Il ministro della Giustizia Castelli fa la «lista dei cattivi»
di red.

Il ministro della Giustizia Roberto Castelli attacca la stampa quotidiana. E precisamente mette nella “lista dei cattivi” L’Unità, La Repubblica e L’Espresso. Il Ministro afferma, in un suo intervento alla Festa della Lega Nord Padania, a Carpineti, che i suddetti quotidiani «dicono continuamente menzogne». E a conferma porta un esempio secondo lui lampante: «Su Repubblica - ha esemplificato - c'era un articolo di questo tipo: “Si prevede che entro due anni ci saranno ben 600.000 lavoratori che non saranno più protetti dall' art. 18”. Messa così è notizia negativa. Traduzione: questo nostro accordo farà sì che entro due anni ci saranno 600.000 nuove assunzioni. Questa è la verità per come va letta la notizia, al di là delle balle che raccontano i tre». Non contento il ministro Castelli ha lanciato altri strali sui tre quotidiani: «Sono particolarmente incattivito questa sera - ha detto alla folla che lo applaudiva - perché mi hanno toccato anche sul piano personale, una cosa che non tollero. Non sanno cosa fare e allora si attaccano anche alla mia famiglia. Pensate che esseri sono. Mi domando: costoro quando si fanno la barba alla mattina sono capaci di guardarsi negli occhi allo specchio? E cosa raccontano ai loro figli la sera quando vanno a casa?». E per finire il ministro della Giustizia ha attaccato anche il primo quotidiano nazionale il Corriere della Sera. «A proposito dell'Olaf, l'ufficio europeo contro le frodi, il governo precedente aveva mandato tre magistrati italiani che io ho ritenuto no validi. Il Corriere della Sera - ha detto Castelli - ha fatto sette articoli da settembre a febbraio attaccandomi pesantemente, Repubblica ne ha fatti sei, ma nessuno ha pubblicato il fatto che Csm ha dichiarato che il ministro aveva ragione».

Il ministro Castelli, affermando che è soprattutto L'Unità il giornale che scrive più menzogne, ricalca le impronte del suo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, circa due settimane fa, scrisse un comunicato all’Unità affermando che il giornale di Gramsci non poteva più servire la democrazia pubblicando articoli non veritieri.

Verrebbe da dire, «avanti il prossimo».