LUISA MORGANTINI
Quando ho visto i palestinesi con le mani legate dietro la schiena, giovani ragazzi, mi sono detta che era uguale a quello che era stato fatto a noi durante l'Olocausto, mi sono detta "noi siamo passati attraverso l'Olocausto. Come possiamo essere capaci di fare questo ad altre persone?» Sono le parole che Yaffa Yarkoni, cantante, un'icona nella cultura israeliana, ha pronunciato in una intervista alla radio dell'esercito qualche giorno prima dei festeggiamenti per l'anniversario della creazione dello Stato Israeliano. Yaffa Yarkoni, che ha oggi 77 anni è stata per generazioni la «cantante della guerra». Ogniqualvolta i soldati andavano in battaglia, c'era lei con i suoi canti patriottici ad incitarli e ad alzarne lo spirito. Nella guerra del 1948 lavorava alla radio, aveva iniziato la sua carriera con una canzone divenuta poi l'inno del Palmach, una milizia clandestina che aveva combattuto contro gli inglesi e i palestinesi. Nel 1967 era stata lei, nella vecchia città di Gerusalemme appena catturata, di fronte al Muro del Pianto a cantare la canzone «Gerusalemme d'oro», a lei, nel 50mo anniversario della Fondazione d'Israele, nel 1988 venne assegnato il Premio Israeliano per il contributo alla musica nazionale. Anche questa volta, si aspettavano da lei un appoggio e un sostegno alle operazioni militari che i giovani soldati e i riservisti dell'esercito israeliano stavano conducendo nelle città dei territori palestinesi occupati. Delusione e indignazione invece perché Yaffa non solo non ha detto parole di incoraggiamento ma ha criticato aspramente l'esercito, il governo e il primo ministro Sharon per i crimini che venivano commessi contro la popolazione palestinese. Sono cominciati i dolori per Yaffa, che non ha più voluto parlare e forse non potrà più cantare. Sua figlia, Orit Shohat ha fatto sapere che sua madre è troppo angosciata per rilasciare altre interviste ma che non si pente delle cose che ha detto: «ha parlato con il suo cuore, quando l'hanno intervistata aveva appena visto le immagini delle distruzioni del campo di Jenin, ma oggi in Israele vi è un orgia di patriottismo, si può solo dire quanto siamo meravigliosi, e che il nostro è l'esercito più morale del mondo, se dici qualcosa di diverso sei tagliato fuori». E cosi è per Yaffa. Il sindacato degli artisti che stava, da due anni, preparando un concerto di tributo per lei ha cancellato l'evento dopo che il pubblico aveva restituito i biglietti già pagati e gli sponsor ritirato i finanziamenti. La città di Kfar Yona ha cancellato il suo concerto «in onore ai caduti», movimenti giovanili ufficiali la boicottano, ministri del governo dicono che è blasfema. Orit dice che la madre ha ricevuto telefonate di odio e che ha paura di apparire in pubblico. Alcune voci si sono alzate per difenderla, il 15 maggio nel Teatro Tzavta di Tel Aviv forse si riuscirà a tenere un concerto per lei, Moshe Ten il manager, denuncia pressioni per non farlo. Adesso Yaffa trova conforto nel genero che è parte del movimento dei soldati che si sono rifiutati di «andare a distruggere un altro popolo».
Il manifesto 11 maggio 2002
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