la mummia : si tratta di un caso una malforamazione tipo anacefalia (adesso non ricordo il nome preciso) . resti umani con la stessa forma del cranio si trovano nei musei di anatomia patologica..
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la mummia : si tratta di un caso una malforamazione tipo anacefalia (adesso non ricordo il nome preciso) . resti umani con la stessa forma del cranio si trovano nei musei di anatomia patologica..
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Non dispiacerti, shambler… Noi non ci fissiamo su un’idea ma, anzi, lasciamo aperte tutte le possibilità… Ed è vero che, nel 1979, George Gill, docente di antropologia all'Università del Wyoming, riprese in esame le radiografie della mummietta e giunse a una conclusione diversa rispetto a quella di Henry Fairfileld ed Henry Shapiro ( e cioè che i resti appartenevano a un feto anencefalico, con proporzioni simili a quelle di un adulto…), ma anche questa, in fondo, non è che un’ipotesi.Originally posted by shambler
la mummia : si tratta di un caso una malforamazione tipo anacefalia (adesso non ricordo il nome preciso) . resti umani con la stessa forma del cranio si trovano nei musei di anatomia patologica..
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Chissà…![]()


GENESI DELLE RAZZE ESTINTE
Capita di tanto in tanto che, trovandosi lontano dalle città, passeggiando tra i boschi o lungo le rive di un fiume, si sentano risate, sospiri, o suoni mai uditi altrove. Se colui che è in grado di udire queste "voci" accettasse i loro inviti, si ritroverebbe a percorrere dei sentieri nascosti che conducono in luoghi dove vivono, o meglio sopravvivono, esseri meravigliosi, ma a volte anche terribili, che il mondo moderno ha scartato e dimenticato in favore di un materialismo che ha reso l'uomo ostinatamente cieco ed insensibile. Primi tra questi esseri sono le fate. Spesso descritte come donne bellissime avvolte in veli splendenti, o come fanciulle minuscole con ali di farfalla, le fate sono comunque creature di natura magica considerate dolci ma terribili se infuriate. Una tradizione comune all'area alpina, ma anche a quella ligure e padana, vuole che esse influiscano sulla sorte degli uomini. L'origine del nome "fata", infatti, deriva dal latino fatum, destino, ed era associato a Tria fata, nome con cui venivano chiamate le Parche (o Moire), considerate dagli antichi greci e romani come divinità che decidevano il destino degli uomini. A tale divinità si affianca anche la figura delle tre Norne, che per i popoli nordici, abituati a trascorrere con dignità una vita segnata da controversie alle quali non potevano sottrarsi, avevano un significato simbolico analogo a quello delle suddette Parche. Più tardi, nelle leggende popolari e nelle fiabe, le fate vengono viste anche come ninfe abitatrici delle sorgenti, conoscitrici delle arti magiche e del futuro. Tuttavia, esse non devono essere confuse con le Ondine, spiriti delle acque scelti da Odino stesso per custodire l'oro del Reno, le cui vicende sono narrate nella Saga dei Nibelunghi.
Presso tutti i popoli del Nord era diffusa la credenza negli elfi, anche se le fonti eddiche non precisano la loro origine. Per certo si sa che alleati degli Asi erano i Ljosalfar, elfi della luce o elfi bianchi. Essi avevano fattezze umane ma erano molto più belli degli uomini: dal corpo aggraziato, dai capelli d'oro e d'argento e dagli occhi splendenti come le stelle, emanavano un chiarore che di notte, quando scendevano sulla terra per danzare e cantare nei campi fioriti, riluceva nelle radure dei boschi o sulle colline, dove lasciavano orme in cerchio a testimoniare la loro presenza. Il loro regno era però Alfheim, situato nei cieli e legato alla terra da quel grande fiume che gli uomini hanno chiamato Via Lattea. Secondo un poema eddico, Alfheim fu donato al dio Freyr, divinità della fertilità, dell'abbondanza e della luce solare, come regalo per il suo primo dente. E' per questo motivo che gli uomini nelle campagne, intorno all'anno Mille, compivano sacrifici atti ad aggraziarsi la benevolenza degli elfi. Ad essi venivano infatti offerte le ultime spighe, gli ultimi frutti ed alcune manciate di lino, perchè col rinnovarsi dei cicli stagionali gli spiriti dei campi e dei boschi curassero la prosperità del regno vegetale. Questi culti insegnavano inoltre a guardare l'ambiente con un maggior rispetto: in Norvegia e in Danimarca, ad esempio, si esitava a tagliare i boschi in quanto esisteva la credenza che gli elfi e molti altri géni prendessero dimora nelle cavità degli alberi e che per far legna si dovesse chiedere il loro permesso. Se si trascuravano questi aspetti, gli elfi potevano vendicarsi rapendo i bambini, facendo smarrire i viandanti o impazzire gli uomini. Più tardi, con la diffusione del cristianesimo, queste credenze furono esorcizzate riducendo l'immagine degli elfi a quella di caproni, cervi, lupi, maiali, o spiritelli malvagi che infastidiscono e procurano male agli uomini. Questa visione malvagia degli elfi ha quindi origini più recenti, tuttavia anche i popoli nordici volevano l'esistenza di una razza elfica votata al male, quella degli elfi scuri o Dökkalfar. Provenienti dal regno sotterraneo di Svartalfheim, essi erano di carnagione scura quanto la pece e di natura gelosi, astuti, portatori di sventura e malattia. Nonostante le molte doti negative, gli elfi neri erano abili orafi in grado di costruire oggetti magici di grande valore. E' proprio per questa loro capacità, per la collocazione del loro reame e per la discendenza da Ymir che essi vennero equivocabilmente confusi con i nani. Questi infatti erano creature che vivevano nel sottosuolo dei monti, presso una dimora costituita da cunicoli e grandi aule, denominata Nidavellir. Come i Dökkalfar, essi nacquero in forma di vermi nelle carni putrescenti di Ymir, il gigante primordiale. Nonostante la bassa statura e le membra deformi, i nani rivestono un ruolo di considerevole importanza per l'universo vichingo. Dopo la creazione del mondo gli dèi pongono quattro nani a sostegno della volta celeste: Austri, Vestri, Nordri e Sudri, indicanti i punti cardinali. "I nani conoscevano così bene il segreto dei tesori della terra e del fuoco primordiale da aver saputo forgiare gli oggetti più preziosi degli dèi". Essi infatti erano attratti dal fascino dell'oro, con il quale costruivano fulgidi gioielli e tesori di inestimabile valore. Talvolta questa loro cupidigia fu fonte di guai e discordie, come nel caso della Saga dei Nibelunghi. In alcuni casi, però, le leggende popolari vogliono che un nano di tanto in tanto si riveli a una persona di animo puro per condurla nei pressi di un ricco tesoro, esigendo che il beneficiato non rivelasse mai la provenienza delle proprie ricchezze, pena la perdita di tutto. In questo loro aspetto i nani ricordano gli gnomi della tradizione d'Irlanda, i quali esaudivano i desideri degli uomini con una pentola piena d'oro. Se gli spiriti elementali erano quindi schivi e restii a farsi vedere dagli uomini, ve ne erano altri che avevano grande gioia nell'"occuparsi" di loro. Erano questi i folletti, esseri inconsistenti (il nome deriva dalla radice fol, soffio d'aria) che vivevano in seno alle famiglie. Essi stavano nascosti nelle case, osservavano le azioni di coloro che vi dimoravano e, giudicandoli dal comportamento, decidevano di amarli, anche se indirettamente, o perseguitarli con terribili dispetti. Molte sono le favole o i racconti a riguardo di questi due aspetti dei folletti, l'uno fastidioso e molesto, l'altro allegro e vivace. Per certo si sa che, se gli uomini erano presuntuosi, egoisti, o assumevano dei comportamenti negativi, le punizioni dei folletti arrivavano immediate: scherzi, talvolta anche pericolosi, dispetti e manifestazioni che facevano perdere il senno. Al contrario, se le persone erano buone, i folletti vivevano serenamente e talvolta decidevano di mostrarsi loro. Gli spiriti assumevano allora le forme più svariate, a seconda delle circostanze: un sasso, un animaletto, una fiammella, un oggetto, ma più spesso l'aspetto dei simpatici ometti era quello di simpatici ometti dall'aspetto grazioso che proteggevano la famiglia, i suoi animali, e sbrigavano i lavori domestici o quelli pesanti anche grazie all'aiuto dei loro poteri magici. In questo somigliavano anche alle divinità familiari degli antichi etruschi e sabini, divinità che, come molte altre, sono state combattute dalla religione moderna e sostituite con le figure dei suoi santi. Sono stati proprio questi culti imposti a far perdere all'uomo la capacità di percepire le presenze che ancora abitano l'ambiente che lo circonda. Esse sono ancora qui, tra noi, ad aspettare o forse a cercare colui che, conservando il vero senso della gioia, della sincerità e dell'umiltà, possa ancora una volta accoglierli nella dimora che più amano. [...]


bacini a tutti.![]()
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GNOMI, ONDINE & CO.: GLI SPIRITI ELEMENTALI
Le Tradizioni popolari di tutto il mondo affermano l’esistenza degli Spiriti di Natura, eteree creature che popolano i boschi, le montagne, i corsi d’acqua e l’habitat incontaminato dei grandi spazi aperti. Queste tradizioni, di origine preletteraria, parlano di Fate, Elfi, Gnomi, di Silfidi e di Ondine... e di tutta una serie di figure fantastiche che popolano ancora l’immaginario collettivo.
Tali credenze erano comuni presso gli antichi Celti, convinti dell’esistenza di esseri e forze profonde celate agli uomini, un pantheon di divinità maggiori e minori che hanno in seguito dato vita alle immaginifiche e affascinanti leggende del Piccolo Popolo. Per i Celti esistevano luoghi sacri dove queste presenze misteriose, eppure reali, avevano la possibilità di manifestarsi con un vigore insospettato. Tali creature erano portatrici di energie cosmiche benefiche.
Queste energie, attraverso il rito consacrato nei luoghi misteriosi del culto druidico, nel maestoso e inquietante silenzio delle tenebrose foreste di querce, grazie all’incontro con una natura ancora giovane e non contaminata, si manifestavano imprigionate dalle forze evocatrici dello sciamano-druida e offrivano i loro servigi agli uomini.
Sotto la classificazione di Spiriti di Natura o Spiriti Elementali sono raggruppate diverse specie di esseri che godono di una loro evoluzione affine, in qualche modo, a quella del regno animale e umano, ma costituita tutta da una materia più sottile di quella fisica.
Gnomi: Spiriti della Terra
Il nome è stato ideato da Paracelso e, nella fantasia dei popoli europei, designa esseri di piccola statura (la cui scala può decrescere alle proporzioni più minute), dalla natura spesso maligna, dall'aspetto di vecchi barbuti, astuti e dotati di una forza straordinaria. Si tratta di un chiaro richiamo ad antiche mitologie quali quella germanica, celtica, slava, ecc. Gli gnomi abitano nelle viscere delle montagne, nelle fessure metalliche del pianeta, nelle grotte cristalline, sonnecchiano sotto le volte d'oro e d'argento delle miniere di cui sono i guardiani. Vengono spesso citati come abili minatori e orafi e come custodi di immensi tesori.
Ondine: Spiriti dell’Acqua
Paracelso le chiama anche Ninfe. C’è una parte vastissima della mitologia dedicata a queste figlie delle acque, universalmente conosciute e spesso deificate. Sono le mitiche Sirene, la Ninfa Eco che langue d’amore per il suo bel Narciso, le Naiadi e le Nereidi, le tante Melusine che attraversano come meteore le leggende popolari del Medioevo. Tutte vivono in simbiosi con l’Acqua dei fiumi, dei laghi, delle cascate e delle sorgenti e la loro esistenza è legata a quella del loro Elemento: se un fiume si prosciuga o si inquina, la Ninfa muore. La Tradizione ce le descrive come esseri femminili di bellezza eterea, dotate di chioma fluente, pelle di alabastro e voce soave per attirare i naviganti e farli naufragare. Possono restare visibili anche sulla terra, ma al suono dell'undicesima ora devono tuffarsi nell'acqua, pena una morte crudele.
Salamandre: Spiriti del Fuoco
Paracelso ce le descrive come creature agili e snelle, che abitano in prossimità dei vulcani in attività (alcune Salamandre sarebbero presenti sull’Etna sin dalle più remote antichità). Benvenuto Cellini ricorda di averne vista una, da bambino, nel caminetto della sua casa.
Secondo la Tradizione, hanno l’aspetto di lingue di fuoco o di sfere luminose vaganti nell’aria. Le loro femmine si fanno vedere raramente, ma sono bellissime, più belle di tutti gli altri spiriti, perché costituite dell'elemento più puro. Nell'antichità non mancavano le leggende legate a questi spiriti, ma individuate nell'animale "salamandra”: si credeva che vivesse nel fuoco, trasudasse olio bollente e urinasse acqua forte. Bastava avere in casa il corpo di uno di questi animali per avere sempre fuoco in cucina.
Silfi e Silfidi: Spiriti dell’Aria
Paracelso li chiama anche Silvani e vengono spesso confusi con gli Elfi della Tradizione nordica.
Di queste creature evanescenti ed eteree si conosce ben poco: si sa che vivono nel vento, che si spostano con le correnti aeree brillando di splendidi colori dentro un raggio di sole e che non disdegnano il contatto con gli umani. Anche se si tratta di creature estremamente timide, spesso si mostrano ingannevoli, in special modo quelle di natura femminile (). Le Silfidi sono un prodigio di eleganza e di bellezza: si bagnano nelle gocce di rugiada e vivono nei calici dei fiori.


modesto contributo (alla "Shambler"): gli smiley del piccolo popolo
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Lo gnomo è forse il personaggio emblematico all'interno della cultura folklorica sul Piccolo Popolo. Il termine gnomo pare derivi dal latino spurio, del XIV secolo, gnomus e si attribuisce alla fantasia di Paracelso, che con questa parola avrebbe inteso sintetizzare il concetto di giudizio equo e saggio. [1]
Nella mitologia nordica, gli gnomi sarebbero nati dal cadavere di Ymir, gigante primordiale della mitologia germanica, ucciso dagli dèi Odino, Vili e Ve: i pezzi del suo corpo servirono da materia prima nella creazione del mondo. In genere, gli gnomi sono indicati come i depositari di antiche conoscenze, tesori, segreti; sono sempre anziani e barbuti, conoscono la natura, sono abili nelle tecniche minerarie e nella metallurgia.
Nell’Edda gli gnomi fabbricavano le armi e gli ornamenti per gli dèi. Questo legame con l'universo della metallurgia apre tutta una serie di rimandi alla cultura tradizionale, in cui le arti del metallo, l'alchimia e la mitologia guerriera sono spesso in stretta simbiosi. I piccoli abitanti del buio, quelli che vivono sottoterra nella "caverna-fucina", sono indicati come costruttori di armi: una specificità di ampio valore simbolico, intorno la quale è possibile scorgere l'influenza di antiche tradizioni guerriere.
Ma la connessione del Piccolo Popolo con l'attività mineraria e metallurgica propone uno spazio simbolico ben più ampio. Infatti, osservando il legame tra gli gnomi e l'universo dei metalli, è possibile scorgere sostanziali riferimenti alla cultura alchemica, metaforicamente evocata sotto l'epidermide simbolica della fiaba. Per meglio mettere a fuoco il tema, ci sia concesso dilungarci su una riflessione del Sermonti, secondo il quale è allo gnomo che "spetta il compito sacrilego di violare il grembo della Grande Madre e di estrarne l'embrione minerale che, uscito dalle viscere dell'Orco e sottoposto a fusioni, lavorazioni e purgature, si avvia, in tempi accelerati, a trasformarsi in metallo puro. L'arte del nano è una maieutica minerale e si compie al confine tra l'inesistenza e l'esistenza".
Dall'Anatolia, ove iniziò l'antichissima età dei metalli, sono giunte al mondo classico le misteriose leggende dei Kabiri, dei Coribanti, dei Telchini, dei Dattili, nani sotterranei e industriosi esseri non del tutto formati o malformati come gli embrioni di pietra con cui vivono in dimestichezza, talvolta in forma di giganti. Il nano è sempre astuto, spesso indovino e buffone e rivela la verità come svela la materia. La mitologia nordica ci racconta di nani custodi di tesori, Gnomi, Nibelunghi, Elfi o Coboldi, magici forgiatori di armi, come Durendal, la spada di Orlando, o Gugnir, la lancia di Odino.
Non è possibile, in questa sede, estendere la riflessione sul rapporto tra il Piccolo Popolo, le arti del metallo e l'alchimia, vanno comunque poste in rilievo alcune osservazioni. In primis il fatto che la conoscenza delle tecniche necessarie alla lavorazione dei metalli assegna ai loro possessori un'aura magica, alimentata da poteri straordinari: "l'eroe che sa estrarre la spada dalla roccia non è necessariamente un grande guerriero, ma sempre un mago potente signore di tutte le cose materiali e spirituali; un veggente paragonabile, nei termini dell'Età del Ferro, al moderno inventore, chimico o ingegnere, che crea nuove armi per il suo popolo". [2].
E ancora, come ignorare i rapporti tra eroi, fabbri e sciamani [3], nitidamente rinvenibili nella tradizione della cavalleria, in cui esperienze pagane e tradizioni cristiane convivono così strettamente da risultare inscindibili.
In fondo, fabbri e sciamani, "furono signori del fuoco tanto quanto gli alchimisti - e tutti, aiutando l'opera della natura, acceleravano il ritmo temporale e, in fin dei conti, si sostituivano al Tempo". [4]
Così il cerchio si chiude, l'antico mito del fabbro-sciamano si amalgama a quello più intellettuale dell'alchimista, conoscitore dei segreti della materia e capace di sfruttare quelle energie naturali che i comuni mortali possono solo subire. Lo gnomo è anche questo...
NOTE
[1] Liber de Nymphis, Sylphis, Ygmacis et salamandris et caeteribus spiritibus
[2] H. Zimmer, Il re e il cadavere, Milano 1988, pag. 212
[3] "Fabbri e sciamani - entrambi depositali di tecniche iniziaticamente acquisite, entrambi signori del fuoco, cioè capaci di dominare quell'elemento - sono strettamente imparentati, al punto che un proverbio yakuta proclamava: Fabbri e sciamani provengono dallo stesso nido" (F. Cardini, Alle radici della cavalleria medievale, Firenze 1981, pag. 56)
[4] M. Eliade, Il mito dell'alchimia, Roma 1968, pag. 187.
Da Indagine sul Piccolo Popolo – Laura Rangoni e Massimo Centini
Atlantide Edizioni (pag. 15 e seguenti)
Ogni passaggio iniziatico si compie nell'oscurità.
Il neonato silente, riposa nell'antro oscuro della madre, per morire come feto, e nascere uomo.
Nell'oscurità dello stomaco della balena, Pinocchio passa dalla materia allo spiritus et materia.


Trattandosi di un Pesce-cane e non di una Balena, il passaggio iniziatico di Pinocchio è ancora più oscuramente esoterico; come Atena glaucopide, di molto consiglio, vergine pura, protettrice delle città, strenua e gagliarda, Tritogeneia, che l'Egioco Zeus ha partorito dal suo capo augusto, così Pinocchio viene partorito dal ventre del Pesce-cane, uscendone vestito di tutto punto come la Dea della Sapienza.Originariamente Scritto da geometrantonio
Nulla è casuale nel mito moderno di Pinocchio, nemmeno il trattino tra Pesce e cane.
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Grazie Professore
Mi fà piacere che lei è sempre presente su POL; anche diminuendo i Suoi interventi, per questo, ancora più preziosi.