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  1. #31
    Viribus Unitis
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    Predefinito Aborto

    Io sono contro l'aborto ma non abolirei la legge A PRIORI...
    Per me sarebbe meglio una consultazione popolare (referendum) e poi quello che succede succede...

  2. #32
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Legge 194

    Il rischio per le donne di ricadere nella piaga dell'aborto clandestino

    di Antonio Del Pennino
    senatore Repubblicano

    Nel dibattito apertosi in questi giorni sull'applicazione della legge 194, ci sembra difficile non rilevare il carattere pretestuoso e strumentale di alcune delle proposte avanzate.

    E lo diciamo con riferimento non tanto alle posizioni assunte dalla Cei, quanto alle indicazioni date dal Ministro Storace e alle iniziative legislative di parlamentari dell'Udc e della Lega. Essi hanno posto il problema in modo che sembra ispirato più al desiderio di una "captatio benevolentiae" nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche, che a una meditata e responsabile valutazione della normativa in vigore.

    Va preliminarmente rilevato che già la legge attuale prevede che "i consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita".

    Ora, il volere imporre la scelta di una specifica organizzazione di volontariato ideologicamente qualificata a chi ha la responsabilità della gestione dei consultori, appare una forzatura e una prova di sfiducia nei confronti degli attuali operatori che verrebbero inevitabilmente demotivati.

    Ma non è solo questo. Portare l'enfasi sul ruolo dei consultori, ignorando che la 194 prevede come interlocutori della donna nella decisione sull'eventuale interruzione della gravidanza oltre ai consultori stessi anche una struttura socio-sanitaria abilitata dalle regioni o un medico di fiducia, significa o sollevare solo un polverone, o creare le premesse per una revisione della legge.

    Il compito di informare la donna che intende interrompere la gravidanza per aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero a scegliere l'aborto, informandola dei diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, è previsto dalla 194 come comune ai consultori, alle strutture socio-sanitarie e al medico di fiducia.

    Quando nella stesura della legge prevedemmo tre tipi di interlocutori per le donne che intendevano interrompere la gravidanza, ed in particolare, superando molte resistenze, la figura del medico di fiducia, lo facemmo partendo da due ordini di considerazioni. Da un lato, l'inadeguata diffusione della rete di consultori sul territorio nazionale; dall'altro, il fatto che alla donna che già si trovava in uno stato di difficoltà e di turbamento sarebbe stato più semplice rivolgersi a un medico di fiducia che non a una struttura socio-sanitaria con le inevitabili complicazioni burocratiche.

    E la previsione di contemplare la possibilità di rivolgersi a un medico di fiducia si è rivelata lungimirante, dato che la grande maggioranza delle donne, che si sono trovate in questi anni di fronte al dramma dell'aborto, si è rivolta proprio ad un medico di fiducia, sfuggendo alla clandestinità.

    Oggi, con la motivazione di potenziare l'attività dei consultori per prevenire l'aborto, si intendono creare le premesse per un ridimensionamento del ruolo del medico di fiducia.

    Nella proposta di legge avanzata dalla Lega questo aspetto è sottinteso. Ci si limita, infatti, a proporre alcune norme che affidano ai consultori compiti non di "ragionevole convincimento" ma di "pesante condizionamento" delle decisioni delle donne. In particolare si prevede l'obbligatoria presenza nei consultori di un medico obiettore di coscienza, e che i consultori si adoperino, non nel rispetto della volontà e della dignità della donna, ma del principio della tutela della vita umana fin dal suo concepimento, affinché la donna possa portare a termine la gravidanza.

    L'obiettivo appare, invece, di tutta evidenza nel progetto di riforma dei consultori elaborato dalla presidenza del Forum delle Famiglie insieme al Movimento per la vita e trasmesso al Ministero del Welfare. In tale progetto si stabilisce che la donna che si rivolge al suo medico di fiducia per chiedere la certificazione necessaria all'aborto, debba essere necessariamente inviata al consultorio dove le "viene ricordato il suo dovere morale di collaborare nel tentativo di superare le difficoltà che l'hanno indotta a chiedere l'interruzione volontaria di gravidanza".

    Questa procedura rischierebbe di allontanare la donna anche dal contatto con il medico di fiducia e favorirebbe la ricaduta nella piaga dell'aborto clandestino. Ammesso che non sia invece il grimaldello per arrivare ad una modifica della legge che elimini addirittura il ruolo del medico di fiducia.

    La donna che si trova di fronte all'angoscioso dilemma se proseguire o interrompere la gravidanza, ha bisogno di aiuto, consiglio, sostegno, non di imposizioni o di complicazioni burocratiche. Un conto è impostare una politica di potenziamento dei consultori per metterli in condizione di svolgere più adeguatamente le loro funzioni di prevenzione e di assistenza. Altro, come sembra delinearsi dalle proposte avanzate in questi giorni, è pensare di fare dei consultori lo strumento per trasformare il percorso che la donna deve compiere per giungere ad una decisione in un vero e proprio calvario.

    Quando si vuole porre l'ideologia alla base delle soluzioni legislative si rischia di perdere di vista l'umanità.

    Roma, 25 novembre 2005

  3. #33
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    Le donne hanno sempre abortito. E in genere non interrompono una gravidanza per piacere, considerato che l'intervento in sé è doloroso, spesso praticato (a fini punitivi o sadici?) senza anestesia... ci sono donne che rimangono incinte in seguito a stupro, ragazze minorenni poco più che bambine, donne povere e sole... e molte donne-bene e tanto-per-bene che abortiscono in Svizzera dove evidentemente non commettono abominio, che dire?

    Il modo migliore per fermare l'aborto è insegnare un utilizzo responsabile dei contraccettivi, fare una politica famigliare seria (sussidi per tutte le coppie con figli, anche quelle non sposate, anche ai genitori single).

    Poi ancora: ma perchè quando si tratta di un problema femminile sono sempre i maschietti a discettarne in ogni salsa? La donna può nno può, può quando lo dico io... se le donne decidono, è tanto grave? Non siamo mica sotto tutela, sapete....

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da Elettra_R.
    Le donne hanno sempre abortito. E in genere non interrompono una gravidanza per piacere, considerato che l'intervento in sé è doloroso, spesso praticato (a fini punitivi o sadici?) senza anestesia... ci sono donne che rimangono incinte in seguito a stupro, ragazze minorenni poco più che bambine, donne povere e sole... e molte donne-bene e tanto-per-bene che abortiscono in Svizzera dove evidentemente non commettono abominio, che dire?

    Il modo migliore per fermare l'aborto è insegnare un utilizzo responsabile dei contraccettivi, fare una politica famigliare seria (sussidi per tutte le coppie con figli, anche quelle non sposate, anche ai genitori single).

    Poi ancora: ma perchè quando si tratta di un problema femminile sono sempre i maschietti a discettarne in ogni salsa? La donna può nno può, può quando lo dico io... se le donne decidono, è tanto grave? Non siamo mica sotto tutela, sapete....
    l'aborto è un problema sociale, quindi riguarda sia le donne che gli uomini. Ed è un problema grave, estremamente grave.
    D'accordo sulle misure positive per combatterlo, che dovrebbero essere molto più energiche di quelle attuali, includendo un ferreo controllo dei media per eliminare le immagini anti-maternità così diffuse (donne solo lavoro e successo, donne libertine, ecc...) e sostituirle con immagini convincenti di madri felici e realizzate. Ma anche le misure negative servono. Servono soprattutto a rendere chiaro a tutti che la società non vuole l'aborto, che questo è un atto antisociale per eccellenza, e quindi far riflettere mille volte la futura madre dal cadere nell'orrore dell'aborto.

 

 
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