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  1. #11
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    Memoria e identità

    Karol Wojtyla si spinge molto al di là della nota polemica sull’Illuminismo

    di Giorgio La Malfa

    Il mondo non può non essere grato a Karol Wojtyla per il contributo che egli ha dato come pastore di anime in Polonia prima, e poi come capo della Chiesa, per la caduta del comunismo. E’ stato il suo un ruolo politico importante e che gli va riconosciuto, anche da chi non appartiene alla Chiesa Cattolica.

    Ci troviamo invece in grande imbarazzo di fronte all’elaborazione filosofica del Papa, leggendo il suo libro "Memoria e identità", non solo per le posizioni ben note di chiusura verso questioni civili di principale importanza, quali l’aborto, il divorzio, la fecondazione artificiale, l’omosessualità, l’aids.

    Posizioni, quelle del Papa, che pure comprendiamo nella loro origine dogmatica. Ma l’attacco diretto alla nascita del pensiero moderno e cioè al "cogito" di Cartesio, lo spinge molto al di là anche della nota polemica sull’Illuminismo. Secondo Wojtyla la storia del pensiero umano si sarebbe dovuta arrestare alla tomistica medioevale. Noi non avremmo voluto tornare su questioni di questo genere, perché abbiamo, proprio in quanto figli della ragione, il massimo rispetto per il sentimento della fede.

    Ma un conto è non condividere un’evoluzione filosofica che non riesce a trovare soddisfazione nella dimostrazione aprioristica dell’esistenza di Dio, e che si fa domanda sulla conoscenza fuori dai limiti della fede. Un altro è attribuire direttamente all’evoluzione del pensiero moderno gli orrori del secolo scorso, quali il nazismo ed il comunismo.

    Wojtyla ha scritto che Hitler è andato al potere sulla base del consenso democratico e che questo avrebbe legittimato lo sterminio degli ebrei e gli orrori della guerra, con l’implicita considerazione che tutto ciò è dovuto alla perdita della divinità nell’animo umano causata dalla ragione. Eppure noi abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi gli orrori della fede, sia nella guerra nella ex Jugoslavia, sia nel mondo arabo, ma non abbiamo mai pensato che questi orrori fossero dovuti alla religione, piuttosto che a vicende storiche e politiche complesse di cui la fede è solo una parte, per quanto possa essere rilevante. Certo, l’intregralismo islamico non ha conosciuto né l’illuminismo né la rivoluzione francese. Senza dimenticarci di orrori altrettanto gravi compiuti nei secoli precedenti all’età moderna nel nome della Chiesa in Europa, tanto che lo stesso Wojtyla a suo tempo chiese scusa per gli errori della Chiesa, e noi lo apprezzammo molto.

    Perché anche l’uomo che non era rimasto solo come creatore della propria civiltà, l’uomo che si poggiava nella sua azione sul sentimento della fede, nonostante questo, è stato capace di decisioni tali da suscitare tremore e terrore quanto il nichilista estremista.

    E la ragione dell’uomo, proprio perché non riconosce altre realtà che quelle dell’uomo, porta alla tolleranza. Per questo le democrazie sono pacifiche. Per questo esse segnano un avanzamento enorme nel cammino delle civiltà, uno stadio, se ci è consentito che, affrancando l’uomo dai dogmi e dai dettati della fede, rappresenta una grande conquista da cui non si può e non si deve tornare indietro.

    Roma, 23 febbraio 2005
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/ZEROFOTODIGRUPPO.mid[/mid]

  2. #12
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    Predefinito L'art. 98 del Testo Unico

    L'art 98 del Testo Unico

    L’articolo 98 del Testo unico delle Leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, che ha validita' anche per la regolamentazione delle consultazione elettorali referendarie, ... recita esattamente ....

    “ll pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico esercizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera (...) a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli nell'astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000" (...)

    .................................................. ............
    ... questa denuncia/informazione .. e' apparsa stamattina sul quotidiano La Stampa di Torino ....

  3. #13
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    Predefinito La Chiesa e lo Stato



    "Meditiamo in silenzio"

  4. #14
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    Predefinito tratto da LA VOCE REPUBBLICANA 18 giugno 2005

    Il Dio di Papa Ratzinger e quello che piaceva a Mazzini

    Non possiamo che apprezzare lo sforzo dialettico del Pontefice che non chiede ai laici di convertirsi, ma di agire come se Dio ci fosse. E' anche efficace l'esempio filosofico che egli adduce, quale il ritorno a Kant. Dimostrata nella "Critica della Ragione Pura" l'impossibilita' di dimostrare, oltre che di conoscere l'esistenza di Dio, la "Ragione pratica" e la "Critica del Giudizio" pongono le premesse dell'azione civile, come se Dio esistesse comunque e fosse anche capace di guidare l'azione umana secondo un qualche fine.
    Sarebbe troppo facile rispondere che e' proprio la ragione pratica a non convincere i laici ed il problema filosofico dell'idealismo tedesco fu proprio quello di recuperare alla ragione pratica di Kant la ragione teorica. Hegel facendolo rischio' e in parte sparse il seme dell'ateismo nel continente, Schelling, invece, ripristino' un'ortodossia religiosa piu' corretta, recuperando un Dio vivente. In entrambi i casi Kant da solo non risolve l'ansia di risposte dell'animo umano e rappresenta solo un elemento preliminare, ossia come impostare il problema e una proposta, ci perdoni il geniale pensatore di Koenisberg, incompleta e posticcia. Ma fra i laici noi saremmo i piu' propensi a riconoscere un valore autentico alla proposta di Ratzinger; se non altro per la nostra radice mazziniana che ci ricorda il valore del Popolo e il valore di Dio. E presumibilmente il giansenismo di Mazzini era accondiscendente verso un Dio, determinato, un principio esistente, un fine, appunto. Il punto e' che questo Dio di Mazzini era contro il Papa. Cioe' non si negava un agire comune secondo un volere o un disegno divino in questa parte del mondo laico, si negava l'interpretazione di esso da parte della Chiesa, il potere temporale, per l'appunto. Non c'e un tramite tra Dio e il Popolo, non c'e' la Chiesa, con la sua liturgia e la sua precettistica. Al Papa puo' andar bene un tale riconoscimento dell'esistenza di Dio ?

  5. #15
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Etica, politica e religione

    Le condizioni di una necessaria chiarezza nei rapporti Oltretevere

    Abbiamo particolarmente apprezzato le parole severe e rigorose del Capo dello Stato nel ribadire la laicità dello Stato italiano, durante la visita del pontefice al Quirinale. Crediamo che sia sempre stato questo il presupposto per i migliori rapporti con la Chiesa Cattolica, nella reciproca sovranità ed indipendenza.

    E' poi pienamente legittimo che il pontefice chieda all'Italia di non disconoscere le radici cristiane ed un impegno preciso in difesa dei valori della vita umana. Ma proprio perché la Chiesa non ha mire di potere temporale, l'indipendenza della nostra facoltà legislativa deve porsi problematicamente il diritto di tutela della vita umana, e non in modo fideistico. Per cui se lo Stato laico comprende il valore della famiglia nella sua concezione tradizionale, non può non considerare il fatto che molti cittadini abbiano scelto formule più complesse di convivenza e deve preoccuparsi di tutelarle secondo le legittime aspirazioni di chi le ha contratte. Per ciò che concerne la difesa della vita la Chiesa ha già fatto sapere di non voler discutere la scelta dello Stato italiano di rendere possibile l'aborto. E possiamo solo essere felici di evitare un contenzioso su questo tema. Ma per ciò che concerne l'eutanasia, crediamo necessaria una visione problematica, tale da consentirne l'autorizzazione per lo meno in casi disperati. Proprio perché non si addice all'essere umano una vita che di umano non avrebbe più nulla.

    Quanto al fondamento religioso su cui per il pontefice si poggia la vita etica, noi tendiamo a riconoscergli una certa ragione. La religiosità è un'aspirazione autentica dell'agire dell'uomo, ma che non presuppone una rivelazione, quanto un credere in quello che si pensa, nel fine che ci si propone, nella volontà di perseguirlo. La relatività dei valori non è necessariamente relativismo. Allo stesso modo i valori assoluti non degenerano nell'assolutismo. E' importante assicurare la possibilità di scelta all'individuo, secondo ciò che meglio si ritiene confacente alla spiritualità di ciascuno. Quello che noi chiediamo alla Chiesa è di non pretendere che la sua spiritualità sia l'unica spiritualità a cui ogni altra deve sottomettersi.

    Questa evidenza delle molteplicità spirituali, se viene riconosciuta dal pontificato di Ratzinger, come in effetti ci pare che sia, è il presupposto per il dialogo più fruttuoso fra lo Stato laico e la Chiesa, che noi vorremmo poter continuare a svolgere.

    Roma, 24 giugno 2005

  6. #16
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    Il pensiero totalizzante non è un’esclusiva della religione, così anche l’idolatria statalista ha promosso l’ateismo imposto con la repressione. E ben più dei regimi totalitari di destra, il comunismo ha fatto assaggiare la ferocia della persecuzione anti religiosa. Dove la novità non stava nella persecuzione di una fede, ma nella persecuzione di tutte le fedi.

  7. #17
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    D'Alema e Ratzinger

    Come tenere distinti in maniera netta lo Stato e la Chiesa

    L'onorevole D'Alema alla festa dell'Unità di Pistoia, giovedì scorso, ha sentito il bisogno di ricordare la "presenza pesante e sgradevole della Chiesa", vista in occasione del referendum. Ora, senza nessun desiderio polemico, ma con spirito di laica amicizia, vorremmo dire all'onorevole D'Alema: ma se il Parlamento italiano nella sua maggioranza, vara una legge che oggettivamente piace alla Chiesa, come si può pretendere che, a fronte di un referendum contro quella legge, la Chiesa non manifesti la sua legittima opinione? Evidentemente dall'altra sponda del Tevere si è avvertito un clima favorevole e si è compreso che si poteva giocare una partita, che è stata giocata, nel rispetto dei diritti democratici della Repubblica. Perché sia chiaro, la Chiesa ha il diritto di dire tutto quello che pensa, e lo Stato italiano di fare quello che crede. Se poi lo Stato italiano, attraverso i suoi principali rappresentanti (come lo stesso D'Alema), si reca in Vaticano, indicando il pensiero del Papa come un punto di riferimento per sé ed i propri figli, non ci si può stupire dell'aumento dell'influenza della Chiesa. Del resto gli stessi incauti (ci perdoni l'onorevole D'Alema) contenuti della visita di un nostro presidente del Consiglio nella passata legislatura a Papa Wojtyla, sono stati financo superati dal tripudio del parlamento che accoglieva il Papa. Con tali chiari di luna, come si può pretendere che la Chiesa non sia presente nel momento in cui vi sono delle decisioni da prendere e sulle quali essa detiene un certo interesse? Al limite, noi abbiamo trovato più sgradevole che forze politiche, della maggioranza e dell'opposizione, si dimostrassero così fedeli interpreti dei desideri ecclesiastici, da far sì che davvero la Chiesa neanche avrebbe avuto motivo di scendere in campo. E su questo vorremmo che l'onorevole D'Alema riflettesse, visto che siamo convinti di come la sua visione della vita diverga da quella ecclesiale, e dunque forse varrebbe la pena di compiere dei passi adeguati in politica, se non sul piano delle alleanze, per lo meno su quello dei rapporti tra forze che condividono l'idea di tenere ferma, in maniera netta, la distinzione fra Stato e Chiesa e la loro reciproca indipendenza.

    Questa netta distinzione poi non impedisce di fare pubblici riconoscimenti al capo della Chiesa cattolica. Anzi, semmai l'agevola. E noi siamo rimasti favorevolmente sorpresi nel sentire papa Ratzinger, interpellato dai cronisti in una fuggevole occasione vacanziera, dare un giudizio così mirato sul conflitto che coinvolge il mondo occidentale. Egli ha detto che non si tratta di una guerra di civiltà, o per lo meno di sperarlo, perché i principali responsabili degli attentanti, nei confronti del complesso del mondo islamico, sono solo pochi fanatici.

    E' un'osservazione giusta quella del Papa, che merita di non essere lasciata cadere.

    Perché è evidente che il minuto di silenzio dedicato dalla città di Baghdad alle sue tante vittime del terrorismo, ha dimostrato l'isolamento degli assassini che colpiscono proditoriamente i loro stessi fratelli; così come la grande capacità di integrazione della comunità islamica britannica non viene certo contraddetta dagli attentatori suicidi di Londra.

    Piuttosto bisogna capire che l'intenzione del fanatismo islamista è proprio volta a recidere quella convivenza e quel reciproco rispetto che sussiste fra comunità tanto diverse. Al Qaeda colpisce gli iracheni che vogliono collaborare con gli americani per costruire un paese indipendente, così come ferisce la città in cui gli islamici sono meglio integrati al mondo. Il terrore scommette sulla divisione, l'odio, l'ostilità.

    La società occidentale che abbiamo cercato di costruire nei secoli, è quella ispirata ad un principio di tolleranza, per cui ognuno può avere la sua fede e ciononostante osservare regole precise che tutelino il vivere civile. Questo principio impegna l'occidente cristiano, o meno, che sia, così come l'Islam, e questo è il vero nemico da offendere per la Jihad.

    Noi che vogliamo mantenere fermo il principio dell'integrazione e di difesa dei nostri valori, quale che sia la minaccia rivoltaci, possiamo contare sugli sentimenti di pace e di amore ai quali la religione cristiana, come quella musulmana, non intendono rinunciare.

    Roma, 22 luglio 2005

  8. #18
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    I Repubblicani ricordano i martiri

    RAVENNA - Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della beatificazione di Papa Pio IX avvenuta il 3 settembre di sei anni fa, per testimoniare il profondo disaccordo del mondo laico repubblicano per la beatificazione di un esponente della Chiesa che si caratterizzò come restauratore della pena di morte, conservatore del potere temporale e acerrimo avversario del Risorgimento, gli aderenti alla Società conservatrice del Capanno Garibaldi insieme alla Fratellanza Garibaldina, all’Associazione Mazziniana, al vicesindaco Giannantonio Mingozzi, all’assessore Eugenio Fusignani, Enrico Laghi ed altri esponenti del Pri depositeranno (alle 9,30 in piazza Garibaldi) tre corone d’alloro ai piedi della lapide che ricorda i martiri ravennati del Risorgimento.



    tratto da http://www.corriereromagna.it/

  9. #19
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    Predefinito riccardo bruno sulla voce repubblicana

    sul discorso del pontefice a Ratisbona e le reazioni in Islam

    di Riccardo Bruno

    Non abbiamo commentato il discorso del pontefice all’università di Ratisbona, per una forma di prudenza che consiglia, in casi di questo genere, di attendere gli sviluppi e le conseguenze - che subito ci sono apparse inevitabili - di fronte ad un testo scritto di quella rilevanza. Quello che si comprendeva del discorso di Ratzinger, è che vi era una rivendicazione, pienamente legittima, dell’identità fra fede e ragione alla base della religione cristiana. Semmai, il dubbio che avevamo nel merito di questa argomentazione, era se il presupposto della ragione fosse la fede stessa, ovvero se, fuori dalla fede in Dio, da un prius originario, fosse impossibile per il pontefice, la ragione. Perché ci sembrava di capire che, nell’interpretazione del pontefice, non solo la fede è la stessa cosa della ragione, ma Dio è ragione, discorso, logos. Per cui, se Dio è ragione, fuori da Dio c’è solo disordine e tenebra. Badate bene che non abbiamo nessuna obiezione a questa interpretazione, legittima, da parte del pontefice, dell’Antico testamento. Il nostro problema infatti è come dare un ordine ed una ragione a cose che non ne hanno nella vita umana, e non certo dubitare della profonda razionalità di quella divina, a noi ignota. E proprio perché non la conosciamo, siamo propensi ad accettarne qualunque definizione. All’interno di questa rivendicazione del pontefice dell’identità del Dio cristiano, era riconosciuta una distinzione rispetto al Dio musulmano di Maometto, per il quale la fede poteva essere diffusa anche attraverso la spada. L’argomento dell’Imperatore di Bisanzio Manuele II Paleologo, citato da Ratzinger, è che “Dio non si compiace del sangue” e che “non agire secondo ragione è contrario alla ragione di Dio”. Per cui “la fede è frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia”. Dunque hanno ragione coloro che hanno visto nel messaggio del pontefice un invito al dialogo - al fine della persuasione - e una condanna verso l’uso della forza bruta nelle vicende di conversione religiosa. E questo potrebbe suonare come una critica a tutte le religioni che, nella loro storia, sono ricorse all’esercizio della violenza, della tortura, dell'omicidio, nei confronti di chi dissentiva dal loro credo. Certo potremmo anche disquisire se la Chiesa cattolica sia stata nel corso della sua storia una rispettosa osservatrice delle tesi di Manuele II Paleologo, o meno. Ci basta che tale tesi sia la posizione della Chiesa di oggi, per la quale, se non abbiamo il dono della fede non finiamo sul rogo; piuttosto, con buoni argomenti, la Chiesa cerca di convincerci.
    Rimane però il problema islamico, perché la citazione dell’Imperatore riferita da Ratzinger reca anche: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Possiamo essere d’accordo o meno con l’Imperatore (abbiamo una nostra idea sull’Islam e su Maometto) ma abbiamo immaginato che islamici e maomettani non abbiano gradito affatto un tale giudizio sul loro profeta, capace di portare solo “cose cattive e disumane”. Questo era il problema. Perché, se il pontefice concordava con il giudizio contenuto nella sua citazione, giudicava negativamente l’Islam nel suo complesso; ma, se egli non era d'accordo con esso, perché mai rispolverare un tale argomento contro la religione islamica?
    Soltanto domenica, durante l’Angelus, dopo due giorni di rivolte in tutte le moschee del mondo, il pontefice ha fatto sapere che non concordava con questa citazione. Quindi egli rivendica solo l’importanza del dialogo pacifico fra le religioni e condanna l’uso della violenza. Ma, come era prevedibile, il sospetto lanciato attraverso le parole dell’Imperatore è rimasto nel mondo islamico, oltretutto vissuto come un affronto tale che non sappiamo se sarà riassorbito - né soprattutto quando. Per cui non abbiamo compreso, al contrario di coloro che si sono entusiasmati per il discorso di Ratzinger, il senso di quella che è stata interpretata come un’offensiva e che appare quasi, in queste ore, come una "ritirata". In tale maniera, ci dispiace, ma nonostante le sue buone intenzioni, la Chiesa non difende l’Occidente e tantomeno la cristianità.

  10. #20
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