Addio al Pri dei “dissidenti”
FORLI’ - La consociazione forlivese continua a vivere il tormento delle divisioni e rischia di fare subentrare anche l’incertezza del suo ruolo come forza di governo della città e della provincia. La scelta di espellere dall’Edera, su iniziativa del Collegio nazionale dei probiviri presieduto dal forlivese Virginio Pasini, l’ex-segretario Luigi Sansavini, assessore in Provincia e gli assessori comunali Bucci e Buffadini, ha aperto una nuova ferita anche fra altri repubblicani, che erano stati soltanto sospesi. Escono dal Pri, rifiutando di rinnovare la tessera anche Alessandro Michelacci, consigliere comunale insieme Umberto Siboni a Forlimpopoli; Mario Proli, consigliere comunale a Predappio, Franco Bonavita e William Sanzani, consiglieri comunali a Castrocaro, Davide Stefanelli e Paolo Baldoni, consiglieri comunali a Civitella di Romagna, Andrea Bernabei, consigliere comunale; Giovanni Farneti, consigliere circoscrizionale nel Comune di Forlì. “Noi sottoscritti, già aderenti al Partito Repubblicano Italiano, in merito all’esito del giudizio probivirale del 5 giugno scorso , del quale non ci è stato notificato ancora nulla, determinato dal noto dissenso politico da noi espresso all’epoca delle passate consultazioni politiche, teniamo a precisare che: “la conversione dell’onorevole Giorgio La Malfa e del ‘commissario’ Valbonesi alla causa del ‘no’ al referendum, in aperto contrasto con i deliberati dell’ultima Dn del Pri, rende evidente il grado di trasformismo e di superficialità che informa i vertici un tempo gloriosi del Partito. Non bisogna credere loro: noi siamo stati espulsi o colpiti proprio perché in aperto dissenso rispetto alla linea di destra. Ora, quegli stessi che alle elezioni erano con Forza Italia vorrebbero salire sul carro dei referendari. E’ ridicolo e grottesco”. E poi l’intenzione di questi esponenti repubblicani (senza più tessere del Pri) si palesa: “La scelta di ricostituire la Consociazione Romagnola, come luogo di socializzazione primaria, di aggregazione e di politicizzazione, dopo anni di vuota retorica scaricata da Roma in periferia, è per noi un obiettivo prioritario e irrinunciabile. I soci lo chiedono: vogliono tornare ad essere protagonisti del loro destino. Noi, questo destino lo ricostruiamo fin da ora, opponendoci all’ingiusta e folle riforma costituzionale della Destra, ribadendo, coralmente (e non da adesso), il nostro convinto No. Noi facciamo, faremo in pace, la nostra strada”.
tratto da Corriere Ronagna 24 giugno 2006




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