La nuova Carta De Logu
Il debito di Cossiga
di Salvatore Cubeddu
Una costante dei sardi impegnati nella grande politica degli ultimi cinquant’anni tenderebbe a vederli diventare sardisti con il procedere dell’età. Altrettanto frequente sarebbe il caso di politici sardisti nei quali l’età porterebbe piuttosto alla delusione verso il proprio popolo. Non è una regola, perché nei fatti sociali raramente si danno regole. Ma, alla fine della loro vita, Emilio Lussu e Titino Melis dissero parole amare sui propri compatrioti. Ed il percorso dei migliori “vecchi” tra i democristiani ed i comunisti confermerebbe la prima parte del discorso. Ed ora il presidente emerito della Repubblica Italiana dichiara, coram populo et mundo, che la Sardegna è una Nazione. E che i suoi cittadini come Nazione devono comportarsi. Se i Sardi lo vogliono. Se in Italia fosse possibile un vero federalismo.Se le forze politiche, innanzitutto Ds e FI in Sardegna, capissero e vi si impegnassero. La Noa Carta de Logu de sa Comunidade Autonoma de Sardigna c’è, Cossiga vi ha messo l’avallo della personale esperienza e della propria storia, lo si consideri un iniziale lavoro o una provocazione. Difficile pensare che un personaggio che si descrive “vecchio, stanco ed ammalato” subordini simili passi agli interessi tattici degli amici cagliaritani, sia pure del partito da lui fondato. È invece nell’ambito esistenziale della sua personalità che probabilmente bisogna cercare la lettura di un atto che comunque lascerà il segno. Qualcosa di profondo, di autentico, perfino di originale: è quasi come se il sardo Cossiga volesse saldare un debito e svolgere un dovere verso la sua gente.
I segni c’erano stati a Chiaramonti, lo scorso dicembre. Parole scritte perché restassero, che anche nel genere letterario ricalcavano i testi fondamentali della nostra autonomia. Nella parte in lingua italiana vi si denunciava la debolezza e la sostanziale distanza, emozionale innanzitutto, dei sardi dalla loro autonomia. L’accento, anche esplicitamente autocritico, rilevava che l’autonomismo di Dc e Pci era stato, nel bene e nel male, non più che un annacquamento del sardismo, che quasi sempre era stato strumentale al mantenimento del potere, permanendo al fondo la sostanziale vergogna della classe dirigente sarda per non essere metropolitanamente italiana.
Il messaggio positivo è, nello spirito, quello ormai diffuso dalle iniziative della Costituente: “est ora, its time, è l’ora” di prendere il proprio destino nelle mani, e nel proprio cuore, per portare a compimento il proprio dovere storico. In Italia non ci sarà federalismo senza una pressione dei sardi nel riproporre i loro diritti di Nazione. Non importa cosa pensino o intendano fare le altre regioni: il federalismo può essere “a geometria variabile”, nel senso che ciascuno compie le sue scelte nei tempi della propria maturità e nel rispetto degli altri e dell’insieme.
La parte in limba del discorso di Chiaramonti parla delle sue radici, de s’erentzia, la parte di sé che si lega al nascere, ai legami di famiglia e di cultura, alla “nazione” appunto. Ed in lui non esiste contrapposizione tra l’appartenenza sarda e quella italiana. Perché sullo sfondo c’è il superamento dell’idea ottocentesca che identificava “stato” con “nazione”. Mentre la politica internazionale unifica compiti e ruoli degli stati, è la stessa globalizzazione a sollecitare e indirettamente provocare l’affermazione delle nazionalità (in quanto oggettivo attributo sociale e culturale di una società qualificata unitariamente come popolo) e a porre il tema della soggettività collettiva in termini di “nazione”. Che è quello che fa Cossiga, uno dei possibili, per ottenere un nuovo e diverso riconoscimento per la Sardegna da parte delle istituzioni italiane, e non solo, e per costruire più riconoscibili ed efficaci istituzioni del proprio governo. Il livello della sfida si fa alto. Per i tiepidi e strumentali verso una nuova autonomia e per i fervorosi. Cossiga entra nel merito della nuova costituzione sarda, cosa ora difficile per i Costituenti, almeno unitariamente. E l’Assemblea Costituente resta il passo decisivo per costruire istituzioni nuove, partecipazione popolare e una politica all’altezza dei compiti e dei tempi. Si può dare attenzione alle parole “de sos Mannos”. Possono contenere saggezza e generosità. Talora nelle loro azioni si rivela una memoria che si vuole lasciare, il desiderio di venire degnamente ricordati, un messaggio che si vuole che resti.
Salvatore Cubeddu




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