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  1. #11
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    LA CRISI ECONOMICA IN OCCIDENTE ED IL TERZO MONDO.

    Evidentemente c’è nel ns sistema di sviluppo, ispirato al Liberismo, qualcosa che ricorrentemente lo mette in crisi, sì che gli organi istituzionali devono intervenire per rimetterlo in moto.
    Fu così con il crollo di Wall Street negli anni 1929-1930, le borse andarono in fumo, capitali di milioni e milioni di Dollari furono bruciati in pochi giorni, gli imprenditori andati in miseria si suicidarono e nessuno poteva più intraprendere nuove attività per ridare slancio all’economia.
    Lunghe file di disoccupati si disponevano davanti alle sedi pubbliche per ottenere sussidi od al minimo una scodella di minestra.
    Un paese al disastro……. Ma poi venne il Presidente Roosvelt col suo “New Deal” ed applicò òe teorie del Keynes: lo Stato intervenne con finanziamenti per sviluppare una serie di opere pubbliche e così furono creati molti posti di lavoro ed una certa rinascita della libera iniziativa.
    Dietro questi incentivi governativi l’economia si rimise in moto, ma chi la riportò ad alti livelli non fu certo lo Stato, furono tante iniziative dei singoli, che ripresero fiducia nel sistema e tornarono ad intraprendere e a investire.
    Altro esempio dell’efficacia di finanziamenti ad economie dissanguate fu il piano Marshall disposto dagli Stati Uniti a favore dell’Italia disastrata del dopoguerra.
    L’Italia, che aveva in sé risorse imprenditoriali e competenze tecniche per autosvilupparsi, in quegli anni crebbe molto e pure con qualche stortura divenne uno dei principali paesi industriala del mondo.
    Da ciò si può concludere che il sistema economico liberale ha il potere di promuovere un grande sviluppo nelle nazioni dove viene applicato, non può essere però completamente sganciato dai controlli governativi non solo perché a causa delle speculazioni finanziarie può implodere, ma anche perché quando si inceppa ha bisogno degli incentivi statali per riprendersi.

    Venendo al momento attuale dell’economia occidentale ( Europa ed America), mi sembra che la crisi in atto abbia due ragioni fonfamentali:
    - la grande bolla speculativa delle borse gonfiata negli anni ’90 con la creazione di tante società tecnologiche fasulle, fondate sul nulla, i falsi in bilancio di tante società, che volevano far credere di essere in buona salute per attrarre capitali, la grande ingenuità ed anche cinismo di tanti promotori finanziari pronti a rastrellare denaro destinato a finanziare dei deficit, la leggerezza di tutti nel credere di ottenere facili guadagni. Infine la bolla è scoppiata ed il mercato sta mettendo le cose a posto.
    - La difficoltà delle aziende a trarre profitto dalle vendite nei mercati occidentali ormai saturi.
    La ns economia è per gran parte basata sull’automobile, ma evidentemente oramai il mercato non richiede più tante auto come negli anni passati, semmai sarà in futuro richiesta una diminuzione del traffico automobilistico per evidenti ragioni di inquinamento e di sicurezza.
    Questo arresto nelle vendite delle automobili, però non è indolore, poichè molti lavoratori perderanno il posto ed allora è il momento di trovare sbocchi a queste risorse lavorative ed è il governo statale che si deve far carico a trovarli.


    La saturazione dei mercati occidentali può essere superata o mettendo a disposizione più risorse ai ceti più deboli, che ancora mancano di molti beni o facendo produrre alle aziende dei beni di utlità pubblica quali strutture sanitarie, ricoveri per anziani ecc..ma sia nell’uno che nell’altro caso lo Stato dovrebbe aumentare l’imposizione fiscale sui ceti abbienti col risultato di deprimere da un lato consumi di un certo valore e dall’altro di inibire gli investimenti produttivi.
    Così si vede che la leva fiscale è a doppio taglio….Così facendo, si scivolerebbe pian piano in una economia statalizzata con l’abbassamento del tenore di vita in generale.
    Il problema sarebbe risolvibile trovando nuovi mercati, ma è difficile vendere i ns prodotti nei mercati internazionale, perché sono prodotti ad alto costo e ad un contenuto tecnologico non molto
    elevato; d’altra parte per produrre merci ad elevato contenuto, occorre avere una ricerca ad un certo livello, ricerca, che, come sappiamo in Italia, non abbiamo.
    Rimanendo chiusi in noi stessi difficilmente potremo uscire da queste difficoltà; io credo che uno sbocco a questa situazione potrebbe essere rappresentato dal terzo mondo.
    Abbiamo un terzo nell’assoluta povertà, con delle risorse naturali, che non sa sfruttare e bisogna farlo uscire dalla miseria.
    L’Italia, come altri paesi occidentali, dovrebbe proporre per i paesi poveri una sorta di piano Marshall, un piano che preveda non solo finanziamenti ma anche l’invio di maestranze, per insegare a lavorare agli indigeni.
    Se ad esempio in tanti paesi dell’Africa si creassero dei centri di sviluppo sovvenzionati dall’Occidente, centri nei quali si creassero le condizioni per uno sviluppo agricolo-industriale sotto la guida di ns mestranze, evidentemente prenderemmo tre piccioni con una fava.

    Cioè:
    - innanzitutto promuovere lo sviluppo dei paesi poveri, nei quali la gente comincerebbe a lvorare ed a rendersi indipendente.
    - Occupare molti ns lavoratori, muniti di una certa preparazione tecnico professionale (specie i giovani), che nei paesi poveri potrebbero realizzarsi sie economicamente che moralmente.
    - Dare l’opportunità alle ns aziende di trovare nuovi mercati.


    Gli stati occidentali dovrebbero finanziare i piani di costruzione di questi centri di sviluppo e favorire l’insediamento di tante ns aziende con chiari intenti di sviluppare la nazione ospitante e di dare ossigeno anche al ns mercato del lavoro.

    Ovviamente non mi nascondo le gravi difficoltà politiche ad organizzare tale sistema, che molti vorrebbero vedere come un neo colonialismo, ma che in realtà non è, perché in realtà si tratterrebbe di insegnare a lavorare a chi non lo sa e quindi a educare a rendere auto sufficienti tante popolazioni.

    Catone

  2. #12
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    Per Catone.

    L'idea di sviluppare i paesi africani col trasferimento la' delle nostre aziende puo' andar bene, ma solo in teoria. Tanti di quei paesi hanno dei governi che rifiutano lo sviluppo perche' in caso contrario perderebbeo il loro potere assoluto (vedi ad esempio il caso recente di Mugabe nello Zimbabwe). Per aiutarli e' quindi necessario non solo un intervento economico, ma anche un controllo politico-militare di quei territori.

  3. #13
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    Predefinito E dopo?

    Originally posted by Patrizio
    Non preoccuparti, il sistema borghese-tardoccidentale non pu§ä reggersi in piedi pi§ë di qualche decennio ancora (io credo non pi§ë di un paio, ad essere molto generosi).
    Sono perfettamente d' accordo, anzi un decennio mi sembra esagerato, 4-5 anni. Ma, a differenza di altri "fins de si¨¨cle" della Storia, che alternative ci sono?

    Monarchia - Illuminismo - Rivoluzione Francese

    Principati - Conglomerati - Stati nazionali

    Capitalismo - Comunismo - Socialismo (utopia mai realizzata)

    Crisi postbellica del 1929 - Fascismo - Nazismo (faceva schifo, ma un' alternativa c' era)

    Economia sociale di Mercato - Thatcher/Regan/Berluskismo -crisi dello Stato.......e poi il NULLA

    secondo me, oggi il libero pensiero macropolitico e macroeconomico ¨¨ sempre pi¨´ condizionato dalle pressioni dei mass media, che dettano quali sono i concetti "politically correct" e bollano, censurano, ignorano, chi va controcorrente in modo civile e ragionevole. Se dei fanatici spaccano tutto a Genova, se altri simili si suicidano pur di innescare una strage a Manhattan, se Pannella digiuna a oltranza, tutto questo fa spettacolo, aiuta i giornalisti, rende superfluo confrontarsi con il "perch¨¨ fanno questo?". Altro discorso per Enzo Biagi, per fare solo un esempio. Una persona civile, intelligente, magari un po' piena di s¨¨, ma utile al progresso civile. Fuori, pericolo! Continuiamo con Sgarbi, che sta dicendo cose sacrosante, ma gli bloccano il non-appiattimento e la denuncia dell' ennesimo gioco delle Trecarte.
    Una volta c'erano i metodi con cui fu eliminato Amendola....

    Mi verrebbe voglia di gridare che non ¨¨ possibile fondare tutto sulla crescita, a scapito di un pianeta che ha ormai meno di 50 anni di vita, i soldi dove se li porteranno, quando anche la Svizzera sar¨¤ un deserto?
    La pura legge dell' economia di mercato ¨¨ la legge della giungla, degli animali forti che uccidono i pi¨´ deboli, delle logiche naziste di eliminazione degli infermio di mente. Non ci fu dalle nostre parti qualcuno che disse "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza?".
    E le Chiese? Chi si arrischia ormai a dichiararsi Cristiano? Cattolico forse piuttosto, perch¨¨ implica la collocazione in una lobby. Ma Cristiano? Dove si prende la tessera?

    Si stava meglio quando si stava peggio. Io ho vissuto la Germania prima, durante e dopo la Riunificazione. Con dolore devo ammettere che quando da una parte c'era Helmut Schmidt e dall' altra Erich Honecker tutto era pi¨´ chiaro. Anche per i disoccupati della ex "DDR" oggi, che votano nostalgico, Gysi, PDS, l' odore della lignite, della Trabi e del posto sicuro.

    Altra chimera: la gente deve dare l' addio al posto fisso e percepire come una crescita interiore il cambio continuo del datore di lavoro. E tra un lavoro e l' altro, senza Welfare, cosa mangia? Quanta energia si spreca per scrivere lettere, partecipare a bandi di concorso, mandare curriculum, cercare di conoscere il futuro deputato con le conoscenze giuste? Cosa produce tutta quest' energia buttata? Nulla, lo spreco!

    Mentre quelli che questi problemi non li avranno mai, che hanno diete cospicue e, se non sono rieletti, li mandano ad amministrare qualche carrozzone di cui non capiscono niente, si permettono di elogiare il lavoro flessibile....

    Armiamoci e partite!

    Serenissimi saluti Mitteleuropei

  4. #14
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    Egregi,

    siete troppo pessimisti sul ns avvenire;

    ma come si fa a dire che il pianeta ha meno di 50 anni di vita e che il sistema liberista occidentale andrà avanti solo per 4-5 anni...??

    La vostra visione del mondo è nichilista, secondo Voi altro non ci aspetta che la distruzione totale.

    E' vero siamo in un momento difficile, non crediamo più a niente, ma l'umanità ha già attraversato periodi simili, trovando uno sbocco ai problemi, certo uno sbocco non sempre indolore.

    Dopo le batoste il cammino vine sempre ripreso e dev'essere per forza un cammino nella libertà.

    La crisi arriverà, ma gli uomini di buona volontà sapranno riprendere il cammino con forza ed inizierà un'opera di ricostruzione, basata sulla volontà di rigenerazione, che ogni uomo racchiude in sè.

    Certo molto dovrà essere riformato e regolato, ma l'umanità ritroverà la via della risurrezione nella Fede in Dio, nella fede in se stessa.

    Il sistema economico liberale continuerà, perchè è quello che richiede più energie individuali ed il massimo impegno di tutti.

    Guardate l'avvenire con la speranza cristiana......

    CATONE

  5. #15
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    Originally posted by Il Condor
    Per Catone.

    Per aiutarli e' quindi necessario non solo un intervento economico, ma anche un controllo politico-militare di quei territori.

    Hai ragione, ma chi lo esercita? Gli USA certamente no, visto come stanno colonizzando e affamando l' America Latina (esempi a bizzeffe su richiesta), le ex Potenze Coloniali nemmeno, dato che in Africa hanno comunque canali preferenziali con la malavita governativa locale (esempi non mancano nemmeno qui).

    Lasciamo tutto in mano a Canadesi, Australiani, Svizzeri, Svedesi, Austriaci?

    Forse non sarebbe male.

    Serenissimi saluti mitteleuropei

  6. #16
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    Caro Catone, quello che scrivi l'abbiamo gia' visto in tempi passati. Si chiama "la politica della mano tesa" ed e' nata con Napoleone III nell'800 francese.
    L'intento e' sicuramente lodevole ma il problema vero e' la "connotazione" di sviluppo o presunto tale che noi andiamo a esportare all'estero. Anche qui, andiamo a verificare come viene attuato.
    La situazione nel secondo e terzo mondo e' molto variegata, ma possiamo individuare delle "aree" di riferimento strategico.

    Il Sudamerica.
    Connotati:
    Sostanziale serbatoio delle risorse per gli Stati Uniti, fin dai tempi della "Dottrina Monroe". Economia di tipo latifondistico per l'agricoltura e di sfruttamento a basso costo delle risorse minerarie e naturali da parte di piccole elite di popolazione legate a doppio filo con interessi preponderanti di grosse lobbyes internazionali.
    Solo in Brasile l'84% per cento delle terre coltivabili appartiene al 2% della popolazione.
    Politicamente la si puo' definire in fase evolutiva, ma sostanzialmente sempre sotto il controllo statunitense.

    Africa Subsahariana e centrale.
    Zona di ex-colonialismo europeo, in particolare francese e inglese. Le zone a vocazione agricola sono state convertite alla monocoltura di generi esportabili nei mercati occidentali, mentre il resto sopravvive in un economia di sussistenza aggravata dal fortissimo incremento demografico e dall'assenza di infrastrutture. Sfruttamento a basso costo delle risorse minerarie e naturali. Politicamente la si puo' definire fortemente instabile con regimi di tipo militaristico e dediti alla corruzione.

    Asia centrale e orientale.
    Zona di influenza prevalentemente ex-sovietica o occidentale (Deccan) con fortissimi sbalzi economici dovuti anche al tipo di organizzazione sociale (India, Pakistan, Birmania ecc) con zone di sviluppo molto asimmetriche. Ampie zona a monocoltura (ex Asia sovietica) e agricoltura di sussistenza. Industria primaria di tipo "ottocentesco" con strutture antiquate e meccanizzazione scarsa. Politicamente abbastanza eterogenea con comunque un notevole "stacco" tra classe politica e struttura sociale. Corruzione diffusa.

    Per risolvere (o perlomeno per attenuare) lo stridente sottosviluppo del terzo mondo si potrebbe essere combattuti tra una logica "interventista" di stampo coloniale e l'altro estremo di una politica di "abbandono" degli stessi paesi al loro destino, con dei pro e dei contro sia in una che nell'altra direzione.

    Secondo il mio personale parere c'e una strada, che e' intermedia ma che bisognerebbe intraprendere senza esitazione.
    Prima di tutto puntualizziamo una cosa. La logica fin qui seguita nella politica degli investimenti nel terzo mondo ha una "caratteristica" peculiare, ovvero lo sfruttamento indiscriminato delle risorse sia umane che naturali al fine di ottenere prodotti o materie prime con margini altissimi di profitto per gli operatori occidentali.
    Ne consegue che la logica non deve essere "essenzialmente" economica in quanto la debolezza intrinseca di queste controparti in realta' permette ogni tipo di vessazione da parte di coloro che hanno interesse a sfruttarle.
    Fin qui tutto normale, si puo' anche pensare che cio' sia nell'ordine ineluttabile delle cose e che non ci sia in realta' una vea soluzione a questo problema se non in una logica "caritatevole".
    In realta' c'e un "rovescio" della medaglia che a tutt'oggi non viene considerato. Qual'e? E' semplicemente il fatto incontrovertibile che questo tipo di "sviluppo" sta letteralmente "destabilizzando" tutto il sistema della produzione e della vendita di beni in Occidente. Semplicemente perche' in realta' vendendo prodotti "sottocosto" in Occidente si creano "due" poveri. Uno e' quello costretto a lavorare 18 ore al giorno per un pugno di riso nel disastrato terzo mondo e il secondo e' colui che produceva o comunque si occupava di quei beni in Occidente che ora si trova disoccupato perche' non piu' "competitivo" (ammesso che si possa parlare di competitivita').
    Ora si fa un gran parlare di "qualita'" del prodotto. Esistono enti di certificazione, di controllo di qualita' ed effettivamente il livello "qualitativo" del prodotto e' ad oggi pressoche garantito. Etichette, ingredienti, e tutto quant'altro e' disponibile per una valutazione del medesimo. Cosa manca? Manca uno degli elementi fondamentali, l'uomo e il processo produttivo.
    Occorre spostare l'attenzione dal prodotto in se' al prodotto come "risultato" di un processo che ha come parte integrante l'uomo stesso.
    In poche parole cosi' come non si permette l'importazione di oggetti qualitativamente non rispondenti agli "standard" di riferimento europei (magari sotto il profilo della sicurezza elettrica o quant'altro), in questi "standard" dovrebbero essere compresi l'osservanza dei diritti fondamentali e di una corretta gestione della forza lavoro da parte delle aziende operatrici.
    Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di utopie. Ma non e' affatto cosi'. In realta' l'effetto piu' rilevante e' un forte aumento del livello di costo dei prodotti stessi. Pero' abbiamo due vantaggi:
    Il primo e' aumentiamo fortemente il livello di ricaduta economica sul "paese reale" dl terzo mondo il che permette un reale aumento dei consumi e un vero sviluppo, anche a fronte dell'inevitabile diminuzione delle esportazioni e non solo uno sfruttamento ad uso e consumo di aziende che reindirizzano questi capitali sul solito sistema finanziario, ad uso del "castello di carta" e di pochissimi, il secondo e che rimettiamo in corsa anche il "nostro" sistema produttivo e coloro che si occupano dello stesso.
    Quanti di noi a tutt'oggi fanno riparare una radiolina?
    Nessuno. Perche' nessuno? Perche' costa piu' ripararla che comprarla nuova. Il problema sta proprio qui. Oltre ai vantaggi sotto il profilo ambientale di non dover comprare una radio all'anno e poi buttarcela, si rimette in moto tutto un sistema che in Occidente sta scomparendo, quello piu' sano, della produzione e della manutenzione dei prodotti, profilo anche estremamente importante sotto il profilo della gestione "ambientale".
    Certo e' ovvio che in questo caso la radiolina costerebbe molto di piu'. Forse il quadruplo.

    Ma e' un prezzo che DOBBIAMO pagare. Per sopravvivere noi, prima ancora di fare "carita'" al terzo mondo.
    Questo della radiolina e' solo un esempio, ma in realta' la cosa dovrebbe essere estesa a TUTTO il sistema produttivo.

    E' richiesto poi un passaggio "culturale" molto importante in tutti paesi occidentali, ovvero il passaggio da un ecomina di "consumo" ad un economia di "riciclaggio".
    Sostanzialmente dobbiamo abituarci ad avere "due" referenti per i prodotti. Uno e' il nostro negoziante o comunque dove "acquistiamo" il prodotto e l'altro e' colui al quale "restituiamo" lo stesso alla fine del ciclo di vita. Tutto dovrebbe essere alla BASE, ovvero per come e' costruito e come e' assemblato, potenzialmente riciclabile. Il livello di tassazione dei prodotti dovrebbe essere proporzionato al loro livello di "riciclabilita'" nel sistema produttivo, anche per indirizzare le aziende verso sistemi produttivi che permettano questo passaggio. Questo anche per le materie costitutive dello stesso. Un vero "certificato" per ciascun prodotto sul mercato, ovviamente costituito con gradualita'.
    I vantaggi sotto il profilo sia della disponibilita' di materie prime che sotto il profilo ambientale sono enormi.

    Si ma come si fa?
    Qui si entra nel gioco complesso della reale necessita' di scindere la politica dall'economia. Attualmente sta entrando in gioco il concetto stesso della stessa come "parte" di un sistema economico che in realta' dovrebbe governare. E' davvero necessario scindere abbastanza chiaramente il gioco delle parti e permettere a coloro che gestiscono le sorti dei paesi occidentali sotto il profilo politico di essere INDIPENDENTI da condizionamenti di basso interesse di bottega. I costi della politica ci sono ma devono essere assolutamente scissi dalle volonta' "miopi" dei gruppi industriali impegnati a fare profitti sul breve termine.
    In definitiva la volonta' deve anche essere nostra, ovvero riuscire a capire che lo Stato e la Politica non sono un impresa e che devono tutelare l'interesse di tutti.

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  7. #17
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    [QUOTE]Originally posted by Fuori_schema
    "Il Sudamerica.
    Connotati:
    Sostanziale serbatoio delle risorse per gli Stati Uniti, fin dai tempi della "Dottrina Monroe". Economia di tipo latifondistico per l'agricoltura e di sfruttamento a basso costo delle risorse minerarie e naturali da parte di piccole elite di popolazione legate a doppio filo con interessi preponderanti di grosse lobbyes internazionali.
    Solo in Brasile l'84% per cento delle terre coltivabili appartiene al 2% della popolazione.
    Politicamente la si puo' definire in fase evolutiva, ma sostanzialmente sempre sotto il controllo statunitense."

    Analisi ormai superata. Gli States hanno interessi strategici nella parte nord del continente latino-americano (Messico), Nel resto sono superiori gli interessi e gli investimenti europei (soprattutto spagnoli). Lo dimostra che gli States non hanno mosso un dito per salvare l'Argentina.


    "Africa Subsahariana e centrale.
    Zona di ex-colonialismo europeo, in particolare francese e inglese. Le zone a vocazione agricola sono state convertite alla monocoltura di generi esportabili nei mercati occidentali, mentre il resto sopravvive in un economia di sussistenza aggravata dal fortissimo incremento demografico e dall'assenza di infrastrutture. Sfruttamento a basso costo delle risorse minerarie e naturali. Politicamente la si puo' definire fortemente instabile con regimi di tipo militaristico e dediti alla corruzione."

    Le risorse minerarie e naturali di questi paesi ottengono sul mercato internazionale gli stessi prezzi dei minerali australiani, canadesi, russi, ecc. A questi prezzi gli australiani e i canadesi (che hanno metodi di produzione molto meccanizzati e ottimizzati) ci guadagnano un sacco, gli africani fanno la fame. Il problema quindi e' nel loro sistema di lavoro, non siamo noi cattivi Occidentali a "rubargli" le loro risorse in cambio di pochi spiccioli.


    "Quanti di noi a tutt'oggi fanno riparare una radiolina?
    Nessuno. Perche' nessuno? Perche' costa piu' ripararla che comprarla nuova. Il problema sta proprio qui. Oltre ai vantaggi sotto il profilo ambientale di non dover comprare una radio all'anno e poi buttarcela, si rimette in moto tutto un sistema che in Occidente sta scomparendo, quello piu' sano, della produzione e della manutenzione dei prodotti, profilo anche estremamente importante sotto il profilo della gestione "ambientale".
    Certo e' ovvio che in questo caso la radiolina costerebbe molto di piu'. Forse il quadruplo.

    Ma e' un prezzo che DOBBIAMO pagare. Per sopravvivere noi, prima ancora di fare "carita'" al terzo mondo.
    Questo della radiolina e' solo un esempio, ma in realta' la cosa dovrebbe essere estesa a TUTTO il sistema produttivo."

    Quello che tu proponi di fare con la radiolina e' quello cha gia' stiamo facendo con l'agricoltura. Per difendere i nostri agricoltori dalla competizione dei poveri del terzo mondo, teniamo delle barriere protezionistiche e sovvenzioniamo i prezzi dei prodotti agricoli che altrimenti sarebbero troppo bassi. Il costo e' molto alto... e sarebbe insostenibile se esteso anche all'insudtria. Inoltre non mi risulta che ai poveri del terzo mondo questo sistema piaccia molto !



    "Si ma come si fa?
    Qui si entra nel gioco complesso della reale necessita' di scindere la politica dall'economia. Attualmente sta entrando in gioco il concetto stesso della stessa come "parte" di un sistema economico che in realta' dovrebbe governare. E' davvero necessario scindere abbastanza chiaramente il gioco delle parti e permettere a coloro che gestiscono le sorti dei paesi occidentali sotto il profilo politico di essere INDIPENDENTI da condizionamenti di basso interesse di bottega. I costi della politica ci sono ma devono essere assolutamente scissi dalle volonta' "miopi" dei gruppi industriali impegnati a fare profitti sul breve termine.
    In definitiva la volonta' deve anche essere nostra, ovvero riuscire a capire che lo Stato e la Politica non sono un impresa e che devono tutelare l'interesse di tutti. "

    Si', va be', e poi magari vi lamentate perche' i politici si auto-innalzano gli stipendi

  8. #18
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    Originally posted by Mitteleuropeo



    Hai ragione, ma chi lo esercita? Gli USA certamente no, visto come stanno colonizzando e affamando l' America Latina (esempi a bizzeffe su richiesta), le ex Potenze Coloniali nemmeno, dato che in Africa hanno comunque canali preferenziali con la malavita governativa locale (esempi non mancano nemmeno qui).

    Lasciamo tutto in mano a Canadesi, Australiani, Svizzeri, Svedesi, Austriaci?

    Forse non sarebbe male.

    Serenissimi saluti mitteleuropei
    Per ora sembra un'ipotesi lontana anni-luce. Ma se in futuro continuera' l'invasione terzo-mondista (e continuera' di sicuro), allora sara' necessario prendere delle decisioni radicali.

    Io vedo quattro possibilita':
    1 - fare un po' come di Luca Loi - Fuori Schema, e cioe' "auto-tassarci" e regalare parte del nostro reddito al terzo mondo per migliorare il loro ambiente. Questa strada, nell'improbabile ipotesi che sia seguita, e' destinata al fallimento perche' contraria alle piu' elementari leggi della Natura, che dicono che "vince il piu' forte";
    2 - chiudere l'Europa come un fortino assediato contro l'esterno. Praticamente inattuabile anche questa sia perche' ci sono gia' troppi rapporti in essere fra noi e loro, sia soprattutto perche' il "nemico" e' gia' entrato (milioni di islamici in Francia, Germania e GB);
    3 - accettare supinamente di essere colonizzati e soggiogati dai "barbari";
    4 - scatenare la contro-offensiva, cioe' partire NOI per andare a imporre il NOSTRO modello ai popoli sahariani e saheliani. Per il bene di entrambi.

    Alla fine, non so se fra 1, 10 o 20 anni credo che l'Europa addormentata dal troppo benessere si svegliera' e che prevarra' l'ipotesi 4

  9. #19
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    [QUOTE]Originally posted by Il Condor


    Per ora sembra un'ipotesi lontana anni-luce.

    Mica tanto.....


    4 - scatenare la contro-offensiva, cioe' partire NOI per andare a imporre il NOSTRO modello ai popoli sahariani e saheliani. Per il bene di entrambi.

    Alla fine, non so se fra 1, 10 o 20 anni credo che l'Europa addormentata dal troppo benessere si svegliera' e che prevarra' l'ipotesi 4
    [/QUOTE



    Condivido, ma sottolineando, come hai giustamente scritto, l' EUROPA !

  10. #20
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    Originally posted by Mitteleuropeo



    Condivido, ma sottolineando, come hai giustamente scritto, l' EUROPA !

    ...ops, volevo dire l'Occidente, non solo l'Europa. Il progetto neo-colonialista, come ogni manovra globale di ampio respiro, ovviamente non e' possibile senza la partecipazione forte degli States.

 

 
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