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  1. #301
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    Caro La Pergola 2000 ... chi scrive e' il Repubblicano, vicesindaco di Ravenna, l'amico Giannantonio Mingozzi.

    Come Kit Karson non scommette mai con Tex Willer .. anch'io non scommetto con te ... certo come sono che vinceresti sull'ipotesi della nomina di un D.S. alla Port Autority di Ravenna.

  2. #302
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 5 luglio 2003


    Forlì 'merita' un Eurostar

    BOLOGNA - Il consigliere regionale Luisa Babini del P.R.I., con un' interpellanza, ha chiesto alla Giunta regionale di organizzare incontri con i vertici delle Fs per sollecitare l'inserimento di treni Eurostar che facciano scalo a Forlì.
    Al riguardo, la consigliera segnala che Forlì, assieme a Cesena e Ravenna, sono le uniche città capoluogo della regione Emilia Romagna ad essere sprovviste di collegamenti Eurostar.
    La consigliera, quindi, parla di una situazione anomala e insufficiente a far fronte ai bisogni di un' area sviluppata, dinamica e in costante crescita come quella di Forlì, sede di università e aeroporto.

  3. #303

  4. #304

  5. #305
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    Spostare la Fondazione Bassani a Pomposa/La proposta dei consiglieri del Pri e di FI

    "Valorizzare il grande scrittore"

    Spostare la Fondazione Bassani a Pomposa. E' la proposta lanciata dai consiglieri comunali Luciano Agnelli, del Pri, e Paolo Menegatti di FI.

    "Nell'intento di contribuire al dibattito per una maggiore valorizzazione dell'impegno poetico, letterario e civile del maestro Giorgio Bassani, cui la comunità codigorese è legata con vincoli d'affetto _ spiegano i due esponenti dell'opposizione _ per aver egli valorizzato l'intero nostro territorio, la minoranza intende formulare una ipotesi diretta a garantire una migliore collocazione della Fondazione, attualmente locata presso il Palazzo del Vescovo".

    Una proposta che parte dell'auspicio che vi sia "l'assenso dei figli e degli altri soggetti facenti parte della fondazione Bassani", finalizzata a localizzarla nei pressi della millenaria Abbazia di Pomposa. Secondo i due consiglieri, le numerose pubblicazioni del grande scrittore ferrarese, ed il suo studio originale, potrebbero essere collocate al piano superiore della palazzina, oggi sede dello Iat, in cui "c'è una splendida sala, poco utilizzata, ma ottimamente strutturata e fornita, che potrebbe ospitare in via definitiva la Fondazione". Una idea che "si inquadra in un'ottica tesa a dare maggiore risalto nazionale ed internazionale, alla Fondazione, stante il notevole afflusso turistico che colloca Pomposa fra i monumenti più visitati d'Italia".

    Fra i visitatori pomposiani, spiccano scolaresche e studiosi di arte e cultura. Una situazione che "porrebbe la Fondazione al centro di un'ideale circuito virtuso _ proseguono Agnelli e Menegatti _ capace di cuniugare arte, cultura e approfondimento tematico. L'attuale ubicazione, nel Palazzo del Vescovo, pur fornendoun'ottima cornice storica e culturale, non permette quella necessaria ed ampia fruizione che invece sarebbe colta localizzando il tutto nel prestigioso contesto pomposiano. I dati sulle visite al Palazzo del Vescovo testimoniano che i fruitori della fondazione risultao appartenere ad una nicchia troppo ristretta di visitatori rispetto alle reali potenzialità dell'iniziativa".

    Luciano Agnelli
    Consigliere comunale del Pri
    Codigoro (FE)


    tratto da --->

  6. #306
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    [url]Bologna: eletto il nuovo esecutivo della sezione.
    Il Partito Repubblicano per la riconferma di Guazzaloca

    BOLOGNA - Convocato dal nuovo segretario della sezione Marco Pompon si è riunito il direttivo della sezione Bonfiglioli di Bologna che ha proceduto all'esame della situazione politica in vista delle prossime elezioni amministrative e alla nomina dell'Esecutivo che risulta composto:
    • Marco Pomponi, Segretario politico;
      Paolo Draghetti, Vicesegretario politico;
      William Brunelli, responsabile del Programma;
      Carmine Lanzaro, responsabile dell'Amministrazione;
      Lorenzo Casanova, responsabile dell'Organizzazione.

    Al termine dell'incontro è stato approvato il seguente documento:

    "Il direttivo del Partito Repubblicano bolognese si è riunito il 18 luglio u.s. per valutare la situazione politica locale, anche in vista delle elezioni amministrative del 2004 e per nominare l'esecutivo.

    Dopo ampia ed approfondita analisi ed all'unanimità, il direttivo ha valutato negativamente la discesa in campo di Sergio Cofferati, per la mancanza di background amministrativo adeguato, per la non conoscenza della realtà locale sia economica che sociale, per l'insensibilità nei confronti dei bolognesi, definendoli "avviliti", scambiando, forse, l'avvilimento dei bolognesi con il proprio, per non essere stato candidato a condurre l'Ulivo nè a dirigere i DS.

    Il Direttivo ritiene, invece, complessivamente positiva l'esperienza dell'attuale sindaco Giorgio Guazzaloca. Come vera espressione della realtà bolognese, ha dimostrato notevoli capacità amministrative, confermando quello che aveva già fatto vedere nelle sue precedenti esperienze professionali, coniugando saggiamente programmi con realizzazioni pratiche, evitando la demagogia e sapendo resistere alle pressioni politiche più attente a temi di carattere generale che al buon funzionamento della città.

    Il Partito Repubblicano bolognese auspica pertanto la riconferma del sindaco Giorgio Guazzaloca, e, in quest'ottica, ed in quella del rilancio del Partito, lavorerà per le prossime elezioni.

  7. #307

  8. #308
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    Predefinito Articolo sulla Gazzetta di Modena

    Sulla Gazzetta di Modena del 12/8/2003 è stato pubblicato il seguente articolo:

    APPOGGIO DEI REPUBBLICANI MODENESI ALLA IPOTESI DELLA CONFLUENZA DI META NELLA NUOVA MULTIUTILITY EMILIANA

    L’accordo siglato, sotto l’egida del presidente della regione Errani, dai quattro Sindaci emiliani, nella loro veste di azionisti di riferimento, per l’avvio della costituzione di una multiutility comune, risponde pienamente alle ipotesi che i repubblicani modenesi hanno indicato per un risultato positivo della gestione dei servizi che le ex municipalizzate hanno finora svolto per i cittadini da loro serviti.
    Vista però l’attuale frammentazione della nostra provincia, sarebbe opportuno che anche la SAT e l’AIMAG si esprimessero sull’argomento.
    L’opposizione che, come d’abitudine, viene da parte del PDCI (in questo caso da quello di Reggio Emilia), con critiche solo in parte fondate, non può fare ignorare a chi tiene ad un consolidamento ed uno sviluppo di aziende importanti ed in grado di fare investimenti in innovazione, che solo una aggregazione di uomini e mezzi può consentire di competere in un mercato in continua evoluzione come quello della distribuzione dell’energia e della gestione dell’acqua e dei rifiuti.
    L’attuale situazione di amministrazioni politiche espressione di maggioranze diverse nelle quattro città potrebbe contribuire ad una superiore autonomia gestionale rispetto all’ingerenza pubblica, con riflessi positivi sia per gli azionisti, che per gli utenti per le economie di scala raggiungibili.
    Se il Sindaco Barbolini perseguirà effettivamente questa ipotesi, i repubblicani modenesi non mancheranno di appoggiarlo.
    Alberto Fuzzi – Segretario Provinciale PRI di Modena

  9. #309
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    Aldo Cappelli, Il giorno che bruciò Forlimpopoli, Forlì, Edizioni Nuova Tipografia, 2002

    Fin dalle prime pagine i ricordi sono andati a quanto mi raccontò una volta il nonno Primo, repubblicano. In Romagna le discussioni fra socialisti e repubblicani finivano spesso a coltellate. Oppure a schioppettate. Poi un brutto giorno, con la scusa di riportare l'ordine, arrivarono i fascisti che con manganello e olio di ricino, e anche con brutali assassinii, misero tutti d'accordo. E pensare che nella vicina Forlì, pochi anni prima, il sindaco repubblicano Giuseppe Gaudenzi aveva evitato uno scontro fra due cortei, uno di repubblicani e l'altro di socialisti, abbracciando e baciando entrambe le bandiere. Breve parentesi nel clima di feroce ostilità che si era creato fra i due partiti popolari. La guerra, perché spesso si trattò purtroppo di vera e propria guerra, era alimentata più che da differenze ideologiche, che pur avevano la loro importanza, dalla concorrenza in quanto entrambi i partiti facevano proselitismo negli stessi ambienti sociali. Ma da romagnolo penso che gli antagonismi siano stati aggravati sopra tutto dagli aspetti peggiori del nostro carattere.
    In pratica queste lotte sanguinose aiutarono il fascismo a conquistare il potere.
    Non ho mai dimenticato le parole del nonno. Amante della libertà per l'insegnamento di Mazzini, quando la mia città ritornò libera furono organizzati dei dibattiti politici, seguiti con molto interesse da tutti e specialmente dai giovani. In questi dibatti affioravano talvolta vecchie, superate polemiche. Da repubblicano ho sempre mal sopportato le critiche dei socialisti ai repubblicani. Ma, proprio per le parole del nonno, ho ancora di più rifiutato le critiche repubblicane ai socialisti quando superavano i limiti di una normale dialettica democratica. Mi sono sempre sentito repubblicano, anche nel periodo clandestino, ma prima di tutto sono stato antifascista per amore della libertà.
    Il libro dell'amico Aldo Cappelli, che purtroppo ci ha lasciato qualche mese fa per un'altra dimensione, ci riporta il clima politico del 1921. Mussolini prima della guerra del 1915 aveva militato nell'ala più estrema del socialismo, quella da cui era nata nel 1921 la scissione comunista. Poco prima della guerra Mussolini era diventato interventista abbandonando il partito socialista, neutralista. Dopo la guerra il predappiese aveva costituito nel 1919 i primi nuclei fascisti. Fino al 1921 la sua politica fu ambigua, il suo giornale portò per un certo tempo l'indicazione di giornale socialista, ed i suoi seguaci, che avevano già per simbolo un fascio romano, parteciparono con i socialisti, che l'avevano voluta fermamente, all'occupazione delle fabbriche. Ma proprio nell'estate del 1921 ci fu una svolta, e l'ex estremista socialista, secondo lo storico Salvemini, cambiò fronte. Nel settembre 1921, pochi giorni dopo i fatti descritti da Cappelli, il generale Badoglio, capo di stato maggiore, inviò ai comandanti le diverse piazze militari una circolare invitandoli a mettere a disposizione delle squadre d'azione fasciste, armi, munizioni e anche automezzi.
    Questo era il contesto storico nazionale del momento in cui si svolsero i fatti narrati da Cappelli. Il contesto locale invece ci mostra un odio politico portato a livelli tali da costituire un confine, anzi una barriera invalicabile, fra famiglie della stessa zona e della stessa classe sociale. Come sempre, quando è in atto una guerra o un profondo rivolgimento conflittuale, le passioni emergono e viene fuori la parte peggiore dell'uomo. Anche e specialmente in Romagna, terra ritenuta passionale per eccellenza, e sorvegliata speciale durante il regime monarchico. Non a caso fu l'unica regione italiana che presentò contemporaneamente tutte e tre le opposizione alla monarchia: l'opposizione repubblicana, quella marxista e quella cattolica.
    Socialisti e repubblicani in genere non erano inclini alla violenza. Eppure il quel periodo, in Romagna le violenze politiche raggiunsero livelli non immaginabili, non inferiori a violenze successive di altre forze politiche.
    I carabinieri, spesso fra due fuochi, per stare dalla parte del sicuro cacciavano dentro tutti quelli che riuscivano ad arrestare, innocenti o colpevoli, anche se mancavano al momento le prove. Bastava il sospetto: E in questo erano sostenuti da una legislazione non certo garantista. Tutti gli arrestati, anche se innocenti. si facevano almeno sei, sette mesi di carcere preventivo. Quasi sempre all'arresto era contestuale un regolare pestaggio. C'è però da osservare che i componenti le forze destinate all'ordine pubblico erano spesso esasperati dalle difficili condizioni in cui erano costretti ad operare, rischiando spesso anche la vita.
    Dalla narrazione di Cappelli compaiono indizi sulla vita familiare e sociale di quasi un secolo fa. L'abito della festa, ad esempio, che si indossava solo lo stretto indispensabile, e appena a casa lo si svestiva subito per non sciuparlo e farlo durare il più possibile. Oppure la solidarietà fra i poveri.
    Il racconto ci porta anche dei particolari relativi alla tradizione repubblicana: le magliette degli avanguardisti repubblicani ad esempio, di diverso colore secondo il luogo di provenienza dell'avanguardia, bianche o verdi ma anche rosse con un'edera verde sul petto. Quest'ultima era un simbolo caratteristico delle origini in quanto univa al verde e al rosso una scritta bianca che richiamava i colori della bandiera nazionale con il loro significato simbolico.
    Cappelli ci fa vedere come circostanze e interessi che al momento diventano comuni, possano creare se non alleanze o collusioni, momentanee associazioni o convergenze, abilmente tenute nell'ombra. Sono connubi quasi sempre a vantaggio di chi ha in mano il potere economico. E ci sono le piccole formazioni politiche che vogliono crescere: i comunisti nell'illusione di poter imitare la rivoluzione bolscevica ma che non avranno mai la forza di realizzare; i fascisti che dai disordini creati da repubblicani e socialisti avranno il motivo per intervenire. Ma nell'ottica di coloro che, benpensanti, ritenevano di poter gestire senza preoccupazioni la violenza di elementi appartenenti a piccoli partiti, c'era la volontà di ridimensionare prima di tutto il potere di cui godevano socialisti e repubblicani, sia quello politico per le amministrazioni locali che dirigevano, sia quello economico per la forza delle loro associazioni e movimenti cooperativi. Strategia della tensione ante litteram.
    Indirettamente Cappelli accenna anche alla crisi che attraversò il fascismo quando Mussolini cominciò a parlare di patto di pacificazione con i socialisti, che storicamente mi sembra successivo. Quando Mussolini lanciò l'idea di un patto con i socialisti allo scopo di far cessare tutte le violenze, egli fu isolato dalla gerarchia che praticamente dirigeva le squadre d'azione e i vertici del partito. Il futuro duce, si rifugiò in uno sdegnato isolamento ritenendo che i gerarchi fascisti sarebbero andati umilmente a chiedergli di riprendere in mano il movimento fascista. Ma nessuno si fece vivo mentre le spedizioni punitive degli squadristi continuarono. Per riprendere in mano il partito Mussolini fu allora costretto ad affrontare la sua Canossa assicurando Farinacci e i gerarchi del fascismo del completo abbandono del patto di pacificazione. E lo squadrismo fascista ebbe mano libera contro ogni genere di opposizione.
    Come sempre Cappelli scrive in una maniera meravigliosamente semplice, i suoi dialoghi possono essere d'esempio a tutti coloro che amano scrivere. Ma perché, mi sono chiesto, le commedie dialettali di questo ottimo scrittore, autore di testi che un tempo furono fra i più rappresentati, da troppo tempo non si vedono sui palcoscenici della Romagna?

    Widmer Lanzoni


  10. #310
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    Predefinito tratto da LIBERTA' 10 settembre 2003

    La protesta di Pri e nuovo Psi

    «Che cosa c'è dietro questa crisi? Chiediamo di essere coinvolti»

    PIACENZA - Una crisi, quella in corso nel “palazzo”, vissuta sin qui da spettatori. Ecco perché Pri e Nuovo Psi chiedono al sindaco Roberto Reggi di poter partecipare, di essere coinvolti. Federico Scarpa, segretario del Nuovo Psi, e Pasquale Tortora, vice segretario del Pri, ieri hanno convocato una conferenza stampa per lamentarsi, loro che rappresentano partiti che sostengono la coalizione di centrosinistra in Comune (il Pri fin dal ballottaggio alle elezioni di un anno fa, il Nuovo Psi successivamente), di essere tagliati fuori da quanto sta avvenendo tra Reggi e Gelmini, tra Ulivo e Rifondazione. Anche i partiti cosiddetti minori della coalizione vogliono capire.
    «Che cosa nasconde questa lite con Gelmini?», si è chiesto Scarpa: forse che l'assessore ai lavori pubblici «rappresenta un elemento di disturbo a qualche gruppo di potere dentro la maggioranza e così gli si dà il benservito?». Ma «la città ha diritto di sapere», è la rivendicazione di Pri e Nuovo Psi. E Tortora, gettando lo sguardo in avanti: «Vogliamo capire anche in chiave futura.
    Tra pochi mesi ci sono le elezioni provinciali e in molti Comuni, le nostre scelte di schieramento potrebbero essere condizionate da quanto sta avvenendo in Comune». Scarpa aggiunge: «Rifondazione chiede tempi più lunghi per uscire dalla crisi, vuol dire andare alle elezioni del 2004 trascinandoci queste tensioni?»

 

 
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