
Originariamente Scritto da
Robert
Sei nato con la camicia (nera)

evidentemente
Che poi rileggendo l'articolo era proprio triestino e non friulano , era sposato con una messicana e s'era trasferito là da alcuni anni
Il triestino Alessandro Furlan reagisce su un bus in Messico a una rapina e viene ucciso
CITTÀ DEL MESSICO. Ad un ferroviere italiano in pensione è costata la vita fingere di avere con sè una pistola per opporsi alla violenza di quattro rapinatori, tutti minorenni, che cercavano di sottrargli quello che aveva mentre viaggiava su un autobus a Città del Messico.
Alessandro Furlan, 57 anni, di Opicina (Trieste) ma residente in Messico da cinque anni e sposato con una donna del posto, stava tornando a casa su un autobus di linea che è stato preso d’assalto da quattro giovani rapinatori.
I quattro, secondo testimoni, sotto la minaccia delle loro pistole hanno fatto alzare in piedi tutti i passeggeri facendosi consegnare gli oggetti di valore: denaro contante, orologi e telefoni cellulari.
Ma Furlan ha deciso di fare resistenza: secondo un testimone, invece di starsene tranquillo consegnando anche lui quello che aveva, avrebbe urlato di avere addosso un’arma. Un bluff che gli è costato caro e che ha scatenato la reazione dei rapinatori, tra i 14 ed i 16 anni di età; una loro pallottola lo ha colpito al torace, ferendo anche un altro passeggero dell’autobus una ragazza di 14 anni.
I quattro sono poi scesi dall’autobus, riuscendo a far perdere le loro tracce su un’automobile senza targa guidata da un quinto complice che li seguiva.
La moglie di Furlan, Teresita de Jesus Carrera, è accorsa poco dopo sul luogo del delitto, e ha comunicato, tra l’altro, alle autorità che il marito aveva richiesto da qualche mese la cittadinanza messicana.
Città del Messico è una delle città più violente dell’America latina. Una vera e propria megalopoli con venti milioni di abitanti e dove molti quartieri sono letteralmente off limits, e non solo per gli stranieri, per il problema del narcotraffico.
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