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Discussione: Repubblicanesimo

  1. #41
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    Predefinito tratto da LA STAMPA WEB 21 maggio 2003


    ESCE IN LINGUA INGLESE IL LIBRO INTERVISTA DI MAURIZIO VIROLI E NORBERTO BOBBIO

    La Repubblica come terza via

    Rinato come tema di studi storici e teorici nelle università inglesi e americane, la teoria politica repubblicana sembra avviata a diventare un punto di riferimento nella lotta politica in Europa. Gli ideali del repubblicanesimo sono infatti un'alternativa ai modelli culturali della destra. Mentre i movimenti e i partiti politici della destra invocano l'idea di libertà come assenza di impedimenti all'agire dell'individuo, i sostenitori del repubblicanesimo proclamano che la vera libertà politica è emancipazione dalle forme di dominio, ovvero l'emancipazione dalla dipendenza dalla volontà arbitraria di altri individui. I primi considerano le leggi una limitazione della libertà; i secondi il suo più necessario fondamento. È sempre difficile fare previsioni sensate sugli eventi politici, ma è possibile che il contrasto fra destra e sinistra diventi nei prossimi anni un contrasto non più fra i sostenitori della libertà e i sostenitori dell'eguaglianza, ma fra i fautori di due concezioni della libertà: da una parte la libertà dalle regole e dalle leggi; dall'altra la libertà come emancipazione dalle forme di dominio. Purtroppo molti dirigenti della sinistra europea di origine socialista o comunista sono ancora molto freddi verso la tradizione repubblicana, e in questo modo si privano della possibilità di rispondere in modo efficace all'iniziativa culturale e politica della destra. Non si accorgono che la tanto cercata terza via fra liberalismo e socialismo è sempre esistita e si chiama repubblicanesimo. Nel nostro dialogo Bobbio ed io esprimiamo giudizi preoccupati sulla vita politica nelle società democratiche. Il denaro ha un ruolo sempre più fondamentale nel decidere l'esito delle competizioni elettorali. Sono comparsi, ed hanno grande fortuna partiti personali, ovvero, come spiega Bobbio, partiti creati da una persona in contrasto con il partito in senso proprio che consiste per definizione in un'associazione di persone. Né la potenza del denaro, né i partiti personali sono fenomeni nuovi della politica democratica. Ma nel contesto attuale - caratterizzato dal declino delle grandi ideologie, dall'assenza di leaders politici che sappiano suscitare e rafforzare la passione civile, e dalla crisi dei partiti politici come scuole di consapevolezza democratica - tanto la potenza del denaro quanto i partiti personali diventano particolarmente pericolosi. Quando abbiamo scritto il nostro Dialogo non si vedevano all'orizzonte leaders, forze politiche e movimenti capaci in qualche modo di frenare il dominio del denaro e di sconfiggere i partiti personali. Non mi pare che la situazione sia migliorata, per lo meno in Italia. Ma il pericolo che minaccia le democrazie europee è, ancora una volta, il nazionalismo, l' ideologia che proclama che il fine principale dello Stato è proteggere l'unità della nazione o del popolo dalla contaminazione di elementi culturali o religiosi o etnici ad essa estranei, o dall'assimilazione della cultura nazionale all'interno di altre culture. I leaders nazionalisti, con accenti diversi nei diversi paesi, sono infatti ostili tanto alla trasformazione delle società nazionali in società in cui convivono con uguali diritti civili politici e sociali diverse religioni e diverse culture, quanto al processo di integrazione europea. Contro il pluralismo religioso e culturale invocano politiche di discriminazione; contro l'integrazione europea chiedono il rafforzamento dell'autonomia regionale o locale.
    A mio giudizio la risposta intellettualmente e politicamente più efficace al nazionalismo non è il cosmopolitismo che afferma che dobbiamo considerare noi stessi e gli altri quali cittadini del mondo dotati dei medesimi diritti fondamentali e ci insegna che la nostra identità nazionale è un dato accidentale che può avere tutt'al più un piccolo rilievo emotivo, ma deve cedere di fronte ai principi universali che la ragione ci addita. Non è neppure il patriottismo costituzionale che afferma che il nostro patriottismo di cittadini deve essere lealtà alla costituzione democratica e ai suoi principi di libertà e di eguaglianza. È piuttosto il vecchio patriottismo repubblicano che si propone di far crescere nei cittadini il sentimento di lealtà nei confronti della repubblica intesa quale insieme di valori politici e culturali. Come ho cercato di spiegare nel Dialogo, il patriottismo repubblicano non insegna la diffidenza verso le altre culture e non rende neppure sordi alle domande di solidarietà che vengono da altri popoli. Anche in questo caso l'esempio francese aiuta: contro il nazionalismo di Le Pen i francesi non hanno invocato i principi universali del cosmopolitismo e neppure un patriottismo della costituzione. Si sono appellati all'ideale della République, che è certo costituzione, ma è anche una particolare storia e una particolare cultura. Non si sono proclamati cittadini del mondo, ma francesi nel significato migliore del termine in rapporto alla loro storia e alla loro tradizione culturale. Il problema del nazionalismo solleva il tema della religione. Come il lettore potrà constatare, Bobbio è più incline di quanto io non sia ad apprezzare il valore morale della fede religiosa e a riconoscere che nei secoli l'amore di Dio (non il timore di Dio) ha saputo motivare uomini e donne ad opere di carità nei confronti di chi soffre. Eppure, in alcuni passi che a rileggerli oggi suonano come profezie, Bobbio mette in guardia contro l'immenso potere distruttivo della religione. L'Ottocento, scrive «è stato caratterizzato dall'idea che la religione fosse l'oppio dei popoli. Ci sarà ancora qualcuno che avrà ancora il coraggio di sostenere questo? Non sarà l'oppio dei popoli, ma forse, peggio ancora, la droga dei popoli. La droga uccide, l'oppio addormenta. Guarda che cosa sta succedendo nel conflitto fra palestinesi ed ebrei per colpa degli estremisti religiosi di una parte e dell'altra. Quando si avvicina a una soluzione gli estremisti uccidono. La religione spesso porta al delitto. Il giovinetto che uccise Rabin disse “Dio me lo ha comandato”. Basta questo per far capire che la religione non è l'oppio dei popoli, ma forse è addirittura peggio dell'oppio». Purtroppo gli attacchi terroristici dell'11 settembre e la degenerazione del conflitto fra israeliani e palestinesi dimostrano che Bobbio aveva visto giusto. Per quanto possa sembrare paradossale ritengo tuttavia che solo una religione possa fermare il fondamentalismo religioso che minaccia le democrazie. Intendo dire che solo una religione civile che rafforzi nei cittadini il sentimento di lealtà nei confronti delle istituzioni democratiche può dare la forza morale necessaria per resistere all'attacco terrorista. La potenza militare, economica e tecnologica non è sufficiente a sconfiggere un nemico che sa dare senso e bellezza al sacrificio della vita, se i cittadini delle democrazie non hanno quella forza interiore per sacrificarsi in difesa della comune libertà che solo una religione civile può dare.

    Maurizio Viroli

  2. #42
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    Intervista a Bruce Ackerman

    Costituzione, Europa e repubblicanesimo

    Bruce Ackerman è attualmente Professore di Legge e Teoria Politica alla Law Faculty dell’Università di Yale, dopo aver insegnato Filosofia del diritto alla Columbia University di New York. I suoi interessi di studioso sono ampi: dalla filosofia della politica alla teoria della costituzione, dalla teoria del diritto fino al diritto ambientale. In Italia è conosciuto soprattutto per la traduzione di una delle sue opere più importanti: La giustizia sociale nello stato liberale [i]. Da circa un ventennio è impegnato nella ricostruzione dei caratteri fondamentali della teoria e della storia costituzionale americana, in un progetto tuttora in fieri che prende le forme di una trilogia intitolata We the People [ii]. Ackerman ritiene, infatti, che il costituzionalismo americano sia il contributo teorico più importante apportato dalla cultura americana al pensiero occidentale. L’originalità dell’esperienza statunitense risiede nell’adozione di un sistema a duplice velocità di legiferazione: alternando momenti di politica costituzionale a periodi di politica normale, costituzionalismo e democrazia non sono più termini contrapposti ma complementari.
    Attualmente i suoi interessi seguono anche altre due direzioni, legate fra loro: da un lato, lo sforzo teoretico per il recupero del valore politico e morale della cittadinanza [iii] e in particolare della figura del «cittadino proprietario»; dall’altro, l’interesse verso le modalità di implementazione di alcune fra le principali attività democratiche come il finanziamento delle campagne elettorali o le forme di attuazione di un’autentica deliberazione [iv].
    In occasione di un seminario tenutosi al Dipartimento di Filosofia Politica della Luiss di Roma, sotto la direzione del professor Sebastiano Maffettone, abbiamo rivolto ad Ackerman alcune domande sulle possibili declinazioni pratiche dei suoi lavori di teoria costituzionale e sulla sua visione del repubblicanesimo.


    Iniziamo dal processo di integrazione europea. In questi giorni si sta discutendo sulla futura costituzione europea; alcuni autori [v] hanno proposto di interpretare il momento storico attuale alla luce della sua teoria dualista della democrazia. Pensa che sia corretto? Si può realmente parlare di un ‘momento costituzionale’ così come lo intende Lei?

    No. Una Costituzione si può sviluppare in due modi: o per mezzo di un processo rivoluzionario oppure attraverso un’evoluzione. Ritengo che il caso europeo appartenga alla seconda delle modalità che ho appena tratteggiato. Il processo di costituzionalizzazione, almeno fino ad ora, non ha richiesto la mobilitazione e l’impegno della cittadinanza. La Convenzione sta svolgendo i propri lavori alle «spalle» dei cittadini: non si può certo parlare di un esercizio della sovranità popolare. Comunque non è detto che le vicende europee debbano svolgersi secondo un percorso che ricorda la storia costituzionale americana.

    Mi sembra che si possano individuare due nuclei fondamentali attorno ai quali si forma l’ellissi del discorso dualista: l’idea di sovranità popolare come fonte ultima del diritto costituzionale, da un lato, e la carica normativa di un soggetto collettivo, We the People, in grado nei momenti decisivi di autodeterminarsi con una politica costituzionale, dall’altro.

    Sì, in effetti la teoria dualista si fonda sulla nozione di sovranità popolare [vi]. Con questo non intendo affatto sostenere che una Costituzione possa nascere solo attraverso un processo di mobilitazione popolare rivoluzionario. Ci sono esempi di Costituzioni nate a seguito di un percorso evolutivo, ad esempio quella inglese, che sono certamente ben riuscite. Semplicemente non credo si stia assistendo ad un processo di ridefinizione dell’assetto istituzionale europeo in virtù di una mobilitazione consapevole della cittadinanza. Ciò non significa che il risultato sarà necessariamente pessimo. Prendiamo l’esempio del Brasile: negli anni Ottanta si è assistito ad un genuino coinvolgimento popolare nel processo di riforma costituzionale. Se si compara questa esperienza con quella europea possiamo avere un’idea della differenza fra una trasformazione “evolutiva” ed una legata ad un autentico e diffuso attivismo civico. Ciononostante la Costituzione brasiliana è una Costituzione mediocre. La forma del processo di costituzionalizzazione non garantisce di per sé la qualità del risultato. Quindi è possibile che la Costituzione Europea sarà un buon documento; quello che mi sento di escludere è che essa goda del supporto della sovranità popolare, almeno nel caso in cui il processo proseguirà secondo le modalità attuali.

    Nella sua opera recentemente tradotta in italiano, La nuova separazione dei poteri [vii], indica il modello italiano come un buon esempio di parlamentarismo [viii] sotto il profilo dell’ingegneria costituzionale. Che cosa pensa dell’attuale assetto costituzionale italiano? Ritiene che siano necessarie delle modifiche?

    Ritengo, effettivamente, che il parlamentarismo italiano sia un buon modello istituzionale. I modelli costituzionali delle due nazioni europee che hanno perso la seconda guerra mondiale sono entrambi ben riusciti. Tuttavia, sono poco informato sul dibattito attuale italiano. Non ho quindi elementi sufficienti per esprimere un giudizio ponderato. Preferirei pertanto astenermi dal rispondere alla sua domanda.


    Veniamo ora alla teoria politica. Alcuni autori leggono la sua teoria in termini repubblicani [ix]. Come definirebbe la sua posizione nei confronti del dibattito contemporaneo ed in particolare rispetto al cosiddetto “revival repubblicano” [x] che ha animato la discussione filosofico-politica americana e negli ultimi anni anche europea?

    Io sono un repubblicano liberale [xi]. Credo che la teoria dualista sia anzitutto una teoria repubblicana. Per esempio, posso ritrovare una sensibilità simile nel Machiavelli repubblicano, dove viene sottolineata l’importanza di un popolo attivo e partecipe nelle scelte che lo riguardano direttamente. Ma, a differenza di Machiavelli, ritengo che ogni teoria politica debba rendere conto dell’importanza della vita privata. Il dualismo cerca appunto di dare conto, oltre che dell’aspetto partecipativo legato alla polis, anche del valore della vita privata. Sarebbe d’altronde impossibile negare l’importanza dell’elemento liberale nella nostra tradizione. Significherebbe dare una rappresentazione distorta di ciò che siamo. In questo senso mi definisco un repubblicano liberale: in quanto tale pongo sullo stesso piano l’attenzione per la vita pubblica nella polis, tipica del pensiero greco, e il rispetto per la cura della dimensione privata caratteristica della tradizione ebraico-cristiana. Non mi sembra che i due termini siano in contraddizione e si escludano l’un l’altro. Possono essere perfettamente complementari. Ritengo, anzi, che nel binomio repubblicano-liberale sia rappresentata la promessa del futuro sviluppo del costituzionalismo [xii].

    Autori come Quentin Skinner [xiii] o Philip Petitt [xiv] sostengono che il repubblicanesimo non sia un filone di pensiero monolitico, ma sia possibile discernere almeno due versioni differenti: una di ispirazione populista, di matrice aristotelica, l’altra invece detta «classica», di ascendenza machiavelliana. Considera questa distinzione giusta?

    Francamente non credo sia possibile distinguere fra due repubblicanesimi. Ritengo che la tradizione repubblicana sia fondamentalmente unica. Credo che la via repubblicana-liberale sia differente dalle due tradizioni dalle quali prende vita e certamente non è possibile ridurla alla sola componente repubblicana: direi che né Aristotele né Machiavelli sono le mie guide quando parlo di repubblicanesimo liberale. Si tratta di una sorta di tertium genus [xv].

    A quale autore repubblicano si sente più vicino? Leggendo We the People verrebbe da pensare ad Hannah Arendt [xvi].

    Sì, se fossi costretto ad evocare un nume tutelare credo ricorrerei ad Hannah Arendt. Certamente sono stato più influenzato dal suo pensiero che da Aristotele o Machiavelli. Tuttavia, su alcune questioni fondamentali dissento profondamente dal suo pensiero. Non condivido, ad esempio, la sua condanna della questione sociale pronunciata nella ricostruzione delle vicende rivoluzionarie [xvii]. Inoltre, credo nel valore della vita privata in maniera nettamente più consistente rispetto a lei. Detto ciò, provo sempre un forte imbarazzo nel paragonare la mia teoria a quelle dei grandi del passato. In fondo, ciò che importa maggiormente è pensare da e per sé.

    a cura di Marco Goldoni

  3. #43
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    Jean-Yves Frétigné, Biographie intellectuelle d’un protagoniste de l’Italie libérale. Napoleone Colajanni (1847-1921), Roma, École française de Rome, 2002, pp. 844

    Questo notevole e poderoso lavoro di Frétigné delinea il profilo intellettuale di Napoleone Colajanni. Vengono evidenziate le tappe del “positivismo” del deputato siciliano, attraverso i passaggi del mazzinianesimo, dell’influenza cattaneana e del socialismo di fine Ottocento. L’autore, quindi, delinea il profilo riformista di Colajanni, attraverso il repubblicanesimo “estremo”, la nozione di federalismo, la prassi democratica (contro il trasformismo), la difesa dei diritti dei lavoratori, l’analisi meridionalista. Il libro racchiude due parti (su tre) della tesi di dottorato dell’autore, e si ferma praticamente all’alba del Novecento, tralasciando quindi le ultime fasi dell’evoluzione politica e scientifica di Colajanni. Il contributo si presenta di grande interesse anche per la particolare prospettiva, italo-francese, della ricerca.


    tratto da il
    Pensiero Mazziniano

  4. #44
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    Predefinito Mazzini e il Pensiero Repubblicano

    Salve a tutti gli amici Repubblicani!
    Sto in questo periodo svolgendo un lavoro scolastico sulla figura di Mazzini e sulla genesi del Repubblicanesimo...ho consultaltato una pletora di fonti bibliografiche, ma quelle a mia più diretta disposizione sono colpevolmente carenti su questo fondamentale capitolo della nostra storia.
    Mi rivolgo quindi a voi, sperando nella vostra bontà e ringran da ora chiunque sarà così gentile da aiutarmi, poer ottenere infromazioni sul Repubblicaneismo e il Mazzinianesimo... che sicuramente siete le persone più adatte!

  5. #45
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    Manfr, per avere informazioni sul Repubblicanesimo puoi cominciare a dare una scorsa a questo stesso thread a cui il tuo post e' stato accodato ...ed inoltre agli altri thread sotto linkati ..

    http://www.politicaonline.net/forum/...pubblicanesimo
    http://www.politicaonline.net/forum/...pubblicanesimo
    http://www.politicaonline.net/forum/...pubblicanesimo
    http://www.politicaonline.net/forum/...pubblicanesimo
    http://www.politicaonline.net/forum/...pubblicanesimo
    http://www.politicaonline.net/forum/...pubblicanesimo

    Il Consiglio migliore da seguire e' quello di utilizzare il motore di "ricerca" interna del Portale ... in modo da interagire armonicamente tra le tue necessita' e l'abbondanza della fonte in cui sei immerso.

  6. #46
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    Che dire...grazie infinite!!!

  7. #47
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    Antonio Banfi, Il governo della città. Pericle nel pensiero antico, Bologna, Il Mulino, 2003, pp. 292, euro 30,00

    La personalità di Pericle, emblema di una certa concezione della politica, viene esaminata sotto la prospettiva dei contemporanei, sotto il profilo filosofico e come ri-scoperta di un modello di governo.

    tratto dal sito web del
    PENSIERO MAZZINIANO

  8. #48
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    Marco Platania, Repubbliche e repubblicanesimo in Montesquieu. Percorsi bibliografici, problemi e prospettive di ricerca, in “Annali della Fondazione Einaudi”, XXXV, 2001, Firenze, Olschki Editore, 2002

    Un lucido percorso alla ricerca delle correnti interpretative del pensiero di Montesquieu sulle repubbliche. L’autore ha tenuto opportunamente conto dei principali filoni di ricerca indicando implicitamente ulteriori percorsi ipotizzabili.

    tratto dal sito web del
    PENSIERO MAZZINIANO

  9. #49
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Calendario di incontri su temi di grande rilievo/Libertà individuali, ricerca, energia, istruzione, riforme istituzionali

    Un'intesa di indirizzo pragmatico

    In quest'ultimo periodo si sono svolti una serie di incontri, organizzati su iniziativa di un gruppo di amici repubblicani, tra cui Simone Ascoli, Carmen Attisano, Valeria Conocchiella, Riccardo Masini, Pasquale Spinelli, Giulio Tartaglia, ed ai quali hanno partecipato, tra gli altri, Giovanni Postorino, consigliere nazionale del PRI, il dottor Paolo Gajano Saffi, il dottor Alessandro Rossi, l'ingegner Andrea Cassalia, il dottor Francesco Di Iorio ed il dottor Valerio Torano.

    Questi appuntamenti, che si intensificheranno nel prossimo periodo autunnale, sono volti alla determinazione di linee politico-programmatiche su temi quali la difesa delle libertà individuali, la ricerca scientifica e le politiche energetiche, le riforme istituzionali, le politiche economiche e sociali, il mondo dell'istruzione secondaria e universitaria, il sistema della comunicazione politica. Nell'intenzione degli organizzatori si vuole recuperare lo spirito rivoluzionario del movimento mazziniano-repubblicano, esprimendolo in una nuova carica riformatrice e in un maggiore coraggio nell'azione politica, attuando così un vero rilancio del P.R.I. e fornendo una risposta adeguata alle tante esigenze del nostro Paese: insomma meno chiacchiere vuote e più programmi concreti.

    È stata evidenziata, in particolar modo, l'importanza della battaglia contro la legge sulla fecondazione assistita, per il progresso medico-scientifico, la tutela della salute della donna e la possibilità di accedere alle tecniche di fecondazione eterologa e quindi dare una vera speranza a tante coppie sterili. A tal proposito, si sono delineate, per l'immediato, le azioni a supporto della raccolta firme per i referendum e si è deciso di fornire un contributo concreto attraverso la promozione e la partecipazione, insieme agli esponenti di altre forze politiche, ai comitati referendari locali che a breve si andranno a costituire.

    È stata anche analizzata la situazione politica e, in linea con il risultato dell'ultimo Consiglio Nazionale, si è convenuto che l'azione di rilancio politico-programmatico del Partito sia da collocare nella più ampia prospettiva del dialogo con i rappresentanti del Nuovo PSI e del Partito radicale e dei movimenti e delle personalità di area laica, liberal-democratica e riformatrice. L'obiettivo è realizzare un'intesa che, superando la contestualità del momento elettorale e gli angusti confini degli attuali schieramenti, sia in grado di maturare una riflessione pragmatica sui bisogni del sistema Paese e sia motore propulsivo per guidare l'Italia verso un progresso economico e sociale che, anche a causa dell'attuale contesto politico, risulta sempre più incerto.

  10. #50
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    Predefinito tratto da LA VOCE REPUBBLICANA 22 febbraio 2005

    Mazzini e il Popolo

    Cio’ che noi cerchiamo (…) e’ un principio nuovo, quello del Popolo, del Popolo come lo intendiamo noi, raccolta di individui godenti di certi diritti in unione di tutti, in una credenza, in un intento, in una legge comune..

 

 
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