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Discussione: Putìn

  1. #1321
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    Predefinito Re: Putìn

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #1322
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    Predefinito Re: Putìn

    PUTIN SARA' A MILANO IL PROSSIMO 16 E 17 OTTOBRE ALL'ASIA-EUROPE MEETING

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    24 settembre - Mosca - Vladimir Putin sarà a Milano e parteciperà al Vertice ASEM (Asia-Europe Meeting) il prossimo 16 e 17 ottobre. Lo ha confermato l'ambasciata d'Italia a Mosca in una nota, dove spiega che l'ambasciatore Cesare Maria Ragaglini ha incontrato il vice ministro degli Esteri della Federazione Russa, Grigory Karasin, che lo ha aggiornato sul calendario di incontri internazionali del presidente Putin nel prossimo meese.

    Incomincia a venire.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #1323
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Quante pretese da questi svizzeri viziati!
    Beh, le immagini sono belle, ma a parte i nomi (l'alfabeto cirillico lo conosco per metà...) e qualche parola non si capisce un tubo...
    ... che dai nemici mi guardo io.

  4. #1324
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    Predefinito Re: Putìn

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #1325
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    PUTIN SARA' A MILANO IL PROSSIMO 16 E 17 OTTOBRE ALL'ASIA-EUROPE MEETING

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    24 settembre - Mosca - Vladimir Putin sarà a Milano e parteciperà al Vertice ASEM (Asia-Europe Meeting) il prossimo 16 e 17 ottobre. Lo ha confermato l'ambasciata d'Italia a Mosca in una nota, dove spiega che l'ambasciatore Cesare Maria Ragaglini ha incontrato il vice ministro degli Esteri della Federazione Russa, Grigory Karasin, che lo ha aggiornato sul calendario di incontri internazionali del presidente Putin nel prossimo meese.

    Incomincia a venire.
    Sia attento alla sua sicurezza , mai fidarsi .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #1326
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1327
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    Predefinito Re: Putìn

    GORBACIOV: ''NON E' L'EBOLA, SONO GLI USA, IL VIRUS PRINCIPALE DEL MONDO''

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    26 settembre - MOSCA - Non l'Ebola, ma gli Usa sono ''il virus principale'': lo ha detto il premio Nobel Mikhail Gorbaciov. ''Abbiamo un virus principale: l'America e le ambizioni della sua leadership'' - ha dichiarato commentando l'intervento di Obama all'Onu, che ha definito la Russia come una delle principali minacce al mondo insieme al virus Ebola. - ''Non è neppure dialogo politico. Vogliono ferire e provocare ma la cosa principale è che si fa perchè gli Usa vogliono in monopolio. L'Ucraina è un pretesto''.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #1328
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    Predefinito Re: Putìn

    Cronache della "tregua" in Ucraina, intanto a Kiev cominciano i problemi, sul serio - Rischio Calcolato

    Cronache della “tregua” in Ucraina, intanto a Kiev cominciano i problemi, sul serio

    25 settembre 2014
    Di Nuke The Whales




    Nel Dombass continuano i combattimenti , anche se solo sporadici.
    Immagino che i morti nei combattimenti delle città Debaltsevo e Lutigino la pensino diversamente.
    Tendenzialmente la situazione è tranquilla, in alcuni punti, e i soldati ucraini hanno cominciato a ritirarsi da alcune zone.
    Ovviamente l’idea del “confine” tra quelle che sono ormai due nazioni separate è labile, i separatisti occupano ogni metro di terra liberato, e quello è il problema per cui le cose vanno tanto a rilento.
    Ormai molti si sono fatti una idea, pare che un accordo sottobanco sui confini del nuovo stato sia raggiunto, e che il territorio della nuova nazione sia decisamente più grande della zona attualmente controllata dai separatisti..
    Ed è logico, dato che la guerra il governo di Kiev l’ha persa, e di brutto.
    Il sessantacinque per cento dei mezzi militari distrutto o catturato dagli insorti, l’aviazione praticamente annientata e almeno un terzo dei soldati feriti o uccisi.
    MIgliaia di morti segnalati come “disertori” o “dispersi”, mentre gli obitori del Dombass sono pieni e il governo di Kiev si rifiuta di venire a prendere i corpi.
    Una apocalisse, più che una sconfitta.
    Il governo di Kiev parla di “ritirare” i volontari dei partiti nazionalisti dal fronte, per permettere l’implementa zione della tregua, e anche i media occidentali, servi dellaneolingua USA, si sono accorti del problema relativo all’aver armato dei nazisti : “il nazista armato è pace” e anche ” la sconfitta è vittoria“.
    Nel frattempo il presidente Poroshemo Poroshenko, prosegue sparando balle allucinanti, dice che “il PIL Ucraino da qui al 2020 aumenterà di 4 volte” e “risolveremo i problemi del gas russo” (non sembra ma è una balla titanica anche quella).
    E subito il mondo degli affari gli dà ragione, la società di rating S&P declassa il debito pubblico ucraino.da CCC a CC, ovvero estremo rischio di default.
    Ma la “colpa”, stavolta è anche dei russi, per davvero.
    Come spiegato esaurientemente da questo articolo della Reuters, il prestito da tre miliardi di dollari fornito dalla Russia l’anno scorso aveva una clausola scritta in piccolo:
    Qualora il debito pubblico dell’ucraina salisse oltre il sessanta per cento del PIL il creditore ha il diritto di richiedere l’intera cifra in una unica soluzione.
    E i tre miliardi da rendere l’Ucraina non li ha, fatica già adesso a pagare le cedole.
    Ovviamente la richiesta occidentale di avere “compassione” da parte delle autorità occidentali è caduta già nel vuoto.
    Significherebbe un bel default dello stato ucraino e la fine dei prestiti del FMI.
    E anche qui il cambio della Grivnia, la valuta ucraina c’entra molto.
    Ovviamente né tutti i soldati né tutti i cavalli del re riusciranno a tenere il debito ucraino sotto il sessanta per cento, ma qui si sta lottando per non riuscirci entro l’anno, ovvero alcuni mesi, in pieno inverno…
    Pare che il limite delle 13 Grivnie per un dollaro sia il limite invalicabile da non superare, superato quello il sessanta per cento a fine anno di deficit è matematicamente assicurato, le previsioni sono minimo del 67%.
    E la banca centrale brucia preziose riserve valutarie alla ricerca di stabilizzare la valuta, e di dare fiato ad una nazione allo sbando.
    Peccato che dei sedici miliardi di dollari delle riserve di Kiev solo quattro o cinque siano soldi veri, il resto sono obbligazioni della Banca Centrale….
    E le notizie dell’economia danno una mano, la previsione esageratamente ottimista, e che tiene conto della Crimea e del Dombass come parte dell’Ucraina, sono di un “piccolo” calo del PIL pari al 9%, mentre la bilancia commerciale è in deficit di 4,6 miliardi di dollari, contro l’attivo di 1,6 dell’anno scorso.
    I cittadini di Kiev sono già “leggermente preoccupati”, molte zone della città sono ancora senza acqua calda per il riscaldamento a causa di una diatriba tra la società che eroga il gas e i distributori, mentre i Blackout per la mancanza di energia elettrica sono già cominciati, le centrali elettriche a carbone stanno cominciando a spegnersi per mancanza di materie prime, il carbone veniva da Lugansk, nel Dombass.
    Il governo , oltre a parlare dell’aumento del PIL di 4 volte parla già dell’aumento delle tariffe del gas e dell’energia elettrica di 4 volte, per adeguarli ai “prezzi di mercato”.
    I fanatici che parlano di “abbandono del Dombass” da parte della Russia , ne tengano conto , la guerra è ancora in pieno svolgimento, solo che non sono più i cannoni “reali” a sparare, ma quelli “virtuali” dell’economia.

    “copritevi, che farà freddo”

  9. #1329
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da insubre73 Visualizza Messaggio
    Cronache della "tregua" in Ucraina, intanto a Kiev cominciano i problemi, sul serio - Rischio Calcolato

    Cronache della “tregua” in Ucraina, intanto a Kiev cominciano i problemi, sul serio
    [...]
    Beh, diciamo che sta ricominciando a funzionare a pieno regime l'arma più efficace dell'arsenale russo:

  10. #1330
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    Predefinito Re: Putìn

    Sanzioni Russia, Francia: agricoltori danno fuoco all’agenzia delle Entrate
    Nel nord-ovest della Francia gli agricoltori hanno dato fuoco alla sede dell’agenzia delle Entrate per aver perso la possibilità di esportare i loro prodotti in Russia. Hanno appiccato il fuoco usando pallet e pneumatici dopo versato fuori dell’edificio il loro carico di verdure invendute, patate e carciofi. Hanno anche scaricato letame, hanno rotto porte e finestre e infine hanno dato fuoco a tutto.
    “L’edificio è stato distrutto, la struttura crolla dentro,”ha detto il sindaco. “Questo è segno che gli agricoltori sono ad un punto di grande angoscia. E’ spaventoso”. L’edificio che ospita la MSA è stato costruito due anni fa
    Il fatto è avvenuto nella città di Morlaix, in Bretagna. Gli agricoltori hanno anche ostacolato i vigili del fuoco nelle operazioni per spegnere il rogo, in questo modo l’edificio è rimasto parzialmente distrutto. I manifestanti se ne sono andati alle tre del mattino.
    Sanzioni Russia, Francia: agricoltori danno fuoco all?agenzia delle Entrate | Imola Oggi



    «Sotto pressione la Russia si ricompatta»
    dal nostro inviato Antonella Scott
    BERLINO - «Non posso più andare in Australia, vorrà dire che i canguri li dovrò vedere allo zoo». Vladimir Yakunin è beffardo mentre racconta le sanzioni contro la Russia dal punto di vista di chi le subisce. E lo diventa ancora di più quando spiega che anche l'America si sta affannando a dare la caccia ai suoi asset, da congelare come quelli di Arkadij Rotenberg in Italia anche se il nome di Yakunin, il potente capo delle Ferrovie russe, appare solo nella lista nera di Usa e Australia, non in quella europea. «Non hanno trovato nulla - ironizza - ma cercano ancora».
    Ai suoi occhi, tutto questo è assurdo: «Mi hanno posto sotto sanzioni perché sono un "personaggio pubblico": ma non sono un funzionario dello Stato, non faccio parte del governo, non sono un politico. Però conosco molte persone. Conosco Putin, ma anche Angela Merkel!».
    Il cancelliere tedesco, però, tiene le distanze. E malgrado Yakunin si trovi a Berlino - in occasione di InnoTrans 2014, la fiera internazionale dell'industria ferroviaria - lui stesso confessa che, «in queste circostanze», è difficile che ci sia «qualche politico ansioso di incontrarmi». Nella Germania legata a filo doppio all'economia russa il crescendo delle sanzioni ha reso sempre più difficile ai partner tradizionali di Yakunin, come Deutsche Bahn o Siemens, manifestare apertamente la propria vicinanza, l'interesse verso progetti che luccicavano fino a pochi mesi fa, come la costruzione dell'alta velocità tra Mosca e Kazan (sede dei Mondiali 2018). Così il messaggio che lo zar dei treni russi trasmette da Berlino a un gruppo di giornalisti europei è questo: «Le sanzioni mirano ad allontanare la Russia dai mercati europei verso quelli asiatici. Laggiù potremo trovare ogni cosa».
    Ma non sembra lo scenario preferito da Yakunin, e presumibilmente non lo è neppure per il presidente russo con cui il capo di Rzd (l'acronimo delle Ferrovie russe) spiega con orgoglio di discutere varie questioni, «quando richiesto». Al timone dal 2005, e riconfermato presidente fino al 2017, Yakunin (66 anni) ha salito la scala del potere accanto a Putin: a Leningrado, all'interno del Kgb, al governo, ministero dei Trasporti. Ma soprattutto, dal 1996, all'interno della cosiddetta "cooperativa del lago", un'associazione in cui si fa rientrare la cerchia più stretta del presidente e che Yakunin ha descritto una volta come «piccolo gruppo di persone leali al nostro Paese». Questa è la chiave: la Russia, priorità assoluta per il presidente e per i suoi uomini più fedeli. Sempre più uniti ora che, a causa della crisi ucraina, il Paese è percepito sotto attacco. All'apparenza, almeno, le sanzioni non stanno spaccando l'élite russa. Mentre l'opinione pubblica, ricorda Yakunin, affida a Putin un tasso di popolarità all'84%: «Non per nazionalismo. È il richiamo della storia». Che insegna che «quando la Russia è sotto pressione, si ricompatta».
    Stiamo tornando a uno scontro di civiltà? Con il modello americano probabilmente sì, risponde il capo di Rzd, non tra la civiltà russa e quella europea. Nella sua visione è centrale l'integrazione del continente euroasiatico: «Ho sempre sostenuto - spiega Yakunin - la necessità di una maggiore collaborazione tra Russia ed Europa, il futuro è qui. Immaginate: noi abbiamo le risorse, gli spazi, e abbiamo bisogno della tecnologia europea. Mettiamo insieme una popolazione di più di 500 milioni di persone, imprese di alto livello, enormi possibilità di investimenti».
    La ferrovia sarebbe il simbolo migliore di questa integrazione, Yakunin l'ha posta tra gli obiettivi strategici della propria compagnia. Del resto, per Rzd il supporto degli investimenti europei è cruciale. Yakunin parla della modernizzazione della Transiberiana, di alta velocità tra Pechino e Londra, di una nuova Via della Seta su treno (piuttosto che su nave) cara alla Cina; invoca l'armonizzazione degli scartamenti per facilitare gli scambi. Progetti che la crisi ucraina costringe a rinviare: «In questa situazione - dice Yakunin - il budget russo non può permettersi neppure di investire 20 miliardi di euro nel progetto dell'alta velocità Mosca-Kazan».
    Un'idea che Yakunin considera lo strumento giusto per dare un impulso all'intera economia russa. Ma ora le priorità sono altre: non potendo più raccogliere capitali sui mercati europei o americani, le grandi compagnie di Stato stanno bussando una dopo l'altra alle porte del governo, chiedendo svariati miliardi: Rosneft, Transneft, Gazpromneft. Sanno che la risposta sarà positiva. E anche Yakunin, come ha scritto nei giorni scorsi l'agenzia Interfax, avrebbe fatto presente al premier Dmitrij Medvedev che senza un aiuto di 45 miliardi di rubli (900), e senza un'indicizzazione delle tariffe, le Ferrovie rischiano perdite per 60 miliardi, e una massiccia riduzione del personale. Loro che sono il primo datore di lavoro in Russia.
    A differenza di Yakunin, nella "lista nera" americana a titolo personale, le Ferrovie non appaiono nella lista europea ma le sanzioni le riguardano in quanto compagnia di Stato, che non può effettuare emissioni obbligazionarie nella Ue. «Questo potrebbe avere un impatto», ammette Yakunin, dopo aver affermato però che per quest'anno la situazione è sotto controllo. Avendo previsto il rischio di stagnazione per la Russia anche prima dello scoppio della crisi ucraina, la compagnia ha messo a punto un piano anti-crisi: tagli alle spese del 10% e riduzione dell'orario di lavoro, mentre la raccolta di finanziamenti programmata per i mercati europei si è conclusa nel primo trimestre. «E il prossimo anno, chissà cosa sarà successo! Dipende dai politici», sospira Yakunin.
    «Sotto pressione la Russia si ricompatta» - Il Sole 24 ORE



    Leonardo Evaso Facco
    "E' russa la nuova Miss America, Kira Kazantsev".
    La bombarderanno?














 

 
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