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Discussione: Falcone e....

  1. #1
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    Predefinito Falcone e....

    …Contrada.

    Il primo processo di mafia istituito dal signor giudice istruttore dottor Giovanni Falcone (io non sono tra quelli che dicono “Giovanni”) fu il processo “Spatola Rosario più cinquantaquattro” le cui indagini furono dirette da me. Per quel contributo ricevetti un plauso, Falcone scrisse una lettera al capo della polizia che metteva in risalto il mio operato (1980).
    Io ho avuto sempre ottimi rapporti con il giudice Falcone, ho avuto grande stima e considerazione per l’uomo e per il magistrato e questi sentimenti sono stati ricambiati. Ci sono tante prove testimoniali e documentali dell’esistenza di questi rapporti. Una delle cose più tristi, una dei particolari più squallidi entrati nella mia vicenda giudiziaria, e che mi ha profondamente rattristato, addolorato e indignato, è il racconto che fece nel corso di una udienza il consigliere istruttore dottor Antonino Caponnetto, il quale dichiarò che in una circostanza ( accertata poi mai essersi verificata, come da lui stesso riconosciuto in seguito) il dottor Falcone, dopo avermi lui stretto la mano se la sarebbe “stricata”, strofinata, sui pantaloni come per mondarla dopo che io uscii dalla stanza.
    In questi giorni di commemorazioni io avverto un disagio, e vorrei esprimerlo. Di fronte al giusto ricordo della figura luminosa dell’eroe della lotta alla mafia giudice Giovanni Falcone mi vengono alla memoria le figure di tanti altri, noti e meno noti, dimenticati per il lungo periodo trascorso o per altri motivi. Uomini che hanno dato la loro vita, che hanno versato il loro sangue per questi ideali di rispetto per la legge, di legalità, di lotta al crimine organizzato in terra di Sicilia. Per quanto riguarda la mia esperienza personale posso rifarmi al periodo che va dal 1962 al 1992, trent’anni.

    Non posso, ripensando a quei trent’anni, fare a meno di ricordare la strage di Ciaculli del 30 giugno 1963, in cui rimasero uccisi sette uomini: quattro carabinieri, un maresciallo della squadra mobile, Silvio Corrao, e due uomini dell’esercito, l’artificiere Luccio e un soldato di leva di vent’anni che aveva accompagnato il suo maresciallo a disinnescare una bomba piazzata in una Giulietta parcheggiata in questa contrada di Palermo. Raccogliemmo i frammenti dei corpi sui rami dei limoni circostanti.
    Penso principalmente al mio amico e collega Giorgio Boris Giuliano, ucciso il 21 luglio 1979, colpito alle spalle da Cagarella. Non ebbe il tempo di estrarre la pistola, sua unica difesa. Lui, che era il capo della squadra mobile in un periodo terribile di lotta alla mafia e di repressione della criminalità mafiosa, era solo, non aveva la scorta, non aveva uomini che gli guardassero le spalle. E alle spalle fu colpito. Negli ultimi anni ho partecipato alla funzione religiosa di commemorazione di Giuliano nella chiesetta dell’Istituto Gonzaga di Palermo, eravamo cinque persone compresa la moglie e i tre figli. Credo che il 21 luglio di quest’anno sarà lo stesso.

    Il luglio prossimo sarà un mese tristissimo. Il 19 sarà la ricorrenza della strage del giudice Paolo Borsellino e dei cinque uomini della sua scorta. Il 29 ricorderemo il giudice Rocco Chinnici. Poi, i primi di agosto, l’uccisione dei commissari Montana e Cassarà, della squadra mobile di Palermo, e del procuratore della Repubblica Gaetano Costa. Posso dimenticare oggi la moglie del giudice Falcone, Francesca Morbillo e i tre uomini della sua scorta?
    Sono tutte persone che mi tornano alla mente e verso le quali credo che tuttigli italiani, principalmente i siciliani, debbano provare un sentimento di grande gratitudine e riconoscenza, perché hanno dato la vita per il bene di questa terra. Voglio quindi accumunare in un’unica memoria tutti questi uomini e dei tanti che sono vivi nei miei ricordi.
    Altri li hanno dimenticati, o per corta memoria o per cattiva coscienza.
    Io li circondo tutti i un unico sentimento di riconoscenza che vorrei condiviso da tutti.
    Vorrei, insomma, che nessuno tentasse di attribuirsi i morti, i caduti, i massacrati, a seconda delle proprie convenienze politiche o interessi personali.
    Bruno Contrada

  2. #2
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    Il discorso di Contrada merita un dieci a lode... La lotta contro la mafia è di tutte le persone oneste che amano la giustizia e non è certo limitata a determinate formazioni politiche... l'atteggiamento manifestato in questi giorni da gran parte della sinistra mi fa semplicemente schifo.

  3. #3
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    Predefinito Falcone e....

    ....Jannuzzi.

    Su Giovanni Falcone, dopo ciò che ha detto martedì Ilda Boccassini a G. D’Avanzo sulla Repubblica non c’è più niente da dire. Una sola cosa la Boccassini lascia aperta, quando dice che sulla strage di Capaci non sappiamo ancora tutta la verità, e vuol dire che non sappiamo se ad uccidere Falcone è stata soltanto la mafia o se c’è qualcuno che ha spinto la mafia a uccidere, o almeno a uccidere proprio in quel momento. E’ evidente che la Boccassini propende per la seconda ipotesi e infatti si duole perché Giovanni Brusca, il pentito che di Capaci ha detto tutto, non ha detto tutto della “trattativa” che a cavallo della strage si è svolta tra il capo di Cosa nostra e gli uomini delle “istituzioni”. E’ vero. Ma su un punto Brusca è stato chiaro ed esauriente, quando ha detto e ha ribadito e ha precisato nei più minuti particolari che il momento per uccidere è stato scelto per una ragione precisa: perché in quel momento, quello stesso giorno, il Parlamento era riunito per eleggere il presidente della Repubblica e Forlani aveva appena ritirato la sua candidatura e Giulio Andreotti stava per tentare di proporsi al suo posto ed è questo che bisognava a tutti i costi impedire (Brusca riferisce le parole esatte di Totò Riina: lo dobbiamo fare, lo dobbiamo fare ora, lo dobbiamo fare subito, gliela do io la presidenza della Repubblica ad Andreotti).

    Ricostruiamo la sequenza. Quando è che Giovanni Falcone comincia a morire? Quando alla fine di gennaio la Cassazione passa in giudicato le condanne del maxi processo, come vuole la lezione ufficiale? Oppure molto tempo prima, quando un “pentito” costruito ad arte, Giuseppe Pellegriti, accusa il proconsole di Andreotti in Sicilia, Salvo Lima, di essere stato il mandante dell’assassinio del presidente della Regione, Pier Luigi Mattarella, e Falcone, invece di arrestare Lima e di spedire un avviso di reato ad Andreotti a Palazzo Chigi, spicca il mandato di cattura per Pellegriti, incriminandolo di calunnia, e avverte Andreotti di guardarsi perché è in atto un complotto contro di lui? Poi, dopo che hanno tentato di liquidarlo con un’accusa infamante e assieme a lui di compromettere Andreotti, Lima viene ucciso. Perché? Si può seguire la lezione ufficiale e accettare la tasi che salvo Lima è stato ucciso perché aveva promesso alla mafia che il maxi processo non sarebbe passato in cassazione e non ha mantenuto i patti. Ma a questa tesi Falcone non ha mai creduto ed era sconvolto per l’assassinio di Lima e non riusciva a spiegarselo e voleva persino andare in America a sentire Buscetta (e forse ci è andato). Ma chi ha costruito l’operazione Pellegriti per colpire Lima, ma in definitiva per “denigrare” Andreotti, come dice Buscetta (ed è pacifico che qualcuno è stato, e Falcone, come dirà di fronte al Csm, lo ha anche individuato, parlando degli “strani incontri” in carcere del falso pentito) e non c’è riuscito, non ha niente a che fare con il successivo assassinio di Lima? E se nemmeno l’assassinio di Lima riesce a fermare Andreotti che (anche se ai funerali del suo proconsole sembra più morto che vivo) resta in sella e addirittura pensa ancora di correre per il Quirinale, e in effetti ci prova, concorrendo a azzoppare Forlani, e intanto Falcone si sta dando da fare per scoprire le vere ragioni dell’assassinio di Lima ( e soltanto lui avrebbe potuto scoprirle), è così azzardata l’ipotesi che Falcone sia stato ucciso, e proprio in quel momento, per fermare le sue indagini e l’ultima corsa di Andreotti, e per riuscire infine dove né l’operazione Pellegriti né l’assassinio di Lima erano riusciti?

    Sarebbe interessante sapere in proposito il parere di Ilda Boccassini, che aveva incominciato a indagare in Sicilia sulla strage di Capaci (e con risultati eccellenti, e comunque migliori di quelli dei suoi colleghi siciliani), e che è stata costretta a lasciare quelle indagini troppo presto. Ora che, dopo otto anni di inutili e dispendiose indagini, hanno dovuto miserevolmente archiviare l’assurda inchiesta su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri quali “mandanti occulti” delle stragi, non si potrebbe richiamare in servizio la dottoressa Boccassini e ricominciare da capo?
    Lino Jannuzzi

    saluti

  4. #4
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    Predefinito

    In realtà, non c'è dubbio sul fatto che Berlusconi e Dell'Utri abbiano commissionato l'omcidio di Falcone, così come è evidente che furono loro ad architettare l'eruzione del Vesuvio del 79 A.C...

  5. #5
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    Predefinito Il Falcone pensiero

    Chissà se tutte quelle persone che in questi giorni si sono precipitate ad attribuire la facoltà o meno di commemorare la memoria di Giovanni Falcone, conoscano realmente il pensiero di Falcone. Se fosse così, non si può dire che costoro siano degni sostenitori del magistrato assassinato nella strage di Capaci, o almeno siano le voci giuste per assegnarsi la patente di affinità ideologica facendo propri i suoi valori ed il suo operato. Sarebbe infatti opportuno che si leggessero il volume «Giovanni Falcone, Interventi e proposte, 1982-1992», edito da Sansoni in collaborazione con la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone (in stampa dal 1995), che ripercorre una serie di considerazioni e analisi sul diritto del magistrato palermitano.

    Parole sull’autonomia della magistratura, che oggi farebbero gridare allo scandalo, all’attacco vergognoso alla sua indipendenza, furono pronunciate anni fa proprio da Falcone: «Se l’autonomia della magistratura è in crisi dipende anche dalla crisi che investe da tempo l’Anm, organismo diretto alla tutela di interessi corporativi», le cui «correnti si sono trasformate in macchine elettorali per il Csm», e dalla «pretesa inconfessata di considerare il magistrato una sorta di superuomo infallibile ed incensurabile»; «Il magistrato viene ammesso in carriera sulla base di un bagaglio culturale meramente nozionistico... bisogna umilmente riconoscere che oggi nel nostro Paese in uno dei più difficili mestieri, quello del giudice, la formazione professionale è regolamentata in modo da non assicurare in modo efficiente il servizio giustizia». Chissà perché i paladini del suo martirio le ignorano, le nascondono, le combattono addirittura.

    Parole come quelle sulla carriera dei magistrati, dove per Falcone era ormai evidente la necessità di una regolamentazione della carriera dei magistrati del pubblico ministero scissa da quella dei magistrati giudicanti, perché sono le funzioni stesse ad essere diverse e tali da richiedere una professionalità, delle competenze, delle attitudini distinte. Figuriamoci che già allora Falcone affermava che questo tema andava affrontato senza paure, «accantonando la spauracchio della dipendenza del pm dall’esecutivo e della discrezionalità dell’azione penale, puntualmente sbandierati quando si parla di differenziazione delle carriere». E non possiamo non concludere ricordando la sua posizione sul controllo della magistratura, argomento più volte affrontato da Falcone, laddove si chiedeva «com’è possibile che in un regime liberal democratico non vi sia ancora una politica giudiziaria e tutto sia riservato alle decisioni, assolutamente irresponsabili, dei vari uffici di Procura e spesso dei singoli sostituti», e aggiungendo che «in mancanza di controlli istituzionali sull’attività del pm saranno sempre più gravi i pericoli che influenze informali e poteri occulti possano influenzare tale attività».

    Credo che molte persone debbano ricordare e commemorare Falcone non solo a parole, ma nei fatti, e vista la sconfinata considerazione che questi hanno delle sue lotte e delle sue opinioni, dovrebbero quanto meno meditare anche sulle sue analisi sul modello giuridico italiano. Questo sarebbe un modo degno di ricordare uno degli eroi dei nostri tempi.



    Paolo Carotenuto

  6. #6
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    Predefinito Falcone ...

    ....…e Marcenaro.

    Venghino, siore e siori, entrino tutti nella sagra del falconiano dalla prima ora. E’ gratis, si regala eroismo, ci si sente migliori e si mette in un canto la memoria. Ma la sagra è fasulla, perché quella del falconismo è una bufala. Dato che non ci fu un solo Falcone e non visse un unico falconismo, coerente dall’inizio alla sua morte. Racconta la memoria che ci furono due Falcone. Bisognerebbe dunque organizzare due sagre, non una. Falcone fu infatti un serio, stimabile, geniale, determinato, sincero e accorto voltagabbana. Una fortuna grande per l’Italia, e contemporaneamente un problema.

    Il primo Falcone nasce come magistrato nella Palermo dei 370 omicidi di mafia l’anno. Come dire, morti a palate. La mafia non accettava ostacoli sulla sua strada. Né Scaglione, molto prima e molto diverso, poi né i Costa né i Dalla Chiesa. Tutti sapevano già tutto, a Palermo. Polizia, magistratura, carabinieri, politici e giornalisti. Sapevano tutti che Michele Greco era un boss. Eppure continuava a farla franca. Anzi, più che franca. Poi sapevano tutti anche dei corleonesi e degli altri. Falcone arriva sulla scena, cioè, come una sorta di primo magistrato siciliano. Avvertito come un siciliano e certissimo che quella mafia, di cui tutti sanno e su cui nessuno osa, va combattuta a tutti i costi. Ma convinto che, nelle cose di mafia, quel che vale è soprattutto il primo comandamento: il risultato della battaglia. E a Palermo venivano stesi 370 morti all’anno. Il primo Falcone, questo racconta la memoria, non è dunque il Falcone dello stato di diritto, né il Falcone riformista. E’ il magistrato della Vucciria che offre veste giuridica, in un bozzolo accettabile e in forma molto spiccia, a una guerra urgente. La sua intuizione maggiore è che deve, non che può, che deve, incontrare chi gli racconti, a verbale, e rispettando alcuni vincoli giuridici, ciò che tutti sanno e lui più di altri. E’ quasi un prefetto Mori che al posto della baionette usa la legge. Che usa, non che omaggia. E che infatti, con l’aiuto dell’Fbi, si inventa letteralmente Buscetta. Al Buscetta rivelatore sincero ha creduto e continuato a credere solo Biagi, beato lui, mentre il primo Falcone neanche un po’. Buscetta racconta fedelmente, davanti al signor dottore giudice palermitano, legittimato dalle forme evanescenti ma necessarie di un Ayala, di un capitano dei carabinieri, e perciò appunto di un verbale, esattamente quelle cose che il primo Falcone pretendeva che qualcuno, finalmente, raccontasse. Questo fu il maxi processo, niente altro: 400 imputati mafiosi condannati in modo veloce, con un lavoro duro, nell’apparenza di una legge uguale per tutti e che uguale non era.
    L’immagine del presidente che legge la sentenza mentre Falcone già la scorre a sua volta, testimoni i cronisti, sulla forma racconta tutto. Quando Sciascia profetizza che quel modo porterà dei guai, ha ragione. Quando chiede che lo Stato abbia il coraggio di annunciare:”In Sicilia, contro la mafia, va sospeso il diritto”, ha ragione. Quando ci avverte sull’arrivo, con quel metodo, di un professionismo dell’antimafia, ha ancora ragione. Quando il primo Falcone (professionale dell’antimasfia, non professionista) risponde che chi non sta con lui, e lo critica, favorisce la mafia, ha qualche ragione a sua volta perché per lui parlano due fatti. Primo: il risultato della sua battaglia è stato il diminuire drasticamente i morti e i mafiosi. Perché c’erano 370 morti l’anno a Palermo. Secondol Falcone dell’inizio ha già dentro di sé il secondo Falcone: la sua cultura dell’emergenza, a fronte di ciò che capiterà, e che Sciascia ha capito, farà infatti una manna rispetto a ciò che impererà nel suo nome lungo gli anni ’90. La sua emergenza Falcone l’ha vissuta con scrupolo, tra tali e tante sofferenze giuridiche e contrappesi che finirà con Martelli. E persino con Andreotti.

    Il secondo Falcone biforca così dal primo e diventa riformista, contro il suo buon giustizialismo, quando annusa che il repulisti antimafioso per cui lui stesso, nel nome dei cittadini, ha forzato la legge, sta diventando (come Sciascia temeva) uno strumento da azzeccagarbugli al servizio della guerra politica. Il caso Pellegriti è troppo noto per poterlo raccontare ancora. La forbice tra forma giudiziaria e diritto s divarica lì e lì sballa. Il Falcone due entra nel mirino del politically correct. Orlando, Galasso, il Csm, Magistratura democratics, Violante, le trasmissioni di Santoro e Costanzo e via andare. Nel mirino della mafia c’era già da tempo. Quando la mafia l’ha ammazzato si era aperta la sagra più triviale contro la verità delle cose e contro la memoria. Si è confiscato il buon nome di una persona perbene, valorosa, che era stata e ristata.
    E che andava onorata senza unanimismi e senza nascondere che ci è stata, ingiustamente, sulle palle.

    Andrea Marcenaro
    saluti

  7. #7
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    Il PCI/PDS di Luciano Violante organizzava scioperi e peggio contro Giovanni Falcone

  8. #8
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    Predefinito Falcone e....

    ...…Sterpa.

    Fuori dalle tante retoriche ed opportunistiche celebrazioni, mi si consenta qualche serena osservazione su questo tiro alla fune tra destra e sinistra per l’appropriazione della memoria del giudice Giovanni Falcone. Non sono né un “mafiologo” moralista, come taluni giornalisti e politici, né uno storico delle vicende giudiziarie e politiche legate al fenomeno mafia. Per anni, però, da inviato di giornali ho seguito direttamente i casi palermitani, nutrendomi coscienziosamente di letture, consultando documenti, analizzando avvenimenti, intervistando studiosi ed esperti. Ebbi lunghe conversazioni con Leonardo Sciascia: ne nacque una bella amicizia. A Palermo, e non solo, durante i miei viaggi frequentai intellettuali e magistrati. Scrissi “rèportages” che non risparmiavano personaggi discussi, che si voleva “contigui” alla mafia, fui più severo di colleghi giornalisti che, come disse Sciascia, sono diventati “professionisti dell’anti-mafia”. Mi sono impegnato in saggi sulla realtà meridionale: “I papi invisibili” (il titolo me lo regalò Sciascia), “La rabbia del Sud”, “Anatomia della questione meridionale”, per citarne alcuni. Non ho conosciuto direttamente Falcone, ma credo di sapere qualcosa del mondo da cui egli veniva e nel quale maturò l’esperienza di magistrato “disperatamente siciliano”.

    Falcone è stato sicuramente un magistrato di grande spessore. Come testimoniano coloro che lo conobbero e lo frequentarono, “non mandava al giudice del dibattimento senza riscontri o prove” (Ayala), era “sensibile soltanto all’indipendenza e all’autonomia della sua funzione” (Boccassini). Uno “straniero” tra i magistrati “sensibili”, aggiunge la Boccassini in una intervista che và segnalata per straordinaria sensibilità di analisi. La cosa che impressiona è la considerazione – sempre della Boccassini _ che Falcone fosse “un corpo estraneo da bocciare, distruggere, calunniare” (sic). Come in effetti avvenne e testimonia l’onesto Emanuele Macaluso, il quale non esita a denunciare che il magistrato oggi “osannato” aveva “nemici” che si chiamavano Pds, Csm, Associazione magistrati, e soprattutto Magistratura democratica, Orlando Cascio, altri ancora a sinistra. Nessuno ammette l’errore, nessuno chiede scusa, insiste Macaluso. Sì, è patetico e soprattutto meschino, questo tiro alla fune sul ricordo di Falcone, nella cinica finzione di beatificarlo. E’ la Boccassini che sottolinea questa “indegnità” di falsi amici che ieri spietatamente lo bocciarono “come candidato al Csm e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia se non fosse stato ucciso”.

    Come considerare questa brutta storia italiana se non con sdegno e vergogna? Come non prenderla a modello negativo per sostenere invece l’improrogabile e ineluttabile necessità di una riforma del nostro sistema giudiziario? Giuseppe Di Federico, sul Messaggero, rivendica a Falcone idee riformatrici “che gli valsero l’avversione e l’implacabile ostracismo” della sinistra giudiziaria e politica (separazione delle carriere, responsabilizzazione dei Pm nell’esercizio dell’azione penale, messa da parte del ‘feticcio’ dell’obbligatorietà dell’azione penale: tutte idee fissate in documenti certi), e non manca di rimproverare all’attuale governo “timidezza2 nel proporre le innovazioni che erano nei propositi di Falcone. Ecco un richiamo che merita riflessione. E comunque porta necessariamente al rifiuto delle accuse che la sinistra rivolge al centro-destra, che purtroppo invece si rifà solo in modesta parte alle intuizioni di un onesto e bravo magistrato, del quale, in realtà, più che chiamarlo eroe, si deve dire che appartiene alla concezione più normale e civile del ruolo del giudice.

    Ma sì, sarebbe bene di smetterla con questa indegna speculazione attorno alla memoria di un uomo che da vivo fu combattuto ferocemente e isolato, e ora ipocritamente su finge di assurgerlo agli altari della giustizia. Resta, semmai, da chiedersi perché fu ucciso. Certo fu la mafia. Ma perché proprio in quel momento, mentre il Parlamento votava per eleggere il nuovo capo dello Stato? E’ un mistero che si aggiunge ai tanti che fanno la storia di una Italia che non ci piace e che vorremmo rivedere finalmente diversa.
    Egidio Sterpa
    Saluti

    Ps: ecco alcuni titoli letti sui giornali di oggi, domenica 26 maggio.

    Cicala: così Unicost si è piegata ai diktat.
    Lo sciopero dei magistrati decapita l’Anm.
    Castelli: la linea dello scontro ha prevalso su quella del dialogo.
    Magistrati divisi sullo sciopero e Patrono lascia.

    E’ reato pensare? E’ reato pensare che questi sono gli atti con i quali certa magistratura fa onore alla memoria di Falcone?

  9. #9
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    Io sono ignorante, ma mi sembrava che fosse stato un uomo di sinistra (il ministro Martelli, PSI di 10 anni fa, non quello alleato con Fini) a portare Falcone a capo del dipartimento nazionale antimafia. Che poi diverse persone e personalità (di destra, di centro e di sinistra) fossero contrarie al DNA, per paura di un eccessivo potere sul territorio nazionale, questa è un'altra storia.

    Falcone era bravo, era ritenuto da molti il numero 1, e pertanto aveva anche molti avversari e nemici nella magistratura, anche qui di destra, di centro e di sinistra.

    Che adesso il governo di berlusconi tenti di appropriarsi anche di Falcone (così come ha tentato di appropriarsi di De Gasperi) non stupisce nessuno, perchè ormai non c'è più limite alla menzogna e all'imbroglio.

    Che io sappia, Borsellino era simpatizzante MSI e Falcone simpatizzante della sinistra, ma non mi sembra che questo abbia mai influito sul loro lavoro di eccezionale valore.

    Per quanto riguarda Marco Biagi, mi sembra che lui stesso abbia più volte detto di votare Margherita.

    Di quale appropriazione indebita andate blaterando?

  10. #10
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    Martelli apparteneva a quella sinistra, alleata del centro, accusata dal PCI-PDS di aver fatto una scelta di campo "moderata" dividendo il fronte progressista, dimenticando di essere proprio la propria collocazione ideologica e internazionale e rendere impossibile l'alternanza fra centrodestra e sinistra in questo paese.
    Quello che è certo che tanto la Rete di Orlando che il PCI-PDS polemizzarono aspramente con Falcone, e non solo per ...ragioni tecniche, e ne osteggiarono con i loro uomini (nel CSM, nelle Commissioni parlamentari, nell'Associazione magistrati....), per così dire....gli approdi finali della carriera.

    Saluti liberali.


    P.S = Martelli è oggi alleato dell'Ulivo, e ha espulso recentemente Bobo Craxi perchè "troppo a destra" e dialogante con il gruppo della sorella e di De Michelis (alleati della CDL).

 

 
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