Racket a scuola, 3 minori indagati: «Tentata estorsione del cellulare»
di Leandro Del Gaudio
Non è stato un atto di bullismo o una semplice prova di forza di una gang in erba composta da studenti dalla testa calda. Tutt’altro. Si sarebbe trattato di un’azione mirata, finalizzata a taglieggiare un proprio compagno di scuola: ad entrare in possesso del telefonino cellulare di uno studente appena dodicenne, iscritto al secondo anno della Media D’Ovidio-Nicolardi. Ne sono convinti i pm della Procura minorile, che hanno interrogato in queste settimane tre studenti iscritti nella stessa scuola della vittima, denunciandoli con un’accusa ben precisa: sono indagati per tentata estorsione e per lesioni, per aver provato a costringere il proprio compagno di classe a consegnare il telefonino cellulare, al termine di un’aggressione mirata. Inchiesta coordinata dal pm Emilia Galante Sorrentino, alcuni giorni fa sono stati interrogati i tre minori passati in poche ore da un registro di classe a un fascicolo giudiziario. Materia complessa, particolarmente delicata vista anche la giovanissima età di tutti i protagonisti di questa storia. C’è infatti un primo elemento da tenere in considerazione: pur essendo stati inscritti come indagati e pur avendo risposto alle domande degli inquirenti nel corso dei rispettivi interrogatori, due dei tre studenti coinvolti non sono formalmente imputabili. Hanno meno di 14 anni, non potranno essere processati.
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Nola, furto al cimitero: rubati vasi in ottone e la scultura di un defunto
Il piedistallo con la scultura di un defunto
di Carmen Fusco
Nola. Vasi di ottone ed la scultura in bronzo raffigurante un defunto: é il bottino dei ladri che questa notte hanno fatto razzie nel cimitero di Nola. I malviventi hanno agito nella notte scavalcando uno dei muri di cinta laterali, costeggiati dalle campagne. Si sono arrampicati con una scala ed hanno portato via 15 vasi oltre alla scultura dedicata al preside Addeo, scomparso qualche anno fa e molto noto in città. Sulle tracce dei ladri ci sono adesso gli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Nola, diretti dal primo dirigente Pasquale Picone che già indagano sul raid al cimitero di Tufino e che avrebbero in mani numerosi elementi per l’identificazione dei colpevoli.
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Napoli, l'abbraccio della pace a piazza Mercato: «Ma io non mi pento, quel carabiniere si doveva fare i fatti suoi»
di Rossella Grasso
«Hanno tutti acceso i fuochi negli altri quartieri. E noi che facciamo? Abbiamo questa bella piazza grande e non è nemmeno pericoloso. Perchè non lo possiamo fare?». A parlare è Genny, 13 anni. Racconta quella serata folle in cui è scoppiata la violenza, ragazzini tra i 10 e i 15 anni contro i carabinieri, intervenuti per motivi di sicurezza. C'era anche lui oggi in piazza mentre un gruppo di suoi coetanei abbracciavano i carabinieri per chiedere scusa per l'accaduto da parte di tutti. Ma lui la pensa diversamente: «Dispiaciuto io? No, perché se si faceva i fatti suoi, lui non si faceva male e noi accendevamo il nostro fuoco e non succedeva niente», dice parlando del carabiniere contuso nel tentativo di inseguire alcuni di loro in fuga.
L'opinione che il ragazzino ha dei carabiniri è controversa e figlia del contesto in cui vive. Non sa ancora cosa vuole fare da grande, ma di una cosa è certo: non farà mai il carabiniere. «E' un mestiere che non mi piace - dice - perchè arresta le persone e porta dolore. Ho visto i miei familiari essere arrestati ed è stato brutto». Deve aver sofferto tanto Genny, che parla da adulto ma che è un bambino, quando ha visto portarsi via i suoi cari in manette. Ha il fare spavaldo di chi non ha paura di niente ma pronuncia la parola «dolore», consapevole di cosa vuol dire. «Probabilmente non piace nemmeno a loro farlo ma è il loro dovere - dice - le persone fanno qualcosa e vengono arrestate». A 13 anni è forse ancora difficile distinguere nettamente tra bene e male, Genny chiaramente non lo ha capito ancora, ma forse nessuno glielo ha mai spiegato.
Non è affatto pentito di quello che ha fatto e rilancerebbe pietre e molotov contro i carabinieri se questi gli impedissero nuovamente di accendere il «cippo». «Se non ci fanno accendere il fuoco succederà sempre questo - dice - Il carabiniere si è fatto male e c'cercamm scus'. Ma lo rifarei perché noi tutti bambini dopo tutto quello che abbiamo fatto per raccogliere la legna ci siamo presi un po' collera. Ci è dispiaciuto che solo noi non lo abbiamo acceso, tutti gli altri quartieri lo hanno fatto». La voce trema un po' sulla questione scuse: è troppo forte il dispiacere per la mancata accensione del fuoco, il gioco pericoloso che gli è stato impedito di fare.
Quando gli viene chiesto cosa ne pensa delle babygang la sua risposta è netta: «Noi non siamo una babygang, non facciamo nulla di male», parla al plurale come a voler includere anche i suoi amici, quelli con cui stava accendendo il fuoco a piazza Mercato. Genny usa parole forti per descrivere quanto accaduto a Arturo, Ciro e Gaetano e invece in questo caso la divisione tra buoni e cattivi ce l'ha ben chiara, come se anche lui si considerasse dalla parte dei cattivi: «Ci dispiace per il ragazzo accoltellato alle spalle - dice - Non è giusto che un ragazzo buono cammina e viene preso alle spalle. Vedetevela con i ragazzi come voi. Loro sono stati vigliacchi, venite dai ragazzi come voi che se la sanno vedere, non dai ragazzi bravi che sono indifesi e non fanno niente».
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Svizzera, sparatoria tra italiani a Zurigo: Danilo uccide la moglie Irene e si spara
Sparatoria nel centro di Zurigo, in Svizzera. Ieri pomeriggio un uomo italiano, il 38enne Danilo Nuzzo, ha ucciso la moglie Irene Rizzo, 35 anni, e poi si è tolto la vita con la stessa pistola. La coppia viveva in Svizzera ma era originaria della provincia di Lecce: di Ruffano lei, di Supersano lui. Avevano due bambine.
La coppia, che ha due figlie, viveva nella città svizzera da diversi anni. Tutto è avvenuto, per motivi non ancora accertati, sotto gli occhi dei passanti, intorno alle 14.30 nel quartiere Europaallee, a poche centinaia di metri dalla stazione centrale.
La donna era impiegata presso una filiale della banca Ubs. Ed è proprio davanti all'edificio che ospita l'istituto di credito che è avvenuto l'omicidio-suicidio. La donna è morta davanti all'ingresso della banca. A pochi passi da lei, il marito si è tolto la vita dopo averla uccisa. Uno dei due - è detto nell'articolo del quotidiano - sarebbe morto sul colpo, l'altro in seguito alle gravi ferite riportate.
Sembra che l'uomo avesse trascorso gli ultimi giorni in paese e che proprio il giorno prima della tragedia fosse ripartito per la Svizzera. In preda al terrore, i numerosi passanti sono fuggiti e hanno cercato di mettersi al riparo, temendo un attacco terroristico. Il luogo della tragedia è stato subito raggiunto da auto e camionette della polizia ed è stato interdetto ai pedoni. Sull'accaduto indagano la procura e la polizia della città svizzera.
https://www.ilmattino.it/primopiano/...8-3569108.html
Si spaccia per la sorella di Cantone e inganna decine di cittadini: denunciata avvocatessa di Benevento
di Alessio Fanuzzi
«Affidi a me l'incarico, non si preoccupi. Sono la sorella di Raffaele Cantone, i giudici ci riserveranno un trattamento di riguardo». Maria Virginia Cantone è un avvocato civilista del Foro di Benevento, ha due studi legali, uno a Cervinara e uno a Montesarchio, e decine e decine di clienti su e giù per l'Italia. Va da sé, pero', che non ha nessun rapporto di parentela col più noto Raffaele Cantone, il magistrato anticamorra napoletano oggi presidente dell'Anac, l'autorità nazionale anticorruzione. Eppure tutti i suoi clienti li aggancia cosi', inoltrando addiritture finte mail firmate dal finto fratello.
Dopo avere ricevuto una lettera anonima spedita da Napoli e inoltrata alla Procura di Avellino, Raffaele Cantone - quello vero! - questa mattina ha sporto denuncia ai carabinieri di Roma.
Non è la prima denuncia a carico di Maria Virginia Cantone. Ce n'è anche un'altra depositata nei giorni scorsi da un avvocato di Pesaro e puntalmente inoltrata alla Procura di Avellino. L'avvocato Arturo Pardi difende una coppia di pesaresi truffata dalla finta sorella di Cantone. A lei marito e moglie si sono affidati per risolvere un contenzioso con il loro Comune di residenza, ammaliati dalla finta parentela: le hanno versato subito 4.600 euro come fondo spese, poi altri 5.000 euro per il ricorso al Consiglio di Stato. In cambio niente, solo mail. Una addirittura a firma di Raffaele Cantone, in un italiano sgangherato e piena zeppa di refusi. E' qui che hanno capito l'inganno. E scoperto la truffa della finta sorella.
https://www.ilmattino.it/benevento/d...e-3591609.html
Anche alcuni religiosi pugliesi coinvolti in festini gay
Sono finiti nel dossier hot del gigolo' Francesco Mangiacapra
Emanuela Carucci
Tre i religiosi baresi coinvolti nel dossier sui festini gay che sta facendo tremare la chiesa di Puglia.
Due fanno parte dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto: uno di loro è ancora studente. Il terzo è sacerdote nella circoscrizione vescovile di Molfetta-Terlizzi (sempre in provincia di Bari).
A darne notizia il quotidiano regionale "La Gazzetta del Mezzogiorno", dove si legge che oltre, ai tre baresi, ci sarebbe anche il nome di un prelato di Nardo', centro in provincia di Lecce.
Pochi giorni fa, un ex avvocato napoletano, oggi gigolo', Francesco Mangiacapra, ha reso noto, presso la curia di Napoli, un dossier di milleduecento pagine con sessanta nomi di preti, religiosi e seminaristi che avrebbero avuto con il giovane incontri sessuali gay a pagamento. Non solo, ma anche videochat e messaggi con foto inequivocabili.
Si grida allo scandalo anche nella Puglia che si prepara ad accogliere papa francesco il prossimo 17 marzo nel foggiano, a San Giovanni Rotondo.
Mangiacapra, oltre al compact disc in cui è contenuta la documentazione hot consegnata alla curia campana, continua a spiegare in diverse interviste e interventi anche le motivazioni del gesto "Il mio - ha dichiarato l'ex avvocato - è prima di tutto un messaggio sociale e politico, legato alle libertà, anche sessuale, alla base di tutti i diritti civili e umani. Fondamentalmente quella parte corrotta del clero, non fa altro che usufruire di quella libertà che poi ogni domenica, dal pulpito, condanna".
Ancora rimangono anonimi i nomi e i luoghi utilizzati dai preti pugliesi coinvolti nello scandalo. Secondo quanto si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno, se la curia di Napoli (che sta esaminando il dossier) dovesse ritenere di inviare le segnalazioni a Bari, sarà avviato un processo di accertamento delle "accuse" di Mangiacapra. Se le stesse dovessero rivelarsi veritiere,si darà inizio ad un secondo processo che prevede prima i colloqui con le persone coinvolte al fine di cercare il loro recupero "morale", con eventuali supporti psicologici, e quindi una scelta definitiva. Non è escluso che i preti coinvolti siano ridotti allo stato laicale, svestendo la tonaca.
Le chat in cui i religiosi parlavano con Mangiacapra sono "Grindr" e "Romeo". E come scrive "gaynews.it" nel dossier c'è anche un guardiano cappuccino pugliese che avrebbe organizzato orge in convento insieme a un altro confratello.
Anche alcuni religiosi pugliesi coinvolti in festini gay
Blitz nel garage: sequestrato un milione di euro di sigarette di contrabbando nel Napoletano
di Francesca Mari
ERCOLANO - Otto tonnellate di sigarette di contrabbando sequestrate dai carabinieri. Arrestata la gestrice di una ditta di parcheggi. I carabinieri della compagnia di Torre del Greco hanno arrestato per contrabbando di sigarette Patrizia Lavino, una 51enne di Ercolano già nota alle forze dell’ordine.
Nel corso di controlli nel capannone di una ditta di parcheggio mezzi pesanti gestita dalla donna, i militari dell’Arma di Ercolano hanno scoperto che usando un gioco di sporgenze e rientranze della costruzione vi era stato ricavato un locale segreto, tipo scatole cinesi, all’interno del quale sono state rinvenute e sequestrate 800 casse di sigarette di contrabbando, pari a 8 tonnellate di “bionde” illegali, che, verosimilmente erano in procinto di essere distribuite in vendita tra Napoli e Provincia e si stima avrebbero fruttato fino a un milione di euro.
https://www.ilmattino.it/napoli/cron...o-3554364.html
Fisco, scoperto medico evasore totale. "Ha evaso oltre 150 mila euro"
Il professionista pizzicato dai Finanzieri di Rossano, nel Cosentino, è titolare di due studi medici
Un medico evasore totale. Lo ha scoperto la Guardia di Finanza di Rossano: l'uomo, titolare di due studi medici, ha esercitato la professione senza dichiarare al fisco i propri redditi. In particolare ha omesso la presentazione della dichiarazione dei redditi nel 2014 e nel 2015.
Grazie alla documentazione extracontabile e ai riscontri le Fiamme Gialle hanno appurato che il medico ha occultato compensi relativi a redditi da lavoro dipendente per un valore pari a circa 90.000 euro e compensi professionali per altri 66.000 euro. Complessivamente non erano stati dichiarati al fisco oltre 150.000 euro di compensi evadendo imposte per un importo complessivo superiore a 52.000 euro.
Il professionista evasore è stato segnalato all'Agenzia delle Entrate: le sanzioni previste in questi casi vanno dal 120 al 240% dell'ammontare delle imposte dovute. Prevista anche l'adozione delle misure cautelari fiscali ovvero la possibilità di tutelare il credito del fisco mediante il sequestro conservativo di beni o somme nella disponibilità del contribuente per un valore pari a quanto dovuto.
https://www.quotidiano.net/cronaca/e...cale-1.3704644
"Io, oncologo a Napoli, vengo a operarmi a Milano perché da noi la sanità non funziona"
La "confessione" di Antonio Marfella, uno dei primi medici a denunciare la terra dei fuochi
Redazione
Lascerà il suo ospedale per entrare in un altro. Andrà via dalla sua città, per qualche giorno, e farà oltre settecento chilometri per essere sicuro di non correre rischi. Perché, dice, da "noi la sanità regionale funziona male".
Antonio Marfella - sessanta anni, medico oncologo dell'ospedale Pascale di Napoli e tra i primi a parlare in Italia di "Terra dei fuochi" - ha un cancro alla prostata e, nonostante lui all'interno di un reparto oncologico ci lavori, ha deciso di emigrare a Milano per operarsi.
"Non ho difficoltà - ha confessato a Roberto Russo del Corriere della Sera - a far sapere che, pur lavorando al Pascale, sono in lista di attesa per operarmi all’Ieo di Milano".
A rivelarlo è stato lui stesso, "per far rendere conto a tutti di come funziona male la sanità regionale. Occhio - la necessaria precisazione -, al Pascale ci sono colleghi bravi, ma che non vengono messi in condizioni di lavorare come pure saprebbero fare".
E la spiegazione, come spesso accade, è nei numeri, impietosi. "Per il mio cancro devo essere sottoposto a un intervento in robotica - ha spiegato il dottore -. Le linee guida internazionali del Memorial Sloan Kettering Center, negli Usa, prevedono che questo tipo di intervento vada eseguito da strutture che ne facciano almeno 250 l’anno. Nell’intero Mezzogiorno non esiste alcun ospedale, Pascale compreso, che superi i cento interventi alla prostata con il robot" perché "con meno allenamento sul robot aumentano le probabilità di errore che per il paziente, in questo caso, significa rischiare l’impotenza".
"Io, medico oncologo a Napoli, vengo a operarmi a Milano perché da noi non funziona nulla"
Call center usati per maxi truffa all’Inps: 4 arresti e 30 indagati,
nel mirino anche 24 ditte edili
di Mary Liguori
Società di call center e agenzie pubblicitarie usate per stipulare contratti di lavoro a tempo finalizzati solo all’accesso ai bonus di disoccupazione.
E' di quattro persone finite ai domiciliari e di trenta indagati il bilancio dell’operazione sulle mega truffa all’INPS scoperta dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone.
Le persone finite ai domiciliari tra Caserta e provincia sono Carlo Bianco, Fabio Martino De Carles, Anthony Concu e Antonio Monte. Rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Nel corso del biennio 2015-2017 la cifra truffata ai danni dell’Inps é stata di circa 400mila euro. Novantasei i contratti di lavoro stipulati per fini fraudolenti finiti nel mirino dei pm della sezione criminalità economica coordinati dal procuratore aggiunto Antonio D’Amato che ha delegato le indagini ai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere, diretti dal capitano Emanuele Macri' e della stazione di Grazzanise, agli ordini del maresciallo Luigi De Santis.
Stesso meccanismo usato dalle 24 società finite nel mirino della Guardia di Finanza di di Aversa, reparto guidato dal tenente colonnello Michele Doronzo che, solamente nel corso del 2017, su delega delle competenti Procure della Repubblica, ha concluso mirati accertamenti su 24 società che sulla carta risultavano aver assunto centinaia di lavoratori per poi, in breve tempo, licenziarli tutti, creando cosi' il presupposto normativo per permettere loro di ottenere l’indennità mensile di disoccupazione da parte dell’I.N.P.S..
Le indagini sono scaturite dall’attività di controllo sul territorio svolta degli ispettori dell’Ente previdenziale che ha dato luogo a una serie di denunce all’Autorità Giudiziaria per possibili condotte fraudolente poste in essere dai rappresentanti legali e dagli amministratori delle società ispezionate, in concorso con i lavoratori fittiziamente assunti e poi beneficiari del contributo sociale.
Da qui gli ulteriori accertamenti di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza dai quali è emersa l’inesistenza di sedi operative, la mancanza di qualsivoglia contabilità e l’insussistenza delle attività dichiarate: praticamente le società che risultavano datori di lavoro erano in realtà scatole vuote appositamente create al solo scopo di assumere, solo sulla carta, una serie, spesso numerosa, di asseriti lavoratori, che poi venivano formalmente licenziati.
L’esame dei casi investigati ha permesso inoltre di trarre alcune prime conclusioni sul fenomeno fraudolento attenzionato: innanzitutto le sedi dichiarate delle imprese circoscrivono un ambito territoriale ben delimitato, interessando per lo più i Comuni dell’agro aversano e, in particolare Villa Literno, Villa di Briano, Casal di Principe e Frignano; in secondo luogo il settore economico più colpito è senz’altro l’edilizia (ben 16 casi su 24) ed a seguire i servizi di pulizia e l’agricoltura.
Anche la cifra del fenomeno desta allarme: solo nell’ultimo anno ben 722 soggetti denunciati per truffa aggravata nei confronti dell’Ente previdenziale per un profitto illecito che supera i 3 milioni di euro.
Questa è probabilmente solo la punta dell’iceberg, in quanto il numero delle aziende potenzialmente coinvolte in fenomeni analoghi potrebbe risultare notevolmente superiore, in ragione del numero di accertamenti ispettivi effettuati dall’Ente previdenziale.
Proprio dall’analisi di tali dati le Fiamme Gialle, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, stanno ora approfondendo eventuali rapporti tra i soggetti coinvolti per capire se è possibile risalire ad una matrice comune che conduca ad un’unica organizzazione che sembra potersi avvalere anche del fattivo contributo di infedeli professionisti del settore.
https://www.ilmattino.it/caserta/cal...i-3593697.html




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