Qui si fa l’Italia. Massonica
Nel Risorgimento trionfa il disegno di sottomettere la Chiesa allo Stato
di Elena Benini
Non si sono ancora spente le recenti polemiche sul Risorgimento e il Consiglio della III Circoscrizione di Como ha voluto promuovere una serata per riflettere sull’argomento, oggi alle ore 21, nella Sala civica di Camerlata (in via Varesina 3 a Como). Fra gli invitati c’è Paolo Gulisano, autore del volume O Roma o morte! recentemente apparso nelle librerie. Il libro ha messo in discussione la versione ufficiale della storia del ’900 italiano rivelando, con molta e precisa documentazione, alcune verità manipolate o cancellate dai libri di storia.
Oggi, grazie ai documenti procurati da studiosi come Gulisano, possiamo provare che il “Risorgimento”, termine che vuole esprimere una grottesca parodia laica del concetto cristiano di Resurrezione, fu l’espressione di una ideologia di origine illuministica e massonica che impose una forzata e violenta unificazione delle diverse realtà nazionali e statali presenti nella penisola, e che aveva anche come ulteriore obiettivo la sottomissione del potere temporale del papa a quello dello Stato. Un sogno che corrispondeva ad un’antica aspirazione della Massoneria, all’utopia più coltivata: distruggere il Cristianesimo e sostituirlo con un culto neo-gnostico, con aspetti esoterici per gli iniziati e con una dimensione essoterica, pubblica, per il popolo. Il grande scontro che ebbe luogo nell’Italia dell’Ottocento non avvenne solo per dar vita ad una nuova entità statale, un paese dalla media importanza strategica proteso nel Mediterraneo, ma era una battaglia preparata da lungo tempo contro la Chiesa di Cristo. L’Italia infatti, caso unico nella storia, venne a crearsi come nazione in opposizione alla religione.
Da sempre il senso dell’appartenenza ad una patria (intesa letteralmente come “terra dei padri”) era andata di pari passo con l’appartenenza ad una fede; il focolare e l’altare erano sempre stati, nella storia dei popoli, una cosa sola. L’identità nazionale si fonda, oltre che su una comunità linguistica ed etnica, sull’elemento religioso. La nascita delle grandi nazioni medievali, come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, vede come protagonisti santi chiamati a battezzare i popoli e ad unirli in una comunità di destino: San Bonifacio in Germania, Sant’Agostino di Canterbury in Inghilterra, Clodoveo in Francia, Stefano in Ungheria, Adalberto e Boleslao in Boemia e in Polonia. La Spagna della Reconquista unisce realtà locali molto diverse per lingua e tradizioni sotto l’egida della fede minacciata dall’avanzata islamica.
Da sempre dunque il senso di appartenenza di un popolo ha trovato fondamento nel senso religioso. Fa eccezione il caso italiano, dove una nazione viene assemblata dando come orientamento politico l’ostilità alla religione, individuando come nemico il capo della Chiesa, il Vicario di Cristo, creando uno Stato senza fondamenta religiose, che confidava di creare un tessuto sociale con riferimenti all’etica massonica del buon cittadino.
Mentre le utopie rivoluzionarie teorizzavano l’abbattimento dei tiranni e la liberazione degli individui dalle catene dell’ignoranza e della superstizione, la realtà fu che gli uomini vennero ridotti ad anonimi fattori di produzione, destinati ad essere “materiale umano” a basso prezzo sul mercato del lavoro, buono per essere sfruttato senza scrupoli nel quadro della rivoluzione industriale. La quale doveva sostenere i sogni scientisti e prometeici di inebrianti avventure tecnologiche. Col risultato di sradicare milioni di persone dalla loro terra, dai loro usi e costumi e dalle loro tradizioni, specialmente religiose, stipandoli in condizioni subumane in degradanti periferie. Questo disegno valse pienamente anche per l’Italia.
L’unità fu una guerra civile cui seguì uno Stato di polizia fra i peggiori d’Europa. Questa era la Rivoluzione italiana, che, nonostante quasi tutti gli storici ritengano che il processo unitario fosse una soluzione dovuta ed inevitabile, poteva non essere affatto una via obbligata: il progetto di unificazione nazionale così come si stava realizzando era in palese, totale contrasto con le tradizioni storiche di una penisola che per secoli aveva conosciuto solo l’universalismo religioso e il federalismo politico.




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