ma non si chiama luiggi de maggistrisse ?


ma non si chiama luiggi de maggistrisse ?


Maxi rissa tra vicini per la pulizia di un terreno, sei arresti a Trappeto
di Silvia Iacono
TRAPPETO. Una maxi rissa è scoppiata ieri in contrada Piano a Trappeto. I carabinieri hanno avuto serie difficoltà a sedare gli animi di due famiglie di vicini di casa che sono scese in strada e se le sono date di santa ragione: urla, insulti e qualche colpo. Così è scattata la segnalazione al 112.
Da una prima ricostruzione dei carabinieri a scaldare tanto gli animi sarebbero stati futili questioni di vicinato, a quanto pare per la pulizia di un terreno confinante. E vere protagoniste della rissa sono state le donne delle due fazioni. I carabinieri arrivati sul posto hanno trovato sei persone, tre uomini e tre donne, che litigavano animatamente senza fermarsi. Nonostante la presenza dei militari i contendenti hanno continuato ad offendersi ed a colpirsi a vicenda e i carabinieri hanno dovuto separarli per sedare gli animi.
Sul posto è intervenuta anche un’ambulanza per medicare uno dei partecipanti che ha riportato una ferita lacero contusa, con una prognosi di sette giorni.
Tutti sei i partecipanti, appartenenti a due famiglie diverse che hanno costituito due avverse fazioni, sono stati così arrestati in flagranza per i reati di rissa e lesioni. Su disposizione dell’autorità giudiziaria sono stati sottoposti agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida.
Maxi rissa tra vicini per la pulizia di un terreno, sei arresti a Trappeto - Giornale di Sicilia
Lite per un caffè, giovane ferito a coltellate a Siracusa
SIRACUSA. Una lite per futili motivi avvenuta questa sera intorno alle 20.30 in una sala giochi di viale Scala Greca, alla periferia nord di Siracusa, è sfociata nel ferimento a coltellate di un giovane. Secondo quanto ricostruito dagli agenti delle volanti, un ventitreenne che si trovava nella sala giochi, in seguito ad una banale discussione per un caffè, è tornato a casa per prendere un coltello da cucina con una lama da 30 centimetri prima di fare irruzione nella sala giochi per farsi giustizia.
Diverse le ferite da taglio sul corpo della vittima, un ventenne, che si è difeso con una stecca da biliardo colpendo il suo aggressore al naso e alla spalla. La vittima è stata ricoverata in ospedale; la prognosi è ancora riservata.
Lite per un caffè, giovane ferito a coltellate a Siracusa - Giornale di Sicilia
Pomigliano, nuovo raid dei vandali
rubate le biciclette del bike sharing
Pomigliano, selle strappate dalle biciclette della postazione bike sharing di via Miccoli
di Pino Neri
POMIGLIANO - Il servizio di bike sharing finisce per l'ennesima volta nel mirino di ladri e vandali e a questo punto si fanno avanti ipotesi inquietanti, che vanno al di là del fenomeno legato alla mera micro criminalità. Nella notte tra domenica e lunedi ignoti hanno infatti rubato tre bici offerte a nolo dal comune: due sono state prese dalla postazione della centrale piazza Primavera e una da quella ubicata nei pressi dello stadio comunale Gobbato.
Non è finita. Da altre bici installate nella postazione bike sharing di via Miccoli, cioè in una terza zona della città, sono state strappate le selle. Inutile dire che il servizio è stato momentaneamente sospeso.
Pomigliano, nuovo raid dei vandali rubate le biciclette del bike sharing | Il Mattino
Nella Roma del degrado fra molestie e soldi in nero tornano i finti centurioni
La Capitale è di nuovo invasa dai finti centurioni, il più delle volte romeni, che con qualche verso riescono a strappare soldi e palpatine ai turisti
Anna Rossi
Finti centurioni usano la storia di Roma per chiedere soldi ai turisti e per palpare le donne incuriosite da loro e dai loro costumi.
Lo scorso 30 giugno è scaduta l'ordinanza che prevedeva il divieto in centro e in molte altre zone della Capitale di fare qualsiasi attività che potesse sfruttare la storia di Roma. Sono passati 20 giorni e i finti centurioni romeni sono tornati a fare il loro "lavoro" sporco.
Agitano in aria spade di legno, muovono i loro mantelli color rosso porpora e fanno finta di rappresentare la storia dell'Impero romano. Così ingannano migliaia di turisti che incuriositi e divertiti dal loro fare si avvicinano per chiedere una foto. Ecco che allora scatta il piano diabolico dei truffatori: i finti centurioni chiedono soldi in nero. E quelle che se la passano peggio di tutti sono le donne perché durante gli scatti e la scenetta "divertente" ricevono palpatine qua e là. Ma tutto viene giustificato perché loro sono i centurioni e possono fare quello che vogliono. L'ordinanza ormai scaduta aveva il compito fondamentale di preservare questa città e la buona immagine che i turisti devono farsi del nostro Paese. Ma dal primo luglio lo squallore dei truffatori è tornato in strada e tutto il centro è nelle loro mani.
Nella Roma del degrado fra molestie e soldi in nero tornano i finti centurioni - IlGiornale.it
"Diecimila euro per superare il concorso nell'Esercito": 5 indagati a Napoli
NAPOLI. Diecimila euro per superare il concorso di volontario nell'Esercito Italiano in ferma prefissata: è la somma che - secondo la Procura di Napoli Nord - un operaio della provincia di Napoli ha consegnato ad alcuni militari dell'Esercito per ottenere informazioni «riservate» sui test di accesso e una loro «segnalazione» per la figlia nelle prove del concorso per il reclutamento 2015.
A quattro di questi militari stamani la Guardia di Finanza ha notificato un'ordinanza cautelare (due agli arresti domiciliari; due sospesi per un anno dal servizio) per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di corruzione. Stessa ipotesi di reato - si apprende dalla Procura di Napoli Nord - per un appartenente alla Guardia di Finanza, colpito dalla misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, e per altre due persone.
L'ordinanza, emessa dal gip di Napoli Nord, è stata eseguita dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli. Nell'operazione scattata stamani le Fiamme gialle stanno facendo perquisizioni personali e locali alla ricerca di eventuali prove relative alle posizioni di un'altra cinquantina di candidati che - secondo l'ipotesi investigativa - si sarebbero rivolti agli stessi militari per superare il concorso.
Secondo gli investigatori, gli indagati avevano messo in piedi un ampio e articolato «sistema» di acquisizione di informazioni e atti riservati relativi ai test di accesso e di «segnalazioni» per il superamento del concorso, sfruttando una fitta rete di relazioni personali.
"Diecimila euro per superare il concorso nell'Esercito": 5 indagati a Napoli - Giornale di Sicilia
PON Cultura – in arrivo incentivi per imprese creative al Sud
Angela Lamboglia
107 milioni di euro per lo sviluppo della filiera culturale nelle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia
In dirittura d'arrivo il bando del Programma Operativo Nazionale Cultura e Sviluppo 2014-2020 per lo sviluppo di imprese culturali e creative. Con un budget di 107 milioni di euro, il sistema di incentivi finanzierà startup, PMI già esistenti e imprese del Terzo settore nelle cinque Regioni del Mezzogiorno destinatarie del PON Cultura.
Il sistema di incentivi si rivolge quindi sia ad aspiranti imprenditori, che alle PMI e alle imprese no profit in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il PON Cultura, infatti, è riservato esclusivamente alle Regioni meno sviluppate, cui destina complessivamente 490 milioni e 933.334 euro, di cui 368,2 milioni a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e oltre 122,7 milioni di cofinanziamento nazionale.
Il tema dell'attivazione dei potenziali territoriali di sviluppo legati alla cultura, in particolare attraverso la promozione dell'imprenditorialità, è al centro del secondo Asse del PON Cultura, mentre il primo è dedicato al rafforzamento delle dotazioni culturali e il terzo all'assistenza tecnica.
PON Cultura ? in arrivo incentivi per imprese creative al Sud - FASI.biz
Salerno, branco lega e stupra ragazzo di 17 anni e filma tutto
Due arrestati, s'indaga per scoprire l'identità di altri due che si nascondevano con maschere e parrucche. Scena della violenza di gruppo, un centro massaggi
Salerno, 19 luglio 2016 - Stuprato a turno da un gruppo di pedofili, alcuni dei quali indossavano una maschera per non farsi riconoscere. L'esperienza da incubo è toccata a un ragazzo di 17 anni è stato legato e violentato ripetutamente da quattro uomini, che oltretutto hanno filmato lo stupro con un telefonino. Teatro della violenza, un centro massaggi di Cava dè Tirreni che il giovane frequentava.
Le violenze, all'inizio si trattava di pesanti avances, sono distribuite tra l'ottobre 2015 e l'aprile 2016. I caraninieri hanno arrestato due dei presunti responsabili della violenza, entrambi di 50 anni - sono accusati di violenza sessuale di gruppo e pedopornografia - e stanno indagando sugli altri due che si nascondevano dietro a maschere e parrucche.
L'episodio di violenza più grave - lo stupro di gruppo filmato col telefonino - è stato scoperto grazie alla denuncia della madre del ragazzo, che ha riferito tutto ciò che sapeva. Uno degli indagati gestiva il centro massaggi frequentato dal giovane.
Durante le indagini i militari hanno fatto perquisizioni, accertamenti tecnici, raccolto testimonianze e messo insieme una serie di elementi che hanno consentito di ricostruire la vicenda: la vittima avrebbe subito una serie di avances progressivamente più pesanti fino ad arrivare all'episodio più grave nel quale quattro uomini, due dei quali con maschere e parrucche, hanno abusato di lui a turno dopo averlo legato. Le violenze sono state filmate con un telefonino, presumibilmente per ricattarlo in una fase successivo alle violenze.
Salerno, branco lega e stupra ragazzo di 17 anni e filma tutto - Cronaca - quotidiano.net
"Froci e pervertiti violentano 17enne" Polemica per il titolo
Polemica sul titolo del quotidiano Cronache di Salerno, in riferimento alla notizia di un ragazzo violentato in un centro massaggi nei giorni scorsi
Claudio Cartaldo
Se il titolo voleva attirare l'attenzione, l'obiettivo è stato raggiunto. "Froci e pervertiti violentano 17enne", scrive in prima pagina il quotidiano locale "Le Cronache" di Salerno.
Il riferimento è alla triste vicenda del ragazzo legato e stuprato in un centro massaggi. Carattere maiuscolo, tutta la pagina occupata. Un titolo forte, non c'è dubbio, capace di far scattare numerose polemiche.
La foto dell'apertura del giornale salernitano sta facendo il giro del web. Anche l'ordine dei giornalisti della Campania ha preso posizione, pubblicando un commento sul Facebook: "Un titolo agghiacciante - scrive - non c'è altro da dire".
Il direttore, però, non fa un passo indietro e difende la sa scelta: "Noi siamo per la castrazione chimica per queste persone - scrive sul sito - siamo dalla parte dei ragazzi e ci auguriamo che in carcere venga applicata la giusta legge". Poi aggiunge: "Davanti ad una squallida vicenda come quella di Cava, dove ci sono tanti giovani vittime dei due froci e pervertiti e dei loro complici che mi auguro vengano arrestati al più presto, Cronache assume una posizione forte e senza equivoci. Come abbiamo sempre fatto in ogni situazione in cui si chiedeva di scendere in campo".
"Froci e pervertiti violentano 17enne" Polemica per il titolo - IlGiornale.it
Parigi convinta della 'pista pugliese': "Da Bari telefonate al killer"
Allerta dopo l'analisi dei tabulati. Uno dei fermati in Francia ha lavorato in Puglia
BARI C’È UN filo che potrebbe collegare la strage di Nizza alla Puglia. Che, fatalità bizzarra, è stata teatro di un’altra strage, seppure di tutt’altro tipo, appena due giorni prima di quella nella città francese. A rivelare una possibile ‘pista pugliese’ sono le autorità giudiziarie francesi, che hanno segnalato alla Digos della questura di Bari alcuni contatti sospetti tra l’attentatore e uno o più interlocutori nella regione italiana.
GLI AGENTI hanno avviato così degli accertamenti su alcuni cittadini di nazionalità tunisina residenti in provincia di Bari, che appunto risulterebbero essere entrati in contatto nelle scorse settimane con l’attentatore di Nizza, Mohamed Bouhlel: tra questi, uno dei sette fermati domenica a Nizza, un tunisino che avrebbe lavorato in Puglia.
Parigi convinta della 'pista pugliese': "Da Bari telefonate al killer" - Cronaca - quotidiano.net
'Ndrangheta, bufera sulla Regione Calabria: indagato il vicepresidente del Consiglio
Le mani delle cosche reggine sul Terzo Valico. Nuove accuse per il senatore Caridi
Sergio Rame
Un nuovo terremoto giudiziario si abbatte sulla Regione Calabria. Quaranta persone, tutte affiliate alle cosche della 'ndrangheta "Raso-Gullace-Albanese" e "Parrello-Gagliostro", sono finite nei guai per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società.
Ad agevolare le attività dei clan ci sarebbero stati anche rappresentanti politici locali, regionali e nazionali originari di Reggio Calabria. Fra questi spiccano il senatore di Gal Antonio Caridi e il vice presidente del Consiglio regionale Francesco D'Agostino.
Le mani sul Terzo Valico
Secondo quanto risulta dalle indagini, le cosche avrebbero messo le mani, attraverso i loro affiliati in diverse regioni d'Italia, su alcuni sub appalti per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Genova-Milano. Dalla provincia reggina i clan di 'ndrangheta "Raso-Gullace-Albanese" e "Parrello-Gagliostro" sono riusciti a mettere le mani sull'economia del Ponente ligure. Nel mirino delle cosche erano finiti soprattutto gli appalti del Terzo Valico, un'opera da 6,2 miliardi che è ancora in fase di realizzazione. Erano talmente potenti da da riuscire a sovvenzionare, secondo la Dda, i comitati per il "Sì Tav". Ad agevolare le attività delle cosche reggine sarebbero stati politici locali, regionali e nazionali originari di Reggio Calabria. Fra questi c'è appunti Caridi che nelle ultime ore è stato raggiunto da nuove accuse. Nei giorni scorsi i magistrati reggini avevano già chiesto a Palazzo Madama l'arresto del senatore di Gal che è invischiato nell'operazione che ha svelato la cupola massonico-mafiosa che governa la 'ndrangheta. Secondo gli inquirenti, Caridi sarebbe "uno strumento della direzione strategica della 'ndrangheta" che si rivolge a lui in caso di bisogno. "Nel caso delle regionali del 2010 - spiega il procuratore aggiunto della dda di Reggio Calabria, Gaetano Paci - gli uomini del clan hanno usato metodi da manuale dello scambio elettorale politico mafioso, arrivando a minacciare i dipendenti delle loro imprese di licenziamento se loro e le loro famiglie non avessero votato Caridi. E lui lo sapeva".
Gli agganci con la politica
I magistrati hanno chiesto l'arresto anche per il parlamentare di Ala Giuseppe Galati che, a detta dei pm, sarebbe stato corrotto da Girolamo Raso per farsi sloccare alcuni lavori edili sospesi perché eseguili in zona vincolala nel parco naturale Decima Malafede (Roma) e gli appalti sul trasporto pubblico e sullo smaltimento rifiuti nella Capitale. Il gip non ha, tuttavia, ritenuto sufficiente il quadro indiziario a carico del parlamentare e ha respinto l'istanza. Indagato a piede libero c'è anche l'attuale vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. Per i magistrati della Dda D'Agostino, che alle regionali del 2014 è stato eletto con 7.900 voti nella lista di Mario Oliverio, è "una delle pedine di cui si servivano i clan per portare a termine i loro affari". "Siamo di fronte a una nuova operazione - dichiara il procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho - che dimostra come la 'ndrangheta abbia ormai ramificazioni stabili sul territorio nazionale. Non è solo criminalità spiccia. Dall'indagine sono emersi gli interessi dei clan in decine di imprese, attive non solo nel classico settore del movimento terra, ma anche in quelli ad alta tecnologia e specializzazione, come quello della produzione delle lampade a Led".
'Ndrangheta, bufera sulla Regione Calabria: indagato il vicepresidente del Consiglio - IlGiornale.it
Strage treni in Puglia, s'indaga su falso orario per coprire l'errore e su alterazione dei registri
Un'alterazione «evidente» dei registri di viaggio di almeno una stazione che fa pensare al tentativo di uno o più ferrovieri di coprire a posteriori l'errore che ha portato al disastro sulla tratta Corato-Andria. È questa la pista che stanno seguendo nelle ultime ore gli inquirenti tranesi che indagano sullo scontro tra due treni avvenuto in Puglia il 12 luglio e che ha provocato 23 morti e 50 feriti. Sulla tratta, al momento del disastro, erano presenti tre convogli: uno era arrivato ad Andria da Corato, gli altri due erano stati fatti partire rispettivamente dalle stazioni di Andria e Corato, e si sono scontrati. Gli accertamenti hanno finora stabilito che il convoglio partito da Andria verso sud non doveva lasciare la stazione. L'anomalia riscontrata - a quanto si apprende - si riferisce all'orario di transito di uno dei tre treni.
Strage treni, s'indaga su falso orario per coprire l'errore | Il Mattino
Falsi invalidi: tra i 93 indagati commercianti di via Toledo a Napoli
di Maurizio Capozzo
Non solo «furbetti», ma in qualche caso addirittura benestanti. C'è di tutto nelle storie dei falsi invalidi portate alla luce dall'ultima indagine condotta dal Nucleo Spesa Pubblica della guardia di finanza diretto dal tenente colonnello Andrea Pecorari. Uno spaccato dei giorni nostri dove, grazie all'abilità di truffatori incalliti, l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale finisce col trasformarsi nell'ignaro ed inconsapevole benefattore di intere famiglie di truffatori.
Ci sono i titolari di una nota boutique di via Toledo tra i falsi invalidi scoperti dalle fiamme gialle. Lui, abituato a maneggiare capi di note griffe per clienti danarosi, puntuale nel riscuotere la pensione per l'invalidità che non c'era. E non solo. Perché i finanzieri hanno accertato che il «vizietto» della truffa all'Inps ce l'aveva pure la moglie contro la quale non si proceduto penalmente perché, nel frattempo, i reati contestati erano andati prescritti.
E non poteva mancare tra i «furbetti» anche la moglie di un dipendente dell'Inps che con i soliti raggiri della falsa documentazione medica era riuscita ad assicurarsi l'agognata pensione. Secondo un canovaccio emerso già nel 2008 quando una delle prime inchieste di questo filone naufragata sotto la scure della prescrizione - portò all'arresto e poi alla condanna in primo grado, da parte della Settima Sezione penale del tribunale di Napoli, proprio di numerosi funzionari Inps infedeli che avevano «taroccato» le pratiche per erogare pensioni non dovute.
Ma i paradossi non finiscono qui. Godeva di ottima salute il trafficante di droga rinchiuso nel carcere di Sant'Angelo che, prima di finire dietro le sbarre in presenza della vera invalidità difficilmente sarebbe entrato nelle patrie galere - era riuscito a sbrigare le pratiche per accaparrarsi la sua bella pensione.
A Marano c'era, poi, un macellaio del centro, molto noto in città e, per quello che si vedeva, in perfette condizioni fisiche, cui l'Inps per anni ha versato ogni mese la pensione di invalidità che si aggiungeva, così, ai guadagni per la vendita di bistecche e costate.
Due sorelle napoletane, invece, erano state entrambe contemporaneamente «contagiate» dalla invalidità, visto che erano riuscite ad entrare nel giro dei beneficiari della pensione e portare a casa nel giro di poco tempo oltre 190mila euro in due.
E c'erano anche famiglie modello tra gli invalidi a carico dell'Inps, come nel caso di un marito e moglie residenti in provincia, genitori di due ragazzi, che «arrotondavano» le entrate con la doppia pensione di invalidità.
Un quadro desolante quello emerso dall'inchiesta della guardia di finanza dove, più che le difficoltà economiche, erano l'avidità e la certezza di rimanere impuniti a spingere gli indagati sulla strada della truffa.
Falsi invalidi: tra i 93 indagati commercianti di via Toledo | Il Mattino
Toh, il Nord paga il doppio delle tasse
Francesca Angeli
Italiani popolo di tartassati? Vero ma a metà perché in quanto a pagamento dei balzelli l'operoso Nord sborsa il doppio rispetto al Sud. Ancora una volta è l'ufficio studi della Cgia di Mestre a fare i conti in tasca agli italiani, confermando che anche sul fronte fiscale il Paese è spaccato a metà.
Al Nord le entrate tributarie pro capite ammontano a un valore medio annuo di 10.229 euro, nel Mezzogiorno si scende a 5.841 euro. Dunque il gettito che grava su ciascun cittadino del Settentrione è quasi il doppio rispetto a quello di un residente del Mezzogiorno mentre al Centro il gettito si attesta a 9.485 euro. Semplice ripartizione diversa della ricchezza o accanimento?
Toh, il Nord paga il doppio delle tasse - IlGiornale.it


Il disastro ferroviario nel barese. “Scoperto” il mandante. La mentalità meridionale
22 Jul 2016 · 1 Commento
di GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Ho resistito alle amichevoli sollecitazioni volte a farmi scrivere un articolo su tale catastrofe, subito dopo l’accaduto perché ero convinto della necessità di non infierire. Ora, tuttavia, dopo tante inutili diatribe editoriali e, soprattutto televisive ( vero Saviano ?) in massima parte basate su falsità ritengo utile intervenire.
L’argomento, peraltro tristissimo dato i morti evidenzia la mentalità del Sud, mentalità che ahimè sta trascinando l’intera Italia in un baratro. Mentalità che non tende a scomparire neanche davanti a evidenze schiaccianti. Infatti quale è stato il primo problema sollevato? Quello dei soldi che altri dovrebbero dare!
Riassumiamo i principali punti evidenziati da stampa e TV a difesa del Sud.
1.-Il Sud è da sempre abbandonato anche nel settore ferroviario essendo attrezzato con linee a semplice binario. Tecnica (si afferma) superata dal doppio binario.
Falso! Il Sud, come il Nord, come tutta l’Europa è attrezzato con linee ferroviarie adatte al volume di traffico. Sicurezza e doppio binario non sono assolutamente collegate.
Un articolo di Maurizio Stefenini, pubblicato su Libero chiarisce in modo indiscutibile la situazione.
Una buona parte delle ferrovie europee è a semplice binario e nessuno si sogna di cambiarle senza nuove esigenze di traffico. Questo non toglie che debbano essere e siano sicure.
Per rimanere in Italia cito, ad esempio, la ferrovia Brescia – Edolo e rami collegati ( 80 km di lunghezza totale) dove in un recente articolo su Brescia Oggi l’A. Davide Vitacca illustra con buona evidenza tecnica l’assoluta sicurezza del sistema. E il litorale ligure, ad esempio.
- 2. Il Sud non è stato finanziato dall’Europa per il rinnovo delle ferrovie.
Falso! L’UE ha dato 180 milioni che sono stati dai Politici del Sud destinati altrove. Tra parentesi, ci piacerebbe conoscere posizione dell’”altrove”. E non solo l’UE, poiché il Sud ciuccia soldi dove gli capita.
3.-Le ferrovie del Sud non sono sicure.
Vero! E’ stata una scelta unica dei politici e dei burocrati del Sud. La messa in sicurezza può essere fatta anche con mezzi poco costosi. Basta che i soldi non prendano altra strada.
Tuttavia anche senza i dispositivi attuali di sicurezza la procedura operativa (di una semplicità disarmante) garantiva e garantisce tranquillità ai viaggiatori, a patto che i responsabili del traffico siano presenti e operanti. Senza delegare ad altri le loro funzioni.
4.-La costruzione del secondo binario della tratta incriminata è in fase di stanca.
Vero! Ma nessun esterno al Sud l’ha fermata.
Nella speranza, però, che la costruzione del suddetto secondo binario sia stata suggerita da esigenze di traffico e non da altre esigenze………………
5.-L’Italia non si interessa del Sud
Falso! Oltre il 70% dei Parlamentari e l’80% dei burocrati sono del Sud. Che ci stanno a fare ?
Particolarmente in Puglia queste percentuali sono ancora più alte e allora chi doveva operare e perché non lo ha fatto?
Un ex Governatore della Puglia, invece di curare i propri affari economici e sentimentali parlando e operando come se fossero problemi nazionali, non poteva dedicarsi ai veri problemi della Puglia come ad esempio l’ILVA , le ferrovie insicure, gli ospedali (rimasti senza scorte di sangue, neanche poi tanto, per trasfusioni, che ha costretto ad una disperata ricerca) , nonchè Sacra Corona Unita ?
Questo è quanto. Fatte le principali precisazioni. Senza neanche soffermarsi troppo. Purtroppo questi comportamenti sono diventati il male dell’Italia in cui si opera, in modo da:
-scansare sempre i propri compiti quando c’è “da fare”
-addossare sempre ad altri la responsabilità dei fallimenti
-piangersi addosso aspettando che altri arrivino in soccorso
-aspettare sempre che provengano soldi da altri evitando il più possibile di pagare le tasse.
Se il Sud aspetta che arrivino gli africani a risolvere i problemi locali sta fresco!
Il disastro ferroviario nel barese. ?Scoperto? il mandante. La mentalità meridionale | L'Indipendenza Nuova
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


San Paolo Bel Sito, ragazza investita da «cacciatore» di Pokemon
di Nello Lauro
SAN PAOLO BEL SITO - Una ragazza due sere fa ha rischiato davvero grosso per colpa di un cacciatore di Pokèmon. L’applicazione della Nintendo per catturare “mostri” virtuali nelle strade che pratichiamo tutti i giorni è già diventata un tormentone in tutto il mondo, e nemmeno il Nolano viene risparmiato dal contagio. Anzi.
Erano all’incirca le 21, la giovane stava passeggiando per le vie del paese quando è stata urtata da una vettura alla cui guida c’era un ragazzo che si è fermato per prestarle soccorso. Il giovane ha poi candidamente confessato di essersi “distratto un attimo” perché aveva visto un Pokèmon e voleva catturarlo. La ragazza si è fatta visitare al pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” di Nola dove i medici le hanno riscontrato, per fortuna, solo una forte contusione al gomito.
Napoli, ragazza investita da «cacciatore» di Pokemon | Il Mattino
Napoli. Lite nel condominio, anziano minaccia tutti con grosso fucile
di Maurizio Cerino
Napoli. Un intero condominio tenuto sotto tiro da un sessantaduenne armato di fucile da caccia. La telefonata di allarme, giunta al commissariato Ponticelli era stata fin troppo chiara: «In via Andersen un uomo sta minacciando tutti di morte con un grosso fucile da caccia». Immediatamente la dirigente del commissariato, vicequestore Antonella Andria, ha fatto intervenire gli agenti della volante e della polizia giudiziaria, coordinati dall'ispettore Vittorio Porcini. Giunti sul posto i poliziotti si sono imbattuti in decine di persone in evidente stato di agitazione che subito hanno confermato quanto detto telefonicamente. Individuata la palazzina dove l'uomo armato abita, gli agenti hanno messo in sicurezza l'intera area, facendo allontanare tutti i presenti, mentre, nel frattempo, sono giunte altre pattuglie in appoggio. Con le opportune cautele imposte dalla situazione a «rischio certo» gli agenti sono entrati nella palazzina, dove hanno trovato altri condomini terrorizzati, che non volevano rincasare in quanto sarebbero dovuti passare davanti alla porta di casa dell'uomo che, appena pochi attimi prima, li aveva minacciati di morte.
Garantita la sicurezza di quest'altro gruppo di inquilini, sono arrivati all'uscio dell'abitazione «incriminata» e, con azione fulminea, hanno fatto irruzione nell'appartamento neutralizzando il 62enne che, al momento dell'ingresso della polizia, non impugnava alcuna arma. L'uomo, identificato per G.T., anch'egli in evidentissimo stato di agitazione psicomotoria, ha confermato l'ispettore di essere legalmente possessore di armi ma di non averle mai utilizzate per minacciare i condomini. I poliziotti hanno ispezionato la casa trovando il fucile da caccia, un Beretta calibro 12; una pistola a doppia canna dello stesso calibro, 50 munizioni e una collezione di pugnali di varie dimensioni.
In merito alla lite gli inquirenti hanno appurato che non era la prima, ed era esplosa per il rivangare vecchi rancori mai sopiti. Gli agenti hanno sequestrato tutte le armi e G.T. è stato denunciato alla magistratura per minacce aggravate e possesso illegale di armi. Nel corso del litigio sono volate minacce talmente pesanti, con il fucile, che una condomina è stata colta da malore e accompagnata alla guardia medica.
Lite nel palazzo, anziano minaccia di morte i condomini con fucile | Il Mattino
Nubifragio nel Napoletano
strade allagate e rifiuti galleggianti
di Ferdinando Bocchetti
Marano. Poche ore di pioggia e, come da tradizione, alcune strade della provincia si sono subito allagate. I maggiori disagi nella zona domizia e flegrea. A Marano, ad esempio, al corso Mediterraneo, dove giunge il fiume d'acqua proveniente dalla collina dei Camaldoli. Auto galleggianti, rifiuti sparsi per le arterie della città e un fiume di fango che ha costretto alcuni residenti a rintanarsi in casa. Tra le zone maggiormente colpite anche via Del Mare, via Recca e alcuni punti del centro storico. In passato non erano mancate le denunce sulla scarsa pulizia delle caditoie, che sarebbe stata però effettuata pochi mesi fa.
Nubifragio nel Napoletano ?strade allagate e rifiuti galleggianti | Il Mattino
Senza patente semina il panico con l'auto nell'isola pedonale
I Carabinieri della Compagnia di Mirabella Eclano, a seguito di una richiesta telefonica pervenuta alla Centrale Operativa, sono intervenuti ad Altavilla Irpina in quanto era stata segnalata un’autovettura percorrere a velocità sostenuta l’isola pedonale di Corso Garibaldi; durante la corsa, l’auto ha anche danneggiato un veicolo in sosta.
Sul posto sono stati immediatamente inviati vari equipaggi, già dislocati in zona secondo il piano predisposto dal Comando Provinciale Carabinieri di Avellino, che dopo poco hanno intercettato e bloccato quell’auto segnalata.
Alla guida del veicolo è stato identificato un ragazzo 26enne, sprovvisto della patente di guida in quanto mai conseguita. A suo carico è stata pertanto elevata una sanzione amministrativa con provvedimento di sequestro del veicolo che risultava intestato ad un suo familiare.
Senza patente semina il panico con l'auto nell'isola pedonale | Il Mattino
Ruba le offerte per i poveri
Fermato e portato in carcere
BIBIONE. Da tempo tutti stavano attenti perché il ladro aveva dimostrato di essere davvero senza pietà, rubando i soldini che la comunità parrocchiale raccoglieva per i bisognosi.
Alla fine un uomo di 54 anni, Giuseppe Santangelo, di Caserta, è stato arrestato dalla polizia locale per un furto commesso nella chiesa dedicata a Maria Assunta, in via Antares. Ha rubato le offerte. Alla centrale operativa del comando di polizia locale di via Maja era pervenuta nel pomeriggio di lunedì la segnalazione di un uomo che armeggiava nelle cassette dove si depositano le offerte dei fedeli. All’arrivo degli agenti in borghese Santangelo si era già allontanato, ma dalle immagini del sistema di videosorveglianza, creato proprio per individuare i ladri di offerte, si è potuto accertare un furto appena eseguito. I vigili urbani hanno individuato Santangelo grazie al confronto tra i vestiti indossati in chiesa e quelli al momento del fermo.
Non aveva fatto in tempo a cambiarsi, e questo errore è stato deciso per il suo arresto. In tasca aveva qualche decina di euro e arnesi da scasso. Giuseppe Santangelo conta precedenti di questo tipo. Per lui, dunque, si sono spalancate le porte del carcere. Resta a disposizione della magistratura di Pordenone.
Ruba le offerte per i poveri Fermato e portato in carcere - Cronaca - La Nuova di Venezia
Vigile urbano filmato mentre ruba al supermarket
Un agente della Polizia municipale di San Felice a Cancello (Caserta) è stato raggiunto dalla misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura, per furto aggravato. La misura è stata eseguita dai Carabinieri del comando di Cancello. L'agente municipale, 58 anni, tra novembre 2015 e gennaio 2016 si sarebbe recato in quattro diverse circostanze durante l'orario di servizio, in uniforme e con auto del Comando della Polizia Municipale di San Felice a Cancello, presso un supermercato prelevando dagli scaffali e dal bancone frigo salame, parmigiano e altri generi alimentari, nascondendoli nelle tasche dell'uniforme o nel marsupio. Tutto questo, secondo i Carabinieri, nonostante in alcune occasioni fosse stato sorpreso dai dipendenti del supermercato. L'agente era accompagnato da un collega che è stato denunciato in stato di libertà.
Vigile urbano filmato mentre ruba al supermarket
San Paolo, blatte nei reparti: scoppia l'allarme igiene
di Melina Chiapparino
Polverine disinfestanti nei reparti e a pochi passi dai letti dei ricoverati. È questo lo scenario che si presenta all'ospedale San Paolo dove, per fronteggiare le invasioni di formiche e blatte, sono stati distribuiti spray insetticidi in diverse aree del nosocomio. Non è passata inosservata la polverina bianca sparsa lungo i battiscopa dei reparti di Chirurgia, Rianimazione e nel Pronto Soccorso che nonostante le problematiche degli ultimi mesi, non sono mai stati sottoposti ad una vera e propria sanificazione.
Con l'arrivo del caldo, la struttura ospedaliera in via Terracina è stata invasa da colonie di formiche, persino in sala operatoria, e da blatte come denunciato anche da Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale e membro della commissione Sanità che ha puntato il dito sulla «scarsa igiene e la presenza di insetti sia all'interno che all'esterno del nosocomio». Il 15 maggio scorso, un episodio in particolare ha fatto scattare l'emergenza.
Il reparto di Urologia è stato chiuso e sgomberato dei pazienti a causa della presenza di un ratto che si era introdotto nelle sale degenti e successivamente nell'area mensa del piano ospedaliero. Solo in quell'occasione la porzione della struttura interessata dalla presenza del topo è stata sottoposta ad un intervento di derattizzazione ma, secondo i sindacati ospedalieri, l'intero edificio, comprese le aree esterne, necessita di un intervento specifico.
«L'ospedale deve essere sottoposto a vere e proprie disinfestazioni con cadenze regolari e interventi strutturali e non possiamo arrangiarci con polverine disinfestanti posizionate dalle ditte di pulizia perché si tratta di aree dove deve essere garantita la sanificazione massima dei luoghi» dichiarano Lello Pavone e Massimiliano Rotondo del sindacato Nursing Up che sostengono «la necessità di intervenire sul verde presente nelle aree adiacenti al nosocomio perché completamente abbandonate e frequentate da topi che facilmente possono entrare dentro la struttura». Il nosocomio è a rischio ed i numerosi acquisti da parte della direzione ospedaliera di polvere insetticide possono dare contezza dell'emergenza.
San Paolo, blatte nei reparti: scoppia l'allarme igiene | Il Mattino
Napoli. Scoperta dalla polizia droga nascosta in edicola votiva al rione Traiano
Controlli ad ampio raggio nella zona di Fuorigrotta, in particolare tra rione Traiano, Soccavo e Cavalleggeri, dove negli ultimi tempi si è registrata un'impennata di azioni delittuose. Dosi di droga sono state trovate dalla polizia in un'edicola votiva al Rione Traiano. La droga, cocaina e stecche di hashish, era nascosta sul retro dell'altarino, in via Catone.
Blitz al rione Traiano: hashish e coca nascosti nell'edicola votiva | Il Mattino
15enne violentata dal branco: dodici arresti
Violentata dal branco a Pimonte tra gli arrestati i familiari del boss
di Raffaele Cava
Violenza di gruppo su una 15enne nel piccolo comune dei Monti Lattari di Pimonte: scatta l'operazione dei carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia. Questa mattina sono state eseguite misure cautelari (a vario titolo) nei confronti di dodici ragazzini tra i comuni di Gragnano e Pimonte. Sono provvedimenti emessi dalla Procura dei minori di Napoli dopo le indagini dei militari.
Undici minorenni sono stati trasferiti in comunità di recupero, nei confronti di un dodicesimo accusato della violenza sessuale, minore di 14 anni, la Procura presso il Tribunale di Minorenni di Napoli procede separatamente.
Le indagini dei Carabinieri sono partite dalla denuncia della 15enne che sarebbe stata filmata con un cellulare durante un rapporto sessuale con il proprio fidanzatino e successivamente costretta a rapporti con gli amici di quest'ultimo sotto la minaccia di pubblicazione su Internet del filmato.
Violentata dal branco a 15 anni: fermati dodici minorenni | Il Mattino
IN SERVIZIO A LAURIA
In permesso per la «104» ma lavorava a Bologna
denunciato infermiere
POTENZA - Accumulava i permessi previsti dalla legge 104 per l’assistenza al genitore disabile, aggiungendo anche qualche giorno di malattia, per lavorare in un istituto sanitario privato a Bologna: la Guardia di Finanza ha denunciato un infermiere dell’Azienda sanitaria locale di Potenza, in servizio nella sede di Lauria (Potenza).
L’uomo, secondo quanto è emerso dalle indagini delle Fiamme gialle, non aveva nessuna autorizzazione a esercitare la professione a Bologna, e dal 2011 accumulava permessi e malattie per lavorare cinque giorni al mese nella struttura privata. In cinque anni i compensi indebitamente percepiti ammonterebbero a circa 113 mila euro e dalle verifiche fiscali l’uomo sarebbe anche un evasore totale: pertanto il danno erariale segnalato all’Agenzia delle entrate sarebbe, complessivamente, di 220 mila euro.
In permesso per la «104» ma lavorava a Bologna denunciato infermiere - Potenza - La Gazzetta del Mezzogiorno
Acerra, scarti di fonderia tra le patate: la municipale sequestra due appezzamenti
di Pino Neri
Acerra. Purtroppo la polizia municipale non ha fatto in tempo: le patate sono state già raccolte. Hanno preso da giorni la strada che le ha portate dritte ai mercati. A ogni modo i caschi bianchi stamane hanno messo a segno il doppio sequestro preventivo di due grandi campi coltivati appunto a patate, in località Tappia. Mescolati al terreno sono stati rinvenuti numerosi scarti, probabilmente di fonderia. Tonnellate di scarti. L'ecomafia, dunque, non si ferma. Nemmeno dopo la massiccia campagna mediatica scatenata dalla stampa e dalle istituzioni.
Scarti di fonderia tra le patate: sequestrati due appezzamenti | Il Mattino
Appalti Petruzzelli, indagata moglie ex direttore teatro
La Procura di Bari ha formalmente iscritto nel registro degli indagati per il reato di concorso in peculato Antonella Rinella, moglie dell’ex direttore amministrativo del teatro Petruzzelli di Bari, Vito Longo. Rinella, fra il 2010 e il 2015, avrebbe distratto insieme al marito il denaro dell’ente per acquisti personali.
In particolare, stando agli accertamenti disposti dal pm Fabio Buquicchio e delegati alla Digos della Questura di Bari, avrebbe ottenuto costose bottiglie di vino, profumi, cosmetici e trucchi poi rimborsati dall’ente alla ditta dell’imprenditore barese Giuseppe Garbetta, tra i fornitori della Fondazione per bottigliette d’acqua e prodotti per le pulizie. Le spese personali delle famiglia Longo sono state quantificate dalla magistratura barese in circa 400 euro a settimana, per oltre 100mila euro in sei anni. Del reato di peculato Antonella Rinella è accusata in concorso con il marito e con l'imprenditore Garbetta.
La nuova contestazione rientra nella più ampia indagine su presunte tangenti pagate a Longo in cambio di appalti al teatro, stimate in circa 400mila euro fino al dicembre 2015. A queste presunte mazzette ricevute da altri quattro imprenditori baresi (tutti arrestati insieme con Longo a gennaio per corruzione) si aggiungono le spese di rappresentanza e le forniture su cui la Procura di Bari sta compiendo accertamenti in queste settimane, interrogando persone informate sui fatti e acquisendo documentazione contabile.
Appalti Petruzzelli, indagata moglie ex direttore teatro - home - La Gazzetta del Mezzogiorno
Arzano. Abuso edilizio «coperto»: arrestata vigilessa, sospesi tecnici comunali
di Marco Di Caterino
Scandalo al comune di Arzano. Una vigilessa realizza un abuso edilizio, nel caso un sottotetto trasformato in abitazione, e due suoi colleghi e il tecnico comunale incaricati della verifica, verbalizzano che quell’abuso è totalmente inesistente, perché il sottotetto incriminato semplicemente non esiste.
Questa mattina sono scattati gli arresti domiciliari per Rosa Mastrocinque, 61 anni, in servizio presso il comando dei vigili urbani di Arzano. Sospesi dal servizio per sei mesi, il tenente dei caschi bianchi Vincenza Merolla, il vigile urbano Alfredo Sora, 57 anni, e il tecnico comunale Francesco Aruta, 60 anni.
Ai quattro dipendenti comunali è stata notificata un’ordinanza per i reati di falso ideologico in atto pubblico, mentre per la sola Rosa Mastrocinque, sono contestati anche i delitti di istigazione alla corruzione e violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato.
Il provvedimento è stato disposto dal gip presso il Tribunale di Napoli Nord, su richiesta del pubblico ministero Giovanni Corona, della procura di Napoli Nord, diretta dal procuratore capo Francesco Greco, ed eseguito dai carabinieri della locale tenenza, diretta dal tenente Germano Pecoraro. Al vaglio degli inquirenti, anche la brutale aggressione ad un secondo tecnico comunale, che invece relazionò l’avvenuto abuso.
Abuso edilizio «coperto»: arrestata vigilessa, sospesi tecnici comunali | Il Mattino
La rapina continua contro il Nord
Per la Cgia di Mestre le regioni produttive versano il doppio di tasse rispetto al Meridione. Una frattura endemica che si allarga sempre di più, e fa saltare il rapporto tra tassazione e servizi goduti, in nome dell'assistenzialismo. Una soluzione ci sarebbe, si chiama rivolta fiscale...
di Stefano Bruno Galli
Ogni tanto la Cgia di Mestre ci fornisce dei dati sui quali riflettere per capire che fine abbia fatto la Questione Settentrionale. E questa volta ci spiega che dalla graduatoria relativa al peso della fiscalità emerge un paese profondamente spaccato in due. Il gettito che grava su ogni cittadino del Nord è circa il doppio di quello che si abbatte sul residente al Sud. Ma che bella novità!
Per effetto dell’articolo 53 della Costituzione repubblicana, ogni cittadino concorre alla spesa pubblica in ragione della propria capacità contributiva. Ma il Nord è più sviluppato dal punto di vista produttivo e più ricco dal punto di vista economico. È del tutto evidente che versi di più rispetto a quelle aree che hanno una capacità produttiva – dunque una capacità fiscale – più bassa. Così si spiegano le fratture territoriali.
Gianfranco Miglio sosteneva come l’articolo 53 sia infondato sotto il profilo giuridico-formale e frutto di una maldestra scelta ideologica effettuata dai costituenti. Non poggia infatti su una regola del diritto, che è sempre individuale e non può considerare soggetti collettivi. Il professore lariano avrebbe volentieri riscritto così l’articolo relativo alla fiscalità: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche nella misura in cui essi fruiscono delle stesse”. Vi deve essere cioè una relazione fra i servizi utilizzati dal cittadino e la pressione fiscale che si abbatte su di lui. Sacrosanto principio, del tutto sconosciuto nella cultura istituzionale di questo Paese.
È l’adesione a un ordine politico, inteso nella sua dimensione collettiva, che vincola l’individuo all’impegno di contribuire dal punto di vista economico per sostenere i servizi che lo stesso ordine politico offre a ciascuno dei suoi membri. In linea teorica, ogni individuo dovrebbe contribuire solamente per prestazioni di cui usufruisce. E tuttavia, la complessità dei sistemi impone all’individuo di contribuire anche per sostenere le spese dello Stato, con le sue strutture e i suoi apparati. Il problema di sempre, in questo Paese, è che i servizi erogati dallo Stato sono spesso pessimi e di modestissima qualità. Le strutture del sistema, compresi gli apparati burocratico-amministrativi, hanno assunto una dimensione elefantiaca. E gravano sulla spesa pubblica improduttiva per effetto del dilagare del fenomeno del parassitismo.
In questo modo il prelievo fiscale va ben oltre la capacità contributiva del singolo, supera la liceità e la legittimità. E sconfina nell’illegalità, quando alcuni tributi ce li fa pagare due, tre, quattro volte. Lo Stato è sleale e si configura come una vera e propria idrovora insaziabile che si abbatte sulla vita – e sulla dignità – del cittadino. Mentre il debito pubblico continua a salire, contestualmente all’innalzamento della pressione fiscale, con buona pace del Premier Renzi che sostiene – puntualmente smentito dall’Istat – come le tasse siano scese negli ultimi tre anni. Ma non è vero. Avanti di questo passo, progressivamente ci si avvicina veloci alla soglia dell’insurrezione fiscale: «l’obbedienza passiva non è virtù di uomini liberi», diceva Miglio. E quando le istituzioni non garantiscono più i sacrosanti diritti dei cittadini-contribuenti a usufruire di servizi decenti, «non obbedire diventa un dovere morale».
Secondo il documento della Cgia ogni cittadino lombardo versa all’erario oltre 11mila euro all’anno, di fronte a una media italiana di 8500 euro. In fondo alla classifica – manco a dirlo – troviamo siciliani, campani e calabresi, che superano di poco i 5mila euro annui. Oltre l’81 per cento della pressione fiscale è in capo dallo Stato ingordo e predatore, burocratico e accentratore; circa il 10 per cento alle istituzioni regionali e l’8 per cento alle autonomie locali.
A settembre dell’anno scorso L’Espresso ha realizzato un’inchiesta. “È sparito il Sud”, un terzo del Paese scomparso dalle mappe: questa la sentenza. Non ci voleva L’Espresso, bastava leggere con attenzione il Rapporto Svimez 2015 sull’economia del Mezzogiorno oppure lo studio Measuring Institutional Quality in Italy pubblicato dalla Rivista Economica del Mezzogiorno. Bastava guardare i dati dell’Istat: nel 2014 il Pil del Sud valeva quasi la metà rispetto a quello del Nord. E a nulla valgono i roboanti e – come sempre – ridicoli proclami del Governo: «sul Sud basta piangere, il 2016 sarà l’anno della svolta», ha affermato Renzi pochi mesi fa. Mentre sul Nord non dice mai nulla.
Anche l’Economist, di recente, ha ricordato quanto incida il cleavage Nord-Sud sullo sviluppo economico generale del Paese. Nei fatti, la frattura definisce essenzialmente due sistemi economici chiusi in un solo paese. Dal 2008 al 2013 la contrazione dell’economia meridionale è avvenuta a velocità doppia rispetto al declino del Nord. Tra il 2001 e il 2013 l’economia del Nord è cresciuta del 2 per cento, quella del Sud ha subito una contrazione del 7 per cento. E al Sud si concentra circa il 70 per cento della disoccupazione.
Sino a quando le dinamiche complessive dello sviluppo duale saranno così incisive, si registreranno significativi e importanti problemi di crescita, soprattutto se essa viene rapportata a quella delle grandi economie europee. Ricomporre la frattura, ridurre il cleavage è ormai impossibile. La questione di fondo è quella di sempre: ormai è una persistenza, una costante, visto che già nell’immediato secondo dopoguerra i giovani del “Cisalpino”, settimanale comasco, lamentavano come il Nord venisse considerato una “monumentale vacca da mungere”. Allora come oggi. Rassegnamoci, non c’è più nulla da fare. Se non la rivolta fiscale del Nord.
La rapina continua contro il Nord - L'intraprendente | L'intraprendente


Pozzuoli. Stanco dell'attesa, aggredisce medico e guardia giurata in pronto soccorso
Pozzuoli - Un medico ed una guardia giurata sono stati aggrediti nell'antisala del Pronto Soccorso dell'ospedale «Santa Maria delle Grazie» a Pozzuoli da un uomo sui 40 anni, che era in attesa di sottoporre a visita medica la compagna. Esasperato dalla lunga attesa, l'uomo ha cercato di cogliere di sorpresa la guardia giurata e di sfilargli la pistola dal fodero per minacciare i sanitari. Il vigilante è riuscito ad evitare che l'aggressore si impossessasse dell'arma, ma è stato colpito alla testa, mentre un medico è stato malmenato.
L'uomo è stato bloccato ed allontanato da un'altra guardia giurata e da alcuni infermieri. Il Pronto Soccorso dell'ospedale «Santa Maria delle Grazie» di Pozzuoli opera da alcuni mesi in condizioni di forte difficoltà criticità a causa di lavori di ristrutturazione in corso. «Questo - afferma la Uil Sanità - è l'ennesimo grave episodio che si verifica nel settore emergenza del Santa Maria delle Grazie ed evidenzia lo stato di grave disagio in cui opera il personale sanitario». Il sindacato ha chiesto alla ASL Napoli 2 di rinforzare la presenza di guardie giurate nella struttura e di richiedere al Prefetto l'istituzione del drappello di polizia, soppresso 10 anni fa.
Stanco dell'attesa, aggredisce medico e guardia giurata in pronto soccorso | Il Mattino
Gli guarda la ragazza in disco. Lui lo prende a fucilate
Arrestati due 20enni di Somma Vesuviana che a marzo gambizzarono i buttafuori di un locale nolano
Furono Manuel Spina e Domenico Palmese a gambizzare, il 13 marzo scorso, i due buttafuori di una nota discoteca di Piazzolla di Nola. Alla Procura di Nola sono serviti 4 mesi di indagini per far luce su quello che fu un agguato in piena regola, avvenuto nel piazzale del noto locale del nolano, a seguito di una rissa scoppiata per futili motivi all'interno della discoteca tra due comitive. Quella di Somma Vesuviana, di cui facevano parte Spina e Palmese, e quella composta da giovani di Cicciano e Cimitile.
Una lite scoppiata per uno sguardo di troppo verso una ragazza dell'opposta comitiva. Rissa che era stata sedata dagli addetti alla sicurezza del locale. Dopo qualche ora, quando tutto ormai sembrava finito, il 24enne di Cicciano coinvolto esce dal locale per intrattenersi con alcuni amici nell’area antistante l’ingresso. Qui viene avvicinato da Manuel Spina, 20enne di Somma Vesuviana, che dopo aver preso dal portabagagli della sua auto un fucile da caccia aveva cominciato a far fuoco. Prima un colpo in aria, poi un secondo colpo esploso contro il giovane che però manca “l’obiettivo” e prende alle gambe i 2 addetti alla sicurezza. Subito dopo interviene il compagno. Domenico Palmese, 22enne di Somma, strappa il fucile dalle mani di Spina e spara altri due colpi verso il 24enne di cicciano, anche lui senza riuscire a colpirlo.
Le indagini dei carabinieri della stazione di Piazzolla di Nola, insieme a colleghi del nucleo operativo di Nola, hanno permesso di ricostruire l'esatta dinamica della vicenda.
Gli guarda la ragazza in disco. Lui lo prende a fucilate - Ottopagine.it Napoli
Parete, sette dipendenti del Comune indagati per assenteismo: cartellino nascosto nella manica
I carabinieri della stazione di Parete, nel casertano, nell'ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, hanno eseguito un'ordinanza di applicazione della misura cautelare della sospensione dall'esercizio di un pubblico servizio nei confronti di sette persone impiegate negli uffici del Comune di Parete, a vario titolo, indagate dei reati di falsa attestazione della relativa presenza in servizio e di truffa ai danni di ente pubblico. Il provvedimento, emesso dal gip presso il tribunale di Napoli Nord, «si inquadra in un'articolata attività di indagine, condotta dai carabinieri dall'aprile 2016 al maggio 2016 e diretta dai magistrati della Procura di Napoli Nord - spiega la Procura in una nota - che ha consentito di raccogliere un grave quadro indiziario a carico degli indagati in ordine alle illecite condotte degli indagati, i quali in più occasioni si sono allontanati arbitrariamente e illecitamente dal proprio posto di lavoro».
Dipendenti indagati per assenteismo cartellino nascosto nella manica| Vd | Il Mattino
Il masso del Cilento che da un anno
blocca la strada provinciale
Crollato il 18 agosto 2015, nessuno l’ha ancora rimosso. Gli automobilisti costretti a percorsi alternativi (o a violare il blocco). Spesi 37mila euro per uno studio preliminare
di Sergio Rizzo
Ad Aquara, ridente località del Cilento affacciata sulla valle del Calore, hanno già preparato la torta con la candelina. Il 18 agosto le 1500 anime del paese festeggiano il primo compleanno del nuovo arrivato, che senza chiedere il permesso a nessuno ha eletto la propria residenza nel bel mezzo della strada provinciale numero 12 che collega Ottati a Castelcivita. L’unico problema è che bisognerà recarsi sul posto, perché quello non si muove. Si tratta infatti di un masso pesante tonnellate che il 18 agosto del 2015 è piombato sulla strada. E da allora se ne sta lì, placido e immobile, senza che nessuno lo importuni. Non le ruspe del Comune, visto che la strada è provinciale. Ma nemmeno quelle della Provincia, che aspettano chissà cosa per rimuovere l’ingombrante inquilino.
La strada è chiusa da un anno e il traffico viene deviato su un percorso alternativo molto più lungo. A meno che qualche furbacchione non voglia sfidare il blocco impegnandosi in una spericolata gincana (succede puntualmente). Paradigma perfetto, quel sassone in mezzo alla carreggiata, di un Paese dove lo sport nazionale è aggirare qualunque tipo di ostacolo.
Il masso del Cilento che da un anno blocca la strada provinciale - Corriere.it
Napoli, 15enne stuprata dal branco: "Tutti sapevano, ma negavano l'evidenza"
La ragazzina è stata più volte stuprata. L'assessore comunale ha spiegato che tutti sapevano, ma volevano negare l'evidenza. Ora non potranno più
Anna Rossi
Spuntano nuovi dettagli sullo stupro di branco che ha come vittima una 15enne di Pimonte (Napoli): "In città se ne parlava già da tempo, ma nessuno voleva crederci, ora con gli arresti non si puo' più negare l'evidenza".
L'assessore alle pari opportunità e alle politiche giovani, Anna Ospizio ha commentato la notizia della violenza sessuale che ha come protagonisti una ragazzina e un branco di 12 minorenni. "Non avrei mai voluto che questi fatti accadessero nel mio Comune. Vivo questo momento come un fallimento delle istituzioni" - ha detto a ilmattino l'assessore.
Si', un fallimento perché la povera 15enne ha subito ripetute violenze. La sua denuncia non riguarda un episodio isolato, la ragazzina è stata stuprata più volte da quegli orchi. Ecco come sono andate le cose. La vittima era stata filmato durante un rapporto sessuale con il suo fidanzato (nel corso delle indagini è emerso che il giovanotto è figlio di un boss mafioso locale ndr).
Con questo filmato era stata messa in trappola proprio dal suo fidanzato: se la 15enne non avesse acconsentito a fare sesso di gruppo, lui avrebbe pubblicato sui social il video. Le cose sono andate avanti cosi' per un mese, fino a quando la vittima dello stupro ha denunciato il fatto.
Secondo lo straziante racconto dell'adolescente, infatti, il comportamento del suo fidanzato era "ambiguo". Prima dello stupro, avrebbe fatto finta di difenderla dal branco, poi con il telefonino avrebbe iniziato a riprendere le violenze. Nella messinscena il ragazzo si sarebbe anche fatto minacciare con un coltello.
Ma non è tutto. Dalle indagini è emerso anche che le amiche del cuore della 15enne aveva messo in guardia la vittima già da tempo. Come riporta ilmattino, le ragazze le avrebbero più volte consigliato di stargli lontano perché non era una persona affidabile. Ma queste parole a nulla sono servite perché la vittima si era innamorata della persona sbagliata.
Le violenze sono andate avanti per giorni. E dopo il primo stupro di gruppo, la terribile voce sulla vicenda ha iniziato a diffondersi per il paese. "Nessuno voleva crederci - ha spiegato l'assessore. Ora, purtroppo, con gli arresti non si puٍo' più negare l'evidenza. La ragazza ha raccontato in ritardo cosa è successo perché non si fida delle istituzioni. E' un fallimento. Vorrei capire che cosa è scattato nella testa e nel cuore della vittima per subire tanto a lungo le violenze".
Questa terribile storia non testimonia solo una violenza fisica, ma anche psicologica. A testimoniarlo, un episodio raccontato dalla vittima: nei giorni seguenti alla prima violenza la 15enne si sarebbe sfogata in un parco con le amiche e in quel momento un membro del branco sarebbe arrivato e l'avrebbe presa in giro davanti alle compagne, facendo allusioni a quanto avvenuto qualche sera prima.
Napoli, 15enne stuprata dal branco: "Tutti sapevano, ma negavano l'evidenza" - IlGiornale.it
Napoli, dopo Higuain un altro addio: il boss Schiavone passa alla ‘ndrangheta
Atac, la parentopoli dei sindacati: "Assunti 350 parenti di sindacalisti"
Una indagine interna all'Atac rivela che più di 350 dipendenti hanno rapporti di parentela con i sindacalisti.
Claudio Cartaldo
Lavori solo se sei un sindacalista. O un loro parente. Funziona cosi', più o meno, all'Atac di Roma, la società che gestisce il trasporto pubblico e che naviga in cattivissime acque.
Anche per colpa delle assunzioni per "chiamata diretta", quindi senza concorso, che da situazione emergenziale sono diventate la norma. Una norma per assumere parenti e amici. Spesso dei sindacalisti.
Secondo le ricerche, infatti, più di 350 dipendenti dell'Atac di Roma sarebbero imparentati con sindacalisti. E le assunzioni per "chiamata diretta" si sarebbero concentrate negli ultimi 10 anni.
L'indagine è stata condotta nella massima riservatezza. E i dettagli non sono stati diffusi. Il dossier, comunque, finiranno nelle mani dei pubblici ministeri.
I dipendenti dell'Atac
Al di là della parentela dei dipendenti, va detto che la gran parte di queste persone assunte grazie alla parentela con i sindacalisti non hanno mai messo piede su un bus. Ma sono finiti come impiegati dietro ad una scrivania, ingrossando le fila dei 11mila dipendenti di un'azienda che ha più di un miliardo di debiti. Il Messaggero, inoltre, fa notare che i controlli stanno continuando e il numero dei dipendenti imparentati è destinato a salire.
Le assunzioni controllate in questa prima fase dell'indagine sono quelle che risalgono al periodo che va dal 2006 al 2010. Le altre sono in corso di valutazione. Senza contare che dal 2010 quasi tutte le assunzioni sono state fatte proprio per "chiamata diretta".
Atac, la parentopoli dei sindacati: "Assunti 350 parenti di sindacalisti" - IlGiornale.it
La Sicilia brucia. Nonostante 23mila forestali
di Gemma Scortese
La Sicilia brucia. La Sicilia ha probabilmente uno dei corpi forestali più nutrito del pianeta. Le due cose, in un Paese normale, dovrebbero escludersi a vicenda. La seconda, in particolare, dovrebbe escludere la prima. E invece no, anzi. La alimenta. Come è possibile? E’ il paradosso italiano per cui un’istituzione che, nata alla fine degli anni Settanta, oggi conta 23.000 addetti (tra assunti, funzionari, operai precari pagati a giornata e via dicendo) non riesce ad evitare che ogni anno una delle regioni più belle d’Italia venga deturpata dalle fiamme.
Fino a tre anni fa i forestali siciliani erano quasi 30mila e costavano allo Stato, cioè ai cittadini del resto d’Italia, quasi mezzo miliardo di euro l’anno. Contando che regioni come Piemonte, Liguria e Lombardia ne hanno circa 400, il paradosso salta ancora più all’occhio. E cosa fanno questi forestali? Niente. E di chi è la responsabilità? di nessuno. Storie di ordinaria e folle amministrazione. Un brutto retaggio che arriva dai governi democristiani, passando per Toto' Cuffaro e arrivando a Rosario Crocetta. Il quale, se ha smesso di dar loro lavoro non è per un’accurata spending review, ma semplicemente per un debito enorme. E’ il cane che si morde la coda: poiché sono troppi e poiché la Regione è sul lastrico, non c’è modo di garantire lavoro a tutti. E quei (pochi, pare) che lavorano, lo fanno male. C’è chi sostiene, nel gioco di accuse incrociate tra politici locali, che nei mesi tra marzo e maggio non sia stata fatta alcuna prevenzione: dei fantomatici vialetti “tagliafuoco” neanche l’ombra, dunque. E poi c’è il capitolo “legalità”. Questo è Crocetta, qualche giorno fa: «A tutti ricordo che ho licenziato 180 forestali mafiosi e piromani, e forse qualcuno di questi si sta vendicando». Insomma, è il solito complotto. Mentre i sindacati, ca va sans dire, difendono i forestali che agli incendi verrebbero danneggiati in quanto le fiamme sottraggono per almeno cinque anni la terra al lavoro, la politica si fa schermo di pochi (200 su 23mila) delinquenti.
C’è chi a sinistra di Crocetta, come il senatore Francesco Campanella, annuncia interrogazioni su interrogazioni: «Attrezzature agricole comprate a peso d’oro, benzina alchilata acquistata spendendo quattro volte il suo valore reale, nessuna razionalizzazione dei costi» e via dicendo. Intanto, sul tavolo, c’è una riforma del settore più volte annunciata dal governatore e mai realizzata.
La Sicilia brucia. Nonostante 23mila forestali - L'intraprendente | L'intraprendente
Camera di Commercio a Napoli, truffa sui progetti: tre arresti
Avrebbero illecitamente beneficiato di erogazioni pubbliche destinate dalla Camera di Commercio di Napoli per la tutela dei mercati e dei consumatori oltre che per la promozione dell'impresa e dell'artigianato, dirottandole a vantaggio proprio o di società loro riconducibili.
Disposto complessivamente un sequestro per equivalente di 1 milione e 200 mila euro. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della sezione reati contro la Pubblica amministrazione della Procura della Repubblica di Napoli. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino e dai pm Giancarlo Novelli e Valter Brunetti. «I provvedimenti - spiega D'Avino - fanno riferimento ad una serie di illeciti in danno della Camera di Commercio di Napoli, perpetrati nell'ambito della procedura di erogazione dei cospicui finanziamenti pubblici che l'Ente in questione assegna a beneficio di numerose associazioni di categoria per lo svolgimento di attività progettuali ed eventi di promozione della realtà socio economica partenopea». Gli indagati avrebbero presentato «documentazione falsa, attestante spese apparentemente inerenti all'esecuzione di oltre 60 progetti di pubblico interesse in realtà mai svolti». Viene contestato il reato di associazione per delinquere nonchè plurimi episodi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Falsa sagra della zeppola decapitati vertici Unimpresa | Il Mattino
Giordano Bruno, mito dei talebani nazionalisti
di PAOLO GULISANO – Tra i miti risorgimentali che sono stati utilizzati dal nazionalismo italiota per forgiare una “nazione una”, se ne puo' trovare uno piuttosto particolare, e anche abbastanza inquietante. Come tutti questi miti, da Garibaldi al 20 (scritto sempre romanamente XX) settembre, si tratta di miti intoccabili, indiscutibili, difesi con talebana intransigenza. Questo mito, tra i meno popolari, ma tra i più amati negli ambienti intellettuali, è quello di Giordano Bruno.
Questo strano personaggio, una sorta di mago rinascimentale, un ex frate folle ed eretico, divento' nell’Ottocento l’icona del “libero pensiero”, il simbolo della resistenza al potere papalino, e la Roma risorgimentale, anticlericale gli eresse anche un monumento, in Campo dei Fiori, la bella piazzetta del centro storico dove avvenne l’esecuzione del Bruno, all’inizio del XVII secolo, in un tempo e in un contesto storico dove la pena capitale non era messa in discussione da nessuno.
Giordano Bruno è dunque uno degli “intoccabili” del Pantheon italico, ed è apparso quanto mai chiaro in occasione di una vibrante polemica giornalistica: tre brillanti e documentati articoli su Giordano Bruno a firma del giovane studioso Francesco Agnoli hanno scatenato le ire di Giulio Giorello e di Nuccio Ordine, che hanno preso posizione sul Corriere della Sera. Il Giorello, per la verità, si è limitato alle invettive contro i cattolici in genere, di ogni secolo e luogo, per poi riferirsi alle precise osservazioni di Agnoli definendole assai astrattamente “pettegolezzi da filosofia vista dal buco della serratura”.
In realtà Agnoli non aveva fatto altro che presentare la vicenda del “martire” campano con precisione e accuratezza storica. Tuttavia in Italia quando si toccano certi argomenti e si parla di scienza e di Chiesa il tasso di ideologia presente nell’aria impedisce ogni dibattito sereno. Eppure, al di là della fine drammatica, la figura di Bruno è esattamente come la descrive Agnoli: quella di un personaggio sulfureo, intriso di magia, di astrologia, di vitalismo panteistico.
Tutta la sua esistenza fu tesa a un’ affermazione personale, per sé e per la sua visione del mondo, contro avversari di tutti i Paesi e di tutte le confessioni, che divengono via via “porci”, “pedanti”, “barbari e ignobili”. Già frate domenicano, dal comportamento ambiguo e aggressivo, frustrato nelle sue richieste di arriera decise di andare a Ginevra e farsi calvinista, e per essere accettato nei circoli culturali e religiosi della città cominciٍ a seminare zizzania, a diffamare, ad attaccare violentemente e calunniosamente i notabili ginevrini.
Venne processato dai membri del Concistoro, non cattolico, ma calvinista, e costretto in ginocchio a lacerare i suoi opuscoli, ammettendo la propria colpa. Lasciata Ginevra, che dunque non lo capisce, Bruno approda a Parigi nel 1581: la sua fama di esperto nell’ars memoriae gli vale la convocazione del re Enrico III, di cui diviene in breve intimo confidente. Dopo soli due anni Bruno finisce a Londra, presso l’ambasciatore francese Castelnau, in Salisbury Court, vicino al Tamigi. Qui, secondo le recenti indagini di John Bossy (Giordano Bruno e il mistero dell’ambasciata, Garzanti) svolge un lavoro di spionaggio contro l’ambasciatore francese di cui è ospite, a tutto svantaggio dei cattolici, arrivando addirittura a rivelare i segreti carpiti in confessione. Infatti, pur essendo già da tempo un feroce nemico del Cattolicesimo e della Chiesa, considerati la causa della decadenza dell’Europa, Bruno si finge zelante sacerdote e celebra riti in cui non crede, nell’ambasciata francese, vantando poi d’altra parte la sua apostasia, presso la corte di Elisabetta.
Nel suo arrivismo giunge a svelare alla regina l’esistenza di un complotto catto-spagnolo, in realtà inesistente, contro di lei: scrive di esserne venuto a conoscenza in confessione. Nessuno gli crede. A questo punto Bruno, sempre scalpitante, vuole una cattedra a Oxford. Come ottenerla? Si offre volontario, con un’umile missiva, in cui si presenta cosi':
«Professore di una sapienza più pura e innocua, noto nelle migliori accademie europee, filosofo di gran seguito, ricevuto onorevolmente dovunque, straniero in nessun luogo, se non tra barbari e gli ignobili… domatore dell’ignoranza presuntuosa e recalcitrante… ricercato dagli onesti e dagli studiosi, il cui genio
è applaudito dai più nobili…».
Alla terza lezione verrà accusato di plagio e invitato a togliere il disturbo; le sue invettive feroci contro i londinesi, e contro il prossimo suo in genere, gli procurano, probabilmente, un breve arresto e determinano il ritorno precipitoso a Parigi. Ma qui, nel frattempo, il clima politico è cambiato, e i Guisa, la nobile famiglia a capo della Lega cattolica, ha sempre maggior potere: Bruno non esita a mettersi al suo servizio, e a chiedere di essere riaccolto «nel grembo della Chiesa catholica».
In realtà, ancora una volta, fa il doppio gioco, tessendo rapporti con i protestanti, benché nello Spaccio della bestia trionfante del 1584 avesse deprecato violentemente, in mille maniere, la figura di Lutero. Scomunicato dalla Chiesa cattolica e dai calvinisti di Ginevra, cacciato da Oxford e da Londra, Giordano Bruno, nel 1586, dopo l’ennesima disputa finita in rissa, deve abbandonare precipitosamente anche Parigi, perché neppure il vecchio amico Enrico III è più intenzionato ad accoglierlo. La destinazione, questa volta, è la Germania, e in particolare la città protestante di Marburgo. Ancora una volta il filosofo di Nola ottiene, dietro pressanti richieste, una cattedra universitaria, ma, detto fatto, entra in conflitto col rettore, Petrus Nigidius, che lo aveva assunto e che ora lo licenzia. Con la grinta di sempre Bruno riparte, per approdare a Wittenberg, città simbolo del luteranesimo, dove, per cambiare, ottiene il diritto
di tenere corsi universitari.
E' qui che Bruno cambia ancora casacca: in occasione del discorso di addio, dopo soli due anni di permanenza, polemiche, e tanti nemici, l’8 marzo 1588 tiene davanti ai professori e agli alunni dell’Università un elogio smaccato della figura di Lutero, contrapposta a quella del Papa, presentato, secondo le migliori tradizioni del luogo, come un vero anticristo.
Lasciata Wittemberg, Bruno approda a Praga, la città prediletta da maghi, alchimisti e occultisti da tutta Europa. Ancora una volta Bruno cerca il potere, aspira a coniugare le arti magiche, di cui si ritiene in possesso, con alleanze potenti e concrete. C’è ormai in lui il desiderio di non rimanere un teorico, ma di passare all’azione, di essere ispiratore di un rinnovamento del mondo, di una palingenesi, che i segni dei tempi gli dicono vicina, e che lui vuole guidare, con compiti e ruoli non secondari. Ma vuoi per il suo caratteraccio, vuoi perché le vantate arti magiche in suo possesso non danno i frutti sperati e promessi, anche Praga viene presto abbandonata.
Transiterà in seguito per Helmstadt, Francoforte, Zurigo, Padova, sempre in Cerca di cattedre e di potere, e infine, nel 1591, Venezia. Nella città veneta è accolto con curiosità da una cerchia di nobili da salotto, e in particolare da Giovanni Mocenigo, che è disposto a ospitarlo e nutrirlo in cambio dei suoi “segreti”.
Ma Bruno non è certo incline a fare il precettore privato: il suo desiderio sembra essere quello di usare le sue conoscenze magiche, al servizio deL disegno di «portare cambiamenti (politici) significativi, quantomeno nello scacchiere italiano».
Leggi: unificazione italiana, con presa di Roma e cacciata del Papa. Un vero precursore del tragico 20 settembre 1870! Prima di riuscire a realizzare tali fini viene tuttavia consegnato dallo stesso Mocenigo alla Santa Sede. Dopo i sogni di potenza, l’ideologo campano finisce dietro il banco degli imputati: in realtà è già abituato ai processi, alle abiure, alle fughe, e forse pensa, in cuor suo, di farla nuovamente franca, ma il tribunale inquisitoriale non emette condanne frettolose, procede con precisione e scrupolo, convocando testimoni, compulsando le opere, rispettando tutte le procedure.
Dopo essere stato scacciato da almeno 10 città diverse, condannato da cattolici, calvinisti, protestanti e professori universitari; dopo essere stato spia, aver violato il segreto confessionale, aver ripudiato se stesso, per convenienza, innumerevoli volte, e, infine, dopo aver cercato, attraverso la magia e l’intrigo, di rovesciare l’ordine politico, non solo quello religioso, del suo tempo, alla fine lo attendeva il rogo, e nei secoli a venire l’esaltazione da parte di esoteristi, massoni, patrioti italici, corsivisti alla moda. Ma nonostante tutto, come dice Agnoli, spacciarlo per un puro, un eroe, uno scienziato, è un delitto contro la verità storica. Impossibile tacere. [impossibile tacere il fatto che Giordano Bruno era semplicemente un terone standard.....]
Giordano Bruno, mito dei talebani nazionalisti | L'Indipendenza Nuova


DA LECCE
«Siamo grassi non mostruosi»
nel Salento rivolta degli obesi
LECCE - «Siamo grassi ma non mostruosi": parte dal Salento la rivolta degli obesi che non vogliono più vedere sulle loro diagnosi mediche la dicitura "obesità mostruosà e per questo hanno inviato ieri una lettera al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La notizia - riportata oggi da alcuni quotidiani locali - viene confermata all’ANSA da Tommaso Prima, responsabile del Comitato Difesa Diritti persone obese che dal profilo Facebook del Comitato ha fatto partire la 'rivolta'. Il signor Prima, 47 anni, 200 kg di peso, da tempo è impegnato nelle battaglie non solo in difesa dei diritti delle persone che combattono questo tipo di patologia ma anche in quelle sociali che riguardano persone che non hanno casa, che hanno problemi economici ed altro ancora.
«Mi sono giunte segnalazioni - racconta - da tutta Italia. 'Obesità mostruosa' è un termine scientifico utilizzato da tutte le Asl italiane e noi chiediamo al ministro che venga cambiato questo termine».
«Gentile ministro - si legge infatti nella lettera inviata a Beatrice Lorenzin - chiediamo che nelle diagnosi delle commissioni mediche che accertano l’invalidità non sia mai più inserita, per le persone che pesano oltre i 180 chili, la parola 'affetto da obesità mostruosa'». «Insomma - aggiunge Prima - capiamo che è un termine scientifico e che i medici che ci sottopongono alle visite mediche non ci vogliono offendere ma è una parola che puo' essere cambiata".
«Siamo grassi non mostruosi» nel Salento rivolta degli obesi - home - La Gazzetta del Mezzogiorno
Messina, ambulanza senza assicurazione. Stop dei carabinieri
Il mezzo era anche senza revisione. Non è il primo episodio
Emanuela Carucci
Clamoroso a Messina, in Sicilia. I carabinieri hanno sequestrato un'ambulanza del 118 che circolava liberamente in città, per il servizio di pronto soccorso. Il guaio però era che il mezzi non aveva la copertura prevista dall'assicurazione ed aveva anche la revisione per le auto scaduta. Oltre al sequestro, i militari dell'Arma hanno comminato anche una salata multa ai conducenti del mezzo. Senza sconti per la vettura di primo soccorso.
Il fatto è avvenuto in Via Santa Cecilia, nel capoluogo siciliano, dove l'ambulanza è stata fermata a un posto di blocco del nucleo radiomobile dei carabinieri del capoluogo siciliano. I militari si sono accorti dell'irregolarità assicurativa attraverso le verifica elettronica della targa dell'ambulanza.
Non è la prima volta che viene fermata un'ambulanza ad un posto di blocco a Messina. E', infatti, accaduto di nuovo pochi giorni fa. E anche in quel caso mancava clamorosamente la copertura assicurativa.
Messina, ambulanza senza assicurazione. Stop dei carabinieri - IlGiornale.it
Invasione di topi sul lungomare
famiglie in fuga
di Gianluca Sollazzo
SALERNO - Assalto di ratti sul lungomare mette in fuga decine di persone mentre consumavano pizze e panini sedute sulle panchine. È accaduto sabato sera sulla promenade del centro dove intorno alle 22,30 si sono registrate scene di panico da parte di famiglie con bambini a spasso costrette ad allontanarsi precipitosamente a causa della presenza di decine di ratti che all’improvviso hanno invaso due aiuole nel tratto del lungomare compreso tra piazza Cavour e l’inizio della spiaggia di Santa Teresa.
Gli animali sono sbucati dai palmeti alle spalle delle persone sedute. Un assalto in piena regola di ratti di grosse dimensioni che non è passato inosservato a quanti stavano consumando una pizza in tutta tranquillità. È chiaro che i roditori sono stati richiamati dall’odore del cibo e da altri residui alimentari abbandonati incivilmente da altri frequentatori.
Invasione di topi sul lungomare famiglie in fuga da Salerno | Il Mattino
A GALLIPOLI
Alterava i gratta e vinci per incassare la vincita
denunciato truffatore
GALLIPOLI (LECCE) - Un truffatore della provincia di Lecce è riuscito a comporre il collage del gratta e vinci e a ingannare il titolare di una rivendita di tabacchi di Gallipoli incamerando per due volte 400 euro.
Il truffatore - che è stato denunciato - una volta ritagliati i numeri dei gratta e vinci li ha incollati sottilmente sulla scheda da presentare alla cassa come vincente.
Tra l’altro, per portare l'operazione a compimento approfittava del momento in cui il punto vendita era particolarmente frequentato in modo che il titolare, preso dalla fretta, gli consegnava la somma corrispondente alla presunta vincita senza soffermarsi più di tanto.
La terza volta, però, l’esercente, insospettito, ha scoperto l’inganno e ha chiesto l’intervento della polizia che ha bloccato e denunciato il truffatore, un uomo di 58 anni.
Alterava i gratta e vinci per incassare la vincita denunciato truffatore - Lecce - La Gazzetta del Mezzogiorno
Sigarette, nei vicoli di Napoli tornano le «bionde» avvelenate
di Leandro Del Gaudio
Campania maglia nera, Napoli e Caserta la centrale dello spaccio di sigarette di contrabbando. Lo dicono le indagini e gli studi di categoria, specie quelli commissionati dalle principali produttrici (legali) di «bionde». Partiamo dai numeri: anche nel 2015, la Campania si conferma la regione maggiormente interessata dal fenomeno del traffico di tabacco lavorato estero, con una percentuale di prodotti illeciti del 37 per cento. Chiaro il numero? Significa che qui da noi, quasi un pacchetto di sigarette su due è venduto illecitamente. Altro che fenomeno da oleografia criminale, altro che cartoline ingiallite di una Napoli che non c'è più. E basta fare un giro in zone come Forcella, tra i vicoli del Pallonetto di Santa Lucia o nelle arterie di periferia (Ponticelli in primis) per riscontrare immagini che sembravano destinati agli archivi da emeroteca.
Proviamo a fare un salto in via Giudecca, in via Vicaria Vecchia o all'ingresso di via Sant'Agostino alla Zecca: ci sono le bancarelle, sono sempre lì, sono tornate a dispetto delle indagini che hanno puntato su killer e estorsori, su trafficanti di droga e altri delitti. Ma c'è una differenza rispetto a quanto si registrava alla fine degli anni Settanta e nel corso del decennio successivo: qui, i pacchetti di sigarette non sono provenienti dall'America, ma da altri paesi, quasi sempre dell'est europeo. La produzione di sigarette apparentemente pulita in alcune nazioni dell'est europeo è tanto elevata, che deve orientarsi per forza di cose in altri mercati, come quello del sud Italia, attraverso un sistema di trasporto assolutamente clandestino. Riecco dunque i canali classici del contrabbando, riecco sigarette di oscura provenienza che entrano nelle case nostrane. Ma in genere è l'intero fenomeno a preoccupare, specie per le ricadute sull'economia pulita e sulla salute: dagli esami di laboratorio effettuati sulle sigarette contraffatte in Europa e negli Stati Uniti, emerge la presenza di sostanze da taglio oggettivamente preoccupanti.
È capitato in alcuni laboratori, di trovare escrementi, insetti morti, muffe, percentuali elevatissime di piombo, cadmio, catrame. Costano meno, ma fanno male di più, dunque. Sono nocive, specie se si considerano altri aspetti tutt'altro che secondari. La stragrande maggioranza delle sigarette di contrabbando viene venduta nelle vicinanze delle scuole, dove sono studenti minorenni gli acquirenti potenzialmente più esposti.
Sigarette, nei vicoli di Napoli tornano le «bionde» avvelenate | Il Mattino
Traffico di reperti storici, denunciato 79enne: aveva anfore e lucerne del I secolo a.C.
I carabinieri della stazione di Teano, su delega della procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone hanno perquisito la casa di Armando Area, 79 anni, dove è stata ritrovata una lucerna in terracotta rubata il 14 gennaio 2016, nonché 24 oggetti di interesse dei beni culturali, tra cui anforette in terracotta con decorazioni, lucerne ex voto, piccoli vasetti ed alcune testine in terracotta, tutti risalenti a varie epoche storiche che vanno dal IX - VIII secolo a.c. al I-II secolo d.c.
Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio D'Amato stanno proficuamente proseguendo lungo il solco investigativo che lo scorso 21 luglio aveva consentito l'emissione e conseguente esecuzione della misura cautelare nei confronti di quattro persone ritenute responsabili della commissione di una serie di furti di beni d'interesse storico-archeologico.
Gli oggetti sequestrati in casa di Area sono stati sequestrati e saranno affidati alla Soprintendenza ai Beni Culturali per i successivi accertamenti. L'uomo è stato denunciato.
Infatti, le successive e collegate investigazioni hanno consentito, in questi giorni, di effettuare ulteriori perquisizioni, all'esito delle quali sono stati rinvenuti ulteriori beni di interesse storico artistico ed archeologico, trafugati dal museo di Teano. Ad oggi sono stati recuperati oltre 170 oggetti di notevole interesse storico per valore di circa mezzo milione di euro.
Traffico di reperti storici, 79enne aveva anfore e lucerne del I secolo | Il Mattino
Offrivano arance agli anziani per poi rapinarli: arrestati napoletani in trasferta
PESARO - I rapinatori 'delle arance', un 30enne e un 17enne che per strada avvicinavano anziani soli con la scusa di vendere o regalare arance per poi scipparli, sono stati individuati e arrestati dai carabinieri di Pesaro: originari di Afragola, sono ritenuti responsabili di almeno quattro rapine commesse fra Marche e Romagna.
I due si spostavano a bordo di un furgone bianco carico di cassette di agrumi e agivano sempre con le stesse modalità: hanno rubato collane, denaro, orologi a quattro anziani: il 22 gennaio scorso in tre colpi messi a segno a Pesaro, Tavullia e Riccione, il 6 febbraio a Lunano, il primo marzo a Villa Verucchio (Rimini). Tre delle quattro vittime erano ultraottantenni. Il trentenne è stato rintracciato a Bussolengo (Verona) e rinchiuso in carcere; il minore è agli arresti domiciliari. Un complice è ancora ricercato. Recuperata presso un Compro Oro di Rimini una collana d'oro scippata a Villa Verucchio.
Prima offrivano arance, poi la rapina arrestati napoletani in trasferta | Il Mattino
Scoperto ad appiccare incendi nei pressi dell'A1, 53enne in manette
CASERTA - I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Marcianise, durante la notte, hanno proceduto all’arresto in flagranza per incendio doloso nei confronti di Michele Maccarone, 53 anni di Maddaloni.
I militari dell’Arma, intervenuti a seguito di richiesta avanzata alla Centrale Operativa tramite il numero di pronto intervento 112 da parte di un privato cittadino, che segnalava la presenza di un uomo intento ad appiccare incendi in più punti all’altezza dello svincolo autostradale di Caserta Sud, hanno rintracciato Maccarone nei pressi del vicino outlet La Reggia. L’attività investigativa ha permessodi accertare che l’uomo, trovato nel tentativo di appiccare un ulteriore incendio alle sterpaglie presenti in aree pubbliche a ridosso della struttura commerciale, aveva innescato anche un rogo che aveva interessato una zona prossima ad un distributore di carburante, amplificando cosi'le condizioni di pericolo. A seguito di perquisizione personale, l’uomo veniva trovato in possesso dell’accendino utilizzato per gli inneschi.
Scoperto ad appiccare incendi nei pressi dell'A1, in manette | Il Mattino
Xylella, la rivincita degli Ulivi
ERA TUTTA UNA TRUFFA
La Procura di Lecce sequestra tutti gli ulivi da abbattere: 10 indagati tra cui il Commissario Straordinario Silletti e i ricercatori di Cnr e Iam. I reati contestati vanno dalla diffusione colposa di una malattia delle piante alla distruzione o deturpamento di bellezze naturali!
Svolta nell’inchiesta della Procura di Lecce sulla diffusione del batterio Xylella fastidiosa. Sono dieci i nomi che sono stati iscritti sul registro degli indagati. Tra loro, oltre a funzionari della Regione Puglia, ricercatori del Cnr e dello Iam e componenti del Servizio Fitosanitario centrale, c’è anche Giuseppe Silletti, comandante regionale del Corpo Forestale, nelle vesti di commissario straordinario per l’emergenza fitosanitaria. Rispondono dei reati di diffusione colposa di una malattia delle piante, inquinamento ambientale colposo, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali.
I nomi sono riportati nel decreto con cui le pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci dispongono il sequestro preventivo d’urgenza di tutte le piante di ulivo interessate dalle operazioni di rimozione immediata come previsto dal Piano Silletti e individuate nell’ordinanza del commissario del 10 dicembre scorso. Sotto chiave sono finiti anche tutti gli ulivi interessati dalla richiesta di rimozione volontaria “sulla base del verbale dell’Ispettore fitosanitario, in cui si rileva la presenza di sintomi ascrivibili a Xylella fastidiosa”, in esecuzione alle previsioni della nota di Silletti del 3 novembre scorso. Inoltre, sono sequestrate tutte le piante di olivo già destinatarie dei provvedimenti di ingiunzione e prescrizione di estirpazione di piante infette emessi dall’Osservatorio fitosanitario regionale. Su quei terreni, ad ogni modo, si consente qualunque intervento colturale che non sia il taglio degli alberi al colletto del tronco o la loro eradicazione.
Il decreto è stato notificato a Silletti nel pomeriggio del 18 dicembre. Gli altri indagati sono l’ex e l’attuale dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale, Antonio Guario e Silvio Schito; Giuseppe D’Onghia, dirigente del Servizio Agricoltura Area politiche per lo sviluppo rurale della Regione Puglia; Giuseppe Blasi, capo dipartimento delle Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Servizio fitosanitario centrale; Vito Nicola Savino, docente dell’Università di Bari e direttore del Centro di ricerca Basile Caramia di Locorotondo; Franco Nigro, docente di Patologia vegetale presso Università di Bari; Donato Boscia, responsabile della sede operativa dell’Istituto per la protezione sostenibile delle Piante del Cnr; Maria Saponari, ricercatrice presso lo stesso istituto del Cnr; Franco Valentini, ricercatore presso lo Iam di Valenzano.
Nelle 58 pagine di decreto, viene ripercorsa l’intera vicenda, a partire dalla prima segnalazione dei sintomi di disseccamento degli ulivi, già dal 2004-2006 e poi nel 2008. All’inizio, pero' si attribuirono le cause solo alla lebbra dell’olivo, per la quale, tra il 2010 e il 2012, sono stati anche avviati campi sperimentali “per testare prodotti non autorizzati” per combattere la malattia e per il diserbo degli oliveti con fitofarmaci Monsanto. Nelle varie tappe anche i primi convegni italiani su Xylella, come quello nell’ottobre 2010 presso lo Iam di Bari.
Infine, le analisi, fatte svolgere dalla Procura su ulivi di San Marzano (Ta) e Giovinazzo (Ba), con gli stessi sintomi delle piante salentine. Hanno dato esito negativo. E per gli inquirenti questa è la prova per cui “la sintomatologia del grave disseccamento degli alberi di ulivo non è associata alla presenza del batterio, cosi' come d’altronde non è, ancora allo stato, dimostrato che sia il batterio, e solo il batterio, la causa del disseccamento”.
Xylella, la rivincita degli Ulivi - ERA TUTTA UNA TRUFFA - La Procura di Lecce sequestra tutti gli ulivi da abbattere: 10 indagati tra cui il Commissario Straordinario Silletti e i ricercatori di Cnr e Iam. I reati contestati vanno dalla diffusione c
Napoli violenta, sabato di sangue tre giovani accoltellati tra i vicoli
di Melina Chiapparino
Tre giovani accoltellati, a poche decine di minuti l'uno dall'altro in tre zone cittadine diverse ma non lontane tra di loro. E' ancora tutta da valutare l'esistenza di un possibile collegamento tra gli ultmi fatti di sangue avvenuti tra le 19 e le 19.30 in città. L'unica certezza è che, in rapida successione, sono arrivati al pronto soccorso dell'ospedale Loreto Mare un 19enne aggredito e accoltellato al torace in via Paladino, nella zona dei Decumani, un 27enne accoltellato a Forcella e un altro giovane ferito non lontano da via Mezzocannone. Dei tre, quello che desta più preoccupazioni per il suo stato clinico e per la gravità dei tagli è il 27enne.
I tre ragazzi hanno riferito di essere stati aggrediti a scopo di rapina, ma non è chiaro se tra gli episodi ci possano essere degli elementi in comune o se è possibile che gli stessi aggressori abbiano messo a segno i blitz predatori l'uno dopo l'altro. Sono in corso accertamenti da parte della polizia che sta raccogliendo anche le testimonianze delle vittime, tutte ricoverate in ospedale.
Napoli violenta, sabato di sangue tre giovani accoltellati tra i vicoli | Il Mattino
Cara di Mineo, numeri gonfiati per fare più soldi con gli immigrati
da anni i responsabili del centro gonfiavano il numero di immigrati ospitati per far lievitare i compensi. Cosi' hanno rubato oltre un milione di euro
Sergio Rame
Che al Cara di Mineo ci fosse qualcosa che non andava, era già emerso da tempo. Ma che i responsabili della struttura gonfiassero il numero di immigrati ospitati per far lievitare i compensi alle ditte che svolgono i servizi all'interno del centro è una novità che getta nuove ombre su un centro di accoglienza che nel corso degli anni è diventato un polo di potere e un bacino di voti elettorali.
Il business dell'accoglienza
Sei persone sono indagate dalla procura di Caltagirone per i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni dello Stato e dell'Unione europea. Secondo la procura di Caltagirone, la cui inchiesta è una costola del maxi scandalo di "Mafia Capitale", tutto questo sarebbe avvenuto, costantemente, negli ultimi quattro anni. Dal 2012 al 2016 i responsabili del Cara di Mineo hanno, infatti, sottratto alle casse pubbliche almeno un milione di euro. Dall'analisi della contabilità, relativa alle presenze giornaliere degli immigrati ospiti del Cara, sarebbero saltate fuori la la corresponsione di importi superiori a quelli dovuti. La gara per la gestione triennale del Cara di Mineo, indetta il 24 aprile del 2014 per un importo di 97 milioni di euro, era già stata ritenuta illegittima dall'Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone il 15 febbraio del 2015.
Il sodalizio con le cooperative
La truffa era ordita dai dirigenti e dai funzionari della struttura di accoglienza dei richiedenti asilo, in combutta coi vertici delle cooperative coinvolte. Nella lunga lista degli indagati figurano, infatti il direttore del Cara, Sebastiano Maccarrone, il presidente del consiglio di amministrazione della Sisifo, consorzio di cooperative capofila dell'Ati fino a ottobre 2014, Salvo Cali', il direttore generale consorzio Calatino Terra d'accoglienza, Giovanni Ferrera, il consigliere delegato della Sisifo, Roberto Roccuzzo, il amministratore della "Casa della solidarietà", consorzio coop dell'Ati fino da ottobre 2014 ad oggi, Cosimo Zurlo, e Andromaca Varasano, contabile del nuovo Cara Mineo. Questi avevano trovato un modo per bypassare i badge che vengono consegnati agli immigrati all'ingresso nel Cara e che servono accedervi e uscirne, nonché per usufruire dei servizi, per i quali la Prefettura paga, per ogni ospite, 35 euro. Gli indagati gonfiavano il numero degli immigrati certificando la loro presenza anche quando si erano allontanati da tempo. "Attraverso i badge - spiegano gli inquirenti - le assenze sono registrate in via informatica nel sistema del Cara e l'incoerenza dei dati forniti spesso in forma cartacea alla prefettura è apparsa evidente incrociando la documentazione".
Cara di Mineo, numeri gonfiati per fare più soldi con gli immigrati - IlGiornale.it
Operai fantasma in un'azienda di Castrovillari
Erano beneficiari di indennità, ma in realtà non esistevano.
Emanuela Carucci
Trecentoquarantatré operai fantasma. No, non è un film dell'orrore. Ma è la truffa ai danni dell'Inps da parte di un'azienda agricola di Castrovillari, un piccolo Comune in provincia di Cosenza. Si tratta di una frode non da poco. Ben 900mila euro. A scoprirla le fiamme gialle di Sibari (sempre in provincia di Cosenza) coordinate dalla procura di Castrovillari.
I dipendenti, in realtà inesistenti, risultavano assunti dal titolare dell'azienda con un contratto a tempo determinato per un totale di poco più di 26mila giornate lavorative, come si legge da fonti di stampa locali. Un fabbisogno che risulta essere di gran lunga superiore rispetto a quello effettivo. Secondo le indagini, sarebbe dovuto essere di 1.600 giornate.
Inoltre è emerso che il titolare inizialmente denunciava all'Inps un fabbisogno di 1.900 giornate di lavoro, successivamente aumentate. Una richiesta respinta da parte dell'istituto nazionale di previdenza sociale.
Nonostante questo, però, l'uomo ogni tre mesi ha denunciato l'utilizzo di manodopera. 343 dipendenti, appunto. Di questi, però, solo quindici hanno effettivamente lavorato.
Operai fantasma in un'azienda di Castrovillari - IlGiornale.it
Milano, bambini in asilo legati alle sedie e presi a morsi: due arresti
Bambini dell'asilo legati con cinghie alle sedie e presi a morsi. Un 35enne e una 34enne, Enrico Luigi Piroddi e Milena Ceres, rispettivamente il titolare e la coordinatrice di un asilo nido del quartiere Bicocca, sono stati arrestati in flagranza dai carabinieri del comando provinciale di Milano. I due sono sono ritenuti responsabili di maltrattamenti in danno di minori di anni 10, percosse e lesioni personali. Altri due educatori sono attualmente indagati.
Le indagini hanno accertato, da parte degli arrestati, episodi raccapriccianti ai danni di bambini da pochi mesi a due anni quali schiaffi, spintoni, insulti. Alcuni sarebbero stati più volte legati con cinghie alle sedie, altri chiusi al buio in stanzini e trattenuti dentro terrorizzati. In un caso è stato refertato in ospedale anche un morso umano, a un piccolo di circa 2 anni. L'episodio del morso è stato proprio quello che ha dato origine agli arresti, già convalidati dal gip.
I due sono stati arrestati "in diretta" mentre i carabinieri, che li osservavano con delle telecamere nascoste dopo le denunce presentate da due ex collaboratrici, hanno visto la donna mordere il bimbo di due anni. A quel punto sono intervenuti. Il piccolo, soccorso, ha riportato lesioni giudicate guaribili in 10 giorni.
Bimbi in asilo legati alle sedie e presi a morsi: due arresti | | Il Mattino
E' irpina l'insegnante dell'asilo degli orrori scoperto a Milano
Milano, bambini in asilo legati alle sedie e presi a morsi: due arresti
Doveva sposarsi a fine settimana, sabato prossimo al santuario di San Gerardo a Caposele Milena Ceres. La donna è educatrice e compagna del titolare di un asilo privato di Milano dove sarebbero stati metodi violenti con i bambini. I due sono stati arrestati «in diretta» mentre i carabinieri, che li osservavano con delle telecamere nascoste dopo le denunce presentate da due ex collaboratrici, hanno visto la donna mordere un bambino di due anni al volto. A quel punto sono intervenuti.
Irpina l'insegnante dell'asilo degli orrori di Milano | Il Mattino
Lombardia, la rabbia dei professori: "Bocciano soltanto noi"
Al concorsone promossi in 63 su 690: è polemica
di SIMONA BALLATORE
Sessantatré “promossi” su 690 candidati. Una doccia gelata per i professori di lingua e civiltà inglese che aspiravano, finalmente, “alla cattedra” e che avevano tentato il test in terra lombarda. Il dato, confrontato ai risultati di altre regioni, sta alimentando il fuoco delle polemiche sul concorsone, acceso già da tempo. Nemmeno il 10% degli iscritti è riuscito a passare lo scritto e ad accedere all’orale.
«Nella stessa classe di concorso, in altre regioni, le percentuali sono molto diverse – denunciano i prof lombardi –. Si va dal 25% dell’Emilia Romagna al 33% in Piemonte. Ma le punte sono del 40% nel Lazio e del 63% in Sicilia».
Lumbard meno anglofoni rispetto ai colleghi del resto d’Italia? «Peccato che fra i non ammessi ci siano molti colleghi di riconosciute preparazione e competenza – sottolineano –. Tutti hanno già un titolo abilitante ottenuto tramite i percorsi previsti dal Miur. E' forte la sensazione che dietro questa percentuali si nasconda qualcosa di anomalo».
Lombardia, la rabbia dei professori: "Bocciano soltanto noi" - Cronaca - ilgiorno.it
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Rubano materiale durante concorso ippico
arrestati tre lucani
RAVENNA - Tre persone sono state arrestate la scorsa notte dai carabinieri per il furto di materiale ippico all’interno del centro «Le Siepi» di Milano Marittima, sul litorale ravennate, dove si sta svolgendo un concorso ippico nazionale A6.
Si tratta di un impiegato 40enne nato a Potenza ma residente a Matera e appassionato di concorsi; e di due rottamai di 24 e 25 anni entrambi anche loro di Potenza. Il bottino, del valore di circa 5.000 euro, è stato già quasi tutto restituito ai legittimi proprietari.
A notare i tre mentre caricavano gli oggetti su una vettura e a segnalarli al 112 è stata una guardia giurata: l’auto è stata poi bloccata dai carabinieri della Stazione di Savio.
La notte del 17 luglio scorso nello stesso centro ippico ignoti, dopo avere tagliato una rete e avere forzato alcuni veicoli in sosta, avevano portato via almeno 13 selle per un valore di circa 38 mila euro.
Rubano materiale durante concorso ippico arrestati tre lucani - La Gazzetta del Mezzogiorno
Falso poliziotto in vacanza a Ischia
per truffare alberghi e ristoranti
di Massimo Zivelli
ISCHIA - In vacanza a Ischia per truffare albergatori e gestori di ristoranti e negozi, esibendo falso tesserino e distintivo da poliziotto. Ferragosto amaro per un pregiudicato napoletano che è stato beccato dagli agenti del commissariato di Ischia. Si tratta di S.M., classe 1957, residente a Napoli che da qualche giorno si aggirava presso alcuni ristoranti ed esercizi commerciali di Ischia spacciandosi per un poliziotto della Questura di Napoli, al fine di ricevere cosiddetti “trattamenti di favore”. E' stato beccato nel primo pomeriggio di ferragosto dai veri agenti, dopo aver esibito un tesserino con distintivo al titolare di una rosticceria con l’intento avere sconti su generi alimentari. Per il S.M. è scattato il deferimento all’A.G. per il reato di cuii all’Art. 497 ter del Cpp; allo stesso è stato inoltre sequestrato il falso distintivo ed il tesserino con foto del finto poliziotto.
Falso poliziotto in vacanza a Ischia per truffare alberghi e ristoranti | Il Mattino
Ucciso per un parcheggio
«Si è dovuto difendere»
Foggia, il litigio culminato a coltellate
«Sì, è stato il mio assistito Alberto Donato Riccio a colpire con il coltello l’altra sera sera Pompeo Piserchia, ma l’ha dovuto fare per difendersi, per non essere ucciso dopo che il coinquilino del 4° piano l’aveva aggredito nel portone, prima con pugni e quindi con il coltello che Riccio è riuscito a strappargli dalle mani, rimanendo anche ferito: questo è un caso classico di legittima difesa». Lo rimarca nella tarda mattinata parlando con il cronista l’avvocato Michele Sodrio, all’uscita dal carcere dopo aver incontrato per due ore Riccio.
Perché Riccio non l’ha detto al pm ed ai poliziotti nell’interrogatorio in Questura dell’alta notte, avvalendosi della facoltà di non rispondere?
«Perché sono stato io» risponde l’avv. Sodrio «a consigliargli in quel momento di non rispondere alle domande e contestazioni, perché il ragazzo era sotto shock e non certo in grado di sottoporsi ad un interrogatorio».
Secondo la sua versione dei fatti, allora come sarebbero andate le cose venerdì sera?
«Donato Riccio è rincasato poco dopo le 20, lavora in una impresa di pulizia. Nel rientrare a casa è stato affrontato nell’androne del palazzo di via San Giovanni Bosco da Piserchia».
Hanno litigato e il suo cliente l’ha accoltellato, dice l’accusa
«Nient’affatto, non è andata così. Riccio questa mattina» (ieri per chi legge ndr) «mi ha raccontato cosa è successo, e lo dirà al giudice. E’ stato aggredito alle spalle e colpito da Piserchia con una serie di pugni. Tant’è che in Questura l’altra notte ho chiesto che Riccio venisse fotografato in tutto il corpo, e la polizia “scientifica” l’ha fatto, perché risultassero le ferite ed ecchimosi per i colpi ricevuti».
E come è spuntato fuori il coltello da questa scazzottata, secondo la versione difensiva?
«Riccio pratica una sorta di boxe thailandese, una disciplina in cui si usano calci e pugni ed è pure abbastanza bravo: nel momento in cui è stato aggredito dal coinquilino, si è difeso ed ha avuto la meglio. E’ stato a questo punto che Piserchia ha estratto il coltello».
Da dove?
«Riccio mi ha spiegato che il coinquilino lo aveva in un marsupio a tracolla. Riccio ha schivato un primo fendente ed ha bloccato il polso di Piserchia, afferrando il coltello tanto da tagliarsi profondamente alla mano destra, ed anche questa ferita - di cui peraltro dà atto la stessa Polizia al momento dell’intervento a casa Riccio - ho chiesto che venisse fotografata in Questura. A quel punto il mio assistito ha colpito il coinquilino ed è scappato a casa, sotto shock».
E come mai quella che l’accusa indica come l’arma del delitto, un coltello a serramanico con una lama di 10 centimetri, è stato ritrovato dagli agenti delle «volanti» a casa di Riccio?
«Era talmente sotto shock da non ricordare di aver portato con sè l’arma».
Eppure quando ha aperto la porta di casa agli agenti, Riccio con la mano sanguinante ha detto di essersi ferito cadendo accidentalmente su un vetro
«Le ripeto che era sotto shock e non si rendeva conto di quanto successo. Riccio che ho rivisto questa mattina in carcere è ancora molto scosso e dispiaciuto, tant’è che voleva subito inviare una lettera ai parenti della vittima: gli ho detto che per questo ci sarà tempo, ora non è il momento».
Il movente del delitto?
«Contrasti per il parcheggio condominiale, dove mettere le rispettive auto delle due famiglie. Contrasti peraltro recentissimi, visto che Riccio e il Piserchia si conoscevano da anni, sono cresciuti insieme vivendo porta a porta e sino a qualche tempo fa, direi qualche giorno fa, i rapporti tra loro erano normali. Poi...».
Poi?
«Nei giorni scorsi, mercoledì 24 agosto, c’è stata una discussione sempre per il parcheggio. Intervenne anche una pattuglia dei carabinieri e l’ambulanza del “118” in quanto la mamma di Riccio si sentì male».
Nel passato del suo assistito ci sono una condanna per tentata estorsione ed una per ricettazione, con il sospetto di contiguità con un clan cittadino
«Sono vicende remote che risalgono a 9 anni fa».
Ucciso per un parcheggio «Si è dovuto difendere» - La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, Ferrari nera e lancio di petali per i funerali di Danilo Casamonica
La Ferrari nera della vittima, i petali lanciati dal balcone e la processione verso il cimitero di Ciampino. Si sono tenuti questa mattina in via Francesco Di Benedetto, in zona Romanina, i funerali di Nicandro "Danilo" Casamonica. Il 27enne morto la scorsa domenica nel tentativo di vendicare l'onore della sua famiglia dopo la fuga della sorella Concetta con il cugino Romolo, già sposato.
In strada, fuori dal villino tutto colonne e marmi in cui sono state celebrate le esequie con rito evangelico, si sono radunati più di 200 tra parenti e amici della vittima. A tenere sotto controllo la situazione c'erano decine di carabinieri in borghese. Sul posto anche il blindato della polizia penitenziaria che ha portato alla cerimonia Virginia Spinelli, la madre di Danilo: reclusa a Regina Coeli, ha chiesto un permesso per salutare per l'ultima volta il figlio rimasto ucciso dal blitz incendiario che lui stesso aveva organizzato ai danni dei parenti di Ciampino.
Roma, Ferrari nera e lancio di petali per i funerali di Danilo Casamonica - 1 di 1 - Roma - Repubblica.it
Formentera si ribella agli italiani ‘macarones’
Estate da dimenticare per i nostri connazionali in vacanza sull'isola più ambita delle Baleari. Ecco cos'è accaduto e perché gli abitanti ci odiano
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un razzo lanciato da uno yacht nell’area naturale protetta d’Espalmador che ha bruciato una preziosa fetta di macchia mediterranea. Ma in realtà a Formentera, splendida isola delle Baleari, degli italiani, soprannominati ‘macarones’ o ‘motorinos’, ne avevano già piene le scatole.
Come ogni estate anche quest’anno c’è stata una massiccia invasione di italiani che si sono aggiunti ai già numerosi connazionali che vivono sull’isola e che operano soprattutto nel settore turistico (da cui il soprannome ‘motorinos’, perché una delle prime attività aperte sull’isola dagli italiani è stato proprio il noleggio di motorini).
Il malcontento sull’isola è presente da oltre un decennio e d’estate raggiunge il culmine tra i 12mila abitanti di Formentera. Già qualche anno fa su un muro di Es Pujols, il più importante centro turistico dell’isola, era comparsa la scritta ‘Fuera los Italianos de la isla’ (‘Via gli italiani dall’isola’). Un avvertimento che però non è stato colto dai nostri concittadini che hanno continuato a organizzare le vacanze a Formentera. “Gli italiani girano ubriachi già alle otto di sera sugli scooter, con i loro aperitivi occupano e sporcano le dune di sabbia. Sono rumorosi, arroganti e maleducati. Non li vogliamo”, lamentano gli abitanti.
D’estate la presenza degli italiani tocca il 56 per cento del totale. La maggior parte sono turisti low cost che arrivano con voli pagati meno di 50 euro, girano le discoteche, bevono molto, fanno uso di droghe e, a dire degli abitanti, “urlano, schiamazzano e sono maleducati”. Questo genere di turismo mordi e fuggi, fatto di giovani che spesso non dormono neppure in hotel ma sulla spiaggia, non porta alcuna ricchezza all’isola, alimentando la speculazione degli alloggi senza permesso e con affitto in nero.
Fino a qualche anno fa il turismo di Formentera era diverso. Era meta di villeggiatura di ricche famiglie provenienti dal Nord Europa e, soprattutto, di vip italiani e stranieri che spendevano parecchio. Ora, come succede dagli Anni ’90 anche nella vicina Ibiza, il turismo di Formentera si è sporcato di questo nuovo genere di turisti, cafoni e chiassosi, molto mal visti dai residenti.
Formentera si ribella agli italiani ?macarones? | SiViaggia
Maturità, al Sud è record di 100 e lode ma studenti meridionali ultimi in prove Invalsi.
Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Istruzione gli allievi delle regioni del Mezzogiorno, in coda alle classifiche Ocse per preparazione, sono invece ai primi posti nelle statistiche dei voti ottenuti al diploma.
di Luisiana Gaita
Non è solo una questione di 100 e lode, ma di un sistema che spacca l’Italia ancora una volta. E' polemica sui risultati scolastici degli studenti italiani diffusi dal ministero dell’Istruzione, secondo cui gli allievi delle regioni in coda alle classifiche Ocse e Invalsi per preparazione (molte delle quali al Sud), sono invece ai primi posti nelle statistiche dei voti alla maturità. Cosi' se in Puglia i diplomati con lode nel 2016 sono 934 e in Campania 713, in Lombardia sono 300 e in Piemonte appena 225. Una contraddizione che solleva il problema delle modalità di valutazione degli studenti nelle scuole italiane e delle differenze tra Nord e Sud.
I DATI DISCORDANTI – A scatenare la polemica sono stati i risultati della maturità e, in particolare, i 100 e lode (5.133 in tutta Italia), con un boom al Sud: in Puglia, i diplomati con lode sono stati il 2,6% contro la media nazionale di 1,1%, in Campania 713 (1,3%), in Sicilia 500 (1,2%). Il migliore risultato delle regioni del Centro è stato raggiunto dal Lazio, al quarto posto nella classifica generale con 457 lodi, mentre per il Nord c’è il settimo posto della Lombardia (300 lodi), seguita dal Veneto (276). In Piemonte e Toscana, i 110 e lode sono stati rispettivamente 225 e 222. La regione con più promossi è l’Umbria con il 75,7% di ammessi all’anno successivo. Seguono Puglia (75,6%), Molise (74,8%), Calabria (74,5%).
Questi dati fanno a cazzotti con le indagini di Ocse Pisa e con i test Invalsi, che devono essere sostenuti da studenti delle elementari, medie e superiori per verificarne il livello di apprendimento. Queste prove raccontano un’altra realtà: nel 2016, infatti, è emerso un gap tra le scuole del Sud e quelle del Nord, con queste ultime che primeggiano. Per le scuole medie Campania, Sicilia e Calabria sono, per la prova di italiano, inferiori alla media nazionale e, per quanto riguarda gli studenti della seconda superiore, in matematica il risultato peggiore è quello della Sardegna. Insomma, un’altra storia rispetto ai dati diffusi dal ministero.
LA POLEMICA – E mentre al Nord alcune regioni puntano il dito contro i voti troppo alti dati al Sud e al Meridione si difende l’operato di docenti e di studenti, la polemica divampa fuori dalle scuole. Il presidente della Regione Veneto Zaia parla di “disparità inspiegabili”, sottolineando che “gli studenti del Veneto, che risultano i migliori per le competenze in matematica secondo i valutatori Ocse-Pisa, si sono classificati ai primi posti in Italia nelle prove Invalsi 2016, alla maturità ottengono appena un terzo dei 100 e lode della Campania, un quarto della Puglia, la metà della Sicilia e del Lazio”. E aggiunge: “Delle due l’una: o i test non funzionano o c’è qualche lassismo di troppo negli esaminatori”.
Il governatore del Veneto ricorda poi che “il punteggio della maturità condiziona l’accesso all’università, la graduatoria nei concorsi pubblici e le chances di collocamento, oltre che la possibilità di accedere alle agevolazioni per il diritto allo studio”. E chiede un intervento al ministro per l’Istruzione, Stefania Giannini affinché convochi una commissione ministeriale di esperti, riattivi sistemi di verifica su campioni omogenei di scuole e rimetta allo studio modalità di valutazione rigorose e imparziali per l’esame di Stato.
Maturità, al Sud è record di 100 e lode ma studenti meridionali ultimi in prove Invalsi. Zaia: 'Ragazzi del Nord penalizzati' - Il Fatto Quotidiano
In vacanza a Napoli fra arte e camorra
Un ricordo personale del grande storico
Luigi Iannone
Della vita privata di Ernst Nolte, morto due giorni fa a 93 anni, sapevo poco. E poi, a chi può interessare la vita privata di uno storico? In genere, la biografia di questi studiosi persi tra documenti polverosi e libri antichi, uno se la immagina noiosa, pietrificata lungo una linea retta che va da un archivio ad una biblioteca.
Così quando scoprii la verità sulle sue vicende, aspettai il momento giusto per conoscerlo. Ma capitò solo molti anni dopo, quando l'Istituto italiano per gli studi filosofici ammise un suo ciclo di seminari. Gli inviai una mail prima che partisse da Berlino e poi lo incontrai a Napoli.
Da lì sono partiti incontri sfociati in un libro-intervista, nella pubblicazione in Italia di un suo volume sulla Rivoluzione conservatrice tedesca da me curato e prefato e in varie altre cose. In uno di essi mi palesò il desiderio di visitare la Reggia di Caserta. Il primo anno non ci riuscimmo per via di una concatenazione di scioperi che paralizzarono l'intera città di Napoli ma ebbi l'ardire di portarlo a zonzo con la sua signora sul lungomare. Non ci spostammo molto dal suo albergo ma fu una chiacchierata intensa durata l'intera giornata. Ci ripromettemmo di fare visita alla Reggia l'anno dopo. Così fu. Visitammo tutte le stanze aperte al pubblico, ma fui imprudentemente poco rispettoso della sua età; di tanto in tanto mi chiedeva una sosta ristoratrice, per poi riprendere il cammino.
A ripensarci a distanza di tempo, sono convinto che, magari, oltre ad appagare le curiosità da turista, s'è pure divertito per i dialoghi surreali perché, pur facendogli da «Cicerone», continuavo ad interpellarlo su Heidegger, Jünger, Spengler e cose del genere, mentre lui chiedeva lumi sulla criminalità organizzata, sul senso civico dei napoletani, sui semafori rotti, sulla annosa questione dell'immondizia. All'Istituto gli avevano raccontato di una situazione quasi idilliaca, ma la realtà era ben diversa.
Nolte non ha avuto una vita tranquilla. I suoi studi sul nazismo lo hanno sottoposto ad una serie terrificante di polemiche che avrebbero affossato anche il politico più navigato. Ma non l'hanno fermato minacce fisiche, gas spruzzato in faccia, auto incendiata e varie altre raffinatezze che avrebbero fatto marcire il fegato a chiunque. Col tempo, è stata invece buona parte della critica a dover far marcia indietro nei suoi confronti.
In vacanza a Napoli fra arte e camorra Un ricordo personale del grande storico - IlGiornale.it
Napoli, sul bus gratis col ticket falso
è boom di abbonamenti contraffatti
di Pierluigi Frattasi
Sembrano in tutto e per tutto originali e invece sono al 100% taroccati. È boom di abbonamenti falsi a Napoli. Ticket contraffatti per viaggiare a scrocco su tutti i mezzi di trasporto pubblico, dalle metropolitane, ai bus, alle funicolari. Stessa grafica, stessi loghi, stessi simboli e didascalie. Clonata pure la banda magnetica. Se non fosse per qualche piccola differenza, difficile da individuare anche per un occhio allenato, sarebbe praticamente impossibile distinguerli da quelli veri. Secondo gli esperti, infatti, sono di ottima fattura e in grado di ingannare anche ad un esame visivo approfondito. Sulla vicenda indagano gli 007 della Guardia di Finanza, coadiuvati da una task-force composta dai controllori di Unico Campania e Anm.
Una valanga di titoli di viaggio farlocchi, infatti, ha invaso negli ultimi mesi il mercato cittadino. Nel mirino dei falsari c’è finito soprattutto il «Tic Urbano Napoli» del Consorzio UnicoCampania. Tra i più imitati l’abbonamento mensile da 42 euro, che consente di viaggiare su tutti i mezzi pubblici che aderiscono al Consorzio (Anm, Metro Linea 1 e 2, Eav), per 30 giorni consecutivi, senza limiti di cambi.
Come si fa a distinguere i biglietti falsi da quelli buoni? Le differenze sono impercettibili e sono spiegate nel vademecum che le aziende di trasporto hanno distribuito ai dipendenti. Colori leggermente più chiari, una diversa sfumatura dello sfondo nella parte alta, una peggiore qualità delle definizione del logo della Regione Campania, la banda olografica un po’ più larga dell’originale, meno definita e più opaca, invece che lucida. Piccole imperfezioni, che però hanno cominciato a destare il sospetto nei controllori delle aziende di trasporto, che negli ultimi tempi si sono visti sfilare sott’occhio decine di abbonamenti fasulli. Con un’impennata che si è registrata tra maggio e luglio.
Sull'autobus gratis col ticket falso è boom di abbonamenti contraffatti | Il Mattino
Auto taroccate, l’evasione
sull’asse Napoli-Bulgaria
di Giuseppe Crimaldi
Non bastavano le truffe sulle carte di circolazione, le targhe e i telai «clonati». E nemmeno i falsi incidenti, con relative frodi ai danni delle assicurazioni. Adesso arrivano pure le auto e i motocicli «pezzottati» made in Bulgaria. Napoli si conferma la capitale degli escamotages architettati per circolare in strada a bordo di mezzi fuorilegge: il dato emerge da una complessa indagine dei carabinieri del comando provinciale diretto dal generale Antonio de Vita, che ha consentito di accertare che tantissimi veicoli, dopo essere stati falsamente rottamati continuavano invece a circolare su tutto il territorio nazionale con targhe e documenti esteri contraffatti o, in alcuni casi, addirittura rubati.
Per mesi gli investigatori hanno concentrato la loro attenzione sui veicoli con targhe di Paesi dell’Est Europa, in particolare Bulgaria, Romania, Polonia e Ucraina. La globalizzazione, si sa, porta integrazione e progresso per tutti, ma questa volta c’è voluto poco a smascherare l’imbroglio.
Gli oltre 1400 controlli alla circolazione stradale effettuati in strada dai carabinieri hanno consentito di accertare che tanti veicoli, una volta dichiarati «cessati dalla circolazione per l’esportazione all’estero» o rottamati dai precedenti proprietari di nazionalità italiana, continuavano in realtà a muoversi. Come A moto e auto venivano applicate targhe estere rubate, e ai loro conducenti venivano garantiti documenti di accompagnamento falsificati.
Arresti e denunce. Incrociando migliaia di dati informativi provenienti dal Pra - il pubblico registro automobilistico - di Napoli con quelli dell’Ufficio centrale italiano per le assicurazioni internazionali e dell’Interpol sono venute fuori le magagne. I risultati investigativi non lasciano dubbi sulla portata di una truffa colossale: in un paio di anni i carabinieri hanno scoperto 1277 violazioni penali, arrestando 28 persone e denunciandone altre 471 (tutti cittadini stranieri) con le accuse di ricettazione, riciclaggio, falso, contrabbando, soppressione di targhe, violazione degli obblighi di custodia. Oltre un centinaio dei conducenti denunciati sono risultati anche in stato di clandestinità.
I trucchi. In alcuni casi i veicoli stranieri vedevano al volante cittadini italiani che, attraverso lo stratagemma della cessazione del veicolo per esportazione ed una falsa re-immatricolazione in uno Stato straniero continuavano a circolare su tutto il territorio nazionale aggirando le normative tributarie: dalla tassa di possesso sull’auto o moto all’obbligo assicurativo RCA attraverso il ricorso a compagnie assicurative straniere risultate poi esistenti solo sulla carta.
Ma i profili penali e amministrativi che quest’ultima indagine dei carabinieri schiude sono tanti. Gli accertamenti dei militari del Radiomobile hanno permesso di accertare anche l’elusione sistematica del regime doganale della cosiddetta «temporanea importazione», previsto da una legge del 1995 che ratifica la Convenzione di Istanbul del giugno ‘90, e il mancato versamento di dazi allo Stato italiano per un totale di oltre un milione di euro.
Gli sviluppi. L’inchiesta non è affatto conclusa. Anzi. Archiviata la fase degli accertamenti, resta da capire chi e come ha gestito questo lucroso traffico. Il sospetto è che esista una vera e propria centrale criminale sull’asse Napoli-Bulgaria capace di gestire soprattutto la copertura dei falsi documenti di accompagnamento dei veicoli. L’ipotesi è suffragata dal fatto che le auto e le moto finite nel mirino degli investigatori si trovavano quasi sempre in regime di temporanea importazione: circolavano cioè con targhe straniere recanti i timbri impressi dal collaterale istituto poligrafico. Dai controlli emergeva invece che quegli stessi veicoli non venivano dall’Est europeo, ma erano stati venduti ed immatricolati qui in Italia. E a confermare l’effettiva falsità dei documenti di circolazione ci hanno pensato gli esami degli esperti del reparto scientifico dell’Arma, con l’utilizzo della «lampada di Wood».
L’organizzazione. Ma chi può nascondersi dietro il gruppo che gestisce questo lucroso traffico di documenti falsi? Difficile dirlo, al momento. Gli atti dell’indagine però un’indicazione chiara la danno. Basta scorrere l’elenco dei denunciati dai carabinieri per farsi un’idea. E qui arriva la sorpresa: perché, a fronte del numero più alto di targhe e carte di circolazione sequestrate, che sono quelle bulgare e romene, la lista dei soggetti arrestati o denunciati vede in testa soggetti di nazionalità ucraina: nel 2009 ne vennero scoperti 50, 74 l’anno successivo, 65 nel 2011, 52 nel 2012 e dieci nel 2013. A seguire i romeni, ma anche moldavi, albanesi e persino marocchini, georgiani, kazaki, algerini, pakistani.
Quadro allarmante. La verità resta sempre la stessa. E cioè che Napoli si conferma il crocevia di un vasto traffico di illeciti che si concentrano sulla circolazione di auto e moto. Se fino a qualche anno fa il capoluogo campano era l’epicentro del grande imbroglio connesso ai sinistri e alle truffe alle assicurazioni oggi l’orizzonte sembra delineare nuovi scenari, ugualmente allarmanti. Si viaggia a una media di centinaia di denunce al mese: sono automobilisti che dichiarano di non essere mai stati nel luogo dove gli è stata elevata la contravvenzione, certi, quindi, di essere incappati nell’ennesimo caso di targa clonata.
Il grosso dei ricorsi riguarda, neanche a dirlo, proprio Napoli, dove - questo indicano le statistiche - si concentrerebbe il maggior numero di truffatori.
Auto taroccate, l?evasione sull?asse Napoli-Bulgaria | Il Mattino
Il racconto degli agenti che hanno fermato lo sciacallo di Amatrice
"Ad insospettirci è stato anche il fatto che indossasse una pettorina con scritto security e che con se avesse un grosso sasso oltre a un borsone"
Michele Ardengo
I carabinieri del comando provinciale di Rieti, dopo aver arrestato lo sciacallo di Amatrice, un napoletano di 45 anni, hanno raccontato l'episodio.
"Mentre transitavamo in auto per la frazione di Retrosi, vicino Amatrice, io e il mio collega, l’appuntato scelto Gianni Reali, abbiamo notato un uomo che armeggiava con un cacciavite nei pressi del portone di legno di un’abitazione" – racconta il maresciallo Mauro Margarito, comandante della stazione di Leonessa.
"Siamo scesi dal mezzo. Io indossavo la pettorina dei carabinieri. Abbiamo intimato l’alt e lui è fuggito", prosegue il racconto il maresciallo, "Lo abbiamo rincorso e raggiunto e, mentre tentavamo di immobilizzarlo, ci ha offerto resistenza. Ne è nata una colluttazione. Siamo finiti tutti e tre a terra. Il caso ha voluto che in quell’istante passasse una pattuglia di colleghi del 7° reggimento Laives che ci ha aiutati ad ammanettarlo".
"L’uomo è stato poi condotto presso il carcere di Rieti con l’accusa di rapina impropria e lesioni" – aggiunge il capitano Emanuela Cervellera, comandante della compagnia di Città Ducale, dipendente dal comando provinciale di Rieti, che ha la competenza sulla zone di Amatrice ed Accumuli – "Il maresciallo ha infatti riportato una distorsione dell’avambraccio sinistro, mentre l’appuntato scelto una ferita da taglio all’indice della mano destra e una contusione al gomito".
"L’uomo ci ha minacciato dicendo che ci avrebbe denunciati perché quello che avevamo visto non corrispondeva al vero" – racconta ancora il maresciallo Margarito – "Ad insospettirci è stato anche il fatto che indossasse una pettorina con scritto security e che con se avesse un grosso sasso oltre a un borsone. In tasca aveva un verbale di accertamento di violazione di 38 euro effettuato sul treno da Napoli a Roma in quanto non aveva pagato il biglietto, datato 24 agosto, il giorno del sisma. In un primo momento si è giustificato dicendo che era un soccorritore, ma ho comandato la stazione di Amatrice per due anni e mezzo e conosco tutta la gente del posto. Se fosse stato di lì lo avrei riconosciuto. Tra l’altro la mattina era stato già notato mentre cercava di oltrepassare i varchi di accesso alla città dicendo di essere un volontario".
Il racconto degli agenti che hanno fermato lo sciacallo di Amatrice - IlGiornale.it
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Torre Annunziata, presa «lady truffa»
con i bambini, incassa due volte il resto
di Dario Sautto
Torre Annunziata. Con un gioco di prestigio ha fatto scomparire la banconota ed ha incassato due volte il resto, ma non si è accorta che accanto a lei c'erano i carabinieri. In manette è finita Veronica Donatore, 35 anni, residente a Orta di Atella (Caserta), già nota alle forze dell'ordine e ritenuta dagli inquirenti «lady truffa», la truffatrice seriale ricercata praticamente da tre Procure della Campania. La donna ha agito in compagnia dei figli minorenni, di 9 e 10 anni.
Ad arrestarla, i carabinieri della stazione di Trecase insieme ai colleghi dell'aliquota operativa della compagnia di Torre Annunziata. La 35enne è stata bloccata sul corso Umberto I a Torre Annunziata, mentre tentava la fuga da un negozio di abbigliamento. Dopo aver acquistato un paio di calzini del valore di 3 euro, pagando con una banconota da 50 euro, aveva distratto la titolare nel ricevere il resto, nascondendo sotto la maglietta 20 euro, per poi reclamare nuovamente i soldi. Scoperta dalla negoziante e da due carabinieri che l'avevano seguita, ha cercato di allontanarsi in tutta fretta, prima di essere bloccata e arrestata.
Sottoposta a perquisizione, nella borsetta aveva altre 3 banconote da 50 euro, ritenute utili per commettere gli stessi raggiri. Proseguono le indagini dei carabinieri per accertare ulteriori episodi di truffa commessi dalla donna a commercianti della zona.
Incassa due volte il resto presa lady truffa: agiva coi bambini | Il Mattino
Lite tra bambini sul Corso e tra i parenti scoppia la rissa
Doveva essere un banale litigio tra bambini. Doveva. Invece una mamma un po’ troppo chioccia, che si è intromessa nella discussione tra i piccini, ha causato una reazione a catena con tanto di litigio e botte in pieno centro a Salerno tra persone adulte. Risultato: quattro le persone ferite e medicate dal personale delle ambulanze. Nessuna di loro, però, ha presentato querela di parte ai carabinieri, intervenuti con una pattuglia per calmare gli animi. Tutto, dunque, si è risolto con qualche graffio, contusioni e tanto malumore.
All’origine della discussione finita in violenza, una lite tra bambini. Uno dei due piccini aveva tolto di mano il cellulare all’altro, provocando pianti e grida dell’altro coetaneo. E non solo. Il bimbo che si è visto togliere il telefono ha reagito con qualche strattonata alla quale il suo amichetto ha reagito. È così intervenuta la mamma del bimbo al quale era stato preso il cellulare. La donna, per difendere il figlioletto, ha pensato bene di rimproverare l’altro bambino dandogli (secondo una delle due versioni raccontate ai carabinieri) anche uno schiaffo.
Schiaffo che il piccino non si è tenuto. Anzi. È andato dal padre e gli ha raccontato di essere stato picchiato da una donna indicandola con il dito. L’uomo non ci ha pensato su più di tanto: accompagnato da un amico che era con lui e la sua famiglia a passeggio sul Corso, ha chiesto spiegazioni in maniera animata alla donna la quale ha reagito e ha iniziato a litigare verbalmente con l’uomo: ognuno, in maniera concitata, cercava di portare avanti le proprie ragioni e di difendere il proprio bambino. Insomma, una parola tira l’altra, i due hanno iniziato ad urlare e agitarsi attirando così l’attenzione dei passanti. A questo punto il fratello della donna, vedendola in difficoltà, è intervenuto in sua difesa e, a sua volta, ha aggredito l’altro uomo verbalmente. Dalle parole alle botte è stata questione di un attimo. Anche l’amico dell’uomo che era andato a reclamare giustizia per il figlio, si è intromesso nella discussione e i quattro hanno iniziato a darsele sulla pubblica strada tra famiglie e passeggio, comitive di giovani e fidanzati.
Lite tra bambini a Salerno e tra i parenti scoppia la rissa | Il Mattino
Sindaco «cacciato» a tre mesi dal voto:
aveva nascosto una condanna per ricettazione
di Carmela Santi
Gerardo Immerso non é più sindaco di Rutino. Ieri sera il consiglio comunale ha revocata la convalida del primo cittadino a tre a mesi dalle elezioni. Il primo caso assoluto in italia. Con questo atto le elezioni tenute il 5 giugno sono nulle, il consiglio comunale sarà sciolto e nella prossima primavera si tornerà al voto.
Il neo (e ormai ex) sindaco Immerso è stato revocato perché era incandidabile. Ha una sentenza di condanna definitiva di due anni per ricettazione continuata. A pochi mesi dalle elezioni è arrivata la verifica della Prefettura che ha controllato i dati del casellario giudiziario. Il sindaco non può più amministrare per effetto della legge Severino. In verità non poteva candidarsi, non era nemmeno eleggibile e quindi l’intero consiglio comunale non avrebbe avuto diritto ad esistere. A questo punto i cittadini di Rutino sono in attesa di sapere chi guiderà il Comune nei prossimi mesi. Dal prefetto dovrebbe arrivare in questo ore la comunicazione con l'indicazione di chi dovrà governare il paese fino alle prossime elezioni. Le possibilità sono due: l'insediamento di un commissario o la reggenza nelle mani del vice sindaco.
Sindaco cacciato a tre mesi dal voto: nascosta condanna per ricettazione | Il Mattino
Sprangate su svizzero che va troppo piano, denunciato 24enne in Sardegna
Indispettito perche' il conducente che l'auto che lo precedeva andava troppo piano, l'ha superato e bloccato per poi picchiarlo con una spranga di ferro. Un giovane romano di 24 anni, L.F., in vacanza in Sardegna, e' stato denunciato stanotte dai carabinieri per l'episodio avvenuto lo scorso 17 agosto a Pittulongu, a Olbia. La vittima e' un turista svizzero di 55 anni, che ha riportato fratture multiple ed e' ricoverato nell'ospedale cittadino con una prognosi iniziale di 45 giorni per poi essere operato il 22 agosto.
Il 24enne e' accusato di lesioni personali gravissime pluriaggravate, violenza privata e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Grazie ad alcuni testimoni, riusciti a rilevare alcuni dei numeri della targa dell'auto condotta dal turista romano, i carabinieri sono riusciti a risalire all'aggressore, che ieri sera e' stato bloccato nel porto di Olbia: la sua vacanza era finita e stava per rientrare a casa. Durante la perquisizione nei suoi confronti e' stato sequestrato un antifurto bullock, probabilmente utilizzato per picchiare l'automobilista svizzero. Gli inquirenti chiederanno alla magistratura una misura restrittiva nei confronti del denunciato, data la gravita' dell'episodio.
Sprangate su svizzero che va troppo piano, denunciato 24enne in Sardegna
Fornitura mai fatta
conti sotto sequestro
4 indagati a Taranto
di Mimmo Mazza
TARANTO - C’è un nuovo filone, che corre chissà quanto parallelo al primo, nell’inchiesta sulle forniture alla Marina Militare. E mentre il primo sta per finire al vaglio del giudice per l’udienza preliminare, chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal sostituto procuratore Maurizio Carbone nei confronti di 11 imputati, il secondo pare ancora agli albori.
L’altra mattina i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo dei beni, firmato dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone, nei confronti di due dei 4 indagati nella nuova inchiesta. Si tratta di due fratelli imprenditori, titolari di una azienda di forniture alimentari ubicata nella zona industriale di Faggiano. Stando a quanto accertato dagli inquirenti, l’azienda avrebbe ottenuto 50mila euro dalla Marina Militare in cambio di una fornitura di carne a nave Cavour, fornitura in realtà mai effettuata. Gli altri due indagati sono il capitano di fregata Alessandro Dore, uno degli 11 imputati nella prima inchiesta sulle forniture alla Marina, che all’epoca dei fatti era imbarcato a bordo del Cavour con la qualifica di commissario addetto alla gestione amministrativa e alla logistica, ed un sottufficiale.
I militari delle Fiamme Gialle sono giunti ai 4 indagati partendo da una banale verifica fiscale nella quale balzo' agli occhi la fattura da 50mila euro per la fornitura della carne a nave Cavour. I finanzieri sono riusciti ad accertare che in realtà quella carne non è mai entrata alla base navale di Chiapparo, come risulta dai registri di entrata, che la società in questione non ha mezzi adatti al trasporto di quel quantitativo di cibo e che la ditta dalla quale sarebbe stata acquistata la carne, in realtà fornisce merce di quell’importo alla società tarantina in un lasso di tempo molto lungo e non in una sola occasione come gli indagati avrebbero falsamente attestato.
Per ora i reati contestati sono quelli di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atto pubblico. I finanzieri hanno sequestrato i conti correnti degli imprenditori fino alla concorrenza della cifra incassata illegalmente ma stanno ovviamente continuando le indagini per capire se quella somma sia finita interamente nelle tasche degli imprenditori indagati o se abbia preso altre direzioni.
Fornitura mai fatta conti sotto sequestro 4 indagati a Taranto - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli. Porta turisti dal porto all'aeroporto per il doppio della tariffa: multato
Dodici infrazioni - tra mancanza del tariffario, mancato rispetto della fila, veicolo in sosta incustodito e fuori dagli spazi a scopo di nolo - sono state contestate ad altrettanti tassisti dalla Polizia Municipale di Napoli durante un'operazione contro il «taxi selvaggio» in città tra la Stazione Marittima, la Stazione Centrale e l'aeroporto. Per tutti seguirà la segnalazione all'ufficio competente. Gli agenti della Turistica, coordinati dal capitano Frattini, hanno seguito un tassista che dal Molo Beverello ha trasportato passeggeri diretti all'aeroporto non applicando la tariffa predeterminata di euro 19.00, bensi' ha chiesto ai due turisti euro 38.00 - quindi il doppio - rilasciando una ricevuta con un corso pubblico diverso dal proprio. All'uomo è stata contestata la violazione, ritirata la licenza e, ai turisti restituito l'importo sborsato indebitamente. Altri tre conducenti sono stati multati per noleggio abusivo ed il veicolo è stato sottoposto a fermo amministrativo. All'interno del porto, gli agenti hanno sorpreso un accompagnatore turistico abusivo, sanzionato una società di autobus di linea, regolarmente autorizzata, perché si procacciava i clienti, lontano dall'autobus. Complessivamente sono state elevate contravvenzioni per circa 5.000 euro.
Porta turisti dal porto all'aeroporto per il doppio della tariffa: multato | Il Mattino
TRUFFA
Con falsa azienda agricola ottenevano fondi europei
BARI - Due persone, componenti di spicco di una Associazione professionale del mondo agricolo di Bari, sono indagate nell’ambito di indagini della procura riguardanti una truffa che sarebbe stata compiuta nei confronti della Comunità europea e che è stata scoperta dagli uomini del Corpo forestale dello Stato di Ruvo di Puglia. Questi ultimi hanno scoperto, sequestrando anche documenti nell’Associazione agricola di categoria, un’azienda agricola creata in modo fittizio che avrebbe percepito indebitamente aiuti comunitari per circa 270.000 euro. Nella documentazione inviata dai due componenti l'associazione agricola per ottenere i contributi finanziari dalla Comunità europea, venivano indicati terreni per il pascolo (a Bitonto, Gravina in Puglia, Andria, Minervino Murge e altri ancora) i cui legittimi proprietari non erano a conoscenza di nulla.
Le indagini del personale del Corpo Forestale dello Stato di Ruvo di Puglia sono durate quattro mesi e hanno consentito di scoprire che la truffa andava avanti sin dal 2005; avveniva sistematicamente ogni anno e ha comportato in capo all’Agea, l'agenzia che si occupa dell’erogazione di contributi europei in materia agricola, un danno di quasi 270.000 euro.
I due avevano costituito un’azienda agricola fittizia con il solo fine di percepire aiuti comunitari su terreni pascolivi senza avere titoli di conduzione e senza il consenso dei legittimi proprietari dei terreni.
I due indagati sono - si è appreso - «pubblici ufficiali, ricoprenti cariche che garantiscono notevoli poteri di indirizzo di fronte all’Agea». L'ipotesi di reato contestata è quella di cui all’art. 483 (falsità ideologica commessa in atto pubblico) e 640 bis del Codice Penale, ossia truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, conseguenti al premio relativo al cosiddetto «regime di pagamento unico», introdotto dal regolamento CE n°73/09 e proseguito col Regolamento UE 1307/13, che regola la PAC (Politica Agricola Comune).
Con falsa azienda agricola ottenevano fondi europei Indagati due pubblici ufficiali - La Gazzetta del Mezzogiorno
Furbetti del cartellino
ai domiciliari due impiegati
BRINDISI - Tre furbetti del cartellino più un assenteista quasi totale, con tanto di secondo lavoro nella sua notissima pizzeria-friggitoria: è quanto avrebbero scoperto i finanzieri del Gruppo di Brindisi che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di due impiegati del Comune di Brindisi, che il Comune ha subito sospeso dal servizio, mentre per altri due loro colleghi il pm Valeria Farina Valaori ha chiesto al gip Tea Verderosa la misura interdittiva della sospensione dal servizio.
Le persone finite ai domiciliari sono Giuseppe Larocca, 59 anni, di Brindisi, colui che si sarebbe assentato dal centro anziani in cui prestava servizio per intere giornate, e un altro dipendente comunale, Luigi Antonino, anch’egli 59enne, che lo avrebbe coperto strisciando il badge al suo posto. Secondo quanto emerso da accertamenti compiuti visivamente dai finanzieri tra il 2015 e il 2016, Larocca, titolare della partita Iva della storica pizzeria Romanelli, avrebbe delegato ad altri la marcatura del proprio badge per trascorrere intere giornate fuori città, perfino all’Ikea di Bari, dove si trovava il 20 aprile, giorno in cui è stato eseguito l’ultimo accertamento. A suo carico la procura ha inoltre chiesto e ottenuto dal gip anche il sequestro preventivo di circa 21mila euro, l’ammontare degli stipendi percepiti nel periodo di indagine e, secondo l’accusa, non dovuti.
La contestazione per tutti è di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico. Larocca prestava servizio nella struttura per pensionati che ha sede nel rione Bozzano. Per quanto documentato anche dai filmati girati dai finanzieri, avrebbe trascorso a lavoro solo un’ora al giorno, non di più, per poi recarsi a fare spese o occuparsi della gestione della sua pizzeria nel cuore di Brindisi. Dalla documentazione prelevata dagli investigatori nella sede dei Servizi sociali del Comune è emerso tra l’altro che l’impiegato risultava presente in servizio anche in periodi in cui era in ferie: in un caso si trovava a Madonna di Campiglio, o in malattia.
Furbetti del cartellino ai domiciliari due impiegati - La Gazzetta del Mezzogiorno
Stamperia clandestina in provincia di Napoli: 7 milioni di euro falsi
Ben 7 milioni di euro falsi sono stati trovati dalla Guardia di Finanza a Casavatore, in un laboratorio clandestino e deposito di stoccaggio. I 3 falsari, arrestati e portati in carcere dai militari del Nucleo di Polizia tributaria di Napoli e del Nucleo speciale di Polizia valutaria di Roma, sono stati sorpresi mentre erano intenti a stampare e tagliare le nuove banconote della «Serie Europa» da 20 euro, pronte per essere immesse su mercato. L'opificio clandestino, attrezzato con macchinari sofisticati e tecnologicamente avanzati, era allestito all'interno di un appartamento privato occupato da due donne, arrestate, alle quali sono stati applicati gli arresti domiciliari.
Le successive perquisizioni domiciliari e nei locali riconducibili ai tre falsari hanno consentito di individuare un deposito, sempre a Casavatore, adibito allo stoccaggio e al cui interno sono state scoperte banconote false del valore facciale di 20, 50 e 100 euro, già impacchettate e pronte per lo spaccio, per un valore complessivo di 6,5 milioni di euro.
Nei locali è stato trovato anche un fucile a canne mozze, detenuto illecitamente, e il relativo munizionamento. L'operazione, effettuata nell'ambito di indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord, ha consentito di individuare la prima stamperia in Europa predisposta per la produzione della nuova banconota da 20 euro «Serie Europa». Gli accertamenti preliminari effettuati sulle banconote hanno permesso di constatarne la pregevole fattura, in grado di ingannare facilmente coloro che ne fossero venuti in possesso.
La zecca clandestina nel Napoletano sette milioni di euro falsi | Il Mattino
Reggio Calabria, nove arresti per violenza sessuale su minorenne
I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno emesso nove misure cautelari per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazzina. Tra gli arrestati anche un minorenne e il figlio di un boss della 'ndrangheta
Marta Proietti
Violenza sessuale di gruppo aggravata, atti sessuali con minorenne, detenzione di materiale pedopornografico, violenza privata, atti persecutori, lesioni personali aggravate e di favoreggiamento personale.
Sono questi i reati contestati a nove persone, nell'ambito di un'operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Tra gli accusati anche un ragazzo minorenne e Giovanni Iamonte, figlio del boss della 'ndrangheta di Melito Porto Salvo (Rc) Remigio Iamonte.
La minore coinvolta è una studentessa tredicenne, figlia di genitori separati, finita nelle mani del branco che l'avrebbe sottoposta a violenze per due anni, dal 2013 al 2015. La ragazzina si era fidanzata con un ragazzo più grande di lei che l'aveva poi presentata ai suoi amici. Il gruppo avrebbe iniziato a violentarla, prelevandola all'uscita della scuola per portarla in luoghi appartati anche due volte a settimana. E' stata poi un'insegnante a rendersi conto del disagio della ragazzina che traspariva dai suoi temi. Da qui una segnalazione, partita dalla scuola, che ha avviato le indagini.
Reggio Calabria, nove arresti per violenza sessuale su minorenne - IlGiornale.it
Rapine in banche a Venezia e Padova: tra gli arrestati 2 catanesi
Un gruppo criminale, con base nelle province di Venezia e Padova, supportato da alcuni «trasfertisti» provenienti dalla Sicilia, dedito a organizzare e mettere a segno nel 2015 rapine in banca con sequestro di persona nel Nordest, è stato individuato e bloccato dai carabinieri di Venezia.
I militari del capoluogo lagunare in collaborazione di colleghi di Ferrara, Rovigo, Modena e Prato, questa mattina hanno arrestato 4 persone: in manette sono finiti i catanesi Marco Di Mauro, di 52 anni e Francesco Guardo 25 anni attualmente ristretto presso la casa circondariale di Prato per omicidio.
Secondo l'accusa sarebbero responsabili della tentata rapina alla Banca Monte dei Paschi di Siena, filiale di sant'Anna di Chioggia (VE) del 30 settembre; della tentata rapina ai danni della banca Cassa di Risparmio di Ferrara, filiale di Porto Viro del 19 novembre; della rapina ai danni della banca San Biagio del Veneto Orientale, filiale di Ceggia del 25 novembre e della rapina del 27 novembre alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna, filiale di Copparo.
Rapine in banche a Venezia e Padova: tra gli arrestati 2 catanesi - Giornale di Sicilia
Perché al Sud i terremoti non finiscono mai
di Federica Venni
La violenza inesorabile di un terremoto colpisce tutti indistintamente: Nord e Sud, Centro e Isole, ricchi e poveri, contadini e imprenditori, catapecchie e villette, antichi monumenti e scuole appena ricostruite. In ogni luogo dell’Italia martoriata dai sismi, a parità di intensità, i danni sono gli stessi. Eppure, quella che al cospetto di Madre Natura è una terra fragilissima nel suo complesso e allo stesso modo in ogni suo angolo, al cospetto dei cittadini è un Paese costellato di differenze abissali. Basta guardare, negli anni, come sono andate e come stanno andando le ricostruzioni.
Dal terremoto della valle del Belice, il primo grande sisma del Dopoguerra (i morti furono 296), è passato quasi mezzo secolo e la fine della ricostruzione è prevista, ad oggi e sempre che vada tutto come deve andare, nel 2028. Gli abitanti di quella zona della Sicilia compresa tra le province di Palermo, Agrigento e Trapani, hanno smesso di vivere nelle baraccopoli solo nel 2006. Otto anni dopo le scosse, più di quarantamila persone abitavano in soluzioni che definire provvisorie è poco. Ancora oggi sui giornali locali rimbalzano, quotidianamente, le polemiche: e la città museo per la quale sono stati sprecati molti fondi (per ricostruire Gibellina furono chiamati architetti e artisti di fama), e le ferrovie mai più ripristinate.
In Puglia e in Molise, dove il sisma del 2002 ha causato “solo” 27 morti e dove ancora risuona il disastro della scuola di San Giuliano, il completamento dei lavori è previsto per 2023. Nel frattempo, è successo di tutto: scandali sui fondi spesi anche per chi non ne aveva bisogno, dimissioni in massa (nel 2009) dei sindaci molisani e pugliesi dei Comuni e delle frazioni colpite. Dell’Aquila e dell’Abruzzo si è parlato fin troppo, fra scandali e decisioni sbagliate. Il centro storico della città ha ricominciato a vivere dopo sei anni, ma il risanamento completo avverrà, sulla carta, nel 2029. Per le Marche e l’Umbria, colpite nel 1997, ci vorranno ancora 8 anni. In Irpinia, dove il terremoto del 1980 ha provocato 2734 morti, ci sono volute decine di leggi per stanziare i fondi e ancora non si vede la fine: attesa per il 2023.
Se ci si sposta di latitudine, però, le cose cambiano. Il Friuli Venezia Giulia, che ha conosciuto una tragedia da 965 morti, è già risorto: nel 2006 si sono conclusi tutti i lavori, per una spesa certificata di 18,540 milioni di euro. I friulani sono tosti, sì, ma una differenza così marcata con il resto d’Italia fa pensare non solo all’eccezionalità dei primi, quanto all’inefficienza dei secondi. E anche gli emiliani non scherzano se, come dice l’ultimo rapporto della Regione Emilia Romagna, mancano solo un paio d’anni al completamento dei lavori, dopo la tragedia del 2012.
Il problema è sempre uno, e cioè che lo Stato, declinato nelle amministrazioni locali, funziona a due velocità. E non solo sulla ricostruzione, anche sulla prevenzione: in Sicilia, una delle zone a più alto rischio sismico d’Italia, dei 950milioni stanziati dal governo nel 2009, non si è speso nemmeno un euro. I fondi ci sono, ma non vengono spesi e, spesso, nemmeno impegnati.
Perché al Sud i terremoti non finiscono mai - L'intraprendente | L'intraprendente


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Rissa in famiglia a Ginosa: 4 in manette
GINOSA - A Ginosa, in provincia di quattro persone sono state arrestate dai carabinieri per rissa aggravata avvenuta per dissidi familiari in contrada Pascarella. Dagli accertamenti è emerso che a fronteggiarsi erano stati da una parte due conviventi, un 72enne ed una 66enne, e dall’altra i due figli dell’uomo, rispettivamente di 44 e 40 anni, che nel corso della colluttazione hanno utilizzato anche bastone e coltello.
Sul posto sono intervenuti anche gli operatori del 118. Il 72enne presentava in particolare una ferita a suo dire inferta da uno dei figli. Questi due, a loro volta, dichiaravano di essere stati percossi con una mazza da baseball.
Rissa in famiglia con bastoni e coltelli a Ginosa: 4 arresti - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli. Quindicenne pestato da baby gang incoraggiata dalle ragazzine
Un ragazzo ucraino di 15 anni è stato vittima di un pestaggio da parte di tre giovani supportati da altri sei o sette coetanei, tra cui un paio di ragazze, che incitavano a picchiare. L'intervento della Polizia municipale ha messo in fuga gli aggressori che vengono ricercati. E' accaduto in via Foria, a Napoli. Gli agenti hanno notato la banda che si avventava sul ragazzino picchiandolo ferocemente dopo essere stato immobilizzato e si sono precipitati mentre la baby gang si dava alla fuga nei vicoli. Il ragazzo era a terra sul marciapiede, dolorante ed in preda ad una crisi di lacrime e panico. Secondo la Polizia municipale, gli aggressori appartengono a bande di minorenni napoletani già note per altri episodi di danneggiamento e provenienti dai quartieri adiacenti al luogo dell'aggressione.
Quindicenne pestato da baby gang incoraggiata dalle ragazzine | Il Mattino
Molfetta, lite tra giovani finisce in sparatoria: sei feriti
MOLFETTA - Due giovani di Bari, Fabio Pisani, 18 anni, e Vincenzo Bartoli, di 36, entrambi di Bari sono stati arrestati perché accusati di avere sparato colpi di arma da fuoco e avere ferito sei persone alle gambe, fra cui due ragazze, all’alba a Molfetta, nei pressi della banchina di San Domenico. Le indagini proseguono per accertare se alla spedizione punitiva abbiano partecipato altre persone.
Alcune ore prima i due avevano avuto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una discussione con un gruppo di giovani del posto all’interno di un locale. Poi erano andati via ma per tornare poco dopo armati. Dopo avere sparato alle gambe del gruppo dei molfettesi, che si trovavano all’esterno del locale in procinto di andare via, sono fuggiti, ma sono stati identificati e arrestati.
Molfetta, lite tra giovani finisce in sparatoria: sei feriti. Due arresti - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli, scugnizzi in scooter in Galleria Umberto: «Vanno fermati»
NAPOLI - Con i motorini, oltre che con il pallone, giovani "scugnizzi" napoletani sfrecciano all'interno della Galleria umberto di Napoli. LA denuncia è del Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Borrelli: «Stanotte in Galleria Umberto I gli scugnizzi incivili, oltre a tirare pallonate contro le saracinesche dei negozi, facevano scorribande sugli scooter. Vanno assolutamente farmati prima che distruggano il nostro patrimonio». «La Galleria Umberto I – aggiunge Borrelli – è di nuovo ostaggio, soprattutto la notte. I ragazzi devono divertirsi ma non a discapito della comunità. Ci vogliono i cancelli per proteggere questo monumento».
Scugnizzi in scooter nella Galleria «Ora basta, vanno fermati» | Il Mattino
Orio al Serio, i passeggeri del Catania-Bergamo 'ostaggio' dei capricci di una bimba di 4 anni
Rifiuta di allacciare la cintura in fase di atterraggio. Il comandante compie la manovra, ma una volta a terra fa intervenire la polizia
I capricci di una bimba di quattro anni hanno tenuto 'in scacco' un intero aereo, con oltre duecento passeggeri rimasti bloccati sul velivolo Ryanair per più di mezz'ora dopo il regolare atterraggio a Orio al Serio. E' successo, secondo quanto riportato da l'Eco di Bergamo, su un volo proveniente da Catania. La bimba viaggiava con i genitori e nel momento dell'atterraggio le hostess, come è consuetudine, hanno invitato tutti ad allacciare la cintura di sicurezza.
La bambina a quel punto si è messa a fare i capricci perché non voleva allacciarla. I genitori hanno dato ragione alla figlia e neppure il comandante è riuscito a far cambiare loro idea. Il pilota è ritornato in cabina e ha iniziato l'atterraggio, avvenuto regolarmente. Ma, una volta a terra, le porte dell'aereo non sono state aperte e i passeggeri hanno dovuto aspettare l'arrivo della polizia di frontiera, chiamata dall'equipaggio.
Orio al Serio, i passeggeri del Catania-Bergamo 'ostaggio' dei capricci di una bimba di 4 anni - Repubblica.it
Napoli, formiche nella stanza:
blitz dei Nas nell'ospedale pediatrico
Controlli dei carabinieri del Nas nell'ospedale pediatrico Pausilipon a Napoli, dopo la segnalazione della presenza di una colonia di formiche nella stanza di una piccola degente. I carabinieri hanno eseguito degli accertamenti e, dopo avere rilevato la presenza delle formiche, hanno chiesto alla direzione di trasferire la piccola paziente in un'altra stanza e di provvedere alla disinfestazione. Il Nas ha anche diffidato la direzione dall'uso della stanza. Nei prossimi giorni i carabinieri, che hanno ispezionato anche altre stanze dello stesso piano non riscontrando la presenza di insetti, torneranno nell'ospedale per verificare l'avvenuta disinfestazione.
Formiche in stanza, blitz dei Nas nell'ospedale pediatrico Pausilipon | Il Mattino
Stop alla sagra del pesce a Pisciotta: i carabinieri contestano carenze igienico sanitarie
di Carmela Santi
Pisciotta. Carenze igienico sanitarie. Sospesa la "Sagra del pesce" in corso di svolgimento a Marina di Pisciotta su iniziativa della locale sezione dall'Associazione Lega Navale. Il provvedimento di chiusura è stato adottato dai carabinieri della compagnia di Vallo della Lucania agli ordini del capitano Mennato Malgieri. I militari coadiuvati da personale del dipartimento di medicina preventiva dell'Asl di Salerno, distretto di Vallo della Lucania, sono intervenuti nel borgo marinaro per un controllo finalizzato ad accertare la corretta organizzazione della tradizionale sagra. Dopo appurati controlli é stata disposta l’immediata sospensione della manifestazione, essendo emerse carenze igienico-sanitarie sui punti di cottura e somministrazione degli alimenti. Al responsabile della manifestazione nonché legale rappresentante dell'associazione, originario di Napoli ma residente a Pisciotta, è stato elevato un verbale di contravvenzione. La notizia ha scatenato non poco clamore considerato il fatto che nei primi giorni di svolgimento della sagra gli stand sono stati affollati da centinaia di persone.
Stop alla sagra del pesce a Pisciotta «Carenze igienico-sanitarie» | Il Mattino
Tentano di bruciare rifiuti
in fiamme uliveto secolare
di Pasquale Sorrentino
SALA CONSILINA - Appiccano il fuoco per bruciare rifiuti, ma le fiamme si estendono velocemente e distruggono un intero uliveto. E' accaduto a Sala Consilina, in località Pendinello. Il rogo ha completamente distrutto una cinquantina di piante secolari di ulivo. Il proprietario dell'uliveto, che subito danni per diverse migliaia di euro, ha presentato denuncia contro ignoti. Sull'accaduto indagano i carabinieri della locale stazione che stanno acquisendo utili elementi per identificare gli autori dell'irresponsabile gesto di bruciare rifiuti anziché conferirli nell'isola ecologica comunale.
Tentano di bruciare rifiuti ?in fiamme uliveto secolare | Il Mattino
Si inventano un incidente per truffare l'assicurazione
I Carabinieri della Compagnia di Baiano, in particolare i militari della Stazione di Lauro, a termine di una consistente attività d’indagine hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino due soggetti di Taurano per avere truffato una nota compagnia di assicurazioni.
Nella fattispecie i militari operanti hanno acquisito presso una nota agenzia di assicurazione la documentazione inerente a un sinistro stradale verificatosi a Taurano alcuni mesi addietro, data la poca chiarezza della dinamica. Da primi accertamenti sono emerse subito numerose anomalie tra i dati e le diverse testimonianze fornite dai personaggi coinvolti. Infatti sono venute a galla numerose dichiarazioni che si sono rivelate contrastanti e non compatibili con la dinamica dell’incidente. A termine delle attività si è appurato che i due soggetti avevano inscenato un sinistro stradale al fine di ottenere una consistente somma di denaro a titolo di risarcimento danni dalla società assicurativa.
Si inventano un incidente per truffare l'assicurazione | Il Mattino
Incendio in ospedale, muore paziente oncologico
Strumenti in cortocircuito durante la visita, 65enne pugliese ustionato muore dopo un mese. C'è l'inchiesta: la procura indaga sei persone
Giovanni Vasso
C’è l’inchiesta sulla tragedia di un paziente oncologico che è finito ustionato a causa dell'incendio che sarebbe stato scatenato dal corto circuito al macchinario cui era stato collegato.
Dopo un’agonia lunga un mese, l’uomo – un 65enne pugliese – è morto e adesso la Procura apre un’inchiesta per capire quali siano state le cause del malfunzionamento della strumentazione e se ci sia un nesso diretto tra le ustioni riportate e la morte del paziente stesso.
Il dramma s’è consumato ad agosto, in provincia di Salerno all’ospedale Tortora di Pagani. Dietro consiglio del medico oncologo, un 65enne di Andria aveva deciso di intraprendere le cure nella struttura sanitaria campana, all’avanguardia per la cura dei tumori. All’uomo era stato diagnosticato un cancro al fegato.
Stando a quanto riportano La Città di Salerno e Il Mattino, l’uomo era stato collegato a un macchinario elettroterapico per verificare le sue condizioni e valutare la gravità della sua malattia quando, a causa di un cortocircuito, la strumentazione ha preso fuoco. Le fiamme sono divampate dalla macchina e hanno aggredito il paziente già prima dell’intervento del personale della struttura che ha sedato l’incendio grazie a un estintore.
L’uomo, perٍ, aveva già riportato diverse ustioni, alcune delle quali di grave entità, sul 10% del corpo. Dopo un mese di agonia, in cui il corpo già indebolito e debilitato dalla grave malattia epatica che gli era stata diagnostica aveva dovuto lottare anche contro i danni subiti a causa dell’incendio, il 65enne di Andria è spirato. Disposta l’autopsia, è partita l’inchiesta dopo la denuncia dei familiari che hanno deciso di volerci vedere chiaro. Per il momento sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati.
Incendio in ospedale, muore paziente oncologico - IlGiornale.it
Gigi D'Alessio nel vortice dei debiti: «Io, Cottone e la Lambretta»
di Valentino Di Giacomo
Nel suo «cammino dell'età» Gigi D'Alessio mai avrebbe pensato di ritrovarsi sommerso dai debiti. Non si tratta di 25 milioni di euro come si è scritto negli ultimi giorni fanno sapere dal suo entourage ma di una cifra inferiore. In ogni caso il cantante partenopeo, nonostante gli oltre venti milioni di dischi venduti in carriera, vive ora una turbolenta situazione economica a causa di alcuni investimenti sbagliati.
Un crack finanziario cominciato con l'idea di riportare in commercio gli scooter della Lambretta, un affare che gli era stato proposto dall'ex marito di Valeria Marini, Giovanni Cottone. Un'amicizia di ferro, almeno fino a qualche anno fa, quella tra Gigi e l'imprenditore di origini palermitane, che si era rinsaldata nell'idea di dare vita nel 2010 a due società che dovevano produrre gli scooter: La Lambretta Motolife e la Gi&Gi Technology di cui D'Alessio acquisi' le quote di minoranza. Ma il sogno si infrange quando una sentenza del tribunale di Milano, nel 2013, ha impedito alle aziende di Cottone e D'Alessio l'utilizzo del marchio Lambretta. Una sentenza che ha fatto naufragare il business e da cui sono partiti i guai economici per il cantante partenopeo.
Le società dell'imprenditore e dell'artista erano infatti esposte con la Banca di Legnano per debiti che nel 2012 ammontavano a circa 8 milioni di euro, un debito che ha costretto D'Alessio a concordare con la banca un piano di rientro. Della vicenda si era interessata anche la Banca d'Italia perché secondo gli ispettori di Palazzo Koch si trattava di crediti a rischio per l'istituto lombardo.[Ma cosa è saltato in mente alla Banca di Legnano? Concedere un prestito al mitico duo Terrone+Terrone!]
Gigi D'Alessio nel vortice dei debiti: «Io, Cottone e la Lambretta» | Il Mattino
Non si spende per fare le opere si fanno le opere per spendere
di GIUSEPPE DE TOMASO
La tragedia ferroviaria sulla linea Andria-Corato ha tragicamente messo in risalto l’inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali (politiche e burocratiche). Se queste terre del Sud sono ancora le «periferie» dell’Italia, per ripetere la locuzione di monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria, davanti al presidente Sergio Mattarella, nell’omelia ai funerali per le vittime della strage del 12 luglio, la responsabilità non va attribuita solo allo Stato centrale, ma anche o soprattutto alle sue diramazioni territoriali, che non possono certo ritenersi risparmiate da un altro brano dell’omelia vescovile: «Le nostre coscienze sono state addormentate da prassi che ci sembrano normali, ma non lo sono: quelle prassi dell’economia in cui non si pensa alla vita delle persone, ma alla convenienza e all’interesse, senza scrupoli e con piccole e grandi inadempienze del proprio dovere».
Il disastro ferroviario di Andria è il paradigma più completo del deficit culturale dei gruppi dirigenti del Sud, un deficit, per molti versi, persino più grave di quello economico-infrastrutturale. Se, anche quando i finanziamenti ci sono, si allungano spirali di ritardi, contenziosi, blocchi, da mandare in tilt un computer, figurarsi quando i soldi non ci sono, quando cioè bisogna mettersi in coda sperando in un Babbo Natale romano o europeo.
Purtroppo, non si vede via d’uscita. Nel Sud non si spende per fare le opere, ma si fanno le opere per spendere. L’obiettivo non è realizzare migliori servizi pubblici per i cittadini, ma utilizzare i progetti per mungere altra spesa pubblica, da destinare ad apparati privati, come possono essere i cenacoli clientelari ed elettorali in cui si dànno di gomito politici di radicamento, burocrati di riferimento e (im) prenditori di sostentamento.
La spesa per la spesa. Le opere al servizio della nomenklatura. Non la nomenklatura al servizio delle opere. L’istituto della concessione è istruttivo, a cominciare dalla parola stessa. In diritto amministrativo, la concessione è un atto con cui la Pubblica Amministrazione consente al concessionario l’uso di risorse e/o l’esercizio di attività non disponibili da parte dei privati, e riservate ai pubblici poteri. Traduzione: il Principe «concede» di fatto a un suo devoto il rango di feudatario, con tutti i benefici e i privilegi che l’elargizione comporta. Oggi, quasi sempre, la concessione consente al concessionario - non solo nel settore ferroviario - di incidere, decidere lui, sui tempi di realizzazione delle opere. Più si rallentano i lavori, più ci si avvicina inadempienti alla data di consegna dell’opera, più crescono le probabilità, anzi la certezza, che alla scadenza dei termini, la concessione venga rinnovata per un altro periodo. E cosi' all’infinito, o quasi. Nell’indifferenza generale e nella capillare complicità tra i protagonisti della vicenda.
Il Sud è vittima delle sue classi dirigenti, dei loro intrecci, dei loro affari, dei loro conflitti di interesse. Questo ceto dominante, che prima era agrario, poi urbano, e oggi post-industriale, è più spregiudicato di un capitano di ventura cinquecentesco. Bussa a denari non in nome delle opere da realizzare, bensi' dei lavori da cominciare e mai terminare.
Progettare per spendere, anziché spendere per realizzare. C’è soprattutto questa filosofia perversa dietro la stagnazione-corruzione meridionale e dietro le tragedie umane che si susseguono con una frequenza vertiginosa.
Non si spende per fare le opere si fanno le opere per spendere - La Gazzetta del Mezzogiorno