Dalla Voce Repubblicana di domani
L'equilibrio squilibrato di Papa Ratzinger
Siamo rimasti molto dispiaciuti quando "L’Osservatore Romano" ha deciso di replicare ad una annotazione storica del presidente della Camera Gianfranco Fini sulle leggi razziali, tacciandolo di essere erede del fascismo. Da un quotidiano capace di grandi risorse intellettuali come "L’Osservatore Romano" ci aspettavamo una discussione particolareggiata nel merito e, da un organo della sede pontificia, un dovuto rispetto verso la seconda carica dello Stato democratico che con il fascismo non ha nulla a che fare, come dimostra l’intera vita politica di Fini, rispettosa delle leggi dello Stato in cui è nato.
Il Vaticano, semmai, è in continuità con se stesso, senza rotture evidenti, tanto è vero che quando Papa Wojtyla chiese perdono al popolo ebraico per il silenzio della Chiesa sulla Shoah, noi mettemmo nel conto anche il silenzio sulle leggi razziali: dunque non abbiamo capito il perché di una replica così violenta per una osservazione così veritiera. Pensiamo solo a cosa sarebbe stato se il pontefice ed i suoi ministri avessero difeso il diritto alla la vita degli ebrei con la tenacia con cui difendono la vita di Eluana Englaro. Forse qualche problema in più al fascismo, la Chiesa lo avrebbe posto. Ma è chiaro che i regimi democratici dispongono di una tolleranza che le dittature non conoscono e la Chiesa, che sopravvive da secoli, ha dimostrato di sapersi adeguare ai tempi e anche a segnarli.
Un segno della Chiesa contro il fascismo e il nazismo negli anni del totalitarismo europeo, noi non lo abbiamo visto e tanto meno una difesa del popolo ebraico perseguitato. Per questo avevamo apprezzato la posizione di papa Wojtyla a riguardo e volentieri siamo andati a rendere il dovuto omaggio a tale pontefice il giorno dei suoi funerali.
Non vorremmo però che la posizione di allora dell’”Osservatore Romano” annunciasse una linea del Vaticano nei confronti dell’ebraismo e di Israele mirata a correggere la posizione presa da Wojtyla. Timore che abbiamo avuto leggendo un’intervista del Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nonché Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, cardinale Raffaele Martino.
Egli, a proposito del conflitto di questi giorni in Medio Oriente, ha detto: “A pagare sono sempre le popolazioni inermi. Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più a un grande campo di concentramento”. La Chiesa, che non denunciava i lager nazisti, riconosce ora quelli israeliani? Forse è troppo da sopportare, considerando anche che non conosciamo lager in cui si dispone di armi, razzi e si inscena una guerra civile per cacciare chi si oppone ad una fazione che ha preso il potere, come è accaduto ad al Fatah. Se "L’Osservatore Romano" non ci è piaciuto, il cardinale Martino ci ha indignati.
E’ vero che in questo contesto il pontefice ha compiuto un eccezionale sforzo di equilibrio. Papa Ratzinger inizialmente ha chiesto la pace in quella terra, ha chiesto di cessare il fuoco e ha parlato di queste due condizioni come valori universali astratti da difendere. E questo si comprende. Non abbiamo invece compreso bene il suo discorso rivolto al corpo diplomatico, nel quale chiede “nuovi dirigenti in Israele e Palestina”. Perché, se questo può valere per Hamas, che ha vinto le elezioni su una piattaforma distruttiva dello Stato Ebraico, Kadima è il partito voluto da chi sradicò gli insediamenti israeliani dalla striscia di Gaza. E la vittoria elettorale di Kadima è stata la vittoria di quell’Israele che vuole la pace. Se domani Kadima venisse sconfitto in Israele, prevarrebbero le forze oltranziste che, dopo aver visto lo smantellamento delle colonie, per avere più razzi sulle proprie teste, forse non hanno voglia di seguire miti consigli.




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