
Originariamente Scritto da
Erlembaldo
Sanzioni Russia, Francia: agricoltori danno fuoco all’agenzia delle Entrate
Nel nord-ovest della Francia gli agricoltori hanno dato fuoco alla sede dell’agenzia delle Entrate per aver perso la possibilità di esportare i loro prodotti in Russia. Hanno appiccato il fuoco usando pallet e pneumatici dopo versato fuori dell’edificio il loro carico di verdure invendute, patate e carciofi. Hanno anche scaricato letame, hanno rotto porte e finestre e infine hanno dato fuoco a tutto.
“L’edificio è stato distrutto, la struttura crolla dentro,”ha detto il sindaco. “Questo è segno che gli agricoltori sono ad un punto di grande angoscia. E’ spaventoso”. L’edificio che ospita la MSA è stato costruito due anni fa
Il fatto è avvenuto nella città di Morlaix, in Bretagna. Gli agricoltori hanno anche ostacolato i vigili del fuoco nelle operazioni per spegnere il rogo, in questo modo l’edificio è rimasto parzialmente distrutto. I manifestanti se ne sono andati alle tre del mattino.
Sanzioni Russia, Francia: agricoltori danno fuoco all?agenzia delle Entrate | Imola Oggi
«Sotto pressione la Russia si ricompatta»
dal nostro inviato Antonella Scott
BERLINO - «Non posso più andare in Australia, vorrà dire che i canguri li dovrò vedere allo zoo». Vladimir Yakunin è beffardo mentre racconta le sanzioni contro la Russia dal punto di vista di chi le subisce. E lo diventa ancora di più quando spiega che anche l'America si sta affannando a dare la caccia ai suoi asset, da congelare come quelli di Arkadij Rotenberg in Italia anche se il nome di Yakunin, il potente capo delle Ferrovie russe, appare solo nella lista nera di Usa e Australia, non in quella europea. «Non hanno trovato nulla - ironizza - ma cercano ancora».
Ai suoi occhi, tutto questo è assurdo: «Mi hanno posto sotto sanzioni perché sono un "personaggio pubblico": ma non sono un funzionario dello Stato, non faccio parte del governo, non sono un politico. Però conosco molte persone. Conosco Putin, ma anche Angela Merkel!».
Il cancelliere tedesco, però, tiene le distanze. E malgrado Yakunin si trovi a Berlino - in occasione di InnoTrans 2014, la fiera internazionale dell'industria ferroviaria - lui stesso confessa che, «in queste circostanze», è difficile che ci sia «qualche politico ansioso di incontrarmi». Nella Germania legata a filo doppio all'economia russa il crescendo delle sanzioni ha reso sempre più difficile ai partner tradizionali di Yakunin, come Deutsche Bahn o Siemens, manifestare apertamente la propria vicinanza, l'interesse verso progetti che luccicavano fino a pochi mesi fa, come la costruzione dell'alta velocità tra Mosca e Kazan (sede dei Mondiali 2018). Così il messaggio che lo zar dei treni russi trasmette da Berlino a un gruppo di giornalisti europei è questo: «Le sanzioni mirano ad allontanare la Russia dai mercati europei verso quelli asiatici. Laggiù potremo trovare ogni cosa».
Ma non sembra lo scenario preferito da Yakunin, e presumibilmente non lo è neppure per il presidente russo con cui il capo di Rzd (l'acronimo delle Ferrovie russe) spiega con orgoglio di discutere varie questioni, «quando richiesto». Al timone dal 2005, e riconfermato presidente fino al 2017, Yakunin (66 anni) ha salito la scala del potere accanto a Putin: a Leningrado, all'interno del Kgb, al governo, ministero dei Trasporti. Ma soprattutto, dal 1996, all'interno della cosiddetta "cooperativa del lago", un'associazione in cui si fa rientrare la cerchia più stretta del presidente e che Yakunin ha descritto una volta come «piccolo gruppo di persone leali al nostro Paese». Questa è la chiave: la Russia, priorità assoluta per il presidente e per i suoi uomini più fedeli. Sempre più uniti ora che, a causa della crisi ucraina, il Paese è percepito sotto attacco. All'apparenza, almeno, le sanzioni non stanno spaccando l'élite russa. Mentre l'opinione pubblica, ricorda Yakunin, affida a Putin un tasso di popolarità all'84%: «Non per nazionalismo. È il richiamo della storia». Che insegna che «quando la Russia è sotto pressione, si ricompatta».
Stiamo tornando a uno scontro di civiltà? Con il modello americano probabilmente sì, risponde il capo di Rzd, non tra la civiltà russa e quella europea. Nella sua visione è centrale l'integrazione del continente euroasiatico: «Ho sempre sostenuto - spiega Yakunin - la necessità di una maggiore collaborazione tra Russia ed Europa, il futuro è qui. Immaginate: noi abbiamo le risorse, gli spazi, e abbiamo bisogno della tecnologia europea. Mettiamo insieme una popolazione di più di 500 milioni di persone, imprese di alto livello, enormi possibilità di investimenti».
La ferrovia sarebbe il simbolo migliore di questa integrazione, Yakunin l'ha posta tra gli obiettivi strategici della propria compagnia. Del resto, per Rzd il supporto degli investimenti europei è cruciale. Yakunin parla della modernizzazione della Transiberiana, di alta velocità tra Pechino e Londra, di una nuova Via della Seta su treno (piuttosto che su nave) cara alla Cina; invoca l'armonizzazione degli scartamenti per facilitare gli scambi. Progetti che la crisi ucraina costringe a rinviare: «In questa situazione - dice Yakunin - il budget russo non può permettersi neppure di investire 20 miliardi di euro nel progetto dell'alta velocità Mosca-Kazan».
Un'idea che Yakunin considera lo strumento giusto per dare un impulso all'intera economia russa. Ma ora le priorità sono altre: non potendo più raccogliere capitali sui mercati europei o americani, le grandi compagnie di Stato stanno bussando una dopo l'altra alle porte del governo, chiedendo svariati miliardi: Rosneft, Transneft, Gazpromneft. Sanno che la risposta sarà positiva. E anche Yakunin, come ha scritto nei giorni scorsi l'agenzia Interfax, avrebbe fatto presente al premier Dmitrij Medvedev che senza un aiuto di 45 miliardi di rubli (900), e senza un'indicizzazione delle tariffe, le Ferrovie rischiano perdite per 60 miliardi, e una massiccia riduzione del personale. Loro che sono il primo datore di lavoro in Russia.
A differenza di Yakunin, nella "lista nera" americana a titolo personale, le Ferrovie non appaiono nella lista europea ma le sanzioni le riguardano in quanto compagnia di Stato, che non può effettuare emissioni obbligazionarie nella Ue. «Questo potrebbe avere un impatto», ammette Yakunin, dopo aver affermato però che per quest'anno la situazione è sotto controllo. Avendo previsto il rischio di stagnazione per la Russia anche prima dello scoppio della crisi ucraina, la compagnia ha messo a punto un piano anti-crisi: tagli alle spese del 10% e riduzione dell'orario di lavoro, mentre la raccolta di finanziamenti programmata per i mercati europei si è conclusa nel primo trimestre. «E il prossimo anno, chissà cosa sarà successo! Dipende dai politici», sospira Yakunin.
«Sotto pressione la Russia si ricompatta» - Il Sole 24 ORE
Leonardo Evaso Facco
"E' russa la nuova Miss America, Kira Kazantsev".
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