Memoria e identità
Karol Wojtyla si spinge molto al di là della nota polemica sull’Illuminismo
di Giorgio La Malfa
Il mondo non può non essere grato a Karol Wojtyla per il contributo che egli ha dato come pastore di anime in Polonia prima, e poi come capo della Chiesa, per la caduta del comunismo. E’ stato il suo un ruolo politico importante e che gli va riconosciuto, anche da chi non appartiene alla Chiesa Cattolica.
Ci troviamo invece in grande imbarazzo di fronte all’elaborazione filosofica del Papa, leggendo il suo libro "Memoria e identità", non solo per le posizioni ben note di chiusura verso questioni civili di principale importanza, quali l’aborto, il divorzio, la fecondazione artificiale, l’omosessualità, l’aids.
Posizioni, quelle del Papa, che pure comprendiamo nella loro origine dogmatica. Ma l’attacco diretto alla nascita del pensiero moderno e cioè al "cogito" di Cartesio, lo spinge molto al di là anche della nota polemica sull’Illuminismo. Secondo Wojtyla la storia del pensiero umano si sarebbe dovuta arrestare alla tomistica medioevale. Noi non avremmo voluto tornare su questioni di questo genere, perché abbiamo, proprio in quanto figli della ragione, il massimo rispetto per il sentimento della fede.
Ma un conto è non condividere un’evoluzione filosofica che non riesce a trovare soddisfazione nella dimostrazione aprioristica dell’esistenza di Dio, e che si fa domanda sulla conoscenza fuori dai limiti della fede. Un altro è attribuire direttamente all’evoluzione del pensiero moderno gli orrori del secolo scorso, quali il nazismo ed il comunismo.
Wojtyla ha scritto che Hitler è andato al potere sulla base del consenso democratico e che questo avrebbe legittimato lo sterminio degli ebrei e gli orrori della guerra, con l’implicita considerazione che tutto ciò è dovuto alla perdita della divinità nell’animo umano causata dalla ragione. Eppure noi abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi gli orrori della fede, sia nella guerra nella ex Jugoslavia, sia nel mondo arabo, ma non abbiamo mai pensato che questi orrori fossero dovuti alla religione, piuttosto che a vicende storiche e politiche complesse di cui la fede è solo una parte, per quanto possa essere rilevante. Certo, l’intregralismo islamico non ha conosciuto né l’illuminismo né la rivoluzione francese. Senza dimenticarci di orrori altrettanto gravi compiuti nei secoli precedenti all’età moderna nel nome della Chiesa in Europa, tanto che lo stesso Wojtyla a suo tempo chiese scusa per gli errori della Chiesa, e noi lo apprezzammo molto.
Perché anche l’uomo che non era rimasto solo come creatore della propria civiltà, l’uomo che si poggiava nella sua azione sul sentimento della fede, nonostante questo, è stato capace di decisioni tali da suscitare tremore e terrore quanto il nichilista estremista.
E la ragione dell’uomo, proprio perché non riconosce altre realtà che quelle dell’uomo, porta alla tolleranza. Per questo le democrazie sono pacifiche. Per questo esse segnano un avanzamento enorme nel cammino delle civiltà, uno stadio, se ci è consentito che, affrancando l’uomo dai dogmi e dai dettati della fede, rappresenta una grande conquista da cui non si può e non si deve tornare indietro.
Roma, 23 febbraio 2005
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