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Ormai sono giorni che una ventina di pensionati, dalle parti di Assago, sud di Milano, combattono la loro piccola guerra contro il potere e la burocrazia che vogliono togliere loro un piccolo e abbandonato pezzo di terra sul quale gli arzilli vecchietti passano il tempo coltivando zucchine e insalate. Sono arrivate le ruspe per abbattere le loro baracchette, ruspe scortate da carabinieri.
Una volta lì c’era una cascina abbandonata; invece di “annoiarsi” al bar con le eterne briscole hanno pensato bene di dissodare il terreno e hanno fatto rifiorire quella terra e la loro esistenza. Senza rubare niente a nessuno.
Adesso una sigla societaria, con carte da bollo, si presenta e intima loro di sloggiare. Niente da eccepire sulla legittimità dell’azione, siamo liberali con il concetto che la proprietà è sacra, e i carabinieri “benemeriti”.
Ma, avendo sentito ripetere spesso, in questi giorni, la parola “dignità” da leaders sindacali e politici, ci sembra opportuno spenderla a favore della dignità di quei signori. Ci piace la loro “dignità”.
Scrive Renato Farina, su Libero di oggi, che quei vecchietti sventolano la bandiera di una causa antica come le loro vite, e la nostra civiltà. Chi ha lavorato non può, non deve essere seppellito sotto chiacchiere melense e di tessere semigratuite per il cinema.
Se al posto dei “pensionati” ci fossero stati, mettiamo, i “conquistatori del Leonkavallo”, come sarebbe finita? I milanesi dovrebbero ricordare: dopo un po’ di tira e molla è stata trovata l’area giusta ed è finita che la Mondatori ha noleggiato in questo centro sociale la sala per presentare i libri.
I famosi giovani, specie quando non studiano, non lavorano, ma bevono molta birra e s’intronano con molta musica, riscuotono robusti contributi comunali ed extra, e incassano le licenze di stare dove gli pare, di mettersi le tute bianche o nere e i caschi per le loro “pacifiche” parate. E visite a non finire di prelati, intellettuali, buffoni e giornalisti. Niente carabinieri.
Invece, questi vecchi si sono agitati, hanno provato ad opporsi a chi li vuole chiudere nella Baggina. Nessuna trattativa, tre sono finiti in ospedale. E non c’era neanche un deputato, o un sindacalista “dignitoso”, pronto a fare petizioni o a interrogare il ministro degli Interni.
Ma cosa si sono messi in testa questi pensionati, di essere dei no-global?
Per finirla, la storia della “scaramuccia” della Cascina Venina è un piccolo episodio di “resistenza non violenta”, che apre però un discorso che molti fuggono come si scappa davanti a un incendio.
Si discute di eutanasia, ma non si conoscono signori anziani che ne parlano volentieri. A loro sembra quasi un invito a praticarla, a non essere un peso troppo a lungo.
Per questo, conclude Renato Farina, la battaglia di quei ventuno signori ci piace, e meriterebbe una riflessione e un impegno persino dal governo.
Berlusconi: se ci sei, batti un colpo. Per favore.
saluti




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