Mio caro Roderigo sono d'accordo con te!
Non ti sembri strano, in fondo siamo, ci conseriamo entrambi marxisti e comunisti.
Meno male!
Ciao!
Marco


Mio caro Roderigo sono d'accordo con te!
Non ti sembri strano, in fondo siamo, ci conseriamo entrambi marxisti e comunisti.
Meno male!
Ciao!
Marco


Sono d'accordo con tutto a parte alcune sfumature: innanzitutto nella presunta autodefinizione del movimento in "no-global" (in verità sono i mass-media che ce l'hanno appicicata e c'è chi ha cercato disperatamente anche fra di noi di precisare il messaggio...).Originally posted by Marco Sferini
Caro Paddy,
su questo argomento mi trovo in disaccordo con te. Il movimento poteva anche essere solo addormentato e io, personalmente, non ho mai ritenuto che una piazza piena sia l'indice di misura della coesione di un movimento, di un partito o di che altro.
Io affermo solo che come comunisti non dobbiamo dimenticarci chi siamo, e che dobbiamo riappropriarci dell'analisi marxista per comprendere il capitalismo moderno e disarticolarne le contraddizioni che sviluppa quotidianamente.
Non mi sembra che il movimento, che è cosa articolata, voglia nella sua maggioranza il superamento del capitalismo, altrimenti si chiamerebbe anticapitalista, mentre si definisce "no-global".
Quindi si da una accezione che contrasta un fenomeno interno al capitalismo: la globalizzazione dell'economia e non dei diritti sociali per esempio.
Certo, combatte una certa economia, ma non ne chiede il superamento.
Non è un cavillo ideologico. Per un partito come il nostro è una forma di attenzione alla lotta contingente e alla prospettiva che essa si pone, ossia il comunismo come antitesi sociale del capitale e del suo mostrarsi socialmente negli orrori che provoca.
Come ho già detto sono concorde al fatto che il PRC sia CON il movimento, ma non penso che debba con-fondersi con il movimento, trasformando quel "CON" in un "NEL", discioglendo i propri valori, non svendendoli, ma considerandoli desueti, non più attuali alla lotta contro l'imperialismo, gli imperialismi.
Eccetera...
Marco
Il punto sul riformismo del movimento: da diversi punti di vista, è vero, vi si trovano componenti "moderate" o estranee alla nostra cultura, ma c'è anche chi è più a sinistra di noi: il sezionare però il movimento in organizzazioni e dargli il voto "rivoluzionario" o "riformista" (magari con dei bollini rossi) mi pare però una lettura di fondo sbagliata, soprattuto adesso che il movimento, almeno sembra a me, ha acquisito la capacità di parlare - e di farsi attraversare - dalle esperienze concrete della insubordinazione al dominio capitalista a livello mondiale, incominciandoa costruire, quell'altro mondo possibile, senza per forza essere indentificabile nelle realtà sociali/politiche che ne fanno parte, ma rivendicando un autnomia di fondo verso le diverse esperienze organizzate e a lunga scadenza...
E sulla definizione di "quest'altro mondo possibile" vi sta il nodo gordiano già fatto emergere da Roderigo: con grande franchezza anche io ritengo che noi non possiamo osteggiare verso gli altri la nostra (legittima) sicurezza che sia il "comunismo" l'altro mondo possibile: il perchè è scritto nella nostra storia, bellissima e tragica, che si è conclusa (vado oltre il "non-successo" di roderigo) ma con una sonante sconfitta.
Prima, dobbiamo riscrivere la parola "comunista" (senza sostituirla, qui sta il bello) con un "nuovo alfabeto" che sappia parlare all'umanità insorgente e a chi vuole migliorare, anche nel proprio piccolo, la propria esistenza. Possiamo e dobbiamo farlo, attraverso, certo, un'analisi marxista, (senza però cadere nella cristalizzazione delle vecchie teorie ma saperle attualizzare vedi: "imperialismo") e attraverso anche le nostre concrete esperienze che sapremo sviluppare, pure nel movimento.
E io credo che siamo a un buon punto: ricordo prima di Genova 2001 un incontro con l'ormai ex Coordinatore Nazionale dei GC Peppe che presiedeva una riunione preparatoria in vista di Genova e ci raccontava delle esperienze incontrate nella contaminazione nel movimento. A un certo punto criticò alcuni compagni che, durante un campeggio a Porto Alegre, avevano sfoderato uno striscione con su scritto: "Un altro mondo socialista è possibile", perchè lo riteneva un modo "inopportuno" di porsi dialetticamente con le altri componenti del movimento.
Un anno dopo, sempre a Porto Alegre, succede che lo slogan "Un altro mondo socialista è possibile" viene sbandierato (non più timidamente) non solo da noi, ma è diventato una delle
parole d'ordine che spiccava, oltre che nel bell'articolo di Frei Betto e Michel Lowe, anche sulla presidenza di molti dibattiti: "un altro mondo e' possibile solamente se socialista".
E Fausto Bertinotti, in un appassionato e applauditissimo intervento, ha detto che "la rivoluzione sara' mondiale o non sara'". Non significa nulla? Secondo me significa moltissimo ed è il frutto dell'umità e del rispetto che abbiamo avuto nei confronti anche di chi non è comunista ma che vuole assieme a noi cambiare il mondo.
Sul "nel" o "con": rischio di scervellarmi troppo. L'importante è continuare il ruolo che fino adesso abbiamo praticato, di stare "nel/con" il movimento, non limitarsi ad appoggiarlo esternamente (vedi PCF in declino in Francia), ma farne parte in modo organico, sapendo ben capire che "movimento" non è l'intergruppo del forum sociale locale, o almeno non è solo questo, ma è una moltitudine di soggetti che lottano quotidianamente contro le ingiustizie del Capitale e che continueranno a lottare anche senza il nostro appoggio se mai vorremmo metterci in secondo piano rispetto a tutto questo. Capire che tutto si muove oggi, e che non possiamo restare fermi, soprattuto perchè è nella nostra indole muoverci nella storia e atraversando le lotte: "essere comunisti significa essere in cammino" (Fortini).
Un caro saluto,
Paddy G.


Caro Paddy,
è come predicare al vento, anche un cieco si sarebbe accorto della straordinaria evoluzione anticapitalistica che ha investito larghissime frangie del movimento, da suoi esponenti, agruppi organizzati, tutto questo non era nè scontato, ne conseguenza di..., ma opera di una costante opera di informazione, lavoro, senza prevaricazione, ma con la forza della giustezza delle nostre idee, che noi di Rifondazione abbiamo avuto, noi unica forza comunista abbiamo inserito i germi dell'anticapitalismo, facendo capire che il neoliberismo non era un fenomeno a se stante, ma il figlio di un grande padre il capitalismo e che combattere l'uno voleva dire sconfiggere l'altro.
Tutto questo ha portato la più vasta espressione d'opposizione al neoliberismo a ragionare sulle radici della crisi, aguardare all'alternativa come espressione della società socialista, ma questo è nulla per chi afferma <bisogns riappropriarci dell'analisi marxista>,, ma chi ha detto che l'abbiamo persa?
Su quali prove si basa questa affermazione?
Questa è una affermazione gravissima, gettata là, quasi con noncuranza e con una faciloneria che definirei oltraggiosa, ma come ci si permette da parte di alcuni, mai stati grandi marxisti, ma solamente grandi tradizionalisti, di affermare che si è perso qualcosa!, che presunzione, che vanagloriosità, quale opportunismo si cela dietro certe affermazioni, quale incapacità di lettura dello stato attuale delle cose, non vi è un punto delle tesi della maggioranza, fatte sicuramente prendendo spunti dallautonomia e da negri per finire a delouze ed altri, che sia stata smentita dai fatti, da quelle geopolitiche a quelle nazionali, dai movimenti di guerra a quelli delle econimie, quindi viene da chiedersi, a parte il grande esempio dei comunisti slovacchi, dai quali trarre grandi esempi, mai una anlisi era caduta così in basso, se tali deduzioni sono state fatte al di fuori di una analisi marxista che dobbiamo recuperare, esiste quindi un'altra teoria che analizza il mondo e le sue evoluzioni con altrettanta fedeltà di conoscenza del marxismo, segue le sue linee, i suoi parametri, ha i suoi ideali, vede come riferimento gli oppressi, ma per alcuni non è marxismo, che dobbiamo recuperare, ma è il marxismo che dobbiamo recuperare oppure una sorta di staticità che fa gli interessi solo di chi dalle paludi trae guadagno, in termini di accordi che sono rese, di patti che sono a visione unica, sembra uno scherzo della natura, ma proprio dai grandi difensori della <fede> arrivano poi le più vasrte concessioni alla sinistra riformista, basta guardare agli invedibili accordi elettorali fatti in alcune zone città e regioni, dove ad esempio la dirigenza tutta sanamente marxista vota leggi su cui la base, dannatamente movimentista, insieme a sinistra DS, cobas ed altri raccoglie firme per un referendum abroggativo, ma nonostante tutto, questi compagni poi si lamentano perchè al congresso vengono attaccati, ingiuriano la base dicendo che si allontana dai <canoni del marxismo>, che presunzione, si passa con un solo balzo dall'intellettuale collettivo al personale intellettuale che ha in mano la teoria ed a una plebe di milatanti che non comprendono le ragioni della <storia>.
Per favore prima di scrivere stupidaggini si guardi un po meglio al vero partito, quello che si fa il ....o tutti i giorni, quello che ha raccolto più di 500.000 firme nel silenzio totale dei media, ai GC che sono oggi e solo oggi finalmente realtà, ad un partito che unico è riferimento internazionale di estese forze, che viene letto e studiato da organizzazioni che rappresentano milioni di sfruttati nel terzo mondo, ma no si analizza il siccesso dei slovacchi, fdeli alla linea si dice, in linea col revisionismo dico io dopo aver letto le loro tesi, destinati a far la fine del PCF, perchè la collaborazione stretta col riformismo centrista uccide, e se ne stanno accorgendo anche i compagni della PDS, basta leggere le lettere e gli articoli delle loro pubblicazioni, si cammina sugli specchi pur di non ammettere ciò che anche chi ci guarda di sghimbescio, ma è leale ammette, cioè che sianmo la punta di lancia di una nuova grande ricrescita dell'anticapitalismo, che sempre più numerosi economisti, intelletuali, storici guardano a noi come l'unica forza di alternativa non solo italiana ma europea, che le nostre scelte sono state tutte premiate dal successo, ma non per fortuna ma per abilità di analisi, analisi marxista cari compagni, perchè solo il marxismo ci dà la possibilità di capire profondamente il nemico e le sue difficoltà e su queste costruire la nostra tattica vincente,e su questo non crdo che si possano affermare parole di contrarietà, oppure pur di denigrare le scelte del partito lo si vuol vedere diverso da quello che è, ma questo non è marxismo, ma masochismo ed non ha bisogno della lotta di classe ma solamente di una buana analisi da analista forse Jang potrebbe aiutare!


Caro Falcorosso,
si da il caso che io il partito lo viva quotidianamente. Probabilmente da 10 anni or sono lo vivrò male, che vuoi che ti dica, ma lo vivo partecipando alle lotte che persegue, perseguendo in questo la mia passione comunista.
Non capisco perchè eviti di fare il mio nome nell'esplicitare la polemica di cui sopra.
E' evidente, anche nel virgolettato a cuneo, che ti riferisci ai miei post.
Perdona se la penso diversamente da te su tante cose, ma l'unicità a volte non è un valore, a volte è un semplificazionismo del tutto dannoso.
Io non ho mai affermato che Rifondazione ha perso una pratica analitica marxista. Me ne guardo bene, anche solamente per rispetto ad un congresso nazionale, che ci ha visti tutti coinvolti, che ha ribadito nel suo statuto il riferimento a Marx e all'anticapitalismo.
La mia sincera preoccupazione non è il movimento, ma semplicemente il futuro del partito e per questo anche del movimento stesso, visto che ne facciamo parte, come forza antagonista a questa forma economica omicida che è la sistemazione globale del capitale nel pianeta.
La mia sincera preoccupazione è dovuta esclusivamente ad un elemento di cultura politica, tutto qui.
Certo vedo anche io l'evoluzione sociale di Rifondazione Comunista, e sono d'accordo con Paddy su tutto quanto scrive. Mi spiace che tu la prenda male e non ne trovo motivo. Sembra quasi una contrapposizione personalistica: che credo impossibile in quanto non ci conosciamo neppure, se non per e-mail.
Non pensare però che se uno si dichiara vicino all'area de "l'ernesto" sia un pericoloso nemico interno al PRC. Tutto il contrario.
E soprattutto, per gentilezza, evita la spocchia di porti quattro palmi sopra gli altri: perchè, ti garantisco, tutti lavoriamo e ci spendiamo per l'Idea, per il PRC, anche in questi caldi giorni ferragostani, sul Molo di Varazze a fare una bella festa di Liberazione, proprio per "propagandare" quelle "verità sociali" di goriana memoria.
Siamo comunisti e in questo troviamo non unicità, ma unità massima. Io penso si possa, si debba fare e non si possa non prescindere dall'accantonare vecchi rancori o sciocche traversie e diatribe solo dialogate via mail.
Un saluto comunista.
Marco
P.S.: per Paddy: hai ragione appieno sul termine "no global".
www.geocities.com/prcsvcentro
www.geocities.com/rossebandiere


Se è per questo, io preferirei che il PRC non fosse né CON l'Ulivo, né DENTRO l'Ulivo...Originally posted by Marco Sferini
Sono due concetti profondamenti diversi: come per esempio CON l'Ulivo e NELL'Ulivo...provate a pensarci....
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A me dell'arcobaleno non me ne frega niente.Originally posted by Roderigo
Si, l'arcobaleno è anche il simbolo delle leghe per i diritti degli omossessuali, scelto per essere a sua volta il simbolo della bellezza. Non credo esista una sola cosa negativa che si sia data per simbolo l'arcobaleno.
Non soltanto: dò a questo simbolo una valenza prettamente negativa.
In generale, è un simbolo ruffiano.
L'arcobaleno è essenzialmente un fenomeno ottico, del tutto privo di sostanza, infrequente e quanto mai effimero.
In altri termini, lo trovo particolarmente adatto a movimenti inconsistenti, generici e incoerenti, e negli obiettivi e nelle strategie per raggiungerli (considerazione che si attaglia particolarmente ai movimenti che, non a caso, hanno scelto l'arcobaleno come proprio simbolo).
E' un po' l'equivalente della tendenza botanica prevalente nella sinistra.
I simboli, come le parole, hanno la loro importanza. Lo sfilacciamento della politica (e dire, anzi, più in generale della società) è attestato anche dai mutamenti nei nomi e nei simboli dei partiti, sempre più privi di qualsiasi sostanza.
Basti pensare al sempre più frequente ricorso ai nomi dei leader come identificativi dei nomi dei partiti (Lista Pannella, Lista Bonino, Patto Segni, Lista Cito, Lista Di Pietro, Lista Dini e così via) o al riferimento ai "leader" nei simboli dei partiti ("Popolari per Prodi", "La Margherita per Rutelli", "Democrazia Europea-D'Antoni Andreotti Zecchino", etc. etc.).
Anche il sempre più diffuso (e generico!) riferimento all'"Europa" (altra peculiarità tutta italiana) s'inserisce in questa tendenza )e lo dico io che sono iscritto ad un partito ch esi chiama Movimento Repubblicani Europei).
Per non parlare di "Forza Italia", che già nel nome mi sembra la prova più evidente di questa nefasta destrutturazione della politica (ma che non è limitata alla politica).
PS Come mi piace essere iperkritiko...![]()


L'Australia!?Originally posted by Paddy Garcia
1) E' un movimento a livello Internazionale, per cui, ogni tipo di conflitto "chiuso" in un luogo si riapre in un altro luogo del globo: vediamo l'Argentina, l'Australia o la stessa terra di Palestina... il capitalismo ha sempre cercato di spegnere i conflitti nei paesi dominanti attraverso pratiche imperialiste per spostare il conflitto dal "centro" alla "periferia" e indi controllarlo: oggi non è più possibile questa operazione disciplinare, ma lo scontro è quotidiano e permanente (come la guerra).
Mi sa che gli unici ad essere rimasti sorpresi siete voi.Originally posted by Paddy Garcia
2) L'innovazione di questo movimento ricade anche sulle sue pratiche di dissenso e scontro con il dominio capitalista: se pratica di mare è stata disertata, nello stesso momento il movimento si precipitava nei territori occupati per reinventare una nuova "diplomazia dal basso" interponendosi fra i fucili dei soldati israeliani e i civili palestinesi e rompendo l'assedio.... soprendendo tutti.
A proposito: perché non provate a "interporvi" anche tra le bombe di chiodi degli attentatori suicidi delle Brigate di al-Aqsa (che sono del Fatah, e quindi di Arafat) e i civili israeliani?
Mi pare sia evidente a tutti che il movimento antiglobalizzazione è sostanzialmente svaporato.Originally posted by Paddy Garcia
3) Genova è la dimostrazione che questo movimento è vivo, ma non solo, è sempre di più autonomo: inversamente alla tendenza dei movimenti precedenti che nascevano dal basso per rifluire in organizzazioni già esistenti questo movimento non subisce il riflusso verso "l'alto" ma ricade e si contamina con la società. Gurdiamo Genova 2002: chi avrebbe detto una tale mobilitazione? Nessuno. Chi si è speso veramente in vista di un grande appuntamento? Nessuno, nemmeno rifonda o i gc, ve lo assicuro. Tutti avevano paura di fare la figura fessa dei reduci.
Eppure il movimento si è attivato da solo: nn parlo in termini organizzativi ma in termini di coscienza comune di un'intera moltitudine sempre più indipendente - anche - dalle realtà organizzate che lo compongono: io ho rivisto le stesse facce di un anno fa anche quelle dei lillipuzziani che, ufficialmente, non dovevano esserci.
Se non si è dissolto, è comunque in uno stato di catalessi.
Io invece credo di no.Originally posted by Paddy Garcia
credo che siamo in una fase che produrrà un rivoluzione nella sinista tutta, politica, sociale, culturale: chi ha più filo tesserà...
Credo che il "movimento" di cui parli non produrrà un bel niente, o quasi niente.


MIo caro Marco, non vedo alvcuna spocchia nel mio messaggio, ma solo lo sguardo critico su alcune saffermazioni e scritti di certi compagni, la mia ironia sugli slovacchi deriva da un articolo pubblicato sul nostro quotidiano, in cui si magnificavano le vittorie di quel partito, dando solo dei numeri e delle percentuali, e senza alcuna analisi sulla loro linea, il perchè lo verificai dopo , con l'aiuto di un amico immigrato, leggendo alcune cose del suo programma, come le affermazioni su scelte di programma e di alleanze sono sempre emerse da articoli del quotidiano, non mi pongo certo al di sopra di nessuno se affermo che certe scelte sono contro la linea del partito, e se io sono spocchioso lo sono anche le migliaia di militanti che si oppongono a quelle scelte.
La polemica è costruttiva e non si può soffocare chiedendo lezioni di umiltà e di unità, soprattutto quando certe parole vengono da un'area politica del partuito che pratica la politica del <se vinco prendo tutto>, che discute nei corridoi della federazione di >compagni tolti di mezzo> quasi fossero antirivoluzionari , con uno stile tipico degli anni trenta, che poi queste folli idee rimangano frustate perche annullate dalle parti più sane del partito, nulla toglie alla malattia del cervello disgraziato che le ha pebnsate.
Le mie parole sono purtroppo realtà di cui posso ditare decine di testimonianze se occorresse, loro è la spocchia di sentirsi tanto sicuri di se stessi e di considerare talmente poco gli altri da parlaare di certe in presenza di altri compagni che sono giustamente inorriditi tanto da far dire alla mia compagna, donna i compagna con un carattere dolcissimo <io in quella federazione non metto più piede> e tanto da dire ad un consfliere provinciale, ad uno regionale, ed ame stesso durante un federale frasi del tipo < non siete nessuno, gli altri li abbiamo già tolti di mezzo, ora tocca avoi> la nostra risposta è stata <ma vai afarti curare!>.
Queste sono realtà vissute di persone, non fantasie, e la tua affermazione preceduta da un riappropiarsi è molto di più di quello che dici essere, le parole hanno un valore, un significato, e nella lingua italiana esistono centinaia di bvocaboli per dire la stessa cosa, ma riappropiarsi significa riaqquisire un qualcosa di cui si è perso l'uso, forse tu non intendevi proprio questo, ma i documenti dell'Ernesto sono fatti da compagni che conoscono bene il significato delle parole, e quindi la loro affermazione non lascia alcun dubbio sul loro pensiero.
Nel mio messaggio volevo essere ironico e non altezzoso perchè ritengo che certe stupidaggini poi alla fine si ritorgono solo contro chi le pronuncia, così dannatamente annullate dalla realtà delle cose, ma purtroppo devo notare che anche in te invece del ragionamento che sentivo vivo da sempre prevale il risentimento ed un falso senso di appartenenza ad un qualcosa che non è il partito, la nostar unica appartenenza è Rifondazione e le sue tesi politiche, il resto è nulla.


Buon martire Hus, anche se ti sei infilato in una discussione completamente immersa fra analisi "compagne", esaudirò le tue domande liberali:
Mi riferivo (riferisco) alla mobilitazione del movimento australiano contro il razzismo di Stato propugnato da Canberra e in particolare del dissenso contro l'esistenza dei CPT e conseguente sabotaggio materiale degli stessi...Originally posted by Jan Hus
L'Australia!?
No davvero chi se lo poteva aspettare?Mi sa che gli unici ad essere rimasti sorpresi siete voi.
A proposito: perché non provate a "interporvi" anche tra le bombe di chiodi degli attentatori suicidi delle Brigate di al-Aqsa (che sono del Fatah, e quindi di Arafat) e i civili israeliani?
Per quanto riguarda la provocation ti rispondo a tono: quando Israele avrà perso la sua legittima sovranità di Stato e il rappresentate del popolo ebraico si troverà assediato in un bunker dai carriarmati nemici... faremo interposizione.
Mi pare sia evidente a tutti che il movimento antiglobalizzazione è sostanzialmente svaporato.
Se non si è dissolto, è comunque in uno stato di catalessi.
Opinione opinabile! Credo che Genova abbia smentito i vari gufi (liberali e pseudo-rivoluzionari)... ma la prova del 9 sarà Firenze...
vedremo.
Altra opinione. Diversa dalla mia, diversa da quella di Emmanuelli e Mèlenchon (esimi esponenti del PS Francese) che oggi sono comparsi come autori di un'articolo sull'Unità intitolato: "Porto Alegre o Davos, bisogna scegliere" riferenosi alla tramonto della sinistra alla Blair (ma pure alla Jospin) e alla costruzione di un'alternativa...Io invece credo di no.
Credo che il "movimento" di cui parli non produrrà un bel niente, o quasi niente.
Forse le pioggie torrenziali di questa pazza estate hanno rinsanato qualcuno...
Comunque chi vivrà, vedrà.
Saludos,
Paddy G.
Originally posted by Jan Hus
A me dell'arcobaleno non me ne frega niente.
Non soltanto: dò a questo simbolo una valenza prettamente negativa.
In generale, è un simbolo ruffiano.
L'arcobaleno è essenzialmente un fenomeno ottico, del tutto privo di sostanza, infrequente e quanto mai effimero.
Sarà pure infrequente, ma privo di sostanza, proprio no. Se ci pensi bene, questo fenomeno è molto interessante, perchè esso mette in evidenza il fatto che la luce visibile, che sembra un tutto unico, in realtà è composta da parecchie componenti, radiazioni di diversa lunghezza d'onda. Puoi ottenere un arcobaleno "artificiale" e fargli impressionare una lastra, facendo passare la luce visibile attraverso un prisma che, come tu ben saprai, ha mille sfaccettature. Il trucco è il prismaSi può fare un'analogia fra il prisma e il nostro approccio alla realtà: se muniamo di prisma la nostra testa, il reale ci apparirà molto più complesso di quanto, apparentemente, possa sembrare. Non sempre tutto quello che si vede con frequenza è reale (per esempio, la Terra non gira intorno al Sole) e non sempre ciò che non si vede immediatamente non esiste (le componenti della luce visibile). Scarsino in fisica, eh?
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E' un po' l'equivalente della tendenza botanica prevalente nella sinistra.
Non sono d'accordo: la tendenza botanica a me sembra, al contrario dell'arcobaleno, insipida e smielosa.