospedale Civico: in aumento casi di sifilide e Hiv a Palermo - Giornale di Sicilia

    Lite nel pronto soccorso del Cardarelli
    due uomini accoltellati al torace
    di Melina Chiapparino
    Due uomini, di 33 e 32 anni, entrambi napoletani, sono stati accoltellati mentre erano all'interno dell'ospedale Cardarelli. Si trovavano nell'area davanti all'ingresso del pronto soccorso e sono stati colpiti da numerosi fendenti all'altezza del torace. Si tratta, molto probabilmente di parenti di un paziente e da una prima ricostruzione sembra che le due vittime siano imparentati tra di loro e che l'aggressore abbia inizialmente colpito solo il 33enne mentre l'altro ferito è stato accoltellato nel tentativo di difendere la prima vittima.
    Lite nel pronto soccorso Cardarelli due uomini accoltellati al torace | Il Mattino

    Abbiategrasso, capannone in fiamme: carabinieri scoprono arsenale clandestino della ‘ndrangheta
    Dietro alle intercapedine del deposito edile sono state trovate 14 pistole di vario calibro, la maggior parte con matricola abrasa, un fucile a canne mozze, un mirino, un silenziatore e un migliaio di proiettili. Fermato un 40enne di origini calabresi con piccoli precedenti di evasione Ogni arma era custodita in un borsello con relativo caricatore
    di Alessandro Bartolini
    E’ stato l’orecchio attento di un carabiniere a capire che in quel banale capannone c’erano armi. Nessuno, però, poteva immaginare di trovarsi di fronte un arsenale clandestino così ben assortito. Adesso c’è da capire a chi appartiene realmente e sopratutto a cosa sia servito. Gli inquirenti hanno già più di un sospetto, quasi una certezza: le pistole, il fucile e le munizioni scoperti sono della ‘ndrangheta.
    Tardo pomeriggio di mercoledì 7 settembre. Periferia di Abbiategrasso, hinterland di Milano, via Ciocchina 3. Un incendio sta divorando il deposito di un’azienda edile. Cortocircuito partito dal contatore fatto alla bene e meglio: in pochi minuti le fiamme corrono veloci sui due piani del deposito. All’interno fortunatamente non c’è nessuno. Vigili del Fuoco e carabinieri arrivano sul posto. Il botto è nitido, inconfondibile. Un’esplosione. I pompieri pensano a un petardo. Un militare capisce che si tratta di ben altro: un proiettile surriscaldato.
    Quando le fiamme vengono spente, si inizia allora a setacciare l’edificio. Al piano terra c’è il magazzino. Al piano superiore gli uffici. Si lavora tra le macerie. Vengono smontate una ad una le intercapedini alle pareti. Bingo. Ad ogni pannello tolto saltano fuori pistole, caricatori e munizioni. Si cerca al piano terra. All’interno di una fornace per modellare il ferro ce ne sono nascoste altre due. Alla fine ne vengono trovate 14, di ogni tipo e modello: 9 hanno la matricola abrasa, due sono state rubate nel 2013 a Magenta (Milano) e nel 2015 a Binasco (Milano), altre tre sono sconosciute al registro nazionale delle armi di fuoco perché con ogni probabilità arrivano dall’estero. Spuntano anche una doppietta calibro 12 a canne mozze modificata ad arte, un silenziatore, un mirino telescopico e un migliaio di proiettili di vario calibro. Tutte le armi sono in ottime condizioni. Ad incuriosire gli investigatori, però, è il modo in cui sono custodite. Ogni pistola è all’interno di un borsello, di un marsupio o addirittura di una confezione in legno di champagne. Dentro c’è anche il rispettivo caricatore e le cartucce. Come se il kit fosse già pronto per essere consegnato a chi doveva utilizzarlo o comprarlo.
    I carabinieri di Abbiategrasso arrivano subito a un 40enne con piccoli precedenti per evasione fiscale: Pasquale Sgrò, classe ’76, imprenditore edile da anni residente in Lombardia ma originario di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria. Il capannone è intestato alla moglie – ricostruiscono i carabinieri – ma di fatto è lui il proprietario. Sotto di sé ha pochi dipendenti, qualcuno in nero.
    Abbiategrasso, capannone in fiamme: carabinieri scoprono arsenale clandestino della 'ndrangheta (FOTO - VIDEO) - Il Fatto Quotidiano

    NEL SIRACUSANO
    Panettiere ucciso nella notte a Floridia: reazione per sfottò, fermati tre giovanissimi
    SIRACUSA. Avrebbero confessato i tre ragazzi, due di 17 anni e un giovane appena maggiorenne, interrogati per ore dai carabinieri che indagano sull'omicidio di Sebastiano Sortino, il panettiere di 49 anni ucciso la scorsa notte in via Boschetto, a Floridia.
    Gli investigatori hanno trovato la pistola utilizzata per il delitto, da cui sono stati esplosi 5 colpi, uno dei quali ha raggiunto la vittima al torace. L'omicidio sarebbe avvenuto per futili motivi.
    Secondo una ricostruzione i tre giovani, uno solo quello che avrebbe premuto il grilletto, si sarebbero recati dal panettiere e lo avrebbero preso in giro. L'uomo avrebbe reagito minacciandoli con uno dei suoi attrezzi da lavoro. Poco dopo Sortino sarebbe salito a bordo dell'auto ma giunto in via Boschetto è scattato l'agguato. Sei bossoli sono stati invece ritrovati a terra ad una distanza che va dai sedici ai venticinque metri. Un solo colpo ha centrato Sortino sotto l'ascella, all'altezza del torace ed ha danneggiato i polmoni. Un colpo che si è rivelato mortale.
    Panettiere ucciso nella notte a Floridia: reazione per sfottò, fermati tre giovanissimi - Giornale di Sicilia

    Benevento, usuraio preso mentre intasca il danaro
    Scatta dopo una serie di pedinamenti un arresto per usura. Torna alla ribalta della cronaca un fenomeno che ha avuto nel Sannio sempre una notevole consistenza. E' finito ai domiciliari con questa imputazione Umberto Cavuoto, 58 anni, beneventano già con qualche precedente in passato.
    Gli agenti della Squadra Mobile nella giornata di martedi' hanno arrestato in flagranza l’uomo resosi responsabile di usura aggravata in danno di una cittadina straniera 42enne, che gestisce un’attività commerciale. In particolare, secondo l’accusa Umberto Cavuoto si è presentato presso l’esercizio commerciale per riscuotere gli interessi della somma prestata alla donna per una percentuale che andava dal 140 al 210 annui. A seguito del predisposto servizio l’uomo è stato pedinato ed è stato quindi fermato all’esterno del locale ubicato in centro storico dagli agenti della Squadra Mobile. Secondo l’accusa era solito riscuotere gli interessi in più riprese. Ed al momento dell’arresto aveva riscosso il pagamento degli interessi circa 200 euro in banconote da 50 euro che gli agenti aveano in precedenza contrassegnate.
    Usuraio preso mentre intasca danaro tassi d'interesse fino al 210 percento | Il Mattino

    Frode fiscale, «truffe carosello»:
    coinvolto un ex magistrato
    di Giuseppe Crimaldi
    Fatture fantasma, vagonate di denaro intascato illecitamente per la vendita dei più svariati prodotti, e poi- ancora - triangolazioni commerciali da e verso tredici nazioni europee. Si chiamano «truffe carosello» proprio perché, attraverso una lunga serie di snodi e passaggi, cercano di far perdere il punto di partenza e di arrivo dei soldi, ma anche di far perdere il bandolo della matassa agli investigatori. Ma l'esperienza dei militari della Guardia di Finanza esperti in materia è riuscita a stanare la centrale di un'organizzazione ramificata e radicata a Napoli: e si è giunti così, al termine di una complessa inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica a risalire ai suoi associati, ai vertici di comando ma - soprattutto - al sequestro di un ingente capitale, quantificabile in circa undici milioni di euro.
    Fine della pacchia per i 35 componenti della rete di soggetti che per oltre un anno avrebbe frodato il fisco producendo una incredibile mole di falsi documenti e commettendo una lunga serie di reati. Tra i nomi degli indagati spicca quello di Silvio Sacchi, ex magistrato napoletano settantenne già estromesso dalla magistratura e coinvolto nella vicenda «Panama Papers»; con lui anche Fabio Frassineto, imprenditore partenopeo di 42 anni pure inserito nell'elenco dei soggetti che avrebbero trasferito illecitamente capitali in alcuni paradisi fiscali; ed ancora un consulente finanziario: Francesco Granato, 41enne.
    Stando alle indagini condotte dai militari del Primo Gruppo della Guardia di Finanza e coordinate dai pm della sezione Criminalità economica guidata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli gli indagati avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti finalizzate a mettere a segno una frode all'Iva intracomunitaria con triangolazioni commerciali in tredici Paesi europei: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Lettonia, Liechtenstein, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna. L'organizzazione aveva base a Napoli e ramificazioni anche in regioni italiane.
    Attraverso la rete delle cosiddette imprese «cartiere» (cioè create esclusivamente per destinarle all'evasione) venivano importati e commercializzati svariati prodotti - dai casalinghi agli articoli per tabaccheria e fumatori - per un giro d'affari quantificato in circa 50 milioni di euro. Dalle verifiche delle fiamme gialle è emerso che sono 32 le società coinvolte nella frode all'Iva intracomunitaria: tutte intestate a persone ignare della gestione commerciale e a conoscenza dell'uso che l'organizzazione criminale aveva intenzione di farne.
    La mole di elementi acquisiti dall'accusa ha indotto il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli a firmare il decreto di sequestro è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli per undici milioni di euro: cifra che corrisponde alla somma degli importi Iva evasi dalle società riconducibili a ciascun indagato.
    Frode fiscale, «truffe carosello»: coinvolto un ex magistrato | Il Mattino

    Grande bluff rifiuti, blitz della Finanza
    patto truffa tra Comuni e aziende
    di M​ary Liguori
    E' la truffa l'ipotesi di reato a monte delle acquisizioni di atti che la guardia di finanza sta eseguendo in una serie di comuni in provincia di Caserta su delega della procura di Santa Maria Capua Vetere.
    Secondo quanto si apprende, il sospetto, gravissimo, è quello che ci sia un accordo tra due aziende che si occupano di ecologia e una serie di enti locali: lo scopo è quello di far risultare una quantità di rifiuti da smaltire superiore a quella reale, un raggiro che, sempre secondo l'ipotesi investigativa, consente alle aziende in questione di percepire liquidazioni maggiorate. Se le indagini dovessero confermare l'ipotesi investigativa, ci si troverebbe di fronte all'ennesimo «grande bluff» in materia di gestione pubblica e ambiente.
    L'acquisizione di documenti è tutt'ora in corso e vede impegnati i militari della guardia di finanza del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Caserta, diretto dal generale Giuseppe Verrocchi.
    Le fiamme gialle stanno portando via faldoni dalle sedi delle aziende Gesia e Impresud, di proprietà di Luciano Sorbo e di Francesco Iavazzi, quest'ultimo fratello del patron della Juvecaserta.
    I comuni interessati dalle verifiche sono Casagiove, Teano, Giano Vetusto, Caianello, Alvignano, Gioia Sannitica, Galluccio, Riardo, Piedimonte Matese e San Gregorio Matese.
    Grande bluff rifiuti, blitz della Finanza patto truffa tra Comuni e aziende | Il Mattino

    Mugnano, nasce la nipote del boss: festa con bombe e mortaio da lanciare
    All’interno dell’area condominiale comune del complesso di edilizia popolare in via Crispi, i carabinieri di Mugnano hanno rinvenuto 23 chili di materiale esplodente artigianale. Si parla di 78 bombe sferiche di vario calibro del peso totale di circa 15 kg, tutte classificate di IV categoria; 13 batterie da 100 colpi, una batteria da 36 colpi e 78 mortai di vario calibro. Da una prima ricostruzione sembra che il materiale rinvenuto fosse destinato a festeggiamenti in occasione di una nascita nella famiglia di un appartenete a un gruppo camorristico locale. Il materiale è sottoposto a sequestro e affidato ad una ditta specializzata in attesa della distruzione.
    Nasce la nipote del boss: si festeggia con bombe e mortaio da lanciare | Il Mattino

    L'ex killer del clan autore neomelodico:
    «Ma voglio i diritti d'autore»
    di Marilù Musto
    Un camorrista con la vena poetica: questo era Bruno Buttone, oggi collaboratore di giustizia, ma ex killer del potentissimo clan Belforte di Marcianise, nel Casertano. Tra il 2009 e il 2010 il gruppo criminale d'ispirazione cutoliana, aveva raggiunto l'apice della sua potenza. In quegli anni Buttone era finito in carcere. Recluso nella sua cella della casa circondariale di Poggioreale, fece recapitare al cantante neomelodico Nico Desideri una sua poesia. Il testo, intitolato «Ciao papà», giunto nelle mani dell'artista di Marcianise, venne musicato e portato alla ribalta del pubblico.
    Da allora sono trascorsi circa sette anni. Buttone ha cominciato a collaborare con la giustizia dal 2013. Desideri è diventato famoso e molto apprezzato dal pubblico: «Desideri non mi ha mai concesso i diritti d'autore, gli ho anche scritto ma non ha mai risposto alle mie richieste».
    Buttone era il perno attorno al quale girava il clan di Marcianise, in assenza dei due capi Salvatore e Domenico rinchiusi in carcere. Sicario e capo indiscusso del cartello criminale fino al 2013, da tre anni ha cambiato vita. Ora si dedica alla lettura di testi di psicoterapia. Ha, inoltre, ripreso a studiare. E reclama i diritti d'autore a Desideri.
    L'ex killer autore neomelodico: «Ma voglio diritti d'autore» | Il Mattino

    Nico Desideri - Ciao papà live in Mondragone!

  2. #562
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Mini auricolare per ricevere le risposte dell'esame di guida: denunciata
    Pur di superare l'esame per conseguire la patente, aveva ideato questo escamotage: un mini auricolare bluetooth, nascosto dai capelli lunghi, e un telefonino posizionato in una tasca del vestito attraverso il quale otteneva le risposte giuste. Un 'trucco' che pero' è stato scoperto. E cosi' la ragazza si è beccata una denuncia per truffa aggravata. E' accaduto a Napoli, nel quartiere Barra. In un'aula con 70 candidati, la 29enne ha provato a camuffare l'espediente. A voce bassa, perٍ, leggeva quanto aveva davanti agli occhi per ottenere dall'interlocutore la risposta giusta. Sembrava stesse leggendo, invece da una attenta osservazione è stata scoperto il 'trucco' e la truffa.
    Mini auricolare per ricevere risposte dell'esame di guida | Il Mattino

    Napoli non fa la differenziata
    la Campania rischia
    di Carlo Porcaro
    Differenziata ferma a Napoli città, ciclo regionale inceppato, sanzioni dell'Europa dietro l'angolo e spettro di nuovi commissari. Questi gli elementi principali dello scenario attuale in tema di rifiuti. Sembra la trama di un film già visto e rivisto per anni che si ripresenta in questi giorni dopo la polemica della Regione nei confronti del Comune («Se Napoli non cresce la differenziata, il piano regionale si blocca e poi l'alternativa sono solo i termovalorizzatori», le durissime parole che il governatore ha rivolto al sindaco De Magistris).
    Parlano i numeri: la raccolta differenziata è ferma al 23 per cento a Napoli a fronte di una media regionale del 48 nel 2015. Stando al piano regionale dei rifiuti, l'intera Regione dovrebbe arrivare al 50% entro la fine dell'anno in corso, al 65 entro il 2019 fino al 70 nel 2020. Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, imposti dall'Ue, è il capoluogo partenopeo che deve cambiare marcia.
    Nelle prossime settimane, a quanto si apprende, si proverà a porre i primi rimedi con un piano operativo tra Santa Lucia e Palazzo San Giacomo sulla base di un accordo quadro stipulato col Conai. La Regione ha infatti stanziato 45 milioni di euro per coprire tutto il territorio campano al fine di formare i dipendenti dei Consorzi di bacino che verranno utilizzati in questo settore e poi per l'acquisto di nuove attrezzature. In soldoni, in arrivo ci sono più uomini e più strumenti per operare e recuperare il tempo perduto in primis nelle grandi città.
    A questi fattori organici va aggiunto oltre al tasso alto di inciviltà - lo scarso investimento profuso sul fronte della comunicazione ai cittadini, che vanno sempre più sensibilizzati a fare la differenziata in modo che questo benedetto ciclo integrato possa funzionare senza intoppi e conseguenti rischi per la salute pubblica.
    Napoli non fa la differenziata la Campania rischia | Il Mattino

    Brindisi, l'ufficio anagrafe invaso dagli scorpioni
    Chiuso per disinfestazione. Chi nasce oggi potrà essere registrato solo domani
    Emanuela Carucci
    Nascere a Brindisi con un giorno di ritardo rispetto a quello effettivo in cui si è venuti alla luce. Ai bambini partoriti oggi capiterà questo: saranno registrati domani. La colpa è degli... Scorpioni. Oggi l'ufficio anagrafe è infatti chiuso per la disinfestazione dei locali. A farla da padroni i piccoli animali velenosi che scorrazzano in stanze e corridoi. Dove con la loro coda pungente giravano indisturbati prima dell'intervento di pulizia.
    Il primo avvistamento di uno scorpione non aveva fatto notizia, non aveva suscitato particolari clamori. Ma gli avvistamenti si sono susseguiti in poco tempo dando poi la stura a una vera e propria invasione.
    Brindisi non è nuova a queste "occupazioni" improvvise. In piena stagione estiva il pronto soccorso era pieno di scarafaggi e le troppe mosche hanno fatto si' fossero rimandate le udienze negli uffici del giudice di pace.
    Oggi è la volta dell'ufficio Anagrafe del Comune di Brindisi chiuso per l'attività di bonifica. E dalle mosche si è passati agli scorpioni con un inquietante salto di qualità.
    Insomma, nemmeno Hitchcock avrebbe immaginato il set di un suo thriller nel capoluogo pugliese, invaso da insetti di ogni tipo. Ci si chiede se non siano, questi ultimi, l'estremo "lascito" delle passate amministrazioni.
    Brindisi, l'ufficio anagrafe invaso dagli scorpioni - IlGiornale.it

    Assenteismo e truffa sui ticket
    due arresti all'ospedale di Capri
    di Anna Maria Boniello
    Due ordinanze di custodia cautelare ed una perquisizione domiciliare sono state messe in esecuzione questa mattina a Capri dal Primo Gruppo della Guardia di Finanza di Napoli e dalla Tenenza di Capri, coordinati dalla Direzione Provinciale delle Fiamme Gialle, nei confronti di tre dipendenti dell'Ospedale Capilupi di Capri che erano entrati in un'inchiesta avviata dalla Gdf nel 2014 affidata al procuratore Giancarlo Novelli.
    I militari hanno posto agli arresti domiciliari due persone - Salvatore D'Alterio e Giuseppe Marotta - che lavorano nel nosocomio caprese, da parecchio al centro dell'interesse della Gdf di Capri che ha aperto vari filoni di indagine che vanno dall'assenteismo in poi, con l'accusa di peculato continuato e danno erariale allo Stato per un importo di circa 60.000 euro per aver falsificato le matrici di incasso dei ticket per le prestazioni mediche erogate dall'ospedale.
    Assenteismo e truffa sui ticket due arresti all'ospedale di Capri | Il Mattino

    Napoli, sequestrata una pistola in un insolito nascondiglio
    A Napoli, nel quartiere di Soccavo, un 39enne è stato trovato in possesso di un’arma clandestina, con colpo in canna, nonché di ulteriori 48 proiettili calibro 7.65. A seguito di una perquisizione domiciliare, gli agenti hanno rinvenuto una pistola, con matricola abrasa, celata nella canna fumaria di un forno per pizze, nel giardino di pertinenza dell’abitazione. Il 39enne, già denunciato per ricettazione, è stato arrestato.
    Napoli, sequestrata una pistola ?in un insolito nascondiglio | Il Mattino

    Napoli. Choc a Fuorigrotta: realizzata una discarica abusiva di rifiuti tossici e nocivi
    di Eduardo Improta
    In una delle arterie più importante di Fuorigrotta è stata realizzata una discarica abusiva di rifiuti tossici e nocivi. Un fusto, che non riporta nessun simbolo di pericolosità e nessun cartello della descrizione del materiale contenente, giace da oltre un mese sul marciapiede spartitraffico di via Leopardi e via Gian Battista Marino, a pochi metri dalla direzione dell’Azienda Napoletana Mobilità.
    Accanto al fusto sono depositati sacchetti chiusi dal contenuto ignoto e lastre di asfalto. Inoltre, nel giro di pochi metri, sullo stesso spartitraffico ci sono altri rifiuti ingombranti: un letto matrimoniale, materassi, sedie ed altro.
    «Occorre sorveglianza – dice un abitante del rione ex Atan – gente senza scrupoli viene a scaricare di notte, perché non vengono installate le telecamere di sorveglianza?». Bisogna intervenire con urgenza per bonificare l’area interessata.
    Choc a Fuorigrotta: discarica abusiva di rifiuti tossici e nocivi | Il Mattino

    Botte tra sorelle mentre si seppellisce una parente:
    Eboli, i becchini chiamano i carabinieri
    di Francesco Faenza
    Eboli. Un tempo si aspettavano almeno i tre giorni di lutto, prima di litigare. Ora le tappe si bruciano e le mani si mulinano anche nell'immediatezza del funerale. E' quel che è accaduto a Eboli questa mattina. Due sorelle hanno litigato al cimitero mentre i becchini stavano tumulando una parente deceduta. Lo spettacolo indecente si è verificato in piazzale Foscolo. Alla fine della cerimonia funebre, durante la tumulazione della salma, le due donne hanno iniziato una vivace discussione. E già alle prime battute il tono di voce è apparso fuori luogo e di cattivo gusto. La lite è nata per vecchie ruggini familiari, dissidi mai archiviati. Una parola dopo l'altra, la discussione è degenerata. Le due sorelle sono passate alle mani, picchiandosi in maniera cosi' violenta da spiazzare i dipendenti del cimitero. Di fronte alla scena incivile, con la salma non ancora sistemata nella fossa, i becchini hanno chiesto l'intervento dei carabinieri.
    In zona è giunta una pattuglia dei militari coordinata dal capitano Cisternino. Le due donne sono state allontanate e diffidate. Una delle due protagoniste della lite al cimitero non è nuova a scene tanto cafone quanto violente. Anni fa all'uscita del tribunale aggredi' un avvocato accusandolo di aver provocato il rinvio di una causa. Il delirio si è ripetuto al Comune, dove il dirigente dell'ufficio tributi venne malmenato, dalla stessa donna della rissa al cimitero, per una bolletta sulla spazzatura ritenuta troppo cara. Lo chiamano gentil sesso. Ma a volte andrebbe usato con molta moderazione.
    Botte tra sorelle alla sepoltura di una parente: arrivano i carabinieri | Il Mattino

    Milano, lite per il parcheggio: ​in quattro lo pestano a sangue
    Una violenza senza senso: calci, pugni e gomitate. Studente 23enne pestato da quattro violenti dopo la lite per un parcheggio
    Giovanni Neve
    Quattro contro uno, nel pieno centro della movida milanese. Lo scorso 20 marzo, alle 4 di notte, uno studente di 23 anni è stata massacrato in largo La Foppa, mentre stava comprando le sigarette a un distributore automatico. I quattro, che lo hanno ridotto in fin di vita causandogli lesioni tanto gravi da rischiare di fargli perdere la vista, sono stati finalmente assicurati alla giustizia.
    In carcere è finito Raimondo Santu, un pluripregiudicato di 44 anni che un paio d'anni fa era gia' stato arrestato per una violenta aggressione legata a futili motivi ai danni di un giovane che "lo aveva guardato male". Gli altri tre aggressori sono ai domiciliari, sono tutti italiani e nullafacenti o con lavori saltuari: uno ha 20 anni ed è incensurato, gli altri due sono 21enni e hanno piccoli precedenti. Le indagini sono state effettuate dal commissariato Garibaldi Venezia che dalle immagini di una telecamera installata sopra la tabaccheria ha potuto procedere con identificazioni, intercettazioni telefoniche e interrogatori fino a individuare i responsabili.
    A testimoniare sono stati chiamati, oltre alla fidanzata della vittima, anche due operatori dell'Amsa che la notte dell'aggressione erano intervenuti cercando di interrompere il pestaggio. Secondo gli inquirenti la loro presenza ha evitato il peggio. I due dipendenti dell'Amsa erano stati anche personalmente minacciati da Santu. Tanto che, in un primo momento, erano molto timorosi nel testimoniare. Dalle ricostruzioni effettuate dalla polizia, prima del brutale pestaggio, c'era stato un banale diverbio per un parcheggio. Dal momento che il giovane studente lo sovrastava fisicamente, Santu ha chiamato gli amici in aiuto. Giunti sul posto in pochi minuti anche armati di coltello, è avuto inizio il massacro davanti agli occhi della ragazza della vittima. Solo gli operatori dell'Amsa hanno cercato di intervenire.
    Durante il pestaggio l'unico ferito è stato il 23enne, poi trasportato con lesioni gravi in ospedale dove ha ricevuto una prognosi di 40 giorni. Inizialmente era stato ipotizzato un danno permanente alla vista ma nell'ultimo periodo il giovane si starebbe riprendendo bene secondo i medici che lo seguono. Resta comunque un forte stato di turbamento, anche per la fidanzata che al momento ha ricordi frammentati dell'accaduto. Il primo ad essere riconosciuto dagli agenti è stato il 21enne che Santu ha chiamato al telefono. Il giovane a metà maggio è stato condotto in carcere dove ha trascorso una decina di giorni. Durante la permanenza a San Vittore le indagini sono proseguite anche tramite intercettazioni ambientali dei suoi colloqui con i genitori e nelle settimane seguenti si è arrivati a identificare tutti i responsabili.
    Milano, lite per il parcheggio: ?in quattro lo pestano a sangue - IlGiornale.it

    Falsi invalidi: cosi' gli affiliati del clan Mallardo
    prendevano le «mesate»: 33 arresti
    Falsi invalidi: cosi' il clan pagava le "mesate" agli affiliati
    di Mariano Fellico
    Giugliano. Sono 83 gli indagati, di cui 33 destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare per falsi invalidi. Ci sono anche tre funzionari del Comune di Giugliano. Sono stati i militari della Guardia di finanza del Gico di Napoli e i pm della Dda di Napoli ad scoprire la frode per nove milioni di euro. Il tutto dopo le dichiarazioni del pentito del clan Mallardo, Giuliano Pirozzi, un tempo legato alla cosca. Da quanto emerso i falsi invalidi percepivano i soldi che poi 'versarli' ai familiari del clan detenute, le cosiddette 'mesate'.
    Falsi invalidi, così gli affiliati del clan prendevano le «mesate»: 34 arresti | Il Mattino

    Condannato il Madoff di Bari
    Case fantasma e titoli bidone
    Preliminari fittizi per appartamenti prestigiosi. Gabbati 35 professionisti (anche un notaio), frode da circa 7 milioni di euro
    Otto anni e due mesi: è la condanna inflitta stasera dal tribunale di Bari, al 47enne barese Francesco Della Noce, il cosiddetto «Madoff» del quartiere murattiano, accusato di aver truffato decine di professionisti baresi attraverso fittizie compravendita di appartamenti e promettendo facili guadagni con investimenti in fantomatici fondi. Accolta in toto la richiesta fatta dalla pubblica accusa, rappresentata in aula dal pm Claudio Pinto, per truffa, falso e abusiva intermediazione finanziaria. Il giudice ha anche disposto il risarcimento nei confronti di 13 parti civili e ha restituito gli atti al pm per falsa testimonianza di tre testimoni.
    Della Noce, che si presentava come ingegnere (in realtà anche sul titolo ottenuto al termine di un corso di studi frequentato negli Stati Uniti ci sono diversi dubbi, in Italia potrebbe non essere valido), è accusato di aver truffato - tra il 2006 e il 2012 - 35 persone oltre l’Agenzia delle Entrate. Settore preferito, quello immobiliare grazie a quell’unico preliminare vero che avrebbe poi utilizzato come un ciclostile, non prima di avere scaricato da Internet il progetto del prestigioso condominio costruito in via Calefati. Bastava vendere a più persone lo stesso immobile e incassare la caparra. Cosi' il gioco, secondo la Procura, era fatto. Ma l'ingegnere non disegnava anche investimenti in fondi stranieri (che avrebbero garantito interessi molto vantaggiosi) o di natura immobiliare in realtà rivelatisi trappole per la «Bari-bene».
    Secondo l'accusa Della Noce avrebbe messo a segno colpi per circa 7 milioni di euro. Vittime, professionisti baresi benestanti (anche un notaio).
    Condannato il Madoff di Bari Case fantasma e titoli bidone - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Rifiuti, appalti agli "amici": raffica di politici arrestati a Caserta
    Un "sistema" consolidato assegnava appalti milionari del settore rifiuti a imprese "amiche" in cambio di denaro o appoggi
    Franco Grilli
    Sindaci ed ex sindaci del Casertano, funzionari pubblici, il presidente di un consorzio e noti imprenditori. Fanno tutti parte di un "sistema" consolidato che assegnava appalti milionari del settore rifiuti a imprese "amiche" in cambio di denaro o appoggi. Questa accusa ha portato in carcere il presidente della provincia di Caserta, Angelo Di Costanzo, diversi sindaci dei Comuni casertani e un comandante della polizia municipale. Una serie di "utilità" in cambio di assegnazioni di appalti milionari nel settore dello smaltimento dei rifiuti.
    Secondo la Guardia di Finanza, che ha seguito l'indagine, questo "sistema criminale diffuso" avrebbe ottenuto l'assunzione di amici e parenti, oltre a buoni benzina, auto di lusso e altri regali, in cambio dell'assegnazione degli appalti a una ditta della zona che si occupa di smaltimento rifiuti, il "Gruppo Termotetti". Ad essere finiti in manette insieme a Di Costanzo ci sono l'attuale primo cittadino di Piedimonte Matese, Vincenzo Cappello (Pd), l'assessore all'ambiente del Comune di Alvignano Simone Giannetti, l'ex primo cittadino di Casagiove, Elpidio Russo, il comandante della polizia municipale di Alvignano e il presidente del Consorzio di bonifica Sannio Alifano, Pietro Andrea Cappella. Le accuse sono pesantissime: si va dall'associazione a delinquere alla corruzione, alla turbata libertà di incanti.
    Grazie alla posizione ricoperta all'interno delle pubbliche amministrazioni interessate, secondo i pm sammaritani, i destinatari dell'ordinanza avrebbero pilotato l'aggiudicazione di numerosi appalti a vantaggio del "Gruppo Termotetti", colosso imprenditoriale operante in vari settori e in varie regioni d'Italia, "il cui dominus - spiega la procura - si identifica nell'imprenditore originario di San Potito Sannitico, Luigi Imperadore".
    I reati ipotizzati sono turbata libertà degli incanti, corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai loro doveri d'ufficio, tutti compiuti "nell'interesse o comunque a vantaggio della Termotetti". Sotto la lente d'ingrandimento della Procura le gare d'appalto per l'affidamento del servizio di igiene urbana che la Termotetti è riuscita ad aggiudicarsi tra il 2013 e il 2015, nonché altre commesse pubbliche relative al settore del ciclo integrato dei rifiuti, nei Comuni di Alvignano, Piedimonte Matese e Casagiove.
    Rifiuti, appalti agli "amici": raffica di politici arrestati a Caserta - IlGiornale.it

    Un Polo oncologico mai nato a Messina: attrezzature ormai da buttare
    di Emilio Pintaldi
    MESSINA Gran parte delle attrezzature acquistate per il Polo oncologico d'eccellenza dell'ospedale Papar do di Messina, costato quaranta milioni di fondi europei ma mai attivato, non sono più utilizzabili.
    Resteranno mai utilizzate, impacchettate, e probabilmente dovranno essere smaltite, cioè buttate, spendendo altri soldi. Tra queste figurano due sequenziometri per il Dna che costano almeno centomila euro l' uno, e 6 sterilizzatori che costano 140 mila euro l'uno. Quegli strumenti giacciono nei cantinati o in reparti fantasma dell'ospedale Papardo, cosi' come tante altre attrezzature: dai lettini, ai comodini acquistati per quel reparto Oncologico mai nato.
    Un Polo oncologico mai nato a Messina: attrezzature ormai da buttare - Giornale di Sicilia

  3. #563
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #564
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    Predefinito Re: Terryes

    Il matrimonio stellare del nipote
    del boss di Nicotera: gli sposi arrivano in piazza in elicottero


    Centro storico chiuso al traffico per favorire l’atterraggio di Nino e Aurora:
    lo sposo è membro della famiglia Mancuso, clan che ha le mani sul territorio.
    La procura di Vibo Valentia apre un’inchiesta. Il procuratore: «Episodio gravissimo»







    NICOTERA( Vibo Valentia) -Il centro storico di Nicotera, comune del Vibonese noto per lo studio della dieta Mediterranea, giovedì scorso è stato chiuso al traffico per favorire l'atterraggio di un elicottero con a bordo gli sposi. Un episodio sul quale la procura di Vibo Valentia ha deciso di vederci chiaro. Il velivolo della Rototech con a bordo Nino e Aurora, si è posato sulla «rosa dei venti», davanti a un centinaio di persone, molte delle quali invitati al banchetto nuziale.

    Nicotera, gli sposi arrivano in elicottero. Lui è il nipote del boss locale






    Nipote del boss

    Lui, qualche precedente penale, è nipote dei Mancuso, la famiglia di 'ndrangheta che ha le mani sul territorio. I carabinieri di Tropea dovranno accertare eventuali irregolarità soprattutto bisognerà capire chi ha dato l'autorizzazione a chiudere il centro storico per favorire l'atterraggio degli sposi. Non siamo davanti a un nuovo caso Casamonica, ma il procuratore facente funzione Michele Sorgiovanni descrive l'episodio come «gravissimo». Per ore, infatti, l'area circostante il centro storico di Nicotera è stata interdetta al pubblico, chiusa con transenne comunali e questo dimostrerebbe, secondo le prime indagini che, qualcuno, in Comune, era al corrente dell'avvenimento.


    Le giustificazioni

    Il sindaco Franco Pagano è irraggiungibile al telefono ma, da alcune sue dichiarazioni rilasciate a organi di stampa locali, dice di non sapere nulla e di non aver firmato nessuna autorizzazioni per chiudere il centro storico. Ammette comunque di aver ricevuto il 13 settembre una richiesta di atterraggio presso il campo sportivo di Nicotera e di aver girato la pratica agli organi competenti. I Vigili urbani si defilano da responsabilità sostenendo di essere all'oscuro di tutto. La ditta che ha fornito il catering, però, spiega di aver fatto regolare richiesta per poter organizzare l'evento sull'affaccio di largo Roberto il Guiscardo, da dove si possono ammirare le Eolie. Il comune di Nicotera è stato sciolto per mafia due volte nell'ultimo decennio. La cittadina è stretta tra Rosarno e Limbadi, due centri da sempre roccaforti di 'ndrangheta dove i clan «dettano» le loro regole.


    Carlo Macrì

    Il matrimonio stellare del nipote del boss di Nicotera: gli sposi arrivano in piazza in elicottero - Corriere.it




    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #565
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    Predefinito Re: Terryes

    Vuoi scommettere che l'isis farà stragi solo in Padania ? Spero di sbagliarmi .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #566
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Vuoi scommettere che l'isis farà stragi solo in Padania ? Spero di sbagliarmi .

    No, non ti sbagli perché dovresti sbagliarti...

  7. #567
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    Predefinito Re: Terryes

    Certo, visti i favori continui ricevuti, non attacca nelle terre di mafia e di Half-ano.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #568
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #569
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  10. #570
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    Predefinito Re: Terryes

    Trovano un maiale in casa disteso a dormire sul divano
    In Sardegna i clienti di un agriturismo si trovano in salotto un maiale selvatico disteso sul divano. Avevano lasciato la porta aperta
    Claudio Cartaldo
    Un divano bianco di legno con un maiale sopra. Non è un'opera d'arte ma quello che si sono trovati i clienti di un b&b Genna ’e Corte in località Stunnu nel comune di Laconi (Oristano), in Sardegna. Quando sono entrati nel salotto hanno fotografato un maiale selvatico di due quintali che se la spassava sul divano dell'appartamento.
    Il maiale sul divano
    "Qui una vicenda del genere non si è mai sentita - racconta Giuseppe Manca di Villahermosa, titolare del b&b, al Messaggero -. Davvero una cosa da non credere, eppure l’abbiamo visto con i nostri occhi: io e i turisti che l’hanno anche ripreso". "La mia azienda - continua manca - ha anche la possibilità di ospitare turisti. Ecco che occupavano le camere sei inglesi appassionati di bicicletta. La sera si sono messi a chiacchierare nella sala e hanno lasciato aperta la porta". Un errore: quando la mattina successiva la donna delle pulizie è entrata nell'agriturismo per preparare le colazioni si è trovata di fronte ad una scena che ha dell'incredibile. Quando si è trovata di fronte al maiale selvatico "è trasalita: lui ha guardato lei e non si è scomposto come se le dicesse: 'Scusami fammi dormire ancora un pò'. Poi sono arrivati i turisti e hanno cominciato a scattare foto al maiale che ancora non si muoveva dal divano".
    Una situazione insolita. Il maiale solo dopo qualche minuto si è mosso dalla sua comoda posizione sdraiato sul divano e a poratrlo fuori ci ha pensato un agricoltore della zona.
    Trovano un maiale in casa disteso a dormire sul divano - IlGiornale.it



    Napoli. In viaggio con le blatte, la disgustosa avventura dei passeggeri di un autobus
    di Nico Falco
    All’accensione delle luci è stato il caos. Un incubo, sia per chi ha la fobia degli insetti ma anche per chi vorrebbe il rispetto delle norme di igiene. Il posto è via Galileo Ferraris, all’interno di un autobus che da li' a poco sarebbe partito. Erano circa le 21.30 di lunedi'. Ormai sole calato, i passeggeri erano saliti a bordo in attesa della partenza della linea che dal centro di Napoli arriva a Pagani. Quando il mezzo è stato avviato e le luci interne si sono accese, pero', decine di piccole macchie nere hanno cominciato a muoversi velocemente sul pavimento: blatte, che erano riuscite a entrare sul mezzo e si erano nascoste sotto i sedili. I passeggeri sono scappati verso l’autista e hanno voluto continuare il viaggio in piedi, con quell’insolita e inopportuna compagnia.
    In viaggio con le blatte, disgustosa avventura dei passeggeri di un bus | Il Mattino

    Ecco come si aspetta il bus a Catania: tutti in mezzo alla strada e traffico bloccato
    La scena ripresa sul viale Artale Alagona è diventata virale sui social

    Ecco come si aspetta il bus a Catania: tutti in mezzo alla strada e traffico bloccato - Corriere TV


    BRINDISI
    Truffe con falsi incidenti
    BRINDISI - Per un giro di incidenti stradali inventati per truffare le compagnie assicurative il pm di Brindisi, Milto Stefano De Nozza, ha chiesto 32 condanne a pene comprese tra i 3 anni e 2 mesi e un anno di reclusione. Il processo riguarda uno dei quattro presunti gruppi criminali che hanno agito nel Brindisino dal 2008 al 2010 su cui ha indagato la Guardia di finanza a seguito di segnalazioni fatte dalle compagnie assicurative.
    Dalle indagini è emerso che vi era un numero elevato di incidenti, con tanto di indennizzi e risarcimenti dei danni, che coinvolgevano le stesse autovetture. Gli incidenti sono stati ricostruiti anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche: dall’attività investigativa è emerso il singolare coinvolgimento degli stessi soggetti, spesso imparentati fra loro, e delle stesse autovetture, nonché la ripetitività degli incidenti in brevi lassi temporali.
    Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione per delinquere e truffa. Al vertice del gruppo in questione c'era - secondo quanto sottolineato dal pm - Cristian Ostuni che avrebbe agito con la complicità di alcuni familiari. I quattro tronconi dell’indagine finiti a giudizio sono nati da un’unica inchiesta che conta quasi 200 imputati. Sono coinvolti carrozzieri, medici e anche tre avvocati.
    Truffe con falsi incidenti pm chiede 32 condanne - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, sequestrate 1,2 tonnellate di pesce scaduto
    I militari della Guardia Costiera di Napoli hanno sequestrato circa 1,2 tonnellate di prodotto ittico privo dei requisiti di legge per l'immissione sul mercato. L'operazione è stata condotta a Volla, in provincia di Napoli. L'enorme quantitativo, di vario tipo, è risultato scaduto, privo dei requisiti di edibilità e dannoso per la salute. Gran parte del pescato è inoltre risultato essere "sotto misura" rispetto alla taglia consentita, nonché in vendita senza il rispetto delle norme di tracciabilità e l'etichettatura.
    Napoli, sequestrate 1,2 tonnellate di pesce scaduto

    Torre del Greco. Truffa sull'intervento di chirurgia estetica: il sindaco condannato a 3 anni e tre mesi
    di Dario Sautto
    Fece passare un intervento di chirurgia plastica per ernia, per ottenere i rimborsi Asl: condannato a 3 anni e 3 mesi il sindaco di Torre del Greco Ciro Borriello, noto chirurgo plastico.
    Mano pesante da parte del giudice Maria Laura Ciollaro del tribunale di Torre Annunziata, a chiusura del processo che vedeva due imputati per falso e truffa. Le accuse, formulate dal pubblico ministero Emilio Prisco, sono relative ad un intervento di addominoplastica mascherato da operazione di routine ed effettuato presso una clinica privata sul paziente Luigi Russo, ex consigliere comunale, anche lui condannato per gli stessi reati a 2 anni e mezzo.
    Addominoplastica spacciata per ernia: 3 anni e tre mesi al sindaco Borriello | Il Mattino

    "In metro non si fuma". Madre e figlio pestati
    Presi a calci e pugni in un vagone della metro solo per aver invitato i loro aggressori a spegnere la sigaretta
    Luisa De Montis
    Presi a calci e pugni in un vagone della metro solo per aver invitato i loro aggressori a spegnere la sigaretta.
    E' la drammatica sorte toccata a una donna e al figlio di 37 anni nel pomeriggio di ieri su un convoglio della linea B: l'uomo è stato ricoverato con prognosi riservata per trauma cranico, fratture alla scatola cranica ed emorragia cerebrale e adesso è in come, mentre la madre ha riportato varie contusioni con 8 giorni di prognosi.
    Identificati e arrestati dalla polizia i due responsabili delle violenze: L.R. e A.S., 24 e 26 anni, originari di Caserta, entrambi con precedenti. Sono accusati di tentato omicidio. La segnalazione di quanto accaduto è arrivata alla sala operativa ma quando gli agenti del commissariato San Lorenzo, Porta Pia e del reparto volanti sono giunti a piazza Bologna, gli autori del pestaggio si erano già allontanati. Grazie alle descrizioni fornite, i due pero' sono stati prontamente rintracciati e poi riconosciuti senza ombra di dubbio dalle vittime. All'atto del controllo A.S. si è dimostrato aggressivo e reticente: ha rifiutato di fornire le proprie generalità e poi ha cercato di divincolarsi facendo resistenza al poliziotto, prima di colpire l'auto di servizio. Per questo è stato anche denunciato. Come raccontato dalla donna, a innescare il diverbio e le botte è stato il "qui non si fuma" pronunciato dal figlio all'indirizzo di L.R. e A.S..
    "In metro non si fuma". Madre e figlio pestati - IlGiornale.it

    Uno sguardo di troppo e poi la rissa
    Cinque arresti per l'omicidio di Cruillas
    PALERMO. Omicidio e tentato omicidio. E' questa l'accusa con cui i carabinieri hanno arrestato a Palermo le cinque persone che lo scorso giugno parteciparono alla rissa del quartiere Cruillas in cui venne ucciso a coltellate il ventenne Roberto Frisco. Altre due persone vennero ferite gravemente: Giuseppe Frisco, padre di Roberto, e Nunzio Lo Piccolo. Gli arrestati sono Giuseppe Lo Piccolo, Salvatore Lo Piccolo, Nunzio Lo Piccolo, Francesco Frisco e Giuseppe Frisco.
    Secondo le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai Sostituti Procuratori Francesco Del Bene e Giuseppina Motisi, la rissa scoppio' per futili motivi.
    Pare infatti che tutto sia nato da uno sguardo di troppo rivolto a Francesco Frisco dall'ex amico D.G. con cui da tempo si erano incrinati i rapporti. Dalla "taliata" ne sarebbe nata un'aggressione a pugni nella pizzeria in cui D.G. lavorava come fattorino.
    Dopo l'episodio in questione in due si sarebbero presentati sotto casa dei Frisco aggredendoli a colpi di martello. A quel punto, Nunzio sarebbe tornato a casa per chiamare i rinforzi (il padre Giuseppe e il fratello Roberto) e tornare in via Trabucco e dare una lezione alla famiglia rivale che è sfociata poi nella tragedia. A colpire a morte al torace Roberto Frisco sarebbe stato Nunzio Lo Piccolo.
    Uno sguardo di troppo e poi la rissa Cinque arresti per l'omicidio di Cruillas - Giornale di Sicilia

    Killer sparano in cortile mentre giocano i bimbi
    ammazzato un 33enne
    Un uomo di 33 anni, Antonio Blasi, con precedenti penali per ricettazione, è stato ucciso nel tardo pomeriggio in un agguato compiuto in via Bruno Buozzi, a ridosso della zona industriale di Bari. Due o tre i colpi di arma da fuoco sparati dai killer, che sono riusciti a fuggire.
    L'agguato sarebbe avvenuto intorno alle 18.30 in un contile condominiale in cui giocavano alcuni bambini, zona in cui l'uomo sarebbe arrivato a bordo di una moto. Pare che la vittima fosse andata a trovare un suo conoscente. La dinamica dei fatti è ancora in fase di ricostruzione da parte della Polizia.
    Killer sparano in cortile mentre giocano i bimbi ammazzato un 33enne - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Tangenti, a Taranto arrestata ufficiale della Marina: "Prima donna militare in manette"
    Francesca Mola, 31 anni, è accusata anche di turbativa d'asta: il comandante della base è stato arrestato nei giorni scorsi in flagranza mentre intascava 2.500 euro da un imprenditore. La Marina: "Si faccia chiarezza"
    di VITTORIO RICAPITO
    TARANTO - Si allarga la nuova inchiesta sulla tangentopoli nella base di Maricommi della Marina militare italiana. Gli uomini della guardia di finanza hanno arrestato il tenente di vascello Francesca Mola, 31 anni, responsabile dell’ufficio contratti della direzione di Commissariato di Taranto con le accuse di concorso in corruzione e turbativa d’asta.
    La giovane ufficiale è ritenuta stretta collaborattrice del direttore di Maricommi, capitano di vascello Giovanni Di Guardo, arrestato il 15 settembre in flagranza mentre riceveva 2.500 euro in contanti dal suo presunto corruttore, l’imprenditore Vincenzo Pastore, sindaco di Roccaforzata (Ta) e presidente della cooperativa Teoma.
    Secondo l’accusa i due ufficiali avevano raggiunto un accordo con Pastore per pilotare una gara d’appalto da 11 milioni e 300mila euro in tre anni per le pulizie nelle basi della Marina militare di Taranto e Napoli. In cambio avrebbero ricevuto circa 200mila euro e auto di lusso. E' la prima donna militare arrestata per questo tipo di reati.
    Mola è stata arrestata nella sua abitazione di Crispiano (Ta) e portata in carcere su ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Valeria Ingenito. Secondo gli accertamenti delle fiamme gialle avrebbe ricevuto un anticipo sulla somma dell’accordo di circa 12.500 euro dal corruttore.
    Nella sua ordinanza il gip definisce “quadro avvilente” lo scenario degli affari tra imprenditori e Marina a Taranto. Lo stesso magistrato alcune ore prima aveva convalidato l’arresto in carcere per Di Guardo, 56 anni e Pastore, 69 anni, cosi' come chiesto dal sostituto procuratore Maurizio Carbone titolare anche della prima inchiesta sulle tangenti in Marina, che nel giro di due anni ha portato all’arresto di 9 ufficiali (7 finiti in carcere e 2 ai domiciliari) che ora rischiano il rinvio a giudizio per concussione.
    Da quanto trapelato nel corso degli interrogatori di convalida il capitano Di Guardo e l’imprenditore Pastore avrebbero fatto parziali ammissioni. Nei loro confronti ci sarebbero accuse ben circostanziate, fondate su intercettazioni e pedinamenti durati diversi mesi. I due sono stati arrestati mercoledi' sera in un appartamento sfitto di proprietà di Pastore.
    A casa dell’ufficiale i baschi verdi hanno trovati altri 2.500 euro in banconote da 50, che ritengono parte della tangente pagata da Pastore per aggiudicarsi la commessa milionaria ma ci sarebbe un altro incontro di luglio, monitorato dai militari, durante il quale sarebbero stati consegnati circa 10mila euro. I tre indagati sono accusati di corruzione e turbativa d’asta.
    La base di Maricommi a Taranto è già stata teatro di clamorosi arresti in flagranza. La magistratura tarantina a marzo scorso ha chiuso le indagini sul cosi' detto sistema “del dieci per cento”, un presunto giro di tangenti estorte agli imprenditori dell’appalto dai vertici della base. Undici gli imputati per concussione (l’udienza preliminare è il 25 novembre), dall’ex direttore della base, Fabrizio Germani, agli ex vice direttori Marco Boccadamo, Giuseppe Coroneo e Riccardo Di Donna.
    Tangenti, a Taranto arrestata ufficiale della Marina: "Prima donna militare in manette" - Repubblica.it

    Calabria Verde, distratti 80milioni di euro. In carcere anche il direttore generale
    CATANZARO – Le fiamme gialle del Comando provinciale di Catanzaro hanno eseguito questa mattina cinque misure cautelari – quattro arresti ed una misura interdittiva – nei confronti di dirigenti, funzionari e consulenti di Calabria Verde. Gli indagati sono accusati a vario titolo di reati contro la pubblica amministrazione. L’inchiesta mira ad accertare distrazioni di fondi della società, utilizzati a scopi diversi da quelli previsti. In particolare riguarderebbe l’uso di fondi comunitari destinati all’acquisto di mezzi antincendio boschivi, alla gestione del rischio idrogeologico e a consulenze esterne.
    L’Azienda Calabria Verde della Regione Calabria nasce come Ente strumentale della Regione per gli interventi sul territorio nel campo della forestazione e della difesa del suolo, per la salvaguardia, valorizzazione e sviluppo del patrimonio forestale e faunistico della Calabria. L’Agenzia regionale Calabria è stata già al centro di un’inchiesta nei mesi scorsi per un appalto da 33 milioni che aveva portato alle dimissioni di Paolo Furgiuele, direttore generale, sostituito dal governatore Mario Oliverio, con l’ing. Carmelo Gallo. L’inchiesta che ha colpito Calabria Verde era legata all’iter relativo alla gara per l’acquisto con 33 milioni di euro di fondi comunitari di mezzi speciali per il dissesto idrogeologico e contro gli incendi boschivi. Bando poi annullato in autotutela dai vertici della stessa Calabria Verde.
    Distratti 80 milioni di euro di fondi Por
    Erano destinati alla messa in sicurezza del territorio calabrese, i circa 80 milioni di euro di fondi Porche sarebbero stati distratti e utilizzati per il pagamento degli stipendi degli operai forestali. In carcere è finito l’ex direttore generale dell’azienda Paolo Furgiuele e il dirigente Alfredo Allevato ed agli arresti domiciliari è stato posto Marco Mellace, dirigente dell’economato. Per l’ex dirigente Antonio Errigo è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici mentre l’obbligo di dimora è stato deciso per l’agrotecnico Gennarino Magnone. I cinque devono rispondere a vario titolo dei reati di abuso d’ufficio, peculato, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale e minacce a pubblici ufficiali.
    Gli inquirenti: “una vicenda sconcertante”
    I particolari dell’indagine sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa. Nel corso delle indagini sono state monitorate alcune riunioni in cui i responsabili dei cantieri sarebbero stati minacciati e costretti a presentare stati di completamento di opere in realtà mai realizzate. All’ex dg Furgiuele è contestato anche di aver utilizzato operai e forniture dell’azienda per ristrutturare la sua abitazione di Amantea. Circa dieci operai avrebbero lavorato nella casa privata del dg mentre risultavano impegnati nei lavori di ristrutturazione degli uffici di Calabria Verde a Paola.
    Tra le altre cose Furgiuele avrebbe usato il parquet destinato agli uffici dell’azienda. Un danno di circa 33mila euro. L’ultima contestazione riguarda l’incarico da “dottore agronomo” per 30mila euro, di cui riscossi solo 17 mila, a un agrotecnico, amico del direttore generale, senza che ne avesse i titoli per ricoprirlo.
    “In 30 anni nulla sembra cambiato nella gestione della forestazione calabrese” ha dichirato il procuratore Gratteri. “La mia prima indagine quando ero giudice istruttore a Locri – ha raccontato il magistrato – riguardava proprio la forestazione. Emersero illeciti e clientele che portarono anche all’arresto dell’allora vicepresidente del consiglio regionale. Con questa nuova indagine mi sono reso conto che nulla è cambiato. Negli indagati di oggi rivedo la stessa arroganza e sicurezza dell’impunità”.
    “Noi non siamo chiamati a dare giudizi etici – è stato il commento del procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri – ma dobbiamo individuare fatti penalmente rilevanti. Ebbene quello che è emerso durante le indagini è sconcertante con un utilizzo spregiudicato di fondi pubblici. L’inchiesta rappresenta solo un primo step di un’indagine più ampia”.
    Il colonnello della Guardia di finanza Carmine Virno ha invece sottolineato come la gestione dei vertici di Calabria Verde abbia prodotto “un danno di circa 80 milioni di euro alle casse della Regione. L’ente infatti non potrà rendicontare alla commissione europea e i soldi già spesi resteranno quindi in carico alla Regione”.
    Calabria Verde, distratti 80 milioni di euro. Gli operai forestali per ristrutturare casa al direttore Furgiuele - QuiCosenza.it

    Turista di origini irpine schiacciato da un elefante in un safari in Africa
    Un turista italiano di origini irpine è morto durante un safari in Kenya. Secondo media locali, l'uomo è rimasto schiacciato da un elefante mentre stava scattando delle foto al Swara Camp del Parco nazionale di Tsavo, nel sudest del Paese, una delle aree protette più gettonate dai turisti.
    È campano il turista schiacciato dall'elefante in un safari in Africa | Il Mattino


 

 
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