Insultavano e palpeggiavano la sua fidanzata, lui la difende e viene pestato a sangue
di Angelo Augusto
LAMPEDUSA. Aver difeso la propria fidanzata è costato caro ad un giovane militare della guardia costiera in vacanza a Lampedusa, che è stato letteralmente pestato a sangue da almeno quindici pescatori, nessuno dei quali del luogo, che avevano fatto apprezzamenti sulla giovane ed uno di loro l'aveva persino palpeggiata.
Alla reazione del militare le 15 persone gli si sono avventate addosso e lo hanno pestato. Del resto, considerato che loro erano in 15 ed il militare solo, era difficile che quest'ultimo avesse la meglio. Sul gravissimo episodio indagano i carabinieri della stazione cittadina, i quali sarebbero vicini all' identificazione di tutti e 15 i pescatori che si sono resi autori dell' aggressione.
Palpeggiavano la fidanzata, lui la difende e viene pestato - Giornale di Sicilia
Torre Annunziata. Torna la bicicletta «modificata»: arrestato pregiudicato
di Dario Sautto
Torre Annunziata. Guida una bici elettrica «truccata», finisce in manette un sorvegliato speciale. I carabinieri della radiomobile della compagnia di Torre Annunziata, diretti dal capitano Andrea Rapone, hanno arrestato Carlo Vitiello, pregiudicato di 30 anni, sorvegliato speciale e, dunque, obbligato a non guidare.
Durante i controlli del territorio, i militari dell'Arma hanno fermato proprio Vitiello in corso Vittorio Emanuele III, in pieno centro a Torre Annunziata. L'uomo era in sella ad una bicicletta elettrica a pedalata assistita, risultata modificata, non omologata e praticamente divenuta un ciclomotore. Quanto basta per far scattare le manette per Vitiello, trasferito subito agli arresti domiciliari in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.
La bici elettrica modificata è stata sequestrata. Questo particolare motorino è già finito sotto inchiesta negli anni scorsi. L'unico punto vendita si trovava a Pompei e distribuiva la particolare bicicletta – che si può guidare senza patente e senza necessità di una copertura assicurativa – già munita di un sistema che eliminava la pedalata assistita, trasformandola in un vero e proprio scooter, utilizzatissimo proprio dai pregiudicati e dai minorenni di Torre Annunziata.
Torna la bicicletta «modificata»: arrestato pregiudicato | Il Mattino
Gemelli napoletani e truffatori seriali
incastrati dalle telecamere a Ischia
di Massimo Zivelli
Una coppia di gemelli omozigoti in vacanza a Ischia e specializzata in truffe ai commercianti del corso è stata sorpresa dalla polizia, grazie alle immagini delle videocamere di sorveglianza. Stefano e Federico, entrambi residenti a Napoli e con precedenti specifici, sono stati dunque individuati grazie ai filmati forniti dai negozianti e denunciati a piede libero per il reato di truffa. Nei loro confronti, da parte degli agenti di Ischia al comando del vicequestore Alberto Mannelli, è stata anche chiesta la misura del foglio di via con validità di tre anni.
A denunciare la truffa, due noti commercianti di corso Vittorio Colonna. Questi i fatti. Il 28 agosto scorso, i due gemelli truffatori si sono presentati a distanza di un paio di ore, prima in un negozio di souvenirs e poi in una parafarmacia, apparentemente per acquistare prodotti a basso costo utilizzando banconote del valore di 50 e 100 euro, ma in realtà per raggirare in maniera assai scaltra gli addetti alla cassa, al punto di ricevere in resto una cifra superiore a quella alla quale avrebbero avuto diritto. Il tutto, approfittando nel primo caso della scarsa attenzione prestata da una giovane commessa e nel secondo caso da un anziano, che in quel momento stava sostituendo alla cassa il parente proprietario dell’esercizio. Tra passaggi vari di danaro, il bottino racimolato nei due negozi è stato appena di un centinaio di euro.
Al momento nessuno si è accorto di niente. Ed è stato solo a chiusura di cassa che i titolari si sono accorti dell’ammanco. Una rapida visione dei filmati della video sorveglianza ha consentito loro di provare davanti agli agenti, la tecnica truffaldina messa in atto dai gemelli.
Gemelli napoletani e truffatori seriali incastrati dalle telecamere a Ischia | Il Mattino
Napoli. Sei rapine in 2 ore al Vomero
in manette Bonnie e Clyde
Napoli - Una coppia di fidanzati di 35 e 31 anni, ritenuta responsabile di avere messo a segno sei rapine ai danni di altrettanti giovani in giro di due ore, lo scorso 4 settembre, nel quartiere «bene» del Vomero, a Napoli, è stata bloccata dai carabinieri. Si tratta di Gianluca Bianco e di Caterina Del Prete, a cui è stato notificato un provvedimento di fermo, poi convalidato dai giudici, per rapine aggravate.
Con un pretesto, secondo le indagini, avvicinavano le vittime, per lo più giovani, e, sotto la minaccia di un coltello, le «ripulivano» di smartphone, denaro, oggetti preziosi e, in un'occasione, anche di uno scooter. L'uomo li minacciava e la donna si appropriava degli oggetti. I due sono stati incastrati grazie alle descrizioni fornite dalle vittime e alle immagini del sistemi di videosorveglianza. Un'altra coppia, un uomo di 39 anni e una donna di 41, amici di «Bonnie e Clyde», è stata denunciata per favoreggiamento: nel loro box auto è stata trovata parte della refurtiva.
Sei rapine in due ore al Vomero in manette Bonnie e Clyde napoletani | Il Mattino
Napoli. Turista spagnola in ospedale, morsa dalle zecche nella stanza del suo albergo
di Melina Chiapparino
Una turista spagnola è stata ricoverata in ospedale a causa di numerose punture di zecche riportate su tutto il corpo. La straniera, 40enne e originaria di Malaga, ha riscontrato un'abbondante presenza degli insetti mordaci all'interno della sua stanza d'albergo nel quartiere Vicaria e dopo alcune ore che alloggiava ha cominciato a sentirsi male. La turista, infatti, è stata completamente ricoperta dai morsi che le hanno provocato non solo prurito ma anche forti dolori articolari e giramenti di testa, per cui la donna è stata sottoposta ad una profilassi specifica oltre che alla somministrazione di medicinali per attutire il gonfiore distribuito sugli arti, sul tronco e al collo. La 40enne aveva in programma una permanenza di una decina di giorni in città per questo motivo aveva scelto un piccolo albergo vicino il centro storico e a due passi dalle metropolitane, ignara che la stanza d'albergo potesse presentare condizioni igieniche a rischio per la sua salute.
Turista spagnola in ospedale morsa dalle zecche in albergo | Il Mattino
MALATTIE INFETTIVE
Ospedale Civico: in netto aumento i casi di sifilide e Hiv a Palermo, ricompare anche la tubercolosi
di Paola Pizzo
PALERMO. I tempi cambiano, la società anche. E le malattie infettive che sembravano quasi un ricordo, almeno ai più, tornano. Riportando un davvero poco rassicurante segno positivo davanti al numero di nuovi casi registrati tra il 2013 e il 2015: +150% di ammalati di sifilide, +40% di diagnosi di Hiv. E si ripresenta anche la tubercolosi polmonare.
Dati che pesano, questi, e che arrivano direttamente dall'Arnas Civico, sulla base di uno screening dei pazienti che si sono rivolti all'ambulatorio di Malattie infettive, per i casi di sifilide e Hiv, e più in generale all'azienda ospedaliera per altre patologie virali. Al punto che ad ottobre verrà inaugurato il nuovo padiglione Malattie infettive, isolato rispetto agli altri e con una capienza iniziale di 16 posti letto.
Ospedale Civico: in aumento casi di sifilide e Hiv a Palermo - Giornale di Sicilia
Lite nel pronto soccorso del Cardarelli
due uomini accoltellati al torace
di Melina Chiapparino
Due uomini, di 33 e 32 anni, entrambi napoletani, sono stati accoltellati mentre erano all'interno dell'ospedale Cardarelli. Si trovavano nell'area davanti all'ingresso del pronto soccorso e sono stati colpiti da numerosi fendenti all'altezza del torace. Si tratta, molto probabilmente di parenti di un paziente e da una prima ricostruzione sembra che le due vittime siano imparentati tra di loro e che l'aggressore abbia inizialmente colpito solo il 33enne mentre l'altro ferito è stato accoltellato nel tentativo di difendere la prima vittima.
Lite nel pronto soccorso Cardarelli due uomini accoltellati al torace | Il Mattino
Abbiategrasso, capannone in fiamme: carabinieri scoprono arsenale clandestino della ‘ndrangheta
Dietro alle intercapedine del deposito edile sono state trovate 14 pistole di vario calibro, la maggior parte con matricola abrasa, un fucile a canne mozze, un mirino, un silenziatore e un migliaio di proiettili. Fermato un 40enne di origini calabresi con piccoli precedenti di evasione Ogni arma era custodita in un borsello con relativo caricatore
di Alessandro Bartolini
E’ stato l’orecchio attento di un carabiniere a capire che in quel banale capannone c’erano armi. Nessuno, però, poteva immaginare di trovarsi di fronte un arsenale clandestino così ben assortito. Adesso c’è da capire a chi appartiene realmente e sopratutto a cosa sia servito. Gli inquirenti hanno già più di un sospetto, quasi una certezza: le pistole, il fucile e le munizioni scoperti sono della ‘ndrangheta.
Tardo pomeriggio di mercoledì 7 settembre. Periferia di Abbiategrasso, hinterland di Milano, via Ciocchina 3. Un incendio sta divorando il deposito di un’azienda edile. Cortocircuito partito dal contatore fatto alla bene e meglio: in pochi minuti le fiamme corrono veloci sui due piani del deposito. All’interno fortunatamente non c’è nessuno. Vigili del Fuoco e carabinieri arrivano sul posto. Il botto è nitido, inconfondibile. Un’esplosione. I pompieri pensano a un petardo. Un militare capisce che si tratta di ben altro: un proiettile surriscaldato.
Quando le fiamme vengono spente, si inizia allora a setacciare l’edificio. Al piano terra c’è il magazzino. Al piano superiore gli uffici. Si lavora tra le macerie. Vengono smontate una ad una le intercapedini alle pareti. Bingo. Ad ogni pannello tolto saltano fuori pistole, caricatori e munizioni. Si cerca al piano terra. All’interno di una fornace per modellare il ferro ce ne sono nascoste altre due. Alla fine ne vengono trovate 14, di ogni tipo e modello: 9 hanno la matricola abrasa, due sono state rubate nel 2013 a Magenta (Milano) e nel 2015 a Binasco (Milano), altre tre sono sconosciute al registro nazionale delle armi di fuoco perché con ogni probabilità arrivano dall’estero. Spuntano anche una doppietta calibro 12 a canne mozze modificata ad arte, un silenziatore, un mirino telescopico e un migliaio di proiettili di vario calibro. Tutte le armi sono in ottime condizioni. Ad incuriosire gli investigatori, però, è il modo in cui sono custodite. Ogni pistola è all’interno di un borsello, di un marsupio o addirittura di una confezione in legno di champagne. Dentro c’è anche il rispettivo caricatore e le cartucce. Come se il kit fosse già pronto per essere consegnato a chi doveva utilizzarlo o comprarlo.
I carabinieri di Abbiategrasso arrivano subito a un 40enne con piccoli precedenti per evasione fiscale: Pasquale Sgrò, classe ’76, imprenditore edile da anni residente in Lombardia ma originario di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria. Il capannone è intestato alla moglie – ricostruiscono i carabinieri – ma di fatto è lui il proprietario. Sotto di sé ha pochi dipendenti, qualcuno in nero.
Abbiategrasso, capannone in fiamme: carabinieri scoprono arsenale clandestino della 'ndrangheta (FOTO - VIDEO) - Il Fatto Quotidiano
NEL SIRACUSANO
Panettiere ucciso nella notte a Floridia: reazione per sfottò, fermati tre giovanissimi
SIRACUSA. Avrebbero confessato i tre ragazzi, due di 17 anni e un giovane appena maggiorenne, interrogati per ore dai carabinieri che indagano sull'omicidio di Sebastiano Sortino, il panettiere di 49 anni ucciso la scorsa notte in via Boschetto, a Floridia.
Gli investigatori hanno trovato la pistola utilizzata per il delitto, da cui sono stati esplosi 5 colpi, uno dei quali ha raggiunto la vittima al torace. L'omicidio sarebbe avvenuto per futili motivi.
Secondo una ricostruzione i tre giovani, uno solo quello che avrebbe premuto il grilletto, si sarebbero recati dal panettiere e lo avrebbero preso in giro. L'uomo avrebbe reagito minacciandoli con uno dei suoi attrezzi da lavoro. Poco dopo Sortino sarebbe salito a bordo dell'auto ma giunto in via Boschetto è scattato l'agguato. Sei bossoli sono stati invece ritrovati a terra ad una distanza che va dai sedici ai venticinque metri. Un solo colpo ha centrato Sortino sotto l'ascella, all'altezza del torace ed ha danneggiato i polmoni. Un colpo che si è rivelato mortale.
Panettiere ucciso nella notte a Floridia: reazione per sfottò, fermati tre giovanissimi - Giornale di Sicilia
Benevento, usuraio preso mentre intasca il danaro
Scatta dopo una serie di pedinamenti un arresto per usura. Torna alla ribalta della cronaca un fenomeno che ha avuto nel Sannio sempre una notevole consistenza. E' finito ai domiciliari con questa imputazione Umberto Cavuoto, 58 anni, beneventano già con qualche precedente in passato.
Gli agenti della Squadra Mobile nella giornata di martedi' hanno arrestato in flagranza l’uomo resosi responsabile di usura aggravata in danno di una cittadina straniera 42enne, che gestisce un’attività commerciale. In particolare, secondo l’accusa Umberto Cavuoto si è presentato presso l’esercizio commerciale per riscuotere gli interessi della somma prestata alla donna per una percentuale che andava dal 140 al 210 annui. A seguito del predisposto servizio l’uomo è stato pedinato ed è stato quindi fermato all’esterno del locale ubicato in centro storico dagli agenti della Squadra Mobile. Secondo l’accusa era solito riscuotere gli interessi in più riprese. Ed al momento dell’arresto aveva riscosso il pagamento degli interessi circa 200 euro in banconote da 50 euro che gli agenti aveano in precedenza contrassegnate.
Usuraio preso mentre intasca danaro tassi d'interesse fino al 210 percento | Il Mattino
Frode fiscale, «truffe carosello»:
coinvolto un ex magistrato
di Giuseppe Crimaldi
Fatture fantasma, vagonate di denaro intascato illecitamente per la vendita dei più svariati prodotti, e poi- ancora - triangolazioni commerciali da e verso tredici nazioni europee. Si chiamano «truffe carosello» proprio perché, attraverso una lunga serie di snodi e passaggi, cercano di far perdere il punto di partenza e di arrivo dei soldi, ma anche di far perdere il bandolo della matassa agli investigatori. Ma l'esperienza dei militari della Guardia di Finanza esperti in materia è riuscita a stanare la centrale di un'organizzazione ramificata e radicata a Napoli: e si è giunti così, al termine di una complessa inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica a risalire ai suoi associati, ai vertici di comando ma - soprattutto - al sequestro di un ingente capitale, quantificabile in circa undici milioni di euro.
Fine della pacchia per i 35 componenti della rete di soggetti che per oltre un anno avrebbe frodato il fisco producendo una incredibile mole di falsi documenti e commettendo una lunga serie di reati. Tra i nomi degli indagati spicca quello di Silvio Sacchi, ex magistrato napoletano settantenne già estromesso dalla magistratura e coinvolto nella vicenda «Panama Papers»; con lui anche Fabio Frassineto, imprenditore partenopeo di 42 anni pure inserito nell'elenco dei soggetti che avrebbero trasferito illecitamente capitali in alcuni paradisi fiscali; ed ancora un consulente finanziario: Francesco Granato, 41enne.
Stando alle indagini condotte dai militari del Primo Gruppo della Guardia di Finanza e coordinate dai pm della sezione Criminalità economica guidata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli gli indagati avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti finalizzate a mettere a segno una frode all'Iva intracomunitaria con triangolazioni commerciali in tredici Paesi europei: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Lettonia, Liechtenstein, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna. L'organizzazione aveva base a Napoli e ramificazioni anche in regioni italiane.
Attraverso la rete delle cosiddette imprese «cartiere» (cioè create esclusivamente per destinarle all'evasione) venivano importati e commercializzati svariati prodotti - dai casalinghi agli articoli per tabaccheria e fumatori - per un giro d'affari quantificato in circa 50 milioni di euro. Dalle verifiche delle fiamme gialle è emerso che sono 32 le società coinvolte nella frode all'Iva intracomunitaria: tutte intestate a persone ignare della gestione commerciale e a conoscenza dell'uso che l'organizzazione criminale aveva intenzione di farne.
La mole di elementi acquisiti dall'accusa ha indotto il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli a firmare il decreto di sequestro è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli per undici milioni di euro: cifra che corrisponde alla somma degli importi Iva evasi dalle società riconducibili a ciascun indagato.
Frode fiscale, «truffe carosello»: coinvolto un ex magistrato | Il Mattino
Grande bluff rifiuti, blitz della Finanza
patto truffa tra Comuni e aziende
di Mary Liguori
E' la truffa l'ipotesi di reato a monte delle acquisizioni di atti che la guardia di finanza sta eseguendo in una serie di comuni in provincia di Caserta su delega della procura di Santa Maria Capua Vetere.
Secondo quanto si apprende, il sospetto, gravissimo, è quello che ci sia un accordo tra due aziende che si occupano di ecologia e una serie di enti locali: lo scopo è quello di far risultare una quantità di rifiuti da smaltire superiore a quella reale, un raggiro che, sempre secondo l'ipotesi investigativa, consente alle aziende in questione di percepire liquidazioni maggiorate. Se le indagini dovessero confermare l'ipotesi investigativa, ci si troverebbe di fronte all'ennesimo «grande bluff» in materia di gestione pubblica e ambiente.
L'acquisizione di documenti è tutt'ora in corso e vede impegnati i militari della guardia di finanza del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Caserta, diretto dal generale Giuseppe Verrocchi.
Le fiamme gialle stanno portando via faldoni dalle sedi delle aziende Gesia e Impresud, di proprietà di Luciano Sorbo e di Francesco Iavazzi, quest'ultimo fratello del patron della Juvecaserta.
I comuni interessati dalle verifiche sono Casagiove, Teano, Giano Vetusto, Caianello, Alvignano, Gioia Sannitica, Galluccio, Riardo, Piedimonte Matese e San Gregorio Matese.
Grande bluff rifiuti, blitz della Finanza patto truffa tra Comuni e aziende | Il Mattino
Mugnano, nasce la nipote del boss: festa con bombe e mortaio da lanciare
All’interno dell’area condominiale comune del complesso di edilizia popolare in via Crispi, i carabinieri di Mugnano hanno rinvenuto 23 chili di materiale esplodente artigianale. Si parla di 78 bombe sferiche di vario calibro del peso totale di circa 15 kg, tutte classificate di IV categoria; 13 batterie da 100 colpi, una batteria da 36 colpi e 78 mortai di vario calibro. Da una prima ricostruzione sembra che il materiale rinvenuto fosse destinato a festeggiamenti in occasione di una nascita nella famiglia di un appartenete a un gruppo camorristico locale. Il materiale è sottoposto a sequestro e affidato ad una ditta specializzata in attesa della distruzione.
Nasce la nipote del boss: si festeggia con bombe e mortaio da lanciare | Il Mattino
L'ex killer del clan autore neomelodico:
«Ma voglio i diritti d'autore»
di Marilù Musto
Un camorrista con la vena poetica: questo era Bruno Buttone, oggi collaboratore di giustizia, ma ex killer del potentissimo clan Belforte di Marcianise, nel Casertano. Tra il 2009 e il 2010 il gruppo criminale d'ispirazione cutoliana, aveva raggiunto l'apice della sua potenza. In quegli anni Buttone era finito in carcere. Recluso nella sua cella della casa circondariale di Poggioreale, fece recapitare al cantante neomelodico Nico Desideri una sua poesia. Il testo, intitolato «Ciao papà», giunto nelle mani dell'artista di Marcianise, venne musicato e portato alla ribalta del pubblico.
Da allora sono trascorsi circa sette anni. Buttone ha cominciato a collaborare con la giustizia dal 2013. Desideri è diventato famoso e molto apprezzato dal pubblico: «Desideri non mi ha mai concesso i diritti d'autore, gli ho anche scritto ma non ha mai risposto alle mie richieste».
Buttone era il perno attorno al quale girava il clan di Marcianise, in assenza dei due capi Salvatore e Domenico rinchiusi in carcere. Sicario e capo indiscusso del cartello criminale fino al 2013, da tre anni ha cambiato vita. Ora si dedica alla lettura di testi di psicoterapia. Ha, inoltre, ripreso a studiare. E reclama i diritti d'autore a Desideri.
L'ex killer autore neomelodico: «Ma voglio diritti d'autore» | Il Mattino
Nico Desideri - Ciao papà live in Mondragone!





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