Bari, le porta a spasso il cane poi tenta di rapinarla
In cella portiere di condominio
BARI – Gentile e disponibile le portava il cane a spasso tutte le mattine nel quartiere Murat, in pieno centro a Bari. Il pomeriggio del 20 ottobre scorso, però, in via Argiro, un portiere di condominio ha pensato di trasformarsi in un goffo rapinatore a mano armata, al quale non è bastato camuffarsi con un passamontagna perché incastrato dalla telecamera di sorveglianza.
Vittima del tentativo è stata una signora barese di 62 anni. Vittima si fa per dire, vista la reazione avuta dalla donna: si è letteralmente avventata sulla pistola puntata contro di lei e ha costretto l'uomo alla fuga, smascherato poi dalle numerose telecamere della zona, una delle quali ha ripreso tutta la scena.
L'arrestato è Sabino Lopez, 46enne barese, accusato di tentata rapina pluriaggravata, detenzione e porto in luogo pubblico di arma da fuoco, nonché ricettazione.
Vista rincasare la donna, dopo averla aspettata all’uscita dell’ascensore, prima che entrasse in casa, l’ha spintonata con veemenza contro la porta dell’abitazione, minacciandola con una pistola calibro 38 pronta a fare fuoco e risultata rubata. Non contento, il rapinatore, dopo una prima fuga, è persino tornato indietro, ma è stato nuovamente aggredito a mani nude dall’energica signora, scappando definitivamente.
Bari, le porta a spasso il cane poi tenta di rapinarla In cella portiere di condominio - La Gazzetta del Mezzogiorno
Nardò, rifiuta fidanzato figlia e lo investe con auto: arrestato
NARDO' - Disapprova la relazione sentimentale di un giovane con la figlia e lo investe con l'intenzione di eliminarlo. E’ accaduto a Nardò dove gli agenti del locale commissariato hanno arrestato in flagranza per tentato omicidio Carlo Parisi, 55enne di Nardò. L’uomo è accusato di aver investito deliberatamente con l’auto un giovane di 22 anni del posto, fidanzato con la figlia 15enne, aggredendolo poi, mentre era esanime per terra, con calci e pugni alla testa. Un’aggressione violenta terminata solo grazie all’intervento di due passanti.
Il giovane, soccorso con un’ambulanza, è stato portato all’ospedale di Galatina (Lecce) dove si trova ancora in osservazione per accertare eventuali lesioni interne; non è comunque in pericolo di vita. L’aggressore un mese fa si era recato a casa del ragazzo minacciandolo di ucciderlo se non avesse lasciato la figlia. Gli investigatori non hanno dubbi sulla volontarietà dell’investimento.
Ad incastrarlo le testimonianze di alcuni presenti e le immagini di una telecamera di sorveglianza che lo mostrano in via XXV Luglio, teatro dell’aggressione, mentre aspetta in auto l’arrivo del giovane nei pressi di un distributore di carburante, per poi partire a tutta velocità, 'sgommandò e investendolo alle spalle.
Nardò, rifiuta fidanzato figlia e lo investe con auto: arrestato - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli, megarissa per uno sguardo di troppo: in cella quattro giovani
I carabinieri della stazione di Pompei sono intervenuti d’urgenza in piazza Bartolo Longo arrestando per rissa aggravata Giuseppe D., 29 anni, di Santa Maria La Carità, Francesco M. 25 anni, di Poggiomarino, Raffaele B. 27 anni, di Boscotrecase, Salvatore E. 20 anni, di Boscotrecase.
I quattro partecipavano a una rissa scoppiata per futili motivi, verosimilmente a causa di un apprezzamento a una ragazza. Tutti sono finiti dapprima in ospedale e poi in cella.
Pompei, megarissa per uno sguardo di troppo: in cella quattro giovani | Il Mattino
Napoli, magneti per rubare energia elettrica: danni per 150mila euro
Undici persone - tra cui titolari di supermercati, negozi di abbigliamento, esercizi commerciali della grande distribuzione, bar - residenti in diversi comuni del Napoletano, sono state denunciate dalla Polizia di Nola (Napoli) che ha scoperto un furto di energia elettrica complessivo stimato in circa 150mila euro.
Gli agenti - coordinati dalla Procura della Repubblica di Nola - hanno scoperto che i furti venivano messi a segno prevalentemente attraverso l'uso di potenti magneti, capaci di alterare le misurazioni dei contatori.
Tra i denunciati figurano due titolari di un supermarket, che hanno rubato circa 41mila euro di elettricità, e il proprietario di un negozio della grande distribuzione il quale, con un sistema più sofisticato (il magnete era celato nella porta scorrevole della cabina elettrica) ha sottratto energia elettrica per oltre 26mila euro.
Magneti per rubare energia elettrica: danni per 150mila euro | Il Mattino
Pompei, segnaletica truccata acchiappa-turisti
Auto «dirottate» in parcheggi privati
di Susy Malafronte
Pompei. Manomettere la segnaletica turistica per raggirare i visitatori degli Scavi è l’ultima trovata di qualche «chiammista» furbetto. Scatta così l’inchiesta e la procura apre un fascicolo, per adesso, contro ignoti. Si cerca tra le immagini delle telecamere del sito archeologico il volto di chi ha manipolato il cartello che segnalava in quale direzione andare per raggiungere i cancelli d’ingresso. La scoperta è stata fatta ieri mattina dai vigili urbani, nel corso dell’operazione «Uragano» che ha messo nel mirino tutti gli illeciti che ruotano intorno al business turistico.
Dalla cartellonistica che indica l’ingresso al sito archeologico - la prima in cui si imbatte lo straniero all’uscita del casello autostradale - è «scomparsa» la freccia bianca di direzione. Una mano sconosciuta, secondo gli investigatori agli ordini del comandante Gaetano Petrocelli e del suo vice Ferdinando Fontanella, avrebbe agito la notte scorsa depennando la freccia direzionale con una vernice spray di colore marrone, la stessa tonalità del segnae. Questo piccolo accorgimento - stando agli elementi raccolti dagli agenti municipali - avrebbe arrecato vantaggi economici a qualche titolare di aree di parcheggio a pagamento. Secondo la ricostruzione dei vigili, l’assenza di indicazioni avrebbe creato disorientamento tra i turisti. Che avrebbero fermato l’auto per guardarsi in giro e cercare di capire come proseguire. E a quel punto sarebbe entrato in scena il «chiammista» - probabile autore della manomissione segnaletica - che nel mostrarsi accogliente e ben disposto ad elargire indicazioni, avrebbe consigliato di parcheggiare nell’area di sosta a pagamento da lui indicata e, magari, pranzare nel ristorante annesso o compiacente.
Il raggiro al turista, però, non si verifica solo a ridosso dell’area archeologica. Una identica manomissione è stata scoperta - sempre dai vigili urbani - a un altro impianto segnaletico, quello che indica come arrivare dalla stazione delle Ferrovie dello Stato all’ingresso degli scavi di Piazza Anfiteatro. La freccia direzionale è stata collocata nel senso opposto a quello originariamente indicato. Episodio già verificatosi lo scorso maggio. Gli agenti municipali hanno constatato che la freccia indicativa relativa alla zona archeologica era stata abusivamente coperta da un adesivo, abbastanza simile all’originale e quindi ingannevole, per condurre a un itinerario diverso e molto più lungo. Per poter raggiungere Porta Anfiteatro attraverso l’itinerario consigliato dalla segnaletica contraffatta e menzognera, occorre percorrere circa due chilometri, passando per una zona piuttosto isolata, assolata e priva di punti di ristoro. Al contrario, dalla stazione delle Ferrovie dello Stato, passando per il cuore della città, il turista deve percorrere appena 500 metri lungo i quali incontra bar, ristoranti e negozi per fare shopping. Secondo una prima ricostruzione investigativa, fatta dagli uomini del comandante Petrocelli, la truffa ordita ai danni degli ignari turisti è stata compiuta da soggetti particolarmente interessati a questo tipo di utenza: tassisti abusivi o, peggio, scippatori.
Pompei, segnaletica truccata acchiappa-turisti: auto «dirottate» | Il Mattino
ASSENTEISMO
Barcellona, impiegato "fantasma" al Comune: "Non in ufficio per 2 anni e 9 mesi"
di Silvia Iacono
BARCELLONA POZZO DI GOTTO. E’ stato calcolato il danno erariale che ha causato un impiegato “fantasma” del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto che per due anni e nove mesi, dal mese di luglio 2012 al mese di aprile 2015, andava a timbrare il cartellino in entrata e in uscita, ma non si sarebbe mai presentato in ufficio.
I finanzieri hanno calcolato che ammontano a oltre 64 mila euro le indennità che avrebbe indebitamente percepito l’impiegato. Sono state quantificate tutte le retribuzioni, gli oneri previdenziali e contributivi erogati, con segnalazione alla Procura Regionale della Corte dei Conti sia del responsabile che degli altri tre soggetti in concorso.
Gli indagati sono: il dipendente Giovanni Mascia, l’ex assessore Roberto Iraci, l’ex segretario generale Roberto Ribaudo e l’ex dirigente del settore urbanistica Elisabetta Bartolone. Per loro il sostituto procuratore Federica Paiola ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio. I reati contestati sono la truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente locale per il dipendente e l’abuso d’ufficio in concorso per gli tre altri soggetti.
I finanzieri hanno effettuato delle investigazioni su quello che si potrebbe definire un impiegato “fantasma” che per due anni e nove mesi, dal mese di luglio 2012 al mese di aprile 2015, sulla carta era presente ma di fatto non si sarebbe mai presentato sul luogo di lavoro, all’ufficio urbanistica del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto.
L’attività investigativa eseguita dai militari che hanno disposto l’acquisizione di documenti e di testimonianze di persone avrebbero consentito di accertare l’assenza ingiustificata e prolungata del dipendente comunale. La persona in questione avrebbe timbrato il badge, in entrata ed in uscita, allontanandosi immediatamente. In alcuni casi avrebbe anche presentato dei certificati medici.
Le accurate indagini hanno permesso d’individuare violazioni di natura penale anche per altre persone che ricoprivano cariche di dirigente dell’ufficio urbanistica, segretario generale e di assessore con delega all’urbanistica.
Barcellona, impiegato comunale "Non in ufficio per 2 anni e 9 mesi" - Giornale di Sicilia
Brindisi, ovunque rifiuti, è ancora emergenza sanitaria
BRINDISI - Emergenza sanitaria senza fine in città. Non c’è quartiere a Brindisi che non sia del tutto esente da scenari di degrado igienico. Cumuli di rifiuti continuano, infatti, a restare ammassati in più zone urbane, mettendo a rischio la salute dei cittadini, nonchè deturpando l’immagine del territorio.
La situazione è davvero seria e non vi è chi non veda il pericolo che possa aggravarsi ulteriormente in ragione del fatto che il servizio di raccolta procede a... singhiozzo. Non tanto in relazione al supporto della manodopera, quanto in riferimento - come denunciato nei giorni scorsi dalle organizzazioni sindacali (in maniera particolare la Uiltrasporti) - alla disponibilità di mezzi aziendali, in buona parte in fase di riparazione: a quanto pare, starebbero continuando a girarne in numero assai risicato, rallentando a dismisura l’attività quotidiana.
Ed è anche una logica conseguenza della “guerra” che da mesi ormai combattono Comune ed Ecologica, con il primo che cerca in tutti i modi di far fuori l’attuale azienda appaltatrice, e la seconda che riesce puntualmente a tenere duro grazie anche alle pronunce favorevoli dei giudici amministrativi.
Brindisi, ovunque rifiuti è ancora emergenza sanitaria - La Gazzetta del Mezzogiorno
"Tremila euro per operare mio figlio". Papà trevigiano incastra il primario
di Olivia Bonetti
BELLUNO - «Nessuno si è accorto che un'intera colonia di cittadini campani veniva a farsi operare ad Agordo?» ha chiesto più volte il procuratore Francesco Saverio Pavone ai vari testi che sono sfilati ieri in tribunale a Belluno. Alla sbarra c'è l'ex primario dell'Ortopedia dell'ospedale di Agordo, Alberto Scorrano, 62 anni di Casal Velino (Salerno). Le accuse per lui sono di tentata concussione e di abuso d'ufficio: avrebbe chiesto mazzette per accorciare la lista d'attesa della chirurgia e avrebbe abusato del suo ufficio per operare 11 suoi compaesani.
I campani arrivavano senza nessuna prenotazione, nè aver pagato e venivano operati immediatamente dal primario stesso. Il papà di un calciatore trevigiano che si era infortunato invece sempre nello stesso periodo si sarebbe sentito dire che servivano soldi. «Chiese dai 2 ai 3mila euro per visitare mio figlio 16enne che si era lesionato il menisco: allora andai alla Direzione medica per le spiegazioni», ha raccontato Silvano Menegaldo di Spresiano.
"Tremila euro per operare mio figlio". Papà trevigiano incastra il primario
Campania, carabinieri indagano sui veleni nelle acque. E il sindaco del Pd cerca di far rimuovere il comandante
di Vincenzo Iurillo
A Solofra, capitale campana dell’industria delle concerie, l’acqua è contaminata dal tetracloroetilene, ci sono pozzi sequestrati da più di due anni e c’è il rischio che l’inquinamento si propaghi nei comuni irpini a valle. Risulta da una inchiesta della Procura di Avellino che ha aperto un fascicolo per avvelenamento delle acque, delitti colposi contro la salute pubblica e omissione d’atti d’ufficio. Ed il Pd locale, che governa il territorio, che fa? Trama al telefono per vedere se è possibile rimuovere il comandante della Stazione dei Carabinieri di Solofra che indaga sui presunti responsabili dell’inquinamento. Ovvero su di loro, ed in particolare su un sindaco dem. Intercettato mentre sollecita pressioni sul ministro della Difesa Roberta Pinotti, dal quale dipendono gerarchicamente i militari dell’Arma.
Lo si evince dalle telefonate depositate dai pm alla conclusione di una prima tranche di indagini, che contesta a un manager e a un tecnico di Irno Service il reato di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Si tratta delle intercettazioni del sindaco Pd Michele Vignola a colloquio con l’ex senatore, ex assessore regionale e componente della segreteria campana dem Enzo De Luca (solo omonimo del Governatore). Conversazione del 26 marzo 2014, ore 13.12. Vignola, indagato e col telefono sotto controllo, chiama De Luca: “Poi quell’altra cosa… mi stai facendo pigliare collera… una cosa che non ti posso parlare per telefono…”. De Luca: “Io tutto quello che potevo fare l’ho fatto…”. Vignola insiste: “Mah… e no… possiamo andare a Roma… al ministero della Difesa…”. De Luca ribatte: “Ho capito… devo parlare con quella madonna… devo parlare con Roberta (Pinotti, ndr)”. Vignola: “Me la devi fare questa cosa qua… me la devi chiudere… questa è una cosa personale… che ti sto chiedendo”.
E’ una delle quattro telefonate che il procuratore capo di Avellino Rosario Cantelmo cita come indizi delle manovre di Vignola “per intervenire su politici avellinesi di primo piano per far trasferire il comandante dei Cc di Solofra Giuseppe Friscuolo, evidentemente troppo attivo nelle indagini”. Indagini che secondo la Procura danno fastidio a un sindaco che “più che preoccuparsi della contaminazione della falda idropotabile del suo Comune, sia preso essenzialmente dal problema di non scontentare il potente ceto dei conciatori solofrani, costituente il suo bacino elettorale”.
Le telefonate tra Vignola e De Luca in cui si discute di come ‘arrivare’ al ministro si intensificano con l’avanzare delle indagini, culminate nel sequestro di due pozzi idropotabili di Solofra. Il 31 marzo 2014 De Luca informa Vignola: “Vado dopodomani a Roma, quasi certamente incontro pure la Pinotti”. L’11 aprile gli comunica che la missione è compiuta: “Ho fatto quella cosa… l’ho fatta al massimo livello… dovrebbe andare in porto… anche tranquillamente… quindi volevo tranquillizzarti su questo… e martedi' forse vado di nuovo… detto questo, poi ci possiamo vedere in questi giorni…”. Segue lunga discussione su questioni politiche locali. Ma Vignola appare impaziente: “Che tempi ti hanno dato per questa cosa?”. Si riferisce, secondo gli inquirenti, al trasferimento del comandante Friscuolo. De Luca: “Gli ho detto di fare una cosa immediatamente… di intervenire fortemente e senza mezzi termini… e poiché la il capogruppo… tra l’altro con il Generale… e quella (la Pinotti, ndr) tiene proprio rapporti diretti… ehhh che ti devo dire…”.
Il comandante non è stato trasferito ed è ancora al suo posto, non ci sono tracce che De Luca abbia davvero provato a fare pressioni sul ministro Pinotti e il pm propende per la tesi che l’ex senatore abbia solo millantato per rabbonire il suo interlocutore e collega di partito. Resta da capire perché, di fronte alle insistenze di un sindaco che chiede la testa di un carabiniere servitore dello Stato, un ex parlamentare ed uomo delle istituzioni non abbia risposto “questo non si puo' fare, pensiamo invece a come disinquinare il nostro territorio”.
Campania, carabinieri indagano sui veleni nelle acque. E il sindaco del Pd cerca di far rimuovere il comandante - Il Fatto Quotidiano
Quel disoccupato che, merita di esserlo
di Federica Dato
Il Fatto Quotidiano l’ha chiamato Fabio Apicella, nome di fantasia. Ha raccontato la sua storia, quella di chi ha partecipato a una sessantina di concorsi risultando idoneo a 19 di essi, spendendo migliaia di euro in preparazione e trasferte. “Ai primi bandi ha preso parte già ai tempi dell’università, nei primissimi anni del nuovo millennio. Il prossimo 31 dicembre, pero', il suo nome comparirà solo in tre graduatorie, perché le altre saranno tutte scadute”. Il giornale di Travaglio parla di questo 43enne salernitano come dell’emblema dell’italiano cui non vengono riconosciuti “sacrifici” e diritti, lui che si lamenta e dice “la mia vita è ancora congelata”, giacché sbarca il lunario lavorando due o tre mesi all’anno. E a noi dispiace dirlo a Fabio Apicella, che la buona volontà ce l’ha anche messa, ma lui è disoccupato perché emblema dell’Italia che non sa ripartire, ricostruirsi, creare ricchezza. Quella, appunto, dei concorsoni. Perché il Pubblico di dipendenti e spesa pubblica ne ha troppi e dovrebbe licenziare, non far concorsi per piazzare amici o acchiappare voti in previsione delle urne. E se ne provi sessanta di concorsi senza ammettere e comprendere che il sistema è fallato, senza capire che quel Paese improduttivo non si regge più, che non puo' più funzionare sei parte del problema.
Fabio si è laureato nel 2004 in Giurisprudenza. “Subito dopo la laurea ho cercato di intraprendere la professione di avvocato, ma il mio desiderio più grande era quello di potermi stabilizzare proprio vincendo un concorso. Quindi mi sono messo d’impegno”. Ah, il famoso posto fisso. Che ora, non per essere brutali: è una bestialità che non puo' esistere più. Perlomeno se non si vogliono ammettere economie paralizzate, disoccupati e debito pubblico alle stelle. Perché lo spiega, Fabio, che stavano per assumerlo ma poi è scattato il “blocco delle assunzioni”. Ed è cosi', signori, i soldi degli altri prima o dopo finiscono. Finiscono i denari spesi male, finiscono gli imprenditori rapinati che stanno fallendo a un ritmo impressionante, finisce il bacino di Pubblico improduttivo insostenibile. Il problema vero non sono gli “idonei” non assunti ma quelli già assunti e che andrebbero licenziati perché il Paese riparta, precondizione una tassazione nettamente più bassa e meno carico burocratico, quello utile a giustificare stipendi e rapina fiscale.
Quel disoccupato che, ahìlui, merita di esserlo - L'intraprendente | L'intraprendente




Rispondi Citando





