…Repubblica.
Repubblica ha dedicato oltre mezza pagina ad un intervento di Helmut Schmidt, l’ex candelliere della Germania che governò la crisi petroliferea del 1974 e degli euromissili tra il 1079 e il 1982, otto difficili anni. L’articolo, nello scarno stile del socialista Schmidt, era pubblicato senza alcun commento, ed è strano considerando che il titolo era: la “lezione di Schmidt”.
Ne escono a pezzi i due contendenti in lizza per la Cancelleria, accoppiati in un severo biasimo di “preoccuparsi poco dei quattro anni successivi e ancor meno del futuro”. I colpi più profondi erano riservati a quell’idea stessa di sinistra che è in auge oggi in Italia.
Innanzi tutto una analisi ferma sulla tenuta del sistema democratico e istituzionale, prima che sull’avversario politico da sconfiggere ad ogni costo. Quindi un giudizio secco sulla Pds tedesca, che pure potrebbe risultare numericamente indispensabile a Schroeder per governare: per Schmidt “oggi non è in grado di essere un partito di governo”.
Chi volesse trarre “lezioni italiane” su Rifondazione e movimenti, faccia pure.
In quanto alle politiche da sostenere –“poche e chiare, senza libri dei sogni”- l’ex premier tedesco è implacabile verso ogni luogocomunismo massimalista.
Nello specifico. Le proposte della commissione Harz contro la disoccupazione? “Sono solo un terzo delle deregulation necessaria al mercato del lavoro”.
Il divieto della contrattazione aziendale su retribuzioni, orari e condizione di lavoro? “Va abolito”.
I disoccupati possono rifiutare i lavori loro offerti dalle apposite agenzie? “Vadano a raccogliere la frutta”.
Le grandi imprese sono state troppo favorite? “Ora rendiamo più facile la vita anche alle piccole”.
Immigrazione? “Dobbiamo porre stretti limiti all’afflusso di immigrati extraeuropei”.
E’ troppo chiamarle badilate di riformismo sulla testa di girotondini e scioperistigenerali?
……anche questo da…il Foglio di martedì 3 settembre.
saluti




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