Originally posted by Pieffebi
Il governo di CentroDestra ha delle evidenti inclinazioni masochistiche, che si manifestano, a volte, con un tempismo sconcertante. Parrebbe che alcuni suoi ministri abbiano preso a cuore le sorti dell'Opposizione di Sinistra-Centro, delle sue immani difficoltà politiche e culturali (grazie soprattutto agli "intellettuali" girotondari), del suo essere netta minoranza in Parlamento, del suo essere divisa su quasi tutto.
Ogni volta che gli avvenimenti politici, o persino i fatti di cronaca, paiono accentuare le difficoltà (e le contraddizioni) dell'Opposizione o di suoi prestigiosi esponenti, ecco soccorrere in loro generoso aiuto qualche signor Ministro della Repubblica.
Le esternazioni, o meglio, talune "esternazioni" dei signori ministri, o meglio di taluni ministri, paiono proprio dettate dalla volontà di giovare all'Opposizione, di darle argomenti che altrimenti non potrebbe mai sperare di avere, di vanificare quel po' di buon lavoro che comunque l'esecutivo ha fatto.
Mi auguro che il presidente Berlusconi, che non è esente da simili generosi gesti di rianimazione del Sinistra-Centro, sappia quello che sta facendo nel difendere oltre il dovuto e il difendibile il signor Ministro degli Interni. Mi auguro che abbia attentamente valutato, sul piano etico, umano e politico, quello che il suo fido collaboratore ha ...combinato e, soprattutto, il significato di quello che ha dichiarato e che non ha potuto, se non molto, molto debolmente smentire.
E' da dire che quello che è accaduto nei giorni scorsi riguardo alle ormai famose lettere di Marco Biagi...lascia, a diro poco, sconcertati.
Nel CentoDestra non tutto pare andare per il meglio se c'è davvero chi, incredibilmente e al di là delle polemiche da bar sport, mette sullo stesso piano il massimalismo pur poco...responsabile di Cofferati e il delirio omicida dei terroristi comunisti delle Brigate Rosse.
Ritenere il signor Cofferati, che pur di responsabilità ne ha tante, quale il "mandante", foss'anche "solo" morale dell'assassinio vile del prof. Marco Biagi....non è proprio indice di capacità di comprensione della realtà politica attuale, ne' dei tragici accadimenti che hanno pesantemente condizionato, per tanti anni, la politica italiana.
Mi pare che, ancora una volta, la posizione più intelligente e seria a riguardo sia stata espressa dal presidente Gianfranco Fini, che pur sottolineando la deriva massimalistica del sindacato rosso, e le sue scoperte finalità politiche, ha decisamente escluso ogni legittimità a qualsiasi tentativo di criminalizzare Sergio Cofferati.
Quello che è certo è che dalle sacrosante e severissime critiche alla politica "sindacale" della CGIL non è possibile, irresponsabilmente, giungere alla sua equiparazione di fatto con l'estremismo più radicale fiancheggiatore, di fatto, del terrorismo dei comunisti combattenti.
Al temp stesso non è possibile attaccare il signor Cofferati...per i toni a suo tempo manifestati nelle sue critiche, piuttosto inquietanti, a Marco Biagi, ed accettare che un Ministro della Repubblica offenda, al di là del contesto, la memoria di un coraggioso servitore dello Stato con parole che restano, comunque le si girino e rigirino, inqualificabili.
In linea generale molti componenti della maggioranza e del governo devono finalmente rendersi conto, al di là di ogni altra considerazione, anche di carattere morale, che oggi non si è più all'Opposizione, che si è al governo di un grande paese democratico. E chi è al governo deve abiturarsi ad assumersi le proprie responsabilità, con serietà e senso del dovere....fino in fondo.
Saluti liberali
da www.iltempo.it :
" LA SINISTRA HA PERSO UN PRETESTO
di GIUSEPPE SANZOTTA
QUASI tutto il Parlamento ha riconosciuto a Scajola grande senso di responsabilità per aver dato le dimissioni nonostante la maggioranza, a partire da Berlusconi, avesse perdonato una sua frase infelice tanto da essere pronta a difenderlo dagli attacchi dell’opposizione. Ma diciamo con chiarezza che quella delle dimissioni era una scelta scontata. Una decisione che il ministro aveva maturato nei giorni scorsi e che in qualche modo era trapelata quando aveva chiesto scusa alla famiglia Biagi . Le dimissioni non sono una scelta facile soprattutto quando si ha la coscienza di aver fatto il proprio dovere. E nessuno anche dall’opposizione ha potuto fino a questo momento accusare Scajola di negligenze precise. Se polizia e magistratura si sono mostrate impreparate davanti a un ritorno di fiamma delle Br, non è certo per colpa di un uomo da pochi mesi alla guida del Viminale. Il ministro paga per la sua infelice frase su Biagi, paga perché sono stati resi noti gli angosciati appelli di Biagi che nessuno ha preso sul serio, a partire dal suo amico, il presidente della Camera Casini. Perché quegli appelli si basavano su una drammatica consapevolezza: di essere indifeso davanti alla campagna d’odio di chi lo additava come un traditore dei diritti dei lavoratori.
In questa situazione Scajola era diventato il bersaglio di chi accusava lo Stato di aver lasciato solo Biagi (come se la responsabilità delle scorte e la valutazione della consistenza delle minacce non riguardasse anche altri organi) e di chi trovava più comodo discutere di mancata protezione e non delle responsabilità di chi ne aveva fatto un bersaglio politico. Una volta si diceva che le parole possono diventare pietre. Con i terroristi a piede libero si può anche affermare che possono diventare proiettili. Davanti al pericolo non si può congelare il confronto democratico, sarebbe una vittoria delle forze eversive, ma si deve avere la consapevolezza che la polemica non può travalicare certi limiti. Non si possono criminalizzare scelte politiche, chiamare a raccolta milioni di persone, gridare che si vogliono cancellare i diritti degli operai conquistati in decenni di lotte, evocare scenari catastrofici, senza pensare che questo può essere un pretesto per quanti all’uso delle parole sostituiscono azioni criminali.
Sono passate così in secondo piano le accuse di Cofferati. La sua ostinazione a usare il sindacato non tanto come strumento di difesa dei diritti dei lavoratori, ma come una clava politica nei confronti di un governo che ha ottenuto il consenso degli italiani attraverso libere elezioni. E ora, archiviato il caso Scajola, è giusto parlare proprio di questo, anche e soprattutto di Cofferati.
La vicenda Biagi non finisce con le dimissioni del ministro dell’Interno. Non finisce perché gli agitatori sono sempre in azione, perché Cofferati non solo è al suo posto ma ha rinviato il suo addio dal sindacato. Non finisce qui soprattutto perché chi ha ucciso D’Antona e Biagi è ancora in libertà e può tornare a colpire. E di questo dovrebbero essere consapevoli tutti, maggioranza, opposizione e il sindacato. Ora che il bersaglio di tanti attacchi si è fatto da parte è il momento di aggredire il vero nemico. Un impegno che non dovrebbe conoscere limitazioni negli schieramenti parlamentari. Ecco perché il gesto di Scajola è quello di un uomo che ha un alto senso dello Stato che riporta l’attenzione su un problema gravissimo, che riguarda tutti, quello della lotta ai brigatisti assassini. Un impegno che l’opposizione per cinici calcoli politici aveva finto di dimenticare. Adesso non ci sono più alibi.
giovedì 4 luglio 2002 "
Cordiali saluti




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