Ancora non si conoscono i morti e i feriti che già divampa la polemica. Inchieste si aprono e altre se ne invocano, ma quale che sia l’indicazione tecnica precisa sulle cause del disastro la verità può ritenersi già acquisita.
Ed è che la linea sulla quale è avvenuto la tragedia è tra le più vecchie e trascurate d’Italia.
Sotto Napoli, come altre infrastrutture a cominciare dalla “famigerata” Salerno-Reggio Calabria funzionano con almeno qualche decennio di ritardo. Materiali discutibili, impianti usurati se non fatiscenti,dispositivi di sicurezza di tecnologie superate.
Gli esperti lo sanno, come coloro che giornalmente ne subiscono le carenze e i disservizi “sedimentati” lungo decenni.
E tutti sanno che le ferrovie siciliane, quelle calabresi e altre tratte del Mezzogiorno non possono essersi ridotte nello stato in cui si ritrovano nel giro di pochi mesi.
Ed è proprio per questo che tutti sanno che nel giro di qualche mese non possono essere “ammodernate” per diventare esempio di efficienza.
Il disastro non è un accidente, ma il risultato di una cronica inefficienza e quindi sconcerta la speculazione che sulla tragedia è stata imbastita da taluni settori sindacali e da esponenti della opposizione.
D’accordo, se piove, se c’è la siccità, se i vecchi treni si sfasciano è sempre colpa del governo ladro, ma ci dovrebbe essere comunque un limite alla spudoratezza c certe dichiarazioni.
Gli oppositori di oggi sono i governanti di ieri.
I sindacati che protestano e avvisano oggi sono gli stessi che hanno avuto grandi responsabilità nella “gestione delle ferrovie” degli anni passati.
Dov’erano questi signori mentre certe ferrovie viaggiavano a ritroso nel tempo.
Cosa hanno fatto i governanti per le ferrovie siciliane negli ultimo dieci-quindici anni?
Ora costoro, tra i quali si trovano abbondanti quelli che dichiarano di possedere in esclusiva la “cultura di governo”, contestano al governo in carica da di non aver fatto quello che proprio loro avrebbero dovuto fare tanti anni prima.
Non li ferma la logica, né la pietà per i morti.
Gli sciacalli non sono come i treni del Meridione: arrivano sempre prima.
molto liberamente da Il Giornale di domenica 21 luglio
saluti




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