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Discussione: L'America di....

  1. #21
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    Nessuno ha impedito, nella passata legislatura, che ci fossero, dagli schermi tv o dalle pagine dei giornali, coloro preposti a smascherare le "balle" di Biagi e Santoro.
    Dal tg di Fede a quello di Studio Aperto, dalle colonne del Giornale a quelle di Libero, chiunque poteva contestare, ed è stato ampiamente fatto, le trasmissioni dei due anchor men.

    E nessuno ha impedito che l' opposizione allestisse, sui canali Mediaset, analoghe trasmissioni d' approfondimento politico.
    Perché non è stato fatto?
    Ma perché i caporioni della Destra sanno bene che solo pochi intimi le avrebbero seguite. Sanno bene che il Giornale non raggiunge le 300 mila copie, mentre Libero ed il Foglio si barcamenano attorno alle 40 mila.

    Sanno benissimo che Fede supera a stento il milione di spettatori mentre Giordano resta abbondantemente sotto.
    A voi la politica piace poco Mustang, tu sei un eccezione.
    E siccome ai telespettatori di destra la politica non interessa, ecco che vengono cancellate Sciuscià e il Fatto che tanto erano seguite solo da un pubblico di sinistra.

    Quindi non ci saranno trasmissioni a due voci come assicuri tu.
    Semplicemente, non ci saranno più trasmissioni politiche.
    Il massimo che il Padrone è disposto a concederci in tema d'informazione politica è Striscia la notizia: una lunga televendita interrotta ogni tanto da una passerella di glutei e seni femminili.

    Gianni Guelfi

  2. #22
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    Predefinito Troppo buono giannig che...

    confonde e paragona Giornale e Foglio con la Rai: chissà chi di loro si sentirà offeso?

    Quante parole vuote, quanta sicurezza, quanta arroganza, che senza argomenti e idee è stupida arroganza.

    L'ex Conduttore Unico...
    …delle coscienze.

    Antonio Socci rispondendo a Ferrara sui programmi previsti in Rai2, il giovedì, lo ringrazia per esserene stato in effetti l’ideatore, quando su il Foglio vennero tenute importanti e interessanti dibattiti sul Cudc (Conduttore Unico delle Coscienze). La soluzione immaginata per Rai 2 non pretende di essere “la” risposta, ma comunque una delle risposte possibili a quelle “coscienze” che riempiono l’Italia, vogliose di capire e scoprire, risposta senza arroganza o presunzione.
    Il titolo, “Stalker”, è una parola inglese che allude al cacciatore appostato o a colui che guida la battuta di caccia. Caccia a che cosa? Il direttore di Rai 2, Antonio Marano, dice: “Non caccia alla volpe, ma semmai ai ‘volpini’, che sono tanti”.
    Per prevenire i soliti furbetti prevenuti sottolineo che cacciatore ha spesso il significato “metafisico” di uomo a caccia di verità, dei suoi frammenti e segnali, o del destino, di Dio, della morte.
    Sono famosi i versi di Caproni sul Franco cacciatore o i frammenti di Kafka sul Cacciatore Gracco “personaggio che percorre il mondo da alcuni secoli, si fa precedere da uno stormo di colombi, è accolto da un sindaco di nome Salvatore, ed è l’incarnazione di un dio morto che torna ancora a visitare la terra”.
    “Stalker” è anche il titolo di un film di Tarkosvkij, definito dal grande Bergman -“il più grande”-.

    Il programma del giovedì, che niente ha che fare col film o i poeti dato che sarà solo giornalismo e non arte, sarà fatto prevalentemente di reportage e inchieste che hanno una certa ambizione e originalità sia per i temi e i personaggi scelti che per lo “sguardo” che a essi si porterà. Ci sarà però un approfondimento in studio su una delle inchieste.
    Il tutto dovrà essere di volta in volta moderato da una personalità diversa, giornalisti ma non necessariamente. A fare da cerniera fra i vari momenti e ad intrattenere anche dei telespettatori ospitati, che saranno chiamati a lanciare i diversi reportage, in studio vi sarà una conduttrice.

    E’ un tentativo di fare “informazione aperta”.

    Nel tentativo di chiudere l’epopea dei Cudc - Conduttori Unici delle Coscienze -.
    Ci sono bastati quelli che l’Ulivo e i centrosinistra ci hanno imposto; ringrazio il centrodestra che non pensa di imporci i suoi Cudc.

    liberamente tratto da il Foglio di sabato 7 settembre.

    saluti

  3. #23
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    Predefinito Troppo buono giannig che...

    confonde e paragona Giornale e Foglio con la Rai: chissà chi di loro si sentirà offeso?

    Quante parole vuote, quanta sicurezza, quanta arroganza, che senza argomenti e idee è stupida arroganza.

    L'ex Conduttore Unico...
    …delle coscienze.

    Antonio Socci rispondendo a Ferrara sui programmi previsti in Rai2, il giovedì, lo ringrazia per esserene stato in effetti l’ideatore, quando su il Foglio vennero tenute importanti e interessanti dibattiti sul Cudc (Conduttore Unico delle Coscienze). La soluzione immaginata per Rai 2 non pretende di essere “la” risposta, ma comunque una delle risposte possibili a quelle “coscienze” che riempiono l’Italia, vogliose di capire e scoprire, risposta senza arroganza o presunzione.
    Il titolo, “Stalker”, è una parola inglese che allude al cacciatore appostato o a colui che guida la battuta di caccia. Caccia a che cosa? Il direttore di Rai 2, Antonio Marano, dice: “Non caccia alla volpe, ma semmai ai ‘volpini’, che sono tanti”.
    Per prevenire i soliti furbetti prevenuti sottolineo che cacciatore ha spesso il significato “metafisico” di uomo a caccia di verità, dei suoi frammenti e segnali, o del destino, di Dio, della morte.
    Sono famosi i versi di Caproni sul Franco cacciatore o i frammenti di Kafka sul Cacciatore Gracco “personaggio che percorre il mondo da alcuni secoli, si fa precedere da uno stormo di colombi, è accolto da un sindaco di nome Salvatore, ed è l’incarnazione di un dio morto che torna ancora a visitare la terra”.
    “Stalker” è anche il titolo di un film di Tarkosvkij, definito dal grande Bergman -“il più grande”-.

    Il programma del giovedì, che niente ha che fare col film o i poeti dato che sarà solo giornalismo e non arte, sarà fatto prevalentemente di reportage e inchieste che hanno una certa ambizione e originalità sia per i temi e i personaggi scelti che per lo “sguardo” che a essi si porterà. Ci sarà però un approfondimento in studio su una delle inchieste.
    Il tutto dovrà essere di volta in volta moderato da una personalità diversa, giornalisti ma non necessariamente. A fare da cerniera fra i vari momenti e ad intrattenere anche dei telespettatori ospitati, che saranno chiamati a lanciare i diversi reportage, in studio vi sarà una conduttrice.

    E’ un tentativo di fare “informazione aperta”.

    Nel tentativo di chiudere l’epopea dei Cudc - Conduttori Unici delle Coscienze -.
    Ci sono bastati quelli che l’Ulivo e i centrosinistra ci hanno imposto; ringrazio il centrodestra che non pensa di imporci i suoi Cudc.

    liberamente tratto da il Foglio di sabato 7 settembre.

    saluti

  4. #24
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    Predefinito Caro professore...

    …caro Furio.

    We are the teacher, we are the champion. Umberto Eco è stato il primo, e così tutti gli altri vip del libero pensiero adesso scrivono all’Unità per sostenere e difendere Furio Colombo dall’aggressione berlusconiana messa in atto dal Giornale e dalla Padania. I due quotidiani hanno spulciato nel curriculum accademico dell’illustre scrittore quasi a voler identificare in Colombo un professore “paglietta” e non uno studioso di chiara fama. Lettere dunque. “Caro Furio, anch’io mi ricordo di te professore”. Così ha scritto in una lettera che sarà pubblicata quando ci sarà spazio, Gianni Riotta. “Mi ricordo di te alla Columbia University, ricordo bene come gli studenti si affollassero intorno alla tua cattedra e ricordo tutte le loro domande pertinentissime. Ricordo, ti chiedevano: Professore, dica lei, dove stanno i Pirenei?”. We are the teacher, we are the champion. Il vice direttore della Stampa in uscita, apprestandosi a tornare a N.Y. per il Corriere, ha comunque stigmatizzato il pericolo di sempre “nuovi fascismi, etc, etc”, avvertendo:”Mettiamoci la maglia di lana”.

    Caro Furio, caro professore. Cari nuovi fascismi. Mario Cervi, sul Giornale, in un editoriale simpatetico dal titolo “Le pulci di Colombo” ha voluto condurre la polemica giornalistica alle sue dimensioni tutto sommato bonarie ricordando come “anche Miccichè non è stato contento quando si è obbiettato alla sua qualifica, immeritata, di professore, e ha fatto doverosamente ammenda”. E Gianfranco Miccichè, infatti, con una coraggiosa lettera all’Unità (che sarà pubblicata quando ci sarà spazio) ha espresso parole di stima verso il collega Furio nell’augurio di ritrovarci insieme, in un futuro, nello stesso senato accademico, al di là delle divisioni che ci dividono e non ci separano”.

    Caro professore, caro Furio, caro collega. Anche il leader della sinistra in tondo, Nanni Moretti, ha voluto dettare un messaggio di solidarietà al “collega” Colombo: “Essendo che io ho fatto un mese di supplenza al Visconti, quando ancora i fascismi erano vecchi e non nuovi come quelli di adesso”. Moretti, nell’indirizzare i sensi indistinti della sua resistenza, ha messo pure i saluti da parte di mamma “che è stata insegnante di ruolo”.

    Caro Furio, caro professore, cara solidarietà. “Tu e io sì che siamo professori”. Così il presidente dei Ds, Massimo D’Alema:”Noi sì che lo possiamo dire, noi che siamo stati nelle università Were abbiamo tenuto affollatissime lessons. Noi che siamo stati all’Italia Studies, con la pencil nella hand e il book open on the magnific history of left in the world”. Accorato finale dell’intervento di D’Alema:”We are the teachers, we are the champions”. Finale sottoascritto da Lucia Annunziata che nella sua lettera all’Unità (che sarà pubblicata quando si troverà spazio) ha detto:”Professori si nasce, e io lo nacqui. Tanto è vero che ho appena fatto un manuale scolastico di geografia partenopea, extraeuropea e parte napoletana. Adottatelo e fatelo adottare. Fatevi mandare le copie omaggio dalla Zannichelli”. Quindi, rivolto a Colombo, ha aggiunto:” Accattatillo pure tu, così diventi ancora più di più professore e nessuno ti può dire ciuccio”.

    Caro professore, caro Furio, cari nuovi fascismi. Alla Resistenza ha fatto appello Enzo Biagi inviando un articolo alla prima pagina dell’Unità:”Eleonor Roosevelt diceva sempre: non manco mai alle lezioni di Furio Colombo”. Bellissima tra le lettere, quella di Enzo Mauro, direttore di Repubblica:”Caro Furio, tutta la solidarietà, ti tengo Marco Travaglio fuori dalla mia prima pagina, gli ho commissionato una inchiesta sui traffici di peonie nei giardini di Arcore, ma il professore dei professori, l’accademico degli accademici, il dotto fra i dotti di chiara fama, ce l’abbiamo solo noi”. We are the theachers, we are the champions. All’Unità tutti ormai chiamano Colombo “professore”, lui – dal canto suo- alle riunioni di redazione si prende il suo quarto d’ora accademico, nell’organigramma ha sostituito vicedirettori e capiredattori con associati e assistenti, i redattori sono tutti studenti.
    E al posto del fascione rosso di prima pagina Colombo ha deciso di mettere gli orari delle lezioni.

    divertimento da il Foglio di sabato 7 settembre.

    saluti

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    Predefinito Caro professore...

    …caro Furio.

    We are the teacher, we are the champion. Umberto Eco è stato il primo, e così tutti gli altri vip del libero pensiero adesso scrivono all’Unità per sostenere e difendere Furio Colombo dall’aggressione berlusconiana messa in atto dal Giornale e dalla Padania. I due quotidiani hanno spulciato nel curriculum accademico dell’illustre scrittore quasi a voler identificare in Colombo un professore “paglietta” e non uno studioso di chiara fama. Lettere dunque. “Caro Furio, anch’io mi ricordo di te professore”. Così ha scritto in una lettera che sarà pubblicata quando ci sarà spazio, Gianni Riotta. “Mi ricordo di te alla Columbia University, ricordo bene come gli studenti si affollassero intorno alla tua cattedra e ricordo tutte le loro domande pertinentissime. Ricordo, ti chiedevano: Professore, dica lei, dove stanno i Pirenei?”. We are the teacher, we are the champion. Il vice direttore della Stampa in uscita, apprestandosi a tornare a N.Y. per il Corriere, ha comunque stigmatizzato il pericolo di sempre “nuovi fascismi, etc, etc”, avvertendo:”Mettiamoci la maglia di lana”.

    Caro Furio, caro professore. Cari nuovi fascismi. Mario Cervi, sul Giornale, in un editoriale simpatetico dal titolo “Le pulci di Colombo” ha voluto condurre la polemica giornalistica alle sue dimensioni tutto sommato bonarie ricordando come “anche Miccichè non è stato contento quando si è obbiettato alla sua qualifica, immeritata, di professore, e ha fatto doverosamente ammenda”. E Gianfranco Miccichè, infatti, con una coraggiosa lettera all’Unità (che sarà pubblicata quando ci sarà spazio) ha espresso parole di stima verso il collega Furio nell’augurio di ritrovarci insieme, in un futuro, nello stesso senato accademico, al di là delle divisioni che ci dividono e non ci separano”.

    Caro professore, caro Furio, caro collega. Anche il leader della sinistra in tondo, Nanni Moretti, ha voluto dettare un messaggio di solidarietà al “collega” Colombo: “Essendo che io ho fatto un mese di supplenza al Visconti, quando ancora i fascismi erano vecchi e non nuovi come quelli di adesso”. Moretti, nell’indirizzare i sensi indistinti della sua resistenza, ha messo pure i saluti da parte di mamma “che è stata insegnante di ruolo”.

    Caro Furio, caro professore, cara solidarietà. “Tu e io sì che siamo professori”. Così il presidente dei Ds, Massimo D’Alema:”Noi sì che lo possiamo dire, noi che siamo stati nelle università Were abbiamo tenuto affollatissime lessons. Noi che siamo stati all’Italia Studies, con la pencil nella hand e il book open on the magnific history of left in the world”. Accorato finale dell’intervento di D’Alema:”We are the teachers, we are the champions”. Finale sottoascritto da Lucia Annunziata che nella sua lettera all’Unità (che sarà pubblicata quando si troverà spazio) ha detto:”Professori si nasce, e io lo nacqui. Tanto è vero che ho appena fatto un manuale scolastico di geografia partenopea, extraeuropea e parte napoletana. Adottatelo e fatelo adottare. Fatevi mandare le copie omaggio dalla Zannichelli”. Quindi, rivolto a Colombo, ha aggiunto:” Accattatillo pure tu, così diventi ancora più di più professore e nessuno ti può dire ciuccio”.

    Caro professore, caro Furio, cari nuovi fascismi. Alla Resistenza ha fatto appello Enzo Biagi inviando un articolo alla prima pagina dell’Unità:”Eleonor Roosevelt diceva sempre: non manco mai alle lezioni di Furio Colombo”. Bellissima tra le lettere, quella di Enzo Mauro, direttore di Repubblica:”Caro Furio, tutta la solidarietà, ti tengo Marco Travaglio fuori dalla mia prima pagina, gli ho commissionato una inchiesta sui traffici di peonie nei giardini di Arcore, ma il professore dei professori, l’accademico degli accademici, il dotto fra i dotti di chiara fama, ce l’abbiamo solo noi”. We are the theachers, we are the champions. All’Unità tutti ormai chiamano Colombo “professore”, lui – dal canto suo- alle riunioni di redazione si prende il suo quarto d’ora accademico, nell’organigramma ha sostituito vicedirettori e capiredattori con associati e assistenti, i redattori sono tutti studenti.
    E al posto del fascione rosso di prima pagina Colombo ha deciso di mettere gli orari delle lezioni.

    divertimento da il Foglio di sabato 7 settembre.

    saluti

  6. #26
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    Predefinito

    Delle lavandaie ecco cosa sono, non dei giornalisti.
    Ma delle lavandaie pericolose, quindi è giusto parlare di metodi fascisti.
    Non attaccano Furio Colombo per le sue idee, non contraddicono le sue opinioni, non contestano i suoi articoli. Vanno a scavare nella sua vita privata, nei suoi curricula, nel suo passato.
    Per trovare un po' di monnezza da dare in pasto alle bocche dei lettori che non ne sono mai sazie.
    Eppoi vi offendete se vi chiamiamo sciacalli?

    Gianni Guelfi

  7. #27
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    Delle lavandaie ecco cosa sono, non dei giornalisti.
    Ma delle lavandaie pericolose, quindi è giusto parlare di metodi fascisti.
    Non attaccano Furio Colombo per le sue idee, non contraddicono le sue opinioni, non contestano i suoi articoli. Vanno a scavare nella sua vita privata, nei suoi curricula, nel suo passato.
    Per trovare un po' di monnezza da dare in pasto alle bocche dei lettori che non ne sono mai sazie.
    Eppoi vi offendete se vi chiamiamo sciacalli?

    Gianni Guelfi

 

 
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