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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Bari, le porta a spasso il cane poi tenta di rapinarla
    In cella portiere di condominio
    BARI – Gentile e disponibile le portava il cane a spasso tutte le mattine nel quartiere Murat, in pieno centro a Bari. Il pomeriggio del 20 ottobre scorso, però, in via Argiro, un portiere di condominio ha pensato di trasformarsi in un goffo rapinatore a mano armata, al quale non è bastato camuffarsi con un passamontagna perché incastrato dalla telecamera di sorveglianza.
    Vittima del tentativo è stata una signora barese di 62 anni. Vittima si fa per dire, vista la reazione avuta dalla donna: si è letteralmente avventata sulla pistola puntata contro di lei e ha costretto l'uomo alla fuga, smascherato poi dalle numerose telecamere della zona, una delle quali ha ripreso tutta la scena.
    L'arrestato è Sabino Lopez, 46enne barese, accusato di tentata rapina pluriaggravata, detenzione e porto in luogo pubblico di arma da fuoco, nonché ricettazione.
    Vista rincasare la donna, dopo averla aspettata all’uscita dell’ascensore, prima che entrasse in casa, l’ha spintonata con veemenza contro la porta dell’abitazione, minacciandola con una pistola calibro 38 pronta a fare fuoco e risultata rubata. Non contento, il rapinatore, dopo una prima fuga, è persino tornato indietro, ma è stato nuovamente aggredito a mani nude dall’energica signora, scappando definitivamente.
    Bari, le porta a spasso il cane poi tenta di rapinarla In cella portiere di condominio - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Nardò, rifiuta fidanzato figlia e lo investe con auto: arrestato
    NARDO' - Disapprova la relazione sentimentale di un giovane con la figlia e lo investe con l'intenzione di eliminarlo. E’ accaduto a Nardò dove gli agenti del locale commissariato hanno arrestato in flagranza per tentato omicidio Carlo Parisi, 55enne di Nardò. L’uomo è accusato di aver investito deliberatamente con l’auto un giovane di 22 anni del posto, fidanzato con la figlia 15enne, aggredendolo poi, mentre era esanime per terra, con calci e pugni alla testa. Un’aggressione violenta terminata solo grazie all’intervento di due passanti.
    Il giovane, soccorso con un’ambulanza, è stato portato all’ospedale di Galatina (Lecce) dove si trova ancora in osservazione per accertare eventuali lesioni interne; non è comunque in pericolo di vita. L’aggressore un mese fa si era recato a casa del ragazzo minacciandolo di ucciderlo se non avesse lasciato la figlia. Gli investigatori non hanno dubbi sulla volontarietà dell’investimento.
    Ad incastrarlo le testimonianze di alcuni presenti e le immagini di una telecamera di sorveglianza che lo mostrano in via XXV Luglio, teatro dell’aggressione, mentre aspetta in auto l’arrivo del giovane nei pressi di un distributore di carburante, per poi partire a tutta velocità, 'sgommandò e investendolo alle spalle.
    Nardò, rifiuta fidanzato figlia e lo investe con auto: arrestato - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, megarissa per uno sguardo di troppo: in cella quattro giovani
    I carabinieri della stazione di Pompei sono intervenuti d’urgenza in piazza Bartolo Longo arrestando per rissa aggravata Giuseppe D., 29 anni, di Santa Maria La Carità, Francesco M. 25 anni, di Poggiomarino, Raffaele B. 27 anni, di Boscotrecase, Salvatore E. 20 anni, di Boscotrecase.
    I quattro partecipavano a una rissa scoppiata per futili motivi, verosimilmente a causa di un apprezzamento a una ragazza. Tutti sono finiti dapprima in ospedale e poi in cella.
    Pompei, megarissa per uno sguardo di troppo: in cella quattro giovani | Il Mattino

    Napoli, magneti per rubare energia elettrica: danni per 150mila euro
    Undici persone - tra cui titolari di supermercati, negozi di abbigliamento, esercizi commerciali della grande distribuzione, bar - residenti in diversi comuni del Napoletano, sono state denunciate dalla Polizia di Nola (Napoli) che ha scoperto un furto di energia elettrica complessivo stimato in circa 150mila euro.
    Gli agenti - coordinati dalla Procura della Repubblica di Nola - hanno scoperto che i furti venivano messi a segno prevalentemente attraverso l'uso di potenti magneti, capaci di alterare le misurazioni dei contatori.
    Tra i denunciati figurano due titolari di un supermarket, che hanno rubato circa 41mila euro di elettricità, e il proprietario di un negozio della grande distribuzione il quale, con un sistema più sofisticato (il magnete era celato nella porta scorrevole della cabina elettrica) ha sottratto energia elettrica per oltre 26mila euro.
    Magneti per rubare energia elettrica: danni per 150mila euro | Il Mattino

    Pompei, segnaletica truccata acchiappa-turisti
    Auto «dirottate» in parcheggi privati
    di Susy Malafronte
    Pompei. Manomettere la segnaletica turistica per raggirare i visitatori degli Scavi è l’ultima trovata di qualche «chiammista» furbetto. Scatta così l’inchiesta e la procura apre un fascicolo, per adesso, contro ignoti. Si cerca tra le immagini delle telecamere del sito archeologico il volto di chi ha manipolato il cartello che segnalava in quale direzione andare per raggiungere i cancelli d’ingresso. La scoperta è stata fatta ieri mattina dai vigili urbani, nel corso dell’operazione «Uragano» che ha messo nel mirino tutti gli illeciti che ruotano intorno al business turistico.
    Dalla cartellonistica che indica l’ingresso al sito archeologico - la prima in cui si imbatte lo straniero all’uscita del casello autostradale - è «scomparsa» la freccia bianca di direzione. Una mano sconosciuta, secondo gli investigatori agli ordini del comandante Gaetano Petrocelli e del suo vice Ferdinando Fontanella, avrebbe agito la notte scorsa depennando la freccia direzionale con una vernice spray di colore marrone, la stessa tonalità del segnae. Questo piccolo accorgimento - stando agli elementi raccolti dagli agenti municipali - avrebbe arrecato vantaggi economici a qualche titolare di aree di parcheggio a pagamento. Secondo la ricostruzione dei vigili, l’assenza di indicazioni avrebbe creato disorientamento tra i turisti. Che avrebbero fermato l’auto per guardarsi in giro e cercare di capire come proseguire. E a quel punto sarebbe entrato in scena il «chiammista» - probabile autore della manomissione segnaletica - che nel mostrarsi accogliente e ben disposto ad elargire indicazioni, avrebbe consigliato di parcheggiare nell’area di sosta a pagamento da lui indicata e, magari, pranzare nel ristorante annesso o compiacente.
    Il raggiro al turista, però, non si verifica solo a ridosso dell’area archeologica. Una identica manomissione è stata scoperta - sempre dai vigili urbani - a un altro impianto segnaletico, quello che indica come arrivare dalla stazione delle Ferrovie dello Stato all’ingresso degli scavi di Piazza Anfiteatro. La freccia direzionale è stata collocata nel senso opposto a quello originariamente indicato. Episodio già verificatosi lo scorso maggio. Gli agenti municipali hanno constatato che la freccia indicativa relativa alla zona archeologica era stata abusivamente coperta da un adesivo, abbastanza simile all’originale e quindi ingannevole, per condurre a un itinerario diverso e molto più lungo. Per poter raggiungere Porta Anfiteatro attraverso l’itinerario consigliato dalla segnaletica contraffatta e menzognera, occorre percorrere circa due chilometri, passando per una zona piuttosto isolata, assolata e priva di punti di ristoro. Al contrario, dalla stazione delle Ferrovie dello Stato, passando per il cuore della città, il turista deve percorrere appena 500 metri lungo i quali incontra bar, ristoranti e negozi per fare shopping. Secondo una prima ricostruzione investigativa, fatta dagli uomini del comandante Petrocelli, la truffa ordita ai danni degli ignari turisti è stata compiuta da soggetti particolarmente interessati a questo tipo di utenza: tassisti abusivi o, peggio, scippatori.
    Pompei, segnaletica truccata acchiappa-turisti: auto «dirottate» | Il Mattino

    ASSENTEISMO
    Barcellona, impiegato "fantasma" al Comune: "Non in ufficio per 2 anni e 9 mesi"
    di Silvia Iacono
    BARCELLONA POZZO DI GOTTO. E’ stato calcolato il danno erariale che ha causato un impiegato “fantasma” del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto che per due anni e nove mesi, dal mese di luglio 2012 al mese di aprile 2015, andava a timbrare il cartellino in entrata e in uscita, ma non si sarebbe mai presentato in ufficio.
    I finanzieri hanno calcolato che ammontano a oltre 64 mila euro le indennità che avrebbe indebitamente percepito l’impiegato. Sono state quantificate tutte le retribuzioni, gli oneri previdenziali e contributivi erogati, con segnalazione alla Procura Regionale della Corte dei Conti sia del responsabile che degli altri tre soggetti in concorso.
    Gli indagati sono: il dipendente Giovanni Mascia, l’ex assessore Roberto Iraci, l’ex segretario generale Roberto Ribaudo e l’ex dirigente del settore urbanistica Elisabetta Bartolone. Per loro il sostituto procuratore Federica Paiola ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio. I reati contestati sono la truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente locale per il dipendente e l’abuso d’ufficio in concorso per gli tre altri soggetti.
    I finanzieri hanno effettuato delle investigazioni su quello che si potrebbe definire un impiegato “fantasma” che per due anni e nove mesi, dal mese di luglio 2012 al mese di aprile 2015, sulla carta era presente ma di fatto non si sarebbe mai presentato sul luogo di lavoro, all’ufficio urbanistica del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto.
    L’attività investigativa eseguita dai militari che hanno disposto l’acquisizione di documenti e di testimonianze di persone avrebbero consentito di accertare l’assenza ingiustificata e prolungata del dipendente comunale. La persona in questione avrebbe timbrato il badge, in entrata ed in uscita, allontanandosi immediatamente. In alcuni casi avrebbe anche presentato dei certificati medici.
    Le accurate indagini hanno permesso d’individuare violazioni di natura penale anche per altre persone che ricoprivano cariche di dirigente dell’ufficio urbanistica, segretario generale e di assessore con delega all’urbanistica.
    Barcellona, impiegato comunale "Non in ufficio per 2 anni e 9 mesi" - Giornale di Sicilia

    Brindisi, ovunque rifiuti, è ancora emergenza sanitaria
    BRINDISI - Emergenza sanitaria senza fine in città. Non c’è quartiere a Brindisi che non sia del tutto esente da scenari di degrado igienico. Cumuli di rifiuti continuano, infatti, a restare ammassati in più zone urbane, mettendo a rischio la salute dei cittadini, nonchè deturpando l’immagine del territorio.
    La situazione è davvero seria e non vi è chi non veda il pericolo che possa aggravarsi ulteriormente in ragione del fatto che il servizio di raccolta procede a... singhiozzo. Non tanto in relazione al supporto della manodopera, quanto in riferimento - come denunciato nei giorni scorsi dalle organizzazioni sindacali (in maniera particolare la Uiltrasporti) - alla disponibilità di mezzi aziendali, in buona parte in fase di riparazione: a quanto pare, starebbero continuando a girarne in numero assai risicato, rallentando a dismisura l’attività quotidiana.
    Ed è anche una logica conseguenza della “guerra” che da mesi ormai combattono Comune ed Ecologica, con il primo che cerca in tutti i modi di far fuori l’attuale azienda appaltatrice, e la seconda che riesce puntualmente a tenere duro grazie anche alle pronunce favorevoli dei giudici amministrativi.
    Brindisi, ovunque rifiuti è ancora emergenza sanitaria - La Gazzetta del Mezzogiorno

    "Tremila euro per operare mio figlio". Papà trevigiano incastra il primario
    di Olivia Bonetti
    BELLUNO - «Nessuno si è accorto che un'intera colonia di cittadini campani veniva a farsi operare ad Agordo?» ha chiesto più volte il procuratore Francesco Saverio Pavone ai vari testi che sono sfilati ieri in tribunale a Belluno. Alla sbarra c'è l'ex primario dell'Ortopedia dell'ospedale di Agordo, Alberto Scorrano, 62 anni di Casal Velino (Salerno). Le accuse per lui sono di tentata concussione e di abuso d'ufficio: avrebbe chiesto mazzette per accorciare la lista d'attesa della chirurgia e avrebbe abusato del suo ufficio per operare 11 suoi compaesani.
    I campani arrivavano senza nessuna prenotazione, nè aver pagato e venivano operati immediatamente dal primario stesso. Il papà di un calciatore trevigiano che si era infortunato invece sempre nello stesso periodo si sarebbe sentito dire che servivano soldi. «Chiese dai 2 ai 3mila euro per visitare mio figlio 16enne che si era lesionato il menisco: allora andai alla Direzione medica per le spiegazioni», ha raccontato Silvano Menegaldo di Spresiano.
    "Tremila euro per operare mio figlio". Papà trevigiano incastra il primario

    Campania, carabinieri indagano sui veleni nelle acque. E il sindaco del Pd cerca di far rimuovere il comandante
    di Vincenzo Iurillo
    A Solofra, capitale campana dell’industria delle concerie, l’acqua è contaminata dal tetracloroetilene, ci sono pozzi sequestrati da più di due anni e c’è il rischio che l’inquinamento si propaghi nei comuni irpini a valle. Risulta da una inchiesta della Procura di Avellino che ha aperto un fascicolo per avvelenamento delle acque, delitti colposi contro la salute pubblica e omissione d’atti d’ufficio. Ed il Pd locale, che governa il territorio, che fa? Trama al telefono per vedere se è possibile rimuovere il comandante della Stazione dei Carabinieri di Solofra che indaga sui presunti responsabili dell’inquinamento. Ovvero su di loro, ed in particolare su un sindaco dem. Intercettato mentre sollecita pressioni sul ministro della Difesa Roberta Pinotti, dal quale dipendono gerarchicamente i militari dell’Arma.
    Lo si evince dalle telefonate depositate dai pm alla conclusione di una prima tranche di indagini, che contesta a un manager e a un tecnico di Irno Service il reato di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Si tratta delle intercettazioni del sindaco Pd Michele Vignola a colloquio con l’ex senatore, ex assessore regionale e componente della segreteria campana dem Enzo De Luca (solo omonimo del Governatore). Conversazione del 26 marzo 2014, ore 13.12. Vignola, indagato e col telefono sotto controllo, chiama De Luca: “Poi quell’altra cosa… mi stai facendo pigliare collera… una cosa che non ti posso parlare per telefono…”. De Luca: “Io tutto quello che potevo fare l’ho fatto…”. Vignola insiste: “Mah… e no… possiamo andare a Roma… al ministero della Difesa…”. De Luca ribatte: “Ho capito… devo parlare con quella madonna… devo parlare con Roberta (Pinotti, ndr)”. Vignola: “Me la devi fare questa cosa qua… me la devi chiudere… questa è una cosa personale… che ti sto chiedendo”.
    E’ una delle quattro telefonate che il procuratore capo di Avellino Rosario Cantelmo cita come indizi delle manovre di Vignola “per intervenire su politici avellinesi di primo piano per far trasferire il comandante dei Cc di Solofra Giuseppe Friscuolo, evidentemente troppo attivo nelle indagini”. Indagini che secondo la Procura danno fastidio a un sindaco che “più che preoccuparsi della contaminazione della falda idropotabile del suo Comune, sia preso essenzialmente dal problema di non scontentare il potente ceto dei conciatori solofrani, costituente il suo bacino elettorale”.
    Le telefonate tra Vignola e De Luca in cui si discute di come ‘arrivare’ al ministro si intensificano con l’avanzare delle indagini, culminate nel sequestro di due pozzi idropotabili di Solofra. Il 31 marzo 2014 De Luca informa Vignola: “Vado dopodomani a Roma, quasi certamente incontro pure la Pinotti”. L’11 aprile gli comunica che la missione è compiuta: “Ho fatto quella cosa… l’ho fatta al massimo livello… dovrebbe andare in porto… anche tranquillamente… quindi volevo tranquillizzarti su questo… e martedi' forse vado di nuovo… detto questo, poi ci possiamo vedere in questi giorni…”. Segue lunga discussione su questioni politiche locali. Ma Vignola appare impaziente: “Che tempi ti hanno dato per questa cosa?”. Si riferisce, secondo gli inquirenti, al trasferimento del comandante Friscuolo. De Luca: “Gli ho detto di fare una cosa immediatamente… di intervenire fortemente e senza mezzi termini… e poiché la il capogruppo… tra l’altro con il Generale… e quella (la Pinotti, ndr) tiene proprio rapporti diretti… ehhh che ti devo dire…”.
    Il comandante non è stato trasferito ed è ancora al suo posto, non ci sono tracce che De Luca abbia davvero provato a fare pressioni sul ministro Pinotti e il pm propende per la tesi che l’ex senatore abbia solo millantato per rabbonire il suo interlocutore e collega di partito. Resta da capire perché, di fronte alle insistenze di un sindaco che chiede la testa di un carabiniere servitore dello Stato, un ex parlamentare ed uomo delle istituzioni non abbia risposto “questo non si puo' fare, pensiamo invece a come disinquinare il nostro territorio”.
    Campania, carabinieri indagano sui veleni nelle acque. E il sindaco del Pd cerca di far rimuovere il comandante - Il Fatto Quotidiano

    Quel disoccupato che, merita di esserlo
    di Federica Dato
    Il Fatto Quotidiano l’ha chiamato Fabio Apicella, nome di fantasia. Ha raccontato la sua storia, quella di chi ha partecipato a una sessantina di concorsi risultando idoneo a 19 di essi, spendendo migliaia di euro in preparazione e trasferte. “Ai primi bandi ha preso parte già ai tempi dell’università, nei primissimi anni del nuovo millennio. Il prossimo 31 dicembre, pero', il suo nome comparirà solo in tre graduatorie, perché le altre saranno tutte scadute”. Il giornale di Travaglio parla di questo 43enne salernitano come dell’emblema dell’italiano cui non vengono riconosciuti “sacrifici” e diritti, lui che si lamenta e dice “la mia vita è ancora congelata”, giacché sbarca il lunario lavorando due o tre mesi all’anno. E a noi dispiace dirlo a Fabio Apicella, che la buona volontà ce l’ha anche messa, ma lui è disoccupato perché emblema dell’Italia che non sa ripartire, ricostruirsi, creare ricchezza. Quella, appunto, dei concorsoni. Perché il Pubblico di dipendenti e spesa pubblica ne ha troppi e dovrebbe licenziare, non far concorsi per piazzare amici o acchiappare voti in previsione delle urne. E se ne provi sessanta di concorsi senza ammettere e comprendere che il sistema è fallato, senza capire che quel Paese improduttivo non si regge più, che non puo' più funzionare sei parte del problema.
    Fabio si è laureato nel 2004 in Giurisprudenza. “Subito dopo la laurea ho cercato di intraprendere la professione di avvocato, ma il mio desiderio più grande era quello di potermi stabilizzare proprio vincendo un concorso. Quindi mi sono messo d’impegno”. Ah, il famoso posto fisso. Che ora, non per essere brutali: è una bestialità che non puo' esistere più. Perlomeno se non si vogliono ammettere economie paralizzate, disoccupati e debito pubblico alle stelle. Perché lo spiega, Fabio, che stavano per assumerlo ma poi è scattato il “blocco delle assunzioni”. Ed è cosi', signori, i soldi degli altri prima o dopo finiscono. Finiscono i denari spesi male, finiscono gli imprenditori rapinati che stanno fallendo a un ritmo impressionante, finisce il bacino di Pubblico improduttivo insostenibile. Il problema vero non sono gli “idonei” non assunti ma quelli già assunti e che andrebbero licenziati perché il Paese riparta, precondizione una tassazione nettamente più bassa e meno carico burocratico, quello utile a giustificare stipendi e rapina fiscale.
    Quel disoccupato che, ahìlui, merita di esserlo - L'intraprendente | L'intraprendente

  2. #592
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    Predefinito Re: Terryes

    A Napoli è già Capodanno: primo sequestro di ordigni esplosivi
    A Napoli è già Capodanno[a Napoli è sempre Capodanno....]. Il primo sequestro di ordigni esplosivi. Carabinieri ne sequestrano due quintali nascosti nel sottoscala di un 64enne. Teneva stipati nel sottoscala di casa su via nuova siepe 171 pericolosissimi ordigni esplosivi illegali realizzati artigianalmente e 50 kg. di botti per il maneggio e l’uso dei quali sono prescritte speciali autorizzazioni, all’insaputa di tutti, nel centro densamente popolato di Frattamaggiore.
    Li hanno scoperti e sequestrati questa notte i Carabinieri di Afragola e Frattamaggiore durante perquisizione nella casa di Sossio Auletta, un 64enne incensurato padre del più noto Antonio, 39enne, detto “Tonino ‘o riccio”, affiliato di spicco al clan camorristico dei “Pezzella” operante a Frattamaggiore e Cardito. Per catalogarli e portarli via in sicurezza è stato necessario l’intervento sul posto degli Artificieri del Comando Provinciale di Napoli.
    A Napoli è già Capodanno: primo sequestro di ordigni esplosivi | Video | Il Mattino



    Rubavano nelle automobili dopo aver forato le ruote
    arrestati tre ladri baresi
    BARI - Finiti dietro le sbarre gli specialisti dei furti nel parcheggio di un centro commerciale. Foravano le gomme delle vittime e poi rubavano di tutto dalla macchina.
    I Carabinieri di Casamassima e di Bari San Paolo hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Angelo Silvestris, 38enne pregiudicato del quartiere San Paolo e agli arresti domiciliari per Francesco Pepe, 30enne di Modugno e per Lorenzo Mancini, 25enne di San Paolo, tutti ritenuti responsabili di furto aggravato e danneggiamento, commessi nei mesi di agosto e ottobre a Casamassima, all’interno del parcheggio del centro commerciale Auchan.
    La tecnica usata dai malfattori consisteva nel distogliere l’attenzione della persona offesa, tenendola impegnata nelle attività di sostituzione del pneumatico precedentemente forato dai complici, per poi, con abilità, asportare banconote, borselli o effetti personali delle vittime. In particolare gli inquirenti hanno ricostruito, grazie anche alle acquisizione dei filmati di alcuni sistemi di videosorveglianza presenti sul posto, alcuni episodi verificatisi nel mese di agosto ed ottobre.
    Rubavano nelle automobili dopo aver forato le ruote arrestati tre ladri baresi - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Tipica impresa familiare teronica....

    Marano, spacciano droga: presi madre, padre e figlio
    di Ferdinando Bocchetti
    MARANO. Spacciavano droga in casa, in manette tre componenti dello stesso nucleo familiare: padre, madre e figlio. I carabinieri della locale tenenza, diretta da Francesco Tessitore, sono intervenuti ieri sera in via Parrocchia, nel cuore del centro storico della città. Il blitz e la successiva perquisizione si sono conclusi con il fermo delle tre persone, di cui una già nota alle forze dell'ordine. Hashish, cocaina e altre varietà di stupefacenti sono stati trovati nell'abitazione. L'attività illecita, secondo le prime ricostruzioni, andava avanti da parecchi mesi. Domiciliari per la donna e conduzione in carcere per il padre e il figlio.
    Spacciano droga in casa: presi madre, padre e figlio | Il Mattino

    Sono napoletani, e questo basta, e avanza....

    Disavventura di coppia napoletana: «Non siamo graditi nel Regno Unito»
    «Le turbolenze in volo, i bagagli che non arrivano a destinazione, l’albergo poco accogliente, il maltempo. Gli imprevisti da mettere in conto prima di un viaggio sono svariati e ben noti. Incognite comuni a cui avranno certamente pensato anche i coniugi napoletani A.P e F.S. prenotando la sospirata vacanza a Glasgow, in Scozia. Tutte, tranne una: essere rifiutati dal Regno Unito perché “persone non gradite”. Tacciati in sostanza di essere “pericolosi per l’incolumità dei passeggeri dell’aereo e della nazione”. Entrambi pensionati, fedina penale immacolata, 73enne ex dipendente di una ditta artigianale lui, 64enne un tempo maestra d’asilo lei, dopo una vita trascorsa a lavorare decidono di fare le valigie e visitare un posto nuovo». Lo scrive l'agenzia OmniNapoli, che ricostruisce una disavventura avvenuta il 29 settembre scorso.
    Disavventura di coppia napoletana: non siamo graditi nel Regno Unito | Il Mattino

    Diplomi facili in mezza Sicilia, “Medici e prof compiacenti”: 80 denunce e soldi sequestrati
    di Silvia Iacono
    PALERMO. Un vero e proprio diplomificio che avrebbe facilitato il conseguimento di attestati attraverso il pagamento 3.500 euro ad alunno. E' quanto è emerso dalle indagini della guardia di finanza di Ragusa che hanno concluso un’articolata inchiesta, che ha avuto inizio nel 2014 ed ha permesso di scoprire un giro affaristico legato ad un centro di istruzione privato con sede a Ispica e Rosolini, gestito da due coniugi.
    Sono stati denunciati all’autorità giudiziaria 80 tra gli organizzatori, una settantina tra presidi, professori e personale di segreteria operanti tra Ispica, Rosolini, Licata, Canicatti' e Acireale accusati di truffa, falso, abuso di ufficio e rivelazione di segreti di ufficio.
    I due coniugi sono dipendenti pubblici e per poter operare si sarebbero assentati ripetutamente dai rispettivi posti di lavoro, grazie, ricostruiscono le fiamme gialle, alla compiacenza di medici che hanno rilasciato certificazioni per patologie inesistenti.
    Intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, nonché appostamenti, pedinamenti e osservazioni, hanno consentito di acclarare che gli studenti coinvolti sono risultati solo formalmente iscritti presso gli istituti paritari che si sono recati in qualche saltuariamente per simulazione delle prove didattiche.
    Nelle prove di maturità, i candidati, circa 100 l’anno, si sono recati negli istituti paritari a a Licata, Canicatti' ed Acireale dove grazie alla presenza di docenti compiacenti, sono stati più che agevolati nel superamento degli esami sia scritti che orali, tramite la concessione, tra l’altro, dell’uso del cellulare e delle classiche “cartucciere”.
    Addirittura, nel corso dell’esame scritto di italiano, i titoli dei temi sono stati sviluppati da un pool di professori e messi a disposizione degli alunni a mezzo e-mail ovvero distribuiti a cura dei membri interni.
    Le prove scritte di tutte le altre materie, con la complicità del personale docente, sarebbero state materialmente “copiate” dai diplomandi direttamente presso le sedi scolastiche. I maturandi avrebbero ricevuto anche fogli con le soluzioni già indicate. Nessuno degli alunni avrebbe mai sostenuto interrogazioni orali, contrariamente a quanto riportato nei registri scolastici.
    I pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio delle scuole paritarie coinvolte, avrebbero ricevuto delle “rette di partecipazione” pari a circa 3.500 euro e avrebbero scritto anche registri, pagelle, scrutini, crediti scolastici, esami di ammissione falsi.
    L’indagine è stata interessata da due filoni investigativi paralleli, i cui approfondimenti hanno permesso di segnalare all’autorità giudiziaria: gravi e ripetuti casi di assenteismo da parte dei principali indagati, per effetto di certificazioni sanitarie false rilasciate da medici conniventi, attestanti infermità in tutto o in parte inesistenti; l’indebito rilascio di numerosi attestati professionali ad opera di Enti di formazione a fronte di attività mai effettuate.
    Nel corso delle perquisizioni, disposte dalla locale Procura della Repubblica, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro probatorio ingente carteggio scolastico falso, significativa documentazione extracontabile attestante gli incassi effettivamente conseguiti dai sodali, oltre a somme di denaro contante e titoli di credito per 511.000 euro.
    L'organizzazione, operante sin dal 2007, avrebbe guadagnato illecitamente 2 milioni di euro. Dalle verifiche fiscali sono emerse violazioni in materia di imposte dirette per un ammontare pari ad 1.400.000 euro, dell'Iva per un ammontare pari a 215.000 euro nonché imposta regionale sulle attività produttive per un ammontare di 1.120.000 di euro.
    Diplomi facili in mezza Sicilia, ?prof compiacenti?: 80 denunce - Giornale di Sicilia

    PALERMO
    Quindicenne costretta a prostituirsi: «Pure un giudice tra i clienti»
    di Riccardo Arena
    PALERMO. Il giudice in pensione di una via del centro non lontana dal Politeama, fra le linee longitudinali immaginarie che tagliano il porto e il palazzo di giustizia, è il colpo di scena che nessuno, nemmeno il pm, tanto meno il Gup e gli avvocati si aspettavano.
    Se lo tira fuori, a sorpresa, la ragazzina oggi diciannovenne che si sarebbe prostituita, quando aveva tra 15 e 17 anni, con uomini maturi: il suo fidanzatino di ventidue anni più grande, Dario Nicolicchia, arrestato a marzo, l'avrebbe ceduta (venduta, secondo l' accusa) ad avvocati, medici, poliziotti, imprenditori, commercianti. E, appunto, a un giudice.
    Nel caso specifico, anzi, si sarebbe trattato di una «sub-cessione»: un medico già «cliente» abituale l'avrebbe presentata al giudice in pensione.
    Quindicenne costretta a prostituirsi: «Pure un giudice tra i clienti» - Giornale di Sicilia

    Omicidio Mazzanti, babykiller di nuovo libero per un cavillo
    di Viviana Lanza
    Per la seconda volta, nell’arco di poco più di un mese, Francesco V., il babykiller del centro storico, legato alla cosiddetta «paranza» e accusato di omicidio, è stato arrestato e subito scarcerato. Motivo? Un vizio di forma, un errore nella procedura seguita dagli inquirenti che gli avvocati della difesa (nel collegio i penalisti Roberto Saccomanno e Domenico Dello Iacono) hanno evidenziato al giudice, chiedendo e ottenendo l’annullamento della misura cautelare in carcere per il loro giovanissimo assistito.
    Nel dettaglio è accaduto che il 28 novembre scorso a Francesco è stata notificata una misura cautelare in carcere per l’omicidio di Mario Mazzanti, il giovane assassinato il 3 maggio 2015, secondo l’accusa per essere intervenuto a dirimere una lite tra ragazzi nella zona delle «Chianche». Si trattava del provvedimento che il Tribunale per i minorenni di Napoli aveva emesso dopo un primo annullamento, delegando i colleghi di Catania a occuparsi dell'applicazione dal momento che il babykiller è detenuto in Sicilia per scontare una vecchia condanna per un diverso reato.
    Il problema è sorto perché, come rilevato dai difensori, l’interrogatorio che ha preceduto la notifica di questo provvedimento cautelare è stato svolto dal pubblico ministero e non dal giudice per le indagini preliminari come invece prevede la legge per iter di questo tipo. Di qui l’inefficacia della misura cautelare e la scarcerazione di Francesco che è tornato indagato a piede libero nell’inchiesta sul delitto Mazzanti. A fine ottobre per il presunto babykiller scattò il primo ordine di arresto, sempre per la stessa accusa, l'omicidio ai Quartieri Spagnoli. Francesco era già in cella per un’altra vicenda. Gli inquirenti lo accusarono di aver assassinato Mazzanti e ne chiesero la custodia cautelare in carcere. Il gip firmò l’arresto e si procedette all’esecuzione della misura. A quel punto ci fu il primo cavillo perché l’interrogatorio di garanzia, quello che di prassi viene fissato entro cinque giorni dalla notifica del provvedimento cautelare, si tenne oltre il termine e la misura fu dichiarata inefficace. Ieri un nuovo cavillo e la nuova scarcerazione del presunto babykiller.
    Omicidio Mazzanti, babykiller di nuovo libero per un cavillo | Il Mattino

    Muffa e sporcizia nelle conserve, sigilli all'opificio vicino al Vesuvio
    di Pino Neri
    Somma Vesuviana. Purtroppo non lasciano spazio al dubbio le immagini inquietanti immortalate nella fabbrica di conserve L.B.D.C., marchio di conserve noto nell'area vesuviana e molto presente sugli scaffali di tanti supermercati della zona. Negli scatti impietosi si vedono interi bidoni di funghi, carciofi, melanzane e pomodori completamente aggrediti da muffe e da altri mucillaginosi parassiti scuri.
    Per non parlare delle condizioni in cui si trovavano i locali dell'opificio alimentare al momento dell'irruzione dei carabinieri del Nas di Napoli. Qui ieri i militari del Nucleo anti sofisticazioni hanno bloccato la commercializzazione di oltre 8 tonnellate di alimenti e disposto il sequestro preventivo dello stabilimento di via Vignariello, un dedalo di stradine e traverse che si perdono in una zona in cui la campagna del monte Somma, la pendice settentrionale del Vesuvio, si mescola a un nugolo di case e casupole di vecchio o più recente abusivismo.
    È in questa fetta di vulcano la fabbrica degli orrori. Qui ieri i carabinieri hanno dato il via al blitz per la tutela della sicurezza alimentare. «Vi abbiamo trovato condizioni igieniche gravissime», scrivono i militari. Uno strato di muffe e parassiti copriva completamente melanzane, carciofi, funghi, pomodori e altri ortaggi. «Sarebbero stati immessi nella lavorazione - raccontano ancora i Nas - dopo un semplice lavaggio con acqua corrente».
    I vegetali, sempre secondo gli investigatori, sono stati peraltro stoccati in locali malsani. Altre foto che fanno vedere soffitti praticamente marciti, macchinari sporchi e sentine di scolo dei liquidi collegate a tubature in tutto simili a impianti fognari.
    Nel mirino è finita anche un'altra industria conserviera, la H. G. srl, dislocata nel Nolano, a Boscofangone, dove c'è una grande area industriale e commerciale. Qui i militari hanno sequestrato 350 chili di funghi per la mancata tracciabilità/rintracciabilità alimentare. Per lo stesso motivo i carabinieri hanno sequestrato 550 chili di clementine nella F.F. di Palma Campania, in via Novesche, un'attività di stoccaggio, confezionamento e commercializzazione di frutta fresca.
    Muffa e sporcizia nelle conserve, sigilli all'opificio vicino al Vesuvio | Il Mattino

    Falsi braccianti in aziende agricole fantasma, denunce a Canicattì
    di Silvia Iacono
    AGRIGENTO. Falsi braccianti agricoli, giornate di lavoro e aziende inesistenti. Così due titolari di aziende agricole dell’Agrigentino sono stati denunciati per aver truffato l’Inps e 34 “braccianti”.
    I responsabili avrebbero presentato documenti che attestavano rapporti di lavoro inventati. L’Inps che ha erogato alle ditte indennità assistenziali e previdenziali per lo svolgimento di “giornate agricole” da parte di braccianti.
    Si tratta di 32 persone, formalmente assunte dal 2008 al 2011, che avrebbero percepito disoccupazione, maternità e malattia per un ammontare complessivo pari a circa 150mila euro.
    Le fiamme gialle della tenenza di Canicattì hanno analizzato la documentazione e hanno anche scoperto che il presupposto per aver titolo all’erogazione dell’indennità, oltre allo stato di disoccupazione, è quello di aver svolto nell’anno di riferimento attività bracciantile per un numero minimo di giornate lavorative. I militari hanno scoperto la completa assenza di sedi operative, l’omessa presentazione delle previste dichiarazioni dei redditi, l’assenza strumenti per la conduzione dell’azienda nonché dei requisiti minimi necessari per poter svolgere una qualsiasi attività d’impresa agricola.
    Falsi braccianti in aziende agricole fantasma, denunce a Canicattì - Giornale di Sicilia

    Sud arretrato anche prima dell’unità. Il Risorgimento è una mitologia da sfatare!
    di ROMANO BRACALINI
    Un lettore di origini calabresi, Franco Scarola, residente in Brasile, scrive a Mario Cervi del Giornale che i suoi genitori furono costretti a lasciare la loro terra che, essendo “nelle mani degli antichi i baroni”, dava poche speranze di vita. Terre, scrive ancora il lettore, in cui vigeva il feudalesimo, i contadini non contavano nulla ed erano costretti all’emigrazione, mentre l’Europa era avviata verso la modernità. La lettera si chiude con la domanda: perché mai personaggi come Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Cavour e Mazzini, i cui nomi si trovano nelle principali piazze e vie d’Italia, sono onorati dal popolo che da loro è stato sfruttato e massacrato? Finalmente un lettore che non ci rifila la solita solfa di un Sud prospero e ricco prima che venissero i “piemontesi” a depredarlo. Non puo' essere né evoluto né ricco un paese rimasto feudale fino al 1860 e dove l’economia era basata sul latifondo. Del resto una monarchia come quella sabauda non poteva non glorificare nelle piazze gli uomini che si erano battuti per la causa italiana. Perfino Mazzini, condannato due volte a morte in contumacia dai Savoia, entro' nel Pantheon degli eroi.
    Fu cosi' che si costrui' la mitologia risorgimentale, alla quale, si badi, contribuirono anche parecchi “patrioti” e scrittori meridionali, da Crispi a Settembrini. Avessero vinto i Borbone avremmo assistito al fenomeno opposto: con la beatificazione di re Nasone, Franceschiello, don Liborio, Dio ci scampi. Cosi' va la storia.
    Ma una osservazione si impone. Se i meridionali sono convinti di essere stati sfruttati e massacrati dai Savoia, come si spiega che nel referendum del 1946 fu la maggioranza degli elettori meridionali a votare per Stella e Corona? Si disse, e ci credo, che la monarchia sabauda, dopo la conquista, avesse distribuito al Sud regalie, sussidi, pensioni (come faceva Lauro distribuendo scarpe e pasta), e il voto per Casa Savoia era stato il ringraziamento per i benefici ricevuti. In fondo anche il risultato del 2 giugno 1946 era un sintomo dell’arretratezza culturale e civile del meridione che con quel voto clientelare manifestava la propria vocazione subalterna e coloniale.
    In 150 anni di storia unitaria le parti si sono invertite: è stato il Sud a sfruttare il resto del Paese dando alla società italiana solo burocrati e questurini. Ma un’altra domanda si impone. La struttura feudale della società meridionale, la miseria dei contadini, l’analfabetismo diffuso, furono una creazione “piemontese” o non furono piuttosto plaghe che caratterizzavano il Sud della penisola ancora prima dell’unità? Credo che la risposta giusta sia la seconda. Del resto fino al ’60 il meridione era privo di strade; e le ferrovie, tutte intorno a Napoli, non superavano i 90 chilometri di estensione. Non c’erano industrie perché non c’erano strade per trasportare le merci. La prima ferrovia, la Napoli-Portici, del 1839, vantata come la prima d’Italia, era stata costruita da imprese straniere: tutto il materiale rotabile era francese, la locomotiva era inglese.
    Il disordine delle città meridionali è tuttora un segno di scarsa educazione civica. Una società ricca e prospera si basa su ben altre regole. Napoli già allora era invasa da mucchi di spazzatura, e ogni tanto scoppiava il colera. La città, per dirla con Raffaele De Cesare, scrittore meridionale, ”era un letamaio”. Napoli era una “grottesca città parassita”, i cui abitanti erano in gran parte dipendenti della casa reale, preti, domestici, mendicanti. Le poche cifre disponibili riguardanti la popolazione napoletana nel 1845 danno 284 impiegati nelle banche e 298 nell’industria, contro 92 professori di legge, 3.900 cocchieri, 8.610 ecclesiastici e 10.048 servitori. Milano, nello stesso periodo, presentava un quadro completamente diverso.
    I Borboni, con un sistema d’arbitrio e di corruzione, diffusero la convinzione che si potessero conseguire incarichi e onori solo con la furbizia, l’inganno e la piaggeria. Le elezioni al Sud sono ancora oggi la prova che poco o nulla è cambiato. Nel dibattito sulle nuove province meridionali, che si era svolto dal 2 al 6 aprile 1861, Giuseppe Massari, barese, vissuto a Napoli e poi riparato a Torino, disse che “il meridione era una piaga che faceva sangue e per guarirla occorreva un ferro rovente per cauterizzare la ferita aperta”. Nessuno dei presenti ritenne la metafora eccessiva. Anzi, Luigi Carlo Farini disse di temere che la cancrena avrebbe contagiato l’Italia intera.
    Bettino Ricasoli, successore di Cavour, uomo rigoroso e di specchiata onestà – aveva rinunciato allo stipendio di Primo ministro -, non era particolarmente ottimista, ma fece capire che le “piaghe” del meridione sarebbero state guarite col tempo, con le azioni di governo e l’efficacia delle leggi. Dopo un secolo e mezzo il vaticinio di Ricasoli deve ancora compiersi.
    Sud arretrato anche prima dell?unità. Il Risorgimento è una mitologia da sfatare! | L'Indipendenza Nuova

    Lotta titanica per il primato!

    Dipendenti pubblici in malattia, primato della Sicilia: seconda solo al Lazio
    di Riccardo Vescovo
    PALERMO. I dipendenti pubblici siciliani sono tra quelli che si ammalano di più in Italia. È quanto emerge dai dati dell'Osservatorio dell'Inps che ha monitorato provincia per provincia il numero dei giorni non lavorati per malattia sia nel privato sia nel pubblico. Nel 2015 sono stati trasmessi 12,1 milioni di certificati medici per il settore privato e 6,3 milioni per la pubblica amministrazione, entrambi i dati in aumento rispettivamente del 4,3% e del 4,9 sul 2014.
    Sono i dipendenti pubblici del Lazio ad essersi assentati di più con 860 mila certificati medici presentati nel 2015, circa 10 mila in meno rispetto all'anno precedente. Segue a ruota la Sicilia che invece è passata da 774 mila certificati medici presentati nel 2014 a 776 mila l'anno successivo.
    Dipendenti pubblici in malattia, primato della Sicilia: seconda solo al Lazio - Giornale di Sicilia

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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, nascondeva in casa 4 bombe per festeggiare Capodanno: arrestato
    Aveva in casa 4 bombe per festeggiare capodanno. È successo a Marigliano, in provincia di Napoli, dove i carabinieri hanno arrestato la scorsa notte un 48enne ucraino già noto alle forze dell'ordine. L'uomo, che aveva in casa anche 10 kg di sigarette di contrabbando, è stato arrestato per detenzione illegale di materiali esplosivi e per contrabbando di sigarette.
    Durante la perquisizione nella sua casa in via Masseria Iossa, i militari l'hanno trovato in possesso di 4 ordigni esplosivi realizzati artigianalmente e di 10 chilogrammi di tabacchi lavorati esteri di varie marche senza il bollino del Monopolio di Stato. Per il recupero delle bombe, che l'uomo ha dichiarato di aver comprato di recente con l'intenzione di festeggiare il capodanno, sono stati fatti intervenire sul posto gli artificieri antisabotaggio del comando provinciale di Napoli, che hanno provveduto alla classificazione e al trasporto in sicurezza.
    Nascondeva in casa 4 bombe per festeggiare Capodanno: arrestato | Il Mattino

    Salerno, la denuncia: «Otto macchine per la Arcuri, manco fosse un capo di Stato»
    L'albero si accende a Salerno con Manuela Arcuri, madrina di eccezione. Ma non mancano le polemiche. «Otto auto per la Arcuri ma andate a...», scrive su Facebook Gaetano Amatruda, vice coordinatore provinciale Forza Italia Salerno. «Non sono un populista - continua - odio i demagoghi. Qui una riflessione semplicemente da cronista. Ma adesso a Pastena otto auto dello Stato per la Arcuri. Ma matti davvero. Ma chi era? Il Capo dello Stato! Anche la Loren sarebbe stata più sobria. Della corte di De Luca il figlio Roberto, Piero è sotto l'albero, e quel signore che mette la fascia. Dopo lo schiaffo alla miseria con i 9000 euro è il momento dello schiaffo alle Istituzioni. Otto auto per la Arcuri sono una offesa a tutti».
    Otto macchine per Arcuri a Salerno «Manco fosse un capo di Stato» | Il Mattino

    Scuola: gli studenti italiani tra i peggiori al mondo (ma non in Lombardia e Trentino-A.A.
    Secondo il test Pisa-Invalsi 2015 sui 15enni l’Italia scende al 34° posto sui 35 Paesi dell’OCSE, con solo Lombardia e Trentino - Alto Adige a essere al livello dei migliori. E se vi è un’istruzione equa e democratica in Italia, boom di assenze ingiustificate e bocciature. E i dati smentiscono i risultati della maturità, dove gli studenti del Sud ottengono voti più alti.
    https://it.notizie.yahoo.com/scuola-...085803365.html

    Napoli, «Sei dipendenti su 10 della motorizzazione hanno guai con la giustizia»
    Sì ad ogni azione di contrasto «del malaffare e della corruzione» ma non si dia il via «ad una caccia alle streghe». Vincenzo Monfrecola, segretario regionale della Ugl Funzione Pubblica della Campania commenta così la notizia relativa a sei dipendenti della Motorizzazione civile di Napoli su 10 che hanno guai con la giustizia.
    Il dato è contenuto in un rapporto del ministero dei Trasporti finito sul tavolo dell'Autorità anticorruzione di Cantone.
    Il dossier - di cui riferisce il Corriere della Sera - ricostruisce la situazione nell'ufficio e sottolinea che «solo il 40% di personale in servizio risulta oggi privo di pendenza e/o denuncia». In particolare, in un allegato si elencano i nomi dei dipendenti in qualche modo interessati da procedimenti disciplinari o penali. Secondo quanto riferito dal dossier, nonostante una serie di precauzioni «emergono ancora attività fraudolente dei dipendenti e numerosi esposti anonimi che segnalano al nuovo dirigente situazioni sulle quali è necessario fare chiarezza».
    Al momento sono in corso tre procedimenti di altrettante Procure. Tra gli accertamenti, la revisione dell'autobus che nel luglio del 2013 finì in un viadotto nell'Avellinese provocando la morte di 40 persone, irregolarità in esami di guida o nelle revisioni di veicoli.
    Dipendenti della motorizzazione «6 su 10 hanno guai con la giustizia» | Il Mattino

    Omicidio a Cernusco, il netturbino violento primo nome nel giallo di Gabriella
    Indagato Mario Marcone: anni fa tentò di investire l'ex moglie
    di MONICA AUTUNNO
    Cernusco sul Naviglio (Milano), 8 dicembre 2016 - "Io spero proprio che non sia vero. Che non sia stato lui. Perché se così fosse, per noi non esiste più". Giuseppe Marcone, titolare di una conosciuta officina meccanica al confine fra Pioltello e Cernusco, è il fratello maggiore di Mario Marcone, l’operatore ecologico ex compagno della 43enne Gabriella Fabbiano, trovata l’altro pomeriggio senza vita nella cava Merlini di Cernusco. Da ieri il suo nome è nel registro degli indagati. La Procura di Milano ha infatti aperto un fascicolo per omicidio volontario.
    Sulla donna uccisa, con cui Marcone avrebbe avuto poco tempo fa una tormentata relazione: "Non so chi sia, mai vista, mai sentita nominare. Solo in questi giorni, per via del delitto. Poi è passato il nome di mio fratello al giornale radio. E da quel momento non faccio che rispondere a chiamate di amici".
    A carico di Marcone un precedente pesante: qualche anno fa cercò di regolare i conti con la sua ex moglie tentando di investirla in auto. Una fama da soggetto poco raccomandabile che lo aveva seguito, pare, anche negli ambienti di lavoro. Netturbino per la Sangalli era stato "rifiutato" dall’Amsa al momento della cessione d’appalto comunale proprio, si dice, a causa della sua nomea da violento. Era rimasto alla Sangalli e lavorava nei comuni della zona: ultimamente a Liscate.
    Dopo la burrascosa separazione Marcone viveva solo, in un appartamento sulla via Padana superiore già ispezionato dai militari. Qui è stato raggiunto dall’informazione di garanzia degli inquirenti. Cui dovrà nelle prossime ore spiegare la natura della sua relazione con la Fabbiano e raccontare le sue mosse nelle ore presunte del delitto. Gabriella è stata trovata in pigiama e a piedi nudi, avvolta in un telo di plastica. Chi l’ha assassinata, e poi scaricata nella cava teatro l’altra sera del ritrovamento, conosceva bene la zona. Una persona sola o, come gli inquirenti hanno ipotizzato, più di una: qualche amico connivente avrebbe aiutato l’assassino a disfarsi del corpo. La pista battuta dal pm Francesco Cajani e dal collega Alberto Nobili rimane quella passionale.
    Omicidio a Cernusco, il netturbino violento primo nome nel giallo di Gabriella - Cronaca

    Diffusione del cognome MARCONE - Mappe dei Cognomi Italiani

    Malasanità, no a parto cesareo per non sforare nell'orario di lavoro: bimbo nasce con lesioni
    Tre dottoresse sono indagate perché, secondo la procura, avrebbero omesso di eseguire un parto cesareo per evitare di restare a lavoro oltre l'orario previsto. Il bambino è nato con gravi malformazioni
    Raffaello Binelli
    Un gravissimo episodio di malasanità si è verificato a Catania. Tre dottoresse sono indagate perché, secondo la procura, avrebbero omesso di eseguire un parto cesareo per evitare di restare a lavoro oltre l'orario previsto.
    Ma il parto cesareo sarebbe stato necessario visti "i molteplici episodi di sofferenza fetale emersi" dalle analisi. I medici, tra l'altro, secondo la procura avrebbero somministrato alla gestante "dell'atropina per simulare una inesistente regolarità nell'esame medico".
    Questa procedura, e "il non avere informato della situazione i colleghi del turno successivo, avrebbe causato la nascita con lesioni gravissime al neonato". Questa è la grave accusa che viene contestata alle tre dottoresse, accusate anche di falso nella cartella clinica.
    L'episodio risale a oltre un anno fa, il 2 luglio 2015. Le indagini sono scattate dopo la denuncia dei familiari. Il neonato, venuto al mondo con il cordone ombelicale attorno al collo, ha riportato lesioni gravi: "Encefalopatia ipossico-ischemica, tetra paresi spastica, grave ritardo neuro psicomotorio, indebolimento del tronco neuroencefalico".
    Malasanità, no a parto cesareo per non sforare nell'orario di lavoro: bimbo nasce con lesioni - IlGiornale.it

    Vota Franz Josef
    Il titolo non lo dice, ma nel testo c'è scritto che i soldi della truffa, venivano spartiti a Napoli. E' Gorizia la città dove si sono raccolti più abiti usati, che non sono finiti ai "poveri" ma a dei furbi guaglioni.

    Abiti usati per i bisognosi. ma poi li rivendevano all'estero - Cronaca - Il Piccolo

    Tre sorelle per i tre capiclan: la grande alleanza di camorra
    di Mariano Fellico
    GIUGLIANO. Tre donne, tre sorelle legate da un indissolubile legame di sangue: quello della camorra. Sono le sorelle Aieta: Anna, Maria e Rita. Hanno sposato Francesco Mallardo, Edoardo Contini e Patrizio Bosti dando vita cosi' ad un patto, un sodalizio non solo familiare: l'alleanza i Secondigliano. I due clan, i Mallardo di Giugliano e i Contini di Napoli, sono alleati in virtù del legame di parentela che lega i boss Francesco Mallardo e Patrizio Bosti, sposati con due delle tre sorelle Aieta: Francesco Mallardo con Anna e Patrizio Bosti con Rita. Imparentati con loro anche Gennaro Licciardi e Edoardo Contini. Quest'ultimo ha sposato la terza sorella Aieta, Maria.
    Anna Aieta è finita in carcere. Su di lei l'accusa di gestire gli affari illeciti della cosca giuglianese. Una vita tra lusso e comando. Una sorta di lady camorra, come l'hanno definita gli investigatori, che senza indugio guidava la cosca dando ordini in assenza del marito su come dovessero essere spesi i soldi. Sicura di sé, la donna è accusata anche di violenza privata. «L'ho fatto arrevotare, se lo vedevi non parlava più racconta la donna al telefono ad un'affiliata alla cosca -. Gli ho detto di portare i soldi altrimenti.....Digli che mi devono portare 1500 euro subito».
    La donna aveva intimidito una persona che aveva effettuato un cavallo di ritorno nei confronti di una donna sua amica. Anna Aieta era in pratica il marito, il potente boss Francesco Mallardo che, anche al regime di carcere duro, impartiva gli ordini. A lei la gestione della cassa per la distribuzione delle «mesate», gli stipendi agli affiliati. La cosca, nel tempo, è riuscita a riciclare i soldi illeciti in società, camping, supermercati, panifici e l'acquisto di abitazioni all'asta.
    La camorra giuglianese dei Mallardo sapeva come riciclare i proventi illeciti. Fiumi di soldi provenienti dalle estorsioni e dai traffici illeciti. Con il blocco forzato delle costruzioni a causa del crollo delle vendite delle abitazioni e l'intensificarsi dei controlli contro l'abusivismo edilizio, la cellula camorristica aveva iniziato ad acquistare gli immobili alle aste fallimentare.
    Il loro metodo era semplice e contraddistinto dalla modalità camorristica: chi presentava offerte veniva minacciato. Un criterio che gli ha permesso di assicurarsi numerose abitazioni a prezzi convenienti. Le stesse venivano poi intestate a prestanomi per evitare di essere scoperti.
    Una cosca, quella dei Mallardo di Giugliano, che pur avendo i capi in carcere ha saputo mantenere i contatti con la Mafia e le altre organizzazioni criminali. Ad oggi, secondo la Dia, la cosca è la più forte in Campania. Riesce ad avere rapporti con tutti e dopo i blitz e i controlli, ha cambiato rotta: ora punta sempre più nel settore del traffico degli stupefacenti. Poi ci sono le estorsioni: la cosca non le impone, entra di fatto in società con la vittima e poi acquisisce la totale gestione dell'azienda. E cosi' , grazie anche all'omertà delle vittime, il clan ha potenziato le proprie casse.
    La cosca puo'contare su un vero e proprio esercito di «colletti bianchi», persone che vengono pagate con un regolare stipendio, la classica «mesata». Soldi che provengono dagli affari illeciti della cosca che negli ultimi anni ha subito numerosi sequestri.
    Tre sorelle per i tre capiclan: la grande alleanza di camorra | Il Mattino

    Napoli, banconote contraffatte in Europa
    otto arresti per associazione a delinquere
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata - In meno di un anno avrebbero «sfornato» banconote false per oltre 600mila euro, facendo girare la «valuta» contraffatta in larga parte d'Europa. L'organizzazione è stata sgominata in un'operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli e del Nucleo Speciale Valutaria di Roma, che hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata ( Napoli). Otto le persone interessate: due sono finite in carcere, tre ai domiciliari e tre sono state sottoposte all'obbligo di firma. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla commercializzazione di banconote falsificate, alla falsificazione di atti e documenti (patenti e permessi di soggiorno), smercio di marche da bollo contraffatte e detenzione di carte di credito clonate.
    Le indagini, avviate lo scorso anno, hanno visto il coinvolgimento - tramite l'Europol - di diverse autorità estere. Secondo quanto appurato dai finanzieri, a guidare il sodalizio criminale sarebbe stato Carmine Guerriero che, sfruttando le proprie abilità informatiche, avrebbe individuato i clienti finali, «agganciati» grazie alla pubblicazioni di specifici annunci su un sito del deepweb, la parte «invisibile» di internet alla quale si può accedere solo con specifiche applicazioni informatiche. «Dopo avere instaurato i primi contatti con i clienti - spiega il procuratore Alessandro Pennasilico - la consorteria criminale provvedeva ad inviare alcuni campioni da visionare, l'indirizzo e-mail da contattare per definire l'acquisto e un foglio con indicati i mezzi di pagamento preferiti, tra i quali il canale dei money transfer e il cosiddetto bitcoin (un'innovativa modalità di corresponsione che garantisce ulteriormente l'anonimato delle transazioni finanziarie)». Una volta ricevuto il pagamento, l'organizzazione provvedeva all'invio della banconote false, occultate all'interno di libri tagliati nel mezzo, affidati a ignari corrieri.
    La Guardia di Finanza ha rilevato un migliaio di spedizioni sospette e attraverso segnalazioni ha consentito a diverse autorità estere (spagnola, portoghese, francese, tedesca, austriaca, svedese, olandese e lituana) di condurre operazioni di sequestro con arresti in flagrante. Oltre 150mila gli euro falsi sequestrati. Stando alle risultanze delle indagini, da ottobre 2014 a luglio 2015 Guerriero avrebbe invece incassato oltre 160mila euro. «Considerato - spiega ancora Pennasilico - che le banconote falsificate venivano smerciate ad un prezzo pari a circa il 30% del valore facciale delle stesse e tenuto conto di quanto monetizzato dai sodali con i soli bitcoin, si calcola che la compagine delinquenziale abbia commercializzato banconote contraffatte per oltre 600.000 euro».
    Vendevano banconote contraffatte in tutta Europa: 8 arresti | Il Mattino

    Terra dei fuochi, scoperte altre 35 fabbriche inquinanti
    di Marco Di Caterino
    GIUGLIANO. I controlli dei carabinieri nella Terra dei fuochi. Ottantatré persone denunciate e una arrestata in flagranza per incendio di plastiche e altri rifiuti tossici. Sequestrate o sospese 35 aziende inquinanti, alcune delle quali impiegavano lavoratori in nero. E poi controllati con da un elicottero tra Acerra e Caivano i terreni agricoli ancora sotto sequestro, perché contaminati a livello 5 (il massimo nella scala Arpac) e sui quali è stato imposto dalla magistratura il divieto di coltivazione.
    Anche questa volta lo screening di controllo dei militari del comando provinciale di Napoli, ha evidenziato ed accertato che, in quel cancro ambientale che è la Terra dei Fuochi, ci sono ancora tante, troppe metastasi alimentate da attività produttive illegali e dal comportamento criminale di chi ancora sversa rifiuti nelle campagne e liquidi inquinati e tossici direttamente nelle fogne. I reati contestati vanno dallo smaltimento illecito di rifiuti alla emissione non autorizzata di fumi in atmosfera, dallo sfruttamento del lavoro nero e clandestino alla violazione della normativa in materia igiene sui luoghi di lavoro, dall'abusivismo edilizio alla mancanza di sicurezza per i lavoratori.
    I carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno verificato attività produttive quali attività tessili, aziende di abbigliamento, autolavaggi, carrozzerie, depositi di carburante, e anche il comparto dell'allevamento e quello agroalimentare. Come a Giugliano e Qualiano. Nel primo caso i militari hanno controllato un'azienda zootecnica di 56.000 metri con 400 capi di bestiame. Non esistevano i registri di carico e scarico dei medicinali per gli animali e del letame smaltiti chissà come. In più il titolare non aveva rimosso quattro tettoie di cemento-amianto delle stallem di circa 400 metri quadri. Nel secondo caso, i carabinieri hanno sorpreso un imprenditore agricolo che irrigava i suoi terreni, utilizzando un pozzo a ridosso di un'area sequestrata per presenza di rifiuti speciali.
    Le manette sono scattate a Cicciano dove i militari hanno sorpreso un contadino di 72 anni a incendiare rifiuti vegetali e di plastica tra i campi coltivati. Una decina i laboratori per la confezione di capi di abbigliamento e lo stesso numero per quelli del settore della calzature. In tutti i casi, i militari hanno accertato la presenza di lavoratori in nero e clandestini, e l'assoluta mancanza dei registri per lo smaltimento di quei rifiuti che vengono regolarmente dati alle fiamme. Come ha accertato l'altro giorno la procura di Napoli nord che a sede ad Aversa, con l'arresto di sei persone che gestivano la raccolta porta a porta degli scarti di lavorazione, il trasporto in una discarica abusiva che di notte si trasformava in una fornace a cielo aperto. I dati dei carabinieri sono allarmanti.
    Nei 92 comuni della provincia di Napoli, capoluogo compreso, solo il dieci per cento, (circa nove) è risultato indenne da fenomeni di inquinamento grave. Nei tre ultimi controlli, il 17 ottobre, il due novembre e quello attuato ieri, sono state sequestrate 269 tra aziende e opifici che inquinavano, mentre sono stati denunciati alla magistratura per reati ambientali e impiego della manodopera clandestina e abusivismo edilizio 145 persone.
    Terra dei fuochi, scoperte ?altre 35 fabbriche inquinanti | Il Mattino

    Vesuvio, l'allarme degli esperti: "Se erutta 600mila vittime in 300 secondi"
    Claudio Cartaldo
    Il Vesuvio non è soltanto quello stupendo vulcano sul golfo di Napoli che attira turisti e dedica alla città partenopea una magia tutta sua. Ma può diventare un enorme pericolo. Le possibilità che il vulcano si risvegli non sono remote e se questo dovesse accadere potrebbe essere una strage.
    A dirlo è stato il capo dei Vigili del Fuoco regionale Michele Maria La Veglia durante il convegno organizzato dall'Ordine degli ingegneri di Napoli dal titolo «Vulcano rischio napoletano». "Se il Vesuvio dovesse scoppiare in 300 secondi potrebbe fare anche seicentomila vittime", ha detto. Per questo è necessario che i cittadini seguano le indicazioni delle autorità nel caso venga prevista un'eruzione.
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    Predefinito Re: Terryes

    "Fece prostituire la compagna incinta", nuova condanna per calciatore di Partanna Mondello
    di Simona Licandro
    PALERMO. E' stata confermata in appello la condanna a sei anni e otto mesi, in abbreviato, per un ex giocatore di calcio accusato di avere fatto prostituire la giovane compagna anche durante la gravidanza, di averla costretta a rapporti di gruppo, di averla violentata e perseguitata.
    La ragazza è riuscita a trovare il coraggio della denuncia dopo l'intervento della madre e della zia, avvisate da parenti e conoscenti, anche in forma anonima attraverso Facebook.
    La storia tra i due era cominciata nell'estate del 2013 e, dopo il primo idillio e le promesse d'amore, si è trasformata in un inferno. La vittima sarebbe stata costretta a incontrare sino a 20 uomini al giorno in appartamenti dell'Addaura e di Partanna Mondello.
    "Fece prostituire la compagna incinta", nuova condanna per ex calciatore - Giornale di Sicilia

    IN PUGLIA
    Liquami su binari, Riesame conferma sequestri treni
    BARI - Restano sotto sequestro, con concessione della facoltà d’uso, gli otto convogli Trenitalia sequestrati lo scorso 12 novembre per violazioni in materia ambientale relative allo smaltimento sui binari di rifiuti speciali provenienti dai bagni dei treni.
    Il Tribunale del Riesame di Bari ha rigettato il ricorso per il dissequestro presentato da Trenitalia che aveva impugnato la decisione del gip di confermare i sigilli concedendo pero' la facoltà d’uso alle 30 carrozze che compongono gli otto treni in questione, prescrivendo tuttavia che i bagni fossero chiusi e che i treni viaggiassero su tratte di breve percorrenza.
    Stando all’indagine dei Cc del Noe, coordinata dal pm Baldo Pisani, i treni modello 'Vivalto' e 'Minuetto' violerebbero la norma del Codice dell’Ambiente relativa allo smaltimento di rifiuti speciali.
    I bagni di questi convogli hanno sistemi di raccolta dei reflui che scaricano direttamente sulla linea ferroviaria una volta superata la velocità dei 40 km orari. Questo, secondo gli investigatori baresi, creerebbe un rischio per l’ambiente. La legge, tuttavia, non obbliga ad offrire servizi igienici su brevi percorrenze. Per questo gli otto treni, per complessive 30 carrozze, restano sotto sequestro ma possono circolare sulle percorrenze entro i 25 chilometri.
    Liquami su binari, Riesame conferma sequestri treni - La Gazzetta del Mezzogiorno

    23 tonnellate di alimenti scaduti sequestrate nel Napoletano
    Un'ingente quantità di generi alimentari - pari a oltre 23 tonnellate - più di un milione di pezzi, tra dolci, prodotti per l'igiene personale e bevande non alcoliche, destinate alla vendita natalizia ma in pessime condizioni igienico-sanitarie e in parte scadute, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza in un capannone da 1500 metri quadrati che si trova a Mariglianella, in provincia di Napoli. Il deposito, secondo quanto emerso dalle indagini dei finanzieri, gestito dai titolari di un supermercato del posto, era peraltro completamente abusivo e sconosciuto al Fisco. Le fiamme gialle hanno denunciato due persone. Complessivamente sono state trovate 1.050.000 pezzi tra dolciumi e prodotti per l'igiene e 36.800 litri di bevande analcoliche.
    23 tonnellate di alimenti scaduti sequestrate nel Napoletano | Video | Il Mattino

    FALSO AGENTE ASSICURATIVO, TRUFFATI 200 AUTOMOBILISTI
    I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Massafra unitamente a quelli della locale Stazione hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Taranto, dott.ssa Vilma GILLI, nei confronti di M. G., 46enne originario di Mottola, ma stabilmente domiciliato in Massafra, ritenuto responsabile dei reati – unitamente ad altri soggetti – di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe assicurative in danno di circa 200 privati e di diverse compagnie assicurative.
    L’attività d’indagine, condotta dai Carabinieri della Stazione di Mottola, traeva origine – in via preliminare – da un esposto ove si indicava che l’indagato, con la complicità di alcuni familiari, aveva emesso centinaia di polizze assicurative false.
    Gli sviluppi investigativi permettevano di accertare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, il cui promotore ed organizzatore era M.G., privo di alcuna autorizzazione all’esercizio di attività di intermediazione assicurativa che, dopo aver procacciato clienti, falsificando i dati di residenza degli stessi (totalmente ignari) e la loro appartenenza ad associazioni o enti pubblici convenzionati con le stesse compagnie assicurative, stipulava, per conto delle medesime, polizze rc-auto con prezzi vantaggiosi, versando alle predette compagnie somme nettamente inferiori a quanto effettivamente riscosso dagli assicurati e trattenendo illecitamente per sé la differenza.
    A fronte di tali eventi i Carabinieri acquisivano dalle compagnie assicurative in esame un elenco di tutte le polizze riconducibili all’intermediazione del M.G.; venivano sentite a verbale circa 200 persone che, nelle more delle dichiarazioni fornite ai Carabinieri, ed appreso in quel momento della truffa di cui erano state vittime, sporgevano formale denuncia/querela nei confronti dell’indagato.
    A seguito di perquisizioni domiciliari compiute sia presso la sede dell’agenzia di assicurazioni del M.G. che presso la sua abitazione, i militari avevano modo di sequestrare documentazione probatoria, computer e supporti informatici nonché la somma in denaro pari a 90.000 euro verosimilmente provento di tale illecita attività.
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    Scampia-Crispano, un patto lega gli omicidi
    Il killer di Pistilli era vestito da donna
    di Marco Di Caterino
    Crispano. Una domenica di sangue. Due omicidi, apparentemente non collegati per «ambiente» e per la distanza chilometrica che corre tra Scampia e Crispano, ma che invece sarebbero legati a filo doppio. Il filo delle alleanze tra i clan dell’hinterland a nord di Napoli, dove la presenza dei «vecchi» scissionisti sfrattati da Scampia è più che numerosa, e chi in questi giorni tenta l’ennesima scalata al vertice criminale del quartiere delle Vele. In meno di cinque ore, le squadre della morte della camorra hanno eseguito due condanne capitali. Poco dopo l’ora di pranzo a Scampia è stato massacrato dalle raffiche di una mitraglietta Francesco Angrisani, ritenuto elemento di spicco del gruppo di via Vannella Grassi.
    Cinque ore dopo, un killer solitario vestito da donna ha fulminato con cinque colpi esplosi con un revolver di grosso calibro Mauro Pistilli, titolare del «Beautiful», a Casapozzano – frazione di Orta di Atella - che con i suoi duemila e più metri quadrati è uno dei cinque bar più grandi d’Italia. La prima vittima aveva avuto contatti con la mala di Crispano. In particolare con quegli elementi che un tempo erano affiliati al clan Cennamo, una delle cosche più potenti del panorama criminale, decimata poi dalla faida dei carbonizzati (nove uccisi e dati alle fiamme) e dalla lunghissima detenzione al carcere duro di Antonio Cennamo, meglio noto come «Tanuccio ‘o malommo».
    Nemico giurato, quest’ultimo, di Francesco Pezzella, detto «pane ‘e grano», ritenuto dalla Dda e dagli 007 antimafia il capo del clan più potente della provincia di Napoli, con collegamenti strettissimi con Scampia, ed in particolare con le piazze di spaccio dei Sette Palazzi: gestite non a caso da uno dei fratelli del luogotenente di Francesco Pezzella, stretto alleato con gli scissionisti della prima ora con i quali c’è un mutuo scambio di killer, armi, soldi e droga e soprattutto della «logistica» riferita ai laboratori per il confezionamento delle dosi di stupefacenti.
    Faida tra clan e omicidi a Napoli: un killer era vestito da donna | Il Mattino

    Motivazioni non depositate, rischio scarcerazione per boss palermitani
    PALERMO. Stanno per tornare in libertà una decina di mafiosi dei clan di Bagheria, Villabate, Ficarazzi, Altavilla Milicia e Casteldaccia. Il gup Sergio Ziino che, a novembre del 2015, li ha condannati per associazione mafiosa, estorsione e omicidio, non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza. E stanno per scadere i termini di custodia cautelare.
    La sentenza d'appello, per evitare che si aprano le porte del carcere, dovrebbe arrivare entro quattro mesi, cosa impossibile visto che, in assenza del deposito del provvedimento, non sono stati ancora presentati i ricorsi in appello e non è stato ancora fissato l'inizio del processo di secondo grado.
    A rischio di scarcerazione anche Michele Modica e Emanuele Cecala, il primo ergastolano, il secondo condannato a 30 anni per l'omicidio di Antonio Canu, ucciso a Caccamo il 28 gennaio del 2005.
    Il processo nasce dall'operazione antimafia denominata "Reset" che a giugno del 2014 scorso porto' in carcere 31 persone tra boss e gregari della mafia palermitana.
    L'inchiesta, coordinata dalla Dda, si baso' anche sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Stefano Lo Verso, Vincenzo Gennaro e Sergio Rosario Flamia, quest'ultimo per anni confidente dei Servizi segreti, che ha svelato retroscena di decine di omicidi gli assetti del potere mafioso della provincia.
    Il procedimento in abbreviato si concluse con pesanti condanne per 24 imputati - altri scelsero l'ordinario -. Alla sbarra anche mafiosi di "rango" come Nicolo' Lipari e Pietro Lo Coco, che ebbero 10 anni, Giuseppe Di Fiore, il fratello del boss bagherese Leonardo Greco, Nicolo', fedelissimo di Bernardo Provenzano e Carlo Guttadauro.
    L'inchiesta Reset porto' alla luce, oltre all'omicidio Canu e a un tentato omicidio, 44 episodi di estorsioni e numerosi danneggiamenti. La sentenza fu emessa dal gup a notte fonda, il 20 novembre del 2015: un'ora dopo sarebbero scaduti i termini di custodia cautelare.
    Una corsa contro il tempo che stavolta la corte d'appello non potrà replicare: è impossibile, in assenza del deposito delle motivazioni, che si arrivi a un verdetto, visti i termini di legge, in pochi mesi.
    Motivazioni non depositate, rischio scarcerazione per boss palermitani - Giornale di Sicilia

    Afragola. I poliziotti arrestano due pusher
    e i parenti assediano il commissariato
    Napoli - In circa 50 hanno inscenato una protesta davanti al Commissariato di Afragola, inveendo contro i poliziotti per l'arresto di due giovani sorpresi mentre vendevano droga nel rione Salicelle. E' successo ieri pomeriggio, poco dopo l'arresto da parte degli agenti della Polizia di Stato di un 23enne e di un 18enne in quanto ritenuti responsabili del reato di spaccio di sostanze stupefacenti. I poliziotti, dopo averli notati richiamare l'attenzione di alcuni noti tossicodipendenti dall'interno dell'Isolato 14 di via Salicelle, li hanno sorpresi in flagranza mentre vendevano droga al pianerottolo del sesto piano. Sotto una mattonella rimovibile sono stati trovati nascosti in alcuni calzini circa 80 grammi di hashish, circa 3 grammi di cocaina e 120 euro.
    Il 23enne, già condannato per lo stesso reato lo scorso febbraio e destinatario di un avviso orale del questore di Napoli, e con numerosi precedenti di polizia, e il 18enne, anch'egli con alcuni precedenti di polizia a carico, sono stati arrestati e in giornata saranno giudicati con rito direttissimo. Durante la loro permanenza negli uffici del Commissariato, in via Salicelle, si sono radunate all'esterno dell'edificio una cinquantina di persone, parenti degli arrestati, che hanno inscenato una protesta inveendo contro i poliziotti e spingendo contro le vetrate.
    I poliziotti arrestano due pusher e i parenti assediano il commissariato | Il Mattino

    De Magistris indagato per la morte del 14enne in Galleria Umberto
    L'esposto presentato a gennaio dalla famiglia del 14enne: "Tre interpellanze consiliari sul problema, non poteva non sapere"
    Anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris figura tra gli indagati per la morte del 14enne Salvatore Giordano, lo studente ucciso nel luglio del 2014 dalla caduta di pietre dalla facciata della Galleria Umberto di Napoli.
    Come riporta Il Mattino, nella giornata di ieri il primo cittadino partenopeo ha incontrato i magistrati che stanno indagando sul tragico episodio che costo'la vita al giovanissimo studente di Marano e commosse tutta l'Italia. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo. Al sindaco vengono contestate presunte negligenze nel garantire la sicurezza dell’area nel salotto buono del centro di Napoli. Secondo quanto i legali della famiglia dello studente hanno messo nero su bianco in un esposto diretto alla magistratura napoletana, già prima dei fatti accaduti nel luglio di due anni fa, venne sollevato in consiglio comunale il problema del rischio di crolli alla Galleria Umberto.
    Gli avvocati fanno riferimento a ben tre interrogazioni consiliari presentate dall’ex capogruppo di Fdi Enzo Moretto relativa ad altri crolli che sarebbero avvenuti prima dei fatti che poi hanno causato la morte del giovanissimo Giordano. Il primo degli atti in questione risale addirittura a un anno prima della tragedia, al luglio del 2013. Poi altre due richieste, del 28 febbraio e del 3 marzo del 2014.
    In base a queste circostanze, i legali della famiglia – già nel gennaio scorso quando presentarono l’istanza – hanno ritenuto che il sindaco di Napoli non potesse essere all’oscuro del pericolo rappresentato dalla facciata di Galleria Umberto e avrebbe avuto il dovere di intervenire subito per garantire la sicurezza della struttura, frequentatissima in città dai turisti e dai residenti.
    De Magistris indagato per la morte del 14enne in Galleria Umberto - IlGiornale.it

    I furbetti del cartellino pagati per stare a casa
    Il decreto Madia è un bluff: i dipendenti pubblici assenteisti sono sospesi, ma prendono metà stipendio
    Nino Materi
    Il dipendente comunale di Boscotrecase (Napoli), con la scatola in testa per non farsi riconoscere durante la delicata operazione di «pluritimbratura» del cartellino, è ormai un'icona pop: la furbizia elevata a «opera d'arte» surrealista.
    Peccato sia tutto, drammaticamente, reale. Compreso l'assenteista che, cosciente di essere ripreso dalla telecamera, alza il dito medio e continua a strisciare il badge: uno, due, tre, quattro volte. Compresa la guardia giurata che, accortasi della cimice spia, la fa saltare a colpi di scopa.
    Benvenuti nel fantastico mondo dei furbetti del cartellino che dal 13 luglio (entrata in vigore del decreto Madia) «dovevano essere licenziati entro 48 ore».
    Renzi lo andava dicendo già da gennaio, mentendo sapendo di mentire o - e la circostanza non sarebbe non meno grave - credendo davvero che cio' poteva essere possibile. I dati raccolti dal Giornale da metà luglio ad oggi dimostrano che la tanto decantata «stretta anti-furbetti» non solo non c'è stata, ma rischia di peggiorare una situazione già di per sé vergognosa.
    Negli ultimi due mesi e mezzo in Italia sono stati smascherati circa 450 assenteisti. Tutta gente che, nelle fatidiche «48 ore» di renziana memoria, sarebbe dovuta essere messa alla porta e, possibilmente, sostituita da disoccupati volenterosi di lavorare. Nulla di più falso. Facendo infatti una rapida verifica nei Comuni dove i 450 assenteisti sono stati pizzicati da polizia e carabinieri in flagranza di «evasione» dall'ufficio, si scopre che in quasi tutti i casi i «furbetti» sono stati semplicemente sospesi e continuano a beneficiare di circa la metà dello stipendio. Come dire: mentre i disonesti vengono miracolati (vale a dire pagati per non far nulla), lo Stato risulta «cornuto e mazziato» (beffato cioè dai furbetti del cartellino che seguitano a essere retribuiti, se pur con una paga decurtata). Intanto tutti e 450 i sospesi dell'era «post decreto Madia» hanno presentato ricorso e la loro posizione risulta quindi «congelata» finché un magistrato non si pronuncerà con sentenza. E qui cominciano altri guai. I maggiori giuslavoristi (gli esperti in diritto del lavoro) concordano infatti su un punto: l'iter - diciamo cosi' «rapidamente punitivo» - previsto dalla premiata ditta Renzi&Madia presenterebbe «evidenti rischi di anticostituzionalità».
    «Ad esempio - conferma al Giornale l'avvocato Gabriele Fava, esperto in giurisprudenza del lavoro - i tempi eccessivamente ristretti relativi all'istruttoria di licenziamento non sarebbero garanti dei legittimi diritti di difesa. Una situazione di pregiudizio che, se accertata in sede processuale, non solo porterebbe al reintegro del presunto furbetto, ma anche al riconoscimento in suo favore degli stipendi arretrati non corrisposti e, soprattutto, di ulteriori risarcimenti (prevedibilmente cospicui) per i danni materiali e morali patiti durante la fase di illegittima sospensione».
    Ma ad evidenziare come il problema non sia solo di natura penale e disciplinare, è il giuslavorista Pietro Ichino: «Bisogna responsabilizzare i dirigenti. Ma questi ultimi non hanno alcun incentivo a farlo». Senza contare che in molti dei «video della vergogna» sono proprio i dirigenti a vestire i panni dei più incalliti furbetti.
    Negli ultimi 6 mesi solo il Comune più rigoroso d'Italia è stato quello di Sanremo che si è mosso con particolare efficacia: 32 licenziamenti, 98 sospensioni, 18 sanzioni.
    Intanto continuiamo ad assistere allo show della dipendente comunale che timbra il cartellino e poi corre ad aiutare il marito fruttivendolo; idem per il dipendente della Asl che striscia il badge e si fionda ad aiutare l'amico che ha un'impresa edile. Quando si dice, la «solidarietà» sociale.
    I furbetti del cartellino pagati per stare a casa - IlGiornale.it

    Tanto paga Pantalone....

    Al via 1400 assunzioni a Napoli
    l'Ospedale del Mare si blinda
    di Ettore Mautone
    Ospedale del Mare: finita l'opera muraria e acquisite le tecnologie ora si tratta di popolare le corsie. Per il presidio di Napoli est il piano assunzioni varato quest'estate dalla struttura commissariale (decreto 67) prevede 1.412 nuovi ingressi a tempo indeterminato attingendo a piene mani al serbatoio di 4.951 camici bianchi di vari profili su cui è scattato il via libera del ministero per tutte le aziende sanitarie. A questi si aggiungeranno i rincalzi previsti dal turn-over sbloccato dal 2016. Parliamo soprattutto di medici, infermieri, tecnici di radiologia e di laboratorio, personale sociosanitario, farmacisti, radiologi, ingegneri gestionali e specialisti in fisica medica.
    Per l'ospedale del mare in agenda ci sono due date: il prossimo 14 dicembre e febbraio del 2017, entrambe indicate in rosso dal governatore Vincenzo De Luca rispettivamente per l'apertura dei primi servizi (Radiologia, Radioterapia, Nefrodialisi, Direzione sanitaria) e per l'inaugurazione del pronto soccorso. Quest'ultimo occuperà 278 posti letto dei 448 previsti a regime (circa il 65%) con l'arrivo anche di Cardiochirurgia, Riabilitazione, Unità spinale e Terapia intensiva. Nella nuova configurazione disegnata dal Piano ospedaliero è prevista la presenza la Cardiochirurgia ma non l'area materno-infantile (attribuita invece al Loreto Mare e a Villa Betania).
    Si procede per tappe: al lavoro ci sono per ora - oltre alla pattuglia di medici, infermieri e tecnici dei 15 ambulatori inaugurati dalla precedente amministrazione - i nuovi responsabili individuati a capo della Direzione sanitaria (affidata a Nunzio Quinto direttore ad interim degli Incurabili), della Dialisi (Ciro Paglionico primario al presidio intermedio di Barra), della Radioterapia (Giustino Silvestro, dirigente all'Ascalesi), e della Radiodiagnostica (interim affidato a Ines Marano, primaria di ruolo all'Ascalesi). Sono loro i tutor nei corsi di formazione e apprendistato per il personale medico, infermieristico e tecnico già arruolato con le 50 procedure concorsuali già attivate dalla Asl Napoli 1.
    Finora l'Asl ha concluso solo la procedura che riguarda gli infermieri: qui sono 936 i camici bianchi in graduatoria su oltre 1300 partecipanti. La Asl ne ha già trasferiti 45 in parte impiegati nei servizi attivati (per la sola Radioterapia servono 16 tecnici e 3 fisici) e in parte dislocati sul territorio e negli altri ospedali. I restanti ingressi saranno calcolati in base agli standard previsti dal decreto 67 (in rapporto ai posti letto e alla complessità della disciplina). In Rianimazione, tanto per dire, sono previsti tre infermieri per malato ma il numero scende se cala l'intensità di cura. In totale sono 650 i profili da assumere nel 2016, più altri 220 da trasferire da altri ospedali del centro storico. L'obiettivo è mettere in moto i 300 posti letto previsti nel primo step. Nel 2017 la quota delle assunzioni arriverà al tetto di 1.412 unità per 448 posti letto finali.
    Al via 1400 assunzioni a Napoli l'Ospedale del Mare si blinda | Il Mattino

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    Predefinito Re: Terryes

    Ricevo da ventunsettembre.

    In Sicilia guerra al traffico clandestino di carne. Naturalmente NON si parla di quella rivestita di nero. e dire che ...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Cancello aperto o chiuso?
    Scoppia la rissa: otto arresti e una denuncia
    Ieri sera, in via Nerca interventi dei carabinieri dopo una telefonata al 112 che segnala una rissa con il coinvolgimento di una ventina di persone.
    Alla vista dei lampeggianti i rissanti si dileguano. Tranne nove persone che continuano a darsela di santa ragione con pugni calci schiaffi. I carabinieri dapprima separano i nove, venendo colpiti anche loro da spinte, calci e pugni. Urgono i rinforzi e sul posto intervengono la polizia e i militari dell’esercito. Separati tutti i violenti, si inizia a inquadrare la situazione.
    Emerge, così, che alcuni appartenenti a 3 diversi nuclei familiari, residenti nello stesso condominio, si sono "scontrati" perché non trovavano un accordo se era giusto tenere il cancello dell’entrata in comune sempre aperto, o sempre chiuso. Da qui parte la rissa.
    L’epilogo: 8 adulti vengono arrestati e ora sono ai domiciliari in attesa del rito direttissimo, una minorenne denunciata.
    Cancello aperto o chiuso? ?Scoppia la rissa: 8 arresti e una denuncia | Il Mattino

    "Olive verniciate". Nuova frode alimentare
    Cosi' i furbetti "rinverdiscono" le olive vecchie o le trasformano da verdi in nere sfruttando i buchi e le falle della normativa comunitaria sugli additivi alimentari
    Giovanni Vasso
    Occhio alle olive, se sono troppo verdi state attenti: potrebbero essere state “verniciate”.
    L’ultima moda in fatto di frodi alimentari è stata smascherata in numerose operazioni delle forze dell'ordine. E nel bollettino dell’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente della Campania, a consuntivo dei blitz compiuti, vengono svelati tutti i trucchi utilizzati dai furbetti.
    Stando a quanto svela l’Arpac, sarebbero moltissimi i metodi utilizzati per “rinverdire” le olive. Spesso trattate con sostanze non del tutto illegali, coloranti e additivi che non vengono dichiarati sulle etichette e che sono di fatto tollerati dalle normative europee o dei quali i regolamenti Ue, solitamente puntigliosi al limite dell’assurdo specialmente in materia alimentare, non trattano proprio.
    “Le olive vengono colorate artificialmente attraverso l’uso di Sali ferrosi. Si tratta di additivi ricavati dagli acidi lattici che non rientrano tra i coloranti ma sono dei cosiddetti stabilizzatori, spesso largamente utilizzati anche per fortigicare il contenuto di ferro negli alimenti”. Ma la beffa è dietro l’angolo perché “a volte vengono fraudolentemente aggiunti per colorare olive verdi in modo da farle diventare nere”. Ma sulle etichette non viene certo specificato che si tratta di olive verdi trattate e qui c’è la frode.
    Ma uno dei pericoli veri per i consumatori è rappresentato dalla pratica della cosiddetta “verniciatura”. “In altri casi – si legge ancora nel bollettino Arpac – le olive vengono immerse in soluzioni concentrate a base di solfato di rame, ossia vengono verniciate come si dice nel gergio di chi pratica questo tipo di frode, per conferire una colorazione verde intensa, rivitalizzando cosi' anche olive vecchie caratterizzzate da una colorazione estremamente sbiadita”.
    Questo escamotage è potenzialmente pericoloso: “tra le frodi che coinvolgono le olive quest’ultima è sicuramente la più pericolosa per tossicità; il solfato di rame è infatti bioaccumulabile dall’organismo ed essendo difficilmente smaltibile persiste negli organi”.
    "Olive verniciate". Nuova frode alimentare - IlGiornale.it

    Forze dell'ordine, è bufera: concorsi sospetti su 9 selezioni
    di Mary Liguori
    È uno scenario da «concorsopoli» quello che emerge dalla maxi-inchiesta sulle prove pubbliche per l'acceso alle forze dell'ordine. Sono nove i concorsi sui quali la procura di Napoli indaga per sospette irregolarità. Oltre al concorso annullato dal capo della polizia Franco Gabrielli, e alla prova per aspiranti agenti della Penitenziaria per la quale nove persone sono state arrestate nei mesi scorsi, al vaglio del pool partenopeo reati contro la pubblica amministrazione, ci sono altri sette concorsi.
    I «posti» in palio erano in tutto 11.463, banditi tra il luglio del 2015 e il maggio del 2016. Allievi marescialli del ruolo ispettori dell'Arma, carabinieri in ferma breve, ferma quadriennale nell'Esercito, nella Marina Militare, nella Capitaneria di Porto e nell'Aeronautica. Allievi marescialli della guardia di finanza: la procura di Napoli, sezione diretta dall'aggiunto Alfonso D'Avino, fascicolo a firma del pm Stefania Buda, getta un'ombra sui concorsi che formeranno i futuri esponenti delle forze dell'ordine.
    Tra i dubbi dei ricorrenti, tanti coloro che si sono rivolti al Tar perché si sentivano esclusi dalle prove senza una ragione, e il sospetto di un sistematico ricorso all'«aiutino», ci sono ventiquattro decreti di perquisizione che hanno interessato altrettante persone coinvolte a vario titolo in quello che gli inquirenti sospettano sia stato un continuato ricorso all'illecito per vestire la divisa di chi dovrà rappresentare la legalità. I reati ipotizzati vanno dall'induzione indebita a dare o promettere utilità, alla concussione e alla corruzione per istigazione, contestati in concorso e in continuazione. L'indagine ha preso le mosse dall'inchiesta che ha coinvolto il generale dell'Esercito in pensione, Luigi Masiello, per le presunte ingerenze nei concorsi per i militari e si è allargata a macchia d'olio. Due giorni fa, il clamoroso e inedito annullamento della prova per gli allievi agenti di polizia deciso da Gabrielli proprio per presunte irregolarità. Lo stop del capo della polizia al concorso per la selezione di 559 futuri agenti è solo la punta di un iceberg. I test sotto accusa si tennero nel mese di maggio. Due mesi dopo, la procura di Napoli aveva già aperto il fascicolo che ha portato, dal luglio scorso ad oggi, a ventiquattro iscrizioni sul registro degli indagati per diversi esponenti dell'Esercito e della Finanza e per i gestori di centri specializzati nella preparazione dei giovani che intendono candidarsi ai test per le selezioni pubbliche.
    Forze dell'ordine, è bufera: concorsi sospetti su 9 selezioni | Il Mattino

    Polizia, concorso sospetto: troppi vincitori campani
    di Daniela De Crescenzo
    In rete già parlano di «concorso miracoloso». Ma c’è anche chi lo ha soprannominato «concorso truffa»: è quello per selezionare 559 allievi agenti della polizia di Stato. La prima prova si è tenuta il 13 maggio e ben 194 candidati non hanno sbagliato nemmeno una delle ottanta risposte, un record. 134 hanno commesso un solo errore e 93 ne hanno commessi 2. In totale 421 persone che si sono cimentate su un test a risposta chiusa di cui non era stata in precedenza pubblicata la banca dati risultando praticamente infallibili. Basta guardare il grafico dei risultati per notare un’impennata finale in corrispondenza proprio delle votazioni più alte, quelle superiori al 9.
    Un risultato definito da molti sospetto e che ha fatto scattare una serie di segnalazioni all’Authority anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che le sta verificando. Intanto il diario degli accertamenti dell’idoneità fisica, psichica ed attitudinale è stato rinviato e dovrebbe essere pubblicato il 17 giugno. Una brutta storia che si va ad aggiungere a quella del concorso per allievi agenti Polizia Penitenziaria: anche in quell’occasione i risultati avevano dato adito a dubbi tanto che il Dap ha momentaneamente sospeso il concorso. In quell’occasione, perٍ, un centinaio di candidati furono espulsi perché sorpresi a consultare cellulari, tablet e bignamini.
    Non solo: il Silp Cgil ha pubblicato sul suo sito l’elenco nominativo dei candidati ammessi alla prova fisica: «Una anomalia visto che i nomi degli idonei sono protetti dalla normativa sulla privacy e quindi ogni candidato ha accesso solo alla propria posizione», spiega l’avvocato Francesco Leone che sta preparando una raffica di ricorsi. Ma da questa prima enumerazione si evidenza anche un’altra anomalia: gli ammessi sono quasi tutti campani. Il segretario campano dello stesso sindacato Silp, Tommaso delli Paoli «dopo una attenta e dinamica riflessione, denuncia lo stato di confusione in cui versa, ormai da anni, l’ufficio per le attività concorsuali, situazione questa diventata ormai insostenibile» e chiede quindi una «attività ispettiva del preposto ufficio».
    La protesta sale anche in rete: si sono formati anche dei gruppi su Facebook ed è partita una raccolta di firme per chiedere lo stop alle prove. Il sindacato autonomo AdP si è rivolto a Raffaele Cantone, raccogliendo le proteste Movimento Militari in Congedo. «Il movimento in questione ha da subito rappresentato che detta graduatoria appare di per se anomala in quanto, nonostante non fosse stata resa pubblica la banca dati su cui allenarsi, ci si è trovati difronte ad un alto numero di ragazzi che hanno superato la medesima prova senza compiere nessun errore».
    Non solo: gli idonei proverrebbero in gran numero dalla Campania per un motivo preciso: «in questa regione - sostiene il sindacato - ha sede la ditta che prepara la banca dati che il Ministero dell’Interno utilizza per la somministrazione dei quiz». Scontata la richiesta di fare chiarezza visto che «in analoghi concorsi sempre banditi dalla Polizia di Stato, dove non è stata resa pubblica la banca dati, non si sono mai raggiunti risultati cosi' alti».
    Polizia, concorso sospetto: troppi vincitori campani | Il Mattino



    Ercolano, rinviati a giudizio i 34 agenti della polizia municipale indagati per assenteismo
    di Maurizio Capozzo
    ERCOLANO. Sono stati tutti rinviati a giudizio i 34 agenti della polizia municipale della città degli scavi indagati per assenteismo. Il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Napoli, Montefusco, ha disposto il processo per i furbetti del cartellino che dovranno comparire il prossimo 29 marzo davanti al giudice Bove della prima sezione penale del Tribunale di Napoli.
    L'inchiesta era partita nel 2011 ed aveva portato alla luce uno spaccato di malcostume all'interno del Comando di Polizia Locale nella città degli scavi. I carabinieri avevano portato in evidenza ai pubblici ministeri della Procura napoletana i comportamenti degli uomini in divisa i quali, con incredibile frequenza, pur risultando in servizio abbandonavano il posto di lavoro e si dedicavano ad attività private. In alcuni casi erano arrivati anche ad alterare fogli di servizio falsificando le firme del comandante.
    Assenteismo, rinviati a giudizio 34 agenti della municipale | Il Mattino

    Calci e pugni ai vigili per farsi togliere la multa: arrestati padre e figlio
    il comando dei vigili urbani di arienzo
    CASERTA - I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Maddaloni, hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato per l’aggressione di due agenti della polizia municipale di Arienzo e resistenza, violenza, minaccia a pubblico ufficiale e lesioni aggravate in concorso, di Alfonso D’Addio, 43 anni e del figlio Raffaele di 20 anni. Gli arrestati, infatti, dopo essersi recati negli uffici della Polizia Municipale, hanno cominciato ad inveire violentemente contro i gli agenti, minacciandoli di morte e aggredendoli fisicamente con calci e pugni, al fine di ottenere l’annullato di un verbale di contravvenzione al codice della strada di 81 euro, elevato nei loro confronti. L’immediato intervento dei militari dell’Arma ha consentito di porre fine alla folle aggressione e di bloccare i due.
    Le vittime, trasportate da personale del 118 all’ospedale di Maddaloni, sono state riscontrate affette da contusioni ed escoriazioni multiple, con prognosi di 15 e 10 giorni. Gli arrestati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari in attesa di essere giudicati con rito direttissimo.
    Calci e pugni ai vigili per farsi togliere la multa: arrestati padre e figlio | Il Mattino



    Lecce: falso invalido cammina fino a sede Inps, poi sale sulla sedia a rotelle
    Si dichiarava incapace di deambulare per percepire una pensione di invalidità ma, in realtà, camminava, guidava e si portava dietro persino la sedia a rotelle, necessaria per continuare a recitare la parte dell’invalido. Un 73enne di Lecce è stato denunciato per truffa e ora dovrà restituire all’Inps 25mila euro indebitamente percepiti negli ultimi anni. Nipote e moglie sono indagati per concorso in truffa, mentre tre medici risponderanno anche di falso ideologico in certificazioni.
    Lecce: falso invalido cammina fino a sede Inps, poi sale sulla sedia a rotelle - Video Il Tirreno

    Il racket delle auto a Palermo, ma col permesso del boss
    di Sandra Figliuolo
    PALERMO. Sono organizzati in «squadre», dividono i profitti e, se necessario, aiutano chi finisce in carcere, come spiegano loro stessi nelle intercettazioni. Sanno essere “sensibili” e se la macchina che hanno appena rubato appartiene ad un disabile per restituirla sono disposti a praticare sconti particolari.
    Ma i ventisei membri della banda specializzata in furti d’auto e cavalli di ritorno (cioè estorsioni), arrestati venerdì dalla Squadra mobile, avrebbero dovuto rendere conto delle loro attività anche a Cosa nostra, pagando una tangente per poter lavorare. Sono questi alcuni dei retroscena che emergono dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Filippo Serio.
    Il racket delle auto a Palermo, ma col permesso del boss - Giornale di Sicilia

    Tipografia per banconote false arrestato un napoletano a Milano
    I militari del Comando carabinieri Antifalsificazione monetaria hanno scoperto a Melegnano, nel Milanese, una tipografia clandestina, un vero e proprio centro di produzione di valuta contraffatta, sequestrando svariate centinaia di banconote false, di valuta europea e statunitense, e tutto l'occorrente per riprodurle. A finire in arresto è stato un uomo di origini napoletane, residente da tempo nel Milanese. L'uomo dovrà rispondere di falsificazione, spesa e introduzione nello Stato di banconote contraffatte. Due complici, residenti in zona e incensurati, sono stati denunciati in stato di libertà per i medesimi reati.
    Tipografia per banconote false ?arrestato un napoletano nel Milanese | Il Mattino

    Rifiuti a Napoli
    234 multe, trovato amianto
    In questa settimana agenti della Polizia municipale di Napoli sono stati impiegati in borghese e a bordo di scooter per eseguire controlli sulla raccolta differenziata e sul rispetto degli orari per il conferimento dei rifiuti. Dei 234 verbali scaturiti dai controlli, il 60 per cento è stato redatto per non aver separato i rifiuti differenziati,il 20 per cento per deposito fuori orario e il 20 per cento per deposito del sacchetto a terra fuori dalle campane e dai cassonetti. Nel centro storico sono state sanzionate per mancata differenziata imprese di pulizie di enti e uffici e si è rilevato che gli operatori controllati nel conferire i rifiuti hanno affermato di non conoscere i piani della raccolta differenziata depositando ai piedi delle campane di via De Pretis, via Cervantes via Guglielmo San Felice.
    In zona sono stati sanzionati anche cittadini e molti commercianti. I controlli congiunti con Asia sul contenuto dei sacchi eseguiti in orario di conferimento ha dimostrato che in molti non separano i rifiuti, specialmente le grandi utenze, vanificando il lavoro di Asia e riducendo la percentuale di raccolta differenziata Durante i controlli, in zona Vomero, è stato ntercettato un furgone che trasportava amianto. Si è subito proceduto al sequestro del veicolo e alla denuncia del responsabile.
    Rifiuti a Napoli, guerra agli incivili: 234 multe, trovato amianto | Video | Il Mattino

    Consiglio regionale campano, ​un politico su tre non produce atti
    di Gerardo Ausiello
    Il tempo è galantuomo. Una massima eloquente, che vale anche per i politici. Specie quando si avvicina il momento delle famigerate statistiche. Un terzo di legislatura, tra alti e bassi, tra polemiche e conquiste, se n'è praticamente andato. Si tratta ora di tirare le prime somme. Che non sono esaltanti, o almeno non per tutti. Se infatti si guarda alla produttività dei consiglieri regionali, si scopre che quasi uno su tre non ha presentato (come primo firmatario, s'intende) neppure una proposta di legge, né un'interrogazione, e non ha mai attivato nemmeno una procedura di question time. Niente di niente.
    Sia chiaro: non basta questo a fare di un esponente dell'assemblea legislativa campana un «fannullone». L'attività politica di un consigliere è certamente più articolata: prevede, tra l'altro, la facoltà di intervenire in aula, denunciare eventuali anomalie attraverso gli organi di stampa, mettere in campo azioni ispettive e di controllo. Pero'la quantità di atti presentati è comunque un elemento di cui tenere conto nella valutazione complessiva sull'operato di un pubblico amministratore. E allora scopriamoli questi numeri, disponibili sul sito istituzionale del Consiglio regionale.
    A conti fatti, le proposte di legge presentate dai 50 consiglieri ammontano complessivamente a 115: poco più di due a testa; le interrogazioni sono 101, ovvero circa due a testa; solo 8, invece, le richieste di chiarimento attraverso lo strumento del question time.
    Consiglio regionale campano, un politico su tre non produce atti | Il Mattino

    Napoli. La faida delle «baby paranze»: 16enne arrestato per omicidio
    di Giuseppe Crimaldi
    Killer a sedici anni. Spietato, freddo e senza freni inibitori: ecco il profilo dell'ultimo ragazzino finito nel buco nero delle nuove paranze di camorra. Si chiama F.V., e di anni oggi ne ha 17. Fu lui, il tre maggio del 2015, a puntare la canna di una pistola contro il ventinovenne Mario Mazzanti e a premere il grilletto uccidendolo. Un omicidio a sangue freddo scatenato da futili motivi, ingenerato da una rissa avvenuta poche ore prima in piazza Bellini ma alimentato anche dalle mire criminali dell'adolescente che sognava di fare il boss. Sono state le indagini della Polizia di Stato a fare luce su quell'efferato fatto di sangue. F.V. (che già si trovava recluso per altre vicende in un centro di detenzione per minori a Catania) è stato raggiunto ieri da un'ordinanza cautelare in carcere con le accuse di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, reati tutti aggravati dal metodo mafioso.
    Gli investigatori della Squadra mobile di Napoli e i magistrati della Procura presso il Tribunale dei minori non hanno dubbi: fu lui a sparare in vico Lungo San Matteo alle spalle di Mazzanti, appartenente all'omonima famiglia camorristica operativa nella zona delle Chianche ai Quartieri spagnoli, e a tentare di uccidere l'amico che si accompagnava al 29enne, Giovanni De Crezio, e che invece riusci' miracolosamente a salvarsi. Sin dalle prime ore successive di quel tragico pomeriggio gli uomini della Mobile diretti da Fausto Lamparelli avevano imboccato la pista giusta, concentrando la loro attenzione sull'allora 16enne ben noto nei vicoli del centro storico per i modi violenti e per la smania - che non nascondeva - di volersi atteggiare a capo. Di qui la convinzione che quel delitto, scaturito da futili motivi, nascondeva anche una chiara matrice camorristica andandosi ad inserire in un contesto di contrapposizione armata tra clan rivali. Non a caso F.V. aveva iniziato a stringere rapporti con altri giovani esponenti del cartello camorristico Sibillo-Giuliano-Brunetti-Amirante, in lotta con i Mazzarella nella zona tra Forcella e il Borgo Sant'Antonio Abate. In quelli che erano i giorni di una faida spietata combattuta per il controllo del territorio i baby criminali decisero la loro strategia: raid, ferimenti, omicidi, oltre al presidio di alcune fiorenti piazze di spaccio di droga e all'imposizione a tappeto del pizzo sui commercianti. Le indagini hanno confermato i sospetti iniziali: a cominciare dalla contiguità di F.V. ai Sibillo; evidenziando poi anche come l'uccisione di Mazzanti dovesse rappresentare la prova del fuoco che avrebbe lanciato il minorenne ai vertici della cosca. Per la cronaca, la causa che determino'il desiderio di vendetta del 16enne traeva origine da una rissa verificatasi qualche sera prima del tre maggio in piazza Bellini.
    La faida delle «baby paranze»: 16enne arrestato per omicidio | Il Mattino

    False pensioni, 11 indagati medici, avvocati e funzionari pubblici
    «Talpa» in Procura: è un poliziotto
    di ​Mary Liguori
    E' una bomba dagli effetti devastanti quella che potrebbe a breve esplodere e scoperchiare un giro di mazzette che ha «oleato» un meccanismo truffaldino e che ha prodotto perizie false finalizzate all’erogazione «facile» di pensioni da parte dell’Inps. La Procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone, indaga su undici persone che farebbero parte di una sorta di «cricca», un’associazione con all’attivo ognuno dei ruoli «utili» per confezionare, sulla carta, situazioni sanitarie tali da ottenere pensioni di invalidità e accompagnamento da parte. Undici le persone per le quali i sostituti procuratori Vincenzo Quaranta e Sabrina Fornaro hanno aperto un fascicolo per associazione per delinquere finalizzata al falso materiale e ideologico, truffa aggravata per ottenere le erogazioni pubbliche, corruzione, falsificazione di perizie sanitarie. La delega, affidata alla guardia di finanza della compagnia di Caserta, ha portato ieri a una serie di perquisizioni e nei confronti di professionisti e dipendenti pubblici. Sequestrati, nel corso del blitz delle fiamme gialle, una serie di documenti e alcuni computer.
    I militari hanno fatto visita agli studi privati e agli uffici pubblici degli indagati. Incursione anche all’ufficio Urbanistica del Comune di Caserta dove hanno sequestrato il pc di un dipendente coinvolto nell’inchiesta. Questa volta, pero', la visita della guardia di finanza Palazzo Castropignano non riguarda attività relative all’ente comunale. Come detto, il fascicolo sul quale procede la procura riguarda una serie di professionisti che si sono prodigati, in cambio di soldi, per far ottenere pensioni di invalidità a persone che non ne avevano alcun diritto.
    Gli indagati, i ruoli e il poliziotto-talpa
    Al centro dell’associazione, secondo quanto emerso dalle attività d’indagine condotte fino ad ora dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ci sono quattro medici, operativi tra Caserta e Piedimonte Matese, che avrebbero firmato falsi referti. Indagati anche un dipendente dell’Inps di Caserta, un dipendente del Comune del capoluogo, due avvocati e un poliziotto. Complesso il quadro tratteggiato nei confronti dell’ispettore che è in servizio presso la pg della procura. Secondo quanto è stato ricostruito avrebbe fatto trapelare delle notizie relative alle indagini in corso sul presunto giro di mazzette per le false pensioni. Il poliziotto avrebbe «venduto» notizie investigative alla «cricca» per far si' che non ci fossero intoppi nella pratica presentata da sua moglie all’Inps.
    Il sistema
    Come già svelato in precedenti indagini su questo genere di reato, i medici che lavorano presso strutture pubbliche, rilasciano false certificazioni utili per presentare le istanze di invalidità all’Inps. Cosi' facendo, si innesca un meccanismo che vede coinvolti il dipendente dell’Istituto di previdenza che avalla quanto certificato dai sanitari, e gli avvocati che stilano le pratiche e il gestore di un Caf.
    False pensioni, 11 indagati tra medici, avvocati e funzionari pubblici | Il Mattino

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    Predefinito Re: Terryes

    Far West al Vecchio Pellegrini, maxirissa, distrutta la porta hi-tech
    di Melina Chiapparino
    Far west al Vecchio Pellegrini, l'ospedale nel cuore della Pignasecca dove è stata distrutta la porta di accesso al pronto soccorso. Si tratta della nuovissima dotazione high tech di mobilio e strumenti, inaugurati al pianto terra nel nosocomio lo scorso 26 novembre 2016. Un pronto soccorso di eccellenza a cui si accede tramite una porta scorrevole a sensori che oggi è stata messa fuori uso da calci e pugni durante un litigio tra familiari di due pazienti. Proprio nell'area antistante la porta, alcuni parenti di due ammalati hanno cominciato ad azzuffarsi picchiandosi tra di loro. A scatenare la rabbia degli aggressori non sono state attese per il proprio turno ne tantomeno disagi ospedalieri dal momento che i familiari stavano litigando per chi dovesse entrare per primo a salutare e affiancare il proprio parente soccorso.
    Durante la zuffa è stata colpita ripetutamente e con estrema violenza la porta che si è rotta e che, probabilmente, potrà essere sottoposta ad interventi tecnici di riparazione da lunedì comportando disagi per l'interno week end. Il litigio è stato sedato dall'intervento delle guardie giurate in servizio ma le due famiglie coinvolte nell'aggressione sono fuggite quando i sanitari hanno chiamato i carabinieri giunti sul posto. L'ospedale procederà all'acquisizione delle immagini di videosorveglianza installata nel pronto soccorso per individuare i responsabili della vandalizzazione e girare i filmati alle forze dell'ordine.
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    Tra Napoli e Roma blitz negli ingrossi di pesce: sequestrate 2 tonnellate avariate
    I Carabinieri del Comando Politiche Agricole e Alimentari, con l'ausilio dell'Arma territoriale, dopo aver controllato decine di operatori del commercio all'ingrosso delle province di Roma e Napoli, hanno sequestrato circa 1,5 tonnellate di pesce prive dell'etichettatura e della documentazione previste dalle norme comunitarie e nazionali.
    L'intervento del Reparto specializzato dell'Arma ha impedito che finissero sulle tavole dei cittadini alici, cernie, gamberi, merluzzi, spinarelli, triglie, pesce spada e pesce sciabola di cui risultano del tutto sconosciute la data di cattura, le modalità di conservazione e la provenienza geografica e per questo potenzialmente pericolosi per la salute anche sotto il profilo igienico-sanitario.
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    Castellammare di Stabia. Avvocato in manette: creava false prove per rimborsi assicurativi
    Castellammare di Stabia. Un avvocato di Castellammare di Stabia (Napoli), Luca Franco, è stato arrestato dalla guardia di finanza per precostituzione di false prove ed incasso di indennizzi assicurativi per sinistri mai avvenuti.
    Al legale, che è stato trasferito agli arresti domiciliari, la Procura di Torre Annunziata contesta anche l' induzione all' errore di sanitari nella falsa formazione di referti medici. Le indagini dei finanzieri di Napoli hanno accertato che almeno 11 sinistri stradali sarebbero stati falsamente costruiti dall' avvocato. Il legale avrebbe anche utilizzato falsi testimoni,di solito persone indigenti, pagandoli dai 50 ai 100 euro. Diversi soggetti risultavano coinvolti in più incidenti. In un caso la stessa persona aveva avuto il ruolo, in sinistri diversi, di danneggiante, danneggiato e testimone.
    «In almeno un paio di occasioni - afferma il procuratore di Torre Annunziata, Alessandro Pennasilico - l'indagato ha anche cercato di inquinare le prove. Avendo saputo che alcuni falsi testimoni erano stati convocati in Procura per fornire spiegazioni rispetto alla dinamica dei sinistri mai avvenuti, ha spiegato loro come avrebbero dovuto rispondere alle domande del pm in modo da non consentire l'accertamento della verità».
    Le indagini sono partite da una denuncia dell'ufficio Audit di Unicredit su un dipendente della filiale «Private banking» di Castellammare di Stabia, che avrebbe permesso all'avvocato Franco di incassare decine di assegni non trasferibili nonostante il legale non fosse il beneficiario. Tra il 2013 e il 2014, l' avvocato Franco avrebbe incassato quasi 200 mila euro in assegni.
    Avvocato in manette: creava false prove per indennizzi assicurativi | Il Mattino

    Truffe: Gdf scopre 3 'falsi' ciechi, percepivano anche indennità
    Roma - Dopo oltre un anno di indagini la guardia di finanza di Latina è riuscita a smascherare 3 'falsi ciechi' che beneficiavano, da anni, delle pensioni e indennità di accompagnamento spettanti ai non vedenti. In realtà i tre soggetti sono invece risultati tutt'altro che 'ciechi assoluti', visto che passeggiavano autonomamente per le strade cittadine, attraversando in modo disinvolto incroci e vie trafficate. O ancora, al supermercato erano intenti a scegliere i prodotti da acquistare, controllandone attentamente il prezzo e scadenza senza nessun accompagnatore.
    Ma non solo. Gli investigatori delle fiamme gialle li hanno sorpresi anche ad acquistare un biglietto della lotteria istantanea, grattarlo con cura e cestinarlo o dedicarsi alla lettura sul terrazzo di casa. Per un 47enne, un 59enne e un 70enne e quindi scattata la denuncia per il reato di truffa in danno dello Stato. Al vaglio dell'autorità giudiziaria anche le posizioni dei medici che hanno diagnosticato e in seguito confermato la cecita' degli indagati.
    Truffe: Gdf scopre 3 'falsi' ciechi, percepivano anche indennità - Video

    Bari, baby gang assalta sala slot con mitraglietta
    Catturato dai carabinieri due minorenni di 15 e 17 anni e un 20enne: ricercato un 16 enne
    Il più grande ha 20 anni, il più piccolo 15: sono quattro i componenti di una banda che, armata di mitraglietta, ha assaltato e rapinato una sala slot in via Napoli, a Bari. Il gruppo, poco dopo mezzanotte, è entrato nel locale - nonostante l'ora molto affollato - indossando un passamontagna e minacciando i presenti con due pistole e una mitraglietta. Al cassiere non è rimasto altro da fare che consegnare l'incasso, 4mila e 700 euro. La banda quindi si è allontanata per le vie limitrofe.
    I militari di una pattuglia dei Carabinieri, dopo aver visto le immagini del sistema di videosorveglianza del locale, ha iniziato la caccia al gruppo intuendo probabilmente di chi potesse trattarsi: poco dopo, infatti, un equipaggio dell'Arma ha intercettato un gruppo di giovane che parlavano tra di loro. Alla vista dei militari, uno di loro è fuggito: gli altri indossavano gli abiti del colpo immortalati dalla telecamere. Inutile il tentativo di depistare gli investigatori perchè due di loro sono caduti in contraddizione nonostante si fossero disfatti di alcuni indumenti. Scattano le manette, quindi, per i giovanissimi baresi, C.I., di 17 anni, ed L.V. di anni 20, un terzo, P.M. di 15 anni, è stato prelevato a casa dove si era rifugiato. Il quarto invece, un sedicenne noto ai Carabinieri, è al momento irreperibile. Nessuna traccia, per ora, del denaro e delle armi.
    Bari, baby gang assalta sala slot con mitraglietta - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Plagio, come ingannare la comunità scientifica e farla franca
    di Andrea Aparo Von Flüe
    “Rubare idee a una persona è plagio, rubarle a molti è ricerca”. Questa affermazione, conosciuta nel mondo di chi si deve guadagnare da vivere e fare carriera pubblicando articoli più o meno scientifici, ma non ditelo alla Mamma, come legge di Felson (dalla 26ma edizione delle leggi di Murphy, a cura di Arthur Bloch), viene tramandata con la raccomandazione di non dimenticarla mai, perché nulla è così ignobile nel mondo della ricerca quanto il plagio.
    Eppure. Eppure c’è chi continua a perpetrare questo crimine intellettuale, sperando di farla franca. Vi racconto una storia. Purtroppo il genio della situazione, prego notare il tono altamente sarcastico, è un italiano. Anzi una consorteria di italiani. Ce ne sono otto.
    Uno di loro, di certo persona stimata e conosciuta in ambito internazionale al punto di essere uno dei referees, ovvero arbitri giudicatori di lavori altrui di cui si avvalgono le riviste scientifiche di maggior prestigio per valutare quanto viene loro sottoposto per la pubblicazione, dopo aver espresso il suo parere su un certo articolo, visto che la rivista non lo aveva pubblicato, ha pensato bene, dopo avere fatto passare mezzo anno, di pubblicarlo a suo nome su altra rivista, sempre del settore medico.
    Si tratta infatti dei risultati di una ricerca clinica per vedere se ci fosse o meno correlazione fra l’andamento del “colesterolo buono” (lipoproteine ad alta densità, per gli esperti HDL) e la dieta di un certo numero di soggetti. Un lavoro complesso che ha richiesto tempo, denaro e molto lavoro: circa 4000 ore.
    Il nostro eroe ha semplicemente tolto dallo studio originale i nomi degli autori sostituendoli con quelli di sette suoi compari, o meglio complici di frode e invece al posto del centro di ricerca statunitense vengono elencati il Centro per l’obesità e i disordini alimentari, Fondazione Stella Maris Mediterraneo, Chiaromonte, Potenza e la U.O.C Medicina Interna, Urgenza ed Accettazione, P.O. S. Giovanni, Lagonegro-ASP Potenza. Peccato però che se si va a cercare si trova il Centro di Riferimento Regionale per la Cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso. Non solo plagiatori, ma anche spacciatori di coordinate parziali.
    Tutto il resto dell’articolo, nemmeno un piccolo sforzo di cambiare testo, tabelle e figure, è identico a quello originale il cui primo autore si chiama Michael Dansinger, ricercatore presso il Tufts Medical Center di Boston, Massachusetts. Ovviamente anche i pazienti hanno cambiato nazionalità e sono tutti italiani.
    Caso ha voluto che Dansinger legga l’articolo plagiato e abbia chiesto ai responsabili degli Annals of Internal Medicine se, per caso, fra i peer reviewers, i soggetti di pari fama e sapienza che rileggono gli articoli sottoposti, ci fosse qualcuno degli autori dell’articolo taroccato. Così è scoppiato il caso. Una collezione di comportamenti “non appropriati”, tanto per essere diplomatici.
    – Il peer reviewer deve considerare confidenziali gli articoli che riceve da valutare: infatti lo ha tradotto e pubblicato a nome suo.
    – Il reviewer in questione ha fabbricato un insieme di pazienti sottoposti a studio clinico che semplicemente non è mai esistito, atto particolarmente grave perché altri medici, in base alle risultanze cliniche inventate, avrebbero potuto prendere decisioni errate per i loro di pazienti.
    – Il reviewer, non contento del plagio da lui ordito, ha pensato bene di coinvolgere altre sette persone che o hanno permesso che venisse usato il loro nome sapendo di non avere mai partecipato allo studio oggetto della pubblicazione, oppure ne erano totalmente all’oscuro. Difficile da credere.
    Gli Annals of Internal Medicine hanno informato i responsabili delle due istituzioni citate come datori di lavoro degli autori del plagio. I suddetti responsabili hanno notificato la ricezione dell’informazione, guardandosi bene dall’indicare quale azioni sarebbero state da loro messe in essere. Si ha il serio sospetto che nulla sia accaduto.
    La rivista che ha pubblicato il plagio, lo Experimental and Clinical Sciences Journal, conosciuto come EXCLI Journal (EXCLI J.2016;15:166-176) in data 19 settembre ha pubblicato online la Retraction, ovvero la ritrattazione a firma di Carmine Finelli, MD PhD: “Gentile Direttore, come primo autore chiedo la ritrattazione del nostro articolo Finelli et al, con il consenso degli altri autori (NdA: vorrei vedere!), a causa della riproduzione non autorizzata di materiale confidenziale di un altro manoscritto. I dati dell’articolo ritrattato sono in effetti relativi a un gruppo di pazienti di Boston, MA, che hanno partecipato a uno studio clinico registrato in Clinicaltrials.gov come NCT02454127. Siamo molto spiacenti per quanto accaduto e chiediamo scusa alla comunità scientifica”.
    Tutto qui.
    Scrive, con grande dignità, Dansinger all’autore del plagio: “… Come certamente lei sa, rubare è male. Lo è in particolare nel campo della scienza. Il principio del Peer Review si basa sul comportamento etico di chi è chiamato a rileggere il lavoro di altri. Questi casi di furto, frode scientifica e di plagio non possono essere tollerati, perché recano danno e sono non etici. Chi se ne rende responsabile dovrebbe, in generale, aspettarsi di vedere rovinata la propria carriera. (…) Difficile comprendere perché lei abbia accettato di prendersi un tale rischio. Ha certamente lavorato duro per diventare medico e ricercatore. So che ha già pubblicato molti articoli di ricerca. Tutto ciò non ha senso”.
    No, tutto ciò non ha senso. Eppure. Perché le istituzioni di appartenenza non hanno preso provvedimenti nei confronti dei loro dipendenti truffaldini e se li hanno presi, non lo abbiano detto? Possibile che in Italia la pressione a pubblicare, perché se non pubblichi non sei nessuno, non hai nessuna speranza di fare carriera, sia diventata così alta da dovere ricorrere al plagio, con i rischi a esso associati? Viviamo in un’atmosfera così lassista che i valori morali sono finiti sotto le scarpe al punto che non si considera il plagio un’infrazione grave all’etica professionale? Abbiamo a che fare con un altro dei tanti esponenti del clan dei furbetti convinti che comunque la si fa franca?
    Mi dispiace. Avrei voluto raccontare una storia di Natale, piena di buoni sentimenti, non l’ennesima, banale storia italiana.
    Plagio, come ingannare la comunità scientifica e farla franca - Il Fatto Quotidiano

    Salerno-Reggio Calabria: il patto fra imprese e ‘ndrangheta a spese delle casse pubbliche
    Negli ultimi vent'anni, l'autostrada inaugurata oggi è stata oggetto di una gigantesca spartizione tra le cosche calabresi. Che alle imprese si sono presentati non con la veste dell'estorsore ma "come un'agenzia di servizi", sostiene il sociologo Vittorio Mete, autore di uno studio sull'opera. La "tassa Calabria" del 3% scaricata sui contribuenti. Mentre le faide per il controllo criminale degli appalti sono costate una trentina di morti
    di Mario Portanova
    La Salerno-Reggio Calabria sarà anche “il simbolo dell’Italia che ci crede”, come ha detto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio alla vigilia dell’inaugurazione, ma in tutta Europa è arduo trovare un’altra opera pubblica che sia costata, fra le altre cose, una trentina di morti ammazzati. Così come è difficile trovare un altro caso così lampante di un intervento dello Stato in cui tra grandi imprese nazionali e gruppi mafiosi si sia creata per anni “una relazione di scambio che permetteva alle prime di truffare l’Anas sui lavori e di girare ai secondi parte dei ricavi”. In sostanza, un accordo preventivo che in molti casi non ha avuto bisogno di avvertimenti e minacce, poggiando piuttosto sulla reciproca convenienza. Lo spiega a ilfattoquotidiano.it Vittorio Mete, ricercatore di sociologia politica all’Università di Firenze e autore di diversi saggi su criminalità organizzata ed economia. Compresa un’approfondita analisi sui rapporti fra grandi imprese delle costruzioni e clan di ‘ndrangheta nei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, oggi giunti a compimento, almeno negli annunci governativi. Un’analisi (pubblicata in Alleanze nell’ombra, a cura di Rocco Sciarrone, Fondazione Res-Donzelli editore 2011) basata sulle carte giudiziarie delle tante indagini che hanno toccato i cantieri aperti alla fine degli anni Novanta e su interviste ai magistrati impegnati su quel fronte. “In questa opera la ‘ndrangheta non si è presentata come estorsore, ma come un’agenzia di servizi”, continua Mete. “I mafiosi hanno favorito gli espropri sul tracciato delle varianti, la tranquillità sindacale, l’aggiramento dei controlli sulla qualità delle forniture”.
    LA “TASSA CALABRIA”: IL 3% AL SISTEMA MAFIOSO. Le indagini hanno comunque chiarito il modello Salerno-Reggio Calabria, così riassunto da Vittorio Mete: “L’importo convenzionalmente riconosciuto ai gruppi criminali da parte delle imprese nazionali, denominato anche ‘tassa Calabria‘, ‘tassa sicurezza’ o ‘tassa ambientale’, è pari al 3% del valore dei lavori, anche se in alcune circostanze può variare sensibilmente”. Ma i gruppi criminali guadagnano anche su un altro fronte, perché “impongono, per i lavori in subappalto e per le forniture, imprese di riferimento”. Infine, il personale locale viene spesso assunto su “segnalazione” degli ‘ndranghetisti.
    Non è neppure necessario scomodare la sociologia per capire chi, alla fine, paga per tutti. “Attraverso la sovrafatturazione, il sistema delle riserve e l’apertura di contenziosi, i costi aggiuntivi sostenuti dall’impresa nazionale vengono scaricati interamente sull’ente appaltante“, cioè l’Anas, società interamente controllata dal ministero dell’Economia. Dunque “per la grande impresa nazionale il denaro corrisposto ai mafiosi non costituisce un vero costo”. Come emerge dal processo Arca, “l’esborso monetario a favore dei gruppi criminali si configura come ‘un’estorsione su una truffa'”.
    Salerno-Reggio Calabria: il patto fra imprese e 'ndrangheta a spese delle casse pubbliche - Il Fatto Quotidiano

    Tanto alla fine ripiana tutto Pantalone.....

    Bus, l'Anm a un passo dal crac: il capitale ridotto a un milione
    di Pierluigi Frattasi
    Disastro Anm. Il patrimonio della società del trasporto pubblico napoletano è ridotto all'osso. Con il rendiconto 2015 in fase di approvazione, infatti, sarà praticamente azzerato il capitale sociale, con il rischio di andare sotto il limite di legge per proseguire il servizio. Raschiando il fondo del barile, il management aziendale è riuscito a recuperare 4 milioni (3 milioni dalla svalutazione delle immobilizzazioni e un altro milione dal ricalcolo del fondo destinato al rischio contenziosi). Ma non bastano.
    All'appello mancano ancora altri 3 milioni di euro. Soldi che potrebbe mettere il Comune, unico azionista, certificando la copertura economica di quota parte degli interventi di manutenzione straordinaria che l'azienda ha effettuato su beni di proprietà comunale nel 2015 e nel 2016. Risorse indispensabili per portare il patrimonio netto della società alla soglia dei 4 milioni, il minimo necessario per continuare ad effettuare il servizio di trasporto. Ma bisogna fare presto. La certificazione dei 3 milioni di crediti dovrà arrivare entro la prossima settimana ed essere subito approvata dagli organi di controllo. Altrimenti, si dovrà procedere alla convocazione dell'assemblea straordinaria dei soci, come prevede l'articolo 2447 del Codice Civile che scatta quando la perdita supera di oltre un terzo il capitale e questo si riduce al di sotto del minimo di legge.
    A questo punto sarebbero tre le possibili soluzioni: la ricapitalizzazione della società, la messa in liquidazione o la trasformazione della compagine sociale. Strade alternative, al momento, non sembrano essercene. È già scattato, infatti, l'ultimatum dell'organo di revisione contabile. L'assemblea convocata per ieri, in seconda battuta, è saltata, perché l'Anm sta lavorando gomito a gomito con Palazzo San Giacomo alla riformulazione del piano industriale 2017-2019. È questo l'esito della riunione di giovedì mattina nella sede della società di revisione Deloitte&Touche SpA, con la partecipazione dei vertici Anm, del collegio sindacale e della Napoli Holding srl sui conti della società dei trasporti. Anm, infatti, ha registrato perdite per tre anni consecutivi.
    Nello specifico 7 milioni di euro nel 2012, 21,8 milioni nel 2013 e 23,5 milioni nel 2014. E si prepara a chiudere in rosso anche il 2015 con una perdita che oscilla tra i 40 e i 50 milioni di euro.
    Bus, l'Anm a un passo dal crac: ?il capitale ridotto a un milione | Il Mattino


  8. #598
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    Predefinito Re: Terryes

    Tanto paga polentone.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #599
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    Predefinito Re: Terryes



    Borsa incustodita scatena il panico: poi la reclama una donna. E' corsa al lotto
    di Nicola Sorrentino
    NOCERA INFERIORE. Una borsa dimenticata da una donna in strada scatena il panico tra residenti e passanti, costringendo i carabinieri a chiudere il traffico e a far intervenire gli artificieri. L'episodio si è registrato nel pomeriggio di ieri lungo via Fava, arteria del centro cittadino che è stata momentaneamente chiusa per permettere alle forze dell'ordine di controllare l'oggetto. La segnalazione era stata fatta da un passante che aveva notato la borsa a terra, incustodito. Ma il sospetto che al suo interno vi fosse un ordigno è svanito rapidamente, quando una donna ha chiesto d'un tratto ai presenti riuniti in strada dove fosse finita la sua borsa. Tra sgomento e qualche risata, l'allarme è rientrato facendo scattare una corsa frenetica al lotto tra i tanti curiosi. Tra i suggerimenti il 23 e il 72.
    Borsa incustodita scatena il panico, la reclama una donna: corsa al lotto | Il Mattino



    Napoli. Sfida tra baby gang a colpi di furti di alberi di Natale, post choc su Fb
    “Nei giorni scorsi avevamo denunciato l’esistenza di una sorta di sfida tra le baby gang che si stanno combattendo a colpi di furti di alberi di Natale con l’obiettivo di vincere la battaglia in vista dei falò di Sant’Antonio Abate del prossimo 17 gennaio e ora arrivano anche le immagini dei protagonisti che si vantano su facebook dei furti fatti, sentendosi impuniti e impunibili”.
    A denunciarlo il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e Gianni Simioli de La radiazza, per i quali “bisogna intervenire con la massima severità perché siamo di fronte a veri e propri furti e non a semplici ragazzate come qualcuno vuole etichettare queste azioni delle baby gang che stanno davvero diventando una sorta di scuola di formazione per i futuri camorristi”.
    “E, in questi giorni, stanno aumentando anche gli atti di teppismo in galleria dove l’albero luminoso è ormai diventato una sorta di parete su cui arrampicarsi con il rischio di restare fulminati da una scossa elettrica” hanno concluso Borrelli e Simioli ribadendo la richiesta “di maggiori controlli per impedire che anche questi giorni di festa diventino un incubo per i residenti”.
    Sfida tra baby gang a colpi di furti di alberi di Natale, post choc su Fb | Il Mattino

    Napoli. Rubano spumanti e cibo con zaini schermati in un supermercato: presi
    Lui, Antonio Spola, 27enne e lei, Imen Gharbi, 22enne, entrambi dei quartieri spagnoli e già noti alle forze dell'ordine. Sono entrati in un supermercato di chiaia con due zaini schermati e li hanno “farciti” di spumante, champagne, cibo e creme per un valore di 200 euro. I carabinieri di chiaia li hanno scoperti in flagranza e arrestati per furto aggravato in concorso, recuperando e restituendo la refurtiva al negozio. gli zaini sono stati sequestrati. Con la perquisizione eseguita nella loro auto, i carabinieri hanno rinvenuto altra refurtiva del medesimo genere di quella trovata negli zaini, sempre asportata da altri supermercati, per un valore di 1.200 euro. I 2 dopo le formalità sono stati portati nelle carceri di Poggioreale e Pozzuoli.
    Rubano spumanti e cibo con zaini schermati in un supermercato: presi | Il Mattino

    Gasctrunomia napulitana.....

    Roccocò tra escrementi e animali morti: sequestrato laboratorio abusivo di pasticceria
    CASERTA - La Polizia di Caserta ha sequestrato dolci natalizi pronti per la vendita prodotti e conservati tra carcasse ed escrementi di animali. E’ accaduto nel pomeriggio di ieri a Pescopagano nel territorio di Castel Volturno, nel corso di un’attività di rintraccio di soggetti in possesso di documenti falsi, gli agenti della Sezione Polizia Stradale di Caserta – distaccamento di Capua, hanno individuato un laboratorio abusivo di pasticceria. Oltre a 30 kg di roccocò già prodotti e pronti per essere distribuiti il mattino seguente a numerosi negozi della provincia, sono stati sottoposti a sequestro insieme alle uova, farina, canditi e altri prodotti connessi alla produzione di dolci natalizi. Il titolare dell’attività, A. D’A. 45enne, napoletano, è stato denunciato per attività illecita ai sensi del “Pacchetto Igiene”, norma di recepimento di direttive europee, per l’esercizio abusivo dell’attività di produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti.
    Roccocò tra escrementi e carcasse: ?sequestrata pasticceria abusiva | Il Mattino

    Questi si sono subito integrati con l'ambiente....

    BARI, RIVOLTA PROFUGHI: VOLEVANO 3 PASTI A TESTA PER RIVENDERSELI
    Barricati davanti alla mensa, esigendo di incontrare i vertici della prefettura e modificare il sistema di distribuzione dei pasti. Ancora una protesta nel famigerato Cara di Bari, il centro per richiedenti asilo che ospitò Kabobo e che per le violenze ha visto giusto qualche giorno fa la condanna di un gruppo di ospiti del centro.
    Stamani, centinaia di migranti hanno manifestato davanti alla mensa, dopo avere bloccato l’ingresso del centro: a scatenare la protesta il nuovo sistema di distribuzione dei pasti. Da qualche giorno, infatti, ogni migrante può ritirare un solo pasto, a uso e consumo personale. Una novità rispetto alle precedenti modalità di distribuzione, che permettevano di prelevare fino a tre pacchi di cibo e poi venderseli.
    “Il capofamiglia, per esempio, poteva ritirare anche il pasto di moglie e figlio”, spiegano dal Cara. Il nuovo sistema, dunque, sarebbe la causa della manifestazione. Famiglie allargate.
    BARI, RIVOLTA PROFUGHI: VOLEVANO 3 PASTI A TESTA PER RIVENDERSELI | VoxNews

    Ondata di furti sacrileghi nelle chiese campane
    I templi sacri diventano dei veri e propri "bancomat" per i ladri in cerca di soldi facili e preziosi. Nel mirino dei criminali anche le statuine del presepe.
    Giovanni Vasso
    Ondata di furti sacrileghi nelle chiese campane: a Caserta i ladri hanno razziato arredi sacri antichi mentre a Portici, nel napoletano, sono stati rubati i pastori del presepe allestito dai volontari e dalla parrocchia.
    È l’annus horribilis, questo 2016, in cui i ladri sacrileghi si sono letteralmente sbizzarriti in tutta la Campania arrivando persino, qualche mese fa, a sottrarre i soldi delle offerte dei fedeli a San Gennaro, a Napoli.
    Gli ultimi colpi sono avvenuti a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta dove nella chiesa dell’Annunziata i ladri, tuttora ignoti, hanno portato via dall’altare un crocifisso risalente all’Ottocento e si sono appropriati di turiboli antichi, aspersori e alcuni secchielli. Solo qualche giorno fa, in un altro raid subito dalla stessa chiesa, erano stati portati via nove putti in legno e argento risalenti al Settecento e che erano sottoposti, in quei giorni, a un’operazione di restauro. S’è scoperto che per appropriarsi degli angioletti, i ladri si sono introdotti nel tempio approfittando proprio di alcuni ponteggi che hanno consentito loro di entrare passando dal tetto.
    A Portici, nel napoletano, dei criminali tuttora senza volto hanno portato via le statue dei pastori dal presepe allestito dalla locale parrocchia dedicata al Sacro Cuore di Gesù e dai gruppi di volontari all’interno del teatro intitolato a don Peppe Diana. In città, già l’anno scorso, s’era registrato un episodio simile che aveva preso di mira un altro presepe. Il parroco, don Giorgio Pisano, ha pesantamente condannato il furto e, intervistato dal Mattino, ha ammonito che “occorre far percepire il giusto senso di colpevolezza a chi ha compiuto questo crimine” e ha spiegato che “chi ha rubato è un disonesto che non ama la città”.
    Ma il fenomeno dei furti in chiesa è sentito in ogni angolo della Campania, dove i templi diventano dei veri e propri “bancomat” frequentati da ladri di ogni risma che spesso colpiscono più e più volte all’interno della stessa struttura, senza ritegno e senza riguardo al sentimento religioso delle comunità. In provincia di Avellino, a Mirabella Eclano, nel giorno dell’Immacolata, venne rubata nella chiesa del Santo Rosario, letteralmente strappata via dalla statua della Madonna Addolorata, il cuore in ottone trafitto dalla spada e un crocifisso. Stesso colpo, identico a quello avvenuto poco tempo prima in cui i ladri avevano portato via dall’effigie santa lo stesso oggetto sacro.
    Altri furti "facili" si sono registrati, nel solo mese di dicembre, anche in provincia di Salerno. In questo caso alcuni banditi, approfittando del fatto che il sacerdote fosse impegnato a celebrar messa nella parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Castel San Giorgio, gli hanno ripulito la canonica.
    Il colpo più eclatante dell'anno, però, è stato messo a segno a settembre, a Napoli dove i ladri hanno messo le mani nella cassetta delle offerte in denaro dei fedeli a San Gennaro. La gang ha svuotato la cassaforte custodita in un locale vicino alla curia dove, dopo la celebrazione delle cerimonie in onore al Santo Patrono della città partenopea, i sacerdoti avevano riposto la cifra di circa 10mila euro. Un blitz che ha ricordato a molti il celebre film degli anni '60 con Nino Manfredi "Operazione San Gennaro", in cui una banda progettava di appropriarsi del tesoro del Santo e il cui colpo, invece, fallirà (anche) a causa della devozione e del rispetto popolare verso il sacro.
    Ondata di furti sacrileghi nelle chiese campane - IlGiornale.it

    Abusivi alla reggia borbonica: nemmeno lo sfratto li smuove
    Dopo lo scandalo alla Reggia di Caserta, le occupazioni al palazzo Reale di Capodimonte. Sulle spalle degli abusivi sentenze di sfratto esecutivo. Ma nessuno se ne va
    Antonio Borrelli
    Ricordate lo scandalo «affittopoli» alla Reggia di Caserta? Ebbene, la storia si ripete a Napoli, dove alcuni alloggi del palazzo Reale di Capodimonte sono letteralmente occupati da anni.
    E non dai discendenti dei Borbone, né da quelli dei Bonaparte, dei Murat o dei Savoia - tutti illustri inquilini di Capodimonte - ma dagli eredi di ex lavoratori. Proprio così: nel cuore del parco che si estende per 124 ettari, ad un centinaio di metri di distanza dalla residenza borbonica, famiglie e parenti di vecchi dipendenti vivono da abusivi in un decadente palazzo del ‘700, con tanto di sentenza di sfratto esecutivo sulle spalle.
    In una giornata autunnale tipicamente partenopea, da una delle vecchie finestre della residenza con vista bosco, una donna si affaccia per stendere il bucato, sotto gli occhi di alcuni turisti inglesi. E mentre nel cortile del palazzo auto e moto sono parcheggiate come se ci si trovasse in un condominio, qualcuno ferma la propria vettura davanti al cancello per scaricare qualcosa. Il tutto in un giardino protetto, un tempo utilizzato dai sovrani per battute di caccia e per l'organizzazione di feste ed oggi frequentato quotidianamente da podisti e dai non molti visitatori stranieri.
    «Alcuni sono già andati via, altri sono rimasti - confessa un lavoratore attempato ma vivace - si tratta spesso di persone anziane, oppure in particolari situazioni personali. Loro non vogliono andar via e sinceramente non credo che se ne andranno». Eppure, tra le mura principesche la voce del rischio di sfratto deve essersi fatta insistente, tanto che nel condominio borbonico pare ci si protegga reciprocamente: «Qui non c’è più nessuno», dice una ragazza che si aggira nel cortile mentre ascolta musica dalle cuffie con fare sospettoso.
    Al posto degli appartamenti dovrebbero sorgere uffici, archivi e la direzione del plesso museale: interventi che si rendono necessari nell’ambito del progetto di rilancio di un bene culturale tra i più importanti del nostro Paese ma che colleziona soltanto 140mila visitatori l’anno.
    Abusivi alla reggia borbonica: nemmeno lo sfratto li smuove - IlGiornale.it

    Si paga il mutuo con i fondi pubblici. E finisce ai domiciliari
    Inchiesta della Gdf a Salerno sul crac della partecipata della Camera di Commercio che doveva promuovere le eccellenze all'estero. Dieci indagati
    Giovanni Vasso
    Si era pagato il mutuo di casa con i fondi pubblici, finisce ai domiciliari l’ex funzionario della Camera di Commercio di Salerno.
    L’inchiesta coinvolge anche altre dieci persone, le accuse, a vario titolo e nelle differenti posizioni, sono quelle di peculato, falso, truffa aggravata e abuso d’ufficio.
    L’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Saerno è legata alla presunta cattiva gestione della Intertrade, fondata nel 1997 per incentivare e promuovere il commercio all’estero delle aziende salernitane. Partecipata nel capitale sociale proprio dalla Camera di Commercio, l’Intertrade – attualmente in fase di liquidazione – aveva accesso a cospicui finanziamenti pubblici che dovevano essere utilizzati per i progetti di promozione dei prodotti locali, specialmente in campo vitinicolo e pelletterio. Invece, stando a quanto sarebbe emerso nel corso dell’inchiesta, quei soldi prendevano altre strade.
    Come si legge in una nota della Procura di Salerno, così come riportata da La Città, il funzionario – che aveva rivestito la carica di responsabile amministrativo dell’Intertrade – avrebbe utilizzato i fondi dell’azienda per pagarsi casa: “nel prosieguo delle indagini è stato ricostruito il passaggio di denaro con cui il funzionario, operando direttamente sui conti bancari dell’Intertrade e pur avendo formalmente cessato ogni incarico, disponeva bonifici per il pagamento di rate del mutuo della propria abitazione, per circa 30mila euro, risultati del tutto ingiustificati e prelevati da un conto dedicato alla promozione all’estero dei vini salernitani d’eccellenza”.
    Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati beni, nella disponibilità degli indagati, per un valore che si aggira sui 500mila euro.
    Si paga il mutuo con i fondi pubblici. E finisce ai domiciliari - IlGiornale.it

    SOLDI CONTRIBUENTI PER PAGARE LA COLF A PRESIDENTE PD
    Soldi del gruppo per pagare la cameriera in un immobile a Lioni, in provincia di Avellino. E’ quello che avrebbe fatto la presidente del Consiglio regionale della Campania, la Pd Rosetta D’Amelio, condannata dalla Corte dei Conti per un danno erariale complessivo di 20mila euro. Di questi, 4200 sono i soldi spesi per pagare la colf. A darne notizia è Il Giornale, che sottolinea come la “D’Amelio, deluchiana di ferro, aveva affermato nel corso del processo davanti ai giudici contabili che in quell’appartamento fosse stata allestita la sua segreteria politica e che quindi fosse autorizzata a utilizzare il budget istituzionale per le necessità correnti dell’alloggio”.
    Ma di quanto sostenuto, la presidente non ha mai presentato ricevute e fatture. Quanto illegittimamente percepito dovrà quindi essere rimborsato.
    Ma la D’Amelio non è sola in questo assalto ai fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari. Almeno 56 consiglieri sarebbero coinvolti nelle spese: il risultato è un “buco” di bilancio di oltre un milione di euro, solo nell’anno 2011. Dall’ex sottosegretario Umberto Del Basso de Caro (17mila euro tra carburante e finanziamenti al partito) all’europarlamentare Nicola Caputo (21mila euro per ristoranti e hotel e acquisto giornali), diversi esponenti del Pd hanno ricevuto sanzioni.
    Dichiarazioni poi risultate false e rimborsi gonfiati per stipendi a collaboratori e staffisti sono oggetto dell’inchiesta della Guardia di Finanza. In alcuni casi le somme non venivano proprio corrisposte. Scrive il quodiano diretto da Sallusti che questo è “il caso, ad esempio, del consigliere Lello Topo, ex sindaco piddino di Villaricca e uomo molto vicino a Luca Lotti e a Matteo Renzi. I magistrati contabili hanno accertato che la documentazione riguardante i 12.600 euro giustificati come salari per gli assistenti ‘non è confortata da alcun ulteriore prova in relazione alla concreta movimentazione del denaro in favore degli stessi’”. E proprio la D’Amelio tra la documentazione depositata a sua difesa, aveva inserito i contratti di collaboratori, assunti con la clausola della “gratuità”. “Ragazzi e ragazze – riferisce Il Giornale – che lavoravano in un’Amministrazione pubblica senza percepire nemmeno un euro ma presi come «scudo» per evitare la sanzione”.
    Soldi contribuenti per pagare la Colf a presidente PD | VoxNews

    Quel filo rosso che porta alla Sicilia, "culla" strategica per l'islam più cattivo
    Lì Amri si radicalizzò in carcere. Sull'Etna scoperto pure un campo jihadista
    Valentina Raffa
    Ragusa Porta di ingresso di migliaia di immigrati, quale ruolo ha giocato la Sicilia nel processo di accostamento all'islam estremista di Anis Amri, il terrorista dei mercatini di Berlino ucciso a Milano in un conflitto a fuoco con la polizia? Secondo i familiari del tunisino, Anis si sarebbe radicalizzato in Italia, e dove se non in uno dei carceri siciliani in cui ha peregrinato dal momento della condanna a 4 anni per avere picchiato il custode della struttura di accoglienza in cui era ospite a Belpasso (Catania) e avere dato fuoco al centro protestando per le lungaggini delle pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato e per la «scarsa» qualità di vitto e alloggio?
    Schivo, solitario e preoccupato per la sua incolumità, tanto che ne fu disposto il trasferimento dal carcere di Enna a quello di Sciacca, Anis subisce presto una trasformazione. Potrebbe essersi accostato dietro le sbarre a un islam radicale, che gli avrebbe infuso fiducia in se stesso tanto da vederlo protagonista, d'ora in avanti, di scontri con altri detenuti connazionali. A Palermo, dove è rinchiuso sia al Pagliarelli che all'Ucciardone, viene definito «violento». Il suo curriculum di sanzioni disciplinari è di tutto rispetto.
    Chi ha incontrato Anis? Non sono molti i maghrebini con cui è entrato in contatto dal momento del suo cambiamento non solo caratteriale ma anche estetico, con basette e pizzo tipici della cultura islamica. Al Pagliarelli, ad esempio, era stato ristretto in una sezione in cui poteva venire in contatto con meno di una decina di islamici. È su questi che si concentrerà verosimilmente l'attenzione degli inquirenti per ricostruire movimenti e amicizie.
    La Sicilia rappresenta un luogo importante per i fedeli del Califfato. E non solo perché consente l'ingresso in Italia, da cui si accede ai paesi a maggiore rischio attentati - motivo per cui sarebbe azzardato compromettere la possibilità di mettervi piede da parte di possibili jihadisti -. Il sospetto è che qualcosa all'interno dell'isola vi covi eccome. Ma che tutto resti nel sommerso. Andando indietro all'aprile del 2013, ecco l'individuazione da parte dei carabinieri del Ros di Bari di una cellula terroristica che si era stabilizzata in Sicilia con l'intenzione di mettere a segno attentati in tutto il mondo. La cellula terroristica di matrice islamica di sei persone aveva realizzato un centro di addestramento all'ombra dell'Etna, vicino Scordia. Ed è alle pendici del vulcano che si testavano armi ed esplosivi in esercitazioni militari. A capo dell'organizzazione c'era l'ex imam di Andria, Hosni Hachemi Ben Hassen, arrestato a Bruxelles, che finanziava il gruppo con i proventi di un call center. Compito del gruppo era quello di preparare azioni terroristiche. La cellula cercava proseliti indottrinandoli in un odio antisemita e contro gli «infedeli».
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    Se il fardello dell’Italia si chiama ancora Sud
    di Giovanni Torelli
    Mettiamola cosi': la tomaia dello Stivale prova a camminare, la suola rimane ferma e a terra. Continua a essere un mito l’idea di un’Italia unita, di un sistema Paese che procede omogeneo nel bene e nel male, soprattutto se si guardano i dati economici, che palesano con sempre più evidenza una schizofrenia congenita, una doppia velocità figlia di una frattura e che genera ulteriori fratture tra Nord e Sud.
    Stando agli ultimi dati sul Pil regionale riportati ieri da Repubblica, il Settentrione cresce il doppio rispetto al Mezzogiorno: se l’Emilia Romagna procede a ritmi degni della Germania (con un +1,1% di Pil) e Veneto e Lombardia avanzano su ritmi intorno all’1%, il Sud rimane al palo, frenato in particolare dal fardello di regioni come Sardegna e Calabria, che crescono (si fa per dire) allo 0,3% annuo. In media, se tutte le regioni del Nord fanno registrare un +0,8% annuo, quelle del Sud si attestano sotto lo 0,4%.
    Alla base ci sono indubbiamente mali storici che riguardano la mai risolta questione meridionale e scelte politiche che continuano a essere sballate, ad esempio l’idea di continuare a promuovere uno sviluppo a Sud basato su grandi opere e infrastrutture che spesso si rivelano cattedrali nel deserto (non ultima, la boutade sul Ponte), laddove servirebbero incentivi concreti alla libera impresa, promozione di una mentalità non più basata sull’assistenzialismo ma sulla iniziativa del singolo.
    Ma posto questo, e a fronte di una crescita cosi' diseguale, continua a esserci soprattutto il nodo irrisolto del residuo fiscale, cioè l’ingiustizia di dover distribuire a tutti lo stesso, nonostante ciascuno contribuisca in modo molto diverso. Non si capisce, per essere chiari, perché l’Emilia Romagna debba ottenere in termini di servizi lo stesso di quello che riceve la Calabria, pur versando allo Stato una cifra imparagonabile rispetto all’altra (l’una, per intendersi, vanta un residuo fiscale di oltre 17 miliardi, la Calabria ottiene invece dallo Stato 4,7 miliardi in più di quanti ne versa).
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    Predefinito Re: Terryes

    Ma esiste un questore, un prefetto, uno della GdF, uno della Polizia che non sia terrone?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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